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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 17 dicembre 2019, incontro "Il clima che cambia (a causa delle attività umane)" di Claudia Castaldini, IIS Archimede, San Giovanni in P. Bologna.



Giovedì 5 Settembre 2019, presso il Centro culturale Cartoleria 18, via Cartoleria, 18, Bologna, alle Ore 18,30, “Clima: effetto serra, effetto guerra”, Conversazione con Antonello Pasini, presiede Claudia Castaldini. Casadeipensieri2019.

 

Martedì 12 dicembre '18, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre '18, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre '18, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre 2017, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

  

 

 

 

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A proposito di me:

 

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di gennaio:

 

In questo mese la Terra si trova al Perielio, vale a dire nel punto più vicino al Sole della sua orbita, esattamente il giorno 5 gennaio. Per noi in Italia che ci troviamo nell'emisfero Nord esso capita nella stagione più fredda, ovvero l'inverno. La stagione, però, è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre e alla conseguente diversa esposizione ai raggi solari, non alla distanza dal Sole. Contemporaneamente, nell'emisfero Sud è estate.


 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese Mercurio è praticamente inosservabile dato che il giorno 10 si trova in congiunzione con il Sole.

 

Venere

Venere sta diventando sempre più splendente e bella, non si può non notarla. La si può sccorgere dopo il tramonto guardando in direzione Sud-Ovest. A fine mese tramonta tre ore e mezza dopo il Sole, illuminando le serate serene ad occidente.

 

Marte

Il pianeta rosso è oservabile a Sud-Est prima dell'alba.
 

Giove

Giove è praticamente inosservabile, dopo la congiunzione con il Sole.

 

Saturno

 

Saturno è inosservabile, in congiunzione con il Sole il giorno 13.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

CULTURA
Letture web (alcuni suggerimenti per la sopravvivenza, odierna e futura)
29 marzo 2020
In questi giorni di permanenza in casa, quando l’unico svago possibile è andare a fare la spesa al supermercato, si sprecano i consigli da ogni parte su come sopravvivere possibilmente senza conseguenze psicologiche serie. Dato che qualche suggerimento in più non può certo fare male, aggiungo i miei di letture web nella fattispecie, nella speranza che una maggior diffusione - fosse anche soltanto di una persona in più - di attività e letture che in qualche modo si collegano al rispetto dell’ambiente e di noi stessi non possa che essere utile e forse anche fare piacere.

Ci hanno suggerito in ogni modo di non rinunciare all’esercizio fisico fra le mura domestiche;  questo è senz’altro un bene, evitando però l’esposizione al sole sul terrazzo, a cui il bel tempo e la primavera potrebbero invitare, perché nociva dopo il lungo periodo invernale quando la pelle non è abituata al sole.  I dati sull’andamento della consistenza dell’ozono stratosferico sono controversi, con un “buco” nello strato di ozono sull’Artico che rivaleggia con il più famoso “buco” sull’Antartide, fenomeno che, come è noto, riduce la naturale protezione dai raggi ultravioletti solari particolarmente dannosi. La condizione dello strato di ozono che protegge la Terra va monitorata, e comunque non è più così grave come in passato a seguito degli accordi di Montréal del 1987, che vietarono nel mondo le sostanze responsabili dell’assottigliamento dell’ozono stratosferico. Senza essere maniacali nella protezione è un tema di cui tener conto, e per coloro che volessero saperne di più sono numerosi gli articoli in proposito, fra i quali segnalo i più recenti usciti su Nature (in inglese):

https://www.nature.com/articles/s41586-020-2120-4
https://www.nature.com/articles/d41586-020-00904-w

e un breve riassunto del tema sul sito del Ministero dell’Ambiente:

https://www.minambiente.it/pagina/il-protocollo-di-montreal

Mentre navighiamo su internet da casa per leggere ed informarci, un salto alle mappe geografiche che mostrano i livelli di inquinamento atmosferico prima e dopo la chiusura delle attività economiche di ogni tipo a causa del coronavirus può essere interessante: sono di un’evidenza clamorosa.
Per esempio, si possono guardare a questo link:

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/la-terra-torna-a-respirare-inquinamento-in-drastico-calo-nei-paesi-piu-colpiti-dal-coronavirus/

Anche il Ministero dell’Ambiente ha evidenziato il fenomeno:

https://www.minambiente.it/comunicati/pianura-padana-riduzione-fino-al-50-inquinanti-atmosfera-misure-introdotte-fronteggiare

Addirittura, gli inquinanti in Pianura Padana sarebbero dimezzati. Ovviamente, non si sta sostenendo qui che il virus porti a conseguenze positive (come alcuni giornalisti hanno sostenuto in relazione a considerazioni analoghe fatte da un esponente politico), ci mancherebbe, ma che il tema ambientale non è scomparso, e non sarebbe affatto opportuno pensare ad una ripresa economica che non tenesse conto della pesante alterazione all’aria, all’acqua, del suolo che può procurare se basata sul sistema tradizionale di estrazione e combustione delle fonti fossili. Il basso prezzo del petrolio potrebbe facilmente spingere in questa direzione, facendo dimenticare che ogni sforzo è necessario per evitare di alterare il sistema climatico, e in generale naturale, in misura irreversibile. A quel punto, la situazione del nostro mondo potrebbe essere assai peggiore di qualsiasi virus.

L’avvertimento viene anche dalla Wmo (World Meteorological Organization, Organizzazione Meteorologica Mondiale): “L’inquinamento ridotto dal Coronavirus non faccia venir meno le azioni per il clima”, un articolo in proposito da leggere sulla rivista La Nuova Ecologia:

https://www.lanuovaecologia.it/wmo-coronavirus-riduzione-emissioni-lotta-cambiamento-climatico/

Si registra in questo periodo un concomitante crollo della domanda elettrica nazionale a causa delle restrizioni poste dall’ultimo decreto governativo a molte attività economiche e industriali. 
Un bell’articolo sulla rivista Qualenergia spiega cosa sta accadendo:

https://www.qualenergia.it/articoli/in-picchiata-domanda-elettrica-e-generazione-termoelettrica-in-discesa-anche-eolico-e-fotovoltaico/

Infine, c’è un bel sito della Nasa da consultare non soltanto in questi giorni, ma normalmente e abitualmente. Scientifico e ben fatto, propone i temi più attuali legati al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, insieme ad una rapida visualizzazione delle cifre più importanti.
Queste ultime ci informano che il biossido di carbonio in atmosfera ha raggiunto la concentrazione di 413 ppm, che la temperatura globale media è superiore di circa 1,1°C rispetto al 1880 (l’unico difetto del sito è che la temperatura viene fornita in Fahrenheit), e che il livello del mare sale mediamente (a causa dello scioglimento dei ghiacciai e delle nevi perenni) di 3,3 millimetri all’anno. Lo si può consultare al seguente indirizzo:

https://climate.nasa.gov

Nella speranza che questo periodo di forzato isolamento sia breve, e che il contagio cessi del tutto, ci restano le comunicazioni fra noi in versione social, email, e telefoniche. Una fortuna, rispetto ai tempi passati, fili invisibili che non si spezzano e che ci hanno cambiato positivamente la vita. 
Buona lettura.

SCIENZA
Straordinaria, la normalità del coronavirus
10 marzo 2020
Straordinaria, la situazione che stiamo vivendo, angosciante quel tanto che basta, estranea alla normalità ed estranea al tempo abituale nel suo essere sospesa fra la peste dei Promessi Sposi e Andromeda di Chrichton o L'ombra dello scorpione di King.
Extra tempo ed extra luogo, colpisce tutti ovunque, la scienza medica non ha strumenti di lotta diretta contro ciò che vive una vita propria dentro gli organismi viventi a loro volta. Noi che credevamo che soltanto gli alieni soccombessero ai nostri possenti minuscoli microbi scopriamo di avere la guerra dei mondi a casa nostra, basta che un virus faccia "il salto" dall'animale all'uomo, da una specie all'altra, e veniamo colpiti come estranei noi stessi al nostro mondo.
La vita sulla Terra è anche questo, e lo sarà sempre; mentre noi esseri umani combattiamo le nostre inutili, o troppo spesso distruttive, battaglie quotidiane la vita terrestre ci ricorda che non siamo molto più che una specie animale attaccabile da una potenza invisibile capace di insinuarsi dentro di noi distruggendo in un attimo sogni, speranze, buone azioni, ma anche lotte di potere, guerre, diseguaglianze, inquinamento dell'unico posto dove comunque abbiamo la fortuna di vivere.  Virus, dal latino "veleno", ci informa il Treccani "(...) gruppo di organismi, di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzati dalla vita parassitaria endocellulare obbligata".  Parassiti delle cellule. 

A proposito dell'inquinamento: la Nasa ci informa che è bastata la quarantena obbligata dal coronavirus per rilevare da satellite un netto calo dello smog sui cieli della Cina (vedi link in calce). Pochi giorni et voilà, la minaccia peggiore -  perché si tratta di qualcosa che è peggiore di tutti i virus - che incombe su di noi sembra quasi sparire. Non ci vuole molto nemmeno ad accorgersi che anche da noi sta succedendo lo stesso: netto calo degli spostamenti a seguito delle decisioni del governo, lezioni scolastiche da casa, e l'aria è più pulita. La qualità dell'aria in Pianura Padana è migliorata improvvisamente, secondo i dati rilevati dagli strumenti e secondo la sensazione personale ormai sintonizzata sui valori scientifici per chiunque viva in quelle zone.
Certo, non intendo perorare la causa del virus che stiamo combattendo con tutti i mezzi possibili; vorrei al contrario evidenziare un fatto e una conseguenza che possono essere utilizzati in altro contesto: il fatto è che il nostro sistema economico e produttivo si basa ancora in misura sostanziale sulla combustione delle fonti energetiche fossili a livello mondiale, la conseguenza è che come è possibile andare avanti nel solito modo, così è possibile ridurre l'inquinamento in  modo drastico. E, dato che dobbiamo farlo per evitare la catastrofe climatica e ambientale prossima futura, è bene attingere ovunque sia possibile spunti e informazioni per attivarsi.
Ls catastrofe climatica e ambientale è una realtà in arrivo a velocità spedita se non interveniamo in modo netto e altrettanto veloce, una catastrofe peggiore di quella che stiamo vivendo con il coronavirus. Va scritto, e scritto di nuovo. Nessuno dica poi "non lo sapevo", o domandi "perché non è stata prevista" ("Why did nobody notice it?" la Regina Elisabetta agli economisti, nel 2008 allo scoppio della crisi, ma in quel caso aveva ragione).
Per evitarla ci sono azioni da intraprendere capaci di portare ad una rapida decarbonizzazione dell'economia, come si dice. Ovvero, a lasciare petrolio, carbone e metano sotto terra. Se si oppongono coloro che traggono profitti da quel settore, andrà concordato un piano di uscita e di conversione alle rinnovabili. Ma va fatto, al più presto.
Non possiamo e non vogliamo tornare alla candela, e proprio per questo va cambiato ora il modello di sviluppo che ci ha portati ad un benessere senza precedenti nella storia dell'umanità al prezzo di rischiare di perderlo improvvisamente per i danni che causa all'ambiente naturale. Abbiamo le tecnologie adatte, abbiamo un elevato grado di conoscenza scientifica, dobbiamo avere la forza di fare un passo deciso in avanti. Dobbiamo riuscire a costruire una società in cui un elevato grado di sviluppo sia sovrastato da un cielo pulito come quello registrato in questi giorni dalla Nasa sulla Cina. 

Ma il virus va combattuto, e se non disponiamo ancora di armi dirette come i vaccini (sarebbe interessante sapere cosa pensano ora i gruppi no-vax), possiamo farlo con i metodi indiretti. Che sostanzialmente sono riconducibili alla pulizia personale e ad una minore interazione sociale. Lavarsi le mani ed evitare i luoghi affollati. Seguiamo le indicazioni del Ministero della Salute, senza panico ed eccessi, e andrà tutto bene. Un contagio può essere contenuto, limitato, e infine ridotto al nulla. 
Non sarà mai abbastanza un ringraziamento a tutti coloro che sono impegnati in prima linea, medici, infermieri, Protezione Civile, ma grazie. In queste occasioni emerge ciò che conta veramente, e non ha prezzo.


La notizia e le mappe della Nasa:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Coronavirus.-Il-calo-di-smog-in-Cina-nelle-foto-satellitari-Nasa-ed-Esa-661c1171-d888-4ae7-bc20-7608fcbefdab.html#foto-1

La qualità dell'aria sulla Pianura Padana il 10 marzo:

https://www.ilmeteo.it/aria/emilia+romagna

Il sito governativo con tutte le informazioni sul coronavirus: 

http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus


POLITICA
Il 26 gennaio si terranno le elezioni in Emilia Romagna
16 gennaio 2020
A scanso di equivoci - non si sa mai - nonostante questo blog abbia il simbolo del PD ben in evidenza sul frame laterale, vorrei ribadire il mio sostegno a Stefano Bonaccini e al PD stesso: a loro andrà il mio voto domenica 26 gennaio, quando in Emilia Romagna si sceglierà la nuova amministrazione regionale.

E' già stato scritto e detto molto in proposito, sono circolati appelli, abbiamo ascoltato interventi, vediamo ogni giorno a quale tour de force siano sottoposti i candidati sul territorio. Vorrei scrivere qui una sintesi della situazione per come la vedo io. Un punto di vista personale. 
La regione Emilia Romagna è una regione ben governata da molto tempo. Sono numerose le classifiche in cui si posiziona ai primi posti, può competere in molti ambiti con le regioni più avanzate d'Europa, consente ai suoi cittadini un livello di vita invidiabile. Il contesto in esame è inequivocabilmente questo, ed è lì che occorre porre lo sguardo. Chi fa campagna elettorale contro l'amministrazione attuale screditando qualcosa che funziona non sa di cosa sta parlando; e credo che ne pagherà le conseguenze. 
Al contrario, sarebbe utile analizzare l'andamento nel corso del tempo, la risposta ai problemi attuali, la resilienza, la prospettiva, insomma la derivata (con linguaggio matematico) dell'andamento, sicuramente positivo che si rileva ora. Anche per la regione Emilia Romagna c'è la globalizzazione, anche per la regione Emilia Romagna ci sono i cambiamenti climatici, anche e soprattutto in Pianura Padana c'è l'inquinamento dell'aria, ci sono i nuovi lavori, le nuove forme di impiego, le nuove diseguaglianze, le nuove tecnologie, anche qui insomma c'è un mondo in rapido cambiamento. Più rapido - lo abbiamo scritto qui tante volte - di quanto la sinistra italiana sia stata capace di seguirlo. Un mondo nuovo che prima di diventare qualcosa di diverso da ciò che ci aspettiamo governando bene una regione d'Italia deve essere studiato, compreso, indirizzato. 
Se c'è una critica che è legittimo fare alla sinistra del nostro Paese è di non aver visto con adeguata lungimiranza nei decenni scorsi ciò che stava comparendo all'orizzonte, continuando a guardare nelle vicinanze nonostante le evidenze - e nonostante non fossero pochi coloro che indicavano i nuovi contorni che si andavano delineando.  
Ma questo certo non basta a scegliere altre vie, magari ancora più estranee ad analisi ed elaborazioni. Vie superficiali perfettamente testimoniate dalla Lega attuale, di cui la candidata Lucia Borgonzoni è esponente. Non credo di peccare di faziosità se dichiaro superficiale, nel senso letterale di assenza di profondità, l'espressione politica leghista. Superficialità di estrema destra. Parole "contro" che ascoltiamo da tempo e che restano al di sopra del ragionamento, senza mai andare a fondo a cercare le origini, le cause, i contenuti, i percorsi.  La spiaggia disco-dance da cui è caduto il governo nazionale la scorsa estate è la perfetta rappresentazione plastica del tutto. Da lì non intendo ripartire, non c'è alcun bisogno di peggiorare qualcosa che è già molto migliore, non si avvia un nuovo inizio partendo dalle retrovie. Un miglioramento lo si costruisce dalle posizioni avanzate. 
 
Nel migliore dei casi riusciremo a risolvere il problema dell'inquinamento in Pianura Padana, il vulnus dell'Emilia Romagna e di tutto il Nord Italia. Questo è il nodo centrale, il vero cardine attorno a cui ruota tutto quanto, il famoso contrasto ambiente-sviluppo che si fa nebbia, letteralmente, ed avvolge la pianura, il Po, fino a lambire le colline avanguardia dell'Appennino, e le Prealpi dall'altra parte. E che i cittadini respirano.  La qualità dell'aria in un territorio fortemente industrializzato dove non c'è vento per ragioni geografiche e climatiche locali. Le emissioni climalteranti, il contributo al riscaldamento globale. E poi non solo: il suolo, le risorse idriche, le coste, l'economia circolare, i rifiuti, l'edilizia. Forse, l'unico ambito in cui la regione non è allo stesso livello delle aree più avanzate d'Europa è proprio questo, il quadro ambientale, e non lo è per ragioni storiche documentabili. In anni recenti anche su temi come questi - che non sono mai stati storicamente in cima alle agende dei maggiori partiti italiani di qualsiasi orientamento - sono stati fatti passi avanti, una diversa impostazione è chiaramente misurabile, una linea con nuovo orientamento emerge. C'è naturalmente ancora molto da fare, ma non siamo all'anno zero. 

Questi ed altri temi sono affrontati sul sito di Stefano Bonaccini, che invito a consultare all'indirizzo: www.stefanobonaccini.it.

La prospettiva nell'area politica che chiamiamo centrosinistra non è chiusa, al contrario, è aperta. Il Partito Democratico lo è. Le ultime, recenti, iniziative di discussione mostrano apertura. Non è tempo di recinti, di dogmi, di autoreferenzialità, è tempo di dialogo, confronto, contaminazione. Spero davvero che si possa andare avanti in questo percorso, e che l'Emilia Romagna ne faccia parte a pieno titolo. 

Domenica 26 gennaio 2020 dunque voterò per il PD e per Stefano Bonaccini. Le urne saranno aperte dalle ore 7.00 alle ore 23.00.

Può essere utile anche consultare il sito della Regione, dove sono presenti, fra le altre cose, informazioni utili al voto, i candidati, le liste, le coalizioni. Il sito si trova al seguente indirizzo:
https://www.regione.emilia-romagna.it

POLITICA
La Cop 25 è stata un fallimento - ma andremo avanti lo stesso
22 dicembre 2019
Dunque, la Cop 25 tenutasi a Madrid (vedi il post del 3 dicembre 2019) è stata un fallimento. I rappresentanti di praticamente tutti i Paesi del mondo tornano a casa tristemente a mani vuote, o per paradosso, convinti di aver operato bene con la finalità di salvare l'economia e lo sviluppo del proprio angolo di mondo.  Al contrario, non ci saranno economie da sviluppare se non si riuscirà a mantenere il cambiamento climatico causato dalle attività umane entro limiti accettabili - dato che non è più possibile evitarlo - in un contesto che evolve verso il rapido superamento dei benefici dello sviluppo tradizionale da parte dei danni, sempre più ingenti, delle conseguenze che tale sviluppo comporta.
Il risultato deludente dell'ennesima riunione mondiale era ampiamente prevedibile: finché saranno vecchie impostazioni politiche ed economiche a confrontarsi non si raggiungeranno gli obiettivi che ci si prefigge, finché non sarà una nuova classe politica (in realtà emergente) a prendere le redini ed assumere la responsabilità delle decisioni non si troveranno le soluzioni al più grande problema di tutti i tempi.

Il negoziato ha incontrato le principali difficoltà su tre punti chiave: il mercato dei crediti del carbonio, la cosiddetta “ambizione”, cioè l’aumento da parte di ciascun paese degli impegni nazionali sottoscritti a Parigi nel dicembre 2015 per la riduzione delle emissioni di gas serra, e gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi più vulnerabili, che nella quasi totalità dei casi subiscono le conseguenze più pesanti del cambiamento climatico nonostante non abbiano contribuito alla sua origine. 
Evidentemente, si tratta di nodi cruciali, situati al cuore del problema, per sciogliere i quali occorre un cambio netto di prospettiva. Lo sviluppo sostenibile non si fa rammendando qui e là ciò che è già stato fatto, ma orientando l'intero sistema verso la sostenibilità. Per fare questo occorre intervenire in ogni campo nella direzione voluta. 
Non mancano ovviamente i detrattori, che hanno sostenuto, in una progressione temporale, dapprima che il cambiamento climatico non esisteva, poi che il cambiamento climatico esiste ma non è causato dall'uomo, ed ora che è tutta una scusa per fare investimenti in settori nuovi. Le prime due sono false, l'ultima è vera. E' proprio così, vogliamo fare investimenti nell'innovazione scientifica/tecnologica a basso impatto ambientale, orientare tutta l'economia, la finanza, i settori produttivi, l'intera società verso un nuovo accordo fra umanità e natura che sia capace di conservare l'una e l'altra. Lo si potrà fare solo in questo modo, perché ogni altra possibilità, inclusa la decrescita, oltre a non essere auspicabile sarebbe tutto meno che sostenibile in una pianeta popolato da oltre sette miliardi di persone. Solo guardando avanti si potranno trovare nuove strade, non certo con lo sguardo rivolto al passato.

Tornando alla Cop 25 si può dire che, nonostante gli esiti, non tutto è perduto. Moltissimi Paesi, numerose amministrazioni locali, sono seriamente impegnati a rispettare l'Accordo di Parigi.   L'Unione Europea resta in questo ambito l'istituzione guida nel mondo, ruolo che detiene dal principio. Le sue politiche sono le più avanzate da anni, e la nuova Commissione sembra voler rafforzare l'impegno.
L'UE si è data gli obiettivi di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, di raggiungere il 32% di energia rinnovabile, e il 32,5% di efficienza energetica alla stessa data (maggiori dettagli si trovano all'indirizzo in calce). Si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica al 2050. Non si tratta di obiettivi facili, non si tratta di scrivere numeri su un foglio. E' indispensabile il contributo di noi tutti per rendere numeri e grafici concreti e reali.

Secondo l'ultimo rapporto del programma ambiente delle Nazioni Unite, "Emission Gap Report 2019" il mondo si trova su un percorso che lo porterà ad un innalzamento della temperatura media globale di 3,2°C (attualmente abbiamo superato di quasi un grado la temperatura media precedente). Sembra poco, in realtà è moltissimo in termini di alterazione del sistema climatico. Per evitare il peggio e cambiare rotta, secondo il Rapporto, è necessario diminuire del 7,6% all'anno per i prossimi dieci anni le emissioni globali, restando entro l'obiettivo dell'Accordo di Parigi, che pone come limite il valore di +1,5°C  di incremento della temperatura. L'altro valore-soglia indicato nell'Accordo di Parigi di +2°C, ben più pericoloso, richiede una diminuzione delle emissioni di 2,7% all'anno per i prossimi dieci anni. Cifre di questo tipo con il segno meno davanti rappresentano la necessità di una svolta vera, decisiva, estesa a tutti gli ambiti; in caso contrario, saranno irraggiungibili, e destinate a restare sulla carta.

Dunque, i prossimi dieci anni saranno determinanti, letteralmente, riguardo ciò che accadrà in futuro. Il percorso da scegliere, sostenibile oppure no, lo scegliamo ora. Sarà la nostra generazione a decidere uno dei passi più importanti, si può dire decisivi, della Storia dell'umanità.


Di seguito alcuni indirizzi web utili ad approfondire il tema.

IL sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

Il Consiglio d'Europa a proposito della Cop 25 di Madrid:

https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/international-summit/2019/12/02/

La strategia a protezione del clima UE:

https://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2030_en

Il sito dove trovare l'"Emission Gap Report":

https://www.unep-wcmc.org/news/2019-emissions-gap-report

POLITICA
Restare al di sotto di due
3 dicembre 2019
L'umanità, che sta subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici, deve scegliere tra la "speranza" di un mondo migliore agendo ora o 'la capitolazione' ". Sono queste le parole con cui il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha aperto la COP25 a Madrid (Conferenza delle Parti dei Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che prese l'avvio a Rio de Janeiro nel 1992).  "Vogliamo davvero restare nella storia come generazione di struzzi, che passeggiava mentre il mondo bruciava?", ha aggiunto il segretario parlando davanti ai rappresentanti dei circa 200 paesi firmatari dell'accordo di Parigi, tra cui circa 40 capi di Stato e di governo. Si può ascoltare il suo intervento completo all'indirizzo web riportato in calce.
A Madrid si è riunito di nuovo il mondo per decidere cosa fare e come fare per salvare i sistemi naturali terrestri ormai profondamente alterati dagli impatti delle attività umane, sulla base degli accordi già definiti. Alterati al punto da mettere a rischio la Natura così come l'abbiamo conosciuta, e con essa la nostra stessa sopravvivenza. La Conferenza dell'ONU sul cambiamento climatico, in corso in questi giorni, è presieduta dal Cile ed ospitata dalla Spagna, dal 2 al 13 dicembre. La riunione ha lo scopo - come si legge sul sito - di stabilire il percorso da seguire nel futuro prossimo in relazione a quanto già deciso a Parigi nel dicembre 2015 e in tutte le altre tappe degli incontri internazionali svolti. Ci sarà anche una delegazione degli Stati Uniti, nonostante il ritiro dall'Accordo di Parigi della nazione più inquinante in termini pro-capite del mondo.

Ad ogni livello i segnali sono contrastanti. Mentre il Parlamento europeo dichiara lo stato di emergenza climatica, apprendiamo dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che solo il 38% dei Paesi del mondo stanzia finanziamenti adeguati a mettere in pratica, anche solo parzialmente, la propria strategia di risposta alle modifiche climatiche, e meno del 10 % ha effettivamente impegnato risorse per attuarla (Rapporto '2018 WHO health and climate change survey report: tracking global progress', realizzato esaminando 101 Paesi). Mentre il 2019 si avvia ad essere il secondo anno più caldo della storia, ci informano che ogni italiano produce in media ogni anno 5 tonnellate e mezza di anidride carbonica, di cui oltre un terzo dai trasporti, un altro terzo dall'alimentazione e dai rifiuti, il resto dal riscaldamento (25%) ed illuminazione ed elettrodomestici (5%) (studio Vaillant e Università di Milano).
Secondo i dati più recenti il mondo si sta avviando verso un riscaldamento di oltre 3 gradi, superando i valori soglia stabiliti a Parigi, di 2° e possibilmente di 1,5°. 

Restare al di sotto dei 2 gradi di incremento della temperatura media globale, o di 1,5 °, richiede un cambiamento radicale. Questo è il principale problema. Abbiamo costruito uno sviluppo economico fortemente basato sull'accumulo di grandi capitali, sull'estrazione delle ricchezze contenute nei beni naturali, sullo sfruttamento di persone in condizioni di forti diseguaglianze sociali, sull'uso quasi acritico e amorale degli animali per ogni scopo umano, dagli allevamenti intensivi a scopo alimentare, alle pellicce, alla farmaceutica. 
Abbiamo trasformato il mondo ad uso e consumo, letteralmente, di ciò che fa comodo in un determinato momento o condizione di vita, e per fare questo utilizziamo le risorse necessarie senza chiederci nulla a proposito delle conseguenze. Una tecnologia comoda e a volte utile ma sostanzialmente superficiale per la maggior parte degli utilizzi come lo smartphone ha un successo enormemente superiore ai pannelli solari, tanto per dire, e viene sostituito da ciascun consumatore con la frequenza decisa dalle aziende produttrici che ne modificano l'appeal in breve tempo con gadget praticamente inutili (e nonostante il costo). Per far ciò consumiamo tonnellate di minerali rari, spesso estratti in miniere di Paesi in via di sviluppo che operano in condizioni indegne per i lavoratori, senza incidere minimamente sul cambiamento climatico che invece avrebbe bisogno di una maggior diffusione delle nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Possiamo costruire le case passive, ed ora addirittura le case attive, che producono più di quanto consumano consentendo di alimentare le batterie di auto ed elettrodomestici, ma preferiamo investire i nostri soldi in auto di grossa cilindrata, in SUV che occupano l'intera carreggiata e consumano il triplo, per andare a fare la spesa, acquistando al supermercato la carne degli allevamenti intensivi imballata con tre pellicole di plastica e una vasca di polistirolo. Poi si fa ritorno a casa, quando il telegiornale ci parla delle microplastiche ormai ovunque, del clima, delle alluvioni, dell'inquinamento, del traffico, delle condizioni degli allevamenti, etc.

Questo per dire che la sfida va ben oltre il quotidiano, e che non l'abbiamo mai affrontata in passato. Si tratta di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, che comunque riguarda solo una parte dell'umanità, a partire dalle politiche energetiche, industriali, agricole, per finire allo stile di vita di tutti noi. Non è necessario privarsi di nulla, ma non è nemmeno possibile raggiungere tutto, principalmente perché il "tutto" va filtrato con le maglie della conoscenza. Non sarebbe auspicabile un ritorno al passato, e non sarebbe nemmeno un'ipotesi sostenibile con oltre 7 miliardi di persone sulla Terra; l'unica strada che abbiamo davanti è aperta sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale e sulla consapevolezza della necessità di andare ad incidere sugli stili di vita.

L'umanità non ha mai prima d'ora dovuto affrontare un simile problema, dunque si tratta anche di una sfida del tutto nuova. Forse siamo impreparati. Non abbiamo nemmeno costruito nel tempo il bagaglio culturale che ci sarebbe utile ora:  tutto ciò che abbiamo risale sostanzialmente agli ultimi due secoli, quando non all'ultimo secolo. Nulla in confronto ai secoli, o millenni, di elaborazione sui temi storicamente legati alla condizione umana, o sulla scienza più tradizionale, o sull'economia, sulla politica. Siamo in una condizione nuova per due argomenti almeno, molto simili per la portata delle conseguenze: il riscaldamento globale con cambiamento climatico, e la presenza di armi e impianti nucleari. Entrambi ci danno - a noi umani - la possibilità di annientare la Terra con tutto ciò che contiene, inclusi noi stessi. Una responsabilità smisurata in rapporto ai parametri consueti.
Occorre costruire, e farlo in fretta, un'impalcatura concettuale, di valori di riferimento, di metodo e di azione che ci consenta di risolvere problemi che si profilano davvero di enormi dimensioni. In parte è già stata iniziata, ora è necessario portarla avanti e tentare (non si può fare altro) di applicarla al più presto.


Il sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

L'Intervento del Segretario generale ONU alla COP 25:

http://webtv.un.org/watch/antónio-guterres-un-secretary-general-at-pre-cop25-press-conference/6111130380001/


Per quanto riguarda il Partito Democratico, segnalo il testo del bell'intervento che Fabrizio Barca ha tenuto a Bologna il mese scorso, ricco di stimoli per riflettere:

https://www.partitodemocratico.it/partito/unitalia-giusta-e-solidale-perche-la-storia-va-una-direzione-opposta-e-come-invertire-le-cose/

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

ECONOMIA
Emissioni in crescita nel mondo (ma con alcune eccezioni)
28 marzo 2019
Altro che riduzione delle emissioni climalteranti a salvaguardia del sistema climatico, le emissioni crescono eccome, stando agli ultimi dati dell'IEA (International Energy Agency), pubblicati nel Rapporto "Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018". 
Risulta infatti che le emissioni globali di CO2 sono cresciute dell'1,7%  nell'anno appena trascorso, raggiungendo il picco storico di 33,1 Gt, vale a dire oltre 33 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera. Tutti i combustibili fossili hanno contribuito a questa crescita, attribuibile per i due terzi al settore della produzione di energia. Tale crescita è dovuta per l'85% a tre Paesi, la Cina, l'India, e gli Stati Uniti, ed è stata generata da un aumento della domanda di energia. Al contrario, in Paesi come la Germania, il Giappone, il  Messico, la Francia e il Regno Unito le emissioni sono diminuite.

Alla base della crescita delle emissioni inquinanti nel mondo c'è stato un forte aumento del consumo di energia, del 2,3%, quasi il doppio dell'incremento medio dal 2010, generato a sua volta dal buono stato dell'economia globale e dal diffondersi localmente di mezzi per il riscaldamento e il raffreddamento. La domanda è cresciuta per tutte le fonti, soprattutto per il gas naturale con il 45%, mentre il vettore principe è ovviamente l'elettricità. La famosa efficienza energetica resta nell'ombra.  Le centrali di produzione di energia alimentate a carbone continuano ad essere le maggiori sorgenti di emissioni climalteranti.

Si è detto della buona performance dell'economia globale - fatto che dal nostro Paese non appare evidente - con una crescita del 3,7%  dovuta prevalentemente ai 3 Paesi menzionati sopra che hanno inquinato di più: Cina, India, Stati Uniti. Questo fatto testimonia che, nonostante se ne parli da anni, il disaccoppiamento fra la crescita economica e la produzione di sostanze inquinanti derivanti dalla combustione non è ancora avvenuto. Qualcuno ricorderà che se ne era parlato in tempi recenti, nel 2015 per l'esattezza, con dati proprio dell'IEA che avevamo commentato in un post datato 18 marzo 2015.  All'epoca le emissioni erano rimaste invariate a 32,3 miliardi di tonnellate rispetto all'anno precedente (il 2014) nonostante la crescita economica. A livello italiano il mese scorso ne ha parlato anche l'Ispra, presentando dati abbastanza positivi. Ma se a livello mondiale siamo passati in pochi anni da 32,3 a 33,1 Gt è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tentativo di portare la crescita economica sulla strada delle rinnovabili e dell'efficienza, sganciandola dai combustibili fossili. Hanno matematicamente ragione i giovani e Greta Thunberg a protestare. Cifre alla mano. La strada per la decarbonizzazione dell'economia è un percorso difficile in sé, non è accettabile che non venga rispettato. Se le cifre sono queste, servirà ben altro che l'Accordo di Parigi per tracciare il solco di un percorso virtuoso. 
Il ruolo degli Stati Uniti in tutto ciò ha la sua peculiare importanza: infatti si tratta dell'unico grande Paese sviluppato e dotato di tutte le possibilità, tecnologiche e finanziarie, per cambiare le basi su cui si fonda lo sviluppo che continua, salvo ancora limitate eccezioni locali, ad inseguire la via più tradizionale allo sviluppo, incuranti dell'inquinamento che causano a livello mondiale, tendenza ancora più marcata sotto la Presidenza Trump. La responsabilità che hanno in questa fase non è certo marginale.

La più virtuosa resta, ancora una volta, l'Europa. Nonostante una crescita economica dell'1,8% - dato che non riguarda l'Italia, evidentemente - la domanda di energia è aumentata soltanto dello 0,2%. Che stia avvenendo qui il disaccoppiamento? Può darsi, visto che, nonostante mille difficoltà e ritardi, l'UE resta il luogo dove si fanno davvero politiche per ridurre gli impatti ambientali del consumo energetico, e si ottengono risultati concreti. La crescita della domanda in Europa in termini di energia primaria ha riguardato per la maggior parte le fonti rinnovabili, mentre il ricorso al carbone continua a diminuire. Le disomogeneità al suo interno non impediscono di raggiungere risultati nel complesso interessanti, e di porsi obiettivi performanti. Il futuro non può che costruirsi su un modello fatto di minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza  e rinnovabili.
Le tendenze antieuropeiste che serpeggiano nella politica rischiano di invalidare anche questi benemeriti risultati. Aggiungiamoli alla lista, lunga, dei benefici dell'Unione quando andremo a votare il 26 maggio prossimo, magari insieme alle significative immagini delle proteste e dell'impasse in cui si sono infilati gli inglesi nel tentativo incredibile nella sua assurdità di uscire dall'Unione Europea.

L'intero Rapporto dell'IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.iea.org/geco/

POLITICA
Inquinamento e reddito: facce di una stessa medaglia, lo sviluppo iniquo
5 febbraio 2019
Una relazione interessante dell'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente, o EEA European Environment Agency) dal titolo «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa, l'indirizzo è riportato in calce) appensa uscita, punta il dito sugli stretti legami tra problemi sociali e problemi ambientali in Europa.

L'Agenzia dell'Unione Europea afferma che "è necessaria un’azione mirata per proteggere maggiormente i poveri, gli anziani e i bambini dai rischi ambientali quali l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme, soprattutto nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa". Un tema di notevole importanza, soprattutto se paragonato alla sua sottovalutazione. Si tratta di prendere atto che il problema dell'inquinamento dell'ambiente è anche un tema sociale in cui le fasce più deboli della popolazione sono le più colpite, sia all'interno delle società sviluppate sia nel contesto delle diseguaglianze mondiali. Differenze di reddito, di istruzione, di occupazione si traducono in modi diversi di esposizione agli agenti inquinanti, di capacità di rispondere al problema, di consapevolezza dello stesso, esattamente come differenze geografiche, economiche e politiche sul piano internazionale corrispondono a diversi impatti degli inquinamenti locali o del cambiamento climatico. Insomma, la questione sociale si intreccia alla questione ambientale ed il legame è stretto e fatto di maglie intrecciate in modo complesso. Sul piano politico, abbiamo già scritto qui più volte di come la sinistra - che dovrebbe cogliere questi aspetti, almeno nel loro risvolto sociale - non lo abbia mai fatto, in particolare in Italia, commettendo un errore storico che ancora oggi, con i tempi tipicamente dilatati della cultura politica, diffonde le sue ombre. Per troppo tempo si è pensato che bastassero i documenti, gli accordi, i rapporti tecnici per affrontare una materia che invece è pienamente politica, rinunciando ad essa come se un trattato filosofico sul tempo fosse sostituibile con un orologio, o un minimo di conoscenza scientifica fosse rimpiazzabile con la lettura dell'indice dell'ultimo rapporto pubblicato.

Lo studio dell'AEA presenta delle carte geografiche tematiche che con l'uso di diversi colori forniscono informazioni che hanno il dono dell'immediatezza. L'Italia emerge per quantità e qualità dei problemi.  La Pianura Padana e le aree di Roma e di Napoli sono fra le zone più inquinate d'Europa per particolato fine (PM2,5). Il nostro Paese spicca anche per l'alto numero di disoccupati e di anziani (ovviamente, quest'ultimo dato è positivo e riguarda l'elevata vita media della popolazione italiana).
A livello europeo, scrive il Rapporto che "L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)". Le differenze di reddito si fanno sentire anche all'interno delle zone maggiormente benestanti: secondo lo studio "Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2". L'inquinamento  acustico poi si differenzia notevolmente fra zone di diverso reddito, risultando che "L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati".
Infine, le aree del Sud dell'Europa, dove si colloca anche l'Italia, "sono caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute".

Si legge nello studio che è necessario un contesto di politiche attive per favorire azioni mirate e considerare le conseguenze dei rischi sanitari causati dai danni ambientali soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Non si può dire che manchino del tutto le politiche adeguate, ma quelle che ci sono non sono sufficienti e soprattutto non formano ancora un insieme capace di trovare risposte e cambiare una tendenza. Questi aspetti sono sotto gli occhi di tutti: una periferia senza verde, attraversata da strade trafficate, vicina ad insediamenti produttivi magari pesantemente inquinanti è luogo di vita di coloro che non possono permettersi niente di meglio. Abbiamo esempi persino più gravi, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in Campania, dove la maggior incidenza di malattie gravi e' probabilmente legata agli smaltimenti illeciti dei rifiuti, inclusi i rifiuti tossici. Questioni sociali ed ambientali che si intrecciano, lasciando scie di degrado a volte inestricabili. 

Lo studio dell'AEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.eea.europa.eu/it/highlights/inquinamento-atmosferico-rumore-e-temperature


POLITICA
Ennesimo allarme sul clima (che dovrebbe sortire qualche effetto)
23 novembre 2018
E' uscito il nuovo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ed è un nuovo allarme: stiamo distruggendo l'ambiente dell'intero pianeta e alterando il clima in modo e con velocità tali che rischia di diventare un processo irreversibile. 

Il tema è gravissimo, ma sembra fuori dal dibattito politico italiano, come al solito. Sui siti dei principali quotidiani si fa fatica a trovare la notizia, su Televideo si trova nella pagina delle "culture", ma soprattutto, nessuna intervista politica inizia con questo enorme, gravissimo, problema. Come se non ci riguardasse. Si tratta di un tema nel tema, ovvero, come fare comunicazione ambientale e comunicazione politica ambientale in modo tale da incidere sugli schemi prevalenti, modificando gli stili più diffusi. 

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin ci informa sostanzialmente che i gas serra in atmosfera continuano a crescere, ed anche le ultime misure hanno raggiunto un nuovo record. La concentrazione globale media di biossido di carbonio ha raggiunto 405,5 parti per milione (ppm, unità di misura della concentrazione di un gas in atmosfera; per farsi un'idea, in epoca preindustriale era di circa 280 ppm), in continua crescita negli ultimi anni nonostante le regole introdotte nel corso del tempo e gli accordi a protezione del sistema climatico. Il metano e gli ossidi di azoto fanno lo stesso. I livelli di calore - si legge sul sito all'indirizzo in calce - intrappolati nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e la tendenza non mostra segni di inversione. Questo comporterà un cambiamento climatico a lungo termine, con innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani, fenomeni atmosferici estremi. Il potenziale di riscaldamento sul clima (total radiative forcing) è aumentato del 41% rispetto al 1990. I grafici che il Bulletin riporta sono estremamente eloquenti.

Si tratta di quote elevatissime, su cui occorre intervenire tempestivamente. Un altro parametro fondamentale infatti è il tempo: la riduzione delle emissioni inquinanti deve avvenire nel giro di pochi anni, se vogliamo evitare di oltrepassare il punto di irreversibilità. 
Le emissioni di CO2 devono raggiungere il livello zero al 2050 se intendiamo rispettare l'Accordo di Parigi e restare sotto 1,5 gradi di incremento della temperatura, secondo il rapporto WMO. Zero sul piano mondiale è una quota che richiede un impegno grandissimo. Probabilmente, sarà necessario intervenire con operazioni di rimozione del biossido di carbonio dall'atmosfera come molti studi suggeriscono. 
Dunque, non si tratta più di scegliere se fare lo sviluppo sostenibile, ma di come fare lo sviluppo sostenibile. Il tema è così pregnante che richiede uno sforzo comune, per il benessere umano, per lo stato degli ecosistemi, per l'agricoltura, per il futuro stesso dell'umanità.

Per avere maggiori informazioni, ci si può collegare al sito WMO al seguente indirizzo.

https://public.wmo.int/en

SOCIETA'
Mare illegale
26 giugno 2018
Sono cifre impressionanti quelle che riguardano le illegalità commesse nei nostri mari, un'enorme mole di reati che ogni anno si ripete, secondo quanto riporta il dossier Mare Monstrum di Legambiente, edizione 2018, realizzato grazie al lavoro delle Forze dell'ordine e delle Capitanerie di porto, e presentato in occasione della partenza di Goletta Verde.
L'imbarcazione dell'associazione percorrerà il litorale italiano per monitorare la qualità delle acque marine, denunciare le illegalità ambientali, la presenza di rifiuti. Le tappe previste sono 22, da Chiavari a Trieste, in un lungo periodo di tempo che terminerà il 12 agosto.

I reati contestati dalle forze dell’ordine sono addirittura in aumento: nel 2017  si contano ben 17.000 infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%.
Crescono dell'8% rispetto allo scorso anno le persone denunciate e arrestate, per un totale di 19.564. Crescono anche i sequestri per una percentuale del 25,4%, mentre la cifra totale ammonta a 4.776. 
Territorialmente, si rileva che quasi la metà dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), a cui si unisce il Lazio a coprire le prime posizioni di questa poco invidiabile classifica nazionale. 

Quanto al tipo di reato, risulta che quelli legati all'inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori malfunzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo sono i più diffusi: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Si legge nel dossier che a seguire con il 27,7% si ha la pesca illegale, poi il cemento abusivo per il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto per il 17,1%.

Cattiva depurazione delle acque, cementificazione e rifiuti: questi sono i modi con cui deturpiamo le coste e i mari di uno dei Paesi più belli del mondo - nonché il nostro Paese - a testimonianza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per promuovere un'autentica civiltà del territorio e del suo ambiente. Decenni di incuria non si cancellano in un giorno, ma un aiuto da coloro che governano la cosa pubblica - e non so cosa ci sia di più "pubblico" di questo - sarebbe il benvenuto, in sostituzione dell'ignavia italica sull'argomento.
Il dossier sottolinea inoltre che i diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti sul fronte dell’informazione e su quello dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi. E' un diritto usufruire anche del paesaggio, tutelato dall'articolo 9 della Costituzione, indispensabile ovunque ed in particolar modo in un Paese come il nostro dove la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima coprono parte delle mancanze economiche e sociali che lo caratterizzano.

Il Dossier Mare Monstrum di Legambiente si scarica qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/mare-monstrum-2018

POLITICA
1. Basta con la plastica usa e getta 2. 1 giugno con la Costituzione
30 maggio 2018
1.

Basta con i cotton fioc, con le cannucce, i piatti e le posate di plastica usa e getta, che prima o poi finiscono nei mari, nei fiumi, nell'ambiente in genere, spezzettandosi in frammenti sempre più piccoli e sempre più invasivi, onnipresenti, inquinanti.

La Commissione europea ha presentato infatti un provvedimento per limitare l’uso della plastica monouso, con il quale vengono banditi alcuni oggetti comuni in plastica come le cannucce, i piatti e le posate, i bastoncini per palloncini. Tali oggetti dovranno essere realizzati con materiali ecosostenibili.
I contenitori di bevande saranno invece consentiti solo se i tappi rimarranno attaccati al contenitore. L'iniziativa della Commissione europea si inserisce nel quadro della European Plastics Strategy per combattere l’inquinamento causato dalla plastica, a dire il vero per ora alquanto blanda.

Si stima che in Europa oggetti vari di plastica costituiscano il 70% dei rifiuti marini. L'intervento prevede un trattamento differenziato dei prodotti inquinanti individuati, che va dalla riduzione di consumi, a specifiche etichettature, fino agli obblighi nella gestione dei rifiuti. Queste regole dovrebbero evitare l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti e portare un risparmio complessivo di 22 miliardi di euro entro il 2030 a seguito della riduzione dei danni ambientali, ed un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro.

Gli Stati membri dell’Unione dovranno poi fissare obiettivi di riduzione dei contenitori in plastica per cibo e bevande, sostituendoli con prodotti alternativi, e dovranno provvedere a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica per bevande entro il 2025. I produttori di plastica dal canto loro dovranno contribuire alle spese per la gestione e il recupero dei rifiuti, e trovare modalità di sensibilizzazione rivolte agli aquirenti, grazie anche all'aiuto di incentivi per studiare e sviluppare alternative meno inquinanti.

E' un provvedimento interessante che si spera sia in grado di avviare un diverso modo di gestire gli oggetti di plastica. Un contributo potrà venire naturalmente anche dai consumatori e cittadini che dovrebbero evitare di lasciare rifiuti inquinanti nell'ambiente a prescindere da qualsiasi normativa che ne disponga l'obbligo.


2.

Sul piano politico viene da chiedersi se il provvedimento descritto sopra rientri fra le imposizioni degli euroburocrati in oppressione alla libertà o non sia invece uno dei numerosi interventi comunitari degni di approvazione. Se Lega e Movimento 5 stelle puntano il dito verso l'Unione Europea va rimarcato che a fronte di ciò che va cambiato c'è, e resiste, ciò che va conservato. Inclusa la moneta unica denominata Euro, se non vogliamo precipitare l'Italia nell'arretratezza, rinunciando ad uno dei più interessanti esperimenti unitari che si siano mai visti.

Le vicende politiche degli ultimi giorni, tanto sguaiate quanto inconsistenti, sono preoccupanti. Sono tre mesi che le forze politiche che hanno prevalso alle elezioni (che non sono state "vinte" da nessuno, contrariamente a quanto viene detto e ripetuto) non riescono a dare un governo al Paese, e questo è un fatto. Attaccare il Presidente della Repubblica per questo è la rappresentazione plastica della situazione e del suo contenuto.

Di seguito, il comunicato del PD in proposito:

"Venerdì 1 giugno il Partito Democratico manifesterà per difendere le istituzioni nazionali e la Costituzione italiana.
Il Partito Democratico si mobilita a difesa della Costituzione, del Presidente della Repubblica e delle Istituzioni e lo fa promuovendo in tante piazze italiane iniziative aperte a tutte le realtà democratiche, presidi e manifestazioni.
 
Venerdì 1 Giugno 2018, alle ore 17:00, sarà la volta di due grandi manifestazioni a Roma in Piazza Santo Apostoli e a Milano in Piazza della Scala. Già in queste ore in diversi centri, tra cui Torino, tanti cittadini stanno manifestando la loro indignazione per ciò che Lega e M5S hanno fatto e stanno facendo.
Per la loro pericolosa propaganda ai danni degli italiani. Per avere mentito sui reali obiettivi della loro iniziativa in questi ultimi 84 giorni.
Solidarietà al Presidente Mattarella. 
"Il Partito Democratico ha già espresso ieri tutta la solidarietà al Presidente Sergio Mattarella. Per avere messo a rischio un Paese intero. Perché cittadini, famiglie, imprese e lavoratori non si difendono scassando la democrazia italiana. 
Andremo in piazza con la Costituzione in mano. Perché nessuno può pensare che ci sia futuro senza il rispetto della nostra Carta fondamentale”.
Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina annuncia la mobilitazione nazionale del Partito Democratico di venerdì 1 giugno 2018."

www.partitodemocratico.it

 
SOCIETA'
Una Giornata di successo (a cui sarebbe bene prestare attenzione)
27 aprile 2018
Un mese e un giorno dopo l'equinozio di Primavera si celebra in tutto il mondo la Giornata della Terra, o Earth Day, nella lingua più internazionale. 
Il 22 aprile è stato l'Earth Day 2018, una giornata speciale con migliaia di iniziative in tutto il mondo, dai convegni alle attività dirette di ripulitura dell'ambiente. Nel nostro Paese l'evento centrale è stato il Villaggio della Terra a Roma, visitato da oltre centocinquantamila persone, un record che mostra tutto l'interesse che il tema suscita.  A 48 anni dalla prima edizione, l'iniziativa voluta dall'ONU è un evento internazionale capace di coinvolgere moltissimi Paesi del mondo e milioni di persone. La questione ambientale è forse oggi l'unico tema capace di superare barriere e unire popoli di diverse culture, o persone di diversa estrazione, mostrando che la salvaguardia dell'ambiente è un obiettivo comune a tutti con la forza adeguata per unire e mobilitare, far riflettere e costruire letteralmente nuovi ambiti culturali.

Un tema enorme che i partiti politici tradizionali, ed evidentemente coloro che ne dirigono le sorti, si ostinano a trascurare da tempo immemore, senza dubbi e nemmeno incertezze di sorta. Dato che in questo blog campeggia sulla colonna a sinistra il simbolo del PD, a cui sono iscritta, mi sento di segnalare il silenzio quest'anno del Partito Democratico su un tema così importante come l'Earth Day (fatta eccezione per dichiarazioni di Martina e Gentiloni riportate dalle agenzie), silenzio peraltro in linea con il progressivo affievolimento dell'argomento nel quadro politico interno. Nessuno ha avuto niente da dire in proposito, mentre il movimento politico ambientalista sta sparendo dal PD.  Spesso, pare che siano altri i temi da affrontare, nella debolezza culturale che ha caratterizzato la sinistra per decenni - mentre la destra perorava i propri. Questo è il quadro attuale.

Tornando all'ambiente, l'edizione di quest'anno della Giornata della Terra è stata dedicata al problema della plastica. Si stima che 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno finiscano nei nostri mari e oceani, e che il numero dei pesci nel 2050 sarà superato da detriti di plastica e delle famigerate micro-plastiche, che le barriere coralline spariranno o saranno fortemente deteriorate, e che enormi isole di rifiuti sintetici galleggeranno ovunque nei mari. Plastica ovunque. Intera o frammentata, o microplastica dall'origine. Quest'ultima, la si usa infatti per creme cosmetiche esfolianti o altri tipi di cosmetici e sanitari, nelle fibre tessili sintetiche, nell'edilizia, nelle sostanze per lavare e togliere residui dalle imbarcazioni, e finisce in mare, e nella catena alimentare, dai pesci fino a noi. Un problema enorme su cui è necessario intervenire con normative opportune. Nell'ultima legge di bilancio, prima della fine della legislatura, sono state introdotte norme contro i cotton-fioc non biodegradabili e contro le microplastiche nei cosmetici: un passo avanti importante. 

L'Earth Day, la Giornata della Terra, ci ricorda che abbiamo una responsabilità nei confronti della Natura, che si fonda sull'enorme potere che ha acquisito la nostra specie di intervenire sui processi naturali, sulla necessità e sul beneficio di conservare i sistemi naturali e la loro vitalità, sul legame con le nostre future generazioni. Ciascuno di noi può fare moltissimo, adottando progressivamente stili di vita meno impattanti, controllando la qualità ambientale dei prodotti acquistati, scegliendo abiti in fibre naturali, rendendo più salubre il proprio ambiente domestico, sostenendo politiche adeguate delle amministrazioni pubbliche. Non è la Luna, si tratta di qualcosa che ciascuno può fare, a proprio beneficio ed a quello di tutti. 

Il link al sito Earth Day:

wwww.earthday.org


SCIENZA
Il mare da vicino (a volte buono, più spesso appena sufficiente)
17 aprile 2018
E´ uscito il Rapporto sulla qualità ambientale delle acque marino-costiere dell´Emilia-Romagna dell'Arpae, riferito all'anno 2016. Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. 

La fascia costiera dell'Emilia-Romagna presenta diversi elementi di rilevanza, che riguardano soprattutto le zone ad elevata antropizzazione, con attività turistiche e di pesca, vicine e spesso intersecanti le aree di rilievo naturalistico. Tutti gli aspetti sono presenti sulla costa emiliano-romagnola, dalla pesca alle discoteche, dalle città d'arte alla foce del più grande fiume d'Italia, il Po con le sue diramazioni, dai grandi alberghi agli aironi e ai fenicotteri del Parco del Delta del Po. Una caratteristica degna di nota per l'intera area riguarda il fattore temporale: in un lasso di tempo abbastanza breve, alcune decine di anni dal dopoguerra sostanzialmente, l'assetto della costa è cambiato profondamente, passando da un territorio scarsamente popolato ed edificato dove la pesca era l'attività principale ad un'area fortemente alterata dalle costruzioni ricettive per un turismo che moltiplica gli abitanti locali nei mesi estivi principalmente. A questo aspetto si aggiunge l'estrazione di idrocarburi e l'estrazione di acqua dalle falde, all'origine di fenomeni di subsidenza rilevanti. Le principali aree interessate sono quella ravennate, sia per l'utilizzo di acque sotterranee sia all'estrazione di idrocarburi, e quella bolognese, dove il fenomeno è dovuto prevalentemente all'estrazione di acqua per usi civili, industriali, irrigui e zootecnici.
Il fenomeno è praticamente irreversibile e si manifesta con maggiore evidenza dove si hanno i maggiori abbassamenti piezometrici e maggiori strati di sedimenti compressibili, arrivando ad alterare la linea di costa, cambiare la pendenza delle reti idrauliche artificiali (fognature, bonifiche), riduzione gli argini con conseguenti pericoli di inondazioni.
Nel suo insieme non si tratta di un contesto facile: l'intera area orientale della regione era un tempo zona di paludi ed acquitrini, di valli - come, fra le poche rimaste, le Valli di Comacchio - e di corsi d'acqua. Il fiume Reno, che scende dall'Appennino e passa dalla città di Bologna, si perdeva in quelle aree umide, diventando oggetto di intervento sul territorio già al tempo degli antichi Romani. 

La situazione del mare è particolarmente importante non soltanto su piano locale, ma nazionale.
Da tempo è noto il problema dell'eutrofizzazione. Si legge sul Rapporto: "i processi di eutrofizzazione che da diversi anni affliggono la fascia costiera dell’Emilia-Romagna provocano impatti negativi oltre che sugli equilibri ambientali dell’ecosistema bentico anche su due importanti settori dell’economia regionale e nazionale quali turismo e pesca e rappresentano il problema principale dell’alterazione dello stato ambientale.
Le zone prospicienti al delta del Po e la costa emiliano romagnola, essendo investite direttamente dagli apporti del bacino idrografico padano nonche´ dagli apporti dei bacini costieri, sono maggiormente interessate da fenomeni di eutrofizzazione. L’influenza e l’effetto dell’apporto veicolato dal fiume Po sull’area costiera, si evidenziano considerando anche il valore di salinita` che si abbassa notevolmente lungo la fascia costiera rispetto al mare aperto; inoltre la grande massa diacqua dolce immessa dal fiume Po (1500 m /sec come media annuale nel lungo periodo: 1917-2016), rappresenta il motore e l’elemento caratterizzante del bacino dell’Adriatico nord-occidentale, in grado di determinare e condizionare gran parte dei processi trofici e distrofici nell’ecosistema costiero."
Nel mare non mancano elementi vari e metalli: azoto, fosforo, piombo, cromo, nichel, arsenico, spesso con concentrazioni superiori al limite di quantificazione (LOQ), e composti chimici, idrocarburi, pesticidi, diossine, furani. 
Nel complesso i dati presentati nel Rapporto ci parlano di una situazione classificata più spesso come "sufficiente", a volte come "buona", riguardo lo stato ecologico e lo stato chimico, confluenti nella commistione fra i due che ci parla dello stato ambientale. Insomma, un contesto non male ma nemmeno bene, ossia che si può definire intermedio, in cui evidentemente sarebbe bene un ulteriore passo che porti dallo stato "sufficiente" allo stato "buono" ovunque possibile. 

Per approfondire il tema e studiare il Rapporto ci si può collegare al seguente link:

https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=9465&idlivello=1504


P.S.: si leggono articoli su quotidiani autorevoli in cui il numero dei camion e dei Tir in coda sulle strade viene considerato indice dello sviluppo industriale locale. In realtà e' soltanto caratteristica di un sistema, come quello italiano, in cui le merci si muovono su strada e pochissimo su rotaia, causando elevati livelli di polveri fini con composti nocivi di vario tipo, indice soltanto di inquinamento capace di causare danni gravissimi alla salute umana. Speriamo che prima o poi qualcuno intervenga davvero, dopo decenni di inutili discorsi in merito, ma speriamo anche che prima o poi gli articoli sullo sviluppo si intersechino con gli articoli sull'ambiente, superando una dicotomia sbagliata che non porta da nessuna parte (letteralmente, in questo caso).

POLITICA
1. Grande aumento della mobilità condivisa: oltre un italiano su 4 la usa 2. Una crisi per rinascere
28 marzo 2018
Le varie forme di mobilità condivisa stanno crescendo ovunque in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling, sono aumentati del 50% fra il 2015 e il 2017.  Sono ormai oltre 18 milioni i cittadini che utilizzano almeno un servizio, il 28% della popolazione.  
Modi di muoversi che influiscono direttamente sullo stile di vita e che sembravano appannaggio di altre località - su tutte il Nord Europa - si stanno diffondendo anche da noi, incidendo su un pilastro che sembrava inamovibile del nostro Paese, la mobilità veicolare su gomma. Le auto private, motori dello sviluppo dell'Italia nel dopoguerra, rigorosamente a combustione interna con tutto quanto ne consegue in termini di inquinamento, stanno cedendo spazi a modi di muoversi alternativi che possono portare grandi benefici in termini ambientali e sanitari.

I dati sono tratti dal Secondo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, a cura dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dal Ministero dell'Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e presentato nel corso della Conferenza Nazionale della Sharing Mobility (in partnership con Deloitte e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) tenutasi a Roma presso la Stazione Termini il 27 marzo scorso.

Fra le città Milano è la prima, con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing è il primo in Europa per diffusione con 39.500 bici offerte in 265 Comuni. Le regioni del Sud, nonostante presentino dati molto più contenuti rispetto al Nord, segnano la crescita più alta  con +57%.
Gli utenti del car sharing sono 1.077.589, con 62 milioni di km percorsi e 7.679 i veicoli in servizio. Sono circa 2,5 milioni gli utenti del carpooling extraurbano. Aumentano anche i veicoli a emissioni finali nulle, con il 27% di scooter e auto condivise di tipo elettrico.

Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. I dati indicati sul sito dell'Osservatorio informano che sono 21 servizi disponibili sulle piattaforme digitali, 640 gli scooter condivisi, 15816 le biciclette condivise, 6156 le auto condivise, con un incremento + 20% di car sharing in un solo anno.

La situazione si presenta però non uniforme. Nel 2017 si sono registrati 357 servizi di sharing mobility di cui il 76% di bike sharing, segnando un aumento del 17% rispetto al 2016. Nell'ultimo anno, secondo il Rapporto, "il bike sharing è cresciuto del 147%, ma più di 2/3 delle bici circola solo in 4 città: Milano (44%), Torino (13%), Firenze (8%), Roma (5%)". Sul car sharing i dati evidenziano che in 5 anni (dal 2013 alla fine del 2017) si è quintuplicata l'offerta di auto, mentre nel 2016 sono stati effettuati circa 8 milioni di noleggi. Dei 7.679 veicoli censiti a dicembre scorso, il 43% è a Milano, il 24% a Roma, il 15% a Torino e l'8% a Firenze.

Emerge dunque un contesto variegato, dove alcune città e zone d'Italia trainano l'intero Paese, in un quadro che comunque è in evoluzione positiva. Ora ci si aspetta politiche per una migliore diffusione, finalizzate ad influire in profondità nel settore più difficile, i trasporti e la mobilità in genere. Una parte consistente dell'inquinamento proviene da lì ed in alcune zone è particolarmente influente sulla qualità della vita, basti pensare alla Pianura Padana ed alle sue nebbie ormai "sporche" di ogni sorta di composto e particolato. Non basteranno accordi e scelte deboli, il sistema va modificato con decisione.

Il sito dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility si trova al seguente indirizzo:

http://osservatoriosharingmobility.it/


2. Politica.

Mai il Partito Democratico si è trovato in una condizione difficile come quella attuale. Semi distrutto dagli attacchi interni di una parte dell'area sinistra, quella che si è divisa, e di una parte dell'area centrista, quella che ha scelto di non ascoltare nessuno, agire in proprio sulla base della maggioranza nel partito, e commettere diversi errori gravi, a partire dal referendum sulle riforme costituzionali per passare a quello sulle trivelle. A queste modalità di far politica, chiusi nel proprio recinto - che non nascono negli ultimi cinque anni, ma da molto tempo prima - dobbiamo la quasi sparizione della sinistra in Italia. Si può concedere solo l'attenuante di un contesto che vede la sinistra in grande difficoltà in tutta Europa, e non è certo poco, ma le attenuanti non cancellano il reato, in questo caso politico, di aver evitato il compito e ceduto le armi progressivamente nel corso di almeno due decenni, grazie e arrivederci. Basti come esempio che in assenza di una sinistra identificabile come tale in Emilia-Romagna l'astensione ha raggiunto alle ultime regionali cifre speculari a quelle della partecipazione tradizionale, mentre ora alle elezioni nazionali destre e movimenti hanno avuto la meglio anche in un territorio storicamente incline a sinistra, e feudo inattaccabile del PCI nei decenni successivi alla guerra.
Di campanelli d'allarme ce ne sono stati mille e forse più, sempre inascoltati da una classe dirigente incapace di aggiornarsi (che non vuol dire rottamarsi sulla base dell'età), ferma al secolo scorso e a modalità di lettura della realtà attuale largamente superate. Addirittura fossilizzata nelle proprie gerarchie, che nell'attesa del proprio turno non si sono accorte che il vento cambiava direzione.
Ora, il PD non è ancora finito, e serve attivarsi per riprendere le fila del discorso. Al suo interno sono presenti personalità di valore, capaci di interpretare e fornire il senso dei fatti, e aree di attività politica interessanti e valide. Tutto questo va valorizzato, diffuso, attivato. Va premuto il tasto "on". Per andare oltre e provare a costruire la sinistra del 2018, dell'oggi e del domani, presente sul territorio e attiva sui temi, impegnata a mettere insieme persone, cose, e modelli di interpretazione della realtà. Senza dimenticare gli errori, che servono soltanto a questo, non certo ad attribuire colpe, ma ad evitare di ripeterli. Il PD sta attraversando una crisi profonda, da cui, seguendo l'etimologia del termine, si può rinascere migliori di prima.



POLITICA
1. Ambiente: inquinamento olte i limiti nelle città italiane, ai primi posti in Europa; 2. Politica: voterò per l'affermazione del PD e del centrosinistra
31 gennaio 2018

1.Ambiente

 

Aria irrespirabile nelle città italiane. Questa è in termini chiari l’estrema sintesi del rapporto sull’inquinamento atmosferico di Legambiente “Mal’Aria 2018, L’Europa chiama l’Italia risponde?”, presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria.

 

L’associazione ha elaborato uno studio secondo il quale ai vertici della classifica europea delle città gravate dallo smog ci sono tre capoluoghi italiani: Torino, Milano e Napoli. Le altre città non stanno molto meglio. Si tratta di un problema enorme, noto da anni, frutto di numerosi fattori causali, come le emissioni inquinanti di origine industriale, veicolare, del riscaldamento degli edifici, e le condizioni climatiche locali per quanto riguarda la Pianura Padana, e alimentato nel corso del tempo da scelte e linee di indirizzo politiche che hanno dapprima fondato lo sviluppo economico del nostro Paese sull’automobile privata e sui trasporti su gomma, e successivamente rinviato nel tempo ogni intervento correttivo finalizzato alla qualità ambientale. Lo abbiamo scritto qui più volte, vale la pena di ripeterlo: per decenni i temi ambientali sono stati secondari nell’agenda politica di qualsiasi formazione di rilievo di qualsiasi colore in Italia. Soltanto di recente è sorta, seppur con continui ostacoli e difficoltà, una tendenza diversa che sfocia spesso in provvedimenti più moderni ed adeguati, che purtroppo devono scontare il ritardo con cui vi si è giunti. Per anni è stata fatto passare l’idea che l’ambiente fosse tema per anime belle, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

 

Secondo il rapporto di Legambiente, nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. I valori più alti di concentrazione media annua delle polveri sottili PM10 sono stati registrati a Torino (39 microgrammi per metro cubo), Milano (37) e Napoli (35), tre città italiane. Lo studio infatti offre un confronto con le città europee, mostrando che alle nostre tre grandi città che occupano le prime tre posizoni in questa poco invidiabile classifica seguono Siviglia, Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale è di 29 µg/mc. Roma e Parigi condividono  il quinto posto, con 28 microgrammi per metro cubo.

Geograficamente, tutte le città della Pianura Padana presentano valori alti di inquinanti nell’aria, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolato fine, ammoniaca, e per periodi lunghi. Questo comporta il fatto che gli abitanti siano esposti con continuità e per periodi di lunga durata agli effetti dei composti inquinanti sulla salute. La Pianura Padana è un'area in cui sono presenti ogni sorta di attività antropiche, mentre il clima locale non consente un facile ricambio d'aria. La tipica nebbia invernale è "sporca", come sa bene chiunque lavi la propria automobile d'inverno, e l'afa estiva, dovuta all'alta umidità, non è da meno.

 

Nell’introduzione del rapporto si ricorda che il “30 gennaio 2018 la Commissione Europea ha convocato iministri dell’ambiente di 9 Stati membri (Repubblica Ceca, Germania, Spagna,Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. L’incontro offre agli Stati convocati, e quindi all’Italia, la possibilità di dimostrare quali misure sono state messe in campo negli ultimi anni e quali ulteriori provvedimenti verranno intrapresi nel prossimo futuro per riportare, senza indugio e senza ulteriori ritardi, la situazione attuale alla conformità con la legislazione europea.” Dobbiamo perciò presentare provvedimenti concreti e opportuni per non rischiare la beffa di una multa, anch’essa molto concreta.

 

L’intero rapporto, che vale la pena di leggere, si trova all’indirizzo in calce.

 

2. Politica

Romano Prodi ha ribadito "che certamente andrà a votare, che voterà per l'affermazione del centrosinistra e che le forze fuori dalla coalizione non stanno lavorando per l'unità". Una dichiarazione che arriva dopo che Affaritaliani.it aveva diffuso il testo di un colloquio telefonico con l'ex presidente del Consiglio attribuendogli valutazioni secondo cui Liberi e uguali non è per l'unità del centrosinistra, al contrario del Pd. A Prodi risponde Pietro Grasso. "È sotto gli occhi di tutti - dichiara il presidente del Senato ed ex magistrato ora alla guida di LeU - che il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi”. (Traggo questi brani da Repubblica.it del 31 gennaio).

Condivido la posizione di Prodi: il sostegno al centrosinistra con la coalizione guidata dal PD e la sua affermazione sono indispensabili per chiunque coltivi idee e convinzioni progressiste, di centro e di sinistra, in questo momento in Italia. Non ci sono alternative che non siano velleitarie e di corto respiro. Trovo invece la risposta di Pietro Grasso troppo semplice nel suo tentativo di addossare la responsabilità della scissione soltanto in capo ad una parte (o ad una persona), quando ogni scelta politica dipende sia dal contesto sia da chi la fa. In percentuali da definirsi, ma a questo punto attribuirle è irrilevante. I protagonisti di Liberi e Uguali immagino che abbiano piacere di rivendicare le proprie scelte, fra cui quella di dividersi dal PD con tutte le conseguenze che questo comporta.

Quanto alla formazione delle liste, si poteva fare di meglio. Sono emersi con evidenza problemi che avrebbero dovuto essere risolti con maggior grado di democrazia interna. Ma va detto che si tratta di normalità nel panorama politico del nostro Paese. Conosco più di un deputato non riconfermato che ha le qualità, fra cui la competenza, per continuare l’attività parlamentare. Questo tipo di problematicità non possono diventare elementi esclusivi di giudizio. Vorrei infine esprimere solidarietà a Gianni Cuperlo, per il modo in cui si sono svolti i fatti. L'etica della politica non è ancora così alta, forse lo sarà un giorno. Lo speriamo tutti. Lavoreremo per questo.


Il rapporto di Legambiente:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2018


POLITICA
L'ambiente nel mondo, in pochi punti e una classifica (dove siamo sedicesimi)
26 gennaio 2018
Lo stato dell'ambiente nel mondo non è dei migliori nonostante siano stati fatti notevoli passi avanti, e la qualità dell'aria è la principale minaccia alla salute pubblica. Lo afferma lo studio Environmental Performance Index (EPI)  2018 condotto dall'Università di Yale con la Columbia University e in collaborazione con il World Economic Forum.
La ricerca si basa su misure accurate delle tendenze in atto e dei progressi in corso in campo ambientale allo scopo di fornire elementi utili alla costruzione delle politiche concrete in materia. L'Epi compila una classifica di 180 Paesi sulla base di 24 indicatori riferibili a dieci categorie che descrivono la qualità ambientale e la salute degli ecosistemi, proponendo ai leaders politici un quadro delle performances ambientali, indicazioni sulle migliori pratiche, e linee di indirizzo a quei Paesi che aspirano ad essere guida a livello mondiale della sostenibilità.  Si possono leggere maggiori informazioni sul sito all'indirizzo in calce.

I principali risultati si possono riassumere in quattro punti.
1. La qualità dell'aria resta la principale minaccia ambientale alla salute pubblica. Si stima che le malattie legate agli inquinanti siano i due terzi di tutti gli anni di vita persi per ragioni ambientali. 
2. Sono stati fatti grandi passi avanti nella protezione dei biomi marini e terrestri, ma è necessario ulteriore impegno per assicurare la presenza di habitat di qualità, esenti dalla pressione antropica.
3. Molti Paesi hanno migliorato la situazione riguardo le emissioni di gas ad effetto-serra. I tre quinti hanno ridotto le emissioni di CO2, mentre 85-90% le hanno ridotte di metano, ossidi di azoto, polveri di carbone. Sono dati positivi, ma devono incrementare ancora per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.
4. Epi rileva inoltre un cortocircuito fra due tendenze fondamentali per lo sviluppo sostenibile: lo stato dell'ambiente, che migliora con la prosperità economica, e la vitalità degli ecosistemi, che subisce pressione dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Viene evidenziata la necessità di bilanciare tali diversi tratti della sostenibilità.

L'inquinamento dell'aria resta dunque uno dei fattori più incisivi sullo stato dell'ambiente, essendo causa di danno diretto e di una lunga serie di danni indiretti, fra cui l'acidificazione delle piogge, dei mari e degli oceani, l'alterazione del livello dell'ozono ai bassi strati atmosferici, l'eutrofizzazione delle acque, con tutte le conseguenze che questi comportano sugli ecosistemi, sull'agricoltura, sulla vita terrestre e marina.
Metalli pesanti sono presenti in concentrazioni preoccupanti in molti habitat del mondo, un terzo delle risorse ittiche sono esposte a pesca eccessiva, diminuisce la biodiversità, le foreste primarie sono in calo a causa del disboscamento in modo continuo. Il principale problema ambientale globale resta il cambiamento climatico, un tema esteso, pressante e di non facile soluzione poiché riguarda direttamente il nostro modello di sviluppo. Aggiungerei una nota positiva con la riduzione del buco nell'ozono, un bell'esempio di strategia internazionale vincente.

La classifica di Epi vede l'Italia al 16° posto, preceduta da Svizzera, che si colloca in prima posizione, Francia, Danimarca, Malta, Svezia, Regno Unito e altri Paesi, tutti dell'Europa occidentale. Nelle ultime posizioni della classifica, stilata su ben 180 Paesi, India, Congo, Bangladesh, Burundi. In generale le retrovie sono occupate da Paesi in via di sviluppo. Si tratta di luoghi fra i più poveri del mondo, dove le risorse naturali vengono sfruttate direttamente, e mancano le regole e gli strumenti per la qualità dell'ambiente più elementari. Tutto ciò è preoccupante sia per le condizioni in cui vivono le popolazioni locali, sia per l'obiettivo della conservazione della natura del posto, spesso ricchissima ed insostituibile.

Lo studio Epi 2018 si trova al seguente indirizzo:

https://epi.envirocenter.yale.edu/2018-epi-report/executive-summary

SCIENZA
L'anidride carbonica finisce in acqua - e non per far le bollicine
17 gennaio 2018
Il pianeta Terra, con i suoi sistemi naturali, forma un unico grande apparato dinamico in cui le varie parti interagiscono attraverso le reti che le collegano, influenzandosi a vicenda e determinando i parametri che le caratterizzano in base alle variabili fondamentali. Non c'è nulla che avvenga sulla Terra che non abbia influenza su qualcos'altro, anche apparentemente distante o diverso.
Il cambiamento del sistema climatico, causato dalla modifica della composizione atmosferica che vede una maggior concentrazione di gas-serra, genera alterazioni nei fenomeni atmosferici a volte preoccupanti, e si tratta ormai di una conseguenza nota. Meno noti sono gli effetti indiretti, numerosi e interconnessi.
Acque marine e interne interagiscono con l'atmosfera con un continuo scambio di sostanze, come i gas, e di parametri, come la temperatura. Per molto tempo, le acque presenti sul pianeta ci hanno aiutato a contenere l’aumento di temperatura in progressione nell’ultimo secolo assorbendo notevoli quantità di anidride carbonica, ma ora ci si domanda se questa capacità di assorbimento continuerà in futuro, se sarà in grado di far fronte ai ritmi elevati derivanti dall'azione inquinante umana, e se non comporterà essa stessa altri fenomeni negativi.
Molti studi da anni mostrano una di tali conseguenze nel fenomeno dell'acidificazione dei mari e degli oceani. Ora, uno studio mostra che anche nelle acque dolci si osservano effetti simili.
Alcuni scienziati hanno infatti studiato alcuni bacini di acque dolci della Germania nel periodo che va dal 1981 al 2015, mostrando "una serie di cambiamenti che riproducono in modo piuttosto fedele quelli osservati nelle acque marine" (secondo quanto riposta Le Scienze, all'indirizzo in calce). Secondo l'analisi svolta dei dati raccolti, si verifica un incremento della quantità di anidride carbonica disciolta a cui si associa un aumento dell'acidità dell'acqua, quantificabile in una diminuzione del pH di 0,3 in 35 anni (il pH è una misura dell'acidità o della basicità di una soluzione, definita come il logaritmo decimale negativo della concentrazione degli ioni H+ di idrogeno. La scala va da 0 a 14, e se il pH è minore di 7 è acido, se è maggiore di 7 è basico). Si tratterebbe di un tasso di acidificazione che supera quello misurato per gli oceani.

L'incremento di anidride carbonica in atmosfera, che ha già raggiunto livelli elevatissimi in rapporto ai dati storici, ha fra le tante conseguenze anche l'incremento dello stesso gas disciolto nell'acqua. I mari scambiano infatti continuamente sostanze aeriformi con l'atmosfera in una condizione di equilibrio sulla durata temporale lunga per noi, che possiamo considerare corrispondente al periodo in cui è nata e si è evoluta la civiltà umana. La CO2 disciolta nel mare tende a trasformarsi in composti come l'acido carbonico, procurando un aumento dell’acidità delle acque, cioè una diminuzione del pH, che a sua volta genera conseguenze importanti per gli ecosistemi marini, di solito molto negative. Si stima che l’assorbimento di carbonio prodotto dalle attività umane dal 1750 (epoca della rivoluzione industriale) abbia reso gli oceani più acidi con una diminuzione globale media del pH di 0.1 unità. Il fenomeno continua e si prevede che nel corso del ventunesimo secolo un'ulteriore acidificazione comporterà una riduzione del pH medio globale della superficie degli oceani compreso fra 0.14 e 0.35 unità.

Ormai da tempo, studi mostrano che coralli, copepodi, lumache di mare, ricci allo scopo di bilanciare il cambiamento di pH all'interno del proprio corpo sopportano effetti negativi sulle loro capacità riproduttive e di crescita. E' probabile che molte specie non saranno in grado di adattarsi geneticamente al processo di acidificazione dei mari e degli oceani dato che il cambiamento avviene troppo velocemente. La scomparsa di queste o di altre specie può alterare la biodiversità, e modificare la catena alimentare marina, o delle acque dolci.
Se l'adattamento non è adeguato, livelli elevati di anidride carbonica possano portare a riduzione di biodiversità nelle acque interne ed in quelle marine, per esempio a causa della prevalenza di specie dominanti. Le conseguenze a cascata possono essere devastanti.

Il tema della qualità della vita marina è enorme, ed investe la pesca oltre ai fenomeni legati al cambiamento del clima e dei suoi parametri. Soltanto apparentemente lontano, è legato a noi in forma diretta o indiretta, ma sempre indispensabile.

L'articolo citato è tratto da Le Scienze, e si trova al seguente indirizzo:

http://www.lescienze.it/news/2018/01/15/news/aumento_anidride_carbonica_acque_dolci-3819591/



SOCIETA'
Centri urbani: cambiare in meglio è possibile
1 novembre 2017
Ci sono numerose realtà locali in Italia che hanno già aperto le porte al futuro e presentano buone performaces ambientali, mentre molte altre si affannano nella gestione, spesso cattiva, del passato. E' quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" che ogni anno Legambiente realizza con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, e che è stato pubblicato da pochi giorni. Lo si può scaricare all'indirizzo in calce.

Come si legge sul sito, ci sono Comuni capaci di gestire il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre città europee, di cambiare stili di mobilità, che riescono a depurare gli scarichi, a contenere i consumi idrici ed evitare lo spreco d’acqua potabile, che investono sulle fonti rinnovabili di energia, che hanno all'attivo varie e significative esperienze di rigenerazione urbana. Molti altri non sono ancora in grado di farlo. Si tratta di ambiti che riguardano da vicino la salute e la qualità della vita dei cittadini, perciò di straordinaria importanza, in cui evidentemente un'amministrazione locale può qualificare la propria attività di governo. L'analisi di Legambiente ha il grande pregio di mostrare i dati e compilare classifiche di facile lettura ed immediata interpretazione.
A pagina 17 c'è la classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti in 16 indicatori che coprono 6 aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. In questa classifica Mantova, Trento e Bolzano si aggiudicano le prime tre posizioni, dimostrando di credere nel cambiamento. Fra le città dell'Emilia-Romagna, Parma si trova nella posizione migliore arrivando quarta, seguita da Reggio Emilia quattordicesima, e da Bologna ventiduesima. Non male ma nemmeno bene per una Regione che storicamente si trova spesso ai vertici di classifiche economiche e sociali eccettuato quelle ambientali. Altre città del Nord si trovano nella parte alta della classifica, come Pordenone e Belluno, mentre spiccano ancora una volta le difficoltà che caratterizzano numerosi capoluoghi del Sud del Paese, con Catania, Palermo, Viterbo, Brindisi, Enna a chiudere la classifica nelle ultime posizioni.
Il Rapporto è corredato da numerosi grafici e tabelle interessanti, alcuni dei quali indicano la variazione di alcuni parametri nel corso del tempo. Per esempio, la concentrazione media di polveri sottili fra il 2012 e il 2016 risulta modificata in alcune città più velocemente che in altre: pur con valori sempre alti è stato rilevato un miglioramento misurabile, in particolare a Verona, Firenze e Bologna. Lo smog resta comunque uno dei nostri principali problemi, soprattutto in Pianura Padana, insieme alla mobilità, dove il grafico "Le grandi città sono grandi garages" la dice lunga sin dal titolo. Anche la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata è cambiata fra il 2012 e il 2016, ma resta nelle grandi città ben al di sotto del 50% (eccetto Milano e Venezia, di poco superiori). L'obiettivo di legge del 65% al 2012 è stato raggiunto da 22 città capoluogo, mentre tre città del Nord, Pordenone, Treviso e Trento, superano l'80%.

Alcune informazioni sono poi paradossali: continua il consumo di suolo e la costruzione di edifici per abitazione, mentre sono nientemeno che 7 milioni le case vuote, il 22,5% del totale. Il fenomeno è particolarmente marcato nella capitale, dove sono oltre 120.000 le abitazioni non occupate. A Bologna pare che superino le 24.000 unità. 

Infine, nel Paese del Sole si ricorre ancora poco al Sole in rapporto ad altre realtà europee, nonostante l'indubbio incremento verificatosi negli anni recenti. A Copenaghen si fa più fotovoltaico per abitante di tutte le città del meridione italiano messe insieme, eccettuato Brindisi e Foggia. Le grandi città del centro-sud, come Roma e Napoli, restano ancora al palo. Il dato parzialmente positivo è che la generazione distribuita da fonti pulite continua a crescere nel nostro Paese, seppur con ritmi inferiori rispetto al passato. Occorre fare attenzione alla diversa velocità del cambiamento nel settore energetico se vogliamo mantenere gli obiettivi raggiunti lo scorso anno in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Diverse città dell'Emilia-Romagna si piazzano in buona posizione per il numero di alberi per abitante: Modena, Rimini, Bologna, Ravenna e Forlì. Gli alberi depurano l'aria, producono ossigeno, fanno ombra, limitano il fenomeno dell'"isola di calore" in città, sempre più frequente per via del cambiamento climatico, sono centri di biodiversità anche nelle aree urbane. Il verde è di fondamentale importanza per una città verde, innovativa, salubre, a misura d'uomo.

Insomma, volendo trarre una lezione dai dati e dalle statistiche, si può affermare che cambiare in meglio è possibile, oltre che auspicabile. Si può fare, agendo con costanza e coerenza sui vari fronti che si presentano. Le città italiane possono diventare vere "green cities" migliorando la vita degli abitanti, la qualità dell'ambiente, e riducendo il proprio contributo al fenomeno mondiale del riscaldamento globale.

Il Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" si può scaricare qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2017

POLITICA
Si attende la pioggia per affrontare problemi che vanno risolti politicamente?
23 ottobre 2017
L'aria in Pianura Padana è parzialmente cambiata questa mattina, grazie alle condizioni meteorologiche di ieri sera (domenica) e la scorsa notte: un po' di pioggia e un po' di vento. Ma bisogna attendere la pioggia e il vento per ripulire l'aria che respiriamo? E dove vanno a finire gli inquinanti, i composti e le micropolveri: su Marte, si disintegrano, o finiscono con la pioggia nel suolo, ad inquinare le falde acquifere e le coltivazioni, vale a dire gli alimenti di cui ci nutriamo?

Sembra incredibile ma è proprio così, da decenni si attende che le condizioni meteorologiche cambino per tirare un sospiro di sollievo e ritornare ad occuparsi di altro. Il problema infatti è da tempo una questione di priorità: certo che le amministrazioni locali e nazionali si occupano anche della qualità dell'aria, ma dopo, molto dopo che sono state affrontati altri temi all'ordine del giorno. Politicamente, la questione ambientale viene considerata perdente. Un fatto culturale, insomma, legato alla scarsa sensibilità che si ritiene sia propria degli abitanti del Bel Paese, che nel frattempo e con l'aiuto di un buon numero di eletti alle cariche istituzionali nel corso del tempo avrebbero fatto molto per ridurre il grado di "Bel" attribuito al Paese. Ma la politica dovrebbe saper andare oltre una tale condizione, ammesso che sia vera, indicando e praticando le vie migliori per il presente ed il futuro di tutti, in un'ottica il più possibile coesa su argomenti che riguardano la qualità della vita e le prospettive di sviluppo.  Se gran parte degli italiani avessero desiderato restare tranquillamente analfabeti, l'analfabetismo sarebbe stata un'opzione percorribile da coloro che erano al governo? Che cosa ne sapevano gli analfabeti, o almeno molti di loro, dell'importanza della scuola? E per quale motivo entrarono in vigore leggi che si opponevano alla pratica di non mandare i figli a scuola, magari perchè la priorità per molte famiglie era il lavoro nei campi?
La tesi che il tema ambientale è  di scarso appeal elettorale e di conseguenza secondario è soltanto una dimostrazione palese di una politica che ha abdicato al proprio ruolo. Priva di idee e di mezzi per metterle in atto. Non c'è e non ci può essere alcuna altra giustificazione.

Infatti, il tema non è per niente secondario: è diventato primario anche grazie al percorso seguito sin qui, quello in cui era secondario, appunto. Il problema si è talmente ingigantito da diventare mondiale, e localmente così profondo e persistente da essere oggettivamente di difficile soluzione. Ma la soluzione non arriverà mai se non si parte con provvedimenti seri, sistematici, ed estesi. Seri, cioè non legati all'emergenza, sistematici, cioè capaci di modificare in profondità il sistema attuale per costruirne un altro nuovo, estesi, cioè non provenienti da un solo territorio ma da tutti quelli interessati. Non servono azioni straordinarie ed estemporanee, non serve Superman, sono invece molto utili interventi coerenti nelle loro modalità e nel loro scopo, diffusi sul territorio, duraturi nel tempo, sostenuti da una precisa volontà.

In Pianura Padana si è fatto un accordo fra Regioni diverse per limitare l'inquinamento dell'aria, ma i risultati sono quantomai scarsi. Sono stati superati in questi giorni tutti i limiti in termini di giorni e di valori soglia, ed i superamenti hanno riguardato ormai tutta l'area compresa fra gli Appennini e le Alpi. Non si tratta più soltanto dei centri abitati, ma di tutto il Nord Italia, con concentrazioni di composti e particolato fine allarmanti (i rilevamenti dell'Emilia-Romagna si trovano all'indirizzo dell'Arpa in calce, per le altre Regioni i dati sono più o meno simili). Tutto ciò è stato raggiunto prima dell'accensione dei termosifoni, che per ragioni climatiche (dovute probabilmente al cambiamento climatico globale) ancora non sono necessari.
Il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, il riscaldamento degli edifici sono le principali cause del fenomeno. Occorrono interventi incisivi e duraturi su tutti i fronti, con un impegno a largo raggio. Non si tratta di interventi penalizzanti, ma di nuove infrastrutture e nuovi stili di vita che possono migliorare notevolmente la qualità della vita stessa nei centri abitati, come già accade in molte località dell'Europa del Nord. Non sono infrastruttre soltanto le nuove strade, lo sono anche le tramvie, le vie d'acqua, le ferrovie, lo è la banda larga, il telelavoro, la videoconferenza. Lo sono i serbatori per la raccolta dell'acqua piovana, gli impianti a fonti rinnovabili, le coibentazioni dei vecchi edifici, la sistemazione antisismica ed a risparmio energetico delle scuole e degli ospedali, i giardini pubblici e le aree verdi, le rinaturalizzazioni dei corsi d'acqua magari cementificati negli anni passati. Un albero è una stupenda infrastruttura duratura che assorbe CO2 e produce ossigeno, ospita biodiversità e fa ombra, capace di durare più di molti ponti di cemento con scarsa manutenzione.
Sui trasporti abbiamo già ricordato che vanno rispettate le direttive UE (vedi post del 3 agosto 2017), senza enfatizzare una sola soluzione "panacea", che non esiste in generale. Sicuramente si tratta del settore dove siamo più indietro nell'acquisire una mentalità e successivamente una pratica che siano adeguate a fare passi avanti. Torneremo sull'argomento.
Ma se non si interviene in ogni ambito in modo convinto e diffuso sul territorio sarà difficile non aggravare un problema che è già sufficientemente pesante e complesso.

I dati di quest'ultimo periodo di Arpa Emilia Romagna sulla qualità dell'aria si trovano al seguente indirizzo:

https://www.arpae.it/v2_aria_pm10.asp?idlivello=134



ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

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