.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


*

 

 

Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di luglio:

 

In questo mese ben 5 pianeti in cielo, e l'eclisse di Luna il 27 luglio, con Marte in opposizione. Davvero da non perdere, quando il tepore delle brevi notti estive aiuta la permanenza all'aperto.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio è osservabile nella prima parte del mese, ad occidente dopo il tramonto del Sole.

 

Venere

Come Mercurio, la stella più brillante del cielo è ben visibile ad occidente, la sera dopo il tramonto.

 

Marte

Il pianeta rosso è osservabile a Sud-Est la sera intorno a mezzanotte e per tutta la notte, nella costellazione del Capricorno. Bellissimo, si avvicina all'opposizione del giorno 27.
 

Giove

Giove è ancora visibile a Sud-Ovest, ma la durata dell'osservabilita si va accorciando progressivamente.

 

Saturno

 

Splendido e facile da osservare, il pianeta con gli anelli, la sera guardando alto nel cielo in direzione Sud-Est.

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Questione di DNA
14 ottobre 2018
Nell'Amaca di Michele Serra pubblicata oggi (domenica 14 ottobre) su Repubblica viene proposta una visione netta, e per certi versi sorprendente, della struttura genetica del Movimento 5 Stelle: un movimento che possiede nel suo DNA l'ambientalismo. 
Serra parte infatti da un problema reale - l'incremento del livello consentito di sversamento di idrocarburi nei campi - per argomentare che "la sola qualità pentastellata sulla quale pareva si potesse confidare" fosse la cura ambientale, seppur ora minacciata dall'attività di governo, non così ambientalmente sostenibile. Dunque, l'ambientalismo, che "era nel DNA" del movimento, pare ora fuoriuscito dalla finestra aperta da una mutazione genetica - nè più nè meno che la stessa che hanno subito tutte le formazioni politiche che hanno governato il nostro Paese.

Possiamo affermare che non c'è stato nessun partito in Italia che abbia portato e perseguito al governo del Paese una politica coerente di decarbonizzazione dell'economia, senza apparire ingiusti se non ricordiamo diverse scelte positive in materia che pure sono state fatte. Conosco molti che, a seguito di questo fatto, hanno sostenuto i 5 Stelle riponendo la propria fiducia, a mio modo di vedere, su qualcosa che assomiglia molto all'ultima spiaggia. Conoscendo bene il PD, in cui sono entrata all'origine come socio fondatore, e la sua fatica a far propria una chiara politica ambientalista non sono sorpresa da una scelta di tal genere. 
Ma da qui ad affermare che il Movimento 5 Stelle abbia l'ambientalismo nel DNA ce ne corre. 
Averlo nel proprio patrimonio genetico significa innanzitutto averlo praticato nel corso del tempo, con tutto ciò che questo comporta, e senza togliere nulla a nessuno, credo che questa pratica appartenga in Italia soltanto alle associazioni ambientaliste - oltre agli organismi tecnico-scientifici, naturalmente, ma ci si riferisce qui al contesto politico. Così, sgombriamo immediatamente il campo. Con questo non intendo certo affermare che le stesse abbiano sempre ragione, ma che siano rappresentative del tema e di chi lo segue. Gli altri non lo sono. Punto. 
In secondo luogo, il legame fra un movimento che si fonda su una forma di democrazia diretta e l'ecologia politica semplicemente non c'è. Non esiste in nessun modo una consequenzialità fra una forma di scelta degli eletti e uno stile di formazione del consenso e una linea politica, ambientalista o altro. Credo che l'azione del governo sia la dimostrazione plastica di questo: l'assenza totale di una linea politica identificabile. Ho scritto spesso della carenza identitaria del PD e dell'azione altrettanto scarsamente identificabile, ma ciò a cui assistiamo in questo periodo supera ogni livello. 

L'ambientalismo non si inventa dall'oggi al domani, non è una spilla da apporre sul bavero, non è nemmeno una qualifica identitaria. Per quanto mi riguarda deve essere scientificamente fondato, pur rispettando ogni forma di sensibilità verso l'ambiente naturale e i suoi equilibri. Collocarlo nel contesto politico non è facile. Ci hanno provato spesso, a sinistra, a destra, trasversale, in una formazione politica specifica. Norberto Bobbio, nel suo classico "Destra e Sinistra" richiama i concetti fondamentali per la sinistra di libertà, eguaglianza, pace, diritti, e ci invita alla fine "ad alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".  Ad "estendere i principi di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano". Se abbiamo una responsabilità nei confronti della Natura e delle altre specie che abitano la Terra, essa si colloca in una visione progressista del mondo, mentre una visione di destra porta allo sfruttamento a cui stiamo purtroppo assistendo. Eguaglianza e diritti non esisteranno mai senza un mondo abitabile per tutti, ambiente e lavoro non possono essere in contrasto se non in un ambito produttivo vecchio stile orientato esclusivamente al profitto, la libertà di respirare aria pulita o vivere in centri urbani sostenibili non può essere privilegio di pochi, il cambiamento climatico è una sfida per tutti e non soltanto per gli abitanti delle periferie del terzo mondo.

L'estrema limitatezza, si può dire l'esiguità, del contributo della sinistra italiana da quando il tema ambientale è diventato prioritario nei fatti in contrasto spesso con le parole spese fa sembrare la posizione descritta sopra puramente retorica. Ma i limiti e gli errori fatti nel ricamo non possono cambiare la tela: una sinistra vera e degna di tale nome non può che essere anche ambientalista. Non c'è bisogno di inventarsi movimenti ad hoc, c'è piuttosto bisogno di impegnarsi, forse anche per recuperare il tempo perduto. 

Ringrazio Michele Serra per le sue Amache sempre capaci di suscitare riflessioni. Questa proprio non poteva sfuggirmi.


CULTURA
Matematica - e scienza - democratica
5 settembre 2018
Tra pochi giorni inizia il nuovo anno scolastico, e trovandomi ad essere una docente di matematica e fisica al liceo, vorrei questa volta spendere qualche parola sulla scuola, esulando parzialmente e per una volta dai temi portanti di questo blog.

Secondo un'indagine dell'Ocse, è "analfabeta matematico" un ragazzo italiano su quattro, mentre il 24,7% degli alunni di 15 anni non supera il livello minimo di competenze in matematica.
Si legge sul sito di Save The Children (all'indirizzo indicato in calce) che secondo i test PISA "In Italia una percentuale non indifferente di adolescenti non è in grado di ragionare in modo matematico, utilizzare formule, procedure e dati, per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni, in contesti diversi. L’Italia si colloca, nella speciale classifica dei ‘low achievers’ in matematica, al 24° posto su 34 paesi OCSE." E ancora: "In ambito europeo, l’Italia si posiziona prima soltanto del Portogallo, della Svezia e della Grecia, che presentano rispettivamente le seguenti percentuali di ‘low achievers’: 25%, 27% e 36%."
Pisa in questo caso è l'acronimo di Programma per la valutazione internazionale dello studente, su cui si possono avere maggiori informazioni all'indirizzo indicato più sotto. Sulla home page del sito si trovano alcune figure interattive dalle quali si può facilmente capire a quale livello si trovi l'Italia nel quadro internazionale in vari aspetti della preparazione scolastica ed in quella scientifica in particolare: nella media o sotto la media.

Siamo un popolo di ignoranti matematici, e più in generale, di ignoranti scientifici, e a dirla tutta, non occorrevano le statistiche a ricordarlo: di solito lo sappiamo da soli. Certo non tutti possono essere scienziati o ingegneri; si sta affrontando qui il problema da un punto di vista che di solito viene indicato come cultura generale. Una scarsa cultura matematica e scientifica caratterizza il nostro Paese da tempi immemori, e la scuola fatica a modificare quello che è principalmente un atteggiamento collettivo, ben radicato, e collocato fra le altre qualità che caratterizzano il nostro Paese.
L'idea che la matematica non serva nella vita a meno che non si affronti uno specifico indirizzo di studi è pervasiva, e di solito viene affiancata all'idea che la stessa sia troppo difficile rispetto alla norma. Lo stesso accade più o meno per tutte le discipline scientifiche, mentre non ho mai sentito nessuno mettere in discussione l'utilità dei Promessi Sposi - detto, sia chiaro, con tutto il dovuto rispetto al Manzoni. 
Sulle cause di questa tendenza anti-scientifica nazionale sonno state scritte molte pagine, non ne ripeteremo i concetti principali qui, perchè il punto ora importante è un altro: come uscirne. Come allargare le competenze tecniche e scientifiche in Italia, tenendo presente che il nostro Paese ha, ed ha sempre avuto, livelli di eccellenza nei settori scientifici.
Ma forse è bene spiegare prima perchè occorre farlo. 
Abbiamo costruito una civiltà tecnologica e scientifica. In essa viviamo la nostra vita, lavoriamo, ci relazioniamo con le altre persone, studiamo, curiamo le malattie, organizziamo la comunità, elaboriamo nuovi concetti, inventiamo nuovi strumenti e nuove modalità in ogni campo. Tutto ciò lo facciamo con motori, elettricità, apparecchi radiotelevisivi, radiografie, strumenti vari per la medicina, telefoni cellulari, computer, collegamenti ferroviari e stradali, pompe per l'acqua, dighe, macchine agricole, sensori, laser, radar, sonar, microchip, nuovi materiali, e molto altro ancora. A parte coloro che vivono ancora nella Natura, popoli che si trovano ai margini del villaggio globale e che ci restituiscono almeno l'dea di ciò che eravamo, tutti noi viviamo immersi nella tecnologia e di essa ci nutriamo ogni giorno. E di cosa sono fatti gli strumenti della tecnologia? Di materiali specifici, di onde elettromagnetiche, di elettroni, di campi magnetici, di campi elettrici, di onde sonore, di fotoni, delle leggi della Fisica. Queste ultime espresse (Galileo docet) in linguaggio matematico. 
Il linguaggio matematico si usa poi in molti altri campi, come l'economia. In generale le conoscenze scientifiche riguardano la biologia, la chimica, la geologia. E' poco? Certo no. Eppure nella scuola italiana vige ancora ampiamente l'anacronistica distinzione fra materie umanistiche e materie scientifiche, con precedenza e privilegi vari alle prime, eccettuato (forse) i casi in cui le seconde siano materie di indirizzo del corso di studi.

Questo stato di cose comporta la cronica mancanza di personale con competenze tecniche nell'industria, e negli altri ambiti in cui sono richieste. Ma la carente cultura matematica e scientifica italiana ha una conseguenza ben più grave: il fatto di vivere in una civiltà tecnologica avanzata senza conoscerne le proprietà di base, anzi spesso senza saperne proprio nulla. Al contrario, per prendere decisioni occorrerebbe un minimo di conoscenze specifiche: per decidere se ricorrere all'energia nucleare oppure no, o per decidere se essere a favore delle vaccinazioni obbligatorie oppure no, o per affrontare il tema del cambiamento climatico, tanto per fare esempi clamorosi. Dato che la cultura scientifica non si forma navigando su internet, ma andando a scuola e studiando, ecco dove nasce il problema. 
La questione può avere evidentemente conseguenze anche sulla qualità della democrazia in Italia, visto che se nessuno, o almeno non una parte adeguata della popolazione, sa effettuare scelte in ambiti così importanti, finisce poi che qualcun altro arriva a farle al posto nostro. Sarebbe uno scippo di una fetta importante di democrazia, con conseguenze imprevedibili. 
Un livello così elevato di progresso tecnologico e scientifico quale quello attuale, se non può essere certo raggiunto da tutti, richiede però che i saperi diffusi non si fermino alle quattro operazioni o alla rotondità della Terra. Non intendo affrontare qui il tema più ampio del rapporto fra tecnica e democrazia, e fra tecnica e politica, ma semplicemente porre l'accento sul divario fra i traguardi specifici scientifici e tecnologici e il minimo comun denominatore della cultura collettiva in materia, e le sue possibili conseguenze. Si tratta di un gap enorme che richiede di essere colmato, e non sarà facile, ma la scuola italiana deve imprimere una svolta capace di cambiare una direzione ormai obsoleta.

Buon lavoro dunque a tutti i colleghi lettori di questo blog, e un pensiero particolare ai colleghi delle materie scientifiche. Il futuro si forma a partire da oggi, e la qualità dell'istruzione media sarà elemento determinante dell'Italia nei prossimi anni. 

I link ai siti citati nell'articolo:

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/i-ragazzi-italiani-non-sanno-usare-la-matematica

http://www.repubblica.it/scuola/2016/12/05/news/matematica_e_scienze_gli_alunni_italiani_restano_indietro-153486884/

https://www.oecd.org/pisa/

POLITICA
Su TAV e su TAP - e sulla politica
6 agosto 2018
In questo periodo sono tornati all'attenzione dei media due temi centrali da molto tempo, associati per la qualifica comune di "grandi opere": il TAV, il treno ad alta velocità Torino-Lione, e il TAP, il gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, di cui abbiamo già parlato in questo blog.
Vorrei affrontare il primo, riportando invece quanto già scritto nell'aprile dello scorso anno sul secondo.

In breve, il progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione nasce nei primi anni '90, con un primo studio di fattibilità e con il successivo inserimento della nuova linea fra i progetti europei prioritari nel settore dei trasporti. L'accordo fra Francia e Italia per la realizzazione dell'infrastruttura venne siglato una decina d'anni dopo, nel 2001. In seguito, fra progetti preliminari, osservatori tecnici, modifiche al progetto, e proteste degli abitanti delle località attraversate dalla linea, i lavori non partiranno mai, eccettuate alcune opere preparatorie. Attualmente è stato scavato poco più di un decimo di tutte le gallerie previste in totale per l'opera fra tunnel principale e gallerie accessorie. Nel complesso, il progetto definitivo approvato mostra un'opera rilevante: la tratta è lunga 65 chilometri, oltre 57 chilometri entro un tunnel da scavare nelle montagne, un costo totale stimato in 8,6 miliardi di euro, cofinanziati per il 40% dall'UE, il 35% dall'Italia, il 25% dalla Francia. La nuova linea connetterebbe Torino a Lione per 235 km affiancandosi alla linea storica.
Come si legge sul Sole24ore "il 21 marzo scorso il Cipe ha dato il via libera definitivo alla variante che prevede la realizzazione dell’opera da Chiomonte invece che da Susa. A oggi sono stati realizzati il 14% dei 160 chilometri previsti in galleria. Entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per 5,5 miliardi divisi in una ottantina di lotti."  E' possibile trovare in rete molti dettagli dell'opera e dei lavori che essa comporta, stime dei costi della sua realizzazione e stime dei costi di un'eventuale rinuncia, quanti posti di lavoro sarebbero creati e quanti sono già attivi. 

Si tratta, come è noto, di una delle opere più contestate in assoluto, e le ragioni per realizzarla, o meno, non possono trovarsi nel prezzo che sarà necessario pagare - a questo punto, qualunque scelta si faccia - per portare avanti la stessa scelta. Certo sono valutazioni importanti ma non decisive: l'argomentazione più diffusa fra i fautori, quella dei due miliardi persi, è un argomento debole se paragonato alla reale utilità dell'opera, al tassello di una strategia, alla visione di futuro, anche industriale, che l'accompagna.
Originariamente, l'alta velocità Torino-Lione è stata concepita come parte integrante delle reti di trasporto europee, dovrebbe contribuire al trasporto di una quota maggiore di merci su ferro e fare parte in generale di una strategia di sviluppo economico che coinvolgerebbe il nostro Paese invece di lasciarlo fuori. Il progetto si basa su stime di flussi di traffico sulla direttrice in forte aumento nel corso dl tempo: si trova facilmente in rete un grafico molto esplicito, per esempio all'indirizzo in calce, che mostra una previsione fuori misura rispetto alla realtà. Far passare decenni per realizzare un progetto consente di osservare le previsioni su cui si fondava nella realtà, e in questo caso erano evidentemente gonfiate. Questa stima palesemente errata costituisce la principale contestazione da parte di coloro che sono contrari alla realizzazione dell'opera. Di recente, nel febbraio 2018, anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri in un documento che si può scaricare all'indirizzo indicato sotto, ha riconosciuto che erano previsioni sbagliate e "smentite dai fatti". Può darsi che realizzando il TAV, come sostengono alcuni, poi il traffico aumenterebbe, ma se si intende convogliarlo su ferro invece che su gomma non si vede perchè contemporaneamente si realizzi anche il raddoppio dell'asse autostradale al Frejus, con seconda galleria.

Sul piano ambientale, va ricordato che le gallerie attraverso le montagne sono un danno enorme. Se ne parla poco, di ciò che accade quando si fa un traforo. Si tratta innanzitutto di lavorare in territori che, per fortuna, non sono ancora antropizzati, cementificati, industrializzati come le aree di pianura, territori dove ancora vivono gli animali selvatici, dove l'acqua compie il suo ciclo proprio attraverso i monti generando le sorgenti. La perforazione comporta la costruzione di cantieri, l'uso di macchinari adeguati, la produzione di rumore, l'estrazione di enormi quantità di terra e rocce, la costruzione di un qualsiasi tunnel causa un impatto rilevante sul percorso delle acque attraverso i monti. L'acqua piovana percola attraverso le strutture delle rocce, segue i suoi percorsi fino a "rinascere" nelle sorgenti, e dare luogo ai torrenti, ai fiumi, ai laghi. Una galleria comporta sempre l'interruzione del percorso dell'acqua e la contaminazione con i materiali utilizzati per la struttura. Spesso spariscono le sorgenti o i torrenti. Spesso vengo alterate, inquinate, rese instabili. Nessun progetto di traforo al mondo, per quanto studiato sul piano ambientale, potrà evitare queste conseguenze. 
Nel caso della Valle di Susa si parla di rocce con elevata presenza di amianto, su cui dover lavorare. C'è un sito del Politecnico di Torino che riporta una serie di studi che esaminano la questione in profondità con una visione completa, anche sul piano ambientale, lo indico fra gli indirizzi in calce. La lettura degli studi proposti porta una serie di problemi e aumenta i dubbi riguardo la realizzazione dell'opera.

E poi, c'è il piano politico. Credo che la fermezza e la durata negli anni delle proteste in Val di Susa  certifichino il fallimento della politica in questo frangente. Non si può realizzare una grande opera con la forza, contro gli abitanti delle zone interessate, fossero pure una minoranza ma non certo risicata, come sappiamo. Le frasi "slogan" dette anche in questi giorni, da destra e da sinistra, non fanno che aumentare il divario invece di cercare il confronto. Come si possa poi cercare il confronto ora, dopo decenni di scontro, è difficile a dirsi. Ma una cosa è certa: il metodo è stato sbagliato, fino dal principio. In un caso come questo, dove ci sono ragioni valide a favore, e ragioni altrettanto valide contro la realizzazione dell'opera TAV, arroccarsi su posizioni che sanno di imposizione è il peggior errore che si possa fare. La verità non si trova in tasca a nessuno, si tratta piuttosto di confrontarsi sul tipo di sviluppo con cui si intende governare il Paese.
Il 23 febbraio 2018 un gruppo di personalità ha sottoscritto un appello che mi sento di condividere e a cui aderisco: "La nuova linea ferroviaria Torino-Lione: riaprire il confronto", lo si può leggere al link in calce. Nell'appello si chiede di aprire una nuova fase. Non sarà facile, ma è la strada migliore da seguire.

Riguardo il Tap, riporto di seguito quanto ho scritto qualche tempo fa.
Sul nostro territorio si fanno i contestati lavori per il TAP, un gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, diversificando i Paesi di approvvigionamento del continente, che attualmente dipende in buona parte dalla Russia.
Per fare una valutazione sul tema, sono necessarie alcune informazioni. TAP trasporterà circa 9-10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”, perché funzionale all'apertura del Corridoio Meridionale del Gas, uno dei corridoi energetici considerati prioritari dall'Unione per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica. Il progetto, perciò, non è soltanto italiano, ma si inserisce in un quadro comunitario di progressiva integrazione delle politiche energetiche. 
Per quanto riguarda il nostro Paese, attualmente l’Italia ha un fabbisogno di circa 65-70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la maggior parte importati, in particolare da Algeria, e per quasi la metà, dalla Russia. La capacità massima di importazione delle attuali linee di rifornimento supera i 130 miliardi di metri cubi, praticamente il doppio del fabbisogno. Tutti i gasdotti in esercizio, quelli in via di realizzazione e quelli previsti sono elencati, con le rispettive capacità ricettive, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, all'indirizzo riportato in calce. 
Il Tap aumenterà di circa 9-10 miliardi la capacità complessiva, una quota quindi piuttosto limitata. Il consumo di gas nel nostro Paese è inoltre in calo da anni, sia per la crisi economica sia per la concorrenza delle fonti energetiche rinnovabili. Perciò, non viene realizzato per aumentare le nostre disponibilità di gas.
La ragione per la sua realizzazione si trova in un altro aspetto della questione energetica: l'eccessiva dipendenza da un piccolo gruppo di Paesi da cui importiamo il gas naturale, ed in particolare dalla Russia, da cui il nostro Paese riceve quasi la metà del gas che consuma. La scelta di allargare il novero dei Paesi da cui importare il gas è perciò una scelta di politica energetica, con vari aspetti in gioco, dal ruolo politico che si intende svolgere nel mondo, alla propria sicurezza energetica. Ad essa, si aggiunge la volontà di fare del nostro Paese un hub europeo del gas.
Tutto ciò non significa che non si debba seguire anche altre strade per ridurre gli impatti e aumentare la sicurezza energetica con fonti interne, come per esempio il biogas. Il biogas è una miscela di gas in cui prevale il metano, come nel gas naturale, ed è generato dalla digestione di biomassa da parte di microrganismi, e può collocarsi opportunamente in associazione all'attività agricola. Gli impianti a biogas sono una risorsa, se ben costruiti e dimensionati in relazione al territorio. Oltretutto si tratta di una risorsa rinnovabile, se la biomassa utilizzata è la stessa che in un secondo tempo cresce assorbendo CO2 nella stessa quantità emessa con la combustione, e se la stessa proviene dal territorio limitrofo all'impianto, in modo da ridurne al minimo il trasporto. 
La soluzione ideale per l'energia non esiste, ma si può affermare che il gas è assai meglio del carbone, e che il biogas è assai meglio del gas. Il tutto, se vengono seguiti opportuni criteri nella realizzazione degli impianti. Si può anche considerare il fatto che una dipendenza eccessiva dall'estero è condizionante sul piano politico e fonte di incertezza sugli approvvigionamenti. 
A questo punto, se si condividono queste tesi, si tratta di scegliere il modo migliore per contenere gli impatti sui territori, che si tratti del TAP o di un impianto a biogas, fermo restando che anche l'impatto zero non esiste. Ed essendo consapevoli che la ricerca di uno sviluppo realmente sostenibile è una delle maggiori sfide che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare.

Dunque, sono favorevole al TAP nelle condizioni dette, mentre ho numerosi e profondi dubbi su TAV. Ma di una cosa sono certa: le scelte politiche vanno condivise con la popolazione, non è più tempo di grandi opere a caso, di cattedrali nel deserto, di concezioni dello sviluppo date per scontate come un percorso obbligato. D'altronde, a memoria ricordiamo facilmente le oltre venti centrali nucleari che a metà degli anni '80 avremmo dovuto realizzare pena la mancanza di elettricità ed il ritorno alla candela, le stesse riproposte dopo il black out del 2003 tanto le rinnovabili forniscono lo zerovirgola, o le decine di centrali turbogas autorizzate ben oltre le necessità, etc. Si potrebbe continuare a lungo. Ci fa piacere invece oggi avere un terzo dell'elettricità che consumiamo verde, nonostante i mille ostacoli...

Il grafico con le stime dei flussi di traffico:

http://www.today.it/cronaca/tav-documento-osservatorio-2017.html

Il documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri:

http://presidenza.governo.it/osservatorio_torino_lione/PDF/20180122_DOC_ME_FINALE_INTEGR_CIPE.pdf

Il sito del Politecnico di Torino:

https://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute

L'Appello citato:

http://controsservatoriovalsusa.org/159-riaprire-il-confronto


SOCIETA'
Mare illegale
26 giugno 2018
Sono cifre impressionanti quelle che riguardano le illegalità commesse nei nostri mari, un'enorme mole di reati che ogni anno si ripete, secondo quanto riporta il dossier Mare Monstrum di Legambiente, edizione 2018, realizzato grazie al lavoro delle Forze dell'ordine e delle Capitanerie di porto, e presentato in occasione della partenza di Goletta Verde.
L'imbarcazione dell'associazione percorrerà il litorale italiano per monitorare la qualità delle acque marine, denunciare le illegalità ambientali, la presenza di rifiuti. Le tappe previste sono 22, da Chiavari a Trieste, in un lungo periodo di tempo che terminerà il 12 agosto.

I reati contestati dalle forze dell’ordine sono addirittura in aumento: nel 2017  si contano ben 17.000 infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%.
Crescono dell'8% rispetto allo scorso anno le persone denunciate e arrestate, per un totale di 19.564. Crescono anche i sequestri per una percentuale del 25,4%, mentre la cifra totale ammonta a 4.776. 
Territorialmente, si rileva che quasi la metà dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), a cui si unisce il Lazio a coprire le prime posizioni di questa poco invidiabile classifica nazionale. 

Quanto al tipo di reato, risulta che quelli legati all'inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori malfunzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo sono i più diffusi: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Si legge nel dossier che a seguire con il 27,7% si ha la pesca illegale, poi il cemento abusivo per il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto per il 17,1%.

Cattiva depurazione delle acque, cementificazione e rifiuti: questi sono i modi con cui deturpiamo le coste e i mari di uno dei Paesi più belli del mondo - nonché il nostro Paese - a testimonianza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per promuovere un'autentica civiltà del territorio e del suo ambiente. Decenni di incuria non si cancellano in un giorno, ma un aiuto da coloro che governano la cosa pubblica - e non so cosa ci sia di più "pubblico" di questo - sarebbe il benvenuto, in sostituzione dell'ignavia italica sull'argomento.
Il dossier sottolinea inoltre che i diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti sul fronte dell’informazione e su quello dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi. E' un diritto usufruire anche del paesaggio, tutelato dall'articolo 9 della Costituzione, indispensabile ovunque ed in particolar modo in un Paese come il nostro dove la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima coprono parte delle mancanze economiche e sociali che lo caratterizzano.

Il Dossier Mare Monstrum di Legambiente si scarica qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/mare-monstrum-2018

Novità in campo energetico dall'UE: rinnovabili al 32% (e dobbiamo rivedere la SEN)
16 giugno 2018
Ci sono novità dall'UE in campo energetico. E' stato raggiunto un accordo fra le istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, in cui sono state approvate due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti, che era stato adottato dalla Commissione europea nel novembre 2016. Un mese fa era stata adottata la prima, la direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia. La decisione aggiorna il quadro normativo Ue in materia.

In particolare, entro il 2030 le energie rinnovabili dovranno coprire il 32% dei consumi energetici nell'Unione Europea.

Ancora non sono noti i dettagli, il testo deve essere approvato dal parlamento e dal consiglio europei, ma verrebbero introdotti per la prima volta concetti importanti, come quelli di 'comunità di energia rinnovabile' e di 'autoconsumo'. L'accordo prevederebbe infatti i primi interventi in materia: una riduzione dei costi per i cittadini e i gruppi di cittadini che intendono produrre energia da rinnovabili per l'autoconsumo. 
L'accordo stabilisce inoltre obiettivi del 14%, e del 3,5% per i biofuel da seconda generazione, per i trasporti, pone criteri di sostenibilità per l'impiego delle biomasse forestali, e prevede il divieto all'utilizzo di olio di palma nei biocarburanti dal 2030.
Finalità dell'accordo è migliorare i regimi di promozione delle rinnovabili, alleggerendo anche le procedure amministrative, definendo un quadro di regole sull'autoconsumo, innalzando gli obiettivi da raggiungere nei vari settori.  Per quanto riguarda i sistemi di incentivi nazionali, si introduce il divieto di modifiche retroattive ai regimi di sostegno che incidono negativamente sui diritti conferiti e sulla sostenibilità economica di progetti già approvati.
Il target del 32% prevede una clausola di revisione al rialzo nel 2023. 

Ricordiamo che nel 2014 la strategia UE aveva posto l'obiettivo del 27%. Questa cifra veniva sin qui superata dalla SEN nazionale (la Strategia Energetica elaborata dal Governo italiano nel 2017) con una previsione del 28% al 2030. Ora questo obiettivo va rivisto al rialzo, un fatto che era prevedibile anche lo scorso anno. 
Lo stesso obiettivo del 32% scelto dall'Europa appare come limitato da scarsa ambizione, visto che il mondo intero procede velocemente verso le fonti energetiche rinnovabili e che l'UE ha sempre avuto un ruolo guida in materia, ruolo che ora rischia di perdere se si riduce a discutere delle ultime cifre a destra. Un 40% - se non un 50% - sarebbe stato certamente possibile senza traumi, con una classe politica comunitaria più decisa e ambiziosa. Per ora continuiamo pure ad avanzare con il freno a mano tirato, è sempre meglio che stare fermi, purché ne siamo consapevoli.


ECONOMIA
La transizione energetica è in atto, e non si fermerà. Ma occorre puntare sulle rinnovabili con decisione.
6 giugno 2018
L'Italia si trova al quinto posto nel mondo per potenza solare installata e al quarto posto per capacità fotovoltaica pro-capite. Questi sono i principali dati riguardanti il nostro Paese che emergono dal nuovo Rapporto sulle fonti energetiche rinnovabili "Renewables 2018 Global Status Report" di REN 21 (Renewable Energy Policy Network for 21st Century). Guardando bene, però, la buona posizione è stata ottenuta negli anni passati, mentre ora risulta evidente il notevole rallentamento delle nuove installazioni.

REN 21 è una rete internazionale di portatori di interesse nel campo dell'energia ed in particolare delle fonti rinnovabili, costituita da organizzazioni governative, non governative, scientifiche, industriali.  Ogni anno, dal 2005, propone il rapporto Renewables Global Status Report, a cui collaborano oltre 900 esperti, sulle politiche sull'industria e sul mercato delle energie rinnovabili.  Il sito è ben costruito e propone l'intero Rapporto, oppure gli highlights, infographics, dati e tabelle distintamente (l'indirizzo è in calce). I dati proposti sono estremamente interessanti, ed offrono una visione complessiva dello stato e delle tendenze nell'ambito delle energie pulite a livello mondiale. Molti ambiti richiedono una lettura diretta, ma possiamo riassumere qui alcuni dati degni di nota.

L'anno trascorso 2017 ha ruperato vari record per le energie rinnovabili, innanzitutto segnando la maggior crescita delle potenza installata e la maggior decrescita dei costi delle stesse, accompagnate ad una diffusione sempre più capillare nel mondo di normative e provvedimenti tesi a favorirle. Nel complesso i valori appaiono positivi.

Le fonti rinnovabili hanno costituito il 70% di tutta la nuova capacità di produzione elettrica globale, segnando il più grande aumento mai registrato.
La performance migliore è del fotovoltaico. La nuova capacità FV è aumentata del 29% rispetto al 2016, raggiungendo i 98 GW e superando la quota di nuovi impianti a fonti fossili (carbone, gas e
energia nucleare) insieme. A livello mondiale l’elettricità solare ha rappresentato il 55% della nuova potenza rinnovabile installata, seguita da eolico e idroelettrico con contributi che superano il 29% e
l’11%, rispettivamente. A fine 2017 sono stati raggiunti 2.195 GW di potenza, in grado di fornire il 26,5% dell’elettricità mondiale.

I dati non sono altrettanto buoni nei settori del riscaldamento e dei trasporti, che insieme rappresentano la maggior parte della domanda globale di energia. Si tratta degli ambiti dove è più difficile ridurre il ricorso ai combustibili fossili. Per quanto riguarda il riscaldamento, la maggior quota rinnovabile proviene dalle biomasse tradizionali, che rappresentano circa il 16,4% della domanda globale di calore. Nel settore dei trasporti, addirittura il 92% della domanda è soddisfatto da derivati del petrolio, mentre sono solo 42 le nazioni che hanno fissato obiettivi di sostenibilità ambientale.

Nel complesso, l'analisi mostra che le rinnovabili possono avere un ruolo centrale nel sistema energetico mondiale, sia nei Paesi di più antica industrializzazione, sia nei Paesi in via di sviluppo.  Il settore delle rinnovabili è un settore dinamico, capace di innovare i modelli di business e di indurre rapidi cambiamenti. Il punto centrale ora, come viene sottolineato nello studio, consiste nel passare da una transizione elettrica, già in corso, ad una transizione energetica, che sia capace cioè di includere tutti gli ambiti a cui si devono gli elevati consumi di energia mondiali.

In questo contesto, il nostro Paese non sfigura, soprattutto per la forte crescita del solare fotovoltaico indotta dagli incentivi in conto energia degli anni scorsi. L’Italia riesce a mantenere una posizione ottima piazzandosi fra i primi cinque Paesi al mondo per la capacità cumulata, dopo Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania, ed al quarto posto per capacità pro-capite. A livello nazionale il fotovoltaico da solo nel 2017 ha contribuito a quasi il 9% della produzione elettrica nazionale, coprendo quasi l'8% della domanda. Forse qualcuno ricorda, senza polemica ma a beneficio della sostenibilità energetica, la crisi del 2003 con black out nazionale e l'opinione diffusa allora che con il solare avremmo raggiunto solo cifre decimali.

Purtroppo, non figuriamo ai primi posti per nuova capacità installata, un tema che va affrontato per non perdere quanto di buono si è fatto finora.
Nell'analisi specifica per fonte siamo in buona posizione anche riguardo la geotermia, siamo presenti nell'eolico, siamo troppo indietro nel solare termico. Ancora peggio nei trasporti, dove mancano decisioni forti in favore di un diverso modello di mobilità. Per contro, non figuriamo nell'idroelettrico pur avendone una buona quota perchè siamo superati da grandi Paesi, mentre l'efficienza energetica, anch'essa piuttosto buona nel nostro Paese, viene esaminata solo su scala globale.

Il Rapporto sostiene in buona sintesi che la transzione verso un nuovo modello energetico è da tempo iniziata e non si fermerà. Aggiunge però che non è detto che basti ad evitare un riscaldamento della temperatura media globale di 2°C, e ancor meno di 1,5°C (secondo l'Accordo di Parigi). Anzi, è molto probabile che non basti, perchè siamo costantemente in carenza di tempo: siamo più lenti dei processi naturali, mentre dovremmo accelerare la transizione per evitare le conseguenze peggiori.

Il sito dove si può scaricare il Rapporto di REN21:

http://www.ren21.net/gsr-2018/

POLITICA
Il Partito Democratico al sole
3 giugno 2018
Si può dire che venerdì 1 giugno in Piazza Santi Apostoli a Roma si è costituita l'opposizione, fra migliaia di persone che hanno partecipato all'iniziativa del Partito Democratico.
Sono del parere di non enfatizzare i toni, non ha vinto il fascismo, si è formato un governo frutto dell'accordo fra M5S e Lega, che vedremo all'opera, e di cui il Partito Democratico costituisce la principale formazione politica di opposizione. L'Italia è una Repubblica democratica, e questo corrisponde al risultato delle elezioni, che non sono state vinte da nessuno, ma al cui esito risponde l'accordo fra M5S e Lega, che consente la maggioranza parlamentare. Il Presidente della Repubblica ha svolto in questi giorni un'azione di livello eccellente, va ringraziato ancora una volta per questo.

L'iniziativa è stata bella, migliaia di persone hanno riempito e colorato la piazza, i contenuti espressi dal palco allestito al centro del lungo rettangolo di Santi Apostoli sono stati profondi.  Sole e cielo azzurro. I media hanno coperto l'insieme al minimo indispensabile; se ne parla sul sito del PD al seguente indirizzo:

https://www.partitodemocratico.it/news/martina-piazza-santi-apostoli/

POLITICA
1. Basta con la plastica usa e getta 2. 1 giugno con la Costituzione
30 maggio 2018
1.

Basta con i cotton fioc, con le cannucce, i piatti e le posate di plastica usa e getta, che prima o poi finiscono nei mari, nei fiumi, nell'ambiente in genere, spezzettandosi in frammenti sempre più piccoli e sempre più invasivi, onnipresenti, inquinanti.

La Commissione europea ha presentato infatti un provvedimento per limitare l’uso della plastica monouso, con il quale vengono banditi alcuni oggetti comuni in plastica come le cannucce, i piatti e le posate, i bastoncini per palloncini. Tali oggetti dovranno essere realizzati con materiali ecosostenibili.
I contenitori di bevande saranno invece consentiti solo se i tappi rimarranno attaccati al contenitore. L'iniziativa della Commissione europea si inserisce nel quadro della European Plastics Strategy per combattere l’inquinamento causato dalla plastica, a dire il vero per ora alquanto blanda.

Si stima che in Europa oggetti vari di plastica costituiscano il 70% dei rifiuti marini. L'intervento prevede un trattamento differenziato dei prodotti inquinanti individuati, che va dalla riduzione di consumi, a specifiche etichettature, fino agli obblighi nella gestione dei rifiuti. Queste regole dovrebbero evitare l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti e portare un risparmio complessivo di 22 miliardi di euro entro il 2030 a seguito della riduzione dei danni ambientali, ed un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro.

Gli Stati membri dell’Unione dovranno poi fissare obiettivi di riduzione dei contenitori in plastica per cibo e bevande, sostituendoli con prodotti alternativi, e dovranno provvedere a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica per bevande entro il 2025. I produttori di plastica dal canto loro dovranno contribuire alle spese per la gestione e il recupero dei rifiuti, e trovare modalità di sensibilizzazione rivolte agli aquirenti, grazie anche all'aiuto di incentivi per studiare e sviluppare alternative meno inquinanti.

E' un provvedimento interessante che si spera sia in grado di avviare un diverso modo di gestire gli oggetti di plastica. Un contributo potrà venire naturalmente anche dai consumatori e cittadini che dovrebbero evitare di lasciare rifiuti inquinanti nell'ambiente a prescindere da qualsiasi normativa che ne disponga l'obbligo.


2.

Sul piano politico viene da chiedersi se il provvedimento descritto sopra rientri fra le imposizioni degli euroburocrati in oppressione alla libertà o non sia invece uno dei numerosi interventi comunitari degni di approvazione. Se Lega e Movimento 5 stelle puntano il dito verso l'Unione Europea va rimarcato che a fronte di ciò che va cambiato c'è, e resiste, ciò che va conservato. Inclusa la moneta unica denominata Euro, se non vogliamo precipitare l'Italia nell'arretratezza, rinunciando ad uno dei più interessanti esperimenti unitari che si siano mai visti.

Le vicende politiche degli ultimi giorni, tanto sguaiate quanto inconsistenti, sono preoccupanti. Sono tre mesi che le forze politiche che hanno prevalso alle elezioni (che non sono state "vinte" da nessuno, contrariamente a quanto viene detto e ripetuto) non riescono a dare un governo al Paese, e questo è un fatto. Attaccare il Presidente della Repubblica per questo è la rappresentazione plastica della situazione e del suo contenuto.

Di seguito, il comunicato del PD in proposito:

"Venerdì 1 giugno il Partito Democratico manifesterà per difendere le istituzioni nazionali e la Costituzione italiana.
Il Partito Democratico si mobilita a difesa della Costituzione, del Presidente della Repubblica e delle Istituzioni e lo fa promuovendo in tante piazze italiane iniziative aperte a tutte le realtà democratiche, presidi e manifestazioni.
 
Venerdì 1 Giugno 2018, alle ore 17:00, sarà la volta di due grandi manifestazioni a Roma in Piazza Santo Apostoli e a Milano in Piazza della Scala. Già in queste ore in diversi centri, tra cui Torino, tanti cittadini stanno manifestando la loro indignazione per ciò che Lega e M5S hanno fatto e stanno facendo.
Per la loro pericolosa propaganda ai danni degli italiani. Per avere mentito sui reali obiettivi della loro iniziativa in questi ultimi 84 giorni.
Solidarietà al Presidente Mattarella. 
"Il Partito Democratico ha già espresso ieri tutta la solidarietà al Presidente Sergio Mattarella. Per avere messo a rischio un Paese intero. Perché cittadini, famiglie, imprese e lavoratori non si difendono scassando la democrazia italiana. 
Andremo in piazza con la Costituzione in mano. Perché nessuno può pensare che ci sia futuro senza il rispetto della nostra Carta fondamentale”.
Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina annuncia la mobilitazione nazionale del Partito Democratico di venerdì 1 giugno 2018."

www.partitodemocratico.it

 
POLITICA
Dati che ci dicono molte cose - fra cui, come avere un "governo di cambiamento"
20 maggio 2018
Se le parole sono indispensabili per costruire e comunicare tesi e argomenti, anche i numeri possono fare molto. L'apparenza "fredda" delle quantità non deve portare a sottovalutare la forza della chiarezza, della definizione, dei rapporti (quantitativi, appunto).
Le cifre, poi, non si prestano ad interpretazioni di comodo - come accade troppo spesso con le parole -  e possono delineare i tratti di un disegno complessivo che alla fine non si discosti più di tanto dalla realtà. 

"Il mondo in cifre 2018", dell'Economist, ed. Internazionale, un piccolo libro fatto solo di dati, contiene informazioni interessanti. Innanzitutto, i dati sono interessanti in sè stessi, in secondo luogo, lo sono per confronto fra Paesi diversi, operazione con la quale vengono più volte sfatati miti a cui crediamo spesso ciecamente da anni. 

Viviamo in un Paese che è ancora oggi fra le economie più forti del mondo: ci posizionano all'ottavo posto, con oltre 1.800 miliardi di dollari americani di Pil, superati, fatti salvi i grandi Paesi come USA, Cina e recentemente India, soltanto da Giappone, Germania, Regno Unito e Francia. Partecipiamo attivamente al commercio mondiale, siamo al settimo posto come industria manifatturiera, in Unione Europea superati soltanto dalla Germania, siamo al quinto posto per il turismo, abbiamo un buon livello di efficienza energetica, emettiamo meno CO2 di Germania e Regno Unito, abbiamo un elevato indice di biodiversità, ed una delle migliori speranze di vita al mondo.

Stiamo portando avanti queste posizioni fra le mille difficoltà di una crisi che perdura da troppo tempo. La domanda viene spontanea: riusciremo a crescere e migliorare, ad uscirne fuori mantenendo ciò che già abbiamo e costruendo ciò che ci manca?

Già, perché altri numeri ci parlano dei problemi che abbiamo e che dovremmo risolvere. Se dal Pil passiamo al Pil pro-capite precipitiamo nella classifica al trentatreesimo posto, con l'indice di sviluppo umano al ventiseiesimo, con la crescita economica sappiamo di muoverci intorno allo zero, con lievi cambiamenti fra un anno e l'altro, e sappiamo anche di avere un forte debito. Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile altissimo, che supera il 35%; in Europa presentano dati peggiori soltanto la Grecia e la Spagna.

Alcuni dati appaiono non conformi alle opinioni più diffuse. La spesa pubblica sarà pure alta, ma siamo abbondantemente superati da Finlandia, Francia, Danimarca, Belgio, Svezia, Grecia, Austria, Norvegia e Ungheria, cioè da mezz'Europa (dati in % del Pil). Per la "costosissima" sanità (in realtà, e nonostante i disservizi, uno dei nostri fiori all'occhiello) spendiamo il 9,2% del Pil, superati anche in questo caso da mezz'Europa, con Svezia, Svizzera, Francia, Germania, Austria che vanno oltre l'11% del Pil. 

E arriviamo al punto: possiamo migliorare?
Risposta: e come, se le note dolenti arrivano proprio dagli strumenti che servirebbero per tale scopo?

Partiamo dalla spesa per l'istruzione: 4,2% del Pil. Fra le più basse al mondo. In Danimarca e Svezia è il doppio. In Italia ci si sofferma a discutere se l'orario di lavoro degli insegnanti sia privilegiato o meno a fronte di uno stipendio basso, e non dell'importanza del ruolo che ricoprono che dovrebbe essere riconosciuta e trovare adeguati riscontri, come del resto dell'importanza nel complesso della scuola. 
Passiamo alla spesa per la ricerca, che si trova da decenni intorno all'1% del Pil, una miseria, che ha conseguenze enormi visto che ci porta ad uno dei più bassi numeri di brevetti al mondo, e visto che priva il nostro Paese di una quota rilevante di diplomati e laureati che scelgono di andare a mettere in opera le proprie conoscenze altrove e produrre ricchezza là. 

La spesa per la ricerca nella maggior parte dei Paesi occidentali supera il 2%, il 3%, e in alcuni casi il 4% del Pil. Noi siamo fuori classifica, oltre il 20° posto. 
La ricerca scientifica viene considerata nel nostro Paese roba per chi può permetterselo, roba da ricchi, mentre al contrario, con adeguate politiche, è la condizione per crearla, la ricchezza, e costruire le basi per un Paese avanzato. 
Ovviamente, e come conseguenza, la nuova imprenditoria scarseggia: siamo addirittura fra gli ultimi nel mondo, quart'ultimi per l'esattezza, peggio di noi soltanto Suriname, Bulgaria e Giappone. Quanto ancora durerà la "seconda realtà manifatturiera europea"?

L'Italia è un Paese che ha la necessità di combattere le forti diseguaglianze al suo interno, ed ha in pari misura la necessità di uscire dalla crisi, creare sviluppo, scegliere quali strade percorrere e farlo al meglio. Ampliare le proprie possibilità. Questo lo si può fare soltanto con interventi decisi che cambino radicalmente mentalità e risorse con cui ci rivolgiamo all'istruzione, alla ricerca e allo sviluppo. 
Stiamo abbondantemente vivendo di rendita dal passato. Non durerà per sempre, se non riusciremo a sciogliere i nodi che legano il nostro Paese da troppo tempo. Il rivolgere l'attenzione ai privilegi della "casta" politica, un'inezia rispetto alle cristallizzazioni della nostra società, fa ridere se non si alza lo sguardo per vedere il panorama nel suo insieme. Anzi, appare come un diversivo utile a mantenere tutto come prima. 

Vogliamo il governo "del cambiamento"? Bene, non cambierà nulla se non ci saranno interventi decisi e razionali volti a portare il nostro Paese sulla strada di uno sviluppo avanzato, sostenibile, inclusivo. 
I passi da fare sono tanti, ma il primo e necessario è raddoppiare le risorse per l'istruzione e la ricerca, senza il quale non ci sarà nessuna via nuova. Nessuna, e da parte di alcun governo di qualsiasi colore, stellato, legato, movimentista, o partitico. 

ECONOMIA
Termoelettrico in aumento, calo delle rinnovabili - con l'eccezione del FV
13 marzo 2018
In un contesto in cui la domanda elettrica nazionale nel 2017 è cresciuta del 2% rispetto al 2016, aumenta la produzione da termoelettrico e cala la produzione delle altre fonti, eccettuato il fotovoltaico.
Dell'andamento della produzione delle varie fonti energetiche occorrerà tenere conto nella stesura definitiva del Decreto Rinnovabili Elettriche 2018, di cui ora è stata preparata una bozza dal Ministero dello Sviluppo Economico.
I dati qui riportati provengono dalla pubblicazione di Terna relativa all'anno appena trascorso, scaricabile dal sito all'indirizzo riportato in calce. Una breve analisi dei medesimi si trova sul sito di Qualenergia, ancora all'indirizzo in calce.

Nell'anno da poco trascorso, si rileva un aumento del 4% della produzione da termoelettrico a fonti fossili (per 199,5 TWh), ed una diminuzione del contributo delle altre fonti, con l’eccezione del fotovoltaico che aumenta la sua produzione rispetto all’anno precedente del 14%, raggiungendo il record di generazione con 24,8 TWh.
Il fotovoltaico arriva così a coprire il 7,8% della domanda elettrica, e l'8,7% della produzione nazionale. Fra le rinnovabili oggi il fotovoltaico è la seconda fonte.

La produzione di elettricità generata complessivamente dalle fonti rinnovabili lo scorso anno è risultata pari a 103,4 TWh, con circa 3,5 TWh in meno rispetto al 2016.
La quota delle rinnovabili elettriche sulla domanda è del 32,4%, mentre nel 2016 si attestava al 34%, e nel 2014 superava il 38%.
La causa principale del forte calo è stato il diverso regime idrico che ha riguardato il nostro Paese, con un notevole decremento della produzione da fonte idroelettrica. La produzione infatti era stata nel 2014 pari a 59,5 TWh, mentre lo scorso anno soltanto 37,5 TWh, cioè 22 miliardi di chilowattora in meno in soli 4 anni.

Occorre fare attenzione per restare in linea con gli obiettivi europei, anche se un rapporto del GSE (Gestore dei Servizi Energetici - Rapporto Statistico 2016) a fine 2016 rileva che la quota delle fonti rinnovabili nella domanda energetica è del 17,41% dei consumi finali lordi, dunque perfettamente in linea, almeno fino a quella data.

Nel grafico la quota percentuale delle diverse fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico in Italia dal 2014 al 2017.





L'articolo citato, e il grafico riportato, sul sito di Qualenergia:
http://www.qualenergia.it/articoli/20180122-fonti-rinnovabili-in-calo-nel-2017-ma-record-di-produzione-del-fotovoltaico

Il sito di Terna:
www.terna.it

Il sito del GSE:
www.gse.it



POLITICA
1. Ambiente: inquinamento olte i limiti nelle città italiane, ai primi posti in Europa; 2. Politica: voterò per l'affermazione del PD e del centrosinistra
31 gennaio 2018

1.Ambiente

 

Aria irrespirabile nelle città italiane. Questa è in termini chiari l’estrema sintesi del rapporto sull’inquinamento atmosferico di Legambiente “Mal’Aria 2018, L’Europa chiama l’Italia risponde?”, presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria.

 

L’associazione ha elaborato uno studio secondo il quale ai vertici della classifica europea delle città gravate dallo smog ci sono tre capoluoghi italiani: Torino, Milano e Napoli. Le altre città non stanno molto meglio. Si tratta di un problema enorme, noto da anni, frutto di numerosi fattori causali, come le emissioni inquinanti di origine industriale, veicolare, del riscaldamento degli edifici, e le condizioni climatiche locali per quanto riguarda la Pianura Padana, e alimentato nel corso del tempo da scelte e linee di indirizzo politiche che hanno dapprima fondato lo sviluppo economico del nostro Paese sull’automobile privata e sui trasporti su gomma, e successivamente rinviato nel tempo ogni intervento correttivo finalizzato alla qualità ambientale. Lo abbiamo scritto qui più volte, vale la pena di ripeterlo: per decenni i temi ambientali sono stati secondari nell’agenda politica di qualsiasi formazione di rilievo di qualsiasi colore in Italia. Soltanto di recente è sorta, seppur con continui ostacoli e difficoltà, una tendenza diversa che sfocia spesso in provvedimenti più moderni ed adeguati, che purtroppo devono scontare il ritardo con cui vi si è giunti. Per anni è stata fatto passare l’idea che l’ambiente fosse tema per anime belle, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

 

Secondo il rapporto di Legambiente, nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. I valori più alti di concentrazione media annua delle polveri sottili PM10 sono stati registrati a Torino (39 microgrammi per metro cubo), Milano (37) e Napoli (35), tre città italiane. Lo studio infatti offre un confronto con le città europee, mostrando che alle nostre tre grandi città che occupano le prime tre posizoni in questa poco invidiabile classifica seguono Siviglia, Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale è di 29 µg/mc. Roma e Parigi condividono  il quinto posto, con 28 microgrammi per metro cubo.

Geograficamente, tutte le città della Pianura Padana presentano valori alti di inquinanti nell’aria, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolato fine, ammoniaca, e per periodi lunghi. Questo comporta il fatto che gli abitanti siano esposti con continuità e per periodi di lunga durata agli effetti dei composti inquinanti sulla salute. La Pianura Padana è un'area in cui sono presenti ogni sorta di attività antropiche, mentre il clima locale non consente un facile ricambio d'aria. La tipica nebbia invernale è "sporca", come sa bene chiunque lavi la propria automobile d'inverno, e l'afa estiva, dovuta all'alta umidità, non è da meno.

 

Nell’introduzione del rapporto si ricorda che il “30 gennaio 2018 la Commissione Europea ha convocato iministri dell’ambiente di 9 Stati membri (Repubblica Ceca, Germania, Spagna,Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. L’incontro offre agli Stati convocati, e quindi all’Italia, la possibilità di dimostrare quali misure sono state messe in campo negli ultimi anni e quali ulteriori provvedimenti verranno intrapresi nel prossimo futuro per riportare, senza indugio e senza ulteriori ritardi, la situazione attuale alla conformità con la legislazione europea.” Dobbiamo perciò presentare provvedimenti concreti e opportuni per non rischiare la beffa di una multa, anch’essa molto concreta.

 

L’intero rapporto, che vale la pena di leggere, si trova all’indirizzo in calce.

 

2. Politica

Romano Prodi ha ribadito "che certamente andrà a votare, che voterà per l'affermazione del centrosinistra e che le forze fuori dalla coalizione non stanno lavorando per l'unità". Una dichiarazione che arriva dopo che Affaritaliani.it aveva diffuso il testo di un colloquio telefonico con l'ex presidente del Consiglio attribuendogli valutazioni secondo cui Liberi e uguali non è per l'unità del centrosinistra, al contrario del Pd. A Prodi risponde Pietro Grasso. "È sotto gli occhi di tutti - dichiara il presidente del Senato ed ex magistrato ora alla guida di LeU - che il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi”. (Traggo questi brani da Repubblica.it del 31 gennaio).

Condivido la posizione di Prodi: il sostegno al centrosinistra con la coalizione guidata dal PD e la sua affermazione sono indispensabili per chiunque coltivi idee e convinzioni progressiste, di centro e di sinistra, in questo momento in Italia. Non ci sono alternative che non siano velleitarie e di corto respiro. Trovo invece la risposta di Pietro Grasso troppo semplice nel suo tentativo di addossare la responsabilità della scissione soltanto in capo ad una parte (o ad una persona), quando ogni scelta politica dipende sia dal contesto sia da chi la fa. In percentuali da definirsi, ma a questo punto attribuirle è irrilevante. I protagonisti di Liberi e Uguali immagino che abbiano piacere di rivendicare le proprie scelte, fra cui quella di dividersi dal PD con tutte le conseguenze che questo comporta.

Quanto alla formazione delle liste, si poteva fare di meglio. Sono emersi con evidenza problemi che avrebbero dovuto essere risolti con maggior grado di democrazia interna. Ma va detto che si tratta di normalità nel panorama politico del nostro Paese. Conosco più di un deputato non riconfermato che ha le qualità, fra cui la competenza, per continuare l’attività parlamentare. Questo tipo di problematicità non possono diventare elementi esclusivi di giudizio. Vorrei infine esprimere solidarietà a Gianni Cuperlo, per il modo in cui si sono svolti i fatti. L'etica della politica non è ancora così alta, forse lo sarà un giorno. Lo speriamo tutti. Lavoreremo per questo.


Il rapporto di Legambiente:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2018


POLITICA
L'ambiente nel mondo, in pochi punti e una classifica (dove siamo sedicesimi)
26 gennaio 2018
Lo stato dell'ambiente nel mondo non è dei migliori nonostante siano stati fatti notevoli passi avanti, e la qualità dell'aria è la principale minaccia alla salute pubblica. Lo afferma lo studio Environmental Performance Index (EPI)  2018 condotto dall'Università di Yale con la Columbia University e in collaborazione con il World Economic Forum.
La ricerca si basa su misure accurate delle tendenze in atto e dei progressi in corso in campo ambientale allo scopo di fornire elementi utili alla costruzione delle politiche concrete in materia. L'Epi compila una classifica di 180 Paesi sulla base di 24 indicatori riferibili a dieci categorie che descrivono la qualità ambientale e la salute degli ecosistemi, proponendo ai leaders politici un quadro delle performances ambientali, indicazioni sulle migliori pratiche, e linee di indirizzo a quei Paesi che aspirano ad essere guida a livello mondiale della sostenibilità.  Si possono leggere maggiori informazioni sul sito all'indirizzo in calce.

I principali risultati si possono riassumere in quattro punti.
1. La qualità dell'aria resta la principale minaccia ambientale alla salute pubblica. Si stima che le malattie legate agli inquinanti siano i due terzi di tutti gli anni di vita persi per ragioni ambientali. 
2. Sono stati fatti grandi passi avanti nella protezione dei biomi marini e terrestri, ma è necessario ulteriore impegno per assicurare la presenza di habitat di qualità, esenti dalla pressione antropica.
3. Molti Paesi hanno migliorato la situazione riguardo le emissioni di gas ad effetto-serra. I tre quinti hanno ridotto le emissioni di CO2, mentre 85-90% le hanno ridotte di metano, ossidi di azoto, polveri di carbone. Sono dati positivi, ma devono incrementare ancora per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.
4. Epi rileva inoltre un cortocircuito fra due tendenze fondamentali per lo sviluppo sostenibile: lo stato dell'ambiente, che migliora con la prosperità economica, e la vitalità degli ecosistemi, che subisce pressione dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Viene evidenziata la necessità di bilanciare tali diversi tratti della sostenibilità.

L'inquinamento dell'aria resta dunque uno dei fattori più incisivi sullo stato dell'ambiente, essendo causa di danno diretto e di una lunga serie di danni indiretti, fra cui l'acidificazione delle piogge, dei mari e degli oceani, l'alterazione del livello dell'ozono ai bassi strati atmosferici, l'eutrofizzazione delle acque, con tutte le conseguenze che questi comportano sugli ecosistemi, sull'agricoltura, sulla vita terrestre e marina.
Metalli pesanti sono presenti in concentrazioni preoccupanti in molti habitat del mondo, un terzo delle risorse ittiche sono esposte a pesca eccessiva, diminuisce la biodiversità, le foreste primarie sono in calo a causa del disboscamento in modo continuo. Il principale problema ambientale globale resta il cambiamento climatico, un tema esteso, pressante e di non facile soluzione poiché riguarda direttamente il nostro modello di sviluppo. Aggiungerei una nota positiva con la riduzione del buco nell'ozono, un bell'esempio di strategia internazionale vincente.

La classifica di Epi vede l'Italia al 16° posto, preceduta da Svizzera, che si colloca in prima posizione, Francia, Danimarca, Malta, Svezia, Regno Unito e altri Paesi, tutti dell'Europa occidentale. Nelle ultime posizioni della classifica, stilata su ben 180 Paesi, India, Congo, Bangladesh, Burundi. In generale le retrovie sono occupate da Paesi in via di sviluppo. Si tratta di luoghi fra i più poveri del mondo, dove le risorse naturali vengono sfruttate direttamente, e mancano le regole e gli strumenti per la qualità dell'ambiente più elementari. Tutto ciò è preoccupante sia per le condizioni in cui vivono le popolazioni locali, sia per l'obiettivo della conservazione della natura del posto, spesso ricchissima ed insostituibile.

Lo studio Epi 2018 si trova al seguente indirizzo:

https://epi.envirocenter.yale.edu/2018-epi-report/executive-summary

POLITICA
La Strategia Energetica Nazionale 2017
25 novembre 2017
Sarà importante attuarla davvero, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, per ottenere nel concreto, sul territorio, gli effetti di un indirizzo in campo energetico che possiamo considerare positivamente nel suo complesso.

Se ne parla poco, anzi per nulla, di un documento che invece è importantissimo, e che non sarebbe disdicevole trovare come argomento centrale di un talk show al posto dei soliti, sicuramente altrettanto importanti, temi scelti per il grande pubblico immaginando che quello energetico non catturi spettatori. Eppure, i giornalisti scientifici ci sono, e potrebbero costruire un dialogo degno d'interesse. 
Un tema di grande rilevanza, si diceva, perché le linee scelte in campo energetico sono l'impalcatura su cui si costruisce l'edificio nazionale, quello concreto dove collocare lo sviluppo industriale, una buona parte della qualità della civile convivenza, un'altrettanto buona parte della qualità ambientale con i riflessi che ha sulla salute umana. Un tema di vitale importanza, che non dovrebbe passare in silenzio.

L'evoluzione positiva nel nostro Paese in materia c'è stata, ed ha consentito di passare negli ultimi vent'anni da pianificazioni sostanzialmente basate su fonti fossili, anche se edulcorate spesso da vocaboli "verdi" poi non corrispondenti ai quantitativi ed ai contenuti delle principali scelte, a strategie capaci di usare i parametri adeguati a costruire un sistema consono al presente, vale a dire ambientalmente, socialmente, economicamente sostenibile. Se possibile, dotato di visione proiettata verso il futuro, a medio e lungo termine, come richiede il tema energetico. 
C'è voluto molto tempo, è stata necessaria una nuova cultura ambientalista razionale e scientifica (formatasi prevalentemente nel mondo della scienza ed in quello associativo ambientalista, non in quello politico), ma gli effetti ora sono visibili e chiaramente identificabili in un nuovo modo di considerare il tema penetrato ormai anche agli alti livelli, come il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente, ai quali con il presente Governo si deve la SEN 2017.
Non sono passati moltissimi anni da quando alla guida del Paese si riteneva che le rinnovabili sarebbero servite per produrre una percentuale zero virgola, e si autorizzava un grande numero di centrali a gas, poi diventate una capacità installata in eccesso rispetto al fabbisogno. Un periodo caratterizzato da assenza di coerenza fra le scelte, dilazioni fra provvedimenti collegati, costi elevati non certo soltanto per gli incentivi alle rinnovabili (che sono stati comunque rilevanti) ma per l'assenza di una linea strategica capace di integrare mercato, sviluppo, geopolitica, ambiente, territorio. Costi che alla fine paga l'intero Paese. 
Ora con le rinnovabili abbiamo raggiunto in anticipo l'obiettivo UE del 17%, e superiamo un terzo dei consumi elettrici, con picchi nelle domeniche estive che oltrepassano l'80%. Un elemento positivo da cui partire, a cui se ne aggiungono altri, come l'intensità energetica piuttosto bassa, per formulare scenari sempre più sostenibili.

Riguardo la SEN nello specifico, ci sarebbero molte cose da dire per riassumerla, ma è chiaro che rappresenta un passo in avanti sulla via della transizione energetica. Suggerisco di scaricarla dal sito del Ministero ed approfondirla, all'indirizzo in calce. Alcune scelte vanno rimarcate, su tutte la decisione di rinunciare al carbone dal 2025, vale a dire entro soli sette anni, un fatto senza precedenti. Una scelta importante che va nella direzione di lasciare il peggiore fra i combustibili fossili sotto terra, nonostante il basso costo e la sua diffusione nel mondo.  Sarebbe opportuno a questo scopo definire meglio i criteri di sostituzione, ragionando sul fatto che non può essere solo il gas a farla da padrone. 
Infatti, fra le critiche che si possono muovere alla SEN, una è senz'altro quella di puntare particolarmente sul gas, o di promuovere nel settore termico strumenti come le pompe di calore (che riappaiono dopo anni dal PAN, Piano d'Azione sulle fonti rinnovabili) a cui corrisponde la poca presenza del solare termico, e la seconda è quella della prospettiva di breve scadenza.
Rispetto al documento in consultazione nei mesi scorsi (vedi post "Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale") la SEN ha migliorato la percentuale delle rinnovabili, passando dal 27% al 28%, con le elettriche al 55%. Forse si può fare di più, ma questa e' già una buona prospettiva, attuando provvedimenti opportuni che consentano davvero di costruirla.

Le rinnovabili chiaramente non bastano: riguardo l'efficienza energetica nel contesto europeo, sulla SEN si legge che "intende promuovere una riduzione di consumi di energia finale da politiche attive pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, da conseguire prevalentemente nei settori non-ETS. Si e` infatti convinti che l’efficienza energetica rappresenta una opportunita` per aumentare la sicurezza, ridurre la bolletta energetica e la spesa di famiglia e imprese, nonche´ per dare nuovo impulso alle filiere produttive italiane che operano nel settore." L'efficienza è forse la più ovvia ed insieme la più difficile opzione da realizzare.
Il documento non manca di analizzare le linee d'azione per la ricerca e l'innovazione, i mercati energetici, e il Piano Nazionale Energia e Clima di cui la SEN, si legge, "costituisce la base programmatica e politica per la preparazione".
La SEN inoltre opta per un orizzonte al 2030, come si è detto, molto limitato. Nel documento si sostiene che si tratti di "un percorso che e` coerente anche con lo scenario a lungo termine del 2050 stabilito dalla Road Map europea che prevede la riduzione di almeno l’80% delle emissioni rispetto al 1990". Non sarà facile raggiungere davvero il traguardo della Road Map, e la stessa SEN mostra un divario che andrà colmato da qui al 2050. Non appare però impossibile, con misure appropriate ed un forte impegno. 

In sostanza, si può dare un giudizio positivo sulla SEN 2017, tenendo conto della necessità di passare alla fase operativa senza ritardi e con scelte coerenti, e della opportunità di monitorare e riflettere sul percorso durante il periodo di attuazione, magari intervenendo se ci saranno elementi di criticità.
Sono convinta che se verranno messe in campo tutte le misure adeguate al raggiungimento degli obiettivi di rinnovabili, efficienza e risparmio, nei vari settori, emergerà un quadro in cui la necessità di gas metano sarà fortemente ridotta, tenuto conto anche del biometano.
Insomma, si tratta di un passo in avanti, ora da attuare concretamente.

Per approfondire la Strategia Energetica Nazionale si può scaricare qui:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/testo_della_StrategiaEnergeticaNazionale_2017.pdf

politica interna
Un percorso che può fare la differenza (in un contesto difficile, ma non impossibile)
13 novembre 2017
Credo che per modificare la tendenza che la Sicilia ha mostrato con un risultato elettorale nettamente sfavorevole al centrosinistra e al Partito Democratico siano necessarie due cose precise: un cambio nella linea politica, e l'esistenza di un centrosinistra largo. La prima, perchè se una linea politica perde nelle urne va modificata, nè più nè meno, la seconda, perchè un centrosinistra deve innanzitutto formarsi ed esistere, ed essere così esteso da includere tutte le sensibilità diverse ma accomunate da fattori di base capaci di formare un minimo comun denominatore. Nulla di nuovo o di speciale, si tratta dell'abc della politica, che però va realizzato nella peculiarità della situazione italiana, e qui le cose si complicano per una serie di ragioni che oramai possono essere definite storiche.
In molti, ed autorevoli, sostengono che la Sicilia non esprima una tendenza, che si tratti di una situazione così specifica e locale da non rappresentare un andamento di valenza nazionale. Credo che in parte sia vero, ma non del tutto: la bassissima percentuale di votanti ripete un infelice risultato già raggiunto di recente in Emilia-Romagna, terra di cui tutto si può dire meno che non vi sia tradizionalmente partecipazione politica, mentre i voti al PD ed in genere all'insieme delle forze del centrosinistra sono talmente pochi da preoccupare a prescindere, e soprattutto da indicare con evidenza una relazione diretta con il quadro politico e culturale che si sta sviluppando da tempo nel nostro Paese, un dipinto in tinte appannate in cui la sfiducia rappresenta il colore più brillante.
Soltanto presentandosi alle urne con una proposta politica chiara ed un insieme altrettanto chiaro di forze che la sostengano con convinzione si può sperare di vincere le prossime elezioni politiche nazionali. Non proprio lontanissime: mancano pochi mesi.

Ciò stabilito, bisogna vedere se e in quali termini sia possibile definire una linea politica chiara. Il tema riguarda lo stesso PD, di cui la maggior parte delle persone faticano a delineare i tratti: appare come un contenitore dai contorni sfumati, ricco di potenzialità ma di difficile identificazione. La politica richiede impegno civile, scelte basate su valori, attività che non si fanno se non ci si sente coinvolti, a partire dalla condivisione di idee e di un modello per la società che si intende realizzare. Senza una costruzione ideale (termine in disuso, ma forse da riscoprire), senza una visione di futuro che sia condivisibile o addirittura desiderabile, non si va molto avanti, anzi probabilmente ci si ferma dove ci si trova.
Una linea politica chiara e condivisa da forze politiche diverse deve per forza basarsi su alcuni punti costruiti sulle fondamenta comuni. Questo è l'elemento chiave, se non ci si trova d'accordo su questo davvero non ci sono possibilità per muoversi e fare un passo avanti. Si tratta di un elemento che richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità nei confronti del Paese ed una lungimiranza capace di guardare oltre gli steccati.
Nel merito, credo che alcuni punti vadano ribaditi (sono già stati ripetuti molte volte in questo blog): non è accettabile che un partito come il PD lasci alla destra temi come la sicurezza, o ai movimenti temi come l'ambiente. Non è accettabile che si lascino ad altri vocaboli, purtroppo ormai scippati da anni alla sinistra, come "libertà", o "inquinamento", o "pensioni". Si tratta di errori che non nascono dalla distrazione di qualcuno, ma hanno una radice ed una storia lunga decenni nella sinistra italiana. Errori che continuiamo a trascinare nel tempo, senza vedere la loro importanza. E' stata una buona scelta riprenderne alcuni e farli propri, per esempio il vocabolo "periferie",  o "agricoltura", o "alimentazione", ma non bastano. Una forza politica che intenda governare un Paese, soprattutto se avanzato nonostante tutti i problemi come l'Italia, deve mettere in campo la propria proposta su tutti i temi che riguardano la società, in modo chiaro e leggibile da chiunque. Ed occorre farlo come minimo, avendo ben presente che una vera rinascita dell'area progressista ha bisogno di ben altro, di confrontarsi con i temi più attuali alla luce della propria storia - un programma di non poco conto e sicuramente di lungo periodo.

"Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con pietre e clave" è una frase attribuita ad Albert Einstein, e si riferisce al fatto che le armi a disposizione oggi possono portarci di nuovo alle pietre e ai bastoni nel futuro. Non ci è dato sapere come si arriverà alle prossime elezioni, ma è quantomeno probabile che alle successive ci si arrivi - la sinistra ci arrivi - ripartendo da zero. Forse è bene pensarci adesso, in un momento in cui l'unità contrapposta alle divisioni - con tutte le validissime ragioni che si possono escogitare per queste ultime - può fare davvero la differenza.


SOCIETA'
Centri urbani: cambiare in meglio è possibile
1 novembre 2017
Ci sono numerose realtà locali in Italia che hanno già aperto le porte al futuro e presentano buone performaces ambientali, mentre molte altre si affannano nella gestione, spesso cattiva, del passato. E' quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" che ogni anno Legambiente realizza con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, e che è stato pubblicato da pochi giorni. Lo si può scaricare all'indirizzo in calce.

Come si legge sul sito, ci sono Comuni capaci di gestire il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre città europee, di cambiare stili di mobilità, che riescono a depurare gli scarichi, a contenere i consumi idrici ed evitare lo spreco d’acqua potabile, che investono sulle fonti rinnovabili di energia, che hanno all'attivo varie e significative esperienze di rigenerazione urbana. Molti altri non sono ancora in grado di farlo. Si tratta di ambiti che riguardano da vicino la salute e la qualità della vita dei cittadini, perciò di straordinaria importanza, in cui evidentemente un'amministrazione locale può qualificare la propria attività di governo. L'analisi di Legambiente ha il grande pregio di mostrare i dati e compilare classifiche di facile lettura ed immediata interpretazione.
A pagina 17 c'è la classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti in 16 indicatori che coprono 6 aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. In questa classifica Mantova, Trento e Bolzano si aggiudicano le prime tre posizioni, dimostrando di credere nel cambiamento. Fra le città dell'Emilia-Romagna, Parma si trova nella posizione migliore arrivando quarta, seguita da Reggio Emilia quattordicesima, e da Bologna ventiduesima. Non male ma nemmeno bene per una Regione che storicamente si trova spesso ai vertici di classifiche economiche e sociali eccettuato quelle ambientali. Altre città del Nord si trovano nella parte alta della classifica, come Pordenone e Belluno, mentre spiccano ancora una volta le difficoltà che caratterizzano numerosi capoluoghi del Sud del Paese, con Catania, Palermo, Viterbo, Brindisi, Enna a chiudere la classifica nelle ultime posizioni.
Il Rapporto è corredato da numerosi grafici e tabelle interessanti, alcuni dei quali indicano la variazione di alcuni parametri nel corso del tempo. Per esempio, la concentrazione media di polveri sottili fra il 2012 e il 2016 risulta modificata in alcune città più velocemente che in altre: pur con valori sempre alti è stato rilevato un miglioramento misurabile, in particolare a Verona, Firenze e Bologna. Lo smog resta comunque uno dei nostri principali problemi, soprattutto in Pianura Padana, insieme alla mobilità, dove il grafico "Le grandi città sono grandi garages" la dice lunga sin dal titolo. Anche la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata è cambiata fra il 2012 e il 2016, ma resta nelle grandi città ben al di sotto del 50% (eccetto Milano e Venezia, di poco superiori). L'obiettivo di legge del 65% al 2012 è stato raggiunto da 22 città capoluogo, mentre tre città del Nord, Pordenone, Treviso e Trento, superano l'80%.

Alcune informazioni sono poi paradossali: continua il consumo di suolo e la costruzione di edifici per abitazione, mentre sono nientemeno che 7 milioni le case vuote, il 22,5% del totale. Il fenomeno è particolarmente marcato nella capitale, dove sono oltre 120.000 le abitazioni non occupate. A Bologna pare che superino le 24.000 unità. 

Infine, nel Paese del Sole si ricorre ancora poco al Sole in rapporto ad altre realtà europee, nonostante l'indubbio incremento verificatosi negli anni recenti. A Copenaghen si fa più fotovoltaico per abitante di tutte le città del meridione italiano messe insieme, eccettuato Brindisi e Foggia. Le grandi città del centro-sud, come Roma e Napoli, restano ancora al palo. Il dato parzialmente positivo è che la generazione distribuita da fonti pulite continua a crescere nel nostro Paese, seppur con ritmi inferiori rispetto al passato. Occorre fare attenzione alla diversa velocità del cambiamento nel settore energetico se vogliamo mantenere gli obiettivi raggiunti lo scorso anno in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Diverse città dell'Emilia-Romagna si piazzano in buona posizione per il numero di alberi per abitante: Modena, Rimini, Bologna, Ravenna e Forlì. Gli alberi depurano l'aria, producono ossigeno, fanno ombra, limitano il fenomeno dell'"isola di calore" in città, sempre più frequente per via del cambiamento climatico, sono centri di biodiversità anche nelle aree urbane. Il verde è di fondamentale importanza per una città verde, innovativa, salubre, a misura d'uomo.

Insomma, volendo trarre una lezione dai dati e dalle statistiche, si può affermare che cambiare in meglio è possibile, oltre che auspicabile. Si può fare, agendo con costanza e coerenza sui vari fronti che si presentano. Le città italiane possono diventare vere "green cities" migliorando la vita degli abitanti, la qualità dell'ambiente, e riducendo il proprio contributo al fenomeno mondiale del riscaldamento globale.

Il Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" si può scaricare qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2017

POLITICA
Approvata la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile
13 ottobre 2017
La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) disegna una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese, secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente. Si tratta evidentemente di un tema di vasta portata, trasversale, e capace di includerne molti altri. Il testo è stato approvato il 2 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri.
Prima dell’approvazione in CdM c'è stato un lungo processo di lavoro ed ora seguirà una seconda fase per entrare nel merito identificando gli obiettivi, definendo i metodi, stabilendo verifiche e monitoraggi, nonché la valutazione del contributo delle politiche in atto o prossime al loro raggiungimento.
Il percorso è stato avviato all’inizio del 2016, con l’elaborazione del “Posizionamento dell’Italia rispetto all’Agenda 2030”. Il testo è frutto di un lavoro tecnico e di confronto e consultazione con amministrazioni, società civile, mondo della ricerca, allo scopo di definire un cammino condiviso calibrato sulla sostenibilità, per raggiungere un quadro di misure atte a stimolare la crescita economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali.
La SNSvS si fonda sull’aggiornamento della "Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010", affidato al Ministero dell’Ambiente dalla Legge n. 221 del 28 dicembre 2015, aprendosi ad una prospettiva più ampia. Gli scopi principali sono due, ed entrambi ambiziosi: diventare quadro strategico di riferimento delle politiche settoriali e territoriali in Italia, disegnando un ruolo importante per istituzioni e società civile nel percorso di attuazione sino al 2030, e rappresentare il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel 2015 alle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, assumendone i 4 principi guida, integrazione, universalità, trasformazione e inclusione. Essa viene definita “lo strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di CO2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali”. In poche parole, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Per delineare i contorni di questa importantissima transizione, la Strategia di sviluppo sostenibile definisce 5 aree di intervento, denominate Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership, ognuna delle quali contiene una serie di scelte strategiche confluenti in obiettivi nazionali.
In particolare, ci si impegna per azzerare la povertà e ridurre l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali, garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano, promuovere la salute e il benessere, arrestare la perdita di biodiversità, garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi, finanziare e promuovere ricerca e innovazione, garantire piena occupazione e formazione di qualità, affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, decarbonizzare l’economia, promuovere una società non violenta e inclusiva, eliminare ogni forma di discriminazione, assicurare la legalità e la giustizia, 
Evidentemente si tratta di argomenti di vastissima portata, trasversali a molti altri, capaci di concorrere a qualificare l'azione politica e amministrativa di qualsiasi governo. Ciò che più conta ora è che queste parole diventino fatti, che ci si impegni seriamente in ambiti in cui il nostro Paese non ha mai brillato, ma in molti dei quali è stato capace di fare grandi passi avanti. Penso alla diffusione delle rinnovabili, o alla recente stima che vede l'Italia fra i Paesi europei con maggior quota di riciclo dei rifiuti: nel nostro Paese si ricicla ben il 76,9% dei suoi rifiuti, secondo Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE. Un traguardo notevole che ci rende i primi in Europa, ottenuto grazie alle norme vigenti e alle attività dei Consorzi per la raccolta e il riciclo. Oltre ai benefici evidenti, va detto che il nostro Paese è particolarmente vocato a questo tipo di pratiche coerenti con un modello di sviluppo sostenibile per diverse ragioni, occorre soltanto metterle in pratica e assumere percorsi e obiettivi a lungo termine.

La SNSvS si trova ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/slide_sviluppo_sostenibile.pdf

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/snsvs_ottobre2017.pdf

SCIENZA
Un'ulteriore conferma delle teorie di Einstein (Premio Nobel per le onde gravitazionali)
4 ottobre 2017
La rilevazione delle onde gravitazionali in vetta alla ricerca scientifica mondiale. Il massimo riconoscimento scientifico al mondo è andato infatti alle increspature dello spazio-tempo previste dalla teoria della Relatività proposta da Albert Einstein oltre un secolo fa e ai principali artefici della loro prima rilevazione diretta: il Premio Nobel per la Fisica 2017 è stato conferito a Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne per il loro contributo decisivo al rivelatore statunitense LIGO e alla osservazione delle onde gravitazionali.

Spesso, o forse praticamente sempre, la realtà in Fisica supera la fantasia. Le onde gravitazionali sono una delle conseguenze più sorprendenti della teoria della Relatività Generale di Albert Einstein, ed una delle più difficili da verificare sperimentalmente. In quella che è ancora oggi la più completa teoria della gravità formulata finora, lo spazio e il tempo non sono entità distinte, come ritenevano gli scienziati della Fisica classica e come ancora oggi pensiamo tutti nel senso comune, ma sono uniti in una sorta di tessuto in quattro dimensioni, denominato spazio-tempo. Si tratta di una struttura avente una sua geometria, tramite la quale è possibile descrivere la forza gravitazionale, o meglio, l'interazione gravitazionale. Una geometria che varia, ed in particolare diventa curva, in relazione alla presenza di oggetti dotati di massa, soprattutto di grandi dimensioni come pianeti o stelle. Il tessuto spaziotemporale viene deformato dalle masse che in esso si trovano generando un'attrazione che corrisponde alla curvatura dello spazio-tempo stesso. Siamo abituati a considerare la forza agente fra due corpi separati, più arduo è intuire una configurazione geometrica curva, o capace di trasmettere fenomeni ondulatori, che permea lo spazio, e per di più in quattro dimensioni. Una vera rivoluzione scientifica del concetto di gravità introdotta dalle teorie einsteiniane.
Se capita che grandi masse si muovano con forti accelerazioni, come una coppia di buchi neri o di stelle di neutroni, la deformazione dello spazio-tempo diventa ondulatoria, generando onde che si propagano in tutte le direzioni. Si tratta di onde gravitazionali, ovvero increspature nello spazio-tempo. Quest'ultimo non è più in questo caso un'entità fissa ma mobile, capace di trasmettere deformazioni in movimento. Le onde si propagano intorno e dopo tempi lunghissimi raggiungono noi, il pianeta Terra che fortunatamente si trova a grandi distanze cosmiche dalla sorgente di onde gravitazionali. Quando ci raggiungono sono debolissime ed occorrono strumenti estremamente sofisticati per osservarle.

Ci sono riusciti due interferometri statunitensi, il Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO), uno situato a Hanford, nello Stato di Washington, e l'altro a Livingstone, in Louisiana, il 14 settembre 2015. La prima rilevazione diretta di onde gravitazionali era dovuta alla fusione di due buchi neri distanti da noi ben 1,3 miliardi di anni luce. A essa sono seguite altre rilevazioni, l'ultima delle quali ha visto la partecipazione dell'osservatorio europeo Virgo, situato all'European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, in provincia di Pisa, fondato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e dal CNRS francese. Il nostro Paese ha dunque partecipato alla ricerca attraverso la collaborazione fra la stazione europea e quella statunitense.

Un grande successo per la ricerca scientifica americana e italiana, e per tutti coloro che vi hanno partecipato, ricordando oltre ai vincitori del Nobel tutti i numerosi ricercatori che lavorano al progetto. Si tratta di un evento davvero eccezionale, sia per la scoperta, sia perchè si tratta dell'ennesima conferma della validità della Teoria della Relatività di Einstein, un ambito di studio ancora oggi ricco di spunti di ricerca di grandissimo interesse.


La dichiarazione che si legge sul sito del Nobel e l'indirizzo web sono i seguenti:

The Nobel Prize in Physics 2017 was divided, one half awarded to Rainer Weiss, the other half jointly to Barry C. Barish and Kip S. Thorne "for decisive contributions to the LIGO detector and the observation of gravitational waves".

"The Nobel Prize in Physics 2017". 3 Oct 2017
www.nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/2017/


Il sito dell'EGO:

https://www.ego-gw.it/

sfoglia
settembre