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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Porta a Porta in replica - già vista mille volte
16 ottobre 2019
Ho seguito soltanto una parte del confronto di ieri sera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini, e non ho gli elementi per commentare tutta l'iniziativa televisiva di Porta a Porta. Mi aggiungo ai commenti, numerosi, soltanto per esprimere un parere generato nell'immediatezza dello sguardo allo schermo, sperando di non scrivere una banalità. La mia impressione - istintiva, personale, ma non di parte - è stata di aver dato un'occhiata al passato. Mi è sembrato di osservare una scena che, più o meno interessante che sia, si colloca fra gli eventi superati della politica italiana, qualcosa che appartiene ad un percorso già visto, e già effettuato. Questa impressione non riguarda perciò i contenuti espressi dai contendenti, ma la collocazione del dibattito sulla linea della strada su cui la politica è transitata finora. L'immagine trasmessa ieri sera si situa in modo del tutto naturale nel cammino già fatto.

Matteo Salvini è leader di una formazione politica che ha visto una grande crescita dei consensi nel corso di anni, è stato Ministro del Governo nazionale, ha fatto cadere quel Governo di cui faceva parte. Ora è iniziato un altro percorso.
Matteo Renzi, a cui va il mio interesse nel caso specifico per aver fatto parte fino a ieri del Partito Democratico, è Senatore, è stato Segretario del PD, è stato Presidente del Consiglio, ha avuto in mano partito e nazione. Ha guidato il maggior partito progressista del Paese ed il Paese stesso. Ora ha inizio anche per lui un nuovo percorso, per sua scelta: ha lasciato il PD e fondato una nuova formazione politica, Italia Viva. Quest'ultima partecipa al Governo attuale con incarichi a suoi esponenti di primo piano.
Il confronto fra leaders va fatto, per l'appunto, fra leaders. Nè il primo nè il secondo attualmente lo sono, se non delle rispettive formazioni politiche. Si è trattato perciò di un'interlocuzione fra dirigenti di partito ed esponenti sicuramente di primo piano della politica nazionale, ma non leaders, che hanno già governato l'Italia ed hanno loro stessi fatto scelte diverse.  Li ringraziamo - al primo andranno i ringraziamenti della destra, io mi limito a ringraziare la sinistra - ma ciò che è stato fatto è passato. A mio modestissimo parere, il passato non ritorna e non sarebbe nemmeno auspicabile che ritornasse.
La trasmissione di ieri sera va bene per i social, benissimo per commentare e scegliere "chi ha vinto" il confronto, ma si è trattato di una passerella con niente di nuovo, nulla che vada oltre. Portate già consumate. Magari con i piatti rimasti da lavare.

2.
Assai più importante è che il nostro Governo prenda posizioni nette nei confronti della Turchia, e che operi in Unione Europea affinchè tale diventi, ossia una vera Unione capace di esprimere una linea di politica estera e di difesa comuni e capace di incidere sulle vicende internazionali. Non so cos'altro debba accadere perchè l'Unione si rafforzi. L'iniziativa di guerra della Turchia è un attacco ai nostri valori fondamentali. Se non siamo capaci di difenderli mettiamo a rischio le basi stesse della civiltà europea.

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

POLITICA
Il nuovo Governo ha prestato giuramento
5 settembre 2019
Auguri di cuore al nuovo Governo, non sarà facile, ma è il bello di ogni sfida. Questo e' il momento del sostegno, della collaborazione, e della speranza. Puntando alla concretezza dei temi da affrontare si può trovare la strada per operare al meglio. La squadra dei Ministri presenta una notevole quota di novità, una qualità  sconosciuta alla politica tradizionale e ormai penetrata anche nel cuore dei partiti un tempo lontani da idee di cui Grillo e' stato promotore. Per quanto riguarda le tematiche prevalentemente seguite da questo blog, le politiche energetiche riguardano principalmente lo Sviluppo Economico con il Ministro Stefano Patuanelli, già presidente del gruppo parlamentare e capogruppo al Senato del M5S, mentre al Ministero dell'Ambiente viene confermato Sergio Costa. Buon lavoro a loro, e a tutti i nuovi Ministri.

POLITICA
La prova più difficile
30 agosto 2019
Sono queste le ore della formazione del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, con l'appoggio del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, e di altre forze politiche di minor estensione della rappresentanza. Ore difficili, dove la politica corre sul filo di lana delle possibilità, sfidando gli esiti, rimaneggiando ciò che è stato fatto e detto. Giuseppe Conte, che ha saputo guadagnare consensi personali con il precedente governo, passa da un governo con forte coloritura di destra, ad uno che, presumibilmente, avrà chiari tratti di sinistra (o almeno, tali ce li immaginiamo). Un percorso tutto da costruire, che passa inevitabilmente dai decreti che potremmo classificare di estrema destra voluti da Salvini a qualcosa di diverso. Di qualsiasi cosa si tratti, dovrà essere fondato e credibile. Su questo il PD si gioca la faccia, come si dice, la propria storia, il proprio ruolo nella politica italiana.

Vedremo gli sviluppi, ma partiamo dal primo passo. Il primo fatto certo è l'uscita dal governo dell'ormai ex-Ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'autore principale degli ignobili Decreti "Sicurezza", che di sicurezza non hanno nulla mentre sono adeguati ai peggiori attributi morali che si possa pensare, non governa più l'Italia. Questo fatto ci pone al riparo da decisioni ancora peggiori, come un'ipotetica uscita dalla moneta unica Euro, o persino dall'Unione Europea, dunque è estremamente positivo. Anche in un'ottica di destra, la sua capacità politica a lungo enfatizzata emerge in questi giorni fortemente ridimensionata: ha fatto cadere il Governo di cui faceva parte, dopo un'estate finalizzata al raccoglimento di consensi nei modi più plateali, ha tentato di ricostituirlo invano, ed ora esprime reprimende varie su coloro che stanno cercando di formare un governo per il Paese. Una parabola degna di nota. 
Il secondo fatto certo è l'immediato miglioramento della nostra immagine sul piano europeo e internazionale. L'uscita di una forza politica che opera attivamente contro l'Unione Europea, che la snobba quando va bene, che descrive i contesti sovranazionali di cui facciamo parte come deputati a dirigere dall'estero il nostro Paese, non può che essere accolta positivamente. L'Italia ha delle difficoltà oggettive riassumibili nell'elevato debito pubblico, nella condizione economica statica e nella mancanza quasi totale di innovazione: sono questi i punti che vanno aggrediti per creare sviluppo ambientalmente sostenibile, evitando in ogni modo di isolarci per tornare alla svalutazione della lira. Ricerca scientifica, trasferimento alle imprese, innovazione di processo e di prodotto, finalità "green" in ogni campo, infrastrutture viarie e mobilità comprese, costituiscono insieme l'unica chiave capace di aprire le porte del futuro. L'unica chiave: il desiderio dei "sovranisti" di un ritorno al passato ci porterebbe alla miseria, e non basterebbe certo attribuirne la colpa agli immigrati, alle diverse culture, o alla sinistra "spendacciona" (con buona pace anche del capo di tutti i populisti italiani, Silvio Berlusconi).
Il terzo passo positivo sarà il confronto fra un partito tradizionale e una forza politica che è nata sulla critica, a volte anche molto aspra, ai partiti tradizionali. La chiusura e l'autoreferenzialità presenti nel PD, e derivanti in buona parte dai precedenti partiti che l'hanno formato, non sono certo invenzione dei 5 stelle. Sono fatti assodati e criticati più volte, a vari livelli, e sono fra le cause - per fare un esempio eclatante - della mancanza nel PD di temi fondamentali, come quello ambientale. Va detto che ora è stato inserito fra i punti posti dal PD per trovare l'accordo; che sorpresa!  Fino ad oggi nel PD parlare d'ambiente equivaleva a declamare nel deserto, chissà che non si profili un cambiamento all'orizzonte.

Vedremo cosa succederà, ma tre fatti positivi di questa portata sono già un punto di partenza notevole. Il resto bisognerà giocarselo sul campo. Credo sia lecito nutrire dubbi, francamente non avrei visto negativamente un ricorso alle urne, pur con tutte le conseguenze del caso.
Però non capisco Calenda, e mi dispiace. Il 23 maggio scorso mi sono affrettata, a fronte di altri impegni, per partecipare alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per il Parlamento europeo in Piazza San Francesco a Bologna. Capolista era Carlo Calenda, che interveniva dal palco insieme agli altri candidati ed esponenti politici. Esattamente tre mesi dopo, da parlamentare europeo eletto, se ne va. Grazie e arrivederci. Mi sento delusa, e immagino che molti altri lo siano. Mi scuserà Calenda se non mi affretterò più per partecipare alle "sue" iniziative. 
Non so se c'erano patti precedenti, e non voglio immaginare scenari fantapolitici. Ma gli iscritti non possono essere utili soltanto per fare numero alle iniziative e sostenere le Feste dell'Unità. Maggior chiarezza da parte dei dirigenti del partito sarebbe un buon inizio, anche per Nicola Zingaretti che si trova ad affrontare da Segretario questi difficili passaggi.

POLITICA
Ferragosto con il monito IPCC e la crisi di governo
10 agosto 2019
Scenari sempre più preoccupanti per la cosa più preziosa che abbiamo, la Natura terrestre, delineati dalle tesi scientifiche sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Il Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'ONU che grazie al lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo studia da anni le modifiche a cui è sottoposto il sistema climatico)  uscito pochi giorni fa e denominato "Cambiamento climatico e territorio" descrive un ambiente in cui la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Sì perché va chiarito un punto imprescindibile: le tesi ambientaliste (non molto tempo fa battezzate come ipotesi da "sognatori") riguardano la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra, oltre alla conservazione della Natura così come l'abbiamo conosciuta almeno dal Neolitico. Siamo noi ad essere in pericolo, prima ancora della Terra e dei suoi sistemi naturali.

Il mondo sta cambiando ad una velocità elevata, e qualsiasi intervento concreto deve tener conto del tempo impiegato. Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane, dal consumo di combustibili fossili, dagli allevamenti intensivi, dal disboscamento soprattutto delle foreste primarie, dal cambio di uso dei suoli. Il processo, in termini estremamente semplificati, deriva dal notevole aumento della concentrazione di CO2 e di altri composti nell'atmosfera, con la conseguenza che l'atmosfera stessa trattiene calore in misura maggiore di quanto sarebbe necessario. Maggior calore significa maggiore quantità di energia, da cui l'aumento della frequenza di fenomeni estremi, uragani, piogge più intense e concentrate in brevi periodi, venti forti, ondate di calore e lunghi periodi secchi. Nel futuro prossimo ci aspetta un'intensificazione di tali fenomeni, con aumento dell'erosione dei suoli, esposizione di vaste aree alla siccità e al processo di desertificazione, impatti sull'agricoltura tali da mettere a rischio la sicurezza delle forniture alimentari, giorni di caldo estremo a latitudini temperate o artiche, spostamento geografico degli ecosistemi, ampliamento dei deserti dell'Africa, dell'Asia, dell'America. Le popolazioni più colpite saranno gli abitanti poveri dell'Africa e dell'Asia, che tenderanno ad incrementare il fenomeno migratorio (e cos'altro dovrebbero fare?), ma sarà messa a rischio anche la pace in numerose zone del pianeta per guerre causate dalla necessità di risorse. L'area del Mediterraneo, che ci riguarda da vicino, sarà anch'essa esposta a siccità e incendi.
Andiamo alla radice delle ragioni per cui si verificano i fatti, come i migranti dall'Africa? Bene, allora dobbiamo sapere che il Rapporto sul clima scrive nero su bianco che aumenteranno fame e migrazioni per ragioni ambientali. O preferiamo limitarci a fermare le navi nel Mediterraneo, come una politica miope, per non dire di peggio, sta facendo?
Il famoso sviluppo deve essere sostenibile, altrimenti non sarà più sviluppo, ma regressione. Come ormai diversi anni fa ci insegnò il Rapporto Stern.
Ma se ancora non basta, vale la pena di guardare il video del documentario di Caspar Haarlov che mostra lo scioglimento questa estate dei ghiacci della Groenlandia: è semplicemente impressionante. Il suono sembra il rumore dell'Apocalisse. Se ancora qualcuno vuole intendere, lo faccia. Non è più troppo presto. (Il filmato si trova facilmente in rete).

Ma non è finita, perché sta andando a fuoco una fetta rilevante della taiga e della foresta siberiane. Un'area enorme dove un tempo c'era il permafrost, una delle ultime aree naturali che consentivano respiro al pianeta. C'è chi dice che non si interviene, va detto anche che non è facile intervenire. Siamo comunque in presenza di un danno gravissimo, ed era prevedibile nel momento in cui da anni quelle zone si stanno riscaldando di più della media mondiale. 

Ma non tutto è perduto, alla condizione che cambiamo modello di sviluppo, pratichiamo la conservazione della Natura rimasta, e lo facciamo in tempi brevi. 
Produzione sostenibile di cibo, ed in particolare riduzione del consumo di carne, riduzione dello spreco di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, potrebbero, secondo l'IPCC invertire la rotta riguardo la gestione del territorio.
Ad essi vanno aggiunti naturalmente gli impegni dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per migliore efficienza e ampia diffusione delle rinnovabili, a cui probabilmente va affiancata la tecnologia migliore per la cattura e lo stoccaggio della CO2 già emessa. Se riusciremo a restare sotto la soglia di un incremento di 1,5°C sarà un risultato ottimo, già avvicinarsi ai 2°C potrebbe essere molto pericoloso. 

Ma chi è che deve prendere queste decisioni? Il governo, la politica, i governi locali. Bene, il governo in Italia è caduto, non certo a causa di questi temi che sono bellamente ignorati, ma per via dell'aspirazione leghista ad avere un maggior numero di deputati in Parlamento, ipotizzando che i sondaggi a loro favorevoli corrispondano al vero. 
A parere di chi scrive, la sinistra non lo ha (quasi) mai fatto, ma la destra è congenitamente impossibilitata ad agire per proteggere l'ambiente. La ragione è semplice: una visione di società in cui persiste la divisione in classi, il favore alla formazione del grande capitale (che poi dovrebbe essere reinvestito per creare lavoro indipendentemente da qualsiasi altra considerazione), l'esaltazione della forza individuale, l'avversità alle regole, la chiusura sul piano internazionale e persino nell'Unione Europea, la bassa considerazione per le altre culture, per non  dire della frequente esplicita negazione dell'esistenza del problema del cambiamento climatico costituiscono parti di una visione in cui non ci sono gli strumenti per un intervento adeguato. Se la sinistra non è mai stata ambientalista per scelta (sbagliata), la destra è per sua natura antiambientalista.  I Trump, I Bolsonaro, gli Orban sono la dimostrazione vivente di questo fatto, e un danno al pianeta enorme, laddove si agisce in favore degli altissimi consumi di fonti fossili statunitensi o del disboscamento dell'Amazzonia. 
Ora l'Italia rischia di accodarsi al gruppo, in presenza di una situazione difficile, produzione industriale in calo, spread che aumenta, debito che aumenta, governo appena caduto che non ha dato alcuna prospettiva al Paese, la questione migranti che non viene affrontata se non nelle modalità che servono a fini elettorali, alimentando la paura. Delle due anime del governo, il Movimento 5 Stelle è stato il più mite, aprendo le porte della "scatoletta di tonno" alla Lega senza infierire in altro modo sul famigerato "sistema", con buona pace di Grillo e dei suoi proclami. 
A partire da questa situazione dovremo cercare di costruire - e il PD dovrà cercare di costruire - una visione di futuro per il nostro Paese che si inserisca nel contesto mondiale, che affronti i problemi alla fonte e non soltanto alla foce, che combatta finalmente con una forma di coerenza da mantenere nel lungo periodo il problema dei problemi, ovvero il riscaldamento globale e le sue conseguenze. Davvero, buon Ferragosto.

Il Rapporto dell'IPCC dell'ONU si scarica qui:

https://www.ipcc.ch/report/srccl/

POLITICA
La politica finisce nel tunnel (del TAV)
13 febbraio 2019
Siamo ben oltre il segno, se mai ve ne è stato uno, e lo abbiamo passato da un pezzo nella deriva che porta la politica al di là del bene e del male, nel territorio dell'incomprensibile indistinto generico che fluisce di moto vario. Servirebbe la Teoria del Caos. Da parte di tutti, beninteso. Chi più, chi meno. 

Il Treno ad Alta Velocità, quello della linea Torino-Lione nella fattispecie, rappresenta un notevole esempio di come la politica possa allontanarsi dalla sua funzione, quella di fornire un servizio ai cittadini, ed orientarsi verso una forma di abdicazione al proprio ruolo, cedendo gli strumenti del mestiere direttamente ai cittadini nella piazza dove si manifesta, pro o contro. La partigianeria pura, degli uni e degli altri, dei favorevoli e dei contrari, lo schierarsi a favore o contro fino ad organizzare manifestazioni di piazza di segno opposto, a cui hanno partecipato anche numerosi esponenti politici, è la dimostrazione plastica dello scardinarsi dei sostegni e dei passaggi di un edificio sempre più pericolante. Quasi trent'anni di analisi ed iniziative mancate per un progetto che non è mai realmente partito che sfociano in manifestazioni di piazza, come se non fossero la politica ed i suoi organi competenti nelle istituzioni a dover trovare risposte ed effettuare scelte, presentare analisi, anche tecniche, e soprattutto cercare un dialogo con i cittadini se si intende davvero realizzare l'opera in questione.  La piazza a favore e la piazza contraria hanno certificato il fallimento della politica in questo, lunghissimo,  frangente.  La partecipazione di esponenti politici è la firma apposta in calce.

Il Partito Democratico, per parte sua, non esce dalla logica e si inoltra nel territorio nebuloso con frasi di circostanza, sviluppi sostenibili, riduzioni presunte di inquinanti, di Tir, benefici occupazionali, etc. Armamentario già visto da vecchia politica che chi ha fatto l'ambientalista conosce bene e prevede che non servirà nemmeno ad un grammo di massa in più nella fiducia (perduta a chilogrammi) dei cittadini. Ho ascoltato con attenzione l'ex-ministro Graziano Del Rio a Bologna alcuni giorni fa (enorme sala piena) su questo e su altri temi riguardanti infrastrutture e trasporti. Ha sviluppato considerazioni interessanti.  
Ma come si fa a ripetere ancora una volta che la realizzazione della tratta ferroviaria per il TAV Torino-Lione porterebbe una grande riduzione del traffico dei Tir nelle autostrade del Nord Italia e della Pianura Padana quando l'obiezione principale riguarda proprio le stime in eccesso dei flussi di traffico su quella direttrice? 
Ne abbiamo già parlato qui con un riassunto dei temi principali toccati dall'opera in un post del 6 agosto 2018. Alle obiezioni è necessario rispondere in modo circostanziato, può darsi che si trovino vie adeguate per risolvere il problema, oppure no. Non mi sembra che, ad oggi, in questo caso siano stati dissipati tutti i dubbi in proposito, forse sarebbe opportuno addentrarsi nel merito e nel metodo.  Invece di chiedersi come mai i cittadini, gli ambientalisti, che protestano per TAV  non lo facciano per il raddoppio del tunnel del Frejus sarebbe bene spiegare loro perché oltre al  TAV sulla stessa linea si scelga di raddoppiare anche il tunnel dell'autostrada, che evidentemente servirà per i Tir e per ogni tipo di trasporto su gomma. Non dovrebbero diminuire i camion trasportando le merci sul TAV?  La logica langue insieme alla politica.  
Dunque, si manifesta, e ci si esprime per ogni dove a favore o contro una grande opera come fra le tifoserie di una partita di calcio. Nel PD lo hanno fatto tutti i tre candidati alle primarie del 3 marzo prossimo, a favore naturalmente; ci si divide su tutto ma non sulle famose grandi opere. Mentre l'Italia attende una miriade di piccole opere, magari da farsi, perché no, per una volta nel Mezzogiorno, dove con binari dell'Ottocento ci si sposta in treno impiegando lo stesso tempo con cui si va in America. Scuole, ospedali, edifici pubblici, recupero del calore, sistemazione antisismica, dissesto idrogeologico. Nomi che ricorrono nell'immaginario collettivo come i miraggi nel deserto, su cui invece i governi precedenti guidati dal PD avevano iniziato a lavorare.   
Ho aderito al PD alla sua nascita ma non ricordo che fra i documenti fondativi ci fosse il sostegno incondizionato alle grandi opere in genere. Trattandosi di scelte tecnico-politiche bisognerà vedere quali. E dimostrarne la reale utilità su basi tecniche, politiche, sociali, ambientali.

A Bologna abbiamo un esempio in proposito molto significativo: il Passante Nord.  Si trattava di un tratto autostradale circostante l'agglomerato urbano cittadino e della periferia di quasi 42 chilometri, un'opera faraonica incombente su paesi ed aree agricole. Per anni l'opera è stata presentata come indispensabile, salvo rinunciare ad essa nello spazio di un mattino, capovolgendo la strategia alla base della mobilità nell'intera area. Dunque, se le parole hanno un senso, non era indispensabile. O non lo era più. 

Speriamo ora di uscire dal tunnel. Alle formazioni politiche che sostengono l'attuale governo sono stati lasciati temi importantissimi. Sarebbe ora di riprenderceli.

POLITICA
Smettiamola di dare potere a coloro che non credono nella scienza
5 novembre 2018

Caro Ministro Salvini,

il tuo Governo ha rifiutato i soldi BEI, ottocento milioni destinati a opere contro il dissesto idrogeologico, per non ricevere prestiti dall'Unione Europea, ha programmato un condono edilizio ad Ischia, mentre tu e la Lega avete sempre sostenuto una visione superata di sviluppo invasivo del territorio, ed ora ci vieni a parlare con superficialità dell'"alberello" e del "torrentello", magari immortalati da un bel selfie sorridente, mentre il più grave uragano mai visto in Italia fa danni enormi proprio per l'incuria del territorio, per le costruzioni abusive in aree fluviali, per i cambiamenti del clima in atto che porteranno il nostro Paese ad essere sempre più esposto sul piano idrogeologico, della salute e dell'incolumità dei cittadini.

Dal salotto in cui mi trovavo in qualità di ambientalista (per coloro che non lo sanno, parole sue) ho potuto osservare bene la tua insipienza teletrasmessa, certamente più da bar che da salotto, che mostra che sarebbe ora per tutti di seguire una semplice esortazione: "smettiamola di dare potere a coloro che non credono nella scienza" (H. Ford, Global Climate Action Summit 2018). A partire da tutti coloro - includendo anche il PD, eventualmente - che non credono nella prioritaria necessità di promuovere politiche ambientaliste conseguenti le risultanze scientifiche e tecniche sul dissesto idrogeologico, il consumo di suolo, la scomparsa delle aree naturali e della biodiversità, il cambiamento climatico. 

Le chiacchiere al bar vanno benissimo si intende, qualora non ci si prefigga di andare a governare con esse, caro Ministro. 


Novità in campo energetico dall'UE: rinnovabili al 32% (e dobbiamo rivedere la SEN)
16 giugno 2018
Ci sono novità dall'UE in campo energetico. E' stato raggiunto un accordo fra le istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, in cui sono state approvate due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti, che era stato adottato dalla Commissione europea nel novembre 2016. Un mese fa era stata adottata la prima, la direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia. La decisione aggiorna il quadro normativo Ue in materia.

In particolare, entro il 2030 le energie rinnovabili dovranno coprire il 32% dei consumi energetici nell'Unione Europea.

Ancora non sono noti i dettagli, il testo deve essere approvato dal parlamento e dal consiglio europei, ma verrebbero introdotti per la prima volta concetti importanti, come quelli di 'comunità di energia rinnovabile' e di 'autoconsumo'. L'accordo prevederebbe infatti i primi interventi in materia: una riduzione dei costi per i cittadini e i gruppi di cittadini che intendono produrre energia da rinnovabili per l'autoconsumo. 
L'accordo stabilisce inoltre obiettivi del 14%, e del 3,5% per i biofuel da seconda generazione, per i trasporti, pone criteri di sostenibilità per l'impiego delle biomasse forestali, e prevede il divieto all'utilizzo di olio di palma nei biocarburanti dal 2030.
Finalità dell'accordo è migliorare i regimi di promozione delle rinnovabili, alleggerendo anche le procedure amministrative, definendo un quadro di regole sull'autoconsumo, innalzando gli obiettivi da raggiungere nei vari settori.  Per quanto riguarda i sistemi di incentivi nazionali, si introduce il divieto di modifiche retroattive ai regimi di sostegno che incidono negativamente sui diritti conferiti e sulla sostenibilità economica di progetti già approvati.
Il target del 32% prevede una clausola di revisione al rialzo nel 2023. 

Ricordiamo che nel 2014 la strategia UE aveva posto l'obiettivo del 27%. Questa cifra veniva sin qui superata dalla SEN nazionale (la Strategia Energetica elaborata dal Governo italiano nel 2017) con una previsione del 28% al 2030. Ora questo obiettivo va rivisto al rialzo, un fatto che era prevedibile anche lo scorso anno. 
Lo stesso obiettivo del 32% scelto dall'Europa appare come limitato da scarsa ambizione, visto che il mondo intero procede velocemente verso le fonti energetiche rinnovabili e che l'UE ha sempre avuto un ruolo guida in materia, ruolo che ora rischia di perdere se si riduce a discutere delle ultime cifre a destra. Un 40% - se non un 50% - sarebbe stato certamente possibile senza traumi, con una classe politica comunitaria più decisa e ambiziosa. Per ora continuiamo pure ad avanzare con il freno a mano tirato, è sempre meglio che stare fermi, purché ne siamo consapevoli.


POLITICA
Il Partito Democratico al sole
3 giugno 2018
Si può dire che venerdì 1 giugno in Piazza Santi Apostoli a Roma si è costituita l'opposizione, fra migliaia di persone che hanno partecipato all'iniziativa del Partito Democratico.
Sono del parere di non enfatizzare i toni, non ha vinto il fascismo, si è formato un governo frutto dell'accordo fra M5S e Lega, che vedremo all'opera, e di cui il Partito Democratico costituisce la principale formazione politica di opposizione. L'Italia è una Repubblica democratica, e questo corrisponde al risultato delle elezioni, che non sono state vinte da nessuno, ma al cui esito risponde l'accordo fra M5S e Lega, che consente la maggioranza parlamentare. Il Presidente della Repubblica ha svolto in questi giorni un'azione di livello eccellente, va ringraziato ancora una volta per questo.

L'iniziativa è stata bella, migliaia di persone hanno riempito e colorato la piazza, i contenuti espressi dal palco allestito al centro del lungo rettangolo di Santi Apostoli sono stati profondi.  Sole e cielo azzurro. I media hanno coperto l'insieme al minimo indispensabile; se ne parla sul sito del PD al seguente indirizzo:

https://www.partitodemocratico.it/news/martina-piazza-santi-apostoli/

POLITICA
Dati che ci dicono molte cose - fra cui, come avere un "governo di cambiamento"
20 maggio 2018
Se le parole sono indispensabili per costruire e comunicare tesi e argomenti, anche i numeri possono fare molto. L'apparenza "fredda" delle quantità non deve portare a sottovalutare la forza della chiarezza, della definizione, dei rapporti (quantitativi, appunto).
Le cifre, poi, non si prestano ad interpretazioni di comodo - come accade troppo spesso con le parole -  e possono delineare i tratti di un disegno complessivo che alla fine non si discosti più di tanto dalla realtà. 

"Il mondo in cifre 2018", dell'Economist, ed. Internazionale, un piccolo libro fatto solo di dati, contiene informazioni interessanti. Innanzitutto, i dati sono interessanti in sè stessi, in secondo luogo, lo sono per confronto fra Paesi diversi, operazione con la quale vengono più volte sfatati miti a cui crediamo spesso ciecamente da anni. 

Viviamo in un Paese che è ancora oggi fra le economie più forti del mondo: ci posizionano all'ottavo posto, con oltre 1.800 miliardi di dollari americani di Pil, superati, fatti salvi i grandi Paesi come USA, Cina e recentemente India, soltanto da Giappone, Germania, Regno Unito e Francia. Partecipiamo attivamente al commercio mondiale, siamo al settimo posto come industria manifatturiera, in Unione Europea superati soltanto dalla Germania, siamo al quinto posto per il turismo, abbiamo un buon livello di efficienza energetica, emettiamo meno CO2 di Germania e Regno Unito, abbiamo un elevato indice di biodiversità, ed una delle migliori speranze di vita al mondo.

Stiamo portando avanti queste posizioni fra le mille difficoltà di una crisi che perdura da troppo tempo. La domanda viene spontanea: riusciremo a crescere e migliorare, ad uscirne fuori mantenendo ciò che già abbiamo e costruendo ciò che ci manca?

Già, perché altri numeri ci parlano dei problemi che abbiamo e che dovremmo risolvere. Se dal Pil passiamo al Pil pro-capite precipitiamo nella classifica al trentatreesimo posto, con l'indice di sviluppo umano al ventiseiesimo, con la crescita economica sappiamo di muoverci intorno allo zero, con lievi cambiamenti fra un anno e l'altro, e sappiamo anche di avere un forte debito. Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile altissimo, che supera il 35%; in Europa presentano dati peggiori soltanto la Grecia e la Spagna.

Alcuni dati appaiono non conformi alle opinioni più diffuse. La spesa pubblica sarà pure alta, ma siamo abbondantemente superati da Finlandia, Francia, Danimarca, Belgio, Svezia, Grecia, Austria, Norvegia e Ungheria, cioè da mezz'Europa (dati in % del Pil). Per la "costosissima" sanità (in realtà, e nonostante i disservizi, uno dei nostri fiori all'occhiello) spendiamo il 9,2% del Pil, superati anche in questo caso da mezz'Europa, con Svezia, Svizzera, Francia, Germania, Austria che vanno oltre l'11% del Pil. 

E arriviamo al punto: possiamo migliorare?
Risposta: e come, se le note dolenti arrivano proprio dagli strumenti che servirebbero per tale scopo?

Partiamo dalla spesa per l'istruzione: 4,2% del Pil. Fra le più basse al mondo. In Danimarca e Svezia è il doppio. In Italia ci si sofferma a discutere se l'orario di lavoro degli insegnanti sia privilegiato o meno a fronte di uno stipendio basso, e non dell'importanza del ruolo che ricoprono che dovrebbe essere riconosciuta e trovare adeguati riscontri, come del resto dell'importanza nel complesso della scuola. 
Passiamo alla spesa per la ricerca, che si trova da decenni intorno all'1% del Pil, una miseria, che ha conseguenze enormi visto che ci porta ad uno dei più bassi numeri di brevetti al mondo, e visto che priva il nostro Paese di una quota rilevante di diplomati e laureati che scelgono di andare a mettere in opera le proprie conoscenze altrove e produrre ricchezza là. 

La spesa per la ricerca nella maggior parte dei Paesi occidentali supera il 2%, il 3%, e in alcuni casi il 4% del Pil. Noi siamo fuori classifica, oltre il 20° posto. 
La ricerca scientifica viene considerata nel nostro Paese roba per chi può permetterselo, roba da ricchi, mentre al contrario, con adeguate politiche, è la condizione per crearla, la ricchezza, e costruire le basi per un Paese avanzato. 
Ovviamente, e come conseguenza, la nuova imprenditoria scarseggia: siamo addirittura fra gli ultimi nel mondo, quart'ultimi per l'esattezza, peggio di noi soltanto Suriname, Bulgaria e Giappone. Quanto ancora durerà la "seconda realtà manifatturiera europea"?

L'Italia è un Paese che ha la necessità di combattere le forti diseguaglianze al suo interno, ed ha in pari misura la necessità di uscire dalla crisi, creare sviluppo, scegliere quali strade percorrere e farlo al meglio. Ampliare le proprie possibilità. Questo lo si può fare soltanto con interventi decisi che cambino radicalmente mentalità e risorse con cui ci rivolgiamo all'istruzione, alla ricerca e allo sviluppo. 
Stiamo abbondantemente vivendo di rendita dal passato. Non durerà per sempre, se non riusciremo a sciogliere i nodi che legano il nostro Paese da troppo tempo. Il rivolgere l'attenzione ai privilegi della "casta" politica, un'inezia rispetto alle cristallizzazioni della nostra società, fa ridere se non si alza lo sguardo per vedere il panorama nel suo insieme. Anzi, appare come un diversivo utile a mantenere tutto come prima. 

Vogliamo il governo "del cambiamento"? Bene, non cambierà nulla se non ci saranno interventi decisi e razionali volti a portare il nostro Paese sulla strada di uno sviluppo avanzato, sostenibile, inclusivo. 
I passi da fare sono tanti, ma il primo e necessario è raddoppiare le risorse per l'istruzione e la ricerca, senza il quale non ci sarà nessuna via nuova. Nessuna, e da parte di alcun governo di qualsiasi colore, stellato, legato, movimentista, o partitico. 

POLITICA
La linea politica viene scelta dagli organismi dirigenti
30 aprile 2018
Sembra una frase scontata, ma leggendo i commenti politici all'intervista di Matteo Renzi da Fazio ieri sera, domenica 29 aprile, non lo è più. 
Forse non è inutile ricordare le regole del Partito Democratico, e far si' che la riunione della Direzione del prossimo 3 maggio non diventi un'inutile passerella.
Mi spiego meglio: rischia di diventarlo se l'intervento di Renzi fosse interpretato come linea politica per il partito. Questo sarebbe un limite notevole al grado di democrazia interna che va scongiurato. 
Le opinioni di Renzi sono importanti in se', si tratta del nostro ex-segretario, tutti noi iscritti e militanti le teniamo in giusta considerazione, ma il valore del dibattito democratico interno al PD non può essere limitato. 
Dunque, il 3 maggio prossimo ci sarà, per quanto mi riguarda, una riunione che seguirò con attenzione.

POLITICA
La Strategia Energetica Nazionale 2017
25 novembre 2017
Sarà importante attuarla davvero, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, per ottenere nel concreto, sul territorio, gli effetti di un indirizzo in campo energetico che possiamo considerare positivamente nel suo complesso.

Se ne parla poco, anzi per nulla, di un documento che invece è importantissimo, e che non sarebbe disdicevole trovare come argomento centrale di un talk show al posto dei soliti, sicuramente altrettanto importanti, temi scelti per il grande pubblico immaginando che quello energetico non catturi spettatori. Eppure, i giornalisti scientifici ci sono, e potrebbero costruire un dialogo degno d'interesse. 
Un tema di grande rilevanza, si diceva, perché le linee scelte in campo energetico sono l'impalcatura su cui si costruisce l'edificio nazionale, quello concreto dove collocare lo sviluppo industriale, una buona parte della qualità della civile convivenza, un'altrettanto buona parte della qualità ambientale con i riflessi che ha sulla salute umana. Un tema di vitale importanza, che non dovrebbe passare in silenzio.

L'evoluzione positiva nel nostro Paese in materia c'è stata, ed ha consentito di passare negli ultimi vent'anni da pianificazioni sostanzialmente basate su fonti fossili, anche se edulcorate spesso da vocaboli "verdi" poi non corrispondenti ai quantitativi ed ai contenuti delle principali scelte, a strategie capaci di usare i parametri adeguati a costruire un sistema consono al presente, vale a dire ambientalmente, socialmente, economicamente sostenibile. Se possibile, dotato di visione proiettata verso il futuro, a medio e lungo termine, come richiede il tema energetico. 
C'è voluto molto tempo, è stata necessaria una nuova cultura ambientalista razionale e scientifica (formatasi prevalentemente nel mondo della scienza ed in quello associativo ambientalista, non in quello politico), ma gli effetti ora sono visibili e chiaramente identificabili in un nuovo modo di considerare il tema penetrato ormai anche agli alti livelli, come il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente, ai quali con il presente Governo si deve la SEN 2017.
Non sono passati moltissimi anni da quando alla guida del Paese si riteneva che le rinnovabili sarebbero servite per produrre una percentuale zero virgola, e si autorizzava un grande numero di centrali a gas, poi diventate una capacità installata in eccesso rispetto al fabbisogno. Un periodo caratterizzato da assenza di coerenza fra le scelte, dilazioni fra provvedimenti collegati, costi elevati non certo soltanto per gli incentivi alle rinnovabili (che sono stati comunque rilevanti) ma per l'assenza di una linea strategica capace di integrare mercato, sviluppo, geopolitica, ambiente, territorio. Costi che alla fine paga l'intero Paese. 
Ora con le rinnovabili abbiamo raggiunto in anticipo l'obiettivo UE del 17%, e superiamo un terzo dei consumi elettrici, con picchi nelle domeniche estive che oltrepassano l'80%. Un elemento positivo da cui partire, a cui se ne aggiungono altri, come l'intensità energetica piuttosto bassa, per formulare scenari sempre più sostenibili.

Riguardo la SEN nello specifico, ci sarebbero molte cose da dire per riassumerla, ma è chiaro che rappresenta un passo in avanti sulla via della transizione energetica. Suggerisco di scaricarla dal sito del Ministero ed approfondirla, all'indirizzo in calce. Alcune scelte vanno rimarcate, su tutte la decisione di rinunciare al carbone dal 2025, vale a dire entro soli sette anni, un fatto senza precedenti. Una scelta importante che va nella direzione di lasciare il peggiore fra i combustibili fossili sotto terra, nonostante il basso costo e la sua diffusione nel mondo.  Sarebbe opportuno a questo scopo definire meglio i criteri di sostituzione, ragionando sul fatto che non può essere solo il gas a farla da padrone. 
Infatti, fra le critiche che si possono muovere alla SEN, una è senz'altro quella di puntare particolarmente sul gas, o di promuovere nel settore termico strumenti come le pompe di calore (che riappaiono dopo anni dal PAN, Piano d'Azione sulle fonti rinnovabili) a cui corrisponde la poca presenza del solare termico, e la seconda è quella della prospettiva di breve scadenza.
Rispetto al documento in consultazione nei mesi scorsi (vedi post "Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale") la SEN ha migliorato la percentuale delle rinnovabili, passando dal 27% al 28%, con le elettriche al 55%. Forse si può fare di più, ma questa e' già una buona prospettiva, attuando provvedimenti opportuni che consentano davvero di costruirla.

Le rinnovabili chiaramente non bastano: riguardo l'efficienza energetica nel contesto europeo, sulla SEN si legge che "intende promuovere una riduzione di consumi di energia finale da politiche attive pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, da conseguire prevalentemente nei settori non-ETS. Si e` infatti convinti che l’efficienza energetica rappresenta una opportunita` per aumentare la sicurezza, ridurre la bolletta energetica e la spesa di famiglia e imprese, nonche´ per dare nuovo impulso alle filiere produttive italiane che operano nel settore." L'efficienza è forse la più ovvia ed insieme la più difficile opzione da realizzare.
Il documento non manca di analizzare le linee d'azione per la ricerca e l'innovazione, i mercati energetici, e il Piano Nazionale Energia e Clima di cui la SEN, si legge, "costituisce la base programmatica e politica per la preparazione".
La SEN inoltre opta per un orizzonte al 2030, come si è detto, molto limitato. Nel documento si sostiene che si tratti di "un percorso che e` coerente anche con lo scenario a lungo termine del 2050 stabilito dalla Road Map europea che prevede la riduzione di almeno l’80% delle emissioni rispetto al 1990". Non sarà facile raggiungere davvero il traguardo della Road Map, e la stessa SEN mostra un divario che andrà colmato da qui al 2050. Non appare però impossibile, con misure appropriate ed un forte impegno. 

In sostanza, si può dare un giudizio positivo sulla SEN 2017, tenendo conto della necessità di passare alla fase operativa senza ritardi e con scelte coerenti, e della opportunità di monitorare e riflettere sul percorso durante il periodo di attuazione, magari intervenendo se ci saranno elementi di criticità.
Sono convinta che se verranno messe in campo tutte le misure adeguate al raggiungimento degli obiettivi di rinnovabili, efficienza e risparmio, nei vari settori, emergerà un quadro in cui la necessità di gas metano sarà fortemente ridotta, tenuto conto anche del biometano.
Insomma, si tratta di un passo in avanti, ora da attuare concretamente.

Per approfondire la Strategia Energetica Nazionale si può scaricare qui:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/testo_della_StrategiaEnergeticaNazionale_2017.pdf

POLITICA
Approvata la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile
13 ottobre 2017
La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) disegna una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese, secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente. Si tratta evidentemente di un tema di vasta portata, trasversale, e capace di includerne molti altri. Il testo è stato approvato il 2 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri.
Prima dell’approvazione in CdM c'è stato un lungo processo di lavoro ed ora seguirà una seconda fase per entrare nel merito identificando gli obiettivi, definendo i metodi, stabilendo verifiche e monitoraggi, nonché la valutazione del contributo delle politiche in atto o prossime al loro raggiungimento.
Il percorso è stato avviato all’inizio del 2016, con l’elaborazione del “Posizionamento dell’Italia rispetto all’Agenda 2030”. Il testo è frutto di un lavoro tecnico e di confronto e consultazione con amministrazioni, società civile, mondo della ricerca, allo scopo di definire un cammino condiviso calibrato sulla sostenibilità, per raggiungere un quadro di misure atte a stimolare la crescita economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali.
La SNSvS si fonda sull’aggiornamento della "Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010", affidato al Ministero dell’Ambiente dalla Legge n. 221 del 28 dicembre 2015, aprendosi ad una prospettiva più ampia. Gli scopi principali sono due, ed entrambi ambiziosi: diventare quadro strategico di riferimento delle politiche settoriali e territoriali in Italia, disegnando un ruolo importante per istituzioni e società civile nel percorso di attuazione sino al 2030, e rappresentare il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel 2015 alle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, assumendone i 4 principi guida, integrazione, universalità, trasformazione e inclusione. Essa viene definita “lo strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di CO2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali”. In poche parole, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Per delineare i contorni di questa importantissima transizione, la Strategia di sviluppo sostenibile definisce 5 aree di intervento, denominate Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership, ognuna delle quali contiene una serie di scelte strategiche confluenti in obiettivi nazionali.
In particolare, ci si impegna per azzerare la povertà e ridurre l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali, garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano, promuovere la salute e il benessere, arrestare la perdita di biodiversità, garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi, finanziare e promuovere ricerca e innovazione, garantire piena occupazione e formazione di qualità, affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, decarbonizzare l’economia, promuovere una società non violenta e inclusiva, eliminare ogni forma di discriminazione, assicurare la legalità e la giustizia, 
Evidentemente si tratta di argomenti di vastissima portata, trasversali a molti altri, capaci di concorrere a qualificare l'azione politica e amministrativa di qualsiasi governo. Ciò che più conta ora è che queste parole diventino fatti, che ci si impegni seriamente in ambiti in cui il nostro Paese non ha mai brillato, ma in molti dei quali è stato capace di fare grandi passi avanti. Penso alla diffusione delle rinnovabili, o alla recente stima che vede l'Italia fra i Paesi europei con maggior quota di riciclo dei rifiuti: nel nostro Paese si ricicla ben il 76,9% dei suoi rifiuti, secondo Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE. Un traguardo notevole che ci rende i primi in Europa, ottenuto grazie alle norme vigenti e alle attività dei Consorzi per la raccolta e il riciclo. Oltre ai benefici evidenti, va detto che il nostro Paese è particolarmente vocato a questo tipo di pratiche coerenti con un modello di sviluppo sostenibile per diverse ragioni, occorre soltanto metterle in pratica e assumere percorsi e obiettivi a lungo termine.

La SNSvS si trova ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/slide_sviluppo_sostenibile.pdf

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/snsvs_ottobre2017.pdf

ECONOMIA
1. Il Capitale 2. Ricerca avanzata in Emilia-Romagna
6 marzo 2017
1.
Il Capitale. Quello più prezioso.
Secondo quanto riportato sul sito del Ministero dell'Ambiente, il primo "Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia" è stato consegnato dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. La notizia è positiva in quanto si andrebbe a colmare una grave lacuna di lunga durata, ma non si conoscono ancora i contenuti del Rapporto né gli estensori, visto che non ne è stato ancora divulgato il testo. Attendiamo la sua pubblicazione.
Sempre secondo quanto si legge sul sito, il documento è frutto di un lavoro svolto dal Comitato per il Capitale Naturale, composto da istituzioni ed esperti del mondo della ricerca, con l’obiettivo di affrontare il tema del legame tra lo stato dell’ecosistema, il benessere sociale e le prospettive economiche.
Il Rapporto raccoglie e mette a sistema le informazioni sullo stato di conservazione delle componenti del capitale naturale: acqua, suolo, aria, biodiversità ed ecosistemi, avvia un modello di valutazione del Capitale Naturale, e apre a un'analisi degli effetti delle politiche pubbliche. Pare che il nostro Paese possieda un Capitale Naturale di notevole qualità e quantità, un patrimonio il cui valore non è stato ancora interamente rilevato nei sistemi contabili e statistici. Nel contempo, sono numerosi e incisivi i fattori di pressione antropica che incidono sul valore del Capitale Naturale nelle cinque Ecoregioni individuate: l'inquinamento atmosferico, gli effetti dei mutamenti climatici, l'accumulo di rifiuti non biodegradabili, il consumo di suolo, l'abusivismo edilizio, gli incendi boschivi, la perdita di biodiversità marina, l'introduzione di specie aliene invasive, lo sfruttamento non sostenibili di minerali e acqua, i cambiamenti di destinazione d'uso del territorio, la copertura artificiale del suolo con distruzione del paesaggio. Questioni certo di non poco conto.
Per seguire una procedura efficace, il Comitato individua alcune azioni da intraprendere: adottare un piano d'azione per il Capitale Naturale, sottoporre  preventivamente il DEF (Documento di Economia e Finanza) e le misure da inserire nel PNR (Piano Nazionale di Riforma) a una valutazione di coerenza rispetto agli obiettivi dell'Agenda 2030 e della Strategia di Sviluppo sostenibile, integrare la valutazione del Capitale Naturale nella pianificazione territoriale anche con lo strumento delle procedure di valutazione di piani, programmi e progetti, implementare le disposizioni riguardanti i criteri degli appalti di fornitura per il Green Public Procurement, rafforzare il sistema delle aree protette a terra e mare.

Previsto per la prima volta dal Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità, l'origine del Rapporto sul Capitale Naturale si colloca nel 2013, quando Andrea Orlando era Ministro dell'Ambiente e presentò il Collegato ambientale come “l’Agenda verde del governo”, all’interno del quale veniva istituito proprio il Comitato per il capitale naturale, responsabile della redazione dell’omonimo rapporto. I tempi poi sono stati piuttosto lunghi, con il Collegato ambientale definitivamente approvato solo a fine 2015, e l’insediamento del Comitato nell’ottobre 2016.
L'iniziativa è stata positiva, si tratterà di vedere ora come verrà portata avanti, tenendo conto dell'estrema importanza della costruzione di un quadro realistico della situazione ambientale in un Paese come il nostro, dove non mancano gli interventi invasivi sul territorio, le irregolarità, gli elementi di un modello di sviluppo aggressivo, fino ad arrivare ai veri e propri reati ambientali.
Restiamo in ogni caso in attesa della pubblicazione di questo Primo Rapporto.

Per saperne di più si può consultare il sito del Ministero dell'Ambiente:

www.minambiente.it

2.
Big Data in Emilia-Romagna, che si conferma regione di punta dello sviluppo avanzato in Italia. 
Da Reading (UK) a Bologna, il Data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) si trasferisce per decisione presa dal proprio Council, superando altre possibili candidate ad ospitare il Centro. Da ora a giugno verranno definiti gli aspetti tecnici legati all'accordo.
Il Council del ECMWF ha riconosciuto la validità del progetto italiano, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e sostenuto dal Governo nazionale, che mette a disposizione servizi e infrastrutture logistiche di alto livello nella sede del Tecnopolo di Bologna all’ex manifattura Tabacchi, ed offre rilevanti opportunità di sinergie tecnico-scientifiche che si potranno realizzare a Bologna con i centri di ricerca presenti sul territorio regionale e nazionale. 
Una notizia davvero ottima, per l'Emilia-Romagna e per l'Italia tutta.

Maggiori informazioni in proposito si trovano sul sito del Comune di Bologna al seguente indirizzo:

www.comune.bologna.it/news/bologna-il-centro-meteo-europeo

POLITICA
Le politiche ambientali contano (anche in economia e finanza)
7 febbraio 2017
1. Le politiche ambientali
E' uscito il 6 febbraio il rapporto sull'attuazione delle politiche ambientali nell'UE redatto dalla Commissione Europea "Improving the implementation of European environmental policy" (indirizzo del sito della Commissione Europea in calce). Lo scopo del rapporto, dichiarato sul sito della Commissione, è trovare nuove modalità per aiutare gli Stati membri ad applicare le regole dell'Unione, che vanno a beneficio dei cittadini, delle amministrazioni, dell'economia. Il rapporto mostra, per esempio, che la prevenzione della produzione di rifiuti resta una sfida importante per tutti gli Stati membri, o che il problema della qualità dell'aria affligge 23 Stati su 28, mentre una serie di cause all'origine delle problematiche rilevate accomunano tutti: scarso coordinamento fra i diversi livelli amministrativi, insufficienza di dati, di conoscenze, di capacità.
Risulta dal Rapporto che il nostro Paese presenta tre principali questioni da risolvere per allinearsi agli standard richiesti in sede comunitaria:  gestione delle acque reflue, soprattutto al Sud, inquinamento atmosferico, in questo caso al Nord, e lacune nel processo di designazione dei siti 'Natura 2000'. Si tratta, sottolinea l'esecutivo UE, di problemi la cui soluzione è resa più difficile da "conflitti di sovrapposizione" tra amministrazioni locali e quella centrale.
Nel documento si segnalano anche alcuni punti di eccellenza italiani, come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) sviluppati da Istat e Cnel. I problemi però restano e riguardano temi importanti, come rifiuti, acque reflue, smog nei centri urbani e designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat, su cui Bruxelles ha aperto diverse procedure di infrazione.
Il rapporto sottolinea anche il significato per l'economia di corrette politiche ambientali: l'attuazione della legislazione comunitaria in materia potrebbe far risparmiare ben 50 miliardi di euro ogni anno, in costi diretti, e indiretti come le spese sanitarie dovute a danni di origine ambientale.

Un riconoscimento delle conseguenze economiche e finanziarie di rilevanti tematiche ambientali come il cambiamento climatico viene anche dalla Banca d'Italia. Si legge su Wall Street Italia che i rischi legati al cambiamento climatico possono avere conseguenze di una certa portata anche sull’economia e i mercati finanziari non ne tengono conto, e a dirlo è il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, aprendo i lavori di un convegno sulla finanza sostenibile. 
“I mercati probabilmente stanno sottoprezzando i rischi legati al clima perché pensano che gli effetti si materializzeranno soltanto nel lungo termine. La crisi finanziaria del 2007 ci ricorda i costi sociali ed economici del sottovalutare e sottoprezzare il rischio”. Signorini ha sottolineato che il mondo si sta riscaldando ed è onere delle autorità di vigilanza finanziaria prendersi cura di tali problemi. “Questo perché gli effetti degli eventi naturali collegati al clima hanno potenzialmente conseguenze di vasta portata per l’economia e il sistema finanziario”.
Si tratta di un tema di vasta portata in cui la questione del rischio, reale e percepito, lega l'andamento dei mercati alle conoscenze scientifiche sui cambiamenti che interessano - e interesseranno in futuro - il sistema climatico. 
Tali cambiamenti influenzano sicuramente l'economia, su scala globale e su scala locale, come da anni ha mostrato il noto Rapporto Stern (Stern Rewiew Report, 2006). In uno dei suoi libri, "Un piano per salvare il pianeta" del 2009, Nicholas Stern (Professore di Economia alla London School of Economics, ed ex vicepresidente della Banca Mondiale - non precisamente un organismo di estremisti ambientalisti) scrive: "Qualcuno penserà che le turbolenze nei mercati finanziari del 2007 e del 2008 e il probabile rallentamento dell'economia mondiale dovrebbero consentire di rimandare l'azione per contenere i cambiamenti climatici, ma si tratta di un errore madornale. La lezione da trarre dall'attuale disastro finanziario dovrebbe essere che il pericolo sta nell'ignorare o nel non riuscire a cogliere l'accumularsi dei fattori di rischio. La crisi economica di oggi si andava preparando da quindici o venti anni. Se rimandassimo ulteriormente l'azione contro i cambiamenti climatici per altri quindici o venti anni, ci troveremmo poi a un punto di partenza molto più difficile e rischioso." 
Tutto ciò è ancora valido. In questi anni, sono stati fatti alcuni passi in avanti, ma non bastano certo. E' indispensabile proseguire nella strada scelta consolidandone le caratteristiche già presenti e sperimentandone di nuove, senza dimenticare che il rischio di un'involuzione è sempre presente.

I siti citati sono:
la Commissione Europea www.ec.europa.eu
Wall Street It. wallstreetitalia.com


2. Il Piano Lupo
Le Regioni, in sede di Conferenza Stato Regioni, hanno chiesto e ottenuto dal Governo il rinvio dell'esame del Piano per la tutela e la gestione del lupo, allo scopo di correggere la parte contestata che prevede la possibilità di avviare piani di abbattimento selettivo. Si tratta di un passo in avanti molto importante, per evitare una linea sbagliata nella gestione, e nella convivenza, con il grande predatore nel nostro Paese. Attendiamo gli sviluppi. Speriamo bene. 

POLITICA
Auguri a Paolo Gentiloni
12 dicembre 2016
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato della formazione di un nuovo governo Paolo Gentiloni, che ha accettato con riserva, come da prassi.
Nel quadro della sua estesa attività, in cui ha già ricoperto incarichi di governo come Ministro, nel governo Prodi e nel governo Renzi, Gentiloni è un esponente ambientalista da molti anni, durante i quali ha fra l'altro diretto la rivista di Legambiente "La Nuova Ecologia" per otto anni, dal 1984 al 1992.
A lui vanno i migliori auguri di buon lavoro per un ruolo delicato in un momento difficile ed importante della vita politica e sociale del nostro Paese.

POLITICA
Una Riforma non voluta. Una sinistra che deve ritrovare se' stessa
5 dicembre 2016
La proposta di riforma della Costituzione voluta dal Governo è stata sommersa, se non proprio da una valanga, da un’ampia maggioranza di No. E’ del tutto evidente che il messaggio positivo lanciato dal Governo a sostegno della riforma, e su cui Matteo Renzi si è speso moltissimo nei mesi scorsi, non è stato accettato. La riforma viene respinta, e Renzi stesso ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio. Cade il Governo, sostenuto da una maggioranza di cui il principale partito è il PD. 
Questi sono i fatti delle ultime ore. 
Ma c’è un percorso che ha portato fin lì. Un percorso lungo, che ha origine nel Partito Democratico e nella “mancata vittoria” alle elezioni del 2013, complice una legge elettorale assurda voluta dalla destra per ostacolare la sinistra, in spregio al bene dell’Italia che dovrebbe includere la stabilità, e che affonda le sue radici nelle divisioni a sinistra, anche nello stesso partito, persino nella stessa area politica. La sinistra italiana è in difficoltà da anni, un lungo periodo durante il quale non ha saputo uscire da un’ampia e diffusa rete culturale e politica i cui nodi sono strutturalmente elementi di destra, per ri-annodare i fili di una cultura propria. Non sarebbe giusto attribuire tutte le responsabilità a chi è venuto dopo, in tempi più recenti. Ma chi ha preso in mano le redini da qualche anno ha commesso un errore fondamentale: pensare di fare piazza pulita di tutto ciò che c’era prima, "rottamare" persone, idee e il loro percorso storico, in nome di un agire veloce e senza ostacoli. Evitare la condivisione all’interno del proprio partito come fosse un danno, escludere gli altri e le loro idee per avanzare liberamente in una direzione erroneamente ritenuta l'unica possibile.
Questo modo di pensare e di agire è sbagliato, perché porta all’errore fatale (come sta capitando ora), ma soprattutto va detto che è un modo di pensare e di agire di destra. Credo che questo sia un punto fondamentale: il “fare”, spedito, libero, meno regole, meno lacci, meno confronti, persino meno “pastoie” o “paludi” (come ama dire Renzi) è un concetto sostanzialmente ed epistemologicamente di destra. 
Un concetto di destra non può funzionare in un partito di sinistra, in cui almeno la maggior parte dei suoi aderenti è di sinistra e possiede una diversa cultura democratica.  A meno che non se ne vadano – cosa che in molti hanno fatto e stanno facendo – e il partito non assuma progressivamente un diverso colore politico. Da tempo si temeva questa deriva progressiva e spesso silenziosa, all’apparenza quasi inevitabile, che ora è stata di colpo fermata, complice proprio l’ormai ex-presidente del Consiglio che ha tentato il passo troppo lungo. La democrazia ha le sue regole, e si difende bene da sola, almeno nelle condizioni normali. Possiamo quindi affermare che il concetto non può funzionare - se avevamo dei dubbi, ora sono fugati - nemmeno in una società democratica, a meno che essa non scelga deliberatamente una rappresentanza di destra.
Ora però nasce il problema di cosa fare, come procedere per il bene del nostro Paese, senza ulteriori danni. Proprio per evitare questa fase di incertezza con la caduta del Governo in carica, ho scelto il Sì al voto, come hanno fatto in tanti pur non entusiasti della riforma e meno ancora del suo intreccio con la legge elettorale detta “Italicum”, che ha certo contribuito ad approfondire le criticità della riforma stessa. L’accordo raggiunto nel PD per modificarla è stato l’elemento che poteva garantire un percorso possibile, e ne va dato merito a coloro che si sono impegnati per ottenerlo, ma non è bastato per la maggioranza degli italiani. In molti non hanno in realtà creduto che sarebbe poi stato ottemperato (ho ricevuto diversi commenti in tal senso). Il tentativo non è stato nemmeno sostenuto da una parte della sinistra del partito, schieratasi in favore del No a prescindere da qualsiasi accordo o intervento di modifica.

Ora, coloro che dirigono il Partito Democratico, e Matteo Renzi in primis che ne è anche il Segretario nazionale, hanno la responsabilità di spiegare al Paese per quale ragione è stata scelta una strada così discosta dal sentire comune, ed è stata perseguita con tale determinazione. Non sono state ascoltate le critiche e le obiezioni che provenivano dalla minoranza di sinistra del partito, evidentemente non così sprovveduta come alcuni sembrano ritenere. 
Per quanto invece riguarda la sinistra, credo che sia giunto il momento di attrezzarsi per costruire ciò che ora manca, e manca da tempo: una nuova area politica aperta alla partecipazione, capace di superare strutture gerarchiche fossili e inadeguate al mondo moderno, vicina alle persone, capace di analisi, elaborazione e proposta politica. Non si tratta soltanto di riprendersi un ruolo politico, ma di coprire una mancanza enorme ed evidente nella società italiana. Essa non aspetta il Partito della Nazione, ma vuole con forza una formazione di sinistra riformista e socialdemocratica adatta al mondo di oggi. Mentre nella vicina Austria diventa Presidente addirittura un esponente ecologista, a dimostrare con i fatti che la sinistra riformista, europeista, inclusiva, ambientalista esiste, e può persino vincere.



politica interna
Voterò Sì (a seguito dell'impegno preso per modificare l'Italicum)
17 novembre 2016
Un - seppur marginale e sicuramente trascurabile - effetto l'impegno preso nel PD per modificare l'Italicum l'ha ottenuto: il numero dei Sì al prossimo referendum conterà anche il mio voto.
Non si è trattato di prendere una decisione semplice, ma al contrario, di soppesare le ragioni a favore e le ragioni contrarie, per quante me ne possano venire in mente, ad una riforma della Costituzione che implica un notevole cambiamento delle istituzioni e del loro funzionamento, che non è condivisa da tutte le formazioni parlamentari e nemmeno da una loro ampia maggioranza, che ha come asse portante un rafforzamento del potere decisionale degli organi centrali dello Stato, quando è stata da poco varata una legge elettorale (Italicum) che accentra tutto l'accentrabile nelle mani di chi ottiene la vittoria alle elezioni. 
Si dice che si tratta in realtà di due cose diverse - la legge elettorale e la riforma della Costituzione - ed è vero, ma è altrettanto vera l'influenza sostanziale che una ha sull'altra, nel momento in cui nella nuova organizzazione delle istituzioni entreranno gli eletti attraverso un legge che filtra la proporzionalità pura propria di una votazione. Come la filtra è essenziale: l'Italicum lo fa dando grandissimo potere a chi vince - verso l'esterno, annullando in pratica la possibilità di influenza delle minoranze, e verso l'interno, concedendo alla formazione politica grandi spazi decisionali nell'ambito della propria rappresentanza. 
Il tipo di legge elettorale attuale costituisce in realtà un peso gravoso sulla funzionalità delle eventuali istituzioni riformate, arrivando a coinvolgere temi fondamentali come il perimetro di una democrazia e la rappresentanza nelle istituzioni.  Per quanto mi riguarda, nasce qui il principale ostacolo verso il Sì al referendum del prossimo 4 dicembre, nonostante sia chiaro che saremo chiamati a votare sulle riforme e non sulla legge elettorale. 
Il documento che impegna il Partito Democratico a cambiare in modo sostanziale l'Italicum (lo si trova all'indirizzo in calce) diventa, in quest'ottica, un passaggio centrale nel percorso verso il referendum. Modificando in profondità la legge elettorale, il rafforzamento delle istituzioni centrali dello Stato implicato dalle riforme acquista infatti colore diverso. Se si parla di snellire, dare maggior potere decisionale, ridurre le azioni ridondanti, si parla un linguaggio che sentiamo da molto tempo, e che da altrettanto tempo non ha trovato le condizioni per una maggioranza che unisse anche le opposizioni. Di qui la volontà di andare avanti, superando anche le diversità di opinioni sulle singole parti della riforma (che pure non mancano).
Fra queste, alcune sono particolarmente rilevanti, come il ritorno in capo allo Stato delle decisioni riguardanti energia e grandi infrastrutture. Non si tratta di un fatto negativo in sè, ad una condizione: che la fase "istruttoria", per così dire, ossia la fase della proposta, della progettazione, della realizzazione, coinvolga le comunità locali, gli stakeholder, i portatori di interesse, le associazioni, gli enti locali, in un confronto vero che fornisca le coordinate dell'operazione e il quadro in cui si inserisce in modo completo e accessibile a tutti. Questo implica che i governi, e prima di loro i partiti, pongano i temi riguardanti il territorio, l'energia, l'ambiente, l'urbanistica e le infrastrutture, nella loro agenda a pieno titolo.

Per leggere il documento di modifica dell'Italicum:

 "Documento della commissione sulla legge elettorale istituita dalla Direzione nazionale del PD" www.partitodemocratico.it

politica interna
Le misure su energia e ambiente contenute nella manovra finanziaria. L'accentramento dei temi senza approfondimento contenuto nelle riforme.
19 ottobre 2016
1. Mentre questa settimana (fino al 23 ottobre) sono calendarizzati in Parlamento lavori che riguardano energia, fonti rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile, e un Decreto sui combustibili alternativi è in discussione al Senato, la manovra finanziaria varata sabato scorso prevede misure concernenti energia e ambiente. 

La Legge di Bilancio prevede ecobonus per ristrutturazioni edilizie, il bonus per interventi antisismici (“sismabonus”), con tre miliardi di euro in tre anni finalizzati a contrastare sprechi energetici e effetti dei terremoti e dei dissesti idrogeologici che interessano vaste aree del territorio italiano. Così la Legge di Bilancio da 27 miliardi interviene su edilizia, ambiente ed energia. Vediamo le misure in particolare. 
L’Ecobonus, rimane e incrementa l’estensione temporale e operativa. Le detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica degli edifici vengono rafforzate. La detrazione del 65% viene confermata per 5 anni, fino al 2021, e riguarda anche i condomini e gli alberghi. La quota diventa maggiore quando si tratta di interventi che coinvolgono l’intero edificio:  lo sgravio sale fino al 70% della spesa se i recuperi hanno un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’intero edificio, e al 75% se l’opera contribuisce a migliorare la prestazione energetica sia invernale che estiva.
Una novità assoluta è costituita dal “sismabonus”, ovvero lo sgravio fiscale per interventi di adeguamento antisismico effettuati in edifici situati in zone classificate ad alto rischio sismico. La detrazione parte dal 50%, e arriva fino al 70% e 80%, a seconda degli interventi e della loro idoneità a cambiare classe di rischio. Tali quote salgono al 75% e all’85% se l’adeguamento riguarda l’intero condominio.
Vengono prorogate invece per un anno le detrazioni del 50% sulle normali ristrutturazioni edilizie incluso il risparmio energetico, senza cambiamenti sulle modalità e sulla soglia di spesa, attualmente fissata a 96.000 euro all’anno.

Nella manovra sono inoltre previsti 4 miliardi e mezzo di euro per il piano Casa Italia, e 7 miliardi di euro in sette anni contro il dissesto idrogeologico. Fra le altre misure, si segnala il rifinanziamento della nuova Sabatini, e l’incremento delle agevolazioni per le startup.

2. Sul prossimo referendum, vorrei ribadire un aspetto della riforma costituzionale di cui si parla poco, ma che può avere conseguenze notevoli. Si tratta del ritorno fra le competenze esclusive del governo nazionale di ambiti che erano in parte stati decentralizzati e affidati alle competenze dei governi regionali, fra cui l'energia, o le infrastrutture e grandi reti di trasporto. Non vorrei che si trattasse di una moda del momento che non prevede nessun cambiamento di fondo nell'approccio ai temi. Purtroppo, vari segnali vanno in questa direzione, non ultimo l'assenza dal dibattito dei medesimi temi. Abbiamo passato la fase in cui sembrava indispensabile "devolvere" (ricordiamo la famosa "devolution"), ora siamo nella fase in cui si torna ad accentrare, senza che arrivi mai la fase in cui si approfondisce. 
Il fatto che si evitino in tal modo i contenziosi fra stato e Regioni non può essere una ragione sufficiente, nel momento in cui c'è bisogno di politiche vere, coerenti e condivise. In mancanza di queste ultime (e sappiamo quanto e' difficile ottenerle in certi ambiti), scavalcare le Regioni non è una misura cautelativa degli interessi del cittadino: per fare esempi concreti, un governo può decidere di trivellare per gli idrocarburi o costruire un impianto o un asse viario avendone la competenza esclusiva, in assenza all'apparenza di ostacoli di sorta provenienti dal piano locale. Per contro, e' vero che troppo spesso la sindrome Nimby impedisce qualsiasi cosa, ma trovo che la soluzione non consista nello scavalcare il cittadino, ma che all'opposto essa si possa trovare nel coinvolgerlo. Come succede da anni in altri Paesi europei, per es. in Francia, Germania o Austria, dove i cittadini partecipano alla scelte anche impiantistiche che riguardano il loro territorio fino nei dettagli costruttivi. Queste sarebbero buone pratiche da seguire, invece di passare direttamente ad un sistema che favorisce la capacità decisionale nazionale senza passare da analisi specifiche che portino alla condivisione delle scelte.




politica interna
La riforma costituzionale
5 ottobre 2016
Per orientarsi sul territorio di un dibattito che si sta facendo sempre più oscuro per nebbiose considerazioni generiche e confuso dalle voci delle opposte tifoserie può essere utile rifarsi al testo della riforma della Costituzione su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 4 dicembre. 
Sul sito della Camera dei Deputati si trova un testo che pone a confronto ciascun articolo nuovo con il corrispondente articolo che andrebbe a modificare. L'indirizzo a cui si può scaricare il documento e' il seguente:


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