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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Restare al di sotto di due
3 dicembre 2019
L'umanità, che sta subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici, deve scegliere tra la "speranza" di un mondo migliore agendo ora o 'la capitolazione' ". Sono queste le parole con cui il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha aperto la COP25 a Madrid (Conferenza delle Parti dei Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che prese l'avvio a Rio de Janeiro nel 1992).  "Vogliamo davvero restare nella storia come generazione di struzzi, che passeggiava mentre il mondo bruciava?", ha aggiunto il segretario parlando davanti ai rappresentanti dei circa 200 paesi firmatari dell'accordo di Parigi, tra cui circa 40 capi di Stato e di governo. Si può ascoltare il suo intervento completo all'indirizzo web riportato in calce.
A Madrid si è riunito di nuovo il mondo per decidere cosa fare e come fare per salvare i sistemi naturali terrestri ormai profondamente alterati dagli impatti delle attività umane, sulla base degli accordi già definiti. Alterati al punto da mettere a rischio la Natura così come l'abbiamo conosciuta, e con essa la nostra stessa sopravvivenza. La Conferenza dell'ONU sul cambiamento climatico, in corso in questi giorni, è presieduta dal Cile ed ospitata dalla Spagna, dal 2 al 13 dicembre. La riunione ha lo scopo - come si legge sul sito - di stabilire il percorso da seguire nel futuro prossimo in relazione a quanto già deciso a Parigi nel dicembre 2015 e in tutte le altre tappe degli incontri internazionali svolti. Ci sarà anche una delegazione degli Stati Uniti, nonostante il ritiro dall'Accordo di Parigi della nazione più inquinante in termini pro-capite del mondo.

Ad ogni livello i segnali sono contrastanti. Mentre il Parlamento europeo dichiara lo stato di emergenza climatica, apprendiamo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che solo il 38% dei Paesi del mondo stanzia finanziamenti adeguati a mettere in pratica, anche solo parzialmente, la propria strategia di risposta alle modifiche climatiche, e meno del 10 % ha effettivamente impegnato risorse per attuarla (Rapporto '2018 WHO health and climate change survey report: tracking global progress', realizzato esaminando 101 Paesi). Mentre il 2019 si avvia ad essere il secondo anno più caldo della storia, ci informano che ogni italiano produce in media ogni anno 5 tonnellate e mezza di anidride carbonica, di cui oltre un terzo dai trasporti, un altro terzo dall'alimentazione e dai rifiuti, il resto dal riscaldamento (25%) ed illuminazione ed elettrodomestici (5%) (studio Vaillant e Università di Milano).
Secondo i dati più recenti il mondo si sta avviando verso un riscaldamento di oltre 3 gradi, superando i valori soglia stabiliti a Parigi, di 2° e possibilmente di 1,5°. 

Restare al di sotto dei 2 gradi di incremento della temperatura media globale, o di 1,5 °, richiede un cambiamento radicale. Questo è il principale problema. Abbiamo costruito uno sviluppo economico fortemente basato sull'accumulo di grandi capitali, sull'estrazione delle ricchezze contenute nei beni naturali, sullo sfruttamento di persone in condizioni di forti diseguaglianze sociali, sull'uso quasi acritico e amorale degli animali per ogni scopo umano, dagli allevamenti intensivi a scopo alimentare, alle pellicce, alla farmaceutica. 
Abbiamo trasformato il mondo ad uso e consumo, letteralmente, di ciò che fa comodo in un determinato momento o condizione di vita, e per fare questo utilizziamo le risorse necessarie senza chiederci nulla a proposito delle conseguenze. Una tecnologia comoda e a volte utile ma sostanzialmente superficiale per la maggior parte degli utilizzi come lo smartphone ha un successo enormemente superiore ai pannelli solari, tanto per dire, e viene sostituito da ciascun consumatore con la frequenza decisa dalle aziende produttrici che ne modificano l'appeal in breve tempo con gadget praticamente inutili (e nonostante il costo). Per far ciò consumiamo tonnellate di minerali rari, spesso estratti in miniere di Paesi in via di sviluppo che operano in condizioni indegne per i lavoratori, senza incidere minimamente sul cambiamento climatico che invece avrebbe bisogno di una maggior diffusione delle nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Possiamo costruire le case passive, ed ora addirittura le case attive, che producono più di quanto consumano consentendo di alimentare le batterie di auto ed elettrodomestici, ma preferiamo investire i nostri soldi in auto di grossa cilindrata, in SUV che occupano l'intera carreggiata e consumano il triplo, per andare a fare la spesa, acquistando al supermercato la carne degli allevamenti intensivi imballata con tre pellicole di plastica e una vasca di polistirolo. Poi si fa ritorno a casa, quando il telegiornale ci parla delle microplastiche ormai ovunque, del clima, delle alluvioni, dell'inquinamento, del traffico, delle condizioni degli allevamenti, etc.

Questo per dire che la sfida va ben oltre il quotidiano, e che non l'abbiamo mai affrontata in passato. Si tratta di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, che comunque riguarda solo una parte dell'umanità, a partire dalle politiche energetiche, industriali, agricole, per finire allo stile di vita di tutti noi. Non è necessario privarsi di nulla, ma non è nemmeno possibile raggiungere tutto, principalmente perché il "tutto" va filtrato con le maglie della conoscenza. Non sarebbe auspicabile un ritorno al passato, e non sarebbe nemmeno un'ipotesi sostenibile con oltre 7 miliardi di persone sulla Terra; l'unica strada che abbiamo davanti è aperta sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale e sulla consapevolezza della necessità di andare ad incidere sugli stili di vita.

L'umanità non ha mai prima d'ora dovuto affrontare un simile problema, dunque si tratta anche di una sfida del tutto nuova. Forse siamo impreparati. Non abbiamo nemmeno costruito nel tempo il bagaglio culturale che ci sarebbe utile ora:  tutto ciò che abbiamo risale sostanzialmente agli ultimi due secoli, quando non all'ultimo secolo. Nulla in confronto ai secoli, o millenni, di elaborazione sui temi storicamente legati alla condizione umana, o sulla scienza più tradizionale, o sull'economia, sulla politica. Siamo in una condizione nuova per due argomenti almeno, molto simili per la portata delle conseguenze: il riscaldamento globale con cambiamento climatico, e la presenza di armi e impianti nucleari. Entrambi ci danno - a noi umani - la possibilità di annientare la Terra con tutto ciò che contiene, inclusi noi stessi. Una responsabilità smisurata in rapporto ai parametri consueti.
Occorre costruire, e farlo in fretta, un'impalcatura concettuale, di valori di riferimento, di metodo e di azione che ci consenta di risolvere problemi che si profilano davvero di enormi dimensioni. In parte è già stata iniziata, ora è necessario portarla avanti e tentare (non si può fare altro) di applicarla al più presto.


Il sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

L'Intervento del Segretario generale ONU alla COP 25:

http://webtv.un.org/watch/antónio-guterres-un-secretary-general-at-pre-cop25-press-conference/6111130380001/


Per quanto riguarda il Partito Democratico, segnalo il testo del bell'intervento che Fabrizio Barca ha tenuto a Bologna il mese scorso, ricco di stimoli per riflettere:

https://www.partitodemocratico.it/partito/unitalia-giusta-e-solidale-perche-la-storia-va-una-direzione-opposta-e-come-invertire-le-cose/

SOCIETA'
Il consumo di suolo continua, nel territorio già compromesso del nostro Paese (che era bellissimo)
25 novembre 2019
In stato di piena emergenza climatica, con piogge intense per giorni e giorni, scontiamo le conseguenze del famoso “sviluppo” postbellico che ha devastato ampie zone del territorio italiano, nel disinteresse generale per decenni. Tenendo ben presente che l’inerzia continua comunque ancora oggi, quando il consumo di suolo prosegue con dati preoccupanti.

I fatti sono noti, ma vale la pena ricordarli. Alvei dei fiumi ridotti, quando non cementificati, edificazioni nelle aree golenali, interramento di torrenti anche sotto le città, palazzi che scavalcano torrenti (letteralmente, come accade a Genova), costruzioni su versanti pericolanti di alture e colline, strade, varianti di strade, bretelle, viadotti, tutti in auto cancelliamo i treni locali, aree verdi sostituite da agglomerati di villette, centri commerciali, outlet, sempre chissà perché accompagnati da ampi parcheggi introvabili altrove in città, costruzioni sulle spiagge, un vero e proprio attacco irresponsabile al territorio ed al paesaggio di uno dei Paesi più belli del mondo.

Il consumo di suolo in Italia è altissimo: secondo dati Ispra (ente governativo) esso ammonta in totale a 2,3 milioni di ettari, pari al 7,64%, concentrati in alcune precise aree. La conversione di suolo a finalità diverse continua ancora oggi. Ispra ha attivato un portale sul consumo di suolo molto ben fatto, con belle cartografie e grafici, e facilmente consultabile agli interessati, un’applicazione attraverso la quale è possibile accedere ai dati del monitoraggio annuale realizzato dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

Si legge sul sito (indirizzo in calce): “Tra il 2017 e 2018 in Italia il consumo di suolo ha riguardato 51 chilometri quadrati, con una media di 14 ettari al giorno (un’estensione di circa 19 campi da calcio coperta da superfici artificiali al giorno). Si mantiene la velocità di trasformazione del territorio registrata tra il 2016 e il 2017, ovvero 2 metri quadrati di suolo perso irreversibilmente ogni secondo.”

Inoltre, si legge che "I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno si concentrano in alcune aree del Paese, come nelle aree di pianura del Nord, nell’alta Toscana, nell’area metropolitana di Roma e nel basso Lazio, in Abruzzo, lungo le coste romagnole, abruzzesi, della bassa Campania e nel Salento. I cambiamenti si sono registrati soprattutto lungo la fascia costiera, nelle aree periurbane a media e bassa densità, nelle pianure e nei fondivalle. Il consumo di suolo è più intenso nelle aree già molto compromesse (circa 10 volte maggiore rispetto a quelle meno consumate).”

Le azioni di ripristino e rinaturalizzazione, pure in atto, non equivalgono il ritmo con cui il suolo viene consumato. Si legge ancora sul rapporto “Il consumo di suolo in Italia” che “La velocità del consumo di suolo pur essendo in leggera flessione rispetto all’anno scorso è ancora molto lontana dagli obiettivi comunitari di azzeramento del consumo di suolo netto, che dovrebbe portarla agli stessi livelli della velocità di ripristino, che attualmente si attesta a 0,77 ettari al giorno.”

Siamo ancora lontani dagli obiettivi, in un periodo caratterizzato da un incremento dei fenomeni conseguenza dei cambiamenti climatici. Legambiente ha presentato i dati dell’Ossservatorio sui mutamenti climatici, ponendo l’attenzione sulle aree urbane. Il rapporto denominato "Il clima è già cambiato” è scaricabile all’indirizzo in calce. La mappa del rischio climatico nelle città italiane parla di 573 eventi estremi, 353 comuni colpiti, 216 allagamenti. Sono cifre impressionanti e riguardano già oggi direttamente milioni di persone, la stabilità del territorio italiano, la conservazione delle sue caratteristiche. Solo nel 2018 il nostro Paese è stato colpito da 148 eventi climatici estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4500 sfollati.

Sono cifre destinate ad aumentare se non si interverrà per tempo con l’unica grande opera davvero indispensabile che consiste nel ripristino, rinaturalizzazione, messa in sicurezza del territorio italiano, una risorsa non rinnovabile di cui certo non possiamo fare a meno. Cambiando, anche in questo caso, modalità di sviluppo economico. E’ possibile farlo, ci sono esperienze positive in altri Paesi a noi vicini da cui possiamo attingere informazioni e modalità di intervento. Sul piano concreto c’è molto da fare.

Un pensiero forte va alle vittime, e a tutti coloro che si trovano in condizioni di disagio a causa del dissesto idrogeologico di questi giorni.


Gli indirizzi dei siti citati sono i seguenti:

https://www.snpambiente.it/2019/09/17/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2019/

https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/consumo_suolo/index.html

https://www.legambiente.it/il-clima-e-gia-cambiato/

https://cittaclima.it/
POLITICA
Porta a Porta in replica - già vista mille volte
16 ottobre 2019
Ho seguito soltanto una parte del confronto di ieri sera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini, e non ho gli elementi per commentare tutta l'iniziativa televisiva di Porta a Porta. Mi aggiungo ai commenti, numerosi, soltanto per esprimere un parere generato nell'immediatezza dello sguardo allo schermo, sperando di non scrivere una banalità. La mia impressione - istintiva, personale, ma non di parte - è stata di aver dato un'occhiata al passato. Mi è sembrato di osservare una scena che, più o meno interessante che sia, si colloca fra gli eventi superati della politica italiana, qualcosa che appartiene ad un percorso già visto, e già effettuato. Questa impressione non riguarda perciò i contenuti espressi dai contendenti, ma la collocazione del dibattito sulla linea della strada su cui la politica è transitata finora. L'immagine trasmessa ieri sera si situa in modo del tutto naturale nel cammino già fatto.

Matteo Salvini è leader di una formazione politica che ha visto una grande crescita dei consensi nel corso di anni, è stato Ministro del Governo nazionale, ha fatto cadere quel Governo di cui faceva parte. Ora è iniziato un altro percorso.
Matteo Renzi, a cui va il mio interesse nel caso specifico per aver fatto parte fino a ieri del Partito Democratico, è Senatore, è stato Segretario del PD, è stato Presidente del Consiglio, ha avuto in mano partito e nazione. Ha guidato il maggior partito progressista del Paese ed il Paese stesso. Ora ha inizio anche per lui un nuovo percorso, per sua scelta: ha lasciato il PD e fondato una nuova formazione politica, Italia Viva. Quest'ultima partecipa al Governo attuale con incarichi a suoi esponenti di primo piano.
Il confronto fra leaders va fatto, per l'appunto, fra leaders. Nè il primo nè il secondo attualmente lo sono, se non delle rispettive formazioni politiche. Si è trattato perciò di un'interlocuzione fra dirigenti di partito ed esponenti sicuramente di primo piano della politica nazionale, ma non leaders, che hanno già governato l'Italia ed hanno loro stessi fatto scelte diverse.  Li ringraziamo - al primo andranno i ringraziamenti della destra, io mi limito a ringraziare la sinistra - ma ciò che è stato fatto è passato. A mio modestissimo parere, il passato non ritorna e non sarebbe nemmeno auspicabile che ritornasse.
La trasmissione di ieri sera va bene per i social, benissimo per commentare e scegliere "chi ha vinto" il confronto, ma si è trattato di una passerella con niente di nuovo, nulla che vada oltre. Portate già consumate. Magari con i piatti rimasti da lavare.

2.
Assai più importante è che il nostro Governo prenda posizioni nette nei confronti della Turchia, e che operi in Unione Europea affinchè tale diventi, ossia una vera Unione capace di esprimere una linea di politica estera e di difesa comuni e capace di incidere sulle vicende internazionali. Non so cos'altro debba accadere perchè l'Unione si rafforzi. L'iniziativa di guerra della Turchia è un attacco ai nostri valori fondamentali. Se non siamo capaci di difenderli mettiamo a rischio le basi stesse della civiltà europea.

POLITICA
La prova più difficile
30 agosto 2019
Sono queste le ore della formazione del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, con l'appoggio del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, e di altre forze politiche di minor estensione della rappresentanza. Ore difficili, dove la politica corre sul filo di lana delle possibilità, sfidando gli esiti, rimaneggiando ciò che è stato fatto e detto. Giuseppe Conte, che ha saputo guadagnare consensi personali con il precedente governo, passa da un governo con forte coloritura di destra, ad uno che, presumibilmente, avrà chiari tratti di sinistra (o almeno, tali ce li immaginiamo). Un percorso tutto da costruire, che passa inevitabilmente dai decreti che potremmo classificare di estrema destra voluti da Salvini a qualcosa di diverso. Di qualsiasi cosa si tratti, dovrà essere fondato e credibile. Su questo il PD si gioca la faccia, come si dice, la propria storia, il proprio ruolo nella politica italiana.

Vedremo gli sviluppi, ma partiamo dal primo passo. Il primo fatto certo è l'uscita dal governo dell'ormai ex-Ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'autore principale degli ignobili Decreti "Sicurezza", che di sicurezza non hanno nulla mentre sono adeguati ai peggiori attributi morali che si possa pensare, non governa più l'Italia. Questo fatto ci pone al riparo da decisioni ancora peggiori, come un'ipotetica uscita dalla moneta unica Euro, o persino dall'Unione Europea, dunque è estremamente positivo. Anche in un'ottica di destra, la sua capacità politica a lungo enfatizzata emerge in questi giorni fortemente ridimensionata: ha fatto cadere il Governo di cui faceva parte, dopo un'estate finalizzata al raccoglimento di consensi nei modi più plateali, ha tentato di ricostituirlo invano, ed ora esprime reprimende varie su coloro che stanno cercando di formare un governo per il Paese. Una parabola degna di nota. 
Il secondo fatto certo è l'immediato miglioramento della nostra immagine sul piano europeo e internazionale. L'uscita di una forza politica che opera attivamente contro l'Unione Europea, che la snobba quando va bene, che descrive i contesti sovranazionali di cui facciamo parte come deputati a dirigere dall'estero il nostro Paese, non può che essere accolta positivamente. L'Italia ha delle difficoltà oggettive riassumibili nell'elevato debito pubblico, nella condizione economica statica e nella mancanza quasi totale di innovazione: sono questi i punti che vanno aggrediti per creare sviluppo ambientalmente sostenibile, evitando in ogni modo di isolarci per tornare alla svalutazione della lira. Ricerca scientifica, trasferimento alle imprese, innovazione di processo e di prodotto, finalità "green" in ogni campo, infrastrutture viarie e mobilità comprese, costituiscono insieme l'unica chiave capace di aprire le porte del futuro. L'unica chiave: il desiderio dei "sovranisti" di un ritorno al passato ci porterebbe alla miseria, e non basterebbe certo attribuirne la colpa agli immigrati, alle diverse culture, o alla sinistra "spendacciona" (con buona pace anche del capo di tutti i populisti italiani, Silvio Berlusconi).
Il terzo passo positivo sarà il confronto fra un partito tradizionale e una forza politica che è nata sulla critica, a volte anche molto aspra, ai partiti tradizionali. La chiusura e l'autoreferenzialità presenti nel PD, e derivanti in buona parte dai precedenti partiti che l'hanno formato, non sono certo invenzione dei 5 stelle. Sono fatti assodati e criticati più volte, a vari livelli, e sono fra le cause - per fare un esempio eclatante - della mancanza nel PD di temi fondamentali, come quello ambientale. Va detto che ora è stato inserito fra i punti posti dal PD per trovare l'accordo; che sorpresa!  Fino ad oggi nel PD parlare d'ambiente equivaleva a declamare nel deserto, chissà che non si profili un cambiamento all'orizzonte.

Vedremo cosa succederà, ma tre fatti positivi di questa portata sono già un punto di partenza notevole. Il resto bisognerà giocarselo sul campo. Credo sia lecito nutrire dubbi, francamente non avrei visto negativamente un ricorso alle urne, pur con tutte le conseguenze del caso.
Però non capisco Calenda, e mi dispiace. Il 23 maggio scorso mi sono affrettata, a fronte di altri impegni, per partecipare alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per il Parlamento europeo in Piazza San Francesco a Bologna. Capolista era Carlo Calenda, che interveniva dal palco insieme agli altri candidati ed esponenti politici. Esattamente tre mesi dopo, da parlamentare europeo eletto, se ne va. Grazie e arrivederci. Mi sento delusa, e immagino che molti altri lo siano. Mi scuserà Calenda se non mi affretterò più per partecipare alle "sue" iniziative. 
Non so se c'erano patti precedenti, e non voglio immaginare scenari fantapolitici. Ma gli iscritti non possono essere utili soltanto per fare numero alle iniziative e sostenere le Feste dell'Unità. Maggior chiarezza da parte dei dirigenti del partito sarebbe un buon inizio, anche per Nicola Zingaretti che si trova ad affrontare da Segretario questi difficili passaggi.

politica interna
Gestione dei rifiuti ed economia circolare: dati positivi in Emilia Romagna
26 giugno 2019
Procede bene in Emilia Romagna l'attuazione delle nuove linee di pianificazione del ciclo dei rifiuti e dell'economia circolare messe in campo da alcuni anni dal governo della Regione. I dati più recenti sono molto positivi, e mostrano una tendenza che con grande probabilità porterà al rispetto degli obiettivi fissati. Uno su tutti, in Emilia-Romagna la raccolta differenziata dei rifiuti urbani arriva ormai al 68% rendendo accessibile l'obiettivo del 73% al 2020, che sembrava irraggiungibile a molti quando venne fissato nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR). Segno che le intenzioni ambiziose pagano, se poi vengono perseguite con coerenza. 

In sintesi, 128 Comuni (su 329 totali) hanno già raggiunto il target del 73% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, in 93 Comuni tale soglia è stata raggiunta o superata, mentre in 14 Comuni è stato superato il 90%. La raccolta differenziata dei rifiuti urbani è arrivata in media in regione al 68%, con un notevole incremento di +3,7%  rispetto all'anno precedente, incremento registrato con valori diversi in tutte le province della regione. Purtroppo, la produzione totale dei rifiuti urbani non è diminuita, restando intorno a 3 milioni di tonnellate, con un leggero aumento rispetto al 2017. I rifiuti indifferenziati sono comunque in calo di un buon 6,8% rispetto al 2017.
Molto positivi anche i dati negli 81 Comuni che hanno applicato la tariffazione puntuale, prevista nel PRGR. La notizia completa si può leggere sul sito della Regione all'indirizzo in calce. Ricordiamo che ai rifiuti urbani si aggiungono i rifiuti speciali, oggetto di procedure specifiche.

La fase di raccolta è indispensabile per avviare a riciclo il materiale selezionato, che da rifiuto diventa risorsa in un processo che deve diventare quanto più possibile, circolare. Il Piano Regionale insieme alla legge sull'Economia Circolare creano un contesto favorevole ad un cambio di prospettiva nella direzione lineare univoca in cui l'Economia classica ci ha sprofondati. Da rette a cerchi, geometricamente infiniti le prime e i secondi, ma i secondi senza spostarsi da dove ci si trova. Se non vogliamo spostarci dalla Terra dobbiamo prediligere i secondi. 

Dunque, una buona normativa regionale, in cui concretamente si intende produrre meno rifiuti, differenziare e riciclare di più, prevenire, preparare per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di energia e, infine, lo smaltimento. Un sistema tariffario adeguato prevede la tariffa puntuale in cui paghi in relazione a quanta immondizia produci, e premia i comportamenti virtuosi. In buona sostanza, differenziare premia, e non soltanto perché migliora lo stato dell'ambiente.

La norma regionale pone al 2020 il raggiungimento di obiettivi ambiziosi: riduzione del 20-25% della produzione pro-capite di rifiuti urbani, raccolta differenziata al 73%, riciclaggio di materia al 70%. Si tratta di target più performanti rispetto alle stesse richieste dell'Unione Europea, che ha costruito un contesto normativo comunque orientato alla circolarità e alla sostenibilità, a partire dalla ben nota "gerarchia dei rifiuti": nell'ordine, prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero per altri scopi, come l’energia e lo smaltimento. La riduzione degli impatti ambientali e la costruzione di economie sempre più a ciclo chiuso sono gli scopi fondanti.
Il quadro delle normative UE si compone essenzialmente di soglie percentuali e linee di indirizzo strategiche. La direttiva del 2008, che rappresento' una vera e propria svolta, e' stata rafforzata. Con le nuove direttive, per il riciclo dei rifiuti urbani si hanno il  55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Per raggiungerli  sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi a livelli alti, almeno del 75%. La responsabilità riguarda anche il produttore che dovrà assicurare la possibilità del rispetto dei target di riciclo dei propri prodotti, la copertura dei costi di gestione, e dell’informazione. Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Contro gli sprechi alimentari vengono introdotti obiettivi di riduzione del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Di recente, il Parlamento europeo ha votato contro la plastica monouso, vietandone l'utilizzo dal 2021. Per i prodotti in plastica per i quali non esistono alternative gli Stati membri dovranno preparare piani nazionali per ridurre significativamente il loro utilizzo, da tramettere alla Commissione entro due anni dall’entrata in vigore della Direttiva. 
Siamo in estate, ed il periodo e' favorevole a viaggi e vacanze. Al di la' delle regole e delle norme, ciascuno di noi può dare il proprio contributo, innanzitutto evitando di lasciare rifiuti nell'ambiente, in secondo luogo cercando di utilizzare meno plastica possibile. Con le sue mille funzioni, a volte compare anche dove non sospettiamo: una ricerca recente ha mostrato che la maggior quantità delle famigerate microplastiche che finisce nell'ambiente proviene dal lavaggio di indumenti con fibre sintetiche. In altre parole, usiamo meno poliestere e più tessuti naturali, un consiglio che darebbe anche qualsiasi dermatologo. La plastica nell'ambiente non soltanto resta lì per secoli, ma frammentandosi finisce nella catena alimentare, inquinando pesci e causando danni alla salute degli esseri umani. Il percorso verso stili di vita più naturali e' anche un percorso verso stili di vita più sani, e questo dovrebbe invogliarci facilmente a seguirlo.

I siti dove reperire le notizie sui rifiuti in Emilia Romagna sono ai seguenti indirizzi:

https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/notizie/primo-piano/rifiuti-in-emilia-romagna-la-raccolta-differenziata-arriva-al-68-crescita-record-3-7-nel-2018-aumenti-in-tutti-i-territori


https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/rifiuti/temi/piano-rifiuti/piano-rifiuti-approvato



POLITICA
Domenica 26, un voto per l'Europa (matematicamente progressista)
26 maggio 2019
Un voto per l'Europa unita, per un parlamento di rappresentanza nell'unico caso al mondo in cui Stati di storia lunga, antica, consolidata, si sono uniti volontariamente per costituire un'entità sovranazionale a cui cedere parte della propria sovranità, nella prospettiva di politiche comuni, di futuro comune. 

Unire invece di dividere, sommare invece di sottrarre. Sarà un caso, o forse no, che le operazioni tipiche della destra politica siano la divisione e la sottrazione. Matematicamente riducenti. A volte semplificanti, ma sempre orientate al passato. Addizionare e moltiplicare, operazioni progressiste (nonché evangeliche), portano a maggior complessità ma guardano avanti. Nel futuro. Se riuscissimo a fare un elevamento a potenza l'Europa sarebbe ottima in breve tempo. 
L'Unione Europea ha infatti estremo bisogno di guardare avanti, di fare progetti grandiosi per portata e respiro come quelli che si facevano venti, trent'anni fa, di impegnarsi a trovare strade comuni sui temi che contano, dall'ambiente con l'enorme tema del clima, al fisco, dalla democrazia all'istruzione, dalla ricerca scientifica alla difesa, dal fenomeno migratorio al proprio ruolo nel mondo. La necessità è forte perché deriva da un periodo di stasi, durante il quale l'aspirazione ideale all'Unione è retrocessa e i muri sono avanzati (si diceva, appunto, della divisione), steccati reali o immaginari a difesa di un passato che non tornerà e non sarebbe nemmeno auspicabile che tornasse. Ambizione ad un futuro comune resa fossile dalle difficoltà (grandi) attuali a cui spesso non si riesce a trovare risposte, scavalcata dalla pretesa di pietrificare l'Unione Europea in una linea di frazione fra localismi fuori dal tempo, o palesemente reazionari. Destre che avanzano sui vuoti lasciati dalle sinistre. 
L'Europa che vogliono i "sovranisti" è esattamente quella che c'è e che vorremmo cambiare, migliorandola. L'Europa delle Nazioni è passato che più passato non si può, ostaggio di un presente che sembra non finire mai. Ritroviamo il bandolo e sbrogliamo la matassa.
 
In un tale contesto, la scelta si fa innanzitutto stretta, a due voci, UE sì, UE no, poi si passa all'analisi un po' più profonda. Il sì all'Unione Europea passa immediatamente oltre le formazioni politiche della divisione e della sottrazione. Quale sì all'Unione viene dopo, e richiede un po' di attenzione in più. Voterò per il Partito Democratico, nonostante (anche qui) la frequente incapacità di trovare risposte ai grandi temi - globalizzazione, clima, sviluppo economico, diseguaglianze radici di migrazioni bibliche - nonostante la scarsa inclinazione ambientalista, nonostante gli immarcescibili gruppi di potere che scavalcano i temi impunemente. Nonostante tutto, resta l'unico baluardo alle destre, alle reazioni, alle divisioni. Dubito che sarà in grado di attuare l'elevamento a potenza, ma all'addizione e alla moltiplicazione ci arriviamo. Ed anche all'Azione, contraria, per Principio, alla Reazione. 

Un'Europa grande, deve diventare, capace di rispondere alle crisi interne ed internazionali, capace di stare sul piano delle grandi potenze dell'oggi e dei prossimi anni, Cina, India, Brasile, Stati Uniti,  capace di migliorare la vita dei suoi cittadini, continuando innanzitutto a garantire un bene incommensurabile come ha fatto finora: la pace. Una pace frutto di un'unione volontaria, come non si era mai visto nella Storia. Ereditiamo un passato comune con tutti gli altri Paesi e popoli europei, che va dall'Impero Romano alla comunanza culturale e valoriale costruita nel corso dei secoli, ma questo non ci ha impedito di diventare vittime di guerre fratricide. Perché lì, portano le divisioni.

Gli studenti hanno organizzato un sit-in davanti alle sedi comunitarie a Bruxelles, per ricordare che le politiche per salvare il sistema climatico terrestre sono imprescindibili. Il nuovo Parlamento è l'ultimo che avrà la possibilità di fare scelte politiche che portino verso il rispetto del limite di 1,5 gradi di incremento della temperatura globale media. Questa è la posta in gioco, legata a tutte le altre, numericamente semplice, economicamente complessa, simbolo di noi e del nostro presente.
Solo l'Unione può portare la speranza che ci si riesca, non certo i singoli Stati, non certo regole individuali incapaci di visione sistemica globale. Poi, succede che arriva un Trump del Vecchio Continente che dice che il problema non esiste, e finisce lì. 

Si vota dalle 7 alle 23. Per mandare in Europa rappresentanti di un popolo che in Europa c'è già, da sempre, cioè noi. I nostri rappresentanti nelle istituzioni europee. Basta la carta d'identità e la tessera elettorale. Buon voto. 

POLITICA
Inquinamento e reddito: facce di una stessa medaglia, lo sviluppo iniquo
5 febbraio 2019
Una relazione interessante dell'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente, o EEA European Environment Agency) dal titolo «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa, l'indirizzo è riportato in calce) appensa uscita, punta il dito sugli stretti legami tra problemi sociali e problemi ambientali in Europa.

L'Agenzia dell'Unione Europea afferma che "è necessaria un’azione mirata per proteggere maggiormente i poveri, gli anziani e i bambini dai rischi ambientali quali l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme, soprattutto nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa". Un tema di notevole importanza, soprattutto se paragonato alla sua sottovalutazione. Si tratta di prendere atto che il problema dell'inquinamento dell'ambiente è anche un tema sociale in cui le fasce più deboli della popolazione sono le più colpite, sia all'interno delle società sviluppate sia nel contesto delle diseguaglianze mondiali. Differenze di reddito, di istruzione, di occupazione si traducono in modi diversi di esposizione agli agenti inquinanti, di capacità di rispondere al problema, di consapevolezza dello stesso, esattamente come differenze geografiche, economiche e politiche sul piano internazionale corrispondono a diversi impatti degli inquinamenti locali o del cambiamento climatico. Insomma, la questione sociale si intreccia alla questione ambientale ed il legame è stretto e fatto di maglie intrecciate in modo complesso. Sul piano politico, abbiamo già scritto qui più volte di come la sinistra - che dovrebbe cogliere questi aspetti, almeno nel loro risvolto sociale - non lo abbia mai fatto, in particolare in Italia, commettendo un errore storico che ancora oggi, con i tempi tipicamente dilatati della cultura politica, diffonde le sue ombre. Per troppo tempo si è pensato che bastassero i documenti, gli accordi, i rapporti tecnici per affrontare una materia che invece è pienamente politica, rinunciando ad essa come se un trattato filosofico sul tempo fosse sostituibile con un orologio, o un minimo di conoscenza scientifica fosse rimpiazzabile con la lettura dell'indice dell'ultimo rapporto pubblicato.

Lo studio dell'AEA presenta delle carte geografiche tematiche che con l'uso di diversi colori forniscono informazioni che hanno il dono dell'immediatezza. L'Italia emerge per quantità e qualità dei problemi.  La Pianura Padana e le aree di Roma e di Napoli sono fra le zone più inquinate d'Europa per particolato fine (PM2,5). Il nostro Paese spicca anche per l'alto numero di disoccupati e di anziani (ovviamente, quest'ultimo dato è positivo e riguarda l'elevata vita media della popolazione italiana).
A livello europeo, scrive il Rapporto che "L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)". Le differenze di reddito si fanno sentire anche all'interno delle zone maggiormente benestanti: secondo lo studio "Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2". L'inquinamento  acustico poi si differenzia notevolmente fra zone di diverso reddito, risultando che "L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati".
Infine, le aree del Sud dell'Europa, dove si colloca anche l'Italia, "sono caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute".

Si legge nello studio che è necessario un contesto di politiche attive per favorire azioni mirate e considerare le conseguenze dei rischi sanitari causati dai danni ambientali soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Non si può dire che manchino del tutto le politiche adeguate, ma quelle che ci sono non sono sufficienti e soprattutto non formano ancora un insieme capace di trovare risposte e cambiare una tendenza. Questi aspetti sono sotto gli occhi di tutti: una periferia senza verde, attraversata da strade trafficate, vicina ad insediamenti produttivi magari pesantemente inquinanti è luogo di vita di coloro che non possono permettersi niente di meglio. Abbiamo esempi persino più gravi, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in Campania, dove la maggior incidenza di malattie gravi e' probabilmente legata agli smaltimenti illeciti dei rifiuti, inclusi i rifiuti tossici. Questioni sociali ed ambientali che si intrecciano, lasciando scie di degrado a volte inestricabili. 

Lo studio dell'AEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.eea.europa.eu/it/highlights/inquinamento-atmosferico-rumore-e-temperature


POLITICA
A grandi problemi occorrono grandi risposte
11 gennaio 2019
In questo clima davvero si fatica a portare avanti un discorso che sia alternativo al pensiero dominante. Il pensiero unico in cui siamo immersi ormai da oltre due decenni sta diventando sempre più inclinato a destra, sempre più chiaro nelle sue intenzioni, sempre più esplicito. Non occorre più nascondersi dietro ragionamenti capaci di salvare la facciata, basta farsi vedere alla luce del sole per ciò che si è. La vicenda di 49 - dicasi quarantanove - persone lasciate per due settimane a vagare per mare senza trovare un approdo che consentisse loro di sbarcare in Europa, e in Italia, resterà ad emblema del periodo storico che stiamo vivendo. E resterà, per fortuna, anche come primo grande errore del Salvini di Governo, incapace, anche da destra, di trovare una soluzione perlomeno accettabile. Salvini ha perso, sconfessato dal suo stesso Governo, una partita che aveva un unico sbocco, quello che ha avuto. A grandi problemi occorrono grandi risposte, non inerzia e propaganda.

Purtroppo, si fatica a trovare nella triste ed enorme vicenda dell'immigrazione una linea europea che si fondi sui valori che l'Europa esprime, e magari anche sui numeri che sono sempre molto utili  per capire i problemi. La maggior parte dei flussi migratori non riguarda infatti le barche che arrivano dall'Africa, nonostante queste siano sicuramente un impatto notevole per le comunità che vivono sulle coste meridionali dove avvengono gli sbarchi. Nel complesso, si sta comunque parlando di numeri in forte calo, mentre è in forte aumento l'emigrazione dall'Italia, un tema che dovrebbe far riflettere e ricevere maggior attenzione.
Un mondo diseguale in preda al cambiamento climatico che abbiamo provocato, questo è in sintesi il destino che ci stiamo costruendo con le nostre mani se non interverremo per tempo a modificare le cose. Le migrazioni saranno sempre più consistenti. Verso dove? Naturalmente, verso la parte ricca del mondo, se non si interverrà per creare condizioni adeguate anche altrove, dove la miseria, l'aridità, i cambiamenti del clima, l'assenza di un minimo di organizzazione preventiva non consentono di vivere una vita degna di tale nome.

Il Partito Democratico deve rappresentare in questo contesto l'alternativa politica, di pensiero, culturale. Il 2019 sarà un anno importante per varie ragioni, una delle quali sono le elezioni europee programmate proprio quest'anno. L'Unione Europea irrisa da coloro che detengono l'attuale maggioranza politica, in nome di una nuova versione del passato, il "sovranismo". Altrimenti detto chiusura, autoreferenzialità, campo recintato, nostalgia di un passato assai peggiore, rifiuto delle esperienze che possono portare ad un futuro migliore. Se le si sa costruire. Perché se le si mina per decenni si può effettivamente infine ottenere il risultato voluto, e sottotraccia, del disfacimento dell'Unione Europea. Questo sì, che sarebbe il risultato delle forze "sovrane", un bel ritorno indietro con annessi e connessi. Quello che stanno sperimentando più o meno in Gran Bretagna, dove probabilmente se rifacessero il referendum il "remain" vincerebbe con il 90%.

Dunque, buon anno. Come dicevo, in fondo inizia bene, con un sovranista sconfitto. Speriamo bene. E auguri a tutti.

Novità in campo energetico dall'UE: rinnovabili al 32% (e dobbiamo rivedere la SEN)
16 giugno 2018
Ci sono novità dall'UE in campo energetico. E' stato raggiunto un accordo fra le istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, in cui sono state approvate due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti, che era stato adottato dalla Commissione europea nel novembre 2016. Un mese fa era stata adottata la prima, la direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia. La decisione aggiorna il quadro normativo Ue in materia.

In particolare, entro il 2030 le energie rinnovabili dovranno coprire il 32% dei consumi energetici nell'Unione Europea.

Ancora non sono noti i dettagli, il testo deve essere approvato dal parlamento e dal consiglio europei, ma verrebbero introdotti per la prima volta concetti importanti, come quelli di 'comunità di energia rinnovabile' e di 'autoconsumo'. L'accordo prevederebbe infatti i primi interventi in materia: una riduzione dei costi per i cittadini e i gruppi di cittadini che intendono produrre energia da rinnovabili per l'autoconsumo. 
L'accordo stabilisce inoltre obiettivi del 14%, e del 3,5% per i biofuel da seconda generazione, per i trasporti, pone criteri di sostenibilità per l'impiego delle biomasse forestali, e prevede il divieto all'utilizzo di olio di palma nei biocarburanti dal 2030.
Finalità dell'accordo è migliorare i regimi di promozione delle rinnovabili, alleggerendo anche le procedure amministrative, definendo un quadro di regole sull'autoconsumo, innalzando gli obiettivi da raggiungere nei vari settori.  Per quanto riguarda i sistemi di incentivi nazionali, si introduce il divieto di modifiche retroattive ai regimi di sostegno che incidono negativamente sui diritti conferiti e sulla sostenibilità economica di progetti già approvati.
Il target del 32% prevede una clausola di revisione al rialzo nel 2023. 

Ricordiamo che nel 2014 la strategia UE aveva posto l'obiettivo del 27%. Questa cifra veniva sin qui superata dalla SEN nazionale (la Strategia Energetica elaborata dal Governo italiano nel 2017) con una previsione del 28% al 2030. Ora questo obiettivo va rivisto al rialzo, un fatto che era prevedibile anche lo scorso anno. 
Lo stesso obiettivo del 32% scelto dall'Europa appare come limitato da scarsa ambizione, visto che il mondo intero procede velocemente verso le fonti energetiche rinnovabili e che l'UE ha sempre avuto un ruolo guida in materia, ruolo che ora rischia di perdere se si riduce a discutere delle ultime cifre a destra. Un 40% - se non un 50% - sarebbe stato certamente possibile senza traumi, con una classe politica comunitaria più decisa e ambiziosa. Per ora continuiamo pure ad avanzare con il freno a mano tirato, è sempre meglio che stare fermi, purché ne siamo consapevoli.


ECONOMIA
La Cina apre al mercato del carbonio - e l'UE lo riforma
28 febbraio 2018
Il mercato di carbonio nasce in Cina, in uno dei Paesi che generano più emissioni climalteranti del mondo. Si tratta di una buona notizia, accolta con favore dall'Unione Europea.
La Cina ha infatti dato il via a quello che sarà il più grande mercato del carbonio del mondo, superando di gran lunga il meccanismo di scambio delle emissioni europeo EU ETS (Emission Trading System). Il grande Paese asiatico mostra di essere sempre più conscio del proprio ruolo nel contesto del più grande problema del secolo - o forse di sempre - vale a dire l'inquinamento globale che arriva a modificare sistemi naturali planetari come il clima. La decisione infatti fa parte di un quadro di politiche intraprese per ridurre le emissioni entro pochi anni.
Per ora, il sistema di scambio delle emissioni cinese riguarderà soltanto il settore energetico. Quest'ultimo rappresenta il 46% del totale delle emissioni di un Paese che è all'origine di un quarto delle emissioni totali: ne risulta il 12% circa delle emissioni globali del mondo, una quota di grande rilevanza. Il mercato del carbonio cinese riguarderà una quota quasi doppia di quella coperta dal mercato europeo, nonostante l'Ets UE interessi già comparti diversi.
L'Unione Europea si è espressa favorevolmente, apprezzando l'atteggiamento della Cina in contrapposizione a quello degli Stati Uniti (altro grande Paese fortemente inquinante). Si può immaginare un futuro in cui i mercati di carbonio siano collegati, creando un meccanismo virtuoso a livello mondiale.

Nostante le premesse positive, va ricordato che l'Ets UE presenta dalla sua nascita numerose difficoltà, per risolvere le quali è stata ora avviata una riforma. Secondo la notizia trasmessa da Ansa, il nuovo Ets prevede di tagliare le emissioni in misura maggiore rispetto al passato, con la riduzione del tetto massimo di emissioni del 2,2% l'anno invece dell'attuale 1,74%. Per evitare l'eccesso di quote, che ha impedito all'Ets di funzionare correttamente negli anni scorsi, il 24% delle quote eccedenti ogni anno dal 2019 al 2023 andranno in riserva. Dal 2023 le quote in eccesso nella riserva potranno essere cancellate. Prosegue, ma viene limitata, l'assegnazione di quote gratuite per evitare la delocalizzazione delle imprese in altre parti del mondo con costi inferiori legati alle diverse, o del tutto assenti, politiche climatiche. La percentuale di quote da mettere all'asta è fissata al 57%, con una flessibilità del 3% attivabile in caso fossero necessarie più quote gratuite.
Se è vero che il prezzo reale del carbonio sarebbe almeno 10 volte più alto di quello attuale, si spera che il nuovo Ets europeo riesca a corrispondere alle necessità e a migliorare un percorso sin qui abbastanza deludente.

E' auspicabile che le politiche messe in atto funzionino e lo facciano in tempi brevi: dall’Istituto di Potsdam sui cambiamenti climatici ci informano che in tutto il mondo dovranno avvenire cambiamenti radicali in ogni ambito nei prossimi 20 anni, se vogliamo raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo sul clima di Parigi. Abbiamo poco tempo per restare in un mondo almeno simile a quello che la nostra civiltà ha conosciuto; non si tratta soltanto di un ostacolo, ma di un'opportunità per guardare al futuro.

Scendendo al livello locale con le varie iniziative utili allo scopo di ridurre l'inquinamento e promuovere nuove forme produttive ed economiche, segnalo che la Regione Emilia Romagna riapre il Fondo Energia: dal 1° marzo 2018 al 31 maggio 2018 (salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse) sarà possibile presentare domanda per accedere. Il Fondo Energia mette a disposizione nuove risorse per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica delle imprese e per incrementare l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili,  finanziando fino a 500.000 euro in 96 mesi a tasso 0 per il 70% dell'importo ammesso e per il 30% a un tasso convenzionato con gli istituti di credito.

Per maggiori informazioni:

http://energia.regione.emilia-romagna.it/in-evidenza/2018/riapre-il-fondo-energia-domande-dal-1-marzo-al-7-maggio-2018

Politica:
Domenica 4 marzo si vota alle elezioni nazionali. E' possibile reperire ogni informazione utile sul sito del Comune di Bologna al seguente indirizzo:

http://www.comune.bologna.it/node/3519

ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

SOCIETA'
La Dichiarazione di Roma
27 marzo 2017

All’indirizzo in calce si trova il testo della dichiarazione firmata a Roma sabato 25 marzo scorso dai leaders europei. Vale la pena di leggerlo, si tratta di un evento di grande importanza sul piano politico e  sul piano  sociale.

Le caratteristiche che ricorrono a delineare i contorni della prospettiva che si vuole dare all’Unione Europea sono: sicura, prospera e sostenibile, sociale e forte. Sono tratti che da sempre qualificano l’Europa, ed alcuni in particolare le sono propri: la sostenibilità e l’attitudine al sociale. Nessun altro luogo al mondo ha chiaramente scelto da anni la qualità ambientale e la qualità della vita dei cittadini fra i propri obiettivi primari in un contesto democratico, o ha posto condizioni basate su diritti umani (si pensi alla rinuncia alla pena di morte per i Paesi aderenti). Per non parlare del fatto che nessun altro insieme di Paesi al mondo ha liberamente scelto di aderire ad un'Unione a cui cedere parte della propria sovranità in vista di un futuro che offra migliori prospettive.

Questo non significa certo che tutti i problemi siano stati risolti, al contrario, stiamo attraversando una fase di crisi che colpisce e lo fa con forza, ma significa che gli obiettivi che ci si pone sono inseriti in un contesto di principi concepiti come si è detto e ritenuti irrinunciabili.   Il futuro dell’Unione può di conseguenza essere inserito soltanto in tale prospettiva.

Non è poco. Si può obiettare che il testo è troppo generico, ma è la norma in casi come questo, quando è in gioco la stessa sopravvivenza dell'Unione. La prospettiva di operare “congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione” come recita il testo, è la via per andare avanti. E' lo stabilire che indietro non si torna.

Questo passo compiuto a Roma sabato scorso dimostra che l’UE c’è,  è attiva e vitale, e vuole continuare la strada intrapresa.

Si può leggere la dichiarazione di Roma al seguente link:

http://www.lastampa.it/2017/03/25/esteri/il-testo-della-dichiarazione-dei-leader-dei-stati-membri-e-del-consiglio-europeo-del-parlamento-europeo-e-della-commissione-europea-tUZIaH4InNVz1VMQmrNRIN/pagina.html

 

POLITICA
Aggiornato il Patto dei Sindaci - ed esteso a livello mondiale!
21 giugno 2016
Nei prossimi giorni si terrà a Bologna un convegno di due giorni sul tema della riqualificazione energetica del patrimonio costruito, con un focus sulla strategia delle addizioni volumetriche, nel contesto delle politiche dell'Unione aventi l'obiettivo di ridurre i consumi di energia.
L’evento internazionale appartiene al progetto Abracadabra, acronimo di “Assistant Buildings’ addition to Retrofit, Adopt, Cure And Develop the Actual Buildings up to zeRo energy, Activating a market for deep renovation“, finanziato nell’ambito del programma europeo Horizon 2020. Il progetto è coordinato dall’Università di Bologna, ed è finalizzato all'obiettivo degli edifici a consumo quasi zero dell'Unione Europea.
Il progetto si avvale della partecipazione di altri 17 partner europei, sia accademici – come la National and Kapodistrian University of Athens e la Technische Universiteit Delft – sia imprenditoriali, appartenenti al mondo dell’edilizia, delle costruzioni, del restauro degli edifici, nonché del Consiglio degli Architetti Europeo di Bruxelles. L'iniziativa è pubblicizzata anche sul sito del PAES, il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile della città di Bologna. 

Il PAES fa parte del Patto dei Sindaci, Covenant of Majors, un'iniziativa UE per contenere e ridurre le emissioni inquinanti nelle città europee, che prevede di ridurle di una quantità che supera il 20% al 2020. Il Comune di Bologna ha infatti aderito al “Patto dei Sindaci” promosso dalla Commissione Europea, assumendo l'impegno di ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti. Il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile di Bologna, è stato approvato il 28 Maggio 2012, ed è frutto di un percorso di condivisione con i portatori di interesse locali e con i cittadini.

Il Patto è stato recentemente aggiornato. Il nuovo Patto dei Sindaci è stato presentato, come si legge sul sito, dal Commissario Miguel Arias Cañete come "la più vasta iniziativa urbana su clima ed energia al mondo"; il Patto dei Sindaci per il clima e l’energia vede coinvolte migliaia di autorità locali e regionali impegnate su base volontaria a raggiungere sul proprio territorio gli obiettivi UE per l’energia e il clima. Con il loro impegno, i nuovi firmatari mirano a ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 40% entro il 2030 e ad adottare un approccio integrato per affrontare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Nell’estate dello scorso anno la Commissione europea e il Patto dei Sindaci hanno avviato un processo di consultazione, con il sostegno del Comitato europeo delle regioni, volto a raccogliere opinioni sul futuro del Patto dei Sindaci. Il risultato è molto netto: il 97% ha chiesto di andare oltre gli obiettivi stabiliti per il 2020 e l’80% ha sostenuto una prospettiva di più lungo termine. La maggior parte delle autorità ha approvato gli obiettivi di riduzione minima del 40% delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti entro il 2030, e si è dichiarata a favore dell’integrazione di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nel quadro di una comune strategia.

Intanto, una nuova iniziativa vuole unire le città del mondo nel contrasto ai cambiamenti climatici: il Patto dei Sindaci Globale per il Clima e l'Energia, Global Covenant of Mayors for Climate and Energy.
Sei mesi dopo gli accordi siglati a Parigi, le due iniziative più in vista nella lotta contro il cambiamento del clima e un modello energetico più sostenibile, il Patto dei Sindaci dell'UE e la coalizione globale di Sindaci delle Nazioni Unite si uniscono per formare un nuovo organismo, il primo del suo genere per responsabilizzare e attivare i governi cittadini contro l'inquinamento e le emissioni climalteranti. Si tratta già ora del maggiore organismo che associa città del mondo, considerata l'adesione di oltre 7.100 comuni da 119 Paesi del mondo che rappresentano oltre 600 milioni di abitanti, più dell'8% della popolazione mondiale.

Quindi, gli obiettivi si fanno più ambiziosi, in un contesto in cui le tematiche ambientali rivestono un rilievo via via maggiore e le strategie si consolidano.

Per maggiori informazioni si possono consultare i siti dedicati:

Il Piano energetico di Bologna:

www.paes.bo.it

Il Patto dei Sindaci dell'Unione Europea:

www.pattodeisindaci.eu

Il Patto Globale dei Sindaci:

www.compactofmajors.org/globalcovenantofmajors/


POLITICA
La vera sfida è costruire e portare avanti una strategia di contenimento dei consumi di gas e petrolio, ed una concomitante crescita economica
16 gennaio 2016

Il Ministro Federica Guidi ha chiarito che il Ministero dello Sviluppo economico non ha concesso alcun permesso di effettuare esplorazioni in mare entro il limite delle 12 miglia e che non sono state rilasciate autorizzazioni alla vigilia della presentazione della legge di Stabilità, rispondendo così alle polemiche ormai accese da tempo e acuitesi in questi ultimi giorni.  

Secondo l’agenzia Reuters, il Ministro ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il permesso di ricerca concesso alla società Petroceltic riguarda soltanto, e in una zona oltre le 12 miglia, la prospezione geofisica e non prevede alcuna  perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una specifica valutazione di impatto ambientale. La Legge di Stabilità, venendo incontro alle richieste referendarie, ha escluso qualsiasi nuova ricerca entro le 12 miglia dalle coste. Il permesso alla Petroceltic non ha quindi nulla a che vedere con la legge di Stabilità visto che si tratta di ricerche al di fuori del limite delle 12 miglia. Nessun altro permesso di ricerca, in nessun’altra parte del Paese, è stato rilasciato alla vigilia dell’approvazione della legge di Stabilità.”

Si tratta di un’importante posizione in quanto mira a far chiarezza in un contesto denso di schermaglie e confronti anche accesi – inclusivi di un referendum richiesto da associazioni ed enti locali – sul tema della politica energetica da perseguire. La maggior parte delle polemiche poteva forse essere evitata fin dal principio, assumendo una linea chiara. Ma va detto che, per costruirla, è necessario inserirla nel contesto internazionale che vede il petrolio e il gas protagonisti, nonostante tutto, di uno scenario globale che parte dai consumi, passa per l’Isis e quanto vi sta intorno, incrocia l’accordo di Parigi, finisce in Europa ed in Italia dove si stenta a trovare il bandolo della matassa per costruire la maglia di una politica energetica comune – che poi non è slegata da quella ambientale, su cui l’UE si è mostrata più unita.  Per fare esempi molto vicini a noi, il petrolio sotto l’Adriatico coinvolge anche la Croazia, i gasdotti che portano il gas naturale in Europa riguardano tutti i Paesi dell’Unione. 

Stiamo attraversando una fase di basso prezzo del petrolio (a dir poco: si potrebbe parlare di un vero e proprio crollo), e questo fatto porta con sé alcune conseguenze, non tutte positive come a prima vista si potrebbe pensare. Produrre energia costa sicuramente di meno, ma le minori entrate dei Paesi produttori implicano minori spazi per le esportazioni nostrane. In generale, in un’economia il cui sviluppo è stato fondato, e si è successivamente consolidato, sullo sfruttamento delle risorse energetiche fossili – petrolio, gas, carbone – ogni eccesso provoca squilibri, in un senso o nell’altro. La letteratura dedicata in questi giorni si sbizzarrisce in ipotesi diverse circa gli andamenti futuri, e su basi di solito estremamente ragionevoli può raggiungere conclusioni del tutto diverse (far previsioni sul petrolio è sempre stato difficilissimo, e quasi mai gli esiti reali sono conformi alle stesse). Ma sulle cause del crollo ci sono pochi dubbi a proposito degli effetti di un eccesso di crescita dell’offerta rispetto alla crescita della domanda. In altre parole, negli ultimi anni a livello globale la domanda è aumentata di poco mentre la capacità produttiva mondiale è aumentata di più, e la legge della domanda e dell’offerta ha dato i suoi risultati. Del tutto normali, stando alle leggi del mercato. La situazione più paradossale nasce dal fatto che la maggior parte dell’eccesso di offerta è dovuta allo shale oil statunitense (shale oil, shale gas, idrocarburi estratti dalle rocce del sottosuolo con una tecnica molto invasiva per l’ambiente, oltre alle sabbie bituminose canadesi), che ora va fuori mercato perché le tecniche utilizzate, molto costose, non reggono il basso prezzo di vendita. Si stima che l’estrazione con il fracking non sia più redditizia con un prezzo del petrolio al di sotto dei 65 dollari al barile (ora, gennaio 2016, siamo intorno a 30 $/bbl).

L’OPEC, dal canto suo, non è praticamente intervenuta per modificare la situazione. lasciando invariata la produzione (che, come si è detto, mette fuori gioco gli USA). La Eia – Agenzia per l’Energia statunitense, ha appena pubblicato un Rapporto in cui stima prezzi bassi del barile fino alla fine del prossimo anno (2017).  Forse un ruolo indiretto lo ricopre anche l’Isis, che si trova ad occupare parte del suolo iracheno e siriano dove il petrolio non manca, ed a svolgere un ruolo politico nel quadro mediorientale. Si stima che almeno il 55% delle entrate che sostengono lo Stato islamico provengano dal contrabbando di petrolio a prezzi stracciati, arrivando sui mercati in vari modi, magari non tracciabili.

In questo contesto la bolletta energetica nazionale cala, ma sarà meglio costruire fin da ora una linea da portare avanti che ci ponga ai ripari in futuro.

Innanzitutto, il governo italiano ha assunto da tempo, a mio avviso, una posizione corretta sul piano europeo e internazionale (pur con grande rispetto di Juncker e, ovviamente, della Commissione UE). L’opportunità di un ruolo più influente del nostro Paese in Europa può diventare ora realtà, visto che in varie occasioni ha espresso per primo posizioni corrette, che poi altri hanno sostenuto, in vai ambiti dai temi economici alla politica estera. Una posizione che va sostenuta e portata avanti con convinzione, perché il nostro Paese è sicuramente in grado di giocare un ruolo rilevante negli scenari politici ed energetici internazionali ed interni europei (scenari che ci riguardano molto da vicino, come abbiamo visto).

In secondo luogo, va pensata e potenziata una strategia che ci consenta progressivamente di liberarci dal petrolio acquistato all’estero non soltanto estraendolo dai nostri mari e dalle nostre terre, ma riducendone i consumi senza intaccare la crescita economica. Una strategia che in parte già esiste, fatta di una miriade di imprese green che hanno per lo più mostrato di reggere la crisi meglio delle altre, e di una altrettanta miriade di sindaci e amministratori che sperimentano sul territorio soluzioni nuove per alleggerire gli impatti ambientali, ma che va sostenuta e potenziata con un adeguato impegno in settori ad alto valore aggiunto di innovazione tecnologica a basso impatto ambientale.

Non sarà l’estrazione dell’ultima goccia di petrolio, o di gas, dal sottosuolo, magari spremendo la roccia come un limone con impianti più costosi di ciò che riesci a tirar fuori, a far la fortuna economica di un Paese, ma la capacità di impegnarsi nei settori più adatti alle proprie caratteristiche in un mondo che avrà estremo bisogno di ripulire l’aria, l’acqua, il suolo, e limitare i danni. Un impegno nella fascia dell’innovazione tecnologica, della qualità, della ricerca, legato ad un analogo impegno sul fronte della formazione, dell’istruzione e della successiva collocazione dei giovani, invece di consentire, o addirittura favorire, la loro emigrazione.

 

 

POLITICA
Quale Europa?
3 luglio 2015
Ad osservare le vicende greche viene da chiedersi come si è arrivati sin qui. Com'è possibile che si trascini per anni una situazione, seppur grave, di un piccolo Paese membro della più potente e ricca organizzazione di Stati del mondo (ancora non è una vera Unione, e forse proprio li' sono rintracciabili le ragioni). Com'è possibile che l'Unione Europea sia finita a poco a poco ad essere sempre più guidata da Fondo Monetario Internazionale, Troika, banche, e infine, dalla Germania. Non integralmente, il filo che tiene legato l'obiettivo iniziale non si è ancora spezzato, ma la strada che viene ora percorsa e' questa.
In un articolo pubblicato su "La Repubblica" del 1 luglio, Mariana Mazzuccato sostiene che in Grecia sono mancati gli investimenti, da accompagnarsi alle riforme. Ipotizzando "che la Grecia avesse solo una crisi di liquidità ci si è concentrati troppo su pagamenti del debito a breve termine e condizioni di austerità sfiancanti imposte per poter ricevere altri prestiti, che sarà impossibile rimborsare in futuro se non torneranno crescita e competitività. E non torneranno se la Grecia non potrà investire". Un'Europa a varie velocità, dunque, che non sa guardare al proprio interno e alle proprie necessità, denunciando una crisi dei propri valori ed obiettivi che forse non è mai stata così forte. Perché queste sono le conseguenze più gravi: la crisi delle istituzioni europee, dell'immagine dell'UE nel mondo e presso i propri cittadini, che vengono prima dei mercati e prima dei bilanci.
Ma se in Italia si è arrivati ad inserire il pareggio di bilancio in Costituzione e' possibile di tutto, ormai, senza scandalo alcuno, e senza che alcuna teoria alternativa venga proposta e sostenuta. 
Dunque, come si è arrivati sin qui? Non è difficile cogliere il fatto che in un rapporto di forza a due nello stesso campo, se una spinta avanza ciò accade anche perché l'altra retrocede. Se ciò che identifichiamo con il "liberismo economico" affermiamo che "ha vinto" e non resta che adeguarsi (e lo facciamo addirittura ad un'iniziativa di una Festa dell'Unita, in rappresentanza della sinistra) cosa mai possono avanzare nel confronto, le tesi di un'Europa solidale, guidata dalla politica, o le tesi opposte, di un'Europa debole, guidata dalla finanza? 
La politica e' stata debole, e qualcuno se ne dovrebbe assumere la responsabilità. Se ora l'UE non piace, va ricordato che essa è frutto delle politiche portate avanti negli anni scorsi, quando si è pensato troppo facilmente che bastasse un'unione monetaria e tutto il resto sarebbe venuto in seguito. Il resto non si è materializzato dal nulla, infatti va creato, coltivato come una piantina, fatto crescere. Manca l'unione politica nell'Unione Europea, non altro, non l'unione dei popoli che (basta fare un viaggio) sono spesso assai più uniti ed inclusivi di coloro che li guidano.
Ma va anche ricordato che ci troviamo tutti con i piedi sul suolo UE. L'Europa non sta da qualche parte fra Bruxelles e la Germania - che per inciso, si è meritoriamente guadagnata la posizione di leadership che ora detiene - ma sta esattamente sotto i nostri piedi, il suolo che calpestiamo e' Europa. 
Forse, perciò, dovremmo incominciare noi stessi a far valere i nostri punti di vista, per avere in futuro un'Europa più equa, solidale, unita, sostenibile e inclusiva. 
POLITICA
Sostenibilità e ambiente come scelta di competitività
23 ottobre 2014

E’ stato veramente apprezzabile l’intervento di ieri di Matteo Renzi su clima ed energia.   In un contesto non facile, dove alla vigilia del vertice Ue un'intesa sulla strategia energetica e climatica per il 2030 tarda ad arrivare, l'Italia alla presidenza di turno dell'Unione punta ad un accordo con obiettivi alti. 

Si parla di una riduzione vincolante del 40% di CO2 nazionale, del 27% di consumo obbligatorio di energia da rinnovabili, e di un aumento "indicativo" del 30% dell'efficienza energetica, a livello Ue. Alle percentuali si aggiungono i 'meccanismi di solidarietà' per gli aiuti ai Paesi con un Pil pro capite inferiore alla media Ue, che arrivano dal mercato europeo Ets della CO2. I limiti ambientali sono poi da inserirsi nella questione energetica e del mercato unico dell’energia.

Matteo Renzi dunque ha invitato l'Europa a puntare in alto. Riporto alcuni passi del suo intervento: "Alcuni Paesi insistono nell'essere particolarmente prudenti, più attenti ai Paesi che soffrono ancora per il ruolo del carbone e di vecchie tecnologie industriali. Noi pensiamo tuttavia che mai come in questo momento sia necessario affermare una scelta di sostenibilità e ambiente come scelta di competitività e di possibile creazione di posti di lavoro".  Perciò, "proponiamo di avere la massima ambizione per il pacchetto 2030 e anche per Lima, dicembre 2014, e poi per l'appuntamento cruciale di Parigi 2015". Accanto a questo, c'è bisogno di "un gigantesco investimento Ue sui green jobs, la creazione di posti di lavoro legati all'economia verde. C'è bisogno accanto a una valutazione in sede politica europea di una scommessa industriale ad essa collegata", a partire dalle politiche interne dell'Italia: "Abbiamo incentivato le rinnovabili ma abbiamo perso l'occasione di creare e valorizzare una filiera industriale", sottolinea Renzi. Ma ora "quando scegliamo di intervenire sull'efficienza energetica indichiamo un metodo e uno stile che deve partire dagli immobili pubblici e da criteri urbanistici che devono essere validi per tutti i regolamenti dei Comuni italiani".

L’approccio è quello giusto, ora lavoriamo per realizzare davvero questi obiettivi. Senza perdere ancora una volta il treno: l’economia verde è l’unico ambito che avrà sempre maggior rilievo nel futuro.

POLITICA
Il volto delle istituzioni UE
16 maggio 2014

Anche se non ci sono stati elementi particolarmente risonanti, il dibattito di ieri sera fra i cinque candidati alla Presidenza della Commissione UE è stato un evento, si può dire, storico. Per la prima volta le elezioni europee sono caratterizzate da candidati comuni a ciascun schieramento politico, per la prima volta abbiamo visto in diretta i volti ed assistito al dialogo, e per la prima volta il confronto pubblico televisivo ha portato le istituzioni europee in un luogo mediaticamente identificabile, e persino “vicino”, come possono esserlo le piazze agorà teletrasmesse a cui siamo abituati da sempre.

I cinque candidati alla presidenza si sono confrontati davanti al pubblico delle tv e delle radio pubbliche di tutti i Paesi europei, per 50 canali televisivi, 38 websites e web media che lo proporranno in streaming, e 9 stazioni radio.

Per chi se lo fosse perso, si trova qui:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Europee-ultimo-round-prima-del-voto-stasera-la-sfida-tv-fra-i-candidati-presidente-6b16dabb-26ce-487e-8de4-2b2ea2c6cea1.html

 

POLITICA
Confronto in tv fra i candidati alla Presidenza della Commissione Europea
15 maggio 2014

Questa sera, su Rainews 24, va in onda il confronto fra i candidati alla Presidenza dell’Unione. Da non perdere.

Noi, naturalmente, tifiamo per Martin Schulz!

 

ECONOMIA
Nuovi obiettivi energetici ed ambientali in Europa
25 gennaio 2014

Alti obiettivi di protezione del clima: l’Unione Europea mantiene la guida delle politiche ambientali ed energetiche a basso impatto a livello mondiale. La proposta che la Commissione Europea ha presentato pochi giorni fa, infatti, contiene un rinnovato impegno a raggiungere traguardi ambiziosi di riduzione delle emissioni climateranti, senza perdere di vista la sicurezza del sistema energetico.   Il nuovo contesto in cui operare scelte energetiche e di tutela del sistema climatico assume gli obiettivi al 2030 di ridurre le emissioni di gas ad effetto-serra del 40% al di sotto del livello del 1990, di incrementare la quota di rinnovabili ad almeno il 27%, e costruisce un quadro fatto di politiche per l’efficienza e la gestione, completo di indicatori per la competitività e la sicurezza. Si tratta di scelte precise in favore della costruzione di un’economia a basso contenuto di carbonio, basata su un sistema energetico più leggero per l’ambiente, maggiormente integrato all’interno dell’Unione, e meno legato alla geopolitica internazionale con le importazioni di combustibili fossili, di cui l’Europa è scarsa produttrice.

La Comunicazione della Commissione UE sarà discussa al Consiglio e al Parlamento europei, e sarà accompagnata da una proposta di normativa riguardante il sistema di scambio delle quote di emissione Ets che partirà del 2021.

Sul fronte delle reazioni, si registrano nel nostro Paese reazioni dubbiose dal mondo ambientalista, dove si vorrebbero obiettivi più elevati, e contrarie da parte industriale, secondo cui i medesimi sono troppo alti. Per esempio, Legambiente sottolinea la necessità di ridurre maggiormente le emissioni per contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C (il comunicato si legge all’indirizzo in calce). Confindustria, al contrario, esprime preoccupazione (come si legge sul Sole24ore all’indirizzo in calce) per l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% che potrebbe compromettere la competitività dell’industria in un contesto internazionale in cui altri Paesi sono meno impegnati sul fronte ambientale.

Si tratta evidentemente di un problema di non facile soluzione: per l’ambiente sarebbe necessario smettere di inquinare, per il sistema economico e industriale attuale, largamente basato sul consumo di combustibili fossili, sarebbe meglio continuare come ora. Non è un tema semplice, ma credo che gran parte della soluzione si trovi nel modo in cui si applicheranno le scelte, e non soltanto nelle scelte stesse: la capacità dell’Unione Europea nel suo complesso, fatto di istituzioni comunitarie e di Stati nazionali, di favorire e promuovere le sue scelte in materia di energia, industria, ambiente, sarà decisiva in un contesto internazionale dove spesso si lavora al ribasso. In altre parole, come verranno portate avanti le cose sarà altrettanto importante degli obiettivi stessi, che non possono restare crude cifre, ma devono diventare un’opportunità di crescita, fattore di sviluppo, ed anche di leadership mondiale. Se l’Europa saprà giocare bene le sue carte, le nostre imprese potranno porsi alla guida del mercato; un mercato dove l’efficienza e la qualità siano elementi imprescindibili.

 

Gli indirizzi web citati, con la notizia della comunicazione della Commissione Europea, sono i seguenti: 

 

 

http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2014012202_en.htm

www.legambiente.it/contenuti/articoli/clima-ue-presenta-libro-bianco-clima-energia-2030-obiettivi-insufficienti

 

www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-22/clima-confindustria-preoccupati-nuovo-tetto-emissioni-solo--ue--175706.shtml?uuid=AB2qLXr

 

 

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