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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Porta a Porta in replica - già vista mille volte
16 ottobre 2019
Ho seguito soltanto una parte del confronto di ieri sera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini, e non ho gli elementi per commentare tutta l'iniziativa televisiva di Porta a Porta. Mi aggiungo ai commenti, numerosi, soltanto per esprimere un parere generato nell'immediatezza dello sguardo allo schermo, sperando di non scrivere una banalità. La mia impressione - istintiva, personale, ma non di parte - è stata di aver dato un'occhiata al passato. Mi è sembrato di osservare una scena che, più o meno interessante che sia, si colloca fra gli eventi superati della politica italiana, qualcosa che appartiene ad un percorso già visto, e già effettuato. Questa impressione non riguarda perciò i contenuti espressi dai contendenti, ma la collocazione del dibattito sulla linea della strada su cui la politica è transitata finora. L'immagine trasmessa ieri sera si situa in modo del tutto naturale nel cammino già fatto.

Matteo Salvini è leader di una formazione politica che ha visto una grande crescita dei consensi nel corso di anni, è stato Ministro del Governo nazionale, ha fatto cadere quel Governo di cui faceva parte. Ora è iniziato un altro percorso.
Matteo Renzi, a cui va il mio interesse nel caso specifico per aver fatto parte fino a ieri del Partito Democratico, è Senatore, è stato Segretario del PD, è stato Presidente del Consiglio, ha avuto in mano partito e nazione. Ha guidato il maggior partito progressista del Paese ed il Paese stesso. Ora ha inizio anche per lui un nuovo percorso, per sua scelta: ha lasciato il PD e fondato una nuova formazione politica, Italia Viva. Quest'ultima partecipa al Governo attuale con incarichi a suoi esponenti di primo piano.
Il confronto fra leaders va fatto, per l'appunto, fra leaders. Nè il primo nè il secondo attualmente lo sono, se non delle rispettive formazioni politiche. Si è trattato perciò di un'interlocuzione fra dirigenti di partito ed esponenti sicuramente di primo piano della politica nazionale, ma non leaders, che hanno già governato l'Italia ed hanno loro stessi fatto scelte diverse.  Li ringraziamo - al primo andranno i ringraziamenti della destra, io mi limito a ringraziare la sinistra - ma ciò che è stato fatto è passato. A mio modestissimo parere, il passato non ritorna e non sarebbe nemmeno auspicabile che ritornasse.
La trasmissione di ieri sera va bene per i social, benissimo per commentare e scegliere "chi ha vinto" il confronto, ma si è trattato di una passerella con niente di nuovo, nulla che vada oltre. Portate già consumate. Magari con i piatti rimasti da lavare.

2.
Assai più importante è che il nostro Governo prenda posizioni nette nei confronti della Turchia, e che operi in Unione Europea affinchè tale diventi, ossia una vera Unione capace di esprimere una linea di politica estera e di difesa comuni e capace di incidere sulle vicende internazionali. Non so cos'altro debba accadere perchè l'Unione si rafforzi. L'iniziativa di guerra della Turchia è un attacco ai nostri valori fondamentali. Se non siamo capaci di difenderli mettiamo a rischio le basi stesse della civiltà europea.

POLITICA
Cari divisori, la strada è un'altra
17 settembre 2019
Vorrei comunicare a Matteo Renzi (nel caso, in verità assai remoto, che leggesse questo blog) che non lascerò il Partito Democratico e non lo seguirò nella sua nuova formazione politica - così come in precedenza Calenda, così come Bersani. Resterò nel PD, con nessun apprezzamento per le divisioni e per coloro che le attuano - operazione matematica che lascerei alla destra. C'è bisogno di un partito forte, non certo di un partito debole, a fronte di problemi gravissimi, cambiamento climatico, diseguaglianze in crescita, migrazioni bibliche, sviluppo sostenibile, istruzione, lavoro, diritti. Di questi problemi occorre occuparsi con concretezza, non certo privilegiando la tattica politica finalizzata al predominio personale. Le priorità sono altre, e non hanno tempo da perdere, non aspettano i giochi di palazzo, la spartizione del potere, le caselle da occupare (attività che peraltro hanno stancato tutti). 

Queste poche righe condensano in sé alcune caratteristiche tipiche della destra, su cui suggerirei sommessamente che leaders che si autodefiniscono di sinistra, o di centro sinistra, riflettessero con attenzione. 

POLITICA
Ferragosto con il monito IPCC e la crisi di governo
10 agosto 2019
Scenari sempre più preoccupanti per la cosa più preziosa che abbiamo, la Natura terrestre, delineati dalle tesi scientifiche sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Il Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'ONU che grazie al lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo studia da anni le modifiche a cui è sottoposto il sistema climatico)  uscito pochi giorni fa e denominato "Cambiamento climatico e territorio" descrive un ambiente in cui la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Sì perché va chiarito un punto imprescindibile: le tesi ambientaliste (non molto tempo fa battezzate come ipotesi da "sognatori") riguardano la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra, oltre alla conservazione della Natura così come l'abbiamo conosciuta almeno dal Neolitico. Siamo noi ad essere in pericolo, prima ancora della Terra e dei suoi sistemi naturali.

Il mondo sta cambiando ad una velocità elevata, e qualsiasi intervento concreto deve tener conto del tempo impiegato. Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane, dal consumo di combustibili fossili, dagli allevamenti intensivi, dal disboscamento soprattutto delle foreste primarie, dal cambio di uso dei suoli. Il processo, in termini estremamente semplificati, deriva dal notevole aumento della concentrazione di CO2 e di altri composti nell'atmosfera, con la conseguenza che l'atmosfera stessa trattiene calore in misura maggiore di quanto sarebbe necessario. Maggior calore significa maggiore quantità di energia, da cui l'aumento della frequenza di fenomeni estremi, uragani, piogge più intense e concentrate in brevi periodi, venti forti, ondate di calore e lunghi periodi secchi. Nel futuro prossimo ci aspetta un'intensificazione di tali fenomeni, con aumento dell'erosione dei suoli, esposizione di vaste aree alla siccità e al processo di desertificazione, impatti sull'agricoltura tali da mettere a rischio la sicurezza delle forniture alimentari, giorni di caldo estremo a latitudini temperate o artiche, spostamento geografico degli ecosistemi, ampliamento dei deserti dell'Africa, dell'Asia, dell'America. Le popolazioni più colpite saranno gli abitanti poveri dell'Africa e dell'Asia, che tenderanno ad incrementare il fenomeno migratorio (e cos'altro dovrebbero fare?), ma sarà messa a rischio anche la pace in numerose zone del pianeta per guerre causate dalla necessità di risorse. L'area del Mediterraneo, che ci riguarda da vicino, sarà anch'essa esposta a siccità e incendi.
Andiamo alla radice delle ragioni per cui si verificano i fatti, come i migranti dall'Africa? Bene, allora dobbiamo sapere che il Rapporto sul clima scrive nero su bianco che aumenteranno fame e migrazioni per ragioni ambientali. O preferiamo limitarci a fermare le navi nel Mediterraneo, come una politica miope, per non dire di peggio, sta facendo?
Il famoso sviluppo deve essere sostenibile, altrimenti non sarà più sviluppo, ma regressione. Come ormai diversi anni fa ci insegnò il Rapporto Stern.
Ma se ancora non basta, vale la pena di guardare il video del documentario di Caspar Haarlov che mostra lo scioglimento questa estate dei ghiacci della Groenlandia: è semplicemente impressionante. Il suono sembra il rumore dell'Apocalisse. Se ancora qualcuno vuole intendere, lo faccia. Non è più troppo presto. (Il filmato si trova facilmente in rete).

Ma non è finita, perché sta andando a fuoco una fetta rilevante della taiga e della foresta siberiane. Un'area enorme dove un tempo c'era il permafrost, una delle ultime aree naturali che consentivano respiro al pianeta. C'è chi dice che non si interviene, va detto anche che non è facile intervenire. Siamo comunque in presenza di un danno gravissimo, ed era prevedibile nel momento in cui da anni quelle zone si stanno riscaldando di più della media mondiale. 

Ma non tutto è perduto, alla condizione che cambiamo modello di sviluppo, pratichiamo la conservazione della Natura rimasta, e lo facciamo in tempi brevi. 
Produzione sostenibile di cibo, ed in particolare riduzione del consumo di carne, riduzione dello spreco di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, potrebbero, secondo l'IPCC invertire la rotta riguardo la gestione del territorio.
Ad essi vanno aggiunti naturalmente gli impegni dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per migliore efficienza e ampia diffusione delle rinnovabili, a cui probabilmente va affiancata la tecnologia migliore per la cattura e lo stoccaggio della CO2 già emessa. Se riusciremo a restare sotto la soglia di un incremento di 1,5°C sarà un risultato ottimo, già avvicinarsi ai 2°C potrebbe essere molto pericoloso. 

Ma chi è che deve prendere queste decisioni? Il governo, la politica, i governi locali. Bene, il governo in Italia è caduto, non certo a causa di questi temi che sono bellamente ignorati, ma per via dell'aspirazione leghista ad avere un maggior numero di deputati in Parlamento, ipotizzando che i sondaggi a loro favorevoli corrispondano al vero. 
A parere di chi scrive, la sinistra non lo ha (quasi) mai fatto, ma la destra è congenitamente impossibilitata ad agire per proteggere l'ambiente. La ragione è semplice: una visione di società in cui persiste la divisione in classi, il favore alla formazione del grande capitale (che poi dovrebbe essere reinvestito per creare lavoro indipendentemente da qualsiasi altra considerazione), l'esaltazione della forza individuale, l'avversità alle regole, la chiusura sul piano internazionale e persino nell'Unione Europea, la bassa considerazione per le altre culture, per non  dire della frequente esplicita negazione dell'esistenza del problema del cambiamento climatico costituiscono parti di una visione in cui non ci sono gli strumenti per un intervento adeguato. Se la sinistra non è mai stata ambientalista per scelta (sbagliata), la destra è per sua natura antiambientalista.  I Trump, I Bolsonaro, gli Orban sono la dimostrazione vivente di questo fatto, e un danno al pianeta enorme, laddove si agisce in favore degli altissimi consumi di fonti fossili statunitensi o del disboscamento dell'Amazzonia. 
Ora l'Italia rischia di accodarsi al gruppo, in presenza di una situazione difficile, produzione industriale in calo, spread che aumenta, debito che aumenta, governo appena caduto che non ha dato alcuna prospettiva al Paese, la questione migranti che non viene affrontata se non nelle modalità che servono a fini elettorali, alimentando la paura. Delle due anime del governo, il Movimento 5 Stelle è stato il più mite, aprendo le porte della "scatoletta di tonno" alla Lega senza infierire in altro modo sul famigerato "sistema", con buona pace di Grillo e dei suoi proclami. 
A partire da questa situazione dovremo cercare di costruire - e il PD dovrà cercare di costruire - una visione di futuro per il nostro Paese che si inserisca nel contesto mondiale, che affronti i problemi alla fonte e non soltanto alla foce, che combatta finalmente con una forma di coerenza da mantenere nel lungo periodo il problema dei problemi, ovvero il riscaldamento globale e le sue conseguenze. Davvero, buon Ferragosto.

Il Rapporto dell'IPCC dell'ONU si scarica qui:

https://www.ipcc.ch/report/srccl/

POLITICA
Cambiare si può
1 agosto 2019
Sta cambiando qualcosa, con il nuovo governo, in Italia? Sì e no. L'economia è ferma, l'occupazione lo è quasi, le promesse ambientaliste dei 5 stelle restano in attesa, nulla di veramente nuovo sulle politiche legate al grande tema del cambiamento climatico, nelle città del nostro Paese interi quartieri sono fatti propri dalla malavita in particolare legata allo spaccio di droga, come mostrano le cronache, la questione migranti - che sul piano numerico mostrava già un forte calo degli arrivi in precedenza - resta una questione ben lontana dall'essere risolta, la nostra posizione nel contesto europeo e nel quadro internazionale è più che mai marginale. 
Ma qualcosa sta cambiando. Sta prendendo il sopravvento una cultura politica di destra (chi ne sa più di me in proposito deciderà se si tratta invece di una forma di sottocultura) chiusa, individualista, verbalmente aggressiva, di facile o quasi immediata comprensione, superficiale, nemmeno troppo riferibile ai canoni della destra classica se non nelle sue inevitabili radici. Le radici però sono meno esposte e perciò meno riconoscibili. Fra un selfie e l'altro, fra una chiacchierata social e l'altra, fra una moto d'acqua e l'altra, un passo alla volta, ci si appropria del Paese. 
Del Paese e del suo modo di essere. Una cosa che non è mai riuscita alla sinistra, che è stata sempre abilmente attaccata in via preventiva di tenere in mano una presunta fetta prevalente della cultura del Paese - che non era vero - ed ora perde anche la quota che aveva - il che è vero. Il mantenimento delle diseguaglianze nel mondo peraltro richiede un appoggio della pubblica opinione, e se un tempo si trattava di settori della popolazione all'interno del Paese, ora si tratta di popolazioni altre, straniere, che vivono nel Sud del mondo. Non sono certo sparite le iniquità interne, ma sono assai minori di un tempo e soprattutto sono facilmente indirizzabili verso presunte responsabilità straniere, genti di culture diverse e aspetto diverso. Si sposta l'obiettivo per mantenere un sistema.
I campi da arare provengono direttamente dai vent'anni, o più, precedenti, e Salvini ringrazia coloro che hanno provveduto a spalancare le porte delle possibilità. Opportunità politiche da cogliere.
Il Partito Democratico - ora davvero l'unico baluardo alla deriva - dovrebbe al più presto operare per definire una linea politica chiara, posizioni che lo siano altrettanto su temi centrali, che consentano di recuperare almeno una forma di identità riconoscibile e una forza di affermazione delle proprie idee che da (troppo) tempo mostra di non avere. 
Se i massimi sistemi richiedono tempo e impegno non comuni, una modalità semplice e diretta, una linea propositiva, una chiarezza d'intenti sono invece alla portata. I prossimi appuntamenti saranno focali, fra cui le elezioni regionali in un territorio da sempre importante per la sinistra, l'Emilia Romagna. Fra pochi mesi si decide la data precisa. Si tratta di una regione ben governata, ma governare bene non basta se altri stanno costruendo la cultura politica di un Paese basandola su pilastri totalmente diversi. L'incapacità di comunicare chi sei, perché tu sei "altro", e da dove deriva la tua alterità può fare affondare la migliore delle navi, un Titanic imprevisto quanto invece prevedibile. 
Un tempo si diceva che la sinistra non sa comunicare, e non sa usare la rete, ora appare non molto distante da quelle posizioni con i messaggi troppo spesso carenti di spontaneità o fissati sulle difficoltà interne al governo attuale. Credo che vada ripreso il filo della tessitura con altre modalità che non la costruzione di brevi trame critiche. Credo che vadano date risposte politiche chiare alle migliaia di giovani che manifestano per la tutela del clima e contro il riscaldamento globale, chiedendo interventi concreti ed efficaci. Credo che vada costruita una posizione sul fenomeno migranti che arrivi ad interpretarne le cause e non soltanto a cercare metodi di gestione, pure indispensabili. Per non parlare della precarietà in cui troppi sono immersi a causa del lavoro che svolgono o della necessità urgente di orientare lo sviluppo economico verso criteri di sostenibilità ambientale. Da troppo tempo stiamo aspettando, ed il tempo è una variabile in gioco.



POLITICA
Domenica 26, un voto per l'Europa (matematicamente progressista)
26 maggio 2019
Un voto per l'Europa unita, per un parlamento di rappresentanza nell'unico caso al mondo in cui Stati di storia lunga, antica, consolidata, si sono uniti volontariamente per costituire un'entità sovranazionale a cui cedere parte della propria sovranità, nella prospettiva di politiche comuni, di futuro comune. 

Unire invece di dividere, sommare invece di sottrarre. Sarà un caso, o forse no, che le operazioni tipiche della destra politica siano la divisione e la sottrazione. Matematicamente riducenti. A volte semplificanti, ma sempre orientate al passato. Addizionare e moltiplicare, operazioni progressiste (nonché evangeliche), portano a maggior complessità ma guardano avanti. Nel futuro. Se riuscissimo a fare un elevamento a potenza l'Europa sarebbe ottima in breve tempo. 
L'Unione Europea ha infatti estremo bisogno di guardare avanti, di fare progetti grandiosi per portata e respiro come quelli che si facevano venti, trent'anni fa, di impegnarsi a trovare strade comuni sui temi che contano, dall'ambiente con l'enorme tema del clima, al fisco, dalla democrazia all'istruzione, dalla ricerca scientifica alla difesa, dal fenomeno migratorio al proprio ruolo nel mondo. La necessità è forte perché deriva da un periodo di stasi, durante il quale l'aspirazione ideale all'Unione è retrocessa e i muri sono avanzati (si diceva, appunto, della divisione), steccati reali o immaginari a difesa di un passato che non tornerà e non sarebbe nemmeno auspicabile che tornasse. Ambizione ad un futuro comune resa fossile dalle difficoltà (grandi) attuali a cui spesso non si riesce a trovare risposte, scavalcata dalla pretesa di pietrificare l'Unione Europea in una linea di frazione fra localismi fuori dal tempo, o palesemente reazionari. Destre che avanzano sui vuoti lasciati dalle sinistre. 
L'Europa che vogliono i "sovranisti" è esattamente quella che c'è e che vorremmo cambiare, migliorandola. L'Europa delle Nazioni è passato che più passato non si può, ostaggio di un presente che sembra non finire mai. Ritroviamo il bandolo e sbrogliamo la matassa.
 
In un tale contesto, la scelta si fa innanzitutto stretta, a due voci, UE sì, UE no, poi si passa all'analisi un po' più profonda. Il sì all'Unione Europea passa immediatamente oltre le formazioni politiche della divisione e della sottrazione. Quale sì all'Unione viene dopo, e richiede un po' di attenzione in più. Voterò per il Partito Democratico, nonostante (anche qui) la frequente incapacità di trovare risposte ai grandi temi - globalizzazione, clima, sviluppo economico, diseguaglianze radici di migrazioni bibliche - nonostante la scarsa inclinazione ambientalista, nonostante gli immarcescibili gruppi di potere che scavalcano i temi impunemente. Nonostante tutto, resta l'unico baluardo alle destre, alle reazioni, alle divisioni. Dubito che sarà in grado di attuare l'elevamento a potenza, ma all'addizione e alla moltiplicazione ci arriviamo. Ed anche all'Azione, contraria, per Principio, alla Reazione. 

Un'Europa grande, deve diventare, capace di rispondere alle crisi interne ed internazionali, capace di stare sul piano delle grandi potenze dell'oggi e dei prossimi anni, Cina, India, Brasile, Stati Uniti,  capace di migliorare la vita dei suoi cittadini, continuando innanzitutto a garantire un bene incommensurabile come ha fatto finora: la pace. Una pace frutto di un'unione volontaria, come non si era mai visto nella Storia. Ereditiamo un passato comune con tutti gli altri Paesi e popoli europei, che va dall'Impero Romano alla comunanza culturale e valoriale costruita nel corso dei secoli, ma questo non ci ha impedito di diventare vittime di guerre fratricide. Perché lì, portano le divisioni.

Gli studenti hanno organizzato un sit-in davanti alle sedi comunitarie a Bruxelles, per ricordare che le politiche per salvare il sistema climatico terrestre sono imprescindibili. Il nuovo Parlamento è l'ultimo che avrà la possibilità di fare scelte politiche che portino verso il rispetto del limite di 1,5 gradi di incremento della temperatura globale media. Questa è la posta in gioco, legata a tutte le altre, numericamente semplice, economicamente complessa, simbolo di noi e del nostro presente.
Solo l'Unione può portare la speranza che ci si riesca, non certo i singoli Stati, non certo regole individuali incapaci di visione sistemica globale. Poi, succede che arriva un Trump del Vecchio Continente che dice che il problema non esiste, e finisce lì. 

Si vota dalle 7 alle 23. Per mandare in Europa rappresentanti di un popolo che in Europa c'è già, da sempre, cioè noi. I nostri rappresentanti nelle istituzioni europee. Basta la carta d'identità e la tessera elettorale. Buon voto. 

POLITICA
Questione di DNA
14 ottobre 2018
Nell'Amaca di Michele Serra pubblicata oggi (domenica 14 ottobre) su Repubblica viene proposta una visione netta, e per certi versi sorprendente, della struttura genetica del Movimento 5 Stelle: un movimento che possiede nel suo DNA l'ambientalismo. 
Serra parte infatti da un problema reale - l'incremento del livello consentito di sversamento di idrocarburi nei campi - per argomentare che "la sola qualità pentastellata sulla quale pareva si potesse confidare" fosse la cura ambientale, seppur ora minacciata dall'attività di governo, non così ambientalmente sostenibile. Dunque, l'ambientalismo, che "era nel DNA" del movimento, pare ora fuoriuscito dalla finestra aperta da una mutazione genetica - nè più nè meno che la stessa che hanno subito tutte le formazioni politiche che hanno governato il nostro Paese.

Possiamo affermare che non c'è stato nessun partito in Italia che abbia portato e perseguito al governo del Paese una politica coerente di decarbonizzazione dell'economia, senza apparire ingiusti se non ricordiamo diverse scelte positive in materia che pure sono state fatte. Conosco molti che, a seguito di questo fatto, hanno sostenuto i 5 Stelle riponendo la propria fiducia, a mio modo di vedere, su qualcosa che assomiglia molto all'ultima spiaggia. Conoscendo bene il PD, in cui sono entrata all'origine come socio fondatore, e la sua fatica a far propria una chiara politica ambientalista non sono sorpresa da una scelta di tal genere. 
Ma da qui ad affermare che il Movimento 5 Stelle abbia l'ambientalismo nel DNA ce ne corre. 
Averlo nel proprio patrimonio genetico significa innanzitutto averlo praticato nel corso del tempo, con tutto ciò che questo comporta, e senza togliere nulla a nessuno, credo che questa pratica appartenga in Italia soltanto alle associazioni ambientaliste - oltre agli organismi tecnico-scientifici, naturalmente, ma ci si riferisce qui al contesto politico. Così, sgombriamo immediatamente il campo. Con questo non intendo certo affermare che le stesse abbiano sempre ragione, ma che siano rappresentative del tema e di chi lo segue. Gli altri non lo sono. Punto. 
In secondo luogo, il legame fra un movimento che si fonda su una forma di democrazia diretta e l'ecologia politica semplicemente non c'è. Non esiste in nessun modo una consequenzialità fra una forma di scelta degli eletti e uno stile di formazione del consenso e una linea politica, ambientalista o altro. Credo che l'azione del governo sia la dimostrazione plastica di questo: l'assenza totale di una linea politica identificabile. Ho scritto spesso della carenza identitaria del PD e dell'azione altrettanto scarsamente identificabile, ma ciò a cui assistiamo in questo periodo supera ogni livello. 

L'ambientalismo non si inventa dall'oggi al domani, non è una spilla da apporre sul bavero, non è nemmeno una qualifica identitaria. Per quanto mi riguarda deve essere scientificamente fondato, pur rispettando ogni forma di sensibilità verso l'ambiente naturale e i suoi equilibri. Collocarlo nel contesto politico non è facile. Ci hanno provato spesso, a sinistra, a destra, trasversale, in una formazione politica specifica. Norberto Bobbio, nel suo classico "Destra e Sinistra" richiama i concetti fondamentali per la sinistra di libertà, eguaglianza, pace, diritti, e ci invita alla fine "ad alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".  Ad "estendere i principi di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano". Se abbiamo una responsabilità nei confronti della Natura e delle altre specie che abitano la Terra, essa si colloca in una visione progressista del mondo, mentre una visione di destra porta allo sfruttamento a cui stiamo purtroppo assistendo. Eguaglianza e diritti non esisteranno mai senza un mondo abitabile per tutti, ambiente e lavoro non possono essere in contrasto se non in un ambito produttivo vecchio stile orientato esclusivamente al profitto, la libertà di respirare aria pulita o vivere in centri urbani sostenibili non può essere privilegio di pochi, il cambiamento climatico è una sfida per tutti e non soltanto per gli abitanti delle periferie del terzo mondo.

L'estrema limitatezza, si può dire l'esiguità, del contributo della sinistra italiana da quando il tema ambientale è diventato prioritario nei fatti in contrasto spesso con le parole spese fa sembrare la posizione descritta sopra puramente retorica. Ma i limiti e gli errori fatti nel ricamo non possono cambiare la tela: una sinistra vera e degna di tale nome non può che essere anche ambientalista. Non c'è bisogno di inventarsi movimenti ad hoc, c'è piuttosto bisogno di impegnarsi, forse anche per recuperare il tempo perduto. 

Ringrazio Michele Serra per le sue Amache sempre capaci di suscitare riflessioni. Questa proprio non poteva sfuggirmi.


POLITICA
Nuove sfide attendono la politica
4 novembre 2015
Nuove sfide attendono risposte che la politica e' chiamata a costruire. Il fenomeno della migrazione di massa, i profughi da guerre e da condizioni di degrado ambientale, la sostenibilità del modello della crescita produttiva, le nuove conquiste scientifiche, i nuovi temi che interrogano l'etica, su cui l'aspetto religioso e l'aspetto laico si intrecciano strettamente. Argomenti che toccano ambiti diversi, dall'uguaglianza all'etica, dal rapporto dell'uomo con la natura alla scienza, biologica e fisica.
Quali finalità, quale etica dell'agire possono dare un senso a ciò che facciamo, alle scelte che inevitabilmente influenzeranno il futuro per un lungo periodo di tempo?

Nuove questioni si affacciano, ed escono sempre più velocemente dall'ombra.
La crisi che stiamo attraversando ormai da anni, la più profonda e duratura del mondo moderno, e' fase di un percorso che vede in un'oscillazione periodica la sua struttura normale nel tempo, o e' immagine e sintomo di una crisi di sistema, di un'evoluzione che porta alla necessità di elaborare nuove concezioni capaci di una migliore interpretazione del mondo e della società?
Se destra e sinistra si distinguono sulla base essenzialmente di un principio di uguaglianza, si può concludere, con Bobbio, che "occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".

Appuntamento a giovedì prossimo, 5 novembre, alle ore 20.30, presso il circolo del Partito Democratico Passepartout, a Bologna, per l'incontro pubblico "La politica di fronte a nuove sfide".
Ne parleremo con:

Andrea De Maria, deputato, membro Segreteria nazionale PD

Manlio Iofrida, filosofo, Università di Bologna

Umberto Mazzone, storico, Università di Bologna

Claudia Castaldini, Circolo PD Passepartout

Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Circolo PD Passepartout
politica interna
Il PD non si liquefa, si solidifica (ma deve saper guardare al futuro)
8 maggio 2012

Ciò che è accaduto alle elezioni di ieri (6/7 maggio) può essere riassunto nel modo seguente:  il PdL si riduce al lumicino mentre la Lega farebbe lo stesso se non ci fosse Verona e il Terzo Polo quasi non esiste, il PD tiene e vince, ma non raccoglie tutti i consensi che la grave caduta del centrodestra potrebbe far pensare, il Movimento 5 stelle di Grillo emerge con grande evidenza.  Senza entrare nel dettaglio, è possibile esaminare il dato restando sul piano generale, assumendo che il risultato di un'elezione amministrativa e parziale indichi una tendenza.
Innanzitutto, la destra ha fallito sotto ogni profilo e questo sembra ben chiaro ormai a chiunque:  le promesse sono andate perdute, le politiche hanno addirittura causato un serissimo problema alla tenuta dei conti dell'Italia, tanto che è stato necessario l'intervento di un governo di tecnici per evitare il peggio. L'immagine del suo leader (che mai è stato "carismatico" in vita sua) è appannata, e il suo successore è già grigio di suo.  I gadget leghisti nell'immaginario collettivo affiancano ormai all'ampolla con l'acqua del Po, diamanti, lingotti e presunte lauree albanesi.
Questa situazione è estremamente favorevole ai progressisti, all'area centro-sinistra, per cui la vera domanda da porsi è perchè non sfondi. Il Partito Democratico viene confermato dal peso che gli hanno dato gli elettori come affidabile, vedremo ai ballottaggi se anche vincente fino in fondo, ma sicuramente il grande partito che non si "liquefa", per usare le parole di Beppe Grillo, e che rappresenta una valida proposta politica per il futuro. Le posizioni chiare tenute in questi mesi di sostegno al governo dei tecnici, come il punto fermo sull'articolo 18, sono state a mio avviso comprese.
Nonostante questo, il PD non raccoglie ciò che dovrebbe raccogliere dallo stato di estrema difficoltà della controparte di destra. Forse, l'ascesa dell'astensione e del Movimento 5 stelle può indicare alcune delle ragioni. Non è dato sapere da dove provengano astensioni e sostenitori di Grillo, ma tra le fondamenta del rifiuto degli uni e della politica degli altri - perchè di questo si tratta, e non di "antipolitica", denominazione assurda per un movimento che si propone di governare il territorio - c'è un'abbondante dose di sfiducia nelle formazioni politiche che hanno operato finora.
Non sono gli errori, come comunemente si dice, a generare sfiducia negli elettori, ma i mancati interventi.
La carenza nella capacità e nella tempistica decisionale, che deve intervenire prima che salga la protesta popolare o che vengano pubblicati libri di successo (p.es. i costi della politica), e la carenza nell'interpretare nuove esigenze, come i numerosi temi riferibili alla questione ambientale, o il legame con il proprio territorio (che non è nuovo, ma è in questi tempi che viene alterato). Si tratta di temi molto sentiti dalla popolazione, che si tratti di inquinamento locale o di consumo di suolo o di santuramento della propria città, del proprio borgo, della propria campagna, che negli anni non hanno ricevuto mai risposta. Il fortissimo legame esistente in Italia con il proprio campanile è stato interpretato dalla Lega, con i risultati che vediamo.  Mentre alle istanze ambientali non ha mai risposto nessuno, con senso di realtà e concretezza, se non in misura minima.
Questi temi sono già negli interessi e nelle aspettative dell'elettorato del PD, che si aspetta che vengano affrontati e, per quanto possible, risolti. Se il futuro dell'economia, dell'energia, dell'industria risiede in buona sostanza nell'innovazione a basso impatto ambientale, il futuro della nostra vita individuale e sociale risiede nelle opportunità offerte da città, paesi e campagne vivibili e non snaturate da outlet, svincoli stradali e assenza di verde. Gli amministratori PD che, spero, vinceranno anche i ballottaggi dovranno tenerne conto.
 

politica interna
Debito che cresce (ma non sempre)
26 ottobre 2011

Se qualcuno ha ancora dubbi circa gli effetti dell'attività dell'attuale governo il grafico seguente può aiutare.  Contrariamente a quanto si sente dire a volte a proposito del "debito ereditato", capita infatti che i governi di sinistra siano quelli che riducono il debito e contengano gli eccessi dei governi di destra, i quali invece peggiorano i conti ogni volta che hanno l'occasione di trovarsi al potere. Si vede chiaramente nel grafico elaborato da Bloomberg che il debito italiano è cresciuto durante i governi guidati da Berlusconi, mentre è stato contenuto durante i governi guidati da Prodi, D'Alema, Amato, e in particolare è diminuito durante il governo D'Alema e il secondo governo Prodi. Decisamente preoccupante risulta l'incremento nell'ultimo periodo, dal quale si può intuire quale possa essere l'esito dell'attività di questo scriteriato governo.

 

 

www.bloomberg.com

POLITICA
Ecologia nella politica (se vogliamo un futuro)
17 agosto 2011

Appurato, nelle parole e nei fatti di questi anni, che l'attuale governo non è in grado di elaborare una strategia energetica capace di gestire la transizione verso un sistema a minor impatto ambientale e di cogliere nell'economia verde la strada per il futuro, viene da chiedersi cosa ne pensi l'attuale opposizione.  "Ma cosa ne pensa la parte “non eco” del Partito Democratico? Molti dirigenti non hanno familiarità con la green economy, la citano a volte come uno slogan, ma sono tuttora fermi alle grandi opere, al trasporto su gomma e alle infrastrutture che esso richiede, agli inceneritori. Cosa ne pensano nel Pd e nel centro sinistra del carbone, del ruolo pubblico delle aziende energetiche legate agli enti locali, della raccolta differenziata spinta, delle smart grid, della riqualificazione energetica del parco edilizio?"  chiede giustamente Leonardo Berlen nell'articolo dal titolo "Un governo inadeguato a cambiare anche l'energia di questo paese" pubblicato il 4 agosto sul sito di Qualenergia (riporto l'indirizzo in calce).  Con tali domande chiaramente l'autore si chiede se la pur consistente componente ambientalista presente nel PD è in grado di fare cultura, e influenzare le scelte concrete.
L'espressione politica del Partito Democratico è fondata su alcuni valori, come l'equità, la solidarietà, i diritti, la partecipazione, la libertà, lo stesso sviluppo sostenibile, considerati fondamentali, e rintracciabili nel manifesto dei valori, o nella sensibilità di iscritti, militanti, e votanti.
D'altro canto, viviamo in un tempo in cui gli effetti delle attività umane sull'ambiente sono oggetto di studi e risultati scientifici che mostrano conseguenze gravi, locali e diffuse. Se non si tiene conto di questo fatto, non è possibile realizzare, e nemmeno tendere, per esempio, all'equità:  gli inquinamenti locali interessano di solito una parte specifica della popolazione, quella con minori possibilità economiche. C'è qualcuno che, potendo, prenderebbe casa vicino agli svincoli di un'autostrada? O qualcuno magari che sceglierebbe di vivere accanto ad una centrale termoelettrica a "carbone pulito", o non sono piuttosto gli operai che vi lavorano le stesse persone che vivono nei dintorni?  Queste domande portano lontano, dato che anche i diritti vengono coinvolti: non è forse diritto di tutti respirare aria pulita, o avere disponibile acqua pulita e accessibile?  La libertà, poi, di vivere la propria vita con pienezza viene meno se la si vive in un ambiente degradato, o in un'anonima periferia cittadina priva di verde e riempita di capannoni. I servizi pubblici sono importanti, e tra essi c'è anche la disponibilità di aree verdi, che contribuiscono in aggiunta a depurare l'aria e raffrescare le giornate estive.
Se l'inquinamento su scala locale è grave, quello su scala globale è preoccupante, con le conseguenze dell'effetto-serra sul sistema climatico. Ma anche in questo caso, i primi ad essere colpiti da fenomeni estremi come siccità o inondazioni sono i più poveri, mentre si contano già i profughi ambientali, destinati ad aumentare.  In Italia, che pure gode di una posizione geografica invidiabile, la minor disponibilità di acqua si fa sentire maggiormente al Sud, proprio dove lo spreco negli acquedotti è maggiore. Abbiamo bisogno di una nuova strada, del Ponte sullo Stretto, o di un servizio idrico efficiente?  Ed è giusto che il 30% dei cittadini italiani non vedano le proprie acque reflue correttamente depurate (dato di Legambiente) ?
Per non parlare del consumo delle risorse e della necessità di giungere alla società del riciclo, del risparmio, dell'efficienza.
Dunque, ai partiti progressisti non bastano più i meccanismi di redistribuzione del reddito proveniente da uno sviluppo economico per realizzare il cosiddetto "stato sociale" e la tutela dei diritti, ma occorre scegliere anche quale sviluppo economico.

La tecnica e il mercato devono avere un fine, e questo fine può deciderlo soltanto la politica.   Il Pil può crescere in una società profondamente ingiusta e iniqua, e può crescere invece in modo da rendere le attività umane sostenibili per l'ambiente e la salute, anzi, in modo da ridurre gli impatti ambientali che ora creano la situazione che abbiamo descritto.  Ecco perchè non può (non potrebbe?)  in realtà esistere "la parte "non eco" del Partito Democratico":  perchè senza far propria la questione ambientale non si realizzano nemmeno interventi ispirati ai valori fondanti di cui sopra.
In realtà, la questione ambientale è determinante, oltre che discriminante tra sinistra e destra, per scegliere una strada che porti al futuro, e smetterla di guardare al passato che è utilissimo ma, appunto, passato.

L'articolo citato è all'indirizzo:
http://qualenergia.it/articoli/governo-berlusconi-inadeguato-a-cambiare-anche-energia-in-italia

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