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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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POLITICA
Serve una tassa sul carbonio - e questa è davvero indispensabile
21 ottobre 2019
Si fa un gran parlare di tasse: la destra accusa il governo di voler introdurre nuove tasse, la nuova formazione Italia Viva sostiene lo stesso indirizzandosi direttamente al Partito Democratico per voce di Maria Elena Boschi. E' l'evidenza di una politica senza argomenti, di tentativi banali di sottrarre consensi. Coloro che escono dal PD poi attaccano il PD, sembra una legge matematica inconfutabile. Non è detto che la cosa porti successo a coloro che la mettono in atto, come si è visto in altre occasioni, ma è bene che il PD faccia i suoi auguri alle nuove esperienze politiche fuoriuscite e resti ai piani alti.

Ma il tema fiscale è centrale in varie questioni: dalla lotta alle diseguaglianze, alle ingiustizie (chi paga le tasse lo fa anche per coloro che non le pagano), al clima. Il problema del cambiamento climatico lo si aggredisce anche e soprattutto per via fiscale. Nell'ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, Fiscal Monitor 2019, si sostiene la tesi secondo la quale senza una tassa sulla CO2 uniforme in tutto il mondo non si riuscirà a contenere in misura adeguata le modifiche al clima indotte dalle attività umane. Il Rapporto di quest'anno è interamente dedicato agli strumenti fiscali necessari a combattere il cambiamento climatico originato dal riscaldamento globale. Fra queste ultime, quelle più efficaci e potenti sono le tasse sulle emissioni di carbonio applicate ai combustibili fossili in proporzione al loro contenuto di CO2, perché sono in grado di indirizzare chi produce e chi utilizza l’energia a investire in tecnologie più pulite e a ridurre i consumi energetici complessivi. 
Si possono leggere i dettagli sul sito della rivista Qualenergia, nell'articolo dal titolo "Energia e clima, senza una carbon tax globale non si va da nessuna parte", a cui è allegato anche il Rapporto FMI.
Il costo della CO2 dovrebbe essere abbastanza alto,  intorno ai 75 dollari per tonnellata, nel 2030. Questo farebbe crescere il prezzo delle energie da fonti fossili, favorendo efficienza e rinnovabili, ma soprattutto facendo emergere nell'intera Economia i costi nascosti degli impatti ambientali. Anche il sistema europeo ETS (Emission Trading System) può funzionare, secondo lo studio dell'FMI, a patto che sia ben gestito. Sappiamo dei problemi che ci sono stati, con l'eccesso di quote che ha reso quasi inefficace il meccanismo.

Il concetto di base consiste nel fatto che i costi delle conseguenze sui sistemi naturali delle nostre attività non siano più esternalizzati, come è avvenuto finora con conseguenze che sono alla radice dei danni ambientali e sanitari dello sviluppo, bensì internalizzati, includendo l'ambiente nei calcoli economici e finanziari. Un tema centrale su cui occorre ragionare se vogliamo davvero invertire una tendenza negativa che ha assunto i caratteri di grande pericolosità a livello mondiale. 

Maggiori dettagli, e il Fiscal Monitor 2019, si trovano al seguente indirizzo:

https://www.qualenergia.it/articoli/energia-e-clima-senza-una-carbon-tax-globale-non-si-va-da-nessuna-parte/



ECONOMIA
La Cina apre al mercato del carbonio - e l'UE lo riforma
28 febbraio 2018
Il mercato di carbonio nasce in Cina, in uno dei Paesi che generano più emissioni climalteranti del mondo. Si tratta di una buona notizia, accolta con favore dall'Unione Europea.
La Cina ha infatti dato il via a quello che sarà il più grande mercato del carbonio del mondo, superando di gran lunga il meccanismo di scambio delle emissioni europeo EU ETS (Emission Trading System). Il grande Paese asiatico mostra di essere sempre più conscio del proprio ruolo nel contesto del più grande problema del secolo - o forse di sempre - vale a dire l'inquinamento globale che arriva a modificare sistemi naturali planetari come il clima. La decisione infatti fa parte di un quadro di politiche intraprese per ridurre le emissioni entro pochi anni.
Per ora, il sistema di scambio delle emissioni cinese riguarderà soltanto il settore energetico. Quest'ultimo rappresenta il 46% del totale delle emissioni di un Paese che è all'origine di un quarto delle emissioni totali: ne risulta il 12% circa delle emissioni globali del mondo, una quota di grande rilevanza. Il mercato del carbonio cinese riguarderà una quota quasi doppia di quella coperta dal mercato europeo, nonostante l'Ets UE interessi già comparti diversi.
L'Unione Europea si è espressa favorevolmente, apprezzando l'atteggiamento della Cina in contrapposizione a quello degli Stati Uniti (altro grande Paese fortemente inquinante). Si può immaginare un futuro in cui i mercati di carbonio siano collegati, creando un meccanismo virtuoso a livello mondiale.

Nostante le premesse positive, va ricordato che l'Ets UE presenta dalla sua nascita numerose difficoltà, per risolvere le quali è stata ora avviata una riforma. Secondo la notizia trasmessa da Ansa, il nuovo Ets prevede di tagliare le emissioni in misura maggiore rispetto al passato, con la riduzione del tetto massimo di emissioni del 2,2% l'anno invece dell'attuale 1,74%. Per evitare l'eccesso di quote, che ha impedito all'Ets di funzionare correttamente negli anni scorsi, il 24% delle quote eccedenti ogni anno dal 2019 al 2023 andranno in riserva. Dal 2023 le quote in eccesso nella riserva potranno essere cancellate. Prosegue, ma viene limitata, l'assegnazione di quote gratuite per evitare la delocalizzazione delle imprese in altre parti del mondo con costi inferiori legati alle diverse, o del tutto assenti, politiche climatiche. La percentuale di quote da mettere all'asta è fissata al 57%, con una flessibilità del 3% attivabile in caso fossero necessarie più quote gratuite.
Se è vero che il prezzo reale del carbonio sarebbe almeno 10 volte più alto di quello attuale, si spera che il nuovo Ets europeo riesca a corrispondere alle necessità e a migliorare un percorso sin qui abbastanza deludente.

E' auspicabile che le politiche messe in atto funzionino e lo facciano in tempi brevi: dall’Istituto di Potsdam sui cambiamenti climatici ci informano che in tutto il mondo dovranno avvenire cambiamenti radicali in ogni ambito nei prossimi 20 anni, se vogliamo raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo sul clima di Parigi. Abbiamo poco tempo per restare in un mondo almeno simile a quello che la nostra civiltà ha conosciuto; non si tratta soltanto di un ostacolo, ma di un'opportunità per guardare al futuro.

Scendendo al livello locale con le varie iniziative utili allo scopo di ridurre l'inquinamento e promuovere nuove forme produttive ed economiche, segnalo che la Regione Emilia Romagna riapre il Fondo Energia: dal 1° marzo 2018 al 31 maggio 2018 (salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse) sarà possibile presentare domanda per accedere. Il Fondo Energia mette a disposizione nuove risorse per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica delle imprese e per incrementare l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili,  finanziando fino a 500.000 euro in 96 mesi a tasso 0 per il 70% dell'importo ammesso e per il 30% a un tasso convenzionato con gli istituti di credito.

Per maggiori informazioni:

http://energia.regione.emilia-romagna.it/in-evidenza/2018/riapre-il-fondo-energia-domande-dal-1-marzo-al-7-maggio-2018

Politica:
Domenica 4 marzo si vota alle elezioni nazionali. E' possibile reperire ogni informazione utile sul sito del Comune di Bologna al seguente indirizzo:

http://www.comune.bologna.it/node/3519

ECONOMIA
L'Accordo di Parigi entrerà in vigore il prossimo 4 novembre. E anche il trasporto aereo si accorge di inquinare.
10 ottobre 2016
Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo anche il Consiglio ha dato via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi. L'Unione Europea assume perciò formalmente l'impegno di rispettare le richieste dell'Accordo della ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che, ricordiamo, mira a contenere il riscaldamento globale entro due gradi, e possibilmente entro un grado e mezzo, allo scopo di limitare le alterazioni che già oggi influiscono sul sistema climatico mondiale. L'Accordo ora, avendo raggiunto l'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali, è pienamente operativo ed entrerà in vigore il prossimo 4 novembre.
Nel nostro Paese si attende l'approvazione del Parlamento del decreto di ratifica licenziato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, come si legge sul sito del Ministero, afferma che "Con l’approvazione del decreto di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici da parte del consiglio dei ministri, l’Italia ha fatto un altro importante passo avanti sul percorso della lotta al surriscaldamento globale. Con il provvedimento di oggi rimettiamo la ratifica dell’intesa a livello nazionale al parlamento confidando in una approvazione in tempi brevissimi. (...) Stiamo cambiando il mondo, anche quello delle relazioni internazionali. Basti pensare che per fra la firma e l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto passarono 8 anni, dalla firma all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi passeranno solo 10 mesi". Speriamo davvero, di cambiare il mondo in meglio, soprattutto mettendo in atto azioni concrete che consentano di modificare una linea di tendenza che, purtroppo, è quantomai consolidata.

In questi giorni si aggiunge un'altra buona notizia: è stato raggiunto un accordo mondiale riguardante le emissioni del settore aereo. Dopo ben sei anni di negoziati, alla trentanovesima assemblea dell'’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) riunita a Montreal sono stati concordati alcuni punti per contenere e ridurre le emissioni inquinanti. Nello specifico, si prevede una fase, che va dal 2021 al 2026, in cui gli impegni saranno volontari, seguita da una seconda fase, a partire dal 2027, in cui saranno obbligatori. Si tratta in sostanza della possibilità di acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni, che dovrebbe iniziare soltanto fra una decina d'anni. L'accordo viene da tutti definito "storico". In realtà, considerando che il trasporto aereo è fra le dieci maggiori cause di emissioni climalteranti ed inquinanti del mondo, e che è in continua crescita, misure come queste sono assolutamente insufficienti.
Nel mondo, soltanto l'Unione Europea ha preso un impegno serio sulle emissioni del comparto dell'aviazione. Come si legge sul sito "Eur-Lex", "Prendendo in considerazione le dimensioni e la natura globale dell’industria del trasporto aereo e il suo impatto sull’ambiente, l’Unione europea (UE) agisce per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra provocate dal trasporto aereo in Europa e, allo stesso tempo, lavora con la comunità internazionale attraverso l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) per istituire misure di portata globale."  Con la Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, il settore rientra dal 1 gennaio 2012 nel sistema di emission trading europeo EU-Ets. Devono ottemperare al provvedimento tutte le compagnie internazionali. Ricordiamo che le compagnie aeree avevano provato ad opporsi, ricorrendo anche alla Corte suprema, ma alla fine hanno perso la partita. Dal 1 gennaio 2012 tutte le compagnie aeree, che siano europee o extracomunitarie, sono tenute dotarsi dei permessi di emissioni nell'ambito Ets, per i voli da e per l'Europa.

Mentre gli accordi, e soprattutto gli atti concreti, procedono con la velocità che osserviamo, numerosi studi ne mettono in dubbio la reale efficacia per contenere l'incremento della temperatura entro i due gradi (per non parlare di 1,5°C). Innanzitutto, risulta difficile calcolare le emissioni e correlarle con la dovuta precisione all'incremento di temperatura, per ragioni tecniche e per ragioni scientifiche. In secondo luogo, appare evidente come le velocità dei due processi, naturale e antropico, siano molto diverse: riduzione delle emissioni lenta o quasi assente, aumento del riscaldamento globale e delle conseguenze sul sistema climatico veloce. O per lo meno, assai più veloce. Occorre un impegno collettivo che vada più a fondo.


ECONOMIA
Nuovi obiettivi energetici ed ambientali in Europa
25 gennaio 2014

Alti obiettivi di protezione del clima: l’Unione Europea mantiene la guida delle politiche ambientali ed energetiche a basso impatto a livello mondiale. La proposta che la Commissione Europea ha presentato pochi giorni fa, infatti, contiene un rinnovato impegno a raggiungere traguardi ambiziosi di riduzione delle emissioni climateranti, senza perdere di vista la sicurezza del sistema energetico.   Il nuovo contesto in cui operare scelte energetiche e di tutela del sistema climatico assume gli obiettivi al 2030 di ridurre le emissioni di gas ad effetto-serra del 40% al di sotto del livello del 1990, di incrementare la quota di rinnovabili ad almeno il 27%, e costruisce un quadro fatto di politiche per l’efficienza e la gestione, completo di indicatori per la competitività e la sicurezza. Si tratta di scelte precise in favore della costruzione di un’economia a basso contenuto di carbonio, basata su un sistema energetico più leggero per l’ambiente, maggiormente integrato all’interno dell’Unione, e meno legato alla geopolitica internazionale con le importazioni di combustibili fossili, di cui l’Europa è scarsa produttrice.

La Comunicazione della Commissione UE sarà discussa al Consiglio e al Parlamento europei, e sarà accompagnata da una proposta di normativa riguardante il sistema di scambio delle quote di emissione Ets che partirà del 2021.

Sul fronte delle reazioni, si registrano nel nostro Paese reazioni dubbiose dal mondo ambientalista, dove si vorrebbero obiettivi più elevati, e contrarie da parte industriale, secondo cui i medesimi sono troppo alti. Per esempio, Legambiente sottolinea la necessità di ridurre maggiormente le emissioni per contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C (il comunicato si legge all’indirizzo in calce). Confindustria, al contrario, esprime preoccupazione (come si legge sul Sole24ore all’indirizzo in calce) per l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% che potrebbe compromettere la competitività dell’industria in un contesto internazionale in cui altri Paesi sono meno impegnati sul fronte ambientale.

Si tratta evidentemente di un problema di non facile soluzione: per l’ambiente sarebbe necessario smettere di inquinare, per il sistema economico e industriale attuale, largamente basato sul consumo di combustibili fossili, sarebbe meglio continuare come ora. Non è un tema semplice, ma credo che gran parte della soluzione si trovi nel modo in cui si applicheranno le scelte, e non soltanto nelle scelte stesse: la capacità dell’Unione Europea nel suo complesso, fatto di istituzioni comunitarie e di Stati nazionali, di favorire e promuovere le sue scelte in materia di energia, industria, ambiente, sarà decisiva in un contesto internazionale dove spesso si lavora al ribasso. In altre parole, come verranno portate avanti le cose sarà altrettanto importante degli obiettivi stessi, che non possono restare crude cifre, ma devono diventare un’opportunità di crescita, fattore di sviluppo, ed anche di leadership mondiale. Se l’Europa saprà giocare bene le sue carte, le nostre imprese potranno porsi alla guida del mercato; un mercato dove l’efficienza e la qualità siano elementi imprescindibili.

 

Gli indirizzi web citati, con la notizia della comunicazione della Commissione Europea, sono i seguenti: 

 

 

http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2014012202_en.htm

www.legambiente.it/contenuti/articoli/clima-ue-presenta-libro-bianco-clima-energia-2030-obiettivi-insufficienti

 

www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-22/clima-confindustria-preoccupati-nuovo-tetto-emissioni-solo--ue--175706.shtml?uuid=AB2qLXr

 

 

ECONOMIA
Il percorso nell'Unione Europea verso gli obiettivi energetici e climatici
4 dicembre 2013

Luci ed ombre, che riguardano anche il nostro Paese, emergono dal Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sui progressi dell’Europa verso gli obiettivi energetici e climatici “Trends and projections in Europe 2013 – Tracking progress towards Europe’s climate and Energy targets until 2020” uscito lo scorso ottobre (scaricabile all’indirizzo in calce). Il percorso che i Paesi dell’UE stanno effettuando è complessivamente buono, consentendo all’Unione di procedere bene, ma non c’è nessun Paese che sia in linea con il raggiungimento dei risultati previsti in tutti gli ambiti. Contestualmente, non c’è nessun Paese che presenti risultati negativi in tutti gli ambiti; dunque, abbastanza bene, ma si può migliorare.

Il Rapporto, che integra quello annuale della Commissione indirizzato al Parlamento, prende in considerazione gli impegni internazionali del Protocollo di Kyoto, e quelli interni di riduzione delle emissioni di gas-serra del 20% al 2020, di incremento delle rinnovabili del 20%, e di miglioramento dell’efficienza energetica che consenta un risparmio del 20%. Con le stime delle emissioni nel periodo 2008-2012 è possibile, inoltre, valutare più accuratamente la situazione riguardante i settori inclusi nel sistema di scambio di emissioni Ets, ed i settori non inclusi.

Nel merito, si legge che nei Paesi UE-15 la quantità massima di emissioni secondo lo schema Ets è stata inferiore del 9% rispetto ai livelli del 2005, mentre i settori non inclusi nell’Ets del 4% inferiore. In Italia le necessità di riduzione delle emissioni nei settori non-Ets sono state superiori del 15%, quindi più impegnative rispetto ai settori Ets. Dato che l’Ets copre sostanzialmente i settori industriali e di produzione energetica, è facile ipotizzare che la crisi in atto in questi ultimi anni abbia influito sulla buona performance registrata in quegli ambiti, mentre resta un divario fra gli obiettivi e le emissioni reali nei settori non coperti dall’Ets in 9 Stati membri fra cui l’Italia. Il nostro Paese dovrà quindi colmare il divario – ed è ciò che intende fare, anche se non ha ancora detto come - ricorrendo ai meccanismi flessibili previsti nel Protocollo. Dunque, ricorreremo alle varie tipologie di crediti di carbonio e permessi di emissione, secondo quanto, del resto, era stato previsto da tempo. Acquisti che si sarebbero potuti evitare con una strategia più efficace e mirata; per esempio, a partire dall’efficienza energetica che, come risulta anche dal Rapporto stesso, ha visto progressi assai limitati in Italia nel periodo considerato, e intervenendo nei settori non-Ets.

La riduzione delle emissioni climalteranti non si ottiene soltanto promuovendo le fonti rinnovabili - come sosteniamo da tempo – ma intervenendo in via prioritaria sul risparmio e sull’efficienza energetica, dalla produzione agli usi finali. In altre parole, le rinnovabili vano benissimo, ma devono essere inserite in un quadro di sostenibilità del sistema energetico nel suo complesso, che consenta di raggiungere gli obiettivi oltre che di migliorare il suo assetto. L'efficienza è la base di una prospettiva del genere, ma nel nostro Paese c'è stato un ritardo notevole. Si tratta di un obiettivo ben presente nella recente Strategia Energetica Nazionale (ammesso che lo si raggiunga), ma che avrebbe potuto avere un trend ben diverso, più marcato e più realistico, se si fosse incominciato prima, invece di perdere un decennio a parlare del nulla, fra costruzione di sovracapacità elettrica (a gas) e improbabili ritorni del nucleare.

 

Il Rapporto AEA si può scaricare qui:

 

http://www.eea.europa.eu/publications/trends-and-projections-2013

 

 

POLITICA
A volte ritornano
10 dicembre 2012
Fra il ritorno del centrodestra e del suo leader più inadeguato del mondo occidentale, e la chiusura dei negoziati di Doha (sui cambiamenti climatici, Cop 18) non c'è che l'imbarazzo della scelta fra le notizie recenti. A volte ritornano.
Questa mattina, le notizie delle dimissioni di Mario Monti a seguito delle espressioni di sfiducia del Pdl e del ritorno del candidato che ha governato causando l'intervento dello stesso Monti hanno trovato risposta nei mercati, dopo ogni genere di commento negativo sui media internazionali: secondo il Sole24ore, l'indice Ftse Mib di piazza Affari ha esordito a -2,30% a 15.331 punti mentre l'All Share ha segnato - 2,29% a 16.192 punti, mentre le banche segnano la peggior performance, su cui pesa l'aumento dello spread salito fin oltre i 350 punti base.
L'evidenza della mistificazione che i predecessori dell'attuale governo proporranno in campagna elettorale è clamorosa, ma da sola non basterà. Credo infatti che un punto debba essere chiaro:  che non basteranno segnali negativi, di qualsiasi genere essi siano, per evitare derive problematiche per il nostro Paese, occorrerà invece una ferma determinazione a suscitare interesse e consenso per affermare un governo credibile alle prossime elezioni.
Se non si fermerà tutto il 21 dicembre 2012, i prossimi governi e il mondo intero continueranno ad avere a che fare non soltanto con i candidati insopportabili, ma anche con i cambiamenti in corso del sistema climatico e con  gli estenuanti negoziati internazionali per porvi rimedio. Il nostro ottimo Ministro dell'Ambiente Clini, che ha virato di un angolo piatto la direzione del precedente governo (sempre quello della destra) sul tema, rappresentava l'Italia a Doha, nel Paese con maggior inquinamento prodotto pro-capite del mondo, alla Cop 18, dove il mondo tentava di accordarsi per fermare letteralmente la distruzione del pianeta prossima ventura causata dalle emissioni di composti climalteranti. I risultati del vertice internazionale sono pietosi:  Unione europea, Australia, Svizzera e Norvegia hanno firmato il "Kyoto 2", la seconda fase di impegni prevista dal Protocollo, ma la misura delle riduzioni dei gas-serra nel periodo 2013 – 2020 sarà decisa solo il prossimo anno. Per l’accordo più ampio, che dovrà includere tutti i Paesi, si dovrà attendere il 2015, e diventerà operativa dal 2020. Al Fondo Verde, destinato ad aiutare i Paesi poveri nella transizione tecnologica verso un sistema produttivo a basso impatto ambientale, ha contribuito soltanto l'Europa con 8 miliardi di euro, mentre la cifra indicata è di 100 miliardi entro il 2020. Il negoziato ha retto, ma è debole, e serve praticamente soltanto a tenere in piedi il tutto. Non è poco, considerate le difficoltà che emergono sempre. Ma indubbiamente dispiace e preoccupa il continuo rinvio delle decisioni quantitative e operative, e del contributo al Fondo da parte dei Paesi ricchi.
Frattanto, a conferma delle difficoltà che i vari sistemi di mercato di intervento sulle emissioni incontrano, si riscontra che il prezzo degli EUA (EU Allowance Unit), i permessi di emissione del sistema UE Ets, già basso, è diminuito ulteriormente arrivando a 6,20 €/ton, mentre perde terreno anche il prezzo dei crediti CER (Certified Emission Reductions, crediti generati da progetti di riduzione delle emissioni condotti in paesi in via di sviluppo), arrivando al minimo di 0,65 €/ton. La causa recente sarebbe la notizia che il Comitato sui cambiamenti climatici non voterà la proposta di backloading nel meeting del 13 dicembre, a sostegno degli EUA inflazionati dal surplus di permessi che si è creato negli anni. Il Commissario per il Clima Connie Hedegaard ha ragione nell'affermare che non è saggio continuare a rifornire un mercato già saturo. Ma per intervenire realmente su un sistema che è stato creato per porre dei limiti ambientali alle forme di attività tradizionalmente inquinanti occorre crederci davvero, ed impegnarsi collettivamente per questo, altrimenti tutto il meritevole processo di cui l'Unione Europea è il maggior promotore finirà nel nulla.

Le notizie sono tratte dai siti:
www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-12-10/risposta-mercati-dimissioni-monti-080806.shtml?uuid=AbIW8fAH
www.nomismaenergia.it
http://unfccc.int/meetings/doha_nov_2012/meeting/6815.php
http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2012072501_en.htm

ECONOMIA
Limiti precisi alle emissioni non-Ets
24 ottobre 2012

Sono in arrivo nuovi limiti nazionali per le emissioni non-Ets per il periodo 2013-2020.
Il comitato sui cambiamenti climatici dell'Unione Europea ha infatti approvato un provvedimento che impone nuovi limiti nazionali sulle emissioni di gas ad effetto-serra per i settori che non rientrano nello schema Ets, Emission Trading Scheme, vincolanti ed operativi al fine di raggiungere la riduzione del 20% al 2020. Si tratta dell'applicazione dell'Effort Sharing Decision del 2009 sulle emissioni non-Ets nella pratica, esplicitando quote annuali assolute, in tonnellate. I settori coinvolti riguardano i trasporti, eccetto l'aviazione che è stata inclusa nell'Ets, l'edilizia, l'agricoltura, e i rifiuti. Restano ancora fuori le foreste e le industrie collegate.
L'Annex 1 della decisione della Commissione elenca le quote permesse, le annual emission allocation, calcolate anno per anno dal 2013 al 2020; per l'Italia si passa da 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti a 296 milioni, o da 317 milioni a 302 milioni, a seconda del metodo di calcolo (con l'IPCC 2° assessment report, o IPCC 4° assessment report). Da notare la notevole differenza nella stima.
Le quantità di gas ad effetto-serra che emettiamo sono impressionanti ogni volta che vengono citate; ancor più impressionante è la somma di tutte le emissioni dei Paesi UE, comprese quelle incluse nell'Ets naturalmente. Queste emissioni andranno ad influire, ricordiamolo, sull'assetto del sistema climatico terrestre.

La notizia e il draft si trovano al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2012101702_en.htm

ECONOMIA
Riformare l'ETS per renderlo più efficace
18 maggio 2012

I prezzi del carbonio sono da tempo in caduta libera, come sanno anche coloro che seguono questo blog, comprese le quotazioni riportate a lato. Dopo una prima caduta verticale dal massimo di circa 28 €/ton di luglio 2008, l'andamento aveva mantenuto una certa stabilità per un paio di anni, dalla metà del 2009 alla metà del 2011, con valori intorno ai 14-15 €/ton. Da alcuni mesi è di nuovo sceso fino ai valori attuali di poco più di 6 €/ton.
In pratica, i  prezzi delle emissioni EUA si sono dimezzati rispetto al 2010, e sono calati di oltre il 75% rispetto ai massimi di luglio 2008.
Riguardo questa nuova tendenza al ribasso è iniziato un dibattito in sede comunitaria per vedere come intervenire sul mercato del carbonio, dato che i prezzi attuali sono troppo bassi per favorire investimenti tesi a ridurre realmente le emissioni. Secondo quanto ha affermato il Commissario per l'Energia Gunter Oettinger, la Commissione Europea preparerà una proposta per riformare il sistema ETS entro quest'anno, rendendolo sufficientemente flessibile da adattarsi alla situazione economica. Una delle cause della caduta del prezzo del carbonio, infatti, viene identificata nella crisi economica che avrebbe ridotto le emissioni industriali rendendo eccessivi i permessi sul mercato che, a loro volta, sarebbero stati sovrastimati per il periodo che stiamo attraversando. Risulta in tal modo che è più vantaggioso per le imprese comprare permessi piuttosto che fare reali investimenti per ridurre le emissioni per unità di prodotto.
Secondo molti, al reale eccesso di permessi sul mercato aggravato dalla crisi si aggiungono altre cause, fra cui la cirsi finanziaria e la speculazione, e l'incertezza della politica mondiale a protezione del clima. E' necessario, a questo proposito, ridare forza agli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti e ai percorsi necessari a raggiungerli, anche sulla base delle risultanze scientifiche che ci mostrano il ritardo delle politiche climatiche rispetto all'evoluzione dei parametri fisici e delle loro conseguenze sui sistemi naturali.
Secondo le cifre rese pubbliche dalla Commissione Europea, le emissioni degli impianti che partecipano all'ETS sono diminuite del 2% nel 2011, una cifra non esaltante e dovuta in parte ad interventi in Paesi extraeuropei. Risulta, infatti, che 450 milioni di permessi sono stati inutilizzati l'anno scorso e 900 milioni restituiti nel periodo 2008-2011 a causa dei crediti internazionali CDM del Protocollo di Kyoto.  Non è poi certo un bene che gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020 vengano raggiunti da una contrazione della produzione, o dalla delocalizzazione della stessa compresi gli interventi di compensazione, mentre è necessario che gli stessi obiettivi siano raggiunti da una reale riduzione delle emissioni nei processi produttivi e nei consumi.
Continuo a ritenere l'ETS uno strumento con grandi e decisive potenzialità, assolutamente da non abbandonare sulla strada della decarbonizzazione dell'economia. I problemi non mancano, ma occorre intervenire per ridare equilibrio ad un mercato importante e ad un'esperienza innovativa che può rafforzare meccanismi di mercato capaci di orientare l'economia verso la sostenibilità.

Gli interventi di Oettinger si leggono ai seguenti indirizzi:
http://www.reuters.com/article/2012/04/16/carbon-eu-idUSL6E8FGBRW20120416
http://www.reuters.com/article/2012/04/20/energy-efficiency-idUSL6E8FK95D20120420
I dati sull'ETS 2011 comunicati dalla Commissione Europea sono all'indirizzo seguente:
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/12/477&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en#footnote-4
 

ECONOMIA
Trasporto aereo nell'ETS
2 gennaio 2012

Una buona notizia per l'anno nuovo: tutte le compagnie aeree saranno incluse nello schema ETS dell'Unione Europea finalizzato alla riduzione delle emissioni climalteranti.
La Corte di Giustizia dell'UE ha infatti stabilito che la Direttiva che include l'aviazione tra le attività dell'Emission Trading Scheme è valida, non infrange nè i principi del commercio internazionale nè l'Open Skies Agreement.
La notizia si trova all'indirizzo riportato in calce. In breve, con una Direttiva del 2008 (101/2008) l'UE ha incluso tutto il trasporto aereo, di ogni Paese, tra le attività regolate da ETS a partire dal 1 gennaio 2012, ma alcune compagnie americane e canadesi hanno successivamente contestato la decisione richiamando una serie di principi e accordi internazionali che sarebbero in tal modo violati, in particolare sulla tassazione sul consumo di carburante e sulla giurisdizione territoriale. Interessante è il fatto che la Corte Europea sia stata interpellata attraverso la High Court of Justice inglese.
In risposta, la Corte UE ha confermato la validità della Direttiva, esaminando i punti contestati. In particolare, non c'è conflitto territoriale dato che l'obbligo di sottostare alla regolamentazione ETS riguarda le rotte aeree che arrivano o partono da un aereoporto situato entro i confini dell'Unione perciò con l'aereomobile che si trova fisicamente sul territorio UE, e che l'UE può permettere al suo interno soltanto attività che rispondano alle specifiche richieste della sua normativa. Per quanto riguarda il consumo di carburante, la Corte mostra che non c'è legame diretto tra il combustibile consumato e gli oneri finanziari derivanti dal sistema ETS, escludendo quindi che si tratti di tassazione agguntiva. In sostanza, la Direttiva che include il trasporto aereo nello schema ETS è valida e le compagnie dovranno adeguarsi.
La notizia dettagliata si trova all'indirizzo:
http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-12/cp110139en.pdf
 

SCIENZA
Misure insufficienti per contenere le emissioni
12 novembre 2011

L'influenza diretta sulla composizione atmosferica dei gas ad effetto-serra immessi nella stessa dalle attività umane prosegue, contribuendo ad accrescere il riscaldamento globale.
Ancora una volta (mi fa l'effetto di ripetermi), le risultanze scientifiche ci dicono con chiarezza che stiamo modificando l'atmosfera terrestre, questa volta grazie all'indice AGGI, Annual Greenhouse Gas Index, aggiornato dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, degli USA) e presentato il 9 novembre scorso. L'indice, che parametrizza i principali composti climalteranti, rileva un continuo aumento dell'anidride carbonica e del protossido d'azoto, un aumento particolare del metano in anni recenti, e un calo dei CFC,  che come si ricorderà rientrano nel Protocollo di Montreal a protezione dello strato di ozono.
Dunque, nonostante l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il mercato del carbonio, gli obiettivi dell'Unione Europea, le forme di sostegno alle rinnovabili e all'efficienza energetica, le emissioni di gas ad effetto-serra continuano a crescere su tutta la Terra. Per evitare un incremento della temperatura globale media superiore ai 2 °C dovremmo assestare la concentrazione dei gas (di tutti, e non soltanto della CO2) intorno a 400 ppmv, dato che la quota di 450 ppmv porta già la probabilità di superare i due gradi al 78% (stime tratte dal Rapporto Stern). Il che significherebbe più o meno smettere ora di inquinare, o almeno ridurre le emissioni in modo tale da non superare 450 ppmv, considerando il fatto che oggi stiamo raggiungendo la notevole quota 390 ppmv, per la sola CO2.
Ma dopo la flessione dovuta alla crisi economica registrata nel periodo che va dal 2007 al 2009, le emissioni nel 2010 sono tornate a salire fino ad oltre 31 miliardi di tonnellate (dato IEA riguardante soltanto i settori energetici, che corrispondono all'83% del totale).  La crescita ha interessato anche gli impianti UE dell'ETS (Emission Trading Scheme), con un aumento del 3% nel 2010.
Ci si può domandare cosa non funzioni. Alcuni elementi sono evidenti, come la crescita delle emissioni dei Paesi in via di sviluppo, altri riguardano i meccanismi delegati al contenimento delle emissioni con l'incertezza legata al periodo successivo al 2012, altri ancora sono riconducibili agli stili di vita, alle nuove politiche locali che stentano spesso a decollare, ma soprattutto a misure ancora parziali, incerte e scollegate fra loro che non riescono ad influire sul complesso dei settori a maggior emissioni di composti inquinanti: produzione energetica, industria e trasporti.

I siti del NOAA e dell'IEA:
www.climate.gov

www.iea.org

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