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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

POLITICA
Guida al Referendum del 17 aprile: una breve sintesi per punti. Con la quale andrò a votare, e voterò Sì.
12 aprile 2016

Pubblico una sintesi per temi riguardante il prossimo referendum del 17 aprile, sperando che possa tornare utile, indipendentemente dal voto (o dal non voto) che ciascuno vorrà scegliere. Sicuramente, le tesi qui espresse inducono a votare, e a votare Sì: sarà ciò che farò, senza ideologismi o estremizzazioni, semplicemente rispondendo ad un quesito che verrà posto ai cittadini italiani domenica prossima. Le ragioni del voto sono descritte nel precedente post del 5 aprile u.s.

Riassumendo, le ragioni del Sì sono sostanzialmente due: il fatto che la concessione sia diventata fino alla durata di vita utile del giacimento, che non condivido, e la necessità, che sta diventando impellente, di dare un segnale per far sì che si affrontino le tematiche energetiche nel loro complesso, invitando con forza ad operare per ridurre gli sprechi, aumentare l'efficienza, sostenere le fonti pulite.

Il testo del quesito referendario a cui siamo chiamati ad esprimerci la prossima domenica 17 aprile è il seguente:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Si tratta di un referendum abrogativo, uno strumento di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. In quanto tale, nel merito è sicuramente parziale e limitato. Il contenuto del quesito, inoltre, risente del percorso che ha portato ala richiesta di sei quesiti referendari, di cui 5 successivamente superati.

 

Affinché la domanda soggetta a referendum sia approvata occorre che si rechi a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età, si voterà in tutto il Paese, soltanto nella giornata di domenica 17 aprile, e potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Votando “No” la norma resterà.

Il referendum riguarda le attività connesse all'estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro 12 miglia marine dalla costa. Gli idrocarburi sono il petrolio e il gas naturale, prevalentemente costituito da metano, che con il carbone sono ampiamente utilizzati per produrre energia per trasporto, elettricità, riscaldamento. Con il quesito referendario si chiede di cancellare la norma che permette alle società petrolifere di effettuare le loro attività di estrazione nella fascia costiera italiana entro le 12 miglia marine senza precisi limiti temporali; il quesito interessa tutti i titoli abilitativi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza. Per contro, il quesito non riguarda le concessioni sulla terraferma, non riguarda quelle in mare che si trovano oltre tale limite, e nemmeno nuove concessioni entro la fascia costiera, che non potranno essere rilasciate poiché sono state vietate dalla Legge di Stabilità 2016.

In sostanza, con il referendum del prossimo 17 aprile si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di operare per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, senza una scadenza certa, ed in relazione alle attività già in corso, poiché in quella zona non potranno essercene di nuove.

La produzione di idrocarburi

I giacimenti di idrocarburi sono proprietà indisponibile dello Stato, la loro ricerca e il loro sfruttamento sono considerati di interesse pubblico e vengono effettuati da imprese private in un regime giuridico di concessione (titolo minerario). I titoli minerari sono il permesso di prospezione, il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione. Gli elenchi delle concessioni sono disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il concessionario è soggetto al rispetto dei programmi, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie interessata e al pagamento di royalties proporzionate alla quantità di idrocarburi prodotte.

Il percorso

Il limite delle 12 miglia marine è stato introdotto nel 2010 per le aree protette, a seguito dell’esplosione catastrofica della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, che ha causato danni enormi all’ambiente marino di quelle zone, all’ecosistema, alla pesca, all’ambiente costiero. Successivamente, nel 2012 il limite è stato esteso all’intero litorale nazionale per le nuove ricerche, insieme all’obbligo di valutazione di impatto ambientale e al parere degli Enti locali interessati.

Precedentemente all’emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto legislativo 152/2006), la normativa in materia prevedeva una durata trentennale delle concessioni, prorogabile per altri vent’anni al massimo con apposita richiesta sottoposta a parere sul rinnovo da parte degli Enti locali interessati, e una durata di sei anni per la ricerca, anch’essa prorogabile.

Con la nuova normativa in oggetto, il governo ha vietato le nuove attività nella fascia entro le 12 miglia dalla costa, ma lo ha fatto eccettuati “i titoli abilitativi già rilasciati, fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. Una compagnia potrà perciò continuare ad operare entro le 12 miglia se ha ottenuto la concessione prima, e farlo fino all’esaurimento del giacimento.

 

Con un comunicato del 5 febbraio scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico informa che “tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia sono state rigettate. (…) Con i 27 provvedimenti è stata data piena attuazione al disposto di legge: all’interno  delle aree interdette non insistono più istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.” Dunque, la fascia costiera non è accessibile, ma restano attive per un tempo indeterminato le ricerche e le coltivazioni già in essere.

Il referendum è conseguenza di alcune scelte in materia di energia effettuate dal governo e dei contrasti che hanno suscitato con Amministrazioni locali, con associazioni ambientaliste e civiche.  Infatti, 9 consigli regionali - Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto - hanno inizialmente promosso sei quesiti. Solo uno è stato ammesso dalla Cassazione, mentre gli altri sono stati superati da nuove modifiche apportate alla legge di Stabilità approvata alla fine del 2015. Anche la decisione di non accorpare il referendum alla tornata elettorale di giugno è stata da molti giudicata incongrua.

Le conseguenze

Si pone il tema di cosa accade se vincono i Sì. In tal caso, a quorum superato, le concessioni in essere saranno valide fino alla scadenza, fra alcuni anni alcune, fra 20 anni altre. L’abrogazione della norma indicata nel quesito non implica perciò la chiusura di impianti o la perdita di posti di lavoro nell’immediato o nel prossimo futuro. Soltanto nel periodo successivo allo scadere di una concessione, in caso di vittoria del “Sì”, il tratto di mare interessato e situato nella fascia costiera entro 12 miglia marine resterà libero.

Se invece vincono i “No”, o se il referendum non supera il quorum, la norma recentemente introdotta resterà invariata. Le concessioni non avranno limiti temporali e saranno attive in ogni caso fino al termine dello sfruttamento del giacimento e non saranno sottoposte al vaglio delle Regioni e degli enti preposti.

Norme e territori

Una prima domanda da porsi riguarda la legittimità di una concessione a tempo indeterminato a proposito della libera concorrenza. L’assenza di scadenza per le concessioni già in attività, infatti, pone le compagnie interessate in una posizione di vantaggio rispetto ad altre che potrebbero subentrare. La normativa europea stabilisce regole precise in proposito ed è stato ipotizzato che un titolo a durata illimitata possa incorrere in un esame ed eventualmente una procedura d’infrazione da parte dell’UE.

Una seconda questione riguarda il significato che il titolo rappresenta per società e per il territorio. In alcune zone del Paese la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi rappresenta una parte considerevole dell’economia locale, anche in aree costiere. La concessione deve avere un senso per la comunità che la concede, in un quadro di scelte energetiche che riguardano il Paese intero. Non è più accettabile la contrapposizione fra ambiente e lavoro, il legame va sciolto sulla base di scelte razionali e capaci di guardare al futuro. Appare difficilmente giustificabile, però, che scelte in materia di energia vincolino la politica energetica futura a tempo indeterminato. Si tratta di un punto fondamentale: i futuri governi e legislatori non possono essere vincolati praticamente per sempre (fino ad esaurimento dei giacimenti) a decisioni prese ora.

L’energia

Ci si può interrogare sulla ragione della modifica introdotta, e sulla sua opportunità in termini di politica energetica.

La sicurezza energetica: la quantità di idrocarburi estratta dalla zona entro le 12 miglia dalla costa non è così significativa da mettere a rischio l’autosufficienza energetica – intorno al 2-3% dei consumi di gas, e circa 1% dei consumi di petrolio, considerando le piattaforme funzionanti. Per contro, può farci risparmiare una quota della nostra bolletta energetica con l’estero. Anche da questo punto di vista, si tratta di valutare se non siano opportune altre vie di risparmio.

Se si tratta di incrementare la quota nazionale di idrocarburi, allora essa va inserita in un contesto che nel suo complesso richieda tale scelta nella fascia costiera. L’argomento, perciò, non è soltanto una questione di paesaggio, già in sé importante, ma di politica energetica. Essa, come è noto, è geograficamente caratterizzata. Inoltre, la politica energetica per sua natura concerne il presente e si dilata nel futuro: le scelte fatte oggi influenzeranno i prossimi 20, 30, o 50 anni. Dunque si pongono in tutta la loro valenza i temi dell’approvvigionamento energetico futuro, delle scelte industriali ed economiche connesse, dell’influenza del consumo di idrocarburi sull’ambiente terrestre, sul sistema climatico, e il tema del rispetto dell’accordo internazionale sottoscritto alla COP21 a Parigi lo scorso dicembre nel quale la tendenza ad uscire dall’era del petrolio, del carbone e del gas, è scritta in termini chiarissimi.

Modificare lo stato delle cose, implica una serie di scelte atte ad orientare società, economia, energia verso minori consumi energetici da fonti fossili, capaci di ridurre in maniera consistente le emissioni inquinanti e climalteranti. Un complesso di azioni di questo tipo può portare ad un notevole miglioramento della qualità della vita, ed una riduzione delle diseguaglianze fra coloro che subiscono le conseguenze dirette di fenomeni di inquinamento locali, e del cambiamento climatico globale.

Ad oggi, alcune opzioni attuate dal governo con il decreto cosiddetto “spalma-incentivi”, o con lo stesso “sblocca-Italia”, appaiono in linea con una politica orientata al mantenimento di una quota complessivamente rilevante di idrocarburi nell’insieme energetico del nostro Paese. 

Il tema della politica energetica da adottare richiede comunque un’approfondita analisi e una trattazione a sé stante (ed è da anni l'oggetto principale di questo blog).

L’ambiente

La tutela dell’ecosistema marino è fondamentale per il mantenimento di un buon grado di equilibrio ecologico, per attività primarie come la pesca, per il turismo.

E’ noto che le piattaforme petrolifere sono diventate nel tempo luoghi ricchi di flora e fauna marina, rifugi di biodiversità. Accanto a questo benefico effetto, va tenuto conto che le attività di routine nelle piattaforme rilasciano normalmente nel mare sostanze chimiche inquinanti: Il Ministero dell’Ambiente effettua dei controlli periodici sulle conseguenze delle attività condotte. Anche la ricerca di gas o petrolio con la tecnica dell’Air-gun – esplosioni sottomarine con un dispositivo ad aria compressa per sondare il sottosuolo - è estremamente nociva all’ambiente marino e alla fauna.

Il rischio d’incidente, infine, nonostante la diversità degli impianti italiani, le minori dimensioni, e le norme stringenti, non si può escludere completamente. D’altro canto, se ad una minor produzione locale di idrocarburi corrispondesse una maggior importazione con l’arrivo di petroliere, aumenterebbe il rischio d’incidente di queste ultime. Ampliando questa considerazione si ricade nel grande tema della politica energetica; ci si può infatti interrogare sulla possibilità di ridurre i consumi di fonti fossili in modo da non aver bisogno di una quota, tutto sommato, marginale, di idrocarburi, e sui metodi per ottenere questo obiettivo.

L’economia

Energia ed economia sono strettamente legate. Da sempre, escludendo eventi eccezionali, alla crescita economica corrisponde una concomitante crescita dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti dovute alla combustione delle fonti energetiche fossili.

Di recente, l’ultimo Rapporto IEA “Decoupling of global emissions and economic growth confirmed” (Agenzia Internazionale per l’Energia, rapporto scaricabile sul sito iea.org) mostra, per il secondo anno consecutivo, che le emissioni inquinanti generate dalla produzione energetica e industriale a livello mondiale hanno arrestato la loro crescita nonostante la crescita del PIL. In altre parole, le emissioni – finora legate, salvo eventi eccezionali, all’andamento dell’economia – paiono disaccoppiarsi dalla produzione di ricchezza. Questo evento caratterizza l’ultimo periodo dal 2013 ad oggi, quando al crescere del PIL mondiale di oltre il 3% non si è registrata un’analoga crescita delle emissioni inquinanti, che si sono stabilizzate. Le cause maggiori del fenomeno indicate nello studio sono il minor consumo di carbone, e la diffusione globale delle fonti energetiche rinnovabili.

Se il fenomeno continuerà, sarà un indicatore molto concreto che politiche di sviluppo sostenibile sono possibili. Forse sono anche auspicabili: maggior ricchezza con minori consumi di fonti energetiche fossili, grazie al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili, all’efficienza degli apparati produttivi e di consumo.

Scelte energetiche ed economiche sostenibili richiedono, per quanto riguarda i consumi di fonti fossili, particolare attenzione ai trasporti. Infatti, una parte rilevante dei consumi consiste nel consumo di carburanti. Per questa ragione, non basta prendere in considerazione le fonti rinnovabili, ma occorre tener conto delle nuove forme di mobilità, dei veicoli elettrici o ibridi, delle nuove tecnologie a basso consumo.

L’Unione Europea

Le Direttive dell’Unione Europea, le scelte in materia di energia, e l’insieme di azioni denominate sinteticamente “Climate Action” a tutela del sistema climatico locale e mondiale, pongono la questione energetica in primo piano ed indicano nell’insieme una direzione di marcia verso minori consumi, maggior efficienza e fonti pulite, in misura molto rilevante e con obiettivi sfidanti.

L’aspetto geografico della questione energetica pone, inoltre, la questione dei rapporti con i Paesi nostri vicini o confinanti al centro dell’agenda politica. Per questo, il tema della ricerca ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico deve diventare una questione europea, nel quadro di una politica comune. Il territorio dell’UE ha scarsa presenza di fonti primarie, e forte necessità di integrare le proprie politiche energetiche.

Sul piano ambientale, l’Unione è da sempre avanguardia delle politiche a difesa del sistema climatico a livello mondiale, ed ha inciso notevolmente nella definizione degli accordi internazionali e nell’evoluzione delle pratiche.

Il nostro Paese deve muoversi in questo contesto, tenendo conto dei molteplici aspetti della questione.

Il referendum del prossimo 17 aprile può, infine, essere considerato una consultazione su quanto la pubblica opinione è diventata cosciente della questione energetica e climatica.


ECONOMIA
Politiche per un lavoro "rinnovabile" - e in crescita
28 maggio 2015

Quando si parla di occupazione, ovvero del suo contrario, la disoccupazione o l’inoccupazione, sarebbe forse utile ricordare che si tratta in realtà di lavoro: i termini utilizzati a tutti gli effetti sono parte del ragionamento, le fondamenta, i mattoni, di ciò che si vuole esprimere. L’”occupazione” fa riferimento ad un’attività più leggera, soft, che sottintende il superamento, o la cancellazione nell’immaginario collettivo, della vera attività, il lavoro. E di lavoro utile sarebbe bene parlare, nel senso che ci dovrebbe essere l’intendimento di creare sviluppo sostenibile e funzionale alla società e al tempo attuali, grazie al quale “occuparsi” di qualcosa diventa atto di utilità personale e collettiva. Stiamo assistendo alla scomparsa di vocaboli di grande contenuto, e con essi alla perdita dei temi correlati, come la qualità, i diritti, le norme, le funzioni, l’utilità, del lavoro.  Pare che ci si debba “occupare” di qualcosa, e che il lavoro sia stato sostituito dall’”impiego” (traduzione letterale di job): essere dunque impiegati ad occupare il proprio tempo per fare qualcosa. Una visione che solleva di molto tutto ciò che grava sul lavoro, sciogliendo un nodo alla maniera di Alessandro: tagliandolo. Il cambiamento in atto di terminologia è funzionale ad una visuale delimitata da un’angolazione ristretta, che evita alcuni aspetti dei problemi semplicemente evitando di guardarli direttamente. Il frutto di almeno due decenni di trasposizione sistematica di parametri sociali in parametri individuali – nel mondo occidentale in particolare, e nel nostro Paese – va ora ad intaccare il linguaggio, la terminologia, i riferimenti. Se si perdono le parole, si perde anche il significato delle medesime; cioè, il mezzo con cui si passa all’elaborazione concettuale.

Per collegare l’argomento ai temi di questo blog c’è un Rapporto che opportunamente ci ricorda, ancora una volta ma ce n’è bisogno, che il lavoro può essere concretamente utile, ma che per renderlo tale occorrono politiche adeguate. Sul piano delle politiche industriali ci sono da anni dati che mostrano gli esiti positivi delle scelte in favore delle fonti rinnovabili d’energia, che creano posti di lavoro qualificati in un settore in crescita e sempre più solido. Aggrapparsi al petrolio, o al carbone, porta soltanto a rinviare scelte più opportune ed efficaci nel mondo di oggi, e a protrarne nel tempo le conseguenze negative – di quelle positive abbiamo già beneficiato nella prima fase dello sviluppo industriale.

Il Rapporto "Renewable Energy and Jobs - Annual Review 2015" dell’International Renewable Energy Agency mostra dati interessanti.   Oggi nel mondo sono 7,7 milioni le persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, con una crescita del 18% rispetto all’anno scorso. Una quota elevata, e soprattutto in continua crescita. Come mostra la quasi totalità delle analisi, non ci sono elementi che facciano pensare ad una futura riduzione della diffusione delle fonti rinnovabili, al contrario sempre stimate in forte crescita.  Il fotovoltaico è il settore con il maggior numero di posti, per 2,5 milioni di persone, seguito dall'eolico, che ha superato il milione di unità. Segue il settore dei biocarburanti (1,8 milioni), delle biomasse (822.000) e biogas (381.000).  Gli addetti nel grande idroelettrico superano gli 1,5 milioni.

Rispetto agli anni scorsi, le rinnovabili hanno dunque creato milioni di posti di lavoro: dagli 1,5 milioni di occupati del 2004, si è passati a 3,5 milioni nel 2010 con una crescita che negli ultimi 4 anni ha portato a superare il loro raddoppio, appunto a 7,7 milioni di addetti.

 

Si tratta di una progressione che è stata influenzata moltissimo delle politiche a favore che numerosi Paesi hanno messo in atto, compreso il nostro, senza le quali difficilmente nuove tecnologie avrebbero oltrepassato la soglia del mercato di nicchia. Dunque, si tratta di scelte politiche, che riguardano la politica energetica e la politica industriale. Non sempre sono state coerenti da noi, ma ci sono ancora moltissime possibilità per intervenire proficuamente, accompagnando le rinnovabili all’efficienza energetica, e migliorando l’intensità energetica della nostra economia.

Si producono posti di lavoro: qualificati, innovativi, ed utili. A fronte di una tendenza in atto ad una generale dequalificazione del lavoro di cui sono vittime anche moltissimi laureati o diplomati specializzati.


ECONOMIA
Straordinaria riduzione del prezzo dell'elettricità: a zero!
19 giugno 2013

Domenica scorsa è accaduto un fatto storico. Per la prima volta, infatti, il 16 giugno 2013, tra le ore 14 e le 15,  il prezzo d'acquisto dell’energia elettrica (PUN, Prezzo Unico Nazionale) è sceso a zero su tutto il territorio italiano, mostrando che in quelle ore le fonti di energia rinnovabile, sole, vento, idroelettrico, hanno prodotto il 100% dell'elettricità utilizzata.
Questo fatto era già accaduto in alcune zone soltanto, ma mai nell'intero territorio del nostro Paese, dove sole e vento al Sud e bacini idrici al Nord hanno fatto gioco di squadra rendendo possibile, seppur per breve lasso di tempo, ciò che fino a pochissimo tempo fa sembrava impossibile.
I dati a consuntivo dei fabbisogni orari giornalieri pubblicati da Terna ci dicono che alle ore 14 del 16 giugno la richiesta è stata di 31.199 MW, mentre alle ore 15 è stata di 30.565 MW.  Il fatto che il PUN abbia raggiunto il livello zero significa che si è formato quando il costo "marginale" era zero, ovvero l'energia proveniva da fonti rinnovabili.
Infatti, il Mercato del Giorno Prima (MGP), dove si forma il PUN, è strutturato in modo che la remunerazione dell'energia prodotta è pari all'offerta dell'impianto più costoso ("marginale") dispacciato. La produzione da fonte rinnovabile, essendo priva di combustibile, viene offerta a prezzo zero, ma di solito viene remunerata comunque visto che il prezzo si forma sulla base del prezzo determinato dalla fonte marginale (gas, per esempio). Uno degli effetti della grande penetrazione delle rinnovabili è quello di spingere con questo meccanismo progressivamente fuori mercato gli impianti tradizionali a fonte fossile. A parità di fabbisogno, la presenza crescente di impianti a fonte rinnovabile fa sì che l'impianto marginale sia nel tempo sempre meno costoso, perciò il prezzo che si forma sul mercato diventa minore. Nelle fasce orarie coperte dal fotovoltaico, si riduce così il prezzo dell'elettricità, e l'effetto è evidente da tempo.
Chiaramente, quello che è successo domenica 16 giugno è frutto di un mercato ancora calibrato sulle fonti fossili e sul sistema di produzione di energia tradizionale. Invece, adesso le rinnovabili stanno influenzando il mercato notevolmente, e non si può più evitare il tema del ruolo che hanno le varie componenti ammesse a fornire la copertura del fabbisogno elettrico.
Ora, le varie fonti rinnovabili collaborano alla riuscita dell'impresa:  la produzione da fotovoltaico si fa sentire nelle ore centrali della giornata, mentre subentrano nel tardo pomeriggio le centrali idroelettriche, mentre l'eolico si somma, dando origine ad un contributo abbastanza stabile a copertura del fabbisogno. I cicli combinati a gas forniscono la capacità necessaria alla sicurezza energetica. Questo è il futuro, volenti o nolenti, non il carbone.
Sta scendendo anche il fabbisogno di gas, a causa della crisi e, anche in questo caso, del maggior contributo delle rinnovabili elettriche. Grande offerta di gas e bassa richiesta portano a prezzi più bassi sul mercato a breve termine, con conseguenze positive sulla spesa per l'energia.
Sarebbe opportuno, quando si parla della spesa per gli incentivi alle rinnovabili, presentata di solito n forma molto critica, fare un calcolo completo, anche se limitato temporalmente, per comprendere davvero il bilancio costi/benefici, fermo restando che i benefici ambientali e sanitari sono il punto di partenza. 

Riferimenti sui siti di Terna, del GME, di Qualenergia, agli indirizzi a lato. 

ECONOMIA
Rinnovabili contingentate senza definizione di un percorso
17 agosto 2012

Se è necessario (e lo è) muovere una critica ai recenti Decreti sulle rinnovabili, questa riguarda principalmente la filosofia che sottende l'elaborazione tecnica:  si è scelta la strada dei meccanismi destinati a regolare e limitare la crescita delle rinnovabili, invece di disegnare un percorso utile al loro sviluppo e al progressivo affrancamento dai sistemi di incentivazione.
Sono stati pubblicati lo scorso luglio sulla Gazzetta Ufficiale i Decreti attuativi del Dlgs. 28 di marzo 2011, uno per il fotovoltaico e uno per le altre fonti di energia rinnovabile. Sono state accolte richieste che provenivano dalle Regioni e dalle Associazioni di settore, ma soltanto in parte. Ciò che non cambia, naturalmente, è l'impostazione che sostanzialmente tende a burocratizzare e contingentare la crescita delle rinnovabili, delineando un approccio contorto di cui di certo non si sentiva il bisogno.
I Decreti contengono alcune caratteristiche positive, come il maggior peso dato ad aspetti finora erroneamente ritenuti secondari come efficienza energetica e recupero di calore, utilizzo di materia di scarto, geotermia, e al solare a concentrazione, tecnologia italiana che presenta notevoli potenzialità. Queste modifiche erano necessarie e attese da molti, e potranno influire positivamente sui processi in atto.
Ma tutto ciò non basta a rimediare agli obblighi e agli oneri introdotti, dai registri ai meccanismi delle aste, ad un contingentamento che mira ad "uno sviluppo ordinato e sostenibile delle energie rinnovabili" secondo le parole del Ministero dello Sviluppo Economico, e con tutta probabilità a limitare i contributi gravanti in componente A3 della bolletta elettrica nelle intenzioni del Governo. Ricordando che per le rinnovabili spendiamo circa il 13% del totale in bolletta (per dettagli in proposito, vedi post del 22 aprile scorso).
In realtà, le rinnovabili andrebbero accompagnate verso l'affrancamento dai sistemi di sostegno economico, e non limitate per fare ordine. Stiamo affrontando una transizione verso una generazione sempre più distribuita e a basso impatto ambientale, transizione che andrà avanti in ogni caso per le caratteristiche che stanno assumendo le rinnovabili:  riduzione dei costi di investimento, buon rendimento, vantaggi tecnici. Il percorso va delineato e guidato, con l'adeguamento delle reti, la gestione dell'intermittenza e degli accumuli, un indirizzo verso l'autoconsumo e verso un'interfaccia intelligente con il consumatore che non sarà più acquirente passivo, ma attore di un sistema diffuso di produzione/consumo di energia. Accanto, va creata una cornice che consenta alle nostre imprese di settore di presentarsi competitive sui mercati internazionali, e non mancano le opportunità.

I Decreti si trovano agli indirizzi seguenti.
Per il fotovoltaico:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-07-10&task=dettaglio&numgu=159&redaz=12A07629&tmstp=1342001767591

Per le altre rinnovabili:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-07-10&task=dettaglio&numgu=159&redaz=12A07628&tmstp=1342001767592
 

ECONOMIA
La bolletta elettrica è trasparente, la strategia no
22 aprile 2012

Dopo l'accusa di non fornire dati chiari sulla composizione della bolletta elettrica fatta dal Ministro Clini, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha pubblicato sul suo sito (all'indirizzo in calce) la "bolletta trasparente" del mercato tutelato, prima dell'aggiornamento della componente A3, e con stime relative al dopo l'aggiornamento di aprile. L'Autorità ha ottenuto l'aumento della tariffa del 5,8%, dovuto all'aumento del prezzo dei combustibili, all'euro, e agli oneri in aumento delle rinnovabili.  La componenete A3 riguarda il finanziamento diretto dell'energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate.
Com'è noto, la discussione in corso verte sul costo delle rinnovabili, spesso citato come elevato e irragionevole, senza ulteriori approfondimenti.
La prima cosa che si nota con evidenza nel leggere la bolletta dell'AEEG è che l'"utente domestico tipo" a cui si fa rinferimento consuma ben 2.700 kWh all'anno, un valore alto se si considerano i moderni sistemi di efficienza energetica domestica, che non sono ancora diffusi, ma che consentirebbero di risparmiare molta energia, ed anche denaro.
Per quanto riguarda la composizione della bolletta, le stime (che dovranno essere confermate, come sottolinea l'Autorità) delle 4 voci di cui è composta sono le seguenti:
- i servizi di vendita, per il 57% della spesa complessiva
- i servizi di rete, per il 13,4%
- gli oneri di sistema, per il 16,3%
- le imposte, per il 13,3%
La componente A3 fa parte degli oneri di sistema (per il 15%) insieme a molto altro, come i regimi tariffari speciale delle Ferrovie dello Stato o gli oneri per la messa in sicurezza del nucleare, ma ne costituisce la parte maggiore con il 92,6%, di cui 86,8% vanno alle rinnovabili vere e proprie, e i restanti alle cosiddette "assimilate" (un'invenzione italiana che finanzia di tutto, fossili e inceneritori). 
Dunque, per fotovoltaico e certificati verdi spendiamo circa il 13% del totale in bolletta. Sorprende il fatto che non entrino nel dibattito le ragioni per cui lo facciamo, e se questo è l'unico effetto delle rinnovabili sul sistema elettrico italiano.
Premesso che il sistema di incentivazione può essere adeguato progressivamente, va ricordato che la ragione principale per cui si incentivano le fonti rinnovabili consiste nel sostenere tecnologie nuove e a basso impatto ambientale che altrimenti non avrebbero mercato, a fronte di tecnologie consolidate come quelle per le fonti fossili. Sul piano economico, gli incentivi sono un mezzo per includere nel sistema dei prezzi i cosiddetti "costi esterni", ossia costi dovuti alle conseguenze ambientali e sanitarie del ricorso a fonti energetiche inquinanti, e che finora ha pagato la collettività attraverso la fiscalità generale. Passare ad un sistema elettrico più pulito significa abbattere questi costi (che paghiamo tutti, anche se non in bolletta).
Gli incentivi, inoltre, non sono l'unico effetto della diffusione delle rinnovabili elettriche: il loro ingresso nel mercato consente, per esempio, una riduzione del costo del kilowattora dovuta ad un effetto di spostamento dell'offerta in favore delle tecnologie con costo marginale più basso (in pratica il costo del carburante che per le rinnovabili è pari a zero). Questo fenomeno, noto come "merit-order effect", si verifica soprattutto nei momenti di picco della domanda, e sta già portando a notevoli risparmi, grazie a sole e vento. Si dice che il fotovoltaico sia privilegiato, ma è proprio la fonte che copre la maggior parte delle ore di picco della domanda.
Non è possible che il dibattito verta soltanto su un aspetto, il costo di generazione dell'energia dalle varie fonti, e non consideri tutte le conseguenze, anche economiche sul mercato liberalizzato - che non si fermano nemmeno a quanto detto sin qui.
La bolletta non risente soltanto degli oneri che a vario titolo gravano su di essa, ma di una strategia complessiva che ancora manca. E' l'insieme delle scelte energetiche che va a formare un sistema, di cui la bolletta è una parte. Su questo ancora c'è molto da fare.

La "bolletta trasparente" può essere scaricata dal sito dell'Autorità:
http://www.autorita.energia.it/allegati/consumatori/bolletta_trasparente.pdf
 

TECNOLOGIE
Rinnovabili non trascurabili
9 marzo 2012

Molto interessanti le prime stime effettuate sul 2011 riguardanti gli impianti a fonti rinnovabili in Italia, in una nota diffusa il 6 marzo scorso dal GSE.
Le rinnovabili stanno progressivamente modificando il sistema energetico italiano, ed ora hanno raggiunto cifre ragguardevoli. Riguardo la potenza efficiente lorda installata, il solare ora è in seconda posizione dopo la fonte idroelettrica, e assai più diffuso di eolico e bioenergie. Le cifre:  fonte idraulica quasi 18 GW, solare 12,8 GW, eolica 6,9 GW, biomasse 3 GW, geotermica 0,8 GW.
Ma data la diversa produzione di energia che caratterizza le varie fonti, molto interessanti risultano i dati della produzione lorda. In cifre:  idro 46.350 GWh, solare 10.730 GWh, eolica 10.140 GWh, biomasse 11.320 GWh, e geotermica 5.650 GWh.  Da esse si nota che la produzione di energia solare ha superato la produzione di energia dal vento, fornendo un contributo che non può più essere definito trascurabile, come spesso veniva qualificato qualche tempo fa. Da segnalare, inoltre, l'incremento rispetto al 2010, quando la produzione solare ammontava soltanto a 1.906 GWh:  la cifra è stata moltiplicata di oltre 5 volte e mezzo, in un solo anno.
Anche le bioenergie forniscono ora una quota interessante di produzione energetica, seppure sarebbe necessario distinguere i vari tipi di biomasse, solide, gas, o biocarburanti (su questi ultimi grava più di un'obiezione ben fondata). In totale, le fonti rinnovabili hanno fornito  84.190 GWh nel 2011. Ora la percentuale delle fonti energetiche rinnovabili sul consumo interno lordo è del 24%.
La notizia si trova sul sito GSE:
www.gse.it
 

ECONOMIA
Energia elettrica nel 2011
15 gennaio 2012

L'energia elettrica richiesta in Italia ammonta complessivamente a 332 TWh, e i primi dati del 2011 mostrano una crescita dello 0,6% rispetto all'anno precedente, che a sua volta aveva registrato una crescita rispetto al 2009, anno di grande calo dei consumi (-5,7%), fulcro della crisi economica. Questi sono alcuni dei primi dati  sull'anno trascorso presentati da Terna qualche giorno fa, che si possono leggere all'indirizzo riportato in calce. Vedremo, quando usciranno, i dati dettagliati. 
Riguardo le fonti, la termoelettrica continua ad essere dominante, ma le rinnovabili raggiungono quote sempre più significative: la richiesta è stata soddisfatta per il 64,7%  con termoelettrico, il 14,3% idroelettrico, il 2,9% eolico, il 2,8% fotovoltaico, e 1,6% geotermoelettrico. La produzione è nazionale per l'86,3%.
E' del tutto evidente da un confronto di questi dati con analoghi degli anni scorsi che le fonti di energia rinnovabile stanno modificando il sistema elettrico italiano, erodendo la quota fossile progressivamente e in misura crescente. La fonte termoelettrica decresce dell'1,6%, mentre il solare fotovoltaico aumenta del 394% e l'eolico del 5,7%. Sarebbe interessante inserire anche dati riguardanti quali tipi di impianti termoelettrici, se tradizionali o a maggior efficienza.   Il contributo del fotovoltaico diventa per la prima volta degno di nota, grazie all'incremento notevole delle installazioni registrato negli ultimi anni, ed il suo contributo ha raggiunto in percentuale l'eolico. La fonte idroelettrica, invece, cala di 11,4%, segnalando un problema che per ora ha avuto solitamente caratteristiche temporanee, ma che sarà sempre più evidente e costante negli anni futuri, e che è in grado di influire anche sulla produzione termoelettrica. Infatti, le alterazioni del sistema climatico possono comportare una riduzione della portata d'acqua dei nostri fiumi, e del livello dei nostri bacini, derivante dalla diversa distribuzione delle precipitazioni. Queste ultime tendono a diventare più intense e più concentrate nel tempo, perdendo la regolarità che, entro certi limiti, le caratterizzava, e aumentando l'estensione dei periodi siccitosi.

P.s. martedì prossimo cercheremo di approfondire il tema "green economy" in un incontro pubblico a Bologna: come fare economia in un modo ancora molto nuovo per ricostruire l'oggi e impostare il domani. Data, ora e ospiti in Agenda, a fianco.

I dati di Terna si trovano al seguente indirizzo:
http://www.terna.it/default/Home/AZIENDA/sala_stampa/tutti_comunicati_stampa/cs_2012/cs_gennaio_2012/primi_dati_domanda_elettricita_2011.aspx
 

POLITICA
Valutazioni corrette, o sindrome n.i.m.b.y.?
12 marzo 2011
Parlando di energia è chiaro che non bastano le analisi teoriche, ma occorre vedere cosa fare nella pratica, e in quest'ultima c'è anche la necessità di costruire a volte (quando servono) impianti sul territorio - centrali, rigassificatori, eolico, solare, ecc.
Come distinguere se l'opposizione che spesso nasce nella cittadinanza locale è fondata oppure no?  Si parla da anni di "sindrome n.i.m.b.y.", ma di rado si esamina dove ha avuto origine, e come superarla. Sicuramente, esiste in sè presso molte persone, ma probabilmente in molte altre affonda le sue radici nella carenza di fiducia diffusa ormai da anni verso coloro che fanno le scelte.
In breve, elementi originanti sfiducia sono rintracciabili nella nostra storia ormai da molti anni. La pratica di realizzare opere inutili o quasi esiste da tempo, in particolare nel nostro Paese, con esempi clamorosi di cui periodicamente parla la stampa (strade senza chi le percorre, svincoli californiani per borghi di 200 anime, per finire ad impianti opinabili nelle necessità che andrebbero a coprire). E' stato coniato perfino un nome per il caso in questione: "cattedrale nel deserto", famoso quanto basta a fotografare la situazione. Catastrofi naturali e non (Seveso, Vajont) hanno poi ampliato la diffusione della preoccupazione nella pubblica opinione, quando è realistica, ed anche quando non lo è. Dunque, la "sindrome" sarebbe, quantomeno per quella parte della popolazione che si pone a fronte delle questioni con intento partecipativo, il frutto (negativo) di fatti concreti (anch'essi negativi). 
Come superarla? Una strada ci sarebbe:  basterebbe fornire (se ci sono) ogni volta le valutazioni scientifiche e tecniche a supporto dell'opera da realizzarsi, a loro volta facenti parte di un quadro complessivo coerente e sostenibile.
Non è dato sapere se funziona, ma è l'unica via. Non è nemmeno un'assurdità, ma un processo di "concertazione" con la cittadinanza che nei (soliti) Paesi del Nord Europa viene applicato da anni, con trasparenza e coinvolgimento di tutte le rappresentanze sociali. La politica dovrebbe farsi carico di promuovere percorsi simili, giustificando con la chiarezza ciò che non si può imporre.
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