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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Cari divisori, la strada è un'altra
17 settembre 2019
Vorrei comunicare a Matteo Renzi (nel caso, in verità assai remoto, che leggesse questo blog) che non lascerò il Partito Democratico e non lo seguirò nella sua nuova formazione politica - così come in precedenza Calenda, così come Bersani. Resterò nel PD, con nessun apprezzamento per le divisioni e per coloro che le attuano - operazione matematica che lascerei alla destra. C'è bisogno di un partito forte, non certo di un partito debole, a fronte di problemi gravissimi, cambiamento climatico, diseguaglianze in crescita, migrazioni bibliche, sviluppo sostenibile, istruzione, lavoro, diritti. Di questi problemi occorre occuparsi con concretezza, non certo privilegiando la tattica politica finalizzata al predominio personale. Le priorità sono altre, e non hanno tempo da perdere, non aspettano i giochi di palazzo, la spartizione del potere, le caselle da occupare (attività che peraltro hanno stancato tutti). 

Queste poche righe condensano in sé alcune caratteristiche tipiche della destra, su cui suggerirei sommessamente che leaders che si autodefiniscono di sinistra, o di centro sinistra, riflettessero con attenzione. 

POLITICA
Partito Democratico: la strada da fare è ancora lunga
5 maggio 2018

Le recenti vicende che hanno preceduto e portato alla riunione della Direzione PD del 3 maggio scorso sono un bell’esempio del grado di democrazia interna al partito. In poche parole, chi ritiene di avere sufficiente potere tenta di influenzare gli esiti delle riunioni degli organismi dirigenti, cerca di farlo prima, ricorrendo ai metodi ritenuti opportuni. Questi includono interventi pubblici o lettere scritte in cui si deve firmare se si aderisce a questo o a quell’altro leader o corrente – leader o corrente, ripeto,  e non al contenuto del testo. Preciso che i metodi non appartengono soltanto ad un’area politica o ad un leader, ma a tanti e sono diffusi anche a livello locale. Va ricordato comunque che in questi giorni i protagonisti sono stati Renzi e i suoi sostenitori, che abbiamo visto intervenire pubblicamente e con documenti stilati e proposti all'attenzione dei membri della Direzione.

Questo è il PD, che conosco molto bene poiché a tale partito sono iscritta da dieci anni; posso soltanto immaginare che altri partiti funzionino in moto simile, non posso certo certificarlo.

In altre parole il grado di democrazia interna al PD è carente, e non viene certo migliorato dalle dichiarazioni mille volte spese a ricordare che altri funzionano in modo presumibilmente peggiore.  Ha fatto bene Gianni Cuperlo a ricordare che il testo di Guerini - che andava firmato in via preventiva e che molti hanno immediatamente sottoscritto - è stato una sfida alla logica: una conta prima della conta, finalizzata a certificare in anticipo i rapporti di forza.  

Quale logica stia alla base di quanto abbiamo visto in questi giorni è presto detto:  chi ha più potere se lo tiene, la democrazia può attendere. Un capovolgimento delle regole scritte,  in funzione del mantenimento di quelle non scritte.

Al fine, di questo si tratta: di rapporti di forza, altro che di democrazia. Il partito aperto e democratico è ancora lontano. Aggiungerei solo che anche i partiti che hanno formato il PD procedevano sulla base dei rapporti di forza ed erano sostanzialmente carenti sul piano della democrazia interna. Come è impossibile che da alcune formazioni deboli nasca una formazione forte, è altrettanto impossibile che da alcune formazioni chiuse, rigide, e a volte settarie, nasca un partito democratico. La democrazia richiede anni di pratica, sempre che nessuno si opponga.

Dunque, buona direzione a tutti coloro che sono felici degli esiti. Il dato positivo è che Martina ha ricevuto mandato pieno, c’è l’unità, bene. Ma c’è ancora molta strada da fare.

 

POLITICA
La linea politica viene scelta dagli organismi dirigenti
30 aprile 2018
Sembra una frase scontata, ma leggendo i commenti politici all'intervista di Matteo Renzi da Fazio ieri sera, domenica 29 aprile, non lo è più. 
Forse non è inutile ricordare le regole del Partito Democratico, e far si' che la riunione della Direzione del prossimo 3 maggio non diventi un'inutile passerella.
Mi spiego meglio: rischia di diventarlo se l'intervento di Renzi fosse interpretato come linea politica per il partito. Questo sarebbe un limite notevole al grado di democrazia interna che va scongiurato. 
Le opinioni di Renzi sono importanti in se', si tratta del nostro ex-segretario, tutti noi iscritti e militanti le teniamo in giusta considerazione, ma il valore del dibattito democratico interno al PD non può essere limitato. 
Dunque, il 3 maggio prossimo ci sarà, per quanto mi riguarda, una riunione che seguirò con attenzione.

POLITICA
PD scientifico
3 settembre 2017
Su due cose dette da Matteo Renzi sabato 2 settembre a Bologna questo blog sarà sempre d'accordo: che è bene trovarsi dalla parte della scienza e della ricerca scientifica, e che l'ambientalismo non sia ideologico - ma, aggiungerei, che sia ambientalismo scientifico. Il discorso verteva sul fatto che il Partito Democratico ha fatto queste scelte; in un periodo in cui convinzioni a-scientifiche si diffondono fino a raggiungere il livello del decisore politico, è bene chiarire da che parte si sta e quali politiche si intende portare avanti, e questa scelta pone il PD dalla parte giusta.
In realtà, si tratta di assai di più della parte giusta - che già non è poco. Su queste due basi, scienza e ambiente, è possibile infatti costruire il nostro sviluppo futuro. 

Penso addirittura che non vi siano altre basi su cui tentare di costruire uno sviluppo per il nostro Paese: se l'Italia vuole restare nel novero dei Paesi avanzati deve, oltre a cercare di superare una serie di sue ataviche difficoltà, mettere in campo un progetto sistematico e coerente di sviluppo industriale-terziario-agricolo basato sul trinomio ricerca scientifica e innovazione tecnologica, trasferimento alle imprese, elevata qualità finalizzata al basso impatto ambientale. In un quadro del genere si collocano adeguata istruzione, circolarità dell'economia, settori produttivi tradizionali e high tech, energie pulite, agroalimentare biologico, turismo sostenibile. Si può fare moltissimo su questo fronte, sicuramente molto più di quanto si stia già facendo in una prospettiva anche politica di apertura ad un futuro dipinto con le tinte dell'eguaglianza, dei diritti, della tutela del lavoro, della protezione dei più deboli. Si possono creare posti di lavoro, favorendo l'economia reale invece della finanza speculativa, e uscendo dal vecchio schema economico tradizionale lineare in favore di quello recente circolare. 

Alcune considerazioni sulla scienza sono d'obbligo. Le recenti opposizioni ai vaccini sono specchio di un Paese che per troppo tempo ha relegato la cultura scientifica su un piano marginale rispetto alla cultura umanistica, creando oltretutto una artificiosa divisione. La posizione secondaria che la scienza riveste nel nostro Paese nasce nella scuola primaria, e si prolunga fino al termine della scuola superiore (eccettuato ovviamente i Licei o Istituti scientifici). Gli effetti si vedono nella scarsa preparazione scientifica in termini di cultura generale che caratterizza il nostro Paese, e nella costante penuria di fondi e di adeguate politiche all'attività di ricerca, con conseguente ben nota "fuga dei cervelli". Non si tratta di fatti deplorevoli ma marginali come molti in fondo ritengono: si tratta di un formidabile ostacolo allo sviluppo del nostro Paese, con tutte le conseguenze del caso. L'opposizione ai vaccini, ovvero ai farmaci più sicuri che esistono in grado di difenderci da malattie gravissime e spesso mortali, non è che la punta di un iceberg che trova acqua nella diffidenza verso tutto ciò che è "ufficiale", la scienza ufficiale, le istituzioni, lo Stato.  L'Emilia-Romagna ha promosso per prima politiche finalizzate a mantenere un livello adeguato di vaccinazione nella popolazione, a partire dalla scuola, e ne va dato il merito all'attuale governo regionale. 

Ma la scienza e la tecnica sono, come si diceva, anche alla base dello sviluppo per un Paese avanzato. Da lì occorre partire per promuovere il sistema industriale, quello economico, tutelando ambiente, territorio, e salute. La coerenza delle politiche messe in atto è fondamentale. Abbiamo, in passato, mancato questo aspetto, con decisioni che non collegavano le aziende italiane alla domanda indotta dalle incentivazioni, o che arrivavano in momenti e tempi diversi, favorendo l'uscita della domanda stessa verso imprese estere. Sono errori che, nell'ambito del possibile, non vanno ripetuti, in una prospettiva d'insieme che deve tendere sempre più a fare sistema. 

POLITICA
Appesi allo psicodramma del PD - ma la politica è altro
17 febbraio 2017
Che di fronte ai mille problemi quotidiani delle persone, che nel mezzo di una crisi di sistema di vasta portata, economica, sociale, ambientale, che in una fase di ripiegamento e arretramento dei partiti socialdemocratici europei che dura da anni, che in un processo culturale e politico che vede i temi e le tesi delle sinistre a livello mondiale in ombra da anni, che al cospetto di nuovi temi globali che interrogano politica e coscienze in modo impellente e in misura vasta e profonda, che in mezzo a tutto ciò gli italiani (e non solo) siano costretti a sorbirsi lo psicodramma del Partito Democratico, il Partito più grande e di gran lunga dotato delle migliori potenzialità,  su tutti i mezzi di informazione, con scadenze settimanali dei vari ultimatum, in assenza di accadimenti catastrofici e definitivi che ne giustifichino la drammaticità, è sconcertante. Per non parlare degli iscritti e dei militanti, di cui è facilmente intuibile lo stato d'animo. 
Uno spettacolo, francamente, desolante. Una mesta e sconfortante deriva dei comportamenti politici di una parte di coloro che dirigono il partito, e che mostrano di non cogliere la responsabilità che si trovano ad avere tra le mani. 

Innanzitutto, il segretario nazionale, Matteo Renzi. A lui spetta (o spettava) il compito primario di conservare e rivitalizzare l'unità del partito, coinvolgendo anche le minoranze interne a partire dalla sinistra. Cosa che non è stata fatta, anzi, è stata messa in atto una sorta di chiusura e allontanamento nella normale attività, che ha mostrato a volte aperture soltanto se tirati per la giacca. Forse, la "rottamazione" non era soltanto concepita come un turn over del personale politico, ma come un accantonamento in solaio di idee considerate vecchie e superate. Di questo ha massima responsabilità l'attuale gruppo dirigente.
In secondo luogo, alcuni dei principali esponenti della minoranza di sinistra del partito, che hanno scelto la strada delle pubbliche rivendicazioni, fino alla minaccia di scissione. Un atteggiamento comprensibile, ma sbagliato, per vari motivi. Innanzitutto, due: la strada per proporre idee nuove e  una linea politica diversa si trova dentro il partito e consiste nel fare lì una battaglia politica, e il fatto di rappresentare elettori e militanti impone di cercare vie per trovare soluzioni, non di sbandierare le proprie difficoltà mettendole in capo a tutta Italia. Il tema vero non è decidere se dividersi o no, ma verificare se la linea politica seguita sin qui è adeguata alle esigenze , e capace di rispondere a destre e populismi. 
Pier Luigi Bersani ha scritto una lettera a un giornale, L'Huffington Post, ponendo argomentazioni che evidentemente ritiene non trovino altro ascolto per via di una chiusura a prescindere; altri hanno risposto, ed è tutto un fiorire di interviste, proposte di mediazione, pareri, appelli a non dividersi. Con la conseguenza incredibile di esporre tutto il Paese ai propri problemi, mentre compito della politica sarebbe quello di risolverli. L'impatto sui cittadini non può che essere quello di aumentare la sfiducia, già da tempo elevatissima, e favorire facili populismi di cui siamo già preda. 
Faccio anch'io, dal mio piccolo - e da questo blog, che ha sempre cercato di esporre temi concreti - un appello: lasciate perdere. Ritiratevi, se non siete in grado di affrontare ciò che innanzitutto la politica inevitabilmente comporta: la responsabilità del proprio ruolo nei confronti dei cittadini. Innanzitutto, di evitare battibecchi pubblici, considerando scontato il fatto di evitare divisioni. Se vogliono leggere un appello per questo, ne consiglio uno molto bello, che condivido in pieno, oggi su Repubblica, a firma Mario Calabresi. 

Ma se la sinistra PD (ed ex-DS) vuole parlare di apertura, di considerazione delle minoranze, di confronto e di linea politica, allora ci siamo. Ricordando però loro che hanno costituito, e costituiscono tuttora, uno dei migliori esempi di consesso chiuso che si sia visto in Italia, dove la rigidità delle regole e l'anagrafe dell'appartenenza costituiscono ancora oggi i principali requisiti per la partecipazione, dove l'autoreferenzialità (attribuzione che non ho certo inventato io) è stata il logico e inevitabile sbocco di alcuni decenni di chiusura e autolimitazione culturale, prima ancora che politica. 
Vorrei sottolineare il fatto inequivocabile che se la situazione attuale non piace, essa è frutto del percorso precedente, costituito da scelte precise, da una serie di riconosciuti errori, ma soprattutto, dalla miopia di chi si è ostinato per anni a considerare altre proposte come secondarie. Da chi ha scelto di coltivare il proprio orto senza alzare gli occhi dal terreno che, nel frattempo, inaridiva. C'è bisogno di aria, e di acqua, per coltivare anche soltanto il proprio orticello, ma intorno, c'è un intero mondo dove è possibile piantare i semi. Questo non è stato fatto, nemmeno dietro sollecitazione.

Ora, attendiamo l'assemblea di domenica per sapere se ci si divide oppure no. Chiedo ai nostri dirigenti di dirci, sempre domenica, se dobbiamo rinnovare, o prendere se nuova, la tessera del PD. Così i cittadini, e i militanti, si possono regolare. Nel frattempo, questo blog, nel suo piccolo, continuerà ad occuparsi dei temi molto concreti dell'energia e dell'ambiente.

POLITICA
Auguri a Paolo Gentiloni
12 dicembre 2016
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato della formazione di un nuovo governo Paolo Gentiloni, che ha accettato con riserva, come da prassi.
Nel quadro della sua estesa attività, in cui ha già ricoperto incarichi di governo come Ministro, nel governo Prodi e nel governo Renzi, Gentiloni è un esponente ambientalista da molti anni, durante i quali ha fra l'altro diretto la rivista di Legambiente "La Nuova Ecologia" per otto anni, dal 1984 al 1992.
A lui vanno i migliori auguri di buon lavoro per un ruolo delicato in un momento difficile ed importante della vita politica e sociale del nostro Paese.

POLITICA
Una Riforma non voluta. Una sinistra che deve ritrovare se' stessa
5 dicembre 2016
La proposta di riforma della Costituzione voluta dal Governo è stata sommersa, se non proprio da una valanga, da un’ampia maggioranza di No. E’ del tutto evidente che il messaggio positivo lanciato dal Governo a sostegno della riforma, e su cui Matteo Renzi si è speso moltissimo nei mesi scorsi, non è stato accettato. La riforma viene respinta, e Renzi stesso ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio. Cade il Governo, sostenuto da una maggioranza di cui il principale partito è il PD. 
Questi sono i fatti delle ultime ore. 
Ma c’è un percorso che ha portato fin lì. Un percorso lungo, che ha origine nel Partito Democratico e nella “mancata vittoria” alle elezioni del 2013, complice una legge elettorale assurda voluta dalla destra per ostacolare la sinistra, in spregio al bene dell’Italia che dovrebbe includere la stabilità, e che affonda le sue radici nelle divisioni a sinistra, anche nello stesso partito, persino nella stessa area politica. La sinistra italiana è in difficoltà da anni, un lungo periodo durante il quale non ha saputo uscire da un’ampia e diffusa rete culturale e politica i cui nodi sono strutturalmente elementi di destra, per ri-annodare i fili di una cultura propria. Non sarebbe giusto attribuire tutte le responsabilità a chi è venuto dopo, in tempi più recenti. Ma chi ha preso in mano le redini da qualche anno ha commesso un errore fondamentale: pensare di fare piazza pulita di tutto ciò che c’era prima, "rottamare" persone, idee e il loro percorso storico, in nome di un agire veloce e senza ostacoli. Evitare la condivisione all’interno del proprio partito come fosse un danno, escludere gli altri e le loro idee per avanzare liberamente in una direzione erroneamente ritenuta l'unica possibile.
Questo modo di pensare e di agire è sbagliato, perché porta all’errore fatale (come sta capitando ora), ma soprattutto va detto che è un modo di pensare e di agire di destra. Credo che questo sia un punto fondamentale: il “fare”, spedito, libero, meno regole, meno lacci, meno confronti, persino meno “pastoie” o “paludi” (come ama dire Renzi) è un concetto sostanzialmente ed epistemologicamente di destra. 
Un concetto di destra non può funzionare in un partito di sinistra, in cui almeno la maggior parte dei suoi aderenti è di sinistra e possiede una diversa cultura democratica.  A meno che non se ne vadano – cosa che in molti hanno fatto e stanno facendo – e il partito non assuma progressivamente un diverso colore politico. Da tempo si temeva questa deriva progressiva e spesso silenziosa, all’apparenza quasi inevitabile, che ora è stata di colpo fermata, complice proprio l’ormai ex-presidente del Consiglio che ha tentato il passo troppo lungo. La democrazia ha le sue regole, e si difende bene da sola, almeno nelle condizioni normali. Possiamo quindi affermare che il concetto non può funzionare - se avevamo dei dubbi, ora sono fugati - nemmeno in una società democratica, a meno che essa non scelga deliberatamente una rappresentanza di destra.
Ora però nasce il problema di cosa fare, come procedere per il bene del nostro Paese, senza ulteriori danni. Proprio per evitare questa fase di incertezza con la caduta del Governo in carica, ho scelto il Sì al voto, come hanno fatto in tanti pur non entusiasti della riforma e meno ancora del suo intreccio con la legge elettorale detta “Italicum”, che ha certo contribuito ad approfondire le criticità della riforma stessa. L’accordo raggiunto nel PD per modificarla è stato l’elemento che poteva garantire un percorso possibile, e ne va dato merito a coloro che si sono impegnati per ottenerlo, ma non è bastato per la maggioranza degli italiani. In molti non hanno in realtà creduto che sarebbe poi stato ottemperato (ho ricevuto diversi commenti in tal senso). Il tentativo non è stato nemmeno sostenuto da una parte della sinistra del partito, schieratasi in favore del No a prescindere da qualsiasi accordo o intervento di modifica.

Ora, coloro che dirigono il Partito Democratico, e Matteo Renzi in primis che ne è anche il Segretario nazionale, hanno la responsabilità di spiegare al Paese per quale ragione è stata scelta una strada così discosta dal sentire comune, ed è stata perseguita con tale determinazione. Non sono state ascoltate le critiche e le obiezioni che provenivano dalla minoranza di sinistra del partito, evidentemente non così sprovveduta come alcuni sembrano ritenere. 
Per quanto invece riguarda la sinistra, credo che sia giunto il momento di attrezzarsi per costruire ciò che ora manca, e manca da tempo: una nuova area politica aperta alla partecipazione, capace di superare strutture gerarchiche fossili e inadeguate al mondo moderno, vicina alle persone, capace di analisi, elaborazione e proposta politica. Non si tratta soltanto di riprendersi un ruolo politico, ma di coprire una mancanza enorme ed evidente nella società italiana. Essa non aspetta il Partito della Nazione, ma vuole con forza una formazione di sinistra riformista e socialdemocratica adatta al mondo di oggi. Mentre nella vicina Austria diventa Presidente addirittura un esponente ecologista, a dimostrare con i fatti che la sinistra riformista, europeista, inclusiva, ambientalista esiste, e può persino vincere.



POLITICA
Alla sinistra che non c'era
1 novembre 2016
1.
Vorrei riferire in breve che sabato scorso, 29 ottobre, ho partecipato alla manifestazione a Roma del PD, partito a cui sono iscritta. In Piazza del Popolo, oltre le bandiere, ai palloncini colorati, alla musica, c'erano i militanti del partito. Purtroppo, come è noto, non c'erano tutti i dirigenti, in particolare e per scelta quelli dell'area sinistra del partito - fatta sostanzialmente eccezione fra i leaders nazionali per Gianni Cuperlo.
Il vuoto. 
Ho trovato l'assenza dei dirigenti (tali sono, nel medesimo partito), e la presenza dei militanti, la maggior parte dei quali in piedi da quando faceva ancora buio per raggiungere Roma, la manifestazione di un vuoto nel tessuto del partito, un vuoto plastico, tangibile, una "lacuna", si direbbe in Fisica, che si propaga anche da sola, nelle condizioni adatte. Un vuoto non colmabile. Un vuoto che separa, che crea un distacco fra chi dirige, e forse pensa di applicare i propri schemi tattici per altissimi obiettivi politici, e chi milita, e forse pensa ormai di decidere da sè quali scelte effettuare. Perchè la stagione della militanza a sinistra in cui la "base" veniva ascoltata con i tappi nelle orecchie per orientarla successivamente a seguire le decisioni del vertice è finita. Probabilmente qualcuno non se ne è accorto, ancora. Ma dovrà farlo a breve. 
Fra i presenti, numerosi erano coloro che fanno riferimento proprio all'area politica che ha scelto di non partecipare. Lasciati a sè (per fortuna, con l'eccezione di cui ho scritto sopra). Francamente sconcertante sul piano umano. Ma nell'ottica strettamente gerarchica che ha contraddistinto quell'area, in cui luminose strategie, troppo spesso perdenti, elaborate in alto venivano seguite a qualsiasi condizione, il tutto non fa una piega. Il militante si adegua e andrà lo stesso a preparare i tortellini alla Festa dell'Unità. Non fosse che, nel corso del tempo, i circoli si sono svuotati, i volontari sono diminuiti, l'età media degli aderenti al partito è sempre piu' elevata. Un partito fatto principalmente di adulti e anziani: non se ne erano mai accorti prima, o invece sì, e andava bene così?
Purtroppo, con il metodo, se ne vanno anche i contenuti. Con l'acqua sporca si getta anche il bambino. Quel che resta di un'area politica che probabilmente sarebbe più a sinistra di quanto non lo sia in diverse decisioni il governo guidato da Matteo Renzi, ha ora un'unica possibilità: ripartire da zero. Ripensare una sinistra dell'oggi. Tagliare di netto qualsiasi operazione retrospettiva che avrebbe inevitabilmente i connotati della nostalgia. Nostalgia per qualcosa che ha portato alla situazione attuale - e questo e' inconfutabile - messa in campo da coloro che ne sono stati i principali protagonisti. Si tratta di una condizione che la maggior parte di noi ha superato.

Ed ora, per favore, non fateci il racconto di ciò che manca, perchè i primi a mancare, siete stati proprio voi.


2.
Vorrei dire grazie a Tina Anselmi. Grazie per tutto. Una grande donna e un grande esponente politico. Di quelli che ce la fanno amare, la politica.

politica interna
Le misure su energia e ambiente contenute nella manovra finanziaria. L'accentramento dei temi senza approfondimento contenuto nelle riforme.
19 ottobre 2016
1. Mentre questa settimana (fino al 23 ottobre) sono calendarizzati in Parlamento lavori che riguardano energia, fonti rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile, e un Decreto sui combustibili alternativi è in discussione al Senato, la manovra finanziaria varata sabato scorso prevede misure concernenti energia e ambiente. 

La Legge di Bilancio prevede ecobonus per ristrutturazioni edilizie, il bonus per interventi antisismici (“sismabonus”), con tre miliardi di euro in tre anni finalizzati a contrastare sprechi energetici e effetti dei terremoti e dei dissesti idrogeologici che interessano vaste aree del territorio italiano. Così la Legge di Bilancio da 27 miliardi interviene su edilizia, ambiente ed energia. Vediamo le misure in particolare. 
L’Ecobonus, rimane e incrementa l’estensione temporale e operativa. Le detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica degli edifici vengono rafforzate. La detrazione del 65% viene confermata per 5 anni, fino al 2021, e riguarda anche i condomini e gli alberghi. La quota diventa maggiore quando si tratta di interventi che coinvolgono l’intero edificio:  lo sgravio sale fino al 70% della spesa se i recuperi hanno un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’intero edificio, e al 75% se l’opera contribuisce a migliorare la prestazione energetica sia invernale che estiva.
Una novità assoluta è costituita dal “sismabonus”, ovvero lo sgravio fiscale per interventi di adeguamento antisismico effettuati in edifici situati in zone classificate ad alto rischio sismico. La detrazione parte dal 50%, e arriva fino al 70% e 80%, a seconda degli interventi e della loro idoneità a cambiare classe di rischio. Tali quote salgono al 75% e all’85% se l’adeguamento riguarda l’intero condominio.
Vengono prorogate invece per un anno le detrazioni del 50% sulle normali ristrutturazioni edilizie incluso il risparmio energetico, senza cambiamenti sulle modalità e sulla soglia di spesa, attualmente fissata a 96.000 euro all’anno.

Nella manovra sono inoltre previsti 4 miliardi e mezzo di euro per il piano Casa Italia, e 7 miliardi di euro in sette anni contro il dissesto idrogeologico. Fra le altre misure, si segnala il rifinanziamento della nuova Sabatini, e l’incremento delle agevolazioni per le startup.

2. Sul prossimo referendum, vorrei ribadire un aspetto della riforma costituzionale di cui si parla poco, ma che può avere conseguenze notevoli. Si tratta del ritorno fra le competenze esclusive del governo nazionale di ambiti che erano in parte stati decentralizzati e affidati alle competenze dei governi regionali, fra cui l'energia, o le infrastrutture e grandi reti di trasporto. Non vorrei che si trattasse di una moda del momento che non prevede nessun cambiamento di fondo nell'approccio ai temi. Purtroppo, vari segnali vanno in questa direzione, non ultimo l'assenza dal dibattito dei medesimi temi. Abbiamo passato la fase in cui sembrava indispensabile "devolvere" (ricordiamo la famosa "devolution"), ora siamo nella fase in cui si torna ad accentrare, senza che arrivi mai la fase in cui si approfondisce. 
Il fatto che si evitino in tal modo i contenziosi fra stato e Regioni non può essere una ragione sufficiente, nel momento in cui c'è bisogno di politiche vere, coerenti e condivise. In mancanza di queste ultime (e sappiamo quanto e' difficile ottenerle in certi ambiti), scavalcare le Regioni non è una misura cautelativa degli interessi del cittadino: per fare esempi concreti, un governo può decidere di trivellare per gli idrocarburi o costruire un impianto o un asse viario avendone la competenza esclusiva, in assenza all'apparenza di ostacoli di sorta provenienti dal piano locale. Per contro, e' vero che troppo spesso la sindrome Nimby impedisce qualsiasi cosa, ma trovo che la soluzione non consista nello scavalcare il cittadino, ma che all'opposto essa si possa trovare nel coinvolgerlo. Come succede da anni in altri Paesi europei, per es. in Francia, Germania o Austria, dove i cittadini partecipano alla scelte anche impiantistiche che riguardano il loro territorio fino nei dettagli costruttivi. Queste sarebbero buone pratiche da seguire, invece di passare direttamente ad un sistema che favorisce la capacità decisionale nazionale senza passare da analisi specifiche che portino alla condivisione delle scelte.




politica interna
La riforma costituzionale
5 ottobre 2016
Per orientarsi sul territorio di un dibattito che si sta facendo sempre più oscuro per nebbiose considerazioni generiche e confuso dalle voci delle opposte tifoserie può essere utile rifarsi al testo della riforma della Costituzione su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 4 dicembre. 
Sul sito della Camera dei Deputati si trova un testo che pone a confronto ciascun articolo nuovo con il corrispondente articolo che andrebbe a modificare. L'indirizzo a cui si può scaricare il documento e' il seguente:


politica interna
Tre passi sul Ponte
28 settembre 2016
Trovarsi ancora a commentare l'ipotesi di costruire il ponte sullo Stretto di Messina è sorprendente. Ma lo farò in poche righe.  Avevamo appena finito di apprezzare il piano Casa Italia che vorrebbe riqualificare l'intero patrimonio edilizio del Paese, che arriva questa proposta in senso contrario. Non ci manca davvero nulla.
Sono contraria alla realizzazione del ponte sullo Stretto per le seguenti tre, semplici, ragioni: la prima riguarda il fatto che è estremamente rischioso costruire un ponte a campata unica di tre chilometri fra due tratti di costa che si trovano in una delle zone più sismiche del pianeta, la seconda è relativa al fatto che ogni realizzazione idonea prevederebbe un impatto ambientale e paesaggisitico notevolissimi dovuti all'enorme sbancamento che sarebbe necessario realizzare sulle due bellissime e mitiche coste siciliana e calabrese, la terza infine, dato che le possibilità economiche non sono illimitate è necessario che il governo si doti di una scala di priorità che parta dalle opere vicine alla cittadinanza e finisca con le opere faraoniche lontane dai bisogni collettivi, e questa rientra fra le ultime.
Si possono aggiungere alcune altre considerazioni economiche e sociali legate a quest'ultima (le prime due parlano da sole e ognuno può fare la sua valutazione senza bisogno di altro). Innanzitutto, l'idea di creare posti di lavoro è ovviamente buona, ma va perseguita creando lavoro utile, e le opzioni non mancano nel nostro Paese che ha bisogno di riqualificazione edilizia, trasporti per i pendolari, bonifiche dei siti contaminati, scuola, sanità, periferie, parchi, etc.  La visione, invece, secondo la quale per promuovere la crescita economica si interviene soltanto con opere di grande impatto, mancando sempre il momento delle scelte di beneficio e di prossimità alla cittadinanza, che viene solitamente rinviato ad un secondo tempo che non arriva mai, appartiene ad una visione liberista dell'economia che mi aspetterei appartenere più ad una formazione di destra che non di sinistra. Scelte opportune avrebbero effetti redistributivi del reddito e sarebbero meno impattanti sul territorio. Non credo che una grande opera sia negativa in se', ma che sia criticabile in rapporto al contesto sociale, economico, ambientale in cui andrebbe a collocarsi. In questo caso, trovo che le ragioni scritte sopra siano più che sufficienti per esprimere seri dubbi in proposito alla realizzazione del famoso ponte, e francamente mi ha sorpreso la proposta fatta dal Presidente del Consiglio.

Perciò sono contraria al ponte sullo Stretto.
Personalmente, amo moltissimo andare in Sicilia prendendo il traghetto. Anche questo è un aspetto da considerare. Sono certa che è un sentimento più diffuso di quanto si pensi.

politica interna
Casa Italia può costituire una notevole opportunità per il nostro Paese
24 settembre 2016
1.
Sembra apprezzabile il progetto di intervenire a largo raggio sul patrimonio edilizio del nostro Paese che sta preparando il governo e che risponde al nome di Casa Italia. Si tratterebbe di un'opera enorme, particolarmente utile, di cui si parla da anni, che avrebbe tutti i numeri per rilanciare il settore edilizio qualificando nel contempo, se ben condotta, il territorio e la sua urbanizzazione. Abbiamo sentito parlare - e abbiamo visto e subito le conseguenze - di "cementificazione" per decenni, abbiamo attaccato ed infierito con costruzioni di ogni genere e ovunque su millenni di civiltà insediativa che, nonostante tutto, ancora oggi caratterizza il nostro Paese, noncuranti dell'importanza dell'organizzazione degli spazi e della corretta gestione del territorio, degli effetti sulla qualità della vita e degli impatti sull'ambiente. Ci si è avventati sul territorio per decenni senza affrontare (o evitando) il senso politico dell'organizzazione dello spazio urbano e territoriale, della sua sicurezza, vivibilità, sostenibilità ambientale
Ora, con il piano Casa Italia si parla di riqualificazione edilizia ed energetica, di criteri antisismici, di manutenzione, prevenzione, adeguamento ambientale e, sulla base delle premesse di questi giorni, non può che ottenere un giudizio positivo. Un piano che programmi interventi sul lungo periodo con l'obiettivo della messa in sicurezza del patrimonio edilizio del nostro Paese, ampliando l'orizzonte alla modernizzazione e all'efficientamento, coglie un tema importantissimo, di cui si parla da molto tempo senza che sia mai iniziato alcun impegno reale in proposito. Un progetto del genere, inoltre, sarebbe in grado di rilanciare il settore edilizio - da tempo in crisi - e, se le fondamenta sono solide, di acquisire un know how specifico che potrebbe avere conseguenze positive in futuro. 
Le parti più difficili, però, non mancheranno: in particolare, la sua progettazione e la sua realizzazione pratica, con tutti gli elementi necessari a partire dai prevedibili cospicui investimenti. L'aspetto della concretezza è centrale, pena la riduzione dell'intero progetto ad uno slogan, o peggio, all'apertura ad interventi non qualificati.
Il terremoto della notte del 24 agosto scorso ha dato il via all'idea di trasformare la ricostruzione in un intervento più ampio che parli di prevenzione, a partire dalle zone maggiormente esposte al rischio sismico - e tenendo conto che in Italia il rischio zero praticamente non esiste. Esiste, invece, un enorme numero di abitazioni, edifici privati, edifici pubblici, scuole, palestre, strade, ferrovie esposti al rischio di crollo per agenti esterni o interni, ed esiste un analogo enorme numero di edifici e fabbricati che potrebbero essere definiti "a spreco energetico", che consumano un'enorme quantità di energia e il più delle volte offrono condizioni abitative qualitativamente scarse. La qualità dell'abitare è una parte considerevole della qualità della vita e si presta a caratterizzare il livello di vita e di sviluppo di un Paese. 
Le tragiche conseguenze di un terremoto, per parte loro, ci parlano di una spesa enorme ogni volta che si presenta la ricostruzione che potrebbe essere evitata con opportuni investimenti diretti alla prevenzione, per non citare i decessi, i feriti, e tutte le conseguenze non monetizzabili di un sisma disastroso. 

2.
A proposito di politiche energetiche, recenti dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo  Calenda indicano una serie di misure di un certo rilievo. Si tratta, in estrema sintesi, di interventi per alleggerire il carico delle rinnovabili sulle aziende grandi consumatrici di energia (che già pagano di meno), di misure per remunerare la capacità elettrica installata, di rivedere il prossimo anno la Strategia Energetica Nazionale e di nuove politiche per le rinnovabili. Il Ministro ne ha parlato, secondo quanto riporta il sito di Qualenergia, a margine del convegno “The future of energy. Towards a sustainable development”, organizzato da The European House Ambrosetti ed Eni alcuni giorni fa. 
Sembra che la sua attenzione sia orientata principalmente alla generazione centralizzata tradizionale, ma vedremo nel seguito come queste misure si tradurranno nella pratica. 
L'articolo completo, "Il Ministro Calenda su rinnovabili, capacity market, ed energivori", si trova sul sito di Qualenergia:

http://www.qualenergia.it/articoli/20160921-ministro-calenda-su-rinnovabili-capacity-market-ed-energivori

politica interna
Ballottaggi in un contesto di evanescenza della politica (con un PD che deve ripensare a sè stesso)
1 luglio 2016
I recenti ballottaggi per l'elezione dei Sindaci in numerose città, e in alcune grandi città, mostrano 
alcune linee di tendenza in atto da anni e le rafforzano aggiungendo altri mattoni alla costruzione che può concretamente portare movimenti tanto originali quanto privi di cultura politica come il Movimento 5 Stelle a governare il Paese (magari con l'aiuto della nuova legge elettorale, se non verrà modificata). 

La cultura politica: qualcosa che sta scomparendo, sostituita dalla ricerca dell'esponente "civico" da proporre alla cittadinanza, magari dalla qualità di "tecnico", ma rigorosamente non partitico. Un fenomeno che colpisce in particolar modo la sinistra, che ha avuto una forte caratterizzazione politica e sociale, associata per lungo tempo ad una preminenza culturale che da tempo è entrata in crisi, non solo in Italia, ma in tutta Europa. In tale contesto, la politica può essere accantonata in soffitta, o gettata come ferro vecchio, poiché si può benissimo governare - o "amministrare", per usare un termine più debole - avendo le competenze per farlo. A volte lo si può fare addirittura senza le competenze per farlo, essendo la competenza declassata al rango di impedimento o problema (per es., "se i precedenti amministratori competenti ci hanno portato sin qui allora meglio essere incompetenti", in un incredibile rovesciamento di valore che passa quasi inosservato, nella normalità del dibattito quotidiano).
La politica sta rinunciando a sè stessa, forse affidando la speranza a riforme delle istituzioni che, al prezzo di una limatura dell'estensione e della qualità della democrazia, ne rafforzino il potere.

Sostanzialmente i ballottaggi hanno clamorosamente consegnato due grandi città, e la capitale, al Movimento 5 Stelle, avendo tenuto punto fermo soltanto Milano e Bologna, hanno visto un calo della partecipazione (mai così bassa in città da sempre fortemente coinvolte nel dibattito politico, come Bologna), hanno definitivamente chiarito l'entità del distacco dai partiti della cittadinanza e l'evanescenza del primato della politica, hanno infine mostrato con evidenza che Matteo Renzi è ampiamente scollegato dai territori nonostante il ruolo di Segretario del PD, e la terapia dell'alta velocità non basta certo a recuperare terreno quando non è ben chiaro dove si sta andando, e perché si sta andando da qualche parte. In carenza di valori, di ideali, di tutto quell'insieme di fattori che sta alle fondamenta di una formazione politica (qualcuno ha detto "l'anima"), semplicemente si perde. A prescindere dai fattori locali e contingenti  - che a Roma sicuramente hanno giocato un ruolo, ma non a Torino. In carenza di analisi, di elaborazione, di un approccio aperto ai temi, vecchi e nuovi, di una identità che sappia farsi carico della propria parte politica e sociale, si perde. La politica può essere sostituita - e il problema diventa da che cosa. Per contro, ai populismi si risponde efficacemente con la politica, quella vera, e in nessun altro modo valido.

In tutto ciò porre dei temi ambientali ed energetici sembra un vezzo elitario - e forse paradossalmente lo è nei fatti - ma va sottolineato ancora una volta che i temi ambientali, almeno in campagna elettorale, sono appannaggio dei 5 Stelle, o sono completamente assenti, come a Bologna (dove, fra i temi connessi, ha tenuto banco soltanto il traffico). Pur se una serie di cose positive sono state fatte, sembra quasi che ci si vergogni di evidenziarle, come meriterebbero in realtà. Ma si sa, pretendiamo troppo.

POLITICA
Prende il via la campagna per il referendum sulle riforme
22 maggio 2016
Vorrei analizzare brevemente la questione del referendum sulle riforme istituzionali. E' il tema del giorno: ha infatti preso il via la campagna referendaria, fortemente sostenuta dal Presidente del consiglio Matteo Renzi, e ampiamente preparata nei mesi scorsi, attraverso vari canali nel PD. La campagna e' stata avviata prima delle prossime elezioni amministrative del 5 giugno, in cui il PD e' ovviamente impegnato, segnalando così quanto la si ritiene importante.
L'appuntamento è per il prossimo ottobre, dunque il tempo non manca e nemmeno la possibilità, se si vuole, di spiegare di cosa si tratta in modo puntuale ed approfondito.
Si può affermare subito che non si tratta di argomento marginale: una riforma che va a modificare la Costituzione, gli assetti istituzionali intervenendo sul Senato, ed associata ad una nuova legge elettorale. Le ragioni non possono certo fondarsi soltanto sulla riduzione del numero dei parlamentari e dei loro stipendi - nonostante il parere di movimenti, e non solo loro - perciò devono essercene altre. Di questo non si sta parlando. Leggiamo piuttosto sulla stampa e ci informano i media degli schieramenti per il Si, con autorevoli personalita', e degli schieramenti per il No, con personalità altrettanto autorevoli. Su tutti, mi colpisce la posizione di Anpi, Associazione Nazionale Partigiani, che ha scelto il No.   
A monte di tutto ciò,  credo che sarebbe indispensabile aprire il tema ai non eletti (in senso lato) per estendere oltre i passaggi parlamentari la conoscenza dei fatti e delle loro conseguenze sull'assetto istituzionale, e sulla società, italiana. Per arrivare ad ottobre decidendo nel merito del quesito che verrà posto, e non sull'operato del governo.

Sta infatti accadendo che la questione venga ricoperta di significati diversi e distinti:  dalla tenuta del governo - più volte Matteo Renzi ha detto che se vince il No l'esperienza finisce lì e lui stesso lascia la politica - alla nuova maggioranza che eventualmente si formerà, o che si sta già formando, a sostegno del Si. Questi due nuovi aspetti della questione possono portare rispettivamente a due conseguenze: la prima, che il referendum non sia realmente posto in modo da fornire libertà di scelta della risposta da dare nel merito per cui la gente, per non determinare una caduta del governo, e' indotta a votare esclusivamente Si;  la seconda, che la maggioranza cambi profilo e diventi quella che sosterrà il Si, e che addirittura il Partito Democratico cambi la propria connotazione, diventando, in un processo forse già iniziato, altro da ciò che era. Mettendo insieme queste due ipotetiche conseguenze, si ottiene che il referendum di ottobre può diventare una via unica per legittimare il governo, modificare la maggioranza, e avviare il PD verso l'assonanza con la medesima nuova maggioranza. Il tutto modificando la Costituzione in aspetti importanti quanto poco noti, e associando alle modifiche una nuova legge elettorale.

Fanno bene coloro che puntano il dito verso le nuove prospettive che si aprono in questo frangente. Bene a segnalarlo, e a richiamare l'attenzione su aspetti che non sono direttamente frutto della riforma, ma che si trovano fra le sue dirette conseguenze. Per restare all'ambito politico e di partito, devo dire che mi sarei aspettata più voci, e più decise, dall'area sinistra del PD, oltre a quella di Gianni Cuperlo, a sottolineare aspetti certo non marginali poiché capaci di portare trasformazioni politiche importanti, e generare modifiche profonde. Affermare ora, come alcuni hanno già fatto forse un po' frettolosamente, che il proprio voto sarà comunque a favore del Si significa annacquare l'analisi prima ancora di impostare una critica, magari nella speranza che qualcuno poi si fermi ad ascoltare.

Gli aspetti che la riforma porta con se' vanno ben oltre il contenuto immediato, come la velocizzazione degli iter dei provvedimenti, la partecipazione delle istituzioni locali, la riduzione del numero dei parlamentari, etc., coinvolgendo grandi temi come la qualità della nostra democrazia, l'equilibrio dei poteri, la sussistenza di un'area politica classificabile a sinistra, l'esistenza di una prospettiva socialdemocratica. Questioni non di poco conto che devono entrare nell'analisi se vogliamo evitare il plebiscito finalizzato a se' stesso. La democrazia nel nostro Paese e' un bene prezioso, e proprio per questo e' importante puntare i riflettori anche sulla sua qualità, evitando confronti ideologici che non possono che abbassarla.


politica interna
Varato il Programma Nazionale della Ricerca
3 maggio 2016
Si segnala in questi giorni un intervento interessante del governo sul fronte della ricerca, mai sufficientemente adeguato da decenni, che apre nuove possibilità.  E' stato infatti varato il Programma Nazionale della Ricerca, che prevede quasi 2,5 miliardi di investimenti pubblici destinati alla ricerca scientifica. Si tratta, in parte, di risorse già previste nell’ambito della programmazione e della distribuzione dei fondi europei e nazionali e in parte di risorse provenienti dal Fondo sviluppo e coesione che va a finanziare principalmente programmi per attrarre ricercatori nel nostro Paese. Dunque, una parte degli stanziamenti erano previsti dal precedente governo Letta, che poi non avevano avuto modo di trovare attuazione per via della caduta del governo stesso, ed insieme ad una quota di incremento vanno a formare un nuovo programma dotato di linee di indirizzo, che rappresenta l'impegno dell'attuale governo nel settore.

Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse -  secondo quanto riporta il Corriere della Sera - la ripartizione è la seguente: il 42% andrà al capitale umano, il 14% alle infrastrutture di ricerca, il 20% alla cooperazione pubblico-privato e alla ricerca industriale, il 18% alla ricerca nel Mezzogiorno, il 5% all’internazionalizzazione e, infine, l’1% alla `quality spending´. Gli ambiti del Programma sono  aerospazio, agrifood, salute, e industria 4.0. Il piano prevede inoltre il reclutamento di seimila giovani in più nel sistema, fra dottorati e ricercatori, nell'arco di tempo di un quinquennio.

Secondo quanto riportato sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo (indirizzo in calce), il Comitato interministeriale per la Programmazione economica (Cipe),  ha approvato il Programma nazionale per la Ricerca per il periodo 2015-2020. Il programma prevede investimenti complessivi nel primo triennio 2015-2017 pari a 2.428,60 milioni di euro, di cui 1,9 miliardi di euro a carico del bilancio del MIUR e del PON ricerca, e  500 milioni di euro a carico del Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2014-2020.

Il sito riporta che è prevista una proiezione complessiva in via programmatica dell’impiego di risorse finanziarie fino al 2020, per un ammontare di 4,16 miliardi di euro totali.  Ad esse concorrono ulteriori risorse: il programma operativo regionale (POR) e l’iniziativa UE denominata “Horizon 2020”, tali per cui la portata finanziaria complessiva del Programma ammonterà complessivamente a 13,56 miliardi di euro nei sei anni dal 2015 al 2020. Il PNR è basato su sei grandi pilastri:

    I.    Internazionalizzazione
    II.   Capitale umano  
    III.  Programma nazionale infrastrutture;
    IV. Cooperazione pubblico privato e ricerca industriale  
    V.  Efficacia e qualità della spesa;
    VI. Programma per il Mezzogiorno.

Altre informazioni sulle decisioni prese sono presenti sulla medesima pagina del sito, fra cui una serie di investimenti in cultura e infrastrutture.

Il tema della ricerca scientifica è un tema centrale, anche se poco compreso, soprattutto in anni recenti. Nel nostro Paese, infatti, si è verificata una tendenza contraria, nella quale a partire da risorse percentualmente mai eccessivamente elevate nei decenni scorsi si è assistito ad una loro progressiva riduzione, fino ad assestarsi da anni intorno all'1%. L'Italia è un Paese in cui la ricerca scientifica è di qualità elevata da sempre, ma alquanto sottovalutata e poco finanziata, nella convinzione diffusa che sia un lusso che non possiamo permetterci, soprattutto in tempi di crisi. Una convinzione simile a quella legata ai temi ambientali, che in molti ritengono che nelle difficoltà possano peggiorare tranquillamente, secondo una visione francamente ottusa dei problemi che dobbiamo affrontare.
Purtroppo, non c'è nulla di più sbagliato: la ricerca consente infatti di guardare al futuro e di trovare nuove vie di sviluppo, assolutamente indispensabili in un mondo globalizzato. Rinunciare ad essa significa semplicemente condannarsi all'arretratezza.
Il nostro Paese perde continuamente un numero rilevante di ricercatori che scelgono di andare a lavorare all'estero, in ambienti spesso più stimolanti, e non riesce ad attrarre ricercatori dall'estero. In pratica, non è parte attiva e bidirezionale del normale scambio internazionale di personale e conoscenze, ma ne è motore unidirezionale, verso l'esterno, grazie a studenti e dottorati qualificati.  Questo problema è ben presente da decenni, e nessuno è finora riuscito a modificarne i tratti fondamentali. Una scelta in favore di un percorso diverso è la base di qualsiasi futuro sviluppo. E' presto per dire se si verificherà una tale scelta di indirizzo, ma non sarebbe più troppo presto per farla.

Il sito del governo citato nel testo:

http://www.governo.it/articolo/riunione-cipe-1-maggio-2016/4612


politica interna
Giornata della Terra 2016
22 aprile 2016
Oggi, 22 aprile, e' la Giornata della Terra 2016.
Trascrivo la notizia tratta dal sito  www.ansa.it, canale "natura":

ANSA.  "Nella Giornata mondiale della Terra, oggi, all'Onu si firma lo storico accordo sul clima, raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, per fermare il riscaldamento del Pianeta. Sarà una cerimonia senza precedenti, con 165 capi di Stato o di governo - un numero record dal 1982, quando 119 Stati siglarono la Convenzione sul mare - con il premier Renzi e il ministro dell'Ambiente Galletti, che in un tweet dice: "siamo orgogliosi di Italia leader in green economy e rinnovabili". 

Tutti i leader metteranno la propria firma come impegno ufficiale al raggiungimento dell'obiettivo di restare "ben al di sotto dei 2 gradi" di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenerlo entro 1,5 gradi. Così, dicono gli scienziati, si potranno evitare conseguenze catastrofiche. Per frenare il global warming, la strada è ridurre fino ad azzerare entro la seconda metà del secolo le emissioni di gas a effetto serra mettendo un freno ai combustibili fossili e dando slancio alle rinnovabili.
Un contributo per assorbire l'anidride carbonica prodotta da fabbriche, riscaldamento, auto, lo danno anche gli alberi, e le foreste sono al centro della Giornata della Terra, evento nato nel 1970 negli Stati Uniti, e ora diffuso in 192 stati in tutto il mondo. Quest'anno, per la 46/a edizione, pone l'obiettivo di piantare tanti alberi quanti sono gli abitanti della Terra, 7,8 miliardi, da qui al 2020, quando ricorrerà il 50/o anniversario. Ci vogliono 96 alberi per assorbire l'anidride carbonica prodotta in media da una sola persona e tagliare alberi vuol dire ridurre l'assorbimento di CO2. 

Dopo il sigillo messo oggi al Palazzo di Vetro, ciascun Paese dovrà poi ratificare l'accordo a livello nazionale. In Italia ci dovrà essere il via libera del Parlamento. "

La speranza e' che lo strappo ambientalista che indubitabilmente si è consumato pochi giorni fa con il referendum che, nonostante non abbia superato il quorum, ha raccolto quindici milioni di voti, venga ricucito dal governo e da Matteo Renzi. 
Felice Giornata della Terra!

POLITICA
Ora e' indispensabile un cambiamento di rotta
18 aprile 2016

Ieri sono andata a votare con 15 milioni di belle persone, e ne sono felice.
Il voto e' un'espressione di partecipazione democratica che non può essere in alcun modo snobbata.

Il quorum non è stato raggiunto.

Oltre 85% dei votanti ha votato Si. 

Si tratta di un segnale forte. 
Ora, credo che il governo debba prendere in considerazione l'indifferibilita' di una politica energetica da portare avanti con coerenza e apertura. Ieri sera, nel discorso che ha fatto seguito alla chiusura dei seggi e ai primi dati, Matteo Renzi ha espresso il sentimento del governo nei confronti dei temi ambientali e delle fonti pulite, rimarcandone la vicinanza con i votanti e con il desiderio diffuso di riduzione degli impatti sulla salute e sull'ambiente. 
Nel seguito, e' necessario un impegno vero, non più rinviabile, collaborativo e fattivo. Il governo, e il PD, non possono che trarne profitto.


Sin dalla sua formazione, questo governo e' "scoperto" sul fronte delle politiche ambientali ed energetiche, che non porta avanti politiche industriali, e le vicende di questi giorni ne sono la conseguenza. L'ho scritto più e più volte su questo blog. Si tratta di temi che non possono essere trascurati, ma in genere, se si lascia un vuoto politico poi se ne subiranno le conseguenze. Sarebbe ora necessaria una modifica della rotta seguita sin qui, un diverso orientamento che consenta al nostro Paese di essere all'avanguardia in ambiti che hanno potenzialità enormi.

ECONOMIA
I nuovi dati confermano la straordinaria notizia dello scorso anno: le emissioni inquinanti si sono disaccoppiate dalla crescita economica (ma dal Governo l'attenzione a questi temi è ad oggi scarsa)
17 marzo 2016

Ora, speriamo che non si tratti di un evento temporaneo– ed operiamo affinché non lo sia – ma la sorprendente notizia dello scorso anno che la crescita economica mondiale sembra separarsi dall’andamento delle emissioni inquinanti viene confermata quest’anno dalla IEA (International energy Agency). In altre parole, per il secondo anno consecutivo alla crescita del PIL mondiale non corrisponde una concomitante crescita delle emissioni di composti climalteranti, che appaiono stabilizzati.

I dati preliminari per il 2015 pubblicati dalla IEA confermano infatti i dati del 2014 (di cui a suo tempo avevamo scritto in questo blog), lasciando sperare che si tratti di una vera tendenza in atto, e non soltanto di un evento circoscritto. Tali dati mostrano che l’andamento delle emissioni è stabile per il secondo anno consecutivo a livello mondiale, nonostante una crescita della produzione di ricchezza del 3,4% nel 2014 e del 3,1% nel 2015. Il grafico in figura mostra l’andamento delle emissioni dal 1975 ad oggi (IEA, indirizzo in calce).

Per quanto riguarda la crescita economica, va rilevato il fatto che alle nostre difficoltà interne non corrisponde un’analoga stasi mondiale, dove in media invece il PIL è in crescita. Per quanto riguarda le emissioni, si ha che nel 2015 il comparto energetico ha rilasciato nell’atmosfera circa 32,1 miliardi di tonnellate di CO2 (eq.), una quota che rimane approssimativamente stabile dal 2013. Secondo la ricerca dell'IEA, le principali cause sono due: il minor ricorso al carbone, e la crescita delle fonti energetiche rinnovabili.

Consideriamo i due principali Paesi inquinatori. In Cina, il carbone ha generato meno del 70% dell’energia elettrica, dieci punti percentuali in meno di quattro anni fa (nel 2011), mentre le fonti pulite sono passate dal 19% al 28%; negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite del 2%, per via del passaggio dal carbone al gas. Le riduzioni sono poi state in parte compensate da un aumento delle emissioni nelle altre economie asiatiche in via di sviluppo e nel Medio Oriente. Quanto alle fonti rinnovabili, esse hanno rappresentato circa il 90% della nuova generazione elettrica nell’anno trascorso, con l’eolico che copre più della metà della nuova generazione elettrica. In Europa si registra una lieve crescita, ma l’UE resta capofila dell’impegno contro le emissioni inquinanti e climalteranti e le loro conseguenze. Nel complesso, i dati mostrano un andamento quasi statico. Le nuove strategie iniziano a dare il loro contributo, nonostante tutto. Ora e' indispensabile che l'accordo di Parigi trovi concreta attuazione.

Tuttociò sta accadendo nonostante le negazioni dell’evidenza da parte dei sostenitori del vecchio sistema economico-energetico, le affermazioni dell'impossibilita' di cambiare le cose, si potrebbe dire, per usare il linguaggio del Presidente del Consiglio, alla faccia dei “gufi” (non fosse che, da animalista, sono certa che si tratti di animali beneauguranti). Ora mi permetto di suggerire a Matteo Renzi che se il Governo prestasse maggior attenzione a questi temi sarebbe meglio: eviteremmo un referendum che è frutto proprio dell'incapacità  mostrata dal Governo di elaborare strategie energetiche coerenti e dialogare con Enti locali e mondo civico, avremmo una linea di politica energetica, magari meno inquinante, ed anche bene accetta nel mondo degli investitori, che si lamentano da anni proprio del percorso ondivago e spesso inconcludente delle scelte in materia di energia nel nostro Paese. Si tratta di un suggerimento volto a determinare un beneficio, in un ambito dove emerge con evidenza tutta la debolezza dell’azione di governo.

Il tema è vecchio di decenni, dunque non nasce con questo Governo, ma ci si aspetta che ora si inverta una tendenza. Questo è possibile: sul piano tecnico, infatti, il nostro Paese come abbiamo detto più volte non è in una condizione particolarmente negativa, o se si preferisce, ha i “fondamentali” per andare avanti e farlo bene. Ma occorre maggior impegno e, soprattutto, una precisa scelta  politica.



www.iea.org




POLITICA
La vera sfida è costruire e portare avanti una strategia di contenimento dei consumi di gas e petrolio, ed una concomitante crescita economica
16 gennaio 2016

Il Ministro Federica Guidi ha chiarito che il Ministero dello Sviluppo economico non ha concesso alcun permesso di effettuare esplorazioni in mare entro il limite delle 12 miglia e che non sono state rilasciate autorizzazioni alla vigilia della presentazione della legge di Stabilità, rispondendo così alle polemiche ormai accese da tempo e acuitesi in questi ultimi giorni.  

Secondo l’agenzia Reuters, il Ministro ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il permesso di ricerca concesso alla società Petroceltic riguarda soltanto, e in una zona oltre le 12 miglia, la prospezione geofisica e non prevede alcuna  perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una specifica valutazione di impatto ambientale. La Legge di Stabilità, venendo incontro alle richieste referendarie, ha escluso qualsiasi nuova ricerca entro le 12 miglia dalle coste. Il permesso alla Petroceltic non ha quindi nulla a che vedere con la legge di Stabilità visto che si tratta di ricerche al di fuori del limite delle 12 miglia. Nessun altro permesso di ricerca, in nessun’altra parte del Paese, è stato rilasciato alla vigilia dell’approvazione della legge di Stabilità.”

Si tratta di un’importante posizione in quanto mira a far chiarezza in un contesto denso di schermaglie e confronti anche accesi – inclusivi di un referendum richiesto da associazioni ed enti locali – sul tema della politica energetica da perseguire. La maggior parte delle polemiche poteva forse essere evitata fin dal principio, assumendo una linea chiara. Ma va detto che, per costruirla, è necessario inserirla nel contesto internazionale che vede il petrolio e il gas protagonisti, nonostante tutto, di uno scenario globale che parte dai consumi, passa per l’Isis e quanto vi sta intorno, incrocia l’accordo di Parigi, finisce in Europa ed in Italia dove si stenta a trovare il bandolo della matassa per costruire la maglia di una politica energetica comune – che poi non è slegata da quella ambientale, su cui l’UE si è mostrata più unita.  Per fare esempi molto vicini a noi, il petrolio sotto l’Adriatico coinvolge anche la Croazia, i gasdotti che portano il gas naturale in Europa riguardano tutti i Paesi dell’Unione. 

Stiamo attraversando una fase di basso prezzo del petrolio (a dir poco: si potrebbe parlare di un vero e proprio crollo), e questo fatto porta con sé alcune conseguenze, non tutte positive come a prima vista si potrebbe pensare. Produrre energia costa sicuramente di meno, ma le minori entrate dei Paesi produttori implicano minori spazi per le esportazioni nostrane. In generale, in un’economia il cui sviluppo è stato fondato, e si è successivamente consolidato, sullo sfruttamento delle risorse energetiche fossili – petrolio, gas, carbone – ogni eccesso provoca squilibri, in un senso o nell’altro. La letteratura dedicata in questi giorni si sbizzarrisce in ipotesi diverse circa gli andamenti futuri, e su basi di solito estremamente ragionevoli può raggiungere conclusioni del tutto diverse (far previsioni sul petrolio è sempre stato difficilissimo, e quasi mai gli esiti reali sono conformi alle stesse). Ma sulle cause del crollo ci sono pochi dubbi a proposito degli effetti di un eccesso di crescita dell’offerta rispetto alla crescita della domanda. In altre parole, negli ultimi anni a livello globale la domanda è aumentata di poco mentre la capacità produttiva mondiale è aumentata di più, e la legge della domanda e dell’offerta ha dato i suoi risultati. Del tutto normali, stando alle leggi del mercato. La situazione più paradossale nasce dal fatto che la maggior parte dell’eccesso di offerta è dovuta allo shale oil statunitense (shale oil, shale gas, idrocarburi estratti dalle rocce del sottosuolo con una tecnica molto invasiva per l’ambiente, oltre alle sabbie bituminose canadesi), che ora va fuori mercato perché le tecniche utilizzate, molto costose, non reggono il basso prezzo di vendita. Si stima che l’estrazione con il fracking non sia più redditizia con un prezzo del petrolio al di sotto dei 65 dollari al barile (ora, gennaio 2016, siamo intorno a 30 $/bbl).

L’OPEC, dal canto suo, non è praticamente intervenuta per modificare la situazione. lasciando invariata la produzione (che, come si è detto, mette fuori gioco gli USA). La Eia – Agenzia per l’Energia statunitense, ha appena pubblicato un Rapporto in cui stima prezzi bassi del barile fino alla fine del prossimo anno (2017).  Forse un ruolo indiretto lo ricopre anche l’Isis, che si trova ad occupare parte del suolo iracheno e siriano dove il petrolio non manca, ed a svolgere un ruolo politico nel quadro mediorientale. Si stima che almeno il 55% delle entrate che sostengono lo Stato islamico provengano dal contrabbando di petrolio a prezzi stracciati, arrivando sui mercati in vari modi, magari non tracciabili.

In questo contesto la bolletta energetica nazionale cala, ma sarà meglio costruire fin da ora una linea da portare avanti che ci ponga ai ripari in futuro.

Innanzitutto, il governo italiano ha assunto da tempo, a mio avviso, una posizione corretta sul piano europeo e internazionale (pur con grande rispetto di Juncker e, ovviamente, della Commissione UE). L’opportunità di un ruolo più influente del nostro Paese in Europa può diventare ora realtà, visto che in varie occasioni ha espresso per primo posizioni corrette, che poi altri hanno sostenuto, in vai ambiti dai temi economici alla politica estera. Una posizione che va sostenuta e portata avanti con convinzione, perché il nostro Paese è sicuramente in grado di giocare un ruolo rilevante negli scenari politici ed energetici internazionali ed interni europei (scenari che ci riguardano molto da vicino, come abbiamo visto).

In secondo luogo, va pensata e potenziata una strategia che ci consenta progressivamente di liberarci dal petrolio acquistato all’estero non soltanto estraendolo dai nostri mari e dalle nostre terre, ma riducendone i consumi senza intaccare la crescita economica. Una strategia che in parte già esiste, fatta di una miriade di imprese green che hanno per lo più mostrato di reggere la crisi meglio delle altre, e di una altrettanta miriade di sindaci e amministratori che sperimentano sul territorio soluzioni nuove per alleggerire gli impatti ambientali, ma che va sostenuta e potenziata con un adeguato impegno in settori ad alto valore aggiunto di innovazione tecnologica a basso impatto ambientale.

Non sarà l’estrazione dell’ultima goccia di petrolio, o di gas, dal sottosuolo, magari spremendo la roccia come un limone con impianti più costosi di ciò che riesci a tirar fuori, a far la fortuna economica di un Paese, ma la capacità di impegnarsi nei settori più adatti alle proprie caratteristiche in un mondo che avrà estremo bisogno di ripulire l’aria, l’acqua, il suolo, e limitare i danni. Un impegno nella fascia dell’innovazione tecnologica, della qualità, della ricerca, legato ad un analogo impegno sul fronte della formazione, dell’istruzione e della successiva collocazione dei giovani, invece di consentire, o addirittura favorire, la loro emigrazione.

 

 

politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

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