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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 


 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

POLITICA
Si fa presto a dire progressista (per un centrosinistra unito che guardi avanti)
12 luglio 2017
Il periodo storico che stiamo vivendo è inevitabilmente caratterizzato da cambiamento. Alcuni sintomi portano a tale conclusione: la crisi economica che perdura da anni e colpisce in misura diversa ma con eguale diffusione i Paesi europei ed il mondo occidentale, e che sembra sempre più una crisi di sistema, le grandi migrazioni di persone da Paesi poveri o sedi di conflitti armati verso Paesi più ricchi, la crescita delle diseguaglianze e la polarizzazione dei redditi,  la crisi ambientale che dopo due secoli di prelievo di risorse in quantità ben superiori a quanto mai fatto prima e rilascio di rifiuti riguarda l'intero pianeta ed i suoi equilibri ecologici, l'evidente difficoltà nel gestire fenomeni come la digitalizzazione con conseguente riduzione della necessità di lavoro o la globalizzazione, segnalano la presenza di una fase evolutiva che richiede attenzione e analisi. Se il cambiamento avverrà per il meglio, o per il peggio, saremo noi, l'attuale generazione, in larga misura a deciderlo, visto che il processo evolutivo in questione non è esclusivamente determinato da condizioni di partenza ma è largamente influenzato da decisioni politiche.
La capacità di vedere le cose con lungimiranza ha perciò un'importanza speciale, e riguarda tutte le formazioni politiche, ed in particolare il centrosinistra, per sua natura "progressista". Per fare questo è necessario almeno impostare un'analisi dei fenomeni in corso, per partire, e farla seguire da un'elaborazione fondata sull'oggi, non sul passato, con tutto il rispetto per il passato medesimo, per poi giungere alla costruzione di una proposta politica. Questo compito spetta, nel nostro Paese, ad un centrosinistra largo, inclusivo, che sappia anteporre gli interessi comuni ai particolarismi di varia natura che hanno sempre bloccato i processi di questo tipo sul nascere. La necessità di un'operazione di questo genere è avvalorata dalla crisi identitaria di cui la sinistra soffre, dall'offuscamento dei suoi contorni, dal conseguente allontanamento di moltissime persone che non si sentono più rappresentate e spesso fanno persino fatica a capire quale tipo di rappresentanza si offre loro.

Qualcosa si muove, nell'area di centrosinistra del nostro Paese, con tentativi di costruire unità a partire da divisioni. Si tratta di operazioni meritorie. Ma va detto subito che se si arriverà ad una forma di unione di svariate sigle, ciascuna impegnata a piantare i propri paletti per costruire il proprio (piccolo) recinto, verrà meno il senso principale dell'operazione, quello appunto di costruire una vasta area capace dell'analisi, dell'elaborazione, e dell'offerta di possibili risposte ai problemi di cui sopra. I temi vengono prima dei propri interessi di bottega, e vengono prima anche delle ideologie, che spostano l'asse verso la purezza d'intenti allontanandolo dall'arte di governare.

Un altro punto mi sembra essenziale: che si usi la veduta lunga anche nel merito dei temi, come dicevo sopra, che si punti l'attenzione sull'oggi. Non si può più parlare di economia soltanto sulla base dei contenuti tradizionali, e lo stesso vale per il lavoro, per l'ambiente, per le cause delle (nuove, appunto) povertà. I temi principali sono interdipendenti.  Nella visione tradizionale, troviamo una formula economica di successo, che consenta la crescita, distribuiamo in modo tendenzialmente equo (o più equo di quanto fa la destra) i profitti della crescita, costruiamo un sistema di welfare che incrementi la distribuzione del benessere sociale, cerchiamo di contenere gli impatti ambientali, e creiamo posti di lavoro. Questa visione è, per esempio, alla base dell'ultimo libro di Romano Prodi (dal bel titolo galileiano "Il piano inclinato", Il Mulino). Il suo contenuto è, ben inteso, come sempre di grande interesse e ricco di spunti. Contiene una serie di indicazioni che se attuate porterebbero il nostro Paese ad un livello ben diverso dall'attuale, perché consentirebbero al nostro Paese di avanzare, invece di rimanere fermo (o quasi, senza sottovalutare le cose buone che sono state fatte) o avviato in un declino che sicuramente può essere invertito - tenendo presente che un piano inclinato se invertito diventa una salita.
Fatte quelle cose, però, si tratta ancora di guardare avanti. Per impostare economia e società italiane con lo sguardo al futuro e' indispensabile analizzare l'interdipendenza dei vari temi, accanto ai nuovi aspetti che gli stessi hanno assunto nel corso del tempo. L'economia deve (e dovrà sempre più) parlare il linguaggio dell'economia verde, delle innovazioni di processo e di prodotto per il contenimento degli impatti ambientali, dell'efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabile, dell'economia circolare, dell'economia sociale che sta nascendo, da sola, dal basso, dei numerosi fattori comuni allo stato dell'ambiente, a partire dell'uso che si fa delle risorse. Bisogna occuparsi della riduzione del lavoro nelle società avanzate, conseguenza della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, ragionando su come distribuire quello che può essere un beneficio e non soltanto un problema, ed è necessario affrontare il tema di come fenomeni in forte accelerazione come quello migratorio siano influenzati da desertificazione in conseguenza del cambiamento climatico, e non soltanto da guerre e conflitti locali. Il mondo sta cambiando, ed è soggetto ad evoluzioni che non erano - e spesso non sono - incluse nei modelli dell'economia classica, la società è in evoluzione secondo direttrici che esperti del settore tentano ora di interpretare, l'ambiente sotto la spinta antropica sta modificando i propri equilibri ed i propri sistemi secondo percorsi anch'essi allo studio ma assolutamente non trascurabili. Queste sono le condizioni di partenza di un futuro che dipenderà in grande misura dalle scelte che faremo noi oggi.

Sono in corso di elaborazione la Strategia Energetica Nazionale e la Strategia Energia e clima in ottemperanza dell'impegno preso con l'Accordo di Parigi stipulato alla COP21; la prima dal Ministero dello Sviluppo Economico, la seconda dal Ministero dell'Ambiente. Sicuramente c'è un raccordo fra i due Ministeri, ma questo è un esempio di separazione di tematiche che invece andrebbero insieme poiché sono strettamente interdipendenti. Forse, sarebbe stato meglio elaborare un unico piano per l'energia e per il clima portatore di una visione più ampia. Della SEN abbiamo già parlato in altri post, e ne parleremo ancora, ma mi limito ad osservare che le strategie energetiche e ambientali riguardano da vicino anche le politiche industriali che si intende portare avanti, grandi assenti da molto tempo che invece avrebbero bisogno di maggior attenzione.
POLITICA
Le scelte in materia di energia, fra gas e carbone (e il TAP)
31 marzo 2017
In questo periodo, alcuni fatti riguardanti l'energia e l'ambiente si offrono alla nostra riflessione. I dati sulla riduzione della superficie ghiacciata del Mare Artico confermano l'andamento degli anni scorsi, ad una velocità preoccupante a causa del riscaldamento globale causato a sua volta dalle emissioni da fonte energetica fossile, gli scienziati che studiano la Grande Barriera Corallina australiana, sede di un'enorme quota di biodiversità, ci informano che è da ritenersi praticamente morta, sempre a causa del riscaldamento globale, avendo superato il limite a cui si ritiene che possa rigenerarsi, il Presidente degli USA Donald Trump prevede di ritornare al carbone, creando nuovi posti di lavoro nelle miniere, e cancella le norme che Obama aveva voluto per contenere le emissioni nocive e climalteranti dell'industria e della trasformazione di energia statunitense (peraltro mai entrate in vigore), in Puglia si verificano manifestazioni e scontri a seguito dei lavori per realizzare la tratta italiana del TAP, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline.

Alcuni leaders dell'Unione Europea hanno praticamente detto a Trump che se il mondo finirà sarà causa sua (nientemeno), e ancora una volta l'UE mostra di essere l'avanguardia mondiale delle politiche ambientali - in un contesto, ovviamente, industrializzato e di elevati consumi.
L'idea di tornare al carbone è la peggiore che potesse venire in mente ad un Presidente di un Paese altamente inquinante come gli Stati Uniti, un ritorno al passato del diciottesimo e diciannovesimo secolo con i minatori, il grisù, e le polveri di carbone, e al suo cospetto brilla di luce propria l'importanza delle scelte dell'UE, che dovrebbe trovare il modo di tirare fuori un po' di orgoglio per sè stessa, come sicuramente merita.

Sul nostro territorio si fanno i contestati lavori per il TAP, un gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, diversificando i Paesi di approvvigionamento del continente, che attualmente dipende in buona parte dalla Russia.
Per fare una valutazione sul tema, sono necessarie alcune informazioni. TAP trasporterà circa 9-10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”, perché funzionale all'apertura del Corridoio Meridionale del Gas, uno dei corridoi energetici considerati prioritari dall'Unione per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica. Il progetto, perciò, non è soltanto italiano, ma si inserisce in un quadro comunitario di progressiva integrazione delle politiche energetiche. 
Per quanto riguarda il nostro Paese, attualmente l’Italia ha un fabbisogno di circa 65-70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la maggior parte importati, in particolare da Algeria, e per quasi la metà, dalla Russia. La capacità massima di importazione delle attuali linee di rifornimento supera i 130 miliardi di metri cubi, praticamente il doppio del fabbisogno. Tutti i gasdotti in esercizio, quelli in via di realizzazione e quelli previsti sono elencati, con le rispettive capacità ricettive, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, all'indirizzo riportato in calce. 
Il Tap aumenterà di circa 9-10 miliardi la capacità complessiva, una quota quindi piuttosto limitata. Il consumo di gas nel nostro Paese è inoltre in calo da anni, sia per la crisi economica sia per la concorrenza delle fonti energetiche rinnovabili. Perciò, non viene realizzato principalmente per aumentare le nostre disponibilità di gas.
La ragione per la sua realizzazione si trova in un altro aspetto della questione energetica: l'eccessiva dipendenza da un piccolo gruppo di Paesi da cui importiamo il gas naturale, ed in particolare dalla Russia, da cui il nostro Paese riceve quasi la metà del gas che consuma. La scelta di allargare il novero dei Paesi da cui importare il gas è perciò una scelta di politica energetica, con vari aspetti in gioco, dal ruolo politico che si intende svolgere nel mondo, alla propria sicurezza energetica. Ad essa, si aggiunge la volontà di fare del nostro Paese un hub europeo del gas.

Tutto ciò non significa che non si debba seguire anche altre strade per ridurre gli impatti e aumentare la sicurezza energetica con fonti interne, come per esempio il biogas. Il biogas è una miscela di gas in cui prevale il metano, come nel gas naturale, ed è generato dalla digestione di biomassa da parte di microrganismi, e può collocarsi opportunamente in associazione all'attività agricola. Gli impianti a biogas sono una risorsa, se ben costruiti e dimensionati in relazione al territorio. Oltretutto si tratta di una risorsa rinnovabile, se la biomassa utilizzata è la stessa che in un secondo tempo cresce assorbendo CO2 nella stessa quantità emessa con la combustione, e se la stessa proviene dal territorio limitrofo all'impianto, in modo da ridurne al minimo il trasporto. 

La soluzione ideale per l'energia non esiste, ma si può affermare che il gas è assai meglio del carbone, e che il biogas è assai meglio del gas. Il tutto, se vengono seguiti opportuni criteri nella realizzazione degli impianti. Si può anche considerare il fatto che una dipendenza eccessiva dall'estero è condizionante sul piano politico e fonte di incertezza sugli approvvigionamenti. 
A questo punto, se si condividono queste tesi, si tratta di scegliere il modo migliore per contenere gli impatti sui territori, che si tratti del TAP o di un impianto a biogas, fermo restando che anche l'impatto zero non esiste. Ed essendo consapevoli che la ricerca di uno sviluppo realmente sostenibile è una delle maggiori sfide che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare.


il sito del Ministero dello Sviluppo Economico con le infrastrutture di importazione del gas naturale:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/gas-naturale-e-petrolio/gas-naturale/importazione


SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

POLITICA
Un primo approccio, da Presidente USA, alla questione ambientale
10 novembre 2016
Mentre alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Marrakech (CoP22) si aprono i tavoli tecnici negoziali per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, alla Casa Bianca arriva un nuovo Presidente che non ha certo indicato i temi ambientali fra le priorità della sua agenda politica. Anzi, in aggiunta ad un programma praticamente vuoto sull’argomento, Donald Trump ha espresso dubbi - per così dire - sul fatto che il cambiamento climatico sia reale, ipotizzando addirittura che si tratti di una manovra cinese per danneggiare gli Stati Uniti, ha parlato a favore delle fonti fossili e contro l’Accordo di Parigi, e restando su un piano più generale, possiamo affermare con sufficiente sicurezza che il suo profilo di magnate costruttore si presenti come scarsamente aduso al confronto con regole ambientali e con limiti dello sviluppo. Il popolo americano è, naturalmente, sovrano, ed è giusto accogliere la nuova presidenza con grande rispetto, ma data l’influenza degli USA sulla politica internazionale è altrettanto naturale che ci si occupi delle possibili conseguenze della sua elezione che riguardano tutti, comprese quelle ambientali globali.

Innanzitutto, l’Accordo di Parigi sul clima nel momento in cui l'adesione degli Stati Uniti e' a rischio. Le clausole dell’Accordo prevedono che un Paese che intenda abbandonare il campo lo possa fare solo dopo quattro anni. In ogni caso, considerando l’attuale stato delle ratifiche comprendente l’adesione già di 102 Paesi, un’eventuale uscita degli Stati Uniti non lo invaliderebbe. La clausola del livello del 55% delle emissioni mondiali sarebbe infatti già garantita.   Conseguenze politiche importanti sarebbero, però, evidenti: è indubbio che l’uscita dall’Accordo degli Stati Uniti, che sono fra i massimi inquinatori del mondo, sarebbe un segnale fortemente negativo a fronte del percorso che l’umanità risulta, e risulterà sempre più in futuro, in grado di costruire per proteggere sé stessa e il proprio ambiente. Anche altri potrebbero avanzare dubbi, e la lentezza unita alla farraginosità dei provvedimenti potrebbero avere la meglio sulla loro efficacia.  

Ma al di là delle conseguenze dirette, è evidente che una posizione quale quella espressa da Trump di negazione persino dell'esistenza dei fenomeni del riscaldamento globale e del cambiamento climatico è un fatto che sconcerta, e che deve far riflettere. Un gran numero di centri di ricerca statunitensi, alcuni dei quali fra i più accreditati a livello mondiale, sono coinvolti negli studi sul cambiamento climatico, sono portatori di dati e di rilevamenti delle varie grandezze in gioco, contribuiscono a ricerche ad alto livello sul tema. Il fatto che il neo eletto Presidente USA sostenga il contrario, smentendoli senza che questo influisca sulla pubblica opinione, almeno su quella maggioritaria, è un segnale decisamente negativo, da valutare con attenzione. Senza pretesa di esaurire l’argomento, si può partire dalle conoscenze scientifiche e la loro diffusione nella popolazione, che risulta quanto mai scarsa, negli USA come da noi. In un’epoca di grande influenza della tecnica e della scienza, paradossalmente persino i fatti di base sono fuori dalla portata dei più. Su questo primo dato c’è assoluta indifferenza, nella società, e nella politica, che ne è espressione. Viviamo e vivremo sempre più nel mondo della tecnica, e se continuiamo così, lo faremo senza sapere come gestirlo, come interpretarlo, come indirizzarlo. Ad oggi, è un fatto che si può diventare Presidenti di una delle più grandi ed influenti nazioni del mondo senza sapere nulla del proprio effetto sul mondo – quello naturale. Negare l'evidenza del riscaldamento globale significa soltanto questo.  Si può considerare anche la de-responsabilizzazione riguardo le emissioni inquinanti e climalteranti generate nel proprio Paese che tale affermazione porta con se'. Un allontanamento di causa ed effetto, negando il secondo. Si può infine prendere in considerazione il manifesto scarso interesse per fenomeni che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

"Il futuro dell'umanità costituisce il primo dovere del comportamento umano collettivo nell'era della civiltà tecnica divenuta, modo negativo, onnipotente. In esso e' evidentemente incluso il futuro della natura in quanto condizione sine qua non; ma, anche indipendentemente da ciò, si tratta di una responsabilità metafisica in se' e per se', dal momento in cui l'uomo e' diventato un pericolo non soltanto per se stesso, ma per l'intera biosfera" scrive Hans Jonas ("Il principio responsabilità"), ricordandoci che la gestione del rischio deve essere in capo a chi lo ha generato, dandosi come obiettivo il mantenimento di una prospettiva di futuro per tutti (desiderabile).  Economia, ecologia, finanza, affari, fonti energetiche, inquinamento, clima, riscaldamento globale, non sono eventi slegati fra loro, ma le numerose facce di una stessa cosa che ci riguarda tutti da vicino, che ci troviamo ad essere Presidenti di grandi nazioni, o precari in cerca di un lavoro, o migranti in cerca di un posto in cui vivere, e con la quale dobbiamo fare i conti, in un modo o nell'altro, ma inevitabilmente.



SCIENZA
Siamo nell'era di una nuova realtà climatica globale
25 ottobre 2016
L'Organizzazione Meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ha pubblicato il nuovo Bollettino dei gas ad effetto serra, secondo il quale nel 2015 abbiamo superato in modo stabile la concentrazione media di anidride carbonica di 400 ppm nell'atmosfera del nostro pianeta. L'anidride carbonica viene presa come composto di riferimento, anche in rapporto agli atri gas climalteranti, e ne viene misurata la concentrazione in parti per milione in volume.
 Il superamento del valore soglia era già successo, ma limitatamente ad alcuni periodi di tempo, ed in alcuni luoghi. Ora invece si parla di concentrazione media, vale a dire della normale composizione dell'atmosfera come misurata nei laboratori idonei, tutti situati in luoghi lontani dai centri di emissione.
Si tratta di un allarme, ammoniscono i cronisti, ma in realtà si tratta del continuo estendersi (si potrebbe parlare di estrapolazione che trova sempre corrispondenza con i dati reali) di un fenomeno che sembra non trovare un punto di stabilità, o di ritorno. Un flesso, o un massimo. Niente: la concentrazione di CO2 in atmosfera ha un andamento crescente (a parte le variazioni stagionali).
Secondo il comunicato WMO, tra il 1990 e il 2015 c'è stato un aumento del 37% del forcing radiativo a causa dei gas ad effetto serra a lunga persistenza, come anidride carbonica, metano e protossido di azoto, dovuto ad attività industriali, agricole e domestiche. Si sottolinea anche che la crescita di anidride carbonica è stata alimentata dall'evento El Niño, ma mentre «l'evento di El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano», ha affermato il segretario generale, Petteri Taalas. Secondo Taalas, il 2015 resterà nella storia in cui le concentrazioni di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".

Siamo in una nuova era. Qualcuno l'ha chiamata "antropocene" a sottolineare la profonda influenza dell'uomo sui sistemi naturali. L'unica consolazione è che la velocità della crescita non si trova ora ai massimi livelli, come mostra il grafico sottostante - nonostante i massimi e i minimi oscillino fra estremi abbastanza stabili ed elevati intorno a 2 ppm/yr, dunque non certo rassicuranti.
Sta a noi determinare e realizzare le condizioni per limitare tale crescita, in modo tale da contenere le alterazioni all'atmosfera e al clima che ormai interessano l'intero pianeta Terra. Questa sarà la più grande sfida del futuro, non soltanto in quanto estesa e profonda, ma perchè capace di contenere in sè i conflitti, i limiti, le iniquità, gli sprechi, gli abusi, che non siamo ancora stati in grado di superare.





Il Bollettino del WMO si scarica al seguente indirizzo:


https://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/ghg/GHGbulletin.html

ECONOMIA
I nuovi dati confermano la straordinaria notizia dello scorso anno: le emissioni inquinanti si sono disaccoppiate dalla crescita economica (ma dal Governo l'attenzione a questi temi è ad oggi scarsa)
17 marzo 2016

Ora, speriamo che non si tratti di un evento temporaneo– ed operiamo affinché non lo sia – ma la sorprendente notizia dello scorso anno che la crescita economica mondiale sembra separarsi dall’andamento delle emissioni inquinanti viene confermata quest’anno dalla IEA (International energy Agency). In altre parole, per il secondo anno consecutivo alla crescita del PIL mondiale non corrisponde una concomitante crescita delle emissioni di composti climalteranti, che appaiono stabilizzati.

I dati preliminari per il 2015 pubblicati dalla IEA confermano infatti i dati del 2014 (di cui a suo tempo avevamo scritto in questo blog), lasciando sperare che si tratti di una vera tendenza in atto, e non soltanto di un evento circoscritto. Tali dati mostrano che l’andamento delle emissioni è stabile per il secondo anno consecutivo a livello mondiale, nonostante una crescita della produzione di ricchezza del 3,4% nel 2014 e del 3,1% nel 2015. Il grafico in figura mostra l’andamento delle emissioni dal 1975 ad oggi (IEA, indirizzo in calce).

Per quanto riguarda la crescita economica, va rilevato il fatto che alle nostre difficoltà interne non corrisponde un’analoga stasi mondiale, dove in media invece il PIL è in crescita. Per quanto riguarda le emissioni, si ha che nel 2015 il comparto energetico ha rilasciato nell’atmosfera circa 32,1 miliardi di tonnellate di CO2 (eq.), una quota che rimane approssimativamente stabile dal 2013. Secondo la ricerca dell'IEA, le principali cause sono due: il minor ricorso al carbone, e la crescita delle fonti energetiche rinnovabili.

Consideriamo i due principali Paesi inquinatori. In Cina, il carbone ha generato meno del 70% dell’energia elettrica, dieci punti percentuali in meno di quattro anni fa (nel 2011), mentre le fonti pulite sono passate dal 19% al 28%; negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite del 2%, per via del passaggio dal carbone al gas. Le riduzioni sono poi state in parte compensate da un aumento delle emissioni nelle altre economie asiatiche in via di sviluppo e nel Medio Oriente. Quanto alle fonti rinnovabili, esse hanno rappresentato circa il 90% della nuova generazione elettrica nell’anno trascorso, con l’eolico che copre più della metà della nuova generazione elettrica. In Europa si registra una lieve crescita, ma l’UE resta capofila dell’impegno contro le emissioni inquinanti e climalteranti e le loro conseguenze. Nel complesso, i dati mostrano un andamento quasi statico. Le nuove strategie iniziano a dare il loro contributo, nonostante tutto. Ora e' indispensabile che l'accordo di Parigi trovi concreta attuazione.

Tuttociò sta accadendo nonostante le negazioni dell’evidenza da parte dei sostenitori del vecchio sistema economico-energetico, le affermazioni dell'impossibilita' di cambiare le cose, si potrebbe dire, per usare il linguaggio del Presidente del Consiglio, alla faccia dei “gufi” (non fosse che, da animalista, sono certa che si tratti di animali beneauguranti). Ora mi permetto di suggerire a Matteo Renzi che se il Governo prestasse maggior attenzione a questi temi sarebbe meglio: eviteremmo un referendum che è frutto proprio dell'incapacità  mostrata dal Governo di elaborare strategie energetiche coerenti e dialogare con Enti locali e mondo civico, avremmo una linea di politica energetica, magari meno inquinante, ed anche bene accetta nel mondo degli investitori, che si lamentano da anni proprio del percorso ondivago e spesso inconcludente delle scelte in materia di energia nel nostro Paese. Si tratta di un suggerimento volto a determinare un beneficio, in un ambito dove emerge con evidenza tutta la debolezza dell’azione di governo.

Il tema è vecchio di decenni, dunque non nasce con questo Governo, ma ci si aspetta che ora si inverta una tendenza. Questo è possibile: sul piano tecnico, infatti, il nostro Paese come abbiamo detto più volte non è in una condizione particolarmente negativa, o se si preferisce, ha i “fondamentali” per andare avanti e farlo bene. Ma occorre maggior impegno e, soprattutto, una precisa scelta  politica.



www.iea.org




POLITICA
Diseguaglianze economiche e diseguaglianze ambientali in un mondo iniquo
25 gennaio 2016
Una serie di dati estremamente interessanti ci vengono proposti da Oxfam. Riguardano un mondo che si va delineando in cui il "progresso" a cui riteniamo tacitamente di essere ancorati da tempo presenta aspetti oscuri e preoccupanti.

Innanzitutto, i dati con le loro inequivocabili cifre: Oxfam ci informa che l'1% della popolazione mondiale è ricco quanto il 99% restante, che la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale - circa 3,6 miliardi di persone - è scesa del 41% (pari a mille miliardi di dollari) dal 2010 a oggi, che 62 supermiliardari posseggono quanto la metà più povera. Le diseguaglianze sono cresciute velocemente e hanno portato ad una divaricazione che, probabilmente, non è mai stata così ampia nella storia dei popoli. 
Sempre Oxfam ci informa che un individuo appartenente all'1% della popolazione mondiale più ricco emette una quantità di inquinanti e gas serra mediamente 175 volte più grande di un individuo appartenente al 10% più povero. La metà più povera della popolazione della Terra – circa 3,6 miliardi di persone – è responsabile soltanto del 10% delle emissioni mondiali. Il 10% della popolazione più ricco, invece, contribuisce al 50% della CO2. Il grafico in figura mostra con chiarezza questi dati.
Per avere un quadro completo della situazione, occorre aggiungere che la popolazione più povera vive per lo più in aree del mondo maggiormente esposte alle conseguenze del cambiamento climatico.

Si tratta di dati francamente sconcertanti nella loro nettezza. In buona sostanza, ci stiamo avviando - se nulla cambierà e si procederà "business as usual" - ad un'alterazione profonda, estesa e grave, senza precedenti, dell'ambiente terrestre per sostenere la ricchezza smisurata di pochi in un mondo diseguale e iniquo. La questione ambientale è strettamente legata al tema della diseguaglianza e dell'andamento della stessa, e non può essere scissa. Evitare questo aspetto significa semplicemente effettuare analisi fuori dal tempo presente.

Se questi indici ci dicono qualcosa, esso riguarda principalmente l'aumento delle diseguaglianze a livello mondiale, un fatto non scontato, non un elemento di natura, ma creato dalla nostra società. Tale aumento si è esteso durante un lungo periodo fatto di globalizzazione senza regole, finanziarizzazione dell'economia, riduzione del potere e della rappresentanza politica e sociale delle classi meno agiate e dei poveri.
In altre parole, oltre vent'anni di liberismo economico spinto che a livello mondiale e a livello locale ha incrementato le diseguaglianze, aumentato la povertà, ridotto la rappresentanza democratica di intere fasce della popolazione, e ha portato con sè un esteso e profondo degrado ambientale.




Per ulteriori dati e informazioni si può consultare il sito di Oxfam, che include lo studio "Extreme carbon inequality", al seguente indirizzo:

https://www.oxfam.org/en/research/extreme-carbon-inequality



politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

ECONOMIA
L'accordo storico della COP 21 di Parigi - che può fornirci idee per un nuovo sviluppo
18 dicembre 2015
Il testo completo ed originale (in inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, o russo) dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico può essere scaricato dal sito della Conferenza delle Parti (CoP21) dell'UNFCCC all'indirizzo in calce. Molti commentatori hanno scritto che si tratta di un accordo "storico", altri invece hanno espresso dubbi o delusione per la qualità complessiva del risultato raggiunto. Credo che, come accade spesso, la verità stia nel mezzo.

Vediamo i contenuti dell'accordo. In breve, e in buona sostanza, viene posto l'obiettivo di contenere l'incremento della temperatura globale media "ben al di sotto" dei 2*C rispetto ai livelli preindustriali e di tendere ad un incremento di 1,5*C per ridurre il rischio e l'impatto del cambiamento climatico in atto, viene promossa la capacità di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico stesso, viene richiesto che l'attività finanziaria sia coerente con un percorso complessivo verso basse emissioni. Ciascun Paese contribuisce con impegni nazionali che saranno resi noti e rivisti ogni 5 anni per renderli più ambiziosi, ogni quinquennio si farà anche il punto sui progressi fatti, e nel quadro di responsabilizzazione di ogni Paese viene rafforzato il sistema di compensazioni economiche che servono ad aiutare in Paesi in via di sviluppo per la mitigazione e l'adattamento con aiuti concreti. Vengono posti in risalto il ruolo dello sviluppo tecnologico e il ruolo della conservazione delle foreste.

Tutti i provvedimenti previsti dall'accordo di Parigi andranno quindi affinati nel tempo: dalla cooperazione internazionale, all'adattamento, al trasferimento tecnologico e agli strumenti finanziari. Si tratta dell'avvio di un percorso lungo, che vede nell'impegno delle singole collettività il perno su cui ruota quella che dovrebbe essere una svolta epocale. 
Nel percorso, mancano un'indicazione chiara sulla quota di riduzione delle emissioni climalteranti, invece della sola temperatura, e il vincolo legale al raggiungimento degli obiettivi posti dall'accordo.
A tale proposito, l'articolo 15 stabilisce che verrà costituito un comitato di esperti che opererà dalla prima sessione dell'accordo, quindi dal 2020, per facilitarne la realizzazione e per promuoverne la conformità. Questo sistema dovrà essere definito e stabilito con chiarezza e con facoltà operative per essere un vincolo efficace alla realizzazione dell'accordo, e dovrà essere affiancato da un sistema di monitoraggio e di verifica dei risultati raggiunti.

Credo che si possa dire che si tratta di un quadro a luci ed ombre. Ma nell'insieme, vedrei più brillanti le prime, e non faticherei a considerare l'accordo della COP 21 di Parigi "storico". 
E' vero che mancano gli obiettivi quantitativi di riduzione delle emissioni con scadenze precise e, almeno per ora, i mezzi per sanzionare coloro che non li raggiungessero in un quadro realmente vincolante sul piano del diritto internazionale, ma è altrettanto vero che sono stati inclusi per la prima volta tutti i Paesi, superando la distinzione "Annex I" di Kyoto, e responsabilizzando ciascuno per gli effetti dell'inquinamento. L'anacronismo dell'esclusione di Paesi emergenti come Cina, India o Brasile ha avuto la meglio sulla pur comprensibile attribuzione di maggior responsabilità storica dei Paesi di più antica industrializzazione. Della responsabilità storica non ce ne facciamo molto per risolvere un problema di così vasta portata del presente. E' necessario ridurre ora le emissioni, tenuto conto che una parte delle loro conseguenze saranno comunque inevitabili (e colpiranno in larga misura proprio i Paesi più poveri). Per la prima volta si parla chiaramente di giustizia climatica, e si concretizza la responsabilità dei Paesi ricchi in un aiuto finanziario ai più poveri. 
In un insieme di scelte certamente non facili, l'accordo di Parigi va oltre a quanto si è fatto finora, ed anche se l'intero percorso che ci ha portato sin qui poteva essere migliore, più stringente, ora ci troviamo di fronte ad una visione nuova che può essere intrapresa anche con scelte dal basso. Il segnale e' molto chiaro. Una visione a cui hanno aderito, con la loro firma, ben 195 Paesi del mondo.

Per parte nostra, appare molto chiaro come nel nostro Paese in un lungo periodo che arriva ad oggi si stenti ad assumere gli obiettivi ambientali come la via per creare nuovo sviluppo. Sviluppo anche economico. Abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale, in una crisi che è crisi di sistema dalla quale non usciremo se non con idee nuove. Non è con l'allentamento delle regole sociali o ambientali che se ne uscirà, ma con una nuova idea di sviluppo. Essa può essere fondata sulla ricerca, sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale, sulla qualità come biglietto da visita dell'Italia sui mercati. 
Una scelta che deve provenire dal governo, dato che per farla e' indispensabile l'impegno dello Stato, in una visione coerente di dove vogliamo andare.

Il sito ufficiale dell'accordo della COP 21 si trova al seguente indirizzo:

www.cop21.gouv.fr

SOCIETA'
COP21: la bozza di accordo
10 dicembre 2015

Segnalo che sul portale Qualenergia è possibile leggere la nuova bozza dell'accordo sul clima di cui si sta discutendo alla CoP21 di Parigi. Dalle 48 pagine piene di parentesi quadre approvate sabato 5 dicembre da 195 Paesi si è arrivati a 29 pagine, nelle quali le parti di testo sui cui non ci si è ancora accordati (le parentesi, o brackets) sono ancora numerose. L’immagine mostra graficamente il procedere degli accordi.





L’indirizzo è il seguente:

http://www.qualenergia.it/articoli/20151209-cop21-ecco-la-nuova-bozza-dell-accordo-il-testo

SCIENZA
Riscaldamento dell'ambiente marino (visto dai coralli)
10 ottobre 2015

Gli scienziati del NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration, US) hanno rilevato un notevole ampliamento e peggioramento del fenomeno noto come “sbiancamento” dei Coralli.

Gli studi condotti mostrano che mentre le temperature degli oceani crescono si diffonde su un’area molto vasta che coinvolgerebbe almeno l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico una sorta di indebolimento dei Coralli che comporta come effetto visivo una progressiva decolorazione, che da rossa diventa sempre più bianca, e più in generale un depauperamento degli organismi e delle barriere coralline. Il fenomeno è così vasto ed intenso da portare gli scienziati ad affermare che l’attuale indebolimento dei Coralli è la più vasta e pervasiva minaccia alle barriere coralline nel mondo, e il terzo peggiore sbiancamento dei Coralli mai registrato.

Le foto mostrano fondali coperti di flora e fauna sottomarina chiaramente sofferenti, decolorati, poveri. Il fenomeno, noto da tempo, sembra che sia legato al cambiamento delle temperature negli oceani, e sta diffondendosi con velocità preoccupante. La causa principale sembra infatti che consista nell’innalzamento della temperatura dell’acqua marina: è noto che incrementi di temperatura di soli 1-2 °C per alcune settimane possono attivare processi di sbiancamento a seguito del collasso del ciclo della fotosintesi, con aumento della produzione di ossigeno che danneggia le strutture cellulari del corallo.



Per ulteriori informazioni, comprese le foto, si può leggere l'intero comunicato al seguente indirizzo:

http://www.noaanews.noaa.gov/stories2015/100815-noaa-declares-third-ever-global-coral-bleaching-event.html



ECONOMIA
Riscaldamento globale in aumento sulla Terra (dove vivono anche i costruttori di automobili)
23 settembre 2015
Ancora una volta segnalo dati rilevanti sull'andamento di alcuni parametri del clima mondiale.
La mappa reperibile all'indirizzo che segue (NOAA, US) rappresenta con immediatezza visiva gli scarti delle temperature dalla media sulle terre emerse e sulle superfici degli oceani nello scorso mese di Agosto 2015. In un quadro non omogeneo, permangono le caratteristiche che conosciamo da tempo, come il marcato riscaldamento delle zone artiche, e subartiche della Siberia.
Risulta che la media globale della temperatura e' stata la più elevata da quando le temperature si rilevano sistematicamente: l'Agosto più caldo da oltre un secolo. La temperatura e' di 0,88 'C al di sopra della media del ventesimo secolo, e supera il precedente record del 2014 di 0,09 'C. Notevole e' anche il fatto che il massimo precedente sia così vicino nel tempo, soltanto lo scorso anno. Stiamo inanellando una serie di massimi consecutivi, o quasi, ma comunque tutti concentrati nel recente periodo. La maggior parte degli scenari per il resto dell'anno in corso prevedono nuovi livelli alti di temperatura.

La mappa delle temperature di agosto alla superficie del pianeta si trova al seguente indirizzo:

https://www.ncdc.noaa.gov/news/august-2015-global-climate-report

Come se non bastasse già da sola la situazione, capitano fatti sconcertanti in un settore difficile dal punto di vista della sostenibilità ambientale come i trasporti. Se sono confermate, le notizie che giungono dalla produzione di una delle più diffuse marche di automobili, la Volkswagen, risultano gravi e preoccupanti. Milioni di auto di una delle case più grandi e storiche d'Europa in cui le enormi possibilità offerte dalle nuove tecnologie elettroniche sarebbero state usate per eludere e frodare i controlli ambientali.  Fermo restando che soltanto i responsabili devono risponderne, si tratta di un fatto gravissimo che dimostra quanto la sottocultura del danno ambientale sia ancora presente nelle pieghe del mondo industriale, e non solo in contesti marginali o addirittura fuorilegge, ma anche ai livelli alti e consolidati, dove non ti aspetteresti di trovarla. Guadagni più alti si ottengono anche riducendo l'attenzione all'ambiente. Ora, poi, a scoperta avvenuta, c'è da chiedersi quali saranno le conseguenze economiche e occupazionali di un fatto così grave.
In un'ottica contraria, invece, sono ampie le opportunità offerte dalle nuove tecnologie allo scopo opposto di ridurre i danni ambientali, e questa e' la strada da seguire. I trasporti, dal canto loro, non sono esenti, anzi sono fra le principali cause dell'inquinamento dell'aria e dell'alterazione della composizione atmosferica che porta al cambiamento climatico. Mentre ci si pone l'obiettivo comunitario di ridurne del 60% le emissioni - una quota molto alta per un obiettivo decisamente sfidante - il regime dei controlli risulta oggi inadeguato. Le emissioni in officina sono ben diverse da quelle su strada, ne va preso atto e il sistema va conseguentemente riformato, promuovendo uno sviluppo a basso impatto del settore. Contestualmente, e' l'intero sistema che deve essere alleggerito, favorendo nuove forme di mobilità.

POLITICA
Muri da abbattere
17 settembre 2015
Le tragiche immagini che osserviamo in questi giorni sui circuiti dei media hanno una forza innegabile. La forza della testimonianza diretta e visiva. Forse, si tratta di una potente e primordiale modalità di contatto capace di imprimersi nella mente più di ogni altra, restando più impressa dei solchi di una scritta nel marmo.
I migranti, con il loro bagaglio di difficoltà e sofferenza - perché, va detto, nessuno si muoverebbe in quelle condizioni se non ne avesse estrema necessità - che riescono ad attraversare il mare o i monti e restare vivi, approdano in territorio europeo e vengono accolti a volte bene, a volte con cariche delle forze dell'ordine. Sassaiole, lacrimogeni, grida, bambini che piangono, persone in fuga, all'aperto, di giorno, di notte. Immagini strazianti, ne abbiamo viste molte.
Immagini forti quanto chiarissime. Sono ritornati i fili spinati, i muri, a testimonianza del fatto che si può, anzi che è facile, dimenticare, mentre pare estremamente difficile riconoscere nell'altro un essere umano. Riconoscersi come persone, prima di ogni altra scelta ponderata, e' la base istintiva di ogni successivo rapporto. Mentre i muri dividono, separano, discriminano, senza apertura al dubbio, alla discontinuità della possibilità.
Muri e fili spinati che non devono esistere in Europa, che sono in contrasto con le norme costitutive dell'Unione Europea, ed in spregio alla sua cultura e civiltà. Che devono essere abbattuti al più presto.

Immagini forti di una comunità in difficoltà a livello planetario, dove la soglia dell'impatto ambientale globale e' stata superata e oramai ne fotografiamo gli effetti fino ai Poli, nell'Artico, dove gli orsi bianchi in carenza di cibo diventano drammatico simbolo attuale di quelle che furono per millenni terre incontaminate, faticosamente raggiunte soltanto da pochi arditi esploratori. Ora si raggiunge ogni terra e ogni vetta, ci sono cumuli di pattume lasciati dalle spedizioni sull'Everest, che fu anch'essa cima incontaminata e sacra per millenni, ci sono tracce di ogni tipo di inquinante ai Poli, ci sono isole di rifiuti di materiale plastico nel Pacifico. La sacralità e' scomparsa, e con essa il rispetto, e con loro la ormai mitica Natura incontaminata. 
Le immagini sono estremamente utili, e va un "grazie" al lavoro prezioso dei fotografi. 
Non per vaticinare catastrofi prossime venture, ma per accendere la luce ed illuminare ciò che può essere estremamente utile vedere. Per intervenire, trovare soluzioni, agire concretamente.

Il nostro governo ha operato bene riguardo i migranti, ed in anticipo sugli altri Paesi dell'Unione. Dall'Europa e dalla comunità internazionale ci aspettiamo un impegno a largo raggio per cercare soluzioni umanitarie.
Altrettanto si deve fare riguardo l'impegno per ridurre le emissioni che alterano la composizione atmosferica e modificano il sistema climatico. 
A dicembre ci sarà la possibilità di farlo, quando rappresentanti dei governi di tutto il mondo e naturalmente d'Europa si riuniranno a Parigi, alla Conferenza delle Parti COP 21 della Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici. Intanto, il Partito dei socialisti e democratici europeo lancia una campagna per la partecipazione dei giovani fra i 18 e i 30 anni, denominata Progressives 4 Climate, con la quale si può vincere un viaggio ad una delle conferenze preliminari. 

L'indirizzo è' il seguente:

http://www.socialistsanddemocrats.eu/progressives4climate

POLITICA
Obama impegna anche gli Stati Uniti. E noi non dobbiamo restare a guardare
5 agosto 2015
"Niente minaccia di più il nostro futuro e quello delle generazioni future del cambiamento climatico".
Questa volta il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha usato parole chiarissime a proposito del fenomeno del cambiamento del sistema climatico in atto nel mondo. Il discorso con cui ha presentato la versione aggiornata del Piano per l'energia pulita, il Clean Power Plan, sembra davvero aprire la strada ad una responsabilizzazione e ad un auspicabile cambiamento di rotta su vasta scala degli USA. Il Piano contiene una nuova regolamentazione finalizzata a ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti del Paese che maggiormente ha contribuito ad oggi all'alterazione della composizione atmosferica globale, e pone obiettivi sfidanti come la riduzione del 32% delle emissioni al 2030.

Va precisato che gli Stati Uniti sono tuttora il Paese che ha il livello di emissioni climaltetanti pro capite più elevato del mondo, oltre due volte quello dell'Unione Europea (a 27), quasi tre volte quello dell'Italia. In termini di emissioni totali, gli USA si trovano ora al secondo posto dopo la Cina, che li ha superati in questa poco ambita classifica soltanto nel recente periodo. Dunque, per moltissimo tempo gli Stati Uniti hanno portato il contributo più importante all'inquinamento mondiale. Aggiungiamo pure che soltanto in anni recenti questi tipi di graduatorie sono diventate "poco ambite", poiché per lunghissimo tempo l'ancoraggio dello sviluppo ai consumi di fonti fossili e alle emissioni inquinanti e' stato considerato solido e inscindibile. 

Ora, le parole di Obama sembrano rispondere alle aspettative, e aprire le porte ad un cambiamento che coinvolga finalmente anche il suo Paese. Un cambiamento molto atteso, soprattutto in Europa, dove le politiche di protezione climatica e ambientale sono da sempre all'avanguardia, e la scelta quasi isolata, anni fa, di portarle avanti comunque si rivelerebbe vincente. Una scelta che non è stata facile, che ha subito critiche, ma che è stata una delle poche veramente capaci di guardare al futuro. 
Si' perché, in questo caso, si aprono davvero le porte del futuro. E il nostro Paese non deve certo perdere l'occasione. I negoziati internazionali, che vedranno a Parigi la prossima importantissima tappa, sono un'occasione unica per portare avanti una politica realistica e condivisa, superando le difficoltà che troppe volte hanno rallentato un processo che sarà comunque inarrestabile.
L'economia verde, quantomai reale, una necessaria politica industriale associata ad una altrettanto necessaria politica energetica, la protezione dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile e la cultura saranno gli imperdibili obiettivi del futuro prossimo, a cui non possiamo stare a guardare da spettatori, ma a cui dobbiamo partecipare da protagonisti.

SOCIETA'
Mobilitiamoci per il clima
9 maggio 2015
“I cambiamenti climatici rappresentano oggi un’emergenza globale e locale, che mette a rischio la vita di persone, specie ed ecosistemi. In pericolo c’è la sicurezza di intere popolazioni in ogni area del pianeta, costi economici, difficoltà crescenti nell’accesso all’acqua, riduzione della produzione agricola, aggravamento delle condizioni di povertà e nuove cause di conflitto e di fuga: oggi si pongono esplicitamente questioni di giustizia climatica nel mondo.
Se le cause antropiche sono ormai condivise a livello scientifico mondiale e si è tutti concordi sul fatto che in gran parte dipendono dall’esplosione negli ultimi secoli dell’utilizzo delle fonti energetiche di origine fossile e della deforestazione, oggi esistono le conoscenze e le soluzioni tecnologiche per sviluppare un’economia fossil-free, che apra prospettive di nuovi settori produttivi con importanti ricadute occupazionali e che sviluppi una nuova democrazia energetica.”
Questo testo descrive e sintetizza il problema che dobbiamo affrontare ad ogni livello, locale e globale, una vera sfida per il presente raccolta da 50 associazioni che si sono unite il 7 maggio scorso nella coalizione italiana “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima”. Il riferimento alla capitale francese riguarda la  Conferenza delle parti Unfccc che si svolgerà per l’appunto a Parigi nel dicembre prossimo. Si tratta di associazioni ambientaliste, culturali, sociali, fra cui Legambiente, Coldiretti, Federconsumatori, Fiom, Greenpeace, Lipu, Movimento dei consumatori, Slow Food, Touring Club Italiano, Uil, Unione degli Universitari, WWF Italia. La coalizione nasce con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici nei confronti del tema del cambiamento in atto del sistema climatico, al fine di creare un percorso utile e concreto in vista della conferenza internazionale.

A questo proposito, il ministro dell’Ambiente Galletti ha annunciato una conferenza preliminare per il clima che si terrà in Italia in vista della COP 21, una proposta che ha incontrato il favore della Francia. Inoltre, il Parlamento europeo ha votato a favore dell’emendamento di Doha, la proposta che prolunga gli impegni del Protocollo di Kyoto, con 60 voti favorevoli contro 3 della Commissione ambiente. 
La proposta fa riferimento al secondo periodo di impegno dei vari Paesi nella riduzione delle emissioni climalteranti, dopo quello degli anni 2008-2012, con l’obiettivo di garantire continuità al percorso seguito finora, colmando il vuoto che si crea prima che entri in vigore il prossimo accordo, attualmente in fase di negoziazione. Concordato alla conferenza sul clima di Doha nel dicembre del 2012, l’emendamento che fissa gli obiettivi per il periodo 2013-2020 sarà ora sottoposto al vaglio della plenaria di giugno, e dovrà poi essere ratificato dal Consiglio dell’Unione, e dagli Stati membri. 

Per saperne di più, i sito della COP 21 di Parigi sono i seguenti:

http://www.cop21paris.org/

http://www.cop21.gouv.fr/en

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