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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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POLITICA
Approvata la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile
13 ottobre 2017
La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) disegna una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla sostenibilità, quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese, secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente. Si tratta evidentemente di un tema di vasta portata, trasversale, e capace di includerne molti altri. Il testo è stato approvato il 2 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri.
Prima dell’approvazione in CdM c'è stato un lungo processo di lavoro ed ora seguirà una seconda fase per entrare nel merito identificando gli obiettivi, definendo i metodi, stabilendo verifiche e monitoraggi, nonché la valutazione del contributo delle politiche in atto o prossime al loro raggiungimento.
Il percorso è stato avviato all’inizio del 2016, con l’elaborazione del “Posizionamento dell’Italia rispetto all’Agenda 2030”. Il testo è frutto di un lavoro tecnico e di confronto e consultazione con amministrazioni, società civile, mondo della ricerca, allo scopo di definire un cammino condiviso calibrato sulla sostenibilità, per raggiungere un quadro di misure atte a stimolare la crescita economica conciliandola con le esigenze ambientali e sociali.
La SNSvS si fonda sull’aggiornamento della "Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010", affidato al Ministero dell’Ambiente dalla Legge n. 221 del 28 dicembre 2015, aprendosi ad una prospettiva più ampia. Gli scopi principali sono due, ed entrambi ambiziosi: diventare quadro strategico di riferimento delle politiche settoriali e territoriali in Italia, disegnando un ruolo importante per istituzioni e società civile nel percorso di attuazione sino al 2030, e rappresentare il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel 2015 alle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, assumendone i 4 principi guida, integrazione, universalità, trasformazione e inclusione. Essa viene definita “lo strumento principale per la creazione di un nuovo modello economico circolare, a basse emissioni di CO2, resiliente ai cambiamenti climatici e agli altri cambiamenti globali”. In poche parole, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Per delineare i contorni di questa importantissima transizione, la Strategia di sviluppo sostenibile definisce 5 aree di intervento, denominate Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership, ognuna delle quali contiene una serie di scelte strategiche confluenti in obiettivi nazionali.
In particolare, ci si impegna per azzerare la povertà e ridurre l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali, garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano, promuovere la salute e il benessere, arrestare la perdita di biodiversità, garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi, finanziare e promuovere ricerca e innovazione, garantire piena occupazione e formazione di qualità, affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, decarbonizzare l’economia, promuovere una società non violenta e inclusiva, eliminare ogni forma di discriminazione, assicurare la legalità e la giustizia, 
Evidentemente si tratta di argomenti di vastissima portata, trasversali a molti altri, capaci di concorrere a qualificare l'azione politica e amministrativa di qualsiasi governo. Ciò che più conta ora è che queste parole diventino fatti, che ci si impegni seriamente in ambiti in cui il nostro Paese non ha mai brillato, ma in molti dei quali è stato capace di fare grandi passi avanti. Penso alla diffusione delle rinnovabili, o alla recente stima che vede l'Italia fra i Paesi europei con maggior quota di riciclo dei rifiuti: nel nostro Paese si ricicla ben il 76,9% dei suoi rifiuti, secondo Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE. Un traguardo notevole che ci rende i primi in Europa, ottenuto grazie alle norme vigenti e alle attività dei Consorzi per la raccolta e il riciclo. Oltre ai benefici evidenti, va detto che il nostro Paese è particolarmente vocato a questo tipo di pratiche coerenti con un modello di sviluppo sostenibile per diverse ragioni, occorre soltanto metterle in pratica e assumere percorsi e obiettivi a lungo termine.

La SNSvS si trova ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/slide_sviluppo_sostenibile.pdf

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/Comunicati/snsvs_ottobre2017.pdf

SCIENZA
Buone notizie: l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è realistico
20 settembre 2017
E' bello leggere buone notizie, e a volte se ne sente davvero il bisogno. Questa è una di quelle che ti cambiano la giornata.
Secondo un articolo uscito da poco sulla rivista Nature Geoscience, il mondo - vale a dire noi tutti - può ancora decidere di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  rispetto alla media della temperatura nella metà del secolo scorso. L'obiettivo, incluso nell'Accordo di Parigi come aspirazione al miglior risultato raggiungibile, sarebbe realmente ancora possibile. Questa valutazione di grandissima importanza emergerebbe da una ricerca condotta dall'Università di Exeter, in collaborazione con l’Universal College London, l’Environmental Change Institute di Oxford e la Oxford Martin School.

L'Abstract dell'articolo scientifico ci ricorda che l'Accordo di Parigi ha aperto un dibattito sulla reale possibilità di raggiungere e non superare 1,5°C di incremento della temperatura globale media, compatibilmente con le emissioni correnti e con l'aumento già avvenuto di circa  0,9°C  rispetto alla media calcolata sui decenni intorno alla metà del novecento. Restare entro quella cifra appare difficilissimo, e sono in molti a ritenerla troppo vicina ai valori già raggiunti per rappresentare un obiettivo realistico. Per contro, la speranza di riuscirvi è forte, per limitare i danni di un cambiamento al sistema climatico che già oggi - a più 0,9°C - provoca danni evidenti e alterazioni preoccupanti a parametri fondamentali. Se l'Accordo stabilisce la volontà collettiva di limitare l'incremento di temperatura ai 2°C, indica l'obiettivo desiderabile di 1,5°C per contenere ancor di più l'aumento e limitare il più possibile il cambiamento climatico di origine antropica.
Lo studio britannico mostrerebbe che contenere le emissioni climalteranti cumulative dopo il 2015 a circa 200 GtC limiterebbe il riscaldamento globale  a meno di 0,6°C nel 66% dei modelli del sistema Terra senza intervenire sugli altri parametri climatici, quota che crescerebbe fino a 240 GtC  a condizione che oltre alla CO2 siano controllati anche altri gas serra. Assumendo un picco delle emissioni e un successivo calo al di sotto dei livelli correnti per il 2030, e continuando poi con un calo più rilevante ma consistente con uno scenario realistico di forte mitigazione si ottiene un picco nella temperatura compreso entro un range fra 1,2°C e 2,0°C. Continuando nel corso del tempo con scenari opportuni di aggiustamento si riuscirebbe a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  entro questo secolo. Lo studio, che si differenzia da molti altri più pessimisti sui risultati, ricorre a dati più aggiornati.
Emerge dalla ricerca che si tratterebbe di un notevole, virtuoso e continuo impegno, ma il risultato potrebbe in tal modo essere alla portata della nostra società, senza implicazioni così gravose da mettere in pericolo il nostro sviluppo e la nostra coesistenza civile. Una possibilità concreta.
Viene da pensare che probabilmente la nostra società verrebbe esposta a gravissimi rischi per la sua sussistenza se non lo facciamo.

La responsabilità che grava su di noi che viviamo questa epoca è enorme: il futuro della civiltà umana così come l'abbiamo conosciuta spetta in gran parte alle decisioni che sapremo prendere ora. Questo è un momento cruciale della Storia, e siamo noi che lo viviamo coloro che hanno la possibilità di effettuare scelte capaci di orientare il cammino futuro verso una sconfitta con conseguenze potenzialmente gravissime o verso un miglioramento capace di conservare tutti gli elementi fondamentali e indispensabili costituenti del mondo che conosciamo.


La ricerca in oggetto è la seguente:

"Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5°C"

Richard J. Millar, Jan S. Fuglestvedt, Pierre Friedlingstein, Joeri Rogelj, Michael J. Grubb, H. Damon Matthews, Ragnhild B. Skeie, Piers M. Forster, David J. Frame, Myles R. Allen, Nature Geoscience 2017. Published online 18 September 2017

http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

POLITICA
PD scientifico
3 settembre 2017
Su due cose dette da Matteo Renzi sabato 2 settembre a Bologna questo blog sarà sempre d'accordo: che è bene trovarsi dalla parte della scienza e della ricerca scientifica, e che l'ambientalismo non sia ideologico - ma, aggiungerei, che sia ambientalismo scientifico. Il discorso verteva sul fatto che il Partito Democratico ha fatto queste scelte; in un periodo in cui convinzioni a-scientifiche si diffondono fino a raggiungere il livello del decisore politico, è bene chiarire da che parte si sta e quali politiche si intende portare avanti, e questa scelta pone il PD dalla parte giusta.
In realtà, si tratta di assai di più della parte giusta - che già non è poco. Su queste due basi, scienza e ambiente, è possibile infatti costruire il nostro sviluppo futuro. 

Penso addirittura che non vi siano altre basi su cui tentare di costruire uno sviluppo per il nostro Paese: se l'Italia vuole restare nel novero dei Paesi avanzati deve, oltre a cercare di superare una serie di sue ataviche difficoltà, mettere in campo un progetto sistematico e coerente di sviluppo industriale-terziario-agricolo basato sul trinomio ricerca scientifica e innovazione tecnologica, trasferimento alle imprese, elevata qualità finalizzata al basso impatto ambientale. In un quadro del genere si collocano adeguata istruzione, circolarità dell'economia, settori produttivi tradizionali e high tech, energie pulite, agroalimentare biologico, turismo sostenibile. Si può fare moltissimo su questo fronte, sicuramente molto più di quanto si stia già facendo in una prospettiva anche politica di apertura ad un futuro dipinto con le tinte dell'eguaglianza, dei diritti, della tutela del lavoro, della protezione dei più deboli. Si possono creare posti di lavoro, favorendo l'economia reale invece della finanza speculativa, e uscendo dal vecchio schema economico tradizionale lineare in favore di quello recente circolare. 

Alcune considerazioni sulla scienza sono d'obbligo. Le recenti opposizioni ai vaccini sono specchio di un Paese che per troppo tempo ha relegato la cultura scientifica su un piano marginale rispetto alla cultura umanistica, creando oltretutto una artificiosa divisione. La posizione secondaria che la scienza riveste nel nostro Paese nasce nella scuola primaria, e si prolunga fino al termine della scuola superiore (eccettuato ovviamente i Licei o Istituti scientifici). Gli effetti si vedono nella scarsa preparazione scientifica in termini di cultura generale che caratterizza il nostro Paese, e nella costante penuria di fondi e di adeguate politiche all'attività di ricerca, con conseguente ben nota "fuga dei cervelli". Non si tratta di fatti deplorevoli ma marginali come molti in fondo ritengono: si tratta di un formidabile ostacolo allo sviluppo del nostro Paese, con tutte le conseguenze del caso. L'opposizione ai vaccini, ovvero ai farmaci più sicuri che esistono in grado di difenderci da malattie gravissime e spesso mortali, non è che la punta di un iceberg che trova acqua nella diffidenza verso tutto ciò che è "ufficiale", la scienza ufficiale, le istituzioni, lo Stato.  L'Emilia-Romagna ha promosso per prima politiche finalizzate a mantenere un livello adeguato di vaccinazione nella popolazione, a partire dalla scuola, e ne va dato il merito all'attuale governo regionale. 

Ma la scienza e la tecnica sono, come si diceva, anche alla base dello sviluppo per un Paese avanzato. Da lì occorre partire per promuovere il sistema industriale, quello economico, tutelando ambiente, territorio, e salute. La coerenza delle politiche messe in atto è fondamentale. Abbiamo, in passato, mancato questo aspetto, con decisioni che non collegavano le aziende italiane alla domanda indotta dalle incentivazioni, o che arrivavano in momenti e tempi diversi, favorendo l'uscita della domanda stessa verso imprese estere. Sono errori che, nell'ambito del possibile, non vanno ripetuti, in una prospettiva d'insieme che deve tendere sempre più a fare sistema. 

POLITICA
L'adattamento al cambiamento climatico
25 agosto 2017
Di primaria importanza nei prossimi anni sarà il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con il quale si cercherà di avviare il nostro Paese su un percorso di resilienza rispetto alle modifiche al sistema climatico in atto a livello globale. Un percorso del genere non soltanto è utile alla tutela della salute e del territorio, ma riveste un ruolo fondamentale nella competitività di un Paese avanzato. 

L'Italia è colpita dai cambiamenti in atto nel sistema climatico ed il fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti, con un aumento dei picchi di calore estivo, la diminuzione delle precipitazioni diffuse e il concomitante incremento delle precipitazioni brevi e intense, l'accorciamento del periodo freddo invernale e le diminuzione delle precipitazioni nevose. Le conseguenze riguardano principalmente la riduzione delle riserve d'acqua nei ghiacciai montani, il cambio nel regime idrico in agricoltura, l'arrivo di specie estranee ai nostri habitat, con conseguenze anche sulla salute umana, i picchi di calore e la formazione del fenomeno "isola di calore" nelle città, l'aumento del livello del mare con fenomeni intensi di intrusione dell'acqua salina nei corsi d'acqua in entroterra, l'aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come alluvioni. L'estate in corso inanella una serie di ondate di caldo "africano" mai vista: siamo ormai (a fine agosto) alla settima. 
L'adattamento è tema centrale, e le politiche adottate saranno di grande rilevanza in futuro. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è ora in consultazione pubblica, e lo sarà fino al prossimo 15 ottobre 2017. Secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente (all'indirizzo in calce) "Il ministero dell'Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, in linea con i principi di trasparenza e partecipazione, ha avviato una consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, mondo associativo e portatori di interesse, per la presentazione della prima stesura del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici elaborata dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, finalizzata ad acquisire osservazioni utili alla elaborazione della versione finale del documento". Dunque, il Ministero propone a cittadini e istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e a in generale tutti i portatori d’interesse a confrontarsi sul testo del Piano, in vista dell’elaborazione della versione finale del documento. 

Il Piano proposto, che è stato elaborato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (indirizzo in calce), costituisce il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto a livello nazionale e determina in base alle attuali conoscenze i probabili scenari climatici futuri.  Esso individua poi possibili azioni di adattamento, con i mezzi per valutarne l’efficacia. Vengono analizzati gli aspetti locali, evidenziando aree e settori maggiormente a rischio. Attraverso un insieme di indicatori, vengono definite le macro-regioni climatiche e le cosiddette “aree climatiche omogenee”, in base a condizioni climatiche attuali e passate simili, o a uguale condizione climatica attuale e stessa proiezione climatica futura.
Il CMCC utilizza un modello climatico regionale ad alta risoluzione ottimizzato per l’Italia. Secondo quanto si legge sul sito, COSMO-CLM è un modello climatico regionale realizzato a partire dal modello operativo meteorologico COSMO LM, sviluppato inizialmente dal servizio meteorologico tedesco DWD e, in seguito dal consorzio europeo COSMO. Esso è attualmente sviluppato all’interno della CLM-Community, cui il CMCC partecipa  dal 2008.
Il modello può essere utilizzato per effettuare simulazioni climatiche con risoluzioni spaziali comprese nell’intervallo tra 1 e 50 km. Per fare un esempio, il cambiamento è descritto dai dati che riguardano le temperature sul numero di giorni in cui le massime supereranno i 29 gradi centigradi. Nelle estati dei tre decenni che termineranno nel 2050, questo succederà, in media ogni anno, per ben nove volte di più di quanto non sia accaduto nei tre decenni che hanno preceduto il 2010. A questo dato si associa una riduzione delle precipitazioni che nelle stagioni calde diminuiranno del 22% e in primavera la diminuzione risulta al 13%. Le precipitazioni in autunno, invece, faranno registrare un lieve aumento, del 5% al Nord e del 10% al Sud. Evidentemente, si tratta di dati particolarmente rilevanti in vista di una pianificazione degli usi della risorsa idrica, uno degli aspetti che preoccupano di più, e della risposta, anche edilizia e urbanistica, che occorre dare all'aumento delle temperature.

Insomma, non si tratterà della catastrofe prossima ventura se sapremo trovare risposte adeguate, ma il cambiamento climatico è una sfida formidabile - forse la maggiore - alla razionalità, alla capacità organizzativa, alla qualità della gestione della cosa pubblica (in questo caso, la primaria, ovvero l'ambiente).

Per saperne di più sul Piano di cui si è detto, i link del Ministero dell'Ambiente e del CMCC sono i seguenti:
http://www.minambiente.it/pagina/consultazione-su-piano-nazionale-adattamento-cambiamenti-climatici

http://www.cmcc.it

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

POLITICA
Più di 120 Stati votano all'ONU un Trattato che bandisce le armi nucleari
17 luglio 2017
1.
E' probabile che il 7 luglio 2017 diventi una data storica, nonostante il silenzio della stampa:  quel giorno, all’assemblea dell’ONU è stato votato a larghissima maggioranza un trattato che mette al bando tutti i tipi di armi nucleari. Il testo è stato approvato con 122 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto, ed è frutto di una campagna internazionale promossa da International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Il testo può essere scaricato al link in calce. 
Tutte le potenze nucleari si sono opposte al bando, le cinque ufficiali, riconosciute dal Trattato di non proliferazione – Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina – e quelle non ufficiali: India, Pakistan, Israele e (forse) Corea del Nord. Le medesime non hanno partecipato ai lavori dell'assise ONU di NewYork, e lo stesso hanno fatto i Paesi loro alleati. Anche l'Italia era assente.

Il primo Articolo arriva subito al cuore del problema. Esso recita:  “Ogni Stato parte si impegna a non sviluppare, testare, produrre, fabbricare, acquisire, possedere o immagazzinare armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi in nessuna circostanza”, o a "trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente; o a  “usare o minacciare l’uso di armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi”. La prima parte del testo, l'impegno a non possedere armi nucleari, nella sostanza esclude quei Paesi che volessero entrare nel ristretto club delle potenze nucleari, visto che i Paesi che già le possiedono difficilmente arriveranno a distruggerle tutte - un'operazione che di per sé non è nemmeno semplice - mentre la seconda parte del testo, l'impegno a non minacciarne l'uso, è estremamente interessante. Infatti, rende illegale l'utilità che è sempre stata riconosciuta alle armi nucleari: la deterrenza. Il ragionamento che è sempre stato alla base dei rapporti nella cosiddetta "era nucleare", dopo le terribili esperienze di Hiroshima e Nagasaki, consiste nell'utilità delle armi nucleari come mezzo di dissuasione: nessuno può attaccare uno Stato dotato di bombe o testate missilistiche nucleari poiché la risposta sarebbe insostenibile da qualsiasi nazione, compresa una anch'essa dotata di armamenti nucleari. Il loro uso, insomma, aprirebbe la strada alla distruzione totale di uno o di ambedue i contendenti. E' chiaro c'è una disparità insita nel discorso: una potenza nucleare può attaccare uno Stato che non lo sia, e vincere facilmente; questo fatto ha portato ad una suddivisione del mondo in varie aree di influenza, con alleati schierati da una parte o dall'altra, protetti dalla dotazione nucleare del proprio alleato di riferimento (che durante oltre tre decenni del dopoguerra ha caratterizzato la "guerra fredda" fra i due blocchi con a capo gli USA e l'Unione Sovietica).
Dunque, viene vietata la deterrenza nucleare, aprendo una questione che sicuramente alimenterà il dibattito nel merito fra sostenitori della sua utilità e fautori del pericolo rappresentato dalla sua continua minaccia. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in particolare si sono opposti, sottolineando che il documento non guarda alle minacce internazionali alla sicurezza. 

Il trattato vorrebbe inoltre aumentare la pressione sugli Stati che sono potenze nucleari ad operare per andare verso il disarmo. L’articolo 4 esprime l’impegno a muoversi  “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.
L'articolo è stato volutamente tenuto aperto affinché le nazioni che possiedono armi nucleari, e che non hanno partecipato al trattato, possano aderire e adottare misure a loro discrezione al fine di eliminarle. Inoltre, il testo garantisce assistenza agli Stati e agli individui colpiti dall’uso eventuale di armi nucleari o dalla sperimentazione atomica, sancisce la necessità di bonifica ambientale (articolo 6) e impegna gli Stati Parte a farsi promotori del bando presso gli altri Paesi, in modo che il Trattato raggiunga l’universalità (articolo 12). Fino al 20 settembre il trattato potrà essere firmato e sottoscritto, ed entrerà in forza quando almeno 50 Paesi l’avranno ratificato.

L’obiettivo evidentemente non è soltanto dichiarare illegali le armi nucleari, ma agire affinché esse spariscano. Non sarà facile: nel peggior delirio che l'umanità abbia attraversato, definito la "corsa agli armamenti", sono state costruite migliaia di bombe nucleari, e migliaia di testate nucleari per missili, di potenza mai vista prima e capaci di inondare il territorio di radiazioni letali per secoli, in vista di un'autodistruzione assai migliore per celerità di quella che ci procuriamo per degrado ambientale. Ancora oggi, nonostante con i vari Trattati per il disarmo nucleare siano considerevolmente diminuite, le due maggiori potenze, Stati Uniti e Russia, ne possiedono migliaia, per tonnellate di uranio e plutonio che lasceremo a perenne (è proprio il caso di dirlo) ricordo della nostra era ai figli e ai pronipoti che abiteranno la Terra dopo di noi.

Il Trattato si trova al seguente indirizzo:

www.un.org/disarmament/ptnw

L'Avvenire ne ha dato notizia fornendo anche una versione del testo in Italiano:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/oggi-il-mondo-voter-no-allonu-a-tutte-le-atomiche


2.
Ancora una volta gli incendiari hanno la meglio sullo Stato italiano - perché di questo si tratta. Sono     per la massima parte criminali che agiscono sapendo quello che fanno, coloro che d'estate appiccano roghi per distruggere ettari di vegetazione con tutto ciò che c'è dentro, case, stalle, abitanti. Forse sarebbe opportuno intervenire per fare seria prevenzione, invece di lasciare parchi incustoditi, dove si può arrivare, piazzare gli inneschi, e andarsene indisturbati, sapendo di non venire praticamente mai individuati e consegnati alla giustizia. Condivido l'auspicio del loro arresto e condanna al carcere secondo la legge, ma la prevenzione viene prima, e non si tratta di un fatto impossibile. Ci sono le tecnologie per farlo, ed occorrono anche gli uomini sul territorio. Dove sono? Chi va per boschi sa che non si incontrano quasi mai.  Ci sono leggi nel nostro Paese che regolano il nostro rapporto con le specie selvatiche, flora e fauna, ma se non ci sono i controlli sono destinate a servire a poco.
Inoltre, la soppressione con accorpamento delle Guardie Forestali all'Arma dei Carabinieri - a cui ero e rimango contraria, con il massimo rispetto per entrambi i corpi - è un passaggio delicato che richiede riorganizzazione adeguata, senza danni all'attività sul territorio. Non si può lasciare lo stesso al controllo degli incendiari, come appare dalle cronache di questi giorni.

POLITICA
Si fa presto a dire progressista (per un centrosinistra unito che guardi avanti)
12 luglio 2017
Il periodo storico che stiamo vivendo è inevitabilmente caratterizzato da cambiamento. Alcuni sintomi portano a tale conclusione: la crisi economica che perdura da anni e colpisce in misura diversa ma con eguale diffusione i Paesi europei ed il mondo occidentale, e che sembra sempre più una crisi di sistema, le grandi migrazioni di persone da Paesi poveri o sedi di conflitti armati verso Paesi più ricchi, la crescita delle diseguaglianze e la polarizzazione dei redditi,  la crisi ambientale che dopo due secoli di prelievo di risorse in quantità ben superiori a quanto mai fatto prima e rilascio di rifiuti riguarda l'intero pianeta ed i suoi equilibri ecologici, l'evidente difficoltà nel gestire fenomeni come la digitalizzazione con conseguente riduzione della necessità di lavoro o la globalizzazione, segnalano la presenza di una fase evolutiva che richiede attenzione e analisi. Se il cambiamento avverrà per il meglio, o per il peggio, saremo noi, l'attuale generazione, in larga misura a deciderlo, visto che il processo evolutivo in questione non è esclusivamente determinato da condizioni di partenza ma è largamente influenzato da decisioni politiche.
La capacità di vedere le cose con lungimiranza ha perciò un'importanza speciale, e riguarda tutte le formazioni politiche, ed in particolare il centrosinistra, per sua natura "progressista". Per fare questo è necessario almeno impostare un'analisi dei fenomeni in corso, per partire, e farla seguire da un'elaborazione fondata sull'oggi, non sul passato, con tutto il rispetto per il passato medesimo, per poi giungere alla costruzione di una proposta politica. Questo compito spetta, nel nostro Paese, ad un centrosinistra largo, inclusivo, che sappia anteporre gli interessi comuni ai particolarismi di varia natura che hanno sempre bloccato i processi di questo tipo sul nascere. La necessità di un'operazione di questo genere è avvalorata dalla crisi identitaria di cui la sinistra soffre, dall'offuscamento dei suoi contorni, dal conseguente allontanamento di moltissime persone che non si sentono più rappresentate e spesso fanno persino fatica a capire quale tipo di rappresentanza si offre loro.

Qualcosa si muove, nell'area di centrosinistra del nostro Paese, con tentativi di costruire unità a partire da divisioni. Si tratta di operazioni meritorie. Ma va detto subito che se si arriverà ad una forma di unione di svariate sigle, ciascuna impegnata a piantare i propri paletti per costruire il proprio (piccolo) recinto, verrà meno il senso principale dell'operazione, quello appunto di costruire una vasta area capace dell'analisi, dell'elaborazione, e dell'offerta di possibili risposte ai problemi di cui sopra. I temi vengono prima dei propri interessi di bottega, e vengono prima anche delle ideologie, che spostano l'asse verso la purezza d'intenti allontanandolo dall'arte di governare.

Un altro punto mi sembra essenziale: che si usi la veduta lunga anche nel merito dei temi, come dicevo sopra, che si punti l'attenzione sull'oggi. Non si può più parlare di economia soltanto sulla base dei contenuti tradizionali, e lo stesso vale per il lavoro, per l'ambiente, per le cause delle (nuove, appunto) povertà. I temi principali sono interdipendenti.  Nella visione tradizionale, troviamo una formula economica di successo, che consenta la crescita, distribuiamo in modo tendenzialmente equo (o più equo di quanto fa la destra) i profitti della crescita, costruiamo un sistema di welfare che incrementi la distribuzione del benessere sociale, cerchiamo di contenere gli impatti ambientali, e creiamo posti di lavoro. Questa visione è, per esempio, alla base dell'ultimo libro di Romano Prodi (dal bel titolo galileiano "Il piano inclinato", Il Mulino). Il suo contenuto è, ben inteso, come sempre di grande interesse e ricco di spunti. Contiene una serie di indicazioni che se attuate porterebbero il nostro Paese ad un livello ben diverso dall'attuale, perché consentirebbero al nostro Paese di avanzare, invece di rimanere fermo (o quasi, senza sottovalutare le cose buone che sono state fatte) o avviato in un declino che sicuramente può essere invertito - tenendo presente che un piano inclinato se invertito diventa una salita.
Fatte quelle cose, però, si tratta ancora di guardare avanti. Per impostare economia e società italiane con lo sguardo al futuro e' indispensabile analizzare l'interdipendenza dei vari temi, accanto ai nuovi aspetti che gli stessi hanno assunto nel corso del tempo. L'economia deve (e dovrà sempre più) parlare il linguaggio dell'economia verde, delle innovazioni di processo e di prodotto per il contenimento degli impatti ambientali, dell'efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabile, dell'economia circolare, dell'economia sociale che sta nascendo, da sola, dal basso, dei numerosi fattori comuni allo stato dell'ambiente, a partire dell'uso che si fa delle risorse. Bisogna occuparsi della riduzione del lavoro nelle società avanzate, conseguenza della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, ragionando su come distribuire quello che può essere un beneficio e non soltanto un problema, ed è necessario affrontare il tema di come fenomeni in forte accelerazione come quello migratorio siano influenzati da desertificazione in conseguenza del cambiamento climatico, e non soltanto da guerre e conflitti locali. Il mondo sta cambiando, ed è soggetto ad evoluzioni che non erano - e spesso non sono - incluse nei modelli dell'economia classica, la società è in evoluzione secondo direttrici che esperti del settore tentano ora di interpretare, l'ambiente sotto la spinta antropica sta modificando i propri equilibri ed i propri sistemi secondo percorsi anch'essi allo studio ma assolutamente non trascurabili. Queste sono le condizioni di partenza di un futuro che dipenderà in grande misura dalle scelte che faremo noi oggi.

Sono in corso di elaborazione la Strategia Energetica Nazionale e la Strategia Energia e clima in ottemperanza dell'impegno preso con l'Accordo di Parigi stipulato alla COP21; la prima dal Ministero dello Sviluppo Economico, la seconda dal Ministero dell'Ambiente. Sicuramente c'è un raccordo fra i due Ministeri, ma questo è un esempio di separazione di tematiche che invece andrebbero insieme poiché sono strettamente interdipendenti. Forse, sarebbe stato meglio elaborare un unico piano per l'energia e per il clima portatore di una visione più ampia. Della SEN abbiamo già parlato in altri post, e ne parleremo ancora, ma mi limito ad osservare che le strategie energetiche e ambientali riguardano da vicino anche le politiche industriali che si intende portare avanti, grandi assenti da molto tempo che invece avrebbero bisogno di maggior attenzione.
SOCIETA'
Ma ogni sforzo sarà inutile se non si interverrà sul cambiamento climatico
3 aprile 2017
(ANSA) Anche la stampa 3D come possibilestrumento di salvezza per la Grande barriera corallinaaustraliana. L'ecosistema, come evidenziato da un recente studiosu Nature firmato da decine di scienziati, è nuovamenteinteressato da un maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli dopoquelli devastanti del '98, del 2002 e del 2016 e ora alcuniricercatori puntano a creare con la stampa 3D delle protesi dicorallo che possano aiutare i "reef" a riprendersi. Il progetto è dell'Università di Sydney ed è partito con unamappa tridimensionale della barriera per capire doveintervenire. La tecnologia è nuova, spiega al Guardian laricercatrice Renata Ferrari Legorreta, e l'obiettivo è quello dicreare protesi ottenute da stampa in 3D dei coralli che faccianoda habitat per i pesci e da struttura di base su cui i corallipossano crescere. "Finora non abbiamo mai creato una barrieraartificiale che assomigli alla struttura di un reef naturale",spiega Ferrari. E con la stampa 3D "questo è il vantaggioprincipale": "forniamo ai coralli la stessa esatta struttura delloro reef perché ne abbiamo ottenuto i modelli prima chesbiancassero. Li abbiamo replicati".
Dopo aver testato la resilienza dei coralli ottenuti dastampa 3D in acqua, i ricercatori auspicano di "piantarne"alcuni sulla Grande barriera corallina già quest'anno. Tuttavia,sottolinea Ferrari, qualsiasi sforzo mirato sarà inutile se nonsi agirà globalmente sui cambiamenti climatici: è questa,spiega, la minaccia numero uno per le barriere coralline ditutto il mondo.  (ANSA).
SOCIETA'
La Dichiarazione di Roma
27 marzo 2017

All’indirizzo in calce si trova il testo della dichiarazione firmata a Roma sabato 25 marzo scorso dai leaders europei. Vale la pena di leggerlo, si tratta di un evento di grande importanza sul piano politico e  sul piano  sociale.

Le caratteristiche che ricorrono a delineare i contorni della prospettiva che si vuole dare all’Unione Europea sono: sicura, prospera e sostenibile, sociale e forte. Sono tratti che da sempre qualificano l’Europa, ed alcuni in particolare le sono propri: la sostenibilità e l’attitudine al sociale. Nessun altro luogo al mondo ha chiaramente scelto da anni la qualità ambientale e la qualità della vita dei cittadini fra i propri obiettivi primari in un contesto democratico, o ha posto condizioni basate su diritti umani (si pensi alla rinuncia alla pena di morte per i Paesi aderenti). Per non parlare del fatto che nessun altro insieme di Paesi al mondo ha liberamente scelto di aderire ad un'Unione a cui cedere parte della propria sovranità in vista di un futuro che offra migliori prospettive.

Questo non significa certo che tutti i problemi siano stati risolti, al contrario, stiamo attraversando una fase di crisi che colpisce e lo fa con forza, ma significa che gli obiettivi che ci si pone sono inseriti in un contesto di principi concepiti come si è detto e ritenuti irrinunciabili.   Il futuro dell’Unione può di conseguenza essere inserito soltanto in tale prospettiva.

Non è poco. Si può obiettare che il testo è troppo generico, ma è la norma in casi come questo, quando è in gioco la stessa sopravvivenza dell'Unione. La prospettiva di operare “congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione” come recita il testo, è la via per andare avanti. E' lo stabilire che indietro non si torna.

Questo passo compiuto a Roma sabato scorso dimostra che l’UE c’è,  è attiva e vitale, e vuole continuare la strada intrapresa.

Si può leggere la dichiarazione di Roma al seguente link:

http://www.lastampa.it/2017/03/25/esteri/il-testo-della-dichiarazione-dei-leader-dei-stati-membri-e-del-consiglio-europeo-del-parlamento-europeo-e-della-commissione-europea-tUZIaH4InNVz1VMQmrNRIN/pagina.html

 

POLITICA
60 anni fa nasceva un progetto straordinario. Nonostante tutto.
21 marzo 2017
Viviamo una fase di difficoltà di quello che era, e resta senza mezzi termini, un progetto grandioso: l'Unione Europea. 
Il fatto che nel realizzare un progetto grandioso si incontrino ostacoli, si suscitino critiche, spesso non si trovi la strada giusta per anni, rientra nella grandiosità del progetto stesso, non ne altera le caratteristiche, non ne riduce la portata, non ne limita le potenzialità. Queste ultime sono enormi, ma strettamente vincolate alla volontà politica dei membri di quell'Unione, di coloro che hanno la responsabilità di portare avanti il progetto, e alla fine di tutti noi che ne siamo gli attori principali, i cittadini europei. Se il progetto viene sabotato al fine di circoscriverlo e contenerlo poi non si venga a dire che non funziona e perciò ne stiamo fuori. Se, per contro, per anni viene acriticamente ed entusiasticamente sostenuto poi risulta difficile prendere posizione sugli errori anche evidenti o sulle scelte che non si condividono. 

Il 25 marzo 1957 vengono firmati i Trattati di Roma, considerati in pratica la nascita della comunità europea; il 25 marzo 2017 ricorre il 60° anniversario. Si tratta di date importantissime. I primi Trattati furono due, il primo istituisce la Comunità economica europea (CEE), il secondo la Comunità europea dell'energia atomica, meglio conosciuta come Euratom. I Paesi che firmarono, e quindi fondarono quella che oggi è l'Unione Europea, furono la Francia, la Germania (allora Germania Ovest), l'Italia, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo. La prima Comunità aveva lo scopo di creare un mercato comune e favorire la trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità (art. 2), ma la volontà lo oltrepassava visto che c'era la determinazione "a porre le fondamenta di un'unione sempre più stretta fra i popoli europei" (nel preambolo). Oggi, non è difficile scorgere tale congiungimento aggirandosi nelle vie di un qualsiasi Paese UE, osservando il fondersi di modi di vivere, la somiglianza di atteggiamenti, la comunanza di vedute che, se non sono proprio uguali, si assomigliano molto, quel tanto che basta da farti percepire di essere in Europa. E, perché no, pagando con la stessa moneta, avendo archiviato definitivamente tassi di cambio e travellers chèque. Un'Europa vera, e che lo è, e lo sarà sempre più, per decisione ponderata o istintiva dei suoi abitanti, in un processo veloce che a volte scavalca le decisioni politiche. Non si tornerà indietro, questo è certo. Si può fin d'ora cambiare, modificare, intervenire, ma non invertire la rotta. L'obiezione è che qualcuno lo ha fatto (la Brexit), ma quel qualcuno era già, da sempre, con un piede fuori, per scelta.

In un libro di qualche anno fa, dall'America Jeremy Rifkin (economista, noto divulgatore) descriveva in termini entusiastici quello da lui battezzato il "sogno europeo" (Rifkin "Il Sogno Europeo", Mondadori, 2004). Fa piacere rileggerlo oggi, ad alcuni anni di distanza. L'Introduzione si conclude con le seguenti parole: "C'è una cosa, però, di cui sono relativamente sicuro. Il nascente Sogno europeo rappresenta le più alte aspirazioni dell'umanità a un futuro migliore. Una nuova generazione di europei porta su di sè le speranze del mondo e ciò conferisce ai popoli d'Europa una responsabilità molto speciale, come quella che i nostri Padri fondatori devono aver avvertito duecento anni fa, quando da ogni angolo del pianeta si guardava all'America come a un faro di speranza. Mi auguro che la nostra fiducia non vada delusa."
Nel volgere di pochi anni, la situazione è cambiata. In un intervento (Repubblica, 11 marzo 2010) uno dei pilastri della costruzione comunitaria, Jacques Delors, esprime la sua preoccupazione: "I mass media ogni giorno rincorrono una nuova emergenza come se quella del giorno prima fosse risolta. I cittadini sono persi tra la dimensione locale e quella mondiale e per molti di loro la risposta identitaria è quella del localismo e del populismo. E i governi li assecondano e li inseguono. Nessuno più ha la capacità culturale di indicare l'Europa come un modello a cui rifarsi.  Abbiamo perso la memoria di dove veniamo. Come possiamo avere la visione di dove vogliamo andare?"

Vale la pena riflettere su queste parole. Senza facili entusiasmi, ma senza altrettanto facile cinismo. L'Unione Europea è un cantiere con luci ed ombre, con programmi di altissimo livello e scelte da valutare obiettivamente. Ma si tratta del più grande progetto che si sia visto nella Storia. Certo non perfetto al primo sguardo. Piuttosto, degno di ogni sforzo di miglioramento. 

SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

SOCIETA'
Illuminiamoci di meno (non per stare al buio, ma per guardare al futuro)
24 febbraio 2017
Si spengono le luci, oggi 24 febbraio dalle 18 alle 20, per riflettere sullo spreco di energia e sulla necessità di mettere in atto azioni a tutela dell'ambiente, del clima, per risparmiare preziose risorse energetiche. Un gesto simbolico per ricordare che la responsabilità riguarda tutti, privati cittadini e istituzioni, associazioni ed enti, e perché no, partiti politici, i più restii ad includere a pieno titolo e pari dignità la cultura ambientale e scientifica nel proprio orizzonte culturale tradizionale.
La 13/a edizione della campagna 'M'illumino di meno' promossa dal programma radiofonico 'Caterpillar' di Radio Rai 2 quest'anno invita alla condivisione poiché la maggiore dispersione energetica è causata dallo spreco in tutti gli ambiti dei nostri consumi: dagli alimentari ai trasporti, alla comunicazione. 

La tendenza allo spreco non è casuale, o normale conseguenza di una società che, nonostante mille difficoltà, è enormemente più ricca rispetto al passato; essa è piuttosto uno dei pilastri del pensiero liberista consumista che vede nel mercato e nella sua libertà di autoregolazione, e nell'individualismo competitivo, le linee portanti di un pensiero da tempo quasi unico, nell'oscuramento in cui si trovano le sinistre europee. Pensiero che nel mondo occidentale ha la sua massima espressione negli Stati Uniti d'America - che non per nulla consumano energia ed emettono inquinanti in misura pro-capite più che doppia rispetto all'Europa - mentre il Vecchio Continente è stato, e può ancora essere, luogo in cui sviluppare un pensiero diverso, che affondi le sue radici nelle esperienze socialdemocratiche che lì hanno avuto una storia ed un'esperienza concreta.  Nonostante la lunga crisi che stiamo attraversando da anni e le evidenti difficoltà riferibili al pensiero prevalente negli ultimi trent'anni, la sinistra a livello europeo appare ancora lontana da una ripresa che faccia sperare in una nuova stagione culturale e politica, tuttora vincolata ad orizzonti limitati che in buona parte si è autocostruita. 
Restando ai temi ambientali e guardando al nostro Paese, viene da chiedersi come sia stato possibile che la sinistra italiana non abbia colto la qualità progressista insita nelle tematiche ambientali ed energetiche, in vista di una diminuzione degli sprechi, di una migliore distribuzione delle risorse, di creazione di posti di lavoro, di un innalzamento della qualità della vita, mentre si è cercato, e si cerca tuttora, di far passare l'idea che si tratti di argomenti soltanto tecnici, senza valenza politica. Iniquo accesso alle risorse, emissioni inquinanti che colpiscono prevalentemente le fasce più deboli della popolazione, cambiamento climatico, profughi ambientali; è come se tutto ciò non riguardasse la sinistra italiana. Si tratta di uno dei più gravi errori, tuttora non pienamente compreso, figlio di una forma di chiusura innanzitutto culturale che ha sostanzialmente impedito di guardarsi attorno. 
C'è una buona fetta di futuro, invece, nella riduzione degli sprechi, in cui è facile vedere la formazione di nuove opportunità nello spazio che si apre. E sarà importante vedere in questa fase politica se qualcuno se ne accorgerà.
Dunque, spegniamo le luci ricordando che dietro un semplice gesto c'è un intero mondo fatto di ricerca scientifica, di produzione industriale avanzata, di posti di lavoro, di rispetto per l'ambiente, di rispetto, in fondo, per il mondo e per sè stessi. 

2.
A completamento della legge sugli ecoreati 68/2015, che guarda ai delitti di gestione illegale di rifiuti e scorie, ora c'è il disegno di legge sui reati contro flora e fauna presentato al Senato dalle senatrici Monica Cirinná (Pd), Loredana De Petris (gruppo misto, Si), Silvana Amati (Pd), Manuela Repetti (Gruppo Misto).
Da 2 a 6 anni di carcere per chi uccide un orso bruno o un'aquila reale, oltre a una multa da 15 mila euro a 150 mila: sono alcune delle misure previste. L'Italia è nel bacino del Mediterraneo seconda solo all'Egitto per numero di uccelli catturati o uccisi illegalmente, con circa 8 milioni di esemplari - secondo la Lipu - e si tratta di reati oggi punibili soltanto con un'ammenda. 
Ricordiamo ancora una volta che anche il lupo è oggi specie protetta, e che non saranno certo uccisioni legalizzate a fermare il bracconaggio, ma maggiori controlli e un corretto funzionamento della normativa vigente. 

3.
Terzo, ma non certo in ordine di importanza. Paola Clemente, un nome da ricordare, morta di fatica sotto il sole, nel meridione di uno dei Paesi più sviluppati, il nostro, mentre lavorava nei campi dei prodotti agricoli che arrivano sulle nostre mense, nell'anno 2015 d.C.  Lavoro nero, sottopagato e privo dei più elementari diritti, ancora oggi. Si stimano nell'ordine delle centinaia di migliaia i lavoratori agricoli senza regole vittime del caporalato in Italia. Il tema del lavoro, delle sue regole e dei suoi diritti, è tema attualissimo, su cui è necessario soffermarsi, innanzitutto per spezzare la catena dei nuovi abusi.

POLITICA
Appesi allo psicodramma del PD - ma la politica è altro
17 febbraio 2017
Che di fronte ai mille problemi quotidiani delle persone, che nel mezzo di una crisi di sistema di vasta portata, economica, sociale, ambientale, che in una fase di ripiegamento e arretramento dei partiti socialdemocratici europei che dura da anni, che in un processo culturale e politico che vede i temi e le tesi delle sinistre a livello mondiale in ombra da anni, che al cospetto di nuovi temi globali che interrogano politica e coscienze in modo impellente e in misura vasta e profonda, che in mezzo a tutto ciò gli italiani (e non solo) siano costretti a sorbirsi lo psicodramma del Partito Democratico, il Partito più grande e di gran lunga dotato delle migliori potenzialità,  su tutti i mezzi di informazione, con scadenze settimanali dei vari ultimatum, in assenza di accadimenti catastrofici e definitivi che ne giustifichino la drammaticità, è sconcertante. Per non parlare degli iscritti e dei militanti, di cui è facilmente intuibile lo stato d'animo. 
Uno spettacolo, francamente, desolante. Una mesta e sconfortante deriva dei comportamenti politici di una parte di coloro che dirigono il partito, e che mostrano di non cogliere la responsabilità che si trovano ad avere tra le mani. 

Innanzitutto, il segretario nazionale, Matteo Renzi. A lui spetta (o spettava) il compito primario di conservare e rivitalizzare l'unità del partito, coinvolgendo anche le minoranze interne a partire dalla sinistra. Cosa che non è stata fatta, anzi, è stata messa in atto una sorta di chiusura e allontanamento nella normale attività, che ha mostrato a volte aperture soltanto se tirati per la giacca. Forse, la "rottamazione" non era soltanto concepita come un turn over del personale politico, ma come un accantonamento in solaio di idee considerate vecchie e superate. Di questo ha massima responsabilità l'attuale gruppo dirigente.
In secondo luogo, alcuni dei principali esponenti della minoranza di sinistra del partito, che hanno scelto la strada delle pubbliche rivendicazioni, fino alla minaccia di scissione. Un atteggiamento comprensibile, ma sbagliato, per vari motivi. Innanzitutto, due: la strada per proporre idee nuove e  una linea politica diversa si trova dentro il partito e consiste nel fare lì una battaglia politica, e il fatto di rappresentare elettori e militanti impone di cercare vie per trovare soluzioni, non di sbandierare le proprie difficoltà mettendole in capo a tutta Italia. Il tema vero non è decidere se dividersi o no, ma verificare se la linea politica seguita sin qui è adeguata alle esigenze , e capace di rispondere a destre e populismi. 
Pier Luigi Bersani ha scritto una lettera a un giornale, L'Huffington Post, ponendo argomentazioni che evidentemente ritiene non trovino altro ascolto per via di una chiusura a prescindere; altri hanno risposto, ed è tutto un fiorire di interviste, proposte di mediazione, pareri, appelli a non dividersi. Con la conseguenza incredibile di esporre tutto il Paese ai propri problemi, mentre compito della politica sarebbe quello di risolverli. L'impatto sui cittadini non può che essere quello di aumentare la sfiducia, già da tempo elevatissima, e favorire facili populismi di cui siamo già preda. 
Faccio anch'io, dal mio piccolo - e da questo blog, che ha sempre cercato di esporre temi concreti - un appello: lasciate perdere. Ritiratevi, se non siete in grado di affrontare ciò che innanzitutto la politica inevitabilmente comporta: la responsabilità del proprio ruolo nei confronti dei cittadini. Innanzitutto, di evitare battibecchi pubblici, considerando scontato il fatto di evitare divisioni. Se vogliono leggere un appello per questo, ne consiglio uno molto bello, che condivido in pieno, oggi su Repubblica, a firma Mario Calabresi. 

Ma se la sinistra PD (ed ex-DS) vuole parlare di apertura, di considerazione delle minoranze, di confronto e di linea politica, allora ci siamo. Ricordando però loro che hanno costituito, e costituiscono tuttora, uno dei migliori esempi di consesso chiuso che si sia visto in Italia, dove la rigidità delle regole e l'anagrafe dell'appartenenza costituiscono ancora oggi i principali requisiti per la partecipazione, dove l'autoreferenzialità (attribuzione che non ho certo inventato io) è stata il logico e inevitabile sbocco di alcuni decenni di chiusura e autolimitazione culturale, prima ancora che politica. 
Vorrei sottolineare il fatto inequivocabile che se la situazione attuale non piace, essa è frutto del percorso precedente, costituito da scelte precise, da una serie di riconosciuti errori, ma soprattutto, dalla miopia di chi si è ostinato per anni a considerare altre proposte come secondarie. Da chi ha scelto di coltivare il proprio orto senza alzare gli occhi dal terreno che, nel frattempo, inaridiva. C'è bisogno di aria, e di acqua, per coltivare anche soltanto il proprio orticello, ma intorno, c'è un intero mondo dove è possibile piantare i semi. Questo non è stato fatto, nemmeno dietro sollecitazione.

Ora, attendiamo l'assemblea di domenica per sapere se ci si divide oppure no. Chiedo ai nostri dirigenti di dirci, sempre domenica, se dobbiamo rinnovare, o prendere se nuova, la tessera del PD. Così i cittadini, e i militanti, si possono regolare. Nel frattempo, questo blog, nel suo piccolo, continuerà ad occuparsi dei temi molto concreti dell'energia e dell'ambiente.

POLITICA
Le politiche ambientali contano (anche in economia e finanza)
7 febbraio 2017
1. Le politiche ambientali
E' uscito il 6 febbraio il rapporto sull'attuazione delle politiche ambientali nell'UE redatto dalla Commissione Europea "Improving the implementation of European environmental policy" (indirizzo del sito della Commissione Europea in calce). Lo scopo del rapporto, dichiarato sul sito della Commissione, è trovare nuove modalità per aiutare gli Stati membri ad applicare le regole dell'Unione, che vanno a beneficio dei cittadini, delle amministrazioni, dell'economia. Il rapporto mostra, per esempio, che la prevenzione della produzione di rifiuti resta una sfida importante per tutti gli Stati membri, o che il problema della qualità dell'aria affligge 23 Stati su 28, mentre una serie di cause all'origine delle problematiche rilevate accomunano tutti: scarso coordinamento fra i diversi livelli amministrativi, insufficienza di dati, di conoscenze, di capacità.
Risulta dal Rapporto che il nostro Paese presenta tre principali questioni da risolvere per allinearsi agli standard richiesti in sede comunitaria:  gestione delle acque reflue, soprattutto al Sud, inquinamento atmosferico, in questo caso al Nord, e lacune nel processo di designazione dei siti 'Natura 2000'. Si tratta, sottolinea l'esecutivo UE, di problemi la cui soluzione è resa più difficile da "conflitti di sovrapposizione" tra amministrazioni locali e quella centrale.
Nel documento si segnalano anche alcuni punti di eccellenza italiani, come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) sviluppati da Istat e Cnel. I problemi però restano e riguardano temi importanti, come rifiuti, acque reflue, smog nei centri urbani e designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat, su cui Bruxelles ha aperto diverse procedure di infrazione.
Il rapporto sottolinea anche il significato per l'economia di corrette politiche ambientali: l'attuazione della legislazione comunitaria in materia potrebbe far risparmiare ben 50 miliardi di euro ogni anno, in costi diretti, e indiretti come le spese sanitarie dovute a danni di origine ambientale.

Un riconoscimento delle conseguenze economiche e finanziarie di rilevanti tematiche ambientali come il cambiamento climatico viene anche dalla Banca d'Italia. Si legge su Wall Street Italia che i rischi legati al cambiamento climatico possono avere conseguenze di una certa portata anche sull’economia e i mercati finanziari non ne tengono conto, e a dirlo è il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, aprendo i lavori di un convegno sulla finanza sostenibile. 
“I mercati probabilmente stanno sottoprezzando i rischi legati al clima perché pensano che gli effetti si materializzeranno soltanto nel lungo termine. La crisi finanziaria del 2007 ci ricorda i costi sociali ed economici del sottovalutare e sottoprezzare il rischio”. Signorini ha sottolineato che il mondo si sta riscaldando ed è onere delle autorità di vigilanza finanziaria prendersi cura di tali problemi. “Questo perché gli effetti degli eventi naturali collegati al clima hanno potenzialmente conseguenze di vasta portata per l’economia e il sistema finanziario”.
Si tratta di un tema di vasta portata in cui la questione del rischio, reale e percepito, lega l'andamento dei mercati alle conoscenze scientifiche sui cambiamenti che interessano - e interesseranno in futuro - il sistema climatico. 
Tali cambiamenti influenzano sicuramente l'economia, su scala globale e su scala locale, come da anni ha mostrato il noto Rapporto Stern (Stern Rewiew Report, 2006). In uno dei suoi libri, "Un piano per salvare il pianeta" del 2009, Nicholas Stern (Professore di Economia alla London School of Economics, ed ex vicepresidente della Banca Mondiale - non precisamente un organismo di estremisti ambientalisti) scrive: "Qualcuno penserà che le turbolenze nei mercati finanziari del 2007 e del 2008 e il probabile rallentamento dell'economia mondiale dovrebbero consentire di rimandare l'azione per contenere i cambiamenti climatici, ma si tratta di un errore madornale. La lezione da trarre dall'attuale disastro finanziario dovrebbe essere che il pericolo sta nell'ignorare o nel non riuscire a cogliere l'accumularsi dei fattori di rischio. La crisi economica di oggi si andava preparando da quindici o venti anni. Se rimandassimo ulteriormente l'azione contro i cambiamenti climatici per altri quindici o venti anni, ci troveremmo poi a un punto di partenza molto più difficile e rischioso." 
Tutto ciò è ancora valido. In questi anni, sono stati fatti alcuni passi in avanti, ma non bastano certo. E' indispensabile proseguire nella strada scelta consolidandone le caratteristiche già presenti e sperimentandone di nuove, senza dimenticare che il rischio di un'involuzione è sempre presente.

I siti citati sono:
la Commissione Europea www.ec.europa.eu
Wall Street It. wallstreetitalia.com


2. Il Piano Lupo
Le Regioni, in sede di Conferenza Stato Regioni, hanno chiesto e ottenuto dal Governo il rinvio dell'esame del Piano per la tutela e la gestione del lupo, allo scopo di correggere la parte contestata che prevede la possibilità di avviare piani di abbattimento selettivo. Si tratta di un passo in avanti molto importante, per evitare una linea sbagliata nella gestione, e nella convivenza, con il grande predatore nel nostro Paese. Attendiamo gli sviluppi. Speriamo bene. 

SOCIETA'
Valutare il Benessere Equo e Sostenibile richiede diversi parametri - non solo il Pil
28 dicembre 2016
Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile 2016 di Istat mostra un quadro completo e integrato dei numerosi fattori che formano la qualità della vita nel nostro Paese, attraverso una serie di indicatori di tipo economico, sociale, ambientale. Il tipo ambientale, in particolare, ha visto crescere il proprio ruolo e la propria influenza sul benessere individuale e collettivo, un fatto oggettivo che rientra nei contesti delineati nei vari Rapporti fino a quest'ultimo, il quarto. 
Le misure del benessere, che riguardano molti ambiti dall'istruzione al lavoro, dalla salute all'economia, dalla sicurezza all'ambiente e al paesaggio, presentate, secondo quanto riporta il Rapporto, sono  "state implementate e sviluppate dall’Istat a partire dal 2010, a valle di un ampio e articolato dibattito che ha coinvolto istituzioni, mondo della ricerca e organismi della societa` civile sul tema della misurazione del benessere individuale e sociale. Il quadro composito di misurazioni che ne e` scaturito e` orientato a supportare il dibattito pubblico e le scelte di policy, obiettivo rafforzato dalla nuova legge di bilancio, la quale prevede esplicitamente di misurare l’efficacia delle politiche pubbliche anche attraverso i loro effetti sugli indicatori di benessere."

Quest´anno dunque il Rapporto si inserisce in un contesto che presenta due importanti novità: l´inclusione degli indicatori di benessere equo e sostenibile tra gli strumenti di programmazione della politica economica nazionale, come previsto dalla riforma della Legge di bilancio, entrata in vigore nel settembre 2016, e l´approvazione da parte delle Nazioni Unite dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile contenente 17 obiettivi (SDG, Sustainable Development Goals) di sostenibilità a livello mondiale.

Per quanto riguarda l'ambiente, il titolo del capitolo riassume la situazione nel nostro Paese: "Segnali di miglioramento ma persistono ritardi e difficoltà strutturali". Il capitolo inizia poi con le seguenti parole: "Nel nostro Paese vi e` ancora una forte disparita` nell’ampiezza e nell’intensita` delle risposte alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente, in gran parte riconducibili ad azioni tese all’adeguamento a normative europee e al governo di specifiche emergenze ambientali.
Tra gli avanzamenti registrati nel periodo recente sono da citare il livello relativamente elevato raggiunto dalla disponibilita` di aree verdi urbane accessibili ai cittadini e delle aree naturali protette, pari ormai a piu` del 20% del territorio nazionale. Cresce complessivamente negli anni la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, nonostante il calo registrato nell’ultimo anno, mentre si contraggono le emissioni di gas serra e il consumo di materiale interno. Questi miglioramenti si manifestano in un contesto di crescente sensibilita` della popolazione italiana nei confronti delle problematiche ambientali.
E` evidente, tuttavia, la necessita` di interventi strutturali e completi su tutto il territorio. Nel settore dei rifiuti urbani si riduce la quota dello smaltimento in discarica, che rimane comunque elevata nel Mezzogiorno. Resta anche alta la dispersione di acqua potabile dalle reti di distribuzione comunale e la quota di acque reflue urbane non trattate da impianti di depurazione di tipo secondario o avanzato. In generale, emergono diverse aree del Paese in cui la popolazione vive una significativa esposizione ad eventi di grande impatto sulla tenuta del territorio e sulla sicurezza."
I miglioramenti ci sono, e fa piacere, ma non bastano, soprattutto in un'ottica di sistema estesa a tutto il territorio nazionale. Seguono infatti numerosi dati che delineano un quadro molto variegato. 
Il capitolo dedicato all'ambiente è preceduto da quello sul paesaggio e patrimonio culturale dall'eloquente titolo "Segnali di arretramento nella tutela e valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale", e seguito da un altro ambito tanto importante quanto poco presente nell'agenda politica come la ricerca, presentato con tre chiarissime parole "Innovare rimane difficile".

Il ruolo degli indicatori statistici come strumento per orientare e influenzare i processi decisionali è un tema attuale e degno di nota, considerando che gli indicatori di natura socio-economica e ambientale possono fornire informazioni importanti per capire la qualità della vita delle persone in alternativa o in aggiunta al Pil o ad altri parametri economici entrati da tempo nelle analisi e nelle decisioni politiche, ma su cui cade l'ombra di non rappresentare la totalità dei dati necessari ad individuare il benessere delle persone. Il dibattito è in corso da molti anni; sarebbe tempo ormai di acquisire e includere nelle analisi parametri diversi che consentano di dipingere un quadro più ampio e maggiormente rispondente alla realtà.

Il Rapporto si può scaricare sul sito dell'Istat: www.istat.it


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