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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SOCIETA'
Manca l'acqua (per una gestione corretta di una risorsa preziosa)
27 luglio 2017
Fra incendi, siccità, e temperature sopra la media non si sa quale argomento affrontare in questi giorni occupandosi di ambiente. Manca l'acqua? In realtà no; il problema è che l'acqua si trovi dove serve. E certamente in questo periodo non si trova per l'agricoltura, per l'industria, per la produzione di energia termoelettrica, e per gli usi domestici quanta ne servirebbe. Dopo mesi di scarse piogge, persino in primavera, ora il terreno è arido, gli invasi in calo, i fiumi a secco. 

In realtà, l'acqua che utilizziamo è solo una minima parte del totale: sulla Terra, l'acqua si trova al 97,3% negli oceani, al 2,1% nei ghiacci, per lo 0,6% nelle acque sotterranee e per lo 0,01% in laghi e fiumi. A queste percentuali si aggiunge il vapore acqueo in atmosfera. Il ciclo dell'acqua porta le piogge, non secondo schemi definiti, ma secondo cicli climatici locali variabili entro limiti noti dai dati scientifici, o dall'esperienza umana, da molto tempo. Ora le condizioni di tale variabilità sono profondamente alterate dai cambiamenti climatici generati dal surriscaldamento globale che interessa l'intero pianeta: se prima potevamo aspettarci condizioni meteorologiche diverse ma abbastanza prevedibili, salvo eventi eccezionali, ora stiamo andando incontro ad una nuova forma di variabilità fuori dai parametri tradizionali. Come dire che l'eccezionalità diventa la normalità, in un sistema climatico influenzato da una diversa composizione atmosferica - alla quale abbiamo contribuito con emissioni continue di composti vari. 

Secondo l'ISTAT, che ha pubblicato alcuni dati interessanti lo scorso mese di marzo, a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono gradualmente regrediti, in un processo nemmeno troppo lento culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, cifra che è poi ridiscesa nel 2014 alla comunque notevole percentuale dell'88%. Dei circa 250 kilometri cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi a metà dell'800 ne restavano circa 150 kilometri cubi negli anni ‘70, e soltanto 80 kilometri cubi nel 2011. Nel recente periodo, il processo di scioglimento dei ghiacciai montani ha accelerato: soltanto il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Sono dati impressionanti che testimoniano la velocità e l'intensità dell'aumento della temperatura globale media attraverso uno dei suoi effetti diretti. 
Sempre secondo l'ISTAT, in Italia nel 2015 non ha raggiunto gli utenti il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione dei comuni capoluogo di provincia. La quota dispersa è andata aumentando nel corso degli anni. dato che era il 35,6% nel 2012. La dispersione dell'acqua non è identica in tutto il territorio nazionale: si va dal 17% nella Lombardia al 69% nella Basilicata, passando per tutte le cifre intermedie (in Emilia-Romagna il 28%, a Roma il 44%). Oltre la metà dell'acqua utilizzata (il 51%) serve per l'irrigazione, il 20% per gli usi civili.

Il problema però dello spreco di acqua potabile è reale, ma non è l'unico aspetto della questione. Certamente dove le perdite sono maggiori, e la disponibilità è minore, come al Sud, è giusto intervenire sulle infrastrutture. Ma il problema non si risolve soltanto costruendo nuovi invasi o acquedotti, è necessaria piuttosto una gestione corretta della risorsa acqua. La conservazione dell'acqua piovana, per fare un esempio, può essere fatta localmente per destinarla a tutti gli usi che non richiedono acqua potabile. Su un piano più vasto, è necessario ricostruire l'ecosistema idrico, non soltanto il sistema idrico, proteggendo le falde, ripristinando le funzioni ecologiche delle zone umide, recuperando i reflui nelle zone urbane per depurarli e riutilizzarli. E' necessario un nuovo sistema costruito in un'ottica di interscambio fra fornitori e cittadini, che non saranno più soggetti passivi di una fruizione dall'alto verso il basso, ma attori capaci di intervenire allo scopo di rendere più efficiente l'insieme e se occorre di conservare una risorsa preziosa, che lo sarà sempre di più in futuro. 
Adattarsi fin da ora ai cambiamenti climatici sarebbe opportuno, visto che in una certa misura - speriamo la minore possibile - saranno inevitabili. Lo si può certamente fare. 

POLITICA
Più di 120 Stati votano all'ONU un Trattato che bandisce le armi nucleari
17 luglio 2017
1.
E' probabile che il 7 luglio 2017 diventi una data storica, nonostante il silenzio della stampa:  quel giorno, all’assemblea dell’ONU è stato votato a larghissima maggioranza un trattato che mette al bando tutti i tipi di armi nucleari. Il testo è stato approvato con 122 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto, ed è frutto di una campagna internazionale promossa da International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Il testo può essere scaricato al link in calce. 
Tutte le potenze nucleari si sono opposte al bando, le cinque ufficiali, riconosciute dal Trattato di non proliferazione – Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina – e quelle non ufficiali: India, Pakistan, Israele e (forse) Corea del Nord. Le medesime non hanno partecipato ai lavori dell'assise ONU di NewYork, e lo stesso hanno fatto i Paesi loro alleati. Anche l'Italia era assente.

Il primo Articolo arriva subito al cuore del problema. Esso recita:  “Ogni Stato parte si impegna a non sviluppare, testare, produrre, fabbricare, acquisire, possedere o immagazzinare armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi in nessuna circostanza”, o a "trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente; o a  “usare o minacciare l’uso di armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi”. La prima parte del testo, l'impegno a non possedere armi nucleari, nella sostanza esclude quei Paesi che volessero entrare nel ristretto club delle potenze nucleari, visto che i Paesi che già le possiedono difficilmente arriveranno a distruggerle tutte - un'operazione che di per sé non è nemmeno semplice - mentre la seconda parte del testo, l'impegno a non minacciarne l'uso, è estremamente interessante. Infatti, rende illegale l'utilità che è sempre stata riconosciuta alle armi nucleari: la deterrenza. Il ragionamento che è sempre stato alla base dei rapporti nella cosiddetta "era nucleare", dopo le terribili esperienze di Hiroshima e Nagasaki, consiste nell'utilità delle armi nucleari come mezzo di dissuasione: nessuno può attaccare uno Stato dotato di bombe o testate missilistiche nucleari poiché la risposta sarebbe insostenibile da qualsiasi nazione, compresa una anch'essa dotata di armamenti nucleari. Il loro uso, insomma, aprirebbe la strada alla distruzione totale di uno o di ambedue i contendenti. E' chiaro c'è una disparità insita nel discorso: una potenza nucleare può attaccare uno Stato che non lo sia, e vincere facilmente; questo fatto ha portato ad una suddivisione del mondo in varie aree di influenza, con alleati schierati da una parte o dall'altra, protetti dalla dotazione nucleare del proprio alleato di riferimento (che durante oltre tre decenni del dopoguerra ha caratterizzato la "guerra fredda" fra i due blocchi con a capo gli USA e l'Unione Sovietica).
Dunque, viene vietata la deterrenza nucleare, aprendo una questione che sicuramente alimenterà il dibattito nel merito fra sostenitori della sua utilità e fautori del pericolo rappresentato dalla sua continua minaccia. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in particolare si sono opposti, sottolineando che il documento non guarda alle minacce internazionali alla sicurezza. 

Il trattato vorrebbe inoltre aumentare la pressione sugli Stati che sono potenze nucleari ad operare per andare verso il disarmo. L’articolo 4 esprime l’impegno a muoversi  “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.
L'articolo è stato volutamente tenuto aperto affinché le nazioni che possiedono armi nucleari, e che non hanno partecipato al trattato, possano aderire e adottare misure a loro discrezione al fine di eliminarle. Inoltre, il testo garantisce assistenza agli Stati e agli individui colpiti dall’uso eventuale di armi nucleari o dalla sperimentazione atomica, sancisce la necessità di bonifica ambientale (articolo 6) e impegna gli Stati Parte a farsi promotori del bando presso gli altri Paesi, in modo che il Trattato raggiunga l’universalità (articolo 12). Fino al 20 settembre il trattato potrà essere firmato e sottoscritto, ed entrerà in forza quando almeno 50 Paesi l’avranno ratificato.

L’obiettivo evidentemente non è soltanto dichiarare illegali le armi nucleari, ma agire affinché esse spariscano. Non sarà facile: nel peggior delirio che l'umanità abbia attraversato, definito la "corsa agli armamenti", sono state costruite migliaia di bombe nucleari, e migliaia di testate nucleari per missili, di potenza mai vista prima e capaci di inondare il territorio di radiazioni letali per secoli, in vista di un'autodistruzione assai migliore per celerità di quella che ci procuriamo per degrado ambientale. Ancora oggi, nonostante con i vari Trattati per il disarmo nucleare siano considerevolmente diminuite, le due maggiori potenze, Stati Uniti e Russia, ne possiedono migliaia, per tonnellate di uranio e plutonio che lasceremo a perenne (è proprio il caso di dirlo) ricordo della nostra era ai figli e ai pronipoti che abiteranno la Terra dopo di noi.

Il Trattato si trova al seguente indirizzo:

www.un.org/disarmament/ptnw

L'Avvenire ne ha dato notizia fornendo anche una versione del testo in Italiano:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/oggi-il-mondo-voter-no-allonu-a-tutte-le-atomiche


2.
Ancora una volta gli incendiari hanno la meglio sullo Stato italiano - perché di questo si tratta. Sono     per la massima parte criminali che agiscono sapendo quello che fanno, coloro che d'estate appiccano roghi per distruggere ettari di vegetazione con tutto ciò che c'è dentro, case, stalle, abitanti. Forse sarebbe opportuno intervenire per fare seria prevenzione, invece di lasciare parchi incustoditi, dove si può arrivare, piazzare gli inneschi, e andarsene indisturbati, sapendo di non venire praticamente mai individuati e consegnati alla giustizia. Condivido l'auspicio del loro arresto e condanna al carcere secondo la legge, ma la prevenzione viene prima, e non si tratta di un fatto impossibile. Ci sono le tecnologie per farlo, ed occorrono anche gli uomini sul territorio. Dove sono? Chi va per boschi sa che non si incontrano quasi mai.  Ci sono leggi nel nostro Paese che regolano il nostro rapporto con le specie selvatiche, flora e fauna, ma se non ci sono i controlli sono destinate a servire a poco.
Inoltre, la soppressione con accorpamento delle Guardie Forestali all'Arma dei Carabinieri - a cui ero e rimango contraria, con il massimo rispetto per entrambi i corpi - è un passaggio delicato che richiede riorganizzazione adeguata, senza danni all'attività sul territorio. Non si può lasciare lo stesso al controllo degli incendiari, come appare dalle cronache di questi giorni.

POLITICA
Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale
12 luglio 2017
La Strategia Energetica Nazionale 2017 sta prendendo forma. Dopo l’audizione parlamentare del primo di marzo scorso, il 10 maggio, di fronte alle Commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive della Camera, si è svolta la seconda audizione dei Ministri Carlo Calenda (Sviluppo Economico) e Gian Luca Galletti (Ambiente).
Come recita il testo delle nuove slides (scaricabili all’indirizzo in calce), assai più corposo del precedente, dalla prima audizione parlamentare ad oggi sono stati sviluppati i contenuti preliminari della SEN 2017.  La Strategia Energetica Nazionale è un fondamentale documento programmatico sull’energia che si prevede verrà aggiornato nel 2020, e poi nel 2023.
A partire da ora, saranno soltanto 30 i giorni disponibili per la consultazione.

Sono già emersi i primi commenti in proposito, da parte degli stakeholders coinvolti, o semplicemente da coloro che seguono il tema. Il fatto che si tratti di un tema a forte caratterizzazione tecnica lo rende un po’ tradizionalmente ostico perciò scarsamente diffuso, mentre in realtà si tratta di uno dei maggiori interessi che riguardano la nazione, l’Europa, e noi tutti.
Alla lettura delle slides, una premessa incoraggiante va fatta. Seguendo da vent’anni gli scenari di politica energetica delineati di volta in volta dai vari governi che se ne sono occupati nel nostro Paese – considerati nel contesto dell’Unione Europea – mi viene quasi spontaneo rilevare il cambiamento che progressivamente ha assunto il percorso riguardante l’energia: da tesi “fossili”, con impostazioni fortemente consumistiche, costruite sulla base di un’ottica che associava alti consumi energetici a sviluppo economico e civile, siamo passati lentamente ma con costanza a tesi maggiormente “rinnovabili”, fondate su criteri di promozione dell’efficienza e del risparmio a tutela dell’ambiente, in un’ottica che associa consumi efficienti e rinnovabili a sviluppo economico e civile. Un cambiamento non di poco conto, che viene spesso definito un “cambio di paradigma” rimarcandone l’importanza e la nettezza; un cambiamento che non ha ancora raggiunto l’obiettivo, ma che è sicuramente un processo in atto. Tesi un tempo sostenute da pochi “ambientalisti” oggi sono scritte sui documenti ministeriali o comunitari, e sui trattati internazionali. Il cammino è ancora lungo (si può fare di meglio? Certamente , si può sempre fare di meglio), ma la strada è stata intrapresa. Questa nuova SEN, nel complesso e per ora (visto che non è ancora definitiva), vede alcuni punti da approfondire e migliorare su un impianto sostanzialmente corretto, e sicuramente migliorativo rispetto ad altre pianificazioni in materia viste in passato.

Ad un primo esame, la nuova SEN presenta una serie di caratteristiche interessanti e alcune criticità, collocate su una linea di fondo che si può considerare positivamente.
La prima opzione che emerge con evidenza è la prospettiva di terminare il ricorso al carbone tra il 2025 e il 2030. Vengono presentati tre scenari con uscita parziale e con uscita totale dal carbone, con la seconda che ci verrebbe a costare fra i 2,3 e i 2,7 miliardi di euro in investimenti in sicurezza e adeguatezza, con investimenti sulla rete o in nuove centrali e infrastrutture energetiche necessarie. Questo punto viene ovviamente apprezzato, almeno dalle associazioni ambientaliste: smettere il ricorso al carbone per produrre energia significa eliminare la fonte energetica più inquinante.

Il gas naturale resta fra le principali risorse, vista sia nell’ottica di sostegno alle rinnovabili, sia in quella della sicurezza dell’approvvigionamento.  Si prevede l’apporto dalle nuove linee di importazione, in vista anche delle scadenze di contratti a lungo termine, e si prevede un aumento delle importazioni di GNL per sfruttare l'opportunità di un mercato in oversupply fino a metà anni '20.
Le slides prendono in considerazione anche il settore trasporti, uno dei più problematici sul piano dell’adeguamento agli obiettivi ambientali, dove si parla di biocombustibili nell’attesa anche del decreto sul biometano (in verità, atteso da tempo), mentre gli obiettivi sull’elettrico sono piuttosto vaghi, in assenza di riferimenti ad eventuali incentivazioni. Questo aspetto richiede un approfondimento, visto che un’elettrizzazione spinta del parco veicolare italiano incide ovviamente sul sistema elettrico.

Riguardo le fonti rinnovabili, gli obiettivi sono in linea con quelli europei: sui consumi complessivi lordi al 2030 si prevede un 27,0% (ad oggi la stima è del 17,5%). Differenziando gli obiettivi per settore, sull’elettrico il 33,5% attuale dovrebbe diventare 48-50%, sulla climatizzazione si passerebbe dal 19,2% attuale al 28-30%, sui trasporti dal 6,4% (bassissimo dato attuale) al 17-19%.
Nella nuova SEN si parla inoltre di promuovere i grandi impianti fotovoltaici, introducendo contratti a lungo termine da attribuire tramite aste, mentre per i piccoli impianti è prevista la “promozione dell’autoconsumo”.

Il contesto in cui si opera nella produzione elettrica vede già da tempo una riduzione del parco termoelettrico, con una tendenza in atto che pone un tema di adeguatezza, anche nella gestione delle fonti rinnovabili, che sono variabili per loro natura.

Al fine di migliorare l’efficienza energetica in ogni settore, si ipotizza l’introduzione di un Fondo di garanzia a sostegno degli interventi di efficienza energetica nell’edilizia, con il coinvolgimento di istituti finanziari per un eco-prestito a tasso agevolato. Si pensa anche a stabilizzare il sistema delle detrazioni fiscali, con una revisione degli stessi. E’ chiaro che questi aspetti devono essere approfonditi, in particolare se finalizzati allo scopo di mettere in atto meccanismi capaci di smuovere gli investimenti per migliorare l’efficienza ed il risparmio energetico.

Nel documento non c’è alcun cenno alle trivellazioni.

Seguiremo gli sviluppi. Il materiale presentato alle Audizioni parlamentari si può scaricare ai seguenti indirizzi:

http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=6781

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2036510-strategia-energetica-nazionale-audizione-a-montecitorio




ECONOMIA
Fonti rinnovabili crescono
9 luglio 2017
Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.
POLITICA
Concluso il G7 di Bologna con un documento comune (con postilla USA)
9 luglio 2017
E' terminato con un documento votato all'unanimità il G7 sull'Ambiente tenuto a Bologna domenica 11 e lunedì 12 giugno, dopo un'intensa settimana "verde" ricca di incontri e dibattiti tenutisi in città. Gli USA, come era annunciato e persino prevedibile, hanno però indicato la loro diversa posizione con una postilla, una nota, in cui affermano di non aderire alla sezione del comunicato relativo al cambiamento climatico e alle banche multilaterali di sviluppo. 
Nella postilla, annotata nella sezione 2 del documento dedicata al cambiamento climatico, si legge: "Noi gli Stati Uniti d'America continuiamo a dimostrare attraverso l'azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre. Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le MDB (banche multilaterali di sviluppo, n.d.r.), agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l'attuazione dell'accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati". La sezione 2 del documento comune è firmata soltanto dai ministri degli altri sei paesi del G7, e dall'Unione Europea. 

Il documento finale è notevole nei suoi contenuti, considerando tutte le difficoltà relative alla ricerca di un accordo e di un impegno fattivo comune alle economie più sviluppate del pianeta su temi ambientali. Lo si può scaricare all'indirizzo in basso. Credo che si possa affermare che il Governo guidato da Gentiloni, ed il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, abbiano fatto un buon lavoro nell'appuntamento G7 in generale, ed in quello ambientale in particolare. Bologna è stata vetrina nazionale ed internazionale per una settimana sui temi "verdi" e su tutti gli argomenti legati ai temi ambientali a largo raggio, dall'economia ai rifiuti, dall'energia ai mari e agli oceani, fino al cambiamento climatico, vero clou della manifestazione e tema evidentemente piuttosto ostico per i Paesi coinvolti per le implicazioni di carattere economico e industriale.
Un annesso al comunicato finale adotta la "Road map di Bologna", un'intesa della durata di cinque anni, sottoposta a revisione, atta a compiere "passi ulteriori per far aumentare l'efficienza nell'uso delle risorse". Una road map che vuol essere "un documento 'vivente' che dia priorità alle azioni che facciano avanzare la gestione dei materiali basata sul loro ciclo vitale" e "le 3R", cioè riduzione, riuso e riciclo.

Politicamente, è evidente che gli Usa sono isolati e che gli altri Sei andranno avanti tenendo fede agli impegni sul clima assunti con l'Accordo di Parigi. Gli stessi non sono rinegoziabili. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non hanno saputo superare un atteggiamento che li contraddistingue da sempre, e che li vede garanti di una forma di libertà presunta che non può sottostare alle regole della comunità internazionale. L'amministrazione precedente aveva fatto una scelta diversa, condivisa da molti anche negli US, ma non da tutti e non soltanto per il merito della questione ma anche per la difficoltà insita nel riconoscere un ruolo regolatorio necessariamente autorevole alla comunità internazionale.
I ponti comunque non sono stati tagliati. L'impegno per la tutela del sistema climatico è troppo importante sia per il mantenimento dell'ambiente in cui viviamo, sia al fine di programmare un futuro desiderabile, in cui economia, tecnologia, società, sviluppo siano propriamente colti nel loro effettivo legame e affrontati con coscienza della grandissima sfida che pongono all'umanità.

Il documento finale si può scaricare ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/comunicati/il-comunicato-finale-del-g7


http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/G7/communique_g7_environment_-_bologna.pdf
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