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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCIENZA
Tendenze climatiche che diventano evidenze
6 dicembre 2017
"Con novembre si conclude l'anno meteorologico 2017 (dicembre 2016-novembre 2017). Dal punto di vista termometrico il 2017 ha fatto registrare, per l'Italia, un'anomalia di +1.3°C al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un'anomalia di +1.36°C), il 2014 (+1.38°C rispetto alla media) e il 2015 che resta l'anno più caldo di sempre con i suoi +1.43°C al di sopra della media del periodo di riferimento." Inizia con queste parole una nota del Consiglio Nazionale delle Ricerche del 4 dicembre scorso, che prosegue informandoci che il 2017 è stato l'anno più secco in Italia dal 1800 ad oggi.

Secondo il Cnr, infatti, le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, e l'anno in corso risulterebbe essere il più secco dal 1800 ad oggi. Precisamente, si legge sulla nota, "significativa è risultata l'anomalia pluviometrica del 2017", quando, "fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri
hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%. A conti fatti, gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000,etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi".
Dati chiarissimi che confermano le sensazioni collettive gravanti quest'anno sulla carenza di piogge particolarmente marcata, associata al costante incremento della temperatura. I dati scientifici sono ormai specchio dell'evidenza, semmai qualcuno avesse ancora dubbi sul percorso che il sistema climatico ha da tempo intrapreso, ed in cui il nostro Paese è uno dei più avviati fra i Paesi delle zone temperate.

In poche parole, aumenta la temperatura media, aumenta la frequenza dei picchi di calore estivi, aumenta la frequenza di fenomeni estremi, gli inverni si stanno trasformando progressivamente in medie stagioni, cambia il regime delle piogge, e l'anno trascorso ha mostrato quanto veloce e incisivo possa essere il cambiamento.
L'arrivo della stagione fredda, l'arrivo delle precipitazioni, non sono elementi atti a nascondere il problema, costituiscono soltanto il persistere per quanto sarà possibile di una condizione che per il pianeta era di equilibrio a fronte delle modifiche dei parametri che lo determinano e lo caratterizzano. La Natura è in fondo buona, in questo suo insistere nel posizionarsi al suo punto di equilibrio, dandoci il tempo per reagire, evitando di sottovalutare le tendenze in atto.

La nota del CNR si può leggere interamente al seguente indirizzo:

https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-7807/isac-cnr-2017-anno-piu-secco-degli-ultimi-due-secoli

POLITICA
La Strategia Energetica Nazionale 2017
25 novembre 2017
Sarà importante attuarla davvero, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, per ottenere nel concreto, sul territorio, gli effetti di un indirizzo in campo energetico che possiamo considerare positivamente nel suo complesso.

Se ne parla poco, anzi per nulla, di un documento che invece è importantissimo, e che non sarebbe disdicevole trovare come argomento centrale di un talk show al posto dei soliti, sicuramente altrettanto importanti, temi scelti per il grande pubblico immaginando che quello energetico non catturi spettatori. Eppure, i giornalisti scientifici ci sono, e potrebbero costruire un dialogo degno d'interesse. 
Un tema di grande rilevanza, si diceva, perché le linee scelte in campo energetico sono l'impalcatura su cui si costruisce l'edificio nazionale, quello concreto dove collocare lo sviluppo industriale, una buona parte della qualità della civile convivenza, un'altrettanto buona parte della qualità ambientale con i riflessi che ha sulla salute umana. Un tema di vitale importanza, che non dovrebbe passare in silenzio.

L'evoluzione positiva nel nostro Paese in materia c'è stata, ed ha consentito di passare negli ultimi vent'anni da pianificazioni sostanzialmente basate su fonti fossili, anche se edulcorate spesso da vocaboli "verdi" poi non corrispondenti ai quantitativi ed ai contenuti delle principali scelte, a strategie capaci di usare i parametri adeguati a costruire un sistema consono al presente, vale a dire ambientalmente, socialmente, economicamente sostenibile. Se possibile, dotato di visione proiettata verso il futuro, a medio e lungo termine, come richiede il tema energetico. 
C'è voluto molto tempo, è stata necessaria una nuova cultura ambientalista razionale e scientifica (formatasi prevalentemente nel mondo della scienza ed in quello associativo ambientalista, non in quello politico), ma gli effetti ora sono visibili e chiaramente identificabili in un nuovo modo di considerare il tema penetrato ormai anche agli alti livelli, come il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente, ai quali con il presente Governo si deve la SEN 2017.
Non sono passati moltissimi anni da quando alla guida del Paese si riteneva che le rinnovabili sarebbero servite per produrre una percentuale zero virgola, e si autorizzava un grande numero di centrali a gas, poi diventate una capacità installata in eccesso rispetto al fabbisogno. Un periodo caratterizzato da assenza di coerenza fra le scelte, dilazioni fra provvedimenti collegati, costi elevati non certo soltanto per gli incentivi alle rinnovabili (che sono stati comunque rilevanti) ma per l'assenza di una linea strategica capace di integrare mercato, sviluppo, geopolitica, ambiente, territorio. Costi che alla fine paga l'intero Paese. 
Ora con le rinnovabili abbiamo raggiunto in anticipo l'obiettivo UE del 17%, e superiamo un terzo dei consumi elettrici, con picchi nelle domeniche estive che oltrepassano l'80%. Un elemento positivo da cui partire, a cui se ne aggiungono altri, come l'intensità energetica piuttosto bassa, per formulare scenari sempre più sostenibili.

Riguardo la SEN nello specifico, ci sarebbero molte cose da dire per riassumerla, ma è chiaro che rappresenta un passo in avanti sulla via della transizione energetica. Suggerisco di scaricarla dal sito del Ministero ed approfondirla, all'indirizzo in calce. Alcune scelte vanno rimarcate, su tutte la decisione di rinunciare al carbone dal 2025, vale a dire entro soli sette anni, un fatto senza precedenti. Una scelta importante che va nella direzione di lasciare il peggiore fra i combustibili fossili sotto terra, nonostante il basso costo e la sua diffusione nel mondo.  Sarebbe opportuno a questo scopo definire meglio i criteri di sostituzione, ragionando sul fatto che non può essere solo il gas a farla da padrone. 
Infatti, fra le critiche che si possono muovere alla SEN, una è senz'altro quella di puntare particolarmente sul gas, o di promuovere nel settore termico strumenti come le pompe di calore (che riappaiono dopo anni dal PAN, Piano d'Azione sulle fonti rinnovabili) a cui corrisponde la poca presenza del solare termico, e la seconda è quella della prospettiva di breve scadenza.
Rispetto al documento in consultazione nei mesi scorsi (vedi post "Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale") la SEN ha migliorato la percentuale delle rinnovabili, passando dal 27% al 28%, con le elettriche al 55%. Forse si può fare di più, ma questa e' già una buona prospettiva, attuando provvedimenti opportuni che consentano davvero di costruirla.

Le rinnovabili chiaramente non bastano: riguardo l'efficienza energetica nel contesto europeo, sulla SEN si legge che "intende promuovere una riduzione di consumi di energia finale da politiche attive pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, da conseguire prevalentemente nei settori non-ETS. Si e` infatti convinti che l’efficienza energetica rappresenta una opportunita` per aumentare la sicurezza, ridurre la bolletta energetica e la spesa di famiglia e imprese, nonche´ per dare nuovo impulso alle filiere produttive italiane che operano nel settore." L'efficienza è forse la più ovvia ed insieme la più difficile opzione da realizzare.
Il documento non manca di analizzare le linee d'azione per la ricerca e l'innovazione, i mercati energetici, e il Piano Nazionale Energia e Clima di cui la SEN, si legge, "costituisce la base programmatica e politica per la preparazione".
La SEN inoltre opta per un orizzonte al 2030, come si è detto, molto limitato. Nel documento si sostiene che si tratti di "un percorso che e` coerente anche con lo scenario a lungo termine del 2050 stabilito dalla Road Map europea che prevede la riduzione di almeno l’80% delle emissioni rispetto al 1990". Non sarà facile raggiungere davvero il traguardo della Road Map, e la stessa SEN mostra un divario che andrà colmato da qui al 2050. Non appare però impossibile, con misure appropriate ed un forte impegno. 

In sostanza, si può dare un giudizio positivo sulla SEN 2017, tenendo conto della necessità di passare alla fase operativa senza ritardi e con scelte coerenti, e della opportunità di monitorare e riflettere sul percorso durante il periodo di attuazione, magari intervenendo se ci saranno elementi di criticità.
Sono convinta che se verranno messe in campo tutte le misure adeguate al raggiungimento degli obiettivi di rinnovabili, efficienza e risparmio, nei vari settori, emergerà un quadro in cui la necessità di gas metano sarà fortemente ridotta, tenuto conto anche del biometano.
Insomma, si tratta di un passo in avanti, ora da attuare concretamente.

Per approfondire la Strategia Energetica Nazionale si può scaricare qui:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/testo_della_StrategiaEnergeticaNazionale_2017.pdf

POLITICA
Si attende la pioggia per affrontare problemi che vanno risolti politicamente?
23 ottobre 2017
L'aria in Pianura Padana è parzialmente cambiata questa mattina, grazie alle condizioni meteorologiche di ieri sera (domenica) e la scorsa notte: un po' di pioggia e un po' di vento. Ma bisogna attendere la pioggia e il vento per ripulire l'aria che respiriamo? E dove vanno a finire gli inquinanti, i composti e le micropolveri: su Marte, si disintegrano, o finiscono con la pioggia nel suolo, ad inquinare le falde acquifere e le coltivazioni, vale a dire gli alimenti di cui ci nutriamo?

Sembra incredibile ma è proprio così, da decenni si attende che le condizioni meteorologiche cambino per tirare un sospiro di sollievo e ritornare ad occuparsi di altro. Il problema infatti è da tempo una questione di priorità: certo che le amministrazioni locali e nazionali si occupano anche della qualità dell'aria, ma dopo, molto dopo che sono state affrontati altri temi all'ordine del giorno. Politicamente, la questione ambientale viene considerata perdente. Un fatto culturale, insomma, legato alla scarsa sensibilità che si ritiene sia propria degli abitanti del Bel Paese, che nel frattempo e con l'aiuto di un buon numero di eletti alle cariche istituzionali nel corso del tempo avrebbero fatto molto per ridurre il grado di "Bel" attribuito al Paese. Ma la politica dovrebbe saper andare oltre una tale condizione, ammesso che sia vera, indicando e praticando le vie migliori per il presente ed il futuro di tutti, in un'ottica il più possibile coesa su argomenti che riguardano la qualità della vita e le prospettive di sviluppo.  Se gran parte degli italiani avessero desiderato restare tranquillamente analfabeti, l'analfabetismo sarebbe stata un'opzione percorribile da coloro che erano al governo? Che cosa ne sapevano gli analfabeti, o almeno molti di loro, dell'importanza della scuola? E per quale motivo entrarono in vigore leggi che si opponevano alla pratica di non mandare i figli a scuola, magari perchè la priorità per molte famiglie era il lavoro nei campi?
La tesi che il tema ambientale è  di scarso appeal elettorale e di conseguenza secondario è soltanto una dimostrazione palese di una politica che ha abdicato al proprio ruolo. Priva di idee e di mezzi per metterle in atto. Non c'è e non ci può essere alcuna altra giustificazione.

Infatti, il tema non è per niente secondario: è diventato primario anche grazie al percorso seguito sin qui, quello in cui era secondario, appunto. Il problema si è talmente ingigantito da diventare mondiale, e localmente così profondo e persistente da essere oggettivamente di difficile soluzione. Ma la soluzione non arriverà mai se non si parte con provvedimenti seri, sistematici, ed estesi. Seri, cioè non legati all'emergenza, sistematici, cioè capaci di modificare in profondità il sistema attuale per costruirne un altro nuovo, estesi, cioè non provenienti da un solo territorio ma da tutti quelli interessati. Non servono azioni straordinarie ed estemporanee, non serve Superman, sono invece molto utili interventi coerenti nelle loro modalità e nel loro scopo, diffusi sul territorio, duraturi nel tempo, sostenuti da una precisa volontà.

In Pianura Padana si è fatto un accordo fra Regioni diverse per limitare l'inquinamento dell'aria, ma i risultati sono quantomai scarsi. Sono stati superati in questi giorni tutti i limiti in termini di giorni e di valori soglia, ed i superamenti hanno riguardato ormai tutta l'area compresa fra gli Appennini e le Alpi. Non si tratta più soltanto dei centri abitati, ma di tutto il Nord Italia, con concentrazioni di composti e particolato fine allarmanti (i rilevamenti dell'Emilia-Romagna si trovano all'indirizzo dell'Arpa in calce, per le altre Regioni i dati sono più o meno simili). Tutto ciò è stato raggiunto prima dell'accensione dei termosifoni, che per ragioni climatiche (dovute probabilmente al cambiamento climatico globale) ancora non sono necessari.
Il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, il riscaldamento degli edifici sono le principali cause del fenomeno. Occorrono interventi incisivi e duraturi su tutti i fronti, con un impegno a largo raggio. Non si tratta di interventi penalizzanti, ma di nuove infrastrutture e nuovi stili di vita che possono migliorare notevolmente la qualità della vita stessa nei centri abitati, come già accade in molte località dell'Europa del Nord. Non sono infrastruttre soltanto le nuove strade, lo sono anche le tramvie, le vie d'acqua, le ferrovie, lo è la banda larga, il telelavoro, la videoconferenza. Lo sono i serbatori per la raccolta dell'acqua piovana, gli impianti a fonti rinnovabili, le coibentazioni dei vecchi edifici, la sistemazione antisismica ed a risparmio energetico delle scuole e degli ospedali, i giardini pubblici e le aree verdi, le rinaturalizzazioni dei corsi d'acqua magari cementificati negli anni passati. Un albero è una stupenda infrastruttura duratura che assorbe CO2 e produce ossigeno, ospita biodiversità e fa ombra, capace di durare più di molti ponti di cemento con scarsa manutenzione.
Sui trasporti abbiamo già ricordato che vanno rispettate le direttive UE (vedi post del 3 agosto 2017), senza enfatizzare una sola soluzione "panacea", che non esiste in generale. Sicuramente si tratta del settore dove siamo più indietro nell'acquisire una mentalità e successivamente una pratica che siano adeguate a fare passi avanti. Torneremo sull'argomento.
Ma se non si interviene in ogni ambito in modo convinto e diffuso sul territorio sarà difficile non aggravare un problema che è già sufficientemente pesante e complesso.

I dati di quest'ultimo periodo di Arpa Emilia Romagna sulla qualità dell'aria si trovano al seguente indirizzo:

https://www.arpae.it/v2_aria_pm10.asp?idlivello=134



SCIENZA
Gli ultimi dati sulla superficie ghiacciata artica mostrano una tendenza consolidata
27 settembre 2017
Nell'estate 2017 l’area coperta dai ghiacci nell'Artico si è ridotta fino a 4,64 milioni di kilometri quadrati, secondo i dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC, USA). Si tratta del quarto record negativo e dell'ottavo minimo da 38 anni, da quando cioè vengono rilevati i dati da satellite. Osservando il dato in prospettiva siamo quasi 1,6 milioni di kmq al di sotto della media degli ultimi 20 anni.
I dati dei rilevamenti scientifici e alcune immagini grafiche molto eloquenti si trovano nel bel sito dedicato all'Artico "The Arctic", con l'articolo "NASA: Arctic sea ice sinks to record lows for summer", e nel sito dell'NSIDC, agli indirizzi in calce.

Il clima artico è molto variabile e fortemente influenzato dall'oceano polare e dalle masse continentali. La regione nel suo complesso è, ovviamente, influenzata dalla presenza del Polo Nord. Le basse temperature sono la principale caratteristica climatica nella zona, ma ora il clima sta cambiando, e tutta l'area risente del riscaldamento globale. La quantità di ghiaccio che resta alla fine dell'estate, si legge sul sito, dipende dalle condizioni iniziali e dallo stato del clima successivamente. Degno di nota è il fatto che quest'anno i parametri climatici non hanno mostrato valori particolari, per cui la notevole riduzione della copertura ghiacciata dipende da un percorso modificato che oramai può considerarsi strutturale. In altre parole, questo stato di cose sta diventando la norma. All'estensione occorre poi aggiungere lo spessore del ghiaccio, che continua a diminuire.
Gli scienziati inoltre sottolineano che questa è una nota preliminare e nulla può escludere condizioni adatte ad un'ulteriore riduzione nei prossimi mesi.

La linea gialla nella figura è la media degli ultimi vent'anni, la superficie bianca rappresenta i rilevamenti di quest'anno.







L'immagine e la notizia sono tratte dai siti:

http://arctic.ru/environmental/20170920/678351.html

https://nsidc.org/arcticseaicenews/2017/09/arctic-sea-ice-at-minimum-extent-2/

SCIENZA
Buone notizie: l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è realistico
20 settembre 2017
E' bello leggere buone notizie, e a volte se ne sente davvero il bisogno. Questa è una di quelle che ti cambiano la giornata.
Secondo un articolo uscito da poco sulla rivista Nature Geoscience, il mondo - vale a dire noi tutti - può ancora decidere di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  rispetto alla media della temperatura nella metà del secolo scorso. L'obiettivo, incluso nell'Accordo di Parigi come aspirazione al miglior risultato raggiungibile, sarebbe realmente ancora possibile. Questa valutazione di grandissima importanza emergerebbe da una ricerca condotta dall'Università di Exeter, in collaborazione con l’Universal College London, l’Environmental Change Institute di Oxford e la Oxford Martin School.

L'Abstract dell'articolo scientifico ci ricorda che l'Accordo di Parigi ha aperto un dibattito sulla reale possibilità di raggiungere e non superare 1,5°C di incremento della temperatura globale media, compatibilmente con le emissioni correnti e con l'aumento già avvenuto di circa  0,9°C  rispetto alla media calcolata sui decenni intorno alla metà del novecento. Restare entro quella cifra appare difficilissimo, e sono in molti a ritenerla troppo vicina ai valori già raggiunti per rappresentare un obiettivo realistico. Per contro, la speranza di riuscirvi è forte, per limitare i danni di un cambiamento al sistema climatico che già oggi - a più 0,9°C - provoca danni evidenti e alterazioni preoccupanti a parametri fondamentali. Se l'Accordo stabilisce la volontà collettiva di limitare l'incremento di temperatura ai 2°C, indica l'obiettivo desiderabile di 1,5°C per contenere ancor di più l'aumento e limitare il più possibile il cambiamento climatico di origine antropica.
Lo studio britannico mostrerebbe che contenere le emissioni climalteranti cumulative dopo il 2015 a circa 200 GtC limiterebbe il riscaldamento globale  a meno di 0,6°C nel 66% dei modelli del sistema Terra senza intervenire sugli altri parametri climatici, quota che crescerebbe fino a 240 GtC  a condizione che oltre alla CO2 siano controllati anche altri gas serra. Assumendo un picco delle emissioni e un successivo calo al di sotto dei livelli correnti per il 2030, e continuando poi con un calo più rilevante ma consistente con uno scenario realistico di forte mitigazione si ottiene un picco nella temperatura compreso entro un range fra 1,2°C e 2,0°C. Continuando nel corso del tempo con scenari opportuni di aggiustamento si riuscirebbe a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  entro questo secolo. Lo studio, che si differenzia da molti altri più pessimisti sui risultati, ricorre a dati più aggiornati.
Emerge dalla ricerca che si tratterebbe di un notevole, virtuoso e continuo impegno, ma il risultato potrebbe in tal modo essere alla portata della nostra società, senza implicazioni così gravose da mettere in pericolo il nostro sviluppo e la nostra coesistenza civile. Una possibilità concreta.
Viene da pensare che probabilmente la nostra società verrebbe esposta a gravissimi rischi per la sua sussistenza se non lo facciamo.

La responsabilità che grava su di noi che viviamo questa epoca è enorme: il futuro della civiltà umana così come l'abbiamo conosciuta spetta in gran parte alle decisioni che sapremo prendere ora. Questo è un momento cruciale della Storia, e siamo noi che lo viviamo coloro che hanno la possibilità di effettuare scelte capaci di orientare il cammino futuro verso una sconfitta con conseguenze potenzialmente gravissime o verso un miglioramento capace di conservare tutti gli elementi fondamentali e indispensabili costituenti del mondo che conosciamo.


La ricerca in oggetto è la seguente:

"Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5°C"

Richard J. Millar, Jan S. Fuglestvedt, Pierre Friedlingstein, Joeri Rogelj, Michael J. Grubb, H. Damon Matthews, Ragnhild B. Skeie, Piers M. Forster, David J. Frame, Myles R. Allen, Nature Geoscience 2017. Published online 18 September 2017

http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

POLITICA
L'adattamento al cambiamento climatico
25 agosto 2017
Di primaria importanza nei prossimi anni sarà il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con il quale si cercherà di avviare il nostro Paese su un percorso di resilienza rispetto alle modifiche al sistema climatico in atto a livello globale. Un percorso del genere non soltanto è utile alla tutela della salute e del territorio, ma riveste un ruolo fondamentale nella competitività di un Paese avanzato. 

L'Italia è colpita dai cambiamenti in atto nel sistema climatico ed il fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti, con un aumento dei picchi di calore estivo, la diminuzione delle precipitazioni diffuse e il concomitante incremento delle precipitazioni brevi e intense, l'accorciamento del periodo freddo invernale e le diminuzione delle precipitazioni nevose. Le conseguenze riguardano principalmente la riduzione delle riserve d'acqua nei ghiacciai montani, il cambio nel regime idrico in agricoltura, l'arrivo di specie estranee ai nostri habitat, con conseguenze anche sulla salute umana, i picchi di calore e la formazione del fenomeno "isola di calore" nelle città, l'aumento del livello del mare con fenomeni intensi di intrusione dell'acqua salina nei corsi d'acqua in entroterra, l'aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come alluvioni. L'estate in corso inanella una serie di ondate di caldo "africano" mai vista: siamo ormai (a fine agosto) alla settima. 
L'adattamento è tema centrale, e le politiche adottate saranno di grande rilevanza in futuro. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è ora in consultazione pubblica, e lo sarà fino al prossimo 15 ottobre 2017. Secondo quanto si legge sul sito del Ministero dell'Ambiente (all'indirizzo in calce) "Il ministero dell'Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, in linea con i principi di trasparenza e partecipazione, ha avviato una consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, mondo associativo e portatori di interesse, per la presentazione della prima stesura del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici elaborata dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, finalizzata ad acquisire osservazioni utili alla elaborazione della versione finale del documento". Dunque, il Ministero propone a cittadini e istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e a in generale tutti i portatori d’interesse a confrontarsi sul testo del Piano, in vista dell’elaborazione della versione finale del documento. 

Il Piano proposto, che è stato elaborato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (indirizzo in calce), costituisce il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto a livello nazionale e determina in base alle attuali conoscenze i probabili scenari climatici futuri.  Esso individua poi possibili azioni di adattamento, con i mezzi per valutarne l’efficacia. Vengono analizzati gli aspetti locali, evidenziando aree e settori maggiormente a rischio. Attraverso un insieme di indicatori, vengono definite le macro-regioni climatiche e le cosiddette “aree climatiche omogenee”, in base a condizioni climatiche attuali e passate simili, o a uguale condizione climatica attuale e stessa proiezione climatica futura.
Il CMCC utilizza un modello climatico regionale ad alta risoluzione ottimizzato per l’Italia. Secondo quanto si legge sul sito, COSMO-CLM è un modello climatico regionale realizzato a partire dal modello operativo meteorologico COSMO LM, sviluppato inizialmente dal servizio meteorologico tedesco DWD e, in seguito dal consorzio europeo COSMO. Esso è attualmente sviluppato all’interno della CLM-Community, cui il CMCC partecipa  dal 2008.
Il modello può essere utilizzato per effettuare simulazioni climatiche con risoluzioni spaziali comprese nell’intervallo tra 1 e 50 km. Per fare un esempio, il cambiamento è descritto dai dati che riguardano le temperature sul numero di giorni in cui le massime supereranno i 29 gradi centigradi. Nelle estati dei tre decenni che termineranno nel 2050, questo succederà, in media ogni anno, per ben nove volte di più di quanto non sia accaduto nei tre decenni che hanno preceduto il 2010. A questo dato si associa una riduzione delle precipitazioni che nelle stagioni calde diminuiranno del 22% e in primavera la diminuzione risulta al 13%. Le precipitazioni in autunno, invece, faranno registrare un lieve aumento, del 5% al Nord e del 10% al Sud. Evidentemente, si tratta di dati particolarmente rilevanti in vista di una pianificazione degli usi della risorsa idrica, uno degli aspetti che preoccupano di più, e della risposta, anche edilizia e urbanistica, che occorre dare all'aumento delle temperature.

Insomma, non si tratterà della catastrofe prossima ventura se sapremo trovare risposte adeguate, ma il cambiamento climatico è una sfida formidabile - forse la maggiore - alla razionalità, alla capacità organizzativa, alla qualità della gestione della cosa pubblica (in questo caso, la primaria, ovvero l'ambiente).

Per saperne di più sul Piano di cui si è detto, i link del Ministero dell'Ambiente e del CMCC sono i seguenti:
http://www.minambiente.it/pagina/consultazione-su-piano-nazionale-adattamento-cambiamenti-climatici

http://www.cmcc.it

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

ECONOMIA
Energia: la lunga strada dei Trasporti
3 agosto 2017
Il settore dei trasporti si presenta come uno dei più energivori e insieme uno dei più complessi da rendere ambientalmente sostenibile. Proprio per questo settore specifico la UE ha posto l'obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili del 10% al 2020 (fissato dalla Direttiva 2009/28/CE), mentre nuovi obiettivi di riduzione dei consumi sono gia` oggetto di discussione per il 2030. Non manca molto tempo a queste date, e la diffusione di fonti rinnovabili nei trasporti non è cosa semplice e stenta a decollare. Per contro, essa avrebbe conseguenze importanti in vari aspetti, da quelli sociali a quelli ambientali più evidenti, a quelli economici e geopolitici.
Per questo il GSE propone, in una nota uscita lo scorso mese di luglio, un quadro completo dei consumi energetici nel settore trasporti ed il percorso per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2020 con dati aggiornati a fine 2015 (GSE "Consumi di energia nel settore Trasporti", luglio 2017).

Il settore, che incide sui consumi energetici nazionali complessivi per il 34%, usa 36,3 Mtep di prodotti petroliferi, 1 Mtep di gas naturale, 1,2 Mtep di biocarburanti, 0,3 Mtep di elettricità da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la recente variazione, i consumi complessivi sono diminuiti nel 2015 di circa 550 ktep rispetto all'anno precedente, valore che corrisponde a - 1,4% in termini percentuali, ed in generale è fra i più bassi dell'ultimo decennio. Risulta evidente la predominanza dei prodotti petroliferi, anche se in diminuzione quasi costante nel corso degli ultimi dieci anni. Anche l'andamento tendenziale dei consumi energetici complessivi del settore registra un calo (-12% rispetto al 2005), ma rimane inferiore a quello rilevato dai consumi finali dell’intera economia (-15%), a prova del fatto i trasporti resistono anche alla crisi economica.

Ricordiamo che la Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili assegna all’Italia due obiettivi vincolanti:
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da FER almeno pari al 17%;
raggiungere entro il 2020 una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore Trasporti coperta da FER almeno pari al 10%.
Mentre il primo obiettivo è già stato raggiunto, il secondo no, ed essendo stato distinto da quello complessivo occorre verificare la situazione in vista del suo raggiungimento.

Secondo quanto riporta il GSE, nel 2015 la quota dei consumi finali lordi complessivi di energia nel settore trasporti coperta da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) risulta pari al 6,4%, in aumento rispetto all’anno precedente di circa +1,4% in termini assoluti. La distanza assoluta dal target 2020 da coprire nel quinquennio 2016-2020 e` perciò pari a 3,6%. Questo significa che non siamo a zero,  ma che c'è ancora molto lavoro da fare. 
Le tabelle con i dati presentate nello studio GSE inoltre, non distinguono il biogas dagli altri biocarburanti o dal gas naturale di origine fossile; il biogas è gas ottenuto da appositi impianti che operano con scarti vegetali, zootecnici, o da culture dedicate, che dopo un processo di upgrading è del tutto simile al metano e può essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile alternativo per i trasporti.

La nota del GSE si trova al seguente indirizzo:

http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Consumi-di-energia-nel-settore-Trasporti-pubblicate-le-analisi-GSE-.aspx


PS.
Il cambiamento climatico quest'anno e in particolare questa estate si palesa a chiunque, e la tendenza in atto ormai risulta evidente a memoria, se non si vogliono scorrere i dati scientifici. Quasi ogni anno e' più caldo del precedente, o di uno dei precedenti più prossimi, e la crescita delle temperature medie sembra un fatto accertabile a casa propria. I grandi ghiacciai alpini, Monte Bianco, Adamello, Marmolada, non si vedono quasi più, la montagna e' grigia, i trenta gradi arrivano a superare quota mille. Sono già alcuni anni che non nevica a quote di pianura, le piogge diffuse si sono fortemente ridotte, quelle violente sono sempre più concentrate e brevi. Le coltivazioni, gli allevamenti, gli ecosistemi, la salute umana ne risentono in misura grave. Questo per dire che la necessità di agire con determinazione su più fronti, adattandosi e contestualmente riducendo le cause di origine antropica del fenomeno, non è un optional, e' vita vera.

SOCIETA'
Manca l'acqua (per una gestione corretta di una risorsa preziosa)
27 luglio 2017
Fra incendi, siccità, e temperature sopra la media non si sa quale argomento affrontare in questi giorni occupandosi di ambiente. Manca l'acqua? In realtà no; il problema è che l'acqua si trovi dove serve. E certamente in questo periodo non si trova per l'agricoltura, per l'industria, per la produzione di energia termoelettrica, e per gli usi domestici quanta ne servirebbe. Dopo mesi di scarse piogge, persino in primavera, ora il terreno è arido, gli invasi in calo, i fiumi a secco. 

In realtà, l'acqua che utilizziamo è solo una minima parte del totale: sulla Terra, l'acqua si trova al 97,3% negli oceani, al 2,1% nei ghiacci, per lo 0,6% nelle acque sotterranee e per lo 0,01% in laghi e fiumi. A queste percentuali si aggiunge il vapore acqueo in atmosfera. Il ciclo dell'acqua porta le piogge, non secondo schemi definiti, ma secondo cicli climatici locali variabili entro limiti noti dai dati scientifici, o dall'esperienza umana, da molto tempo. Ora le condizioni di tale variabilità sono profondamente alterate dai cambiamenti climatici generati dal surriscaldamento globale che interessa l'intero pianeta: se prima potevamo aspettarci condizioni meteorologiche diverse ma abbastanza prevedibili, salvo eventi eccezionali, ora stiamo andando incontro ad una nuova forma di variabilità fuori dai parametri tradizionali. Come dire che l'eccezionalità diventa la normalità, in un sistema climatico influenzato da una diversa composizione atmosferica - alla quale abbiamo contribuito con emissioni continue di composti vari. 

Secondo l'ISTAT, che ha pubblicato alcuni dati interessanti lo scorso mese di marzo, a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono gradualmente regrediti, in un processo nemmeno troppo lento culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, cifra che è poi ridiscesa nel 2014 alla comunque notevole percentuale dell'88%. Dei circa 250 kilometri cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi a metà dell'800 ne restavano circa 150 kilometri cubi negli anni ‘70, e soltanto 80 kilometri cubi nel 2011. Nel recente periodo, il processo di scioglimento dei ghiacciai montani ha accelerato: soltanto il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Sono dati impressionanti che testimoniano la velocità e l'intensità dell'aumento della temperatura globale media attraverso uno dei suoi effetti diretti. 
Sempre secondo l'ISTAT, in Italia nel 2015 non ha raggiunto gli utenti il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione dei comuni capoluogo di provincia. La quota dispersa è andata aumentando nel corso degli anni. dato che era il 35,6% nel 2012. La dispersione dell'acqua non è identica in tutto il territorio nazionale: si va dal 17% nella Lombardia al 69% nella Basilicata, passando per tutte le cifre intermedie (in Emilia-Romagna il 28%, a Roma il 44%). Oltre la metà dell'acqua utilizzata (il 51%) serve per l'irrigazione, il 20% per gli usi civili.

Il problema però dello spreco di acqua potabile è reale, ma non è l'unico aspetto della questione. Certamente dove le perdite sono maggiori, e la disponibilità è minore, come al Sud, è giusto intervenire sulle infrastrutture. Ma il problema non si risolve soltanto costruendo nuovi invasi o acquedotti, è necessaria piuttosto una gestione corretta della risorsa acqua. La conservazione dell'acqua piovana, per fare un esempio, può essere fatta localmente per destinarla a tutti gli usi che non richiedono acqua potabile. Su un piano più vasto, è necessario ricostruire l'ecosistema idrico, non soltanto il sistema idrico, proteggendo le falde, ripristinando le funzioni ecologiche delle zone umide, recuperando i reflui nelle zone urbane per depurarli e riutilizzarli. E' necessario un nuovo sistema costruito in un'ottica di interscambio fra fornitori e cittadini, che non saranno più soggetti passivi di una fruizione dall'alto verso il basso, ma attori capaci di intervenire allo scopo di rendere più efficiente l'insieme e se occorre di conservare una risorsa preziosa, che lo sarà sempre di più in futuro. 
Adattarsi fin da ora ai cambiamenti climatici sarebbe opportuno, visto che in una certa misura - speriamo la minore possibile - saranno inevitabili. Lo si può certamente fare. 

ECONOMIA
Fonti rinnovabili crescono
9 luglio 2017
Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.
POLITICA
Concluso il G7 di Bologna con un documento comune (con postilla USA)
9 luglio 2017
E' terminato con un documento votato all'unanimità il G7 sull'Ambiente tenuto a Bologna domenica 11 e lunedì 12 giugno, dopo un'intensa settimana "verde" ricca di incontri e dibattiti tenutisi in città. Gli USA, come era annunciato e persino prevedibile, hanno però indicato la loro diversa posizione con una postilla, una nota, in cui affermano di non aderire alla sezione del comunicato relativo al cambiamento climatico e alle banche multilaterali di sviluppo. 
Nella postilla, annotata nella sezione 2 del documento dedicata al cambiamento climatico, si legge: "Noi gli Stati Uniti d'America continuiamo a dimostrare attraverso l'azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre. Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le MDB (banche multilaterali di sviluppo, n.d.r.), agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l'attuazione dell'accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati". La sezione 2 del documento comune è firmata soltanto dai ministri degli altri sei paesi del G7, e dall'Unione Europea. 

Il documento finale è notevole nei suoi contenuti, considerando tutte le difficoltà relative alla ricerca di un accordo e di un impegno fattivo comune alle economie più sviluppate del pianeta su temi ambientali. Lo si può scaricare all'indirizzo in basso. Credo che si possa affermare che il Governo guidato da Gentiloni, ed il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, abbiano fatto un buon lavoro nell'appuntamento G7 in generale, ed in quello ambientale in particolare. Bologna è stata vetrina nazionale ed internazionale per una settimana sui temi "verdi" e su tutti gli argomenti legati ai temi ambientali a largo raggio, dall'economia ai rifiuti, dall'energia ai mari e agli oceani, fino al cambiamento climatico, vero clou della manifestazione e tema evidentemente piuttosto ostico per i Paesi coinvolti per le implicazioni di carattere economico e industriale.
Un annesso al comunicato finale adotta la "Road map di Bologna", un'intesa della durata di cinque anni, sottoposta a revisione, atta a compiere "passi ulteriori per far aumentare l'efficienza nell'uso delle risorse". Una road map che vuol essere "un documento 'vivente' che dia priorità alle azioni che facciano avanzare la gestione dei materiali basata sul loro ciclo vitale" e "le 3R", cioè riduzione, riuso e riciclo.

Politicamente, è evidente che gli Usa sono isolati e che gli altri Sei andranno avanti tenendo fede agli impegni sul clima assunti con l'Accordo di Parigi. Gli stessi non sono rinegoziabili. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non hanno saputo superare un atteggiamento che li contraddistingue da sempre, e che li vede garanti di una forma di libertà presunta che non può sottostare alle regole della comunità internazionale. L'amministrazione precedente aveva fatto una scelta diversa, condivisa da molti anche negli US, ma non da tutti e non soltanto per il merito della questione ma anche per la difficoltà insita nel riconoscere un ruolo regolatorio necessariamente autorevole alla comunità internazionale.
I ponti comunque non sono stati tagliati. L'impegno per la tutela del sistema climatico è troppo importante sia per il mantenimento dell'ambiente in cui viviamo, sia al fine di programmare un futuro desiderabile, in cui economia, tecnologia, società, sviluppo siano propriamente colti nel loro effettivo legame e affrontati con coscienza della grandissima sfida che pongono all'umanità.

Il documento finale si può scaricare ai seguenti indirizzi:

http://www.minambiente.it/comunicati/il-comunicato-finale-del-g7


http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/Galletti/G7/communique_g7_environment_-_bologna.pdf
SOCIETA'
Ma ogni sforzo sarà inutile se non si interverrà sul cambiamento climatico
3 aprile 2017
(ANSA) Anche la stampa 3D come possibilestrumento di salvezza per la Grande barriera corallinaaustraliana. L'ecosistema, come evidenziato da un recente studiosu Nature firmato da decine di scienziati, è nuovamenteinteressato da un maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli dopoquelli devastanti del '98, del 2002 e del 2016 e ora alcuniricercatori puntano a creare con la stampa 3D delle protesi dicorallo che possano aiutare i "reef" a riprendersi. Il progetto è dell'Università di Sydney ed è partito con unamappa tridimensionale della barriera per capire doveintervenire. La tecnologia è nuova, spiega al Guardian laricercatrice Renata Ferrari Legorreta, e l'obiettivo è quello dicreare protesi ottenute da stampa in 3D dei coralli che faccianoda habitat per i pesci e da struttura di base su cui i corallipossano crescere. "Finora non abbiamo mai creato una barrieraartificiale che assomigli alla struttura di un reef naturale",spiega Ferrari. E con la stampa 3D "questo è il vantaggioprincipale": "forniamo ai coralli la stessa esatta struttura delloro reef perché ne abbiamo ottenuto i modelli prima chesbiancassero. Li abbiamo replicati".
Dopo aver testato la resilienza dei coralli ottenuti dastampa 3D in acqua, i ricercatori auspicano di "piantarne"alcuni sulla Grande barriera corallina già quest'anno. Tuttavia,sottolinea Ferrari, qualsiasi sforzo mirato sarà inutile se nonsi agirà globalmente sui cambiamenti climatici: è questa,spiega, la minaccia numero uno per le barriere coralline ditutto il mondo.  (ANSA).
POLITICA
Le scelte in materia di energia, fra gas e carbone (e il TAP)
31 marzo 2017
In questo periodo, alcuni fatti riguardanti l'energia e l'ambiente si offrono alla nostra riflessione. I dati sulla riduzione della superficie ghiacciata del Mare Artico confermano l'andamento degli anni scorsi, ad una velocità preoccupante a causa del riscaldamento globale causato a sua volta dalle emissioni da fonte energetica fossile, gli scienziati che studiano la Grande Barriera Corallina australiana, sede di un'enorme quota di biodiversità, ci informano che è da ritenersi praticamente morta, sempre a causa del riscaldamento globale, avendo superato il limite a cui si ritiene che possa rigenerarsi, il Presidente degli USA Donald Trump prevede di ritornare al carbone, creando nuovi posti di lavoro nelle miniere, e cancella le norme che Obama aveva voluto per contenere le emissioni nocive e climalteranti dell'industria e della trasformazione di energia statunitense (peraltro mai entrate in vigore), in Puglia si verificano manifestazioni e scontri a seguito dei lavori per realizzare la tratta italiana del TAP, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline.

Alcuni leaders dell'Unione Europea hanno praticamente detto a Trump che se il mondo finirà sarà causa sua (nientemeno), e ancora una volta l'UE mostra di essere l'avanguardia mondiale delle politiche ambientali - in un contesto, ovviamente, industrializzato e di elevati consumi.
L'idea di tornare al carbone è la peggiore che potesse venire in mente ad un Presidente di un Paese altamente inquinante come gli Stati Uniti, un ritorno al passato del diciottesimo e diciannovesimo secolo con i minatori, il grisù, e le polveri di carbone, e al suo cospetto brilla di luce propria l'importanza delle scelte dell'UE, che dovrebbe trovare il modo di tirare fuori un po' di orgoglio per sè stessa, come sicuramente merita.

Sul nostro territorio si fanno i contestati lavori per il TAP, un gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, diversificando i Paesi di approvvigionamento del continente, che attualmente dipende in buona parte dalla Russia.
Per fare una valutazione sul tema, sono necessarie alcune informazioni. TAP trasporterà circa 9-10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”, perché funzionale all'apertura del Corridoio Meridionale del Gas, uno dei corridoi energetici considerati prioritari dall'Unione per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica. Il progetto, perciò, non è soltanto italiano, ma si inserisce in un quadro comunitario di progressiva integrazione delle politiche energetiche. 
Per quanto riguarda il nostro Paese, attualmente l’Italia ha un fabbisogno di circa 65-70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la maggior parte importati, in particolare da Algeria, e per quasi la metà, dalla Russia. La capacità massima di importazione delle attuali linee di rifornimento supera i 130 miliardi di metri cubi, praticamente il doppio del fabbisogno. Tutti i gasdotti in esercizio, quelli in via di realizzazione e quelli previsti sono elencati, con le rispettive capacità ricettive, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, all'indirizzo riportato in calce. 
Il Tap aumenterà di circa 9-10 miliardi la capacità complessiva, una quota quindi piuttosto limitata. Il consumo di gas nel nostro Paese è inoltre in calo da anni, sia per la crisi economica sia per la concorrenza delle fonti energetiche rinnovabili. Perciò, non viene realizzato principalmente per aumentare le nostre disponibilità di gas.
La ragione per la sua realizzazione si trova in un altro aspetto della questione energetica: l'eccessiva dipendenza da un piccolo gruppo di Paesi da cui importiamo il gas naturale, ed in particolare dalla Russia, da cui il nostro Paese riceve quasi la metà del gas che consuma. La scelta di allargare il novero dei Paesi da cui importare il gas è perciò una scelta di politica energetica, con vari aspetti in gioco, dal ruolo politico che si intende svolgere nel mondo, alla propria sicurezza energetica. Ad essa, si aggiunge la volontà di fare del nostro Paese un hub europeo del gas.

Tutto ciò non significa che non si debba seguire anche altre strade per ridurre gli impatti e aumentare la sicurezza energetica con fonti interne, come per esempio il biogas. Il biogas è una miscela di gas in cui prevale il metano, come nel gas naturale, ed è generato dalla digestione di biomassa da parte di microrganismi, e può collocarsi opportunamente in associazione all'attività agricola. Gli impianti a biogas sono una risorsa, se ben costruiti e dimensionati in relazione al territorio. Oltretutto si tratta di una risorsa rinnovabile, se la biomassa utilizzata è la stessa che in un secondo tempo cresce assorbendo CO2 nella stessa quantità emessa con la combustione, e se la stessa proviene dal territorio limitrofo all'impianto, in modo da ridurne al minimo il trasporto. 

La soluzione ideale per l'energia non esiste, ma si può affermare che il gas è assai meglio del carbone, e che il biogas è assai meglio del gas. Il tutto, se vengono seguiti opportuni criteri nella realizzazione degli impianti. Si può anche considerare il fatto che una dipendenza eccessiva dall'estero è condizionante sul piano politico e fonte di incertezza sugli approvvigionamenti. 
A questo punto, se si condividono queste tesi, si tratta di scegliere il modo migliore per contenere gli impatti sui territori, che si tratti del TAP o di un impianto a biogas, fermo restando che anche l'impatto zero non esiste. Ed essendo consapevoli che la ricerca di uno sviluppo realmente sostenibile è una delle maggiori sfide che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare.


il sito del Ministero dello Sviluppo Economico con le infrastrutture di importazione del gas naturale:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/gas-naturale-e-petrolio/gas-naturale/importazione


SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

POLITICA
Le politiche ambientali contano (anche in economia e finanza)
7 febbraio 2017
1. Le politiche ambientali
E' uscito il 6 febbraio il rapporto sull'attuazione delle politiche ambientali nell'UE redatto dalla Commissione Europea "Improving the implementation of European environmental policy" (indirizzo del sito della Commissione Europea in calce). Lo scopo del rapporto, dichiarato sul sito della Commissione, è trovare nuove modalità per aiutare gli Stati membri ad applicare le regole dell'Unione, che vanno a beneficio dei cittadini, delle amministrazioni, dell'economia. Il rapporto mostra, per esempio, che la prevenzione della produzione di rifiuti resta una sfida importante per tutti gli Stati membri, o che il problema della qualità dell'aria affligge 23 Stati su 28, mentre una serie di cause all'origine delle problematiche rilevate accomunano tutti: scarso coordinamento fra i diversi livelli amministrativi, insufficienza di dati, di conoscenze, di capacità.
Risulta dal Rapporto che il nostro Paese presenta tre principali questioni da risolvere per allinearsi agli standard richiesti in sede comunitaria:  gestione delle acque reflue, soprattutto al Sud, inquinamento atmosferico, in questo caso al Nord, e lacune nel processo di designazione dei siti 'Natura 2000'. Si tratta, sottolinea l'esecutivo UE, di problemi la cui soluzione è resa più difficile da "conflitti di sovrapposizione" tra amministrazioni locali e quella centrale.
Nel documento si segnalano anche alcuni punti di eccellenza italiani, come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) sviluppati da Istat e Cnel. I problemi però restano e riguardano temi importanti, come rifiuti, acque reflue, smog nei centri urbani e designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat, su cui Bruxelles ha aperto diverse procedure di infrazione.
Il rapporto sottolinea anche il significato per l'economia di corrette politiche ambientali: l'attuazione della legislazione comunitaria in materia potrebbe far risparmiare ben 50 miliardi di euro ogni anno, in costi diretti, e indiretti come le spese sanitarie dovute a danni di origine ambientale.

Un riconoscimento delle conseguenze economiche e finanziarie di rilevanti tematiche ambientali come il cambiamento climatico viene anche dalla Banca d'Italia. Si legge su Wall Street Italia che i rischi legati al cambiamento climatico possono avere conseguenze di una certa portata anche sull’economia e i mercati finanziari non ne tengono conto, e a dirlo è il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, aprendo i lavori di un convegno sulla finanza sostenibile. 
“I mercati probabilmente stanno sottoprezzando i rischi legati al clima perché pensano che gli effetti si materializzeranno soltanto nel lungo termine. La crisi finanziaria del 2007 ci ricorda i costi sociali ed economici del sottovalutare e sottoprezzare il rischio”. Signorini ha sottolineato che il mondo si sta riscaldando ed è onere delle autorità di vigilanza finanziaria prendersi cura di tali problemi. “Questo perché gli effetti degli eventi naturali collegati al clima hanno potenzialmente conseguenze di vasta portata per l’economia e il sistema finanziario”.
Si tratta di un tema di vasta portata in cui la questione del rischio, reale e percepito, lega l'andamento dei mercati alle conoscenze scientifiche sui cambiamenti che interessano - e interesseranno in futuro - il sistema climatico. 
Tali cambiamenti influenzano sicuramente l'economia, su scala globale e su scala locale, come da anni ha mostrato il noto Rapporto Stern (Stern Rewiew Report, 2006). In uno dei suoi libri, "Un piano per salvare il pianeta" del 2009, Nicholas Stern (Professore di Economia alla London School of Economics, ed ex vicepresidente della Banca Mondiale - non precisamente un organismo di estremisti ambientalisti) scrive: "Qualcuno penserà che le turbolenze nei mercati finanziari del 2007 e del 2008 e il probabile rallentamento dell'economia mondiale dovrebbero consentire di rimandare l'azione per contenere i cambiamenti climatici, ma si tratta di un errore madornale. La lezione da trarre dall'attuale disastro finanziario dovrebbe essere che il pericolo sta nell'ignorare o nel non riuscire a cogliere l'accumularsi dei fattori di rischio. La crisi economica di oggi si andava preparando da quindici o venti anni. Se rimandassimo ulteriormente l'azione contro i cambiamenti climatici per altri quindici o venti anni, ci troveremmo poi a un punto di partenza molto più difficile e rischioso." 
Tutto ciò è ancora valido. In questi anni, sono stati fatti alcuni passi in avanti, ma non bastano certo. E' indispensabile proseguire nella strada scelta consolidandone le caratteristiche già presenti e sperimentandone di nuove, senza dimenticare che il rischio di un'involuzione è sempre presente.

I siti citati sono:
la Commissione Europea www.ec.europa.eu
Wall Street It. wallstreetitalia.com


2. Il Piano Lupo
Le Regioni, in sede di Conferenza Stato Regioni, hanno chiesto e ottenuto dal Governo il rinvio dell'esame del Piano per la tutela e la gestione del lupo, allo scopo di correggere la parte contestata che prevede la possibilità di avviare piani di abbattimento selettivo. Si tratta di un passo in avanti molto importante, per evitare una linea sbagliata nella gestione, e nella convivenza, con il grande predatore nel nostro Paese. Attendiamo gli sviluppi. Speriamo bene. 

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