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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Cari divisori, la strada è un'altra
17 settembre 2019
Vorrei comunicare a Matteo Renzi (nel caso, in verità assai remoto, che leggesse questo blog) che non lascerò il Partito Democratico e non lo seguirò nella sua nuova formazione politica - così come in precedenza Calenda, così come Bersani. Resterò nel PD, con nessun apprezzamento per le divisioni e per coloro che le attuano - operazione matematica che lascerei alla destra. C'è bisogno di un partito forte, non certo di un partito debole, a fronte di problemi gravissimi, cambiamento climatico, diseguaglianze in crescita, migrazioni bibliche, sviluppo sostenibile, istruzione, lavoro, diritti. Di questi problemi occorre occuparsi con concretezza, non certo privilegiando la tattica politica finalizzata al predominio personale. Le priorità sono altre, e non hanno tempo da perdere, non aspettano i giochi di palazzo, la spartizione del potere, le caselle da occupare (attività che peraltro hanno stancato tutti). 

Queste poche righe condensano in sé alcune caratteristiche tipiche della destra, su cui suggerirei sommessamente che leaders che si autodefiniscono di sinistra, o di centro sinistra, riflettessero con attenzione. 

POLITICA
Dati che ci dicono molte cose - fra cui, come avere un "governo di cambiamento"
20 maggio 2018
Se le parole sono indispensabili per costruire e comunicare tesi e argomenti, anche i numeri possono fare molto. L'apparenza "fredda" delle quantità non deve portare a sottovalutare la forza della chiarezza, della definizione, dei rapporti (quantitativi, appunto).
Le cifre, poi, non si prestano ad interpretazioni di comodo - come accade troppo spesso con le parole -  e possono delineare i tratti di un disegno complessivo che alla fine non si discosti più di tanto dalla realtà. 

"Il mondo in cifre 2018", dell'Economist, ed. Internazionale, un piccolo libro fatto solo di dati, contiene informazioni interessanti. Innanzitutto, i dati sono interessanti in sè stessi, in secondo luogo, lo sono per confronto fra Paesi diversi, operazione con la quale vengono più volte sfatati miti a cui crediamo spesso ciecamente da anni. 

Viviamo in un Paese che è ancora oggi fra le economie più forti del mondo: ci posizionano all'ottavo posto, con oltre 1.800 miliardi di dollari americani di Pil, superati, fatti salvi i grandi Paesi come USA, Cina e recentemente India, soltanto da Giappone, Germania, Regno Unito e Francia. Partecipiamo attivamente al commercio mondiale, siamo al settimo posto come industria manifatturiera, in Unione Europea superati soltanto dalla Germania, siamo al quinto posto per il turismo, abbiamo un buon livello di efficienza energetica, emettiamo meno CO2 di Germania e Regno Unito, abbiamo un elevato indice di biodiversità, ed una delle migliori speranze di vita al mondo.

Stiamo portando avanti queste posizioni fra le mille difficoltà di una crisi che perdura da troppo tempo. La domanda viene spontanea: riusciremo a crescere e migliorare, ad uscirne fuori mantenendo ciò che già abbiamo e costruendo ciò che ci manca?

Già, perché altri numeri ci parlano dei problemi che abbiamo e che dovremmo risolvere. Se dal Pil passiamo al Pil pro-capite precipitiamo nella classifica al trentatreesimo posto, con l'indice di sviluppo umano al ventiseiesimo, con la crescita economica sappiamo di muoverci intorno allo zero, con lievi cambiamenti fra un anno e l'altro, e sappiamo anche di avere un forte debito. Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile altissimo, che supera il 35%; in Europa presentano dati peggiori soltanto la Grecia e la Spagna.

Alcuni dati appaiono non conformi alle opinioni più diffuse. La spesa pubblica sarà pure alta, ma siamo abbondantemente superati da Finlandia, Francia, Danimarca, Belgio, Svezia, Grecia, Austria, Norvegia e Ungheria, cioè da mezz'Europa (dati in % del Pil). Per la "costosissima" sanità (in realtà, e nonostante i disservizi, uno dei nostri fiori all'occhiello) spendiamo il 9,2% del Pil, superati anche in questo caso da mezz'Europa, con Svezia, Svizzera, Francia, Germania, Austria che vanno oltre l'11% del Pil. 

E arriviamo al punto: possiamo migliorare?
Risposta: e come, se le note dolenti arrivano proprio dagli strumenti che servirebbero per tale scopo?

Partiamo dalla spesa per l'istruzione: 4,2% del Pil. Fra le più basse al mondo. In Danimarca e Svezia è il doppio. In Italia ci si sofferma a discutere se l'orario di lavoro degli insegnanti sia privilegiato o meno a fronte di uno stipendio basso, e non dell'importanza del ruolo che ricoprono che dovrebbe essere riconosciuta e trovare adeguati riscontri, come del resto dell'importanza nel complesso della scuola. 
Passiamo alla spesa per la ricerca, che si trova da decenni intorno all'1% del Pil, una miseria, che ha conseguenze enormi visto che ci porta ad uno dei più bassi numeri di brevetti al mondo, e visto che priva il nostro Paese di una quota rilevante di diplomati e laureati che scelgono di andare a mettere in opera le proprie conoscenze altrove e produrre ricchezza là. 

La spesa per la ricerca nella maggior parte dei Paesi occidentali supera il 2%, il 3%, e in alcuni casi il 4% del Pil. Noi siamo fuori classifica, oltre il 20° posto. 
La ricerca scientifica viene considerata nel nostro Paese roba per chi può permetterselo, roba da ricchi, mentre al contrario, con adeguate politiche, è la condizione per crearla, la ricchezza, e costruire le basi per un Paese avanzato. 
Ovviamente, e come conseguenza, la nuova imprenditoria scarseggia: siamo addirittura fra gli ultimi nel mondo, quart'ultimi per l'esattezza, peggio di noi soltanto Suriname, Bulgaria e Giappone. Quanto ancora durerà la "seconda realtà manifatturiera europea"?

L'Italia è un Paese che ha la necessità di combattere le forti diseguaglianze al suo interno, ed ha in pari misura la necessità di uscire dalla crisi, creare sviluppo, scegliere quali strade percorrere e farlo al meglio. Ampliare le proprie possibilità. Questo lo si può fare soltanto con interventi decisi che cambino radicalmente mentalità e risorse con cui ci rivolgiamo all'istruzione, alla ricerca e allo sviluppo. 
Stiamo abbondantemente vivendo di rendita dal passato. Non durerà per sempre, se non riusciremo a sciogliere i nodi che legano il nostro Paese da troppo tempo. Il rivolgere l'attenzione ai privilegi della "casta" politica, un'inezia rispetto alle cristallizzazioni della nostra società, fa ridere se non si alza lo sguardo per vedere il panorama nel suo insieme. Anzi, appare come un diversivo utile a mantenere tutto come prima. 

Vogliamo il governo "del cambiamento"? Bene, non cambierà nulla se non ci saranno interventi decisi e razionali volti a portare il nostro Paese sulla strada di uno sviluppo avanzato, sostenibile, inclusivo. 
I passi da fare sono tanti, ma il primo e necessario è raddoppiare le risorse per l'istruzione e la ricerca, senza il quale non ci sarà nessuna via nuova. Nessuna, e da parte di alcun governo di qualsiasi colore, stellato, legato, movimentista, o partitico. 

POLITICA
Partito Democratico: la strada da fare è ancora lunga
5 maggio 2018

Le recenti vicende che hanno preceduto e portato alla riunione della Direzione PD del 3 maggio scorso sono un bell’esempio del grado di democrazia interna al partito. In poche parole, chi ritiene di avere sufficiente potere tenta di influenzare gli esiti delle riunioni degli organismi dirigenti, cerca di farlo prima, ricorrendo ai metodi ritenuti opportuni. Questi includono interventi pubblici o lettere scritte in cui si deve firmare se si aderisce a questo o a quell’altro leader o corrente – leader o corrente, ripeto,  e non al contenuto del testo. Preciso che i metodi non appartengono soltanto ad un’area politica o ad un leader, ma a tanti e sono diffusi anche a livello locale. Va ricordato comunque che in questi giorni i protagonisti sono stati Renzi e i suoi sostenitori, che abbiamo visto intervenire pubblicamente e con documenti stilati e proposti all'attenzione dei membri della Direzione.

Questo è il PD, che conosco molto bene poiché a tale partito sono iscritta da dieci anni; posso soltanto immaginare che altri partiti funzionino in moto simile, non posso certo certificarlo.

In altre parole il grado di democrazia interna al PD è carente, e non viene certo migliorato dalle dichiarazioni mille volte spese a ricordare che altri funzionano in modo presumibilmente peggiore.  Ha fatto bene Gianni Cuperlo a ricordare che il testo di Guerini - che andava firmato in via preventiva e che molti hanno immediatamente sottoscritto - è stato una sfida alla logica: una conta prima della conta, finalizzata a certificare in anticipo i rapporti di forza.  

Quale logica stia alla base di quanto abbiamo visto in questi giorni è presto detto:  chi ha più potere se lo tiene, la democrazia può attendere. Un capovolgimento delle regole scritte,  in funzione del mantenimento di quelle non scritte.

Al fine, di questo si tratta: di rapporti di forza, altro che di democrazia. Il partito aperto e democratico è ancora lontano. Aggiungerei solo che anche i partiti che hanno formato il PD procedevano sulla base dei rapporti di forza ed erano sostanzialmente carenti sul piano della democrazia interna. Come è impossibile che da alcune formazioni deboli nasca una formazione forte, è altrettanto impossibile che da alcune formazioni chiuse, rigide, e a volte settarie, nasca un partito democratico. La democrazia richiede anni di pratica, sempre che nessuno si opponga.

Dunque, buona direzione a tutti coloro che sono felici degli esiti. Il dato positivo è che Martina ha ricevuto mandato pieno, c’è l’unità, bene. Ma c’è ancora molta strada da fare.

 

POLITICA
Alcuni dati su cui riflettere - in vista delle elezioni del 4 marzo prossimo
8 gennaio 2018
In questo periodo di campagna elettorale fra le feste si alternano notizie positive e meno positive.
Il buco nell'ozono si restringe, salgono reddito e potere d'acquisto degli italiani in modo significativo, aumenta in misura notevole il turismo culturale, l'emergenza rifiuti a Roma non ha più bisogno dell'Emilia Romagna dopo che ne era stato chiesto l'intervento, vanno a fuoco troppo spesso capannoni pieni di rifiuti, in pochi giorni nel pavese e nel savonese, ed infine le formazioni progressiste del centrosinistra si presentano divise alle ormai vicinissime elezioni politiche nazionali, che si terranno il 4 marzo prossimo.

Stante quanto scrive il New York Post riportando i dati della Nasa, il buco dell’ozono nell’atmosfera terrestre formatosi sopra l'Antartide si è ridotto del 20% dal 2005. I dati sono stati raccolti da satellite, e sono una conferma del successo delle politiche di protezione ambientale di messa al bando dei gas cfc (clorofluorocarburi) che distruggono l'ozono stratosferico, indispensabile alla vita sulla Terra per lo scudo filtrante i raggi ultravioletti o di lunghezza d'onda ancora minore. Il Protocollo di Montreal, firmato il 16 settembre 1987 ed entrato in vigore il 1º gennaio 1989, risulta essere un provvedimento efficace, capace di raggiungere l'obiettivo voluto e di farlo concretamente e nel volgere di pochi decenni. Una notizia estremamente positiva e confortante sulla capacità delle scelte di politica ambientale di rispondere alle questioni più importanti ed estese, come in questo caso, a livello planetario.

Il deficit e la pressione fiscale nel nostro Paese scendono, mentre sono in ripresa la propensione al risparmio ed il potere d'acquisto, secondo quanto riferisce l'Istat.
"Nel terzo trimestre del 2017 in Italia la pressione fiscale è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta del valore più basso dal 2011. Anche il dato relativo ai primi nove mesi del 2017, pari al 40,2%, è il più contenuto da sei anni."
"L'indebitamento netto in rapporto al Pil nel terzo trimestre del 2017 è inoltre stato pari al 2,1%, a fronte del 2,4% nel corrispondente trimestre del 2016, segando così un "miglioramento" di 0,3 punti percentuali. Complessivamente, nei primi tre trimestri si è registrato un deficit pari al 2,3% del Pil, anche qui "in miglioramento" di 0,2 punti sullo stesso periodo dell'anno precedente, così da toccare il valore più basso dal 2007 (sempre guardando ai primi nove mesi)." (notizie Ansa)

Per quanto riguarda la fruizione dei beni culturali, nel 2017 i visitatori nei musei statali sono passati da 38 milioni ad oltre 50 milioni, mentre gli incassi sfiorano i 200 milioni di euro. Una crescita enorme per un risultato davvero straordinario in un ambito in cui il nostro Paese detiene un primato mondiale non sempre pienamente valorizzato. Se ne parlava da decenni senza che mai si creassero le condizioni idonee a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Poi, i rifiuti. Un tema a cui si risponde nel nostro Paese, come si dice, a macchia di leopardo. Vale a dire che ci sono zone virtuose, dove la raccolta differenziata e la gestione dei rifiuti funzionano bene, dove si introducono normative avanzate come quella dell'Emilia Romagna, e zone dove ci si trova ancora alla preistoria dello smaltimento, ci si accontenta con il sospiro di sollievo se il cassonetto viene svuotato in tempi brevi. Fra queste, Roma. Nella capitale pare che non si riesca a raggiungere un livello adeguato di gestione dei propri rifiuti, e non certo da ora.  Ma i problemi non finiscono qui se ben due capannoni pieni di rifiuti vanno a fuoco in pochi giorni e spargono diossine e furani - per la presenza di plastiche e sostanze varie sintetiche e organiche inquinanti - sul territorio circostante e nell'atmosfera. Le diossine come è noto si accumulano nell'ambiente, dunque l'attenzione nelle operazioni di smaltimento viene vanificata dai danni provocati da fatti come questi, non così episodici vista la loro frequenza.

La campagna elettorale, almeno per ora, sta procedendo prevalentemente su un percorso di promesse di fatto poco legate agli aspetti concreti. Tagliare le tasse va di moda da tempo, di meno dire come si usano i soldi dei cittadini, ragionare sui fattori meno visibili, approfondire i temi, costruire una visione di futuro, un progetto da portare avanti.
Per molti aspetti, anche esterni ai temi di cui si occupa questo blog, negli ultimi cinque anni si è fatto di più di quanto si è fatto negli ultimi cinquanta. Basti pensare ai temi etici riguardanti la vita di noi tutti, dal biotestamento, alle coppie di fatto, al "dopo di noi", di cui si parlava da anni senza alcun risultato. Per altri, c'è ancora lavoro da fare. Ma una parte della strada è stata indubbiamente segnata, spesso con poca chiarezza (si pensi ai primi provvedimenti sulle fonti rinnovabili) o con clamorosi errori (si pensi al referendum sulle riforme costituzionali), complessivamente con una mano che appare incerta. Ma è stata segnata. Credo che non si tornerà più indietro.
Piaccia o non piaccia, questi ultimi anni hanno determinato una via nuova - da delineare meglio, certo, da arricchire di dettagli, o se si vuole, da orientare con maggior chiarezza verso finalità che per la sinistra non possono che includere una maggior eguaglianza sociale - in cui è possibile ragionare e operare.
Al di fuori del Partito Democratico, per la sinistra rimane l'arroccamento difensivo di una classe politica che non ha saputo, nel corso di oltre un ventennio, condurre la propria storia nel presente, accettandone le sfide da un punto di vista diverso da quanto la destra stessa offriva e offre. Crederci ora, in ciò che non ha funzionato per anni, sarebbe davvero poco di sinistra.



POLITICA
Appesi allo psicodramma del PD - ma la politica è altro
17 febbraio 2017
Che di fronte ai mille problemi quotidiani delle persone, che nel mezzo di una crisi di sistema di vasta portata, economica, sociale, ambientale, che in una fase di ripiegamento e arretramento dei partiti socialdemocratici europei che dura da anni, che in un processo culturale e politico che vede i temi e le tesi delle sinistre a livello mondiale in ombra da anni, che al cospetto di nuovi temi globali che interrogano politica e coscienze in modo impellente e in misura vasta e profonda, che in mezzo a tutto ciò gli italiani (e non solo) siano costretti a sorbirsi lo psicodramma del Partito Democratico, il Partito più grande e di gran lunga dotato delle migliori potenzialità,  su tutti i mezzi di informazione, con scadenze settimanali dei vari ultimatum, in assenza di accadimenti catastrofici e definitivi che ne giustifichino la drammaticità, è sconcertante. Per non parlare degli iscritti e dei militanti, di cui è facilmente intuibile lo stato d'animo. 
Uno spettacolo, francamente, desolante. Una mesta e sconfortante deriva dei comportamenti politici di una parte di coloro che dirigono il partito, e che mostrano di non cogliere la responsabilità che si trovano ad avere tra le mani. 

Innanzitutto, il segretario nazionale, Matteo Renzi. A lui spetta (o spettava) il compito primario di conservare e rivitalizzare l'unità del partito, coinvolgendo anche le minoranze interne a partire dalla sinistra. Cosa che non è stata fatta, anzi, è stata messa in atto una sorta di chiusura e allontanamento nella normale attività, che ha mostrato a volte aperture soltanto se tirati per la giacca. Forse, la "rottamazione" non era soltanto concepita come un turn over del personale politico, ma come un accantonamento in solaio di idee considerate vecchie e superate. Di questo ha massima responsabilità l'attuale gruppo dirigente.
In secondo luogo, alcuni dei principali esponenti della minoranza di sinistra del partito, che hanno scelto la strada delle pubbliche rivendicazioni, fino alla minaccia di scissione. Un atteggiamento comprensibile, ma sbagliato, per vari motivi. Innanzitutto, due: la strada per proporre idee nuove e  una linea politica diversa si trova dentro il partito e consiste nel fare lì una battaglia politica, e il fatto di rappresentare elettori e militanti impone di cercare vie per trovare soluzioni, non di sbandierare le proprie difficoltà mettendole in capo a tutta Italia. Il tema vero non è decidere se dividersi o no, ma verificare se la linea politica seguita sin qui è adeguata alle esigenze , e capace di rispondere a destre e populismi. 
Pier Luigi Bersani ha scritto una lettera a un giornale, L'Huffington Post, ponendo argomentazioni che evidentemente ritiene non trovino altro ascolto per via di una chiusura a prescindere; altri hanno risposto, ed è tutto un fiorire di interviste, proposte di mediazione, pareri, appelli a non dividersi. Con la conseguenza incredibile di esporre tutto il Paese ai propri problemi, mentre compito della politica sarebbe quello di risolverli. L'impatto sui cittadini non può che essere quello di aumentare la sfiducia, già da tempo elevatissima, e favorire facili populismi di cui siamo già preda. 
Faccio anch'io, dal mio piccolo - e da questo blog, che ha sempre cercato di esporre temi concreti - un appello: lasciate perdere. Ritiratevi, se non siete in grado di affrontare ciò che innanzitutto la politica inevitabilmente comporta: la responsabilità del proprio ruolo nei confronti dei cittadini. Innanzitutto, di evitare battibecchi pubblici, considerando scontato il fatto di evitare divisioni. Se vogliono leggere un appello per questo, ne consiglio uno molto bello, che condivido in pieno, oggi su Repubblica, a firma Mario Calabresi. 

Ma se la sinistra PD (ed ex-DS) vuole parlare di apertura, di considerazione delle minoranze, di confronto e di linea politica, allora ci siamo. Ricordando però loro che hanno costituito, e costituiscono tuttora, uno dei migliori esempi di consesso chiuso che si sia visto in Italia, dove la rigidità delle regole e l'anagrafe dell'appartenenza costituiscono ancora oggi i principali requisiti per la partecipazione, dove l'autoreferenzialità (attribuzione che non ho certo inventato io) è stata il logico e inevitabile sbocco di alcuni decenni di chiusura e autolimitazione culturale, prima ancora che politica. 
Vorrei sottolineare il fatto inequivocabile che se la situazione attuale non piace, essa è frutto del percorso precedente, costituito da scelte precise, da una serie di riconosciuti errori, ma soprattutto, dalla miopia di chi si è ostinato per anni a considerare altre proposte come secondarie. Da chi ha scelto di coltivare il proprio orto senza alzare gli occhi dal terreno che, nel frattempo, inaridiva. C'è bisogno di aria, e di acqua, per coltivare anche soltanto il proprio orticello, ma intorno, c'è un intero mondo dove è possibile piantare i semi. Questo non è stato fatto, nemmeno dietro sollecitazione.

Ora, attendiamo l'assemblea di domenica per sapere se ci si divide oppure no. Chiedo ai nostri dirigenti di dirci, sempre domenica, se dobbiamo rinnovare, o prendere se nuova, la tessera del PD. Così i cittadini, e i militanti, si possono regolare. Nel frattempo, questo blog, nel suo piccolo, continuerà ad occuparsi dei temi molto concreti dell'energia e dell'ambiente.

POLITICA
Al PD serve un Congresso, e una discussione vera, prima del voto
31 gennaio 2017
Andare alle urne senza fare un congresso vero non soltanto ha le potenzialità distruttive di un terremoto nel PD, ma sarebbe l'ennesima conferma dell'assenza di una visione di presente e di futuro per la società e di un progetto politico in grado di tentarne la realizzazione. Ci saranno pure le scadenze scritte fra le regole, ma la politica ha il compito di cercare, e se possibile trovare, risposte adeguate alle domande dei cittadini, e fra queste c'è quella di chiarire per quali formazioni politiche sono chiamati al voto dopo che a grande maggioranza hanno bocciato la linea politica del governo, e del PD appunto, soltanto pochi mesi prima.

Una formazione politica dovrebbe presentarsi ai cittadini con una sua identità, una sua visione del mondo e della società del proprio Paese, con un suo progetto politico ed i suoi mezzi da mettere in campo per attuarlo. Chi siamo, cosa vogliamo, perché siamo qui. E, se possibile, con l'anima.
Tutto ciò non è per nulla evidente nel Partito Democratico, in un percorso, anche di governo, che passa da elementi sporadici riferibili ad una socialdemocrazia ad altri ispirati ad un liberismo a tratti populista - e di rimessa, rispetto ai veri depositari. Per arrivare a definire questi tratti è indispensabile promuovere una cultura politica, di cui ad oggi non si vede traccia. Questo sarebbe davvero un elemento capace di aprire nuove prospettive e di riempire un vuoto nella società italiana che ha pesanti conseguenze.
Dal canto suo, il PD è un partito che ha perso moltissimi iscritti, reduce da una serie di sconfitte, frammentato al suo interno, per lo più distaccato dai territori, dove il disincanto per la politica non viene certo superato dalle catene di comando e dai capi area che decidono i nomi da promuovere per le prossime liste dei candidati da presentare ai cittadini. Candidati che, poi, si trovano sempre a competere tra loro per ottenere i voti nello stesso bacino elettorale, senza mai riuscire ad allargarlo (anzi, riuscendo magari a ridurlo).
Al minimo, nel PD è necessaria una discussione vera, politica, che affronti i principali passaggi che hanno caratterizzato le fasi recenti e costruisca una proposta progettuale su cui operare e da presentare alla cittadinanza. Una proposta politica che mostri la volontà e la capacità di tratteggiare un disegno per la società, per il presente e per l'immediato futuro, almeno, che sia frutto di un'elaborazione e magari figlia di un'idea.
Pensare di evitare questo passaggio e andare alle elezioni sorvolando su eventi di grande rilievo politico è un'assurdità che rischia di travolgere ciò che resta; davvero sarebbe poi difficile una ripartenza che non sia priva di senso. Condivido la previsione che ormai molti fanno: andare alle urne restando sulla stessa strada percorsa finora significa andare verso una dolorosa sconfitta.
In realtà, il Partito Democratico ha le potenzialità per fare tutto questo. Occorre effettuare delle scelte che portino in questa direzione. Fra queste, non può esserci la prospettiva di una scissione, che riporterebbe indietro le lancette dell'orologio precipitando la sinistra nel circolo chiuso di una sorta di "coazione a ripetere" errori già visti e sperimentati, senza la capacità di aprire strade che siano in grado di trovare soluzioni. 
La sinistra ha grandi responsabilità nei confronti del Paese: innanzitutto, quella di esistere. In secondo luogo, quella di rappresentare temi e istanze importantissime nel mondo di oggi. Per fare questo è necessario, unire, aprirsi, costruire ponti, mostrare disponibilità all'ascolto. La famosa autoreferenzialita' deve diventare un ricordo. E' necessario includere


POLITICA
Il metodo scientifico (ovvero, come difendersi dagli oroscopi e dai tribunali popolari)
16 gennaio 2017
Nell'epoca della rete globale, attraverso la quale si veicolano informazioni di ogni tipo, invece dei tribunali popolari per decidere qual è la "verità" o di nuove conoscenze inseribili nell'ambito oscuro della "post-verità" sarebbe opportuno rifarsi al metodo scientifico per discernere ciò che è fondato nella realtà fisica da ciò che non lo è. Siamo il Paese di Galileo Galilei, ma pare che nessuno lo sappia. 

Dalle scie chimiche, di cui voleva interessare i Parlamenti italiano e comunitario un esponente 5stelle,  agli oroscopi per il nuovo anno è tutto un fiorire di teorie infondate, mentre quelle fondate, dall'effetto-serra a Darwin all'inesistente struttura reale delle costellazioni (sono un effetto ottico prospettico), vengono messe in discussione da dirigenti di primo piano, fra cui alcuni Presidenti USA (che dovrebbero come minimo informarsi) o managers di compagnie con interessi economici conflittuali, senza che nessuno abbia nulla da ridire. Nella confusione generale, salta fuori nientemeno che la proposta avanzata da Beppe Grillo di istituire "tribunali popolari" per decidere qual è la famosa "verità": una proposta che, oltre ad essere in odore di ventennio fascista, profuma di medioevo oscuro, altro che civiltà tecnologica. Tempi da caccia alle streghe - che erano, come è noto, coloro che non si attenevano ai dogmi della "verità" dell'epoca. Se la democrazia diretta attraverso Internet porta a questo, forse è opportuno fermarsi e rifletterci su.
Eppure, siamo un Paese di scienziati, filosofi, naturalisti. Da Lucrezio, che era contemporaneo di Giulio Cesare, al Rinascimento di Giordano Bruno e Galilei, passando per Galvani, Volta, Aldrovandi, Marsili, Cassini, fino ai tempi moderni di Fermi, e a quelli recenti di Rubbia. Stante il fatto riconosciuto che la Divina Commedia è stupenda, a quando la lettura pubblica di un dialogo galileiano? Così, almeno da farci un'idea di cos'è il metodo scientifico (o galileiano, appunto). Per capire che nella ricerca di come vanno realmente le cose ci vogliono le prove, verificabili da chiunque lo voglia, mentre non basta un'idea generica, nemmeno se trasmessa dalla rete. Occorre uno studio appropriato, e pazienza se fa parte del sistema, dell'"establishment". Vorrà dire che, in quel caso, il sistema ha funzionato. Può accadere che, in altri casi, il sistema non abbia funzionato a dovere, e che un certo studio, o una certa teoria, vadano corretti. Ma portando le prove. Ciò che fece precisamente Galileo. 
Lo fece al costo di sopportare due processi e il rischio di morire (come accadde pochi anni prima a Giordano Bruno); in sostanza una vera e propria persecuzione condotta ai suoi danni dalla Chiesa Cattolica, che si compì con l'umiliazione dell'abiura. La Chiesa ha, 359 anni dopo, ritrattato tutto, riabilitato Galileo e chiesto scusa. Si è trattato di un'operazione davvero meritoria. Ma il sospetto che fatti del genere abbiano influito sulla cultura del tempo e su quella a venire, fino ai nostri giorni, ponendo la cultura scientifica al di fuori di quella prevalente e costruendo l'artificiosa distinzione con la cultura "umanistica" rimane tutto. Si è trattato di un danno alla cultura del nostro Paese difficilmente misurabile, che esprime ancora le sue conseguenze nella bassa percentuale di prodotto interno lordo destinata alla ricerca, nella quasi assenza di una politica per la ricerca stessa, nello scarsissimo interesse del mondo politico, ma soprattutto nell'assenza di un livello minimo condiviso di cultura scientifica.

Viviamo in una civiltà tecnologica avanzata in cui la maggioranza delle persone non possiede le competenze di base per gestirla. Competenze che dovrebbero essere trasmesse certamente con maggior attenzione dalla scuola, ma anche da tutti i canali attraverso cui si diffonde la cultura di massa, i mass media - magari al posto di maghi e oroscopi. Questo è un enorme problema per la nostra democrazia. Un problema di cui non si parla. Per affrontarlo occorre superare l'ostacolo, alzare il velo. 
Cosa sia la "verità" l'uomo se lo chiede da millenni e ancora non ha trovato risposte adeguate, ma cosa sia la realtà scientifica è una domanda che ha trovato risposta da quattro secoli, e pare che funzioni.

POLITICA
Alla sinistra che non c'era
1 novembre 2016
1.
Vorrei riferire in breve che sabato scorso, 29 ottobre, ho partecipato alla manifestazione a Roma del PD, partito a cui sono iscritta. In Piazza del Popolo, oltre le bandiere, ai palloncini colorati, alla musica, c'erano i militanti del partito. Purtroppo, come è noto, non c'erano tutti i dirigenti, in particolare e per scelta quelli dell'area sinistra del partito - fatta sostanzialmente eccezione fra i leaders nazionali per Gianni Cuperlo.
Il vuoto. 
Ho trovato l'assenza dei dirigenti (tali sono, nel medesimo partito), e la presenza dei militanti, la maggior parte dei quali in piedi da quando faceva ancora buio per raggiungere Roma, la manifestazione di un vuoto nel tessuto del partito, un vuoto plastico, tangibile, una "lacuna", si direbbe in Fisica, che si propaga anche da sola, nelle condizioni adatte. Un vuoto non colmabile. Un vuoto che separa, che crea un distacco fra chi dirige, e forse pensa di applicare i propri schemi tattici per altissimi obiettivi politici, e chi milita, e forse pensa ormai di decidere da sè quali scelte effettuare. Perchè la stagione della militanza a sinistra in cui la "base" veniva ascoltata con i tappi nelle orecchie per orientarla successivamente a seguire le decisioni del vertice è finita. Probabilmente qualcuno non se ne è accorto, ancora. Ma dovrà farlo a breve. 
Fra i presenti, numerosi erano coloro che fanno riferimento proprio all'area politica che ha scelto di non partecipare. Lasciati a sè (per fortuna, con l'eccezione di cui ho scritto sopra). Francamente sconcertante sul piano umano. Ma nell'ottica strettamente gerarchica che ha contraddistinto quell'area, in cui luminose strategie, troppo spesso perdenti, elaborate in alto venivano seguite a qualsiasi condizione, il tutto non fa una piega. Il militante si adegua e andrà lo stesso a preparare i tortellini alla Festa dell'Unità. Non fosse che, nel corso del tempo, i circoli si sono svuotati, i volontari sono diminuiti, l'età media degli aderenti al partito è sempre piu' elevata. Un partito fatto principalmente di adulti e anziani: non se ne erano mai accorti prima, o invece sì, e andava bene così?
Purtroppo, con il metodo, se ne vanno anche i contenuti. Con l'acqua sporca si getta anche il bambino. Quel che resta di un'area politica che probabilmente sarebbe più a sinistra di quanto non lo sia in diverse decisioni il governo guidato da Matteo Renzi, ha ora un'unica possibilità: ripartire da zero. Ripensare una sinistra dell'oggi. Tagliare di netto qualsiasi operazione retrospettiva che avrebbe inevitabilmente i connotati della nostalgia. Nostalgia per qualcosa che ha portato alla situazione attuale - e questo e' inconfutabile - messa in campo da coloro che ne sono stati i principali protagonisti. Si tratta di una condizione che la maggior parte di noi ha superato.

Ed ora, per favore, non fateci il racconto di ciò che manca, perchè i primi a mancare, siete stati proprio voi.


2.
Vorrei dire grazie a Tina Anselmi. Grazie per tutto. Una grande donna e un grande esponente politico. Di quelli che ce la fanno amare, la politica.

POLITICA
Il Verde vince! (Mentre in Italia devi lottare per farti ascoltare)
23 maggio 2016

Congratulazioni ad Alexander Van der Bellen che ha vinto in Austria sconfiggendo la destra, e mostrando quanto una politica ecologista possa vincere e cambiare ogni pronostico. 
Ecologismo che ancora oggi viene ampiamente sottovalutato dai partiti italiani.

Congratulazioni, e benvenuto in Europa!


politica interna
Se il Partito Democratico accetta la sfida di analizzare le proprie scelte e il proprio ruolo
29 febbraio 2016

L’affermazione che in un partito si discute e poi ad un certo punto si decide è ampiamente condivisibile, perfino ovvia nel suo collocarsi in un campo del sentire comunemente indicato con i termini di “buon senso”, ed altrettanto lo è la richiesta di rispetto reciproco fra le varie componenti di un partito per sua natura e nascita “plurale” come il Partito Democratico. Non credo che questo sia il vero problema, credo piuttosto che questi aspetti siano soltanto parte delle superfici di un problema che si trova più a fondo.

Il punto vero della questione è situato altrove. Condivido la tesi di coloro che sostengono che sia necessario maggior impegno nella cura del partito, anche nei termini del tempo da dedicarvi, e che pongono la questione di cosa voglia essere il PD e dove in realtà voglia andare. Il tema non sono i voti occasionali di formazioni politiche lontane per contenuti e valori – può capitare nella vita parlamentare – ma le caratteristiche e gli orientamenti della politica che il PD mette in atto. In realtà, i contorni della linea politica del PD sono ad oggi difficilmente identificabili.

Questo problema è probabilmente in larga misura implicito in una formazione politica “plurale”,  e c'è chi  sostiene che sia persino specchio di una società che è cambiata nel corso del tempo, e si presenta più frammentata. Può darsi, ma resta il fatto che nell'unico partito in grado attualmente di governare l’Italia (nel senso che può farlo con profitto, mentre le nuove formazioni o la destra appaiono molto inclini a ricorrere alle facili sirene del populismo) il tema è centrale e di interesse generale; dunque, richiede un approfondimento  adeguato.

Si può partire da esempi concreti: provvedimenti recenti come il Jobs Act, le riforme istituzionali, o lo “sblocca-Italia” contengono (spesso già nel nome) linee di intervento di orientamento diverso. Avrebbero richiesto maggior approfondimento, senza naturalmente pregiudicare il momento decisionale. Continuo a ritenere, per esempio, che l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori fosse una buona norma di tutela, e che la sua presenza, o assenza, non incida significativamente sull’andamento delle assunzioni a tempo indeterminato (il cui stesso carattere di “indeterminato” ora non è più certo), mentre i contratti a tutele crescenti e in generale il superamento dei numerosi contratti atipici e forme analoghe di precariato siano un passo avanti positivo. Per restare ai temi di rilevanza ambientale, provvedimenti come il cosiddetto “spalma-incentivi” o lo “sblocca-Italia” (che abbiamo già più volte affrontato qui) intervengono con modalità e finalità da discutere rispetto ai valori e agli obiettivi che il PD si è dato fin dalla nascita. Di politiche ambientali o energetiche si parla poco, ma la distanza fra scelte dipotenziale impatto  sul territorio o sulle fonti rinnovabili come quelle contenute nei due provvedimenti citati e gli stessi principi che hanno dato vita al PD è notevole. Sul fronte delle politiche energetiche siamo giunti al paradosso di un referendum (sui diritti di sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi, previsto il  prossimo 17 aprile) che è una diretta conseguenza dell’apertura alle trivelle voluta dal governo – che poi ha fatto parzialmente marcia indietro, confermando così l’assenza di una linea precisa e definita. Per contro, la legge sugli ecoreati è senz'altro un fatto positivo, oltre che atteso da vent’anni.

Questi temi (solo alcuni, ma il ragionamento si potrebbe estendere ad altri come la detassazione, gli investimenti, le politiche industriali, etc.) pongono una questione che interroga nel profondo il senso di una comunità, ed una più ampia che riguarda il contesto nel suo complesso. La domanda riguarda infatti anche il ruolo che vogliamo avere nella società globalizzata, nei confronti delle nuove forme di potere e delle nuove estensioni del potere. Nel momento in cui la partecipazione si riduce, il confronto si svolge sempre più ai vertici, i rapporti di forza si modificano, nuove oligarchie emergono, come semplice conseguenza del contesto nazionale e internazionale, la rappresentanza democratica ed il concetto stesso di democrazia sono in gioco.  In un bel libro di Massimo Salvadori uscito da poco, dal titolo “Democrazia”, viene delineato il percorso storico di un concetto fondamentale, la democrazia appunto, da Solone ai giorni nostri. Un lunghissimo arco di tempo per una delle più importanti idee umane. Emerge quanto quello che consideriamo un bene sia in realtà complesso, e quanto complessa sia la sua realizzazione. In sostanza, appare chiaro che si tratta di un bene da tutelare e custodire, sempre in evoluzione, ed assolutamente non scontato.  I dubbi che emergono sulla sua sussistenza nelle sue fondamentali caratteristiche nel mondo globalizzato di oggi sono legittimi. Fra le conclusioni – che mi sento di condividere – si sostiene che l’obiettivo di ridare sostanza e contenuto alla democrazia “può essere conseguito unicamente attraverso la rinascita di solide organizzazioni anzitutto partitiche in grado di rappresentare, difendere gli strati sociali più deboli e farne valere gli interessi”. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

 

2.  I fatti di queste ore richiedono, ancora una volta, alcune considerazioni. Non sono mai abbastanza, e si rischia di ripetere  concetti già espressi.  Sul piano morale, innanzitutto, alle immagini che arrivano dai vari confini delimitati da muri e filo spinato ai margini o all'interno dell'Unione Europea: migranti ammassati, sporcizia, bambini, vecchi, caos totale, scontri con le forze dell'ordine. Sono immagini vergonose, senza appello. Sul piano politico, sperare di governare flussi migratori di tale portata erigendo parapetti è velleitario, manifestazione di assoluta carenza organizzativa e miopia politica, a dire poco. Il fatto che il nostro Paese stia aprendo corridoi umanitari è estremamente positivo, nel quadro di una giusta posizione politica delineata fin da subito dal nostro governo.

politica interna
Le sfide che il Partito Democratico deve vincere
19 febbraio 2016
La politica nazionale in questi giorni mostra tutti gli elementi caratteristici delle ragioni per cui l'Italia fatica a raggiungere e restare stabilmente nel novero delle democrazie avanzate del mondo occidentale. Permangono tendenze contrarie che, purtroppo, fanno danno (e non da ora) al nostro Paese. 
La legge sulle unioni civili e' rimasta a lungo impigliata nelle maglie costruite da coloro che si oppongono a vario titolo alla modernizzazione del nostro Paese sul piano dei diritti, irrinunciabili nel contesto che per semplicità definiamo "civile" di cui sosteniamo di voler far parte. Per quanto mi riguarda, i contenuti del d.d.l. Cirinna' sono indiscutibili, ed anzi, meritori nel loro tentativo di dare risposte ai cambiamenti profondi della società e nel rimediare al ritardo storico che abbiamo accumulato, e che dovremmo al più presto interrompere. Non credo che vi sia un'altra possibilità, una via diversa per la quale valga la pena di discutere e allungare i tempi, mentre gli anglicismi non fanno che rimarcare la povertà di contenuti che in realtà caratterizza la discussione in corso. Ma il caos parlamentare che il d.d.l. ha scatenato e' diventato anche una specie di cartina al tornasole delle qualità delle forze politiche in campo, e di coloro che le rappresentano. Il Partito Democratico sta dimostrando, fra mille difficoltà, di essere l'unico in grado di governare l'Italia; per contro, il Movimento 5 Stelle sta mostrando la sua vera natura di forza semplicemente populista, incapace di muoversi in senso pienamente politico, e probabilmente di destra. 
Condivido l'esortazione proveniente dalla sinistra del PD ad avere la stessa determinazione avuta sulla legge elettorale e sul Jobs Act, a non cedere allo stralcio degli articoli contestati. Semplicemente, l'Italia non può più permettersi di tergiversare su una normativa che è innanzitutto una norma di civiltà. Questa e' la posta in gioco. Per risolvere la questione ora occorre un impegno vero, un vero confronto nel PD, e con gli alleati di governo. Lo scopo, e' l'approvazione di una legge che risulta essere semplicemente indispensabile. 

In questo clima e' partita la campagna elettorale in molte importanti città italiane, fra cui Milano e Roma. A Bologna, il Sindaco Virginio Merola si candida per il secondo mandato, una continuità amministrativa ora possibile dopo 23 anni. La sua attività di governo e' stata positiva, come mostra anche il Bilancio di fine mandato presentato pochi giorni fa, ma soprattutto ha avuto il merito di impostare linee di tendenza nelle politiche per il territorio che a Bologna erano ancora in nuce, o mancavano del tutto - anche per via del percorso accidentato negli anni che hanno preceduto l'ultima amministrazione. La sua rielezione consentirà senz'altro di portare avanti il lavoro intrapreso, in un contesto istituzionale coerente, per una città che sia davvero capace di uno sviluppo sostenibile ed inclusivo.

Il Bilancio di fine mandato si trova al seguente indirizzo:

comune.bologna.it/finemandato

 
politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

POLITICA
Lo smog ha una sua storia - anche politica
29 dicembre 2015
Trascrivo qui il pezzo che ho pubblicato su Facebook sui metodi della politica riguardanti l'assegnazione delle cariche pubbliche sui temi dell'ambiente, dell'energia, e connessi.
Credo che sia ora di richiedere con forza che tali cariche - ministeri, assessorati, organismi vari - siano assegnate sulla base delle esperienze fatte e delle competenze acquisite nel merito di quei temi. Come nessuno si sognerebbe di assegnare il Ministero dell'Economia a qualcuno che non avesse curriculum e competenze economiche, così deve essere per le cariche pubbliche nei temi ambientali ed energetici, interrompendo la lunga consuetudine che vede l'ambiente come luogo delle spartizioni e degli accordi politici.
Auguro di cuore felici feste e un nuovo anno ricco di fortuna e prosperità a tutti i lettori.

"Sul problema dello smog il ritardo della politica e' della durata di almeno trent'anni.

Il tema viene considerato secondario nei partiti, e di conseguenza le azioni di governo, nazionale o locale, vengono in second'ordine rispetto ad altre. Per fare un esempio, a nessuno verrebbe in mente di affidare dicasteri o assessorati dell'economia a qualcuno che non sia esperto del tema, ad un economista; al contrario, non riveste alcuna importanza la competenza in campo ambientale (o energetico) e i ruoli istituzionali relativi possono essere affidati a chiunque, di solito in copertura di caselle da sistemare in base agli accordi politici. 
Questo e' ciò che accade tuttora nel Partito Democratico, quasi sempre salvo rare eccezioni, ad ogni livello, e in tutte le sue aree politiche Interne. La sinistra, che per lungo tempo ha costituito la maggioranza, l'area renziana che oggi guida il partito, hanno avuto finora lo stesso tipo di approccio - fra le eccezioni, viene ora da ricordare il primo governo Prodi.
Nessun leader interno tenta oggi approcci diversi. Nessun Segretario ha ancora modificato questa impostazione di massima, che anzi viene considerata del tutto normale, e in quanto tale, utile alla formazione degli accordi politici.

E' del tutto evidente che il tentativo di affrontare temi di per se' complessi non può che essere reso ancor più difficile in un'ottica che considera tali problemi secondari, marginali, quando non addirittura fonte di disturbo rispetto ad altre priorità. In ogni caso, secondari.

Nessuno ha le soluzioni facili in tasca, ma renderle ancora più difficili sembra davvero un'impostazione sbagliata. A questo problema si aggiunge e si integra la scarsa inclinazione a contattare le agenzie competenti. Qualcuno ha sentito nel dibattito politico di questi giorni il parere delle Arpa? Dell'Ispra? Se si', si è trattato di una volta su cento.
Mi chiedo inoltre: il grande pubblico sa cosa sono?
In un connubio di scarso interesse e di ancor più scarse competenze, si fa il gioco della "vecchia politica", e il senso del termine mi sembra assai chiaro.

Eppure i temi ambientali sono trattati da decenni da ambientalisti, dalle agenzie, da un numero rilevante di persone eccetto che dai partiti. 
Suona strano che ora abbiamo un problema così rilevante?
E non è risibile il fatto che tutti attendano la pioggia come unica soluzione?

La danza della pioggia. Quando mancano gli approcci scientifici, tutto può tornare utile."


politica interna
Quale Partito Democratico
3 dicembre 2015
Domani sera, venerdì 4 dicembre, presso il Circolo PD Passepartout a Bologna, alle ore 20.45, si terrà l'incontro pubblico:

"Quale partito per dare più forza al PD?"

in cui il tema della forma del partito e del suo rilievo riguardo gli esiti, e nel contesto politico in genere, sarà affrontato sulla base del lavoro che si sta svolgendo in proposito nel Partito Democratico. Saranno ospiti gli autori del documento dal titolo "Per dare più forza al PD".

Parteciperanno:

Andrea De Maria, Deputato e membro della Segreteria nazionale

Salvatore Vassallo, Docente Scienze Politiche, Università di Bologna

Sandra Zampa, Deputato, Vicepresidente PD

Introduce e presiede:

Claudia Castaldini, Circolo PD Passepartout

Presenta:

Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Circolo PD Passepartout

politica interna
E' iniziata la Festa dell'Unita' del Partito Democratico di Bologna
27 agosto 2015
Bella e intensa, l'apertura ieri (26 agosto) della Festa dell'Unita di Bologna, al Parco Nord.
Il coro delle mondine ha preceduto gli interventi di Francesco Critelli, Deborah Serracchiani, Paolo Calvano, Fabio Querci, la sala centrale e' stata dedicata a Renato Zangheri alla presenza della signora Claudia, con il Sindaco di Bologna Virginio Merola, mentre successivamente letteratura e musica si sono fuse in un suggestivo connubio organizzato dalla Casa dei Pensieri, con la Commedia (quella Divina), recitata, cantata e spiegata nel suo rapporto con l'arte figurativa e con la musica. Note e approfondimenti per uno spettacolo ad elevato tasso di cultura.
E naturalmente i ristoranti, i bar, e persino una grande ruota panoramica.
Fra i mille argomenti trattati, ci sarà spazio per affrontare anche i temi dell'energia, dei cambiamenti climatici, dell'ambiente, dell'importante novità costituita dall'Enciclica "Laudato Si" di Papa Francesco.

Il programma, insieme ad ogni altra informazione utile, si trova sul sito della Festa, al seguente indirizzo:

festaunita.pdbologna.org

Il programma completo della rassegna culturale letteraria della Casa Dei Pensieri si trova al seguente indirizzo:

casadeipensieri2000.blogspot.it

POLITICA
Una proposta per la Conferenza Programmatica del PD di Bologna
15 giugno 2015
Il Partito Democratico bolognese ha in corso la propria Conferenza Programmatica. Fra i tanti temi proposti e analizzati, che vengono presentati in assemblee pubbliche, nei quartieri o nei Comuni della provincia, segnalo quello che mi ha coinvolto, per l'area tematica ambiente ed energia.
Il documento che abbiamo elaborato come gruppo Ambiente Energia della zona Porto-Reno-Saragozza potete leggerlo al seguente indirizzo:

http://circolopdpassepartout.tk

(o cliccare al link sul frame a sinistra).

Nella speranza e nella volontà (nostra), come scriviamo in premessa, che questi temi non vengano lasciati cadere, e che i nuovi segretari, Francesco Critelli e Paolo Calvano, (rispettivamente cittadino e regionale) sappiano creare le condizioni idonee ad un loro pieno ingresso nell'agenda politica.

politica interna
Il PD vince, ma il PD perde (la Liguria e molti voti). Breve analisi del voto
4 giugno 2015

Il risultato elettorale è favorevole al PD, ma risulta egualmente insoddisfacente per varie ragioni. Fra le maggiori, sicuramente il calo di voti in termini assoluti e l’elevato astensionismo, già ampiamente discusse dai commentatori, e dagli stessi esponenti PD.

Ad esse aggiungerei la percezione diffusa di divisione – purtroppo, non certo una novità per la sinistra – all’interno del Partito Democratico, che spesso rasenta la rottura e che non può non influire sulla lunga distanza anche sull’elettorato, che non gradisce certo le schermaglie interne. Inizio da qui, per rimarcare ancora una volta la carenza di unità che arriva ad incidere sull’immagine che il PD da’ di se' ogni volta che la critica supera la soglia del confronto nel merito per entrare nello spazio indistinto dell’intervento in opposizione fine a se’ stesso. Dalla sinistra del partito, che ha numerose ragioni per un’analisi critica (nella quale, per quanto emerge ad oggi, il più delle volte mi riconosco) delle scelte del governo, ci si aspettano elementi concreti di merito. Non dimentichiamo che su tematiche importanti c'è stato un vuoto per decenni, e sono diventate argomenti trainanti dei movimenti.

Di questa “percezione diffusa” di divisione hanno fatto parte anche le vicende locali della Liguria, e la comunicazione dei risultati della Commissione parlamentare Antimafia il venerdì precedente il voto, vale a dire meno di due giorni prima. Le polemiche scaturite hanno forse portato un certo numero di elettori in più a disertare le urne, non certo a partecipare entusiasti. (Per inciso, i risultati di una commissione parlamentare dovrebbero servire a costituire le liste sulla base di un codice di autoregolamentazione, e non a far sapere ai sicuramente increduli elettori una serie di nomi e cognomi che, stante il medesimo codice, non avrebbero dovuto essere in lista. Questo aspetto riguardante la tempistica, andava forse soppesato meglio).

Tutto ciò va ad incrementare la sfiducia nella politica ormai molto estesa, che non nasce certo ora, ma che presenta caratteristiche che continuano anche ora. Fra esse, la sensazione che tanto nulla cambi, o che non si trovino mai le soluzioni ai problemi. Ora, il governo sta cercando di trovare soluzioni, di questo gli va dato atto, ma forse pecca di una forma di autonomia che lo pone troppo spesso lontano dalle aspettative: la riforma della scuola sembra diventare un esempio di questo atteggiamento. E’ impensabile infatti costruire un serio cambiamento delle regole scolastiche ponendosi contro all'opinione della maggior parte del corpo docente, che esprime pareri contrari su molti aspetti della riforma. Ma preoccupa forse ancora di più la diversa sensibilità che sta emergendo fra governo e mondo della scuola, tenuto conto che il partito di maggioranza è proprio il PD, che rappresenta (fattivamente, dato che è stato eletto) una parte notevole di quel mondo. Sembra che emerga una diversa cultura della scuola, e questo sarebbe davvero un fatto  di notevole rilevanza. Sarebbe necessario aprire una riflessione, se le cose stanno in questi termini, indispensabile a questo punto.

Alcuni altri temi si sommano, e sono caratterizzati dalle stesse modalità: dalle tesi dello “sblocca-Italia”, a quelle del “Jobs Act”, che contengono alcuni elementi positivi posti su un’impalcatura ampiamente discutibile, passando da scelte energetiche contraddittorie, dall’assenza di politiche industriali, per finire alle riforme istituzionali e ai loro aspetti più critici. Ne abbiamo già parlato.

Se si vuole davvero tentare di trovare soluzioni concrete ai problemi, può essere utile aprire alla discussione e alle diverse opinioni. Senza posizioni ideologiche, e direi anche con meno fretta. La velocità sembra infatti essere diventata uno dei fini, invece che una proprietà dei mezzi, in un approccio accelerato e frammentato che fatica a costruire una visione del nostro Paese nel presente e nel futuro.

Ora, in politica si paga altrettanto velocemente il costo delle aspettative degli elettori. Una modalità più aperta e capace di ascolto potrebbe giovare, d’ora in poi.


politica interna
Congresso del PD dell'Emilia-Romagna sabato 23 maggio
18 maggio 2015

Si svolgerà nella mattinata di sabato 23 maggio a Faenza, presso la Sala Zanelli, in via Risorgimento 3, l’Assemblea Regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna. L’assise del PD si riunirà per proclamare segretario regionale il candidato unitario Paolo Calvano.

L’appuntamento di Faenza è l’ultima tappa del percorso congressuale del PD emiliano-romagnolo, dopo che sono state effettuate undici assemblee provinciali, nelle quali è stato votato il candidato.

Il documento programmatico di Paolo Calvano si può scaricare qui:

http://www.pder.it/bf/allegati/TOCCA_A_NOI_DOCUMENTO_PAOLO_CALVANO_7_aprile_2015_31531.pdf

 

SOCIETA'
Alla Festa in Montagnola
17 aprile 2015
Martedì 21 aprile prossimo inizia a Bologna la Festa Nazionale dedicata al settantesimo annivesario delle feste dell'Unità. La Festa si terrà presso il parco della Montagnola, luogo storico e centrale che ha ospitato le Feste dell'Unità cittadine fino al 1964.



L'inaugurazione della Festa si volgerà martedì 21 alle ore 18.00. Saranno presenti Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale PD, Paolo Calvano, candidato unitario alla Segreteria del PD Emilia-Romagna, Francesco Critelli, segretario del PD di Bologna.

Per saperne di più basta visitare il sito:

http://festaunita.pdbologna.org



SOCIETA'
Processi globali e risposte locali
11 aprile 2015

Aveva numerose qualità il movimento che, fra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, partendo dall’America si diffuse in tutto il mondo puntando l’attenzione sulle conseguenze di un processo quasi libero da vincoli o vie ragionate denominato “globalizzazione”. Un processo in corso, le cui fasi spesso precedono i tentativi di comprenderle, analizzarle, sistematizzarle. I partecipanti al movimento vennero battezzati “no-global”, anglicismo che riassume una generica contrarietà al processo di globalizzazione medesimo. Ne ho fatto parte, come esponente ambientalista, insieme a moltissime altre persone aderenti ad associazioni, sindacati, parrocchie, movimenti, o semplicemente liberi cittadini.

Ci sono state diverse manifestazioni di protesta in quegli anni riconducibili in qualche misura al movimento, o comunque alle tesi che proponeva, alcune delle quali hanno avuto conseguenze infauste, soprattutto a Genova nel 2001, dove sono accaduti i fatti per i quali ora il nostro Paese è chiamato a rispondere del reato di “tortura” dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.  E i fatti sono noti poiché negli anni scorsi sono stati più volte richiamati, esaminati e criticati dall’interno del nostro Paese, e dall’estero; mezza Genova devastata da autentici vandali (ricordate i “black bloc”, che nessuno sa chi fossero realmente), una manifestazione fuori controllo, la morte di Carlo Giuliani, le violenze alla scuola “Diaz” e alla caserma “Bolzaneto”. La Corte Europea sostiene che – secondo l’agenzia ANSA – l’aggressione compiuta da alcuni reparti della Polizia nella scuola “Diaz” il 21 luglio 2001 deve essere qualificata come tortura. Ora, il reato di “tortura” approda in Aula, visto che l’Italia è priva di una normativa in proposito, e si spera (come sempre) che si colmi la lacuna.    Di tutto ciò si è parlato molto nei termini della giustizia, della normativa, delle responsabilità, della società, dell’immagine del nostro Paese nel mondo.   Se ne è parlato di meno in termini puramente politici.

Dicevo delle qualità. Fra queste, l’eterogeneità dei partecipanti, insieme forza e debolezza del movimento. Associazioni ambientaliste, centri sociali, parrocchie, sindacati, associazioni di agricoltori, cooperative solidali, indios amazzonici e scienziate indiane, preti e missionari: una vasta espressione di culture diverse accomunate dalla ricerca di risposte a domande fondamentali. Innanzitutto, con la volontà di confrontarsi con i processi in atto.     Ciò che è stata chiamata genericamente “globalizzazione” è costituita da un insieme di fenomeni che modificano profondamente molti ambiti, i rapporti fra Stati, i rapporti di lavoro, i flussi delle merci, gli impatti ambientali. In un mondo disomogeneo in cui i diversi approcci alle tematiche del convivere civile escono dagli ambiti locali ed entrano in quello globale, se mancano regolamentazioni, guide, percorsi razionali si apre ogni possibilità ad un processo sostanzialmente non governato. Approfittarsi delle opportunità offerte è parte integrante dell’operare nell’economia di mercato con il fine della massimizzazione del profitto. Tutto ciò è diventato sempre più un insieme vario fatto di filiali di multinazionali che nei Paesi più poveri risparmiano sul costo del lavoro a scapito dei lavoratori locali, snaturamento delle comunità locali per via dell’abbandono delle attività tradizionali in favore delle nuove attività, impatti sull’ambiente per la produzione destinata ai mercati globali (un interessante esempio viene dall’olio di palma per i nostri detersivi, per i nostri biscotti, gelati, ecc. prodotto da palme piantate al posto della foresta preesistente, con conseguente riduzione degli ecosistemi naturali, e riduzione dell’assorbimento – anch’esso globale! – della CO2), estensione delle monocolture magari ogm, intensificazione dei trasporti per muovere da un capo all’altro della Terra le parti dei prodotti da assemblare altrove e conseguente aumento dei consumi di carburante (ancora la causa prevalente dei consumi di fonti energetiche fossili), delocalizzazione delle fabbriche dai Paesi avanzati ai Paesi in via di sviluppo con minori tutele del lavoro, l’aprirsi di conseguenza di un confronto sulla necessità o meno di “liberalizzare” il mercato del lavoro. Una catena di eventi che non sono stati governati e nemmeno approfonditi, e che hanno avuto ed hanno tuttora un effetto politico e culturale profondo che porta ad una riduzione dell’attenzione al “sociale”, all’”ambiente”, in favore della “liberalizzazione”, della libera concorrenza, del liberismo economico, in sostanza delle cause che hanno generato i problemi. Il cerchio si chiude.  E si chiude senza che nessuno nelle forme organizzate istituzionali abbia tentato un’analisi diversa da quella prevalente, un pensiero fuori dal mainstream.   

Il movimento “no-global” tentò appunto di fare questo, pur con tutti i limiti che un movimento può avere. I Forum sociali mettono insieme questioni aperte e volontà di affrontarle, come si dice, “dal basso”. E nel periodo in cui venne deciso di attaccare l’Iraq, per ragioni che rientrano completamente nel contesto di globalizzazione, una Marcia per la Pace Perugia-Assisi radunò molte centinaia di migliaia di persone contrarie alla guerra, che riempivano tutti i 24 chilometri del percorso dalla partenza all’arrivo, fornendo un colpo d’occhio straordinario. E’ lecito chiedersi ora se tale guerra sia stata una scelta condivisibile? Mentre ciò che chiamiamo Isis compie stragi in un diviso e martoriato territorio iracheno, e non solo là, forse vale la pena di richiamare in causa la storia recente per capire come si è arrivati sin qui.

Se i movimenti si affievoliscono nel tempo, i problemi invece restano, e vale ancora la pena di esaminarli per cercare soluzioni. La politica – che all’epoca partecipava marginalmente o non partecipava affatto - è stata troppo distante dal sentire delle persone per anni, dando di sè un’immagine distaccata che ha allontanato le persone medesime per numerose condivisibili ragioni. E soprattutto, ha rinunciato ad affrontare temi importanti con la non trascurabile conseguenza che i temi stessi non spariscono, ma restano e, semplicemente, non li si affronta. Dunque, vale ora come allora l’invito all’apertura, all’analisi, all’elaborazione politica di fenomeni di cui la politica stessa non può non tener conto. Per cercare soluzioni a problemi globali, partire dalla dimensione locale può essere un buon inizio.

 

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