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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Porta a Porta in replica - già vista mille volte
16 ottobre 2019
Ho seguito soltanto una parte del confronto di ieri sera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini, e non ho gli elementi per commentare tutta l'iniziativa televisiva di Porta a Porta. Mi aggiungo ai commenti, numerosi, soltanto per esprimere un parere generato nell'immediatezza dello sguardo allo schermo, sperando di non scrivere una banalità. La mia impressione - istintiva, personale, ma non di parte - è stata di aver dato un'occhiata al passato. Mi è sembrato di osservare una scena che, più o meno interessante che sia, si colloca fra gli eventi superati della politica italiana, qualcosa che appartiene ad un percorso già visto, e già effettuato. Questa impressione non riguarda perciò i contenuti espressi dai contendenti, ma la collocazione del dibattito sulla linea della strada su cui la politica è transitata finora. L'immagine trasmessa ieri sera si situa in modo del tutto naturale nel cammino già fatto.

Matteo Salvini è leader di una formazione politica che ha visto una grande crescita dei consensi nel corso di anni, è stato Ministro del Governo nazionale, ha fatto cadere quel Governo di cui faceva parte. Ora è iniziato un altro percorso.
Matteo Renzi, a cui va il mio interesse nel caso specifico per aver fatto parte fino a ieri del Partito Democratico, è Senatore, è stato Segretario del PD, è stato Presidente del Consiglio, ha avuto in mano partito e nazione. Ha guidato il maggior partito progressista del Paese ed il Paese stesso. Ora ha inizio anche per lui un nuovo percorso, per sua scelta: ha lasciato il PD e fondato una nuova formazione politica, Italia Viva. Quest'ultima partecipa al Governo attuale con incarichi a suoi esponenti di primo piano.
Il confronto fra leaders va fatto, per l'appunto, fra leaders. Nè il primo nè il secondo attualmente lo sono, se non delle rispettive formazioni politiche. Si è trattato perciò di un'interlocuzione fra dirigenti di partito ed esponenti sicuramente di primo piano della politica nazionale, ma non leaders, che hanno già governato l'Italia ed hanno loro stessi fatto scelte diverse.  Li ringraziamo - al primo andranno i ringraziamenti della destra, io mi limito a ringraziare la sinistra - ma ciò che è stato fatto è passato. A mio modestissimo parere, il passato non ritorna e non sarebbe nemmeno auspicabile che ritornasse.
La trasmissione di ieri sera va bene per i social, benissimo per commentare e scegliere "chi ha vinto" il confronto, ma si è trattato di una passerella con niente di nuovo, nulla che vada oltre. Portate già consumate. Magari con i piatti rimasti da lavare.

2.
Assai più importante è che il nostro Governo prenda posizioni nette nei confronti della Turchia, e che operi in Unione Europea affinchè tale diventi, ossia una vera Unione capace di esprimere una linea di politica estera e di difesa comuni e capace di incidere sulle vicende internazionali. Non so cos'altro debba accadere perchè l'Unione si rafforzi. L'iniziativa di guerra della Turchia è un attacco ai nostri valori fondamentali. Se non siamo capaci di difenderli mettiamo a rischio le basi stesse della civiltà europea.

POLITICA
Referendum trivelle I: le ragioni per andare a votare (se il governo lascia vuoti importanti ne subisce poi le conseguenze)
5 aprile 2016
Inizio con questo post una serie di interventi tesi a spiegare le ragioni insite nel referendum del prossimo 17 aprile, comunemente indicato come il referendum sulle “trivelle”, incominciando con le ragioni per cui andrò a votare.

La democrazia e, per quanto mi riguarda, la socialdemocrazia.

Considero un referendum, a prescindere dal suo contenuto, un momento di partecipazione popolare (nel senso letterale “del popolo”) che si trova alla base del concetto di democrazia. Il nostro modello democratico è di tipo rappresentativo, dove la sovranità del popolo è delegata ai suoi rappresentanti eletti nelle istituzioni. Credo sostanzialmente che si tratti di un modello soddisfacente, nel quale è racchiusa l’impossibilità (o l'indesiderabilità) di realizzare modelli diversi di democrazia in società complesse come la nostra, ma credo anche che la delega rappresentativa non esaurisca tutti gli spazi democratici che possono portare partecipazione e contribuire alla vita sociale della comunità. Uno di questi è il referendum.
L’istituto referendario nel nostro Paese è soltanto abrogativo, e prevede il raggiungimento di un quorum nella partecipazione del 50% più uno. Si è discusso molto sul significato del quorum introdotto dai padri costituenti, e senza entrare nel merito, si può affermare essere fuori di dubbio il fatto che fra le legittime scelte c'è quella di non partecipare al voto. Pur essendo una scelta legittima, però, è anche una decisione che ha un significato politico, che presenta almeno due aspetti: uno, cercare di fare fallire la consultazione referendaria addizionando l'astensione legata alla contrarietà al quesito all'astensione fisiologica, due, operare di fatto contro una consultazione popolare.
Per quanto un quesito referendario sia giudicabile e criticabile, suggerire di non rispondere astenendosi è - altrettanto fuori di dubbio - un'opzione contraria alla partecipazione popolare, all'attenzione positiva per l'espressione del parere della cittadinanza che un grande partito dovrebbe avere, contraria alla condivisione di spazi di democrazia. Una scelta difficilmente collocabile a sinistra, nel solco delle socialdemocrazie e dei principi che le guidano. Non basta che le scelte siano “legittime”, occorre anche che le scelte siano politicamente significative, e in questo caso il suggerimento della segreteria PD lo è, ma in senso contrario al sentire politico che dovrebbe esprimere.

La politica energetica.

Sembra incredibile, ma le uniche occasioni per parlare di scelte politiche in materia di energia sono i referendum che periodicamente ci ricordano che fra le azioni di governo ci sono anche queste.
Matteo Renzi domenica scorsa intervistato da Lucia Annunziata ha detto, fra le altre cose, che la scelta di ministri con profilo tecnico riguardo tematiche come quelle energetiche (in riferimento all'ex-ministro Federica Guidi) al momento della formazione del governo avviene anche a causa dell’opinione diffusa circa una carenza di competenze in materia da parte dei politici. Questa affermazione ha del surreale: in effetti, da anni viviamo la condizione per cui questi temi non entrano nell'agenda politica del Partito Democratico sulla pagina principale per scelta precisa di chi dirige il partito. Non si fatica ad immaginare che sia stata una scelta che ha guidato anche la formazione del governo. Semmai, è la ragione di tale scelta che Matteo Renzi dovrebbe spiegare agli italiani.
Una delle conseguenze di tale situazione, consiste nel vuoto, o quasi, lasciato: si sa che un vuoto, in politica, viene riempito da altri. Infatti, mentre da anni siamo pochi adepti a sostenere nel PD che occorre far politica anche energetica ed ambientale praticamente quasi invano (non dimentico la legge sugli ecoreati, ma non si tratta di politica energetica), altre formazioni si stanno occupando del tema, magari con facili posizioni decise sulla base della convenienza politica come il M5Stelle.
Invece, finalmente in questi giorni si parla di fonti di energia, di pozzi per la trivellazione del sottosuolo, delle ricerche nei fondali marini, di tecniche discutibili come l'air-gun per l'esplorazione e la ricerca, di oleodotti, di navi petroliere. Di rinnovabili, di Cop21, di carburanti e di industria. Vale a dire, della spina dorsale del sistema economico ed industriale italiano. Temi centrali per la politica e per il governo; ma temi di cui non si parla mai. Il ministro che ha dato le dimissioni pochi giorni fa, ricopriva nel governo guidato da Matteo Renzi uno degli incarichi principali.
Oltre a spiegare le ragioni per cui questi argomenti, nonostante la loro importanza, restano a margine del dibattito politico, sarebbe ora che il Partito Democratico (di cui Matteo Renzi è anche segretario) li ponesse al centro della propria azione politica, e che di conseguenza lo facesse il governo (a maggioranza PD).
Se tutto ciò è già significativo,  si può aggiunge la difficoltà politica inequivocabile legata al confronto fra il governo e le Regioni che hanno richiesto il referendum, molte governate da una maggioranza PD. Questo aspetto mostra un'azione politica sostanzialmente debole, incapace di mediare con gli enti locali interessati persino quando vicini politicamente.

Torno al tema del referendum, senza entrare nel merito della questione (lo farò nei prossimi giorni) per dire che andrò a votare.  Se l'unica possibilità  per esprimere il mio parere su un tema così importante passa da un quesito referendario, per quanto limitato o ostico possa essere, allora la raccolgo. E lo faccio senza lasciare cadere l'opportunità offerta da un istituto che, per quanto legittimamente vincolato ad un quorum, è un istituto di democrazia, di partecipazione, di coinvolgimento, in questo caso su temi che è ora che escano dalle segrete stanze.


POLITICA
La riforma concreta
23 gennaio 2015
Con l'intervento comunicato ieri da Mario Draghi si compie una svolta nelle politiche dell'Unione Europea che coinvolge ben più delle politiche monetarie. Si tratta di un passo ulteriore verso una vera Unione che abbia la capacità, e soprattutto, la volontà di intervenire per armonizzare le situazioni che si presentano al suo interno e indirizzare le politiche a beneficio di tutti gli Stati, superando l'attitudine di alcuni a promuovere se' stessi anche a scapito di altri (la Germania guidata da Angela Merkel ne è il miglior esempio). Questo passo in avanti ha un significato che va ben oltre le politiche monetarie e il ruolo della BCE, chiaramente importantissimi, coinvolgendo l'essenza stessa dell'Unione - che cosa siamo e che cosa vogliamo essere in futuro.
Nello specifico, la Banca Centrale Europea stampa moneta e dal prossimo marzo compra sul mercato finanziario titoli di Stato (e non solo) per un totale di ben 1.140 miliardi. Ci sono dei limiti da rispettare: per non più del 33% del debito di ciascun emittente, e del 25% per ciascuna emissione. La BCE non si assume tutto il rischio, ma il 20% del totale, lasciando l'80% alle banche centrali nazionali.
Il provvedimento dovrebbe comportare un abbassamento dei tassi d'interesse con beneficio per gli Stati e di conseguenza anche delle altre obbligazioni, e un deprezzamento della valuta, alleggerendo così il peso che alcuni Stati sostengono e gli aspetti negativi che le esclusive politiche di rigore portate avanti sin qui hanno generato. 
La portata di tutto ciò può essere limitata, come molti commentatori sostengono per varie ragioni, ma il cambiamento c'è stato, e per ottenerlo e' stata necessaria una lunga opera di convincimento dei più riottosi, soprattutto negli ambienti tedeschi, che da sola testimonia il grado di importanza dell'evento. Politicamente, le destre europee che ostacolano da sempre i processi di integrazione senza reali argomenti (in un recente dialogo televisivo, Marine Le Pen definiva i ragionamenti sulle politiche riguardanti l'Europa e le ragioni stesse dell'Unione di Massimo D'Alema  "sermoni", mentre lei non riusciva a fare un ragionamento politico che fosse uno, non allontanandosi dall'espressione del suo puro e semplice nazionalismo) segnano ora un punto a sfavore, se tutto funzionerà nel verso giusto.

Sul fronte italiano, Matteo Renzi risponde con le riforme, elemento centrale offerto alla Merkel nell'incontro di Firenze. Il problema e' "quali" riforme. Il confronto in corso nel PD mostra tutta la divergenza di opinione fra la maggioranza del partito e la minoranza interna, dove si aprono questioni sull'identità del PD a guida Renzi. Credo che il tema dell'identità del partito sia ormai centrale e non soltanto in riferimento alle riforme istituzionali ed elettorali ma, come abbiamo più volte sottolineato, in relazione anche a scelte discutibili - e mai discusse - in materia di energia, di vincoli ambientali, di privatizzazioni, o di regole in materia di lavoro.
Chi decide cosa, e su quali basi, e' il vero punto centrale della questione. Fermo restando che alcuni temi sono stati resi marginali nel corso degli anni proprio dalla sinistra, che ora fatica a farli propri. In un sondaggio presentato da Rai News 24 (Ipsos, non commissionato da ambientalisti), gli italiani considerano al terzo posto fra le maggiori minacce mondiali i cambiamenti climatici. Al primo posto, c'era il terrorismo, al secondo la crisi economica. Dunque, anche se questi temi sono fuori, o quasi, dall'agenda politica, con la sinistra (figuriamoci la destra) che li ha abbandonati da almeno due decenni, essi non sono spariti. Si è semplicemente rinunciato ad affrontarli - se non in misura limitata e parziale - si è rinunciato a rappresentarli, e ad elaborarli su un piano politico. Una rinuncia che ancora continua per una serie di ragioni legate alla naturale inerzia di una situazione complessivamente stabilizzata e datata. 
Bene dunque gli italiani, che spesso superano coloro che li rappresentano individuando i problemi a cui occorre trovare risposte. Magari molto concrete e capaci di compiere svolte decise come l'intervento di Draghi.
politica interna
Quando la voglia di fare, da sola, non basta (anche se ci piace)
6 gennaio 2015
Ho apprezzato la lettera inviata da Matteo Renzi agli iscritti PD per augurare un buon 2015, propositivo e ricco di spunti. L'ho apprezzata per la voglia di fare che riesce a trasmettere, per l'approccio diretto ai problemi su cui poi, senza facili entusiasmi, proveremo ad entrare interessandoci al merito. Contiene molti temi su cui vale la pena soffermarsi, ma partiamo dal nostro, il più negletto nel Partito Democratico che, invece, ritengo dovrebbe essere fra quelli posti più in luce.
Renzi cita fra i tanti anche un prossimo Green Act, un testo su ambiente ed economia che arriverà nei prossimi mesi (non mi fisso sul cronoprogramma). Si tratta di una scelta favorevole allo sviluppo dell'Italia in termini attuali e favorevole ad una riduzione degli impatti ambientali, un processo positivo in se'. Questo prossimo testo sull'ambiente dovrà inserirsi, però, nel contesto formatosi nel tempo anche a seguito di decisioni prese dall'attuale governo, che comprende vari provvedimenti, di cui abbiamo più volte parlato, finalizzati a ridurre regole e vincoli per promuovere uno sviluppo largamente tradizionale (ovvero ambientalmente invasivo). Ci sono stati anche provvedimenti positivi, come il collegato ambientale alla legge di stabilità, ed altri ne arrivano, come la Strategia per l'Adattamento ai cambiamenti climatici, ma resta un quadro assolutamente non definito sul tema. 
La scelta discutibile di aprire alla ricerca di idrocarburi nei nostri mari, evidentemente presa da qualcuno che non ha previsto il recente calo del prezzo del petrolio, in realtà non è mai stata discussa nel PD. Credo che, in ultima analisi, si tratti di una scelta addirittura estranea alla linea di politica energetica che il PD dovrebbe avere, stante la sua collocazione politica, e stanti i suoi documenti di "nascita", Statuto e Manifesto dei Valori - fermo restando che nel governo il PD non è solo. 
Il tema di quale sia la politica energetica del Partito Democratico resta presente da sempre ed e' tuttora invariato; si tratta di un tema fondamentale sia per la sua importanza, sia per il fatto che è un tema in grado di caratterizzare la collocazione politica di un partito. Non è trascurabile sapere quali indirizzi una formazione politica  intende portare avanti in questo ambito. Gli elettori PD credo che siano interessati a sapere se la formazione che hanno votato o intendono votare punta su rinnovabili, efficienza e risparmio, oppure su fonti fossili, carburanti, consumi e impatti relativi su ambiente e salute. Se, secondo Bobbio, la sinistra si caratterizza per la ricerca dell'eguaglianza, allora l'eguaglianza riguarda anche le generazioni future che dovranno abitare questo pianeta e vivere nel suo ambiente (non abbiate paura, colleghi politici e di partito, a pronunciare questo bel vocabolo), se la sinistra, secondo Renzi, si caratterizza per la predisposizione all'innovazione, allora non c'è ora innovazione migliore sotto ogni profilo di quella per le energie pulite ed il risparmio. 
Questo sarebbe il vero cambiamento da portare avanti da parte di chi afferma di voler "cambiare l'Italia", la vera trasformazione utile alla collettività, anche a rischio di toccare qualche posizione beneficiante dello status quo. Vedremo se Matteo Renzi sarà in grado di raccogliere la sfida, e vedremo se anche gli altri leaders del partito saranno analogamente in grado, visto che ora la politica sceglie altri percorsi in modo molto netto, ma poco dibattuto. Se la voglia di fare non è sostenuta da profonde analisi politiche e sociali si rischia l'incompiuto, un luogo della pratica politica e amministrativa potenzialmente più deleterio del business as usual per il nostro Paese.



politica interna
Sul nuovo Governo/2
17 febbraio 2014

Ciò che sta facendo il PD guidato da Matteo Renzi in questi giorni è giustificabile in una fase straordinaria - nel senso letterale di “fuori dall’ordinario” – ben oltre, quindi, il semplicemente comprensibile, sulla base della sua propria convenienza politica. Se ne è parlato molto in questi termini, infatti, senza ampliare lo sguardo al di là delle vaghe dietrologie che i commentatori sempre si sforzano di individuare.  In realtà, la fase che stiamo attraversando è eccezionale almeno per la concomitanza di due eventi, che corrispondono al problema della legge elettorale, che impedisce il passaggio dalla consultazione degli elettori, e al problema del venire meno della rappresentatività del governo Letta a maggioranza PD rispetto al PD stesso come è emerso dal congresso (questione che Fassina evidenziò immediatamente). Questi due vincoli insieme impediscono ogni altra opzione. A tutto ciò si aggiunge la diffusa percezione di difficoltà in cui si muoveva da tempo il governo stesso, nonostante ogni concessione possibile fondata sulla complicazione del contesto.  Dunque, la strada scelta da Matteo Renzi è praticamente obbligata, e in parte desiderata da molti.

La minoranza della sinistra del partito ha scelto di sostenerla, sicuramente soppesando bene le conseguenze che avrebbe generato fra i propri sostenitori, a loro volta e con molte buone ragioni per nulla inclini ad accettare serenamente un’operazione del genere. E ha fatto bene: una posizione diversa sarebbe stata una strada chiusa, forse più gradevole, persino più facile, ma chiusa.

Forse, in questi passaggi mancano i valori, i grandi ideali nella cornice dei quali si dà forma alla proposta politica, le fondamenta su cui si costruisce l’edificio tangibile e concreto con cui ci si propone di governare. Questo è sicuramente vero, ma si tratta di un vuoto che caratterizza tutta la politica italiana, non soltanto il PD, e non soltanto il modo con cui si sono avvicendati due o tre governi. Se mancano i grandi obiettivi comuni, il meglio che si possa fare al momento è pensare con grande senso pratico, il peggio che si possa fare è dividersi internamente alle formazioni politiche e passare allo scontro. Pur non mancando la seconda opzione, per ora stanno prevalendo vie puramente politiche. E’ il precorso preferibile in questo periodo. Per ricostruire un ambiente fatto di valori comuni e obiettivi forti occorre tempo.

politica interna
Sul nuovo Governo
15 febbraio 2014

Attendiamo con fiducia che il nuovo Governo guidato da Matteo Renzi esprima in alcuni Ministeri importanti - e sottolineo importanti - come l'Ambiente, l'Agricoltura, la Cultura, personalità che abbiano esperienza e competenze specifiche.

In particolare, il Ministero dell'Ambiente non può essere luogo di scambio di posizioni: tematiche come la gestione del territorio, l'energia (che richiederebbe un Ministero ad hoc), il servizio idrico e la qualità dell'acqua, la qualità dell'aria, le aree protette, non possono essere relegate all'offerta di posizioni in una logica di scambi fra esponenti di partito privi di esperienza sul campo, come troppo spesso è avvenuto in passato.  Il Partito Democratico ha al suo interno ambientalisti con lunga esperienza, per cui non esiste una mancanza di offerta ecologista vicina al partito o al suo interno, ma al contrario, esiste una componente fatta di  persone con specifiche competenze che troppo spesso (come abbiamo a volte denunciato) si trovano ai margini del dibattito politico interno.

Se Renzi vuole davvero innovare non può dimenticare il settore dell'ambiente e il settore dell'energia. Ciò che sembra evidente a volte non corrisponde ai percorsi che la politica consente: inrtervenire su questo punto è centrale nella costruzione di un percorso di cambiamento adeguato al presente. 

politica interna
Il cambiamento indispensabile che, ci auguriamo, porti a noi tutti il PD (anche se, ancora, non ovunque)
29 dicembre 2013

Il dibattito politico di questi ultimi giorni dell’anno rimarca inevitabilmente la distanza del Partito Democratico nuovo che è uscito dalle consultazioni primarie da un’impostazione di governo che difficilmente Enrico Letta – al quale, va detto, va il nostro apprezzamento per il lavoro che svolge in un contesto non semplice – può far passare come innovatrice, o come esempio dell’agire politico della generazione nuova che ha soppiantato il gruppo dirigente precedente, a cui lui stesso peraltro apparteneva e per un periodo di tempo adeguatamente lungo (l’età anagrafica non c’entra per nulla). Le parole di Davide Faraone nei confronti del governo sono state sicuramente eccessive (“o si cambia o si muore”) e presto liquidate da Matteo Renzi (“uno sfogo di pancia”), ma la successiva sottolineatura della distanza che lo separa dai membri del governo (“Io non sono come loro” riferito a Letta e ad Alfano) ha mostrato con chiarezza tutta la difficoltà di un cambiamento nel partito di maggioranza del governo avvenuto nel mezzo del guado, dove se non passi alla riva entro un tempo utile rischi di finire trascinato via dalla corrente.

E sarebbe davvero un guaio se il PD nuovo a segreteria Renzi e presidenza Cuperlo finisse nella corrente, lontano dal raggiungere gli obiettivi e i traguardi che milioni di elettori alle primarie hanno fiduciosamente posto nelle loro mani. Un guaio serissimo per loro e per l’Italia, nel momento in cui l’unico grande partito che ha la possibilità e la capacità di sollevarne le sorti mancasse anche quest’occasione. Spetta alla dirigenza PD guidare la partita nel migliore dei modi, senza dimenticare che non saranno soltanto i giochi della politica a portare al risultato ma anche il comune sentire della cittadinanza, da tempo saturo dei meccanismi stantii che a volte la politica mostra.

Per quanto ci riguarda, rileviamo la totale assenza di rappresentanza ambientalista nel governo: un fatto mai accaduto nei governi di centrosinistra degli ultimi vent’anni, e che pure in un governo di coalizione con formazioni di centrodestra avrebbe potuto essere evitato. Su questo fronte, rimarchiamo la tendenza da tempo in regressione proprio nel Partito Democratico dove, dopo un avvio promettente con la costituzione della componente degli Ecologisti Democratici (Ecodem) lo spazio è andato restringendosi sia a livello nazionale sia locale. La trasversalità rispetto alle altre componenti ha spesso giocato a sfavore nell’attribuzione di incarichi e posizioni. A questo proposito, si configura come un elemento fortemente positivo il fatto che Matteo Renzi abbia chiamato Chiara Braga, esponente Ecodem, ad occuparsi di ambiente nella sua segreteria.

Un fatto non scontato, come dimostrano esperienze pregresse o in atto a livello locale: nella federazione più grande d’Italia, Bologna, per fare un esempio a noi ben noto, la componente Ecodem continua a venire ignorata dal Segretario locale recentemente rieletto da candidato “al di sopra delle mozioni”, Raffaele Donini, che dopo aver mostrato aperta sottovalutazione dell’esperienza ambientalista porta avanti un agire politico ampiamente superato dalle circostanze. In questa valutazione non entra per nulla la sensibilità personale più o meno marcata verso tematiche specifiche, che esprime comunque una limitazione quantomeno inopportuna, ma entra molto quell’esigenza di cambiamento che non può essere ignorata, e quella richiesta di apertura che non può assolutamente fare a meno dei movimenti, delle forme associative, culturali, espressive, attive nella cosiddetta società civile. Se a Bologna non si sono ancora accorti che esistono, e sono attive da tempo, associazioni ambientaliste, e moltissime altre espressioni del civismo, sarà meglio che se ne avvedano prima o poi - forse meglio prima che poi. In ogni caso, ancora il passaggio non è avvenuto, segno di un ritardo nell'interpretazione del rapporto con la società che non può non segnare l'operato di un partito politico.

Il cambiamento, positivo e capace di riportare fiducia nella politica, di cui ora è espressione il Partito Democratico – anche se ancora non ovunque - non si fermerà, e questo è anche un augurio che facciamo a noi tutti in vista dell’anno nuovo. Buon 2014.

 

 

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