.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

*

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

ECONOMIA
Fonti rinnovabili crescono
9 luglio 2017
Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.
ECONOMIA
Luci ed ombre nel nuovo pacchetto energia della Commissione Europea
17 dicembre 2016
La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure "per mantenere l'Unione Europea competitiva mentre la transizione verso le energie pulite sta cambiando i mercati energetici globali", come si legge sul sito (gli indirizzi sono in calce). 
Il nuovo pacchetto energia, denominato “Energia pulita per tutti gli europei”, delinea le nuove vie comunitarie che seguiranno le rinnovabili, l'efficienza, il mercato elettrico e i trasporti, attraverso una serie di documenti che compongono il quadro d'intervento della Commissione Europea sul tema energetico.
La Commissione afferma la volontà che l'UE sia guida del processo transitorio verso un sistema ad energia pulita, e non sia soltanto capace di adattarvisi. Da ciò consegue l'impegno di tagliare di almeno il 40% al 2030 le emissioni di CO2, accompagnandolo da un processo di modernizzazione dell'economia che consenta crescita e lavoro per tutti i cittadini dell'Unione. Gli obiettivi da raggiungere in tal quadro sono tre: porre al primo posto l'efficienza energetica, raggiungere la leadership nelle energie rinnovabili, e costruire un mercato favorevole per i consumatori. 
Tra gli elementi più qualificanti del pacchetto energia, l’introduzione di un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica: una riduzione del 30% dei consumi energetici entro il 2030.  Si tratta di un provvedimento atteso da tempo. Nessuna modifica invece per le rinnovabili, il cui traguardo rimane al  27%, nonostante l’UE possa contare fin da oggi su una percentuale intorno al 24%. La scelta sembra dunque quella di non accelerare sulle energie verdi, considerazione che appare supportata anche dalla proposta di aggiornamento della Direttiva rinnovabili, dove viene inserita una misura sulla priorità di dispaccio, che prevede che nei Paesi con una quota di rinnovabili già ampia (del 15%) i nuovi impianti eolici e fotovoltaici non abbiano più diritto di precedenza sulle fonti fossili. La disposizione continuerà a valere solo per le centrali già esistenti e su piccola scala. 
In favore delle fonti fossili, invece, va l’estensione a tutti gli Stati membri del capacity payment, vincolato però a precisi limiti di emissione: gli impianti non devono emettere più di 550g di CO2 per kWh prodotto. Una misura che colpisce le centrali più vecchie ed obsolete, aprendo invece alla remunerazione della capacità impiegata per quelle più recenti. 
Per raggiungere il nuovo obiettivo di efficenza energetica del 30% al 2030, il pacchetto energia richiede anche un impegno sull'efficentamento degli edifici, a partire dagli standard per gli edifici ad energia quasi zero (Near Zero Energy Buildings), che include per i nuovi edifici la generazione di elettricità sul posto, e le infrastrutture necessarie alla mobilità elettrica, oltre a sistemi per riscaldamento, produzione di acqua calda, condizionamento e raffrescamento.
Anche i trasporti sono inclusi nei nuovi provvedimenti. Per esempio, si prevede che la mobilità elettrica entri a pieno titolo nella progettazione edilizia urbana. Secondo le nuove misure, tutti gli edifici non residenziali, di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante, qualora dispongano di più di dieci posti auto, devono predisporne almeno uno ogni dieci con punti di ricarica elettrica. Gli Stati membri possono a loro discrezione estendere o meno questa normativa alle PMI.
La Commissione Europea pone, infine, l'accento sulla riforma del mercato dell'energia che dovrebbe modificare il ruolo dei consumatori europei, rendendoli "protagonisti centrali sui mercati dell’energia del futuro". I consumatori, infatti, secondo le nuove norme avranno la possibilità di produrre e vendere energia autonomamente, grazie a misure di revisione del mercato elettrico, mentre maggior conoscenza e chiarezza dovrebbe giungere dalla diffusione di contatori intelligenti, bollette chiare e condizioni di commutazione più facili. Negli intenti della Commissione si rileva anche l'indicazione del passaggio alla concorrenza effettiva, rimuovendo l'intervento pubblico sui prezzi, da realizzarsi secondo un percorso graduale.
La Commissione europea prevede che il pacchetto invernale mobiliti fino a 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati all’anno a partire dal 2021. Se le stime venissero rispettate si produrrebbe un aumento dell’1% del PIL nel prossimo decennio. 
Per quanto riguarda la transizione alle fonti rinnovabili, si delinea un quadro a luci ed ombre. Alcuni provvedimenti sono sicuramente positivi, altri più discutibili nell'ottica della decarbonizzazione del sistema energetico. 

Per i dettagli, si possono consultare i seguenti siti, dove è possibile scaricare i documenti relativi:

https://ec.europa.eu/energy/en/news/clean-energy-all-europeans-top-topic-eu-energy-council


https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition


politica interna
Casa Italia può costituire una notevole opportunità per il nostro Paese
24 settembre 2016
1.
Sembra apprezzabile il progetto di intervenire a largo raggio sul patrimonio edilizio del nostro Paese che sta preparando il governo e che risponde al nome di Casa Italia. Si tratterebbe di un'opera enorme, particolarmente utile, di cui si parla da anni, che avrebbe tutti i numeri per rilanciare il settore edilizio qualificando nel contempo, se ben condotta, il territorio e la sua urbanizzazione. Abbiamo sentito parlare - e abbiamo visto e subito le conseguenze - di "cementificazione" per decenni, abbiamo attaccato ed infierito con costruzioni di ogni genere e ovunque su millenni di civiltà insediativa che, nonostante tutto, ancora oggi caratterizza il nostro Paese, noncuranti dell'importanza dell'organizzazione degli spazi e della corretta gestione del territorio, degli effetti sulla qualità della vita e degli impatti sull'ambiente. Ci si è avventati sul territorio per decenni senza affrontare (o evitando) il senso politico dell'organizzazione dello spazio urbano e territoriale, della sua sicurezza, vivibilità, sostenibilità ambientale
Ora, con il piano Casa Italia si parla di riqualificazione edilizia ed energetica, di criteri antisismici, di manutenzione, prevenzione, adeguamento ambientale e, sulla base delle premesse di questi giorni, non può che ottenere un giudizio positivo. Un piano che programmi interventi sul lungo periodo con l'obiettivo della messa in sicurezza del patrimonio edilizio del nostro Paese, ampliando l'orizzonte alla modernizzazione e all'efficientamento, coglie un tema importantissimo, di cui si parla da molto tempo senza che sia mai iniziato alcun impegno reale in proposito. Un progetto del genere, inoltre, sarebbe in grado di rilanciare il settore edilizio - da tempo in crisi - e, se le fondamenta sono solide, di acquisire un know how specifico che potrebbe avere conseguenze positive in futuro. 
Le parti più difficili, però, non mancheranno: in particolare, la sua progettazione e la sua realizzazione pratica, con tutti gli elementi necessari a partire dai prevedibili cospicui investimenti. L'aspetto della concretezza è centrale, pena la riduzione dell'intero progetto ad uno slogan, o peggio, all'apertura ad interventi non qualificati.
Il terremoto della notte del 24 agosto scorso ha dato il via all'idea di trasformare la ricostruzione in un intervento più ampio che parli di prevenzione, a partire dalle zone maggiormente esposte al rischio sismico - e tenendo conto che in Italia il rischio zero praticamente non esiste. Esiste, invece, un enorme numero di abitazioni, edifici privati, edifici pubblici, scuole, palestre, strade, ferrovie esposti al rischio di crollo per agenti esterni o interni, ed esiste un analogo enorme numero di edifici e fabbricati che potrebbero essere definiti "a spreco energetico", che consumano un'enorme quantità di energia e il più delle volte offrono condizioni abitative qualitativamente scarse. La qualità dell'abitare è una parte considerevole della qualità della vita e si presta a caratterizzare il livello di vita e di sviluppo di un Paese. 
Le tragiche conseguenze di un terremoto, per parte loro, ci parlano di una spesa enorme ogni volta che si presenta la ricostruzione che potrebbe essere evitata con opportuni investimenti diretti alla prevenzione, per non citare i decessi, i feriti, e tutte le conseguenze non monetizzabili di un sisma disastroso. 

2.
A proposito di politiche energetiche, recenti dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo  Calenda indicano una serie di misure di un certo rilievo. Si tratta, in estrema sintesi, di interventi per alleggerire il carico delle rinnovabili sulle aziende grandi consumatrici di energia (che già pagano di meno), di misure per remunerare la capacità elettrica installata, di rivedere il prossimo anno la Strategia Energetica Nazionale e di nuove politiche per le rinnovabili. Il Ministro ne ha parlato, secondo quanto riporta il sito di Qualenergia, a margine del convegno “The future of energy. Towards a sustainable development”, organizzato da The European House Ambrosetti ed Eni alcuni giorni fa. 
Sembra che la sua attenzione sia orientata principalmente alla generazione centralizzata tradizionale, ma vedremo nel seguito come queste misure si tradurranno nella pratica. 
L'articolo completo, "Il Ministro Calenda su rinnovabili, capacity market, ed energivori", si trova sul sito di Qualenergia:

http://www.qualenergia.it/articoli/20160921-ministro-calenda-su-rinnovabili-capacity-market-ed-energivori

POLITICA
Ora e' indispensabile un cambiamento di rotta
18 aprile 2016

Ieri sono andata a votare con 15 milioni di belle persone, e ne sono felice.
Il voto e' un'espressione di partecipazione democratica che non può essere in alcun modo snobbata.

Il quorum non è stato raggiunto.

Oltre 85% dei votanti ha votato Si. 

Si tratta di un segnale forte. 
Ora, credo che il governo debba prendere in considerazione l'indifferibilita' di una politica energetica da portare avanti con coerenza e apertura. Ieri sera, nel discorso che ha fatto seguito alla chiusura dei seggi e ai primi dati, Matteo Renzi ha espresso il sentimento del governo nei confronti dei temi ambientali e delle fonti pulite, rimarcandone la vicinanza con i votanti e con il desiderio diffuso di riduzione degli impatti sulla salute e sull'ambiente. 
Nel seguito, e' necessario un impegno vero, non più rinviabile, collaborativo e fattivo. Il governo, e il PD, non possono che trarne profitto.


Sin dalla sua formazione, questo governo e' "scoperto" sul fronte delle politiche ambientali ed energetiche, che non porta avanti politiche industriali, e le vicende di questi giorni ne sono la conseguenza. L'ho scritto più e più volte su questo blog. Si tratta di temi che non possono essere trascurati, ma in genere, se si lascia un vuoto politico poi se ne subiranno le conseguenze. Sarebbe ora necessaria una modifica della rotta seguita sin qui, un diverso orientamento che consenta al nostro Paese di essere all'avanguardia in ambiti che hanno potenzialità enormi.

POLITICA
Guida al Referendum del 17 aprile: una breve sintesi per punti. Con la quale andrò a votare, e voterò Sì.
12 aprile 2016

Pubblico una sintesi per temi riguardante il prossimo referendum del 17 aprile, sperando che possa tornare utile, indipendentemente dal voto (o dal non voto) che ciascuno vorrà scegliere. Sicuramente, le tesi qui espresse inducono a votare, e a votare Sì: sarà ciò che farò, senza ideologismi o estremizzazioni, semplicemente rispondendo ad un quesito che verrà posto ai cittadini italiani domenica prossima. Le ragioni del voto sono descritte nel precedente post del 5 aprile u.s.

Riassumendo, le ragioni del Sì sono sostanzialmente due: il fatto che la concessione sia diventata fino alla durata di vita utile del giacimento, che non condivido, e la necessità, che sta diventando impellente, di dare un segnale per far sì che si affrontino le tematiche energetiche nel loro complesso, invitando con forza ad operare per ridurre gli sprechi, aumentare l'efficienza, sostenere le fonti pulite.

Il testo del quesito referendario a cui siamo chiamati ad esprimerci la prossima domenica 17 aprile è il seguente:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Si tratta di un referendum abrogativo, uno strumento di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. In quanto tale, nel merito è sicuramente parziale e limitato. Il contenuto del quesito, inoltre, risente del percorso che ha portato ala richiesta di sei quesiti referendari, di cui 5 successivamente superati.

 

Affinché la domanda soggetta a referendum sia approvata occorre che si rechi a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età, si voterà in tutto il Paese, soltanto nella giornata di domenica 17 aprile, e potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Votando “No” la norma resterà.

Il referendum riguarda le attività connesse all'estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro 12 miglia marine dalla costa. Gli idrocarburi sono il petrolio e il gas naturale, prevalentemente costituito da metano, che con il carbone sono ampiamente utilizzati per produrre energia per trasporto, elettricità, riscaldamento. Con il quesito referendario si chiede di cancellare la norma che permette alle società petrolifere di effettuare le loro attività di estrazione nella fascia costiera italiana entro le 12 miglia marine senza precisi limiti temporali; il quesito interessa tutti i titoli abilitativi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza. Per contro, il quesito non riguarda le concessioni sulla terraferma, non riguarda quelle in mare che si trovano oltre tale limite, e nemmeno nuove concessioni entro la fascia costiera, che non potranno essere rilasciate poiché sono state vietate dalla Legge di Stabilità 2016.

In sostanza, con il referendum del prossimo 17 aprile si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di operare per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, senza una scadenza certa, ed in relazione alle attività già in corso, poiché in quella zona non potranno essercene di nuove.

La produzione di idrocarburi

I giacimenti di idrocarburi sono proprietà indisponibile dello Stato, la loro ricerca e il loro sfruttamento sono considerati di interesse pubblico e vengono effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). I titoli minerari sono il permesso di prospezione, il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione. Gli elenchi delle concessioni sono disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il concessionario è soggetto al rispetto dei programmi, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie interessata e al pagamento di royalties proporzionate alla quantità di idrocarburi prodotte.

Il percorso

Il limite delle 12 miglia marine è stato introdotto nel 2010 per le aree protette, a seguito dell’esplosione catastrofica della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, che ha causato danni enormi all’ambiente marino di quelle zone, all’ecosistema, alla pesca, all’ambiente costiero. Successivamente, nel 2012 il limite è stato esteso all’intero litorale nazionale per le nuove ricerche, insieme all’obbligo di valutazione di impatto ambientale e al parere degli Enti locali interessati.

Precedentemente all’emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto legislativo 152/2006), la normativa in materia prevedeva una durata trentennale delle concessioni, prorogabile per altri vent’anni al massimo con apposita richiesta sottoposta a parere sul rinnovo da parte degli Enti locali interessati, e una durata di sei anni per la ricerca, anch’essa prorogabile.

Con la nuova normativa in oggetto, il governo ha vietato le nuove attività nella fascia entro le 12 miglia dalla costa, ma lo ha fatto eccettuati “i titoli abilitativi già rilasciati, fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. Una compagnia potrà perciò continuare ad operare entro le 12 miglia se ha ottenuto la concessione prima, e farlo fino all’esaurimento del giacimento.

 

Con un comunicato del 5 febbraio scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico informa che “tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia sono state rigettate. (…) Con i 27 provvedimenti è stata data piena attuazione al disposto di legge: all’interno  delle aree interdette non insistono più istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.” Dunque, la fascia costiera non è accessibile, ma restano attive per un tempo indeterminato le ricerche e le coltivazioni già in essere.

Il referendum è conseguenza di alcune scelte in materia di energia effettuate dal governo e dei contrasti che hanno suscitato con Amministrazioni locali, con associazioni ambientaliste e civiche.  Infatti, 9 consigli regionali - Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto - hanno inizialmente promosso sei quesiti. Solo uno è stato ammesso dalla Cassazione, mentre gli altri sono stati superati da nuove modifiche apportate alla legge di Stabilità approvata alla fine del 2015. Anche la decisione di non accorpare il referendum alla tornata elettorale di giugno è stata da molti giudicata incongrua.

Le conseguenze

Si pone il tema di cosa accade se vincono i Sì. In tal caso, a quorum superato, le concessioni in essere saranno valide fino alla scadenza, fra alcuni anni alcune, fra 20 anni altre. L’abrogazione della norma indicata nel quesito non implica perciò la chiusura di impianti o la perdita di posti di lavoro nell’immediato o nel prossimo futuro. Soltanto nel periodo successivo allo scadere di una concessione, in caso di vittoria del “Sì”, il tratto di mare interessato e situato nella fascia costiera entro 12 miglia marine resterà libero.

Se invece vincono i “No”, o se il referendum non supera il quorum, la norma recentemente introdotta resterà invariata. Le concessioni non avranno limiti temporali e saranno attive in ogni caso fino al termine dello sfruttamento del giacimento e non saranno sottoposte al vaglio delle Regioni e degli enti preposti.

Norme e territori

Una prima domanda da porsi riguarda la legittimità di una concessione a tempo indeterminato a proposito della libera concorrenza. L’assenza di scadenza per le concessioni già in attività, infatti, pone le compagnie interessate in una posizione di vantaggio rispetto ad altre che potrebbero subentrare. La normativa europea stabilisce regole precise in proposito ed è stato ipotizzato che un titolo a durata illimitata possa incorrere in un esame ed eventualmente una procedura d’infrazione da parte dell’UE.

Una seconda questione riguarda il significato che il titolo rappresenta per società e per il territorio. In alcune zone del Paese la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi rappresenta una parte considerevole dell’economia locale, anche in aree costiere. La concessione deve avere un senso per la comunità che la concede, in un quadro di scelte energetiche che riguardano il Paese intero. Non è più accettabile la contrapposizione fra ambiente e lavoro, il legame va sciolto sulla base di scelte razionali e capaci di guardare al futuro. Appare difficilmente giustificabile, però, che scelte in materia di energia vincolino la politica energetica futura a tempo indeterminato. Si tratta di un punto fondamentale: i futuri governi e legislatori non possono essere vincolati praticamente per sempre (fino ad esaurimento dei giacimenti) a decisioni prese ora.

L’energia

Ci si può interrogare sulla ragione della modifica introdotta, e sulla sua opportunità in termini di politica energetica.

La sicurezza energetica: la quantità di idrocarburi estratta dalla zona entro le 12 miglia dalla costa non è così significativa da mettere a rischio l’autosufficienza energetica – intorno al 2-3% dei consumi di gas, e circa 1% dei consumi di petrolio, considerando le piattaforme funzionanti. Per contro, può farci risparmiare una quota della nostra bolletta energetica con l’estero. Anche da questo punto di vista, si tratta di valutare se non siano opportune altre vie di risparmio.

Se si tratta di incrementare la quota nazionale di idrocarburi, allora essa va inserita in un contesto che nel suo complesso richieda tale scelta nella fascia costiera. L’argomento, perciò, non è soltanto una questione di paesaggio, già in sé importante, ma di politica energetica. Essa, come è noto, è geograficamente caratterizzata. Inoltre, la politica energetica per sua natura concerne il presente e si dilata nel futuro: le scelte fatte oggi influenzeranno i prossimi 20, 30, o 50 anni. Dunque si pongono in tutta la loro valenza i temi dell’approvvigionamento energetico futuro, delle scelte industriali ed economiche connesse, dell’influenza del consumo di idrocarburi sull’ambiente terrestre, sul sistema climatico, e il tema del rispetto dell’accordo internazionale sottoscritto alla COP21 a Parigi lo scorso dicembre nel quale la tendenza ad uscire dall’era del petrolio, del carbone e del gas, è scritta in termini chiarissimi.

Modificare lo stato delle cose, implica una serie di scelte atte ad orientare società, economia, energia verso minori consumi energetici da fonti fossili, capaci di ridurre in maniera consistente le emissioni inquinanti e climalteranti. Un complesso di azioni di questo tipo può portare ad un notevole miglioramento della qualità della vita, ed una riduzione delle diseguaglianze fra coloro che subiscono le conseguenze dirette di fenomeni di inquinamento locali, e del cambiamento climatico globale.

Ad oggi, alcune opzioni attuate dal governo con il decreto cosiddetto “spalma-incentivi”, o con lo stesso “sblocca-Italia”, appaiono in linea con una politica orientata al mantenimento di una quota complessivamente rilevante di idrocarburi nell’insieme energetico del nostro Paese. 

Il tema della politica energetica da adottare richiede comunque un’approfondita analisi e una trattazione a sé stante (ed è da anni l'oggetto principale di questo blog).

L’ambiente

La tutela dell’ecosistema marino è fondamentale per il mantenimento di un buon grado di equilibrio ecologico, per attività primarie come la pesca, per il turismo.

E’ noto che le piattaforme petrolifere sono diventate nel tempo luoghi ricchi di flora e fauna marina, rifugi di biodiversità. Accanto a questo benefico effetto, va tenuto conto che le attività di routine nelle piattaforme rilasciano normalmente nel mare sostanze chimiche inquinanti: Il Ministero dell’Ambiente effettua dei controlli periodici sulle conseguenze delle attività condotte. Anche la ricerca di gas o petrolio con la tecnica dell’Air-gun – esplosioni sottomarine con un dispositivo ad aria compressa per sondare il sottosuolo - è estremamente nociva all’ambiente marino e alla fauna.

Il rischio d’incidente, infine, nonostante la diversità degli impianti italiani, le minori dimensioni, e le norme stringenti, non si può escludere completamente. D’altro canto, se ad una minor produzione locale di idrocarburi corrispondesse una maggior importazione con l’arrivo di petroliere, aumenterebbe il rischio d’incidente di queste ultime. Ampliando questa considerazione si ricade nel grande tema della politica energetica; ci si può infatti interrogare sulla possibilità di ridurre i consumi di fonti fossili in modo da non aver bisogno di una quota, tutto sommato, marginale, di idrocarburi, e sui metodi per ottenere questo obiettivo.

L’economia

Energia ed economia sono strettamente legate. Da sempre, escludendo eventi eccezionali, alla crescita economica corrisponde una concomitante crescita dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti dovute alla combustione delle fonti energetiche fossili.

Di recente, l’ultimo Rapporto IEA “Decoupling of global emissions and economic growth confirmed” (Agenzia Internazionale per l’Energia, rapporto scaricabile sul sito iea.org) mostra, per il secondo anno consecutivo, che le emissioni inquinanti generate dalla produzione energetica e industriale a livello mondiale hanno arrestato la loro crescita nonostante la crescita del PIL. In altre parole, le emissioni – finora legate, salvo eventi eccezionali, all’andamento dell’economia – paiono disaccoppiarsi dalla produzione di ricchezza. Questo evento caratterizza l’ultimo periodo dal 2013 ad oggi, quando al crescere del PIL mondiale di oltre il 3% non si è registrata un’analoga crescita delle emissioni inquinanti, che si sono stabilizzate. Le cause maggiori del fenomeno indicate nello studio sono il minor consumo di carbone, e la diffusione globale delle fonti energetiche rinnovabili.

Se il fenomeno continuerà, sarà un indicatore molto concreto che politiche di sviluppo sostenibile sono possibili. Forse sono anche auspicabili: maggior ricchezza con minori consumi di fonti energetiche fossili, grazie al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, all’efficienza degli apparati produttivi e di consumo.

Scelte energetiche ed economiche sostenibili richiedono, per quanto riguarda i consumi di fonti fossili, particolare attenzione ai trasporti. Infatti, una parte rilevante dei consumi consiste nel consumo di carburanti. Per questa ragione, non basta prendere in considerazione le fonti rinnovabili, ma occorre tener conto delle nuove forme di mobilità, dei veicoli elettrici o ibridi, delle nuove tecnologie a basso consumo.

L’Unione Europea

Le Direttive dell’Unione Europea, le scelte in materia di energia, e l’insieme di azioni denominate sinteticamente “Climate Action” a tutela del sistema climatico locale e mondiale, pongono la questione energetica in primo piano ed indicano nell’insieme una direzione di marcia verso minori consumi, maggior efficienza e fonti pulite, in misura molto rilevante e con obiettivi sfidanti.

L’aspetto geografico della questione energetica pone, inoltre, la questione dei rapporti con i Paesi nostri vicini o confinanti al centro dell’agenda politica. Per questo, il tema della ricerca ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico deve diventare una questione europea, nel quadro di una politica comune. Il territorio dell’UE ha scarsa presenza di fonti primarie, e forte necessità di integrare le proprie politiche energetiche.

Sul piano ambientale, l’Unione è da sempre avanguardia delle politiche a difesa del sistema climatico a livello mondiale, ed ha inciso notevolmente nella definizione degli accordi internazionali e nell’evoluzione delle pratiche.

Il nostro Paese deve muoversi in questo contesto, tenendo conto dei molteplici aspetti della questione.

Il referendum del prossimo 17 aprile può, infine, essere considerato una consultazione su quanto la pubblica opinione è diventata cosciente della questione energetica e climatica.


POLITICA
Referendum trivelle I: le ragioni per andare a votare (se il governo lascia vuoti importanti ne subisce poi le conseguenze)
5 aprile 2016
Inizio con questo post una serie di interventi tesi a spiegare le ragioni insite nel referendum del prossimo 17 aprile, comunemente indicato come il referendum sulle “trivelle”, incominciando con le ragioni per cui andrò a votare.

La democrazia e, per quanto mi riguarda, la socialdemocrazia.

Considero un referendum, a prescindere dal suo contenuto, un momento di partecipazione popolare (nel senso letterale “del popolo”) che si trova alla base del concetto di democrazia. Il nostro modello democratico è di tipo rappresentativo, dove la sovranità del popolo è delegata ai suoi rappresentanti eletti nelle istituzioni. Credo sostanzialmente che si tratti di un modello soddisfacente, nel quale è racchiusa l’impossibilità (o l'indesiderabilità) di realizzare modelli diversi di democrazia in società complesse come la nostra, ma credo anche che la delega rappresentativa non esaurisca tutti gli spazi democratici che possono portare partecipazione e contribuire alla vita sociale della comunità. Uno di questi è il referendum.
L’istituto referendario nel nostro Paese è soltanto abrogativo, e prevede il raggiungimento di un quorum nella partecipazione del 50% più uno. Si è discusso molto sul significato del quorum introdotto dai padri costituenti, e senza entrare nel merito, si può affermare essere fuori di dubbio il fatto che fra le legittime scelte c'è quella di non partecipare al voto. Pur essendo una scelta legittima, però, è anche una decisione che ha un significato politico, che presenta almeno due aspetti: uno, cercare di fare fallire la consultazione referendaria addizionando l'astensione legata alla contrarietà al quesito all'astensione fisiologica, due, operare di fatto contro una consultazione popolare.
Per quanto un quesito referendario sia giudicabile e criticabile, suggerire di non rispondere astenendosi è - altrettanto fuori di dubbio - un'opzione contraria alla partecipazione popolare, all'attenzione positiva per l'espressione del parere della cittadinanza che un grande partito dovrebbe avere, contraria alla condivisione di spazi di democrazia. Una scelta difficilmente collocabile a sinistra, nel solco delle socialdemocrazie e dei principi che le guidano. Non basta che le scelte siano “legittime”, occorre anche che le scelte siano politicamente significative, e in questo caso il suggerimento della segreteria PD lo è, ma in senso contrario al sentire politico che dovrebbe esprimere.

La politica energetica.

Sembra incredibile, ma le uniche occasioni per parlare di scelte politiche in materia di energia sono i referendum che periodicamente ci ricordano che fra le azioni di governo ci sono anche queste.
Matteo Renzi domenica scorsa intervistato da Lucia Annunziata ha detto, fra le altre cose, che la scelta di ministri con profilo tecnico riguardo tematiche come quelle energetiche (in riferimento all'ex-ministro Federica Guidi) al momento della formazione del governo avviene anche a causa dell’opinione diffusa circa una carenza di competenze in materia da parte dei politici. Questa affermazione ha del surreale: in effetti, da anni viviamo la condizione per cui questi temi non entrano nell'agenda politica del Partito Democratico sulla pagina principale per scelta precisa di chi dirige il partito. Non si fatica ad immaginare che sia stata una scelta che ha guidato anche la formazione del governo. Semmai, è la ragione di tale scelta che Matteo Renzi dovrebbe spiegare agli italiani.
Una delle conseguenze di tale situazione, consiste nel vuoto, o quasi, lasciato: si sa che un vuoto, in politica, viene riempito da altri. Infatti, mentre da anni siamo pochi adepti a sostenere nel PD che occorre far politica anche energetica ed ambientale praticamente quasi invano (non dimentico la legge sugli ecoreati, ma non si tratta di politica energetica), altre formazioni si stanno occupando del tema, magari con facili posizioni decise sulla base della convenienza politica come il M5Stelle.
Invece, finalmente in questi giorni si parla di fonti di energia, di pozzi per la trivellazione del sottosuolo, delle ricerche nei fondali marini, di tecniche discutibili come l'air-gun per l'esplorazione e la ricerca, di oleodotti, di navi petroliere. Di rinnovabili, di Cop21, di carburanti e di industria. Vale a dire, della spina dorsale del sistema economico ed industriale italiano. Temi centrali per la politica e per il governo; ma temi di cui non si parla mai. Il ministro che ha dato le dimissioni pochi giorni fa, ricopriva nel governo guidato da Matteo Renzi uno degli incarichi principali.
Oltre a spiegare le ragioni per cui questi argomenti, nonostante la loro importanza, restano a margine del dibattito politico, sarebbe ora che il Partito Democratico (di cui Matteo Renzi è anche segretario) li ponesse al centro della propria azione politica, e che di conseguenza lo facesse il governo (a maggioranza PD).
Se tutto ciò è già significativo,  si può aggiunge la difficoltà politica inequivocabile legata al confronto fra il governo e le Regioni che hanno richiesto il referendum, molte governate da una maggioranza PD. Questo aspetto mostra un'azione politica sostanzialmente debole, incapace di mediare con gli enti locali interessati persino quando vicini politicamente.

Torno al tema del referendum, senza entrare nel merito della questione (lo farò nei prossimi giorni) per dire che andrò a votare.  Se l'unica possibilità  per esprimere il mio parere su un tema così importante passa da un quesito referendario, per quanto limitato o ostico possa essere, allora la raccolgo. E lo faccio senza lasciare cadere l'opportunità offerta da un istituto che, per quanto legittimamente vincolato ad un quorum, è un istituto di democrazia, di partecipazione, di coinvolgimento, in questo caso su temi che è ora che escano dalle segrete stanze.


TECNOLOGIE
La nuova vita delle batterie
9 novembre 2015
Il problema forse maggiore per l'estensione e per l'intrinseca difficoltà nel trovare soluzioni utili e praticabili per ridurre le emissioni inquinanti risiede nei trasporti. Accanto ai diversi sistemi di mobilità che si affacciano anche nelle nostre città, le vetture elettriche costituiscono un passo avanti nell'ambito automobilistico. Nonostante i benefici in ambito locale, però, anche elettrizzare completamente (o quasi) il parco auto porterebbe problemi non di poco conto, a partire dal fatto che l'elettricità prodotta dovrebbe provenire da fonti rinnovabili se si vuole effettivamente ridurre l'impatto ambientale.
Se l'energia elettrica è prodotta in modo pulito, ricorrendo a fonti energetiche rinnovabili, i veicoli elettrici possono contribuire a decarbonizzare il settore dei trasporti. La carica può avvenire durante il giorno grazie ad una pensilina solare, o magari in futuro potrà accadere che, durante la ricarica, i veicoli potranno offrire servizi di rete capaci di compensare la produzione discontinua di eolico e fotovoltaico, immettendo energia quando la rete ne ha bisogno e prelevandola quando è eccedente. Nel frattempo, si può pensare a come far sì che le batterie delle auto elettriche utilizzate trovino una seconda vita come accumuli stazionari per le rinnovabili, riducendo i costi dello storage.
In Germania ha preso il via il più grande progetto al mondo per riutilizzare le batterie ormai esaurite delle auto elettriche come accumuli stazionari al servizio della rete elettrica. Si treatta di un sistema di accumulo con batterie usate da 13 MWh realizzato da una joint venture guidata da Daimler. che sarà operativo a partire dall'inizio del prossimo anno presso un sito di Remondis SE e fornirà servizi di bilanciamento alla rete elettrica tedesca. Un'idea che sembra promettente.





Per maggiori informazioni si può consultare il sito di Qualenergia:

www.qualenergia.it/articoli/20151109/storage-seconda-vita-delle-batterie-che-le-rende-convenienti-sostenibili-auto-elettrica-daimler

PS.:  Barack Obama ha fermato la realizzazione del mega-oleodotto Keystone che attraverso il Canada avrebbe dovuto raggiungere il Golfo del Messico, avversato da anni dagli ambientalisti americani, e noi con loro. Una buona notizia, che conferma il fatto che a ritenere che il futuro non sia delle fonti energetiche fossili, comunque estratte, siamo in molti. 

ECONOMIA
Cresce il fotovoltaico nel mondo, e in Italia, con cifre rilevanti
22 ottobre 2015

Il solare fotovoltaico per la produzione di elettricità sta attraversando ormai da tempo una fase di grande sviluppo nel mondo. Secondo il nuovo Rapporto Snapshot of Global PV Markets 2014, dell’IEA (International Energy Agency), 177 GW di installazioni fotovoltaiche stanno producendo oltre 1% della domanda di elettricità mondiale, con una forte crescita progressiva in un grande numero di Paesi, fra cui il nostro.  Può sembrare poco, ma si tratta invece di una percentuale molto promettente, sia nella sua totalità, sulla quale nessuno avrebbe scommesso fino a pochi anni fa, sia nell’andamento dell’incremento, esso stesso in positiva crescita. Infatti, il mercato nel solo anno 2014 ha raggiunto i 38,7 GW, rispetto ai 37,6 GW del 2013.

Nuovi Paesi e nuove aree geopolitiche si aprono al futuro delle energie verdi: fino a soli due anni fa era l’Europa a detenere la quota principale del mercato, mentre oggi l’Asia ne costituisce il 59%.  Sono oggi 19 i Paesi in cui la copertura della domanda di elettricità con il fotovoltaico supera l’1%, e noi siamo attualmente in cima alla lista avendo superato l’8%. Seguono la Grecia, la Germania, mentre l’Europa nel suo complesso raggiunge il 3,5 %. Australia, Danimarca, Israele, Giappone hanno superato il 2%, mentre per i grandi Paesi come Cina e Stati Uniti servirà ancora un impegno maggiore.

Secondo i dati forniti da Terna, anche nel primo semestre del 2015 nel nostro Paese si sono rilevati dati importanti riguardo la generazione elettrica da fonti rinnovabili, nonostante alcune variazioni legate ai fenomeni stagionali che hanno ridotto la quota di idroelettrico. Copriamo oggi quasi il 40% dei consumi elettrici con le rinnovabili, e superiamo la stessa cifra per quanto riguarda la produzione. Il Rapporto di Terna conferma anche l’apporto significativo del fotovoltaico nella copertura del fabbisogno di elettricità italiano, con una quota che supera l’8%.

Fino a pochi anni fa tutto ciò sembrava impossibile, e veniva spesso descritto come tale; ora, appare come una concreta dimostrazione che sono le politiche messe in campo a determinare il futuro energetico del nostro Paese e del mondo. Una serie di fattori che si possono riassumere principalmente nelle scelte di percorsi incentivanti in favore delle nuove tecnologie verdi, negli accordi internazionali di protezione del clima, nelle politiche attuate in Unione Europea prima che altrove, nella dipendenza dai contesti geopolitici locali dei Paesi produttori ed esportatori di gas naturale e di petrolio, hanno favorito le rinnovabili, aprendo un mercato che ora è interessante anche dal punto di vista economico, con sviluppo e creazione di posti di lavoro. Alcuni studi prevedono che la tendenza mediamente non cambierà in futuro, nemmeno in una fase di bassi prezzi di gas e petrolio come quella che stiamo attraversando, perché i benefici portati dalla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili superano gli ostacoli economici che possono presentarsi sul loro cammino.   Per non parlare del fatto che la percezione della necessità di portare avanti una transizione energetica verso un sistema più pulito, nonostante i problemi che possono presentarsi, è ormai parte consolidata della pubblica opinione, che considera i problemi ambientali e legati alla salute spesso con interesse maggiore di quanto si creda.

Il Rapporto dell’IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

International Energy Agency Photovoltaic Power System Programme (IEA PVPS):

http://www.iea-pvps.org/index.php?id=trends0

I dati rilevati da Terna si trovano sul sito:

www.terna.it

Di recente, un’interessante pubblicazione scientifica ha analizzato il tema:

Francesco Meneguzzo, Rosaria Ciriminna, Lorenzo Albanese, Mario Pagliaro The great solar boom: a global perspective into the far reaching impact of an unexpected energy revolution, Energy Science & Engineering.

 

politica interna
Fra il dibattito per Bologna e le trivelle in Regione
17 luglio 2015
La partita del futuro governo della città, già molto attiva in questi giorni a Bologna, non dovrebbe far dimenticare i temi legati all'ambiente. Anche in Regione alcuni interventi mostrano una linea politica a luci ed ombre, che in alcuni casi e' persino di difficile identificazione, come nel caso energetico. Nulla di nuovo, si potrebbe dire, per un Partito Democratico che nel suo complesso fatica a capire cosa vuol fare da grande su questi argomenti.
Come emerso in un incontro pubblico lo scorso venerdì 10 luglio, a cui ha partecipato fra gli altri l'attuale Assessore all'Ambiente e Urbanistica Patrizia Gabellini, la città mostra tuttora un divario con altre città europee analoghe per altri aspetti a Bologna su molti ambiti riferibili ai temi ambientali, nonostante una serie di interventi sicuramente condivisibili e utili a sbloccare una situazione di quasi stasi ultradecennale - per citarne un paio, il PAES Piano d'azione per l'energia sostenibile nel quadro del Patto dei Sindaci, o il più recente Blue Ap, un interessante piano per l'adattamento ai cambiamenti climatici che punta molto sull'incremento di verde. In effetti, i problemi del traffico urbano e periurbano, della presenza tuttora di impianti di riscaldamento obsoleti a gasolio, di una scarsa quota di ambientalizzazione degli edifici, compresi quelli pubblici come per esempio le scuole, insieme a questioni più specifiche come la presenza di amianto o di inquinamento acustico o luminoso, caratterizzano ancora oggi il contesto urbano di una città che per molti versi e' fra le più avanzate, con un livello di qualità dei servizi fra i più alti. La differenza fra Bologna e Amburgo o Copenhagen, per non dire di Friburgo, e' evidente, basta andarci e muoversi sui mezzi pubblici o sulle biciclette, che consentono di raggiungere anche la provincia, o vedere gli edifici a basso consumo che formano interi quartieri, la raccolta e il riuso dell'acqua, l'altissima percentuale di raccolta differenziata. Nel corso degli ultimi vent'anni abbiamo in realtà assistito all'allontanarsi delle vie percorse dalle Amministrazioni locali, con scelte molto green per le une, più tradizionali per Bologna. Chiunque si sia occupato di ambiente in tale periodo sa che troppo spesso le aspettative poste da pianificazioni o dichiarazioni sono andate deluse. 
Ora che il territorio provinciale e' Città Metropolitana, inoltre, la sfida e' maggiore ma favorita dal contesto di area vasta in cui meglio si inquadrano i temi ambientali. Il territorio provinciale influisce molto e direttamente sull'ambito urbano, basti pensare che oltre il 50% del traffico in città proviene dalla provincia. Sarà indispensabile raccordare le politiche cittadine con quelle metropolitane.

E sarà indispensabile raccordarle anche con quelle regionali. L'Amministrazione della Regione Emilia-Romagna si sta muovendo a luci ed ombre riguardo questi temi, passando da un piano dei rifiuti con obiettivi sfidanti di differenziata e riciclo, all'apertura alle ricerche di idrocarburi, dopo un breve periodo di stop quando si è pensato che potessero influire sui terremoti, in perfetta linea con il governo nazionale. 
Ora, non è che si devono fermare le ricerche degli idrocarburi; il problema e' che le si devono inserire in un insieme di atti e linee di indirizzo che formino una coerente politica energetica. Questo e' ciò che manca, e che purtroppo manca da anni, a partire dal livello nazionale.
Restando in Regione, le dichiarazioni dell'Assessore alle attività produttive Palma Costi circa il fatto che il metano sarebbe il combustibile della transizione energetica, spiegando così l'apertura alle trivelle, sono discutibili. Infatti, il ragionamento sul gas come combustibile della transizione e' vecchio di vent'anni (o più), ed è proprio per questo che in Italia abbiamo talmente tanto gas da poterne importare il doppio di quello che consumiamo. Semmai, le ragioni sono economiche, ovvero la volontà sfruttare il gas presente sul nostro territorio. Dunque poniamo le ragioni economiche, ma costruiamo anche uno scenario energetico che verifichi gli obiettivi pregressi e ne ponga dei nuovi, considerando la necessità di ridurre l'inquinamento e il ricorso agli idrocarburi (appunto).

ECONOMIA
Energia: meglio, ma ancora non basta
11 luglio 2015
Secondo Bloomberg New Energy Finance saranno almeno 5 le linee guida che caratterizzeranno la transizione del sistema energetico a livello mondiale nel prossimo futuro. Lo studio è il nuovo Energy Outlook 2015, che è possible reperire all'indirizzo in calce. In breve, il sistema di approvvigionamento energetico mondiale vedrà la situazione attuale letteralmente capovolgersi: da oltre 60% di energia da fonti fossili, ad oltre il 60% da fonti rinnovabili.

I maggiori drivers energetici individuati sono:

1. Il solare. L'energia solare è destinata a diventare una delle maggiori tecnologie utilizzate per coprire il fabbisogno. In particolare, il calo dei costi porterà una forte crescita degli investimenti nel solare fotovoltaico, sia a grande scala sia a piccola scala. Si stimano 3,7 miliardi di dollari.
2. La democrazia energetica. L'energia sarà sempre più appannaggio degli utenti, i tetti saranno solari, i sistemi energetici locali, così come gli accumuli. Nella parte del mondo in via di sviluppo, queste caratteristiche saranno spesso le prime ad essere conosciute, in località che avranno accesso all'energia per la prima volta. 
3. Calo della crescita della domanda. La domanda di energia sarà sì in crescita, ma in misura minore che nel passato. Si stima 1,8% all'anno, invece del 3% che ha caratterizzato gran parte degli ultimi 20 anni. Nei Paesi OECD la domanda di energia sarà inferiore nel 2040 rispetto al 2014.
4.  Il gas naturale sarà una parentesi. La grande crescita nel consumo di gas che ha fatto da ponte verso le rinnovabili è stata propria di alcuni Paesi Occidentali e degli USA, ma non sarà lo stesso per i Paesi in via di sviluppo. Molti di essi passeranno direttamente dal carbone alle rinnovabili, e spesso ricorreranno direttamente ad entrambi. 
5.  Resta il pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici. Nonostante tutto, si stima che le emissioni di CO2 ed altri gas climalteranti saranno in crescita. Considerato cioè  l'impegno per le rinnovabili e per l'efficienza, la presenza ancora di grandi impianti a fonti fossili e il legame con il carbone di molti Paesi limiteranno gli effetti positivi auspicati.

Dunque, in vista del 2040 la struttura del sistema energetico mondiale sarà profondamente trasformata. Tutto ciò, secondo questo Rapporto, non sarà ancora abbastanza per fermare il cambiamento climatico in atto e ridurre le emissioni climalteranti. Data la difficoltà insita nel fare stime di questo tipo, resta la possibilità di intervenire ora in misura tale da migliorare le prestazioni future. 

Il dossier completo si trova al seguente indirizzo:
http://www.bloomberg.com/company/new-energy-outlook/
ECONOMIA
Politiche per un lavoro "rinnovabile" - e in crescita
28 maggio 2015

Quando si parla di occupazione, ovvero del suo contrario, la disoccupazione o l’inoccupazione, sarebbe forse utile ricordare che si tratta in realtà di lavoro: i termini utilizzati a tutti gli effetti sono parte del ragionamento, le fondamenta, i mattoni, di ciò che si vuole esprimere. L’”occupazione” fa riferimento ad un’attività più leggera, soft, che sottintende il superamento, o la cancellazione nell’immaginario collettivo, della vera attività, il lavoro. E di lavoro utile sarebbe bene parlare, nel senso che ci dovrebbe essere l’intendimento di creare sviluppo sostenibile e funzionale alla società e al tempo attuali, grazie al quale “occuparsi” di qualcosa diventa atto di utilità personale e collettiva. Stiamo assistendo alla scomparsa di vocaboli di grande contenuto, e con essi alla perdita dei temi correlati, come la qualità, i diritti, le norme, le funzioni, l’utilità, del lavoro.  Pare che ci si debba “occupare” di qualcosa, e che il lavoro sia stato sostituito dall’”impiego” (traduzione letterale di job): essere dunque impiegati ad occupare il proprio tempo per fare qualcosa. Una visione che solleva di molto tutto ciò che grava sul lavoro, sciogliendo un nodo alla maniera di Alessandro: tagliandolo. Il cambiamento in atto di terminologia è funzionale ad una visuale delimitata da un’angolazione ristretta, che evita alcuni aspetti dei problemi semplicemente evitando di guardarli direttamente. Il frutto di almeno due decenni di trasposizione sistematica di parametri sociali in parametri individuali – nel mondo occidentale in particolare, e nel nostro Paese – va ora ad intaccare il linguaggio, la terminologia, i riferimenti. Se si perdono le parole, si perde anche il significato delle medesime; cioè, il mezzo con cui si passa all’elaborazione concettuale.

Per collegare l’argomento ai temi di questo blog c’è un Rapporto che opportunamente ci ricorda, ancora una volta ma ce n’è bisogno, che il lavoro può essere concretamente utile, ma che per renderlo tale occorrono politiche adeguate. Sul piano delle politiche industriali ci sono da anni dati che mostrano gli esiti positivi delle scelte in favore delle fonti rinnovabili d’energia, che creano posti di lavoro qualificati in un settore in crescita e sempre più solido. Aggrapparsi al petrolio, o al carbone, porta soltanto a rinviare scelte più opportune ed efficaci nel mondo di oggi, e a protrarne nel tempo le conseguenze negative – di quelle positive abbiamo già beneficiato nella prima fase dello sviluppo industriale.

Il Rapporto "Renewable Energy and Jobs - Annual Review 2015" dell’International Renewable Energy Agency mostra dati interessanti.   Oggi nel mondo sono 7,7 milioni le persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, con una crescita del 18% rispetto all’anno scorso. Una quota elevata, e soprattutto in continua crescita. Come mostra la quasi totalità delle analisi, non ci sono elementi che facciano pensare ad una futura riduzione della diffusione delle fonti rinnovabili, al contrario sempre stimate in forte crescita.  Il fotovoltaico è il settore con il maggior numero di posti, per 2,5 milioni di persone, seguito dall'eolico, che ha superato il milione di unità. Segue il settore dei biocarburanti (1,8 milioni), delle biomasse (822.000) e biogas (381.000).  Gli addetti nel grande idroelettrico superano gli 1,5 milioni.

Rispetto agli anni scorsi, le rinnovabili hanno dunque creato milioni di posti di lavoro: dagli 1,5 milioni di occupati del 2004, si è passati a 3,5 milioni nel 2010 con una crescita che negli ultimi 4 anni ha portato a superare il loro raddoppio, appunto a 7,7 milioni di addetti.

 

Si tratta di una progressione che è stata influenzata moltissimo delle politiche a favore che numerosi Paesi hanno messo in atto, compreso il nostro, senza le quali difficilmente nuove tecnologie avrebbero oltrepassato la soglia del mercato di nicchia. Dunque, si tratta di scelte politiche, che riguardano la politica energetica e la politica industriale. Non sempre sono state coerenti da noi, ma ci sono ancora moltissime possibilità per intervenire proficuamente, accompagnando le rinnovabili all’efficienza energetica, e migliorando l’intensità energetica della nostra economia.

Si producono posti di lavoro: qualificati, innovativi, ed utili. A fronte di una tendenza in atto ad una generale dequalificazione del lavoro di cui sono vittime anche moltissimi laureati o diplomati specializzati.


ECONOMIA
I Comuni Rinnovabili crescono, e mostrano una bella realtà
14 maggio 2015

Il Premio Comuni Rinnovabili 2015 di Legambiente mostra una realtà in positiva evoluzione.   Mai come in questi casi ci si sente partecipi di un processo che coinvolge tutti coloro che vogliono cambiare una situazione negativa sotto ogni profilo – ambientale, energetico, sanitario, sociale – e portarla verso un modello di sviluppo migliore. Si potrebbe davvero dire da una situazione “fossile” ad un processo evolutivo leggero e pulito. La grande crescita delle rinnovabili in Italia è stata nel corso degli anni fortemente sostenuta dai movimenti ambientalisti e da tutti coloro che nelle istituzioni hanno operato con lungimiranza in favore di una riduzione dei consumi energetici accompagnata da un maggior ricorso alle fonti pulite.

Quest’anno, il Premio per il Comune 100% Rinnovabile va a Campo Tures (in provincia di Bolzano, e bisogna dire che sono numerosi i Comuni altoatesini nelle classifiche del Rapporto Comuni Rinnovabili), un modello europeo di innovazione e autoproduzione, con bollette ridotte del 30%.

Secondo il Rapporto di Legambiente “complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo al 5,3%). Oggi l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (ad Aprile 2015 oltre l’11%!). La produzione da fonti rinnovabili è passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, ed è cresciuta la distribuzione degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid e sistemi di accumulo o in autoproduzione, che oggi sono la frontiera dell’innovazione energetica nel mondo. Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, l’Italia ha ridotto le importazioni dall’estero di fonti fossili, la produzione dagli impianti più inquinanti e dannosi per il Clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) e si è ridotto anche il costo dell’energia elettrica”.

I dati sono positivi, ma credo che la riduzione nel settore termoelettrico sia in buona parte dovuta alla crisi economica che stiamo attraversando, e di cui occorrerebbe tener conto. Va detto anche che promuovere politiche di questo genere può contribuire in misura determinante a generare crescita economica innovativa, leggera per l’ambiente e la salute.

Per quanto riguarda Campo Tures, l’amministrazione è riuscita a “portare avanti una lungimirante politica di interventi che ha permesso di arrivare a soddisfare l’intero fabbisogno energetico del territorio grazie a un mix di 7 tecnologie da fonti rinnovabili elettriche e termiche e alla gestione locale dell’intera filiera energetica (sia la rete elettrica che quella di teleriscaldamento sono di proprietà comunale). Nel Comune, di circa 5.200 abitanti, una cooperativa energetica con 1.500 soci tra cui lo stesso Comune, serve le circa 2.000 utenze, sia per la parte elettrica che per quella termica, con un risparmio medio del 30% rispetto ai prezzi di mercato. L’obiettivo ora è diventare un Comune a emissioni zero. Per questo, raggiunta l’autonomia energetica, l’amministrazione sta iniziando a lavorare sulla mobilità sostenibile con l’introduzione di mezzi pubblici a trazione elettrica e distributori con carburanti alternativi, dal biogas all’idrogeno. Campo Tures è uno dei 35 Comuni 100% Rinnovabili in Italia, ossia quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità), attraverso impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento”.

Alcune buone notizie, non molte in realtà, riguardano l’Emilia_Romagna:  Bologna si trova ai primi posti per la realizzazione di impianti solari negli edifici pubblici. Ma soprattutto il Comune di Forlì si è aggiudicato il premio Buona Pratica per l’innovazione in campo energetico.  A Forlì, infatti, è stato inaugurato recentemente il primo campo solare termico a concentrazione in Italia a servizio di utenze industriali: un progetto pilota finalizzato alla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili in un’area industriale di circa 20mila mq utilizzando solo materiali completamente riciclabili.

Per maggiori dettagli e per scaricare il dossier completo ci si collega qui:

http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/comuni-rinnovabili-2015

 

ECONOMIA
Parliamo di energia 2
28 aprile 2015
Sugli esiti dell'incontro pubblico sui temi dell'energia di Bagnacavallo (Lugo) (vedi post del 20 aprile) ci si può informare al seguente indirizzo:

http://www.lugonotizie.it/articoli/2015/04/25/legambiente-successo-a-bagnacavallo-per-lincontro-su-energie-rinnovabili-e-comunit-solari.html


ECONOMIA
Parliamo di energia
20 aprile 2015


ECONOMIA
Le energie pulite non si fermano
7 febbraio 2015

In un articolo intitolato “Sette ragioni per cui il basso prezzo del petrolio non fermerà le rinnovabili” Tom Randall di Bloomberg spiega sinteticamente ed efficacemente le ragioni della sua conclusione nettamente a favore delle fonti di energia rinnovabile. Si può leggere l’intero articolo all’indirizzo in calce.

In sostanza, Randall si pone la domanda che tutti noi ci poniamo: ma ora che il prezzo del petrolio è calato fino a dimezzarsi e il gas è altrettanto a buon mercato, che fine faranno le rinnovabili? Dato che tutto funziona in termini economici, e non certo fisici, si tornerà ad un periodo dominato dalle fonti fossili, in cui le rinnovabili resteranno al margine come è stato per decenni prima del recente cambiamento favorevole alle energie pulite? La risposta è no, le rinnovabili continueranno a crescere, e le ragioni sono espresse in 7 punti.

Innanzitutto, la considerazione base: il sole non compete con il petrolio e i suoi derivati, semmai con il gas, ma appare ormai ben consolidato nel panorama energetico ed elettrico, e sempre in crescita, nel mondo ed in alcune aree del mondo fra cui l’Europa. Per quanto ci riguarda, ci sarebbero considerazioni da fare sulla nuova Commissione Europea guidata da Juncker e sulle scelte che ha fatto riguardo energia e clima, e sul nostro Paese, dove il governo non riesce a mantenere una linea sulle modalità di incentivazione, ma ne parleremo in altra occasione. Seguono poi una serie di considerazioni sui prezzi dell’elettricità e delle fonti rinnovabili da adattare anch’esse al contesto locale, dalle quali emerge comunque il velocissimo abbassamento del costo del solare negli ultimi anni, e il contesto favorevole alle auto elettriche - anche in questo caso, una scelta che ancora oggi non riguarda l’Italia. Infine, che il prezzo del petrolio non resterà sempre così basso e che gli investimenti in energie pulite sono in continua crescita.

Frattanto, è notizia di questi giorni che la Chevron abbandona i suoi progetti di ricerca ed estrazione di gas dalle rocce,  lo shale gas, in Polonia poiché non sono più redditizi. Chevron ha rinunciato dopo che i suoi guadagni per il quarto trimestre del 2014 erano scesi di quasi l 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il basso prezzo del petrolio ha fra le sue conseguenze benefiche quella di spingere fuori dal mercato l’estrazione di shale gas/oil tramite il fracking, una tecnica di frantumazione delle rocce del sottosuolo ed estrazione degli idrocarburi contenuti con l’ausilio di prodotti chimici altamente invasiva per l’ambiente. In Europa sembra dunque che il fracking resti fortunatamente al palo, visto che anche i pochi Paesi UE che avevano mostrato apertura alle compagnie petrolifere ora sono investiti dagli eventi che frenano il settore (che non avevano previsto).

Dati gli ampi spazi in cui sarebbe possibile operare per una riconversione ecologica dell’economia e in cui sarebbe possibile promuovere settori nuovi, in crescita, ad alto contenuto di ricerca e innovazione, non si capisce perché si insiste con metodi e scopi vecchi, superati, capaci soltanto di ancorarci al passato e frenare lo sviluppo del futuro, che non può essere altro che sostenibile. Il governo italiano, ad oggi, nel quadro a luci ed ombre che va dipingendo, non riesce ancora ad imboccare una strada matura in questa direzione, e fatica a svincolarsi da un’ottica superata che anche Matteo Renzi, nella sua proposta di innovazione, non riesce ad assumere. Modificare i meccanismi di incentivazione alle rinnovabili non è innovativo, ridurre i vincoli ambientali nemmeno, immaginare che la crescita economica avvenga oggi con gli stessi criteri e presupposti degli anni del dopoguerra meno che mai. Ma le cose da fare non mancano, anzi attendono da anni, e sarebbero capaci di lanciare il nostro Paese davvero nel futuro.

Attendiamo con fiducia la “svolta buona” anche qui.


L’articolo citato si trova al seguente indirizzo:

http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-01-30/seven-reasons-cheap-oil-can-t-stop-renewables-now

La notizia su Chevron che lascia la Polonia si trova qui:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/chevron-polonia-fracking-333/

sfoglia
luglio        settembre