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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

4,3 milioni m2 di pannelli

circa 2,9 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di febbraio:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa. In questo mese i pianeti sono osservabili al mattino presto ad oriente, fra le fredde luci dell'alba.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio è praticamente inosservabile.

 

Venere

Come Mercurio, la stella più brillante del cielo è quasi inosservabile.

 

Marte

Il pianeta rosso è osservabile a Sud-Est prima dell'aurora. Si trova nella Bilancia, e poi in febbraio transiterà nello Scorpione, vicino a Giove con cui è stato in congiunzione il 7 gennaio.
 

Giove

Dopo la congiunzione con Marte, Giove è sempre visibile a Sud-Est nelle ultime ore della notte, nella Bilancia.

 

Saturno

 

Anche Saturno torna ad essere visibile nel cielo del mattino, molto basso sull'orizzonte orientale, nella costellazione del Sagittario.

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
1. Grande aumento della mobilità condivisa: oltre un italiano su 4 la usa 2. Una crisi per rinascere
28 marzo 2018
Le varie forme di mobilità condivisa stanno crescendo ovunque in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling, sono aumentati del 50% fra il 2015 e il 2017.  Sono ormai oltre 18 milioni i cittadini che utilizzano almeno un servizio, il 28% della popolazione.  
Modi di muoversi che influiscono direttamente sullo stile di vita e che sembravano appannaggio di altre località - su tutte il Nord Europa - si stanno diffondendo anche da noi, incidendo su un pilastro che sembrava inamovibile del nostro Paese, la mobilità veicolare su gomma. Le auto private, motori dello sviluppo dell'Italia nel dopoguerra, rigorosamente a combustione interna con tutto quanto ne consegue in termini di inquinamento, stanno cedendo spazi a modi di muoversi alternativi che possono portare grandi benefici in termini ambientali e sanitari.

I dati sono tratti dal Secondo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, a cura dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dal Ministero dell'Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e presentato nel corso della Conferenza Nazionale della Sharing Mobility (in partnership con Deloitte e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) tenutasi a Roma presso la Stazione Termini il 27 marzo scorso.

Fra le città Milano è la prima, con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing è il primo in Europa per diffusione con 39.500 bici offerte in 265 Comuni. Le regioni del Sud, nonostante presentino dati molto più contenuti rispetto al Nord, segnano la crescita più alta  con +57%.
Gli utenti del car sharing sono 1.077.589, con 62 milioni di km percorsi e 7.679 i veicoli in servizio. Sono circa 2,5 milioni gli utenti del carpooling extraurbano. Aumentano anche i veicoli a emissioni finali nulle, con il 27% di scooter e auto condivise di tipo elettrico.

Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. I dati indicati sul sito dell'Osservatorio informano che sono 21 servizi disponibili sulle piattaforme digitali, 640 gli scooter condivisi, 15816 le biciclette condivise, 6156 le auto condivise, con un incremento + 20% di car sharing in un solo anno.

La situazione si presenta però non uniforme. Nel 2017 si sono registrati 357 servizi di sharing mobility di cui il 76% di bike sharing, segnando un aumento del 17% rispetto al 2016. Nell'ultimo anno, secondo il Rapporto, "il bike sharing è cresciuto del 147%, ma più di 2/3 delle bici circola solo in 4 città: Milano (44%), Torino (13%), Firenze (8%), Roma (5%)". Sul car sharing i dati evidenziano che in 5 anni (dal 2013 alla fine del 2017) si è quintuplicata l'offerta di auto, mentre nel 2016 sono stati effettuati circa 8 milioni di noleggi. Dei 7.679 veicoli censiti a dicembre scorso, il 43% è a Milano, il 24% a Roma, il 15% a Torino e l'8% a Firenze.

Emerge dunque un contesto variegato, dove alcune città e zone d'Italia trainano l'intero Paese, in un quadro che comunque è in evoluzione positiva. Ora ci si aspetta politiche per una migliore diffusione, finalizzate ad influire in profondità nel settore più difficile, i trasporti e la mobilità in genere. Una parte consistente dell'inquinamento proviene da lì ed in alcune zone è particolarmente influente sulla qualità della vita, basti pensare alla Pianura Padana ed alle sue nebbie ormai "sporche" di ogni sorta di composto e particolato. Non basteranno accordi e scelte deboli, il sistema va modificato con decisione.

Il sito dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility si trova al seguente indirizzo:

http://osservatoriosharingmobility.it/


2. Politica.

Mai il Partito Democratico si è trovato in una condizione difficile come quella attuale. Semi distrutto dagli attacchi interni di una parte dell'area sinistra, quella che si è divisa, e di una parte dell'area centrista, quella che ha scelto di non ascoltare nessuno, agire in proprio sulla base della maggioranza nel partito, e commettere diversi errori gravi, a partire dal referendum sulle riforme costituzionali per passare a quello sulle trivelle. A queste modalità di far politica, chiusi nel proprio recinto - che non nascono negli ultimi cinque anni, ma da molto tempo prima - dobbiamo la quasi sparizione della sinistra in Italia. Si può concedere solo l'attenuante di un contesto che vede la sinistra in grande difficoltà in tutta Europa, e non è certo poco, ma le attenuanti non cancellano il reato, in questo caso politico, di aver evitato il compito e ceduto le armi progressivamente nel corso di almeno due decenni, grazie e arrivederci. Basti come esempio che in assenza di una sinistra identificabile come tale in Emilia-Romagna l'astensione ha raggiunto alle ultime regionali cifre speculari a quelle della partecipazione tradizionale, mentre ora alle elezioni nazionali destre e movimenti hanno avuto la meglio anche in un territorio storicamente incline a sinistra, e feudo inattaccabile del PCI nei decenni successivi alla guerra.
Di campanelli d'allarme ce ne sono stati mille e forse più, sempre inascoltati da una classe dirigente incapace di aggiornarsi (che non vuol dire rottamarsi sulla base dell'età), ferma al secolo scorso e a modalità di lettura della realtà attuale largamente superate. Addirittura fossilizzata nelle proprie gerarchie, che nell'attesa del proprio turno non si sono accorte che il vento cambiava direzione.
Ora, il PD non è ancora finito, e serve attivarsi per riprendere le fila del discorso. Al suo interno sono presenti personalità di valore, capaci di interpretare e fornire il senso dei fatti, e aree di attività politica interessanti e valide. Tutto questo va valorizzato, diffuso, attivato. Va premuto il tasto "on". Per andare oltre e provare a costruire la sinistra del 2018, dell'oggi e del domani, presente sul territorio e attiva sui temi, impegnata a mettere insieme persone, cose, e modelli di interpretazione della realtà. Senza dimenticare gli errori, che servono soltanto a questo, non certo ad attribuire colpe, ma ad evitare di ripeterli. Il PD sta attraversando una crisi profonda, da cui, seguendo l'etimologia del termine, si può rinascere migliori di prima.



ECONOMIA
Termoelettrico in aumento, calo delle rinnovabili - con l'eccezione del FV
13 marzo 2018
In un contesto in cui la domanda elettrica nazionale nel 2017 è cresciuta del 2% rispetto al 2016, aumenta la produzione da termoelettrico e cala la produzione delle altre fonti, eccettuato il fotovoltaico.
Dell'andamento della produzione delle varie fonti energetiche occorrerà tenere conto nella stesura definitiva del Decreto Rinnovabili Elettriche 2018, di cui ora è stata preparata una bozza dal Ministero dello Sviluppo Economico.
I dati qui riportati provengono dalla pubblicazione di Terna relativa all'anno appena trascorso, scaricabile dal sito all'indirizzo riportato in calce. Una breve analisi dei medesimi si trova sul sito di Qualenergia, ancora all'indirizzo in calce.

Nell'anno da poco trascorso, si rileva un aumento del 4% della produzione da termoelettrico a fonti fossili (per 199,5 TWh), ed una diminuzione del contributo delle altre fonti, con l’eccezione del fotovoltaico che aumenta la sua produzione rispetto all’anno precedente del 14%, raggiungendo il record di generazione con 24,8 TWh.
Il fotovoltaico arriva così a coprire il 7,8% della domanda elettrica, e l'8,7% della produzione nazionale. Fra le rinnovabili oggi il fotovoltaico è la seconda fonte.

La produzione di elettricità generata complessivamente dalle fonti rinnovabili lo scorso anno è risultata pari a 103,4 TWh, con circa 3,5 TWh in meno rispetto al 2016.
La quota delle rinnovabili elettriche sulla domanda è del 32,4%, mentre nel 2016 si attestava al 34%, e nel 2014 superava il 38%.
La causa principale del forte calo è stato il diverso regime idrico che ha riguardato il nostro Paese, con un notevole decremento della produzione da fonte idroelettrica. La produzione infatti era stata nel 2014 pari a 59,5 TWh, mentre lo scorso anno soltanto 37,5 TWh, cioè 22 miliardi di chilowattora in meno in soli 4 anni.

Occorre fare attenzione per restare in linea con gli obiettivi europei, anche se un rapporto del GSE (Gestore dei Servizi Energetici - Rapporto Statistico 2016) a fine 2016 rileva che la quota delle fonti rinnovabili nella domanda energetica è del 17,41% dei consumi finali lordi, dunque perfettamente in linea, almeno fino a quella data.

Nel grafico la quota percentuale delle diverse fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico in Italia dal 2014 al 2017.





L'articolo citato, e il grafico riportato, sul sito di Qualenergia:
http://www.qualenergia.it/articoli/20180122-fonti-rinnovabili-in-calo-nel-2017-ma-record-di-produzione-del-fotovoltaico

Il sito di Terna:
www.terna.it

Il sito del GSE:
www.gse.it



SCIENZA
Atlante mondiale dell'inquinamento luminoso, e nuove norme
15 giugno 2016
Oltre l’80% della popolazione mondiale non vede più il cielo notturno come è stato per migliaia di anni, abbagliata da un inquinamento luminoso che cancella le stelle, influisce sui ritmi biologici di flora e fauna, e su quelli dell’uomo, e spreca una quantità notevole di energia. 
Oramai riuscire a distinguere le costellazioni più celebri, o semplicemente gli astri più brillanti come Sirio, Arturo, Canopo, per non parlare della Via Lattea, è un’impresa quasi impossibile per chi vive nei centri abitati o in luoghi ad alta umidità e antropizzazione come la Pianura Padana.

Stiamo perdendo quella parte della Natura che sta sopra le nostre teste e che è stata per secoli ambiente sovrastante la nostra vita, conosciuta a contadini e marinai, ed entrata nella cultura umana dapprima attraverso i miti e successivamente tramite l'indagine scientifica. Indicazione per la semina o il raccolto, mappa per l'orientamento notturno, luogo di storie bellissime capaci di rappresentare la condizione umana, enorme messe di dati scientifici che ci consentono di interpretare l'Universo ed il nostro mondo, la volta celeste stellata sta lentamente scomparendo illuminata da luci artificiali che oscurano significati più profondi. 

Un nuovo Atlante mondiale, prodotto dalla collaborazione tra scienziati italiani e americani, 
mostra la diffusione di luci artificiali e le conseguenze di un inquinamento luminoso sempre più pervasivo e intenso, dove i livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno sono stati completamente alterati dall’illuminazione artificiale. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Science Advances da un gruppo internazionale di scienziati coordinato dall’Istituto italiano di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil) e in collaborazione con l’Agenzia USA per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’università israeliana di Haifa. Nell'Atlante si nota che in termini di superficie, Canada e Australia sono i Paesi del G20 con i cieli più “bui”, mentre Italia e Sud Corea sono quelli più inquinati. Nel nostro Paese in particolare quasi otto italiani su dieci non riescono più ad osservare la Via Lattea.

L’inquinamento luminoso causa danni fisiologici per fauna e flora, con modifica dei loro ritmi e cicli naturali - processi di fotosintesi clorofilliana, fotoperiodismo delle piante annuali, alterazioni sulle abitudini di vita e di caccia degli animali notturni - e danni all'equilibrio psico-fisico degli esseri umani, i quali, come tutti gli animali della Terra, sono nati ed evoluti in un ambiente che di notte era buio. Lede inoltre la libertà di ciascuno di godere del cielo notturno, limita la fruizione di un aspetto dell'ambiente naturale, e crea notevoli problemi all'osservazione scientifica degli astri.
Si parla da tempo di questo problema, ed esistono normative al riguardo (anche nella regione  Emilia-Romagna, dove il fenomeno e' normato da anni) ma probabilmente la loro efficacia e' per ora soltanto parziale o locale, mentre l'applicazione richiede tempo. Il tema non è però secondario, data l'incidenza dell'illuminazione privata, o pubblica, sulla bolletta energetica, e sui bilanci comunali.

L'atlante "The new world atlas of night sky brightness" si trova all'indirizzo di Science Advances:

advances.sciencemag.org

Aggiungo i riferimenti della recente Terza Direttiva della Regione Emilia Romagna, che aggiorna i provvedimenti precedenti. 
La Terza Direttiva della Regione Emilia-Romagna in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico e' stata pubblicata il 20 novembre 2015 sul BUR n. 299, ed apporta nuovi elementi di innovazione e di miglioramento, grazie al monitoraggio che la Regione ha effettuato negli ultimi due anni sull'applicazione della norma.
Il testo della Delibera n°1732 del 12 Novembre 2015 è scaricabile dal sito ambiente della regione:

ambiente.regione.emilia-romagna.it




politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

TECNOLOGIE
La nuova vita delle batterie
9 novembre 2015
Il problema forse maggiore per l'estensione e per l'intrinseca difficoltà nel trovare soluzioni utili e praticabili per ridurre le emissioni inquinanti risiede nei trasporti. Accanto ai diversi sistemi di mobilità che si affacciano anche nelle nostre città, le vetture elettriche costituiscono un passo avanti nell'ambito automobilistico. Nonostante i benefici in ambito locale, però, anche elettrizzare completamente (o quasi) il parco auto porterebbe problemi non di poco conto, a partire dal fatto che l'elettricità prodotta dovrebbe provenire da fonti rinnovabili se si vuole effettivamente ridurre l'impatto ambientale.
Se l'energia elettrica è prodotta in modo pulito, ricorrendo a fonti energetiche rinnovabili, i veicoli elettrici possono contribuire a decarbonizzare il settore dei trasporti. La carica può avvenire durante il giorno grazie ad una pensilina solare, o magari in futuro potrà accadere che, durante la ricarica, i veicoli potranno offrire servizi di rete capaci di compensare la produzione discontinua di eolico e fotovoltaico, immettendo energia quando la rete ne ha bisogno e prelevandola quando è eccedente. Nel frattempo, si può pensare a come far sì che le batterie delle auto elettriche utilizzate trovino una seconda vita come accumuli stazionari per le rinnovabili, riducendo i costi dello storage.
In Germania ha preso il via il più grande progetto al mondo per riutilizzare le batterie ormai esaurite delle auto elettriche come accumuli stazionari al servizio della rete elettrica. Si treatta di un sistema di accumulo con batterie usate da 13 MWh realizzato da una joint venture guidata da Daimler. che sarà operativo a partire dall'inizio del prossimo anno presso un sito di Remondis SE e fornirà servizi di bilanciamento alla rete elettrica tedesca. Un'idea che sembra promettente.





Per maggiori informazioni si può consultare il sito di Qualenergia:

www.qualenergia.it/articoli/20151109/storage-seconda-vita-delle-batterie-che-le-rende-convenienti-sostenibili-auto-elettrica-daimler

PS.:  Barack Obama ha fermato la realizzazione del mega-oleodotto Keystone che attraverso il Canada avrebbe dovuto raggiungere il Golfo del Messico, avversato da anni dagli ambientalisti americani, e noi con loro. Una buona notizia, che conferma il fatto che a ritenere che il futuro non sia delle fonti energetiche fossili, comunque estratte, siamo in molti. 

ECONOMIA
Cresce il fotovoltaico nel mondo, e in Italia, con cifre rilevanti
22 ottobre 2015

Il solare fotovoltaico per la produzione di elettricità sta attraversando ormai da tempo una fase di grande sviluppo nel mondo. Secondo il nuovo Rapporto Snapshot of Global PV Markets 2014, dell’IEA (International Energy Agency), 177 GW di installazioni fotovoltaiche stanno producendo oltre 1% della domanda di elettricità mondiale, con una forte crescita progressiva in un grande numero di Paesi, fra cui il nostro.  Può sembrare poco, ma si tratta invece di una percentuale molto promettente, sia nella sua totalità, sulla quale nessuno avrebbe scommesso fino a pochi anni fa, sia nell’andamento dell’incremento, esso stesso in positiva crescita. Infatti, il mercato nel solo anno 2014 ha raggiunto i 38,7 GW, rispetto ai 37,6 GW del 2013.

Nuovi Paesi e nuove aree geopolitiche si aprono al futuro delle energie verdi: fino a soli due anni fa era l’Europa a detenere la quota principale del mercato, mentre oggi l’Asia ne costituisce il 59%.  Sono oggi 19 i Paesi in cui la copertura della domanda di elettricità con il fotovoltaico supera l’1%, e noi siamo attualmente in cima alla lista avendo superato l’8%. Seguono la Grecia, la Germania, mentre l’Europa nel suo complesso raggiunge il 3,5 %. Australia, Danimarca, Israele, Giappone hanno superato il 2%, mentre per i grandi Paesi come Cina e Stati Uniti servirà ancora un impegno maggiore.

Secondo i dati forniti da Terna, anche nel primo semestre del 2015 nel nostro Paese si sono rilevati dati importanti riguardo la generazione elettrica da fonti rinnovabili, nonostante alcune variazioni legate ai fenomeni stagionali che hanno ridotto la quota di idroelettrico. Copriamo oggi quasi il 40% dei consumi elettrici con le rinnovabili, e superiamo la stessa cifra per quanto riguarda la produzione. Il Rapporto di Terna conferma anche l’apporto significativo del fotovoltaico nella copertura del fabbisogno di elettricità italiano, con una quota che supera l’8%.

Fino a pochi anni fa tutto ciò sembrava impossibile, e veniva spesso descritto come tale; ora, appare come una concreta dimostrazione che sono le politiche messe in campo a determinare il futuro energetico del nostro Paese e del mondo. Una serie di fattori che si possono riassumere principalmente nelle scelte di percorsi incentivanti in favore delle nuove tecnologie verdi, negli accordi internazionali di protezione del clima, nelle politiche attuate in Unione Europea prima che altrove, nella dipendenza dai contesti geopolitici locali dei Paesi produttori ed esportatori di gas naturale e di petrolio, hanno favorito le rinnovabili, aprendo un mercato che ora è interessante anche dal punto di vista economico, con sviluppo e creazione di posti di lavoro. Alcuni studi prevedono che la tendenza mediamente non cambierà in futuro, nemmeno in una fase di bassi prezzi di gas e petrolio come quella che stiamo attraversando, perché i benefici portati dalla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili superano gli ostacoli economici che possono presentarsi sul loro cammino.   Per non parlare del fatto che la percezione della necessità di portare avanti una transizione energetica verso un sistema più pulito, nonostante i problemi che possono presentarsi, è ormai parte consolidata della pubblica opinione, che considera i problemi ambientali e legati alla salute spesso con interesse maggiore di quanto si creda.

Il Rapporto dell’IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

International Energy Agency Photovoltaic Power System Programme (IEA PVPS):

http://www.iea-pvps.org/index.php?id=trends0

I dati rilevati da Terna si trovano sul sito:

www.terna.it

Di recente, un’interessante pubblicazione scientifica ha analizzato il tema:

Francesco Meneguzzo, Rosaria Ciriminna, Lorenzo Albanese, Mario Pagliaro The great solar boom: a global perspective into the far reaching impact of an unexpected energy revolution, Energy Science & Engineering.

 

ECONOMIA
Le energie pulite non si fermano
7 febbraio 2015

In un articolo intitolato “Sette ragioni per cui il basso prezzo del petrolio non fermerà le rinnovabili” Tom Randall di Bloomberg spiega sinteticamente ed efficacemente le ragioni della sua conclusione nettamente a favore delle fonti di energia rinnovabile. Si può leggere l’intero articolo all’indirizzo in calce.

In sostanza, Randall si pone la domanda che tutti noi ci poniamo: ma ora che il prezzo del petrolio è calato fino a dimezzarsi e il gas è altrettanto a buon mercato, che fine faranno le rinnovabili? Dato che tutto funziona in termini economici, e non certo fisici, si tornerà ad un periodo dominato dalle fonti fossili, in cui le rinnovabili resteranno al margine come è stato per decenni prima del recente cambiamento favorevole alle energie pulite? La risposta è no, le rinnovabili continueranno a crescere, e le ragioni sono espresse in 7 punti.

Innanzitutto, la considerazione base: il sole non compete con il petrolio e i suoi derivati, semmai con il gas, ma appare ormai ben consolidato nel panorama energetico ed elettrico, e sempre in crescita, nel mondo ed in alcune aree del mondo fra cui l’Europa. Per quanto ci riguarda, ci sarebbero considerazioni da fare sulla nuova Commissione Europea guidata da Juncker e sulle scelte che ha fatto riguardo energia e clima, e sul nostro Paese, dove il governo non riesce a mantenere una linea sulle modalità di incentivazione, ma ne parleremo in altra occasione. Seguono poi una serie di considerazioni sui prezzi dell’elettricità e delle fonti rinnovabili da adattare anch’esse al contesto locale, dalle quali emerge comunque il velocissimo abbassamento del costo del solare negli ultimi anni, e il contesto favorevole alle auto elettriche - anche in questo caso, una scelta che ancora oggi non riguarda l’Italia. Infine, che il prezzo del petrolio non resterà sempre così basso e che gli investimenti in energie pulite sono in continua crescita.

Frattanto, è notizia di questi giorni che la Chevron abbandona i suoi progetti di ricerca ed estrazione di gas dalle rocce,  lo shale gas, in Polonia poiché non sono più redditizi. Chevron ha rinunciato dopo che i suoi guadagni per il quarto trimestre del 2014 erano scesi di quasi l 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il basso prezzo del petrolio ha fra le sue conseguenze benefiche quella di spingere fuori dal mercato l’estrazione di shale gas/oil tramite il fracking, una tecnica di frantumazione delle rocce del sottosuolo ed estrazione degli idrocarburi contenuti con l’ausilio di prodotti chimici altamente invasiva per l’ambiente. In Europa sembra dunque che il fracking resti fortunatamente al palo, visto che anche i pochi Paesi UE che avevano mostrato apertura alle compagnie petrolifere ora sono investiti dagli eventi che frenano il settore (che non avevano previsto).

Dati gli ampi spazi in cui sarebbe possibile operare per una riconversione ecologica dell’economia e in cui sarebbe possibile promuovere settori nuovi, in crescita, ad alto contenuto di ricerca e innovazione, non si capisce perché si insiste con metodi e scopi vecchi, superati, capaci soltanto di ancorarci al passato e frenare lo sviluppo del futuro, che non può essere altro che sostenibile. Il governo italiano, ad oggi, nel quadro a luci ed ombre che va dipingendo, non riesce ancora ad imboccare una strada matura in questa direzione, e fatica a svincolarsi da un’ottica superata che anche Matteo Renzi, nella sua proposta di innovazione, non riesce ad assumere. Modificare i meccanismi di incentivazione alle rinnovabili non è innovativo, ridurre i vincoli ambientali nemmeno, immaginare che la crescita economica avvenga oggi con gli stessi criteri e presupposti degli anni del dopoguerra meno che mai. Ma le cose da fare non mancano, anzi attendono da anni, e sarebbero capaci di lanciare il nostro Paese davvero nel futuro.

Attendiamo con fiducia la “svolta buona” anche qui.


L’articolo citato si trova al seguente indirizzo:

http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-01-30/seven-reasons-cheap-oil-can-t-stop-renewables-now

La notizia su Chevron che lascia la Polonia si trova qui:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/chevron-polonia-fracking-333/

ECONOMIA
Il percorso nell'Unione Europea verso gli obiettivi energetici e climatici
4 dicembre 2013

Luci ed ombre, che riguardano anche il nostro Paese, emergono dal Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sui progressi dell’Europa verso gli obiettivi energetici e climatici “Trends and projections in Europe 2013 – Tracking progress towards Europe’s climate and Energy targets until 2020” uscito lo scorso ottobre (scaricabile all’indirizzo in calce). Il percorso che i Paesi dell’UE stanno effettuando è complessivamente buono, consentendo all’Unione di procedere bene, ma non c’è nessun Paese che sia in linea con il raggiungimento dei risultati previsti in tutti gli ambiti. Contestualmente, non c’è nessun Paese che presenti risultati negativi in tutti gli ambiti; dunque, abbastanza bene, ma si può migliorare.

Il Rapporto, che integra quello annuale della Commissione indirizzato al Parlamento, prende in considerazione gli impegni internazionali del Protocollo di Kyoto, e quelli interni di riduzione delle emissioni di gas-serra del 20% al 2020, di incremento delle rinnovabili del 20%, e di miglioramento dell’efficienza energetica che consenta un risparmio del 20%. Con le stime delle emissioni nel periodo 2008-2012 è possibile, inoltre, valutare più accuratamente la situazione riguardante i settori inclusi nel sistema di scambio di emissioni Ets, ed i settori non inclusi.

Nel merito, si legge che nei Paesi UE-15 la quantità massima di emissioni secondo lo schema Ets è stata inferiore del 9% rispetto ai livelli del 2005, mentre i settori non inclusi nell’Ets del 4% inferiore. In Italia le necessità di riduzione delle emissioni nei settori non-Ets sono state superiori del 15%, quindi più impegnative rispetto ai settori Ets. Dato che l’Ets copre sostanzialmente i settori industriali e di produzione energetica, è facile ipotizzare che la crisi in atto in questi ultimi anni abbia influito sulla buona performance registrata in quegli ambiti, mentre resta un divario fra gli obiettivi e le emissioni reali nei settori non coperti dall’Ets in 9 Stati membri fra cui l’Italia. Il nostro Paese dovrà quindi colmare il divario – ed è ciò che intende fare, anche se non ha ancora detto come - ricorrendo ai meccanismi flessibili previsti nel Protocollo. Dunque, ricorreremo alle varie tipologie di crediti di carbonio e permessi di emissione, secondo quanto, del resto, era stato previsto da tempo. Acquisti che si sarebbero potuti evitare con una strategia più efficace e mirata; per esempio, a partire dall’efficienza energetica che, come risulta anche dal Rapporto stesso, ha visto progressi assai limitati in Italia nel periodo considerato, e intervenendo nei settori non-Ets.

La riduzione delle emissioni climalteranti non si ottiene soltanto promuovendo le fonti rinnovabili - come sosteniamo da tempo – ma intervenendo in via prioritaria sul risparmio e sull’efficienza energetica, dalla produzione agli usi finali. In altre parole, le rinnovabili vano benissimo, ma devono essere inserite in un quadro di sostenibilità del sistema energetico nel suo complesso, che consenta di raggiungere gli obiettivi oltre che di migliorare il suo assetto. L'efficienza è la base di una prospettiva del genere, ma nel nostro Paese c'è stato un ritardo notevole. Si tratta di un obiettivo ben presente nella recente Strategia Energetica Nazionale (ammesso che lo si raggiunga), ma che avrebbe potuto avere un trend ben diverso, più marcato e più realistico, se si fosse incominciato prima, invece di perdere un decennio a parlare del nulla, fra costruzione di sovracapacità elettrica (a gas) e improbabili ritorni del nucleare.

 

Il Rapporto AEA si può scaricare qui:

 

http://www.eea.europa.eu/publications/trends-and-projections-2013

 

 

ECONOMIA
Straordinaria riduzione del prezzo dell'elettricità: a zero!
19 giugno 2013

Domenica scorsa è accaduto un fatto storico. Per la prima volta, infatti, il 16 giugno 2013, tra le ore 14 e le 15,  il prezzo d'acquisto dell’energia elettrica (PUN, Prezzo Unico Nazionale) è sceso a zero su tutto il territorio italiano, mostrando che in quelle ore le fonti di energia rinnovabile, sole, vento, idroelettrico, hanno prodotto il 100% dell'elettricità utilizzata.
Questo fatto era già accaduto in alcune zone soltanto, ma mai nell'intero territorio del nostro Paese, dove sole e vento al Sud e bacini idrici al Nord hanno fatto gioco di squadra rendendo possibile, seppur per breve lasso di tempo, ciò che fino a pochissimo tempo fa sembrava impossibile.
I dati a consuntivo dei fabbisogni orari giornalieri pubblicati da Terna ci dicono che alle ore 14 del 16 giugno la richiesta è stata di 31.199 MW, mentre alle ore 15 è stata di 30.565 MW.  Il fatto che il PUN abbia raggiunto il livello zero significa che si è formato quando il costo "marginale" era zero, ovvero l'energia proveniva da fonti rinnovabili.
Infatti, il Mercato del Giorno Prima (MGP), dove si forma il PUN, è strutturato in modo che la remunerazione dell'energia prodotta è pari all'offerta dell'impianto più costoso ("marginale") dispacciato. La produzione da fonte rinnovabile, essendo priva di combustibile, viene offerta a prezzo zero, ma di solito viene remunerata comunque visto che il prezzo si forma sulla base del prezzo determinato dalla fonte marginale (gas, per esempio). Uno degli effetti della grande penetrazione delle rinnovabili è quello di spingere con questo meccanismo progressivamente fuori mercato gli impianti tradizionali a fonte fossile. A parità di fabbisogno, la presenza crescente di impianti a fonte rinnovabile fa sì che l'impianto marginale sia nel tempo sempre meno costoso, perciò il prezzo che si forma sul mercato diventa minore. Nelle fasce orarie coperte dal fotovoltaico, si riduce così il prezzo dell'elettricità, e l'effetto è evidente da tempo.
Chiaramente, quello che è successo domenica 16 giugno è frutto di un mercato ancora calibrato sulle fonti fossili e sul sistema di produzione di energia tradizionale. Invece, adesso le rinnovabili stanno influenzando il mercato notevolmente, e non si può più evitare il tema del ruolo che hanno le varie componenti ammesse a fornire la copertura del fabbisogno elettrico.
Ora, le varie fonti rinnovabili collaborano alla riuscita dell'impresa:  la produzione da fotovoltaico si fa sentire nelle ore centrali della giornata, mentre subentrano nel tardo pomeriggio le centrali idroelettriche, mentre l'eolico si somma, dando origine ad un contributo abbastanza stabile a copertura del fabbisogno. I cicli combinati a gas forniscono la capacità necessaria alla sicurezza energetica. Questo è il futuro, volenti o nolenti, non il carbone.
Sta scendendo anche il fabbisogno di gas, a causa della crisi e, anche in questo caso, del maggior contributo delle rinnovabili elettriche. Grande offerta di gas e bassa richiesta portano a prezzi più bassi sul mercato a breve termine, con conseguenze positive sulla spesa per l'energia.
Sarebbe opportuno, quando si parla della spesa per gli incentivi alle rinnovabili, presentata di solito n forma molto critica, fare un calcolo completo, anche se limitato temporalmente, per comprendere davvero il bilancio costi/benefici, fermo restando che i benefici ambientali e sanitari sono il punto di partenza. 

Riferimenti sui siti di Terna, del GME, di Qualenergia, agli indirizzi a lato. 

politica interna
La regressione energetica del governo Letta: dopo il nucleare, il carbone
16 maggio 2013

La centrale di Porto Tolle ormai è un emblema di un paradigma energetico che non si vuole cambiare; persino la sua localizzazione, fra le nebbie, le acque, gli uccelli del Delta del Po, contribuisce a creare l'immagine dell'attacco alla Natura che resiste negli obiettivi di amministratori pubblici e di gestori energetici, riproducendo il conflitto fra ambiente e lavoro, fra salute ed economia, oltre la realtà, fuori dal tempo come soltanto un impianto dentro una fra le ultime aree naturali d'Italia può essere.
Il carbone costa poco, e questo dovrebbe bastare al gestore per fare una scelta riguardante il tipo di impianto, naturalmente, migliorando la situazione ambientale con la tecnologia  moderna, che consente di inquinare di meno rispetto al precedente impianto ad olio combustibile.  In realtà, questo non basta affatto, viste le emissioni di CO2 e soprattutto, vista la possibilità di convertire l'impianto a metano, come prevedeva la normativa riguardante il Parco del Delta del Po in cui si trova la centrale prima che la Regione Veneto la modificasse. Un modo non più accettabile di fare scelte energetiche: considerare avanti a tutto il costo del combustibile. Tutto ciò, poi , in un contesto italiano con grande eccesso di potenza elettrica installata, grande crescita delle rinnovabili, e notevole margine di risparmio energetico, che consentirebbe di ridurre proprio l'uso delle fonti energetiche più inquinanti e climalteranti.
E' vero che il carbone ha prezzo basso, che stanno aumentando le importazioni nei Paesi UE dagli USA, che con gli idrocarburi di scisto stanno modificando il mercato mondiale, ma è altrettanto vero che nel nostro Paese c'è la concreta possibilità di evitare i combustibili peggiori sul piano ambientale, dati alcuni aspetti del nostro sistema energetico, che non ha mai visto una quota rilevante di carbone e vede ora una quota sempre più interessante di rinnovabili.
La politica energetica dovrebbe farla, appunto, la politica, e qui nascono i problemi. Dopo l'apertura nientemeno che sul nucleare, il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato (PD) afferma di voler accelerare l'iter per la conversione dell'impianto a carbone, oggi sospeso in attesa della nuova Valutazione d’Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente, in accordo con Luca Zaia (PdL), presidente della Regione Veneto.   Si tratta di un grave errore, frutto di una visione quantomeno vecchia della questione energetica. Ad essa si somma la considerazione praticamente nulla, stanti l'assenza di dichiarazioni, di un Parco di importanza naturalistica internazionale. Il Ministro, oltretutto, è del Partito Democratico, mentre la Responsabile Ambiente dello stesso, Stella Bianchi, si è espressa in senso contrario, in un quadro variopinto del partito in cui ognuno fa e dice quello che vuole. Naturalmente, condivido la posizone contraria.   Per l'ennesima volta, sperando che la querelle finisca, insieme al carbone.   Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensa il Ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, anche lui del Partito Democratico.
 

politica interna
Il nuovo governo comincia alla grande sull'energia: con il nucleare (apertura da un Ministro PD)
3 maggio 2013

Cominciamo bene, con il nuovo governo (a cui comunque faccio i migliori auguri):  non c'è un responsabile, un Ministro, un Sottosegretario, che si occupi di energia. Come ampiamente descritto, nei partiti non c'è spazio per i temi relativi all'energia e all'ambiente, e le conseguenze sono evidenti da anni e lo saranno ancora, stante la situazione. L'assenza di una politica energetica da decenni è un fatto gravissimo, e la responsabilità si trova all'interno delle formazioni politiche e coloro che le dirigono.
Su quali basi e presupposti fatti di competenze specifiche si diventi Ministro non è dato sapere, e sul fronte energetico gli effetti non si sono fatti attendere:  il neo Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato si è espresso a favore del nucleare in Italia: "Se avessimo i siti adatti, perchè no?", attribuendo a coloro che si esprimono in senso contrario un'inopportuna demonizzazione.  Sarebbe interessante invece conoscere su quali considerazioni si fondi questa apertura al nucleare del nuovo Ministro, visto che in Italia non c'è alcun bisogno di nucleare, in un contesto di eccesso di capacità elettrica installata.  Si fa fatica a far funzionare i cicli combinati a gas, in un quadro di forte espansione rinnovabile, figuriamoci se aggiungessimo il nucleare. Ingenti investimenti inutili a carico della collettività, in aggiunta a tutti i temi legati alla sicurezza sanitaria e ambientale, su cui ora sorvolo.
Sommessamente e con grande rispetto, un suggerimento:  almeno legga Alberto Clò, "Si fa presto a dire nucleare", per nulla tenero con gli ambientalisti, ma di una competenza e un'onestà intellettuale notevolissime, oggi merci molto rare nel panorama pubblico italiano.

ECONOMIA
70% della nuova capacità installata sarà rinnovabile, competitiva rispetto alle fonti fossili
23 aprile 2013

Nonostante condizioni di mercato definite difficili, si prevede una forte crescita delle rinnovabili dovuta al miglioramento della competitività che le porterà a coprire intorno al 70% della nuova capacità installata nel mondo al 2030.
Secondo Bloomberg New Energy Finance, che presenta l'analisi in uno studio portato al Summit annuale a New York, gli investimenti annualmente diretti a nuova potenza rinnovabile cresceranno da due volte e mezzo fino a oltre quattro volte e mezzo nei prossimi vent'anni, con uno scenario più probabile che vede un salto del 230%. Gli indicatori di una tale forte crescita si trovano nel continuo miglioramento della competitività del vento e del solare rispetto alle fonti fossili, e nella crescita delle fonti non intermittenti e pulite come idro, geotermia, biomasse.
Bloomberg stessa dice che la previsione si fonda su modelli che tengono conto di tutti i parametri del futuro energetico, compresi lo stato dell'economia, la crescita della domanda, l'evoluzione dei costi delle tecnologie, le politiche per i cambiamenti del clima, le tendenze del mercato delle fonti fossili. Dunque, si tratta di drivers ben fondati che, nel quadro che si è formato negli ultimi anni, mostrano una tendenza molto favorevole alle rinnovabili, pià delle previsioni formatesi negli anni recenti, e al di là del loro ruolo pur importante sul piano puramente ambientale. Una tendenza che si sta consolidando e che sta modificando le previsioni nate soltanto pochi anni fa e molto ottimistiche circa una lunga fase favorevole al gas (supportate, come è noto, anche dall'IEA nel World Energy Outlook del 2011).
Nel settore della generazione elettrica, le proiezioni stimano un 70% di nuova potenza rinnovabile installata al 2030, e soltanto il 25% di potenza da fonti fossili come carbone, petrolio o gas.  Riguardo quest'ultimo, le previsioni parlano di una stabilizzazione del prezzo a 9$/MMBtu (circa 7€) in Europa.
Uno dei dirigenti di Bloomberg NEF, Guy Turner, sostiene che "le tecnologie rinnovabili saranno il perno della nuova capacità installata, anche in una visione meno ottimistica dell'economia mondiale e delle policy effettive. Il principale driver della crescita futura del settore rinnovabile in questo lasso di tempo sarà il passaggio da politiche di supporto a costi in calo e domanda naturale". Sottolinea anche l'importanza di programmare l'integrazione delle rinnovabili intermittenti nella rete e sui mercati.
Scenari come questi descrivono un'evoluzione parzialmente diversa da quanto previsto nella Strategia Energetica Nazionale, che sceglie impegni dovuti e normalmente attesi sul fronte delle rinnovabili e dell'effiicenza, e impegni ben più gravosi sul fronte delle fonti fossili. Da tempo le cose stanno cambiando rispetto alle previsioni effettuate alcuni anni fa e che appaiono alla base delle scelte della SEN, occorre tenerne conto.

Maggiori dettagli sullo studio di Bloomberg si trovano al seguente indirizzo:
http://about.bnef.com/press-releases/strong-growth-for-renewables-expected-through-to-2030

NB politica:   Nel quadro desolante dipinto dal PD nell'ultimo periodo, Debora Serracchiani ha vinto in Friuli, congratulazioni e auguri.  Non ci vuole un genio a comprendere che la dirigenza (che non è certo la segreteria di Bersani soltanto) che ha gestito il partito negli ultimi vent'anni è ampiamente superata e immediatamente da sostituire con coloro che vincono le elezioni. Per restare al merito e ai temi che ci interessano, ieri sera Matteo Renzi intervistato da Lilli Gruber ha lamentato più volte la scarsa ma necessaria presenza dei temi ambientali ed energetici nel dibattito politico. Chi si occupa di temi concreti apprezza gli interventi politici che richiamano gli stessi perchè sa che è la chiave per il passaggio culturale che consente di introdurli e affrontarli. Senza quel passaggio, non si fa nulla (che è poi quello che si è fatto finora: nulla).  Staremo a vedere. Con fiducia.
 

ECONOMIA
I combustibili fossili prevalgono ancora
26 gennaio 2013

Mentre le compagnie delle energie fossili dichiarano di non ricevere alcun contributo, Fatih Birol (International Energy Agency) sostiene che i "contributi ai combustibili fossili sono il nemico pubblico numero uno della la lotta al cambiamento climatico".
Questo fatto ha delle conseguenze sull'assetto mondiale delle fonti di energia, tema di cui si è discusso ad Abu Dhabi al World Future Energy Summit 2013, nei giorni scorsi.
Secondo il rapporto Renewables Global Report Futures, negli ultimi 10 anni la quota delle fonti rinnovabili nel mix energetico mondiale è aumentata di più del 15%, ma sembra allontanarsi l'obiettivo della quota del 30% entro il 2030. Questo accade sia perchè i combustibili fossili rappresentano ancora l'80% consumo energetico mondiale, sia perchè la crescita nei consumi riduce la percentuale di energia pulita sul totale. Nel suo intervento, l'Executive Secretary dell'United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), Christina Figueres, ha ricordato che «Il passaggio verso l'energia low carbon è iniziato, ma non sta avvenendo al livello o alla velocità necessari». Questo è un punto fondamentale, dato che si rischia di fallire non per mancanza di impegno, ma per eccessiva lentezza rispetto ai processi naturali alterati dalle emissioni inquinanti. Per parte sua, Birol ha aggiunto che  "I contributi ai combustibili fossili nel 2011 hanno raggiunto i 523 miliardi dollari, in crescita di oltre il 30% rispetto all'anno precedente. Questo rende i combustibili fossili a buon mercato e ne incoraggia, piuttosto che scoraggiarne, l'uso".
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il prezzo del gas sarà probabilmente a buon mercato a seguito dell'incremento dell'offerta, dovuta anche allo shale gas soprattutto dal nord America, con conseguente posizione competitiva nei confronti delle rinnovabili, ed effetti su tutto il mercato energetico mondiale, oltre che locale.   Inoltre, secondo l'ultimo rapporto Bloomberg New Energy Finance, nel 2012 gli investimenti nelle energie rinnovabili sono calati dell'11% a 268 miliardi di dollari, quando nel 2011 avevano raggiunto i 302 miliardi dollari, con un aumento di oltre il 30% rispetto al 2010, dati che mostrano uno stallo recente rispetto all'andamento degli ultimi anni.
Al contempo, sempre secondo i rilievi di Bloomberg, per i sistemi innovativi di trasmissione, controllo e misura dell'elettricità - le cosiddette smart grid - sono stati investiti l'anno scorso a livello mondiale 13,9 miliardi di dollari, il 7% in più rispetto al 2011.   Il cambiamento del sistema energetico procede quindi in modo contraddittorio, e non sarà facile trovare un equilibrio nel percorso evolutivo, come non sarà facile intervenire per dare al percorso un orientamento sempre più eco-friendly, al fine di ridurre il livello di inquinamento globale e le sue pesanti conseguenze.

Parte delle notizie riportate si trovano ai seguenti indirizzi:
http://www.worldfutureenergysummit.com/
http://about.bnef.com/
 

politica interna
Cielo stellato sull'Italia
12 ottobre 2012

Contiene luci ed ombre, la legge di stabilità varata dal governo, ma alcuni provvedimenti significativi concorrono a dare un senso all'operazione. Fra blocco dei contratti degli statali, prospettive per gli esodati, tagli alla sanità, non si sa quale sia l'ombra più lunga, ma fra le luci, si segnalano alcune scelte degne di un'evoluzione di stampo culturale. Finalmente si parla in termini chiari di Tobin Tax, di Imu sugli immobili (ad uso commerciale) della Chiesa, e persino di cielo buio (!).
Per la prima volta il tema dell'illuminazione del cielo esce dagli ambiti degli specialisti, degli appassionati, e delle normative regionali (alcune regioni hanno legiferato in proposito) per raggiungere il contesto nazionale. L'informazione sul problema viene portata avanti da decenni da associazioni astrofile o naturaliste, senza mai scalfire l'interesse del mondo politico al di sopra degli ambiti locali. Ora il governo ha invece mostrato adeguata apertura mentale, a cui speriamo che seguano davvero provvedimenti concreti e pratici (chi segue questo blog sa che l'appello "no all'inquinamento luminoso" sta nella colonna a sinistra dal principio). L'inquinamento luminoso è uno dei fenomeni che caratterizzano il presente a seguito della mancata attenzione agli usi che si fanno dell'elettricità. Sta alla nostra mente come lo stand-by sempre acceso o i pc accesi quando chiude l'ufficio la sera. E' causato dalla diffusione di apparati luminosi sul territorio, utili per vederci la notte ovviamente, ma sovradimensionati e non regolati per il proprio compito, capaci cioè di illuminare dove non occorre, con flussi luminosi eccessivi, colori assurdi per pubblicità notturne. L'illuminazione esterna può essere efficacemente prodotta con lampade a basso consumo, con lampioni direzionali che proiettano dove occorre (sulla strada di sotto, e non sul cielo di sopra), con regolatori di flusso, con lampioni solari, e semplicemente spegnendola dove non serve ed è dannosa, come nei pressi di aree naturali.
Interventi in questo senso portano a ridurre i consumi di elettricità, e a notevoli risparmi per le amministrazioni comunali. Normative in favore del risparmio energetico portano anche a rafforzare le compagnie che lavorano a questo fine, del tipo Esco per esempio.  Ne beneficia la fauna selvatica, che soffre il disorientamento degli animali notturni e dei cuccioli non abituati al nostro mondo, e ne beneficiamo noi tutti, per la possibilità di osservare di nuovo boschi bui e cieli stellati. Il rapporto diretto dell'uomo con il cielo è antichissimo, ha guidato la nostra civiltà per millenni, regolato i cicli dell'agricoltura, ha consentito scoperte cardine dello sviluppo scientifico (la maggior parte dei quotidiani in questi giorni non sa andare oltre l'affezione alle stelle dei "romantici"). L'abbondanza di illuminazione esterna l'ha ridotto ad evento per una serata estiva al mare.
Dunque, complimenti al governo e speriamo che i provvedimenti seguano con efficacia. Sabato 13 ottobre è IXX Giornata Nazionale contro l'Inquinamento Luminoso, un'iniziativa ideata nel 1993 dagli astrofili bresciani, con il patrocinio dellUAI, dell'associazione Cielo Buio, proponente al governo dei provvedimenti sul risparmio di illuminazione notturna, e dell'International Dark Sky Association. Per chi vuole saperne di più, gli indirizzi in calce possono essere utili.

Notizia e commento sui siti di Repubblica:
http://www.repubblica.it/politica/2012/10/10/news/legge_stabilita-44212424/?ref=HREC1-2
http://www.repubblica.it/politica/2012/10/11/news/cieli_bui-44291890/

L'Associazione Cielo Buio:
http://cielobuio.org/

I Parchi delle Stelle:
http://www.astrofilibresciani.it/Corsi_Meeting_Incontri/Parchi_Stelle/Parchi_delle_stelle.htm

L'Unione Astrofili Italiani:
www.uai.it
 

ECONOMIA
La nuova Strategia Energetica è carente in termini strategici
4 ottobre 2012

Secondo quanto si legge in questi ultimi giorni, la Strategia Energetica Nazionale di cui il governo parla da tempo e di cui esisterebbe una bozza sarebbe basata su almeno tre punti importanti:  sviluppo delle estrazioni di petrolio e gas nazionali, ruolo dell’Italia come hub europeo del gas, e incremento delle rinnovabili elettriche. Questi obiettivi richiederebbero modifiche alla normativa esistente per quanto riguarda le regole per le trivellazioni, a terra e in mare, semplificazioni delle procedure autorizzative, compresa la proposta, nel caso del gas, che la  realizzazione di infrastrutture strategiche abbia garanzia di copertura dei costi di investimento "a carico del sistema", vale a dire a carico dei contribuenti nel caso non ce la facciano i privati.
Chiaramente, la proposta fa notizia nel momento in cui si vuole aprire all'estrazione di idrocarburi casalinghi passando dall'attuale 7% ad un 12-14%:  un punto importante da analizzare nel contesto dei consumi energetici italiani. Prescindendo dai rischi ambientali diretti, se è vero che un aumento dell'estrazione degli idrocarburi potrebbe ridurne l'acquisto dall'estero, è altrettanto vero che la stessa quota potrebbe essere risparmiata sui consumi, per esempio in un settore famelico come i trasporti. Non basta fare riferimento all'efficienza e al risparmio energetico nella produzione di elettricità e nella produzione di calore quando si parla di idrocarburi:  occorre includere l'ampio ambito della mobilità. Dato che i trasporti nel nostro Paese assorbono il 31% dell'energia che utilizziamo, corrispondenti a circa 42 Mtep, spero che la Strategia includa un Piano dei Trasporti da cui non si può prescindere che descriva la situazione, stabilisca obiettivi, tempi e metodi, sulla base di una linea di indirizzo che determini il percorso da effettuare. In caso di interventi virtuosi volti al risparmio, l'estrazione interna ridurrebbe comunque l'acquisto dall'estero, ma almeno sarebbe inserita in un quadro di risparmio energetico e razionalizzazione complessivo che porterebbe soltanto benefici.

L'ambizioso obiettivo di diventare un hub del gas e la proposta di nuovi gasdotti e rigassificatori si inserisce in tutto e per tutto nel quadro per nulla razionale attuale (di cui abbiamo parlato spesso in questo blog). In sintesi, ricordiamo che abbiamo una capacità ricettiva ben superiore al fabbisogno, con oltre 120 miliardi di metri cubi contro i meno di 80 miliardi di metri cubi, fra l'altro in un periodo in cui il consumo di metano è in calo, e che non ci mancano i gasdotti mentre siamo carenti di rigassificatori. Il prezzo dell'energia da metano non è legato a carenza di materia prima, ma ad una serie di fattori pertinenti il sistema elettrico sul piano tecnico e sul piano del mercato. I proclami che si ripetono da un po' circa la volontà di abbassare per decreto il prezzo dell'elettricità sono destinati a finire nel nulla, se non si interviene con razionalità. Nuovi gasdotti non faranno certo ridurre il prezzo, mentre rischiano al contrario di finire a carico del contribuente. Facciamo ben attenzione, perchè una strategia non ben calibrata in questo campo porta a costi ulteriori per i consumatori, privati e imprese, mentre si parla di volerli abbattere in bolletta, e finisce oltretutto per caratterizzare il sistema energetico italiano per i prossimi decenni, non per un mese o per la durata di questo governo. L'intento poi di diventare un hub del gas, già criticato da Enel non senza ragioni, può portare verso ulteriori posizioni di rischio, comunque da analizzare con attenzione nel dettaglio.
Manca - e non poteva essere altrimenti in questo ambito - la regia politica. Non possono i tecnici definire strategie importanti come quella energetica, con valenza strategica per l'Italia per molti anni a venire, e a mio avviso non debbono farlo. Va proposto un percorso di politica energetica che riguardi l'intero Paese, con l'orizzonte non delle prossime elezioni, ma dei prossimi decenni, nel quadro delle direttive europee attuali, e promuovendo strategie comuni che superino i confini nazionali. Anche questa bozza di Strategia Energetica Nazionale sembra limitata a tamponare problemi contingenti, e sembra priva di una visione complessiva di lungo periodo.
 

TECNOLOGIE
Solare termodinamico italiano
21 settembre 2012

Nel corso di un convegno "Sicilia, l’Isola del Solare termodinamico. Carta del Sole, un patto per l’energia tra territorio e industria”, organizzato a Palermo da ANEST (Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica) e FRED Sicilia (Forum Regionale per l’Energia Distribuita) in partnership con Confindustria Sicilia e Fondazione Sicilia, è stata firmata la Carta del Sole in favore della promozione dell'energia solare termodinamica. Si tratta di una tecnologia in cui l'Italia ha un vantaggio competitivo sul piano mondiale, e costituisce un interessante ambito tecnologico avanzato.
Un impianto solare termodinamico a concentrazione è un apparato in grado di concentrare l'energia solare, raccoglierla sotto forma di energia termica e mediante un ciclo termodinamico produrre energia elettrica. Gli apparati concentratori sono costituiti da superfici riflettenti che mettono a fuoco i raggi solari su un opportuno ricevitore, in cui un fluido si riscalda a media o ad alta temperatura e trasporta il calore nei serbatori dove viene utilizzato, direttamente sotto forma di energia termica, o per produrre elettricità in un normale ciclo Rankine, cioè generando vapore in una caldaia per azionare turbine a vapore collegate agli alternatori. La seconda parte del processo è del tutto simile a quanto avviene normalmente in una centrale termoelettrica, mentre all'origine la sostanziale differenza riguarda la fonte primaria, che non è petrolio, gas o carbone, ma energia solare.
La tecnologia italiana, sviluppata da Enea, utilizza una miscela di sali fusi come fluido termovettore, che consente di raggiungere l'alta temperatura di circa 550°, l'accumulo del calore, la possibilità di integrare l'impianto con le centrali convenzionali. Questo tipo di centrale solare, infatti, consente di accumulare l'energia e di utilizzarla in momenti diversi, superando il problema dell'intermittenza delle rinnovabili e migliorando perciò la dispacciabilità dell'energia elettrica prodotta. Il primo impianto industriale di questo tipo è stato realizzato dall’Enel presso la centrale di Priolo Gargallo (vicino a Siracusa) - non senza difficoltà e un lungo percorso - e si tratta della prima centrale termodinamica al mondo che utilizza sali fusi con funzione sia di trasporto del calore che di accumulo termico, per una potenza nominale di 5 megawatt e un'area occupata di circa 8 ettari, con una produzione stimata di 9,2 GWh all'anno. Ora Enel Green Power ha annunciato l'intenzione di realizzare in Sicilia una nuova centrale solare termodinamica a sali fusi da 30 megawatt entro il 2015.

La notizia si trova, fra gli altri, su La Stampa al seguente indirizzo:
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/469419/

mentre qui si trova il sito dell'Associazione per il solare termodinamico:
http://www.anest-italia.it/
 

POLITICA
Futuro energetico incerto fra trivelle, incentivi e approssimazione
28 aprile 2012

Le parole del Ministro Passera a proposito delle scelte in materia di energia che il governo attuale intende fare sono inequivocabili:  un sostegno alla ricerca di idrocarburi nel nostro Paese che, a suo dire, sarebbe foriero di sviluppo e posti di lavoro. La contrapposizione con le idee precedentemente espresse sulle rinnovabili, descritte come un costo in bolletta (elettrica), è parsa subito evidente ed è stata criticata aspramente da organizzazioni ambientaliste e di settore.  Secondo Passera, “se si aumentasse la produzione nazionale (di idrocarburi), adeguando la normativa italiana a quella europea, si potrebbe avere una riduzione della nostra dipendenza dall'estero, un aumento di 25.000 occupati con un aumento del Pil dello 0,5%", e ipotizza che "potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti, con 25mila posti di lavoro stabili e addizionali”.
Per chiarire, va detto subito che gli idrocarburi come gas e derivati del petrolio servono prevalentemente per i trasporti e per il riscaldamento, mentre le rinnovabili a cui si fa riferimento quando si esamina la struttura della bolletta sono quelle in grado di produrre elettricità. Quest'ultima è ottenuta ancora per la maggior parte con gas e petrolio, ma le rinnovabili sono in rapida crescita e coprono ormai una quota rilevante - secondo il GSE il 24% del CIL.
Le rinnovabili termiche e l'efficienza energetica, che sarebbero in grado di modificare in parte consistente la nostra necessità di combustibili da destinare al riscaldamento, restano indietro e per qualche ragione in posizione da sempre sottovalutata nel dibattito.
Detto questo, non si vede ancora una strada coerente che il governo intenda percorrere per affrontare la questione energetica: sembra piuttosto che i tentativi di coniugare modernità e mantenimento dello status quo si intersechino casualmente, offrendo apertura eccessiva a coloro che stanno tentando di ostacolare una vera transizione verso un nuovo sistema energetico. Il sostegno che troppo spesso la stampa fornisce è un terreno di coltura formidabile, nel momento in cui si saldano le preoccupazioni espresse ormai da anni per l'impatto sul territorio degli impianti a fonti rinnovabili alla quota in bolletta elettrica destinata agli incentivi, addirittura presentata nei telegiornali come la causa dell'aumento di questi giorni (vedi il post precedente).  Inoltre, una maggiore apertura alle trivelle non può non far pensare agli interessi di potenti compagnie per gli idrocarburi non convenzionali, ottenuti con tecniche altamente invasive per l'ambiente a partire dalle rocce del sottosuolo (scisto bituminoso).
Da qui la preoccupazione, a mio avviso corretta, che emerge dal mondo ambientalista e da coloro che hanno investito nel settore:  che in realtà si ritardi o si cerchi di arrestare lo sviluppo delle rinnovabili in un'ottica che non ha nulla a che fare con la sicurezza del sistema elettrico italiano, o più in generale del sistema energetico, ma che semplicemente difende interessi consolidati e particolari, e che tutto ciò sia parte di una cultura di governo dell'energia.
Questo è l'esatto contrario di ciò che dovrebbe fare la politica (energetica), e cioè delineare una strategia di lungo termine in cui il percorso verso un sistema energetico più pulito, sicuro e meno costoso sia guidato progressivamente, e non proceda a balzi in un verso o nell'altro a distanza di sei mesi, ed in cui i principali attori siano pienamente coinvolti. 
Per fare questo, bisogna intervenire con una programmazione nazionale coerente e di lungo periodo, con una revisione del Piano d'Azione Nazionale per le rinnovabili, che è nato con cifre assolutamente discutibili ed ora è già largamente obsoleto, con un Piano dei trasporti (altrimenti è inutile parlare di idrocarburi o meno), esaminando la situazione di una fonte strategica e che lo sarà sempre più in futuro come il gas, di cui peraltro non manca di sicuro la capacità ricettiva, anche se andrebbe diversificata. 
Ho i miei dubbi che il presente governo sia in grado di fare questo, come molte altre cose che si fanno attendere, forse perchè non sono nelle corde del gruppo dei "tecnici". In primis, la crescita economica, che non si fa soltanto facendo quadrare i conti, ma con iniziative specifiche. Queste ultime, a mio avviso, per le scelte che comportano possono costituire pienamente soltanto l'attività di un governo politico, nel senso che sia frutto di una scelta degli elettori.

La notizia con le parole del Ministro Passera può essere letta al seguente indirizzo della Reuters:
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE83P04A20120426
 

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