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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

ECONOMIA
Emissioni in crescita nel mondo (ma con alcune eccezioni)
28 marzo 2019
Altro che riduzione delle emissioni climalteranti a salvaguardia del sistema climatico, le emissioni crescono eccome, stando agli ultimi dati dell'IEA (International Energy Agency), pubblicati nel Rapporto "Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018". 
Risulta infatti che le emissioni globali di CO2 sono cresciute dell'1,7%  nell'anno appena trascorso, raggiungendo il picco storico di 33,1 Gt, vale a dire oltre 33 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera. Tutti i combustibili fossili hanno contribuito a questa crescita, attribuibile per i due terzi al settore della produzione di energia. Tale crescita è dovuta per l'85% a tre Paesi, la Cina, l'India, e gli Stati Uniti, ed è stata generata da un aumento della domanda di energia. Al contrario, in Paesi come la Germania, il Giappone, il  Messico, la Francia e il Regno Unito le emissioni sono diminuite.

Alla base della crescita delle emissioni inquinanti nel mondo c'è stato un forte aumento del consumo di energia, del 2,3%, quasi il doppio dell'incremento medio dal 2010, generato a sua volta dal buono stato dell'economia globale e dal diffondersi localmente di mezzi per il riscaldamento e il raffreddamento. La domanda è cresciuta per tutte le fonti, soprattutto per il gas naturale con il 45%, mentre il vettore principe è ovviamente l'elettricità. La famosa efficienza energetica resta nell'ombra.  Le centrali di produzione di energia alimentate a carbone continuano ad essere le maggiori sorgenti di emissioni climalteranti.

Si è detto della buona performance dell'economia globale - fatto che dal nostro Paese non appare evidente - con una crescita del 3,7%  dovuta prevalentemente ai 3 Paesi menzionati sopra che hanno inquinato di più: Cina, India, Stati Uniti. Questo fatto testimonia che, nonostante se ne parli da anni, il disaccoppiamento fra la crescita economica e la produzione di sostanze inquinanti derivanti dalla combustione non è ancora avvenuto. Qualcuno ricorderà che se ne era parlato in tempi recenti, nel 2015 per l'esattezza, con dati proprio dell'IEA che avevamo commentato in un post datato 18 marzo 2015.  All'epoca le emissioni erano rimaste invariate a 32,3 miliardi di tonnellate rispetto all'anno precedente (il 2014) nonostante la crescita economica. A livello italiano il mese scorso ne ha parlato anche l'Ispra, presentando dati abbastanza positivi. Ma se a livello mondiale siamo passati in pochi anni da 32,3 a 33,1 Gt è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tentativo di portare la crescita economica sulla strada delle rinnovabili e dell'efficienza, sganciandola dai combustibili fossili. Hanno matematicamente ragione i giovani e Greta Thunberg a protestare. Cifre alla mano. La strada per la decarbonizzazione dell'economia è un percorso difficile in sé, non è accettabile che non venga rispettato. Se le cifre sono queste, servirà ben altro che l'Accordo di Parigi per tracciare il solco di un percorso virtuoso. 
Il ruolo degli Stati Uniti in tutto ciò ha la sua peculiare importanza: infatti si tratta dell'unico grande Paese sviluppato e dotato di tutte le possibilità, tecnologiche e finanziarie, per cambiare le basi su cui si fonda lo sviluppo che continua, salvo ancora limitate eccezioni locali, ad inseguire la via più tradizionale allo sviluppo, incuranti dell'inquinamento che causano a livello mondiale, tendenza ancora più marcata sotto la Presidenza Trump. La responsabilità che hanno in questa fase non è certo marginale.

La più virtuosa resta, ancora una volta, l'Europa. Nonostante una crescita economica dell'1,8% - dato che non riguarda l'Italia, evidentemente - la domanda di energia è aumentata soltanto dello 0,2%. Che stia avvenendo qui il disaccoppiamento? Può darsi, visto che, nonostante mille difficoltà e ritardi, l'UE resta il luogo dove si fanno davvero politiche per ridurre gli impatti ambientali del consumo energetico, e si ottengono risultati concreti. La crescita della domanda in Europa in termini di energia primaria ha riguardato per la maggior parte le fonti rinnovabili, mentre il ricorso al carbone continua a diminuire. Le disomogeneità al suo interno non impediscono di raggiungere risultati nel complesso interessanti, e di porsi obiettivi performanti. Il futuro non può che costruirsi su un modello fatto di minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza  e rinnovabili.
Le tendenze antieuropeiste che serpeggiano nella politica rischiano di invalidare anche questi benemeriti risultati. Aggiungiamoli alla lista, lunga, dei benefici dell'Unione quando andremo a votare il 26 maggio prossimo, magari insieme alle significative immagini delle proteste e dell'impasse in cui si sono infilati gli inglesi nel tentativo incredibile nella sua assurdità di uscire dall'Unione Europea.

L'intero Rapporto dell'IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.iea.org/geco/

POLITICA
Inquinamento e reddito: facce di una stessa medaglia, lo sviluppo iniquo
5 febbraio 2019
Una relazione interessante dell'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente, o EEA European Environment Agency) dal titolo «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa, l'indirizzo è riportato in calce) appensa uscita, punta il dito sugli stretti legami tra problemi sociali e problemi ambientali in Europa.

L'Agenzia dell'Unione Europea afferma che "è necessaria un’azione mirata per proteggere maggiormente i poveri, gli anziani e i bambini dai rischi ambientali quali l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme, soprattutto nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa". Un tema di notevole importanza, soprattutto se paragonato alla sua sottovalutazione. Si tratta di prendere atto che il problema dell'inquinamento dell'ambiente è anche un tema sociale in cui le fasce più deboli della popolazione sono le più colpite, sia all'interno delle società sviluppate sia nel contesto delle diseguaglianze mondiali. Differenze di reddito, di istruzione, di occupazione si traducono in modi diversi di esposizione agli agenti inquinanti, di capacità di rispondere al problema, di consapevolezza dello stesso, esattamente come differenze geografiche, economiche e politiche sul piano internazionale corrispondono a diversi impatti degli inquinamenti locali o del cambiamento climatico. Insomma, la questione sociale si intreccia alla questione ambientale ed il legame è stretto e fatto di maglie intrecciate in modo complesso. Sul piano politico, abbiamo già scritto qui più volte di come la sinistra - che dovrebbe cogliere questi aspetti, almeno nel loro risvolto sociale - non lo abbia mai fatto, in particolare in Italia, commettendo un errore storico che ancora oggi, con i tempi tipicamente dilatati della cultura politica, diffonde le sue ombre. Per troppo tempo si è pensato che bastassero i documenti, gli accordi, i rapporti tecnici per affrontare una materia che invece è pienamente politica, rinunciando ad essa come se un trattato filosofico sul tempo fosse sostituibile con un orologio, o un minimo di conoscenza scientifica fosse rimpiazzabile con la lettura dell'indice dell'ultimo rapporto pubblicato.

Lo studio dell'AEA presenta delle carte geografiche tematiche che con l'uso di diversi colori forniscono informazioni che hanno il dono dell'immediatezza. L'Italia emerge per quantità e qualità dei problemi.  La Pianura Padana e le aree di Roma e di Napoli sono fra le zone più inquinate d'Europa per particolato fine (PM2,5). Il nostro Paese spicca anche per l'alto numero di disoccupati e di anziani (ovviamente, quest'ultimo dato è positivo e riguarda l'elevata vita media della popolazione italiana).
A livello europeo, scrive il Rapporto che "L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)". Le differenze di reddito si fanno sentire anche all'interno delle zone maggiormente benestanti: secondo lo studio "Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2". L'inquinamento  acustico poi si differenzia notevolmente fra zone di diverso reddito, risultando che "L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati".
Infine, le aree del Sud dell'Europa, dove si colloca anche l'Italia, "sono caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute".

Si legge nello studio che è necessario un contesto di politiche attive per favorire azioni mirate e considerare le conseguenze dei rischi sanitari causati dai danni ambientali soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Non si può dire che manchino del tutto le politiche adeguate, ma quelle che ci sono non sono sufficienti e soprattutto non formano ancora un insieme capace di trovare risposte e cambiare una tendenza. Questi aspetti sono sotto gli occhi di tutti: una periferia senza verde, attraversata da strade trafficate, vicina ad insediamenti produttivi magari pesantemente inquinanti è luogo di vita di coloro che non possono permettersi niente di meglio. Abbiamo esempi persino più gravi, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in Campania, dove la maggior incidenza di malattie gravi e' probabilmente legata agli smaltimenti illeciti dei rifiuti, inclusi i rifiuti tossici. Questioni sociali ed ambientali che si intrecciano, lasciando scie di degrado a volte inestricabili. 

Lo studio dell'AEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.eea.europa.eu/it/highlights/inquinamento-atmosferico-rumore-e-temperature


POLITICA
Ennesimo allarme sul clima (che dovrebbe sortire qualche effetto)
23 novembre 2018
E' uscito il nuovo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ed è un nuovo allarme: stiamo distruggendo l'ambiente dell'intero pianeta e alterando il clima in modo e con velocità tali che rischia di diventare un processo irreversibile. 

Il tema è gravissimo, ma sembra fuori dal dibattito politico italiano, come al solito. Sui siti dei principali quotidiani si fa fatica a trovare la notizia, su Televideo si trova nella pagina delle "culture", ma soprattutto, nessuna intervista politica inizia con questo enorme, gravissimo, problema. Come se non ci riguardasse. Si tratta di un tema nel tema, ovvero, come fare comunicazione ambientale e comunicazione politica ambientale in modo tale da incidere sugli schemi prevalenti, modificando gli stili più diffusi. 

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin ci informa sostanzialmente che i gas serra in atmosfera continuano a crescere, ed anche le ultime misure hanno raggiunto un nuovo record. La concentrazione globale media di biossido di carbonio ha raggiunto 405,5 parti per milione (ppm, unità di misura della concentrazione di un gas in atmosfera; per farsi un'idea, in epoca preindustriale era di circa 280 ppm), in continua crescita negli ultimi anni nonostante le regole introdotte nel corso del tempo e gli accordi a protezione del sistema climatico. Il metano e gli ossidi di azoto fanno lo stesso. I livelli di calore - si legge sul sito all'indirizzo in calce - intrappolati nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e la tendenza non mostra segni di inversione. Questo comporterà un cambiamento climatico a lungo termine, con innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani, fenomeni atmosferici estremi. Il potenziale di riscaldamento sul clima (total radiative forcing) è aumentato del 41% rispetto al 1990. I grafici che il Bulletin riporta sono estremamente eloquenti.

Si tratta di quote elevatissime, su cui occorre intervenire tempestivamente. Un altro parametro fondamentale infatti è il tempo: la riduzione delle emissioni inquinanti deve avvenire nel giro di pochi anni, se vogliamo evitare di oltrepassare il punto di irreversibilità. 
Le emissioni di CO2 devono raggiungere il livello zero al 2050 se intendiamo rispettare l'Accordo di Parigi e restare sotto 1,5 gradi di incremento della temperatura, secondo il rapporto WMO. Zero sul piano mondiale è una quota che richiede un impegno grandissimo. Probabilmente, sarà necessario intervenire con operazioni di rimozione del biossido di carbonio dall'atmosfera come molti studi suggeriscono. 
Dunque, non si tratta più di scegliere se fare lo sviluppo sostenibile, ma di come fare lo sviluppo sostenibile. Il tema è così pregnante che richiede uno sforzo comune, per il benessere umano, per lo stato degli ecosistemi, per l'agricoltura, per il futuro stesso dell'umanità.

Per avere maggiori informazioni, ci si può collegare al sito WMO al seguente indirizzo.

https://public.wmo.int/en

SOCIETA'
Mare illegale
26 giugno 2018
Sono cifre impressionanti quelle che riguardano le illegalità commesse nei nostri mari, un'enorme mole di reati che ogni anno si ripete, secondo quanto riporta il dossier Mare Monstrum di Legambiente, edizione 2018, realizzato grazie al lavoro delle Forze dell'ordine e delle Capitanerie di porto, e presentato in occasione della partenza di Goletta Verde.
L'imbarcazione dell'associazione percorrerà il litorale italiano per monitorare la qualità delle acque marine, denunciare le illegalità ambientali, la presenza di rifiuti. Le tappe previste sono 22, da Chiavari a Trieste, in un lungo periodo di tempo che terminerà il 12 agosto.

I reati contestati dalle forze dell’ordine sono addirittura in aumento: nel 2017  si contano ben 17.000 infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%.
Crescono dell'8% rispetto allo scorso anno le persone denunciate e arrestate, per un totale di 19.564. Crescono anche i sequestri per una percentuale del 25,4%, mentre la cifra totale ammonta a 4.776. 
Territorialmente, si rileva che quasi la metà dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), a cui si unisce il Lazio a coprire le prime posizioni di questa poco invidiabile classifica nazionale. 

Quanto al tipo di reato, risulta che quelli legati all'inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori malfunzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo sono i più diffusi: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Si legge nel dossier che a seguire con il 27,7% si ha la pesca illegale, poi il cemento abusivo per il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto per il 17,1%.

Cattiva depurazione delle acque, cementificazione e rifiuti: questi sono i modi con cui deturpiamo le coste e i mari di uno dei Paesi più belli del mondo - nonché il nostro Paese - a testimonianza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per promuovere un'autentica civiltà del territorio e del suo ambiente. Decenni di incuria non si cancellano in un giorno, ma un aiuto da coloro che governano la cosa pubblica - e non so cosa ci sia di più "pubblico" di questo - sarebbe il benvenuto, in sostituzione dell'ignavia italica sull'argomento.
Il dossier sottolinea inoltre che i diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti sul fronte dell’informazione e su quello dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi. E' un diritto usufruire anche del paesaggio, tutelato dall'articolo 9 della Costituzione, indispensabile ovunque ed in particolar modo in un Paese come il nostro dove la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima coprono parte delle mancanze economiche e sociali che lo caratterizzano.

Il Dossier Mare Monstrum di Legambiente si scarica qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/mare-monstrum-2018

POLITICA
1. Basta con la plastica usa e getta 2. 1 giugno con la Costituzione
30 maggio 2018
1.

Basta con i cotton fioc, con le cannucce, i piatti e le posate di plastica usa e getta, che prima o poi finiscono nei mari, nei fiumi, nell'ambiente in genere, spezzettandosi in frammenti sempre più piccoli e sempre più invasivi, onnipresenti, inquinanti.

La Commissione europea ha presentato infatti un provvedimento per limitare l’uso della plastica monouso, con il quale vengono banditi alcuni oggetti comuni in plastica come le cannucce, i piatti e le posate, i bastoncini per palloncini. Tali oggetti dovranno essere realizzati con materiali ecosostenibili.
I contenitori di bevande saranno invece consentiti solo se i tappi rimarranno attaccati al contenitore. L'iniziativa della Commissione europea si inserisce nel quadro della European Plastics Strategy per combattere l’inquinamento causato dalla plastica, a dire il vero per ora alquanto blanda.

Si stima che in Europa oggetti vari di plastica costituiscano il 70% dei rifiuti marini. L'intervento prevede un trattamento differenziato dei prodotti inquinanti individuati, che va dalla riduzione di consumi, a specifiche etichettature, fino agli obblighi nella gestione dei rifiuti. Queste regole dovrebbero evitare l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti e portare un risparmio complessivo di 22 miliardi di euro entro il 2030 a seguito della riduzione dei danni ambientali, ed un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro.

Gli Stati membri dell’Unione dovranno poi fissare obiettivi di riduzione dei contenitori in plastica per cibo e bevande, sostituendoli con prodotti alternativi, e dovranno provvedere a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica per bevande entro il 2025. I produttori di plastica dal canto loro dovranno contribuire alle spese per la gestione e il recupero dei rifiuti, e trovare modalità di sensibilizzazione rivolte agli aquirenti, grazie anche all'aiuto di incentivi per studiare e sviluppare alternative meno inquinanti.

E' un provvedimento interessante che si spera sia in grado di avviare un diverso modo di gestire gli oggetti di plastica. Un contributo potrà venire naturalmente anche dai consumatori e cittadini che dovrebbero evitare di lasciare rifiuti inquinanti nell'ambiente a prescindere da qualsiasi normativa che ne disponga l'obbligo.


2.

Sul piano politico viene da chiedersi se il provvedimento descritto sopra rientri fra le imposizioni degli euroburocrati in oppressione alla libertà o non sia invece uno dei numerosi interventi comunitari degni di approvazione. Se Lega e Movimento 5 stelle puntano il dito verso l'Unione Europea va rimarcato che a fronte di ciò che va cambiato c'è, e resiste, ciò che va conservato. Inclusa la moneta unica denominata Euro, se non vogliamo precipitare l'Italia nell'arretratezza, rinunciando ad uno dei più interessanti esperimenti unitari che si siano mai visti.

Le vicende politiche degli ultimi giorni, tanto sguaiate quanto inconsistenti, sono preoccupanti. Sono tre mesi che le forze politiche che hanno prevalso alle elezioni (che non sono state "vinte" da nessuno, contrariamente a quanto viene detto e ripetuto) non riescono a dare un governo al Paese, e questo è un fatto. Attaccare il Presidente della Repubblica per questo è la rappresentazione plastica della situazione e del suo contenuto.

Di seguito, il comunicato del PD in proposito:

"Venerdì 1 giugno il Partito Democratico manifesterà per difendere le istituzioni nazionali e la Costituzione italiana.
Il Partito Democratico si mobilita a difesa della Costituzione, del Presidente della Repubblica e delle Istituzioni e lo fa promuovendo in tante piazze italiane iniziative aperte a tutte le realtà democratiche, presidi e manifestazioni.
 
Venerdì 1 Giugno 2018, alle ore 17:00, sarà la volta di due grandi manifestazioni a Roma in Piazza Santo Apostoli e a Milano in Piazza della Scala. Già in queste ore in diversi centri, tra cui Torino, tanti cittadini stanno manifestando la loro indignazione per ciò che Lega e M5S hanno fatto e stanno facendo.
Per la loro pericolosa propaganda ai danni degli italiani. Per avere mentito sui reali obiettivi della loro iniziativa in questi ultimi 84 giorni.
Solidarietà al Presidente Mattarella. 
"Il Partito Democratico ha già espresso ieri tutta la solidarietà al Presidente Sergio Mattarella. Per avere messo a rischio un Paese intero. Perché cittadini, famiglie, imprese e lavoratori non si difendono scassando la democrazia italiana. 
Andremo in piazza con la Costituzione in mano. Perché nessuno può pensare che ci sia futuro senza il rispetto della nostra Carta fondamentale”.
Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina annuncia la mobilitazione nazionale del Partito Democratico di venerdì 1 giugno 2018."

www.partitodemocratico.it

 
SOCIETA'
Una Giornata di successo (a cui sarebbe bene prestare attenzione)
27 aprile 2018
Un mese e un giorno dopo l'equinozio di Primavera si celebra in tutto il mondo la Giornata della Terra, o Earth Day, nella lingua più internazionale. 
Il 22 aprile è stato l'Earth Day 2018, una giornata speciale con migliaia di iniziative in tutto il mondo, dai convegni alle attività dirette di ripulitura dell'ambiente. Nel nostro Paese l'evento centrale è stato il Villaggio della Terra a Roma, visitato da oltre centocinquantamila persone, un record che mostra tutto l'interesse che il tema suscita.  A 48 anni dalla prima edizione, l'iniziativa voluta dall'ONU è un evento internazionale capace di coinvolgere moltissimi Paesi del mondo e milioni di persone. La questione ambientale è forse oggi l'unico tema capace di superare barriere e unire popoli di diverse culture, o persone di diversa estrazione, mostrando che la salvaguardia dell'ambiente è un obiettivo comune a tutti con la forza adeguata per unire e mobilitare, far riflettere e costruire letteralmente nuovi ambiti culturali.

Un tema enorme che i partiti politici tradizionali, ed evidentemente coloro che ne dirigono le sorti, si ostinano a trascurare da tempo immemore, senza dubbi e nemmeno incertezze di sorta. Dato che in questo blog campeggia sulla colonna a sinistra il simbolo del PD, a cui sono iscritta, mi sento di segnalare il silenzio quest'anno del Partito Democratico su un tema così importante come l'Earth Day (fatta eccezione per dichiarazioni di Martina e Gentiloni riportate dalle agenzie), silenzio peraltro in linea con il progressivo affievolimento dell'argomento nel quadro politico interno. Nessuno ha avuto niente da dire in proposito, mentre il movimento politico ambientalista sta sparendo dal PD.  Spesso, pare che siano altri i temi da affrontare, nella debolezza culturale che ha caratterizzato la sinistra per decenni - mentre la destra perorava i propri. Questo è il quadro attuale.

Tornando all'ambiente, l'edizione di quest'anno della Giornata della Terra è stata dedicata al problema della plastica. Si stima che 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno finiscano nei nostri mari e oceani, e che il numero dei pesci nel 2050 sarà superato da detriti di plastica e delle famigerate micro-plastiche, che le barriere coralline spariranno o saranno fortemente deteriorate, e che enormi isole di rifiuti sintetici galleggeranno ovunque nei mari. Plastica ovunque. Intera o frammentata, o microplastica dall'origine. Quest'ultima, la si usa infatti per creme cosmetiche esfolianti o altri tipi di cosmetici e sanitari, nelle fibre tessili sintetiche, nell'edilizia, nelle sostanze per lavare e togliere residui dalle imbarcazioni, e finisce in mare, e nella catena alimentare, dai pesci fino a noi. Un problema enorme su cui è necessario intervenire con normative opportune. Nell'ultima legge di bilancio, prima della fine della legislatura, sono state introdotte norme contro i cotton-fioc non biodegradabili e contro le microplastiche nei cosmetici: un passo avanti importante. 

L'Earth Day, la Giornata della Terra, ci ricorda che abbiamo una responsabilità nei confronti della Natura, che si fonda sull'enorme potere che ha acquisito la nostra specie di intervenire sui processi naturali, sulla necessità e sul beneficio di conservare i sistemi naturali e la loro vitalità, sul legame con le nostre future generazioni. Ciascuno di noi può fare moltissimo, adottando progressivamente stili di vita meno impattanti, controllando la qualità ambientale dei prodotti acquistati, scegliendo abiti in fibre naturali, rendendo più salubre il proprio ambiente domestico, sostenendo politiche adeguate delle amministrazioni pubbliche. Non è la Luna, si tratta di qualcosa che ciascuno può fare, a proprio beneficio ed a quello di tutti. 

Il link al sito Earth Day:

wwww.earthday.org


SCIENZA
Il mare da vicino (a volte buono, più spesso appena sufficiente)
17 aprile 2018
E´ uscito il Rapporto sulla qualità ambientale delle acque marino-costiere dell´Emilia-Romagna dell'Arpae, riferito all'anno 2016. Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. 

La fascia costiera dell'Emilia-Romagna presenta diversi elementi di rilevanza, che riguardano soprattutto le zone ad elevata antropizzazione, con attività turistiche e di pesca, vicine e spesso intersecanti le aree di rilievo naturalistico. Tutti gli aspetti sono presenti sulla costa emiliano-romagnola, dalla pesca alle discoteche, dalle città d'arte alla foce del più grande fiume d'Italia, il Po con le sue diramazioni, dai grandi alberghi agli aironi e ai fenicotteri del Parco del Delta del Po. Una caratteristica degna di nota per l'intera area riguarda il fattore temporale: in un lasso di tempo abbastanza breve, alcune decine di anni dal dopoguerra sostanzialmente, l'assetto della costa è cambiato profondamente, passando da un territorio scarsamente popolato ed edificato dove la pesca era l'attività principale ad un'area fortemente alterata dalle costruzioni ricettive per un turismo che moltiplica gli abitanti locali nei mesi estivi principalmente. A questo aspetto si aggiunge l'estrazione di idrocarburi e l'estrazione di acqua dalle falde, all'origine di fenomeni di subsidenza rilevanti. Le principali aree interessate sono quella ravennate, sia per l'utilizzo di acque sotterranee sia all'estrazione di idrocarburi, e quella bolognese, dove il fenomeno è dovuto prevalentemente all'estrazione di acqua per usi civili, industriali, irrigui e zootecnici.
Il fenomeno è praticamente irreversibile e si manifesta con maggiore evidenza dove si hanno i maggiori abbassamenti piezometrici e maggiori strati di sedimenti compressibili, arrivando ad alterare la linea di costa, cambiare la pendenza delle reti idrauliche artificiali (fognature, bonifiche), riduzione gli argini con conseguenti pericoli di inondazioni.
Nel suo insieme non si tratta di un contesto facile: l'intera area orientale della regione era un tempo zona di paludi ed acquitrini, di valli - come, fra le poche rimaste, le Valli di Comacchio - e di corsi d'acqua. Il fiume Reno, che scende dall'Appennino e passa dalla città di Bologna, si perdeva in quelle aree umide, diventando oggetto di intervento sul territorio già al tempo degli antichi Romani. 

La situazione del mare è particolarmente importante non soltanto su piano locale, ma nazionale.
Da tempo è noto il problema dell'eutrofizzazione. Si legge sul Rapporto: "i processi di eutrofizzazione che da diversi anni affliggono la fascia costiera dell’Emilia-Romagna provocano impatti negativi oltre che sugli equilibri ambientali dell’ecosistema bentico anche su due importanti settori dell’economia regionale e nazionale quali turismo e pesca e rappresentano il problema principale dell’alterazione dello stato ambientale.
Le zone prospicienti al delta del Po e la costa emiliano romagnola, essendo investite direttamente dagli apporti del bacino idrografico padano nonche´ dagli apporti dei bacini costieri, sono maggiormente interessate da fenomeni di eutrofizzazione. L’influenza e l’effetto dell’apporto veicolato dal fiume Po sull’area costiera, si evidenziano considerando anche il valore di salinita` che si abbassa notevolmente lungo la fascia costiera rispetto al mare aperto; inoltre la grande massa diacqua dolce immessa dal fiume Po (1500 m /sec come media annuale nel lungo periodo: 1917-2016), rappresenta il motore e l’elemento caratterizzante del bacino dell’Adriatico nord-occidentale, in grado di determinare e condizionare gran parte dei processi trofici e distrofici nell’ecosistema costiero."
Nel mare non mancano elementi vari e metalli: azoto, fosforo, piombo, cromo, nichel, arsenico, spesso con concentrazioni superiori al limite di quantificazione (LOQ), e composti chimici, idrocarburi, pesticidi, diossine, furani. 
Nel complesso i dati presentati nel Rapporto ci parlano di una situazione classificata più spesso come "sufficiente", a volte come "buona", riguardo lo stato ecologico e lo stato chimico, confluenti nella commistione fra i due che ci parla dello stato ambientale. Insomma, un contesto non male ma nemmeno bene, ossia che si può definire intermedio, in cui evidentemente sarebbe bene un ulteriore passo che porti dallo stato "sufficiente" allo stato "buono" ovunque possibile. 

Per approfondire il tema e studiare il Rapporto ci si può collegare al seguente link:

https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=9465&idlivello=1504


P.S.: si leggono articoli su quotidiani autorevoli in cui il numero dei camion e dei Tir in coda sulle strade viene considerato indice dello sviluppo industriale locale. In realtà e' soltanto caratteristica di un sistema, come quello italiano, in cui le merci si muovono su strada e pochissimo su rotaia, causando elevati livelli di polveri fini con composti nocivi di vario tipo, indice soltanto di inquinamento capace di causare danni gravissimi alla salute umana. Speriamo che prima o poi qualcuno intervenga davvero, dopo decenni di inutili discorsi in merito, ma speriamo anche che prima o poi gli articoli sullo sviluppo si intersechino con gli articoli sull'ambiente, superando una dicotomia sbagliata che non porta da nessuna parte (letteralmente, in questo caso).

POLITICA
1. Grande aumento della mobilità condivisa: oltre un italiano su 4 la usa 2. Una crisi per rinascere
28 marzo 2018
Le varie forme di mobilità condivisa stanno crescendo ovunque in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling, sono aumentati del 50% fra il 2015 e il 2017.  Sono ormai oltre 18 milioni i cittadini che utilizzano almeno un servizio, il 28% della popolazione.  
Modi di muoversi che influiscono direttamente sullo stile di vita e che sembravano appannaggio di altre località - su tutte il Nord Europa - si stanno diffondendo anche da noi, incidendo su un pilastro che sembrava inamovibile del nostro Paese, la mobilità veicolare su gomma. Le auto private, motori dello sviluppo dell'Italia nel dopoguerra, rigorosamente a combustione interna con tutto quanto ne consegue in termini di inquinamento, stanno cedendo spazi a modi di muoversi alternativi che possono portare grandi benefici in termini ambientali e sanitari.

I dati sono tratti dal Secondo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, a cura dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dal Ministero dell'Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e presentato nel corso della Conferenza Nazionale della Sharing Mobility (in partnership con Deloitte e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) tenutasi a Roma presso la Stazione Termini il 27 marzo scorso.

Fra le città Milano è la prima, con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing è il primo in Europa per diffusione con 39.500 bici offerte in 265 Comuni. Le regioni del Sud, nonostante presentino dati molto più contenuti rispetto al Nord, segnano la crescita più alta  con +57%.
Gli utenti del car sharing sono 1.077.589, con 62 milioni di km percorsi e 7.679 i veicoli in servizio. Sono circa 2,5 milioni gli utenti del carpooling extraurbano. Aumentano anche i veicoli a emissioni finali nulle, con il 27% di scooter e auto condivise di tipo elettrico.

Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. I dati indicati sul sito dell'Osservatorio informano che sono 21 servizi disponibili sulle piattaforme digitali, 640 gli scooter condivisi, 15816 le biciclette condivise, 6156 le auto condivise, con un incremento + 20% di car sharing in un solo anno.

La situazione si presenta però non uniforme. Nel 2017 si sono registrati 357 servizi di sharing mobility di cui il 76% di bike sharing, segnando un aumento del 17% rispetto al 2016. Nell'ultimo anno, secondo il Rapporto, "il bike sharing è cresciuto del 147%, ma più di 2/3 delle bici circola solo in 4 città: Milano (44%), Torino (13%), Firenze (8%), Roma (5%)". Sul car sharing i dati evidenziano che in 5 anni (dal 2013 alla fine del 2017) si è quintuplicata l'offerta di auto, mentre nel 2016 sono stati effettuati circa 8 milioni di noleggi. Dei 7.679 veicoli censiti a dicembre scorso, il 43% è a Milano, il 24% a Roma, il 15% a Torino e l'8% a Firenze.

Emerge dunque un contesto variegato, dove alcune città e zone d'Italia trainano l'intero Paese, in un quadro che comunque è in evoluzione positiva. Ora ci si aspetta politiche per una migliore diffusione, finalizzate ad influire in profondità nel settore più difficile, i trasporti e la mobilità in genere. Una parte consistente dell'inquinamento proviene da lì ed in alcune zone è particolarmente influente sulla qualità della vita, basti pensare alla Pianura Padana ed alle sue nebbie ormai "sporche" di ogni sorta di composto e particolato. Non basteranno accordi e scelte deboli, il sistema va modificato con decisione.

Il sito dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility si trova al seguente indirizzo:

http://osservatoriosharingmobility.it/


2. Politica.

Mai il Partito Democratico si è trovato in una condizione difficile come quella attuale. Semi distrutto dagli attacchi interni di una parte dell'area sinistra, quella che si è divisa, e di una parte dell'area centrista, quella che ha scelto di non ascoltare nessuno, agire in proprio sulla base della maggioranza nel partito, e commettere diversi errori gravi, a partire dal referendum sulle riforme costituzionali per passare a quello sulle trivelle. A queste modalità di far politica, chiusi nel proprio recinto - che non nascono negli ultimi cinque anni, ma da molto tempo prima - dobbiamo la quasi sparizione della sinistra in Italia. Si può concedere solo l'attenuante di un contesto che vede la sinistra in grande difficoltà in tutta Europa, e non è certo poco, ma le attenuanti non cancellano il reato, in questo caso politico, di aver evitato il compito e ceduto le armi progressivamente nel corso di almeno due decenni, grazie e arrivederci. Basti come esempio che in assenza di una sinistra identificabile come tale in Emilia-Romagna l'astensione ha raggiunto alle ultime regionali cifre speculari a quelle della partecipazione tradizionale, mentre ora alle elezioni nazionali destre e movimenti hanno avuto la meglio anche in un territorio storicamente incline a sinistra, e feudo inattaccabile del PCI nei decenni successivi alla guerra.
Di campanelli d'allarme ce ne sono stati mille e forse più, sempre inascoltati da una classe dirigente incapace di aggiornarsi (che non vuol dire rottamarsi sulla base dell'età), ferma al secolo scorso e a modalità di lettura della realtà attuale largamente superate. Addirittura fossilizzata nelle proprie gerarchie, che nell'attesa del proprio turno non si sono accorte che il vento cambiava direzione.
Ora, il PD non è ancora finito, e serve attivarsi per riprendere le fila del discorso. Al suo interno sono presenti personalità di valore, capaci di interpretare e fornire il senso dei fatti, e aree di attività politica interessanti e valide. Tutto questo va valorizzato, diffuso, attivato. Va premuto il tasto "on". Per andare oltre e provare a costruire la sinistra del 2018, dell'oggi e del domani, presente sul territorio e attiva sui temi, impegnata a mettere insieme persone, cose, e modelli di interpretazione della realtà. Senza dimenticare gli errori, che servono soltanto a questo, non certo ad attribuire colpe, ma ad evitare di ripeterli. Il PD sta attraversando una crisi profonda, da cui, seguendo l'etimologia del termine, si può rinascere migliori di prima.



POLITICA
1. Ambiente: inquinamento olte i limiti nelle città italiane, ai primi posti in Europa; 2. Politica: voterò per l'affermazione del PD e del centrosinistra
31 gennaio 2018

1.Ambiente

 

Aria irrespirabile nelle città italiane. Questa è in termini chiari l’estrema sintesi del rapporto sull’inquinamento atmosferico di Legambiente “Mal’Aria 2018, L’Europa chiama l’Italia risponde?”, presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria.

 

L’associazione ha elaborato uno studio secondo il quale ai vertici della classifica europea delle città gravate dallo smog ci sono tre capoluoghi italiani: Torino, Milano e Napoli. Le altre città non stanno molto meglio. Si tratta di un problema enorme, noto da anni, frutto di numerosi fattori causali, come le emissioni inquinanti di origine industriale, veicolare, del riscaldamento degli edifici, e le condizioni climatiche locali per quanto riguarda la Pianura Padana, e alimentato nel corso del tempo da scelte e linee di indirizzo politiche che hanno dapprima fondato lo sviluppo economico del nostro Paese sull’automobile privata e sui trasporti su gomma, e successivamente rinviato nel tempo ogni intervento correttivo finalizzato alla qualità ambientale. Lo abbiamo scritto qui più volte, vale la pena di ripeterlo: per decenni i temi ambientali sono stati secondari nell’agenda politica di qualsiasi formazione di rilievo di qualsiasi colore in Italia. Soltanto di recente è sorta, seppur con continui ostacoli e difficoltà, una tendenza diversa che sfocia spesso in provvedimenti più moderni ed adeguati, che purtroppo devono scontare il ritardo con cui vi si è giunti. Per anni è stata fatto passare l’idea che l’ambiente fosse tema per anime belle, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

 

Secondo il rapporto di Legambiente, nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. I valori più alti di concentrazione media annua delle polveri sottili PM10 sono stati registrati a Torino (39 microgrammi per metro cubo), Milano (37) e Napoli (35), tre città italiane. Lo studio infatti offre un confronto con le città europee, mostrando che alle nostre tre grandi città che occupano le prime tre posizoni in questa poco invidiabile classifica seguono Siviglia, Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale è di 29 µg/mc. Roma e Parigi condividono  il quinto posto, con 28 microgrammi per metro cubo.

Geograficamente, tutte le città della Pianura Padana presentano valori alti di inquinanti nell’aria, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolato fine, ammoniaca, e per periodi lunghi. Questo comporta il fatto che gli abitanti siano esposti con continuità e per periodi di lunga durata agli effetti dei composti inquinanti sulla salute. La Pianura Padana è un'area in cui sono presenti ogni sorta di attività antropiche, mentre il clima locale non consente un facile ricambio d'aria. La tipica nebbia invernale è "sporca", come sa bene chiunque lavi la propria automobile d'inverno, e l'afa estiva, dovuta all'alta umidità, non è da meno.

 

Nell’introduzione del rapporto si ricorda che il “30 gennaio 2018 la Commissione Europea ha convocato iministri dell’ambiente di 9 Stati membri (Repubblica Ceca, Germania, Spagna,Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. L’incontro offre agli Stati convocati, e quindi all’Italia, la possibilità di dimostrare quali misure sono state messe in campo negli ultimi anni e quali ulteriori provvedimenti verranno intrapresi nel prossimo futuro per riportare, senza indugio e senza ulteriori ritardi, la situazione attuale alla conformità con la legislazione europea.” Dobbiamo perciò presentare provvedimenti concreti e opportuni per non rischiare la beffa di una multa, anch’essa molto concreta.

 

L’intero rapporto, che vale la pena di leggere, si trova all’indirizzo in calce.

 

2. Politica

Romano Prodi ha ribadito "che certamente andrà a votare, che voterà per l'affermazione del centrosinistra e che le forze fuori dalla coalizione non stanno lavorando per l'unità". Una dichiarazione che arriva dopo che Affaritaliani.it aveva diffuso il testo di un colloquio telefonico con l'ex presidente del Consiglio attribuendogli valutazioni secondo cui Liberi e uguali non è per l'unità del centrosinistra, al contrario del Pd. A Prodi risponde Pietro Grasso. "È sotto gli occhi di tutti - dichiara il presidente del Senato ed ex magistrato ora alla guida di LeU - che il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi”. (Traggo questi brani da Repubblica.it del 31 gennaio).

Condivido la posizione di Prodi: il sostegno al centrosinistra con la coalizione guidata dal PD e la sua affermazione sono indispensabili per chiunque coltivi idee e convinzioni progressiste, di centro e di sinistra, in questo momento in Italia. Non ci sono alternative che non siano velleitarie e di corto respiro. Trovo invece la risposta di Pietro Grasso troppo semplice nel suo tentativo di addossare la responsabilità della scissione soltanto in capo ad una parte (o ad una persona), quando ogni scelta politica dipende sia dal contesto sia da chi la fa. In percentuali da definirsi, ma a questo punto attribuirle è irrilevante. I protagonisti di Liberi e Uguali immagino che abbiano piacere di rivendicare le proprie scelte, fra cui quella di dividersi dal PD con tutte le conseguenze che questo comporta.

Quanto alla formazione delle liste, si poteva fare di meglio. Sono emersi con evidenza problemi che avrebbero dovuto essere risolti con maggior grado di democrazia interna. Ma va detto che si tratta di normalità nel panorama politico del nostro Paese. Conosco più di un deputato non riconfermato che ha le qualità, fra cui la competenza, per continuare l’attività parlamentare. Questo tipo di problematicità non possono diventare elementi esclusivi di giudizio. Vorrei infine esprimere solidarietà a Gianni Cuperlo, per il modo in cui si sono svolti i fatti. L'etica della politica non è ancora così alta, forse lo sarà un giorno. Lo speriamo tutti. Lavoreremo per questo.


Il rapporto di Legambiente:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2018


POLITICA
L'ambiente nel mondo, in pochi punti e una classifica (dove siamo sedicesimi)
26 gennaio 2018
Lo stato dell'ambiente nel mondo non è dei migliori nonostante siano stati fatti notevoli passi avanti, e la qualità dell'aria è la principale minaccia alla salute pubblica. Lo afferma lo studio Environmental Performance Index (EPI)  2018 condotto dall'Università di Yale con la Columbia University e in collaborazione con il World Economic Forum.
La ricerca si basa su misure accurate delle tendenze in atto e dei progressi in corso in campo ambientale allo scopo di fornire elementi utili alla costruzione delle politiche concrete in materia. L'Epi compila una classifica di 180 Paesi sulla base di 24 indicatori riferibili a dieci categorie che descrivono la qualità ambientale e la salute degli ecosistemi, proponendo ai leaders politici un quadro delle performances ambientali, indicazioni sulle migliori pratiche, e linee di indirizzo a quei Paesi che aspirano ad essere guida a livello mondiale della sostenibilità.  Si possono leggere maggiori informazioni sul sito all'indirizzo in calce.

I principali risultati si possono riassumere in quattro punti.
1. La qualità dell'aria resta la principale minaccia ambientale alla salute pubblica. Si stima che le malattie legate agli inquinanti siano i due terzi di tutti gli anni di vita persi per ragioni ambientali. 
2. Sono stati fatti grandi passi avanti nella protezione dei biomi marini e terrestri, ma è necessario ulteriore impegno per assicurare la presenza di habitat di qualità, esenti dalla pressione antropica.
3. Molti Paesi hanno migliorato la situazione riguardo le emissioni di gas ad effetto-serra. I tre quinti hanno ridotto le emissioni di CO2, mentre 85-90% le hanno ridotte di metano, ossidi di azoto, polveri di carbone. Sono dati positivi, ma devono incrementare ancora per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.
4. Epi rileva inoltre un cortocircuito fra due tendenze fondamentali per lo sviluppo sostenibile: lo stato dell'ambiente, che migliora con la prosperità economica, e la vitalità degli ecosistemi, che subisce pressione dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Viene evidenziata la necessità di bilanciare tali diversi tratti della sostenibilità.

L'inquinamento dell'aria resta dunque uno dei fattori più incisivi sullo stato dell'ambiente, essendo causa di danno diretto e di una lunga serie di danni indiretti, fra cui l'acidificazione delle piogge, dei mari e degli oceani, l'alterazione del livello dell'ozono ai bassi strati atmosferici, l'eutrofizzazione delle acque, con tutte le conseguenze che questi comportano sugli ecosistemi, sull'agricoltura, sulla vita terrestre e marina.
Metalli pesanti sono presenti in concentrazioni preoccupanti in molti habitat del mondo, un terzo delle risorse ittiche sono esposte a pesca eccessiva, diminuisce la biodiversità, le foreste primarie sono in calo a causa del disboscamento in modo continuo. Il principale problema ambientale globale resta il cambiamento climatico, un tema esteso, pressante e di non facile soluzione poiché riguarda direttamente il nostro modello di sviluppo. Aggiungerei una nota positiva con la riduzione del buco nell'ozono, un bell'esempio di strategia internazionale vincente.

La classifica di Epi vede l'Italia al 16° posto, preceduta da Svizzera, che si colloca in prima posizione, Francia, Danimarca, Malta, Svezia, Regno Unito e altri Paesi, tutti dell'Europa occidentale. Nelle ultime posizioni della classifica, stilata su ben 180 Paesi, India, Congo, Bangladesh, Burundi. In generale le retrovie sono occupate da Paesi in via di sviluppo. Si tratta di luoghi fra i più poveri del mondo, dove le risorse naturali vengono sfruttate direttamente, e mancano le regole e gli strumenti per la qualità dell'ambiente più elementari. Tutto ciò è preoccupante sia per le condizioni in cui vivono le popolazioni locali, sia per l'obiettivo della conservazione della natura del posto, spesso ricchissima ed insostituibile.

Lo studio Epi 2018 si trova al seguente indirizzo:

https://epi.envirocenter.yale.edu/2018-epi-report/executive-summary

SCIENZA
L'anidride carbonica finisce in acqua - e non per far le bollicine
17 gennaio 2018
Il pianeta Terra, con i suoi sistemi naturali, forma un unico grande apparato dinamico in cui le varie parti interagiscono attraverso le reti che le collegano, influenzandosi a vicenda e determinando i parametri che le caratterizzano in base alle variabili fondamentali. Non c'è nulla che avvenga sulla Terra che non abbia influenza su qualcos'altro, anche apparentemente distante o diverso.
Il cambiamento del sistema climatico, causato dalla modifica della composizione atmosferica che vede una maggior concentrazione di gas-serra, genera alterazioni nei fenomeni atmosferici a volte preoccupanti, e si tratta ormai di una conseguenza nota. Meno noti sono gli effetti indiretti, numerosi e interconnessi.
Acque marine e interne interagiscono con l'atmosfera con un continuo scambio di sostanze, come i gas, e di parametri, come la temperatura. Per molto tempo, le acque presenti sul pianeta ci hanno aiutato a contenere l’aumento di temperatura in progressione nell’ultimo secolo assorbendo notevoli quantità di anidride carbonica, ma ora ci si domanda se questa capacità di assorbimento continuerà in futuro, se sarà in grado di far fronte ai ritmi elevati derivanti dall'azione inquinante umana, e se non comporterà essa stessa altri fenomeni negativi.
Molti studi da anni mostrano una di tali conseguenze nel fenomeno dell'acidificazione dei mari e degli oceani. Ora, uno studio mostra che anche nelle acque dolci si osservano effetti simili.
Alcuni scienziati hanno infatti studiato alcuni bacini di acque dolci della Germania nel periodo che va dal 1981 al 2015, mostrando "una serie di cambiamenti che riproducono in modo piuttosto fedele quelli osservati nelle acque marine" (secondo quanto riposta Le Scienze, all'indirizzo in calce). Secondo l'analisi svolta dei dati raccolti, si verifica un incremento della quantità di anidride carbonica disciolta a cui si associa un aumento dell'acidità dell'acqua, quantificabile in una diminuzione del pH di 0,3 in 35 anni (il pH è una misura dell'acidità o della basicità di una soluzione, definita come il logaritmo decimale negativo della concentrazione degli ioni H+ di idrogeno. La scala va da 0 a 14, e se il pH è minore di 7 è acido, se è maggiore di 7 è basico). Si tratterebbe di un tasso di acidificazione che supera quello misurato per gli oceani.

L'incremento di anidride carbonica in atmosfera, che ha già raggiunto livelli elevatissimi in rapporto ai dati storici, ha fra le tante conseguenze anche l'incremento dello stesso gas disciolto nell'acqua. I mari scambiano infatti continuamente sostanze aeriformi con l'atmosfera in una condizione di equilibrio sulla durata temporale lunga per noi, che possiamo considerare corrispondente al periodo in cui è nata e si è evoluta la civiltà umana. La CO2 disciolta nel mare tende a trasformarsi in composti come l'acido carbonico, procurando un aumento dell’acidità delle acque, cioè una diminuzione del pH, che a sua volta genera conseguenze importanti per gli ecosistemi marini, di solito molto negative. Si stima che l’assorbimento di carbonio prodotto dalle attività umane dal 1750 (epoca della rivoluzione industriale) abbia reso gli oceani più acidi con una diminuzione globale media del pH di 0.1 unità. Il fenomeno continua e si prevede che nel corso del ventunesimo secolo un'ulteriore acidificazione comporterà una riduzione del pH medio globale della superficie degli oceani compreso fra 0.14 e 0.35 unità.

Ormai da tempo, studi mostrano che coralli, copepodi, lumache di mare, ricci allo scopo di bilanciare il cambiamento di pH all'interno del proprio corpo sopportano effetti negativi sulle loro capacità riproduttive e di crescita. E' probabile che molte specie non saranno in grado di adattarsi geneticamente al processo di acidificazione dei mari e degli oceani dato che il cambiamento avviene troppo velocemente. La scomparsa di queste o di altre specie può alterare la biodiversità, e modificare la catena alimentare marina, o delle acque dolci.
Se l'adattamento non è adeguato, livelli elevati di anidride carbonica possano portare a riduzione di biodiversità nelle acque interne ed in quelle marine, per esempio a causa della prevalenza di specie dominanti. Le conseguenze a cascata possono essere devastanti.

Il tema della qualità della vita marina è enorme, ed investe la pesca oltre ai fenomeni legati al cambiamento del clima e dei suoi parametri. Soltanto apparentemente lontano, è legato a noi in forma diretta o indiretta, ma sempre indispensabile.

L'articolo citato è tratto da Le Scienze, e si trova al seguente indirizzo:

http://www.lescienze.it/news/2018/01/15/news/aumento_anidride_carbonica_acque_dolci-3819591/



SOCIETA'
Centri urbani: cambiare in meglio è possibile
1 novembre 2017
Ci sono numerose realtà locali in Italia che hanno già aperto le porte al futuro e presentano buone performaces ambientali, mentre molte altre si affannano nella gestione, spesso cattiva, del passato. E' quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" che ogni anno Legambiente realizza con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, e che è stato pubblicato da pochi giorni. Lo si può scaricare all'indirizzo in calce.

Come si legge sul sito, ci sono Comuni capaci di gestire il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre città europee, di cambiare stili di mobilità, che riescono a depurare gli scarichi, a contenere i consumi idrici ed evitare lo spreco d’acqua potabile, che investono sulle fonti rinnovabili di energia, che hanno all'attivo varie e significative esperienze di rigenerazione urbana. Molti altri non sono ancora in grado di farlo. Si tratta di ambiti che riguardano da vicino la salute e la qualità della vita dei cittadini, perciò di straordinaria importanza, in cui evidentemente un'amministrazione locale può qualificare la propria attività di governo. L'analisi di Legambiente ha il grande pregio di mostrare i dati e compilare classifiche di facile lettura ed immediata interpretazione.
A pagina 17 c'è la classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti in 16 indicatori che coprono 6 aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. In questa classifica Mantova, Trento e Bolzano si aggiudicano le prime tre posizioni, dimostrando di credere nel cambiamento. Fra le città dell'Emilia-Romagna, Parma si trova nella posizione migliore arrivando quarta, seguita da Reggio Emilia quattordicesima, e da Bologna ventiduesima. Non male ma nemmeno bene per una Regione che storicamente si trova spesso ai vertici di classifiche economiche e sociali eccettuato quelle ambientali. Altre città del Nord si trovano nella parte alta della classifica, come Pordenone e Belluno, mentre spiccano ancora una volta le difficoltà che caratterizzano numerosi capoluoghi del Sud del Paese, con Catania, Palermo, Viterbo, Brindisi, Enna a chiudere la classifica nelle ultime posizioni.
Il Rapporto è corredato da numerosi grafici e tabelle interessanti, alcuni dei quali indicano la variazione di alcuni parametri nel corso del tempo. Per esempio, la concentrazione media di polveri sottili fra il 2012 e il 2016 risulta modificata in alcune città più velocemente che in altre: pur con valori sempre alti è stato rilevato un miglioramento misurabile, in particolare a Verona, Firenze e Bologna. Lo smog resta comunque uno dei nostri principali problemi, soprattutto in Pianura Padana, insieme alla mobilità, dove il grafico "Le grandi città sono grandi garages" la dice lunga sin dal titolo. Anche la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata è cambiata fra il 2012 e il 2016, ma resta nelle grandi città ben al di sotto del 50% (eccetto Milano e Venezia, di poco superiori). L'obiettivo di legge del 65% al 2012 è stato raggiunto da 22 città capoluogo, mentre tre città del Nord, Pordenone, Treviso e Trento, superano l'80%.

Alcune informazioni sono poi paradossali: continua il consumo di suolo e la costruzione di edifici per abitazione, mentre sono nientemeno che 7 milioni le case vuote, il 22,5% del totale. Il fenomeno è particolarmente marcato nella capitale, dove sono oltre 120.000 le abitazioni non occupate. A Bologna pare che superino le 24.000 unità. 

Infine, nel Paese del Sole si ricorre ancora poco al Sole in rapporto ad altre realtà europee, nonostante l'indubbio incremento verificatosi negli anni recenti. A Copenaghen si fa più fotovoltaico per abitante di tutte le città del meridione italiano messe insieme, eccettuato Brindisi e Foggia. Le grandi città del centro-sud, come Roma e Napoli, restano ancora al palo. Il dato parzialmente positivo è che la generazione distribuita da fonti pulite continua a crescere nel nostro Paese, seppur con ritmi inferiori rispetto al passato. Occorre fare attenzione alla diversa velocità del cambiamento nel settore energetico se vogliamo mantenere gli obiettivi raggiunti lo scorso anno in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Diverse città dell'Emilia-Romagna si piazzano in buona posizione per il numero di alberi per abitante: Modena, Rimini, Bologna, Ravenna e Forlì. Gli alberi depurano l'aria, producono ossigeno, fanno ombra, limitano il fenomeno dell'"isola di calore" in città, sempre più frequente per via del cambiamento climatico, sono centri di biodiversità anche nelle aree urbane. Il verde è di fondamentale importanza per una città verde, innovativa, salubre, a misura d'uomo.

Insomma, volendo trarre una lezione dai dati e dalle statistiche, si può affermare che cambiare in meglio è possibile, oltre che auspicabile. Si può fare, agendo con costanza e coerenza sui vari fronti che si presentano. Le città italiane possono diventare vere "green cities" migliorando la vita degli abitanti, la qualità dell'ambiente, e riducendo il proprio contributo al fenomeno mondiale del riscaldamento globale.

Il Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" si può scaricare qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2017

POLITICA
Si attende la pioggia per affrontare problemi che vanno risolti politicamente?
23 ottobre 2017
L'aria in Pianura Padana è parzialmente cambiata questa mattina, grazie alle condizioni meteorologiche di ieri sera (domenica) e la scorsa notte: un po' di pioggia e un po' di vento. Ma bisogna attendere la pioggia e il vento per ripulire l'aria che respiriamo? E dove vanno a finire gli inquinanti, i composti e le micropolveri: su Marte, si disintegrano, o finiscono con la pioggia nel suolo, ad inquinare le falde acquifere e le coltivazioni, vale a dire gli alimenti di cui ci nutriamo?

Sembra incredibile ma è proprio così, da decenni si attende che le condizioni meteorologiche cambino per tirare un sospiro di sollievo e ritornare ad occuparsi di altro. Il problema infatti è da tempo una questione di priorità: certo che le amministrazioni locali e nazionali si occupano anche della qualità dell'aria, ma dopo, molto dopo che sono state affrontati altri temi all'ordine del giorno. Politicamente, la questione ambientale viene considerata perdente. Un fatto culturale, insomma, legato alla scarsa sensibilità che si ritiene sia propria degli abitanti del Bel Paese, che nel frattempo e con l'aiuto di un buon numero di eletti alle cariche istituzionali nel corso del tempo avrebbero fatto molto per ridurre il grado di "Bel" attribuito al Paese. Ma la politica dovrebbe saper andare oltre una tale condizione, ammesso che sia vera, indicando e praticando le vie migliori per il presente ed il futuro di tutti, in un'ottica il più possibile coesa su argomenti che riguardano la qualità della vita e le prospettive di sviluppo.  Se gran parte degli italiani avessero desiderato restare tranquillamente analfabeti, l'analfabetismo sarebbe stata un'opzione percorribile da coloro che erano al governo? Che cosa ne sapevano gli analfabeti, o almeno molti di loro, dell'importanza della scuola? E per quale motivo entrarono in vigore leggi che si opponevano alla pratica di non mandare i figli a scuola, magari perchè la priorità per molte famiglie era il lavoro nei campi?
La tesi che il tema ambientale è  di scarso appeal elettorale e di conseguenza secondario è soltanto una dimostrazione palese di una politica che ha abdicato al proprio ruolo. Priva di idee e di mezzi per metterle in atto. Non c'è e non ci può essere alcuna altra giustificazione.

Infatti, il tema non è per niente secondario: è diventato primario anche grazie al percorso seguito sin qui, quello in cui era secondario, appunto. Il problema si è talmente ingigantito da diventare mondiale, e localmente così profondo e persistente da essere oggettivamente di difficile soluzione. Ma la soluzione non arriverà mai se non si parte con provvedimenti seri, sistematici, ed estesi. Seri, cioè non legati all'emergenza, sistematici, cioè capaci di modificare in profondità il sistema attuale per costruirne un altro nuovo, estesi, cioè non provenienti da un solo territorio ma da tutti quelli interessati. Non servono azioni straordinarie ed estemporanee, non serve Superman, sono invece molto utili interventi coerenti nelle loro modalità e nel loro scopo, diffusi sul territorio, duraturi nel tempo, sostenuti da una precisa volontà.

In Pianura Padana si è fatto un accordo fra Regioni diverse per limitare l'inquinamento dell'aria, ma i risultati sono quantomai scarsi. Sono stati superati in questi giorni tutti i limiti in termini di giorni e di valori soglia, ed i superamenti hanno riguardato ormai tutta l'area compresa fra gli Appennini e le Alpi. Non si tratta più soltanto dei centri abitati, ma di tutto il Nord Italia, con concentrazioni di composti e particolato fine allarmanti (i rilevamenti dell'Emilia-Romagna si trovano all'indirizzo dell'Arpa in calce, per le altre Regioni i dati sono più o meno simili). Tutto ciò è stato raggiunto prima dell'accensione dei termosifoni, che per ragioni climatiche (dovute probabilmente al cambiamento climatico globale) ancora non sono necessari.
Il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, il riscaldamento degli edifici sono le principali cause del fenomeno. Occorrono interventi incisivi e duraturi su tutti i fronti, con un impegno a largo raggio. Non si tratta di interventi penalizzanti, ma di nuove infrastrutture e nuovi stili di vita che possono migliorare notevolmente la qualità della vita stessa nei centri abitati, come già accade in molte località dell'Europa del Nord. Non sono infrastruttre soltanto le nuove strade, lo sono anche le tramvie, le vie d'acqua, le ferrovie, lo è la banda larga, il telelavoro, la videoconferenza. Lo sono i serbatori per la raccolta dell'acqua piovana, gli impianti a fonti rinnovabili, le coibentazioni dei vecchi edifici, la sistemazione antisismica ed a risparmio energetico delle scuole e degli ospedali, i giardini pubblici e le aree verdi, le rinaturalizzazioni dei corsi d'acqua magari cementificati negli anni passati. Un albero è una stupenda infrastruttura duratura che assorbe CO2 e produce ossigeno, ospita biodiversità e fa ombra, capace di durare più di molti ponti di cemento con scarsa manutenzione.
Sui trasporti abbiamo già ricordato che vanno rispettate le direttive UE (vedi post del 3 agosto 2017), senza enfatizzare una sola soluzione "panacea", che non esiste in generale. Sicuramente si tratta del settore dove siamo più indietro nell'acquisire una mentalità e successivamente una pratica che siano adeguate a fare passi avanti. Torneremo sull'argomento.
Ma se non si interviene in ogni ambito in modo convinto e diffuso sul territorio sarà difficile non aggravare un problema che è già sufficientemente pesante e complesso.

I dati di quest'ultimo periodo di Arpa Emilia Romagna sulla qualità dell'aria si trovano al seguente indirizzo:

https://www.arpae.it/v2_aria_pm10.asp?idlivello=134



ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

POLITICA
Un primo approccio, da Presidente USA, alla questione ambientale
10 novembre 2016
Mentre alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Marrakech (CoP22) si aprono i tavoli tecnici negoziali per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, alla Casa Bianca arriva un nuovo Presidente che non ha certo indicato i temi ambientali fra le priorità della sua agenda politica. Anzi, in aggiunta ad un programma praticamente vuoto sull’argomento, Donald Trump ha espresso dubbi - per così dire - sul fatto che il cambiamento climatico sia reale, ipotizzando addirittura che si tratti di una manovra cinese per danneggiare gli Stati Uniti, ha parlato a favore delle fonti fossili e contro l’Accordo di Parigi, e restando su un piano più generale, possiamo affermare con sufficiente sicurezza che il suo profilo di magnate costruttore si presenti come scarsamente aduso al confronto con regole ambientali e con limiti dello sviluppo. Il popolo americano è, naturalmente, sovrano, ed è giusto accogliere la nuova presidenza con grande rispetto, ma data l’influenza degli USA sulla politica internazionale è altrettanto naturale che ci si occupi delle possibili conseguenze della sua elezione che riguardano tutti, comprese quelle ambientali globali.

Innanzitutto, l’Accordo di Parigi sul clima nel momento in cui l'adesione degli Stati Uniti e' a rischio. Le clausole dell’Accordo prevedono che un Paese che intenda abbandonare il campo lo possa fare solo dopo quattro anni. In ogni caso, considerando l’attuale stato delle ratifiche comprendente l’adesione già di 102 Paesi, un’eventuale uscita degli Stati Uniti non lo invaliderebbe. La clausola del livello del 55% delle emissioni mondiali sarebbe infatti già garantita.   Conseguenze politiche importanti sarebbero, però, evidenti: è indubbio che l’uscita dall’Accordo degli Stati Uniti, che sono fra i massimi inquinatori del mondo, sarebbe un segnale fortemente negativo a fronte del percorso che l’umanità risulta, e risulterà sempre più in futuro, in grado di costruire per proteggere sé stessa e il proprio ambiente. Anche altri potrebbero avanzare dubbi, e la lentezza unita alla farraginosità dei provvedimenti potrebbero avere la meglio sulla loro efficacia.  

Ma al di là delle conseguenze dirette, è evidente che una posizione quale quella espressa da Trump di negazione persino dell'esistenza dei fenomeni del riscaldamento globale e del cambiamento climatico è un fatto che sconcerta, e che deve far riflettere. Un gran numero di centri di ricerca statunitensi, alcuni dei quali fra i più accreditati a livello mondiale, sono coinvolti negli studi sul cambiamento climatico, sono portatori di dati e di rilevamenti delle varie grandezze in gioco, contribuiscono a ricerche ad alto livello sul tema. Il fatto che il neo eletto Presidente USA sostenga il contrario, smentendoli senza che questo influisca sulla pubblica opinione, almeno su quella maggioritaria, è un segnale decisamente negativo, da valutare con attenzione. Senza pretesa di esaurire l’argomento, si può partire dalle conoscenze scientifiche e la loro diffusione nella popolazione, che risulta quanto mai scarsa, negli USA come da noi. In un’epoca di grande influenza della tecnica e della scienza, paradossalmente persino i fatti di base sono fuori dalla portata dei più. Su questo primo dato c’è assoluta indifferenza, nella società, e nella politica, che ne è espressione. Viviamo e vivremo sempre più nel mondo della tecnica, e se continuiamo così, lo faremo senza sapere come gestirlo, come interpretarlo, come indirizzarlo. Ad oggi, è un fatto che si può diventare Presidenti di una delle più grandi ed influenti nazioni del mondo senza sapere nulla del proprio effetto sul mondo – quello naturale. Negare l'evidenza del riscaldamento globale significa soltanto questo.  Si può considerare anche la de-responsabilizzazione riguardo le emissioni inquinanti e climalteranti generate nel proprio Paese che tale affermazione porta con se'. Un allontanamento di causa ed effetto, negando il secondo. Si può infine prendere in considerazione il manifesto scarso interesse per fenomeni che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

"Il futuro dell'umanità costituisce il primo dovere del comportamento umano collettivo nell'era della civiltà tecnica divenuta, modo negativo, onnipotente. In esso e' evidentemente incluso il futuro della natura in quanto condizione sine qua non; ma, anche indipendentemente da ciò, si tratta di una responsabilità metafisica in se' e per se', dal momento in cui l'uomo e' diventato un pericolo non soltanto per se stesso, ma per l'intera biosfera" scrive Hans Jonas ("Il principio responsabilità"), ricordandoci che la gestione del rischio deve essere in capo a chi lo ha generato, dandosi come obiettivo il mantenimento di una prospettiva di futuro per tutti (desiderabile).  Economia, ecologia, finanza, affari, fonti energetiche, inquinamento, clima, riscaldamento globale, non sono eventi slegati fra loro, ma le numerose facce di una stessa cosa che ci riguarda tutti da vicino, che ci troviamo ad essere Presidenti di grandi nazioni, o precari in cerca di un lavoro, o migranti in cerca di un posto in cui vivere, e con la quale dobbiamo fare i conti, in un modo o nell'altro, ma inevitabilmente.



SCIENZA
Siamo nell'era di una nuova realtà climatica globale
25 ottobre 2016
L'Organizzazione Meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ha pubblicato il nuovo Bollettino dei gas ad effetto serra, secondo il quale nel 2015 abbiamo superato in modo stabile la concentrazione media di anidride carbonica di 400 ppm nell'atmosfera del nostro pianeta. L'anidride carbonica viene presa come composto di riferimento, anche in rapporto agli atri gas climalteranti, e ne viene misurata la concentrazione in parti per milione in volume.
 Il superamento del valore soglia era già successo, ma limitatamente ad alcuni periodi di tempo, ed in alcuni luoghi. Ora invece si parla di concentrazione media, vale a dire della normale composizione dell'atmosfera come misurata nei laboratori idonei, tutti situati in luoghi lontani dai centri di emissione.
Si tratta di un allarme, ammoniscono i cronisti, ma in realtà si tratta del continuo estendersi (si potrebbe parlare di estrapolazione che trova sempre corrispondenza con i dati reali) di un fenomeno che sembra non trovare un punto di stabilità, o di ritorno. Un flesso, o un massimo. Niente: la concentrazione di CO2 in atmosfera ha un andamento crescente (a parte le variazioni stagionali).
Secondo il comunicato WMO, tra il 1990 e il 2015 c'è stato un aumento del 37% del forcing radiativo a causa dei gas ad effetto serra a lunga persistenza, come anidride carbonica, metano e protossido di azoto, dovuto ad attività industriali, agricole e domestiche. Si sottolinea anche che la crescita di anidride carbonica è stata alimentata dall'evento El Niño, ma mentre «l'evento di El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano», ha affermato il segretario generale, Petteri Taalas. Secondo Taalas, il 2015 resterà nella storia in cui le concentrazioni di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".

Siamo in una nuova era. Qualcuno l'ha chiamata "antropocene" a sottolineare la profonda influenza dell'uomo sui sistemi naturali. L'unica consolazione è che la velocità della crescita non si trova ora ai massimi livelli, come mostra il grafico sottostante - nonostante i massimi e i minimi oscillino fra estremi abbastanza stabili ed elevati intorno a 2 ppm/yr, dunque non certo rassicuranti.
Sta a noi determinare e realizzare le condizioni per limitare tale crescita, in modo tale da contenere le alterazioni all'atmosfera e al clima che ormai interessano l'intero pianeta Terra. Questa sarà la più grande sfida del futuro, non soltanto in quanto estesa e profonda, ma perchè capace di contenere in sè i conflitti, i limiti, le iniquità, gli sprechi, gli abusi, che non siamo ancora stati in grado di superare.





Il Bollettino del WMO si scarica al seguente indirizzo:


https://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/ghg/GHGbulletin.html

ECONOMIA
L'Accordo di Parigi entrerà in vigore il prossimo 4 novembre. E anche il trasporto aereo si accorge di inquinare.
10 ottobre 2016
Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo anche il Consiglio ha dato via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi. L'Unione Europea assume perciò formalmente l'impegno di rispettare le richieste dell'Accordo della ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che, ricordiamo, mira a contenere il riscaldamento globale entro due gradi, e possibilmente entro un grado e mezzo, allo scopo di limitare le alterazioni che già oggi influiscono sul sistema climatico mondiale. L'Accordo ora, avendo raggiunto l'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali, è pienamente operativo ed entrerà in vigore il prossimo 4 novembre.
Nel nostro Paese si attende l'approvazione del Parlamento del decreto di ratifica licenziato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, come si legge sul sito del Ministero, afferma che "Con l’approvazione del decreto di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici da parte del consiglio dei ministri, l’Italia ha fatto un altro importante passo avanti sul percorso della lotta al surriscaldamento globale. Con il provvedimento di oggi rimettiamo la ratifica dell’intesa a livello nazionale al parlamento confidando in una approvazione in tempi brevissimi. (...) Stiamo cambiando il mondo, anche quello delle relazioni internazionali. Basti pensare che per fra la firma e l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto passarono 8 anni, dalla firma all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi passeranno solo 10 mesi". Speriamo davvero, di cambiare il mondo in meglio, soprattutto mettendo in atto azioni concrete che consentano di modificare una linea di tendenza che, purtroppo, è quantomai consolidata.

In questi giorni si aggiunge un'altra buona notizia: è stato raggiunto un accordo mondiale riguardante le emissioni del settore aereo. Dopo ben sei anni di negoziati, alla trentanovesima assemblea dell'’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) riunita a Montreal sono stati concordati alcuni punti per contenere e ridurre le emissioni inquinanti. Nello specifico, si prevede una fase, che va dal 2021 al 2026, in cui gli impegni saranno volontari, seguita da una seconda fase, a partire dal 2027, in cui saranno obbligatori. Si tratta in sostanza della possibilità di acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni, che dovrebbe iniziare soltanto fra una decina d'anni. L'accordo viene da tutti definito "storico". In realtà, considerando che il trasporto aereo è fra le dieci maggiori cause di emissioni climalteranti ed inquinanti del mondo, e che è in continua crescita, misure come queste sono assolutamente insufficienti.
Nel mondo, soltanto l'Unione Europea ha preso un impegno serio sulle emissioni del comparto dell'aviazione. Come si legge sul sito "Eur-Lex", "Prendendo in considerazione le dimensioni e la natura globale dell’industria del trasporto aereo e il suo impatto sull’ambiente, l’Unione europea (UE) agisce per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra provocate dal trasporto aereo in Europa e, allo stesso tempo, lavora con la comunità internazionale attraverso l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) per istituire misure di portata globale."  Con la Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, il settore rientra dal 1 gennaio 2012 nel sistema di emission trading europeo EU-Ets. Devono ottemperare al provvedimento tutte le compagnie internazionali. Ricordiamo che le compagnie aeree avevano provato ad opporsi, ricorrendo anche alla Corte suprema, ma alla fine hanno perso la partita. Dal 1 gennaio 2012 tutte le compagnie aeree, che siano europee o extracomunitarie, sono tenute dotarsi dei permessi di emissioni nell'ambito Ets, per i voli da e per l'Europa.

Mentre gli accordi, e soprattutto gli atti concreti, procedono con la velocità che osserviamo, numerosi studi ne mettono in dubbio la reale efficacia per contenere l'incremento della temperatura entro i due gradi (per non parlare di 1,5°C). Innanzitutto, risulta difficile calcolare le emissioni e correlarle con la dovuta precisione all'incremento di temperatura, per ragioni tecniche e per ragioni scientifiche. In secondo luogo, appare evidente come le velocità dei due processi, naturale e antropico, siano molto diverse: riduzione delle emissioni lenta o quasi assente, aumento del riscaldamento globale e delle conseguenze sul sistema climatico veloce. O per lo meno, assai più veloce. Occorre un impegno collettivo che vada più a fondo.


SCIENZA
Atlante mondiale dell'inquinamento luminoso, e nuove norme
15 giugno 2016
Oltre l’80% della popolazione mondiale non vede più il cielo notturno come è stato per migliaia di anni, abbagliata da un inquinamento luminoso che cancella le stelle, influisce sui ritmi biologici di flora e fauna, e su quelli dell’uomo, e spreca una quantità notevole di energia. 
Oramai riuscire a distinguere le costellazioni più celebri, o semplicemente gli astri più brillanti come Sirio, Arturo, Canopo, per non parlare della Via Lattea, è un’impresa quasi impossibile per chi vive nei centri abitati o in luoghi ad alta umidità e antropizzazione come la Pianura Padana.

Stiamo perdendo quella parte della Natura che sta sopra le nostre teste e che è stata per secoli ambiente sovrastante la nostra vita, conosciuta a contadini e marinai, ed entrata nella cultura umana dapprima attraverso i miti e successivamente tramite l'indagine scientifica. Indicazione per la semina o il raccolto, mappa per l'orientamento notturno, luogo di storie bellissime capaci di rappresentare la condizione umana, enorme messe di dati scientifici che ci consentono di interpretare l'Universo ed il nostro mondo, la volta celeste stellata sta lentamente scomparendo illuminata da luci artificiali che oscurano significati più profondi. 

Un nuovo Atlante mondiale, prodotto dalla collaborazione tra scienziati italiani e americani, 
mostra la diffusione di luci artificiali e le conseguenze di un inquinamento luminoso sempre più pervasivo e intenso, dove i livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno sono stati completamente alterati dall’illuminazione artificiale. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Science Advances da un gruppo internazionale di scienziati coordinato dall’Istituto italiano di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil) e in collaborazione con l’Agenzia USA per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’università israeliana di Haifa. Nell'Atlante si nota che in termini di superficie, Canada e Australia sono i Paesi del G20 con i cieli più “bui”, mentre Italia e Sud Corea sono quelli più inquinati. Nel nostro Paese in particolare quasi otto italiani su dieci non riescono più ad osservare la Via Lattea.

L’inquinamento luminoso causa danni fisiologici per fauna e flora, con modifica dei loro ritmi e cicli naturali - processi di fotosintesi clorofilliana, fotoperiodismo delle piante annuali, alterazioni sulle abitudini di vita e di caccia degli animali notturni - e danni all'equilibrio psico-fisico degli esseri umani, i quali, come tutti gli animali della Terra, sono nati ed evoluti in un ambiente che di notte era buio. Lede inoltre la libertà di ciascuno di godere del cielo notturno, limita la fruizione di un aspetto dell'ambiente naturale, e crea notevoli problemi all'osservazione scientifica degli astri.
Si parla da tempo di questo problema, ed esistono normative al riguardo (anche nella regione  Emilia-Romagna, dove il fenomeno e' normato da anni) ma probabilmente la loro efficacia e' per ora soltanto parziale o locale, mentre l'applicazione richiede tempo. Il tema non è però secondario, data l'incidenza dell'illuminazione privata, o pubblica, sulla bolletta energetica, e sui bilanci comunali.

L'atlante "The new world atlas of night sky brightness" si trova all'indirizzo di Science Advances:

advances.sciencemag.org

Aggiungo i riferimenti della recente Terza Direttiva della Regione Emilia Romagna, che aggiorna i provvedimenti precedenti. 
La Terza Direttiva della Regione Emilia-Romagna in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico e' stata pubblicata il 20 novembre 2015 sul BUR n. 299, ed apporta nuovi elementi di innovazione e di miglioramento, grazie al monitoraggio che la Regione ha effettuato negli ultimi due anni sull'applicazione della norma.
Il testo della Delibera n°1732 del 12 Novembre 2015 è scaricabile dal sito ambiente della regione:

ambiente.regione.emilia-romagna.it




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