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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

SCIENZA
Tendenze climatiche che diventano evidenze
6 dicembre 2017
"Con novembre si conclude l'anno meteorologico 2017 (dicembre 2016-novembre 2017). Dal punto di vista termometrico il 2017 ha fatto registrare, per l'Italia, un'anomalia di +1.3°C al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un'anomalia di +1.36°C), il 2014 (+1.38°C rispetto alla media) e il 2015 che resta l'anno più caldo di sempre con i suoi +1.43°C al di sopra della media del periodo di riferimento." Inizia con queste parole una nota del Consiglio Nazionale delle Ricerche del 4 dicembre scorso, che prosegue informandoci che il 2017 è stato l'anno più secco in Italia dal 1800 ad oggi.

Secondo il Cnr, infatti, le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, e l'anno in corso risulterebbe essere il più secco dal 1800 ad oggi. Precisamente, si legge sulla nota, "significativa è risultata l'anomalia pluviometrica del 2017", quando, "fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri
hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%. A conti fatti, gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000,etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi".
Dati chiarissimi che confermano le sensazioni collettive gravanti quest'anno sulla carenza di piogge particolarmente marcata, associata al costante incremento della temperatura. I dati scientifici sono ormai specchio dell'evidenza, semmai qualcuno avesse ancora dubbi sul percorso che il sistema climatico ha da tempo intrapreso, ed in cui il nostro Paese è uno dei più avviati fra i Paesi delle zone temperate.

In poche parole, aumenta la temperatura media, aumenta la frequenza dei picchi di calore estivi, aumenta la frequenza di fenomeni estremi, gli inverni si stanno trasformando progressivamente in medie stagioni, cambia il regime delle piogge, e l'anno trascorso ha mostrato quanto veloce e incisivo possa essere il cambiamento.
L'arrivo della stagione fredda, l'arrivo delle precipitazioni, non sono elementi atti a nascondere il problema, costituiscono soltanto il persistere per quanto sarà possibile di una condizione che per il pianeta era di equilibrio a fronte delle modifiche dei parametri che lo determinano e lo caratterizzano. La Natura è in fondo buona, in questo suo insistere nel posizionarsi al suo punto di equilibrio, dandoci il tempo per reagire, evitando di sottovalutare le tendenze in atto.

La nota del CNR si può leggere interamente al seguente indirizzo:

https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-7807/isac-cnr-2017-anno-piu-secco-degli-ultimi-due-secoli

politica interna
Un percorso che può fare la differenza (in un contesto difficile, ma non impossibile)
13 novembre 2017
Credo che per modificare la tendenza che la Sicilia ha mostrato con un risultato elettorale nettamente sfavorevole al centrosinistra e al Partito Democratico siano necessarie due cose precise: un cambio nella linea politica, e l'esistenza di un centrosinistra largo. La prima, perchè se una linea politica perde nelle urne va modificata, nè più nè meno, la seconda, perchè un centrosinistra deve innanzitutto formarsi ed esistere, ed essere così esteso da includere tutte le sensibilità diverse ma accomunate da fattori di base capaci di formare un minimo comun denominatore. Nulla di nuovo o di speciale, si tratta dell'abc della politica, che però va realizzato nella peculiarità della situazione italiana, e qui le cose si complicano per una serie di ragioni che oramai possono essere definite storiche.
In molti, ed autorevoli, sostengono che la Sicilia non esprima una tendenza, che si tratti di una situazione così specifica e locale da non rappresentare un andamento di valenza nazionale. Credo che in parte sia vero, ma non del tutto: la bassissima percentuale di votanti ripete un infelice risultato già raggiunto di recente in Emilia-Romagna, terra di cui tutto si può dire meno che non vi sia tradizionalmente partecipazione politica, mentre i voti al PD ed in genere all'insieme delle forze del centrosinistra sono talmente pochi da preoccupare a prescindere, e soprattutto da indicare con evidenza una relazione diretta con il quadro politico e culturale che si sta sviluppando da tempo nel nostro Paese, un dipinto in tinte appannate in cui la sfiducia rappresenta il colore più brillante.
Soltanto presentandosi alle urne con una proposta politica chiara ed un insieme altrettanto chiaro di forze che la sostengano con convinzione si può sperare di vincere le prossime elezioni politiche nazionali. Non proprio lontanissime: mancano pochi mesi.

Ciò stabilito, bisogna vedere se e in quali termini sia possibile definire una linea politica chiara. Il tema riguarda lo stesso PD, di cui la maggior parte delle persone faticano a delineare i tratti: appare come un contenitore dai contorni sfumati, ricco di potenzialità ma di difficile identificazione. La politica richiede impegno civile, scelte basate su valori, attività che non si fanno se non ci si sente coinvolti, a partire dalla condivisione di idee e di un modello per la società che si intende realizzare. Senza una costruzione ideale (termine in disuso, ma forse da riscoprire), senza una visione di futuro che sia condivisibile o addirittura desiderabile, non si va molto avanti, anzi probabilmente ci si ferma dove ci si trova.
Una linea politica chiara e condivisa da forze politiche diverse deve per forza basarsi su alcuni punti costruiti sulle fondamenta comuni. Questo è l'elemento chiave, se non ci si trova d'accordo su questo davvero non ci sono possibilità per muoversi e fare un passo avanti. Si tratta di un elemento che richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità nei confronti del Paese ed una lungimiranza capace di guardare oltre gli steccati.
Nel merito, credo che alcuni punti vadano ribaditi (sono già stati ripetuti molte volte in questo blog): non è accettabile che un partito come il PD lasci alla destra temi come la sicurezza, o ai movimenti temi come l'ambiente. Non è accettabile che si lascino ad altri vocaboli, purtroppo ormai scippati da anni alla sinistra, come "libertà", o "inquinamento", o "pensioni". Si tratta di errori che non nascono dalla distrazione di qualcuno, ma hanno una radice ed una storia lunga decenni nella sinistra italiana. Errori che continuiamo a trascinare nel tempo, senza vedere la loro importanza. E' stata una buona scelta riprenderne alcuni e farli propri, per esempio il vocabolo "periferie",  o "agricoltura", o "alimentazione", ma non bastano. Una forza politica che intenda governare un Paese, soprattutto se avanzato nonostante tutti i problemi come l'Italia, deve mettere in campo la propria proposta su tutti i temi che riguardano la società, in modo chiaro e leggibile da chiunque. Ed occorre farlo come minimo, avendo ben presente che una vera rinascita dell'area progressista ha bisogno di ben altro, di confrontarsi con i temi più attuali alla luce della propria storia - un programma di non poco conto e sicuramente di lungo periodo.

"Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con pietre e clave" è una frase attribuita ad Albert Einstein, e si riferisce al fatto che le armi a disposizione oggi possono portarci di nuovo alle pietre e ai bastoni nel futuro. Non ci è dato sapere come si arriverà alle prossime elezioni, ma è quantomeno probabile che alle successive ci si arrivi - la sinistra ci arrivi - ripartendo da zero. Forse è bene pensarci adesso, in un momento in cui l'unità contrapposta alle divisioni - con tutte le validissime ragioni che si possono escogitare per queste ultime - può fare davvero la differenza.


SOCIETA'
Centri urbani: cambiare in meglio è possibile
1 novembre 2017
Ci sono numerose realtà locali in Italia che hanno già aperto le porte al futuro e presentano buone performaces ambientali, mentre molte altre si affannano nella gestione, spesso cattiva, del passato. E' quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" che ogni anno Legambiente realizza con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, e che è stato pubblicato da pochi giorni. Lo si può scaricare all'indirizzo in calce.

Come si legge sul sito, ci sono Comuni capaci di gestire il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre città europee, di cambiare stili di mobilità, che riescono a depurare gli scarichi, a contenere i consumi idrici ed evitare lo spreco d’acqua potabile, che investono sulle fonti rinnovabili di energia, che hanno all'attivo varie e significative esperienze di rigenerazione urbana. Molti altri non sono ancora in grado di farlo. Si tratta di ambiti che riguardano da vicino la salute e la qualità della vita dei cittadini, perciò di straordinaria importanza, in cui evidentemente un'amministrazione locale può qualificare la propria attività di governo. L'analisi di Legambiente ha il grande pregio di mostrare i dati e compilare classifiche di facile lettura ed immediata interpretazione.
A pagina 17 c'è la classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti in 16 indicatori che coprono 6 aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. In questa classifica Mantova, Trento e Bolzano si aggiudicano le prime tre posizioni, dimostrando di credere nel cambiamento. Fra le città dell'Emilia-Romagna, Parma si trova nella posizione migliore arrivando quarta, seguita da Reggio Emilia quattordicesima, e da Bologna ventiduesima. Non male ma nemmeno bene per una Regione che storicamente si trova spesso ai vertici di classifiche economiche e sociali eccettuato quelle ambientali. Altre città del Nord si trovano nella parte alta della classifica, come Pordenone e Belluno, mentre spiccano ancora una volta le difficoltà che caratterizzano numerosi capoluoghi del Sud del Paese, con Catania, Palermo, Viterbo, Brindisi, Enna a chiudere la classifica nelle ultime posizioni.
Il Rapporto è corredato da numerosi grafici e tabelle interessanti, alcuni dei quali indicano la variazione di alcuni parametri nel corso del tempo. Per esempio, la concentrazione media di polveri sottili fra il 2012 e il 2016 risulta modificata in alcune città più velocemente che in altre: pur con valori sempre alti è stato rilevato un miglioramento misurabile, in particolare a Verona, Firenze e Bologna. Lo smog resta comunque uno dei nostri principali problemi, soprattutto in Pianura Padana, insieme alla mobilità, dove il grafico "Le grandi città sono grandi garages" la dice lunga sin dal titolo. Anche la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata è cambiata fra il 2012 e il 2016, ma resta nelle grandi città ben al di sotto del 50% (eccetto Milano e Venezia, di poco superiori). L'obiettivo di legge del 65% al 2012 è stato raggiunto da 22 città capoluogo, mentre tre città del Nord, Pordenone, Treviso e Trento, superano l'80%.

Alcune informazioni sono poi paradossali: continua il consumo di suolo e la costruzione di edifici per abitazione, mentre sono nientemeno che 7 milioni le case vuote, il 22,5% del totale. Il fenomeno è particolarmente marcato nella capitale, dove sono oltre 120.000 le abitazioni non occupate. A Bologna pare che superino le 24.000 unità. 

Infine, nel Paese del Sole si ricorre ancora poco al Sole in rapporto ad altre realtà europee, nonostante l'indubbio incremento verificatosi negli anni recenti. A Copenaghen si fa più fotovoltaico per abitante di tutte le città del meridione italiano messe insieme, eccettuato Brindisi e Foggia. Le grandi città del centro-sud, come Roma e Napoli, restano ancora al palo. Il dato parzialmente positivo è che la generazione distribuita da fonti pulite continua a crescere nel nostro Paese, seppur con ritmi inferiori rispetto al passato. Occorre fare attenzione alla diversa velocità del cambiamento nel settore energetico se vogliamo mantenere gli obiettivi raggiunti lo scorso anno in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Diverse città dell'Emilia-Romagna si piazzano in buona posizione per il numero di alberi per abitante: Modena, Rimini, Bologna, Ravenna e Forlì. Gli alberi depurano l'aria, producono ossigeno, fanno ombra, limitano il fenomeno dell'"isola di calore" in città, sempre più frequente per via del cambiamento climatico, sono centri di biodiversità anche nelle aree urbane. Il verde è di fondamentale importanza per una città verde, innovativa, salubre, a misura d'uomo.

Insomma, volendo trarre una lezione dai dati e dalle statistiche, si può affermare che cambiare in meglio è possibile, oltre che auspicabile. Si può fare, agendo con costanza e coerenza sui vari fronti che si presentano. Le città italiane possono diventare vere "green cities" migliorando la vita degli abitanti, la qualità dell'ambiente, e riducendo il proprio contributo al fenomeno mondiale del riscaldamento globale.

Il Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" si può scaricare qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2017

ECONOMIA
Una bella Fiera dello sviluppo sostenibile
27 ottobre 2017
Vorrei segnalare che dal 7 al 10 novembre prossimi si terrà a Rimini la fiera Ecomondo, una fra le principali fiere nell'ambito della green e della circular economy nell'area euro-mediterranea. 
Un luogo dove si può toccare con mano l'opportunità di sviluppo che i settori toccati dal "green" possono offrire. Dall'esposizione ai convegni, tutto ruota attorno alle fonti rinnovabili, al riciclo e riuso dei materiali, alle nuove tecnologie per il risparmio energetico e il basso impatto ambientale, a nuove modalità di fare le cose che portano a nuovi stili di vita, compatibili con un'idea molto concreta di sostenibilità. 
L'ambiente come volano di sviluppo e non come via per l'arretratezza, che alcuni vorrebbero proporre anche come via politica verso una presunta "decrescita felice".  Molti esempi di "crescita felice", cioè sostenibile, sono invece esposti in fiere come questa, senza slogan fantasiosi e con una dose utile e abbondante di concretezza.

Tutte le informazioni utili si trovano sul sito di "Ecomondo":

www.ecomondo.it


POLITICA
Si attende la pioggia per affrontare problemi che vanno risolti politicamente?
23 ottobre 2017
L'aria in Pianura Padana è parzialmente cambiata questa mattina, grazie alle condizioni meteorologiche di ieri sera (domenica) e la scorsa notte: un po' di pioggia e un po' di vento. Ma bisogna attendere la pioggia e il vento per ripulire l'aria che respiriamo? E dove vanno a finire gli inquinanti, i composti e le micropolveri: su Marte, si disintegrano, o finiscono con la pioggia nel suolo, ad inquinare le falde acquifere e le coltivazioni, vale a dire gli alimenti di cui ci nutriamo?

Sembra incredibile ma è proprio così, da decenni si attende che le condizioni meteorologiche cambino per tirare un sospiro di sollievo e ritornare ad occuparsi di altro. Il problema infatti è da tempo una questione di priorità: certo che le amministrazioni locali e nazionali si occupano anche della qualità dell'aria, ma dopo, molto dopo che sono state affrontati altri temi all'ordine del giorno. Politicamente, la questione ambientale viene considerata perdente. Un fatto culturale, insomma, legato alla scarsa sensibilità che si ritiene sia propria degli abitanti del Bel Paese, che nel frattempo e con l'aiuto di un buon numero di eletti alle cariche istituzionali nel corso del tempo avrebbero fatto molto per ridurre il grado di "Bel" attribuito al Paese. Ma la politica dovrebbe saper andare oltre una tale condizione, ammesso che sia vera, indicando e praticando le vie migliori per il presente ed il futuro di tutti, in un'ottica il più possibile coesa su argomenti che riguardano la qualità della vita e le prospettive di sviluppo.  Se gran parte degli italiani avessero desiderato restare tranquillamente analfabeti, l'analfabetismo sarebbe stata un'opzione percorribile da coloro che erano al governo? Che cosa ne sapevano gli analfabeti, o almeno molti di loro, dell'importanza della scuola? E per quale motivo entrarono in vigore leggi che si opponevano alla pratica di non mandare i figli a scuola, magari perchè la priorità per molte famiglie era il lavoro nei campi?
La tesi che il tema ambientale è  di scarso appeal elettorale e di conseguenza secondario è soltanto una dimostrazione palese di una politica che ha abdicato al proprio ruolo. Priva di idee e di mezzi per metterle in atto. Non c'è e non ci può essere alcuna altra giustificazione.

Infatti, il tema non è per niente secondario: è diventato primario anche grazie al percorso seguito sin qui, quello in cui era secondario, appunto. Il problema si è talmente ingigantito da diventare mondiale, e localmente così profondo e persistente da essere oggettivamente di difficile soluzione. Ma la soluzione non arriverà mai se non si parte con provvedimenti seri, sistematici, ed estesi. Seri, cioè non legati all'emergenza, sistematici, cioè capaci di modificare in profondità il sistema attuale per costruirne un altro nuovo, estesi, cioè non provenienti da un solo territorio ma da tutti quelli interessati. Non servono azioni straordinarie ed estemporanee, non serve Superman, sono invece molto utili interventi coerenti nelle loro modalità e nel loro scopo, diffusi sul territorio, duraturi nel tempo, sostenuti da una precisa volontà.

In Pianura Padana si è fatto un accordo fra Regioni diverse per limitare l'inquinamento dell'aria, ma i risultati sono quantomai scarsi. Sono stati superati in questi giorni tutti i limiti in termini di giorni e di valori soglia, ed i superamenti hanno riguardato ormai tutta l'area compresa fra gli Appennini e le Alpi. Non si tratta più soltanto dei centri abitati, ma di tutto il Nord Italia, con concentrazioni di composti e particolato fine allarmanti (i rilevamenti dell'Emilia-Romagna si trovano all'indirizzo dell'Arpa in calce, per le altre Regioni i dati sono più o meno simili). Tutto ciò è stato raggiunto prima dell'accensione dei termosifoni, che per ragioni climatiche (dovute probabilmente al cambiamento climatico globale) ancora non sono necessari.
Il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, il riscaldamento degli edifici sono le principali cause del fenomeno. Occorrono interventi incisivi e duraturi su tutti i fronti, con un impegno a largo raggio. Non si tratta di interventi penalizzanti, ma di nuove infrastrutture e nuovi stili di vita che possono migliorare notevolmente la qualità della vita stessa nei centri abitati, come già accade in molte località dell'Europa del Nord. Non sono infrastruttre soltanto le nuove strade, lo sono anche le tramvie, le vie d'acqua, le ferrovie, lo è la banda larga, il telelavoro, la videoconferenza. Lo sono i serbatori per la raccolta dell'acqua piovana, gli impianti a fonti rinnovabili, le coibentazioni dei vecchi edifici, la sistemazione antisismica ed a risparmio energetico delle scuole e degli ospedali, i giardini pubblici e le aree verdi, le rinaturalizzazioni dei corsi d'acqua magari cementificati negli anni passati. Un albero è una stupenda infrastruttura duratura che assorbe CO2 e produce ossigeno, ospita biodiversità e fa ombra, capace di durare più di molti ponti di cemento con scarsa manutenzione.
Sui trasporti abbiamo già ricordato che vanno rispettate le direttive UE (vedi post del 3 agosto 2017), senza enfatizzare una sola soluzione "panacea", che non esiste in generale. Sicuramente si tratta del settore dove siamo più indietro nell'acquisire una mentalità e successivamente una pratica che siano adeguate a fare passi avanti. Torneremo sull'argomento.
Ma se non si interviene in ogni ambito in modo convinto e diffuso sul territorio sarà difficile non aggravare un problema che è già sufficientemente pesante e complesso.

I dati di quest'ultimo periodo di Arpa Emilia Romagna sulla qualità dell'aria si trovano al seguente indirizzo:

https://www.arpae.it/v2_aria_pm10.asp?idlivello=134



POLITICA
Approvata la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile
13 ottobre 2017
La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) disegna una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese, secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente. Si tratta evidentemente di un tema di vasta portata, trasversale, e capace di includerne molti altri. Il testo è stato approvato il 2 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri.
Prima dell’approvazione in CdM c'è stato un lungo processo di lavoro ed ora seguirà una seconda fase per entrare nel merito identificando gli obiettivi, definendo i metodi, stabilendo verifiche e monitoraggi, nonché la valutazione del contributo delle politiche in atto o prossime al loro raggiungimento.
Il percorso è stato avviato all’inizio del 2016, con l’elaborazione del “Posizionamento dell’Italia rispetto all’Agenda 2030”. Il testo è frutto di un lavoro tecnico e di confronto e consultazione con amministrazioni, società civile, mondo della ricerca, allo scopo di definire un cammino condiviso calibrato sulla sostenibilità, per raggiungere un quadro di misure atte a stimolare la crescita economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali.
La SNSvS si fonda sull’aggiornamento della "Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010", affidato al Ministero dell’Ambiente dalla Legge n. 221 del 28 dicembre 2015, aprendosi ad una prospettiva più ampia. Gli scopi principali sono due, ed entrambi ambiziosi: diventare quadro strategico di riferimento delle politiche settoriali e territoriali in Italia, disegnando un ruolo importante per istituzioni e società civile nel percorso di attuazione sino al 2030, e rappresentare il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel 2015 alle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, assumendone i 4 principi guida, integrazione, universalità, trasformazione e inclusione. Essa viene definita “lo strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di CO2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali”. In poche parole, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Per delineare i contorni di questa importantissima transizione, la Strategia di sviluppo sostenibile definisce 5 aree di intervento, denominate Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership, ognuna delle quali contiene una serie di scelte strategiche confluenti in obiettivi nazionali.
In particolare, ci si impegna per azzerare la povertà e ridurre l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali, garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano, promuovere la salute e il benessere, arrestare la perdita di biodiversità, garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi, finanziare e promuovere ricerca e innovazione, garantire piena occupazione e formazione di qualità, affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, decarbonizzare l’economia, promuovere una società non violenta e inclusiva, eliminare ogni forma di discriminazione, assicurare la legalità e la giustizia, 
Evidentemente si tratta di argomenti di vastissima portata, trasversali a molti altri, capaci di concorrere a qualificare l'azione politica e amministrativa di qualsiasi governo. Ciò che più conta ora è che queste parole diventino fatti, che ci si impegni seriamente in ambiti in cui il nostro Paese non ha mai brillato, ma in molti dei quali è stato capace di fare grandi passi avanti. Penso alla diffusione delle rinnovabili, o alla recente stima che vede l'Italia fra i Paesi europei con maggior quota di riciclo dei rifiuti: nel nostro Paese si ricicla ben il 76,9% dei suoi rifiuti, secondo Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE. Un traguardo notevole che ci rende i primi in Europa, ottenuto grazie alle norme vigenti e alle attività dei Consorzi per la raccolta e il riciclo. Oltre ai benefici evidenti, va detto che il nostro Paese è particolarmente vocato a questo tipo di pratiche coerenti con un modello di sviluppo sostenibile per diverse ragioni, occorre soltanto metterle in pratica e assumere percorsi e obiettivi a lungo termine.

La SNSvS si trova ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/slide_sviluppo_sostenibile.pdf

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/snsvs_ottobre2017.pdf

SCIENZA
Buone notizie: l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è realistico
20 settembre 2017
E' bello leggere buone notizie, e a volte se ne sente davvero il bisogno. Questa è una di quelle che ti cambiano la giornata.
Secondo un articolo uscito da poco sulla rivista Nature Geoscience, il mondo - vale a dire noi tutti - può ancora decidere di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  rispetto alla media della temperatura nella metà del secolo scorso. L'obiettivo, incluso nell'Accordo di Parigi come aspirazione al miglior risultato raggiungibile, sarebbe realmente ancora possibile. Questa valutazione di grandissima importanza emergerebbe da una ricerca condotta dall'Università di Exeter, in collaborazione con l’Universal College London, l’Environmental Change Institute di Oxford e la Oxford Martin School.

L'Abstract dell'articolo scientifico ci ricorda che l'Accordo di Parigi ha aperto un dibattito sulla reale possibilità di raggiungere e non superare 1,5°C di incremento della temperatura globale media, compatibilmente con le emissioni correnti e con l'aumento già avvenuto di circa  0,9°C  rispetto alla media calcolata sui decenni intorno alla metà del novecento. Restare entro quella cifra appare difficilissimo, e sono in molti a ritenerla troppo vicina ai valori già raggiunti per rappresentare un obiettivo realistico. Per contro, la speranza di riuscirvi è forte, per limitare i danni di un cambiamento al sistema climatico che già oggi - a più 0,9°C - provoca danni evidenti e alterazioni preoccupanti a parametri fondamentali. Se l'Accordo stabilisce la volontà collettiva di limitare l'incremento di temperatura ai 2°C, indica l'obiettivo desiderabile di 1,5°C per contenere ancor di più l'aumento e limitare il più possibile il cambiamento climatico di origine antropica.
Lo studio britannico mostrerebbe che contenere le emissioni climalteranti cumulative dopo il 2015 a circa 200 GtC limiterebbe il riscaldamento globale  a meno di 0,6°C nel 66% dei modelli del sistema Terra senza intervenire sugli altri parametri climatici, quota che crescerebbe fino a 240 GtC  a condizione che oltre alla CO2 siano controllati anche altri gas serra. Assumendo un picco delle emissioni e un successivo calo al di sotto dei livelli correnti per il 2030, e continuando poi con un calo più rilevante ma consistente con uno scenario realistico di forte mitigazione si ottiene un picco nella temperatura compreso entro un range fra 1,2°C e 2,0°C. Continuando nel corso del tempo con scenari opportuni di aggiustamento si riuscirebbe a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  entro questo secolo. Lo studio, che si differenzia da molti altri più pessimisti sui risultati, ricorre a dati più aggiornati.
Emerge dalla ricerca che si tratterebbe di un notevole, virtuoso e continuo impegno, ma il risultato potrebbe in tal modo essere alla portata della nostra società, senza implicazioni così gravose da mettere in pericolo il nostro sviluppo e la nostra coesistenza civile. Una possibilità concreta.
Viene da pensare che probabilmente la nostra società verrebbe esposta a gravissimi rischi per la sua sussistenza se non lo facciamo.

La responsabilità che grava su di noi che viviamo questa epoca è enorme: il futuro della civiltà umana così come l'abbiamo conosciuta spetta in gran parte alle decisioni che sapremo prendere ora. Questo è un momento cruciale della Storia, e siamo noi che lo viviamo coloro che hanno la possibilità di effettuare scelte capaci di orientare il cammino futuro verso una sconfitta con conseguenze potenzialmente gravissime o verso un miglioramento capace di conservare tutti gli elementi fondamentali e indispensabili costituenti del mondo che conosciamo.


La ricerca in oggetto è la seguente:

"Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5°C"

Richard J. Millar, Jan S. Fuglestvedt, Pierre Friedlingstein, Joeri Rogelj, Michael J. Grubb, H. Damon Matthews, Ragnhild B. Skeie, Piers M. Forster, David J. Frame, Myles R. Allen, Nature Geoscience 2017. Published online 18 September 2017

http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

POLITICA
PD scientifico
3 settembre 2017
Su due cose dette da Matteo Renzi sabato 2 settembre a Bologna questo blog sarà sempre d'accordo: che è bene trovarsi dalla parte della scienza e della ricerca scientifica, e che l'ambientalismo non sia ideologico - ma, aggiungerei, che sia ambientalismo scientifico. Il discorso verteva sul fatto che il Partito Democratico ha fatto queste scelte; in un periodo in cui convinzioni a-scientifiche si diffondono fino a raggiungere il livello del decisore politico, è bene chiarire da che parte si sta e quali politiche si intende portare avanti, e questa scelta pone il PD dalla parte giusta.
In realtà, si tratta di assai di più della parte giusta - che già non è poco. Su queste due basi, scienza e ambiente, è possibile infatti costruire il nostro sviluppo futuro. 

Penso addirittura che non vi siano altre basi su cui tentare di costruire uno sviluppo per il nostro Paese: se l'Italia vuole restare nel novero dei Paesi avanzati deve, oltre a cercare di superare una serie di sue ataviche difficoltà, mettere in campo un progetto sistematico e coerente di sviluppo industriale-terziario-agricolo basato sul trinomio ricerca scientifica e innovazione tecnologica, trasferimento alle imprese, elevata qualità finalizzata al basso impatto ambientale. In un quadro del genere si collocano adeguata istruzione, circolarità dell'economia, settori produttivi tradizionali e high tech, energie pulite, agroalimentare biologico, turismo sostenibile. Si può fare moltissimo su questo fronte, sicuramente molto più di quanto si stia già facendo in una prospettiva anche politica di apertura ad un futuro dipinto con le tinte dell'eguaglianza, dei diritti, della tutela del lavoro, della protezione dei più deboli. Si possono creare posti di lavoro, favorendo l'economia reale invece della finanza speculativa, e uscendo dal vecchio schema economico tradizionale lineare in favore di quello recente circolare. 

Alcune considerazioni sulla scienza sono d'obbligo. Le recenti opposizioni ai vaccini sono specchio di un Paese che per troppo tempo ha relegato la cultura scientifica su un piano marginale rispetto alla cultura umanistica, creando oltretutto una artificiosa divisione. La posizione secondaria che la scienza riveste nel nostro Paese nasce nella scuola primaria, e si prolunga fino al termine della scuola superiore (eccettuato ovviamente i Licei o Istituti scientifici). Gli effetti si vedono nella scarsa preparazione scientifica in termini di cultura generale che caratterizza il nostro Paese, e nella costante penuria di fondi e di adeguate politiche all'attività di ricerca, con conseguente ben nota "fuga dei cervelli". Non si tratta di fatti deplorevoli ma marginali come molti in fondo ritengono: si tratta di un formidabile ostacolo allo sviluppo del nostro Paese, con tutte le conseguenze del caso. L'opposizione ai vaccini, ovvero ai farmaci più sicuri che esistono in grado di difenderci da malattie gravissime e spesso mortali, non è che la punta di un iceberg che trova acqua nella diffidenza verso tutto ciò che è "ufficiale", la scienza ufficiale, le istituzioni, lo Stato.  L'Emilia-Romagna ha promosso per prima politiche finalizzate a mantenere un livello adeguato di vaccinazione nella popolazione, a partire dalla scuola, e ne va dato il merito all'attuale governo regionale. 

Ma la scienza e la tecnica sono, come si diceva, anche alla base dello sviluppo per un Paese avanzato. Da lì occorre partire per promuovere il sistema industriale, quello economico, tutelando ambiente, territorio, e salute. La coerenza delle politiche messe in atto è fondamentale. Abbiamo, in passato, mancato questo aspetto, con decisioni che non collegavano le aziende italiane alla domanda indotta dalle incentivazioni, o che arrivavano in momenti e tempi diversi, favorendo l'uscita della domanda stessa verso imprese estere. Sono errori che, nell'ambito del possibile, non vanno ripetuti, in una prospettiva d'insieme che deve tendere sempre più a fare sistema. 

POLITICA
L'adattamento al cambiamento climatico
25 agosto 2017
Di primaria importanza nei prossimi anni sarà il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con il quale si cercherà di avviare il nostro Paese su un percorso di resilienza rispetto alle modifiche al sistema climatico in atto a livello globale. Un percorso del genere non soltanto è utile alla tutela della salute e del territorio, ma riveste un ruolo fondamentale nella competitività di un Paese avanzato. 

L'Italia è colpita dai cambiamenti in atto nel sistema climatico ed il fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti, con un aumento dei picchi di calore estivo, la diminuzione delle precipitazioni diffuse e il concomitante incremento delle precipitazioni brevi e intense, l'accorciamento del periodo freddo invernale e le diminuzione delle precipitazioni nevose. Le conseguenze riguardano principalmente la riduzione delle riserve d'acqua nei ghiacciai montani, il cambio nel regime idrico in agricoltura, l'arrivo di specie estranee ai nostri habitat, con conseguenze anche sulla salute umana, i picchi di calore e la formazione del fenomeno "isola di calore" nelle città, l'aumento del livello del mare con fenomeni intensi di intrusione dell'acqua salina nei corsi d'acqua in entroterra, l'aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come alluvioni. L'estate in corso inanella una serie di ondate di caldo "africano" mai vista: siamo ormai (a fine agosto) alla settima. 
L'adattamento è tema centrale, e le politiche adottate saranno di grande rilevanza in futuro. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è ora in consultazione pubblica, e lo sarà fino al prossimo 15 ottobre 2017. Secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente (all'indirizzo in calce) "Il ministero dell'Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, in linea con i principi di trasparenza e partecipazione, ha avviato una consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, mondo associativo e portatori di interesse, per la presentazione della prima stesura del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici elaborata dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, finalizzata ad acquisire osservazioni utili alla elaborazione della versione finale del documento". Dunque, il Ministero propone a cittadini e istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e a in generale tutti i portatori d’interesse a confrontarsi sul testo del Piano, in vista dell’elaborazione della versione finale del documento. 

Il Piano proposto, che è stato elaborato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (indirizzo in calce), costituisce il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto a livello nazionale e determina in base alle attuali conoscenze i probabili scenari climatici futuri.  Esso individua poi possibili azioni di adattamento, con i mezzi per valutarne l’efficacia. Vengono analizzati gli aspetti locali, evidenziando aree e settori maggiormente a rischio. Attraverso un insieme di indicatori, vengono definite le macro-regioni climatiche e le cosiddette “aree climatiche omogenee”, in base a condizioni climatiche attuali e passate simili, o a uguale condizione climatica attuale e stessa proiezione climatica futura.
Il CMCC utilizza un modello climatico regionale ad alta risoluzione ottimizzato per l’Italia. Secondo quanto si legge sul sito, COSMO-CLM è un modello climatico regionale realizzato a partire dal modello operativo meteorologico COSMO LM, sviluppato inizialmente dal servizio meteorologico tedesco DWD e, in seguito dal consorzio europeo COSMO. Esso è attualmente sviluppato all’interno della CLM-Community, cui il CMCC partecipa  dal 2008.
Il modello può essere utilizzato per effettuare simulazioni climatiche con risoluzioni spaziali comprese nell’intervallo tra 1 e 50 km. Per fare un esempio, il cambiamento è descritto dai dati che riguardano le temperature sul numero di giorni in cui le massime supereranno i 29 gradi centigradi. Nelle estati dei tre decenni che termineranno nel 2050, questo succederà, in media ogni anno, per ben nove volte di più di quanto non sia accaduto nei tre decenni che hanno preceduto il 2010. A questo dato si associa una riduzione delle precipitazioni che nelle stagioni calde diminuiranno del 22% e in primavera la diminuzione risulta al 13%. Le precipitazioni in autunno, invece, faranno registrare un lieve aumento, del 5% al Nord e del 10% al Sud. Evidentemente, si tratta di dati particolarmente rilevanti in vista di una pianificazione degli usi della risorsa idrica, uno degli aspetti che preoccupano di più, e della risposta, anche edilizia e urbanistica, che occorre dare all'aumento delle temperature.

Insomma, non si tratterà della catastrofe prossima ventura se sapremo trovare risposte adeguate, ma il cambiamento climatico è una sfida formidabile - forse la maggiore - alla razionalità, alla capacità organizzativa, alla qualità della gestione della cosa pubblica (in questo caso, la primaria, ovvero l'ambiente).

Per saperne di più sul Piano di cui si è detto, i link del Ministero dell'Ambiente e del CMCC sono i seguenti:
http://www.minambiente.it/pagina/consultazione-su-piano-nazionale-adattamento-cambiamenti-climatici

http://www.cmcc.it

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

POLITICA
Più di 120 Stati votano all'ONU un Trattato che bandisce le armi nucleari
17 luglio 2017
1.
E' probabile che il 7 luglio 2017 diventi una data storica, nonostante il silenzio della stampa:  quel giorno, all’assemblea dell’ONU è stato votato a larghissima maggioranza un trattato che mette al bando tutti i tipi di armi nucleari. Il testo è stato approvato con 122 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto, ed è frutto di una campagna internazionale promossa da International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Il testo può essere scaricato al link in calce. 
Tutte le potenze nucleari si sono opposte al bando, le cinque ufficiali, riconosciute dal Trattato di non proliferazione – Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina – e quelle non ufficiali: India, Pakistan, Israele e (forse) Corea del Nord. Le medesime non hanno partecipato ai lavori dell'assise ONU di NewYork, e lo stesso hanno fatto i Paesi loro alleati. Anche l'Italia era assente.

Il primo Articolo arriva subito al cuore del problema. Esso recita:  “Ogni Stato parte si impegna a non sviluppare, testare, produrre, fabbricare, acquisire, possedere o immagazzinare armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi in nessuna circostanza”, o a "trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente; o a  “usare o minacciare l’uso di armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi”. La prima parte del testo, l'impegno a non possedere armi nucleari, nella sostanza esclude quei Paesi che volessero entrare nel ristretto club delle potenze nucleari, visto che i Paesi che già le possiedono difficilmente arriveranno a distruggerle tutte - un'operazione che di per sé non è nemmeno semplice - mentre la seconda parte del testo, l'impegno a non minacciarne l'uso, è estremamente interessante. Infatti, rende illegale l'utilità che è sempre stata riconosciuta alle armi nucleari: la deterrenza. Il ragionamento che è sempre stato alla base dei rapporti nella cosiddetta "era nucleare", dopo le terribili esperienze di Hiroshima e Nagasaki, consiste nell'utilità delle armi nucleari come mezzo di dissuasione: nessuno può attaccare uno Stato dotato di bombe o testate missilistiche nucleari poiché la risposta sarebbe insostenibile da qualsiasi nazione, compresa una anch'essa dotata di armamenti nucleari. Il loro uso, insomma, aprirebbe la strada alla distruzione totale di uno o di ambedue i contendenti. E' chiaro c'è una disparità insita nel discorso: una potenza nucleare può attaccare uno Stato che non lo sia, e vincere facilmente; questo fatto ha portato ad una suddivisione del mondo in varie aree di influenza, con alleati schierati da una parte o dall'altra, protetti dalla dotazione nucleare del proprio alleato di riferimento (che durante oltre tre decenni del dopoguerra ha caratterizzato la "guerra fredda" fra i due blocchi con a capo gli USA e l'Unione Sovietica).
Dunque, viene vietata la deterrenza nucleare, aprendo una questione che sicuramente alimenterà il dibattito nel merito fra sostenitori della sua utilità e fautori del pericolo rappresentato dalla sua continua minaccia. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in particolare si sono opposti, sottolineando che il documento non guarda alle minacce internazionali alla sicurezza. 

Il trattato vorrebbe inoltre aumentare la pressione sugli Stati che sono potenze nucleari ad operare per andare verso il disarmo. L’articolo 4 esprime l’impegno a muoversi  “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.
L'articolo è stato volutamente tenuto aperto affinché le nazioni che possiedono armi nucleari, e che non hanno partecipato al trattato, possano aderire e adottare misure a loro discrezione al fine di eliminarle. Inoltre, il testo garantisce assistenza agli Stati e agli individui colpiti dall’uso eventuale di armi nucleari o dalla sperimentazione atomica, sancisce la necessità di bonifica ambientale (articolo 6) e impegna gli Stati Parte a farsi promotori del bando presso gli altri Paesi, in modo che il Trattato raggiunga l’universalità (articolo 12). Fino al 20 settembre il trattato potrà essere firmato e sottoscritto, ed entrerà in forza quando almeno 50 Paesi l’avranno ratificato.

L’obiettivo evidentemente non è soltanto dichiarare illegali le armi nucleari, ma agire affinché esse spariscano. Non sarà facile: nel peggior delirio che l'umanità abbia attraversato, definito la "corsa agli armamenti", sono state costruite migliaia di bombe nucleari, e migliaia di testate nucleari per missili, di potenza mai vista prima e capaci di inondare il territorio di radiazioni letali per secoli, in vista di un'autodistruzione assai migliore per celerità di quella che ci procuriamo per degrado ambientale. Ancora oggi, nonostante con i vari Trattati per il disarmo nucleare siano considerevolmente diminuite, le due maggiori potenze, Stati Uniti e Russia, ne possiedono migliaia, per tonnellate di uranio e plutonio che lasceremo a perenne (è proprio il caso di dirlo) ricordo della nostra era ai figli e ai pronipoti che abiteranno la Terra dopo di noi.

Il Trattato si trova al seguente indirizzo:

www.un.org/disarmament/ptnw

L'Avvenire ne ha dato notizia fornendo anche una versione del testo in Italiano:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/oggi-il-mondo-voter-no-allonu-a-tutte-le-atomiche


2.
Ancora una volta gli incendiari hanno la meglio sullo Stato italiano - perché di questo si tratta. Sono     per la massima parte criminali che agiscono sapendo quello che fanno, coloro che d'estate appiccano roghi per distruggere ettari di vegetazione con tutto ciò che c'è dentro, case, stalle, abitanti. Forse sarebbe opportuno intervenire per fare seria prevenzione, invece di lasciare parchi incustoditi, dove si può arrivare, piazzare gli inneschi, e andarsene indisturbati, sapendo di non venire praticamente mai individuati e consegnati alla giustizia. Condivido l'auspicio del loro arresto e condanna al carcere secondo la legge, ma la prevenzione viene prima, e non si tratta di un fatto impossibile. Ci sono le tecnologie per farlo, ed occorrono anche gli uomini sul territorio. Dove sono? Chi va per boschi sa che non si incontrano quasi mai.  Ci sono leggi nel nostro Paese che regolano il nostro rapporto con le specie selvatiche, flora e fauna, ma se non ci sono i controlli sono destinate a servire a poco.
Inoltre, la soppressione con accorpamento delle Guardie Forestali all'Arma dei Carabinieri - a cui ero e rimango contraria, con il massimo rispetto per entrambi i corpi - è un passaggio delicato che richiede riorganizzazione adeguata, senza danni all'attività sul territorio. Non si può lasciare lo stesso al controllo degli incendiari, come appare dalle cronache di questi giorni.

SOCIETA'
Ma ogni sforzo sarà inutile se non si interverrà sul cambiamento climatico
3 aprile 2017
(ANSA) Anche la stampa 3D come possibilestrumento di salvezza per la Grande barriera corallinaaustraliana. L'ecosistema, come evidenziato da un recente studiosu Nature firmato da decine di scienziati, è nuovamenteinteressato da un maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli dopoquelli devastanti del '98, del 2002 e del 2016 e ora alcuniricercatori puntano a creare con la stampa 3D delle protesi dicorallo che possano aiutare i "reef" a riprendersi. Il progetto è dell'Università di Sydney ed è partito con unamappa tridimensionale della barriera per capire doveintervenire. La tecnologia è nuova, spiega al Guardian laricercatrice Renata Ferrari Legorreta, e l'obiettivo è quello dicreare protesi ottenute da stampa in 3D dei coralli che faccianoda habitat per i pesci e da struttura di base su cui i corallipossano crescere. "Finora non abbiamo mai creato una barrieraartificiale che assomigli alla struttura di un reef naturale",spiega Ferrari. E con la stampa 3D "questo è il vantaggioprincipale": "forniamo ai coralli la stessa esatta struttura delloro reef perché ne abbiamo ottenuto i modelli prima chesbiancassero. Li abbiamo replicati".
Dopo aver testato la resilienza dei coralli ottenuti dastampa 3D in acqua, i ricercatori auspicano di "piantarne"alcuni sulla Grande barriera corallina già quest'anno. Tuttavia,sottolinea Ferrari, qualsiasi sforzo mirato sarà inutile se nonsi agirà globalmente sui cambiamenti climatici: è questa,spiega, la minaccia numero uno per le barriere coralline ditutto il mondo.  (ANSA).
SOCIETA'
La Dichiarazione di Roma
27 marzo 2017

All’indirizzo in calce si trova il testo della dichiarazione firmata a Roma sabato 25 marzo scorso dai leaders europei. Vale la pena di leggerlo, si tratta di un evento di grande importanza sul piano politico e  sul piano  sociale.

Le caratteristiche che ricorrono a delineare i contorni della prospettiva che si vuole dare all’Unione Europea sono: sicura, prospera e sostenibile, sociale e forte. Sono tratti che da sempre qualificano l’Europa, ed alcuni in particolare le sono propri: la sostenibilità e l’attitudine al sociale. Nessun altro luogo al mondo ha chiaramente scelto da anni la qualità ambientale e la qualità della vita dei cittadini fra i propri obiettivi primari in un contesto democratico, o ha posto condizioni basate su diritti umani (si pensi alla rinuncia alla pena di morte per i Paesi aderenti). Per non parlare del fatto che nessun altro insieme di Paesi al mondo ha liberamente scelto di aderire ad un'Unione a cui cedere parte della propria sovranità in vista di un futuro che offra migliori prospettive.

Questo non significa certo che tutti i problemi siano stati risolti, al contrario, stiamo attraversando una fase di crisi che colpisce e lo fa con forza, ma significa che gli obiettivi che ci si pone sono inseriti in un contesto di principi concepiti come si è detto e ritenuti irrinunciabili.   Il futuro dell’Unione può di conseguenza essere inserito soltanto in tale prospettiva.

Non è poco. Si può obiettare che il testo è troppo generico, ma è la norma in casi come questo, quando è in gioco la stessa sopravvivenza dell'Unione. La prospettiva di operare “congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione” come recita il testo, è la via per andare avanti. E' lo stabilire che indietro non si torna.

Questo passo compiuto a Roma sabato scorso dimostra che l’UE c’è,  è attiva e vitale, e vuole continuare la strada intrapresa.

Si può leggere la dichiarazione di Roma al seguente link:

http://www.lastampa.it/2017/03/25/esteri/il-testo-della-dichiarazione-dei-leader-dei-stati-membri-e-del-consiglio-europeo-del-parlamento-europeo-e-della-commissione-europea-tUZIaH4InNVz1VMQmrNRIN/pagina.html

 

POLITICA
60 anni fa nasceva un progetto straordinario. Nonostante tutto.
21 marzo 2017
Viviamo una fase di difficoltà di quello che era, e resta senza mezzi termini, un progetto grandioso: l'Unione Europea. 
Il fatto che nel realizzare un progetto grandioso si incontrino ostacoli, si suscitino critiche, spesso non si trovi la strada giusta per anni, rientra nella grandiosità del progetto stesso, non ne altera le caratteristiche, non ne riduce la portata, non ne limita le potenzialità. Queste ultime sono enormi, ma strettamente vincolate alla volontà politica dei membri di quell'Unione, di coloro che hanno la responsabilità di portare avanti il progetto, e alla fine di tutti noi che ne siamo gli attori principali, i cittadini europei. Se il progetto viene sabotato al fine di circoscriverlo e contenerlo poi non si venga a dire che non funziona e perciò ne stiamo fuori. Se, per contro, per anni viene acriticamente ed entusiasticamente sostenuto poi risulta difficile prendere posizione sugli errori anche evidenti o sulle scelte che non si condividono. 

Il 25 marzo 1957 vengono firmati i Trattati di Roma, considerati in pratica la nascita della comunità europea; il 25 marzo 2017 ricorre il 60° anniversario. Si tratta di date importantissime. I primi Trattati furono due, il primo istituisce la Comunità economica europea (CEE), il secondo la Comunità europea dell'energia atomica, meglio conosciuta come Euratom. I Paesi che firmarono, e quindi fondarono quella che oggi è l'Unione Europea, furono la Francia, la Germania (allora Germania Ovest), l'Italia, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo. La prima Comunità aveva lo scopo di creare un mercato comune e favorire la trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità (art. 2), ma la volontà lo oltrepassava visto che c'era la determinazione "a porre le fondamenta di un'unione sempre più stretta fra i popoli europei" (nel preambolo). Oggi, non è difficile scorgere tale congiungimento aggirandosi nelle vie di un qualsiasi Paese UE, osservando il fondersi di modi di vivere, la somiglianza di atteggiamenti, la comunanza di vedute che, se non sono proprio uguali, si assomigliano molto, quel tanto che basta da farti percepire di essere in Europa. E, perché no, pagando con la stessa moneta, avendo archiviato definitivamente tassi di cambio e travellers chèque. Un'Europa vera, e che lo è, e lo sarà sempre più, per decisione ponderata o istintiva dei suoi abitanti, in un processo veloce che a volte scavalca le decisioni politiche. Non si tornerà indietro, questo è certo. Si può fin d'ora cambiare, modificare, intervenire, ma non invertire la rotta. L'obiezione è che qualcuno lo ha fatto (la Brexit), ma quel qualcuno era già, da sempre, con un piede fuori, per scelta.

In un libro di qualche anno fa, dall'America Jeremy Rifkin (economista, noto divulgatore) descriveva in termini entusiastici quello da lui battezzato il "sogno europeo" (Rifkin "Il Sogno Europeo", Mondadori, 2004). Fa piacere rileggerlo oggi, ad alcuni anni di distanza. L'Introduzione si conclude con le seguenti parole: "C'è una cosa, però, di cui sono relativamente sicuro. Il nascente Sogno europeo rappresenta le più alte aspirazioni dell'umanità a un futuro migliore. Una nuova generazione di europei porta su di sè le speranze del mondo e ciò conferisce ai popoli d'Europa una responsabilità molto speciale, come quella che i nostri Padri fondatori devono aver avvertito duecento anni fa, quando da ogni angolo del pianeta si guardava all'America come a un faro di speranza. Mi auguro che la nostra fiducia non vada delusa."
Nel volgere di pochi anni, la situazione è cambiata. In un intervento (Repubblica, 11 marzo 2010) uno dei pilastri della costruzione comunitaria, Jacques Delors, esprime la sua preoccupazione: "I mass media ogni giorno rincorrono una nuova emergenza come se quella del giorno prima fosse risolta. I cittadini sono persi tra la dimensione locale e quella mondiale e per molti di loro la risposta identitaria è quella del localismo e del populismo. E i governi li assecondano e li inseguono. Nessuno più ha la capacità culturale di indicare l'Europa come un modello a cui rifarsi.  Abbiamo perso la memoria di dove veniamo. Come possiamo avere la visione di dove vogliamo andare?"

Vale la pena riflettere su queste parole. Senza facili entusiasmi, ma senza altrettanto facile cinismo. L'Unione Europea è un cantiere con luci ed ombre, con programmi di altissimo livello e scelte da valutare obiettivamente. Ma si tratta del più grande progetto che si sia visto nella Storia. Certo non perfetto al primo sguardo. Piuttosto, degno di ogni sforzo di miglioramento. 

SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



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