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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

ECONOMIA
Il Canada devastato dagli incendi - ovvero, la dicotomia fra accordi internazionali e realtà
16 maggio 2016

Mentre il mondo firma accordi internazionali per tentare di contenere gli effetti sul sistema climatico delle emissioni inquinanti generate dalla combustione di gas, carbone e petrolio – come il documento della CoP21 di Parigi, firmato pochi giorni fa da un numero e un’estensione di territori nazionali mai vista prima per un accordo sui temi ambientali – le industrie, e i medesimi Stati che firmano, continuano a utilizzare combustibili fossili e ad estrarli con ogni mezzo, spremendo fino all’ultima goccia le rocce del sottosuolo con il fracking o le sabbie bituminose.

Il vastissimo danno ambientale già creato in alcune zone del Canada da questi metodi, pesantemente invasivi, ora se possibile si è trasformato in una versione cercata e voluta dell’inferno, con una serie di incendi di proporzioni gigantesche che stanno bruciando foresta, costringendo persone a lasciare il territorio, minacciando animali e vegetazione (l’ultimo dei problemi che si pongono di solito coloro che governano), emettendo inquinanti in atmosfera  giusto quanto manca per completare l’opera.

La capitale mondiale dell’estrazione di idrocarburi dalle sabbie bituminose sta andando a fuoco. Il rogo è divampato nei pressi di Fort McMurray, nel nordest della provincia canadese dell’Alberta. Le fiamme, dopo aver carbonizzato 7.500 ettari di boschi e danneggiato terreni, hanno raggiunto la città, distruggendo o danneggiando migliaia di abitazioni e costringendo inizialmente circa 80 mila persone a fuggire, ed il governo a dichiarare lo stato di emergenza. Ora gli sfollati sono diventati circa 100.000. Il Ministro della Pubblica sicurezza, Ralph Goodale, ha parlato di «situazione pericolosa e imprevedibile», con oltre 100.000 sfollati, 1.600 abitazioni andate distrutte e circa 17.000 persone ancora da trarre in salvo. Sono stati bloccati i voli. Per fronteggiare il fuoco sono stati mobilitati 1.100 pompieri, 145 elicotteri, 138 mezzi pesanti e 22 aerei cisterna.

Fort McMurray è una città costruita per portare manodopera all’industria del petrolio che in Canada estrae dalle sabbie bituminose, con un pesantissimo impatto ambientale. Ora, questo incendio ha frenato la produzione di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada, portando al rialzo il prezzo del greggio. Il Wti è salito di oltre il 4%, mentre il rialzo del Brent si avvicina al 4%. Gli analisti stimano un calo della produzione compreso tra 500.000 e 800.000 barili al giorno attualmente in Canada a fronte di una produzione globale di circa 96 milioni di barili, di cui un milione considerato in eccesso. La produzione nella zona dell’incendio e' stata rallentata o sospesa per mettere al sicuro il personale.

C’è un altro aspetto che può contribuire a chiarire la situazione. Il riscaldamento globale – fenomeno in gran parte causato proprio dalla combustione di idrocarburi e da altre attività che alterano la composizione atmosferica – determina un allungamento della stagione degli incendi, a livello mondiale e locale. Pare infatti che negli ultimi anni le temperature medie dell’area del Canada interessata siano aumentate considerevolmente. Per questo nella regione gli inverni diventano sempre più secchi e meno piovosi, causando siccità e aumento degli incendi. Secondo uno studio pubblicato da Nature Communications nel 2015, dal 1979 la stagione degli incendi si sta allungando notevolmente in tutto il mondo.

Tutto ciò costituisce un’evidente contraddizione, fra la ricerca dei modi per ridurre i fenomeni di inquinamento e di alterazione del clima mondiale, che confluisce a livello internazionale in accordi siglati da ormai tutti gli Stati, e il perdurare, persino in modalità peggiori, delle tecniche di sfruttamento di quanto c’è di più sporco ed inquinante per la produzione di energia. Occorre fare chiarezza e mettere un fermo stabile ai metodi più inquinanti, invasivi dell’ambiente, climalteranti a cui ancora oggi si ricorre per produzioni energetiche ed industriali, altrimenti i documenti degli accordi internazionali rischiano seriamente di diventare carta straccia.

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Lo scorso venerdì 13 maggio si è tenuto a Roma, presso la sede del Partito Democratico, il terzo seminario di #Ambientealcentro, dal titolo: “Dalle buone leggi alle buone politiche: quali impatti nella applicazione delle nuove misure ambientali”. L’iniziativa è stata organizzata dal dipartimento Ambiente del PD e dall’associazione degli Ecologisti Democratici.

Dopo l’assemblea iniziale, molto partecipata, i lavori sono stati divisi fra quattro tavoli tematici: Economia circolare, Cambiamenti climatici e adattamento, Controlli e legalità, Territori e qualità ambientale. Successivamente, nel pomeriggio, durante una nuova seduta plenaria sono stati illustrati i risultati del lavoro dei tavoli.

Con un approccio concreto è stato portato avanti il discorso aperto su temi importanti, che attraversano molti aspetti della società, a partire dalla vita quotidiana per finire alla pratica politica e di governo.  Si tratta evidentemente di un ambito molto ampio, trasversale per sua natura, ma fortemente legato ad alcuni temi su cui la sensibilità di un partito di centrosinistra è particolarmente focalizzata.

Per saperne di più ci si può collegare con il sito del PD all’indirizzo seguente:

http://www.partitodemocratico.it/ambiente/

 

SOCIETA'
Le foreste ci proteggono - al 45503
19 maggio 2015
Segnalo la campagna del WWF in corso per sensibilizzare sull'annoso problema della deforestazione. Una questione enorme che pare negli anni non si riesca a scalfire, che vede contrapposti gli interessi di coloro che guadagnano da attività di sfruttamento diretto delle risorse naturali e coloro che ci vivono e sulle medesime risorse basano la propria sussistenza. Nel mezzo, gli interessi di noi tutti, che abbiamo l'urgente necessità di contenere l'alterazione della composizione atmosferica che porta al cambiamento climatico e l'inquinamento, ma che spesso siamo acquirenti, magari senza rendercene conto, dei deforestatori. 
Per partecipare basta inviare il proprio contributo tramite un sms al numero 45503, e magari, responsabilizzandoci tutti verso la provenienza e l'origine dei prodotti che acquistiamo, evitando quelli direttamente legati al taglio indiscriminato di vegetazione nelle grandi foreste primarie, ed in particolare evitando gli illeciti, come il commercio di animali o loro parti. La fauna selvatica delle grandi foreste e' essa stessa in pericolo per via della riduzione del proprio habitat, e per via della cattura e del commercio illegale.
fondi raccolti saranno destinati ad un progetto di difesa del Bacino del Congo, la seconda foresta pluviale del mondo: il progetto Dzanga Sangha nella Repubblica Centrafricana. Si tratta di un'area che negli ultimi anni sta rischiando di perdere un enorme patrimonio di biodiversità e risorse naturali a causa della deforestazione, del bracconaggio, delle illecite attività estrattive e dai recenti conflitti armati.

Per saperne di più si può visitare il sito:
www.wwf.it


SCIENZA
2011: Anno Internazionale delle Foreste
1 maggio 2011
Quest'anno è l'Anno Internazionale delle Foreste,  voluto dall'ONU per sensibilizzare la pubblica opinione sull'importanza della conservazione del patrimonio boschivo mondiale, ma continuando come ora, cioè senza ulteriori interventi per fermare la deforestazione, le prospettive sono preoccupanti.
Per l'occasione, infatti, il WWF ha presentato uno studio denominato "Living Forests" dal quale emergono cifre fortemente negative, come il rischio che oltre 230 milioni di ettari di foresta vengano distrutti entro il 2050 se non si interviene subito ad arrestare il fenomeno.
Nel Rapporto, denominato “Living Forests” vengono esaminate le cause della deforestazione che attualmente procede a ritmi allarmanti, e vengono identificate le opportunità per passare ad un nuovo modello che sia sostenibile per l'ambiente, e accettato e promosso da governi,  imprese e dalle comunità locali. La principale proposta consiste in un’alleanza tra coloro che hanno una responsabilità politica e le imprese, finalizzato a fermare la deforestazione e il degrado entro il 2020. E' assolutamente necessario infatti fermare la distruzione delle aree forestali che ancora esistono sulla Terra e conservarne la qualità: questo significa anche contribuire a limitare l'incremento di anidride carbonica nella composizione atmosferica, e preservare la biodiversità di cui le foreste soprattutto primarie sono depositarie in qualità e quantità.
L'elevata qualità di una foresta infatti riguarda quelle naturali, e in particolare quelle primarie, e non certamente quelle impiantate di recente che non possono compensare la perdita delle prime, anche se vengono spesso conteggiate tra le aree verdi nei rapporti sullo stato del Pianeta. Conservare le foreste significa perciò conservarne la qualità, oltre che l'estensione, dato che sostituire la perdita di boschi naturali impiantando nuovamente non compensa il danno arrecato.
Attualmente, il calo delle foreste naturali per varie cause, praticamente tutte collegabili alle attività umane, colpisce intorno ai 13 milioni di ettari all'anno (!)
Il WWF ha sviluppato il Modello “Living Forests” con l‘Istituto Internazionale Applied Systems Analysis (IIASA), che costituisce la base per il Report Living Forests e descrive come raggiungere gli obiettivi citati.
Anche l'Italia è attiva sul mercato internazionale del legname, con l'importazione di prodotti legnosi dal bacino del Congo, o dal sudest asiatico, mentre l'importanza di raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale è ancora poco avvertita. Allo scopo di diffondere informazione e consapevolezza riguardo una gestione sostenibile del partimonio forestale, importantissimo anche per limitare le alterazioni climatiche, il WWF ha realizzato una piattaforma web "Imprese per le foreste", il cui indirizzo è:
http://impreseperleforeste.wwf.it/
mentre il sito delle Nazioni Unite dedicato all'Anno Internazionale delle Foreste si trova all'indirizzo:
http://www.un.org/en/events/iyof2011/
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