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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 


 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

POLITICA
Guida al Referendum del 17 aprile: una breve sintesi per punti. Con la quale andrò a votare, e voterò Sì.
12 aprile 2016

Pubblico una sintesi per temi riguardante il prossimo referendum del 17 aprile, sperando che possa tornare utile, indipendentemente dal voto (o dal non voto) che ciascuno vorrà scegliere. Sicuramente, le tesi qui espresse inducono a votare, e a votare Sì: sarà ciò che farò, senza ideologismi o estremizzazioni, semplicemente rispondendo ad un quesito che verrà posto ai cittadini italiani domenica prossima. Le ragioni del voto sono descritte nel precedente post del 5 aprile u.s.

Riassumendo, le ragioni del Sì sono sostanzialmente due: il fatto che la concessione sia diventata fino alla durata di vita utile del giacimento, che non condivido, e la necessità, che sta diventando impellente, di dare un segnale per far sì che si affrontino le tematiche energetiche nel loro complesso, invitando con forza ad operare per ridurre gli sprechi, aumentare l'efficienza, sostenere le fonti pulite.

Il testo del quesito referendario a cui siamo chiamati ad esprimerci la prossima domenica 17 aprile è il seguente:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Si tratta di un referendum abrogativo, uno strumento di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. In quanto tale, nel merito è sicuramente parziale e limitato. Il contenuto del quesito, inoltre, risente del percorso che ha portato ala richiesta di sei quesiti referendari, di cui 5 successivamente superati.

 

Affinché la domanda soggetta a referendum sia approvata occorre che si rechi a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età, si voterà in tutto il Paese, soltanto nella giornata di domenica 17 aprile, e potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Votando “No” la norma resterà.

Il referendum riguarda le attività connesse all'estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro 12 miglia marine dalla costa. Gli idrocarburi sono il petrolio e il gas naturale, prevalentemente costituito da metano, che con il carbone sono ampiamente utilizzati per produrre energia per trasporto, elettricità, riscaldamento. Con il quesito referendario si chiede di cancellare la norma che permette alle società petrolifere di effettuare le loro attività di estrazione nella fascia costiera italiana entro le 12 miglia marine senza precisi limiti temporali; il quesito interessa tutti i titoli abilitativi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza. Per contro, il quesito non riguarda le concessioni sulla terraferma, non riguarda quelle in mare che si trovano oltre tale limite, e nemmeno nuove concessioni entro la fascia costiera, che non potranno essere rilasciate poiché sono state vietate dalla Legge di Stabilità 2016.

In sostanza, con il referendum del prossimo 17 aprile si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di operare per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, senza una scadenza certa, ed in relazione alle attività già in corso, poiché in quella zona non potranno essercene di nuove.

La produzione di idrocarburi

I giacimenti di idrocarburi sono proprietà indisponibile dello Stato, la loro ricerca e il loro sfruttamento sono considerati di interesse pubblico e vengono effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). I titoli minerari sono il permesso di prospezione, il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione. Gli elenchi delle concessioni sono disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il concessionario è soggetto al rispetto dei programmi, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie interessata e al pagamento di royalties proporzionate alla quantità di idrocarburi prodotte.

Il percorso

Il limite delle 12 miglia marine è stato introdotto nel 2010 per le aree protette, a seguito dell’esplosione catastrofica della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, che ha causato danni enormi all’ambiente marino di quelle zone, all’ecosistema, alla pesca, all’ambiente costiero. Successivamente, nel 2012 il limite è stato esteso all’intero litorale nazionale per le nuove ricerche, insieme all’obbligo di valutazione di impatto ambientale e al parere degli Enti locali interessati.

Precedentemente all’emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto legislativo 152/2006), la normativa in materia prevedeva una durata trentennale delle concessioni, prorogabile per altri vent’anni al massimo con apposita richiesta sottoposta a parere sul rinnovo da parte degli Enti locali interessati, e una durata di sei anni per la ricerca, anch’essa prorogabile.

Con la nuova normativa in oggetto, il governo ha vietato le nuove attività nella fascia entro le 12 miglia dalla costa, ma lo ha fatto eccettuati “i titoli abilitativi già rilasciati, fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. Una compagnia potrà perciò continuare ad operare entro le 12 miglia se ha ottenuto la concessione prima, e farlo fino all’esaurimento del giacimento.

 

Con un comunicato del 5 febbraio scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico informa che “tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia sono state rigettate. (…) Con i 27 provvedimenti è stata data piena attuazione al disposto di legge: all’interno  delle aree interdette non insistono più istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.” Dunque, la fascia costiera non è accessibile, ma restano attive per un tempo indeterminato le ricerche e le coltivazioni già in essere.

Il referendum è conseguenza di alcune scelte in materia di energia effettuate dal governo e dei contrasti che hanno suscitato con Amministrazioni locali, con associazioni ambientaliste e civiche.  Infatti, 9 consigli regionali - Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto - hanno inizialmente promosso sei quesiti. Solo uno è stato ammesso dalla Cassazione, mentre gli altri sono stati superati da nuove modifiche apportate alla legge di Stabilità approvata alla fine del 2015. Anche la decisione di non accorpare il referendum alla tornata elettorale di giugno è stata da molti giudicata incongrua.

Le conseguenze

Si pone il tema di cosa accade se vincono i Sì. In tal caso, a quorum superato, le concessioni in essere saranno valide fino alla scadenza, fra alcuni anni alcune, fra 20 anni altre. L’abrogazione della norma indicata nel quesito non implica perciò la chiusura di impianti o la perdita di posti di lavoro nell’immediato o nel prossimo futuro. Soltanto nel periodo successivo allo scadere di una concessione, in caso di vittoria del “Sì”, il tratto di mare interessato e situato nella fascia costiera entro 12 miglia marine resterà libero.

Se invece vincono i “No”, o se il referendum non supera il quorum, la norma recentemente introdotta resterà invariata. Le concessioni non avranno limiti temporali e saranno attive in ogni caso fino al termine dello sfruttamento del giacimento e non saranno sottoposte al vaglio delle Regioni e degli enti preposti.

Norme e territori

Una prima domanda da porsi riguarda la legittimità di una concessione a tempo indeterminato a proposito della libera concorrenza. L’assenza di scadenza per le concessioni già in attività, infatti, pone le compagnie interessate in una posizione di vantaggio rispetto ad altre che potrebbero subentrare. La normativa europea stabilisce regole precise in proposito ed è stato ipotizzato che un titolo a durata illimitata possa incorrere in un esame ed eventualmente una procedura d’infrazione da parte dell’UE.

Una seconda questione riguarda il significato che il titolo rappresenta per società e per il territorio. In alcune zone del Paese la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi rappresenta una parte considerevole dell’economia locale, anche in aree costiere. La concessione deve avere un senso per la comunità che la concede, in un quadro di scelte energetiche che riguardano il Paese intero. Non è più accettabile la contrapposizione fra ambiente e lavoro, il legame va sciolto sulla base di scelte razionali e capaci di guardare al futuro. Appare difficilmente giustificabile, però, che scelte in materia di energia vincolino la politica energetica futura a tempo indeterminato. Si tratta di un punto fondamentale: i futuri governi e legislatori non possono essere vincolati praticamente per sempre (fino ad esaurimento dei giacimenti) a decisioni prese ora.

L’energia

Ci si può interrogare sulla ragione della modifica introdotta, e sulla sua opportunità in termini di politica energetica.

La sicurezza energetica: la quantità di idrocarburi estratta dalla zona entro le 12 miglia dalla costa non è così significativa da mettere a rischio l’autosufficienza energetica – intorno al 2-3% dei consumi di gas, e circa 1% dei consumi di petrolio, considerando le piattaforme funzionanti. Per contro, può farci risparmiare una quota della nostra bolletta energetica con l’estero. Anche da questo punto di vista, si tratta di valutare se non siano opportune altre vie di risparmio.

Se si tratta di incrementare la quota nazionale di idrocarburi, allora essa va inserita in un contesto che nel suo complesso richieda tale scelta nella fascia costiera. L’argomento, perciò, non è soltanto una questione di paesaggio, già in sé importante, ma di politica energetica. Essa, come è noto, è geograficamente caratterizzata. Inoltre, la politica energetica per sua natura concerne il presente e si dilata nel futuro: le scelte fatte oggi influenzeranno i prossimi 20, 30, o 50 anni. Dunque si pongono in tutta la loro valenza i temi dell’approvvigionamento energetico futuro, delle scelte industriali ed economiche connesse, dell’influenza del consumo di idrocarburi sull’ambiente terrestre, sul sistema climatico, e il tema del rispetto dell’accordo internazionale sottoscritto alla COP21 a Parigi lo scorso dicembre nel quale la tendenza ad uscire dall’era del petrolio, del carbone e del gas, è scritta in termini chiarissimi.

Modificare lo stato delle cose, implica una serie di scelte atte ad orientare società, economia, energia verso minori consumi energetici da fonti fossili, capaci di ridurre in maniera consistente le emissioni inquinanti e climalteranti. Un complesso di azioni di questo tipo può portare ad un notevole miglioramento della qualità della vita, ed una riduzione delle diseguaglianze fra coloro che subiscono le conseguenze dirette di fenomeni di inquinamento locali, e del cambiamento climatico globale.

Ad oggi, alcune opzioni attuate dal governo con il decreto cosiddetto “spalma-incentivi”, o con lo stesso “sblocca-Italia”, appaiono in linea con una politica orientata al mantenimento di una quota complessivamente rilevante di idrocarburi nell’insieme energetico del nostro Paese. 

Il tema della politica energetica da adottare richiede comunque un’approfondita analisi e una trattazione a sé stante (ed è da anni l'oggetto principale di questo blog).

L’ambiente

La tutela dell’ecosistema marino è fondamentale per il mantenimento di un buon grado di equilibrio ecologico, per attività primarie come la pesca, per il turismo.

E’ noto che le piattaforme petrolifere sono diventate nel tempo luoghi ricchi di flora e fauna marina, rifugi di biodiversità. Accanto a questo benefico effetto, va tenuto conto che le attività di routine nelle piattaforme rilasciano normalmente nel mare sostanze chimiche inquinanti: Il Ministero dell’Ambiente effettua dei controlli periodici sulle conseguenze delle attività condotte. Anche la ricerca di gas o petrolio con la tecnica dell’Air-gun – esplosioni sottomarine con un dispositivo ad aria compressa per sondare il sottosuolo - è estremamente nociva all’ambiente marino e alla fauna.

Il rischio d’incidente, infine, nonostante la diversità degli impianti italiani, le minori dimensioni, e le norme stringenti, non si può escludere completamente. D’altro canto, se ad una minor produzione locale di idrocarburi corrispondesse una maggior importazione con l’arrivo di petroliere, aumenterebbe il rischio d’incidente di queste ultime. Ampliando questa considerazione si ricade nel grande tema della politica energetica; ci si può infatti interrogare sulla possibilità di ridurre i consumi di fonti fossili in modo da non aver bisogno di una quota, tutto sommato, marginale, di idrocarburi, e sui metodi per ottenere questo obiettivo.

L’economia

Energia ed economia sono strettamente legate. Da sempre, escludendo eventi eccezionali, alla crescita economica corrisponde una concomitante crescita dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti dovute alla combustione delle fonti energetiche fossili.

Di recente, l’ultimo Rapporto IEA “Decoupling of global emissions and economic growth confirmed” (Agenzia Internazionale per l’Energia, rapporto scaricabile sul sito iea.org) mostra, per il secondo anno consecutivo, che le emissioni inquinanti generate dalla produzione energetica e industriale a livello mondiale hanno arrestato la loro crescita nonostante la crescita del PIL. In altre parole, le emissioni – finora legate, salvo eventi eccezionali, all’andamento dell’economia – paiono disaccoppiarsi dalla produzione di ricchezza. Questo evento caratterizza l’ultimo periodo dal 2013 ad oggi, quando al crescere del PIL mondiale di oltre il 3% non si è registrata un’analoga crescita delle emissioni inquinanti, che si sono stabilizzate. Le cause maggiori del fenomeno indicate nello studio sono il minor consumo di carbone, e la diffusione globale delle fonti energetiche rinnovabili.

Se il fenomeno continuerà, sarà un indicatore molto concreto che politiche di sviluppo sostenibile sono possibili. Forse sono anche auspicabili: maggior ricchezza con minori consumi di fonti energetiche fossili, grazie al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, all’efficienza degli apparati produttivi e di consumo.

Scelte energetiche ed economiche sostenibili richiedono, per quanto riguarda i consumi di fonti fossili, particolare attenzione ai trasporti. Infatti, una parte rilevante dei consumi consiste nel consumo di carburanti. Per questa ragione, non basta prendere in considerazione le fonti rinnovabili, ma occorre tener conto delle nuove forme di mobilità, dei veicoli elettrici o ibridi, delle nuove tecnologie a basso consumo.

L’Unione Europea

Le Direttive dell’Unione Europea, le scelte in materia di energia, e l’insieme di azioni denominate sinteticamente “Climate Action” a tutela del sistema climatico locale e mondiale, pongono la questione energetica in primo piano ed indicano nell’insieme una direzione di marcia verso minori consumi, maggior efficienza e fonti pulite, in misura molto rilevante e con obiettivi sfidanti.

L’aspetto geografico della questione energetica pone, inoltre, la questione dei rapporti con i Paesi nostri vicini o confinanti al centro dell’agenda politica. Per questo, il tema della ricerca ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico deve diventare una questione europea, nel quadro di una politica comune. Il territorio dell’UE ha scarsa presenza di fonti primarie, e forte necessità di integrare le proprie politiche energetiche.

Sul piano ambientale, l’Unione è da sempre avanguardia delle politiche a difesa del sistema climatico a livello mondiale, ed ha inciso notevolmente nella definizione degli accordi internazionali e nell’evoluzione delle pratiche.

Il nostro Paese deve muoversi in questo contesto, tenendo conto dei molteplici aspetti della questione.

Il referendum del prossimo 17 aprile può, infine, essere considerato una consultazione su quanto la pubblica opinione è diventata cosciente della questione energetica e climatica.


ECONOMIA
Cresce il fotovoltaico nel mondo, e in Italia, con cifre rilevanti
22 ottobre 2015

Il solare fotovoltaico per la produzione di elettricità sta attraversando ormai da tempo una fase di grande sviluppo nel mondo. Secondo il nuovo Rapporto Snapshot of Global PV Markets 2014, dell’IEA (International Energy Agency), 177 GW di installazioni fotovoltaiche stanno producendo oltre 1% della domanda di elettricità mondiale, con una forte crescita progressiva in un grande numero di Paesi, fra cui il nostro.  Può sembrare poco, ma si tratta invece di una percentuale molto promettente, sia nella sua totalità, sulla quale nessuno avrebbe scommesso fino a pochi anni fa, sia nell’andamento dell’incremento, esso stesso in positiva crescita. Infatti, il mercato nel solo anno 2014 ha raggiunto i 38,7 GW, rispetto ai 37,6 GW del 2013.

Nuovi Paesi e nuove aree geopolitiche si aprono al futuro delle energie verdi: fino a soli due anni fa era l’Europa a detenere la quota principale del mercato, mentre oggi l’Asia ne costituisce il 59%.  Sono oggi 19 i Paesi in cui la copertura della domanda di elettricità con il fotovoltaico supera l’1%, e noi siamo attualmente in cima alla lista avendo superato l’8%. Seguono la Grecia, la Germania, mentre l’Europa nel suo complesso raggiunge il 3,5 %. Australia, Danimarca, Israele, Giappone hanno superato il 2%, mentre per i grandi Paesi come Cina e Stati Uniti servirà ancora un impegno maggiore.

Secondo i dati forniti da Terna, anche nel primo semestre del 2015 nel nostro Paese si sono rilevati dati importanti riguardo la generazione elettrica da fonti rinnovabili, nonostante alcune variazioni legate ai fenomeni stagionali che hanno ridotto la quota di idroelettrico. Copriamo oggi quasi il 40% dei consumi elettrici con le rinnovabili, e superiamo la stessa cifra per quanto riguarda la produzione. Il Rapporto di Terna conferma anche l’apporto significativo del fotovoltaico nella copertura del fabbisogno di elettricità italiano, con una quota che supera l’8%.

Fino a pochi anni fa tutto ciò sembrava impossibile, e veniva spesso descritto come tale; ora, appare come una concreta dimostrazione che sono le politiche messe in campo a determinare il futuro energetico del nostro Paese e del mondo. Una serie di fattori che si possono riassumere principalmente nelle scelte di percorsi incentivanti in favore delle nuove tecnologie verdi, negli accordi internazionali di protezione del clima, nelle politiche attuate in Unione Europea prima che altrove, nella dipendenza dai contesti geopolitici locali dei Paesi produttori ed esportatori di gas naturale e di petrolio, hanno favorito le rinnovabili, aprendo un mercato che ora è interessante anche dal punto di vista economico, con sviluppo e creazione di posti di lavoro. Alcuni studi prevedono che la tendenza mediamente non cambierà in futuro, nemmeno in una fase di bassi prezzi di gas e petrolio come quella che stiamo attraversando, perché i benefici portati dalla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili superano gli ostacoli economici che possono presentarsi sul loro cammino.   Per non parlare del fatto che la percezione della necessità di portare avanti una transizione energetica verso un sistema più pulito, nonostante i problemi che possono presentarsi, è ormai parte consolidata della pubblica opinione, che considera i problemi ambientali e legati alla salute spesso con interesse maggiore di quanto si creda.

Il Rapporto dell’IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

International Energy Agency Photovoltaic Power System Programme (IEA PVPS):

http://www.iea-pvps.org/index.php?id=trends0

I dati rilevati da Terna si trovano sul sito:

www.terna.it

Di recente, un’interessante pubblicazione scientifica ha analizzato il tema:

Francesco Meneguzzo, Rosaria Ciriminna, Lorenzo Albanese, Mario Pagliaro The great solar boom: a global perspective into the far reaching impact of an unexpected energy revolution, Energy Science & Engineering.

 

ECONOMIA
Politiche per un lavoro "rinnovabile" - e in crescita
28 maggio 2015

Quando si parla di occupazione, ovvero del suo contrario, la disoccupazione o l’inoccupazione, sarebbe forse utile ricordare che si tratta in realtà di lavoro: i termini utilizzati a tutti gli effetti sono parte del ragionamento, le fondamenta, i mattoni, di ciò che si vuole esprimere. L’”occupazione” fa riferimento ad un’attività più leggera, soft, che sottintende il superamento, o la cancellazione nell’immaginario collettivo, della vera attività, il lavoro. E di lavoro utile sarebbe bene parlare, nel senso che ci dovrebbe essere l’intendimento di creare sviluppo sostenibile e funzionale alla società e al tempo attuali, grazie al quale “occuparsi” di qualcosa diventa atto di utilità personale e collettiva. Stiamo assistendo alla scomparsa di vocaboli di grande contenuto, e con essi alla perdita dei temi correlati, come la qualità, i diritti, le norme, le funzioni, l’utilità, del lavoro.  Pare che ci si debba “occupare” di qualcosa, e che il lavoro sia stato sostituito dall’”impiego” (traduzione letterale di job): essere dunque impiegati ad occupare il proprio tempo per fare qualcosa. Una visione che solleva di molto tutto ciò che grava sul lavoro, sciogliendo un nodo alla maniera di Alessandro: tagliandolo. Il cambiamento in atto di terminologia è funzionale ad una visuale delimitata da un’angolazione ristretta, che evita alcuni aspetti dei problemi semplicemente evitando di guardarli direttamente. Il frutto di almeno due decenni di trasposizione sistematica di parametri sociali in parametri individuali – nel mondo occidentale in particolare, e nel nostro Paese – va ora ad intaccare il linguaggio, la terminologia, i riferimenti. Se si perdono le parole, si perde anche il significato delle medesime; cioè, il mezzo con cui si passa all’elaborazione concettuale.

Per collegare l’argomento ai temi di questo blog c’è un Rapporto che opportunamente ci ricorda, ancora una volta ma ce n’è bisogno, che il lavoro può essere concretamente utile, ma che per renderlo tale occorrono politiche adeguate. Sul piano delle politiche industriali ci sono da anni dati che mostrano gli esiti positivi delle scelte in favore delle fonti rinnovabili d’energia, che creano posti di lavoro qualificati in un settore in crescita e sempre più solido. Aggrapparsi al petrolio, o al carbone, porta soltanto a rinviare scelte più opportune ed efficaci nel mondo di oggi, e a protrarne nel tempo le conseguenze negative – di quelle positive abbiamo già beneficiato nella prima fase dello sviluppo industriale.

Il Rapporto "Renewable Energy and Jobs - Annual Review 2015" dell’International Renewable Energy Agency mostra dati interessanti.   Oggi nel mondo sono 7,7 milioni le persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, con una crescita del 18% rispetto all’anno scorso. Una quota elevata, e soprattutto in continua crescita. Come mostra la quasi totalità delle analisi, non ci sono elementi che facciano pensare ad una futura riduzione della diffusione delle fonti rinnovabili, al contrario sempre stimate in forte crescita.  Il fotovoltaico è il settore con il maggior numero di posti, per 2,5 milioni di persone, seguito dall'eolico, che ha superato il milione di unità. Segue il settore dei biocarburanti (1,8 milioni), delle biomasse (822.000) e biogas (381.000).  Gli addetti nel grande idroelettrico superano gli 1,5 milioni.

Rispetto agli anni scorsi, le rinnovabili hanno dunque creato milioni di posti di lavoro: dagli 1,5 milioni di occupati del 2004, si è passati a 3,5 milioni nel 2010 con una crescita che negli ultimi 4 anni ha portato a superare il loro raddoppio, appunto a 7,7 milioni di addetti.

 

Si tratta di una progressione che è stata influenzata moltissimo delle politiche a favore che numerosi Paesi hanno messo in atto, compreso il nostro, senza le quali difficilmente nuove tecnologie avrebbero oltrepassato la soglia del mercato di nicchia. Dunque, si tratta di scelte politiche, che riguardano la politica energetica e la politica industriale. Non sempre sono state coerenti da noi, ma ci sono ancora moltissime possibilità per intervenire proficuamente, accompagnando le rinnovabili all’efficienza energetica, e migliorando l’intensità energetica della nostra economia.

Si producono posti di lavoro: qualificati, innovativi, ed utili. A fronte di una tendenza in atto ad una generale dequalificazione del lavoro di cui sono vittime anche moltissimi laureati o diplomati specializzati.


ECONOMIA
Parliamo di energia
20 aprile 2015


POLITICA
Ecco cosa può fare lo Stato
9 agosto 2014
Sul fronte delle riforme che non bastano ed occorre l'economia (e ti prego ancora una volta, Matteo, di lasciar stare i rapaci notturni, splendidi animali che portano bene) c'è una bella lettera pubblicata oggi su Repubblica di Mariana Mazzucato dove si espongono in sintesi le sue tesi, descritte in modo più ampio sul recente libro "Lo Stato innovatore". La lettera inizia con un "Caro premier, ecco cosa può fare lo Stato" rivolto direttamente al Presidente del Consiglio.
Mazzucato e' un'economista che lavora all'Universita' del Sussex che sostiene, fra le altre cose, che non si può continuare a socializzare i rischi e privatizzare i profitti, svelando così sinteticamente i veri traguardi raggiunti grazie a un paio di decenni di preminente influenza culturale del liberismo di mercato. Nella lettera sostiene che lo Stato può, anzi deve, impegnarsi per promuovere la crescita economica con le armi dell'intervento pubblico, del coordinamento, dell'investimento, della visione strategica, della lungimiranza. Scrive esplicitamente che "in assenza di un settore pubblico dinamico e innovativo, la crescita del settore privato e' impossibile da ottenere", e porta alcuni esempi. 
In buona sostanza, e come cerchiamo di sostenere da anni, privatizzazioni, riduzione delle regole, mancanza di indirizzo, contenimento della presenza dello Stato, ovvero tutti quegli elementi che hanno formato un insieme capace di influenzare la cultura politica (e non solo) per decenni non costituiscono la soluzione del problema di come uscire dalla crisi economica, ma sono invece precisamente le cause della sua nascita, e per uscirne sarebbe quantomeno necessario seguire altre strade. 
Fra gli esempi citati c'è la Germania e l'Istituto Fraunhofer - e aggiungerei il Max Planck per la ricerca teorica.  Questo fornisce l'occasione per sottolineare il ruolo chiave che la triade ricerca scientifica-politica energetica-ambiente ha per il presente ed il futuro. Quando la Germania, con un decennio d'anticipo sugli altri, scelse la strada del solare, mise in moto non il Conto Energia da solo, ma il Conto Energia insieme alla ricerca applicata dell'Istituto Fraunhofer (in cui uno dei settori di punta della ricerca si occupa di tecnologie per il solare) e al sostegno al settore solare della sua industria per la produzione dei pannelli. Poi, oltre a incrementare moltissimo la produzione di energia pulita, vendette la sua tecnologia, all'interno e all'estero. Si tratta soltanto di uno dei numerosi esempi.
Questo è' mancato finora all'Italia, per una serie di ragioni che è inutile ora ripercorrere, ma che deve diventare una strategia precisa da ora in avanti. Altrimenti, continueremo a portare i nostri "cervelli" all'estero, annasperemo nel trovare spazio in ogni settore, taglieremo la spesa pubblica senza beneficiare di alcuna conseguenza utile. E, davvero, le riforme istituzionali non basteranno.

La lettera di Mazzucato si può leggere sul sito di Repubblica:

www.repubblica.it

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Fuori dai nostri confini, ma non molto lontano, e' in corso un conflitto aspro in cui i civili pagano il prezzo più alto. Un conflitto lunghissimo, decenni, nei quali ogni possibile soluzione svaniva sempre troppo presto. Ora la guerra e' reale, armata, e dolente. 
Ho sottoscritto l'appello "Per fermare la guerra a Gaza". Lo si può leggere sul sito di SinistraDem Campo Aperto al seguente indirizzo:

www.sinistradem.it

ECONOMIA
Solare competitivo con il gas
3 marzo 2013

Le grandi marche del mercato elettronico entreranno con grande probabilità nel mercato dell'energia solare, favorendo una forte crescita nelle installazioni di pannelli che sorpasserà le aspettative, mentre la tecnologia diventerà più economica di quella per il gas. Un Rapporto di Citigroup sostiene che il solare farà diventare gli impianti a gas, oggi la tecnologia tradizonale più economica, efficiente e consolidata, un esempio di costi elevati.
In particolare, cambierà presto la necessità di incentivazioni economiche, che hanno sostenuto la grande crescita delle installazioni solari fino ad oggi, una crescita valutata in media del 59% all'anno dal 2007 al 2012 nel mondo.
La grid parity è stata ormai raggiunta in molte regioni nelle forniture a scala residenziale, e si valuta che in prospettiva si estenderà rendendo inutili gli incentivi. Ma ora c'è lo shale gas in America. Su scala più grande, le grandi centrali solari dovranno essere competitive rispetto agli impianti a gas a cicli combinati, un traguardo che sembra difficile con le nuove caratteristiche del mercato del gas, dove lo shale gas si vende a 3 dollari per milioni Btu. Secondo Citigroup, questa cifra non riflette i veri costi di produzione. In ogni caso, gli analisti ritengono che il sistema muoverà verso un sistema capacity-payment per bassi tassi di utilizzo di impianti che servono per backup generation.
Infine, le grandi compagnie dell'elettronica entreranno nel mercato, favorendo economie di scala e costi più bassi grazie al vantaggio tecnologico di alcuni anni.
In ultima analisi, il Rapporto mostra uno scenario in cui ci saranno nuove strade che apriranno opportunità al mercato del solare, con nuovi mezzi di produzione con le tecnologie più avanzate e maggiori possibilità per il futuro, capaci di rendere anche le tecnologie più avanzate tradizionali, come quelle per il gas, obsolete.

Maggiori dettagli si trovano al seguente indirizzo:
http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=can-solar-challenge-natural-gas

N.B. Politica:  ora che il Partito Democratico ha quasi perso le elezioni (che i suoi dirigenti, e non solo, erano sicuri di vincere), ora che ha rinunciato alla sua vocazione ambientalista, alla sua vocazione scientifica - potrei continuare ma mi sembra che basti - sui temi legati alla questione ambientale dovrà confrontarsi con i 5Stelle. Bersani ha fatto persino la proposta di non nominare un Ministro dell'Ambiente. A questo si doveva arrivare. Non credo di sbagliarmi molto se immagino che più che un suo sentimento anti-ambientalista si tratti di una mancanza di sbocchi politici nel partito. Una parte minoritaria ma ben posizionata lavora per impedire qualsiasi rinnovamento, non importa con quali conseguenze politiche. Questo è il dramma del Partito Democratico che ha portato a perdere le elezioni e che il Segretario nazionale non è riuscito a modificare se non di una misura ininfluente.
Fermando con determinazione i propri esponenti ambientalisti ora la partita si farà con qualcuno che appare assai meno incline al compromesso, e forse anche alla semplice mediazione.   Ritengo che sul piano politico i responsabili di questo fallimento ne debbano rispondere.
 

ECONOMIA
Il Sole conviene
17 dicembre 2012

Il solare sta diventando sempre più conveniente, e tutti, grandi imprese tradizionali dell'eneriga comprese, dovranno tenerne conto.
I prezzi dei moduli, infatti, continueranno a scendere, secondo quanto emerso da uno studio condotto da Near Zero, un'organizzazione per la ricerca indipendente e nonprofit, e pubblicato da Science Daily.  Lo studio, che esamina e riunisce previsioni condotte da esperti di vari settori, industriali, ricerca, università, mostra uno sviluppo futuro dell'industria solare favorevole ad una grande diffusione e crescita della potenza solare, grazie alla competitività degli impianti. La previsione parla di una crescita della potenza installata di più di 10 volte da ora al 2020 - che è come dire domani - che è destinata a protrarsi oltre, almeno fino al 2025. Se le previsioni di calo dei prezzi dei moduli solari si riveleranno reali, allora la grande espansione della potenza solare installata sarebbe raggiunta spendendo sempre meno ogni anno.    C'è una condizione alla base di tali rosee previsioni, e cioè che si continui con ricerca e sviluppo nel settore, vale a dire che non venga meno l'impegno a decarbonizzare l'energia e l'economia che ormai - nonostante non sia facile nè immediato - è ampiamente diffuso nel mondo.
Previsioni come queste, e molte altre che ci informano periodicamente, aiutano a comprendere quali possano essere gli scenari futuri, quali i drivers, e come è più opportuno che ci comportiamo oggi al fine di programmare l'energia, seppure in un contesto di mercato. Sul piano ambientale, rinnovabili ed efficenza ci aiuteranno a produrre elettricità e calore puliti, ma il processo non è compiuto se non si includono i trasporti, che necessitano oggi di quantità ingenti di carburanti mantenendo in essere una parte consistente degli idrocarburi di cui abbiamo bisogno, e che bruciamo nell'ambiente.
Frattanto, la numerose sigle delle rinnovabili presenti in Italia hanno deciso di coordinarsi, con FREE, il Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica. FREE raccoglie più di venti Associazioni, a cui si aggiungono in qualità di sostenitori alcune associazioni ambientaliste. Lo scopo sarà promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, con una maggior coesione e, presumibilmente, efficacia.

La notizia del survey di Near Zero si trova su Science Daily:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/12/121212134211.htm
La notizia del coordinamento delle rappresentanze di settore si trova su Qualenergia:
http://qualenergia.it/articoli/20121217-nasce-free-coordinamento-associazioni-delle-fonti-rinnovabili-e-dell-efficienza-energetica
 

ECONOMIA
La bolletta elettrica è trasparente, la strategia no
22 aprile 2012

Dopo l'accusa di non fornire dati chiari sulla composizione della bolletta elettrica fatta dal Ministro Clini, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha pubblicato sul suo sito (all'indirizzo in calce) la "bolletta trasparente" del mercato tutelato, prima dell'aggiornamento della componente A3, e con stime relative al dopo l'aggiornamento di aprile. L'Autorità ha ottenuto l'aumento della tariffa del 5,8%, dovuto all'aumento del prezzo dei combustibili, all'euro, e agli oneri in aumento delle rinnovabili.  La componenete A3 riguarda il finanziamento diretto dell'energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate.
Com'è noto, la discussione in corso verte sul costo delle rinnovabili, spesso citato come elevato e irragionevole, senza ulteriori approfondimenti.
La prima cosa che si nota con evidenza nel leggere la bolletta dell'AEEG è che l'"utente domestico tipo" a cui si fa rinferimento consuma ben 2.700 kWh all'anno, un valore alto se si considerano i moderni sistemi di efficienza energetica domestica, che non sono ancora diffusi, ma che consentirebbero di risparmiare molta energia, ed anche denaro.
Per quanto riguarda la composizione della bolletta, le stime (che dovranno essere confermate, come sottolinea l'Autorità) delle 4 voci di cui è composta sono le seguenti:
- i servizi di vendita, per il 57% della spesa complessiva
- i servizi di rete, per il 13,4%
- gli oneri di sistema, per il 16,3%
- le imposte, per il 13,3%
La componente A3 fa parte degli oneri di sistema (per il 15%) insieme a molto altro, come i regimi tariffari speciale delle Ferrovie dello Stato o gli oneri per la messa in sicurezza del nucleare, ma ne costituisce la parte maggiore con il 92,6%, di cui 86,8% vanno alle rinnovabili vere e proprie, e i restanti alle cosiddette "assimilate" (un'invenzione italiana che finanzia di tutto, fossili e inceneritori). 
Dunque, per fotovoltaico e certificati verdi spendiamo circa il 13% del totale in bolletta. Sorprende il fatto che non entrino nel dibattito le ragioni per cui lo facciamo, e se questo è l'unico effetto delle rinnovabili sul sistema elettrico italiano.
Premesso che il sistema di incentivazione può essere adeguato progressivamente, va ricordato che la ragione principale per cui si incentivano le fonti rinnovabili consiste nel sostenere tecnologie nuove e a basso impatto ambientale che altrimenti non avrebbero mercato, a fronte di tecnologie consolidate come quelle per le fonti fossili. Sul piano economico, gli incentivi sono un mezzo per includere nel sistema dei prezzi i cosiddetti "costi esterni", ossia costi dovuti alle conseguenze ambientali e sanitarie del ricorso a fonti energetiche inquinanti, e che finora ha pagato la collettività attraverso la fiscalità generale. Passare ad un sistema elettrico più pulito significa abbattere questi costi (che paghiamo tutti, anche se non in bolletta).
Gli incentivi, inoltre, non sono l'unico effetto della diffusione delle rinnovabili elettriche: il loro ingresso nel mercato consente, per esempio, una riduzione del costo del kilowattora dovuta ad un effetto di spostamento dell'offerta in favore delle tecnologie con costo marginale più basso (in pratica il costo del carburante che per le rinnovabili è pari a zero). Questo fenomeno, noto come "merit-order effect", si verifica soprattutto nei momenti di picco della domanda, e sta già portando a notevoli risparmi, grazie a sole e vento. Si dice che il fotovoltaico sia privilegiato, ma è proprio la fonte che copre la maggior parte delle ore di picco della domanda.
Non è possible che il dibattito verta soltanto su un aspetto, il costo di generazione dell'energia dalle varie fonti, e non consideri tutte le conseguenze, anche economiche sul mercato liberalizzato - che non si fermano nemmeno a quanto detto sin qui.
La bolletta non risente soltanto degli oneri che a vario titolo gravano su di essa, ma di una strategia complessiva che ancora manca. E' l'insieme delle scelte energetiche che va a formare un sistema, di cui la bolletta è una parte. Su questo ancora c'è molto da fare.

La "bolletta trasparente" può essere scaricata dal sito dell'Autorità:
http://www.autorita.energia.it/allegati/consumatori/bolletta_trasparente.pdf
 

TECNOLOGIE
Rinnovabili non trascurabili
9 marzo 2012

Molto interessanti le prime stime effettuate sul 2011 riguardanti gli impianti a fonti rinnovabili in Italia, in una nota diffusa il 6 marzo scorso dal GSE.
Le rinnovabili stanno progressivamente modificando il sistema energetico italiano, ed ora hanno raggiunto cifre ragguardevoli. Riguardo la potenza efficiente lorda installata, il solare ora è in seconda posizione dopo la fonte idroelettrica, e assai più diffuso di eolico e bioenergie. Le cifre:  fonte idraulica quasi 18 GW, solare 12,8 GW, eolica 6,9 GW, biomasse 3 GW, geotermica 0,8 GW.
Ma data la diversa produzione di energia che caratterizza le varie fonti, molto interessanti risultano i dati della produzione lorda. In cifre:  idro 46.350 GWh, solare 10.730 GWh, eolica 10.140 GWh, biomasse 11.320 GWh, e geotermica 5.650 GWh.  Da esse si nota che la produzione di energia solare ha superato la produzione di energia dal vento, fornendo un contributo che non può più essere definito trascurabile, come spesso veniva qualificato qualche tempo fa. Da segnalare, inoltre, l'incremento rispetto al 2010, quando la produzione solare ammontava soltanto a 1.906 GWh:  la cifra è stata moltiplicata di oltre 5 volte e mezzo, in un solo anno.
Anche le bioenergie forniscono ora una quota interessante di produzione energetica, seppure sarebbe necessario distinguere i vari tipi di biomasse, solide, gas, o biocarburanti (su questi ultimi grava più di un'obiezione ben fondata). In totale, le fonti rinnovabili hanno fornito  84.190 GWh nel 2011. Ora la percentuale delle fonti energetiche rinnovabili sul consumo interno lordo è del 24%.
La notizia si trova sul sito GSE:
www.gse.it
 

ECONOMIA
Energia elettrica nel 2011
15 gennaio 2012

L'energia elettrica richiesta in Italia ammonta complessivamente a 332 TWh, e i primi dati del 2011 mostrano una crescita dello 0,6% rispetto all'anno precedente, che a sua volta aveva registrato una crescita rispetto al 2009, anno di grande calo dei consumi (-5,7%), fulcro della crisi economica. Questi sono alcuni dei primi dati  sull'anno trascorso presentati da Terna qualche giorno fa, che si possono leggere all'indirizzo riportato in calce. Vedremo, quando usciranno, i dati dettagliati. 
Riguardo le fonti, la termoelettrica continua ad essere dominante, ma le rinnovabili raggiungono quote sempre più significative: la richiesta è stata soddisfatta per il 64,7%  con termoelettrico, il 14,3% idroelettrico, il 2,9% eolico, il 2,8% fotovoltaico, e 1,6% geotermoelettrico. La produzione è nazionale per l'86,3%.
E' del tutto evidente da un confronto di questi dati con analoghi degli anni scorsi che le fonti di energia rinnovabile stanno modificando il sistema elettrico italiano, erodendo la quota fossile progressivamente e in misura crescente. La fonte termoelettrica decresce dell'1,6%, mentre il solare fotovoltaico aumenta del 394% e l'eolico del 5,7%. Sarebbe interessante inserire anche dati riguardanti quali tipi di impianti termoelettrici, se tradizionali o a maggior efficienza.   Il contributo del fotovoltaico diventa per la prima volta degno di nota, grazie all'incremento notevole delle installazioni registrato negli ultimi anni, ed il suo contributo ha raggiunto in percentuale l'eolico. La fonte idroelettrica, invece, cala di 11,4%, segnalando un problema che per ora ha avuto solitamente caratteristiche temporanee, ma che sarà sempre più evidente e costante negli anni futuri, e che è in grado di influire anche sulla produzione termoelettrica. Infatti, le alterazioni del sistema climatico possono comportare una riduzione della portata d'acqua dei nostri fiumi, e del livello dei nostri bacini, derivante dalla diversa distribuzione delle precipitazioni. Queste ultime tendono a diventare più intense e più concentrate nel tempo, perdendo la regolarità che, entro certi limiti, le caratterizzava, e aumentando l'estensione dei periodi siccitosi.

P.s. martedì prossimo cercheremo di approfondire il tema "green economy" in un incontro pubblico a Bologna: come fare economia in un modo ancora molto nuovo per ricostruire l'oggi e impostare il domani. Data, ora e ospiti in Agenda, a fianco.

I dati di Terna si trovano al seguente indirizzo:
http://www.terna.it/default/Home/AZIENDA/sala_stampa/tutti_comunicati_stampa/cs_2012/cs_gennaio_2012/primi_dati_domanda_elettricita_2011.aspx
 

ECONOMIA
Grandi prospettive per il fotovoltaico, a partire da noi
12 settembre 2011

Abbiamo superato in Italia i 10.000 MW di potenza installata da impianti solari fotovoltaici (vedi i dati esposti a lato, tratti dal Gse). Una cifra che fino a pochi anni fa sembrava lontanissima, e che fa davvero piacere.
Inoltre, secondo un rapporto dell'European Photovoltaic Industry Association (EPIA), l'Italia potrebbe essere ben presto leader in Europa e il primo Paese europeo in cui l'energia elettrica da fotovoltaico diventa competitiva con quella prodotta da fonti convenzionali. Comunque, analizzando Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna, il rapporto giunge alla conclusione che la competività sarà da tutti raggunta entro il 2020.
Il costo di produzione di energia elettrica solare potrebbe infatti diminuire, grazie ai miglioramenti tecnologici e alle economie di scala, fino a rendere gradualmente non necessari gli incentivi che oggi sostengono il settore. Lo studio analizza la "dynamic grid parity", intesa come il momento in cui le entrate sul lungo termine della fornitura di energia da un impianto fotovoltaico eguagliano il costo dell'acquisto in rete dell'energia prodotta con fonti convenzionali, e la "generation value competitiveness", cioè il momento in cui per gli investitori non fa più differenza tra investire in impianti fotovoltaici o a fonte fossile tradizionale.
Lo studio conclude che "Considerando tutti i fattori, è chiaro che la grid parity dinamica potrebbe verificarsi in Italia nel 2013 nel segmento commerciale, e poi espandersi in tutto il continente nei differenti segmenti di mercato entro il 2020. La competitività nel costo di produzione potrebbe essere raggunta molto presto, nel 2014, nel segmento a terra in Italia e poi espandersi in molti altri Paesi d'Europa entro il 2020."    

Ora, nel nostro Paese c'è da lavorare per rendere le reti e i sistemi di accumulo adatti al crescente contributo da fonti rinnovabili, per diffondere in sostanza le smart grid e rendere l'intero sistema adatto a sfruttare nel migliore dei modi fonti per loro natura diffuse e intermittenti.

Il rapporto è scaricabile dal sito dell'EPIA:
http://www.epia.org/

ECONOMIA
Economia al Sole
28 agosto 2011

Con una crescita del 230% della potenza installata nei soli primi sei mesi del 2011 l'Emilia-Romagna è oramai una regione che traina la diffusione del fotovoltaico in Italia. Questo è uno degli elementi che emergono dal rapporto semestrale del Gruppo Ubisol, elaborato in base ai dati del Gse.
Le prime tre regioni nella classifica della potenza installata sono la Puglia, con 1.154,4 MW, la Lombardia, con 805,2 MW, e l'Emilia-Romagna, con 738,3 MW, nel quadro di un totale italiano che ammonta a 7.075 MW distribuiti in 229.906 impianti. Davvero notevole è l'accelerazione che si registra nella regione emiliano-romagnola, che passa da 65 MW di potenza fotovoltaica installata nel 2009, a 223 MW a fine 2010, agli attuali 738 MW nei soli primi sei mesi del 2011.
Numeri di questo ordine di grandezza non sono soltanto frutto del sistema di incentivazione statale, ma anche del forte impegno che la Regione Emilia-Romagna ha assunto con un Piano Energetico fortemente orientato verso le rinnovabili. Le stesse, poi, sono regolamentate in modo tale da evitare impatti e dislocazioni discutibili sul territorio tramite le Linee-guida di recente approvazione.
Quello del fotovoltaico è un comparto centrale della green economy, un modo ancora nuovo (per noi) di creare crescita economica portando il sistema alla transizione verso le energie pulite, le tecnologie di basso impatto e minor consumo, le reti intelligenti, le piccole opere diffuse sul territorio capaci di rigenerare un sistema obsoleto e creare occupazione qualificata.  E' necessario creare e sostenere filiere italiane, impegnando il nostro Paese nella sfida dell'economia verde, l'unica che può portarci fuori dalla crisi che stiamo attraversando. 
Fare economia nuova, qualcosa di estremamente lontano dalle prospettive del governo attuale - che l'ormai stanco ministro Tremonti definì, in tempi più recenti del Medioevo, la politica "dei doppi vetri e dei mulini a vento" (testuale) - che mostra di non avere idea di cosa fare nemmeno in termini classici e consolidati, se non fosse che deve rispondere alle richeste che vengono dalle sedi europee.
Maggiori dettagli sulla crescita e i numeri del fotovoltaico in Emilia-Romagna e in Italia si trovano agli indirizzi:

http://emiliaromagna.si-impresa.it/Single.aspx?Id=4046
http://qualenergia.it/articoli/20110728-fotovoltaico-emilia-romagna-crescita-del-230-per-cento-in-sei-mesi-rapporto-ubisol
 

SCIENZA
Ricerca avanzata: solare termoelettrico al MIT
22 agosto 2011

Secondo l'Effetto Seebeck, in un circuito chiuso bimetallico con le due giunzioni mantenute a temperatura diversa si genera una corrente elettrica, e questo accade a causa della dipendenza del potenziale di estrazione del metallo dalla temperatura.  Nei laboratori del MIT hanno pensato di utilizzare questo effetto per convertire il calore del Sole direttamente in elettricità, con una tecnologia nuova che consente di raggiungere efficienze 8 volte superiori a quelle dei dispositivi simili già in precedenza studiati.
Il generatore termoelettrico è coperto con una piastra di rame nera che assorbe il calore dei raggi solari, mentre l'altro lato del generatore è in contatto con la temperatura ambiente. Il tutto viene sistemato in una camera a vuoto di vetro.  Quando viene esposto al Sole si riscalda facilmente, raggiungendo una differenza di temperatura di circa 200 °C e producendo elettricità con un'efficienza di 4,6%,  grazie all'impiego di nanomateriali e assorbitori selettivi nello spettro solare.
Evidentemente, si tratta di un'efficienza ancora bassa, ma riguarda una tecnologia nuova con potenzialità interessanti, dato l'uso di poco materiale, i bassi costi, la possibilità di produrre assieme elettricità e calore, e applicazioni diverse come il recupero del calore sprecato dai motori compresi quelli dei veicoli - e questa sarebbe una prospettiva davvero innovativa ed estremamente interessante.
Secondo i ricercatori, questi dispositivi non andrebbero in sostituzione del solare fotovoltaico, termico, o termodinamico attuali, ma sarebbero un'applicazione in più a basso costo e con notevoli prospettive, finalizzata insieme alle altre a diminuire le emissioni di gas climalteranti dovute alla produzione di energia con i metodi tradizionali e non rinnovabili, e utilizzando al meglio l'enorme quantitativo di energia solare che ogni giorno investe la Terra.
L'articolo, dal titolo "High performance flat-panel solar thermoelectric generators with high thermal concentration", Nature Materials, si trova all'indirizzo:
http://www.nature.com/nmat/journal/v10/n7/full/nmat3013.html
mentre i commenti dei ricercatori si trovano all'indirizzo seguente
http://web.mit.edu/newsoffice/2011/flat-solar-thermal-0502.html
 

POLITICA
Valutazioni corrette, o sindrome n.i.m.b.y.?
12 marzo 2011
Parlando di energia è chiaro che non bastano le analisi teoriche, ma occorre vedere cosa fare nella pratica, e in quest'ultima c'è anche la necessità di costruire a volte (quando servono) impianti sul territorio - centrali, rigassificatori, eolico, solare, ecc.
Come distinguere se l'opposizione che spesso nasce nella cittadinanza locale è fondata oppure no?  Si parla da anni di "sindrome n.i.m.b.y.", ma di rado si esamina dove ha avuto origine, e come superarla. Sicuramente, esiste in sè presso molte persone, ma probabilmente in molte altre affonda le sue radici nella carenza di fiducia diffusa ormai da anni verso coloro che fanno le scelte.
In breve, elementi originanti sfiducia sono rintracciabili nella nostra storia ormai da molti anni. La pratica di realizzare opere inutili o quasi esiste da tempo, in particolare nel nostro Paese, con esempi clamorosi di cui periodicamente parla la stampa (strade senza chi le percorre, svincoli californiani per borghi di 200 anime, per finire ad impianti opinabili nelle necessità che andrebbero a coprire). E' stato coniato perfino un nome per il caso in questione: "cattedrale nel deserto", famoso quanto basta a fotografare la situazione. Catastrofi naturali e non (Seveso, Vajont) hanno poi ampliato la diffusione della preoccupazione nella pubblica opinione, quando è realistica, ed anche quando non lo è. Dunque, la "sindrome" sarebbe, quantomeno per quella parte della popolazione che si pone a fronte delle questioni con intento partecipativo, il frutto (negativo) di fatti concreti (anch'essi negativi). 
Come superarla? Una strada ci sarebbe:  basterebbe fornire (se ci sono) ogni volta le valutazioni scientifiche e tecniche a supporto dell'opera da realizzarsi, a loro volta facenti parte di un quadro complessivo coerente e sostenibile.
Non è dato sapere se funziona, ma è l'unica via. Non è nemmeno un'assurdità, ma un processo di "concertazione" con la cittadinanza che nei (soliti) Paesi del Nord Europa viene applicato da anni, con trasparenza e coinvolgimento di tutte le rappresentanze sociali. La politica dovrebbe farsi carico di promuovere percorsi simili, giustificando con la chiarezza ciò che non si può imporre.
POLITICA
Il decreto non cancella i dubbi
3 marzo 2011
Il nuovo decreto legislativo sul riordino degli incentivi alle fonti rinnovabili e il recepimento della direttiva 2009/28/CE è stato ora approvato dal Consiglio dei Ministri, anche se mancano parti importanti visto che si fa riferimento a decreti successivi, per i nuovi parametri per gli incentivi ed una revisione delle quote delle rinnovabili (1° giugno) al fine del raggiungimento degli obiettivi comunitari, e per la revisione del conto energia  per il fotovoltaico (30 aprile). 
Dunque, cambierà il sistema di incentivazione, che verrà legato al mercato, al progresso delle tecnologie, e che appare tendere verso una progressiva riduzione degli incentivi nel corso del tempo.
Viene eliminato il tetto degli 8.000 MW per gli incentivi al fotovoltaico, ma verrà stabilito un limite annuale di potenza FV incentivabile.
In sintesi, si prevede di stabilire un limite di potenza elettrica cumulativa all'anno degli impianti fotovoltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti, di definire le tariffe incentivanti tenendo conto della riduzione dei costi delle tecnologie e degli incentivi applicati negli altri Stati dell’Unione europea, e quote differenziate sulla base della natura dell’area di sedime. Viene inoltre, previsto un tetto per le installazioni di impianti fotovoltaici su terreni agricoli fino al 10% della superficie e non oltre 1 MW di potenza installata. 
Riguardo i certificati verdi, invece di un taglio del 30% rispetto al prezzo di ritiro stabilito dal comma 148 della legge 24 /2007, c'è un riduzione del 22% (retroattiva).
Fermo restando l'approccio di resistenza alle rinnovabili che questo governo ha da sempre manifestato, e il fatto che ancora pesi la consueta mancanza di certezza indispensabile agli investimenti, trovo che per valutare meglio le cose bisogna attendere i decreti successivi che entreranno nel dettaglio del sistema di incentivazione.
Appare però ancora evidente la presenza di incongruenze, e di obiettivi difficilmente raggiungibili. Come già il Piano d'Azione nazionale per le Energie Rinnovabili dell'11 giugno 2010 (vedi post del 21 ottobre 2010) i numeri sono discutibilmente in linea con il raggiungimento degli obiettivi UE che, ricordiamo, prevedono una quota del 17% da rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, e una quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti del 10% del consumo finale - ben lontana, a quanto si vede ora, dall'essere realistica. In sostanza, occorrerebbe verificare la rispondenza delle scelte del governo con la direttiva UE, e verificarla nel dettaglio, cifre alla mano.
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luglio