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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 17 dicembre 2019, incontro "Il clima che cambia (a causa delle attività umane)" di Claudia Castaldini, IIS Archimede, San Giovanni in P. Bologna.



Giovedì 5 Settembre 2019, presso il Centro culturale Cartoleria 18, via Cartoleria, 18, Bologna, alle Ore 18,30, “Clima: effetto serra, effetto guerra”, Conversazione con Antonello Pasini, presiede Claudia Castaldini. Casadeipensieri2019.

 

Martedì 12 dicembre '18, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre '18, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre '18, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre 2017, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

  

 

 

 

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A proposito di me:

 

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di gennaio:

 

In questo mese la Terra si trova al Perielio, vale a dire nel punto più vicino al Sole della sua orbita, esattamente il giorno 5 gennaio. Per noi in Italia che ci troviamo nell'emisfero Nord esso capita nella stagione più fredda, ovvero l'inverno. La stagione, però, è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre e alla conseguente diversa esposizione ai raggi solari, non alla distanza dal Sole. Contemporaneamente, nell'emisfero Sud è estate.


 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese Mercurio è praticamente inosservabile dato che il giorno 10 si trova in congiunzione con il Sole.

 

Venere

Venere sta diventando sempre più splendente e bella, non si può non notarla. La si può sccorgere dopo il tramonto guardando in direzione Sud-Ovest. A fine mese tramonta tre ore e mezza dopo il Sole, illuminando le serate serene ad occidente.

 

Marte

Il pianeta rosso è oservabile a Sud-Est prima dell'alba.
 

Giove

Giove è praticamente inosservabile, dopo la congiunzione con il Sole.

 

Saturno

 

Saturno è inosservabile, in congiunzione con il Sole il giorno 13.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Il 26 gennaio si terranno le elezioni in Emilia Romagna
16 gennaio 2020
A scanso di equivoci - non si sa mai - nonostante questo blog abbia il simbolo del PD ben in evidenza sul frame laterale, vorrei ribadire il mio sostegno a Stefano Bonaccini e al PD stesso: a loro andrà il mio voto domenica 26 gennaio, quando in Emilia Romagna si sceglierà la nuova amministrazione regionale.

E' già stato scritto e detto molto in proposito, sono circolati appelli, abbiamo ascoltato interventi, vediamo ogni giorno a quale tour de force siano sottoposti i candidati sul territorio. Vorrei scrivere qui una sintesi della situazione per come la vedo io. Un punto di vista personale. 
La regione Emilia Romagna è una regione ben governata da molto tempo. Sono numerose le classifiche in cui si posiziona ai primi posti, può competere in molti ambiti con le regioni più avanzate d'Europa, consente ai suoi cittadini un livello di vita invidiabile. Il contesto in esame è inequivocabilmente questo, ed è lì che occorre porre lo sguardo. Chi fa campagna elettorale contro l'amministrazione attuale screditando qualcosa che funziona non sa di cosa sta parlando; e credo che ne pagherà le conseguenze. 
Al contrario, sarebbe utile analizzare l'andamento nel corso del tempo, la risposta ai problemi attuali, la resilienza, la prospettiva, insomma la derivata (con linguaggio matematico) dell'andamento, sicuramente positivo che si rileva ora. Anche per la regione Emilia Romagna c'è la globalizzazione, anche per la regione Emilia Romagna ci sono i cambiamenti climatici, anche e soprattutto in Pianura Padana c'è l'inquinamento dell'aria, ci sono i nuovi lavori, le nuove forme di impiego, le nuove diseguaglianze, le nuove tecnologie, anche qui insomma c'è un mondo in rapido cambiamento. Più rapido - lo abbiamo scritto qui tante volte - di quanto la sinistra italiana sia stata capace di seguirlo. Un mondo nuovo che prima di diventare qualcosa di diverso da ciò che ci aspettiamo governando bene una regione d'Italia deve essere studiato, compreso, indirizzato. 
Se c'è una critica che è legittimo fare alla sinistra del nostro Paese è di non aver visto con adeguata lungimiranza nei decenni scorsi ciò che stava comparendo all'orizzonte, continuando a guardare nelle vicinanze nonostante le evidenze - e nonostante non fossero pochi coloro che indicavano i nuovi contorni che si andavano delineando.  
Ma questo certo non basta a scegliere altre vie, magari ancora più estranee ad analisi ed elaborazioni. Vie superficiali perfettamente testimoniate dalla Lega attuale, di cui la candidata Lucia Borgonzoni è esponente. Non credo di peccare di faziosità se dichiaro superficiale, nel senso letterale di assenza di profondità, l'espressione politica leghista. Superficialità di estrema destra. Parole "contro" che ascoltiamo da tempo e che restano al di sopra del ragionamento, senza mai andare a fondo a cercare le origini, le cause, i contenuti, i percorsi.  La spiaggia disco-dance da cui è caduto il governo nazionale la scorsa estate è la perfetta rappresentazione plastica del tutto. Da lì non intendo ripartire, non c'è alcun bisogno di peggiorare qualcosa che è già molto migliore, non si avvia un nuovo inizio partendo dalle retrovie. Un miglioramento lo si costruisce dalle posizioni avanzate. 
 
Nel migliore dei casi riusciremo a risolvere il problema dell'inquinamento in Pianura Padana, il vulnus dell'Emilia Romagna e di tutto il Nord Italia. Questo è il nodo centrale, il vero cardine attorno a cui ruota tutto quanto, il famoso contrasto ambiente-sviluppo che si fa nebbia, letteralmente, ed avvolge la pianura, il Po, fino a lambire le colline avanguardia dell'Appennino, e le Prealpi dall'altra parte. E che i cittadini respirano.  La qualità dell'aria in un territorio fortemente industrializzato dove non c'è vento per ragioni geografiche e climatiche locali. Le emissioni climalteranti, il contributo al riscaldamento globale. E poi non solo: il suolo, le risorse idriche, le coste, l'economia circolare, i rifiuti, l'edilizia. Forse, l'unico ambito in cui la regione non è allo stesso livello delle aree più avanzate d'Europa è proprio questo, il quadro ambientale, e non lo è per ragioni storiche documentabili. In anni recenti anche su temi come questi - che non sono mai stati storicamente in cima alle agende dei maggiori partiti italiani di qualsiasi orientamento - sono stati fatti passi avanti, una diversa impostazione è chiaramente misurabile, una linea con nuovo orientamento emerge. C'è naturalmente ancora molto da fare, ma non siamo all'anno zero. 

Questi ed altri temi sono affrontati sul sito di Stefano Bonaccini, che invito a consultare all'indirizzo: www.stefanobonaccini.it.

La prospettiva nell'area politica che chiamiamo centrosinistra non è chiusa, al contrario, è aperta. Il Partito Democratico lo è. Le ultime, recenti, iniziative di discussione mostrano apertura. Non è tempo di recinti, di dogmi, di autoreferenzialità, è tempo di dialogo, confronto, contaminazione. Spero davvero che si possa andare avanti in questo percorso, e che l'Emilia Romagna ne faccia parte a pieno titolo. 

Domenica 26 gennaio 2020 dunque voterò per il PD e per Stefano Bonaccini. Le urne saranno aperte dalle ore 7.00 alle ore 23.00.

Può essere utile anche consultare il sito della Regione, dove sono presenti, fra le altre cose, informazioni utili al voto, i candidati, le liste, le coalizioni. Il sito si trova al seguente indirizzo:
https://www.regione.emilia-romagna.it

SOCIETA'
L'Anno del Fuoco
7 gennaio 2020
E, dopo l'Amazzonia, ora l'Australia. Il territorio più esteso del nuovissimo continente sta andando letteralmente a fuoco da mesi, per una serie di incendi che nessuno sembra riesca a fermare. 
I dati sono allarmanti: 25 le persone ad oggi decedute, decine di migliaia gli sfollati, si stima mezzo miliardo di animali (calcolando solo i vertebrati) morti (!), alcune specie a rischio di sopravvivenza, una drastica perdita di biodiversità, immissione in atmosfera di decine di milioni di tonnellate di CO2 e altri prodotti della combustione, danni al suolo, siccità, erosione, paesaggi spettrali. Il fuoco ha devastato ad oggi oltre 6,3 milioni di ettari in Australia. Un disastro che ha i contorni di un'apocalisse - e speriamo che termini presto.

Ma l'anno appena trascorso è stato devastante sul piano della vegetazione nel mondo: a causa degli incendi sono stati rilasciati nell’atmosfera circa 6.735 miliardi di tonnellate di CO2  (secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), tra il primo gennaio e il 30 novembre 2019, e sono andati in fumo 25 milioni di ettari di foreste nel mondo.
Speriamo davvero di esserci lasciati alle spalle l'anno del fuoco e di entrare in un 2020 molto migliore.

La foresta brucia; invece di conservare la copertura boschiva rimasta sulla Terra e magari incrementarla, rispettando una delle linee di intervento previste per far sì che la temperatura globale non cresca oltre 1,5°C, la si incendia per i motivi più diversi, far spazio a coltivazioni estensive, cambio di destinazione d'uso del territorio, o semplicemente per sbaglio o irresponsabilità. La vegetazione, oltre a costituire l'habitat di numerose specie e contribuire a conservare l'equilibrio ecologico naturale, è un "deposito" di carbonio, che si è fissato durante il processo di fotosintesi delle piante. La fotosintesi ogni anno trasforma oltre cento miliardi di tonnellate di carbonio atmosferico in biomassa. 
La combustione della vegetazione comporta il rilascio in atmosfera del carbonio stesso sotto forma di CO2, che va ad aggiungersi a quello già emesso per altre attività umane legate al riscaldamento, all'industria, ai trasporti, alle forme di energia di derivazione fossile. Le polveri, la CO2, finiscono nel sottile strato di atmosfera della Terra, diffondendosi gradualmente in tutto il globo. Noi qui, in Europa, respireremo i gas degli incendi australiani.

Si dice che gli incendi in Australia, o altrove, siano causati dal cambiamento climatico. A questo proposito è bene chiarire un punto: il cambiamento climatico non innesca l'incendio, piuttosto contribuisce a mantenerlo e propagarlo. L'innesco è quasi sempre - con percentuali superiori al 90% - effettuato da persone. La devastazione che sta piegando l'Australia è generata senza dubbio da coloro che hanno appiccato gli incendi, magari senza immaginare simili conseguenze. 
La gravità del fenomeno è invece dovuta alla crisi climatica in cui siamo immersi, e a cui dovremmo riuscire a far fronte. Sul continente australiano - dove in dicembre è estate -imperversano temperature elevatissime, sino a toccare i 50°C, e venti secchi e caldi con velocità che possono raggiungere i 100 chilometri orari. Il fenomeno atmosferico noto del dipolo sull'Oceano Indiano (IOD, Indian Ocean Dipole) ha convogliato, quest'anno in modo particolarmente intenso, aria calda e secca sull'Australia, creando le condizioni per il diffondersi degli incendi su aree già particolarmente siccitose. 

Il governo attuale conservatore del Paese ha minimizzato gli impatti del cambiamento climatico al fine di mantenere uno stile di vita impattante e soprattutto gli introiti economici derivanti dal carbone. L’Australia è il più grande esportatore mondiale di carbone e gas naturale liquefatto, e il primo ministro ha chiaramente respinto le richieste di ridimensionare l'industria australiana del carbone. Più volte il governo australiano si è espresso in proposito, anche in relazione ai Rapporti IPCC, negando l'evidenza della crisi climatica e delle sue cause antropiche.
Addirittura, il Climate Change Performance Index mette l'Australia nella posizione più bassa della classifica internazionale riguardante l'impegno dei Paesi sul fronte delle politiche climatiche.
La questione climatica è una questione politica. Se sul piano delle sue caratteristiche ed evoluzione si resta nell'ambito scientifico, sul piano dei provvedimenti da adottare, vale a dire della risposta che i governi possono trovare al problema, si opera su un piano puramente politico. Per questo motivo vanno prese posizioni chiare, che consentano di definire linee di intervento adeguate con tempistiche certe.


POLITICA
La Cop 25 è stata un fallimento - ma andremo avanti lo stesso
22 dicembre 2019
Dunque, la Cop 25 tenutasi a Madrid (vedi il post del 3 dicembre 2019) è stata un fallimento. I rappresentanti di praticamente tutti i Paesi del mondo tornano a casa tristemente a mani vuote, o per paradosso, convinti di aver operato bene con la finalità di salvare l'economia e lo sviluppo del proprio angolo di mondo.  Al contrario, non ci saranno economie da sviluppare se non si riuscirà a mantenere il cambiamento climatico causato dalle attività umane entro limiti accettabili - dato che non è più possibile evitarlo - in un contesto che evolve verso il rapido superamento dei benefici dello sviluppo tradizionale da parte dei danni, sempre più ingenti, delle conseguenze che tale sviluppo comporta.
Il risultato deludente dell'ennesima riunione mondiale era ampiamente prevedibile: finché saranno vecchie impostazioni politiche ed economiche a confrontarsi non si raggiungeranno gli obiettivi che ci si prefigge, finché non sarà una nuova classe politica (in realtà emergente) a prendere le redini ed assumere la responsabilità delle decisioni non si troveranno le soluzioni al più grande problema di tutti i tempi.

Il negoziato ha incontrato le principali difficoltà su tre punti chiave: il mercato dei crediti del carbonio, la cosiddetta “ambizione”, cioè l’aumento da parte di ciascun paese degli impegni nazionali sottoscritti a Parigi nel dicembre 2015 per la riduzione delle emissioni di gas serra, e gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi più vulnerabili, che nella quasi totalità dei casi subiscono le conseguenze più pesanti del cambiamento climatico nonostante non abbiano contribuito alla sua origine. 
Evidentemente, si tratta di nodi cruciali, situati al cuore del problema, per sciogliere i quali occorre un cambio netto di prospettiva. Lo sviluppo sostenibile non si fa rammendando qui e là ciò che è già stato fatto, ma orientando l'intero sistema verso la sostenibilità. Per fare questo occorre intervenire in ogni campo nella direzione voluta. 
Non mancano ovviamente i detrattori, che hanno sostenuto, in una progressione temporale, dapprima che il cambiamento climatico non esisteva, poi che il cambiamento climatico esiste ma non è causato dall'uomo, ed ora che è tutta una scusa per fare investimenti in settori nuovi. Le prime due sono false, l'ultima è vera. E' proprio così, vogliamo fare investimenti nell'innovazione scientifica/tecnologica a basso impatto ambientale, orientare tutta l'economia, la finanza, i settori produttivi, l'intera società verso un nuovo accordo fra umanità e natura che sia capace di conservare l'una e l'altra. Lo si potrà fare solo in questo modo, perché ogni altra possibilità, inclusa la decrescita, oltre a non essere auspicabile sarebbe tutto meno che sostenibile in una pianeta popolato da oltre sette miliardi di persone. Solo guardando avanti si potranno trovare nuove strade, non certo con lo sguardo rivolto al passato.

Tornando alla Cop 25 si può dire che, nonostante gli esiti, non tutto è perduto. Moltissimi Paesi, numerose amministrazioni locali, sono seriamente impegnati a rispettare l'Accordo di Parigi.   L'Unione Europea resta in questo ambito l'istituzione guida nel mondo, ruolo che detiene dal principio. Le sue politiche sono le più avanzate da anni, e la nuova Commissione sembra voler rafforzare l'impegno.
L'UE si è data gli obiettivi di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, di raggiungere il 32% di energia rinnovabile, e il 32,5% di efficienza energetica alla stessa data (maggiori dettagli si trovano all'indirizzo in calce). Si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica al 2050. Non si tratta di obiettivi facili, non si tratta di scrivere numeri su un foglio. E' indispensabile il contributo di noi tutti per rendere numeri e grafici concreti e reali.

Secondo l'ultimo rapporto del programma ambiente delle Nazioni Unite, "Emission Gap Report 2019" il mondo si trova su un percorso che lo porterà ad un innalzamento della temperatura media globale di 3,2°C (attualmente abbiamo superato di quasi un grado la temperatura media precedente). Sembra poco, in realtà è moltissimo in termini di alterazione del sistema climatico. Per evitare il peggio e cambiare rotta, secondo il Rapporto, è necessario diminuire del 7,6% all'anno per i prossimi dieci anni le emissioni globali, restando entro l'obiettivo dell'Accordo di Parigi, che pone come limite il valore di +1,5°C  di incremento della temperatura. L'altro valore-soglia indicato nell'Accordo di Parigi di +2°C, ben più pericoloso, richiede una diminuzione delle emissioni di 2,7% all'anno per i prossimi dieci anni. Cifre di questo tipo con il segno meno davanti rappresentano la necessità di una svolta vera, decisiva, estesa a tutti gli ambiti; in caso contrario, saranno irraggiungibili, e destinate a restare sulla carta.

Dunque, i prossimi dieci anni saranno determinanti, letteralmente, riguardo ciò che accadrà in futuro. Il percorso da scegliere, sostenibile oppure no, lo scegliamo ora. Sarà la nostra generazione a decidere uno dei passi più importanti, si può dire decisivi, della Storia dell'umanità.


Di seguito alcuni indirizzi web utili ad approfondire il tema.

IL sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

Il Consiglio d'Europa a proposito della Cop 25 di Madrid:

https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/international-summit/2019/12/02/

La strategia a protezione del clima UE:

https://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2030_en

Il sito dove trovare l'"Emission Gap Report":

https://www.unep-wcmc.org/news/2019-emissions-gap-report

POLITICA
Il risultato elettorale in Gran Bretagna, specchio di un possibile - nefasto - futuro
13 dicembre 2019
Poche righe per commentare un risultato elettorale particolarmente importante: la vittoria, precisa, schiacciante, dei Tories, e di Johnson, in Gran Bretagna. Un'affermazione netta che porterà il Paese che detiene una fetta rilevante della nostra cultura, quella europea, condivisa, secolare, fuori dall'Unione Europea. Un risultato di fronte al quale emerge con evidenza tutta la difficoltà della sinistra inglese, quel Labour a cui Corbyn ha regalato una serie di errori e non ha saputo dare una linea chiara proprio sulla Brexit. 

La destra inglese ha assunto nel tempo connotazioni sempre più a destra, con ombre di chiusura e populismo, a fronte di una sinistra poco incisiva, incapace di far proprie battaglie dirimenti come il restare, o meno, nell'UE.
Il percorso seguito in Gran Bretagna viene da lontano, a mio avviso, dal governo guidato da Margaret Thatcher che ottenne la testa dei sindacati dei minatori su un piatto d'argento, dal neoliberismo reaganiano-thatcheriano, da Tony Blair che riuscì a riportare al governo un Labour che aveva fatto proprie le tesi principali degli avversari.  Una sinistra che non ha mai più ritrovato la propria strada, che non poteva certo essere quella di una riedizione a tinte più rosse della propria proposta, esclusivamente focalizzata sul piano sociale interno, come il Labour guidato da Corbyn ha fatto (ed a cui troppi esponenti della sinistra italiana avevano ingenuamente ed anzitempo tessuto le lodi). 
Il tema non riguarda soltanto l'Inghilterra, ma l'intera Europa e il nostro Paese. La destra, quella vera, estremista e populista, guadagna posizioni velocemente, mentre la sinistra non riesce a ritrovare sé stessa in un mondo cambiato, ed in cui il cambiamento procede accelerando. La globalizzazione, nuove forme di rapporto di lavoro, nuove forme di economia, di comunicazione, di rapporti fra le persone, il cambiamento ambientale e climatico, sfide enormi a cui sarebbe ormai tempo di trovare risposte capaci di costruire un'alternativa credibile e, magari, desiderabile. 
Un cambiamento a cui la destra risponde in modo semplice e diretto, si scrive "sovranismo" si legge chiusura, populismo, ritorno al passato, da cui in troppi credevano di essere usciti.

Una condizione politica cambiata rispetto a non molti anni fa, a cui non si è mai reagito in misura adeguata, e che riguarda tutta l'Europa. La Gran Bretagna è specchio di ciò che potrebbe succedere ovunque. Il tema meriterebbe un'analisi ben più approfondita di ciò che consente un post, o uno dei tradizionali incontri pubblici. La profondità a cui è penetrata l'influenza culturale della nuova destra nel corso degli anni ormai è elevatissima, estesa, e non consente sottovalutazioni. 


POLITICA
Restare al di sotto di due
3 dicembre 2019
L'umanità, che sta subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici, deve scegliere tra la "speranza" di un mondo migliore agendo ora o 'la capitolazione' ". Sono queste le parole con cui il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha aperto la COP25 a Madrid (Conferenza delle Parti dei Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che prese l'avvio a Rio de Janeiro nel 1992).  "Vogliamo davvero restare nella storia come generazione di struzzi, che passeggiava mentre il mondo bruciava?", ha aggiunto il segretario parlando davanti ai rappresentanti dei circa 200 paesi firmatari dell'accordo di Parigi, tra cui circa 40 capi di Stato e di governo. Si può ascoltare il suo intervento completo all'indirizzo web riportato in calce.
A Madrid si è riunito di nuovo il mondo per decidere cosa fare e come fare per salvare i sistemi naturali terrestri ormai profondamente alterati dagli impatti delle attività umane, sulla base degli accordi già definiti. Alterati al punto da mettere a rischio la Natura così come l'abbiamo conosciuta, e con essa la nostra stessa sopravvivenza. La Conferenza dell'ONU sul cambiamento climatico, in corso in questi giorni, è presieduta dal Cile ed ospitata dalla Spagna, dal 2 al 13 dicembre. La riunione ha lo scopo - come si legge sul sito - di stabilire il percorso da seguire nel futuro prossimo in relazione a quanto già deciso a Parigi nel dicembre 2015 e in tutte le altre tappe degli incontri internazionali svolti. Ci sarà anche una delegazione degli Stati Uniti, nonostante il ritiro dall'Accordo di Parigi della nazione più inquinante in termini pro-capite del mondo.

Ad ogni livello i segnali sono contrastanti. Mentre il Parlamento europeo dichiara lo stato di emergenza climatica, apprendiamo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che solo il 38% dei Paesi del mondo stanzia finanziamenti adeguati a mettere in pratica, anche solo parzialmente, la propria strategia di risposta alle modifiche climatiche, e meno del 10 % ha effettivamente impegnato risorse per attuarla (Rapporto '2018 WHO health and climate change survey report: tracking global progress', realizzato esaminando 101 Paesi). Mentre il 2019 si avvia ad essere il secondo anno più caldo della storia, ci informano che ogni italiano produce in media ogni anno 5 tonnellate e mezza di anidride carbonica, di cui oltre un terzo dai trasporti, un altro terzo dall'alimentazione e dai rifiuti, il resto dal riscaldamento (25%) ed illuminazione ed elettrodomestici (5%) (studio Vaillant e Università di Milano).
Secondo i dati più recenti il mondo si sta avviando verso un riscaldamento di oltre 3 gradi, superando i valori soglia stabiliti a Parigi, di 2° e possibilmente di 1,5°. 

Restare al di sotto dei 2 gradi di incremento della temperatura media globale, o di 1,5 °, richiede un cambiamento radicale. Questo è il principale problema. Abbiamo costruito uno sviluppo economico fortemente basato sull'accumulo di grandi capitali, sull'estrazione delle ricchezze contenute nei beni naturali, sullo sfruttamento di persone in condizioni di forti diseguaglianze sociali, sull'uso quasi acritico e amorale degli animali per ogni scopo umano, dagli allevamenti intensivi a scopo alimentare, alle pellicce, alla farmaceutica. 
Abbiamo trasformato il mondo ad uso e consumo, letteralmente, di ciò che fa comodo in un determinato momento o condizione di vita, e per fare questo utilizziamo le risorse necessarie senza chiederci nulla a proposito delle conseguenze. Una tecnologia comoda e a volte utile ma sostanzialmente superficiale per la maggior parte degli utilizzi come lo smartphone ha un successo enormemente superiore ai pannelli solari, tanto per dire, e viene sostituito da ciascun consumatore con la frequenza decisa dalle aziende produttrici che ne modificano l'appeal in breve tempo con gadget praticamente inutili (e nonostante il costo). Per far ciò consumiamo tonnellate di minerali rari, spesso estratti in miniere di Paesi in via di sviluppo che operano in condizioni indegne per i lavoratori, senza incidere minimamente sul cambiamento climatico che invece avrebbe bisogno di una maggior diffusione delle nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Possiamo costruire le case passive, ed ora addirittura le case attive, che producono più di quanto consumano consentendo di alimentare le batterie di auto ed elettrodomestici, ma preferiamo investire i nostri soldi in auto di grossa cilindrata, in SUV che occupano l'intera carreggiata e consumano il triplo, per andare a fare la spesa, acquistando al supermercato la carne degli allevamenti intensivi imballata con tre pellicole di plastica e una vasca di polistirolo. Poi si fa ritorno a casa, quando il telegiornale ci parla delle microplastiche ormai ovunque, del clima, delle alluvioni, dell'inquinamento, del traffico, delle condizioni degli allevamenti, etc.

Questo per dire che la sfida va ben oltre il quotidiano, e che non l'abbiamo mai affrontata in passato. Si tratta di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, che comunque riguarda solo una parte dell'umanità, a partire dalle politiche energetiche, industriali, agricole, per finire allo stile di vita di tutti noi. Non è necessario privarsi di nulla, ma non è nemmeno possibile raggiungere tutto, principalmente perché il "tutto" va filtrato con le maglie della conoscenza. Non sarebbe auspicabile un ritorno al passato, e non sarebbe nemmeno un'ipotesi sostenibile con oltre 7 miliardi di persone sulla Terra; l'unica strada che abbiamo davanti è aperta sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale e sulla consapevolezza della necessità di andare ad incidere sugli stili di vita.

L'umanità non ha mai prima d'ora dovuto affrontare un simile problema, dunque si tratta anche di una sfida del tutto nuova. Forse siamo impreparati. Non abbiamo nemmeno costruito nel tempo il bagaglio culturale che ci sarebbe utile ora:  tutto ciò che abbiamo risale sostanzialmente agli ultimi due secoli, quando non all'ultimo secolo. Nulla in confronto ai secoli, o millenni, di elaborazione sui temi storicamente legati alla condizione umana, o sulla scienza più tradizionale, o sull'economia, sulla politica. Siamo in una condizione nuova per due argomenti almeno, molto simili per la portata delle conseguenze: il riscaldamento globale con cambiamento climatico, e la presenza di armi e impianti nucleari. Entrambi ci danno - a noi umani - la possibilità di annientare la Terra con tutto ciò che contiene, inclusi noi stessi. Una responsabilità smisurata in rapporto ai parametri consueti.
Occorre costruire, e farlo in fretta, un'impalcatura concettuale, di valori di riferimento, di metodo e di azione che ci consenta di risolvere problemi che si profilano davvero di enormi dimensioni. In parte è già stata iniziata, ora è necessario portarla avanti e tentare (non si può fare altro) di applicarla al più presto.


Il sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

L'Intervento del Segretario generale ONU alla COP 25:

http://webtv.un.org/watch/antónio-guterres-un-secretary-general-at-pre-cop25-press-conference/6111130380001/


Per quanto riguarda il Partito Democratico, segnalo il testo del bell'intervento che Fabrizio Barca ha tenuto a Bologna il mese scorso, ricco di stimoli per riflettere:

https://www.partitodemocratico.it/partito/unitalia-giusta-e-solidale-perche-la-storia-va-una-direzione-opposta-e-come-invertire-le-cose/

POLITICA
Sarà tutta un'altra storia (benvenuti nel PD)
18 novembre 2019
Un breve commento all'iniziativa di tre giorni che il Partito Democratico ha organizzato a Bologna il 15, 16 e 17 novembre "Tutta un'altra storia". Mi è piaciuta molto. Anche il titolo. L'ho trovata diversa dalle solite giornate organizzate dai partiti a cui siamo abituati, schematiche, ridondanti, spesso "passerelle" di esponenti politici noti (così vengono denominate in gergo) e poco altro. 

Dopo l'inaugurazione, sono iniziati i lavori tematici, ed assemblee plenarie con interventi di esponenti di primo piano della cultura, oltre che della politica naturalmente, italiana. Una varietà di temi, argomentazioni, ragionamenti, una pluralità di voci, un buon numero delle quali era esterno al PD, per un confronto collettivo che è risultato interessante, capace di far riflettere, di portare idee nuove o semplicemente a cui non avevi mai pensato, in una parola bello. C'erano le persone che non riuscivano più ad entrare in ambienti enormi già affollati. La location ha contribuito alla riuscita dell'iniziativa: Palazzo Re Enzo a Bologna, cornice splendida, nonostante la pioggia battente che ha imperversato sulla città, e domenica mattina il luogo del cibo per eccellenza, FICO, acronimo di Fabbrica Italiana Contadina, nella prima periferia della città. 
Ho partecipato al laboratorio 3, dove si parlava di ambiente e sostenibilità dalle città al mondo. Non è certo la prima volta che partecipo a riunioni simili negli ultimi trent'anni: la speranza è che questa volta accada qualcosa di nuovo, cioè che la sostenibilità ambientale, e il famoso green new deal, diventino la colonna portante della proposta politica del PD, sulla quale basare la propria proposta di politica energetica (non ne abbiamo mai avuta una), di politica industriale, di politica agricola, etc. Passando dagli alimenti - e la scelta di FICO è stata emblematica - alla cultura - idem per il più antico palazzo pubblico bolognese. Abbiamo i mezzi, molte volte lo abbiamo sottolineato in questo blog, mettiamoli all'opera, superando steccati, barriere, chiusura, autoreferenzialità. Non è troppo tardi.

Purtroppo, a breve distanza e negli stessi minuti si allagavano le campagne di Budrio: il torrente Idice ha rotto gli argini dopo giorni di pioggia intensa. 
Le piogge di questi giorni sono caratteristica del mese di Novembre, e congiutamente del cambiamento climatico. Vale a dire, in termini semplici, che gli eventi che accadevano come proprietà specifica di una stagione, in questo caso l'autunno, ora accadono in estensione e frequenza maggiori. Gli studi scientifici mostrano la tendenza ad un aumento nel corso del tempo, il che significa che gli anni futuri saranno caratterizzati da problemi enormi per il nostro territorio. La più grande opera che va messa in atto in Italia è la messa in sicurezza del territorio. Il suolo è l'infrastruttura principale, non certo le strade, bretelle, varianti, che quel suolo vanno ad aggredire impermeabilizzandolo e minandone la tenuta.

A Gianni Cuperlo si deve l'alta qualità della tre giorni di Bologna, un risultato davvero ottimo. Dico subito che non avevo dubbi, avendo sostenuto fin dalla candidatura del 2013 il suo lavoro e mi fa piacere ricevere conferme di tale livello.
Ora si tratta di andare avanti, il Partito Democratico è ben presente ed attivo. Questa volta davvero uso soltanto parole di encomio. Quando è il momento, è giusto così.


Venezia. 
Quando ragiono su Venezia non riesco a mantenere la calma, e a volta calco la mano sulle parole che scrivo. Ma aver appreso che in Germania esiste una diga simile al Mose completata in cinque anni e costata venti volte di meno, mi porta il sospetto che la situazione sia persino peggiore di quanto ho scritto nel precedente post. Cosa succede in  Italia a questi livelli è un mistero, soprattutto per coloro che si avvicinano ai problemi con mentalità scientifica e tecnica. Una cosa se fattibile, si fa, con i tempi e i costi stabiliti. Pare che non funzioni così, e su questo occorre ragionare, anche nel PD. 
Ma facciamo qualcosa di concreto al più presto per la città più bella al mondo, che ha visto il dimezzamento degli abitanti nel giro di pochi decenni, che rischia di veder collassare lo straordinario patrimonio artistico e storico di cui è costituita. Formiamo un comitato ad hoc, impieghiamo i migliori ricercatori per decidere cosa fare, oltre al Mose che va completato al più presto. Per favore, salviamo Venezia, ora.



POLITICA
Lo specchio mondiale dell'italica incompetenza (nonché corruzione)
13 novembre 2019

Venezia affonda nell’acqua alta, nell’incuria, nel turismo da cartolina sempre più invasivo, nella melma di un Paese che non sa nemmeno preservare i suoi tesori, vittima e non più beneficiario di  uno sviluppo troppo veloce seguito da una stagnazione troppo lunga, privo di una corrispondente crescita culturale diffusa, di  consapevolezza delle sfide del presente, con la continua presenza  della nostrana e apparentemente immarcescibile corruzione. Un Paese che non ha alcunchè di sviluppato se non il prodotto industriale – ci accontentiamo di essere “la seconda manifattura d’Europa”?   Bene, perché tra poco non saremo più nemmeno quella.

Triste Venezia, la città splendida, il museo a cielo aperto in un Paese che non sa che  farsene. Faremmo pietà ai nostri avi se solo potessero vedere i risultati ottenuti dai loro pronipoti; probabilmente si sarebbero  risparmiati  la fatica di costruire le più belle città del  mondo. Drammatica Venezia, ora che ci sono persino le vittime.

Ma dov’è il Mose?  Un’opera pensata negli anni ‘80, la grande opera che potrebbe salvare un tesoro, iniziata oltre vent’anni dopo, incagliata nelle secche della corruzione, ancora in attesa che inizi a funzionare.  Probabilmente, secondo quanto si legge, non inizierà mai a funzionare, dato che ne viene messo in discussione ogni aspetto, dalla tecnica alla  meccanica alla gestione. Sei miliardi spesi ancora da utilizzare, dei quali attendiamo di osservare e valutare i benefici. Dato che un’opera del genere non viene alla luce da sola, qualcuno avrà gestito il percorso. Chi sono costoro? Chi ha la responsabilità di portare a termine e mettere in funzione l’opera, ed entro quali tempi? Esiste un piano di lavoro, con una tempistica adeguata?

La politica fatta di chiacchiere a vuoto, la mancanza di responsabilità, l’assenza di tempistiche ragionate e certe, l’approssimazione, la carenza qualitativa di una classe dirigente (non solo politica, ma in ogni ambito).  Questo affonda Venezia.  Insieme al cambiamento climatico che – piaccia o non piaccia a politici, economisti, e industriali del mondo di ieri che pretendono di comandare ancora oggi – innalzerà sempre più il livello del mare, procurerà nubifragi sempre più intensi e con sempre maggior frequenza. Inondando Venezia e le nostre coste, generando alluvioni in Liguria, uragani nel Trentino, e tutto ciò che per decenni è stato negato da incompetenti che si trovavano ad occupare posizioni dirigenti. Politica, partiti, economia, finanza, consigli di amministrazione, consorzi, nessuno escluso. Hanno guidato il Paese portandolo agli esiti che osserviamo oggi, e che sono sotto gli occhi di tutti.

Ora bisogna intervenire subito, perché c'è l'urgenza, e perché abbiamo perso anni di tempo prezioso.  Bisogna riconvertire il settore energetico nel senso della  produzione, del consumo e delle emissioni al minor impatto ambientale possibile, bisogna passare all'economia circolare, bisogna mettere in sicurezza il nostro territorio (che non significa cementificare fiumi e coste, ma intervenire con rinaturalizzazioni e metodi compatibili con l'ambiente locale).

Bisogna mettere in sicurezza Venezia ad ogni costo. Cosa aspettiamo? Che crolli San Marco?



POLITICA
Serve una tassa sul carbonio - e questa è davvero indispensabile
21 ottobre 2019
Si fa un gran parlare di tasse: la destra accusa il governo di voler introdurre nuove tasse, la nuova formazione Italia Viva sostiene lo stesso indirizzandosi direttamente al Partito Democratico per voce di Maria Elena Boschi. E' l'evidenza di una politica senza argomenti, di tentativi banali di sottrarre consensi. Coloro che escono dal PD poi attaccano il PD, sembra una legge matematica inconfutabile. Non è detto che la cosa porti successo a coloro che la mettono in atto, come si è visto in altre occasioni, ma è bene che il PD faccia i suoi auguri alle nuove esperienze politiche fuoriuscite e resti ai piani alti.

Ma il tema fiscale è centrale in varie questioni: dalla lotta alle diseguaglianze, alle ingiustizie (chi paga le tasse lo fa anche per coloro che non le pagano), al clima. Il problema del cambiamento climatico lo si aggredisce anche e soprattutto per via fiscale. Nell'ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, Fiscal Monitor 2019, si sostiene la tesi secondo la quale senza una tassa sulla CO2 uniforme in tutto il mondo non si riuscirà a contenere in misura adeguata le modifiche al clima indotte dalle attività umane. Il Rapporto di quest'anno è interamente dedicato agli strumenti fiscali necessari a combattere il cambiamento climatico originato dal riscaldamento globale. Fra queste ultime, quelle più efficaci e potenti sono le tasse sulle emissioni di carbonio applicate ai combustibili fossili in proporzione al loro contenuto di CO2, perché sono in grado di indirizzare chi produce e chi utilizza l’energia a investire in tecnologie più pulite e a ridurre i consumi energetici complessivi. 
Si possono leggere i dettagli sul sito della rivista Qualenergia, nell'articolo dal titolo "Energia e clima, senza una carbon tax globale non si va da nessuna parte", a cui è allegato anche il Rapporto FMI.
Il costo della CO2 dovrebbe essere abbastanza alto,  intorno ai 75 dollari per tonnellata, nel 2030. Questo farebbe crescere il prezzo delle energie da fonti fossili, favorendo efficienza e rinnovabili, ma soprattutto facendo emergere nell'intera Economia i costi nascosti degli impatti ambientali. Anche il sistema europeo ETS (Emission Trading System) può funzionare, secondo lo studio dell'FMI, a patto che sia ben gestito. Sappiamo dei problemi che ci sono stati, con l'eccesso di quote che ha reso quasi inefficace il meccanismo.

Il concetto di base consiste nel fatto che i costi delle conseguenze sui sistemi naturali delle nostre attività non siano più esternalizzati, come è avvenuto finora con conseguenze che sono alla radice dei danni ambientali e sanitari dello sviluppo, bensì internalizzati, includendo l'ambiente nei calcoli economici e finanziari. Un tema centrale su cui occorre ragionare se vogliamo davvero invertire una tendenza negativa che ha assunto i caratteri di grande pericolosità a livello mondiale. 

Maggiori dettagli, e il Fiscal Monitor 2019, si trovano al seguente indirizzo:

https://www.qualenergia.it/articoli/energia-e-clima-senza-una-carbon-tax-globale-non-si-va-da-nessuna-parte/



SCIENZA
Immagini indiscutibili di un mondo naturale in rapido cambiamento
3 ottobre 2019
Quando le immagini spiegano una situazione con un'immediatezza che certamente le parole non hanno. 
Desta preoccupazione il ghiacciaio Planpincieux, sul versante italiano del Monte Bianco, che si sta frantumando mentre scivola a valle con una notevole velocità. I ghiacciai, e non solo sul Monte Bianco, si stanno sciogliendo. Si tratta di un fenomeno noto da anni, da quando cioè la temperatura media globale sta crescendo, determinando una serie di conseguenze fra cui lo scioglimento dei ghiacciai in tutto il mondo. Sul sito NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration, degli USA) una breve spiegazione correda immagini chiarissime, come quelle in basso. La perdita di massa dei ghiacciai mondiali per liquefazione equivale ad una ventina di metri in meno, ed è la causa principale dell'aumento del livello del mare. La perdita dei ghiacciai è una seria minaccia agli equilibri ecologici, agli ecosistemi montani, all'approvvigionamento dell'acqua ad uso umano. All'interno dei ghiacciai si trovano composti vari che vengono progressivamente rilasciati in atmosfera dalla fusione del ghiaccio. L'intero ciclo dell'acqua è destinato a cambiare e a farlo per sempre se non riusciremo a smettere di riscaldare l'atmosfera bruciando carbone, gas e petrolio, per lasciare definitivamente sotto terra le quantità rimaste.

L'area del Pedersen Glacier, ad Aialik Bay nelle Kenai Mountains, in Alaska, in una foto del 1917 a sinistra, e del 2005 a destra.
Il grafico più in basso mostra l'andamento della massa totale dei ghiacciai sulla Terra dal 1980 ad oggi. La curva mostra chiaramente una maggiore inclinazione negli anni duemila, indicando che lo scioglimento non è costante, ma aumenta nel tempo.







Il sito del NOAA:

https://www.climate.gov/news-features/understanding-climate/climate-change-glacier-mass-balance

SOCIETA'
Manifestare per qualcosa di grande
23 settembre 2019
Mentre si apre il vertice Onu sul clima milioni di giovani e giovanissimi manifestano per ottenere un cambio di strategia a livello mondiale. Sono guidati da Greta Thunberg, 16 anni, svedese perciò figlia di un Paese molto attento alle questioni ambientali, che ha iniziato il fenomeno ambientalista collettivo più eclatante che si sia mai visto rinunciando alla scuola per sedersi sui gradini del Parlamento del suo Paese con un cartello che spiegava che stava facendo uno "sciopero per il clima". Semplice e chiaro come acqua di fonte. Da quel momento, ha preso forma un movimento di portata mondiale che ha portato nelle piazze milioni di ragazzi e ragazze in età scolare, con appuntamenti ripetuti, accompagnati dagli interventi di Greta nei più importanti consessi internazionali, dall'assemblea delle Nazioni Unite, al Congresso USA, ai Parlamenti di numerosi Paesi. Ha raggiunto New York per il summit sul clima con una barca a vela ad emissioni zero.
E' stato scritto molto su di lei e sulle manifestazioni che è riuscita a provocare, ma alcune considerazioni possono aggiungersi o essere rimarcate, sperando di contribuire all'interesse che sicuramente si è formato attorno a lei e al movimento ambientalista in atto. 

Era da tempo che non si assisteva ad una tale mobilitazione su temi ambientali, forse soltanto con il nucleare si è riusciti a raggiungere una diffusione simile, tenendo conto anche del movimento no-global che includeva, fra le altre, tesi ambientaliste. Credo inoltre che non siano mai stati organizzati scioperi focalizzati sulla difesa di sistemi naturali prima d'ora. Gli attivisti di oggi hanno la caratteristica di essere giovanissimi e, per ora, di apparire determinati ad andare fino in fondo. Da sempre,  le iniziative su temi che non arrivano a coinvolgere le persone in modo diretto finiscono per annebbiarsi nel tempo, svanendo poco a poco nonostante i problemi evidenziati, spesso tutt'altro che risolti. Se i ragazzi di oggi sapranno passare oltre il limite insito nelle manifestazioni di piazza ed impegnarsi nel corso della loro vita su temi che certamente non termineranno sarà una vittoria di non poco conto. 
Ne hanno gli elementi. Manifestano per qualcosa di grande, la Terra. Hanno coniato slogan degni di nota. A partire dall'inconfutabile "non c'è un pianeta B". Infatti, non c'è nient'altro per noi che la Terra, anche per coloro che, come il Presidente Trump, dichiarano che gli USA non sono mai stati così bene e il vertice sul clima può attendere. Siamo noi a dover trovare, e a farlo per tempo, un sistema di sviluppo che consenta di conservare gli equilibri naturali del nostro pianeta, le aree ancora rimaste intatte, e di permettere a tutti l'accesso alle risorse indispensabili.  
Tutto ciò lo si può fare tramite le conoscenze che abbiamo e che possiamo utilizzare. Magari sollecitati da ragazzi che hanno bisogno della giustificazione per non andare a scuola quando c'è la manifestazione. Abbiamo costruito un sistema perfetto: estraiamo risorse che trasformiamo per le più diverse necessità, buttiamo i rifiuti (solidi, liquidi, aeriformi), mentre ad ogni livello dell'istruzione tecnica, umanistica o scientifica non vengono trasmessi i concetti di base della fisica terrestre, dei sistemi biologici e naturali in generale - fatta eccezione per ambiti specifici. Non si parla degli effetti che quel sistema ha sul mondo e sulla nostra stessa vita.
L'Economia che viene prevalentemente insegnata al livello universitario è quella classica, totalmente sganciata dalla Fisica e dalle altre scienze naturali, atta a costruire un sistema aperto, lineare, profondamente incidente sullo stato dell'ambiente. Il mondo scientifico, che da decenni denuncia i rischi a cui ci stiamo esponendo, procede su un binario parallelo, a meno che non si tratti di tecnologie militari, fossili, pesanti ed invasive. Da un decennio, o poco più, si incomincia a tener conto di tecnologie nuove a basso impatto, come quelle per le fonti rinnovabili, ancora una volta accompagnate da una miriade di dubbi, ostacoli, rallentamenti. 
Ma "Perché dovremmo andare a scuola se non ascoltate le persone istruite?" è una domanda perfetta, che sta bene insieme all'esortazione di Greta "stiamo uniti dietro la scienza". Il divario fra politica ed economia, e fisica, biologia, e le altre scienze naturali è diventato così grande che sono gli stessi studenti medi a chiederne conto. Chiediamoci dunque di quale istruzione stiamo parlando. Un sistema che premia ambiti adatti a peggiorare le cose, rifiutandosi di modificare i programmi per aggiornarli alle risultanze recenti? Eppure sono passati anni, o decenni, di attività di Georgescu-Roegen, Boulding, Daly, e degli altri esponenti dell'economia ecologica. Per non parlare del clima stesso, che dovrebbe far parte a pieno titolo della cultura generale insegnata in ogni percorso scolastico, insieme ad una forma di "educazione civica" che spieghi con chiarezza quali sono le conseguenze del buttare la plastica nell'ambiente, dell'uso di abiti con fibre artificiali, dei mozziconi di sigarette nella sabbia. 
E Svante Arrhenius, chi era costui? Un tale che nel 1896 (oltre un secolo fa!) presentò alla Stockholm Physical Society un articolo scientifico da titolo "Sull'influenza dell'anidride carbonica nell'aria sulla temperatura al suolo" in cui investigava gli effetti dell'incremento di carbonio nell'aria, concludendo che la temperatura sarebbe cresciuta di molti gradi al crescere della CO2. Arrhenius è stato il primo a quantificare il legame fra carbonio e effetto-serra, e a ragionare sulle conseguenze che una variazione della concentrazione atmosferica avrebbe sul clima. E' passato oltre un secolo, è sufficiente per inserirlo nei programmi scolastici?

Facciamo guerra alla Natura, dicono, in nome di una presunta libertà e superiorità umana, idee che hanno un lungo percorso alle spalle nella storia del pensiero umano. Eppure anche altri concetti hanno storie lunghe, l'idea di beni comuni, o di evoluzione, o di conservazione, per esempio. Per la religione cattolica, il concetto di custodia del creato, così ben espresso nell'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco. In realtà, abbiamo costruito un mondo diseguale, in cui la rapina delle risorse naturali è stata giustificata in nome del profitto, dunque una finalità che non c'entra nulla con la libertà e nemmeno con la superiorità. Si apre un altro capitolo d'analisi.   

PS: aderisco allo sciopero per il clima di venerdì 27 settembre, come nelle precedenti occasioni. Si tratta di una bellissima iniziativa.

Per l'articolo di Arrhenius ci si può collegare qui:

https://www.rsc.org/images/Arrhenius1896_tcm18-173546.pdf

POLITICA
Cari divisori, la strada è un'altra
17 settembre 2019
Vorrei comunicare a Matteo Renzi (nel caso, in verità assai remoto, che leggesse questo blog) che non lascerò il Partito Democratico e non lo seguirò nella sua nuova formazione politica - così come in precedenza Calenda, così come Bersani. Resterò nel PD, con nessun apprezzamento per le divisioni - operazione matematica che lascerei alla destra. C'è bisogno di un partito forte, non certo di un partito debole, a fronte di problemi gravissimi, cambiamento climatico, diseguaglianze in crescita, migrazioni bibliche, sviluppo sostenibile, istruzione, lavoro, diritti. Di questi problemi occorre occuparsi con concretezza, non certo privilegiando la tattica politica finalizzata al predominio personale. Le priorità sono altre, e non hanno tempo da perdere, non aspettano i giochi di palazzo, la spartizione del potere, le caselle da occupare (attività che peraltro hanno stancato tutti). 

Queste poche righe condensano in sé alcune caratteristiche tipiche della destra, su cui suggerirei sommessamente che leaders che si autodefiniscono di sinistra, o di centro sinistra, riflettessero con attenzione. 

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

POLITICA
Il nuovo Governo ha prestato giuramento
5 settembre 2019
Auguri di cuore al nuovo Governo, non sarà facile, ma è il bello di ogni sfida. Questo e' il momento del sostegno, della collaborazione, e della speranza. Puntando alla concretezza dei temi da affrontare si può trovare la strada per operare al meglio. La squadra dei Ministri presenta una notevole quota di novità, una qualità  sconosciuta alla politica tradizionale e ormai penetrata anche nel cuore dei partiti un tempo lontani da idee di cui Grillo e' stato promotore. Per quanto riguarda le tematiche prevalentemente seguite da questo blog, le politiche energetiche riguardano principalmente lo Sviluppo Economico con il Ministro Stefano Patuanelli, già presidente del gruppo parlamentare e capogruppo al Senato del M5S, mentre al Ministero dell'Ambiente viene confermato Sergio Costa. Buon lavoro a loro, e a tutti i nuovi Ministri.

POLITICA
La prova più difficile
30 agosto 2019
Sono queste le ore della formazione del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, con l'appoggio del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, e di altre forze politiche di minor estensione della rappresentanza. Ore difficili, dove la politica corre sul filo di lana delle possibilità, sfidando gli esiti, rimaneggiando ciò che è stato fatto e detto. Giuseppe Conte, che ha saputo guadagnare consensi personali con il precedente governo, passa da un governo con forte coloritura di destra, ad uno che, presumibilmente, avrà chiari tratti di sinistra (o almeno, tali ce li immaginiamo). Un percorso tutto da costruire, che passa inevitabilmente dai decreti che potremmo classificare di estrema destra voluti da Salvini a qualcosa di diverso. Di qualsiasi cosa si tratti, dovrà essere fondato e credibile. Su questo il PD si gioca la faccia, come si dice, la propria storia, il proprio ruolo nella politica italiana.

Vedremo gli sviluppi, ma partiamo dal primo passo. Il primo fatto certo è l'uscita dal governo dell'ormai ex-Ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'autore principale degli ignobili Decreti "Sicurezza", che di sicurezza non hanno nulla mentre sono adeguati ai peggiori attributi morali che si possa pensare, non governa più l'Italia. Questo fatto ci pone al riparo da decisioni ancora peggiori, come un'ipotetica uscita dalla moneta unica Euro, o persino dall'Unione Europea, dunque è estremamente positivo. Anche in un'ottica di destra, la sua capacità politica a lungo enfatizzata emerge in questi giorni fortemente ridimensionata: ha fatto cadere il Governo di cui faceva parte, dopo un'estate finalizzata al raccoglimento di consensi nei modi più plateali, ha tentato di ricostituirlo invano, ed ora esprime reprimende varie su coloro che stanno cercando di formare un governo per il Paese. Una parabola degna di nota. 
Il secondo fatto certo è l'immediato miglioramento della nostra immagine sul piano europeo e internazionale. L'uscita di una forza politica che opera attivamente contro l'Unione Europea, che la snobba quando va bene, che descrive i contesti sovranazionali di cui facciamo parte come deputati a dirigere dall'estero il nostro Paese, non può che essere accolta positivamente. L'Italia ha delle difficoltà oggettive riassumibili nell'elevato debito pubblico, nella condizione economica statica e nella mancanza quasi totale di innovazione: sono questi i punti che vanno aggrediti per creare sviluppo ambientalmente sostenibile, evitando in ogni modo di isolarci per tornare alla svalutazione della lira. Ricerca scientifica, trasferimento alle imprese, innovazione di processo e di prodotto, finalità "green" in ogni campo, infrastrutture viarie e mobilità comprese, costituiscono insieme l'unica chiave capace di aprire le porte del futuro. L'unica chiave: il desiderio dei "sovranisti" di un ritorno al passato ci porterebbe alla miseria, e non basterebbe certo attribuirne la colpa agli immigrati, alle diverse culture, o alla sinistra "spendacciona" (con buona pace anche del capo di tutti i populisti italiani, Silvio Berlusconi).
Il terzo passo positivo sarà il confronto fra un partito tradizionale e una forza politica che è nata sulla critica, a volte anche molto aspra, ai partiti tradizionali. La chiusura e l'autoreferenzialità presenti nel PD, e derivanti in buona parte dai precedenti partiti che l'hanno formato, non sono certo invenzione dei 5 stelle. Sono fatti assodati e criticati più volte, a vari livelli, e sono fra le cause - per fare un esempio eclatante - della mancanza nel PD di temi fondamentali, come quello ambientale. Va detto che ora è stato inserito fra i punti posti dal PD per trovare l'accordo; che sorpresa!  Fino ad oggi nel PD parlare d'ambiente equivaleva a declamare nel deserto, chissà che non si profili un cambiamento all'orizzonte.

Vedremo cosa succederà, ma tre fatti positivi di questa portata sono già un punto di partenza notevole. Il resto bisognerà giocarselo sul campo. Credo sia lecito nutrire dubbi, francamente non avrei visto negativamente un ricorso alle urne, pur con tutte le conseguenze del caso.
Però non capisco Calenda, e mi dispiace. Il 23 maggio scorso mi sono affrettata, a fronte di altri impegni, per partecipare alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per il Parlamento europeo in Piazza San Francesco a Bologna. Capolista era Carlo Calenda, che interveniva dal palco insieme agli altri candidati ed esponenti politici. Esattamente tre mesi dopo, da parlamentare europeo eletto, se ne va. Grazie e arrivederci. Mi sento delusa, e immagino che molti altri lo siano. Mi scuserà Calenda se non mi affretterò più per partecipare alle "sue" iniziative. 
Non so se c'erano patti precedenti, e non voglio immaginare scenari fantapolitici. Ma gli iscritti non possono essere utili soltanto per fare numero alle iniziative e sostenere le Feste dell'Unità. Maggior chiarezza da parte dei dirigenti del partito sarebbe un buon inizio, anche per Nicola Zingaretti che si trova ad affrontare da Segretario questi difficili passaggi.

SOCIETA'
Ed ora anche l'Amazzonia
24 agosto 2019
Si legge sul sito dell'ANSA, all'indirizzo riportato in calce: "Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l'Amazzonia in questi giorni è ben visibile dallo spazio e a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus, e il satellite Suomi della Nasa. 
La foto di Suomi  mostra il fumo e gli incendi che si estendono per diversi stati brasiliani, tra cui quelli di Amazonas, Mato Grosso, e Rondonia. (...) Le colonne di fumo che si alzano dalla foresta sono bene evidenti anche nelle immagini scattate dal satellite Sentinel 3, del programma Copernicus gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea."

La foto parla da sé. E purtroppo va ad aggiungersi agli incendi che hanno distrutto questa estate  oltre 5 milioni di ettari di foresta in Siberia, agli incendi in Alaska, o alle Canarie dove sono state evacuate 8.000 persone. Temperature più elevate dovute al cambiamento climatico, siccità e aridità dei suoli, favoriscono incendi che sono praticamente sempre intenzionali, causati cioè volutamente da persone che hanno interessi economici in gioco. L'incendio per cause naturali è un evento molto raro, e non avviene mai in più punti contemporaneamente. Alla lista dei disastri si aggiunge ora forse la più preziosa delle foreste rimaste al mondo, l'Amazzonia. Si tratta di un bene prezioso perché insostituibile, una foresta tropicale primaria, cioè mai tagliata dall'uomo, ricca di biodiversità, fonte di ossigeno e "pozzo" di carbonio, come si dice, cioè capace di  assorbire composti inquinanti e climalteranti. La foresta pluviale amazzonica è sempre naturalmente ricca di umidità, e questo le impedisce di bruciare da sola. Gli incendi sono appiccati volutamente.
Ora, bruciando, il carbonio che ospitava viene immesso nell'atmosfera, liberato cioè dalla combustione della vegetazione, mentre l'assenza della vegetazione stessa comporta la mancanza della capacità di assorbimento dei gas nocivi e un depauperamento dei suoli. Proprio all'importanza di una corretta gestione del territorio e del terreno nella lotta al cambiamento climatico è stato dedicato l'ultimo Rapporto IPCC (vedi il post precedente). 
Si stima che la foresta amazzonica sia già stata ridotta del 15% rispetto alla sua estensione originale. Di questo 15%, almeno l'80% è stato causato dalle imprese degli allevatori di bestiame, allo scopo di ricavare territorio utile all'allevamento dei bovini. Una parte significativa dell'offerta globale di carne bovina, compresa buona parte della carne bovina venduta in scatola in Europa, proviene da territori disboscati che un tempo facevano parte della foresta pluviale amazzonica. Questa è una delle ragioni per cui cambiare regime alimentare riducendo il consumo di carne può essere utile alla conservazione dell'ambiente.
Non va dimenticato il fatto che le foreste ospitano popolazioni umane. Oltre al pericolo a cui sono esposte per la perdita del loro ambiente di vita, numerosi studi indicano che le pratiche di gestione indigene sono il metodo migliore per mantenere in salute le foreste pluviali tropicali. Dunque, gli indigeni vanno protetti, e con loro la foresta, mentre sono continuamente a rischio della propria stessa vita. 

Politicamente, l'apertura del Presidente del Brasile Bolsonaro al disboscamento è un danno che rischia di coinvolgere tutti noi. In realtà, andrebbe rivisto lo stato giuridico internazionale di aree così importanti e così delicate: non può essere permesso di distruggerle sulla base del fatto che si tratti di territori interni a Paesi sovrani. Il tema è delicato, ma dovrebbe essere affrontato dalla comunità internazionale. L'Amazzonia, la Groenlandia (che il Presidente USA Trump voleva acquistare dalla Danimarca) così come l'Antartide, o l'Artico, inclusi parte dei territori siberiani e canadesi, sono di noi tutti, sono le ultime grandi aree naturali del pianeta e sono indispensabili al mantenimento di condizioni naturali vivibili per tutta l'umanità, e vanno tutelati in quanto tali.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha fatto bene a porre il problema degli incendi in Amazzonia con chiarezza e chiedere che venga inserito nell'agenda del prossimo G7, e l'Unione Europea ha fatto bene a sostenere l'iniziativa. Non c'è più tempo, le sottigliezze sono superate dai fatti da anni. Gli incendi vanno spenti, ma soprattutto, non vanno sostenuti coloro che li appiccano per i propri interessi economici, contro il bene comune.
  
La foto descritta e il brano riportato si trovano al seguente indirizzo:

POLITICA
Ferragosto con il monito IPCC e la crisi di governo
10 agosto 2019
Scenari sempre più preoccupanti per la cosa più preziosa che abbiamo, la Natura terrestre, delineati dalle tesi scientifiche sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Il Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'ONU che grazie al lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo studia da anni le modifiche a cui è sottoposto il sistema climatico)  uscito pochi giorni fa e denominato "Cambiamento climatico e territorio" descrive un ambiente in cui la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Sì perché va chiarito un punto imprescindibile: le tesi ambientaliste (non molto tempo fa battezzate come ipotesi da "sognatori") riguardano la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra, oltre alla conservazione della Natura così come l'abbiamo conosciuta almeno dal Neolitico. Siamo noi ad essere in pericolo, prima ancora della Terra e dei suoi sistemi naturali.

Il mondo sta cambiando ad una velocità elevata, e qualsiasi intervento concreto deve tener conto del tempo impiegato. Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane, dal consumo di combustibili fossili, dagli allevamenti intensivi, dal disboscamento soprattutto delle foreste primarie, dal cambio di uso dei suoli. Il processo, in termini estremamente semplificati, deriva dal notevole aumento della concentrazione di CO2 e di altri composti nell'atmosfera, con la conseguenza che l'atmosfera stessa trattiene calore in misura maggiore di quanto sarebbe necessario. Maggior calore significa maggiore quantità di energia, da cui l'aumento della frequenza di fenomeni estremi, uragani, piogge più intense e concentrate in brevi periodi, venti forti, ondate di calore e lunghi periodi secchi. Nel futuro prossimo ci aspetta un'intensificazione di tali fenomeni, con aumento dell'erosione dei suoli, esposizione di vaste aree alla siccità e al processo di desertificazione, impatti sull'agricoltura tali da mettere a rischio la sicurezza delle forniture alimentari, giorni di caldo estremo a latitudini temperate o artiche, spostamento geografico degli ecosistemi, ampliamento dei deserti dell'Africa, dell'Asia, dell'America. Le popolazioni più colpite saranno gli abitanti poveri dell'Africa e dell'Asia, che tenderanno ad incrementare il fenomeno migratorio (e cos'altro dovrebbero fare?), ma sarà messa a rischio anche la pace in numerose zone del pianeta per guerre causate dalla necessità di risorse. L'area del Mediterraneo, che ci riguarda da vicino, sarà anch'essa esposta a siccità e incendi.
Andiamo alla radice delle ragioni per cui si verificano i fatti, come i migranti dall'Africa? Bene, allora dobbiamo sapere che il Rapporto sul clima scrive nero su bianco che aumenteranno fame e migrazioni per ragioni ambientali. O preferiamo limitarci a fermare le navi nel Mediterraneo, come una politica miope, per non dire di peggio, sta facendo?
Il famoso sviluppo deve essere sostenibile, altrimenti non sarà più sviluppo, ma regressione. Come ormai diversi anni fa ci insegnò il Rapporto Stern.
Ma se ancora non basta, vale la pena di guardare il video del documentario di Caspar Haarlov che mostra lo scioglimento questa estate dei ghiacci della Groenlandia: è semplicemente impressionante. Il suono sembra il rumore dell'Apocalisse. Se ancora qualcuno vuole intendere, lo faccia. Non è più troppo presto. (Il filmato si trova facilmente in rete).

Ma non è finita, perché sta andando a fuoco una fetta rilevante della taiga e della foresta siberiane. Un'area enorme dove un tempo c'era il permafrost, una delle ultime aree naturali che consentivano respiro al pianeta. C'è chi dice che non si interviene, va detto anche che non è facile intervenire. Siamo comunque in presenza di un danno gravissimo, ed era prevedibile nel momento in cui da anni quelle zone si stanno riscaldando di più della media mondiale. 

Ma non tutto è perduto, alla condizione che cambiamo modello di sviluppo, pratichiamo la conservazione della Natura rimasta, e lo facciamo in tempi brevi. 
Produzione sostenibile di cibo, ed in particolare riduzione del consumo di carne, riduzione dello spreco di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, potrebbero, secondo l'IPCC invertire la rotta riguardo la gestione del territorio.
Ad essi vanno aggiunti naturalmente gli impegni dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per migliore efficienza e ampia diffusione delle rinnovabili, a cui probabilmente va affiancata la tecnologia migliore per la cattura e lo stoccaggio della CO2 già emessa. Se riusciremo a restare sotto la soglia di un incremento di 1,5°C sarà un risultato ottimo, già avvicinarsi ai 2°C potrebbe essere molto pericoloso. 

Ma chi è che deve prendere queste decisioni? Il governo, la politica, i governi locali. Bene, il governo in Italia è caduto, non certo a causa di questi temi che sono bellamente ignorati, ma per via dell'aspirazione leghista ad avere un maggior numero di deputati in Parlamento, ipotizzando che i sondaggi a loro favorevoli corrispondano al vero. 
A parere di chi scrive, la sinistra non lo ha (quasi) mai fatto, ma la destra è congenitamente impossibilitata ad agire per proteggere l'ambiente. La ragione è semplice: una visione di società in cui persiste la divisione in classi, il favore alla formazione del grande capitale (che poi dovrebbe essere reinvestito per creare lavoro indipendentemente da qualsiasi altra considerazione), l'esaltazione della forza individuale, l'avversità alle regole, la chiusura sul piano internazionale e persino nell'Unione Europea, la bassa considerazione per le altre culture, per non  dire della frequente esplicita negazione dell'esistenza del problema del cambiamento climatico costituiscono parti di una visione in cui non ci sono gli strumenti per un intervento adeguato. Se la sinistra non è mai stata ambientalista per scelta (sbagliata), la destra è per sua natura antiambientalista.  I Trump, I Bolsonaro, gli Orban sono la dimostrazione vivente di questo fatto, e un danno al pianeta enorme, laddove si agisce in favore degli altissimi consumi di fonti fossili statunitensi o del disboscamento dell'Amazzonia. 
Ora l'Italia rischia di accodarsi al gruppo, in presenza di una situazione difficile, produzione industriale in calo, spread che aumenta, debito che aumenta, governo appena caduto che non ha dato alcuna prospettiva al Paese, la questione migranti che non viene affrontata se non nelle modalità che servono a fini elettorali, alimentando la paura. Delle due anime del governo, il Movimento 5 Stelle è stato il più mite, aprendo le porte della "scatoletta di tonno" alla Lega senza infierire in altro modo sul famigerato "sistema", con buona pace di Grillo e dei suoi proclami. 
A partire da questa situazione dovremo cercare di costruire - e il PD dovrà cercare di costruire - una visione di futuro per il nostro Paese che si inserisca nel contesto mondiale, che affronti i problemi alla fonte e non soltanto alla foce, che combatta finalmente con una forma di coerenza da mantenere nel lungo periodo il problema dei problemi, ovvero il riscaldamento globale e le sue conseguenze. Davvero, buon Ferragosto.

Il Rapporto dell'IPCC dell'ONU si scarica qui:

https://www.ipcc.ch/report/srccl/

POLITICA
Cambiare si può
1 agosto 2019
Sta cambiando qualcosa, con il nuovo governo, in Italia? Sì e no. L'economia è ferma, l'occupazione lo è quasi, le promesse ambientaliste dei 5 stelle restano in attesa, nulla di veramente nuovo sulle politiche legate al grande tema del cambiamento climatico, nelle città del nostro Paese interi quartieri sono fatti propri dalla malavita in particolare legata allo spaccio di droga, come mostrano le cronache, la questione migranti - che sul piano numerico mostrava già un forte calo degli arrivi in precedenza - resta una questione ben lontana dall'essere risolta, la nostra posizione nel contesto europeo e nel quadro internazionale è più che mai marginale. 
Ma qualcosa sta cambiando. Sta prendendo il sopravvento una cultura politica di destra (chi ne sa più di me in proposito deciderà se si tratta invece di una forma di sottocultura) chiusa, individualista, verbalmente aggressiva, di facile o quasi immediata comprensione, superficiale, nemmeno troppo riferibile ai canoni della destra classica se non nelle sue inevitabili radici. Le radici però sono meno esposte e perciò meno riconoscibili. Fra un selfie e l'altro, fra una chiacchierata social e l'altra, fra una moto d'acqua e l'altra, un passo alla volta, ci si appropria del Paese. 
Del Paese e del suo modo di essere. Una cosa che non è mai riuscita alla sinistra, che è stata sempre abilmente attaccata in via preventiva di tenere in mano una presunta fetta prevalente della cultura del Paese - che non era vero - ed ora perde anche la quota che aveva - il che è vero. Il mantenimento delle diseguaglianze nel mondo peraltro richiede un appoggio della pubblica opinione, e se un tempo si trattava di settori della popolazione all'interno del Paese, ora si tratta di popolazioni altre, straniere, che vivono nel Sud del mondo. Non sono certo sparite le iniquità interne, ma sono assai minori di un tempo e soprattutto sono facilmente indirizzabili verso presunte responsabilità straniere, genti di culture diverse e aspetto diverso. Si sposta l'obiettivo per mantenere un sistema.
I campi da arare provengono direttamente dai vent'anni, o più, precedenti, e Salvini ringrazia coloro che hanno provveduto a spalancare le porte delle possibilità. Opportunità politiche da cogliere.
Il Partito Democratico - ora davvero l'unico baluardo alla deriva - dovrebbe al più presto operare per definire una linea politica chiara, posizioni che lo siano altrettanto su temi centrali, che consentano di recuperare almeno una forma di identità riconoscibile e una forza di affermazione delle proprie idee che da (troppo) tempo mostra di non avere. 
Se i massimi sistemi richiedono tempo e impegno non comuni, una modalità semplice e diretta, una linea propositiva, una chiarezza d'intenti sono invece alla portata. I prossimi appuntamenti saranno focali, fra cui le elezioni regionali in un territorio da sempre importante per la sinistra, l'Emilia Romagna. Fra pochi mesi si decide la data precisa. Si tratta di una regione ben governata, ma governare bene non basta se altri stanno costruendo la cultura politica di un Paese basandola su pilastri totalmente diversi. L'incapacità di comunicare chi sei, perché tu sei "altro", e da dove deriva la tua alterità può fare affondare la migliore delle navi, un Titanic imprevisto quanto invece prevedibile. 
Un tempo si diceva che la sinistra non sa comunicare, e non sa usare la rete, ora appare non molto distante da quelle posizioni con i messaggi troppo spesso carenti di spontaneità o fissati sulle difficoltà interne al governo attuale. Credo che vada ripreso il filo della tessitura con altre modalità che non la costruzione di brevi trame critiche. Credo che vadano date risposte politiche chiare alle migliaia di giovani che manifestano per la tutela del clima e contro il riscaldamento globale, chiedendo interventi concreti ed efficaci. Credo che vada costruita una posizione sul fenomeno migranti che arrivi ad interpretarne le cause e non soltanto a cercare metodi di gestione, pure indispensabili. Per non parlare della precarietà in cui troppi sono immersi a causa del lavoro che svolgono o della necessità urgente di orientare lo sviluppo economico verso criteri di sostenibilità ambientale. Da troppo tempo stiamo aspettando, ed il tempo è una variabile in gioco.



CULTURA
359 anni dopo, la Luna
20 luglio 2019
"... la superficie della Luna non è affatto liscia, uniforme e di sfericità esattissima, come di essa Luna e degli altri corpi celesti una numerosa schiera di filosofi ha ritenuto, ma al contrario, disuguale, scabra, ripiena di cavità e di sporgenze, non altrimenti che la faccia stessa della Terra, la quale si differenzia qua per catene di monti, là per profondità di valli."  Con queste parole Galileo Galilei nel 1610 annunciava al mondo la scoperta che la Luna è un corpo celeste costituito di rocce, monti, valli, crateri, non diversamente dalla Terra e da qualsiasi altro pianeta, mandando in soffitta teorie filosofiche e religiose che a quel tempo dominavano la cultura a proposito di una "perfezione" presunta dei cieli, per la quale la Luna era un disco argenteo, uniforme, sferico incastonato sulla volta celeste. La costruzione del primo telescopio funzionale e funzionante pochi mesi prima e il suo utilizzo per sondare il cielo cambiò per sempre la visione che l'umanità ha di sé stessa e del proprio posto nell'Universo. Invece di celebrare i 50 anni dallo sbarco sulla Luna, dovremmo celebrare lo sbarco di 359 anni dopo, da quando cioè gli uomini hanno iniziato ad usare il cervello per studiare il cielo. Nelle pagine successive, si possono leggere descrizioni dettagliate delle osservazioni fatte, corredate di disegni della superficie lunare.

Ma se quegli studi restarono sui libri, o comunque entrarono nelle scuole, le fotografie della Terra dallo spazio raggiunsero tutti, anche chi libri non legge o, addirittura, scuole non frequenta. Le immagini della Terra, splendida, azzurra, sospesa nel nero del cielo mostrano tutta la sua finitezza e la sua fragilità: un piccolo mondo, unico, pieno di vita. Il nostro mondo.
Avrebbe mai pensato Galileo che un giorno, nemmeno tanto tempo dopo - cosa sono 359 anni sul piano storico - un manipolo di uomini coraggiosi avrebbe camminato sulla superficie lunare? Un razzo, una nave spaziale, un piccolo modulo con due delle tre persone a bordo sarebbe sceso sulla Luna, gli astronauti sarebbero usciti, avrebbero camminato con la Terra alta nel cielo sullo sfondo, sarebbero risaliti fino alla nave spaziale, e avrebbero fatto ritorno sulla Terra sani e salvi? 
E avrebbero mai immaginato i suoi detrattori, gli "aristotelici" dogmatici e ottusamente dottrinali, un simile esito delle loro dispute? 
La scienza procede con le prove, nulla è mai definitivo, tutto può essere sottoposto ad esame e le teorie migliorate, le verità assolute non esistono e forse questo è il più importante insegnamento che può dare. La tendenza ad inseguire assiomi assoluti, ideologie ferree, capi popolo presuntuosamente e sedicenti superiori ha portato a drammi politici e sociali di portata enorme, e a nefandezze indicibili nel Novecento, ma non solo. Imparare il metodo scientifico in politica potrebbe essere un buon antidoto al veleno della ricerca dell'assoluto e dei suoi profeti, sempre chissà perché reperibili fra divisioni, razzismi, separazioni, muri ideali o reali. 

La conquista della Luna appartiene all'umanità tutta, non è un concetto parziale, non è un concetto legato al potere di qualcuno, anche se la tecnologia per farlo è stata sviluppata nel quadro del confronto fra potenze in piena Guerra Fredda. L'umanità ha camminato là, ha visto la Terra dal di fuori, ha respirato e si è emozionata insieme agli astronauti. Ma dobbiamo fare un salto di qualità. Siamo tutti su una nave spaziale, la Terra, che continuamente si muove a trenta chilometri al secondo nel suo viaggio intorno al Sole, e visti da fuori, con le nostre guerre, le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, non dobbiamo sembrare un granché. Ancora oggi, non sappiamo davvero osservare ciò che realmente siamo. Dopo esserci guardati dal grande specchio offerto dal nostro satellite naturale, dobbiamo riuscire a guardare dentro di noi:  e vedere che si può  fare di meglio.

Il brano di Galileo è tratto dal Sidereus Nuncius - a cura di Andrea Battistini, traduzione di Maria T. Cardini, ed. Marsilio. Uno dei testi più importanti mai scritti.

POLITICA
Come il PD di Bologna ha affossato il tema "ambiente"
11 luglio 2019
Questo post sarà particolarmente breve, poiché il percorso descritto è fin troppo prevedibile e scontato. Il fatto è che credo che sia di una qualche utilità ai lettori, pur se sufficientemente preparati alle vicende tipiche dei partiti. 
Mi sono convinta di questo ieri, dopo l'ennesimo episodio di climate change capace di mostrare cosa avverrà con frequenza sempre maggiore a causa del riscaldamento globale, la costa romagnola e la costa marchigiana devastate, centinaia di alberi divelti e migliaia colpiti in varia misura, chicchi di grandine grossi come arance, coltivazioni spazzate via, alcuni feriti e per fortuna non ci sono morti, e il PD bolognese che non ha niente da dire, nessuna linea politica in proposito, nessuna fra le tante iniziative in corso nelle Feste dell'Unità o nei Circoli affronta il tema, niente di niente. Il PD regionale non se la passa meglio sulla questione: ad oggi (11 luglio) sul sito "pder" alla pagina "ambiente" l'ultimo comunicato riguarda i giovani scesi in piazza qualche mese fa, ed il precedente comunicato risale nientemeno che al 2016. Non hanno nemmeno l'attenzione adeguata per togliere i comunicati vecchi, come qualsiasi gestore di pagine web farebbe normalmente, conscio che un comunicato del gennaio 2016 è più nocivo all'immagine di un silenzio totale. Se vorranno intervenire oggi sarà un bene, in fondo non è mai troppo tardi.

Come si è arrivati a questo punto? Molto semplice, la componente ambientalista del partito è stata progressivamente esautorata dal suo ruolo, privata degli spazi di confronto, stritolata nei meccanismi perversi dei gruppi di potere e dei loro capi locali, che decidono chi, cosa, dove, e quando. 
Nel Partito Democratico di Bologna c'era un Forum attivo sui temi di rilevanza ambientale, frequentato da persone competenti, dagli assessori del territorio, capace di influire sulle scelte, il Forum Territorio Sostenibile. Che fine ha fatto? E' stato chiuso, soppresso, qualche anno fa dall'allora segretario Francesco Critelli, ora deputato in Parlamento. Si è cercato di farlo rivivere nei Dipartimenti, ma non si è più ripreso, a parte forse il gruppo che si occupava prevalentemente di traffico che ancora resiste. La logica? Non c'è. Assente qualsiasi logica.
C'erano gli Ecodem, anch'essi da segnalare a Chi l'ha Visto. Fra le conseguenze c'è la scontata assenza di candidati ambientalisti alle elezioni, fatti fuori tutti prima, un bel risultato che ha reso felici molti. 

C'è da dire, per essere equi, che il partito si giova di alcuni assessori impegnati anche su questo fronte non semplice, e capaci di portare a casa dei risultati concreti. Per fortuna, il partito "plurale" presenta aspetti positivi, altrimenti la situazione sarebbe ben più grave - per non parlare del fatto che fuori dal PD c'è assai di peggio, come mostrano le cronache di questi giorni. Ma come spiega bene Cacciari nella lettera in risposta a Zingaretti pubblicata domenica scorsa su L'Espresso, la politica italiana necessita di un partito, il PD, che sappia trovare linee condivise in risposta ai problemi e alle questioni aperte, e non soltanto che stia in attesa delle calende greche per agire almeno seguendo una logica. Per fare questo, sostiene che e' "indispensabile un salto di strategia e di organizzazione". Un salto notevole. Sono d'accordo, e credo inoltre che non ci siano altre strade. 

CULTURA
Una donna sulla strada dell'emancipazione femminile - non in politica e che per questo la politica ignora
4 luglio 2019
Proprio oggi, il 4 luglio del 1934 moriva Marie Curie, ammalata di anemia perniciosa probabilmente causata dalla lunga esposizione alle sostanze radioattive, oggetto dei suoi studi.
Una donna che ha saputo, con le sue indubbie qualità intellettuali e la sua passione, abbattere il muro che divideva donne e uomini sul piano della predisposizione alla cultura, e più specificatamente, dell'abilita' nella ricerca scientifica. Un contributo enorme allo sviluppo della scienza, ed uno altrettanto all'emancipazione femminile. Celebre la fotografia del quinto congresso Solvay del 1927 con i maggiori scienziati del mondo - una serie di nomi da paura, Einstein, De Broglie, Dirac, Heisenberg, Pauli, Schrodinger, Born, e altri - e lei, Marie Sklodowska Curie, unica donna. Solo quella foto vale anni di battaglie per l'emancipazione della donna.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la Fisica, con il marito Pierre Curie e Antoine Henri Becquerel,  per i loro studi sulle radiazioni. Pochi anni più tardi, nel 1911, ricevette il premio Nobel per la chimica, per la sua scoperta del radio e del polonio. Marie Curie è stata così  l'unica donna a ricevere di più di un Nobel - in totale sono in quattro ad aver raggiunto un simile traguardo - e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due ambiti diversi.

Nata in Polonia, all'età giusta per gli studi superiori dovette andarsene altrove, visto che l'università di Varsavia era interdetta alle donne. Già questo la dice lunga sulla situazione dell'epoca. Nel 1891, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla Sorbonne, l'università di Parigi. Li' farà un incontro determinante, quello con Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica che il 26 luglio 1895 diventa suo marito. Con lui si costituisce la coppia perfetta della ricerca scientifica, che porterà a risultati straordinari. Forse, come capita a volte ma molto raramente, un incontro del destino.

I due mettono in piedi un laboratorio che potremmo definire artigianale che insieme alle loro menti diventa fulcro dell'innovazione scientifica nella Fisica atomica e subatomica del tempo. Lo studio di un fenomeno nuovo e ancora poco conosciuto, la radioattività, sarà l'ambito prediletto. Le ricerche, seppur condotte con mezzi rudimentali, portarono a risultati eccellenti, come la scoperta di due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio, ma soprattutto Marie comprende che la radioattività è un fenomeno che riguarda l'interno dell'atomo, per la precisione il nucleo, confutando la convinzione che l'atomo fosse la particella più piccola e indivisibile della materia. In quegli anni il tema era dibattuto, e le ipotesi sulla struttura interna dell'atomo erano diverse, da quello di Thomson, a quello di Rutherford. Il tema era centrale: se l'atomo ha una struttura interna e in alcuni elementi presenta fenomeni come la radioattività allora non è più la minima particella indivisibile, come l'etimologia del nome suggerisce, e occorre capire cosa lo caratterizza e a quali forze e' soggetto.

Oggi sappiamo che la struttura atomica presenta un nucleo enormemente più piccolo ma che raccoglie in se' la maggior parte della massa, al quale stanno intorno in uno spazio vasto al confronto particelle minime denominate elettroni vincolate sugli orbitali in modi definiti dalle regole della Fisica quantistica. Gli scienziati citati sopra sono alcuni degli autori di una nuova Fisica, a quel tempo, destinata a rivoluzionare alcune delle certezze granitiche che caratterizzano la cultura umana, ma si potrebbe dire la coscienza umana: la Fisica quantistica. Il determinismo e' un concetto relativo, l'osservatore influenza il fenomeno osservato, le particelle e le onde sono due facce della stessa medaglia, i fenomeni non si presentano sempre nello stesso modo. Un nuovo ambito di ricerca che ancora oggi impegna generazioni di scienziati, e non solo, di filosofi e intellettuali di ogni tipo.

Le conseguenze dei nuovi studi sono state enormi, sul piano teorico, sul piano sperimentale, e su quello tecnologico. Qualcuno potrebbe obiettare che anche le armi atomiche sono conseguenza, pur se indiretta, di tali ricerche. E' vero, ma il problema riguarda gli usi che fanno gli uomini delle scoperte scientifiche: se usare i raggi X per fare una lastra ed individuare la terapia medica più opportuna, o usare la fissione dell'uranio  per costruire armi potentissime (e purtroppo, usarle, come e' stato fatto). 
Un tema pregnante, quello della responsabilità delle scoperte scientifiche e delle applicazioni tecnologiche. Possiamo ricorrere alla scienza per costruire centrali solari, per ripulire gli oceani dalla plastica, o possiamo infischiarcene e gettare i mozziconi della nostra civiltà in pasto agli uccelli e ai loro piccoli, come una recente terribile foto ha mostrato al mondo. Possiamo alterare gli equilibri naturali fino a distruggerci. Possiamo fare guerre così potenti da rendere inabitabile il mondo. Possiamo scegliere, invece, di inserire la nostra civiltà nelle leggi della Natura, smettendo di credere che tutto sia possibile.

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dicembre