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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 


 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

SCIENZA
Siamo nell'era di una nuova realtà climatica globale
25 ottobre 2016
L'Organizzazione Meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ha pubblicato il nuovo Bollettino dei gas ad effetto serra, secondo il quale nel 2015 abbiamo superato in modo stabile la concentrazione media di anidride carbonica di 400 ppm nell'atmosfera del nostro pianeta. L'anidride carbonica viene presa come composto di riferimento, anche in rapporto agli atri gas climalteranti, e ne viene misurata la concentrazione in parti per milione in volume.
 Il superamento del valore soglia era già successo, ma limitatamente ad alcuni periodi di tempo, ed in alcuni luoghi. Ora invece si parla di concentrazione media, vale a dire della normale composizione dell'atmosfera come misurata nei laboratori idonei, tutti situati in luoghi lontani dai centri di emissione.
Si tratta di un allarme, ammoniscono i cronisti, ma in realtà si tratta del continuo estendersi (si potrebbe parlare di estrapolazione che trova sempre corrispondenza con i dati reali) di un fenomeno che sembra non trovare un punto di stabilità, o di ritorno. Un flesso, o un massimo. Niente: la concentrazione di CO2 in atmosfera ha un andamento crescente (a parte le variazioni stagionali).
Secondo il comunicato WMO, tra il 1990 e il 2015 c'è stato un aumento del 37% del forcing radiativo a causa dei gas ad effetto serra a lunga persistenza, come anidride carbonica, metano e protossido di azoto, dovuto ad attività industriali, agricole e domestiche. Si sottolinea anche che la crescita di anidride carbonica è stata alimentata dall'evento El Niño, ma mentre «l'evento di El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano», ha affermato il segretario generale, Petteri Taalas. Secondo Taalas, il 2015 resterà nella storia in cui le concentrazioni di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".

Siamo in una nuova era. Qualcuno l'ha chiamata "antropocene" a sottolineare la profonda influenza dell'uomo sui sistemi naturali. L'unica consolazione è che la velocità della crescita non si trova ora ai massimi livelli, come mostra il grafico sottostante - nonostante i massimi e i minimi oscillino fra estremi abbastanza stabili ed elevati intorno a 2 ppm/yr, dunque non certo rassicuranti.
Sta a noi determinare e realizzare le condizioni per limitare tale crescita, in modo tale da contenere le alterazioni all'atmosfera e al clima che ormai interessano l'intero pianeta Terra. Questa sarà la più grande sfida del futuro, non soltanto in quanto estesa e profonda, ma perchè capace di contenere in sè i conflitti, i limiti, le iniquità, gli sprechi, gli abusi, che non siamo ancora stati in grado di superare.





Il Bollettino del WMO si scarica al seguente indirizzo:


https://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/ghg/GHGbulletin.html

ECONOMIA
I nuovi dati confermano la straordinaria notizia dello scorso anno: le emissioni inquinanti si sono disaccoppiate dalla crescita economica (ma dal Governo l'attenzione a questi temi è ad oggi scarsa)
17 marzo 2016

Ora, speriamo che non si tratti di un evento temporaneo– ed operiamo affinché non lo sia – ma la sorprendente notizia dello scorso anno che la crescita economica mondiale sembra separarsi dall’andamento delle emissioni inquinanti viene confermata quest’anno dalla IEA (International energy Agency). In altre parole, per il secondo anno consecutivo alla crescita del PIL mondiale non corrisponde una concomitante crescita delle emissioni di composti climalteranti, che appaiono stabilizzati.

I dati preliminari per il 2015 pubblicati dalla IEA confermano infatti i dati del 2014 (di cui a suo tempo avevamo scritto in questo blog), lasciando sperare che si tratti di una vera tendenza in atto, e non soltanto di un evento circoscritto. Tali dati mostrano che l’andamento delle emissioni è stabile per il secondo anno consecutivo a livello mondiale, nonostante una crescita della produzione di ricchezza del 3,4% nel 2014 e del 3,1% nel 2015. Il grafico in figura mostra l’andamento delle emissioni dal 1975 ad oggi (IEA, indirizzo in calce).

Per quanto riguarda la crescita economica, va rilevato il fatto che alle nostre difficoltà interne non corrisponde un’analoga stasi mondiale, dove in media invece il PIL è in crescita. Per quanto riguarda le emissioni, si ha che nel 2015 il comparto energetico ha rilasciato nell’atmosfera circa 32,1 miliardi di tonnellate di CO2 (eq.), una quota che rimane approssimativamente stabile dal 2013. Secondo la ricerca dell'IEA, le principali cause sono due: il minor ricorso al carbone, e la crescita delle fonti energetiche rinnovabili.

Consideriamo i due principali Paesi inquinatori. In Cina, il carbone ha generato meno del 70% dell’energia elettrica, dieci punti percentuali in meno di quattro anni fa (nel 2011), mentre le fonti pulite sono passate dal 19% al 28%; negli Stati Uniti, le emissioni sono diminuite del 2%, per via del passaggio dal carbone al gas. Le riduzioni sono poi state in parte compensate da un aumento delle emissioni nelle altre economie asiatiche in via di sviluppo e nel Medio Oriente. Quanto alle fonti rinnovabili, esse hanno rappresentato circa il 90% della nuova generazione elettrica nell’anno trascorso, con l’eolico che copre più della metà della nuova generazione elettrica. In Europa si registra una lieve crescita, ma l’UE resta capofila dell’impegno contro le emissioni inquinanti e climalteranti e le loro conseguenze. Nel complesso, i dati mostrano un andamento quasi statico. Le nuove strategie iniziano a dare il loro contributo, nonostante tutto. Ora e' indispensabile che l'accordo di Parigi trovi concreta attuazione.

Tuttociò sta accadendo nonostante le negazioni dell’evidenza da parte dei sostenitori del vecchio sistema economico-energetico, le affermazioni dell'impossibilita' di cambiare le cose, si potrebbe dire, per usare il linguaggio del Presidente del Consiglio, alla faccia dei “gufi” (non fosse che, da animalista, sono certa che si tratti di animali beneauguranti). Ora mi permetto di suggerire a Matteo Renzi che se il Governo prestasse maggior attenzione a questi temi sarebbe meglio: eviteremmo un referendum che è frutto proprio dell'incapacità  mostrata dal Governo di elaborare strategie energetiche coerenti e dialogare con Enti locali e mondo civico, avremmo una linea di politica energetica, magari meno inquinante, ed anche bene accetta nel mondo degli investitori, che si lamentano da anni proprio del percorso ondivago e spesso inconcludente delle scelte in materia di energia nel nostro Paese. Si tratta di un suggerimento volto a determinare un beneficio, in un ambito dove emerge con evidenza tutta la debolezza dell’azione di governo.

Il tema è vecchio di decenni, dunque non nasce con questo Governo, ma ci si aspetta che ora si inverta una tendenza. Questo è possibile: sul piano tecnico, infatti, il nostro Paese come abbiamo detto più volte non è in una condizione particolarmente negativa, o se si preferisce, ha i “fondamentali” per andare avanti e farlo bene. Ma occorre maggior impegno e, soprattutto, una precisa scelta  politica.



www.iea.org




SOCIETA'
Un mondo senza rifugi: il Rapporto sui Diritti globali 2015
20 novembre 2015
E' stato presentato martedì scorso, 17 novembre, a Roma il nuovo Rapporto sui Diritti globali 2015, redatto a cura di Associazione Societa` Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid , Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, che prova a descrivere il "nuovo disordine mondiale” che appare come la caratteristica che sta diventando saliente.
Il 2015 – si legge nella presentazione del dossier – è stato l’anno dei nuovi muri, delle barriere di filo spinato erette nel cuore del continente europeo, a tentare di isolare il contagio dai dannati della terra; gli effetti delle guerre e delle diseguaglianze si sono tradotti in un vero e proprio esodo, di fronte al quale l’Europa e le sue istituzioni si sono mostrate in tutta la fragilità, divisione, impotenza. Un esodo che, a inizio novembre 2015, ha già prodotto, nel solo Mediterraneo, oltre 3.400 vittime, tra le quali un numero crescente di bambini.
Il mondo sembra "senza rifugi": dove non ci si può riparare dalle turbolenze dei mercati, dalla destabilizzazione geopolitica, dalla costante e continua limitazione dei sistemi di welfare, dagli effetti delle guerre e delle diseguaglianze, che stanno portando milioni di persone ad affrontare un vero e proprio esodo. A fronte di sfide di così grande portata, l'Europa ha mostrato la sua fragilità, in un processo unitario non ancora compiuto che fatica a trovare l'unione vera necessaria a elaborare analisi e trovare risposte adeguate.
Le cifre riportate aiutano a comprendere le dimensioni del problema:  le statistiche europee ci informano che nell’Unione vi sono 122,6 milioni di persone a rischio di poverta` ed esclusione, quasi un europeo su quattro, mentre all’inizio della crisi erano 116 milioni. Alcuni Stati membri hanno percentuali ancor piu` drammatiche, come la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%), la Grecia (35,7%), l’Ungheria (33,5%); a fronte di percentuali tra il 15 e il 16% di Paesi come Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica Ceca. L’Italia registra il 28,4%, dato superiore alla media europea, per un totale di 17 milioni e 330mila persone. In tale contesto, nel quadriennio 2008-2012 – complessivamente, ma in modo molto differenziato tra i diversi Stati membri – l’Europa ha disinvestito nel welfare, con un taglio sulla spesa sociale per un ammontare totale di circa 230 miliardi di euro. A livello mondiale, il divario fra la fascia sociale più ricca e quella più povera si amplia, in un quadro di sviluppo fortemente diseguale e certamente assai lontano dalla "sostenibilità" ambientale.
I poveri sempre più costretti a subire intrusioni, come quelle sui terreni. Il Land grabbing e` un fenomeno in rapida crescita, con un numero di accordi conclusi aumentato di quasi il 30 per cento in poco piu` di un anno, passando da 755 nel giugno 2013 a 956 nel settembre 2014. L’appropriazione delle terre riguarda ogni continente e insieme alla liberalizzazione dei mercati porta alla crisi della piccola agricoltura: il Rapporto indica che in Italia è quasi dimezzata nel volgere di un ventennio. Un tema importante se si considera che attualmente a livello mondiale il 70 per cento del cibo consumato e` prodotto dall’agricoltura su piccola scala; ed il 30 per cento dall’agricoltura industriale, che, viceversa, e` responsabile del 75 per cento del danno biologico a carico del pianeta. Le Nazioni Unite hanno calcolato che, gia` vent’anni fa, il sistema agricolo industriale aveva provocato l’estinzione di piu` del 75 per cento della biodiversita` presente in agricoltura.

Eppure, le risorse non mancano, come il Rapporto evidenzia, ma non vengono utilizzate in misura sufficiente a migliorare lo stato dei poveri o dell'ambiente. Agli Stati Generali della Green Economy che si sono tenuti a Rimini l'economista indiano Pavan Sukhdev - che ha lavorato per 14 anni da manager alla Deutsche Bank e nell'elaborazione del progetto Teeb sul valore degli ecosistemi - il sistema produttivo attuale genera costi a carico della collettività pari a 6.600 miliardi di dollari: circa l'11 per cento del Pil globale. Ha ricordato che secondo l'Unep basterebbe reindirizzarne una piccola parte, soltanto il 2 per cento del Pil globale, per accelerare la conversione green dell'economia. Diventerebbe così possibile il riequilibrio ecologico: stabilizzare la CO2 atmosferica a 450 parti per milione; salvare le foreste pluviali; frenare l'aumento della sete. 
Sostenibilità e eguaglianza invece di povertà, degrado, conflittualità. Eppure, ci si muove abbondantemente nel solco scavato dalla Brown Economy, ancora molto forte naturalmente, mentre qualcuno aspetta che parte della ricchezza prodotta passi ai poveri (la famosa teoria del "trickle down", dello "sgocciolamento" della ricchezza prodotta dall'aklto verso il basso, mai verificata ma considerata teoria economica). I dati però mostrano che avviene il contrario, a meno che non si pongano in essere interventi pubblici a protezione sociale, come e' avvenuto in parte nell'Europa dei decenni scorsi, ed ambientale.

Per saperne di più:

www.dirittiglobali.it

ECONOMIA
Scoperto da ENI un giacimento di gas di grandi dimensioni nel Mar Mediterraneo
3 settembre 2015
La notizia notevole in campo energetico in questi giorni e' senza dubbio la scoperta da parte di ENI di un enorme giacimento di gas nel Mar Mediterraneo, e precisamente in Egitto. 
Presso il prospetto esplorativo denominato Zohr e' stato identificato un enorme giacimento che, in base alle valutazioni geologiche e ai dati forniti dal pozzo della scoperta, si stima possa contenere fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in un'area di un centinaio di chilometri quadrati. Si tratta dunque di una rimarchevole scoperta che premia ENI, e in particolare il suo impegno nell'area mediterranea.

Ci si chiede ora quali possano essere le conseguenze, per noi e per lo scenario energetico mondiale. Senza dubbio gli effetti saranno positivi per ENI e per le aziende della filiera, come tutti gli analisti hanno osservato. Le ricadute saranno perciò positive per il nostro Paese, naturalmente anche in virtù del fatto che ENI e' una partecipata statale. A tutto ciò, già abbondantemente evidenziato dalla stampa, non è secondario ricordare il fatto che l'azienda è stata uno dei principali artefici dello sviluppo economico post-bellico dell'Italia, con marcato ruolo di politica energetica che ai politici mancava assolutamente. Va a suo merito, e più in generale alle nostre istituzioni, l'essere ancora oggi detentrice di posizioni di vertice sul piano internazionale; un fatto che senza dubbio giova anche al nostro Paese.

In un quadro di scenario energetico, le cose sono più complicate. A parte l'Egitto, che può beneficiare direttamente della scoperta, e per quanto si è scritto sopra l'Italia, e' abbastanza difficile che la medesima vada ad incidere fortemente sugli scenari energetici italiani e mondiali. Per quanto riguarda il gas naturale, infatti, il nostro Paese possiede già una capacità d'importazione che doppia di quanto consuma. E' vero che la crisi di questi ultimi anni ha fatto la sua parte, ma comunque siamo ben al di sopra dei consumi, anche precedenti la crisi. Non abbiamo, inoltre, gasdotti che ci colleghino all'Egitto, per cui sarebbe necessario realizzarli o realizzare le connessioni. In alternativa, c'è la liquefazione, con successivo trasporto e rigassificazione. In questo ambito non siamo molto attrezzati, ed ora abbiamo a disposizione soltanto tre rigassificatori, comunque sottoutilizzati. La prossimità ai siti di consumo, o la facile raggiungibilita', sono sempre stati un aspetto centrale del gas naturale. E' vero peraltro che importiamo una quota rilevante di gas da un unico fornitore, la Russia, mentre invece diversificare la provenienza di una fonte così importante e' uno dei sistemi per incrementare la sicurezza energetica.
Nello scenario mondiale, e' chiaro che anche a fronte di un buon livello di produzione raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi, e a costi che si stimano più bassi, si resta nelle piccole percentuali relativamente all'intero contesto, vale a dire quote significative, ma che difficilmente alterano profondamente il mercato.

Le politiche a protezione del clima dovrebbero infine fornire il quadro in cui effettuare le scelte e sviluppare le linee di indirizzo. Da questo punto di vista, molto e' stato fatto e altrettanto resta da fare, auspicabilmente, per costruire una cornice di sicurezza per l'umanità. 
Il gas naturale, pur avendo buone prospettive di crescita su scala mondiale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo ed in sostituzione del petrolio, e' vincolato dalle scelte di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) ed esso stesso e' un potente gas serra, essendo costituito quasi interamente da metano (CH4). La CO2 e il metano sono fra i composti elencati dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni climalteranti e da tutte le convenzioni sul clima, e rientrano nelle politiche dell'Unione Europea aventi la stessa finalità. I consumi di fonti fossili sono inevitabilmente destinati a ridursi prima o poi per evitare che l'alterazione della composizione atmosferica dovuta alle emissioni della combustione diventi insostenibile.
Dunque tutto ciò va visto in una visione d'insieme, nella quale guidare i processi in modo razionale diventa una priorità legata agli effetti globali, che in gran parte sono già in atto. Le risorse sono importantissime, la loro gestione lo è altrettanto. 

PS:  sabato 12 settembre, presso la Festa dell'Unita di Bologna, al Parco Nord, parleremo di questi argomenti in un'iniziativa pubblica dal titolo: "La febbre del pianeta: nuove energie contro i cambiamenti climatici".   Sala Metropolitana, alle 18.30.

ECONOMIA
Energia: meglio, ma ancora non basta
11 luglio 2015
Secondo Bloomberg New Energy Finance saranno almeno 5 le linee guida che caratterizzeranno la transizione del sistema energetico a livello mondiale nel prossimo futuro. Lo studio è il nuovo Energy Outlook 2015, che è possible reperire all'indirizzo in calce. In breve, il sistema di approvvigionamento energetico mondiale vedrà la situazione attuale letteralmente capovolgersi: da oltre 60% di energia da fonti fossili, ad oltre il 60% da fonti rinnovabili.

I maggiori drivers energetici individuati sono:

1. Il solare. L'energia solare è destinata a diventare una delle maggiori tecnologie utilizzate per coprire il fabbisogno. In particolare, il calo dei costi porterà una forte crescita degli investimenti nel solare fotovoltaico, sia a grande scala sia a piccola scala. Si stimano 3,7 miliardi di dollari.
2. La democrazia energetica. L'energia sarà sempre più appannaggio degli utenti, i tetti saranno solari, i sistemi energetici locali, così come gli accumuli. Nella parte del mondo in via di sviluppo, queste caratteristiche saranno spesso le prime ad essere conosciute, in località che avranno accesso all'energia per la prima volta. 
3. Calo della crescita della domanda. La domanda di energia sarà sì in crescita, ma in misura minore che nel passato. Si stima 1,8% all'anno, invece del 3% che ha caratterizzato gran parte degli ultimi 20 anni. Nei Paesi OECD la domanda di energia sarà inferiore nel 2040 rispetto al 2014.
4.  Il gas naturale sarà una parentesi. La grande crescita nel consumo di gas che ha fatto da ponte verso le rinnovabili è stata propria di alcuni Paesi Occidentali e degli USA, ma non sarà lo stesso per i Paesi in via di sviluppo. Molti di essi passeranno direttamente dal carbone alle rinnovabili, e spesso ricorreranno direttamente ad entrambi. 
5.  Resta il pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici. Nonostante tutto, si stima che le emissioni di CO2 ed altri gas climalteranti saranno in crescita. Considerato cioè  l'impegno per le rinnovabili e per l'efficienza, la presenza ancora di grandi impianti a fonti fossili e il legame con il carbone di molti Paesi limiteranno gli effetti positivi auspicati.

Dunque, in vista del 2040 la struttura del sistema energetico mondiale sarà profondamente trasformata. Tutto ciò, secondo questo Rapporto, non sarà ancora abbastanza per fermare il cambiamento climatico in atto e ridurre le emissioni climalteranti. Data la difficoltà insita nel fare stime di questo tipo, resta la possibilità di intervenire ora in misura tale da migliorare le prestazioni future. 

Il dossier completo si trova al seguente indirizzo:
http://www.bloomberg.com/company/new-energy-outlook/
SOCIETA'
Ghiaccio? No, grazie (nel 2085)
24 marzo 2015



Guardiamoli bene, questi ghiacci artici, perchè stanno scomparendo. Con tutte le conseguenze del caso. Cioè, conseguenze sull'intero sistema climatico, marino, terrestre e atmosferico, e su tutti gli ecosistemi, del pianeta Terra.
L'immagine sopra rende bene l'idea: mostra il progressivo ridursi della superficie ghiacciata del Mar Glaciale Artico nel corso di due secoli, a partire dal 1885, per finire al 2085 (con una simulazione). E' notizia dei giorni scorsi che l'estensione dei ghiacci artici dello scorso anno è la minore mai registrata. Ed è notizia scientifica di qualche tempo fa che le simulazioni utilizzate per prevedere i cambiamenti del sistema climatico sono affidabili. Prevedono correttamente.  Compresa la velocità del fenomeno. Questo significa che c'è pochissimo tempo per correre ai ripari.
Un'altra cosa che impressiona, o dovrebbe, almeno, è la scarsa influenza che hanno notizie come questa. Ci si perde ogni giorno in valutazioni inconsistenti  - nel senso letterale di "prive di consistenza" - mentre ciò che ha consistenza fisica viene praticamente ignorato.

L'elaborazione è del NOAA:

"NOAA Geophysical Fluid Dynamics Laboratory"

http://www.gfdl.noaa.gov/the-shrinking-arctic-ice-cap-ar4

 

ECONOMIA
Le emissioni climalteranti non seguono l'andamento dell'economia (per una volta, una buona notizia)
18 marzo 2015

C’è una notizia importante in questi giorni riguardo le emissioni di sostanze inquinanti generate dalle attività umane: per la prima volta lo scorso anno la crescita dell’economia mondiale non è stata accompagnata da un’analoga crescita delle emissioni di CO2 e altri gas equivalenti. L’International Energy Agency ci informa di un cambio nell’andamento dell’economia che riguarda l’ambiente, e che può influenzare gli sviluppi futuri.

Insostanza, la crescita economica – dovuta in gran parte ai Paesi asiatici inforte sviluppo – è andata avanti, mentre le emissioni si sono stabilizzate. Sempre ad un livello altissimo, ma stabile. Le emissioni globali sono state infatti praticamente ferme nel 2014 a 32,3 miliardi di tonnellate, invariate dall’anno precedente.

Il fatto notevole è che si verifica per la prima volta un disaccoppiamento fra due andamenti che sono sempre stati legati nel tempo.  Questo porta a pensare di riuscire a farcela nella maggiore sfida che caratterizza il presente e il prossimo futuro: la crescita economica con concomitante riduzione degli impatti ambientali. E’ necessario sottolineare che è indispensabile procedere fino ad un vero disaccoppiamento, che comporterebbe non soltanto una stabilizzazione, ma un calo delle emissioni anche in presenza di un andamento in crescita dell’economia. Il problema delle conseguenze sul sistema climatico delle attività umane, già ben presente, e di un loro contenimento e futura riduzione per salvare l’ambiente terrestre è forse la maggiore sfida che l’umanità si sia trovata ad affrontare nella sua storia, e saranno  essenziali in futuro gli obiettivi che oggi ci poniamo e i traguardi che riusciamo a raggiungere. Il tempo infatti è parametro fondamentale nella risoluzione di questo problema.

I dati ancora non sono sufficienti – come sostengono i vertici dell’International Energy Agency – a ritenere che abbiamo imboccato il percorso corretto che consentirebbe alla temperatura globale di restare entro l’aumento di 2°C previsto, ma sono ugualmente significativi. Ricordiamo che l’aumento di 2°C  della temperatura globale media è un valore notevole, ma considerato ormai inevitabile, una sorta di “male minore”. Dovremo adattarci ad una quota di modifiche del sistema climatico per come lo abbiamo conosciuto finora, e questo costituisce in sè uno dei temi importanti della questione.

Alcuni fattori sicuramente incidono nel contenimento osservato delle  emissioni climalteranti, come la scarsa crescita nel mondo occidentale, il grande investimento che sta facendo la Cina per incrementare efficienza e rinnovabili, le normative interne o internazionali di protezione ambientale. Sta cambiando il modo in cui consumiamo energia, sia nei Paesi OECD sia in molti Paesi in via di sviluppo, e si incomincia a misurarne  gli  effetti. Un segnale positivo una volta tanto, dunque, che ci indica la strada che dobbiamo percorrere, con decisione.

L’articolo dell'IEA si trova al seguente indirizzo:

“Global energy-related emissions of carbon dioxide stalled in 2014”

http://www.iea.org/newsroomandevents/news/2015/march/global-energy-related-emissions-of-carbon-dioxide-stalled-in-2014.html

 

NB:  sabato 21 marzo a Roma si terrà un incontro dal tema incoraggiante: “L’Italia può farcela. A sinistra nel PD per la democrazia e il lavoro”.  A partire dalle ore 10, presso l’acquario romano, Casa dell'Architettura, piazza Manfredo Fanti 47.


NB2: dal 14 marzo al 21 a Bologna e' la Settimana della legalità, con iniziative e incontri che culmineranno nella manifestazione di sabato 21. Per informazioni si può consultare il sito di Libera: 

www.libera.it


SCIENZA
Conferma sperimentale: l'aumento della CO2 modifica temperatura e clima
26 febbraio 2015
Misurazioni spettroscopiche eccezionalmente precise della radiazione infrarossa che arriva sulla superficie terrestre hanno permesso di valutare per la prima volta l'impatto termico a livello del suolo dell'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera. I dati ottenuti confermano la correttezza dei calcoli usati nei modelli climatici. Questo è l'abstract con cui inizia un articolo pubblicato su Le Scienze, di grande importanza sul piano sperimentale per la conferma che comporta nei riguardi dei modelli di previsione dei cambiamenti climatici. 
Lo studio, presentato con un articolo sulla rivista Nature, e' stato effettuato dai ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, che hanno misurato la variazione della capacità dell'anidride carbonica atmosferica di assorbire la radiazione termica emessa dalla superficie della Terra in località del Nord America.

Per la prima volta è stata misurata la variazione del rapporto fra l'energia in arrivo dal Sole e il calore disperso dalla Terra nello spazio (detto forcing radiativo) dovuto all'aumento della concentrazione di anidride carbonica, e dei gas climalteranti, in atmosfera. I valori ottenuti indicano che i metodi matematici utilizzati nei modelli climatici attuali rappresentano in modo corretto le conseguenze dell'incremento della CO2 e degli altri gas-serra nell'atmosfera terrestre, imputati di generare un riscaldamento globale che porta con se' modifiche del sistema climatico. 
In particolare, nelle rilevazioni i ricercatori hanno osservato che la CO2 atmosferica, che nell'arco di tempo dello studio condotto è aumentata di 22 parti per milione, emette una quantità crescente di energia nell'infrarosso, con un incremento valutabile in 0,2 watt per metro quadrato per decennio.

I modelli matematici per il clima sono necessari poiché si tratta di un sistema complesso, caratterizzato da molte variabili, che dunque non può essere descritto per via analitica. Questo ha comportato un grado di incertezza scientifico che è alla base di annose discussioni fra negazionisti (soprattutto nel mondo anglosassone americano) e il resto della comunità scientifica convinta delle conseguenze sul clima dell'inquinamento atmosferico - che costituisce l'assoluta maggioranza. Ora, questo studio e' una conferma sperimentale importante, poiché trova per la prima volta una base concreta su cui le teorie sul cambiamento climatico possono trovare appoggio.

Le attività umane stanno intervenendo sui sistemi naturali fino alla dimensione globale, un'esperienza mai provata prima nella Storia dell'uomo, il quale perciò non ha elaborato elementi culturali che consentano di affrontare il tema, ed oggi, si trova nell'emergenza. Con una valenza simile alle armi nucleari, che pur potendo distruggere il pianeta varie volte sono state costruite a decine di migliaia, i cambiamenti climatici coinvolgono qualcosa che ci sfugge, una dimensione a cui non siamo preparati, troppo estesa per finire sulle prime pagine dei giornali. Quasi come uno scenario teatrale, le notizie che li riguardano vengono di solito esposte nella pagina della cultura, come un'informazione in più per arricchire il proprio bagaglio. Qualcuno ha detto che se i cambiamenti climatici avessero le sembianze di un dittatore minaccioso li avremmo già combattuti efficacemente. 
Può darsi, anche se la questione non è semplice. Ma ora è anche un fatto sperimentale, dunque entra nel nostro mondo dalla porta della tecnica, e dovrebbe riuscire ad incidere nella società molto più di quanto possono fare grafici e previsioni un po' astratte. 

Il sito di Le Scienze:

www.lescienze.it

SCIENZA
5 minuti per osservare il cielo
2 maggio 2014

Mentre si procede come al solito, e come se niente fosse, è notizia di questi giorni che la concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto le 400 ppm:  per la prima volta nella storia. 

Il picco poi scenderà per le variazioni stagionali, ma la tendenza in continua crescita non sembra arrestarsi, e ben poco incidono gli accordi internazionali a protezione di atmosfera e clima. E’ necessario fare di più e meglio.

Vale dunque la pena di perdere qualche minuto per osservare i grafici dei rilievi effettuati. Sono chiarissimi e preoccupanti. Quelli più noti provengono dall’Osservatorio situato sul Mauna Loa alle isole Hawaii, se non altro perché è il più lontano da ogni sorgente di inquinamento locale. L’Osservatorio fa parte della rete mondiale di rilevamento ed è gestito dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli USA.

Gli indirizzi dove trovare i grafici e le informazioni relative sono i seguenti:

http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/

http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/#mlo_full

Anche in Italia la ricerca è attiva su questo tema, e può essere interessante documentarsi con un dossier scientifico divulgativo molto ben fatto, dell’Isac del Cnr. E’ di qualche anno fa, ma il contenuto non è ovviamente cambiato, se non per i dati, che ora sono peggiorati.

Per chi vuole saperne di più, il manuale si scarica qui:

http://www.isac.cnr.it/cimone/sites/default/files/SentieroAtmosfera.pdf

 

ECONOMIA
Nuovi modelli di investimento (senza carbone)
17 gennaio 2014

La questione tempo: ciò che sappiamo ormai da molto tempo sul cambiamento del sistema climatico ha acquisito il carattere dell’urgenza. Dopo l’estensione alla dimensione dell’intero pianeta del problema dell’inquinamento a cui abbiamo assistito negli ultimi cinque-sei decenni, ora gli interventi per contenere e ridurre la portata del problema non sono più rinviabili.

La raccomandazione che sarebbe contenuta nella seconda parte del V Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo scientifico internazionale delle Nazioni Unite), secondo le anticipazioni, ci suggerisce di passare ad un’economia a basse emissioni di carbonio, e di farlo in fretta.

Le emissioni climalteranti infatti sono in aumento a livello globale con un valore dell’incremento medio che ha superato il 2% nell’ultimo decennio, mentre nei trent’anni precedenti si attestava intorno all’1,3%. Se questi sono i dati, occorre prestare la massima attenzione: significa non soltanto che è in atto un aumento delle emissioni, ma che esso varia aumentando a sua volta. In altre parole, la velocità con cui aumentano le emissioni è in crescita. Si tratta di un fatto che, se non arrestato, può portare facilmente e in breve tempo ad una situazione esplosiva.

Sul piano delle politiche climatiche ed energetiche impostate e applicate a livello internazionale e internamente nelle singole realtà locali, significa che quanto fatto finora non basta, ma che occorrono interventi più incisivi e più rapidi.

Il dibattito che spesso verte sulle rinnovabili – molto meno sul risparmio energetico e l’efficienza – fa dimenticare che il maggior contributo alle emissioni di gas serra mondiali proviene ancora oggi dalla combustione di petrolio e di carbone che, secondo il Rapporto, potrebbero raddoppiare o addirittura triplicare entro il 2050. Al contrario, per contenere l’aumento della temperatura media globale al limite dei 2°C sarebbe necessario un taglio netto delle emissioni ben oltre la metà.

Risultano evidenti l’entità del problema e la sua difficoltà di risoluzione nel momento in cui si va ad interferire con i processi economici e la produzione di ricchezza così come l’abbiamo considerata finora, e con i processi demografici e di sviluppo della maggior parte dei Paesi emergenti.

Lo stesso Rapporto parlerebbe di nuovi modelli di investimento per un’economia a basse emissioni di carbonio. Una cosa che può interessare anche l’Italia, non per arrestare la crescita ma per favorirla, in un quadro di sostegno alla qualità, all’innovazione tecnologica fondata sulla ricerca, al miglioramento dello stato dell’ambiente, naturale e antropizzato, alla cultura.

 

Una buona notizia, ulteriore tassello sulla strada della decarbonizzazione, riguarda la centrale di Porto Tolle: la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente ha bocciato nuovamente la procedura autorizzativa. Il parere della Via fa proprie in alcuni passaggi le osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste. Viene invece bocciata la scelta di Enel di convertire il vecchio impianto ad olio combustibile a carbone, che in Veneto aveva l’appoggio del governatore Luca Zaia e del Consiglio regionale, arrivati addirittura a modificare le norme riguardanti il Parco del Delta del Po, in cui è situato l’impianto.

Dunque Enel dovrà presentare un nuovo progetto, ma questa ennesima bocciatura, che segue quella del Consiglio di Stato, ha tutta l’aria di essere la parola “fine” posta in calce alla vicenda. Sarebbe ora. In un Paese dove la capacità elettrica duplica le necessità, facente parte di una comunità (l’Unione Europea) che si prefigge obiettivi elevati di riduzione delle emissioni di carbonio, pensare al carbone significa porsi fuori dalla realtà dei fatti.  Il tutto in un Parco naturale protetto di rilevanza internazionale.

 

La notizia con le anticipazioni della seconda parte del V Rapporto IPCC si trova al seguente indirizzo:

 

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/01/17/Ipcc-passare-subito-economia-basse-emissioni-CO2_9914492.html

 

 

 

politica interna
La regressione energetica del governo Letta: dopo il nucleare, il carbone
16 maggio 2013

La centrale di Porto Tolle ormai è un emblema di un paradigma energetico che non si vuole cambiare; persino la sua localizzazione, fra le nebbie, le acque, gli uccelli del Delta del Po, contribuisce a creare l'immagine dell'attacco alla Natura che resiste negli obiettivi di amministratori pubblici e di gestori energetici, riproducendo il conflitto fra ambiente e lavoro, fra salute ed economia, oltre la realtà, fuori dal tempo come soltanto un impianto dentro una fra le ultime aree naturali d'Italia può essere.
Il carbone costa poco, e questo dovrebbe bastare al gestore per fare una scelta riguardante il tipo di impianto, naturalmente, migliorando la situazione ambientale con la tecnologia  moderna, che consente di inquinare di meno rispetto al precedente impianto ad olio combustibile.  In realtà, questo non basta affatto, viste le emissioni di CO2 e soprattutto, vista la possibilità di convertire l'impianto a metano, come prevedeva la normativa riguardante il Parco del Delta del Po in cui si trova la centrale prima che la Regione Veneto la modificasse. Un modo non più accettabile di fare scelte energetiche: considerare avanti a tutto il costo del combustibile. Tutto ciò, poi , in un contesto italiano con grande eccesso di potenza elettrica installata, grande crescita delle rinnovabili, e notevole margine di risparmio energetico, che consentirebbe di ridurre proprio l'uso delle fonti energetiche più inquinanti e climalteranti.
E' vero che il carbone ha prezzo basso, che stanno aumentando le importazioni nei Paesi UE dagli USA, che con gli idrocarburi di scisto stanno modificando il mercato mondiale, ma è altrettanto vero che nel nostro Paese c'è la concreta possibilità di evitare i combustibili peggiori sul piano ambientale, dati alcuni aspetti del nostro sistema energetico, che non ha mai visto una quota rilevante di carbone e vede ora una quota sempre più interessante di rinnovabili.
La politica energetica dovrebbe farla, appunto, la politica, e qui nascono i problemi. Dopo l'apertura nientemeno che sul nucleare, il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato (PD) afferma di voler accelerare l'iter per la conversione dell'impianto a carbone, oggi sospeso in attesa della nuova Valutazione d’Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente, in accordo con Luca Zaia (PdL), presidente della Regione Veneto.   Si tratta di un grave errore, frutto di una visione quantomeno vecchia della questione energetica. Ad essa si somma la considerazione praticamente nulla, stanti l'assenza di dichiarazioni, di un Parco di importanza naturalistica internazionale. Il Ministro, oltretutto, è del Partito Democratico, mentre la Responsabile Ambiente dello stesso, Stella Bianchi, si è espressa in senso contrario, in un quadro variopinto del partito in cui ognuno fa e dice quello che vuole. Naturalmente, condivido la posizone contraria.   Per l'ennesima volta, sperando che la querelle finisca, insieme al carbone.   Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensa il Ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, anche lui del Partito Democratico.
 

SCIENZA
Nuove risultanze sull'uso di biomasse solide per energia termica
2 aprile 2013

Le biomasse solide a fini energetici, ed in particolare per il riscaldamento, possono generare quantità notevoli di inquinanti tossici e cancerogeni, in misura tale da rendere necessaria un'accurata valutazione dei benefici derivanti dalla riduzione presunta della CO2.  Inoltre, mentre si ipotizza comunque un minor contributo all'aumento di gas-serra in atmosfera, le emissioni di polveri fini superano invece quelle degli altri combustibili, ed in particolare dei combustibili gassosi (gas naturale e Gpl).
Uno studio recentissimo dal titolo  "Biomasse termiche in Italia, Riflessi economici ed ambientali", di Nomisma Energia (indirizzo web in calce), porta all'attenzione un tema dibattuto, ma con molti aspetti ancora da approfondire, su cui vale la pena soffermarsi visto l'assunto sostanzialmente positivo che generalmente riguarda la combustione delle biomasse, e che ha come conseguenza una condizione di sostanziale vantaggio economico.
Il ricorso alle biomasse, nel caso specifico alle biomasse solide a fini di produzione di energia termica, viene ritenuto a basso danno ambientale in relazione al problema del riscaldamento globale dovuto all'aumento dei gas-serra in atmosfera (fra cui l'anidride carbonica, CO2) dato che i composti organici di origine vegetale emettono al momento della combustione soltanto la CO2 accumulata durante la vita della pianta. Con un ciclo in equilibrio, tenendo conto anche delle operazioni connesse come il trasporto, si ha una quantità di CO2 emessa pari alla quantità assorbita durante la crescita dei vegetali, perciò un impatto zero sul sistema climatico. Questo assunto è stato oggetto di vari approfondimenti, con indicazioni specifiche della Commissione Europea per la sostenibilità della filiera, per l'evidente difficoltà di valutare con precisione il pareggio delle emissioni, compresa la raccolta della biomassa e il trasporto.
Secondo la ricerca, il problema nasce soprattutto con le emissioni di polveri sottili, per le quali l'Italia presenta una situazione delicata soprattutto nelle aree urbane e nella Pianura Padana, che sarebbero prodotte in grande quantità. Le PM10 prodotte dalle biomasse solide sarebbero superiori a qualle prodotte dai combustibili fossili, fino a 1.000 volte di più rispetto al gas naturale. Queste emissioni sono particolarmente pericolose se prodotte in un ambiente chiuso, come un caminetto o una stufa.
Inoltre, il consumo di energia per la produzione e il trasporto incide notevolmente sul contenuto energetico totale, superando il 15% per il pellet importato dai Paesi dell'Est europeo, e il 12% per il pellet nazionale (escludendo l'ipotesi di importazione, estremamente dannosa, di biomassa dalle foreste tropicali).  Questo significa che una parte di energia va sprecata in operazioni che causano emissioni di gas-serra, di cui occorre tenere conto.
Il tema è ancora aperto, e bilanciare un ancora incerto contributo alla riduzione della CO2 con i danni da emissioni di polveri fini non è semplice, anche perchè, come viene ricordato, una biomassa che resta dov'è a fare il suo mesiere di vegetale assorbe comunque una certa quota di carbonio.
La condizione ideale riguardo il riscaldamento degli edifici resta senza dubbio il risparmio energetico che, con le case passive, consente di evitare - o ridurre al minimo - qualsiasi combustione, di biomasse o di gas, e le loro emissioni inquinanti. Sicuramente, le incentivazioni economiche devono andare in questa direzione, verso il risparmio e l'efficienza innanzitutto, aprendo la strada alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, con una "grande opera" che sarebbe utilissima.

www.nomismaenergia.it
 

SCIENZA
Una conferma della causa del riscaldamento globale nella CO2
24 marzo 2013

La fine dell'ultima era glaciale e l'incremento della temperatura che l'ha caratterizzata hanno fra le cause un notevole aumento dell'anidride carbonica in atmosfera, che contribuì a modificare l'assetto del clima terrestre. Uno studio di istituti di ricerca europei fra cui il Cnr - con l'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali di Venezia - conferma l'influenza diretta che questo composto di carbonio e ossigeno ha sulla temperatura globale e sul sistema climatico, mostrando le ragioni per cui è essenziale ridurre la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, attualmente in costante crescita.
Il biossido di carbonio CO2, più noto come "anidride", in costante aumento a seguito delle attività umane come quelle industriali, per la produzione di energia da fonti contenenti carbonio, e agricole intensive, è ritenuto una delle cause dell'incremento della temperatura globale media stimato attualmente in circa 0,6 gradi, per le sue proprietà di trattenere energia e restare per lunghi periodi di tempo. Queste caratteristiche, insieme alla grande quantità costantemente emessa, lo qualificano fra i maggiori gas ad effetto-serra. Rispetto all'epoca pre-industriale si stima un aumento della concentrazione di CO2 di circa il 35%, da 280 ppm a 390 ppm.
Una conferma della sua influenza sulla temperatura globale viene ora da questo studio che mostra la concomitanza fra la CO2 e l'aumento della temperatura della fine dell'ultima era glaciale, contrariamente ad ipotesi fatte in precedenza che anticipavano il riscaldamento di 800 anni rispetto all'incremento del gas. Gli scienziati sostengono che potrebbe essere stata la causa scatenante.
Questi studi sono fondamentali per comprendere la dinamica del clima, e hanno almeno due scopi pratici importantissimi:  intervenire per ridurre e magari in futuro arrestare le emissioni inquinanti e climalteranti, e riuscire a far fronte ai cambiamenti già oggi in atto, che in una certa misura saranno inevitabili. 

L'articolo è stato pubblicato su Science, alcuni dettagli si trovano su Le Scienze:
www.sciencemag.org
www.lescienze.it/lanci/2013/03/08/news/cnr_co2_causa_dellultima_deglaciazione-1552334/

 

SCIENZA
Livello del mare in crescita superiore alle previsioni (e nonostante quanto - poco - facciamo per limitare le emissioni)
18 novembre 2012

Il livello del mare crescerà di almeno 80 centimetri nel corso di questo secolo, l'attuale riduzione del ricorso ai combustibili fossili non eviterà un aumento del livello del mare significativo, il quale invece continuerà a salire per almeno due secoli da ora in avanti. Il Mediterraneo sarà coinvolto nel processo, con conseguenze dirette sulle coste e sulla terraferma di pianura, ed in particolare della Pianura Padana.
Non si tratta dello scenario di un film di fantascienza, ma di quanto emerge dai risultati di uno studio condotto da Antonio Zecca e Luca Chiari, del Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento, sulla rivista Global and Planetary Change. L'analisi è stata condotta con un metodo semi-empirico e un modello climatico proiettati con parametri caratterizzanti vari scenari di riduzione dell'uso dei combustibili fossili.  Dai risultati emerge un  fatto sconfortante:  nonostante la tendenza in corso alla riduzione dei combustibili fossili e nonostante le misure prese in tal senso, il livello del mare continuerebbe a salire di almeno 80 centimetri in un secolo, molto oltre le previsioni IPCC, e la risalita perdurerebbe per almeno due secoli successivamente. Dai modelli analizzati risulta anche che l'unico modo per limitare significativamente l'incremento del livello del mare consisterebbe in un drastico taglio delle emissioni climalteranti a partire da ora in tutto il mondo, fino praticamente ad azzerarle nel 2050. Un taglio vero, molto più netto di quanto è stato fatto finora e di quanto è stato finora ipotizzato.
Secondo l'intervista pubblicata sul sito di Repubblica, i valori ottenuti sono oltretutto valori minimi, in quanto gli scenari studiati non tengono conto dei combustibili fossili non convenzionali e di futuri sviluppi tecnologici in grado di modificare le attuali tecniche di estrazione, incrementandola.
I Paesi più colpiti dalle conseguenze di un fenomeno di questa portata sarebbero i Paesi più bassi sul mare, e tutti i Paesi con lungo sviluppo costiero. Il Mare Mediterraneo sarebbe coinvolto e un'area vasta e fertile come la bassa Padana verrebbe allagata. I danni alla produzione agroalimentare proverrebbero anche dalla salinizzazione dei tratti fluviali verso la foce, e delle falde acquifere.
La soluzione  di un problema enorme come questo esiste, e consiste in un connubio fatto di drastica riduzione delle emissioni inquinanti e interventi per rispondere sul territorio ai cambiamenti del clima - il cosiddetto "adattamento" - preservando il suolo, l'acqua, la costa.  Ancora una volta vale la pena di sottolineare che si tratta di risultati basati su analisi scientifiche. Fintanto che continuerà a tenere banco nel dibattito soltanto lo stato dei parametri economici, mentre le notizie sull'ambiente terrestre restano occasionali e marginali, procederemo come prima, fra una crisi e l'altra, senza risolvere nè le questioni economiche nè quelle ambientali.

L'articolo di Zecca e Chiari si trova al seguente indirizzo:
"Lower bounds to future sea-level rise", Antonio Zecca, Luca Chiari, (Dip. di Fisica dell'Università di Trento), Globale and Planetary Change, 98-99, dec. 2012.

L'intervista di Repubblica, al seguente:
http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/10/news/livello_marino-46260903/
 

SOCIETA'
Il futuro nelle nostre città è smart
4 luglio 2012

Le città del futuro dovranno ridurre considerevolmente l'inquinamento, risparmiare l'energia, migliorare la vita dei propri cittadini con intelligenza e organizzazione. Insomma, dovranno essere "Smart", intelligenti e belle, regolate per la sostenibilità, avanzate tecnologicamente, verdi e pulite.
Ci parla di questo il Dossier Hera, dal titolo “Smart Cities: una scelta obbligata”. 
Sulla base del fatto che la popolazione mondiale al 2050 dovrebbe raggiungere i 9 miliardi di individui (contro i 7 attuali) che saranno concentrati per il 70% in aree urbane, e che il 50% della popolazione mondiale che attualmente vive in un contesto urbano sta consumando circa il 75% dell'energia planetaria e producendo l'80% delle emissioni a effetto serra, gli autori ci dicono che "bastano forse questi pochi numeri, per rendersi conto di come la qualità della vita di miliardi di persone, se non addirittura la sopravvivenza stessa del pianeta, dipenderanno da quanto gli agglomerati urbani sapranno diventare virtuosi nel risparmiare energia, nel ridurre le emissioni  e nel rendere più agevoli e semplici le condizioni di vita e lavoro al loro interno".   Sappiamo che una città smart ci sarà:  Masdar, in pieno deserto a pochi chilometri da Abu Dhabi, che dovrebbe essere a zero emissioni. Quando sarà terminata, la città consumerà il 75% di energia in meno rispetto ad una città tradizionale di pari dimensioni, l'energia sarà solare per l’80%, seguita da eolico e recupero energetico dei rifiuti. La città è progettata per azzerare le emissioni, recuperare i rifiuti, l'acqua, e consentire spostamenti sostenibili.
Ma se non è possibile ovunque sperimentare soluzioni nuove in una nuova città, è possibile intervenire per portare a prestazioni altissime le città che conosciamo.  Il Dossier ci informa degli obiettivi dell’Unione Europea che, per favorire la ricerca e lo sviluppo delle smart cities, ha stanziato circa 12 miliardi di euro al 2020 allo scopo di ridurne l'impatto ambientale e le emissioni di carbonio, di esperienze all'avanguardia nel mondo, di fonti rinnovabili, gas, acqua e di alcune esperienze concrete che riguardano l'Emilia-Romagna (dove Hera opera principalmente), fra cui l'"elettrizzazione" della via Emilia ad uso dei veicoli elettrici.  Dato il periodo estivo, fra queste ultime si segnalano alcune idee intelligenti come il Wi-fi a Cervia su 9 chilometri di costa, e l'acqua dell'acquedotto filtrata e frizzante disponibile negli stabilimenti balneari.
Non manca un glossario delle "parole del futuro", un accenno apprezzabile quanto raro di preconizzare l'evoluzione dell'uso di alcuni vocaboli della nostra lingua in funzione dell'evoluzione della tecnica e delle applicazioni diffuse in ambiente urbano.

Il Dossier, davvero interessante, si trova al seguente indirizzo:
http://www.gruppohera.it/gruppo/comunicazione/dossier_smartcities/
 

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agosto