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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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POLITICA
Restare al di sotto di due
3 dicembre 2019
L'umanità, che sta subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici, deve scegliere tra la "speranza" di un mondo migliore agendo ora o 'la capitolazione' ". Sono queste le parole con cui il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha aperto la COP25 a Madrid (Conferenza delle Parti dei Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che prese l'avvio a Rio de Janeiro nel 1992).  "Vogliamo davvero restare nella storia come generazione di struzzi, che passeggiava mentre il mondo bruciava?", ha aggiunto il segretario parlando davanti ai rappresentanti dei circa 200 paesi firmatari dell'accordo di Parigi, tra cui circa 40 capi di Stato e di governo. Si può ascoltare il suo intervento completo all'indirizzo web riportato in calce.
A Madrid si è riunito di nuovo il mondo per decidere cosa fare e come fare per salvare i sistemi naturali terrestri ormai profondamente alterati dagli impatti delle attività umane, sulla base degli accordi già definiti. Alterati al punto da mettere a rischio la Natura così come l'abbiamo conosciuta, e con essa la nostra stessa sopravvivenza. La Conferenza dell'ONU sul cambiamento climatico, in corso in questi giorni, è presieduta dal Cile ed ospitata dalla Spagna, dal 2 al 13 dicembre. La riunione ha lo scopo - come si legge sul sito - di stabilire il percorso da seguire nel futuro prossimo in relazione a quanto già deciso a Parigi nel dicembre 2015 e in tutte le altre tappe degli incontri internazionali svolti. Ci sarà anche una delegazione degli Stati Uniti, nonostante il ritiro dall'Accordo di Parigi della nazione più inquinante in termini pro-capite del mondo.

Ad ogni livello i segnali sono contrastanti. Mentre il Parlamento europeo dichiara lo stato di emergenza climatica, apprendiamo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che solo il 38% dei Paesi del mondo stanzia finanziamenti adeguati a mettere in pratica, anche solo parzialmente, la propria strategia di risposta alle modifiche climatiche, e meno del 10 % ha effettivamente impegnato risorse per attuarla (Rapporto '2018 WHO health and climate change survey report: tracking global progress', realizzato esaminando 101 Paesi). Mentre il 2019 si avvia ad essere il secondo anno più caldo della storia, ci informano che ogni italiano produce in media ogni anno 5 tonnellate e mezza di anidride carbonica, di cui oltre un terzo dai trasporti, un altro terzo dall'alimentazione e dai rifiuti, il resto dal riscaldamento (25%) ed illuminazione ed elettrodomestici (5%) (studio Vaillant e Università di Milano).
Secondo i dati più recenti il mondo si sta avviando verso un riscaldamento di oltre 3 gradi, superando i valori soglia stabiliti a Parigi, di 2° e possibilmente di 1,5°. 

Restare al di sotto dei 2 gradi di incremento della temperatura media globale, o di 1,5 °, richiede un cambiamento radicale. Questo è il principale problema. Abbiamo costruito uno sviluppo economico fortemente basato sull'accumulo di grandi capitali, sull'estrazione delle ricchezze contenute nei beni naturali, sullo sfruttamento di persone in condizioni di forti diseguaglianze sociali, sull'uso quasi acritico e amorale degli animali per ogni scopo umano, dagli allevamenti intensivi a scopo alimentare, alle pellicce, alla farmaceutica. 
Abbiamo trasformato il mondo ad uso e consumo, letteralmente, di ciò che fa comodo in un determinato momento o condizione di vita, e per fare questo utilizziamo le risorse necessarie senza chiederci nulla a proposito delle conseguenze. Una tecnologia comoda e a volte utile ma sostanzialmente superficiale per la maggior parte degli utilizzi come lo smartphone ha un successo enormemente superiore ai pannelli solari, tanto per dire, e viene sostituito da ciascun consumatore con la frequenza decisa dalle aziende produttrici che ne modificano l'appeal in breve tempo con gadget praticamente inutili (e nonostante il costo). Per far ciò consumiamo tonnellate di minerali rari, spesso estratti in miniere di Paesi in via di sviluppo che operano in condizioni indegne per i lavoratori, senza incidere minimamente sul cambiamento climatico che invece avrebbe bisogno di una maggior diffusione delle nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Possiamo costruire le case passive, ed ora addirittura le case attive, che producono più di quanto consumano consentendo di alimentare le batterie di auto ed elettrodomestici, ma preferiamo investire i nostri soldi in auto di grossa cilindrata, in SUV che occupano l'intera carreggiata e consumano il triplo, per andare a fare la spesa, acquistando al supermercato la carne degli allevamenti intensivi imballata con tre pellicole di plastica e una vasca di polistirolo. Poi si fa ritorno a casa, quando il telegiornale ci parla delle microplastiche ormai ovunque, del clima, delle alluvioni, dell'inquinamento, del traffico, delle condizioni degli allevamenti, etc.

Questo per dire che la sfida va ben oltre il quotidiano, e che non l'abbiamo mai affrontata in passato. Si tratta di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, che comunque riguarda solo una parte dell'umanità, a partire dalle politiche energetiche, industriali, agricole, per finire allo stile di vita di tutti noi. Non è necessario privarsi di nulla, ma non è nemmeno possibile raggiungere tutto, principalmente perché il "tutto" va filtrato con le maglie della conoscenza. Non sarebbe auspicabile un ritorno al passato, e non sarebbe nemmeno un'ipotesi sostenibile con oltre 7 miliardi di persone sulla Terra; l'unica strada che abbiamo davanti è aperta sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale e sulla consapevolezza della necessità di andare ad incidere sugli stili di vita.

L'umanità non ha mai prima d'ora dovuto affrontare un simile problema, dunque si tratta anche di una sfida del tutto nuova. Forse siamo impreparati. Non abbiamo nemmeno costruito nel tempo il bagaglio culturale che ci sarebbe utile ora:  tutto ciò che abbiamo risale sostanzialmente agli ultimi due secoli, quando non all'ultimo secolo. Nulla in confronto ai secoli, o millenni, di elaborazione sui temi storicamente legati alla condizione umana, o sulla scienza più tradizionale, o sull'economia, sulla politica. Siamo in una condizione nuova per due argomenti almeno, molto simili per la portata delle conseguenze: il riscaldamento globale con cambiamento climatico, e la presenza di armi e impianti nucleari. Entrambi ci danno - a noi umani - la possibilità di annientare la Terra con tutto ciò che contiene, inclusi noi stessi. Una responsabilità smisurata in rapporto ai parametri consueti.
Occorre costruire, e farlo in fretta, un'impalcatura concettuale, di valori di riferimento, di metodo e di azione che ci consenta di risolvere problemi che si profilano davvero di enormi dimensioni. In parte è già stata iniziata, ora è necessario portarla avanti e tentare (non si può fare altro) di applicarla al più presto.


Il sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

L'Intervento del Segretario generale ONU alla COP 25:

http://webtv.un.org/watch/antónio-guterres-un-secretary-general-at-pre-cop25-press-conference/6111130380001/


Per quanto riguarda il Partito Democratico, segnalo il testo del bell'intervento che Fabrizio Barca ha tenuto a Bologna il mese scorso, ricco di stimoli per riflettere:

https://www.partitodemocratico.it/partito/unitalia-giusta-e-solidale-perche-la-storia-va-una-direzione-opposta-e-come-invertire-le-cose/

SOCIETA'
Il consumo di suolo continua, nel territorio già compromesso del nostro Paese (che era bellissimo)
25 novembre 2019
In stato di piena emergenza climatica, con piogge intense per giorni e giorni, scontiamo le conseguenze del famoso “sviluppo” postbellico che ha devastato ampie zone del territorio italiano, nel disinteresse generale per decenni. Tenendo ben presente che l’inerzia continua comunque ancora oggi, quando il consumo di suolo prosegue con dati preoccupanti.

I fatti sono noti, ma vale la pena ricordarli. Alvei dei fiumi ridotti, quando non cementificati, edificazioni nelle aree golenali, interramento di torrenti anche sotto le città, palazzi che scavalcano torrenti (letteralmente, come accade a Genova), costruzioni su versanti pericolanti di alture e colline, strade, varianti di strade, bretelle, viadotti, tutti in auto cancelliamo i treni locali, aree verdi sostituite da agglomerati di villette, centri commerciali, outlet, sempre chissà perché accompagnati da ampi parcheggi introvabili altrove in città, costruzioni sulle spiagge, un vero e proprio attacco irresponsabile al territorio ed al paesaggio di uno dei Paesi più belli del mondo.

Il consumo di suolo in Italia è altissimo: secondo dati Ispra (ente governativo) esso ammonta in totale a 2,3 milioni di ettari, pari al 7,64%, concentrati in alcune precise aree. La conversione di suolo a finalità diverse continua ancora oggi. Ispra ha attivato un portale sul consumo di suolo molto ben fatto, con belle cartografie e grafici, e facilmente consultabile agli interessati, un’applicazione attraverso la quale è possibile accedere ai dati del monitoraggio annuale realizzato dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

Si legge sul sito (indirizzo in calce): “Tra il 2017 e 2018 in Italia il consumo di suolo ha riguardato 51 chilometri quadrati, con una media di 14 ettari al giorno (un’estensione di circa 19 campi da calcio coperta da superfici artificiali al giorno). Si mantiene la velocità di trasformazione del territorio registrata tra il 2016 e il 2017, ovvero 2 metri quadrati di suolo perso irreversibilmente ogni secondo.”

Inoltre, si legge che "I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno si concentrano in alcune aree del Paese, come nelle aree di pianura del Nord, nell’alta Toscana, nell’area metropolitana di Roma e nel basso Lazio, in Abruzzo, lungo le coste romagnole, abruzzesi, della bassa Campania e nel Salento. I cambiamenti si sono registrati soprattutto lungo la fascia costiera, nelle aree periurbane a media e bassa densità, nelle pianure e nei fondivalle. Il consumo di suolo è più intenso nelle aree già molto compromesse (circa 10 volte maggiore rispetto a quelle meno consumate).”

Le azioni di ripristino e rinaturalizzazione, pure in atto, non equivalgono il ritmo con cui il suolo viene consumato. Si legge ancora sul rapporto “Il consumo di suolo in Italia” che “La velocità del consumo di suolo pur essendo in leggera flessione rispetto all’anno scorso è ancora molto lontana dagli obiettivi comunitari di azzeramento del consumo di suolo netto, che dovrebbe portarla agli stessi livelli della velocità di ripristino, che attualmente si attesta a 0,77 ettari al giorno.”

Siamo ancora lontani dagli obiettivi, in un periodo caratterizzato da un incremento dei fenomeni conseguenza dei cambiamenti climatici. Legambiente ha presentato i dati dell’Ossservatorio sui mutamenti climatici, ponendo l’attenzione sulle aree urbane. Il rapporto denominato "Il clima è già cambiato” è scaricabile all’indirizzo in calce. La mappa del rischio climatico nelle città italiane parla di 573 eventi estremi, 353 comuni colpiti, 216 allagamenti. Sono cifre impressionanti e riguardano già oggi direttamente milioni di persone, la stabilità del territorio italiano, la conservazione delle sue caratteristiche. Solo nel 2018 il nostro Paese è stato colpito da 148 eventi climatici estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4500 sfollati.

Sono cifre destinate ad aumentare se non si interverrà per tempo con l’unica grande opera davvero indispensabile che consiste nel ripristino, rinaturalizzazione, messa in sicurezza del territorio italiano, una risorsa non rinnovabile di cui certo non possiamo fare a meno. Cambiando, anche in questo caso, modalità di sviluppo economico. E’ possibile farlo, ci sono esperienze positive in altri Paesi a noi vicini da cui possiamo attingere informazioni e modalità di intervento. Sul piano concreto c’è molto da fare.

Un pensiero forte va alle vittime, e a tutti coloro che si trovano in condizioni di disagio a causa del dissesto idrogeologico di questi giorni.


Gli indirizzi dei siti citati sono i seguenti:

https://www.snpambiente.it/2019/09/17/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2019/

https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/consumo_suolo/index.html

https://www.legambiente.it/il-clima-e-gia-cambiato/

https://cittaclima.it/
POLITICA
Sarà tutta un'altra storia (benvenuti nel PD)
18 novembre 2019
Un breve commento all'iniziativa di tre giorni che il Partito Democratico ha organizzato a Bologna il 15, 16 e 17 novembre "Tutta un'altra storia". Mi è piaciuta molto. Anche il titolo. L'ho trovata diversa dalle solite giornate organizzate dai partiti a cui siamo abituati, schematiche, ridondanti, spesso "passerelle" di esponenti politici noti (così vengono denominate in gergo) e poco altro. 

Dopo l'inaugurazione, sono iniziati i lavori tematici, ed assemblee plenarie con interventi di esponenti di primo piano della cultura, oltre che della politica naturalmente, italiana. Una varietà di temi, argomentazioni, ragionamenti, una pluralità di voci, un buon numero delle quali era esterno al PD, per un confronto collettivo che è risultato interessante, capace di far riflettere, di portare idee nuove o semplicemente a cui non avevi mai pensato, in una parola bello. C'erano le persone che non riuscivano più ad entrare in ambienti enormi già affollati. La location ha contribuito alla riuscita dell'iniziativa: Palazzo Re Enzo a Bologna, cornice splendida, nonostante la pioggia battente che ha imperversato sulla città, e domenica mattina il luogo del cibo per eccellenza, FICO, acronimo di Fabbrica Italiana Contadina, nella prima periferia della città. 
Ho partecipato al laboratorio 3, dove si parlava di ambiente e sostenibilità dalle città al mondo. Non è certo la prima volta che partecipo a riunioni simili negli ultimi trent'anni: la speranza è che questa volta accada qualcosa di nuovo, cioè che la sostenibilità ambientale, e il famoso green new deal, diventino la colonna portante della proposta politica del PD, sulla quale basare la propria proposta di politica energetica (non ne abbiamo mai avuta una), di politica industriale, di politica agricola, etc. Passando dagli alimenti - e la scelta di FICO è stata emblematica - alla cultura - idem per il più antico palazzo pubblico bolognese. Abbiamo i mezzi, molte volte lo abbiamo sottolineato in questo blog, mettiamoli all'opera, superando steccati, barriere, chiusura, autoreferenzialità. Non è troppo tardi.

Purtroppo, a breve distanza e negli stessi minuti si allagavano le campagne di Budrio: il torrente Idice ha rotto gli argini dopo giorni di pioggia intensa. 
Le piogge di questi giorni sono caratteristica del mese di Novembre, e congiutamente del cambiamento climatico. Vale a dire, in termini semplici, che gli eventi che accadevano come proprietà specifica di una stagione, in questo caso l'autunno, ora accadono in estensione e frequenza maggiori. Gli studi scientifici mostrano la tendenza ad un aumento nel corso del tempo, il che significa che gli anni futuri saranno caratterizzati da problemi enormi per il nostro territorio. La più grande opera che va messa in atto in Italia è la messa in sicurezza del territorio. Il suolo è l'infrastruttura principale, non certo le strade, bretelle, varianti, che quel suolo vanno ad aggredire impermeabilizzandolo e minandone la tenuta.

A Gianni Cuperlo si deve l'alta qualità della tre giorni di Bologna, un risultato davvero ottimo. Dico subito che non avevo dubbi, avendo sostenuto fin dalla candidatura del 2013 il suo lavoro e mi fa piacere ricevere conferme di tale livello.
Ora si tratta di andare avanti, il Partito Democratico è ben presente ed attivo. Questa volta davvero uso soltanto parole di encomio. Quando è il momento, è giusto così.


Venezia. 
Quando ragiono su Venezia non riesco a mantenere la calma, e a volta calco la mano sulle parole che scrivo. Ma aver appreso che in Germania esiste una diga simile al Mose completata in cinque anni e costata venti volte di meno, mi porta il sospetto che la situazione sia persino peggiore di quanto ho scritto nel precedente post. Cosa succede in  Italia a questi livelli è un mistero, soprattutto per coloro che si avvicinano ai problemi con mentalità scientifica e tecnica. Una cosa se fattibile, si fa, con i tempi e i costi stabiliti. Pare che non funzioni così, e su questo occorre ragionare, anche nel PD. 
Ma facciamo qualcosa di concreto al più presto per la città più bella al mondo, che ha visto il dimezzamento degli abitanti nel giro di pochi decenni, che rischia di veder collassare lo straordinario patrimonio artistico e storico di cui è costituita. Formiamo un comitato ad hoc, impieghiamo i migliori ricercatori per decidere cosa fare, oltre al Mose che va completato al più presto. Per favore, salviamo Venezia, ora.



POLITICA
Lo specchio mondiale dell'italica incompetenza (nonché corruzione)
13 novembre 2019

Venezia affonda nell’acqua alta, nell’incuria, nel turismo da cartolina sempre più invasivo, nella melma di un Paese che non sa nemmeno preservare i suoi tesori, vittima e non più beneficiario di  uno sviluppo troppo veloce seguito da una stagnazione troppo lunga, privo di una corrispondente crescita culturale diffusa, di  consapevolezza delle sfide del presente, con la continua presenza  della nostrana e apparentemente immarcescibile corruzione. Un Paese che non ha alcunchè di sviluppato se non il prodotto industriale – ci accontentiamo di essere “la seconda manifattura d’Europa”?   Bene, perché tra poco non saremo più nemmeno quella.

Triste Venezia, la città splendida, il museo a cielo aperto in un Paese che non sa che  farsene. Faremmo pietà ai nostri avi se solo potessero vedere i risultati ottenuti dai loro pronipoti; probabilmente si sarebbero  risparmiati  la fatica di costruire le più belle città del  mondo. Drammatica Venezia, ora che ci sono persino le vittime.

Ma dov’è il Mose?  Un’opera pensata negli anni ‘80, la grande opera che potrebbe salvare un tesoro, iniziata oltre vent’anni dopo, incagliata nelle secche della corruzione, ancora in attesa che inizi a funzionare.  Probabilmente, secondo quanto si legge, non inizierà mai a funzionare, dato che ne viene messo in discussione ogni aspetto, dalla tecnica alla  meccanica alla gestione. Sei miliardi spesi ancora da utilizzare, dei quali attendiamo di osservare e valutare i benefici. Dato che un’opera del genere non viene alla luce da sola, qualcuno avrà gestito il percorso. Chi sono costoro? Chi ha la responsabilità di portare a termine e mettere in funzione l’opera, ed entro quali tempi? Esiste un piano di lavoro, con una tempistica adeguata?

La politica fatta di chiacchiere a vuoto, la mancanza di responsabilità, l’assenza di tempistiche ragionate e certe, l’approssimazione, la carenza qualitativa di una classe dirigente (non solo politica, ma in ogni ambito).  Questo affonda Venezia.  Insieme al cambiamento climatico che – piaccia o non piaccia a politici, economisti, e industriali del mondo di ieri che pretendono di comandare ancora oggi – innalzerà sempre più il livello del mare, procurerà nubifragi sempre più intensi e con sempre maggior frequenza. Inondando Venezia e le nostre coste, generando alluvioni in Liguria, uragani nel Trentino, e tutto ciò che per decenni è stato negato da incompetenti che si trovavano ad occupare posizioni dirigenti. Politica, partiti, economia, finanza, consigli di amministrazione, consorzi, nessuno escluso. Hanno guidato il Paese portandolo agli esiti che osserviamo oggi, e che sono sotto gli occhi di tutti.

Ora bisogna intervenire subito, perché c'è l'urgenza, e perché abbiamo perso anni di tempo prezioso.  Bisogna riconvertire il settore energetico nel senso della  produzione, del consumo e delle emissioni al minor impatto ambientale possibile, bisogna passare all'economia circolare, bisogna mettere in sicurezza il nostro territorio (che non significa cementificare fiumi e coste, ma intervenire con rinaturalizzazioni e metodi compatibili con l'ambiente locale).

Bisogna mettere in sicurezza Venezia ad ogni costo. Cosa aspettiamo? Che crolli San Marco?



TECNOLOGIE
Quanto fa male il 5G
31 ottobre 2019
Vorrei intervenire brevemente sul dibattito che si è aperto riguardo la nuova rete 5G per la comunicazione mobile. L'incertezza e l'alone di mistero che circonda la novità ha portato preoccupazione, e addirittura sindaci che hanno fermato la diffusione delle tecnologie relative.

Con la sigla "5G" ci si riferisce a tecnologie e livelli standard di nuova generazione capaci di connettere moltissimo, vale a dire con altissima ampiezza di banda e con bassissima latenza. La cosiddetta "quinta generazione" segue le precedenti (2G, 3G, 4G), ma rappresenta un salto di qualità notevole, consentendo moltissime connessioni in contemporanea, Internet delle cose (IoT, Internet of Things), reti intelligenti integrate in un unico sistema informativo, il tutto con un'immediatezza mai vista e un sistema veramente nuovo di gestione delle comunicazioni. Insomma, se le generazioni precedenti erano una conseguenza l'una dell'altra in una progressione migliorativa, quest'ultima promette una vera rivoluzione, un modo diverso di gestire le comunicazioni che avrà impatti sul nostro modo di vivere. 
La preoccupazione nasce dal fatto che la diffusione sul territorio delle antenne di trasmissione, come accade già oggi con le tecnologie per la comunicazione mobile, porta necessariamente ad un aumento del cosiddetto elettrosmog, ovvero del livello di campi elettromagnetici a cui mediamente siamo esposti nella nostra vita. Questo ha destato notevole preoccupazione soprattutto negli anni scorsi, quando l'estremo successo dei telefoni cellulari ha comportato una prima opera di installazione di impianti ricetrasmittenti sul territorio. Ora si replica, sottolineando la presunta pericolosità degli impianti necessari al 5G. Ad oggi, non ci sono studi specifici di carattere medico sul 5G, mentre una serie di studi sull'elettrosmog in generale sono stati condotti negli anni riguardo il rischio sanitario che eventualmente comportano. Le conoscenze acquisite hanno portato ad emanare standard di sicurezza contenenti limiti di esposizione ai campi elettromagnetici da parte di organismi indipendenti riconosciuti a livello internazionale (ICNIRP, International Commission on non-ionizing Radiation Protection). Il nostro Paese ha adottato anni fa limiti più restrittivi. Ora però la rete 5G cambia il paradigma, con numerosi impianti di bassa potenza formanti una rete diffusa ma senza picchi di emissione, e l'Italia dovrà riconsiderare le modalità di valutazione delle emissioni.

Riguardo gli effetti sulla salute, e sintetizzando molto le risultanze degli studi effettuati negli anni scorsi, emerge in particolare che l'esposizione diventerebbe nociva se protratta per lungo tempo a potenze elevate, altrimenti resterebbe bel al di sotto di una soglia di rischio rilevabile. In altre parole, siamo continuamente esposti ad agenti patogeni di ogni tipo ben più gravi dei campi elettromagnetici alle frequenze in uso. Oltretutto, gli impianti 5G sarebbero di minore potenza, riducendo quindi gli effetti sul corpo umano. 
Anni fa ho seguito il tema per Legambiente Emilia-Romagna, e posso confermare che la preoccupazione per le antenne che venivano installate era forte nella cittadinanza. Ora, credo che sia necessario seguire con approccio scientifico l'innovazione costituita dal 5G, ma collocando il tema delle conseguenze sanitarie sulla giusta posizione nella scala delle priorità. Vivere continuamente immersi in campi elettromagnetici di intensità superiori al livello naturale medio può essere nocivo, o dare disturbi in persone particolarmente sensibili, o interferire con la vita della fauna selvatica, ma ad un livello estremamente inferiore rispetto a moltissime attività umane comuni. Se fermiamo la rete per la connessione mobile allora dobbiamo immediatamente fermare automobili a benzina, camion, aerei, riscaldamenti a gasolio o gas, fumi emessi dalle industrie, il cui effetto fortemente dannoso alla salute è certo. Sul piano personale dobbiamo smettere di fumare, di mangiare carne da allevamenti intensivi, di produrre microplastiche con i nostri abiti o i cosmetici.  Gli animali selvatici poi, sono più disturbati, per così dire, dalle luci notturne, dai sonar nel mare, dagli inquinanti nei fiumi, o dalle reti per l'uccellagione illegale nelle valli prealpine.  Occupiamoci di tutto ciò con lo stesso coinvolgimento con cui seguiamo i campi elettromagnetici, e saremo a posto con l'ambiente e con la salute. 




POLITICA
Serve una tassa sul carbonio - e questa è davvero indispensabile
21 ottobre 2019
Si fa un gran parlare di tasse: la destra accusa il governo di voler introdurre nuove tasse, la nuova formazione Italia Viva sostiene lo stesso indirizzandosi direttamente al Partito Democratico per voce di Maria Elena Boschi. E' l'evidenza di una politica senza argomenti, di tentativi banali di sottrarre consensi. Coloro che escono dal PD poi attaccano il PD, sembra una legge matematica inconfutabile. Non è detto che la cosa porti successo a coloro che la mettono in atto, come si è visto in altre occasioni, ma è bene che il PD faccia i suoi auguri alle nuove esperienze politiche fuoriuscite e resti ai piani alti.

Ma il tema fiscale è centrale in varie questioni: dalla lotta alle diseguaglianze, alle ingiustizie (chi paga le tasse lo fa anche per coloro che non le pagano), al clima. Il problema del cambiamento climatico lo si aggredisce anche e soprattutto per via fiscale. Nell'ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, Fiscal Monitor 2019, si sostiene la tesi secondo la quale senza una tassa sulla CO2 uniforme in tutto il mondo non si riuscirà a contenere in misura adeguata le modifiche al clima indotte dalle attività umane. Il Rapporto di quest'anno è interamente dedicato agli strumenti fiscali necessari a combattere il cambiamento climatico originato dal riscaldamento globale. Fra queste ultime, quelle più efficaci e potenti sono le tasse sulle emissioni di carbonio applicate ai combustibili fossili in proporzione al loro contenuto di CO2, perché sono in grado di indirizzare chi produce e chi utilizza l’energia a investire in tecnologie più pulite e a ridurre i consumi energetici complessivi. 
Si possono leggere i dettagli sul sito della rivista Qualenergia, nell'articolo dal titolo "Energia e clima, senza una carbon tax globale non si va da nessuna parte", a cui è allegato anche il Rapporto FMI.
Il costo della CO2 dovrebbe essere abbastanza alto,  intorno ai 75 dollari per tonnellata, nel 2030. Questo farebbe crescere il prezzo delle energie da fonti fossili, favorendo efficienza e rinnovabili, ma soprattutto facendo emergere nell'intera Economia i costi nascosti degli impatti ambientali. Anche il sistema europeo ETS (Emission Trading System) può funzionare, secondo lo studio dell'FMI, a patto che sia ben gestito. Sappiamo dei problemi che ci sono stati, con l'eccesso di quote che ha reso quasi inefficace il meccanismo.

Il concetto di base consiste nel fatto che i costi delle conseguenze sui sistemi naturali delle nostre attività non siano più esternalizzati, come è avvenuto finora con conseguenze che sono alla radice dei danni ambientali e sanitari dello sviluppo, bensì internalizzati, includendo l'ambiente nei calcoli economici e finanziari. Un tema centrale su cui occorre ragionare se vogliamo davvero invertire una tendenza negativa che ha assunto i caratteri di grande pericolosità a livello mondiale. 

Maggiori dettagli, e il Fiscal Monitor 2019, si trovano al seguente indirizzo:

https://www.qualenergia.it/articoli/energia-e-clima-senza-una-carbon-tax-globale-non-si-va-da-nessuna-parte/



POLITICA
Porta a Porta in replica - già vista mille volte
16 ottobre 2019
Ho seguito soltanto una parte del confronto di ieri sera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini, e non ho gli elementi per commentare tutta l'iniziativa televisiva di Porta a Porta. Mi aggiungo ai commenti, numerosi, soltanto per esprimere un parere generato nell'immediatezza dello sguardo allo schermo, sperando di non scrivere una banalità. La mia impressione - istintiva, personale, ma non di parte - è stata di aver dato un'occhiata al passato. Mi è sembrato di osservare una scena che, più o meno interessante che sia, si colloca fra gli eventi superati della politica italiana, qualcosa che appartiene ad un percorso già visto, e già effettuato. Questa impressione non riguarda perciò i contenuti espressi dai contendenti, ma la collocazione del dibattito sulla linea della strada su cui la politica è transitata finora. L'immagine trasmessa ieri sera si situa in modo del tutto naturale nel cammino già fatto.

Matteo Salvini è leader di una formazione politica che ha visto una grande crescita dei consensi nel corso di anni, è stato Ministro del Governo nazionale, ha fatto cadere quel Governo di cui faceva parte. Ora è iniziato un altro percorso.
Matteo Renzi, a cui va il mio interesse nel caso specifico per aver fatto parte fino a ieri del Partito Democratico, è Senatore, è stato Segretario del PD, è stato Presidente del Consiglio, ha avuto in mano partito e nazione. Ha guidato il maggior partito progressista del Paese ed il Paese stesso. Ora ha inizio anche per lui un nuovo percorso, per sua scelta: ha lasciato il PD e fondato una nuova formazione politica, Italia Viva. Quest'ultima partecipa al Governo attuale con incarichi a suoi esponenti di primo piano.
Il confronto fra leaders va fatto, per l'appunto, fra leaders. Nè il primo nè il secondo attualmente lo sono, se non delle rispettive formazioni politiche. Si è trattato perciò di un'interlocuzione fra dirigenti di partito ed esponenti sicuramente di primo piano della politica nazionale, ma non leaders, che hanno già governato l'Italia ed hanno loro stessi fatto scelte diverse.  Li ringraziamo - al primo andranno i ringraziamenti della destra, io mi limito a ringraziare la sinistra - ma ciò che è stato fatto è passato. A mio modestissimo parere, il passato non ritorna e non sarebbe nemmeno auspicabile che ritornasse.
La trasmissione di ieri sera va bene per i social, benissimo per commentare e scegliere "chi ha vinto" il confronto, ma si è trattato di una passerella con niente di nuovo, nulla che vada oltre. Portate già consumate. Magari con i piatti rimasti da lavare.

2.
Assai più importante è che il nostro Governo prenda posizioni nette nei confronti della Turchia, e che operi in Unione Europea affinchè tale diventi, ossia una vera Unione capace di esprimere una linea di politica estera e di difesa comuni e capace di incidere sulle vicende internazionali. Non so cos'altro debba accadere perchè l'Unione si rafforzi. L'iniziativa di guerra della Turchia è un attacco ai nostri valori fondamentali. Se non siamo capaci di difenderli mettiamo a rischio le basi stesse della civiltà europea.

CULTURA
Immenso valore verde (che tale deve rimanere)
9 ottobre 2019
Amazzonia, ancora, e speriamo che parlarne spesso porti davvero ad una maggiore sensibilità e ad una effettiva salvaguardia di un territorio così prezioso e dei suoi abitanti. La foresta più grande del mondo, ricchissima di biodiversità, generatrice di ossigeno e pozzo di carbonio, gigantesco baluardo agli attacchi della modernità (piaccia o no), immenso relitto verde e vivo di una Natura che fu padrona di tutta la Terra, gioiello di famiglia di inestimabile valore lasciato dagli avi ai pronipoti, che possono ora decidere se svenderlo o custodirlo. Indios, o meglio, indigeni bellissimi con i loro copricapi di piume e i volti dipinti, milioni di persone che nella foresta vivono e della foresta vivono, oggi si può dire per scelta. Sappiamo, uomini bianchi, uomini "civili", che esistono le vostre città, che è diffuso ovunque il vostro modo di vivere, che trasformate ogni cosa in valore di scambio e di ogni cosa vi appropriate, ma noi vogliamo vivere con le nostre regole, nella foresta, con i volti dipinti e i copricapi di piume. Vogliamo conoscere il mondo naturale, dove voi senza le vostre tecnologie non sopravvivereste che pochi giorni. E vogliamo farne parte perché esso è parte di noi. 
E' un loro diritto. Un diritto di coloro che in quei luoghi abitano da secoli. Un diritto che viene prima di quello di chiunque di appropriarsi dei territori e delle ricchezze che contengono, ricordando che trarre valore da esse significa distruggerle. Ad esso si aggiunge il ruolo mondiale della foresta amazzonica e di tutte le grandi foreste del mondo, che sovrasta i confini degli Stati e ci riguarda direttamente tutti. Ossigeno, biodiversità, contrasto al riscaldamento globale e al cambiamento climatico, ciclo dell'acqua, mantenimento del suolo.  Foresta dell'Amazzonia e foresta dell'Africa centrale, dell'India, delle isole e penisole del Sud-Est asiatico, foreste dell'Australia, la grande corona verde del mondo, ovvero le foreste boreali che cingono il Nord del pianeta dall'Alaska e Canada, passando per la Scandinavia e attraversando la Russia. Ciascuna con caratteristiche diverse e legami diversi nell'enorme rete di sistemi naturali viventi che struttura la biosfera della Terra. Una rete di cui abbiamo strappato molti fili, sagomato buchi, e che non ci preoccupiamo troppo di rammendare, ma che non è ancora lacerata.

La Foresta Amazzonica ora è anche al centro di un Sinodo organizzato dalla Chiesa Cattolica, voluto da Papa Francesco, e fortemente caratterizzato dai temi ecologici. su cui l'impegno del Papa è sempre vivo. L'Enciclica "Laudato Sì" - al di là del suo significato religioso su cui non ho competenze adeguate - costituisce un chiaro esempio di analisi approfondita dei principali temi ambientali in una chiave attuale e scientificamente fondata. Fra le mille tesi che in essa si possono leggere (e ne consiglio la lettura a coloro che non lo avessero ancora fatto) altrettante se ne possono scegliere per uno spunto, una frase, un suggerimento di riflessione. Una si trova al n. 67 del Capitolo secondo. "Noi non siamo Dio. La Terra ci precede e ci è stata data." Punto. Per coloro che credono il senso è evidente, per coloro che non credono è semplice tradurla nel fatto inoppugnabile che noi non siamo onnipotenti, la Terra ci precede e l'abbiamo ricevuta in eredità. Vogliamo distruggerla e non lasciarla in eredità ai posteri, a coloro che verranno dopo di noi? E se fosse, abbiamo un simile diritto? Si entra qui nell'ambito dell'etica, della nostra responsabilità nei confronti di coloro che verranno, e nei confronti della Natura stessa, che può avere un suo proprio diritto ad esistere. Sono temi profondi che non si analizzano in un post di poche righe, ma che devono indurci a riflettere. 
L'analisi filosofica è la base di tutto, ma uno spirito pratico può aiutare nel frattempo. Salvaguardiamo le foreste finché siamo ancora in tempo, finché non tutto è andato perduto, finché possiamo farlo. Perché ci muovono giustizia, equità, verso il presente e verso il futuro, e un sano istinto di sopravvivenza. L'industria del legno, delle piantagioni estensive, e l'industria della carne (le maggiori minacce alle foreste naturali) vanno regolate ed espressamente vietate dove si intende conservare le foreste così come sono per il presente e per i tempi che verranno. 
Gli indigeni, veri custodi del bosco come alcune indagini scientifiche hanno dimostrato, devono poter vivere seguendo le loro tradizioni. Non tutto è monetizzabile, e soprattutto non tutti vogliono che lo sia. Grazie, popoli della foresta.

SCIENZA
Immagini indiscutibili di un mondo naturale in rapido cambiamento
3 ottobre 2019
Quando le immagini spiegano una situazione con un'immediatezza che certamente le parole non hanno. 
Desta preoccupazione il ghiacciaio Planpincieux, sul versante italiano del Monte Bianco, che si sta frantumando mentre scivola a valle con una notevole velocità. I ghiacciai, e non solo sul Monte Bianco, si stanno sciogliendo. Si tratta di un fenomeno noto da anni, da quando cioè la temperatura media globale sta crescendo, determinando una serie di conseguenze fra cui lo scioglimento dei ghiacciai in tutto il mondo. Sul sito NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration, degli USA) una breve spiegazione correda immagini chiarissime, come quelle in basso. La perdita di massa dei ghiacciai mondiali per liquefazione equivale ad una ventina di metri in meno, ed è la causa principale dell'aumento del livello del mare. La perdita dei ghiacciai è una seria minaccia agli equilibri ecologici, agli ecosistemi montani, all'approvvigionamento dell'acqua ad uso umano. All'interno dei ghiacciai si trovano composti vari che vengono progressivamente rilasciati in atmosfera dalla fusione del ghiaccio. L'intero ciclo dell'acqua è destinato a cambiare e a farlo per sempre se non riusciremo a smettere di riscaldare l'atmosfera bruciando carbone, gas e petrolio, per lasciare definitivamente sotto terra le quantità rimaste.

L'area del Pedersen Glacier, ad Aialik Bay nelle Kenai Mountains, in Alaska, in una foto del 1917 a sinistra, e del 2005 a destra.
Il grafico più in basso mostra l'andamento della massa totale dei ghiacciai sulla Terra dal 1980 ad oggi. La curva mostra chiaramente una maggiore inclinazione negli anni duemila, indicando che lo scioglimento non è costante, ma aumenta nel tempo.







Il sito del NOAA:

https://www.climate.gov/news-features/understanding-climate/climate-change-glacier-mass-balance

SOCIETA'
Manifestare per qualcosa di grande
23 settembre 2019
Mentre si apre il vertice Onu sul clima milioni di giovani e giovanissimi manifestano per ottenere un cambio di strategia a livello mondiale. Sono guidati da Greta Thunberg, 16 anni, svedese perciò figlia di un Paese molto attento alle questioni ambientali, che ha iniziato il fenomeno ambientalista collettivo più eclatante che si sia mai visto rinunciando alla scuola per sedersi sui gradini del Parlamento del suo Paese con un cartello che spiegava che stava facendo uno "sciopero per il clima". Semplice e chiaro come acqua di fonte. Da quel momento, ha preso forma un movimento di portata mondiale che ha portato nelle piazze milioni di ragazzi e ragazze in età scolare, con appuntamenti ripetuti, accompagnati dagli interventi di Greta nei più importanti consessi internazionali, dall'assemblea delle Nazioni Unite, al Congresso USA, ai Parlamenti di numerosi Paesi. Ha raggiunto New York per il summit sul clima con una barca a vela ad emissioni zero.
E' stato scritto molto su di lei e sulle manifestazioni che è riuscita a provocare, ma alcune considerazioni possono aggiungersi o essere rimarcate, sperando di contribuire all'interesse che sicuramente si è formato attorno a lei e al movimento ambientalista in atto. 

Era da tempo che non si assisteva ad una tale mobilitazione su temi ambientali, forse soltanto con il nucleare si è riusciti a raggiungere una diffusione simile, tenendo conto anche del movimento no-global che includeva, fra le altre, tesi ambientaliste. Credo inoltre che non siano mai stati organizzati scioperi focalizzati sulla difesa di sistemi naturali prima d'ora. Gli attivisti di oggi hanno la caratteristica di essere giovanissimi e, per ora, di apparire determinati ad andare fino in fondo. Da sempre,  le iniziative su temi che non arrivano a coinvolgere le persone in modo diretto finiscono per annebbiarsi nel tempo, svanendo poco a poco nonostante i problemi evidenziati, spesso tutt'altro che risolti. Se i ragazzi di oggi sapranno passare oltre il limite insito nelle manifestazioni di piazza ed impegnarsi nel corso della loro vita su temi che certamente non termineranno sarà una vittoria di non poco conto. 
Ne hanno gli elementi. Manifestano per qualcosa di grande, la Terra. Hanno coniato slogan degni di nota. A partire dall'inconfutabile "non c'è un pianeta B". Infatti, non c'è nient'altro per noi che la Terra, anche per coloro che, come il Presidente Trump, dichiarano che gli USA non sono mai stati così bene e il vertice sul clima può attendere. Siamo noi a dover trovare, e a farlo per tempo, un sistema di sviluppo che consenta di conservare gli equilibri naturali del nostro pianeta, le aree ancora rimaste intatte, e di permettere a tutti l'accesso alle risorse indispensabili.  
Tutto ciò lo si può fare tramite le conoscenze che abbiamo e che possiamo utilizzare. Magari sollecitati da ragazzi che hanno bisogno della giustificazione per non andare a scuola quando c'è la manifestazione. Abbiamo costruito un sistema perfetto: estraiamo risorse che trasformiamo per le più diverse necessità, buttiamo i rifiuti (solidi, liquidi, aeriformi), mentre ad ogni livello dell'istruzione tecnica, umanistica o scientifica non vengono trasmessi i concetti di base della fisica terrestre, dei sistemi biologici e naturali in generale - fatta eccezione per ambiti specifici. Non si parla degli effetti che quel sistema ha sul mondo e sulla nostra stessa vita.
L'Economia che viene prevalentemente insegnata al livello universitario è quella classica, totalmente sganciata dalla Fisica e dalle altre scienze naturali, atta a costruire un sistema aperto, lineare, profondamente incidente sullo stato dell'ambiente. Il mondo scientifico, che da decenni denuncia i rischi a cui ci stiamo esponendo, procede su un binario parallelo, a meno che non si tratti di tecnologie militari, fossili, pesanti ed invasive. Da un decennio, o poco più, si incomincia a tener conto di tecnologie nuove a basso impatto, come quelle per le fonti rinnovabili, ancora una volta accompagnate da una miriade di dubbi, ostacoli, rallentamenti. 
Ma "Perché dovremmo andare a scuola se non ascoltate le persone istruite?" è una domanda perfetta, che sta bene insieme all'esortazione di Greta "stiamo uniti dietro la scienza". Il divario fra politica ed economia, e fisica, biologia, e le altre scienze naturali è diventato così grande che sono gli stessi studenti medi a chiederne conto. Chiediamoci dunque di quale istruzione stiamo parlando. Un sistema che premia ambiti adatti a peggiorare le cose, rifiutandosi di modificare i programmi per aggiornarli alle risultanze recenti? Eppure sono passati anni, o decenni, di attività di Georgescu-Roegen, Boulding, Daly, e degli altri esponenti dell'economia ecologica. Per non parlare del clima stesso, che dovrebbe far parte a pieno titolo della cultura generale insegnata in ogni percorso scolastico, insieme ad una forma di "educazione civica" che spieghi con chiarezza quali sono le conseguenze del buttare la plastica nell'ambiente, dell'uso di abiti con fibre artificiali, dei mozziconi di sigarette nella sabbia. 
E Svante Arrhenius, chi era costui? Un tale che nel 1896 (oltre un secolo fa!) presentò alla Stockholm Physical Society un articolo scientifico da titolo "Sull'influenza dell'anidride carbonica nell'aria sulla temperatura al suolo" in cui investigava gli effetti dell'incremento di carbonio nell'aria, concludendo che la temperatura sarebbe cresciuta di molti gradi al crescere della CO2. Arrhenius è stato il primo a quantificare il legame fra carbonio e effetto-serra, e a ragionare sulle conseguenze che una variazione della concentrazione atmosferica avrebbe sul clima. E' passato oltre un secolo, è sufficiente per inserirlo nei programmi scolastici?

Facciamo guerra alla Natura, dicono, in nome di una presunta libertà e superiorità umana, idee che hanno un lungo percorso alle spalle nella storia del pensiero umano. Eppure anche altri concetti hanno storie lunghe, l'idea di beni comuni, o di evoluzione, o di conservazione, per esempio. Per la religione cattolica, il concetto di custodia del creato, così ben espresso nell'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco. In realtà, abbiamo costruito un mondo diseguale, in cui la rapina delle risorse naturali è stata giustificata in nome del profitto, dunque una finalità che non c'entra nulla con la libertà e nemmeno con la superiorità. Si apre un altro capitolo d'analisi.   

PS: aderisco allo sciopero per il clima di venerdì 27 settembre, come nelle precedenti occasioni. Si tratta di una bellissima iniziativa.

Per l'articolo di Arrhenius ci si può collegare qui:

https://www.rsc.org/images/Arrhenius1896_tcm18-173546.pdf

POLITICA
Cari divisori, la strada è un'altra
17 settembre 2019
Vorrei comunicare a Matteo Renzi (nel caso, in verità assai remoto, che leggesse questo blog) che non lascerò il Partito Democratico e non lo seguirò nella sua nuova formazione politica - così come in precedenza Calenda, così come Bersani. Resterò nel PD, con nessun apprezzamento per le divisioni e per coloro che le attuano - operazione matematica che lascerei alla destra. C'è bisogno di un partito forte, non certo di un partito debole, a fronte di problemi gravissimi, cambiamento climatico, diseguaglianze in crescita, migrazioni bibliche, sviluppo sostenibile, istruzione, lavoro, diritti. Di questi problemi occorre occuparsi con concretezza, non certo privilegiando la tattica politica finalizzata al predominio personale. Le priorità sono altre, e non hanno tempo da perdere, non aspettano i giochi di palazzo, la spartizione del potere, le caselle da occupare (attività che peraltro hanno stancato tutti). 

Queste poche righe condensano in sé alcune caratteristiche tipiche della destra, su cui suggerirei sommessamente che leaders che si autodefiniscono di sinistra, o di centro sinistra, riflettessero con attenzione. 

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

POLITICA
Il nuovo Governo ha prestato giuramento
5 settembre 2019
Auguri di cuore al nuovo Governo, non sarà facile, ma è il bello di ogni sfida. Questo e' il momento del sostegno, della collaborazione, e della speranza. Puntando alla concretezza dei temi da affrontare si può trovare la strada per operare al meglio. La squadra dei Ministri presenta una notevole quota di novità, una qualità  sconosciuta alla politica tradizionale e ormai penetrata anche nel cuore dei partiti un tempo lontani da idee di cui Grillo e' stato promotore. Per quanto riguarda le tematiche prevalentemente seguite da questo blog, le politiche energetiche riguardano principalmente lo Sviluppo Economico con il Ministro Stefano Patuanelli, già presidente del gruppo parlamentare e capogruppo al Senato del M5S, mentre al Ministero dell'Ambiente viene confermato Sergio Costa. Buon lavoro a loro, e a tutti i nuovi Ministri.

POLITICA
La prova più difficile
30 agosto 2019
Sono queste le ore della formazione del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, con l'appoggio del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, e di altre forze politiche di minor estensione della rappresentanza. Ore difficili, dove la politica corre sul filo di lana delle possibilità, sfidando gli esiti, rimaneggiando ciò che è stato fatto e detto. Giuseppe Conte, che ha saputo guadagnare consensi personali con il precedente governo, passa da un governo con forte coloritura di destra, ad uno che, presumibilmente, avrà chiari tratti di sinistra (o almeno, tali ce li immaginiamo). Un percorso tutto da costruire, che passa inevitabilmente dai decreti che potremmo classificare di estrema destra voluti da Salvini a qualcosa di diverso. Di qualsiasi cosa si tratti, dovrà essere fondato e credibile. Su questo il PD si gioca la faccia, come si dice, la propria storia, il proprio ruolo nella politica italiana.

Vedremo gli sviluppi, ma partiamo dal primo passo. Il primo fatto certo è l'uscita dal governo dell'ormai ex-Ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'autore principale degli ignobili Decreti "Sicurezza", che di sicurezza non hanno nulla mentre sono adeguati ai peggiori attributi morali che si possa pensare, non governa più l'Italia. Questo fatto ci pone al riparo da decisioni ancora peggiori, come un'ipotetica uscita dalla moneta unica Euro, o persino dall'Unione Europea, dunque è estremamente positivo. Anche in un'ottica di destra, la sua capacità politica a lungo enfatizzata emerge in questi giorni fortemente ridimensionata: ha fatto cadere il Governo di cui faceva parte, dopo un'estate finalizzata al raccoglimento di consensi nei modi più plateali, ha tentato di ricostituirlo invano, ed ora esprime reprimende varie su coloro che stanno cercando di formare un governo per il Paese. Una parabola degna di nota. 
Il secondo fatto certo è l'immediato miglioramento della nostra immagine sul piano europeo e internazionale. L'uscita di una forza politica che opera attivamente contro l'Unione Europea, che la snobba quando va bene, che descrive i contesti sovranazionali di cui facciamo parte come deputati a dirigere dall'estero il nostro Paese, non può che essere accolta positivamente. L'Italia ha delle difficoltà oggettive riassumibili nell'elevato debito pubblico, nella condizione economica statica e nella mancanza quasi totale di innovazione: sono questi i punti che vanno aggrediti per creare sviluppo ambientalmente sostenibile, evitando in ogni modo di isolarci per tornare alla svalutazione della lira. Ricerca scientifica, trasferimento alle imprese, innovazione di processo e di prodotto, finalità "green" in ogni campo, infrastrutture viarie e mobilità comprese, costituiscono insieme l'unica chiave capace di aprire le porte del futuro. L'unica chiave: il desiderio dei "sovranisti" di un ritorno al passato ci porterebbe alla miseria, e non basterebbe certo attribuirne la colpa agli immigrati, alle diverse culture, o alla sinistra "spendacciona" (con buona pace anche del capo di tutti i populisti italiani, Silvio Berlusconi).
Il terzo passo positivo sarà il confronto fra un partito tradizionale e una forza politica che è nata sulla critica, a volte anche molto aspra, ai partiti tradizionali. La chiusura e l'autoreferenzialità presenti nel PD, e derivanti in buona parte dai precedenti partiti che l'hanno formato, non sono certo invenzione dei 5 stelle. Sono fatti assodati e criticati più volte, a vari livelli, e sono fra le cause - per fare un esempio eclatante - della mancanza nel PD di temi fondamentali, come quello ambientale. Va detto che ora è stato inserito fra i punti posti dal PD per trovare l'accordo; che sorpresa!  Fino ad oggi nel PD parlare d'ambiente equivaleva a declamare nel deserto, chissà che non si profili un cambiamento all'orizzonte.

Vedremo cosa succederà, ma tre fatti positivi di questa portata sono già un punto di partenza notevole. Il resto bisognerà giocarselo sul campo. Credo sia lecito nutrire dubbi, francamente non avrei visto negativamente un ricorso alle urne, pur con tutte le conseguenze del caso.
Però non capisco Calenda, e mi dispiace. Il 23 maggio scorso mi sono affrettata, a fronte di altri impegni, per partecipare alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per il Parlamento europeo in Piazza San Francesco a Bologna. Capolista era Carlo Calenda, che interveniva dal palco insieme agli altri candidati ed esponenti politici. Esattamente tre mesi dopo, da parlamentare europeo eletto, se ne va. Grazie e arrivederci. Mi sento delusa, e immagino che molti altri lo siano. Mi scuserà Calenda se non mi affretterò più per partecipare alle "sue" iniziative. 
Non so se c'erano patti precedenti, e non voglio immaginare scenari fantapolitici. Ma gli iscritti non possono essere utili soltanto per fare numero alle iniziative e sostenere le Feste dell'Unità. Maggior chiarezza da parte dei dirigenti del partito sarebbe un buon inizio, anche per Nicola Zingaretti che si trova ad affrontare da Segretario questi difficili passaggi.

SOCIETA'
Ed ora anche l'Amazzonia
24 agosto 2019
Si legge sul sito dell'ANSA, all'indirizzo riportato in calce: "Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l'Amazzonia in questi giorni è ben visibile dallo spazio e a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus, e il satellite Suomi della Nasa. 
La foto di Suomi  mostra il fumo e gli incendi che si estendono per diversi stati brasiliani, tra cui quelli di Amazonas, Mato Grosso, e Rondonia. (...) Le colonne di fumo che si alzano dalla foresta sono bene evidenti anche nelle immagini scattate dal satellite Sentinel 3, del programma Copernicus gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea."

La foto parla da sé. E purtroppo va ad aggiungersi agli incendi che hanno distrutto questa estate  oltre 5 milioni di ettari di foresta in Siberia, agli incendi in Alaska, o alle Canarie dove sono state evacuate 8.000 persone. Temperature più elevate dovute al cambiamento climatico, siccità e aridità dei suoli, favoriscono incendi che sono praticamente sempre intenzionali, causati cioè volutamente da persone che hanno interessi economici in gioco. L'incendio per cause naturali è un evento molto raro, e non avviene mai in più punti contemporaneamente. Alla lista dei disastri si aggiunge ora forse la più preziosa delle foreste rimaste al mondo, l'Amazzonia. Si tratta di un bene prezioso perché insostituibile, una foresta tropicale primaria, cioè mai tagliata dall'uomo, ricca di biodiversità, fonte di ossigeno e "pozzo" di carbonio, come si dice, cioè capace di  assorbire composti inquinanti e climalteranti. La foresta pluviale amazzonica è sempre naturalmente ricca di umidità, e questo le impedisce di bruciare da sola. Gli incendi sono appiccati volutamente.
Ora, bruciando, il carbonio che ospitava viene immesso nell'atmosfera, liberato cioè dalla combustione della vegetazione, mentre l'assenza della vegetazione stessa comporta la mancanza della capacità di assorbimento dei gas nocivi e un depauperamento dei suoli. Proprio all'importanza di una corretta gestione del territorio e del terreno nella lotta al cambiamento climatico è stato dedicato l'ultimo Rapporto IPCC (vedi il post precedente). 
Si stima che la foresta amazzonica sia già stata ridotta del 15% rispetto alla sua estensione originale. Di questo 15%, almeno l'80% è stato causato dalle imprese degli allevatori di bestiame, allo scopo di ricavare territorio utile all'allevamento dei bovini. Una parte significativa dell'offerta globale di carne bovina, compresa buona parte della carne bovina venduta in scatola in Europa, proviene da territori disboscati che un tempo facevano parte della foresta pluviale amazzonica. Questa è una delle ragioni per cui cambiare regime alimentare riducendo il consumo di carne può essere utile alla conservazione dell'ambiente.
Non va dimenticato il fatto che le foreste ospitano popolazioni umane. Oltre al pericolo a cui sono esposte per la perdita del loro ambiente di vita, numerosi studi indicano che le pratiche di gestione indigene sono il metodo migliore per mantenere in salute le foreste pluviali tropicali. Dunque, gli indigeni vanno protetti, e con loro la foresta, mentre sono continuamente a rischio della propria stessa vita. 

Politicamente, l'apertura del Presidente del Brasile Bolsonaro al disboscamento è un danno che rischia di coinvolgere tutti noi. In realtà, andrebbe rivisto lo stato giuridico internazionale di aree così importanti e così delicate: non può essere permesso di distruggerle sulla base del fatto che si tratti di territori interni a Paesi sovrani. Il tema è delicato, ma dovrebbe essere affrontato dalla comunità internazionale. L'Amazzonia, la Groenlandia (che il Presidente USA Trump voleva acquistare dalla Danimarca) così come l'Antartide, o l'Artico, inclusi parte dei territori siberiani e canadesi, sono di noi tutti, sono le ultime grandi aree naturali del pianeta e sono indispensabili al mantenimento di condizioni naturali vivibili per tutta l'umanità, e vanno tutelati in quanto tali.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha fatto bene a porre il problema degli incendi in Amazzonia con chiarezza e chiedere che venga inserito nell'agenda del prossimo G7, e l'Unione Europea ha fatto bene a sostenere l'iniziativa. Non c'è più tempo, le sottigliezze sono superate dai fatti da anni. Gli incendi vanno spenti, ma soprattutto, non vanno sostenuti coloro che li appiccano per i propri interessi economici, contro il bene comune.
  
La foto descritta e il brano riportato si trovano al seguente indirizzo:

POLITICA
Ferragosto con il monito IPCC e la crisi di governo
10 agosto 2019
Scenari sempre più preoccupanti per la cosa più preziosa che abbiamo, la Natura terrestre, delineati dalle tesi scientifiche sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Il Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'ONU che grazie al lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo studia da anni le modifiche a cui è sottoposto il sistema climatico)  uscito pochi giorni fa e denominato "Cambiamento climatico e territorio" descrive un ambiente in cui la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Sì perché va chiarito un punto imprescindibile: le tesi ambientaliste (non molto tempo fa battezzate come ipotesi da "sognatori") riguardano la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra, oltre alla conservazione della Natura così come l'abbiamo conosciuta almeno dal Neolitico. Siamo noi ad essere in pericolo, prima ancora della Terra e dei suoi sistemi naturali.

Il mondo sta cambiando ad una velocità elevata, e qualsiasi intervento concreto deve tener conto del tempo impiegato. Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane, dal consumo di combustibili fossili, dagli allevamenti intensivi, dal disboscamento soprattutto delle foreste primarie, dal cambio di uso dei suoli. Il processo, in termini estremamente semplificati, deriva dal notevole aumento della concentrazione di CO2 e di altri composti nell'atmosfera, con la conseguenza che l'atmosfera stessa trattiene calore in misura maggiore di quanto sarebbe necessario. Maggior calore significa maggiore quantità di energia, da cui l'aumento della frequenza di fenomeni estremi, uragani, piogge più intense e concentrate in brevi periodi, venti forti, ondate di calore e lunghi periodi secchi. Nel futuro prossimo ci aspetta un'intensificazione di tali fenomeni, con aumento dell'erosione dei suoli, esposizione di vaste aree alla siccità e al processo di desertificazione, impatti sull'agricoltura tali da mettere a rischio la sicurezza delle forniture alimentari, giorni di caldo estremo a latitudini temperate o artiche, spostamento geografico degli ecosistemi, ampliamento dei deserti dell'Africa, dell'Asia, dell'America. Le popolazioni più colpite saranno gli abitanti poveri dell'Africa e dell'Asia, che tenderanno ad incrementare il fenomeno migratorio (e cos'altro dovrebbero fare?), ma sarà messa a rischio anche la pace in numerose zone del pianeta per guerre causate dalla necessità di risorse. L'area del Mediterraneo, che ci riguarda da vicino, sarà anch'essa esposta a siccità e incendi.
Andiamo alla radice delle ragioni per cui si verificano i fatti, come i migranti dall'Africa? Bene, allora dobbiamo sapere che il Rapporto sul clima scrive nero su bianco che aumenteranno fame e migrazioni per ragioni ambientali. O preferiamo limitarci a fermare le navi nel Mediterraneo, come una politica miope, per non dire di peggio, sta facendo?
Il famoso sviluppo deve essere sostenibile, altrimenti non sarà più sviluppo, ma regressione. Come ormai diversi anni fa ci insegnò il Rapporto Stern.
Ma se ancora non basta, vale la pena di guardare il video del documentario di Caspar Haarlov che mostra lo scioglimento questa estate dei ghiacci della Groenlandia: è semplicemente impressionante. Il suono sembra il rumore dell'Apocalisse. Se ancora qualcuno vuole intendere, lo faccia. Non è più troppo presto. (Il filmato si trova facilmente in rete).

Ma non è finita, perché sta andando a fuoco una fetta rilevante della taiga e della foresta siberiane. Un'area enorme dove un tempo c'era il permafrost, una delle ultime aree naturali che consentivano respiro al pianeta. C'è chi dice che non si interviene, va detto anche che non è facile intervenire. Siamo comunque in presenza di un danno gravissimo, ed era prevedibile nel momento in cui da anni quelle zone si stanno riscaldando di più della media mondiale. 

Ma non tutto è perduto, alla condizione che cambiamo modello di sviluppo, pratichiamo la conservazione della Natura rimasta, e lo facciamo in tempi brevi. 
Produzione sostenibile di cibo, ed in particolare riduzione del consumo di carne, riduzione dello spreco di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, potrebbero, secondo l'IPCC invertire la rotta riguardo la gestione del territorio.
Ad essi vanno aggiunti naturalmente gli impegni dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per migliore efficienza e ampia diffusione delle rinnovabili, a cui probabilmente va affiancata la tecnologia migliore per la cattura e lo stoccaggio della CO2 già emessa. Se riusciremo a restare sotto la soglia di un incremento di 1,5°C sarà un risultato ottimo, già avvicinarsi ai 2°C potrebbe essere molto pericoloso. 

Ma chi è che deve prendere queste decisioni? Il governo, la politica, i governi locali. Bene, il governo in Italia è caduto, non certo a causa di questi temi che sono bellamente ignorati, ma per via dell'aspirazione leghista ad avere un maggior numero di deputati in Parlamento, ipotizzando che i sondaggi a loro favorevoli corrispondano al vero. 
A parere di chi scrive, la sinistra non lo ha (quasi) mai fatto, ma la destra è congenitamente impossibilitata ad agire per proteggere l'ambiente. La ragione è semplice: una visione di società in cui persiste la divisione in classi, il favore alla formazione del grande capitale (che poi dovrebbe essere reinvestito per creare lavoro indipendentemente da qualsiasi altra considerazione), l'esaltazione della forza individuale, l'avversità alle regole, la chiusura sul piano internazionale e persino nell'Unione Europea, la bassa considerazione per le altre culture, per non  dire della frequente esplicita negazione dell'esistenza del problema del cambiamento climatico costituiscono parti di una visione in cui non ci sono gli strumenti per un intervento adeguato. Se la sinistra non è mai stata ambientalista per scelta (sbagliata), la destra è per sua natura antiambientalista.  I Trump, I Bolsonaro, gli Orban sono la dimostrazione vivente di questo fatto, e un danno al pianeta enorme, laddove si agisce in favore degli altissimi consumi di fonti fossili statunitensi o del disboscamento dell'Amazzonia. 
Ora l'Italia rischia di accodarsi al gruppo, in presenza di una situazione difficile, produzione industriale in calo, spread che aumenta, debito che aumenta, governo appena caduto che non ha dato alcuna prospettiva al Paese, la questione migranti che non viene affrontata se non nelle modalità che servono a fini elettorali, alimentando la paura. Delle due anime del governo, il Movimento 5 Stelle è stato il più mite, aprendo le porte della "scatoletta di tonno" alla Lega senza infierire in altro modo sul famigerato "sistema", con buona pace di Grillo e dei suoi proclami. 
A partire da questa situazione dovremo cercare di costruire - e il PD dovrà cercare di costruire - una visione di futuro per il nostro Paese che si inserisca nel contesto mondiale, che affronti i problemi alla fonte e non soltanto alla foce, che combatta finalmente con una forma di coerenza da mantenere nel lungo periodo il problema dei problemi, ovvero il riscaldamento globale e le sue conseguenze. Davvero, buon Ferragosto.

Il Rapporto dell'IPCC dell'ONU si scarica qui:

https://www.ipcc.ch/report/srccl/

POLITICA
Cambiare si può
1 agosto 2019
Sta cambiando qualcosa, con il nuovo governo, in Italia? Sì e no. L'economia è ferma, l'occupazione lo è quasi, le promesse ambientaliste dei 5 stelle restano in attesa, nulla di veramente nuovo sulle politiche legate al grande tema del cambiamento climatico, nelle città del nostro Paese interi quartieri sono fatti propri dalla malavita in particolare legata allo spaccio di droga, come mostrano le cronache, la questione migranti - che sul piano numerico mostrava già un forte calo degli arrivi in precedenza - resta una questione ben lontana dall'essere risolta, la nostra posizione nel contesto europeo e nel quadro internazionale è più che mai marginale. 
Ma qualcosa sta cambiando. Sta prendendo il sopravvento una cultura politica di destra (chi ne sa più di me in proposito deciderà se si tratta invece di una forma di sottocultura) chiusa, individualista, verbalmente aggressiva, di facile o quasi immediata comprensione, superficiale, nemmeno troppo riferibile ai canoni della destra classica se non nelle sue inevitabili radici. Le radici però sono meno esposte e perciò meno riconoscibili. Fra un selfie e l'altro, fra una chiacchierata social e l'altra, fra una moto d'acqua e l'altra, un passo alla volta, ci si appropria del Paese. 
Del Paese e del suo modo di essere. Una cosa che non è mai riuscita alla sinistra, che è stata sempre abilmente attaccata in via preventiva di tenere in mano una presunta fetta prevalente della cultura del Paese - che non era vero - ed ora perde anche la quota che aveva - il che è vero. Il mantenimento delle diseguaglianze nel mondo peraltro richiede un appoggio della pubblica opinione, e se un tempo si trattava di settori della popolazione all'interno del Paese, ora si tratta di popolazioni altre, straniere, che vivono nel Sud del mondo. Non sono certo sparite le iniquità interne, ma sono assai minori di un tempo e soprattutto sono facilmente indirizzabili verso presunte responsabilità straniere, genti di culture diverse e aspetto diverso. Si sposta l'obiettivo per mantenere un sistema.
I campi da arare provengono direttamente dai vent'anni, o più, precedenti, e Salvini ringrazia coloro che hanno provveduto a spalancare le porte delle possibilità. Opportunità politiche da cogliere.
Il Partito Democratico - ora davvero l'unico baluardo alla deriva - dovrebbe al più presto operare per definire una linea politica chiara, posizioni che lo siano altrettanto su temi centrali, che consentano di recuperare almeno una forma di identità riconoscibile e una forza di affermazione delle proprie idee che da (troppo) tempo mostra di non avere. 
Se i massimi sistemi richiedono tempo e impegno non comuni, una modalità semplice e diretta, una linea propositiva, una chiarezza d'intenti sono invece alla portata. I prossimi appuntamenti saranno focali, fra cui le elezioni regionali in un territorio da sempre importante per la sinistra, l'Emilia Romagna. Fra pochi mesi si decide la data precisa. Si tratta di una regione ben governata, ma governare bene non basta se altri stanno costruendo la cultura politica di un Paese basandola su pilastri totalmente diversi. L'incapacità di comunicare chi sei, perché tu sei "altro", e da dove deriva la tua alterità può fare affondare la migliore delle navi, un Titanic imprevisto quanto invece prevedibile. 
Un tempo si diceva che la sinistra non sa comunicare, e non sa usare la rete, ora appare non molto distante da quelle posizioni con i messaggi troppo spesso carenti di spontaneità o fissati sulle difficoltà interne al governo attuale. Credo che vada ripreso il filo della tessitura con altre modalità che non la costruzione di brevi trame critiche. Credo che vadano date risposte politiche chiare alle migliaia di giovani che manifestano per la tutela del clima e contro il riscaldamento globale, chiedendo interventi concreti ed efficaci. Credo che vada costruita una posizione sul fenomeno migranti che arrivi ad interpretarne le cause e non soltanto a cercare metodi di gestione, pure indispensabili. Per non parlare della precarietà in cui troppi sono immersi a causa del lavoro che svolgono o della necessità urgente di orientare lo sviluppo economico verso criteri di sostenibilità ambientale. Da troppo tempo stiamo aspettando, ed il tempo è una variabile in gioco.



CULTURA
359 anni dopo, la Luna
20 luglio 2019
"... la superficie della Luna non è affatto liscia, uniforme e di sfericità esattissima, come di essa Luna e degli altri corpi celesti una numerosa schiera di filosofi ha ritenuto, ma al contrario, disuguale, scabra, ripiena di cavità e di sporgenze, non altrimenti che la faccia stessa della Terra, la quale si differenzia qua per catene di monti, là per profondità di valli."  Con queste parole Galileo Galilei nel 1610 annunciava al mondo la scoperta che la Luna è un corpo celeste costituito di rocce, monti, valli, crateri, non diversamente dalla Terra e da qualsiasi altro pianeta, mandando in soffitta teorie filosofiche e religiose che a quel tempo dominavano la cultura a proposito di una "perfezione" presunta dei cieli, per la quale la Luna era un disco argenteo, uniforme, sferico incastonato sulla volta celeste. La costruzione del primo telescopio funzionale e funzionante pochi mesi prima e il suo utilizzo per sondare il cielo cambiò per sempre la visione che l'umanità ha di sé stessa e del proprio posto nell'Universo. Invece di celebrare i 50 anni dallo sbarco sulla Luna, dovremmo celebrare lo sbarco di 359 anni dopo, da quando cioè gli uomini hanno iniziato ad usare il cervello per studiare il cielo. Nelle pagine successive, si possono leggere descrizioni dettagliate delle osservazioni fatte, corredate di disegni della superficie lunare.

Ma se quegli studi restarono sui libri, o comunque entrarono nelle scuole, le fotografie della Terra dallo spazio raggiunsero tutti, anche chi libri non legge o, addirittura, scuole non frequenta. Le immagini della Terra, splendida, azzurra, sospesa nel nero del cielo mostrano tutta la sua finitezza e la sua fragilità: un piccolo mondo, unico, pieno di vita. Il nostro mondo.
Avrebbe mai pensato Galileo che un giorno, nemmeno tanto tempo dopo - cosa sono 359 anni sul piano storico - un manipolo di uomini coraggiosi avrebbe camminato sulla superficie lunare? Un razzo, una nave spaziale, un piccolo modulo con due delle tre persone a bordo sarebbe sceso sulla Luna, gli astronauti sarebbero usciti, avrebbero camminato con la Terra alta nel cielo sullo sfondo, sarebbero risaliti fino alla nave spaziale, e avrebbero fatto ritorno sulla Terra sani e salvi? 
E avrebbero mai immaginato i suoi detrattori, gli "aristotelici" dogmatici e ottusamente dottrinali, un simile esito delle loro dispute? 
La scienza procede con le prove, nulla è mai definitivo, tutto può essere sottoposto ad esame e le teorie migliorate, le verità assolute non esistono e forse questo è il più importante insegnamento che può dare. La tendenza ad inseguire assiomi assoluti, ideologie ferree, capi popolo presuntuosamente e sedicenti superiori ha portato a drammi politici e sociali di portata enorme, e a nefandezze indicibili nel Novecento, ma non solo. Imparare il metodo scientifico in politica potrebbe essere un buon antidoto al veleno della ricerca dell'assoluto e dei suoi profeti, sempre chissà perché reperibili fra divisioni, razzismi, separazioni, muri ideali o reali. 

La conquista della Luna appartiene all'umanità tutta, non è un concetto parziale, non è un concetto legato al potere di qualcuno, anche se la tecnologia per farlo è stata sviluppata nel quadro del confronto fra potenze in piena Guerra Fredda. L'umanità ha camminato là, ha visto la Terra dal di fuori, ha respirato e si è emozionata insieme agli astronauti. Ma dobbiamo fare un salto di qualità. Siamo tutti su una nave spaziale, la Terra, che continuamente si muove a trenta chilometri al secondo nel suo viaggio intorno al Sole, e visti da fuori, con le nostre guerre, le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, non dobbiamo sembrare un granché. Ancora oggi, non sappiamo davvero osservare ciò che realmente siamo. Dopo esserci guardati dal grande specchio offerto dal nostro satellite naturale, dobbiamo riuscire a guardare dentro di noi:  e vedere che si può  fare di meglio.

Il brano di Galileo è tratto dal Sidereus Nuncius - a cura di Andrea Battistini, traduzione di Maria T. Cardini, ed. Marsilio. Uno dei testi più importanti mai scritti.

POLITICA
Come il PD di Bologna ha affossato il tema "ambiente"
11 luglio 2019
Questo post sarà particolarmente breve, poiché il percorso descritto è fin troppo prevedibile e scontato. Il fatto è che credo che sia di una qualche utilità ai lettori, pur se sufficientemente preparati alle vicende tipiche dei partiti. 
Mi sono convinta di questo ieri, dopo l'ennesimo episodio di climate change capace di mostrare cosa avverrà con frequenza sempre maggiore a causa del riscaldamento globale, la costa romagnola e la costa marchigiana devastate, centinaia di alberi divelti e migliaia colpiti in varia misura, chicchi di grandine grossi come arance, coltivazioni spazzate via, alcuni feriti e per fortuna non ci sono morti, e il PD bolognese che non ha niente da dire, nessuna linea politica in proposito, nessuna fra le tante iniziative in corso nelle Feste dell'Unità o nei Circoli affronta il tema, niente di niente. Il PD regionale non se la passa meglio sulla questione: ad oggi (11 luglio) sul sito "pder" alla pagina "ambiente" l'ultimo comunicato riguarda i giovani scesi in piazza qualche mese fa, ed il precedente comunicato risale nientemeno che al 2016. Non hanno nemmeno l'attenzione adeguata per togliere i comunicati vecchi, come qualsiasi gestore di pagine web farebbe normalmente, conscio che un comunicato del gennaio 2016 è più nocivo all'immagine di un silenzio totale. Se vorranno intervenire oggi sarà un bene, in fondo non è mai troppo tardi.

Come si è arrivati a questo punto? Molto semplice, la componente ambientalista del partito è stata progressivamente esautorata dal suo ruolo, privata degli spazi di confronto, stritolata nei meccanismi perversi dei gruppi di potere e dei loro capi locali, che decidono chi, cosa, dove, e quando. 
Nel Partito Democratico di Bologna c'era un Forum attivo sui temi di rilevanza ambientale, frequentato da persone competenti, dagli assessori del territorio, capace di influire sulle scelte, il Forum Territorio Sostenibile. Che fine ha fatto? E' stato chiuso, soppresso, qualche anno fa dall'allora segretario Francesco Critelli, ora deputato in Parlamento. Si è cercato di farlo rivivere nei Dipartimenti, ma non si è più ripreso, a parte forse il gruppo che si occupava prevalentemente di traffico che ancora resiste. La logica? Non c'è. Assente qualsiasi logica.
C'erano gli Ecodem, anch'essi da segnalare a Chi l'ha Visto. Fra le conseguenze c'è la scontata assenza di candidati ambientalisti alle elezioni, fatti fuori tutti prima, un bel risultato che ha reso felici molti. 

C'è da dire, per essere equi, che il partito si giova di alcuni assessori impegnati anche su questo fronte non semplice, e capaci di portare a casa dei risultati concreti. Per fortuna, il partito "plurale" presenta aspetti positivi, altrimenti la situazione sarebbe ben più grave - per non parlare del fatto che fuori dal PD c'è assai di peggio, come mostrano le cronache di questi giorni. Ma come spiega bene Cacciari nella lettera in risposta a Zingaretti pubblicata domenica scorsa su L'Espresso, la politica italiana necessita di un partito, il PD, che sappia trovare linee condivise in risposta ai problemi e alle questioni aperte, e non soltanto che stia in attesa delle calende greche per agire almeno seguendo una logica. Per fare questo, sostiene che e' "indispensabile un salto di strategia e di organizzazione". Un salto notevole. Sono d'accordo, e credo inoltre che non ci siano altre strade. 

CULTURA
Una donna sulla strada dell'emancipazione femminile - non in politica e che per questo la politica ignora
4 luglio 2019
Proprio oggi, il 4 luglio del 1934 moriva Marie Curie, ammalata di anemia perniciosa probabilmente causata dalla lunga esposizione alle sostanze radioattive, oggetto dei suoi studi.
Una donna che ha saputo, con le sue indubbie qualità intellettuali e la sua passione, abbattere il muro che divideva donne e uomini sul piano della predisposizione alla cultura, e più specificatamente, dell'abilita' nella ricerca scientifica. Un contributo enorme allo sviluppo della scienza, ed uno altrettanto all'emancipazione femminile. Celebre la fotografia del quinto congresso Solvay del 1927 con i maggiori scienziati del mondo - una serie di nomi da paura, Einstein, De Broglie, Dirac, Heisenberg, Pauli, Schrodinger, Born, e altri - e lei, Marie Sklodowska Curie, unica donna. Solo quella foto vale anni di battaglie per l'emancipazione della donna.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la Fisica, con il marito Pierre Curie e Antoine Henri Becquerel,  per i loro studi sulle radiazioni. Pochi anni più tardi, nel 1911, ricevette il premio Nobel per la chimica, per la sua scoperta del radio e del polonio. Marie Curie è stata così  l'unica donna a ricevere di più di un Nobel - in totale sono in quattro ad aver raggiunto un simile traguardo - e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due ambiti diversi.

Nata in Polonia, all'età giusta per gli studi superiori dovette andarsene altrove, visto che l'università di Varsavia era interdetta alle donne. Già questo la dice lunga sulla situazione dell'epoca. Nel 1891, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla Sorbonne, l'università di Parigi. Li' farà un incontro determinante, quello con Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica che il 26 luglio 1895 diventa suo marito. Con lui si costituisce la coppia perfetta della ricerca scientifica, che porterà a risultati straordinari. Forse, come capita a volte ma molto raramente, un incontro del destino.

I due mettono in piedi un laboratorio che potremmo definire artigianale che insieme alle loro menti diventa fulcro dell'innovazione scientifica nella Fisica atomica e subatomica del tempo. Lo studio di un fenomeno nuovo e ancora poco conosciuto, la radioattività, sarà l'ambito prediletto. Le ricerche, seppur condotte con mezzi rudimentali, portarono a risultati eccellenti, come la scoperta di due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio, ma soprattutto Marie comprende che la radioattività è un fenomeno che riguarda l'interno dell'atomo, per la precisione il nucleo, confutando la convinzione che l'atomo fosse la particella più piccola e indivisibile della materia. In quegli anni il tema era dibattuto, e le ipotesi sulla struttura interna dell'atomo erano diverse, da quello di Thomson, a quello di Rutherford. Il tema era centrale: se l'atomo ha una struttura interna e in alcuni elementi presenta fenomeni come la radioattività allora non è più la minima particella indivisibile, come l'etimologia del nome suggerisce, e occorre capire cosa lo caratterizza e a quali forze e' soggetto.

Oggi sappiamo che la struttura atomica presenta un nucleo enormemente più piccolo ma che raccoglie in se' la maggior parte della massa, al quale stanno intorno in uno spazio vasto al confronto particelle minime denominate elettroni vincolate sugli orbitali in modi definiti dalle regole della Fisica quantistica. Gli scienziati citati sopra sono alcuni degli autori di una nuova Fisica, a quel tempo, destinata a rivoluzionare alcune delle certezze granitiche che caratterizzano la cultura umana, ma si potrebbe dire la coscienza umana: la Fisica quantistica. Il determinismo e' un concetto relativo, l'osservatore influenza il fenomeno osservato, le particelle e le onde sono due facce della stessa medaglia, i fenomeni non si presentano sempre nello stesso modo. Un nuovo ambito di ricerca che ancora oggi impegna generazioni di scienziati, e non solo, di filosofi e intellettuali di ogni tipo.

Le conseguenze dei nuovi studi sono state enormi, sul piano teorico, sul piano sperimentale, e su quello tecnologico. Qualcuno potrebbe obiettare che anche le armi atomiche sono conseguenza, pur se indiretta, di tali ricerche. E' vero, ma il problema riguarda gli usi che fanno gli uomini delle scoperte scientifiche: se usare i raggi X per fare una lastra ed individuare la terapia medica più opportuna, o usare la fissione dell'uranio  per costruire armi potentissime (e purtroppo, usarle, come e' stato fatto). 
Un tema pregnante, quello della responsabilità delle scoperte scientifiche e delle applicazioni tecnologiche. Possiamo ricorrere alla scienza per costruire centrali solari, per ripulire gli oceani dalla plastica, o possiamo infischiarcene e gettare i mozziconi della nostra civiltà in pasto agli uccelli e ai loro piccoli, come una recente terribile foto ha mostrato al mondo. Possiamo alterare gli equilibri naturali fino a distruggerci. Possiamo fare guerre così potenti da rendere inabitabile il mondo. Possiamo scegliere, invece, di inserire la nostra civiltà nelle leggi della Natura, smettendo di credere che tutto sia possibile.

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novembre