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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SOCIETA'
Centri urbani: cambiare in meglio è possibile
1 novembre 2017
Ci sono numerose realtà locali in Italia che hanno già aperto le porte al futuro e presentano buone performaces ambientali, mentre molte altre si affannano nella gestione, spesso cattiva, del passato. E' quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" che ogni anno Legambiente realizza con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, e che è stato pubblicato da pochi giorni. Lo si può scaricare all'indirizzo in calce.

Come si legge sul sito, ci sono Comuni capaci di gestire il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre città europee, di cambiare stili di mobilità, che riescono a depurare gli scarichi, a contenere i consumi idrici ed evitare lo spreco d’acqua potabile, che investono sulle fonti rinnovabili di energia, che hanno all'attivo varie e significative esperienze di rigenerazione urbana. Molti altri non sono ancora in grado di farlo. Si tratta di ambiti che riguardano da vicino la salute e la qualità della vita dei cittadini, perciò di straordinaria importanza, in cui evidentemente un'amministrazione locale può qualificare la propria attività di governo. L'analisi di Legambiente ha il grande pregio di mostrare i dati e compilare classifiche di facile lettura ed immediata interpretazione.
A pagina 17 c'è la classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti in 16 indicatori che coprono 6 aree tematiche, aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. In questa classifica Mantova, Trento e Bolzano si aggiudicano le prime tre posizioni, dimostrando di credere nel cambiamento. Fra le città dell'Emilia-Romagna, Parma si trova nella posizione migliore arrivando quarta, seguita da Reggio Emilia quattordicesima, e da Bologna ventiduesima. Non male ma nemmeno bene per una Regione che storicamente si trova spesso ai vertici di classifiche economiche e sociali eccettuato quelle ambientali. Altre città del Nord si trovano nella parte alta della classifica, come Pordenone e Belluno, mentre spiccano ancora una volta le difficoltà che caratterizzano numerosi capoluoghi del Sud del Paese, con Catania, Palermo, Viterbo, Brindisi, Enna a chiudere la classifica nelle ultime posizioni.
Il Rapporto è corredato da numerosi grafici e tabelle interessanti, alcuni dei quali indicano la variazione di alcuni parametri nel corso del tempo. Per esempio, la concentrazione media di polveri sottili fra il 2012 e il 2016 risulta modificata in alcune città più velocemente che in altre: pur con valori sempre alti è stato rilevato un miglioramento misurabile, in particolare a Verona, Firenze e Bologna. Lo smog resta comunque uno dei nostri principali problemi, soprattutto in Pianura Padana, insieme alla mobilità, dove il grafico "Le grandi città sono grandi garages" la dice lunga sin dal titolo. Anche la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata è cambiata fra il 2012 e il 2016, ma resta nelle grandi città ben al di sotto del 50% (eccetto Milano e Venezia, di poco superiori). L'obiettivo di legge del 65% al 2012 è stato raggiunto da 22 città capoluogo, mentre tre città del Nord, Pordenone, Treviso e Trento, superano l'80%.

Alcune informazioni sono poi paradossali: continua il consumo di suolo e la costruzione di edifici per abitazione, mentre sono nientemeno che 7 milioni le case vuote, il 22,5% del totale. Il fenomeno è particolarmente marcato nella capitale, dove sono oltre 120.000 le abitazioni non occupate. A Bologna pare che superino le 24.000 unità. 

Infine, nel Paese del Sole si ricorre ancora poco al Sole in rapporto ad altre realtà europee, nonostante l'indubbio incremento verificatosi negli anni recenti. A Copenaghen si fa più fotovoltaico per abitante di tutte le città del meridione italiano messe insieme, eccettuato Brindisi e Foggia. Le grandi città del centro-sud, come Roma e Napoli, restano ancora al palo. Il dato parzialmente positivo è che la generazione distribuita da fonti pulite continua a crescere nel nostro Paese, seppur con ritmi inferiori rispetto al passato. Occorre fare attenzione alla diversa velocità del cambiamento nel settore energetico se vogliamo mantenere gli obiettivi raggiunti lo scorso anno in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Diverse città dell'Emilia-Romagna si piazzano in buona posizione per il numero di alberi per abitante: Modena, Rimini, Bologna, Ravenna e Forlì. Gli alberi depurano l'aria, producono ossigeno, fanno ombra, limitano il fenomeno dell'"isola di calore" in città, sempre più frequente per via del cambiamento climatico, sono centri di biodiversità anche nelle aree urbane. Il verde è di fondamentale importanza per una città verde, innovativa, salubre, a misura d'uomo.

Insomma, volendo trarre una lezione dai dati e dalle statistiche, si può affermare che cambiare in meglio è possibile, oltre che auspicabile. Si può fare, agendo con costanza e coerenza sui vari fronti che si presentano. Le città italiane possono diventare vere "green cities" migliorando la vita degli abitanti, la qualità dell'ambiente, e riducendo il proprio contributo al fenomeno mondiale del riscaldamento globale.

Il Rapporto "Ecosistema Urbano 2017" si può scaricare qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2017

SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

ECONOMIA
Luci ed ombre nel nuovo pacchetto energia della Commissione Europea
17 dicembre 2016
La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure "per mantenere l'Unione Europea competitiva mentre la transizione verso le energie pulite sta cambiando i mercati energetici globali", come si legge sul sito (gli indirizzi sono in calce). 
Il nuovo pacchetto energia, denominato “Energia pulita per tutti gli europei”, delinea le nuove vie comunitarie che seguiranno le rinnovabili, l'efficienza, il mercato elettrico e i trasporti, attraverso una serie di documenti che compongono il quadro d'intervento della Commissione Europea sul tema energetico.
La Commissione afferma la volontà che l'UE sia guida del processo transitorio verso un sistema ad energia pulita, e non sia soltanto capace di adattarvisi. Da ciò consegue l'impegno di tagliare di almeno il 40% al 2030 le emissioni di CO2, accompagnandolo da un processo di modernizzazione dell'economia che consenta crescita e lavoro per tutti i cittadini dell'Unione. Gli obiettivi da raggiungere in tal quadro sono tre: porre al primo posto l'efficienza energetica, raggiungere la leadership nelle energie rinnovabili, e costruire un mercato favorevole per i consumatori. 
Tra gli elementi più qualificanti del pacchetto energia, l’introduzione di un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica: una riduzione del 30% dei consumi energetici entro il 2030.  Si tratta di un provvedimento atteso da tempo. Nessuna modifica invece per le rinnovabili, il cui traguardo rimane al  27%, nonostante l’UE possa contare fin da oggi su una percentuale intorno al 24%. La scelta sembra dunque quella di non accelerare sulle energie verdi, considerazione che appare supportata anche dalla proposta di aggiornamento della Direttiva rinnovabili, dove viene inserita una misura sulla priorità di dispaccio, che prevede che nei Paesi con una quota di rinnovabili già ampia (del 15%) i nuovi impianti eolici e fotovoltaici non abbiano più diritto di precedenza sulle fonti fossili. La disposizione continuerà a valere solo per le centrali già esistenti e su piccola scala. 
In favore delle fonti fossili, invece, va l’estensione a tutti gli Stati membri del capacity payment, vincolato però a precisi limiti di emissione: gli impianti non devono emettere più di 550g di CO2 per kWh prodotto. Una misura che colpisce le centrali più vecchie ed obsolete, aprendo invece alla remunerazione della capacità impiegata per quelle più recenti. 
Per raggiungere il nuovo obiettivo di efficenza energetica del 30% al 2030, il pacchetto energia richiede anche un impegno sull'efficentamento degli edifici, a partire dagli standard per gli edifici ad energia quasi zero (Near Zero Energy Buildings), che include per i nuovi edifici la generazione di elettricità sul posto, e le infrastrutture necessarie alla mobilità elettrica, oltre a sistemi per riscaldamento, produzione di acqua calda, condizionamento e raffrescamento.
Anche i trasporti sono inclusi nei nuovi provvedimenti. Per esempio, si prevede che la mobilità elettrica entri a pieno titolo nella progettazione edilizia urbana. Secondo le nuove misure, tutti gli edifici non residenziali, di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante, qualora dispongano di più di dieci posti auto, devono predisporne almeno uno ogni dieci con punti di ricarica elettrica. Gli Stati membri possono a loro discrezione estendere o meno questa normativa alle PMI.
La Commissione Europea pone, infine, l'accento sulla riforma del mercato dell'energia che dovrebbe modificare il ruolo dei consumatori europei, rendendoli "protagonisti centrali sui mercati dell’energia del futuro". I consumatori, infatti, secondo le nuove norme avranno la possibilità di produrre e vendere energia autonomamente, grazie a misure di revisione del mercato elettrico, mentre maggior conoscenza e chiarezza dovrebbe giungere dalla diffusione di contatori intelligenti, bollette chiare e condizioni di commutazione più facili. Negli intenti della Commissione si rileva anche l'indicazione del passaggio alla concorrenza effettiva, rimuovendo l'intervento pubblico sui prezzi, da realizzarsi secondo un percorso graduale.
La Commissione europea prevede che il pacchetto invernale mobiliti fino a 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati all’anno a partire dal 2021. Se le stime venissero rispettate si produrrebbe un aumento dell’1% del PIL nel prossimo decennio. 
Per quanto riguarda la transizione alle fonti rinnovabili, si delinea un quadro a luci ed ombre. Alcuni provvedimenti sono sicuramente positivi, altri più discutibili nell'ottica della decarbonizzazione del sistema energetico. 

Per i dettagli, si possono consultare i seguenti siti, dove è possibile scaricare i documenti relativi:

https://ec.europa.eu/energy/en/news/clean-energy-all-europeans-top-topic-eu-energy-council


https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition


ECONOMIA
Ecomondo alla Fiera di Rimini
5 novembre 2016

Siamo giunti alla 20a  edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si tiene alla Fiera di Rimini.

Uno spazio con 1.200 aziende espositrici, e una partecipazione di oltre centomila visitatori, che ogni anno presenta la Green Economy, l'Economia Verde che è già in essere, quella che non si trova nel libro dei sogni ma nella realtà economica e produttiva del nostro Paese, e non solo. Dal prossimo 8 novembre e fino all'11 dello stesso mese, Ecomondo e Key  Energy si occuperanno di economia circolare, cambiamenti climatici, energie rinnovabili, tecnologie ad alta efficienza, modelli a basso impatto, rigenerazione, recupero, riciclo, per una società che sia in grado di affrontare e vincere la maggiore sfida del periodo che stiamo vivendo: ridurre gli impatti ambientali di uno sviluppo economico che deve trovare la via per diventare sostenibile, equo, inclusivo, leggero per l'ambiente, e aperto e accessibile per tutta l'umanità.

Si può, e si deve, fare business modificando il paradigma economico attuale, che vede il consumo e la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti come ciclo aperto sul mondo naturale, per passare ad un modello che chiuda il ciclo, recuperando e ridando valore a ciò che non lo aveva nel modello precedente, assumendo i concetti di rinnovabili, di riciclo, di riuso, di sistema integrato nella costruzione di un percorso che in modo efficace porti all'obiettivo voluto. Tutti i settori vengono coinvolti, energia, acqua, rifiuti, aria, nuovi materiali, chimica verde, trasporti, ed in numerosi di essi sono presenti gradi elevati di innovazione tecnologica, o di sistema.

Per coloro che - come chi scrive - hanno iniziato oltre vent'anni fa ad occuparsi di questi temi, sorprende quanto l'evoluzione sia stata formidabile. Idee che sembravano fantasia, tecnologie che sembravano fantascienza - gli ambientalisti sognatori costituiscono, da sempre, un cliché - ora sono temi portanti di convegni o strumenti esposti nelle Fiere di settore. Si tratta già di un bel traguardo, anche se quello più importante è ancora in formazione.

Il sito di Ecomondo si trova al seguente indirizzo:

http://www.ecomondo.com


POLITICA
Temi di dettaglio per la politica di oggi? (Un giorno d'aprile a Chernobyl)
26 aprile 2016

Alle ore 1.23 (ora locale) del 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl (esattamente a Pripyat, in Ucraina, all’epoca parte dell’URSS) esplose, causando il più grave incidente nucleare della  storia insieme a quello della centrale di Fukushima, in Giappone, e sicuramente il più grave per cause tecniche e umane (il disastro di Fukushima e' stato conseguenza dello tsunami causato da un terremoto).

Mi trovavo a Trieste, in quel periodo, ad un corso della Scuola Superiore di Fisica che si trova nei pressi di Miramare, e la notizia dell'incidente fu tanto clamorosa quanto può esserlo in un conclave di fisici. Quali fossero le ragioni che avevano causato la perdita del controllo di una centrale nucleare da parte del personale tecnico, degli esperti, dei sofisticati sistemi di sicurezza era la questione che sicuramente occupava menti e colloqui di tutta la comunità scientifica mondiale.    Va detto che l’energia prodotta nelle centrali con la fissione nucleare era considerata, nel periodo che ha inizio dal dopoguerra, un simbolo del potere della tecnica, un fiore all’occhiello della tecnologia moderna, un apparato di enorme potenza al servizio dell’umanità. Vanno sottolineate le grandi professionalità presenti nel settore, anche in Italia, la filiera industriale avanzata collegata, il patrimonio di conoscenze e competenze di alto livello.    Accanto, vanno ricordate le vittime dell’incidente, ancora oggi non stimabili perché tuttora in corso, l’incredibile carenza di professionalità  nella gestione delle conseguenze dell’incidente, l’enorme estensione della  nube radioattiva, che vagò per mesi sopra i cieli d’Europa rilasciando radionuclidi ovunque che sono ancora oggi presenti nel suolo, nella vegetazione ed entrano nella catena alimentare, la città evacuata e ora davvero fantasma, il “sarcofago” che ricopre il reattore e le sue attuali condizioni pericolanti.

Per chi intendeva laurearsi in Fisica, rappresentava un dilemma etico e sociale di non poco conto.

Le ragioni del dubbio sono, ancora oggi, sostanzialmente tre:  l’enorme potenza che, se sfugge al controllo umano, può causare disastri di dimensioni straordinarie, il sistema costoso, complicato e di per sé rischioso della gestione dei rifiuti radioattivi, soprattutto quelli ad alta radioattività, e il legame con la produzione di armi nucleari, che se è vero che non è obbligato è però altrettanto vero che viene attuato con grande interesse da parte di numerosi Stati, anche sfuggendo agli accordi internazionali. Tre problemi che nemmeno i più convinti sostenitori del nucleare possono sottovalutare.  Il sistema nucleare è di una portata  mai vista prima nella storia dell'uomo, ed è grazie ad esso che oggi abbiamo la possibilità di distruggere la Terra con pochi atti di breve durata. Le scorie radioattive sono materiarli con proprietà peculiari che non sono trattabili con modalità chimiche, per cui è indispensabile isolare le più pericolose per periodi di tempo lunghissimi, superiori a quelli dell'intera storia umana attuale. I trattamenti di tipo fisico portano comunque alla necessità di isolare i residui.  Ad oggi, nel mondo sono presenti (e sono una sorta di regalo per le prossime generazioni) migliaia di tonnellate di scorie ad alta radioattività. Ad esse, si aggiungono le armi nucleari, e i rischi connessi ai possibili traffici illeciti di materiali radioattivi.

Il disastro di Chernobyl ebbe importanti conseguenze sulle scelte energetiche del nostro Paese quasi immediatamente: la raccolta di firme per un referendum organizzata dalle associazioni ambientaliste ottenne un milione di sottoscrittori, il risultato referendario portò all’uscita del nucleare dalle opzioni energetiche italiane. Come accade sempre in casi simili, non mancò la tendenza ad approfittare della situazione per portare avanti una politica a favore di petrolio e gas, oggi principali cause delle emissioni inquinanti che producono danni alla salute e alterano il sistema climatico mondiale. Efficienza, rinnovabili, e risparmio energetico – che però, come suggerisce il nome, non fa guadagnare nessuno, eccetto gli italiani se lo si praticasse davvero – dovranno attendere ancora molti anni per vedere gli incentivi in Conto Energia, per essere continuamente sottoposte alle accuse dei detrattori che dieci anni fa sostenevano che non potessero dare un contributo superiore all’1% (idroelettrico escluso), mentre ora si lamentano che non supereranno il 50%, per sopportare i continui andirivieni delle iniziative dei vari governi (compreso l’attuale) che si succedono, sempre omettendo qualche provvedimento utile o inserendo qualche complicanza.

Le scelte energetiche sono fondamentali per un Paese, lo sono sempre, e lo sono a maggior ragione in un Paese industrializzato come il nostro. Il fatto di aver delegato ad altri il Ministero dello Sviluppo Economico e le competenze in materia di energia limita fortemente il ruolo e la portata del Partito Democratico nel governo, nonostante sia la formazione politica ampiamente di maggioranza.    Le scelte energetiche sono fondamentali anche nella linea di indirizzo politico che un governo intende assumere, e che un partito intende proporre ai cittadini.

La portata di questo tema politico non viene però colta nelle sue reali dimensioni, né dalla politica italiana in genere, né dal PD. Occorrerebbe un salto di qualità per aprire un ragionamento che coinvolga anche questi temi,  e aggiunga il grande tema della ricerca scientifica. E’ stata apprezzabile l’evoluzione che ha portato, in Italia, in anni recenti a porre l’accento su un insieme di opere a vario titolo denominate "beni culturali”, ma è sorprendente il fatto che con il vocabolo “cultura” ci si riferisca nel nostro Paese sempre e soltanto alla cultura di tipo umanistico.  

Se faremo la scelta di diventare un Paese a-scientifico, rischieremo seriamente di allontanarci dai Paesi avanzati.

Consiglio di visitare un’interessante mostra in corso a Bologna: una bella iniziativa dedicata ad Enrico Fermi. Un grandissimo scienziato, italiano  come molti altri assai poco conosciuti, che proprio sul nucleare ha effettuato studi fondamentali.

POLITICA
Guida al Referendum del 17 aprile: una breve sintesi per punti. Con la quale andrò a votare, e voterò Sì.
12 aprile 2016

Pubblico una sintesi per temi riguardante il prossimo referendum del 17 aprile, sperando che possa tornare utile, indipendentemente dal voto (o dal non voto) che ciascuno vorrà scegliere. Sicuramente, le tesi qui espresse inducono a votare, e a votare Sì: sarà ciò che farò, senza ideologismi o estremizzazioni, semplicemente rispondendo ad un quesito che verrà posto ai cittadini italiani domenica prossima. Le ragioni del voto sono descritte nel precedente post del 5 aprile u.s.

Riassumendo, le ragioni del Sì sono sostanzialmente due: il fatto che la concessione sia diventata fino alla durata di vita utile del giacimento, che non condivido, e la necessità, che sta diventando impellente, di dare un segnale per far sì che si affrontino le tematiche energetiche nel loro complesso, invitando con forza ad operare per ridurre gli sprechi, aumentare l'efficienza, sostenere le fonti pulite.

Il testo del quesito referendario a cui siamo chiamati ad esprimerci la prossima domenica 17 aprile è il seguente:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Si tratta di un referendum abrogativo, uno strumento di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. In quanto tale, nel merito è sicuramente parziale e limitato. Il contenuto del quesito, inoltre, risente del percorso che ha portato ala richiesta di sei quesiti referendari, di cui 5 successivamente superati.

 

Affinché la domanda soggetta a referendum sia approvata occorre che si rechi a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età, si voterà in tutto il Paese, soltanto nella giornata di domenica 17 aprile, e potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Votando “No” la norma resterà.

Il referendum riguarda le attività connesse all'estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro 12 miglia marine dalla costa. Gli idrocarburi sono il petrolio e il gas naturale, prevalentemente costituito da metano, che con il carbone sono ampiamente utilizzati per produrre energia per trasporto, elettricità, riscaldamento. Con il quesito referendario si chiede di cancellare la norma che permette alle società petrolifere di effettuare le loro attività di estrazione nella fascia costiera italiana entro le 12 miglia marine senza precisi limiti temporali; il quesito interessa tutti i titoli abilitativi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza. Per contro, il quesito non riguarda le concessioni sulla terraferma, non riguarda quelle in mare che si trovano oltre tale limite, e nemmeno nuove concessioni entro la fascia costiera, che non potranno essere rilasciate poiché sono state vietate dalla Legge di Stabilità 2016.

In sostanza, con il referendum del prossimo 17 aprile si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di operare per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, senza una scadenza certa, ed in relazione alle attività già in corso, poiché in quella zona non potranno essercene di nuove.

La produzione di idrocarburi

I giacimenti di idrocarburi sono proprietà indisponibile dello Stato, la loro ricerca e il loro sfruttamento sono considerati di interesse pubblico e vengono effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). I titoli minerari sono il permesso di prospezione, il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione. Gli elenchi delle concessioni sono disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il concessionario è soggetto al rispetto dei programmi, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie interessata e al pagamento di royalties proporzionate alla quantità di idrocarburi prodotte.

Il percorso

Il limite delle 12 miglia marine è stato introdotto nel 2010 per le aree protette, a seguito dell’esplosione catastrofica della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, che ha causato danni enormi all’ambiente marino di quelle zone, all’ecosistema, alla pesca, all’ambiente costiero. Successivamente, nel 2012 il limite è stato esteso all’intero litorale nazionale per le nuove ricerche, insieme all’obbligo di valutazione di impatto ambientale e al parere degli Enti locali interessati.

Precedentemente all’emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto legislativo 152/2006), la normativa in materia prevedeva una durata trentennale delle concessioni, prorogabile per altri vent’anni al massimo con apposita richiesta sottoposta a parere sul rinnovo da parte degli Enti locali interessati, e una durata di sei anni per la ricerca, anch’essa prorogabile.

Con la nuova normativa in oggetto, il governo ha vietato le nuove attività nella fascia entro le 12 miglia dalla costa, ma lo ha fatto eccettuati “i titoli abilitativi già rilasciati, fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. Una compagnia potrà perciò continuare ad operare entro le 12 miglia se ha ottenuto la concessione prima, e farlo fino all’esaurimento del giacimento.

 

Con un comunicato del 5 febbraio scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico informa che “tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia sono state rigettate. (…) Con i 27 provvedimenti è stata data piena attuazione al disposto di legge: all’interno  delle aree interdette non insistono più istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.” Dunque, la fascia costiera non è accessibile, ma restano attive per un tempo indeterminato le ricerche e le coltivazioni già in essere.

Il referendum è conseguenza di alcune scelte in materia di energia effettuate dal governo e dei contrasti che hanno suscitato con Amministrazioni locali, con associazioni ambientaliste e civiche.  Infatti, 9 consigli regionali - Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto - hanno inizialmente promosso sei quesiti. Solo uno è stato ammesso dalla Cassazione, mentre gli altri sono stati superati da nuove modifiche apportate alla legge di Stabilità approvata alla fine del 2015. Anche la decisione di non accorpare il referendum alla tornata elettorale di giugno è stata da molti giudicata incongrua.

Le conseguenze

Si pone il tema di cosa accade se vincono i Sì. In tal caso, a quorum superato, le concessioni in essere saranno valide fino alla scadenza, fra alcuni anni alcune, fra 20 anni altre. L’abrogazione della norma indicata nel quesito non implica perciò la chiusura di impianti o la perdita di posti di lavoro nell’immediato o nel prossimo futuro. Soltanto nel periodo successivo allo scadere di una concessione, in caso di vittoria del “Sì”, il tratto di mare interessato e situato nella fascia costiera entro 12 miglia marine resterà libero.

Se invece vincono i “No”, o se il referendum non supera il quorum, la norma recentemente introdotta resterà invariata. Le concessioni non avranno limiti temporali e saranno attive in ogni caso fino al termine dello sfruttamento del giacimento e non saranno sottoposte al vaglio delle Regioni e degli enti preposti.

Norme e territori

Una prima domanda da porsi riguarda la legittimità di una concessione a tempo indeterminato a proposito della libera concorrenza. L’assenza di scadenza per le concessioni già in attività, infatti, pone le compagnie interessate in una posizione di vantaggio rispetto ad altre che potrebbero subentrare. La normativa europea stabilisce regole precise in proposito ed è stato ipotizzato che un titolo a durata illimitata possa incorrere in un esame ed eventualmente una procedura d’infrazione da parte dell’UE.

Una seconda questione riguarda il significato che il titolo rappresenta per società e per il territorio. In alcune zone del Paese la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi rappresenta una parte considerevole dell’economia locale, anche in aree costiere. La concessione deve avere un senso per la comunità che la concede, in un quadro di scelte energetiche che riguardano il Paese intero. Non è più accettabile la contrapposizione fra ambiente e lavoro, il legame va sciolto sulla base di scelte razionali e capaci di guardare al futuro. Appare difficilmente giustificabile, però, che scelte in materia di energia vincolino la politica energetica futura a tempo indeterminato. Si tratta di un punto fondamentale: i futuri governi e legislatori non possono essere vincolati praticamente per sempre (fino ad esaurimento dei giacimenti) a decisioni prese ora.

L’energia

Ci si può interrogare sulla ragione della modifica introdotta, e sulla sua opportunità in termini di politica energetica.

La sicurezza energetica: la quantità di idrocarburi estratta dalla zona entro le 12 miglia dalla costa non è così significativa da mettere a rischio l’autosufficienza energetica – intorno al 2-3% dei consumi di gas, e circa 1% dei consumi di petrolio, considerando le piattaforme funzionanti. Per contro, può farci risparmiare una quota della nostra bolletta energetica con l’estero. Anche da questo punto di vista, si tratta di valutare se non siano opportune altre vie di risparmio.

Se si tratta di incrementare la quota nazionale di idrocarburi, allora essa va inserita in un contesto che nel suo complesso richieda tale scelta nella fascia costiera. L’argomento, perciò, non è soltanto una questione di paesaggio, già in sé importante, ma di politica energetica. Essa, come è noto, è geograficamente caratterizzata. Inoltre, la politica energetica per sua natura concerne il presente e si dilata nel futuro: le scelte fatte oggi influenzeranno i prossimi 20, 30, o 50 anni. Dunque si pongono in tutta la loro valenza i temi dell’approvvigionamento energetico futuro, delle scelte industriali ed economiche connesse, dell’influenza del consumo di idrocarburi sull’ambiente terrestre, sul sistema climatico, e il tema del rispetto dell’accordo internazionale sottoscritto alla COP21 a Parigi lo scorso dicembre nel quale la tendenza ad uscire dall’era del petrolio, del carbone e del gas, è scritta in termini chiarissimi.

Modificare lo stato delle cose, implica una serie di scelte atte ad orientare società, economia, energia verso minori consumi energetici da fonti fossili, capaci di ridurre in maniera consistente le emissioni inquinanti e climalteranti. Un complesso di azioni di questo tipo può portare ad un notevole miglioramento della qualità della vita, ed una riduzione delle diseguaglianze fra coloro che subiscono le conseguenze dirette di fenomeni di inquinamento locali, e del cambiamento climatico globale.

Ad oggi, alcune opzioni attuate dal governo con il decreto cosiddetto “spalma-incentivi”, o con lo stesso “sblocca-Italia”, appaiono in linea con una politica orientata al mantenimento di una quota complessivamente rilevante di idrocarburi nell’insieme energetico del nostro Paese. 

Il tema della politica energetica da adottare richiede comunque un’approfondita analisi e una trattazione a sé stante (ed è da anni l'oggetto principale di questo blog).

L’ambiente

La tutela dell’ecosistema marino è fondamentale per il mantenimento di un buon grado di equilibrio ecologico, per attività primarie come la pesca, per il turismo.

E’ noto che le piattaforme petrolifere sono diventate nel tempo luoghi ricchi di flora e fauna marina, rifugi di biodiversità. Accanto a questo benefico effetto, va tenuto conto che le attività di routine nelle piattaforme rilasciano normalmente nel mare sostanze chimiche inquinanti: Il Ministero dell’Ambiente effettua dei controlli periodici sulle conseguenze delle attività condotte. Anche la ricerca di gas o petrolio con la tecnica dell’Air-gun – esplosioni sottomarine con un dispositivo ad aria compressa per sondare il sottosuolo - è estremamente nociva all’ambiente marino e alla fauna.

Il rischio d’incidente, infine, nonostante la diversità degli impianti italiani, le minori dimensioni, e le norme stringenti, non si può escludere completamente. D’altro canto, se ad una minor produzione locale di idrocarburi corrispondesse una maggior importazione con l’arrivo di petroliere, aumenterebbe il rischio d’incidente di queste ultime. Ampliando questa considerazione si ricade nel grande tema della politica energetica; ci si può infatti interrogare sulla possibilità di ridurre i consumi di fonti fossili in modo da non aver bisogno di una quota, tutto sommato, marginale, di idrocarburi, e sui metodi per ottenere questo obiettivo.

L’economia

Energia ed economia sono strettamente legate. Da sempre, escludendo eventi eccezionali, alla crescita economica corrisponde una concomitante crescita dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti dovute alla combustione delle fonti energetiche fossili.

Di recente, l’ultimo Rapporto IEA “Decoupling of global emissions and economic growth confirmed” (Agenzia Internazionale per l’Energia, rapporto scaricabile sul sito iea.org) mostra, per il secondo anno consecutivo, che le emissioni inquinanti generate dalla produzione energetica e industriale a livello mondiale hanno arrestato la loro crescita nonostante la crescita del PIL. In altre parole, le emissioni – finora legate, salvo eventi eccezionali, all’andamento dell’economia – paiono disaccoppiarsi dalla produzione di ricchezza. Questo evento caratterizza l’ultimo periodo dal 2013 ad oggi, quando al crescere del PIL mondiale di oltre il 3% non si è registrata un’analoga crescita delle emissioni inquinanti, che si sono stabilizzate. Le cause maggiori del fenomeno indicate nello studio sono il minor consumo di carbone, e la diffusione globale delle fonti energetiche rinnovabili.

Se il fenomeno continuerà, sarà un indicatore molto concreto che politiche di sviluppo sostenibile sono possibili. Forse sono anche auspicabili: maggior ricchezza con minori consumi di fonti energetiche fossili, grazie al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, all’efficienza degli apparati produttivi e di consumo.

Scelte energetiche ed economiche sostenibili richiedono, per quanto riguarda i consumi di fonti fossili, particolare attenzione ai trasporti. Infatti, una parte rilevante dei consumi consiste nel consumo di carburanti. Per questa ragione, non basta prendere in considerazione le fonti rinnovabili, ma occorre tener conto delle nuove forme di mobilità, dei veicoli elettrici o ibridi, delle nuove tecnologie a basso consumo.

L’Unione Europea

Le Direttive dell’Unione Europea, le scelte in materia di energia, e l’insieme di azioni denominate sinteticamente “Climate Action” a tutela del sistema climatico locale e mondiale, pongono la questione energetica in primo piano ed indicano nell’insieme una direzione di marcia verso minori consumi, maggior efficienza e fonti pulite, in misura molto rilevante e con obiettivi sfidanti.

L’aspetto geografico della questione energetica pone, inoltre, la questione dei rapporti con i Paesi nostri vicini o confinanti al centro dell’agenda politica. Per questo, il tema della ricerca ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico deve diventare una questione europea, nel quadro di una politica comune. Il territorio dell’UE ha scarsa presenza di fonti primarie, e forte necessità di integrare le proprie politiche energetiche.

Sul piano ambientale, l’Unione è da sempre avanguardia delle politiche a difesa del sistema climatico a livello mondiale, ed ha inciso notevolmente nella definizione degli accordi internazionali e nell’evoluzione delle pratiche.

Il nostro Paese deve muoversi in questo contesto, tenendo conto dei molteplici aspetti della questione.

Il referendum del prossimo 17 aprile può, infine, essere considerato una consultazione su quanto la pubblica opinione è diventata cosciente della questione energetica e climatica.


ECONOMIA
I nuovi dati confermano la straordinaria notizia dello scorso anno: le emissioni inquinanti si sono disaccoppiate dalla crescita economica (ma dal Governo l'attenzione a questi temi è ad oggi scarsa)
17 marzo 2016

Ora, speriamo che non si tratti di un evento temporaneo– ed operiamo affinché non lo sia – ma la sorprendente notizia dello scorso anno che la crescita economica mondiale sembra separarsi dall’andamento delle emissioni inquinanti viene confermata quest’anno dalla IEA (International energy Agency). In altre parole, per il secondo anno consecutivo alla crescita del PIL mondiale non corrisponde una concomitante crescita delle emissioni di composti climalteranti, che appaiono stabilizzati.

I dati preliminari per il 2015 pubblicati dalla IEA confermano infatti i dati del 2014 (di cui a suo tempo avevamo scritto in questo blog), lasciando sperare che si tratti di una vera tendenza in atto, e non soltanto di un evento circoscritto. Tali dati mostrano che l’andamento delle emissioni è stabile per il secondo anno consecutivo a livello mondiale, nonostante una crescita della produzione di ricchezza del 3,4% nel 2014 e del 3,1% nel 2015. Il grafico in figura mostra l’andamento delle emissioni dal 1975 ad oggi (IEA, indirizzo in calce).

Per quanto riguarda la crescita economica, va rilevato il fatto che alle nostre difficoltà interne non corrisponde un’analoga stasi mondiale, dove in media invece il PIL è in crescita. Per quanto riguarda le emissioni, si ha che nel 2015 il comparto energetico ha rilasciato nell’atmosfera circa 32,1 miliardi di tonnellate di CO2 (eq.), una quota che rimane approssimativamente stabile dal 2013. Secondo la ricerca dell'IEA, le principali cause sono due: il minor ricorso al carbone, e la crescita delle fonti energetiche rinnovabili.

Consideriamo i due principali Paesi inquinatori. In Cina, il carbone ha generato meno del 70% dell’energia elettrica, dieci punti percentuali in meno di quattro anni fa (nel 2011), mentre le fonti pulite sono passate dal 19% al 28%; negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite del 2%, per via del passaggio dal carbone al gas. Le riduzioni sono poi state in parte compensate da un aumento delle emissioni nelle altre economie asiatiche in via di sviluppo e nel Medio Oriente. Quanto alle fonti rinnovabili, esse hanno rappresentato circa il 90% della nuova generazione elettrica nell’anno trascorso, con l’eolico che copre più della metà della nuova generazione elettrica. In Europa si registra una lieve crescita, ma l’UE resta capofila dell’impegno contro le emissioni inquinanti e climalteranti e le loro conseguenze. Nel complesso, i dati mostrano un andamento quasi statico. Le nuove strategie iniziano a dare il loro contributo, nonostante tutto. Ora e' indispensabile che l'accordo di Parigi trovi concreta attuazione.

Tuttociò sta accadendo nonostante le negazioni dell’evidenza da parte dei sostenitori del vecchio sistema economico-energetico, le affermazioni dell'impossibilita' di cambiare le cose, si potrebbe dire, per usare il linguaggio del Presidente del Consiglio, alla faccia dei “gufi” (non fosse che, da animalista, sono certa che si tratti di animali beneauguranti). Ora mi permetto di suggerire a Matteo Renzi che se il Governo prestasse maggior attenzione a questi temi sarebbe meglio: eviteremmo un referendum che è frutto proprio dell'incapacità  mostrata dal Governo di elaborare strategie energetiche coerenti e dialogare con Enti locali e mondo civico, avremmo una linea di politica energetica, magari meno inquinante, ed anche bene accetta nel mondo degli investitori, che si lamentano da anni proprio del percorso ondivago e spesso inconcludente delle scelte in materia di energia nel nostro Paese. Si tratta di un suggerimento volto a determinare un beneficio, in un ambito dove emerge con evidenza tutta la debolezza dell’azione di governo.

Il tema è vecchio di decenni, dunque non nasce con questo Governo, ma ci si aspetta che ora si inverta una tendenza. Questo è possibile: sul piano tecnico, infatti, il nostro Paese come abbiamo detto più volte non è in una condizione particolarmente negativa, o se si preferisce, ha i “fondamentali” per andare avanti e farlo bene. Ma occorre maggior impegno e, soprattutto, una precisa scelta  politica.



www.iea.org




TECNOLOGIE
La nuova vita delle batterie
9 novembre 2015
Il problema forse maggiore per l'estensione e per l'intrinseca difficoltà nel trovare soluzioni utili e praticabili per ridurre le emissioni inquinanti risiede nei trasporti. Accanto ai diversi sistemi di mobilità che si affacciano anche nelle nostre città, le vetture elettriche costituiscono un passo avanti nell'ambito automobilistico. Nonostante i benefici in ambito locale, però, anche elettrizzare completamente (o quasi) il parco auto porterebbe problemi non di poco conto, a partire dal fatto che l'elettricità prodotta dovrebbe provenire da fonti rinnovabili se si vuole effettivamente ridurre l'impatto ambientale.
Se l'energia elettrica è prodotta in modo pulito, ricorrendo a fonti energetiche rinnovabili, i veicoli elettrici possono contribuire a decarbonizzare il settore dei trasporti. La carica può avvenire durante il giorno grazie ad una pensilina solare, o magari in futuro potrà accadere che, durante la ricarica, i veicoli potranno offrire servizi di rete capaci di compensare la produzione discontinua di eolico e fotovoltaico, immettendo energia quando la rete ne ha bisogno e prelevandola quando è eccedente. Nel frattempo, si può pensare a come far sì che le batterie delle auto elettriche utilizzate trovino una seconda vita come accumuli stazionari per le rinnovabili, riducendo i costi dello storage.
In Germania ha preso il via il più grande progetto al mondo per riutilizzare le batterie ormai esaurite delle auto elettriche come accumuli stazionari al servizio della rete elettrica. Si treatta di un sistema di accumulo con batterie usate da 13 MWh realizzato da una joint venture guidata da Daimler. che sarà operativo a partire dall'inizio del prossimo anno presso un sito di Remondis SE e fornirà servizi di bilanciamento alla rete elettrica tedesca. Un'idea che sembra promettente.





Per maggiori informazioni si può consultare il sito di Qualenergia:

www.qualenergia.it/articoli/20151109/storage-seconda-vita-delle-batterie-che-le-rende-convenienti-sostenibili-auto-elettrica-daimler

PS.:  Barack Obama ha fermato la realizzazione del mega-oleodotto Keystone che attraverso il Canada avrebbe dovuto raggiungere il Golfo del Messico, avversato da anni dagli ambientalisti americani, e noi con loro. Una buona notizia, che conferma il fatto che a ritenere che il futuro non sia delle fonti energetiche fossili, comunque estratte, siamo in molti. 

ECONOMIA
Politiche per un lavoro "rinnovabile" - e in crescita
28 maggio 2015

Quando si parla di occupazione, ovvero del suo contrario, la disoccupazione o l’inoccupazione, sarebbe forse utile ricordare che si tratta in realtà di lavoro: i termini utilizzati a tutti gli effetti sono parte del ragionamento, le fondamenta, i mattoni, di ciò che si vuole esprimere. L’”occupazione” fa riferimento ad un’attività più leggera, soft, che sottintende il superamento, o la cancellazione nell’immaginario collettivo, della vera attività, il lavoro. E di lavoro utile sarebbe bene parlare, nel senso che ci dovrebbe essere l’intendimento di creare sviluppo sostenibile e funzionale alla società e al tempo attuali, grazie al quale “occuparsi” di qualcosa diventa atto di utilità personale e collettiva. Stiamo assistendo alla scomparsa di vocaboli di grande contenuto, e con essi alla perdita dei temi correlati, come la qualità, i diritti, le norme, le funzioni, l’utilità, del lavoro.  Pare che ci si debba “occupare” di qualcosa, e che il lavoro sia stato sostituito dall’”impiego” (traduzione letterale di job): essere dunque impiegati ad occupare il proprio tempo per fare qualcosa. Una visione che solleva di molto tutto ciò che grava sul lavoro, sciogliendo un nodo alla maniera di Alessandro: tagliandolo. Il cambiamento in atto di terminologia è funzionale ad una visuale delimitata da un’angolazione ristretta, che evita alcuni aspetti dei problemi semplicemente evitando di guardarli direttamente. Il frutto di almeno due decenni di trasposizione sistematica di parametri sociali in parametri individuali – nel mondo occidentale in particolare, e nel nostro Paese – va ora ad intaccare il linguaggio, la terminologia, i riferimenti. Se si perdono le parole, si perde anche il significato delle medesime; cioè, il mezzo con cui si passa all’elaborazione concettuale.

Per collegare l’argomento ai temi di questo blog c’è un Rapporto che opportunamente ci ricorda, ancora una volta ma ce n’è bisogno, che il lavoro può essere concretamente utile, ma che per renderlo tale occorrono politiche adeguate. Sul piano delle politiche industriali ci sono da anni dati che mostrano gli esiti positivi delle scelte in favore delle fonti rinnovabili d’energia, che creano posti di lavoro qualificati in un settore in crescita e sempre più solido. Aggrapparsi al petrolio, o al carbone, porta soltanto a rinviare scelte più opportune ed efficaci nel mondo di oggi, e a protrarne nel tempo le conseguenze negative – di quelle positive abbiamo già beneficiato nella prima fase dello sviluppo industriale.

Il Rapporto "Renewable Energy and Jobs - Annual Review 2015" dell’International Renewable Energy Agency mostra dati interessanti.   Oggi nel mondo sono 7,7 milioni le persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, con una crescita del 18% rispetto all’anno scorso. Una quota elevata, e soprattutto in continua crescita. Come mostra la quasi totalità delle analisi, non ci sono elementi che facciano pensare ad una futura riduzione della diffusione delle fonti rinnovabili, al contrario sempre stimate in forte crescita.  Il fotovoltaico è il settore con il maggior numero di posti, per 2,5 milioni di persone, seguito dall'eolico, che ha superato il milione di unità. Segue il settore dei biocarburanti (1,8 milioni), delle biomasse (822.000) e biogas (381.000).  Gli addetti nel grande idroelettrico superano gli 1,5 milioni.

Rispetto agli anni scorsi, le rinnovabili hanno dunque creato milioni di posti di lavoro: dagli 1,5 milioni di occupati del 2004, si è passati a 3,5 milioni nel 2010 con una crescita che negli ultimi 4 anni ha portato a superare il loro raddoppio, appunto a 7,7 milioni di addetti.

 

Si tratta di una progressione che è stata influenzata moltissimo delle politiche a favore che numerosi Paesi hanno messo in atto, compreso il nostro, senza le quali difficilmente nuove tecnologie avrebbero oltrepassato la soglia del mercato di nicchia. Dunque, si tratta di scelte politiche, che riguardano la politica energetica e la politica industriale. Non sempre sono state coerenti da noi, ma ci sono ancora moltissime possibilità per intervenire proficuamente, accompagnando le rinnovabili all’efficienza energetica, e migliorando l’intensità energetica della nostra economia.

Si producono posti di lavoro: qualificati, innovativi, ed utili. A fronte di una tendenza in atto ad una generale dequalificazione del lavoro di cui sono vittime anche moltissimi laureati o diplomati specializzati.


politica interna
Quando la voglia di fare, da sola, non basta (anche se ci piace)
6 gennaio 2015
Ho apprezzato la lettera inviata da Matteo Renzi agli iscritti PD per augurare un buon 2015, propositivo e ricco di spunti. L'ho apprezzata per la voglia di fare che riesce a trasmettere, per l'approccio diretto ai problemi su cui poi, senza facili entusiasmi, proveremo ad entrare interessandoci al merito. Contiene molti temi su cui vale la pena soffermarsi, ma partiamo dal nostro, il più negletto nel Partito Democratico che, invece, ritengo dovrebbe essere fra quelli posti più in luce.
Renzi cita fra i tanti anche un prossimo Green Act, un testo su ambiente ed economia che arriverà nei prossimi mesi (non mi fisso sul cronoprogramma). Si tratta di una scelta favorevole allo sviluppo dell'Italia in termini attuali e favorevole ad una riduzione degli impatti ambientali, un processo positivo in se'. Questo prossimo testo sull'ambiente dovrà inserirsi, però, nel contesto formatosi nel tempo anche a seguito di decisioni prese dall'attuale governo, che comprende vari provvedimenti, di cui abbiamo più volte parlato, finalizzati a ridurre regole e vincoli per promuovere uno sviluppo largamente tradizionale (ovvero ambientalmente invasivo). Ci sono stati anche provvedimenti positivi, come il collegato ambientale alla legge di stabilità, ed altri ne arrivano, come la Strategia per l'Adattamento ai cambiamenti climatici, ma resta un quadro assolutamente non definito sul tema. 
La scelta discutibile di aprire alla ricerca di idrocarburi nei nostri mari, evidentemente presa da qualcuno che non ha previsto il recente calo del prezzo del petrolio, in realtà non è mai stata discussa nel PD. Credo che, in ultima analisi, si tratti di una scelta addirittura estranea alla linea di politica energetica che il PD dovrebbe avere, stante la sua collocazione politica, e stanti i suoi documenti di "nascita", Statuto e Manifesto dei Valori - fermo restando che nel governo il PD non è solo. 
Il tema di quale sia la politica energetica del Partito Democratico resta presente da sempre ed e' tuttora invariato; si tratta di un tema fondamentale sia per la sua importanza, sia per il fatto che è un tema in grado di caratterizzare la collocazione politica di un partito. Non è trascurabile sapere quali indirizzi una formazione politica  intende portare avanti in questo ambito. Gli elettori PD credo che siano interessati a sapere se la formazione che hanno votato o intendono votare punta su rinnovabili, efficienza e risparmio, oppure su fonti fossili, carburanti, consumi e impatti relativi su ambiente e salute. Se, secondo Bobbio, la sinistra si caratterizza per la ricerca dell'eguaglianza, allora l'eguaglianza riguarda anche le generazioni future che dovranno abitare questo pianeta e vivere nel suo ambiente (non abbiate paura, colleghi politici e di partito, a pronunciare questo bel vocabolo), se la sinistra, secondo Renzi, si caratterizza per la predisposizione all'innovazione, allora non c'è ora innovazione migliore sotto ogni profilo di quella per le energie pulite ed il risparmio. 
Questo sarebbe il vero cambiamento da portare avanti da parte di chi afferma di voler "cambiare l'Italia", la vera trasformazione utile alla collettività, anche a rischio di toccare qualche posizione beneficiante dello status quo. Vedremo se Matteo Renzi sarà in grado di raccogliere la sfida, e vedremo se anche gli altri leaders del partito saranno analogamente in grado, visto che ora la politica sceglie altri percorsi in modo molto netto, ma poco dibattuto. Se la voglia di fare non è sostenuta da profonde analisi politiche e sociali si rischia l'incompiuto, un luogo della pratica politica e amministrativa potenzialmente più deleterio del business as usual per il nostro Paese.



ECONOMIA
Il percorso nell'Unione Europea verso gli obiettivi energetici e climatici
4 dicembre 2013

Luci ed ombre, che riguardano anche il nostro Paese, emergono dal Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sui progressi dell’Europa verso gli obiettivi energetici e climatici “Trends and projections in Europe 2013 – Tracking progress towards Europe’s climate and Energy targets until 2020” uscito lo scorso ottobre (scaricabile all’indirizzo in calce). Il percorso che i Paesi dell’UE stanno effettuando è complessivamente buono, consentendo all’Unione di procedere bene, ma non c’è nessun Paese che sia in linea con il raggiungimento dei risultati previsti in tutti gli ambiti. Contestualmente, non c’è nessun Paese che presenti risultati negativi in tutti gli ambiti; dunque, abbastanza bene, ma si può migliorare.

Il Rapporto, che integra quello annuale della Commissione indirizzato al Parlamento, prende in considerazione gli impegni internazionali del Protocollo di Kyoto, e quelli interni di riduzione delle emissioni di gas-serra del 20% al 2020, di incremento delle rinnovabili del 20%, e di miglioramento dell’efficienza energetica che consenta un risparmio del 20%. Con le stime delle emissioni nel periodo 2008-2012 è possibile, inoltre, valutare più accuratamente la situazione riguardante i settori inclusi nel sistema di scambio di emissioni Ets, ed i settori non inclusi.

Nel merito, si legge che nei Paesi UE-15 la quantità massima di emissioni secondo lo schema Ets è stata inferiore del 9% rispetto ai livelli del 2005, mentre i settori non inclusi nell’Ets del 4% inferiore. In Italia le necessità di riduzione delle emissioni nei settori non-Ets sono state superiori del 15%, quindi più impegnative rispetto ai settori Ets. Dato che l’Ets copre sostanzialmente i settori industriali e di produzione energetica, è facile ipotizzare che la crisi in atto in questi ultimi anni abbia influito sulla buona performance registrata in quegli ambiti, mentre resta un divario fra gli obiettivi e le emissioni reali nei settori non coperti dall’Ets in 9 Stati membri fra cui l’Italia. Il nostro Paese dovrà quindi colmare il divario – ed è ciò che intende fare, anche se non ha ancora detto come - ricorrendo ai meccanismi flessibili previsti nel Protocollo. Dunque, ricorreremo alle varie tipologie di crediti di carbonio e permessi di emissione, secondo quanto, del resto, era stato previsto da tempo. Acquisti che si sarebbero potuti evitare con una strategia più efficace e mirata; per esempio, a partire dall’efficienza energetica che, come risulta anche dal Rapporto stesso, ha visto progressi assai limitati in Italia nel periodo considerato, e intervenendo nei settori non-Ets.

La riduzione delle emissioni climalteranti non si ottiene soltanto promuovendo le fonti rinnovabili - come sosteniamo da tempo – ma intervenendo in via prioritaria sul risparmio e sull’efficienza energetica, dalla produzione agli usi finali. In altre parole, le rinnovabili vano benissimo, ma devono essere inserite in un quadro di sostenibilità del sistema energetico nel suo complesso, che consenta di raggiungere gli obiettivi oltre che di migliorare il suo assetto. L'efficienza è la base di una prospettiva del genere, ma nel nostro Paese c'è stato un ritardo notevole. Si tratta di un obiettivo ben presente nella recente Strategia Energetica Nazionale (ammesso che lo si raggiunga), ma che avrebbe potuto avere un trend ben diverso, più marcato e più realistico, se si fosse incominciato prima, invece di perdere un decennio a parlare del nulla, fra costruzione di sovracapacità elettrica (a gas) e improbabili ritorni del nucleare.

 

Il Rapporto AEA si può scaricare qui:

 

http://www.eea.europa.eu/publications/trends-and-projections-2013

 

 

politica interna
Parliamo anche di energia (nel PD, almeno qualche volta)
22 settembre 2013

Come dicevo, anche le migliori qualità rischiano di perdersi nel PD nelle pastoie dei regolamenti, e delle infinite discussioni attorno ai regolamenti portate avanti dalle varie realtà interne, come dimostra l'Assemblea di questi giorni. Il partito sta percorrendo una strada dove si incontra sempre meno politica e sempre più regole elettorali, un percorso rischioso che è perfettamente in grado di ridurre notevolmente le potenzialità dell'unica forza politica che può governare l'Italia in questo periodo storico a beneficio di tutti.

L'immagine che viene riflessa all'elettorato è quella di una forza politica in eterna discussione, ma carente nella proposta di programma, idee, obiettivi, contenuti specifici e non generici. Questo comporta difficoltà emergenti su temi importanti, magari evidenziate da un semplice questionario come quello proposto da Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere e senatore del PD, pubblicato due giorni fa.

Coloro che seguono il tema sanno che Mucchetti da tempo esprime posizioni estremamente critiche verso le fonti energetiche rinnovabili, il sistema di incentivazione e le sua utilità. Il punto non è valutare se sono stati fatti errori, ma se le ragioni che sono alla base del sostegno alle rinnovabili sono valide oppure no.  Mucchetti è, e resta, un ottimo giornalista ma, secondo quanto appare dalle considerazioni che esprime, in molti rilevano una visione parziale del problema energetico.  Il tema è centrale:  perciò, qual è la posizione del Partito Democratico?  Perché il PD non riesce ad esprimere una linea di politica energetica?

Nella difficoltà è caduto anche Matteo Renzi venerdì sera intervistato da Lilli Gruber su La7:  alla domanda precisa ha risposto in termini generici che lasciano il dubbio circa la sua opinione, parlando di reimpostare il sistema di incentivazione, di mancata opportunità per il sistema industriale, e di apprezzare Mucchetti, senza ulteriori approfondimenti. Dunque, Mucchetti ha fatto bene a proporre la sua domanda, che porta all’attenzione temi rilevanti, ed anche un po’ ostici. Non c'è da stupirsi se il tema è poco noto, ma allora occorre renderlo più noto affrontandolo nel partito, con almeno tanta intensità quanta se ne riserva alle regole. Non si tratta di indugiare in qualcosa di scontato, ma di approfondire qualcosa che scontato non è, come dimostrano le stesse posizioni diverse. Si tratta anche di argomenti fondamentali per governare un Paese. Passare giorni a discutere delle regole, su cui tutti saranno ferratissimi, è importante, ma ragionare sui temi veri della politica lo è almeno altrettanto.

Il PD va cambiato, innovato, magari per tentare di porlo su basi sempre più concrete: anche questo è il senso di un congresso.

 

POLITICA
La Settimana per l'Energia Sostenibile unisce (all'Europa)
17 giugno 2012

Fra le numerose iniziative che la Commissione Europea propone per sollecitare un uso consapevole delle risorse energetiche c'è la Settimana per l'Energia Sostenibile 2012, con una serie di attività portate avanti da centinaia di organizzazioni e l'intento di connettere direttamente cittadini e fornitori dell'energia dal livello locale al nazionale, al fine di favorire il raggiungimento degli obiettivi che l'Unione si pone.
La Settimana EUSEW (European Union Sustainable Energy Week) si terrà dal 18 al 22 giugno prossimi, e include due premi che saranno assegnati martedì 19 dal Commissario per l'energia Guenter Oettinger fra 25 risultati finalisti, fra i quali figura anche l'Italia con un progetto riguardante l'istruzione sulle tematiche energetiche realizzato dalla Regione Abruzzo. Fra le iniziative previste, eventi, attività o incontri possono costituire un momento di indagine più approfondita denominata Energy Day, finalizzata all'uso efficiente delle risorse e alle fonti rinnovabili. Ve ne sono centinaia in tutta Europa, ma ben 107 nel nostro Paese, un numero molto elevato se paragonato agli altri Paesi partecipanti.  Il nostro Paese, che è di solito ben presente negli elenchi dei partecipanti a moltissime iniziative UE, presenta però un contesto che non denota certo particolare attenzione al tema, nè da parte delle istituzioni nè da parte dei media.
Va detto che non accade questo soltanto nel campo dell'energia o dell'ambiente, ma in molti ambiti, nei quali sembriamo troppo spesso lontani dall'Europa, pur essendo sostanzialmente un popolo di "europeisti" almeno secondo numerosi sondaggi, per una serie di cause fa le quali, non ultima, la scarsa conoscenza delle lingue e dei Paesi dell'Europa da parte di moltissimi esponenti del mondo politico italiano.  Lo stesso non avviene, naturalmente, nel mondo delle imprese o degli istituti di ricerca del nostro Paese, dove ci si confronta benissimo con il resto del mondo, determinando in tal modo un curioso divario fra la società e i rappresentanti eletti nelle varie amministrazioni che non è affatto privo di conseguenze.
L'Europa è il luogo in cui ci muoviamo, e soprattutto, è il luogo dove si disegna il futuro se, come spero, le formazioni di destra dei vari Paesi non riusciranno nell'intento più o meno velato di arrestarne il processo di formazione.
Dunque, anche un'incursione nel sito della Settimana per l'Energia Sostenibile può servire ad unire - per così dire -  al seguente indirizzo:
http://www.eusew.eu/

mentre l'indirizzo del progetto finalista della Regione Abruzzo è:
http://energiochi.regione.abruzzo.it/

POLITICA
Futuro energetico incerto fra trivelle, incentivi e approssimazione
28 aprile 2012

Le parole del Ministro Passera a proposito delle scelte in materia di energia che il governo attuale intende fare sono inequivocabili:  un sostegno alla ricerca di idrocarburi nel nostro Paese che, a suo dire, sarebbe foriero di sviluppo e posti di lavoro. La contrapposizione con le idee precedentemente espresse sulle rinnovabili, descritte come un costo in bolletta (elettrica), è parsa subito evidente ed è stata criticata aspramente da organizzazioni ambientaliste e di settore.  Secondo Passera, “se si aumentasse la produzione nazionale (di idrocarburi), adeguando la normativa italiana a quella europea, si potrebbe avere una riduzione della nostra dipendenza dall'estero, un aumento di 25.000 occupati con un aumento del Pil dello 0,5%", e ipotizza che "potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti, con 25mila posti di lavoro stabili e addizionali”.
Per chiarire, va detto subito che gli idrocarburi come gas e derivati del petrolio servono prevalentemente per i trasporti e per il riscaldamento, mentre le rinnovabili a cui si fa riferimento quando si esamina la struttura della bolletta sono quelle in grado di produrre elettricità. Quest'ultima è ottenuta ancora per la maggior parte con gas e petrolio, ma le rinnovabili sono in rapida crescita e coprono ormai una quota rilevante - secondo il GSE il 24% del CIL.
Le rinnovabili termiche e l'efficienza energetica, che sarebbero in grado di modificare in parte consistente la nostra necessità di combustibili da destinare al riscaldamento, restano indietro e per qualche ragione in posizione da sempre sottovalutata nel dibattito.
Detto questo, non si vede ancora una strada coerente che il governo intenda percorrere per affrontare la questione energetica: sembra piuttosto che i tentativi di coniugare modernità e mantenimento dello status quo si intersechino casualmente, offrendo apertura eccessiva a coloro che stanno tentando di ostacolare una vera transizione verso un nuovo sistema energetico. Il sostegno che troppo spesso la stampa fornisce è un terreno di coltura formidabile, nel momento in cui si saldano le preoccupazioni espresse ormai da anni per l'impatto sul territorio degli impianti a fonti rinnovabili alla quota in bolletta elettrica destinata agli incentivi, addirittura presentata nei telegiornali come la causa dell'aumento di questi giorni (vedi il post precedente).  Inoltre, una maggiore apertura alle trivelle non può non far pensare agli interessi di potenti compagnie per gli idrocarburi non convenzionali, ottenuti con tecniche altamente invasive per l'ambiente a partire dalle rocce del sottosuolo (scisto bituminoso).
Da qui la preoccupazione, a mio avviso corretta, che emerge dal mondo ambientalista e da coloro che hanno investito nel settore:  che in realtà si ritardi o si cerchi di arrestare lo sviluppo delle rinnovabili in un'ottica che non ha nulla a che fare con la sicurezza del sistema elettrico italiano, o più in generale del sistema energetico, ma che semplicemente difende interessi consolidati e particolari, e che tutto ciò sia parte di una cultura di governo dell'energia.
Questo è l'esatto contrario di ciò che dovrebbe fare la politica (energetica), e cioè delineare una strategia di lungo termine in cui il percorso verso un sistema energetico più pulito, sicuro e meno costoso sia guidato progressivamente, e non proceda a balzi in un verso o nell'altro a distanza di sei mesi, ed in cui i principali attori siano pienamente coinvolti. 
Per fare questo, bisogna intervenire con una programmazione nazionale coerente e di lungo periodo, con una revisione del Piano d'Azione Nazionale per le rinnovabili, che è nato con cifre assolutamente discutibili ed ora è già largamente obsoleto, con un Piano dei trasporti (altrimenti è inutile parlare di idrocarburi o meno), esaminando la situazione di una fonte strategica e che lo sarà sempre più in futuro come il gas, di cui peraltro non manca di sicuro la capacità ricettiva, anche se andrebbe diversificata. 
Ho i miei dubbi che il presente governo sia in grado di fare questo, come molte altre cose che si fanno attendere, forse perchè non sono nelle corde del gruppo dei "tecnici". In primis, la crescita economica, che non si fa soltanto facendo quadrare i conti, ma con iniziative specifiche. Queste ultime, a mio avviso, per le scelte che comportano possono costituire pienamente soltanto l'attività di un governo politico, nel senso che sia frutto di una scelta degli elettori.

La notizia con le parole del Ministro Passera può essere letta al seguente indirizzo della Reuters:
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE83P04A20120426
 

ECONOMIA
La bolletta elettrica è trasparente, la strategia no
22 aprile 2012

Dopo l'accusa di non fornire dati chiari sulla composizione della bolletta elettrica fatta dal Ministro Clini, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha pubblicato sul suo sito (all'indirizzo in calce) la "bolletta trasparente" del mercato tutelato, prima dell'aggiornamento della componente A3, e con stime relative al dopo l'aggiornamento di aprile. L'Autorità ha ottenuto l'aumento della tariffa del 5,8%, dovuto all'aumento del prezzo dei combustibili, all'euro, e agli oneri in aumento delle rinnovabili.  La componenete A3 riguarda il finanziamento diretto dell'energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate.
Com'è noto, la discussione in corso verte sul costo delle rinnovabili, spesso citato come elevato e irragionevole, senza ulteriori approfondimenti.
La prima cosa che si nota con evidenza nel leggere la bolletta dell'AEEG è che l'"utente domestico tipo" a cui si fa rinferimento consuma ben 2.700 kWh all'anno, un valore alto se si considerano i moderni sistemi di efficienza energetica domestica, che non sono ancora diffusi, ma che consentirebbero di risparmiare molta energia, ed anche denaro.
Per quanto riguarda la composizione della bolletta, le stime (che dovranno essere confermate, come sottolinea l'Autorità) delle 4 voci di cui è composta sono le seguenti:
- i servizi di vendita, per il 57% della spesa complessiva
- i servizi di rete, per il 13,4%
- gli oneri di sistema, per il 16,3%
- le imposte, per il 13,3%
La componente A3 fa parte degli oneri di sistema (per il 15%) insieme a molto altro, come i regimi tariffari speciale delle Ferrovie dello Stato o gli oneri per la messa in sicurezza del nucleare, ma ne costituisce la parte maggiore con il 92,6%, di cui 86,8% vanno alle rinnovabili vere e proprie, e i restanti alle cosiddette "assimilate" (un'invenzione italiana che finanzia di tutto, fossili e inceneritori). 
Dunque, per fotovoltaico e certificati verdi spendiamo circa il 13% del totale in bolletta. Sorprende il fatto che non entrino nel dibattito le ragioni per cui lo facciamo, e se questo è l'unico effetto delle rinnovabili sul sistema elettrico italiano.
Premesso che il sistema di incentivazione può essere adeguato progressivamente, va ricordato che la ragione principale per cui si incentivano le fonti rinnovabili consiste nel sostenere tecnologie nuove e a basso impatto ambientale che altrimenti non avrebbero mercato, a fronte di tecnologie consolidate come quelle per le fonti fossili. Sul piano economico, gli incentivi sono un mezzo per includere nel sistema dei prezzi i cosiddetti "costi esterni", ossia costi dovuti alle conseguenze ambientali e sanitarie del ricorso a fonti energetiche inquinanti, e che finora ha pagato la collettività attraverso la fiscalità generale. Passare ad un sistema elettrico più pulito significa abbattere questi costi (che paghiamo tutti, anche se non in bolletta).
Gli incentivi, inoltre, non sono l'unico effetto della diffusione delle rinnovabili elettriche: il loro ingresso nel mercato consente, per esempio, una riduzione del costo del kilowattora dovuta ad un effetto di spostamento dell'offerta in favore delle tecnologie con costo marginale più basso (in pratica il costo del carburante che per le rinnovabili è pari a zero). Questo fenomeno, noto come "merit-order effect", si verifica soprattutto nei momenti di picco della domanda, e sta già portando a notevoli risparmi, grazie a sole e vento. Si dice che il fotovoltaico sia privilegiato, ma è proprio la fonte che copre la maggior parte delle ore di picco della domanda.
Non è possible che il dibattito verta soltanto su un aspetto, il costo di generazione dell'energia dalle varie fonti, e non consideri tutte le conseguenze, anche economiche sul mercato liberalizzato - che non si fermano nemmeno a quanto detto sin qui.
La bolletta non risente soltanto degli oneri che a vario titolo gravano su di essa, ma di una strategia complessiva che ancora manca. E' l'insieme delle scelte energetiche che va a formare un sistema, di cui la bolletta è una parte. Su questo ancora c'è molto da fare.

La "bolletta trasparente" può essere scaricata dal sito dell'Autorità:
http://www.autorita.energia.it/allegati/consumatori/bolletta_trasparente.pdf
 

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