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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCIENZA
Buone notizie: l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è realistico
20 settembre 2017
E' bello leggere buone notizie, e a volte se ne sente davvero il bisogno. Questa è una di quelle che ti cambiano la giornata.
Secondo un articolo uscito da poco sulla rivista Nature Geoscience, il mondo - vale a dire noi tutti - può ancora decidere di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  rispetto alla media della temperatura nella metà del secolo scorso. L'obiettivo, incluso nell'Accordo di Parigi come aspirazione al miglior risultato raggiungibile, sarebbe realmente ancora possibile. Questa valutazione di grandissima importanza emergerebbe da una ricerca condotta dall'Università di Exeter, in collaborazione con l’Universal College London, l’Environmental Change Institute di Oxford e la Oxford Martin School.

L'Abstract dell'articolo scientifico ci ricorda che l'Accordo di Parigi ha aperto un dibattito sulla reale possibilità di raggiungere e non superare 1,5°C di incremento della temperatura globale media, compatibilmente con le emissioni correnti e con l'aumento già avvenuto di circa  0,9°C  rispetto alla media calcolata sui decenni intorno alla metà del novecento. Restare entro quella cifra appare difficilissimo, e sono in molti a ritenerla troppo vicina ai valori già raggiunti per rappresentare un obiettivo realistico. Per contro, la speranza di riuscirvi è forte, per limitare i danni di un cambiamento al sistema climatico che già oggi - a più 0,9°C - provoca danni evidenti e alterazioni preoccupanti a parametri fondamentali. Se l'Accordo stabilisce la volontà collettiva di limitare l'incremento di temperatura ai 2°C, indica l'obiettivo desiderabile di 1,5°C per contenere ancor di più l'aumento e limitare il più possibile il cambiamento climatico di origine antropica.
Lo studio britannico mostrerebbe che contenere le emissioni climalteranti cumulative dopo il 2015 a circa 200 GtC limiterebbe il riscaldamento globale  a meno di 0,6°C nel 66% dei modelli del sistema Terra senza intervenire sugli altri parametri climatici, quota che crescerebbe fino a 240 GtC  a condizione che oltre alla CO2 siano controllati anche altri gas serra. Assumendo un picco delle emissioni e un successivo calo al di sotto dei livelli correnti per il 2030, e continuando poi con un calo più rilevante ma consistente con uno scenario realistico di forte mitigazione si ottiene un picco nella temperatura compreso entro un range fra 1,2°C e 2,0°C. Continuando nel corso del tempo con scenari opportuni di aggiustamento si riuscirebbe a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  entro questo secolo. Lo studio, che si differenzia da molti altri più pessimisti sui risultati, ricorre a dati più aggiornati.
Emerge dalla ricerca che si tratterebbe di un notevole, virtuoso e continuo impegno, ma il risultato potrebbe in tal modo essere alla portata della nostra società, senza implicazioni così gravose da mettere in pericolo il nostro sviluppo e la nostra coesistenza civile. Una possibilità concreta.
Viene da pensare che probabilmente la nostra società verrebbe esposta a gravissimi rischi per la sua sussistenza se non lo facciamo.

La responsabilità che grava su di noi che viviamo questa epoca è enorme: il futuro della civiltà umana così come l'abbiamo conosciuta spetta in gran parte alle decisioni che sapremo prendere ora. Questo è un momento cruciale della Storia, e siamo noi che lo viviamo coloro che hanno la possibilità di effettuare scelte capaci di orientare il cammino futuro verso una sconfitta con conseguenze potenzialmente gravissime o verso un miglioramento capace di conservare tutti gli elementi fondamentali e indispensabili costituenti del mondo che conosciamo.


La ricerca in oggetto è la seguente:

"Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5°C"

Richard J. Millar, Jan S. Fuglestvedt, Pierre Friedlingstein, Joeri Rogelj, Michael J. Grubb, H. Damon Matthews, Ragnhild B. Skeie, Piers M. Forster, David J. Frame, Myles R. Allen, Nature Geoscience 2017. Published online 18 September 2017

http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

POLITICA
Più di 120 Stati votano all'ONU un Trattato che bandisce le armi nucleari
17 luglio 2017
1.
E' probabile che il 7 luglio 2017 diventi una data storica, nonostante il silenzio della stampa:  quel giorno, all’assemblea dell’ONU è stato votato a larghissima maggioranza un trattato che mette al bando tutti i tipi di armi nucleari. Il testo è stato approvato con 122 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto, ed è frutto di una campagna internazionale promossa da International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Il testo può essere scaricato al link in calce. 
Tutte le potenze nucleari si sono opposte al bando, le cinque ufficiali, riconosciute dal Trattato di non proliferazione – Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina – e quelle non ufficiali: India, Pakistan, Israele e (forse) Corea del Nord. Le medesime non hanno partecipato ai lavori dell'assise ONU di NewYork, e lo stesso hanno fatto i Paesi loro alleati. Anche l'Italia era assente.

Il primo Articolo arriva subito al cuore del problema. Esso recita:  “Ogni Stato parte si impegna a non sviluppare, testare, produrre, fabbricare, acquisire, possedere o immagazzinare armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi in nessuna circostanza”, o a "trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente; o a  “usare o minacciare l’uso di armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi”. La prima parte del testo, l'impegno a non possedere armi nucleari, nella sostanza esclude quei Paesi che volessero entrare nel ristretto club delle potenze nucleari, visto che i Paesi che già le possiedono difficilmente arriveranno a distruggerle tutte - un'operazione che di per sé non è nemmeno semplice - mentre la seconda parte del testo, l'impegno a non minacciarne l'uso, è estremamente interessante. Infatti, rende illegale l'utilità che è sempre stata riconosciuta alle armi nucleari: la deterrenza. Il ragionamento che è sempre stato alla base dei rapporti nella cosiddetta "era nucleare", dopo le terribili esperienze di Hiroshima e Nagasaki, consiste nell'utilità delle armi nucleari come mezzo di dissuasione: nessuno può attaccare uno Stato dotato di bombe o testate missilistiche nucleari poiché la risposta sarebbe insostenibile da qualsiasi nazione, compresa una anch'essa dotata di armamenti nucleari. Il loro uso, insomma, aprirebbe la strada alla distruzione totale di uno o di ambedue i contendenti. E' chiaro c'è una disparità insita nel discorso: una potenza nucleare può attaccare uno Stato che non lo sia, e vincere facilmente; questo fatto ha portato ad una suddivisione del mondo in varie aree di influenza, con alleati schierati da una parte o dall'altra, protetti dalla dotazione nucleare del proprio alleato di riferimento (che durante oltre tre decenni del dopoguerra ha caratterizzato la "guerra fredda" fra i due blocchi con a capo gli USA e l'Unione Sovietica).
Dunque, viene vietata la deterrenza nucleare, aprendo una questione che sicuramente alimenterà il dibattito nel merito fra sostenitori della sua utilità e fautori del pericolo rappresentato dalla sua continua minaccia. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in particolare si sono opposti, sottolineando che il documento non guarda alle minacce internazionali alla sicurezza. 

Il trattato vorrebbe inoltre aumentare la pressione sugli Stati che sono potenze nucleari ad operare per andare verso il disarmo. L’articolo 4 esprime l’impegno a muoversi  “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.
L'articolo è stato volutamente tenuto aperto affinché le nazioni che possiedono armi nucleari, e che non hanno partecipato al trattato, possano aderire e adottare misure a loro discrezione al fine di eliminarle. Inoltre, il testo garantisce assistenza agli Stati e agli individui colpiti dall’uso eventuale di armi nucleari o dalla sperimentazione atomica, sancisce la necessità di bonifica ambientale (articolo 6) e impegna gli Stati Parte a farsi promotori del bando presso gli altri Paesi, in modo che il Trattato raggiunga l’universalità (articolo 12). Fino al 20 settembre il trattato potrà essere firmato e sottoscritto, ed entrerà in forza quando almeno 50 Paesi l’avranno ratificato.

L’obiettivo evidentemente non è soltanto dichiarare illegali le armi nucleari, ma agire affinché esse spariscano. Non sarà facile: nel peggior delirio che l'umanità abbia attraversato, definito la "corsa agli armamenti", sono state costruite migliaia di bombe nucleari, e migliaia di testate nucleari per missili, di potenza mai vista prima e capaci di inondare il territorio di radiazioni letali per secoli, in vista di un'autodistruzione assai migliore per celerità di quella che ci procuriamo per degrado ambientale. Ancora oggi, nonostante con i vari Trattati per il disarmo nucleare siano considerevolmente diminuite, le due maggiori potenze, Stati Uniti e Russia, ne possiedono migliaia, per tonnellate di uranio e plutonio che lasceremo a perenne (è proprio il caso di dirlo) ricordo della nostra era ai figli e ai pronipoti che abiteranno la Terra dopo di noi.

Il Trattato si trova al seguente indirizzo:

www.un.org/disarmament/ptnw

L'Avvenire ne ha dato notizia fornendo anche una versione del testo in Italiano:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/oggi-il-mondo-voter-no-allonu-a-tutte-le-atomiche


2.
Ancora una volta gli incendiari hanno la meglio sullo Stato italiano - perché di questo si tratta. Sono     per la massima parte criminali che agiscono sapendo quello che fanno, coloro che d'estate appiccano roghi per distruggere ettari di vegetazione con tutto ciò che c'è dentro, case, stalle, abitanti. Forse sarebbe opportuno intervenire per fare seria prevenzione, invece di lasciare parchi incustoditi, dove si può arrivare, piazzare gli inneschi, e andarsene indisturbati, sapendo di non venire praticamente mai individuati e consegnati alla giustizia. Condivido l'auspicio del loro arresto e condanna al carcere secondo la legge, ma la prevenzione viene prima, e non si tratta di un fatto impossibile. Ci sono le tecnologie per farlo, ed occorrono anche gli uomini sul territorio. Dove sono? Chi va per boschi sa che non si incontrano quasi mai.  Ci sono leggi nel nostro Paese che regolano il nostro rapporto con le specie selvatiche, flora e fauna, ma se non ci sono i controlli sono destinate a servire a poco.
Inoltre, la soppressione con accorpamento delle Guardie Forestali all'Arma dei Carabinieri - a cui ero e rimango contraria, con il massimo rispetto per entrambi i corpi - è un passaggio delicato che richiede riorganizzazione adeguata, senza danni all'attività sul territorio. Non si può lasciare lo stesso al controllo degli incendiari, come appare dalle cronache di questi giorni.

SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

ECONOMIA
1. Il Capitale 2. Ricerca avanzata in Emilia-Romagna
6 marzo 2017
1.
Il Capitale. Quello più prezioso.
Secondo quanto riportato sul sito del Ministero dell'Ambiente, il primo "Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia" è stato consegnato dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. La notizia è positiva in quanto si andrebbe a colmare una grave lacuna di lunga durata, ma non si conoscono ancora i contenuti del Rapporto né gli estensori, visto che non ne è stato ancora divulgato il testo. Attendiamo la sua pubblicazione.
Sempre secondo quanto si legge sul sito, il documento è frutto di un lavoro svolto dal Comitato per il Capitale Naturale, composto da istituzioni ed esperti del mondo della ricerca, con l’obiettivo di affrontare il tema del legame tra lo stato dell’ecosistema, il benessere sociale e le prospettive economiche.
Il Rapporto raccoglie e mette a sistema le informazioni sullo stato di conservazione delle componenti del capitale naturale: acqua, suolo, aria, biodiversità ed ecosistemi, avvia un modello di valutazione del Capitale Naturale, e apre a un'analisi degli effetti delle politiche pubbliche. Pare che il nostro Paese possieda un Capitale Naturale di notevole qualità e quantità, un patrimonio il cui valore non è stato ancora interamente rilevato nei sistemi contabili e statistici. Nel contempo, sono numerosi e incisivi i fattori di pressione antropica che incidono sul valore del Capitale Naturale nelle cinque Ecoregioni individuate: l'inquinamento atmosferico, gli effetti dei mutamenti climatici, l'accumulo di rifiuti non biodegradabili, il consumo di suolo, l'abusivismo edilizio, gli incendi boschivi, la perdita di biodiversità marina, l'introduzione di specie aliene invasive, lo sfruttamento non sostenibili di minerali e acqua, i cambiamenti di destinazione d'uso del territorio, la copertura artificiale del suolo con distruzione del paesaggio. Questioni certo di non poco conto.
Per seguire una procedura efficace, il Comitato individua alcune azioni da intraprendere: adottare un piano d'azione per il Capitale Naturale, sottoporre  preventivamente il DEF (Documento di Economia e Finanza) e le misure da inserire nel PNR (Piano Nazionale di Riforma) a una valutazione di coerenza rispetto agli obiettivi dell'Agenda 2030 e della Strategia di Sviluppo sostenibile, integrare la valutazione del Capitale Naturale nella pianificazione territoriale anche con lo strumento delle procedure di valutazione di piani, programmi e progetti, implementare le disposizioni riguardanti i criteri degli appalti di fornitura per il Green Public Procurement, rafforzare il sistema delle aree protette a terra e mare.

Previsto per la prima volta dal Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità, l'origine del Rapporto sul Capitale Naturale si colloca nel 2013, quando Andrea Orlando era Ministro dell'Ambiente e presentò il Collegato ambientale come “l’Agenda verde del governo”, all’interno del quale veniva istituito proprio il Comitato per il capitale naturale, responsabile della redazione dell’omonimo rapporto. I tempi poi sono stati piuttosto lunghi, con il Collegato ambientale definitivamente approvato solo a fine 2015, e l’insediamento del Comitato nell’ottobre 2016.
L'iniziativa è stata positiva, si tratterà di vedere ora come verrà portata avanti, tenendo conto dell'estrema importanza della costruzione di un quadro realistico della situazione ambientale in un Paese come il nostro, dove non mancano gli interventi invasivi sul territorio, le irregolarità, gli elementi di un modello di sviluppo aggressivo, fino ad arrivare ai veri e propri reati ambientali.
Restiamo in ogni caso in attesa della pubblicazione di questo Primo Rapporto.

Per saperne di più si può consultare il sito del Ministero dell'Ambiente:

www.minambiente.it

2.
Big Data in Emilia-Romagna, che si conferma regione di punta dello sviluppo avanzato in Italia. 
Da Reading (UK) a Bologna, il Data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) si trasferisce per decisione presa dal proprio Council, superando altre possibili candidate ad ospitare il Centro. Da ora a giugno verranno definiti gli aspetti tecnici legati all'accordo.
Il Council del ECMWF ha riconosciuto la validità del progetto italiano, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e sostenuto dal Governo nazionale, che mette a disposizione servizi e infrastrutture logistiche di alto livello nella sede del Tecnopolo di Bologna all’ex manifattura Tabacchi, ed offre rilevanti opportunità di sinergie tecnico-scientifiche che si potranno realizzare a Bologna con i centri di ricerca presenti sul territorio regionale e nazionale. 
Una notizia davvero ottima, per l'Emilia-Romagna e per l'Italia tutta.

Maggiori informazioni in proposito si trovano sul sito del Comune di Bologna al seguente indirizzo:

www.comune.bologna.it/news/bologna-il-centro-meteo-europeo

SOCIETA'
1.Troppi spari in Italia alle specie protette (a partire dall'Ibis) 2.Una sfida che diventa aberrante
23 novembre 2016

1.

Sul sito del progetto europeo di reintroduzione dell’Ibis eremita, nell’ambito del programma Life+ Biodiversità dell’Unione Europea – sito internazionale scritto in italiano, inglese, tedesco; l’indirizzo è riportato in calce – c’è un allarme riguardante il nostro Paese: c’è scritto letteralmente “in Italia bracconaggio su larga scala”, e c’è anche una petizione dal titolo “Stop al bracconaggio in Italia”, dove si può firmare per chiedere che cessi l’uccisione della specie protetta. Nel nostro Paese, infatti, sono già cinque gli Ibis colpiti dai bracconieri.

Come si può leggere sul sito, l’Ibis eremita è una specie migratrice che era presente nell’Europa centrale fino al XVII secolo, e poi estinta per la caccia indiscriminata. Oggi l’Ibis eremita è una delle specie più minacciate a livello mondiale, ed un progetto dell’Unione Europea, con partner in Italia, in Austria, ed in Germania, prevede di reintrodurla in Europa.

Obiettivo del progetto è la reintroduzione entro il 2019 di questo uccello migratore, basandosi su uno studio di fattibilità elaborato a seguito di un esperienza decennale sviluppata nell’ambito del progetto di conservazione della specie dal gruppo Waldrappteam. Fra le misure, l’attuazione di interventi contro la caccia illegale a carico dell’Ibis eremita, in particolare in Italia.

Secondo il programma, oltre 120 Ibis eremita migreranno tra le pendici settentrionali delle Alpi e l’area di svernamento in Toscana. Una prima piccola colonia riproduttiva è già stata creata presso Burghausen in Baviera. Altre due colonie riproduttive verranno create presso Kuhl/Salisburgo ed Überlingen/Baden- Württemberg. Dal 2014  in poi sono in programma sei migrazioni guidate dall’uomo che partiranno dalle varie aree riproduttive fino al sito di svernamento comune.

Dunque, si prevede di rivedere l’Ibis eremita in volto nei nostri cieli, come era un tempo, secondo un progetto molto moderno. Non fosse che il progetto rischia di fallire perché nel nostro Paese gli sparano.

Se i bracconieri/cacciatori dell’Italia saranno la causa del fallimento del progetto, perché praticano la caccia illegale a specie protette, allora siamo di fronte ad almeno due problemi: uno, un tema di fondo riguardante la civiltà dell’attività venatoria nel nostro Paese, e due, un evidente problema legato ai controlli. I reati legati all’attività venatoria sono elevati ed in aumento, in un Paese che non ha mai avuto il rispetto della natura nel suo retaggio culturale. Le due cose insieme si completano a vicenda, formando un quadro oscuro che spesso sembra peggiorare invece di migliorare. Per coloro che hanno a cuore questi temi, si può firmare la petizione. Ma non è un’iniziativa che rincuora: viene da pensare che gli organi preposti dovrebbero risolvere il problema, o che la consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente naturale dovrebbe agire da sola negli individui, o nelle organizzazioni dei medesimi, a partire dalla politica.  

Il bel sito dedicato all’Ibis si può consultare al seguente indirizzo, dove si trova anche la petizione:

http://waldrapp.eu/index.php/it/it-home


2.

Politica. Riporto una dichiarazione di Giorgio Napolitano che condivido (traggo dal sito del Corriere): «Quella del referendum è diventata una sfida largamente aberrante. Sono convinto della necessità di questa riforma da oltre trent’anni, in cui il problema non trovava soluzione a fronte di necessità sempre più incalzanti». Lo ha detto il Presidente Napolitano a Porta a Porta, aggiungendo «Sono d’accordo su qualsiasi aggettivazione sulla prima parte della Costituzione fino all’art. 54. Quanto alla organizzazione della vita della Repubblica - rileva - troviamo le debolezze, soprattutto nell’equilibrio dei poteri costituzionali dove fu lasciato un posto minore al governo rispetto al Parlamento e alla Costituzione e poi si creò il pasticcio del bicameralismo paritario. Debolezze riconosciute dagli stessi costituenti». 

Si può condividere tutta o soltanto in parte la modifica della Carta Costituzionale contenuta nella riforma su cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre, ma la faziosità, la separazione, le opposte tifoserie, i toni ultimativi, che si stanno manifestando in questi giorni sono indice di un pessimo clima politico. Sarebbe opportuno restare nel merito, valutando ciò che è in grado di portare beneficio, o meno, al nostro Paese. Non è detto che le divisioni siano un fatto di per sè negativo se sono in grado di offrire terreno utile per confrontarsi e approfondire gli argomenti, ma lo diventano se implicano gradi di separazione sempre più ampi. Questi ultimi sono da evitare, ancor più se ci si trova nello stesso campo politico. Sta diventando una sfida aberrante, cerchiamo di renderla una competizione ricca e vera ridandole i giusti contorni.

 
politica interna
Giornata della Terra 2016
22 aprile 2016
Oggi, 22 aprile, e' la Giornata della Terra 2016.
Trascrivo la notizia tratta dal sito  www.ansa.it, canale "natura":

ANSA.  "Nella Giornata mondiale della Terra, oggi, all'Onu si firma lo storico accordo sul clima, raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, per fermare il riscaldamento del Pianeta. Sarà una cerimonia senza precedenti, con 165 capi di Stato o di governo - un numero record dal 1982, quando 119 Stati siglarono la Convenzione sul mare - con il premier Renzi e il ministro dell'Ambiente Galletti, che in un tweet dice: "siamo orgogliosi di Italia leader in green economy e rinnovabili". 

Tutti i leader metteranno la propria firma come impegno ufficiale al raggiungimento dell'obiettivo di restare "ben al di sotto dei 2 gradi" di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenerlo entro 1,5 gradi. Così, dicono gli scienziati, si potranno evitare conseguenze catastrofiche. Per frenare il global warming, la strada è ridurre fino ad azzerare entro la seconda metà del secolo le emissioni di gas a effetto serra mettendo un freno ai combustibili fossili e dando slancio alle rinnovabili.
Un contributo per assorbire l'anidride carbonica prodotta da fabbriche, riscaldamento, auto, lo danno anche gli alberi, e le foreste sono al centro della Giornata della Terra, evento nato nel 1970 negli Stati Uniti, e ora diffuso in 192 stati in tutto il mondo. Quest'anno, per la 46/a edizione, pone l'obiettivo di piantare tanti alberi quanti sono gli abitanti della Terra, 7,8 miliardi, da qui al 2020, quando ricorrerà il 50/o anniversario. Ci vogliono 96 alberi per assorbire l'anidride carbonica prodotta in media da una sola persona e tagliare alberi vuol dire ridurre l'assorbimento di CO2. 

Dopo il sigillo messo oggi al Palazzo di Vetro, ciascun Paese dovrà poi ratificare l'accordo a livello nazionale. In Italia ci dovrà essere il via libera del Parlamento. "

La speranza e' che lo strappo ambientalista che indubitabilmente si è consumato pochi giorni fa con il referendum che, nonostante non abbia superato il quorum, ha raccolto quindici milioni di voti, venga ricucito dal governo e da Matteo Renzi. 
Felice Giornata della Terra!

POLITICA
Nuove sfide attendono la politica
4 novembre 2015
Nuove sfide attendono risposte che la politica e' chiamata a costruire. Il fenomeno della migrazione di massa, i profughi da guerre e da condizioni di degrado ambientale, la sostenibilità del modello della crescita produttiva, le nuove conquiste scientifiche, i nuovi temi che interrogano l'etica, su cui l'aspetto religioso e l'aspetto laico si intrecciano strettamente. Argomenti che toccano ambiti diversi, dall'uguaglianza all'etica, dal rapporto dell'uomo con la natura alla scienza, biologica e fisica.
Quali finalità, quale etica dell'agire possono dare un senso a ciò che facciamo, alle scelte che inevitabilmente influenzeranno il futuro per un lungo periodo di tempo?

Nuove questioni si affacciano, ed escono sempre più velocemente dall'ombra.
La crisi che stiamo attraversando ormai da anni, la più profonda e duratura del mondo moderno, e' fase di un percorso che vede in un'oscillazione periodica la sua struttura normale nel tempo, o e' immagine e sintomo di una crisi di sistema, di un'evoluzione che porta alla necessità di elaborare nuove concezioni capaci di una migliore interpretazione del mondo e della società?
Se destra e sinistra si distinguono sulla base essenzialmente di un principio di uguaglianza, si può concludere, con Bobbio, che "occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".

Appuntamento a giovedì prossimo, 5 novembre, alle ore 20.30, presso il circolo del Partito Democratico Passepartout, a Bologna, per l'incontro pubblico "La politica di fronte a nuove sfide".
Ne parleremo con:

Andrea De Maria, deputato, membro Segreteria nazionale PD

Manlio Iofrida, filosofo, Università di Bologna

Umberto Mazzone, storico, Università di Bologna

Claudia Castaldini, Circolo PD Passepartout

Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Circolo PD Passepartout
SCIENZA
Riscaldamento dell'ambiente marino (visto dai coralli)
10 ottobre 2015

Gli scienziati del NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration, US) hanno rilevato un notevole ampliamento e peggioramento del fenomeno noto come “sbiancamento” dei Coralli.

Gli studi condotti mostrano che mentre le temperature degli oceani crescono si diffonde su un’area molto vasta che coinvolgerebbe almeno l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico una sorta di indebolimento dei Coralli che comporta come effetto visivo una progressiva decolorazione, che da rossa diventa sempre più bianca, e più in generale un depauperamento degli organismi e delle barriere coralline. Il fenomeno è così vasto ed intenso da portare gli scienziati ad affermare che l’attuale indebolimento dei Coralli è la più vasta e pervasiva minaccia alle barriere coralline nel mondo, e il terzo peggiore sbiancamento dei Coralli mai registrato.

Le foto mostrano fondali coperti di flora e fauna sottomarina chiaramente sofferenti, decolorati, poveri. Il fenomeno, noto da tempo, sembra che sia legato al cambiamento delle temperature negli oceani, e sta diffondendosi con velocità preoccupante. La causa principale sembra infatti che consista nell’innalzamento della temperatura dell’acqua marina: è noto che incrementi di temperatura di soli 1-2 °C per alcune settimane possono attivare processi di sbiancamento a seguito del collasso del ciclo della fotosintesi, con aumento della produzione di ossigeno che danneggia le strutture cellulari del corallo.



Per ulteriori informazioni, comprese le foto, si può leggere l'intero comunicato al seguente indirizzo:

http://www.noaanews.noaa.gov/stories2015/100815-noaa-declares-third-ever-global-coral-bleaching-event.html



SOCIETA'
Laudato si'
22 giugno 2015
Questa volta, davvero, e senza indulgere in apologetiche considerazioni, invito a leggere l'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" sul sito del Vaticano (indirizzo in calce). Va letta per entrare nel merito del pensiero della Chiesa cattolica al riguardo dell'enorme questione ambientale, va letta per trovare (finalmente) ciò che manca da sempre alla medesima questione: fondamentali principi morali - e ovviamente anche religiosi, per i credenti e i cattolici. 
La Filosofia costruita nei secoli e' quasi totalmente priva di analisi della relazione uomo-ambiente, ed oggi, in presenza di un enorme problema ambientale, ci troviamo privi degli strumenti etici per affrontarlo. Non li abbiamo mai costruiti, fatta eccezione di alcuni pensatori recenti (Passmore, Jonas, Taylor, Battaglia, per dirne alcuni) e tracce di approcci nel passato. Questo e' un grave limite, perché tentare di affrontare la questione soltanto sul piano scientifico - e si tratta di una questione scientifica - comporta il coinvolgimento soltanto di coloro che hanno gli strumenti scientifici e di coloro che personalmente hanno sensibilità e lungimiranza verso il tema. Il lavoro culturale che hanno svolto le associazioni ambientaliste e' stato importantissimo. Ma la carenza, o la mancanza, di un'etica del rapporto con la Natura costituisce un vuoto che allontana irrimediabilmente il problema dalla nostra percezione, e quindi dalla sua possibile soluzione.
Dal punto di vista cattolico, l'enciclica del Papa colma questo vuoto, aprendo forse anche un nuovo fronte laico. 

Dunque l'enciclica costruisce elementi di una base morale a molto di ciò che consideriamo il nostro impatto sull'ambiente. Gli effetti delle attività umane sono parte della nostra vita, e dobbiamo responsabilizzarci degli stessi. Siamo responsabili cioè di ciò che facciamo all'ambiente naturale, e agli altri esseri viventi che condividono con noi questo viaggio nel cosmo su un pianeta blu che è l'unica astronave che può ospitarci in sicurezza, e si può dire, in tanta bellezza. Su questa considerazione di base possiamo tentare di costruire un'etica della nostra relazione con l'ambiente naturale che possa aiutarci a dirimere problemi complessi, a cui non possiamo sottrarci.
Credo che si possa inoltre affermare che in tutto ciò c'è anche un riflesso della cultura ambientalista:  nata dal conservazionismo alcuni decenni fa, passata da temi "tecnici" come l'energia o il consumo di risorse, approdata alla politica, ora giunge a contaminare culturalmente ambiti ben più vasti. Si può dire che si tratta di una cultura di successo. Non certo terminato, ma in corso di interessante sviluppo.

Il sito del Vaticano si trova al seguente indirizzo:

vatican.va



SOCIETA'
Parco del Delta del Po, e Appennino Tosco-Emiliano, nella lista UNESCO!
10 giugno 2015


Il Parco del Delta del Po e l'Appennino Tosco-Emiliano sono entrati nella lista dell'UNESCO, fra le riserve della biosfera da tutelare e salvare.
Si tratta del massimo riconoscimento internazionale del valore naturalistico e storico delle due aree, per la loro biodiversità, per le caratteristiche della natura originaria che ancora posseggono, nonostante si trovino fra le aree più antropizzate del pianeta, per le testimonianze storiche in esse presenti, come una traccia di coloro che vi hanno vissuto dal lontano passato fino ad oggi.
Dalle valli della bassa padana, ai fenicotteri rosa, dal Bosco della Mesola con gli ultimi cervi autoctoni dell'Italia peninsulare, alle pinete impiantate nei secoli, dal contrafforte pliocenico, alle pievi nel bosco, dalle strade romane, ai resti delle antiche città etrusche.

Ora, massima tutela per due aree importantissime per la Natura e per la Cultura.

SOCIETA'
Le foreste ci proteggono - al 45503
19 maggio 2015
Segnalo la campagna del WWF in corso per sensibilizzare sull'annoso problema della deforestazione. Una questione enorme che pare negli anni non si riesca a scalfire, che vede contrapposti gli interessi di coloro che guadagnano da attività di sfruttamento diretto delle risorse naturali e coloro che ci vivono e sulle medesime risorse basano la propria sussistenza. Nel mezzo, gli interessi di noi tutti, che abbiamo l'urgente necessità di contenere l'alterazione della composizione atmosferica che porta al cambiamento climatico e l'inquinamento, ma che spesso siamo acquirenti, magari senza rendercene conto, dei deforestatori. 
Per partecipare basta inviare il proprio contributo tramite un sms al numero 45503, e magari, responsabilizzandoci tutti verso la provenienza e l'origine dei prodotti che acquistiamo, evitando quelli direttamente legati al taglio indiscriminato di vegetazione nelle grandi foreste primarie, ed in particolare evitando gli illeciti, come il commercio di animali o loro parti. La fauna selvatica delle grandi foreste e' essa stessa in pericolo per via della riduzione del proprio habitat, e per via della cattura e del commercio illegale.
fondi raccolti saranno destinati ad un progetto di difesa del Bacino del Congo, la seconda foresta pluviale del mondo: il progetto Dzanga Sangha nella Repubblica Centrafricana. Si tratta di un'area che negli ultimi anni sta rischiando di perdere un enorme patrimonio di biodiversità e risorse naturali a causa della deforestazione, del bracconaggio, delle illecite attività estrattive e dai recenti conflitti armati.

Per saperne di più si può visitare il sito:
www.wwf.it


SOCIETA'
L'Ora della Terra e' buia
27 marzo 2015
Sabato 28 marzo: l'Ora della Terra. Si spengono le luci per un'ora, in tutto il mondo, a partire dalle 20.30.

Per richiamare l'attenzione sulle enormi emissioni inquinanti e climalteranti generate nel mondo per produrre energia, e per sprecarne una parte cospicua.
Per ricordare la bellezza di uno dei maggiori fenomeni naturali: la notte buia. Senza luci si resta illuminati dalle stelle e dalla luna, immersi nell'oscurità naturale essenziale per i cicli biologici, anche umani. L'oscurità che ti permette di osservare bene innumerevoli fenomeni.

Nessuno conosce più il cielo stellato nelle città illuminate artificialmente. Una caligine giallastra le sovrasta, come un velo che le copre lasciando filtrare quasi niente. I pianeti più luminosi, le stelle principali, quattro o cinque, la Luna.
Per millenni, invece, la vita e' stata scandita dai moti celesti, la posizione di determinate stelle o le fasi lunari. Chiunque, anche e soprattutto marinai e contadini pur se analfabeti, sapevano come orientarsi nella notte senza strumenti. E sapevano quando vendemmiare, o seminare, o mettere il vino a seconda dei cicli celesti. 
Quel pezzo di Natura che sta sopra le nostre teste era parte integrante delle nostre vite. Ora, ci si sorprende di Venere vista attraverso la nebbia e lo smog della Pianura Padana. 

Per una sera, purtroppo soltanto per un'ora e certo non completamente, osserviamo il Mondo com'era. Senza quella bellezza rischiamo di perdere una parte della nostra umanità.

Change Climate Change:

www.wwf.it

www.earthhour.org


SOCIETA'
L'appello di Lima sul clima
16 dicembre 2014
Domenica scorsa, 14 dicembre, i partecipanti alla COP 20 di Lima hanno concluso i lavori approvando un documento dal titolo "Lima calls for Climate Action", una tappa fondamentale in vista della riunione di Parigi il prossimo anno, dove si discuterà un nuovo accordo globale sul clima. 
I commenti al testo finale sono stati diversi, dall'entusiastico rilievo dell'esistenza di una posizione comune in se', alla delusione per l'assenza di termini vincolanti che potrebbe limitarne l'efficacia. Una traduzione italiana del testo si trova sul sito "Climalteranti" nel post "Il richiamo di Lima per l'azione sul clima" (indirizzo in calce). Credo che l'accordo raggiunto a Lima sia importante poiché sancisce la continuità di un impegno di portata storica su un tema di tutela ambientale, con il più grande numero di Paesi coinvolti, con la proposta di un meccanismo permanente di innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, per un problema che è entrato nella coscienza collettiva a livello mondiale. Credo anche che si tratti di un testo debole (e' stato definito anche "appello"), ampiamente discrezionale nel seguito, che mantiene la variabile temporale nel limbo dell'indeterminazione, a fronte di processi fisici che si evolvono per conto loro sulla base della velocità dettata dalle leggi naturali. Il sistema climatico sta cambiando a causa delle emissioni inquinanti che a livello globale alterano la composizione atmosferica e lo farà alla propria velocità, senza attendere che noi ci apprestiamo - o meno - a sistemare i nostri parametri economici.
Di questo argomento (come solitamente accade) si è parlato pochissimo nel nostro Paese. 
Dunque, sembra che il problema sia diffusamente noto, ma tutto fa pensare ad una sua diffusa sottovalutazione. Come sempre accade riguardo i temi ambientali, mancando un'etica pubblica che formuli i termini della nostra responsabilità verso la Natura, siamo privi degli strumenti di base per indirizzare l'agire. Dobbiamo inventarli. E, in realtà, questo accade normalmente nella pratica, non senza successo. Soltanto che i casi positivi rischiano di non essere interconnessi, e soprattutto di non rientrare in un quadro teorico che ne definisca termini e valori. Con la non trascurabile conseguenza di non comprenderne appieno la rilevanza. Ma su questo aspetto tornerò più avanti.

L'indirizzo citato e' il seguente:
www.climalteranti.it


SOCIETA'
Cassandra (che diceva che si sarebbe persa una famosa guerra)
13 ottobre 2014

Che dire che non sia già stato detto? Che il territorio ha subito alterazioni profonde ad opera nostra, che le aree di naturale raccolta e deflusso delle acque quasi non esistono più, che è stato costruito ovunque in spregio alle regole geologiche ed al buon senso, che gli illeciti edilizi sono stati condonati più volte (da politici irresponsabili ed irresponsabilmente eletti, ma ora deresponsabilizzati dal tempo intercorso), che la Liguria è già delicata nella sua geomorfologia naturale, che non sono ancora stati utilizzati i fondi stanziati, che la burocrazia impedisce gli interventi…

Tanto per dire, faccio volentieri la parte di Cassandra, a cui ogni ambientalista nella vita viene associato prima o poi, per ricordare che da decenni - e non da soli due anni - coloro che denunciano gli scempi edilizi e del territorio e le conseguenze che avranno restano inascoltati, nella vana speranza che si vinca la guerra lo stesso (quella contro le leggi naturali).




Genova, Ottobre 2014, o 2011, o qualsiasi altro tempo o altro luogo dello scempio del nostro territorio.


SOCIETA'
La Provincia di Trento ha ucciso l'orsa Daniza. Ora i cuccioli devono sopravvivere soli.
11 settembre 2014
L'orsa Daniza e' stata uccisa. Non ha retto alla dose di anestetico che le è' stata iniettata. Ora la Provincia di Trento, nelle persone del suo Presidente e degli assessori competenti (uno dei quali è veterinario), dovra' risponderne.  E dovranno rispondere d'ora in avanti della sopravvivenza dei due cuccioli, rimasti soli nel bosco, per i quali un esperto come Danilo Mainardi ipotizza una fine altrettanto tragica.
Una vicenda sconcertante. Ogni qualifica la lascio ai lettori.
Una battaglia, purtroppo, persa da migliaia di persone che fin dal giorno dell'editto di cattura si erano mobilitate, arrivando ad interessare gli organi di stampa anche all'estero. Sul piano delle politiche naturalistiche, penso che sia necessario intervenire subito per verificare la situazione del progetto Life Ursus in Trentino.

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