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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

In questo mese, sciami meteorici e costellazioni bellissime si affacciano all'orizzonte orientale, come Orione e Toro; la prima dalla sagoma inconfondibile brilla con la Cintura in bella evidenza, la seconda più alta nel cielo sembra osservarci con l'"occhio" di Aldebaran, una gigante rossa brillante. Gli splendidi ammassi aperti delle Iadi e delle Pleiadi ci segnalano l'arrivo dell'Inverno. Basta osservare la sera soprattutto verso Est, non fa ancora molto freddo e questo sicuramente aiuta la permanenza all'aperto.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio è osservabile ad occidente dopo il tramonto del Sole, estremamente basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è ben visibile ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è osservabile a Sud la sera intorno a mezzanotte e per tutta la notte. Il giorno 11 lascia la costellazione del Capricorno ed entra nell'Acquario.
 

Giove

Giove è oramai inosservabile.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli, osservabile la sera guardando a Sud-Ovest, purtroppo per un periodo sempre più breve dopo il tramonto del Sole .

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ECONOMIA
Bioplastiche in grande crescita
14 dicembre 2018
Tra il 2012 e il 2017, vale a dire in soli cinque anni, il settore delle bioplastiche ha registrato un fatturato in aumento del 49%, arrivando a 545 milioni, e un incremento della produzione pari all'86%, a 73 mila tonnellate. Questi sono i dati contenuti nel rapporto annuale di Assobioplastiche, l'associazione della filiera delle bioplastiche compostabili in Italia, presentato a Roma. Il contenuto del rapporto è descritto in breve all'indirizzo in calce.

Il settore offre anche buone prospettive di occupazione: gli addetti che operano nel settore sono 2.450, con una crescita del 92% nello stesso periodo, mentre il numero delle aziende è salito del 69%, raggiungendo le 240 unità. Per il 2018 il settore prevede un'ulteriore crescita dei volumi pari al 15%.
Per quanto riguarda le destinazioni, le 73.000 tonnellate di polimeri lavorati sono diventate shopper monouso per la spesa per il il 68%, sacchi per la raccolta della frazione organica per il 13%, mentre il restante 19% si trova ripartito tra agricoltura, ristorazione, packaging alimentare e igiene della persona.

Nel 2017, e per la prima volta dall’introduzione della legge 28 del 2012, i volumi degli shopper compostabili monouso immessi sul mercato hanno superato quelli dei sacchetti illegali in plastica tradizionale, con 49.500 rispetto a 42.500 tonnellate.

La bioplastica è un tipo di plastica biodegradabile derivante da materie prime vegetali rinnovabili annualmente. La biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere degradato in sostanze più semplici mediante l’attività di microorganismi; al termine del processo le sostanze organiche di partenza vengono trasformate in molecole semplici. Il tempo di decomposizione è di qualche mese in compostaggio, contro le migliaia di anni richieste dalle materie plastiche sintetiche, che si ottengono dal petrolio.
La compostabilità è la capacità di un materiale organico di essere riciclato organicamente assieme all’umido. Essi si trasformano in compost mediante il compostaggio, un processo di decomposizione della sostanza organica che possiamo attuare in condizioni controllate. 
La possibilità di ricorrere a processi naturali per esigenze che sono sempre state soddisfatte con materiali derivati dal petrolio, generando rifiuti inquinanti ed emissioni di composti climalteranti e dannosi, è un'opportunità eccezionale nella ricerca di vie diverse allo sviluppo che consentano di non rinunciare ai servizi utili mentre si difende la qualità dell'ambiente. La chimica verde è un settore molto promettente, in forte sviluppo, innovativo, capace di aprire strade nuove allo sviluppo sostenibile. Le applicazioni, molto concrete, che realizza consentono il risparmio di migliaia di tonnellate di Co2 che altrimenti sarebbero immesse nell'ambiente. Sono indispensabili strade nuove che ci consentano di lasciare sotto terra quanto resta di petrolio, carbone e metano, che abbiamo utilizzato in moltissimi ambiti, e rispondere adeguatamente alla minaccia di un cambiamento del sistema climatico sempre più pressante.

Vedremo gli esiti della riunione internazionale COP 24, che si sta svolgendo in queste ore in Polonia, a Katowice, per decidere com tradurre nella pratica l'Accordo di Parigi (del dicembre 2015; notare che siamo già nel dicembre 2018). 
Il luogo scelto non potrebbe essere più adatto: la Polonia fa un massiccio uso di carbone per soddisfare le sue esigenze energetiche. Anni fa ho visitato proprio la zona di Cracovia e dintorni, inclusa Katowice, in un periodo primaverile che da quelle parti significava ancora inverno. Non occorrevano i dati tecnici per capire come viene prodotta l'energia per qualsiasi uso: la neve era ovunque, anche nei piccoli paesi e accanto al bosco, ricoperta di una fuliggine nera, una polvere di origine inequivocabile, la combustione di carbone. Molti Paesi nel mondo, come la Polonia, non hanno ancora acquisito la capacità e lo sviluppo necessari a passare alle fonti rinnovabili abbandonando le fonti fossili, un problema che si può risolvere soltanto con un sistema di aiuti, sostegni, programmi comuni. Speriamo che la COP 24, indispensabile per attuare l'Accordo di Parigi, trovi risposte adeguate alla complessità ed urgenza del tema e condivise da tutti. Soltanto un'azione comune può essere incisiva. 
Anche perché il tempo stringe: qualche giorno fa Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di Sanità, durante il primo Simposio Internazionale Health and Climate Change a Roma, ha avvertito che "tra due generazioni sarà troppo tardi. Effetti devastanti sulla salute. Si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento» (si veda la pagina del Corriere all'indirizzo in calce). E non è uno scherzo.

Gli indirizzi citati sono i seguenti:

https://www.lanuovaecologia.it/bioplastiche-report-assobioplastiche/

https://www.corriere.it/salute/18_dicembre_03/clima-rimangono-solo-20-anni-salvare-pianeta-bc73cfce-f6e1-11e8-bd62-81aafd946bf7.shtml

POLITICA
Ennesimo allarme sul clima (che dovrebbe sortire qualche effetto)
23 novembre 2018
E' uscito il nuovo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ed è un nuovo allarme: stiamo distruggendo l'ambiente dell'intero pianeta e alterando il clima in modo e con velocità tali che rischia di diventare un processo irreversibile. 

Il tema è gravissimo, ma sembra fuori dal dibattito politico italiano, come al solito. Sui siti dei principali quotidiani si fa fatica a trovare la notizia, su Televideo si trova nella pagina delle "culture", ma soprattutto, nessuna intervista politica inizia con questo enorme, gravissimo, problema. Come se non ci riguardasse. Si tratta di un tema nel tema, ovvero, come fare comunicazione ambientale e comunicazione politica ambientale in modo tale da incidere sugli schemi prevalenti, modificando gli stili più diffusi. 

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin ci informa sostanzialmente che i gas serra in atmosfera continuano a crescere, ed anche le ultime misure hanno raggiunto un nuovo record. La concentrazione globale media di biossido di carbonio ha raggiunto 405,5 parti per milione (ppm, unità di misura della concentrazione di un gas in atmosfera; per farsi un'idea, in epoca preindustriale era di circa 280 ppm), in continua crescita negli ultimi anni nonostante le regole introdotte nel corso del tempo e gli accordi a protezione del sistema climatico. Il metano e gli ossidi di azoto fanno lo stesso. I livelli di calore - si legge sul sito all'indirizzo in calce - intrappolati nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e la tendenza non mostra segni di inversione. Questo comporterà un cambiamento climatico a lungo termine, con innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani, fenomeni atmosferici estremi. Il potenziale di riscaldamento sul clima (total radiative forcing) è aumentato del 41% rispetto al 1990. I grafici che il Bulletin riporta sono estremamente eloquenti.

Si tratta di quote elevatissime, su cui occorre intervenire tempestivamente. Un altro parametro fondamentale infatti è il tempo: la riduzione delle emissioni inquinanti deve avvenire nel giro di pochi anni, se vogliamo evitare di oltrepassare il punto di irreversibilità. 
Le emissioni di CO2 devono raggiungere il livello zero al 2050 se intendiamo rispettare l'Accordo di Parigi e restare sotto 1,5 gradi di incremento della temperatura, secondo il rapporto WMO. Zero sul piano mondiale è una quota che richiede un impegno grandissimo. Probabilmente, sarà necessario intervenire con operazioni di rimozione del biossido di carbonio dall'atmosfera come molti studi suggeriscono. 
Dunque, non si tratta più di scegliere se fare lo sviluppo sostenibile, ma di come fare lo sviluppo sostenibile. Il tema è così pregnante che richiede uno sforzo comune, per il benessere umano, per lo stato degli ecosistemi, per l'agricoltura, per il futuro stesso dell'umanità.

Per avere maggiori informazioni, ci si può collegare al sito WMO al seguente indirizzo.

https://public.wmo.int/en

POLITICA
Le scelte in materia di energia, fra gas e carbone (e il TAP)
31 marzo 2017
In questo periodo, alcuni fatti riguardanti l'energia e l'ambiente si offrono alla nostra riflessione. I dati sulla riduzione della superficie ghiacciata del Mare Artico confermano l'andamento degli anni scorsi, ad una velocità preoccupante a causa del riscaldamento globale causato a sua volta dalle emissioni da fonte energetica fossile, gli scienziati che studiano la Grande Barriera Corallina australiana, sede di un'enorme quota di biodiversità, ci informano che è da ritenersi praticamente morta, sempre a causa del riscaldamento globale, avendo superato il limite a cui si ritiene che possa rigenerarsi, il Presidente degli USA Donald Trump prevede di ritornare al carbone, creando nuovi posti di lavoro nelle miniere, e cancella le norme che Obama aveva voluto per contenere le emissioni nocive e climalteranti dell'industria e della trasformazione di energia statunitense (peraltro mai entrate in vigore), in Puglia si verificano manifestazioni e scontri a seguito dei lavori per realizzare la tratta italiana del TAP, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline.

Alcuni leaders dell'Unione Europea hanno praticamente detto a Trump che se il mondo finirà sarà causa sua (nientemeno), e ancora una volta l'UE mostra di essere l'avanguardia mondiale delle politiche ambientali - in un contesto, ovviamente, industrializzato e di elevati consumi.
L'idea di tornare al carbone è la peggiore che potesse venire in mente ad un Presidente di un Paese altamente inquinante come gli Stati Uniti, un ritorno al passato del diciottesimo e diciannovesimo secolo con i minatori, il grisù, e le polveri di carbone, e al suo cospetto brilla di luce propria l'importanza delle scelte dell'UE, che dovrebbe trovare il modo di tirare fuori un po' di orgoglio per sè stessa, come sicuramente merita.

Sul nostro territorio si fanno i contestati lavori per il TAP, un gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, diversificando i Paesi di approvvigionamento del continente, che attualmente dipende in buona parte dalla Russia.
Per fare una valutazione sul tema, sono necessarie alcune informazioni. TAP trasporterà circa 9-10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”, perché funzionale all'apertura del Corridoio Meridionale del Gas, uno dei corridoi energetici considerati prioritari dall'Unione per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica. Il progetto, perciò, non è soltanto italiano, ma si inserisce in un quadro comunitario di progressiva integrazione delle politiche energetiche. 
Per quanto riguarda il nostro Paese, attualmente l’Italia ha un fabbisogno di circa 65-70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la maggior parte importati, in particolare da Algeria, e per quasi la metà, dalla Russia. La capacità massima di importazione delle attuali linee di rifornimento supera i 130 miliardi di metri cubi, praticamente il doppio del fabbisogno. Tutti i gasdotti in esercizio, quelli in via di realizzazione e quelli previsti sono elencati, con le rispettive capacità ricettive, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, all'indirizzo riportato in calce. 
Il Tap aumenterà di circa 9-10 miliardi la capacità complessiva, una quota quindi piuttosto limitata. Il consumo di gas nel nostro Paese è inoltre in calo da anni, sia per la crisi economica sia per la concorrenza delle fonti energetiche rinnovabili. Perciò, non viene realizzato principalmente per aumentare le nostre disponibilità di gas.
La ragione per la sua realizzazione si trova in un altro aspetto della questione energetica: l'eccessiva dipendenza da un piccolo gruppo di Paesi da cui importiamo il gas naturale, ed in particolare dalla Russia, da cui il nostro Paese riceve quasi la metà del gas che consuma. La scelta di allargare il novero dei Paesi da cui importare il gas è perciò una scelta di politica energetica, con vari aspetti in gioco, dal ruolo politico che si intende svolgere nel mondo, alla propria sicurezza energetica. Ad essa, si aggiunge la volontà di fare del nostro Paese un hub europeo del gas.

Tutto ciò non significa che non si debba seguire anche altre strade per ridurre gli impatti e aumentare la sicurezza energetica con fonti interne, come per esempio il biogas. Il biogas è una miscela di gas in cui prevale il metano, come nel gas naturale, ed è generato dalla digestione di biomassa da parte di microrganismi, e può collocarsi opportunamente in associazione all'attività agricola. Gli impianti a biogas sono una risorsa, se ben costruiti e dimensionati in relazione al territorio. Oltretutto si tratta di una risorsa rinnovabile, se la biomassa utilizzata è la stessa che in un secondo tempo cresce assorbendo CO2 nella stessa quantità emessa con la combustione, e se la stessa proviene dal territorio limitrofo all'impianto, in modo da ridurne al minimo il trasporto. 

La soluzione ideale per l'energia non esiste, ma si può affermare che il gas è assai meglio del carbone, e che il biogas è assai meglio del gas. Il tutto, se vengono seguiti opportuni criteri nella realizzazione degli impianti. Si può anche considerare il fatto che una dipendenza eccessiva dall'estero è condizionante sul piano politico e fonte di incertezza sugli approvvigionamenti. 
A questo punto, se si condividono queste tesi, si tratta di scegliere il modo migliore per contenere gli impatti sui territori, che si tratti del TAP o di un impianto a biogas, fermo restando che anche l'impatto zero non esiste. Ed essendo consapevoli che la ricerca di uno sviluppo realmente sostenibile è una delle maggiori sfide che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare.


il sito del Ministero dello Sviluppo Economico con le infrastrutture di importazione del gas naturale:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/gas-naturale-e-petrolio/gas-naturale/importazione


SCIENZA
Siamo nell'era di una nuova realtà climatica globale
25 ottobre 2016
L'Organizzazione Meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ha pubblicato il nuovo Bollettino dei gas ad effetto serra, secondo il quale nel 2015 abbiamo superato in modo stabile la concentrazione media di anidride carbonica di 400 ppm nell'atmosfera del nostro pianeta. L'anidride carbonica viene presa come composto di riferimento, anche in rapporto agli atri gas climalteranti, e ne viene misurata la concentrazione in parti per milione in volume.
 Il superamento del valore soglia era già successo, ma limitatamente ad alcuni periodi di tempo, ed in alcuni luoghi. Ora invece si parla di concentrazione media, vale a dire della normale composizione dell'atmosfera come misurata nei laboratori idonei, tutti situati in luoghi lontani dai centri di emissione.
Si tratta di un allarme, ammoniscono i cronisti, ma in realtà si tratta del continuo estendersi (si potrebbe parlare di estrapolazione che trova sempre corrispondenza con i dati reali) di un fenomeno che sembra non trovare un punto di stabilità, o di ritorno. Un flesso, o un massimo. Niente: la concentrazione di CO2 in atmosfera ha un andamento crescente (a parte le variazioni stagionali).
Secondo il comunicato WMO, tra il 1990 e il 2015 c'è stato un aumento del 37% del forcing radiativo a causa dei gas ad effetto serra a lunga persistenza, come anidride carbonica, metano e protossido di azoto, dovuto ad attività industriali, agricole e domestiche. Si sottolinea anche che la crescita di anidride carbonica è stata alimentata dall'evento El Niño, ma mentre «l'evento di El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano», ha affermato il segretario generale, Petteri Taalas. Secondo Taalas, il 2015 resterà nella storia in cui le concentrazioni di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".

Siamo in una nuova era. Qualcuno l'ha chiamata "antropocene" a sottolineare la profonda influenza dell'uomo sui sistemi naturali. L'unica consolazione è che la velocità della crescita non si trova ora ai massimi livelli, come mostra il grafico sottostante - nonostante i massimi e i minimi oscillino fra estremi abbastanza stabili ed elevati intorno a 2 ppm/yr, dunque non certo rassicuranti.
Sta a noi determinare e realizzare le condizioni per limitare tale crescita, in modo tale da contenere le alterazioni all'atmosfera e al clima che ormai interessano l'intero pianeta Terra. Questa sarà la più grande sfida del futuro, non soltanto in quanto estesa e profonda, ma perchè capace di contenere in sè i conflitti, i limiti, le iniquità, gli sprechi, gli abusi, che non siamo ancora stati in grado di superare.





Il Bollettino del WMO si scarica al seguente indirizzo:


https://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/ghg/GHGbulletin.html

ECONOMIA
I nuovi dati confermano la straordinaria notizia dello scorso anno: le emissioni inquinanti si sono disaccoppiate dalla crescita economica (ma dal Governo l'attenzione a questi temi è ad oggi scarsa)
17 marzo 2016

Ora, speriamo che non si tratti di un evento temporaneo– ed operiamo affinché non lo sia – ma la sorprendente notizia dello scorso anno che la crescita economica mondiale sembra separarsi dall’andamento delle emissioni inquinanti viene confermata quest’anno dalla IEA (International energy Agency). In altre parole, per il secondo anno consecutivo alla crescita del PIL mondiale non corrisponde una concomitante crescita delle emissioni di composti climalteranti, che appaiono stabilizzati.

I dati preliminari per il 2015 pubblicati dalla IEA confermano infatti i dati del 2014 (di cui a suo tempo avevamo scritto in questo blog), lasciando sperare che si tratti di una vera tendenza in atto, e non soltanto di un evento circoscritto. Tali dati mostrano che l’andamento delle emissioni è stabile per il secondo anno consecutivo a livello mondiale, nonostante una crescita della produzione di ricchezza del 3,4% nel 2014 e del 3,1% nel 2015. Il grafico in figura mostra l’andamento delle emissioni dal 1975 ad oggi (IEA, indirizzo in calce).

Per quanto riguarda la crescita economica, va rilevato il fatto che alle nostre difficoltà interne non corrisponde un’analoga stasi mondiale, dove in media invece il PIL è in crescita. Per quanto riguarda le emissioni, si ha che nel 2015 il comparto energetico ha rilasciato nell’atmosfera circa 32,1 miliardi di tonnellate di CO2 (eq.), una quota che rimane approssimativamente stabile dal 2013. Secondo la ricerca dell'IEA, le principali cause sono due: il minor ricorso al carbone, e la crescita delle fonti energetiche rinnovabili.

Consideriamo i due principali Paesi inquinatori. In Cina, il carbone ha generato meno del 70% dell’energia elettrica, dieci punti percentuali in meno di quattro anni fa (nel 2011), mentre le fonti pulite sono passate dal 19% al 28%; negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite del 2%, per via del passaggio dal carbone al gas. Le riduzioni sono poi state in parte compensate da un aumento delle emissioni nelle altre economie asiatiche in via di sviluppo e nel Medio Oriente. Quanto alle fonti rinnovabili, esse hanno rappresentato circa il 90% della nuova generazione elettrica nell’anno trascorso, con l’eolico che copre più della metà della nuova generazione elettrica. In Europa si registra una lieve crescita, ma l’UE resta capofila dell’impegno contro le emissioni inquinanti e climalteranti e le loro conseguenze. Nel complesso, i dati mostrano un andamento quasi statico. Le nuove strategie iniziano a dare il loro contributo, nonostante tutto. Ora e' indispensabile che l'accordo di Parigi trovi concreta attuazione.

Tuttociò sta accadendo nonostante le negazioni dell’evidenza da parte dei sostenitori del vecchio sistema economico-energetico, le affermazioni dell'impossibilita' di cambiare le cose, si potrebbe dire, per usare il linguaggio del Presidente del Consiglio, alla faccia dei “gufi” (non fosse che, da animalista, sono certa che si tratti di animali beneauguranti). Ora mi permetto di suggerire a Matteo Renzi che se il Governo prestasse maggior attenzione a questi temi sarebbe meglio: eviteremmo un referendum che è frutto proprio dell'incapacità  mostrata dal Governo di elaborare strategie energetiche coerenti e dialogare con Enti locali e mondo civico, avremmo una linea di politica energetica, magari meno inquinante, ed anche bene accetta nel mondo degli investitori, che si lamentano da anni proprio del percorso ondivago e spesso inconcludente delle scelte in materia di energia nel nostro Paese. Si tratta di un suggerimento volto a determinare un beneficio, in un ambito dove emerge con evidenza tutta la debolezza dell’azione di governo.

Il tema è vecchio di decenni, dunque non nasce con questo Governo, ma ci si aspetta che ora si inverta una tendenza. Questo è possibile: sul piano tecnico, infatti, il nostro Paese come abbiamo detto più volte non è in una condizione particolarmente negativa, o se si preferisce, ha i “fondamentali” per andare avanti e farlo bene. Ma occorre maggior impegno e, soprattutto, una precisa scelta  politica.



www.iea.org




POLITICA
Gli ecobonus funzionano: generano investimenti e posti di lavoro
13 ottobre 2015

Un volume di investimenti pari a 28,5 miliardi di euro, con un impatto positivo sull’occupazione stimabile in 424.800 posti di lavoro, comprensivi dell’indotto, nel solo anno 2014.  Sono questi i risultati più significativi che emergono dal rapporto  "Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione", predisposto dal Servizio studi della Camera dei Deputati in collaborazione con l’Istituto di ricerca CRESME. L’intero dossier si può scaricare all’indirizzo in calce.

Lo studio fa una stima dell’impatto delle detrazioni fiscali per il recupero e la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, che sono state oggetto di modifiche nel corso del tempo ed hanno subito numerose proroghe. L’analisi rileva che sono stati oltre 12,5 milioni gli interventi che hanno usufruito degli incentivi fiscali dal 1998 al 2015, una quota notevole considerato che le abitazioni nel nostro Paese sono 31,2 milioni, e che sono stati attivati nello stesso periodo investimenti per 207 miliardi di euro, con conseguenze rilevanti per l’occupazione che dal 2008 al 2015 hanno riguardato oltre 2 milioni di occupati. Gli effetti delle agevolazioni fiscali sono particolarmente degni di nota dato che hanno attraversato il periodo di crisi economica persino migliorando i propri risultati nel corso del tempo. Tuttavia, dal punto di vista della finanza pubblica, a fronte di un calo degli introiti di 90,2 miliardi di euro si ha un gettito contributivo e fiscale pari a 77,7 miliardi di euro, il che genera un saldo totale negativo di 12,5 miliardi di euro, ma che un’analisi più approfondita che tenga conto della dilazione temporale e gli investimenti mobilitati porterebbe ad un saldo positivo che supera i 10 miliardi di euro, e conseguenze positive per l’intera economia. A tutto ciò si aggiunge naturalmente la riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di composti climalteranti, due effetti che possono essere valutati anche sul piano economico, oltre che ambientale e di rispetto delle direttive europee e degli accordi internazionali.

I dati sono andati migliorando nel corso del tempo, ed un’analisi dell’ultimo periodo risulta particolarmente positiva, con i valori migliori nello scorso anno. Emerge peraltro che la quota riferibile in modo specifico alla riqualificazione energetica è più bassa. Il dato a consuntivo per il 2014 indica un volume di investimenti pari a 28,5 miliardi di euro, di cui 24,5 miliardi di euro riguardanti il recupero edilizio e 3,9 la riqualificazione energetica. Per quanto riguarda il 2015, i dati ricavati sulla base dell’andamento dei primi otto mesi segnalano un lieve calo rispetto ai valori del 2013 e del 2014. Per quanto riguarda l‘occupazione, nel 2014 si stimano 424.800 occupati, comprensivi anche dell’indotto.

Se queste misure non hanno salvato il settore edilizio sono andate molto vicino, dato che lo hanno aiutato moltissimo in un periodo di grave crisi, contribuendo inoltre a spostare una parte importante degli investimenti dal mercato delle nuove costruzioni a quello del recupero edilizio e dell’efficientamento energetico. Si tratta in sostanza di una modalità di indirizzo di un settore che è frutto di precise scelte politiche finalizzate al recupero ed al risparmio energetico, nella fattispecie, edilizio; un indirizzo che sta dando i suoi frutti.

Si può scaricare il dossier completo al seguente indirizzo:

http://www.nextville.it/normativa/2767/

ECONOMIA
Scoperto da ENI un giacimento di gas di grandi dimensioni nel Mar Mediterraneo
3 settembre 2015
La notizia notevole in campo energetico in questi giorni e' senza dubbio la scoperta da parte di ENI di un enorme giacimento di gas nel Mar Mediterraneo, e precisamente in Egitto. 
Presso il prospetto esplorativo denominato Zohr e' stato identificato un enorme giacimento che, in base alle valutazioni geologiche e ai dati forniti dal pozzo della scoperta, si stima possa contenere fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in un'area di un centinaio di chilometri quadrati. Si tratta dunque di una rimarchevole scoperta che premia ENI, e in particolare il suo impegno nell'area mediterranea.

Ci si chiede ora quali possano essere le conseguenze, per noi e per lo scenario energetico mondiale. Senza dubbio gli effetti saranno positivi per ENI e per le aziende della filiera, come tutti gli analisti hanno osservato. Le ricadute saranno perciò positive per il nostro Paese, naturalmente anche in virtù del fatto che ENI e' una partecipata statale. A tutto ciò, già abbondantemente evidenziato dalla stampa, non è secondario ricordare il fatto che l'azienda è stata uno dei principali artefici dello sviluppo economico post-bellico dell'Italia, con marcato ruolo di politica energetica che ai politici mancava assolutamente. Va a suo merito, e più in generale alle nostre istituzioni, l'essere ancora oggi detentrice di posizioni di vertice sul piano internazionale; un fatto che senza dubbio giova anche al nostro Paese.

In un quadro di scenario energetico, le cose sono più complicate. A parte l'Egitto, che può beneficiare direttamente della scoperta, e per quanto si è scritto sopra l'Italia, e' abbastanza difficile che la medesima vada ad incidere fortemente sugli scenari energetici italiani e mondiali. Per quanto riguarda il gas naturale, infatti, il nostro Paese possiede già una capacità d'importazione che doppia di quanto consuma. E' vero che la crisi di questi ultimi anni ha fatto la sua parte, ma comunque siamo ben al di sopra dei consumi, anche precedenti la crisi. Non abbiamo, inoltre, gasdotti che ci colleghino all'Egitto, per cui sarebbe necessario realizzarli o realizzare le connessioni. In alternativa, c'è la liquefazione, con successivo trasporto e rigassificazione. In questo ambito non siamo molto attrezzati, ed ora abbiamo a disposizione soltanto tre rigassificatori, comunque sottoutilizzati. La prossimità ai siti di consumo, o la facile raggiungibilita', sono sempre stati un aspetto centrale del gas naturale. E' vero peraltro che importiamo una quota rilevante di gas da un unico fornitore, la Russia, mentre invece diversificare la provenienza di una fonte così importante e' uno dei sistemi per incrementare la sicurezza energetica.
Nello scenario mondiale, e' chiaro che anche a fronte di un buon livello di produzione raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi, e a costi che si stimano più bassi, si resta nelle piccole percentuali relativamente all'intero contesto, vale a dire quote significative, ma che difficilmente alterano profondamente il mercato.

Le politiche a protezione del clima dovrebbero infine fornire il quadro in cui effettuare le scelte e sviluppare le linee di indirizzo. Da questo punto di vista, molto e' stato fatto e altrettanto resta da fare, auspicabilmente, per costruire una cornice di sicurezza per l'umanità. 
Il gas naturale, pur avendo buone prospettive di crescita su scala mondiale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo ed in sostituzione del petrolio, e' vincolato dalle scelte di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) ed esso stesso e' un potente gas serra, essendo costituito quasi interamente da metano (CH4). La CO2 e il metano sono fra i composti elencati dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni climalteranti e da tutte le convenzioni sul clima, e rientrano nelle politiche dell'Unione Europea aventi la stessa finalità. I consumi di fonti fossili sono inevitabilmente destinati a ridursi prima o poi per evitare che l'alterazione della composizione atmosferica dovuta alle emissioni della combustione diventi insostenibile.
Dunque tutto ciò va visto in una visione d'insieme, nella quale guidare i processi in modo razionale diventa una priorità legata agli effetti globali, che in gran parte sono già in atto. Le risorse sono importantissime, la loro gestione lo è altrettanto. 

PS:  sabato 12 settembre, presso la Festa dell'Unita di Bologna, al Parco Nord, parleremo di questi argomenti in un'iniziativa pubblica dal titolo: "La febbre del pianeta: nuove energie contro i cambiamenti climatici".   Sala Metropolitana, alle 18.30.

SOCIETA'
La classifica delle città a misura di bicicletta (ma non siamo noi)
27 giugno 2015
290 km di piste ciclabili, la segnaletica stradale apposita e i parcheggi dedicati: Copenhagen è la migliore città al mondo per i ciclisti. Inoltre, nella capitale danese è attivo un servizio di bike sharing con oltre 100 stazioni e quasi il 40% della popolazione si sposta ogni giorno in bicicletta per andare al lavoro, a scuola o a fare shopping. Conosco Copenhagen e confermo che, insieme ad altre città del Nord Europa, opera una gestione accorta della mobilità ciclistica che favorisce l'uso della bicicletta per spostarsi. Aggiungerei che tale gestione si estende ai mezzi pubblici e ai pedoni, per i quali c'è un rispetto da noi sconosciuto.

A stilare la classifica è Copenaghenize Design Company, un’azienda che da alcuni anni stila la classifica delle città più adatte all'uso della bici del mondo. Il Nord Europa e la Francia dominano, come sempre, la vetta della classifica: dietro alla capitale danese e alle due città olandesi Amsterdam e Utrecht si piazzano Strasburgo (Francia), Eindhoven (Olanda), Malmö (Svezia), Nantes (Francia), Bordeaux (Francia), Anversa (Belgio) e Siviglia (Spagna).  Anche le posizioni che vanno dall’undicesima alla ventesima posizione sono occupate prevalentemente da città del Nord Europa: undicesima è Barcellona (Spagna), quindi seguono Berlino (Germania) e Lubiana (Slovenia), in quattordicesima posizione c’è Buenos Aires (Argentina) che è la prima fra le città extra-europee, quindi Dublino (Irlanda), Vienna (Austria), Parigi (Francia), in diciottesima posizione Minneapolis (Usa), quindi Amburgo (Germania) e in ventesima posizione Montréal (Canada). Qualcuno vede una città italiana?

Fra le cose che "si muovono" anche nel nostro Paese, segnalo la Carta di Catania.
“La Carta di Catania è lo strumento strategico grazie al quale lavorare in modo coordinato su tutto il territorio nazionale per raggiungere l’obiettivo della mobilità sostenibile”: a dirlo è Enzo Bianco, presidente del Consiglio nazionale dell’Anci e sindaco della città che, con i ministri per le Infrastrutture, Graziano Delrio e dell’Ambiente, Gian Luca Galletti,  ha condotto la Conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile organizzata dal Ministero dell’Ambiente, dall’Associazione dei Comuni d’Italia e dall’Amministrazione catanese con il contributo dell’Ue.

Il documento, che sarà condiviso dai sindaci italiani, prevede l'applicazione dei principi europei “chi utilizza paga” e “chi inquina paga” e si propone di promuovere una mobilità sostenibile e inclusiva chiedendo al governo di predisporre schemi di riferimento – per l’accesso ai centri storici, gli standard di emissione dei veicoli, la tariffazione della sosta, la distribuzione delle merci – e di lanciare campagne di sensibilizzazione per accrescere le aree a velocità limitata, le isole ambientali, le zone pedonali e le piste ciclabili. Alla base della Carta c'è la volontà di ridurre la mobilita obbligata mettendo al centro dei Piani di mobilità urbani strutture, come uffici e scuole, che sono poli d'attrazione del traffico urbano. Si ritiene necessario lasciare ai sindaci delle Città metropolitane la responsabilità per la pianificazione del trasporto pubblico locale. 
Affrontare il concetto di Mobilità Sostenibile è un passo imprescindibile sulla via della riduzione dell'inquinamento locale e delle emissioni di CO2 globali. 

SOCIETA'
L'Ora della Terra e' buia
27 marzo 2015
Sabato 28 marzo: l'Ora della Terra. Si spengono le luci per un'ora, in tutto il mondo, a partire dalle 20.30.

Per richiamare l'attenzione sulle enormi emissioni inquinanti e climalteranti generate nel mondo per produrre energia, e per sprecarne una parte cospicua.
Per ricordare la bellezza di uno dei maggiori fenomeni naturali: la notte buia. Senza luci si resta illuminati dalle stelle e dalla luna, immersi nell'oscurità naturale essenziale per i cicli biologici, anche umani. L'oscurità che ti permette di osservare bene innumerevoli fenomeni.

Nessuno conosce più il cielo stellato nelle città illuminate artificialmente. Una caligine giallastra le sovrasta, come un velo che le copre lasciando filtrare quasi niente. I pianeti più luminosi, le stelle principali, quattro o cinque, la Luna.
Per millenni, invece, la vita e' stata scandita dai moti celesti, la posizione di determinate stelle o le fasi lunari. Chiunque, anche e soprattutto marinai e contadini pur se analfabeti, sapevano come orientarsi nella notte senza strumenti. E sapevano quando vendemmiare, o seminare, o mettere il vino a seconda dei cicli celesti. 
Quel pezzo di Natura che sta sopra le nostre teste era parte integrante delle nostre vite. Ora, ci si sorprende di Venere vista attraverso la nebbia e lo smog della Pianura Padana. 

Per una sera, purtroppo soltanto per un'ora e certo non completamente, osserviamo il Mondo com'era. Senza quella bellezza rischiamo di perdere una parte della nostra umanità.

Change Climate Change:

www.wwf.it

www.earthhour.org


ECONOMIA
Le emissioni climalteranti non seguono l'andamento dell'economia (per una volta, una buona notizia)
18 marzo 2015

C’è una notizia importante in questi giorni riguardo le emissioni di sostanze inquinanti generate dalle attività umane: per la prima volta lo scorso anno la crescita dell’economia mondiale non è stata accompagnata da un’analoga crescita delle emissioni di CO2 e altri gas equivalenti. L’International Energy Agency ci informa di un cambio nell’andamento dell’economia che riguarda l’ambiente, e che può influenzare gli sviluppi futuri.

Insostanza, la crescita economica – dovuta in gran parte ai Paesi asiatici inforte sviluppo – è andata avanti, mentre le emissioni si sono stabilizzate. Sempre ad un livello altissimo, ma stabile. Le emissioni globali sono state infatti praticamente ferme nel 2014 a 32,3 miliardi di tonnellate, invariate dall’anno precedente.

Il fatto notevole è che si verifica per la prima volta un disaccoppiamento fra due andamenti che sono sempre stati legati nel tempo.  Questo porta a pensare di riuscire a farcela nella maggiore sfida che caratterizza il presente e il prossimo futuro: la crescita economica con concomitante riduzione degli impatti ambientali. E’ necessario sottolineare che è indispensabile procedere fino ad un vero disaccoppiamento, che comporterebbe non soltanto una stabilizzazione, ma un calo delle emissioni anche in presenza di un andamento in crescita dell’economia. Il problema delle conseguenze sul sistema climatico delle attività umane, già ben presente, e di un loro contenimento e futura riduzione per salvare l’ambiente terrestre è forse la maggiore sfida che l’umanità si sia trovata ad affrontare nella sua storia, e saranno  essenziali in futuro gli obiettivi che oggi ci poniamo e i traguardi che riusciamo a raggiungere. Il tempo infatti è parametro fondamentale nella risoluzione di questo problema.

I dati ancora non sono sufficienti – come sostengono i vertici dell’International Energy Agency – a ritenere che abbiamo imboccato il percorso corretto che consentirebbe alla temperatura globale di restare entro l’aumento di 2°C previsto, ma sono ugualmente significativi. Ricordiamo che l’aumento di 2°C  della temperatura globale media è un valore notevole, ma considerato ormai inevitabile, una sorta di “male minore”. Dovremo adattarci ad una quota di modifiche del sistema climatico per come lo abbiamo conosciuto finora, e questo costituisce in sè uno dei temi importanti della questione.

Alcuni fattori sicuramente incidono nel contenimento osservato delle  emissioni climalteranti, come la scarsa crescita nel mondo occidentale, il grande investimento che sta facendo la Cina per incrementare efficienza e rinnovabili, le normative interne o internazionali di protezione ambientale. Sta cambiando il modo in cui consumiamo energia, sia nei Paesi OECD sia in molti Paesi in via di sviluppo, e si incomincia a misurarne  gli  effetti. Un segnale positivo una volta tanto, dunque, che ci indica la strada che dobbiamo percorrere, con decisione.

L’articolo dell'IEA si trova al seguente indirizzo:

“Global energy-related emissions of carbon dioxide stalled in 2014”

http://www.iea.org/newsroomandevents/news/2015/march/global-energy-related-emissions-of-carbon-dioxide-stalled-in-2014.html

 

NB:  sabato 21 marzo a Roma si terrà un incontro dal tema incoraggiante: “L’Italia può farcela. A sinistra nel PD per la democrazia e il lavoro”.  A partire dalle ore 10, presso l’acquario romano, Casa dell'Architettura, piazza Manfredo Fanti 47.


NB2: dal 14 marzo al 21 a Bologna e' la Settimana della legalità, con iniziative e incontri che culmineranno nella manifestazione di sabato 21. Per informazioni si può consultare il sito di Libera: 

www.libera.it


ECONOMIA
Settore energetico ed economia verde per uscire dalla crisi, e guardare al futuro con fiducia
31 ottobre 2014
Cogliere le opportunità che l'economia verde ed il settore energetico offrono per uscire dalla crisi - che, come abbiamo detto più volte, e' strutturale - significa dotarsi di strumenti indispensabili per interpretare la modernità, e per trovare risposte capaci di delineare una visione di futuro complessiva e durevole. 
Va bene l'intento di semplificare, velocizzare, sburocratizzare, alleggerire, ma se non si affiancano proposte concrete inserite in un quadro organico, si rischia di aprire delle porte e di non avere nulla che vi passi attraverso.
L'intervento riguardante il settore energetico finora individuabile - sostanzialmente, l'incremento della produzione nazionale di idrocarburi, e la rimodulazione degli incentivi alle rinnovabili - non consente ancora di migliorare le politiche attive indirizzate ad elevare le prestazioni ambientali del sistema energetico e a costruirvi intorno un sistema economico. Gli elementi positivi che sono presenti, ad esempio, nel collegato ambientale alla legge di stabilità, rischiano di restare elementi spuri se non inseriti in un contesto organico. Questo tipo di sviluppo necessita di una volontà precisa da parte del governo di creare le condizioni affinché abbia luogo, in modo tale che si pongano in essere quelle linee di indirizzo che soltanto un intervento statale può realizzare in modo utile. La scelta e' a beneficio della collettività. Altrimenti, sarà un'occasione persa per l'attuale governo, in una fase decisiva per le sorti del nostro Paese, e le conseguenze non mancheranno.
Le ultime notizie sul fronte energetico ci informano che il calo del consumo di metano e' confermato quest'anno, in un trend che continua da una decina d'anni. Il consumo nazionale si attesta sui 63 miliardi di metri cubi (dati del Ministero dello Sviluppo Economico). Rispetto al picco del 2005 di oltre 86 miliardi di metri cubi, si tratta di una riduzione del 28%, mentre le importazioni sono diminuite del 6% e la produzione nazionale dell' 8,7% rispetto all'anno scorso. L'andamento degli ultimi anni può risentire della crisi, e dello sviluppo delle rinnovabili. 
Dal Rapporto annuale dell'Agenzia Europea per l'Ambiente "Trends and projections in Europe" emerge che il nostro Paese sta procedendo abbastanza bene nel raggiungimento degli obiettivi riguardanti le rinnovabili, ma non altrettanto nella riduzione dei gas climalteranti, ambito in cui si prevede che l'obiettivo sarà mancato, sulla base dei soli interventi interni. Dal settore non-Ets si hanno emissioni di oltre 278 milioni di tonnellate lo scorso anno, con proiezione al 2020 superiore al target. Il fatto che non fossimo in linea con la riduzione delle emissioni era previsto da tempo. 
Tutto ciò avviene mentre rinnovabili e generazione distribuita forniscono oggi già un quarto dell'elettricità mondiale, secondo l'analisi "Micropower generation database" del Rocky Mountain Institute. Il contributo, invece, di nucleare e grandi impianti a fonti fossili e' sempre minore. 
Da tutto ciò si possono trarre i driver dell'energia per impostare una strategia. Se la politica si impegna attivamente per fare questo. Se c'è un impegno collettivo. Se il Partito Democratico, partito di maggioranza nel governo, si attiva per sbloccare le resistenze, anche interne, che ancora ostacolano un percorso virtuoso sotto ogni profilo.

PS1: sono un danno al Paese, ai lavoratori, e a noi tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la manifestazione con cariche della polizia e feriti. Non devono assolutamente accadere, e non sarebbero dovuti accadere. Le condizioni di chi lavora, di chi rischia di perdere il posto di lavoro, di chi non ha mezzi per far fronte a situazioni difficili vanno comprese, e va attivato ogni percorso per trovare soluzioni. Senza attacchi, ne' verbali, ne' tantomeno fisici.


TECNOLOGIE
Limiti UE alle emissioni delle automobili
25 febbraio 2014

Fra le novità che giungono dagli organismi dell’Unione Europea c’è l’obiettivo di riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli a motore che dovrà dare nuovo impulso al cammino di taglio alle emissioni già intrapreso.

Il nuovo traguardo consiste nel limite di 95 grammi di CO2 per chilometro dal 2021, coerente con la proposta recente della Commissione per il periodo che giunge al 2030.  In pratica, le nuove automobili dovranno contenere le emissioni entro tale limite, considerato raggiungibile con le tecnologie attuali, ma si tratta di una media complessivamente calcolata sulla flotta, consentendo la decurtazione del 27% rispetto al limite di 130 grammi al chilometro del 2015.

La decisione è considerata una scelta “win-win”, vale a dire vincente sotto ogni punto di vista, per i costruttori di automobili che possono spendere sul mercato un elemento competitivo, per i proprietari automobilisti che possono ammortizzare un prezzo maggiore con minori consumi di carburante, e per l’economia europea che può risparmiare in bolletta energetica (di importazione) e consentire ai propri cittadini una maggior possibilità di spendere in altri settori di consumo.

Questa scelta sarà seguita da altre analoghe, confermando ancora una volta il percorso “green economy” promosso dall’Unione. Si tratta di un fatto positivo, anche se nel caso specifico dei veicoli a motore un contenimento delle emissioni non può bastare riguardo il problema enorme dell'inquinamento e delle emissioni climalteranti. Il traffico veicolare infatti è una sorgente forte ed altrettanto difficile da contenere, data la vasta propensione alla mobilità con i mezzi a disposizione. Assai più complessa risulta diffondere una scelta in favore di mezzi alternativi che consentano di minimizzare il ricorso al veicolo privato.

 

Ogni ulteriore informazione si trova sul sito “Climate Action” della Commissione Europea al seguente indirizzo:

 

http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2014022501_en.htm

 

ECONOMIA
Nuovi obiettivi energetici ed ambientali in Europa
25 gennaio 2014

Alti obiettivi di protezione del clima: l’Unione Europea mantiene la guida delle politiche ambientali ed energetiche a basso impatto a livello mondiale. La proposta che la Commissione Europea ha presentato pochi giorni fa, infatti, contiene un rinnovato impegno a raggiungere traguardi ambiziosi di riduzione delle emissioni climateranti, senza perdere di vista la sicurezza del sistema energetico.   Il nuovo contesto in cui operare scelte energetiche e di tutela del sistema climatico assume gli obiettivi al 2030 di ridurre le emissioni di gas ad effetto-serra del 40% al di sotto del livello del 1990, di incrementare la quota di rinnovabili ad almeno il 27%, e costruisce un quadro fatto di politiche per l’efficienza e la gestione, completo di indicatori per la competitività e la sicurezza. Si tratta di scelte precise in favore della costruzione di un’economia a basso contenuto di carbonio, basata su un sistema energetico più leggero per l’ambiente, maggiormente integrato all’interno dell’Unione, e meno legato alla geopolitica internazionale con le importazioni di combustibili fossili, di cui l’Europa è scarsa produttrice.

La Comunicazione della Commissione UE sarà discussa al Consiglio e al Parlamento europei, e sarà accompagnata da una proposta di normativa riguardante il sistema di scambio delle quote di emissione Ets che partirà del 2021.

Sul fronte delle reazioni, si registrano nel nostro Paese reazioni dubbiose dal mondo ambientalista, dove si vorrebbero obiettivi più elevati, e contrarie da parte industriale, secondo cui i medesimi sono troppo alti. Per esempio, Legambiente sottolinea la necessità di ridurre maggiormente le emissioni per contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C (il comunicato si legge all’indirizzo in calce). Confindustria, al contrario, esprime preoccupazione (come si legge sul Sole24ore all’indirizzo in calce) per l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% che potrebbe compromettere la competitività dell’industria in un contesto internazionale in cui altri Paesi sono meno impegnati sul fronte ambientale.

Si tratta evidentemente di un problema di non facile soluzione: per l’ambiente sarebbe necessario smettere di inquinare, per il sistema economico e industriale attuale, largamente basato sul consumo di combustibili fossili, sarebbe meglio continuare come ora. Non è un tema semplice, ma credo che gran parte della soluzione si trovi nel modo in cui si applicheranno le scelte, e non soltanto nelle scelte stesse: la capacità dell’Unione Europea nel suo complesso, fatto di istituzioni comunitarie e di Stati nazionali, di favorire e promuovere le sue scelte in materia di energia, industria, ambiente, sarà decisiva in un contesto internazionale dove spesso si lavora al ribasso. In altre parole, come verranno portate avanti le cose sarà altrettanto importante degli obiettivi stessi, che non possono restare crude cifre, ma devono diventare un’opportunità di crescita, fattore di sviluppo, ed anche di leadership mondiale. Se l’Europa saprà giocare bene le sue carte, le nostre imprese potranno porsi alla guida del mercato; un mercato dove l’efficienza e la qualità siano elementi imprescindibili.

 

Gli indirizzi web citati, con la notizia della comunicazione della Commissione Europea, sono i seguenti: 

 

 

http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2014012202_en.htm

www.legambiente.it/contenuti/articoli/clima-ue-presenta-libro-bianco-clima-energia-2030-obiettivi-insufficienti

 

www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-22/clima-confindustria-preoccupati-nuovo-tetto-emissioni-solo--ue--175706.shtml?uuid=AB2qLXr

 

 

ECONOMIA
Nuovi modelli di investimento (senza carbone)
17 gennaio 2014

La questione tempo: ciò che sappiamo ormai da molto tempo sul cambiamento del sistema climatico ha acquisito il carattere dell’urgenza. Dopo l’estensione alla dimensione dell’intero pianeta del problema dell’inquinamento a cui abbiamo assistito negli ultimi cinque-sei decenni, ora gli interventi per contenere e ridurre la portata del problema non sono più rinviabili.

La raccomandazione che sarebbe contenuta nella seconda parte del V Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo scientifico internazionale delle Nazioni Unite), secondo le anticipazioni, ci suggerisce di passare ad un’economia a basse emissioni di carbonio, e di farlo in fretta.

Le emissioni climalteranti infatti sono in aumento a livello globale con un valore dell’incremento medio che ha superato il 2% nell’ultimo decennio, mentre nei trent’anni precedenti si attestava intorno all’1,3%. Se questi sono i dati, occorre prestare la massima attenzione: significa non soltanto che è in atto un aumento delle emissioni, ma che esso varia aumentando a sua volta. In altre parole, la velocità con cui aumentano le emissioni è in crescita. Si tratta di un fatto che, se non arrestato, può portare facilmente e in breve tempo ad una situazione esplosiva.

Sul piano delle politiche climatiche ed energetiche impostate e applicate a livello internazionale e internamente nelle singole realtà locali, significa che quanto fatto finora non basta, ma che occorrono interventi più incisivi e più rapidi.

Il dibattito che spesso verte sulle rinnovabili – molto meno sul risparmio energetico e l’efficienza – fa dimenticare che il maggior contributo alle emissioni di gas serra mondiali proviene ancora oggi dalla combustione di petrolio e di carbone che, secondo il Rapporto, potrebbero raddoppiare o addirittura triplicare entro il 2050. Al contrario, per contenere l’aumento della temperatura media globale al limite dei 2°C sarebbe necessario un taglio netto delle emissioni ben oltre la metà.

Risultano evidenti l’entità del problema e la sua difficoltà di risoluzione nel momento in cui si va ad interferire con i processi economici e la produzione di ricchezza così come l’abbiamo considerata finora, e con i processi demografici e di sviluppo della maggior parte dei Paesi emergenti.

Lo stesso Rapporto parlerebbe di nuovi modelli di investimento per un’economia a basse emissioni di carbonio. Una cosa che può interessare anche l’Italia, non per arrestare la crescita ma per favorirla, in un quadro di sostegno alla qualità, all’innovazione tecnologica fondata sulla ricerca, al miglioramento dello stato dell’ambiente, naturale e antropizzato, alla cultura.

 

Una buona notizia, ulteriore tassello sulla strada della decarbonizzazione, riguarda la centrale di Porto Tolle: la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente ha bocciato nuovamente la procedura autorizzativa. Il parere della Via fa proprie in alcuni passaggi le osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste. Viene invece bocciata la scelta di Enel di convertire il vecchio impianto ad olio combustibile a carbone, che in Veneto aveva l’appoggio del governatore Luca Zaia e del Consiglio regionale, arrivati addirittura a modificare le norme riguardanti il Parco del Delta del Po, in cui è situato l’impianto.

Dunque Enel dovrà presentare un nuovo progetto, ma questa ennesima bocciatura, che segue quella del Consiglio di Stato, ha tutta l’aria di essere la parola “fine” posta in calce alla vicenda. Sarebbe ora. In un Paese dove la capacità elettrica duplica le necessità, facente parte di una comunità (l’Unione Europea) che si prefigge obiettivi elevati di riduzione delle emissioni di carbonio, pensare al carbone significa porsi fuori dalla realtà dei fatti.  Il tutto in un Parco naturale protetto di rilevanza internazionale.

 

La notizia con le anticipazioni della seconda parte del V Rapporto IPCC si trova al seguente indirizzo:

 

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/01/17/Ipcc-passare-subito-economia-basse-emissioni-CO2_9914492.html

 

 

 

SCIENZA
Il sistema climatico sta cambiando per cause ben determinate: inequivocabili
27 settembre 2013

Il sistema climatico sta cambiando, e per causa "inequivocabile" delle attività umane, che modificano la composizione atmosferica alterando la normale concentrazione dei composti presenti e immettendone di nuovi. Se non si interverrà seriamente, l'innalzamento della temperatura globale media terrestre potrebbe superare la soglia di guardia, e portare a conseguenze molto gravi per l'ambiente terrestre.

Purtroppo, agli ambientalisti tocca il ruolo di Cassandra (che però i Troiani avrebbero fatto bene ad ascoltare), ma si tratta di un ruolo scientificamente fondato. 
Si sono conclusi questa mattina a Stoccolma i lavori che hanno portato alla pubblicazione del quinto Rapporto di Valutazione (V Assessment Report) sul cambiamento climatico dell'IPCC (International Panel on Climate Change, WMO-UNEP) del Working Group I, sulle basi fisiche del problema. Seguiranno l'anno prossimo i Rapporti degli altri due gruppi, sugli impatti e l'adattamento, e sulla mitigazione.
Con tutte le difficoltà del caso, il Rapporto IPCC resta un punto di riferimento sul tema, rivolto anche al mondo della politica a cui spetta il compito di intervenire con efficacia per migliorare la situazione. Una situazione, in verità, che si presenta alquanto difficile sia per gli oggettivi ostacoli che si frappongono ad una modifica seria dei metodi e degli impatti delle attività umane sia per il fattore tempo che vede protrarsi troppo a lungo la fase di transizione verso un'economia a basso impatto ambientale. Fra pareri degli scettici e difficoltà oggettive si perde del tempo prezioso, mentre non si sa cos'altro dovrebbero dire gli scienziati per allertare sul problema maggiore che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare. 
Il nuovo Rapporto pone fra il 95 e il 100% la probabilità che la causa del cambiamento climatico osservato sia antropica, con le emissioni di gas-serra, di aerosol, con il cambio di uso del suolo. Le modifiche al clima continueranno per secoli anche se ci fermassimo ora, e si parla di un incremento della temperatura di circa 1,5° al di sopra del livello medio del 1850-1900, che potrebbe diventare facilmente +2°C o addirittura arrivare verso i +5°C qualora non si intervenga in modo efficace e tempestivo. I Governi nazionali sono invitati tutti a porre rimedio tagliando significativamente le emissioni, per invertire una tendenza preoccupante. I livelli di anidride carbonica, di metano e di ossidi di azoto in atmosfera non sono mai stati così elevati in 800.000 anni, e questo farà aumentare la temperatura con conseguenze dirette sul livello dei mari, sulle aree desertiche, sugli ecosistemi. I Paesi poveri della fascia tropicale sarebbero i più colpiti, e questo notoriamente può indurre flussi di migrazioni enormi verso i Paesi più ricchi, come in parte avviene già oggi. 
Le conseguenze di una profonda ed estesa modifica al sistema climatico terrestre possono essere davvero gravissime, e per ridurle (non si parla più di fermarle) è necessario intervenire ora. 
Nel quadro descritto non c'è molto spazio per le contestazioni, ma vale la pena di sottolineare che la riduzione dell'incremento della temperatura media globale rilevata negli ultimi 15 anni, indicata dagli scettici come un dato contrario, non è significativa sul lungo termine, ed è interpretabile nel quadro complesso dello stesso sistema climatico e delle numerose variabili in gioco. 
Dunque, non c'è molto spazio, e soprattutto non c'è molto tempo, per restare fermi a guardare qualcosa che sta sfuggendo alle nostre possibilità di intervento. Qualcosa di cui si parla poco, ma che non aspetterà certo noi per procedere secondo le leggi fisiche che regolano i sistemi naturali. 
 
Per approfondire il tema, si può scaricare il Rapporto dal sito. Di seguito, alcuni indirizzi utili, dell'IPCC e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in cui trovare informazioni e commenti:
 
POLITICA
Green Deal in the UK (mentre in Italia si discute se condonare o no)
10 febbraio 2013

Dal 28 gennaio è partito il Green Deal britannico, parte essenziale per consentire al Regno Unito di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti ed inquinanti, che consistono nella non trascurabile riduzione delle emissioni dell'80% al 2050.
L'iniziativa Green Deal del governo britannico è finalizzata - si legge sul sito - ad aiutare cittadini e imprese ad impiegare più tecnologia verde nelle loro proprietà, e riguarda direttamente gli edifici. L'idea si realizza con alcuni semplici passi, che comprendono l'installazione di nuove tecnologie a basso impatto senza sostenere alcuna spesa, prevedendo il pagamento attraverso la bolletta dell'energia e i risparmi realizzati nel corso del tempo. Al contrario di un prestito normale, la bolletta e i suoi risparmi restano legati alla proprietà e non al titolare. In questo modo viene superata una difficoltà che è ben nota nel nostro Paese, dove con il 55% non si promuovono gli interventi di efficientamento negli immobili non di proprietà degli abitanti. Le spese per gli interventi finalizzati al miglioramento dell'efficienza energetica vengono anticipate da privati e fondi pubblici e ripagate grazie ai risparmi ottenuti. Una sorta di Esco pubblica/privata che coinvolge anche una Banca per gli investimenti verdi e i principali fornitori di energia, e che può dare un impulso notevole al cambiamento, con uno stimolo all'economia e all'occupazione di qualità quantomai utile di questi tempi.
Gli interventi incentivati riguardano tutti gli ambiti dell'efficienza, sostituzione delle caldaie, coibentazione, strumenti di regolazione termica, fonti rinnovabili. In particolare, si incomincia con una diagnosi energetica realizzata da un ente indipendente, poi l’utente sceglie da un operatore ‘Green Deal provider’ gli interventi più adatti, che verranno successivamente realizzati senza alcuna spesa, dato che il costo rientrerà con i soldi risparmiati sulla bolletta tramite un contratto a lungo termine, tra i 10 e 25 anni.
Non mancano, d'altra parte, preoccupazioni circa il funzionamento dell'iniziativa, ma si tratta di un percorso di sicuro interesse a cui prestare attenzione.

Informazioni reperibili agli indirizzi:
https://www.gov.uk/green-deal-energy-saving-measures/how-the-green-deal-works
http://www.guardian.co.uk/environment/green-deal
http://www.greendealinitiative.co.uk/

Avevo detto che lo avrei tradotto... ecco qui. Non guasta, specie in periodo elettorale:

Barack Obama, parte del discorso di insediamento riferita all'ambiente, 21 gennaio 2013:

"Noi, il popolo, ancora crediamo che i nostri obblighi come Americani non riguardino soltanto noi stessi, ma tutta la posterità. Noi risponderemo alla minaccia del cambiamento climatico, sapendo che fallire in questo sarebbe tradire i nostri figli e le generazioni future.
Alcuni possono ancora negare l'opprimente giudizio della scienza, ma nessuno può evitare l'impatto devastante della furia degli incendi, della paralizzante aridità, della maggior potenza delle tempeste.
Il cammino verso le fonti di energia sostenibile sarà lungo e qualche volta difficile. Ma l'America non può fare resistenza a questa transizione; dobbiamo guidarla. Non possiamo cedere ad altre nazioni la tecnologia che darà vita a nuove occupazioni e nuove industrie - dobbiamo rivendicare tale promessa. Questo è il modo in cui manterremo la notra vitalità economica e il nostro tesoro nazionale - le nostre foreste e i corsi d'acqua, le nostre aree agricole e i nostri picchi innevati.  Questo è il modo in cui noi preserveremo il nostro pianeta, assegnato alle nostre cure da Dio. Questo è ciò che darà un senso alla fede che i nostri padri hanno dichiarato."

No comment. God bless you - come direbbero gli americani.

ECONOMIA
Il Sole conviene
17 dicembre 2012

Il solare sta diventando sempre più conveniente, e tutti, grandi imprese tradizionali dell'eneriga comprese, dovranno tenerne conto.
I prezzi dei moduli, infatti, continueranno a scendere, secondo quanto emerso da uno studio condotto da Near Zero, un'organizzazione per la ricerca indipendente e nonprofit, e pubblicato da Science Daily.  Lo studio, che esamina e riunisce previsioni condotte da esperti di vari settori, industriali, ricerca, università, mostra uno sviluppo futuro dell'industria solare favorevole ad una grande diffusione e crescita della potenza solare, grazie alla competitività degli impianti. La previsione parla di una crescita della potenza installata di più di 10 volte da ora al 2020 - che è come dire domani - che è destinata a protrarsi oltre, almeno fino al 2025. Se le previsioni di calo dei prezzi dei moduli solari si riveleranno reali, allora la grande espansione della potenza solare installata sarebbe raggiunta spendendo sempre meno ogni anno.    C'è una condizione alla base di tali rosee previsioni, e cioè che si continui con ricerca e sviluppo nel settore, vale a dire che non venga meno l'impegno a decarbonizzare l'energia e l'economia che ormai - nonostante non sia facile nè immediato - è ampiamente diffuso nel mondo.
Previsioni come queste, e molte altre che ci informano periodicamente, aiutano a comprendere quali possano essere gli scenari futuri, quali i drivers, e come è più opportuno che ci comportiamo oggi al fine di programmare l'energia, seppure in un contesto di mercato. Sul piano ambientale, rinnovabili ed efficenza ci aiuteranno a produrre elettricità e calore puliti, ma il processo non è compiuto se non si includono i trasporti, che necessitano oggi di quantità ingenti di carburanti mantenendo in essere una parte consistente degli idrocarburi di cui abbiamo bisogno, e che bruciamo nell'ambiente.
Frattanto, la numerose sigle delle rinnovabili presenti in Italia hanno deciso di coordinarsi, con FREE, il Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica. FREE raccoglie più di venti Associazioni, a cui si aggiungono in qualità di sostenitori alcune associazioni ambientaliste. Lo scopo sarà promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, con una maggior coesione e, presumibilmente, efficacia.

La notizia del survey di Near Zero si trova su Science Daily:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/12/121212134211.htm
La notizia del coordinamento delle rappresentanze di settore si trova su Qualenergia:
http://qualenergia.it/articoli/20121217-nasce-free-coordinamento-associazioni-delle-fonti-rinnovabili-e-dell-efficienza-energetica
 

SCIENZA
Livello del mare in crescita superiore alle previsioni (e nonostante quanto - poco - facciamo per limitare le emissioni)
18 novembre 2012

Il livello del mare crescerà di almeno 80 centimetri nel corso di questo secolo, l'attuale riduzione del ricorso ai combustibili fossili non eviterà un aumento del livello del mare significativo, il quale invece continuerà a salire per almeno due secoli da ora in avanti. Il Mediterraneo sarà coinvolto nel processo, con conseguenze dirette sulle coste e sulla terraferma di pianura, ed in particolare della Pianura Padana.
Non si tratta dello scenario di un film di fantascienza, ma di quanto emerge dai risultati di uno studio condotto da Antonio Zecca e Luca Chiari, del Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento, sulla rivista Global and Planetary Change. L'analisi è stata condotta con un metodo semi-empirico e un modello climatico proiettati con parametri caratterizzanti vari scenari di riduzione dell'uso dei combustibili fossili.  Dai risultati emerge un  fatto sconfortante:  nonostante la tendenza in corso alla riduzione dei combustibili fossili e nonostante le misure prese in tal senso, il livello del mare continuerebbe a salire di almeno 80 centimetri in un secolo, molto oltre le previsioni IPCC, e la risalita perdurerebbe per almeno due secoli successivamente. Dai modelli analizzati risulta anche che l'unico modo per limitare significativamente l'incremento del livello del mare consisterebbe in un drastico taglio delle emissioni climalteranti a partire da ora in tutto il mondo, fino praticamente ad azzerarle nel 2050. Un taglio vero, molto più netto di quanto è stato fatto finora e di quanto è stato finora ipotizzato.
Secondo l'intervista pubblicata sul sito di Repubblica, i valori ottenuti sono oltretutto valori minimi, in quanto gli scenari studiati non tengono conto dei combustibili fossili non convenzionali e di futuri sviluppi tecnologici in grado di modificare le attuali tecniche di estrazione, incrementandola.
I Paesi più colpiti dalle conseguenze di un fenomeno di questa portata sarebbero i Paesi più bassi sul mare, e tutti i Paesi con lungo sviluppo costiero. Il Mare Mediterraneo sarebbe coinvolto e un'area vasta e fertile come la bassa Padana verrebbe allagata. I danni alla produzione agroalimentare proverrebbero anche dalla salinizzazione dei tratti fluviali verso la foce, e delle falde acquifere.
La soluzione  di un problema enorme come questo esiste, e consiste in un connubio fatto di drastica riduzione delle emissioni inquinanti e interventi per rispondere sul territorio ai cambiamenti del clima - il cosiddetto "adattamento" - preservando il suolo, l'acqua, la costa.  Ancora una volta vale la pena di sottolineare che si tratta di risultati basati su analisi scientifiche. Fintanto che continuerà a tenere banco nel dibattito soltanto lo stato dei parametri economici, mentre le notizie sull'ambiente terrestre restano occasionali e marginali, procederemo come prima, fra una crisi e l'altra, senza risolvere nè le questioni economiche nè quelle ambientali.

L'articolo di Zecca e Chiari si trova al seguente indirizzo:
"Lower bounds to future sea-level rise", Antonio Zecca, Luca Chiari, (Dip. di Fisica dell'Università di Trento), Globale and Planetary Change, 98-99, dec. 2012.

L'intervista di Repubblica, al seguente:
http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/10/news/livello_marino-46260903/
 

politica interna
Un tema politico: oltre cento ettari al giorno perduti
11 novembre 2012

Il cosiddetto "consumo di suolo" rimane uno dei problemi ad oggi insoluti che avvolgono - in senso letterale - le nostre città, insieme all'inquinamento dell'aria. In 4 città su 43 il consumo del suolo è esteso ormai a più della metà del territorio comunale, in 10 città é compreso tra il 30 e il 50%, mentre la qualità dell'aria è sempre pessima in particolare sul bacino padano, dove i superamenti dei valori limite degli agenti inquinanti sono frequenti.
Questo è quanto emerge dall'ottavo "Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano", presentato dall'Ispra lo scorso ottobre. Il continuo consumo di suolo è in grado di indebolire la resilienza delle città nei confronti di alluvioni, frane e inondazioni, e sottrae suolo alla produzione agricola e alle aree naturali, e riduce la capacità del sistema urbano di assorbire e compensare le pressioni antropiche. Risulta che in Italia si consumano giornalmente più di cento ettari al giorno, con un continuo aumento registrato dal 1949 al 2011. 
La qualità dell'aria soffre per il traffico dei veicoli a motore, tuttora il più diffuso mezzo di postamento di persone o merci nel nostro Paese, e per la produzione energetica per riscaldamento o elettricità. Un segnale positivo proviene da quelle città che hanno aderito al Patto dei Sindaci europeo, e che conseguentemente - si spera - presenteranno e applicheranno un Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile, che consente di ridurre le emissioni inquinanti derivanti dai consumi negli edifici e di contenere i consumi stessi.
Notizie più positive provengono dal settore delle acque, sia per la diffusione dei sistemi di depurazione legati ai reflui civili e industriali, sia per i consumi.
Resta perciò un enorme problema riguardante il territorio e la sua destinazione a cui gli enti locali sono chiamati a rispondere. Le varianti alle regolamentazioni sono la norma per introdurre di tutto, dall'ennesima strada all'ennesimo outlet. Su questa via non si crea uno sviluppo virtuoso, nè tantomeno sostenibile, anche se queste qualifiche vengono abusate quotidianamente. Su queste basi si misura anche la qualità di un'amministrazione.
Nel frattempo, Coldiretti ci informa che i raccolti italiani sono crollati. Le "condizioni climatiche, dalle neve alla siccità, hanno fatto sentire i propri effetti su molti settori, ultimo in ordine di tempo quello dell’olio". Le condizioni climatiche risentono anche da noi dei cambiamenti in atto del sistema climatico a livello planetario, un fatto di cui la politica deve imparare a tener conto, se vuole candidarsi a governare il Paese o i territori.

Il Rapporto si trova sul sito dell'Ispra:
www.isprambiente.gov.it
Il comunicato di Coldiretti:
http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/IlbilanciodellannataagrariacrollanoiraccoltimadeinItaly.aspx

NB:  sarebbe bello sentire parlare di tutto ciò nei discorsi pre-elettorali (so che mi ripeto...).  Continuerò ad elencare le dichiarazioni a tema che mi capita di sentire o leggere in orario o occasioni centrali (e non soltanto alla presenza di ambientalisti, troppo scontato).  Laura Puppato ha fatto cenno alle imprese presenti alla fiera Ecomondo, a Ballarò di Giovanni Floris.  E poi c'è la seguente, molto bella:
"L'Italia può e deve, senza ulteriori esitazioni, colmare ritardi rispetto agli standard europei e darsi più validi presidi nella difesa dell'ambiente e della biodiversità, nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nella valorizzazione del paesaggio e del territorio, nella generale adesione a comportamenti più sobri e rispettosi dell'ecosistema". Dichiarazione del Presidente della Repubblica, in occasione degli Stati Generali della Green Economy ad Ecomondo. Grazie, Presidente.

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=14212

NB2: Obama ha vinto per la seconda volta. E l'America ora ci sorprende davvero.
 

ECONOMIA
Limiti precisi alle emissioni non-Ets
24 ottobre 2012

Sono in arrivo nuovi limiti nazionali per le emissioni non-Ets per il periodo 2013-2020.
Il comitato sui cambiamenti climatici dell'Unione Europea ha infatti approvato un provvedimento che impone nuovi limiti nazionali sulle emissioni di gas ad effetto-serra per i settori che non rientrano nello schema Ets, Emission Trading Scheme, vincolanti ed operativi al fine di raggiungere la riduzione del 20% al 2020. Si tratta dell'applicazione dell'Effort Sharing Decision del 2009 sulle emissioni non-Ets nella pratica, esplicitando quote annuali assolute, in tonnellate. I settori coinvolti riguardano i trasporti, eccetto l'aviazione che è stata inclusa nell'Ets, l'edilizia, l'agricoltura, e i rifiuti. Restano ancora fuori le foreste e le industrie collegate.
L'Annex 1 della decisione della Commissione elenca le quote permesse, le annual emission allocation, calcolate anno per anno dal 2013 al 2020; per l'Italia si passa da 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti a 296 milioni, o da 317 milioni a 302 milioni, a seconda del metodo di calcolo (con l'IPCC 2° assessment report, o IPCC 4° assessment report). Da notare la notevole differenza nella stima.
Le quantità di gas ad effetto-serra che emettiamo sono impressionanti ogni volta che vengono citate; ancor più impressionante è la somma di tutte le emissioni dei Paesi UE, comprese quelle incluse nell'Ets naturalmente. Queste emissioni andranno ad influire, ricordiamolo, sull'assetto del sistema climatico terrestre.

La notizia e il draft si trovano al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2012101702_en.htm

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