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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

TECNOLOGIE
Quanto fa male il 5G
31 ottobre 2019
Vorrei intervenire brevemente sul dibattito che si è aperto riguardo la nuova rete 5G per la comunicazione mobile. L'incertezza e l'alone di mistero che circonda la novità ha portato preoccupazione, e addirittura sindaci che hanno fermato la diffusione delle tecnologie relative.

Con la sigla "5G" ci si riferisce a tecnologie e livelli standard di nuova generazione capaci di connettere moltissimo, vale a dire con altissima ampiezza di banda e con bassissima latenza. La cosiddetta "quinta generazione" segue le precedenti (2G, 3G, 4G), ma rappresenta un salto di qualità notevole, consentendo moltissime connessioni in contemporanea, Internet delle cose (IoT, Internet of Things), reti intelligenti integrate in un unico sistema informativo, il tutto con un'immediatezza mai vista e un sistema veramente nuovo di gestione delle comunicazioni. Insomma, se le generazioni precedenti erano una conseguenza l'una dell'altra in una progressione migliorativa, quest'ultima promette una vera rivoluzione, un modo diverso di gestire le comunicazioni che avrà impatti sul nostro modo di vivere. 
La preoccupazione nasce dal fatto che la diffusione sul territorio delle antenne di trasmissione, come accade già oggi con le tecnologie per la comunicazione mobile, porta necessariamente ad un aumento del cosiddetto elettrosmog, ovvero del livello di campi elettromagnetici a cui mediamente siamo esposti nella nostra vita. Questo ha destato notevole preoccupazione soprattutto negli anni scorsi, quando l'estremo successo dei telefoni cellulari ha comportato una prima opera di installazione di impianti ricetrasmittenti sul territorio. Ora si replica, sottolineando la presunta pericolosità degli impianti necessari al 5G. Ad oggi, non ci sono studi specifici di carattere medico sul 5G, mentre una serie di studi sull'elettrosmog in generale sono stati condotti negli anni riguardo il rischio sanitario che eventualmente comportano. Le conoscenze acquisite hanno portato ad emanare standard di sicurezza contenenti limiti di esposizione ai campi elettromagnetici da parte di organismi indipendenti riconosciuti a livello internazionale (ICNIRP, International Commission on non-ionizing Radiation Protection). Il nostro Paese ha adottato anni fa limiti più restrittivi. Ora però la rete 5G cambia il paradigma, con numerosi impianti di bassa potenza formanti una rete diffusa ma senza picchi di emissione, e l'Italia dovrà riconsiderare le modalità di valutazione delle emissioni.

Riguardo gli effetti sulla salute, e sintetizzando molto le risultanze degli studi effettuati negli anni scorsi, emerge in particolare che l'esposizione diventerebbe nociva se protratta per lungo tempo a potenze elevate, altrimenti resterebbe bel al di sotto di una soglia di rischio rilevabile. In altre parole, siamo continuamente esposti ad agenti patogeni di ogni tipo ben più gravi dei campi elettromagnetici alle frequenze in uso. Oltretutto, gli impianti 5G sarebbero di minore potenza, riducendo quindi gli effetti sul corpo umano. 
Anni fa ho seguito il tema per Legambiente Emilia-Romagna, e posso confermare che la preoccupazione per le antenne che venivano installate era forte nella cittadinanza. Ora, credo che sia necessario seguire con approccio scientifico l'innovazione costituita dal 5G, ma collocando il tema delle conseguenze sanitarie sulla giusta posizione nella scala delle priorità. Vivere continuamente immersi in campi elettromagnetici di intensità superiori al livello naturale medio può essere nocivo, o dare disturbi in persone particolarmente sensibili, o interferire con la vita della fauna selvatica, ma ad un livello estremamente inferiore rispetto a moltissime attività umane comuni. Se fermiamo la rete per la connessione mobile allora dobbiamo immediatamente fermare automobili a benzina, camion, aerei, riscaldamenti a gasolio o gas, fumi emessi dalle industrie, il cui effetto fortemente dannoso alla salute è certo. Sul piano personale dobbiamo smettere di fumare, di mangiare carne da allevamenti intensivi, di produrre microplastiche con i nostri abiti o i cosmetici.  Gli animali selvatici poi, sono più disturbati, per così dire, dalle luci notturne, dai sonar nel mare, dagli inquinanti nei fiumi, o dalle reti per l'uccellagione illegale nelle valli prealpine.  Occupiamoci di tutto ciò con lo stesso coinvolgimento con cui seguiamo i campi elettromagnetici, e saremo a posto con l'ambiente e con la salute. 




TECNOLOGIE
Trent'anni dopo, sempre meno nucleare e sempre più rinnovabili
18 ottobre 2018
Il Rapporto sullo stato dell'industria nucleare nel mondo ci informa che si ricorre sempre meno a nuove installazioni per l'energia da fissione atomica, e sempre di più a nuova potenza rinnovabile.

Traggo la notizia da Ansa, all'indirizzo in calce. Testualmente "Il nucleare è in declino nel mondo e le rinnovabili sono in crescita. Nel 2017 e nella prima metà del 2018 sono stati installati solo 7 nuovi gigawatt di energia nucleare sui 257 gigawatt di nuova potenza complessiva installata. La nuova potenza in rinnovabili è stata di 157 gigawatt. Lo sostiene il rapporto del think tank internazionale World Nuclear Industry Status Report."
Nello specifico, "Nel 2017 la potenza nucleare installata è cresciuta a livello globale solo dell'1%, mentre quella solare del 35% e quella eolica del 17%. Le nuove centrali nucleari si trovano quasi tutte in Cina (6), poi in Russia (2) e in Pakistan (1)."

Dopo tanti anni fa piacere leggere di una tendenza che non è più un auspicio, ma è fondata su dati concreti. L'andamento in calo del nucleare è in atto da anni, ed i nuovi dati sono una conferma che delinea un trend ormai consolidato. Soltanto dieci, o quindici, anni fa sembrava che l'opzione nucleare si riaffacciasse nel panorama dell'energia in Italia, mentre venivano troppo facilmente attribuite le cause dei nostri problemi alla scelta di rinunciare al nucleare seguente il referendum di trent'anni fa. Sono passati trent'anni: l'8 novembre 1987 si svolsero nel nostro Paese tre referendum riguardanti il nucleare nei quali la maggioranza degli italiani che andò alle urne votò orientando le scelte dell' Italia in ambito energetico verso una direzione di uscita dal nucleare. Nel 1990 il programma nucleare italiano venne definitivamente sospeso, ed i tentativi successivi di riavviarlo non hanno avuto esito.
Abbiamo sostenuto per anni che la tecnologia atomica fosse troppo rischiosa, troppo costosa, troppo invasiva, generatrice di rifiuti estremamente pericolosi, e spesso legata ai sistemi di armi atomiche militari. Questo Rapporto lo conferma ancora una volta:  la tecnologia atomica col tempo diventa sempre più costosa, per le misure di sicurezza e per la manutenzione dei vecchi impianti e lo smaltimento delle scorie, mentre le rinnovabili al contrario costano sempre di meno. I paesi che continuano ad investire sul nucleare, secondo il Rapporto, lo fanno per i collegamenti che il medesimo ha col settore militare.

La direzione è tracciata verso una quota sempre maggiore di fonti energetiche rinnovabili, verso tecnologie di utilizzo sempre più efficienti quindi richiedenti minori quantità di energia a parità di servizio reso, verso tecnologie di produzione sempre più performanti, verso un mondo avanzato ma sostenibile. La ricerca tecnico-scientifica è indispensabile per alimentare il processo avviato.
C'è un'ultima opzione: la fusione nucleare. La ricerca in questo campo va sostenuta perchè si tratta di una possibile fonte pulita di grande potenza. Se diventerà possibile e sfruttabile commercialmente sarà in grado di superare le maggiori criticità delle rinnovabili, ovvero la loro diffusione nello spazio e la dipendenza dai fenomeni naturali.

La notizia riportata da Ansa si trova al seguente indirizzo:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2018/10/16/nucleare-in-declino-nel-mondo-in-crescita-le-rinnovabili_f63bfa76-4bf4-490b-9733-4e8a85c5ba78.html

CULTURA
Matematica - e scienza - democratica
5 settembre 2018
Tra pochi giorni inizia il nuovo anno scolastico, e trovandomi ad essere una docente di matematica e fisica al liceo, vorrei questa volta spendere qualche parola sulla scuola, esulando parzialmente e per una volta dai temi portanti di questo blog.

Secondo un'indagine dell'Ocse, è "analfabeta matematico" un ragazzo italiano su quattro, mentre il 24,7% degli alunni di 15 anni non supera il livello minimo di competenze in matematica.
Si legge sul sito di Save The Children (all'indirizzo indicato in calce) che secondo i test PISA "In Italia una percentuale non indifferente di adolescenti non è in grado di ragionare in modo matematico, utilizzare formule, procedure e dati, per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni, in contesti diversi. L’Italia si colloca, nella speciale classifica dei ‘low achievers’ in matematica, al 24° posto su 34 paesi OCSE." E ancora: "In ambito europeo, l’Italia si posiziona prima soltanto del Portogallo, della Svezia e della Grecia, che presentano rispettivamente le seguenti percentuali di ‘low achievers’: 25%, 27% e 36%."
Pisa in questo caso è l'acronimo di Programma per la valutazione internazionale dello studente, su cui si possono avere maggiori informazioni all'indirizzo indicato più sotto. Sulla home page del sito si trovano alcune figure interattive dalle quali si può facilmente capire a quale livello si trovi l'Italia nel quadro internazionale in vari aspetti della preparazione scolastica ed in quella scientifica in particolare: nella media o sotto la media.

Siamo un popolo di ignoranti matematici, e più in generale, di ignoranti scientifici, e a dirla tutta, non occorrevano le statistiche a ricordarlo: di solito lo sappiamo da soli. Certo non tutti possono essere scienziati o ingegneri; si sta affrontando qui il problema da un punto di vista che di solito viene indicato come cultura generale. Una scarsa cultura matematica e scientifica caratterizza il nostro Paese da tempi immemori, e la scuola fatica a modificare quello che è principalmente un atteggiamento collettivo, ben radicato, e collocato fra le altre qualità che caratterizzano il nostro Paese.
L'idea che la matematica non serva nella vita a meno che non si affronti uno specifico indirizzo di studi è pervasiva, e di solito viene affiancata all'idea che la stessa sia troppo difficile rispetto alla norma. Lo stesso accade più o meno per tutte le discipline scientifiche, mentre non ho mai sentito nessuno mettere in discussione l'utilità dei Promessi Sposi - detto, sia chiaro, con tutto il dovuto rispetto al Manzoni. 
Sulle cause di questa tendenza anti-scientifica nazionale sonno state scritte molte pagine, non ne ripeteremo i concetti principali qui, perchè il punto ora importante è un altro: come uscirne. Come allargare le competenze tecniche e scientifiche in Italia, tenendo presente che il nostro Paese ha, ed ha sempre avuto, livelli di eccellenza nei settori scientifici.
Ma forse è bene spiegare prima perchè occorre farlo. 
Abbiamo costruito una civiltà tecnologica e scientifica. In essa viviamo la nostra vita, lavoriamo, ci relazioniamo con le altre persone, studiamo, curiamo le malattie, organizziamo la comunità, elaboriamo nuovi concetti, inventiamo nuovi strumenti e nuove modalità in ogni campo. Tutto ciò lo facciamo con motori, elettricità, apparecchi radiotelevisivi, radiografie, strumenti vari per la medicina, telefoni cellulari, computer, collegamenti ferroviari e stradali, pompe per l'acqua, dighe, macchine agricole, sensori, laser, radar, sonar, microchip, nuovi materiali, e molto altro ancora. A parte coloro che vivono ancora nella Natura, popoli che si trovano ai margini del villaggio globale e che ci restituiscono almeno l'dea di ciò che eravamo, tutti noi viviamo immersi nella tecnologia e di essa ci nutriamo ogni giorno. E di cosa sono fatti gli strumenti della tecnologia? Di materiali specifici, di onde elettromagnetiche, di elettroni, di campi magnetici, di campi elettrici, di onde sonore, di fotoni, delle leggi della Fisica. Queste ultime espresse (Galileo docet) in linguaggio matematico. 
Il linguaggio matematico si usa poi in molti altri campi, come l'economia. In generale le conoscenze scientifiche riguardano la biologia, la chimica, la geologia. E' poco? Certo no. Eppure nella scuola italiana vige ancora ampiamente l'anacronistica distinzione fra materie umanistiche e materie scientifiche, con precedenza e privilegi vari alle prime, eccettuato (forse) i casi in cui le seconde siano materie di indirizzo del corso di studi.

Questo stato di cose comporta la cronica mancanza di personale con competenze tecniche nell'industria, e negli altri ambiti in cui sono richieste. Ma la carente cultura matematica e scientifica italiana ha una conseguenza ben più grave: il fatto di vivere in una civiltà tecnologica avanzata senza conoscerne le proprietà di base, anzi spesso senza saperne proprio nulla. Al contrario, per prendere decisioni occorrerebbe un minimo di conoscenze specifiche: per decidere se ricorrere all'energia nucleare oppure no, o per decidere se essere a favore delle vaccinazioni obbligatorie oppure no, o per affrontare il tema del cambiamento climatico, tanto per fare esempi clamorosi. Dato che la cultura scientifica non si forma navigando su internet, ma andando a scuola e studiando, ecco dove nasce il problema. 
La questione può avere evidentemente conseguenze anche sulla qualità della democrazia in Italia, visto che se nessuno, o almeno non una parte adeguata della popolazione, sa effettuare scelte in ambiti così importanti, finisce poi che qualcun altro arriva a farle al posto nostro. Sarebbe uno scippo di una fetta importante di democrazia, con conseguenze imprevedibili. 
Un livello così elevato di progresso tecnologico e scientifico quale quello attuale, se non può essere certo raggiunto da tutti, richiede però che i saperi diffusi non si fermino alle quattro operazioni o alla rotondità della Terra. Non intendo affrontare qui il tema più ampio del rapporto fra tecnica e democrazia, e fra tecnica e politica, ma semplicemente porre l'accento sul divario fra i traguardi specifici scientifici e tecnologici e il minimo comun denominatore della cultura collettiva in materia, e le sue possibili conseguenze. Si tratta di un gap enorme che richiede di essere colmato, e non sarà facile, ma la scuola italiana deve imprimere una svolta capace di cambiare una direzione ormai obsoleta.

Buon lavoro dunque a tutti i colleghi lettori di questo blog, e un pensiero particolare ai colleghi delle materie scientifiche. Il futuro si forma a partire da oggi, e la qualità dell'istruzione media sarà elemento determinante dell'Italia nei prossimi anni. 

I link ai siti citati nell'articolo:

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/i-ragazzi-italiani-non-sanno-usare-la-matematica

http://www.repubblica.it/scuola/2016/12/05/news/matematica_e_scienze_gli_alunni_italiani_restano_indietro-153486884/

https://www.oecd.org/pisa/

POLITICA
PD scientifico
3 settembre 2017
Su due cose dette da Matteo Renzi sabato 2 settembre a Bologna questo blog sarà sempre d'accordo: che è bene trovarsi dalla parte della scienza e della ricerca scientifica, e che l'ambientalismo non sia ideologico - ma, aggiungerei, che sia ambientalismo scientifico. Il discorso verteva sul fatto che il Partito Democratico ha fatto queste scelte; in un periodo in cui convinzioni a-scientifiche si diffondono fino a raggiungere il livello del decisore politico, è bene chiarire da che parte si sta e quali politiche si intende portare avanti, e questa scelta pone il PD dalla parte giusta.
In realtà, si tratta di assai di più della parte giusta - che già non è poco. Su queste due basi, scienza e ambiente, è possibile infatti costruire il nostro sviluppo futuro. 

Penso addirittura che non vi siano altre basi su cui tentare di costruire uno sviluppo per il nostro Paese: se l'Italia vuole restare nel novero dei Paesi avanzati deve, oltre a cercare di superare una serie di sue ataviche difficoltà, mettere in campo un progetto sistematico e coerente di sviluppo industriale-terziario-agricolo basato sul trinomio ricerca scientifica e innovazione tecnologica, trasferimento alle imprese, elevata qualità finalizzata al basso impatto ambientale. In un quadro del genere si collocano adeguata istruzione, circolarità dell'economia, settori produttivi tradizionali e high tech, energie pulite, agroalimentare biologico, turismo sostenibile. Si può fare moltissimo su questo fronte, sicuramente molto più di quanto si stia già facendo in una prospettiva anche politica di apertura ad un futuro dipinto con le tinte dell'eguaglianza, dei diritti, della tutela del lavoro, della protezione dei più deboli. Si possono creare posti di lavoro, favorendo l'economia reale invece della finanza speculativa, e uscendo dal vecchio schema economico tradizionale lineare in favore di quello recente circolare. 

Alcune considerazioni sulla scienza sono d'obbligo. Le recenti opposizioni ai vaccini sono specchio di un Paese che per troppo tempo ha relegato la cultura scientifica su un piano marginale rispetto alla cultura umanistica, creando oltretutto una artificiosa divisione. La posizione secondaria che la scienza riveste nel nostro Paese nasce nella scuola primaria, e si prolunga fino al termine della scuola superiore (eccettuato ovviamente i Licei o Istituti scientifici). Gli effetti si vedono nella scarsa preparazione scientifica in termini di cultura generale che caratterizza il nostro Paese, e nella costante penuria di fondi e di adeguate politiche all'attività di ricerca, con conseguente ben nota "fuga dei cervelli". Non si tratta di fatti deplorevoli ma marginali come molti in fondo ritengono: si tratta di un formidabile ostacolo allo sviluppo del nostro Paese, con tutte le conseguenze del caso. L'opposizione ai vaccini, ovvero ai farmaci più sicuri che esistono in grado di difenderci da malattie gravissime e spesso mortali, non è che la punta di un iceberg che trova acqua nella diffidenza verso tutto ciò che è "ufficiale", la scienza ufficiale, le istituzioni, lo Stato.  L'Emilia-Romagna ha promosso per prima politiche finalizzate a mantenere un livello adeguato di vaccinazione nella popolazione, a partire dalla scuola, e ne va dato il merito all'attuale governo regionale. 

Ma la scienza e la tecnica sono, come si diceva, anche alla base dello sviluppo per un Paese avanzato. Da lì occorre partire per promuovere il sistema industriale, quello economico, tutelando ambiente, territorio, e salute. La coerenza delle politiche messe in atto è fondamentale. Abbiamo, in passato, mancato questo aspetto, con decisioni che non collegavano le aziende italiane alla domanda indotta dalle incentivazioni, o che arrivavano in momenti e tempi diversi, favorendo l'uscita della domanda stessa verso imprese estere. Sono errori che, nell'ambito del possibile, non vanno ripetuti, in una prospettiva d'insieme che deve tendere sempre più a fare sistema. 

SOCIETA'
Illuminiamoci di meno (non per stare al buio, ma per guardare al futuro)
24 febbraio 2017
Si spengono le luci, oggi 24 febbraio dalle 18 alle 20, per riflettere sullo spreco di energia e sulla necessità di mettere in atto azioni a tutela dell'ambiente, del clima, per risparmiare preziose risorse energetiche. Un gesto simbolico per ricordare che la responsabilità riguarda tutti, privati cittadini e istituzioni, associazioni ed enti, e perché no, partiti politici, i più restii ad includere a pieno titolo e pari dignità la cultura ambientale e scientifica nel proprio orizzonte culturale tradizionale.
La 13/a edizione della campagna 'M'illumino di meno' promossa dal programma radiofonico 'Caterpillar' di Radio Rai 2 quest'anno invita alla condivisione poiché la maggiore dispersione energetica è causata dallo spreco in tutti gli ambiti dei nostri consumi: dagli alimentari ai trasporti, alla comunicazione. 

La tendenza allo spreco non è casuale, o normale conseguenza di una società che, nonostante mille difficoltà, è enormemente più ricca rispetto al passato; essa è piuttosto uno dei pilastri del pensiero liberista consumista che vede nel mercato e nella sua libertà di autoregolazione, e nell'individualismo competitivo, le linee portanti di un pensiero da tempo quasi unico, nell'oscuramento in cui si trovano le sinistre europee. Pensiero che nel mondo occidentale ha la sua massima espressione negli Stati Uniti d'America - che non per nulla consumano energia ed emettono inquinanti in misura pro-capite più che doppia rispetto all'Europa - mentre il Vecchio Continente è stato, e può ancora essere, luogo in cui sviluppare un pensiero diverso, che affondi le sue radici nelle esperienze socialdemocratiche che lì hanno avuto una storia ed un'esperienza concreta.  Nonostante la lunga crisi che stiamo attraversando da anni e le evidenti difficoltà riferibili al pensiero prevalente negli ultimi trent'anni, la sinistra a livello europeo appare ancora lontana da una ripresa che faccia sperare in una nuova stagione culturale e politica, tuttora vincolata ad orizzonti limitati che in buona parte si è autocostruita. 
Restando ai temi ambientali e guardando al nostro Paese, viene da chiedersi come sia stato possibile che la sinistra italiana non abbia colto la qualità progressista insita nelle tematiche ambientali ed energetiche, in vista di una diminuzione degli sprechi, di una migliore distribuzione delle risorse, di creazione di posti di lavoro, di un innalzamento della qualità della vita, mentre si è cercato, e si cerca tuttora, di far passare l'idea che si tratti di argomenti soltanto tecnici, senza valenza politica. Iniquo accesso alle risorse, emissioni inquinanti che colpiscono prevalentemente le fasce più deboli della popolazione, cambiamento climatico, profughi ambientali; è come se tutto ciò non riguardasse la sinistra italiana. Si tratta di uno dei più gravi errori, tuttora non pienamente compreso, figlio di una forma di chiusura innanzitutto culturale che ha sostanzialmente impedito di guardarsi attorno. 
C'è una buona fetta di futuro, invece, nella riduzione degli sprechi, in cui è facile vedere la formazione di nuove opportunità nello spazio che si apre. E sarà importante vedere in questa fase politica se qualcuno se ne accorgerà.
Dunque, spegniamo le luci ricordando che dietro un semplice gesto c'è un intero mondo fatto di ricerca scientifica, di produzione industriale avanzata, di posti di lavoro, di rispetto per l'ambiente, di rispetto, in fondo, per il mondo e per sè stessi. 

2.
A completamento della legge sugli ecoreati 68/2015, che guarda ai delitti di gestione illegale di rifiuti e scorie, ora c'è il disegno di legge sui reati contro flora e fauna presentato al Senato dalle senatrici Monica Cirinná (Pd), Loredana De Petris (gruppo misto, Si), Silvana Amati (Pd), Manuela Repetti (Gruppo Misto).
Da 2 a 6 anni di carcere per chi uccide un orso bruno o un'aquila reale, oltre a una multa da 15 mila euro a 150 mila: sono alcune delle misure previste. L'Italia è nel bacino del Mediterraneo seconda solo all'Egitto per numero di uccelli catturati o uccisi illegalmente, con circa 8 milioni di esemplari - secondo la Lipu - e si tratta di reati oggi punibili soltanto con un'ammenda. 
Ricordiamo ancora una volta che anche il lupo è oggi specie protetta, e che non saranno certo uccisioni legalizzate a fermare il bracconaggio, ma maggiori controlli e un corretto funzionamento della normativa vigente. 

3.
Terzo, ma non certo in ordine di importanza. Paola Clemente, un nome da ricordare, morta di fatica sotto il sole, nel meridione di uno dei Paesi più sviluppati, il nostro, mentre lavorava nei campi dei prodotti agricoli che arrivano sulle nostre mense, nell'anno 2015 d.C.  Lavoro nero, sottopagato e privo dei più elementari diritti, ancora oggi. Si stimano nell'ordine delle centinaia di migliaia i lavoratori agricoli senza regole vittime del caporalato in Italia. Il tema del lavoro, delle sue regole e dei suoi diritti, è tema attualissimo, su cui è necessario soffermarsi, innanzitutto per spezzare la catena dei nuovi abusi.

POLITICA
Premio Nobel per la Fisica al risparmio energetico - ancora lontano dal dibattito politico
9 ottobre 2014

Ecco un riconoscimento alla ricerca applicativa in Fisica che porta la tecnica sulla via del risparmio energetico:  il Premio Nobel per la Fisica è stato assegnato quest’anno agli scopritori dei LED a luce blu, grazie ai quali sono stati realizzati i LED a luce bianca che consentono un utilizzo diffuso di dispositivi per l’illuminazione che presentano bassissimi consumi di energia.

Il Premio più prestigioso in assoluto al mondo è stato assegnato infatti ai ricercatori Isamu Akasaki, Hiroshi Amano and Shuji Nakamura “per l’invenzione dei diodi ad emissione di luce blu (LED. Light Emitting Diodes) efficienti, che ha permesso la realizzazione di sorgenti di luce bianca splendenti e a basso consumo energetico”, secondo la motivazione espressa dall’Accademia di Stoccolma.

I LED sono dispositivi a semiconduttori “drogati” con elementi idonei a creare una zona “p” e una zona “n”, eccesso di lacune ed eccesso di elettroni, che sottoposti ad una tensione diretta nel passare la barriera rilasciano fotoni, cioè luce. Il LED è praticamente monocromatico: in base alla scelta dei semiconduttori si ottengono lunghezze d’onda diverse della luce emessa. Per ottenere LED a luce bianca è necessaria la sintesi additiva di colori diversi o la conversione della frequenza. Per fare ciò, il colore blu è fondamentale. Per questo era necessario realizzare LED a luce blu (i primi erano disponibili solo nel colore rosso, successivamente ne sono stati realizzati altri tipi capaci di emettere vari colori dello spettro). I LED prodotti oggi sono di molti tipi e con varie funzioni, ma presentano alcune caratteristiche assolutamente straordinarie fra le tecnologie per l’illuminazione: altissima efficienza luminosa (100 lm/W, 200 lm/W, o superiore), lunghissima vita media (50.000 – 100.000 ore di funzionamento), piccole dimensioni, versatilità. Presentano anche degli svantaggi, per cui per esempio è necessario accorpare numeri elevati di singole unità, ma le potenzialità applicative soprattutto in vista di un impegno collettivo per il risparmio energetico appaiono davvero enormi.

Questo Premio guarda al futuro. Per la prima volta, il Premio più ambito viene assegnato alla ricerca applicata allo scopo di contenere i consumi energetici, in questo caso per l’illuminazione, scegliendo un ambito innovativo che esprime in modo chiaro un indirizzo per i percorsi da seguire nei prossimi anni.

Per approfondire, questi sono gli indirizzi web del Premio Nobel per la Fisica con la spiegazione delle ragioni della scelta:

http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/2014/

http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/2014/advanced-physicsprize2014_2.pdf


PS:       Sono stata all’assemblea nazionale di Sinistra Dem “Campo Aperto” sabato 4 ottobre scorso, a Bologna. Oltre alla cornice di principi e di valori, e alla visione del sociale, condivido di quell’area l’impostazione economica, come scrivevo nel post sull’ultima riunione della Direzione del PD (vedi post del 30 settembre).  Considero infatti indispensabile per uscire fuori dalla crisi economica l’intervento pubblico, l’assunzione di linee di indirizzo nei vari settori che crei un quadro consistente fatto di prospettive utili, e un’azione di coordinamento e collegamento che provenga dagli organismi di governo; considero altrettanto indispensabile approfondire nel merito di quali interventi si tratti, e di come realizzarli.  Insomma, entrare nel merito delle politiche concrete da porre in atto.

Di quest’ultimo aspetto ancora una volta praticamente non si è parlato, mentre il dibattito – tengo a dire, di alto livello – è rimasto su un piano più generale (lo si può seguire sul sito).  I temi del lavoro hanno prevalso giustamente e prevedibilmente data la presenza sullo sfondo del Job Act del governo; ma, pur condividendone l’importanza, credo semplicemente che ciò non basti. E’ indispensabile ma non esaurisce il contesto che riguarda la politica. E il contesto contiene ambiti quasi inesplorati: ambiente, ricerca, collegamenti fra ricerca e imprese, Università, sviluppo sostenibile, industria, agricoltura, energia. Incredibilmente, non si parla quasi mai di energia nel Partito Democratico, in qualsiasi area interna, salvo uno sparuto (ma tenace) gruppo di adepti.

Per costruire una proposta politica e di governo di una nazione (o di un territorio) è invece necessario affrontare proprio questi temi, meglio se a più voci e contributi: il procedere verso un cambiamento inevitabile a seguito di una crisi di sistema richiede un ampio spettro di informazioni e di competenze.  Si tratta di un passaggio indispensabile se si vuole andare oltre, e non auto-circoscrivere le proprie analisi soltanto agli ambiti maggiormente consolidati.  Per fare questo, va detto che ancora oggi occorre superare ostacoli e barriere, anche di potere, che continuano ad esistere nel mondo politico in modo ingiustificato, e dannoso per la collettività.

L’esigenza però rimane e, se inattuata, resterà inevasa, non senza conseguenze politiche ed economiche.


POLITICA
Le riforme che attendiamo
7 luglio 2014
La questione delle riforme istituzionali consegna all'opinione pubblica un'immagine quantomeno "composita" del Partito Democratico, dove opinioni anche molto diverse possono portare ad esiti che lo sono altrettanto. Ne abbiamo già parlato. Nel merito, non credo che un Senato elettivo sia oggi indispensabile in un ordinamento come il nostro: nato a superiore garanzia dell'indipendenza del Parlamento, oggi il sistema bicamerale eccede in lentezza rispetto ad una garanzia che può far parte dell'ordinamento in altro modo. Condivido invece la posizione di coloro che, pur cercando la via per portare a termine il processo in tempi brevi, chiedono modifiche che evitino di riavere un Parlamento di nominati e garantiscano equilibrio di genere.
Tutto ciò va bene, siamo concordi nel cercare di migliorare, velocizzare e snellire le procedure che spesso rendono l'attività amministrativa nel nostro Paese un po' arcaica, ma insisto: non basterà. Siamo infatti nel bel mezzo di una crisi di sistema, per affrontare la quale occorre ben altro. Se la sinistra stenta a darsi un approccio culturale e progettuale sul piano delle politiche concrete, le conseguenze saranno l'immobilismo, l'incapacità di trovare risposte alle richieste del mondo d'oggi. Le riforme che attendiamo con trepidazione riguardano molti ambiti capaci di aprire le porte del futuro del nostro Paese. 
Non basta parlare di ICT, o di banda larga (di ambiente ancora non se ne parla), come a suo tempo non bastava fare una visita al CERN, per porre in essere politiche per l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. Per fare questo occorre conoscere i temi e impegnarsi davvero uscendo dall'inerzia che caratterizza la vita politica italiana su questioni cruciali forse più che la riforma del Senato. Magari con scelte puntuali, per esempio evitando la cancellazione del contributo inizialmente previsto alle Università meritevoli, come invece è' stato fatto, nonostante le proteste dei Rettori. Sarebbe almeno stato un segnale di attenzione. 
Ancora non si vede tutto ciò all'orizzonte, in nessuna delle aree politiche che animano il Pd, a sette anni dalla sua nascita. Questa e' una carenza importante che attende di essere colmata.

SCIENZA
L'eccellenza scientifica ha il sostegno dell'Unione Europea
30 gennaio 2014

Ricerca scientifica e innovazione tecnologica per costruire il futuro dell’Europa, creare nuove opportunità, aprire nuovi orizzonti.  Non per nulla il programma quadro sulla ricerca e l’innovazione tecnologica è stato denominato Horizon 2020 dalla Commissione Europea. Si tratta di un programma di chiaro valore strategico sulle linee di sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica che coinvolge tutti i segmenti, dall’origine con la ricerca pura allo sbocco di mercato, che si svolge in sette anni a partire da ora in cui tentare di delineare l’orizzonte del nostro sviluppo. “Promette più traguardi, scoperte, e innovazioni mondiali portando grandi idee dal laboratorio al mercato”, si legge nella descrizione online.

Il finanziamento previsto consiste nella notevole cifra di 80 miliardi di euro, suddiviso per tipologie, di ricerca (knowledge driven), di innovazione (technology driven), di applicazioni industriali e commerciali (society driven), e distribuito sulla base di una serie di regole comuni.

La struttura del programma Horizon 2020 si compone di tre tracce principali:

·                           Excellence Science: 24.6 miliardi di euro destinati all’eccellenza in campo scientifico con lo scopo di promuovere ricerca e innovazione sul piano internazionale. Il finanziamento è destinato a quattro ambiti: per il Consiglio Europeo della Ricerca, per le tecnologie emergenti, per le borse di formazione (Azioni Marie Sklodowska Curie), e per le infrastrutture di ricerca.

·                           Industrial leadership: 17.9 miliardi di euro per l’innovazione in campo industriale, allo scopo di sostenere gli studi di nuove tecnologie industriali (tecnologie dell’informazione e della comunicazione ICT; nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, fabbricazione e trasformazione avanzate; spazio), di facilitare l’accesso alle disponibilità di capitale, di promuovere l’innovazione per le PMI.

·                           Societal Challenge: 31,7 miliardi di euro destinati a sfide di carattere sociale, con l’obiettivo di trovare risposte alle questioni più attuali come la sicurezza alimentare, la salute, la disponibilità di energia pulita e sicura, l’equilibrio ambientale.

Ad essi si aggiungono altri programmi sostanzialmente dedicati all’interazione fra Stati Membri e fra società e laboratori, e alla partecipazione al progetto complessivo.

Il sito web è molto chiaro e consente di orientarsi nella ricerca di ciò che interessa a scopo attivo o semplicemente informativo.

Il nostro Paese si è dotato di un programma denominato Horizon 2020 Italia, in relazione al programma europeo. In un contesto caratterizzato da “bassa quota di esportazioni ad altro contenuto di tecnologia”, come si legge sullo stesso documento, e da una ricerca dove spesso configgono l’elevata qualità e le basse disponibilità finanziarie, l’essersi preoccupati di redigere un piano strategico è un fatto positivo. A questo però occorre dar seguito con finanziamenti veri capaci di modificare una situazione inadeguata ad un Paese che voglia superare la fase dell’industrializzazione del dopoguerra (sulla quale stiamo ancora vivendo di rendita, ma ancora per poco), e pensare al proprio futuro.

 

Il sito web del programma Horizon 2020 si trova al seguente indirizzo:

 

http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en

 

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/focus190313

 

TECNOLOGIE
Innovazione nell'industria
10 giugno 2011

Visitando, l'altro ieri, il Salone della Ricerca Industriale alla Fiera di Bologna, ho raccolto materiale informativo in modo casuale tra gli espositori (naturalmente, orientandomi più facilmente nell'area "energia e ambiente"):  ne è emerso un variegato insieme di opportunità che devono ricevere adeguata valorizzazione se vogliamo procedere verso uno sviluppo sempre più sostenibile, ed avanzato.

Dalle tecnologie per la riduzione del carbonio alla qualità e sostenibilità dei prodotti alimentari, dai tessuti ceramizzati autopulenti alle celle fotovoltaiche di terza generazione fotoelettrochimiche, dai geopolimeri ceramici ecosostenibili ai nuovi materiali per la sostituzione o la rigenerazione ossea, per finire alle tecnologie nuove per le cure mediche o ad una specie di radar portatile  (un transponder, in realtà) grande come una scatoletta capace di tracciare i percorsi degli aerei aumentando la sicurezza.  Non mancavano idee quasi incredibili come la possibilità - realmente allo studio - di intercettare e raccogliere l'energia dispersa nell'ambiente dalle attività umane, magari per utilizzarla nuovamente.  Un mondo estremamente interessante, che l'organizzazione ha diviso in aree tematiche (agroalimentare, costruzioni, energia e ambiente, Ict e design, meccanica dei materiali, scienze della vita, multitematica), e in cui la riduzione del nostro impatto sull'ambiente ha un ruolo rilevante. In esso, i centri di ricerca sono determinanti, a dispetto delle difficoltà che in Italia la ricerca deve sempre affrontare:  la Regione Emilia Romagna ha creato una rete per la ricerca e l'innovazione, i Tecnopoli, con l'attivazione di sette Unità operative presso l'Università, sulle tematiche citate sopra cui si aggiunge l'Aeronautica, dedicate alla ricerca industriale e al trasferimento tecnologico alle imprese.

Maggiori informazioni si trovano all'indirizzo:

www.rdueb.it

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