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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

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No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA
Emissioni in crescita nel mondo (ma con alcune eccezioni)
28 marzo 2019
Altro che riduzione delle emissioni climalteranti a salvaguardia del sistema climatico, le emissioni crescono eccome, stando agli ultimi dati dell'IEA (International Energy Agency), pubblicati nel Rapporto "Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018". 
Risulta infatti che le emissioni globali di CO2 sono cresciute dell'1,7%  nell'anno appena trascorso, raggiungendo il picco storico di 33,1 Gt, vale a dire oltre 33 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera. Tutti i combustibili fossili hanno contribuito a questa crescita, attribuibile per i due terzi al settore della produzione di energia. Tale crescita è dovuta per l'85% a tre Paesi, la Cina, l'India, e gli Stati Uniti, ed è stata generata da un aumento della domanda di energia. Al contrario, in Paesi come la Germania, il Giappone, il  Messico, la Francia e il Regno Unito le emissioni sono diminuite.

Alla base della crescita delle emissioni inquinanti nel mondo c'è stato un forte aumento del consumo di energia, del 2,3%, quasi il doppio dell'incremento medio dal 2010, generato a sua volta dal buono stato dell'economia globale e dal diffondersi localmente di mezzi per il riscaldamento e il raffreddamento. La domanda è cresciuta per tutte le fonti, soprattutto per il gas naturale con il 45%, mentre il vettore principe è ovviamente l'elettricità. La famosa efficienza energetica resta nell'ombra.  Le centrali di produzione di energia alimentate a carbone continuano ad essere le maggiori sorgenti di emissioni climalteranti.

Si è detto della buona performance dell'economia globale - fatto che dal nostro Paese non appare evidente - con una crescita del 3,7%  dovuta prevalentemente ai 3 Paesi menzionati sopra che hanno inquinato di più: Cina, India, Stati Uniti. Questo fatto testimonia che, nonostante se ne parli da anni, il disaccoppiamento fra la crescita economica e la produzione di sostanze inquinanti derivanti dalla combustione non è ancora avvenuto. Qualcuno ricorderà che se ne era parlato in tempi recenti, nel 2015 per l'esattezza, con dati proprio dell'IEA che avevamo commentato in un post datato 18 marzo 2015.  All'epoca le emissioni erano rimaste invariate a 32,3 miliardi di tonnellate rispetto all'anno precedente (il 2014) nonostante la crescita economica. A livello italiano il mese scorso ne ha parlato anche l'Ispra, presentando dati abbastanza positivi. Ma se a livello mondiale siamo passati in pochi anni da 32,3 a 33,1 Gt è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tentativo di portare la crescita economica sulla strada delle rinnovabili e dell'efficienza, sganciandola dai combustibili fossili. Hanno matematicamente ragione i giovani e Greta Thunberg a protestare. Cifre alla mano. La strada per la decarbonizzazione dell'economia è un percorso difficile in sé, non è accettabile che non venga rispettato. Se le cifre sono queste, servirà ben altro che l'Accordo di Parigi per tracciare il solco di un percorso virtuoso. 
Il ruolo degli Stati Uniti in tutto ciò ha la sua peculiare importanza: infatti si tratta dell'unico grande Paese sviluppato e dotato di tutte le possibilità, tecnologiche e finanziarie, per cambiare le basi su cui si fonda lo sviluppo che continua, salvo ancora limitate eccezioni locali, ad inseguire la via più tradizionale allo sviluppo, incuranti dell'inquinamento che causano a livello mondiale, tendenza ancora più marcata sotto la Presidenza Trump. La responsabilità che hanno in questa fase non è certo marginale.

La più virtuosa resta, ancora una volta, l'Europa. Nonostante una crescita economica dell'1,8% - dato che non riguarda l'Italia, evidentemente - la domanda di energia è aumentata soltanto dello 0,2%. Che stia avvenendo qui il disaccoppiamento? Può darsi, visto che, nonostante mille difficoltà e ritardi, l'UE resta il luogo dove si fanno davvero politiche per ridurre gli impatti ambientali del consumo energetico, e si ottengono risultati concreti. La crescita della domanda in Europa in termini di energia primaria ha riguardato per la maggior parte le fonti rinnovabili, mentre il ricorso al carbone continua a diminuire. Le disomogeneità al suo interno non impediscono di raggiungere risultati nel complesso interessanti, e di porsi obiettivi performanti. Il futuro non può che costruirsi su un modello fatto di minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza  e rinnovabili.
Le tendenze antieuropeiste che serpeggiano nella politica rischiano di invalidare anche questi benemeriti risultati. Aggiungiamoli alla lista, lunga, dei benefici dell'Unione quando andremo a votare il 26 maggio prossimo, magari insieme alle significative immagini delle proteste e dell'impasse in cui si sono infilati gli inglesi nel tentativo incredibile nella sua assurdità di uscire dall'Unione Europea.

L'intero Rapporto dell'IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.iea.org/geco/

POLITICA
Le scelte in materia di energia, fra gas e carbone (e il TAP)
31 marzo 2017
In questo periodo, alcuni fatti riguardanti l'energia e l'ambiente si offrono alla nostra riflessione. I dati sulla riduzione della superficie ghiacciata del Mare Artico confermano l'andamento degli anni scorsi, ad una velocità preoccupante a causa del riscaldamento globale causato a sua volta dalle emissioni da fonte energetica fossile, gli scienziati che studiano la Grande Barriera Corallina australiana, sede di un'enorme quota di biodiversità, ci informano che è da ritenersi praticamente morta, sempre a causa del riscaldamento globale, avendo superato il limite a cui si ritiene che possa rigenerarsi, il Presidente degli USA Donald Trump prevede di ritornare al carbone, creando nuovi posti di lavoro nelle miniere, e cancella le norme che Obama aveva voluto per contenere le emissioni nocive e climalteranti dell'industria e della trasformazione di energia statunitense (peraltro mai entrate in vigore), in Puglia si verificano manifestazioni e scontri a seguito dei lavori per realizzare la tratta italiana del TAP, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline.

Alcuni leaders dell'Unione Europea hanno praticamente detto a Trump che se il mondo finirà sarà causa sua (nientemeno), e ancora una volta l'UE mostra di essere l'avanguardia mondiale delle politiche ambientali - in un contesto, ovviamente, industrializzato e di elevati consumi.
L'idea di tornare al carbone è la peggiore che potesse venire in mente ad un Presidente di un Paese altamente inquinante come gli Stati Uniti, un ritorno al passato del diciottesimo e diciannovesimo secolo con i minatori, il grisù, e le polveri di carbone, e al suo cospetto brilla di luce propria l'importanza delle scelte dell'UE, che dovrebbe trovare il modo di tirare fuori un po' di orgoglio per sè stessa, come sicuramente merita.

Sul nostro territorio si fanno i contestati lavori per il TAP, un gasdotto che attraverso la rete italiana porterà al nostro Paese ed in Europa il gas estratto in Azerbaigian, diversificando i Paesi di approvvigionamento del continente, che attualmente dipende in buona parte dalla Russia.
Per fare una valutazione sul tema, sono necessarie alcune informazioni. TAP trasporterà circa 9-10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”, perché funzionale all'apertura del Corridoio Meridionale del Gas, uno dei corridoi energetici considerati prioritari dall'Unione per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica. Il progetto, perciò, non è soltanto italiano, ma si inserisce in un quadro comunitario di progressiva integrazione delle politiche energetiche. 
Per quanto riguarda il nostro Paese, attualmente l’Italia ha un fabbisogno di circa 65-70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la maggior parte importati, in particolare da Algeria, e per quasi la metà, dalla Russia. La capacità massima di importazione delle attuali linee di rifornimento supera i 130 miliardi di metri cubi, praticamente il doppio del fabbisogno. Tutti i gasdotti in esercizio, quelli in via di realizzazione e quelli previsti sono elencati, con le rispettive capacità ricettive, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, all'indirizzo riportato in calce. 
Il Tap aumenterà di circa 9-10 miliardi la capacità complessiva, una quota quindi piuttosto limitata. Il consumo di gas nel nostro Paese è inoltre in calo da anni, sia per la crisi economica sia per la concorrenza delle fonti energetiche rinnovabili. Perciò, non viene realizzato principalmente per aumentare le nostre disponibilità di gas.
La ragione per la sua realizzazione si trova in un altro aspetto della questione energetica: l'eccessiva dipendenza da un piccolo gruppo di Paesi da cui importiamo il gas naturale, ed in particolare dalla Russia, da cui il nostro Paese riceve quasi la metà del gas che consuma. La scelta di allargare il novero dei Paesi da cui importare il gas è perciò una scelta di politica energetica, con vari aspetti in gioco, dal ruolo politico che si intende svolgere nel mondo, alla propria sicurezza energetica. Ad essa, si aggiunge la volontà di fare del nostro Paese un hub europeo del gas.

Tutto ciò non significa che non si debba seguire anche altre strade per ridurre gli impatti e aumentare la sicurezza energetica con fonti interne, come per esempio il biogas. Il biogas è una miscela di gas in cui prevale il metano, come nel gas naturale, ed è generato dalla digestione di biomassa da parte di microrganismi, e può collocarsi opportunamente in associazione all'attività agricola. Gli impianti a biogas sono una risorsa, se ben costruiti e dimensionati in relazione al territorio. Oltretutto si tratta di una risorsa rinnovabile, se la biomassa utilizzata è la stessa che in un secondo tempo cresce assorbendo CO2 nella stessa quantità emessa con la combustione, e se la stessa proviene dal territorio limitrofo all'impianto, in modo da ridurne al minimo il trasporto. 

La soluzione ideale per l'energia non esiste, ma si può affermare che il gas è assai meglio del carbone, e che il biogas è assai meglio del gas. Il tutto, se vengono seguiti opportuni criteri nella realizzazione degli impianti. Si può anche considerare il fatto che una dipendenza eccessiva dall'estero è condizionante sul piano politico e fonte di incertezza sugli approvvigionamenti. 
A questo punto, se si condividono queste tesi, si tratta di scegliere il modo migliore per contenere gli impatti sui territori, che si tratti del TAP o di un impianto a biogas, fermo restando che anche l'impatto zero non esiste. Ed essendo consapevoli che la ricerca di uno sviluppo realmente sostenibile è una delle maggiori sfide che l'umanità si sia mai trovata ad affrontare.


il sito del Ministero dello Sviluppo Economico con le infrastrutture di importazione del gas naturale:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/gas-naturale-e-petrolio/gas-naturale/importazione


ECONOMIA
Quanto costa la vita umana? A volte, capita che costi meno di un sacco di carbone
9 agosto 2016
Quanto costa il carbone? I principali siti in materia ci informano che il prezzo del carbone sul mercato, che varia nel corso del tempo, si trova ben al di sotto dei cento dollari per tonnellata. Dunque, qualche centesimo di dollaro al chilo. Quanto costava nel 1956?
  
Un incendio investì la miniera a quasi mille chilometri sottoterra, propagandosi nei cunicoli e nelle gallerie, dopo che 274 minatori erano scesi ai vari livelli, per estrarre carbone. Era la mattina dell'8 agosto del 1956, esattamente 60 anni fa, il luogo era il Belgio, miniera Bois Du Cazier a Marcinelle, distretto di Charleroi. Morirono in 262, 136 erano italiani. Gli esiti furono infausti in tutti i loro aspetti: la Commissione belga, nella quale furono chiamati anche alcuni ingegneri minerari italiani, scagionò la società delle miniere del Bois du Cazier e nessuna tra le vittime ebbe giustizia né risarcimento.

Ma che cosa ci facevano tanti italiani lì? La povertà, le difficoltà, il periodo post-bellico, lo sappiamo, portarono ad una nuova emigrazione di necessità. Ma in questo caso, fu anche un accordo fra i governi italiano e belga che sostanzialmente consisteva in un'offerta di manodopera in cambio di carbone. Il 23 giugno 1946 fu firmato un Protocollo italo-belga che prevedeva l'invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Il carbone veniva considerato nel nostro Paese necessario allo sviluppo industriale italiano. Le condizioni di vita in cui andavano a trovarsi gli italiani costretti dalle circostanze a lavorare nelle miniere belghe venivano in seconda istanza, e vederle oggi nei pochi documentari che a volte vengono trasmessi impressiona per la povertà, la precarietà, la difficoltà. Fu dunque una decisione politica ad incrementare notevolmente i flussi migratori verso il Belgio, e verso le miniere belghe. Si stima che nel 1956 fra i 142 000 minatori impiegati, 63 000 erano stranieri e fra questi ultimi 44 000 erano italiani. Uomini in cambio di carbone.

Che cosa andavano ad estrarre i poveri minatori? La risorsa più sporca, e più a buon mercato, in un sistema economico che pone gli impatti sanitari ed ambientali fuori dai suoi calcoli, estranei alle leggi dell'economia, avulsi dall'andamento dei mercati.
Il carbone è una roccia sedimentaria di origine organica, utilizzata come combustibile, che è "sporca" dall'origine, ricca di carbonio, di zolfo, di metalli pesanti, di composti capaci di produrre sostanze nocive per la salute e per l'ambiente: ossidi di azoto, di zolfo, polveri sottili. Assai prima di arrivare al luogo della combustione, il carbone inquina moltissimo sin dalla sua estrazione: le miniere causano la distruzione dell'ambiente originale, la contaminazione delle falde acquifere, l'erosione del suolo, e sono luoghi di notevoli emissioni di gas metano, spesso inglobato nei giacimenti. Carbonio e metano sono implicati nella formazione dell'effetto-serra che causa un incremento della temperatura media globale e alterazioni al sistema climatico. Lavorare in una miniera di carbone significa essere continuamente esposti ad agenti inquinanti dannosi, compromettere la propria salute, ed esporsi al rischio elevato di incidenti gravi.
Cina, India, Stati Uniti, ma anche Paesi avanzati come la Germania ricorrono ancora oggi a carbone per produrre energia. La maggior parte degli studi in materia prevedono che il consumo  aumenterà, almeno nei grandi Paesi in via di sviluppo che ne possiedono in abbondanza sul loro territorio. Gli incidenti nelle miniere sono ancora oggi frequentissimi, in vari Paesi, con decine di morti. 
E' chiaro che il problema della sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto l'estrazione del carbone, ma riguarda anche le altre risorse minerarie, e si può aggiungere che non riguarda soltanto i minatori, ma tutti i lavoratori impegnati in operazioni che comportano una quota di rischio.    Ma se persino la parola "lavoro" è scomparsa dal vocabolario della politica e addirittura del maggior partito che in Italia rappresenta la sinistra - o il centrosinistra - quale è il Partito Democratico, appare sempre più arduo affrontare problemi che richiedono attenzione continua. 

Il Governo si è impegnato a portare a termine il ricorso al carbone per la produzione di elettricità nel nostro Paese, e si tratta di una posizione importante. Una scelta politica molto apprezzabile, che condivido. Un impegno specifico a largo raggio sul tema energetico da parte del governo - e per quanto riguarda il PD, anche dello stesso partito - potrebbe portare a risultati positivi. Come hanno rilevato in tanti, la politica in genere latita su questi temi. A volte, il ricordo di una tragedia serve a riportarli alla luce.

Dunque, ritorno alla domanda iniziale: quanto costa il carbone? E quanto costa la vita umana? 

ECONOMIA
Il Canada devastato dagli incendi - ovvero, la dicotomia fra accordi internazionali e realtà
16 maggio 2016

Mentre il mondo firma accordi internazionali per tentare di contenere gli effetti sul sistema climatico delle emissioni inquinanti generate dalla combustione di gas, carbone e petrolio – come il documento della CoP21 di Parigi, firmato pochi giorni fa da un numero e un’estensione di territori nazionali mai vista prima per un accordo sui temi ambientali – le industrie, e i medesimi Stati che firmano, continuano a utilizzare combustibili fossili e ad estrarli con ogni mezzo, spremendo fino all’ultima goccia le rocce del sottosuolo con il fracking o le sabbie bituminose.

Il vastissimo danno ambientale già creato in alcune zone del Canada da questi metodi, pesantemente invasivi, ora se possibile si è trasformato in una versione cercata e voluta dell’inferno, con una serie di incendi di proporzioni gigantesche che stanno bruciando foresta, costringendo persone a lasciare il territorio, minacciando animali e vegetazione (l’ultimo dei problemi che si pongono di solito coloro che governano), emettendo inquinanti in atmosfera  giusto quanto manca per completare l’opera.

La capitale mondiale dell’estrazione di idrocarburi dalle sabbie bituminose sta andando a fuoco. Il rogo è divampato nei pressi di Fort McMurray, nel nordest della provincia canadese dell’Alberta. Le fiamme, dopo aver carbonizzato 7.500 ettari di boschi e danneggiato terreni, hanno raggiunto la città, distruggendo o danneggiando migliaia di abitazioni e costringendo inizialmente circa 80 mila persone a fuggire, ed il governo a dichiarare lo stato di emergenza. Ora gli sfollati sono diventati circa 100.000. Il Ministro della Pubblica sicurezza, Ralph Goodale, ha parlato di «situazione pericolosa e imprevedibile», con oltre 100.000 sfollati, 1.600 abitazioni andate distrutte e circa 17.000 persone ancora da trarre in salvo. Sono stati bloccati i voli. Per fronteggiare il fuoco sono stati mobilitati 1.100 pompieri, 145 elicotteri, 138 mezzi pesanti e 22 aerei cisterna.

Fort McMurray è una città costruita per portare manodopera all’industria del petrolio che in Canada estrae dalle sabbie bituminose, con un pesantissimo impatto ambientale. Ora, questo incendio ha frenato la produzione di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada, portando al rialzo il prezzo del greggio. Il Wti è salito di oltre il 4%, mentre il rialzo del Brent si avvicina al 4%. Gli analisti stimano un calo della produzione compreso tra 500.000 e 800.000 barili al giorno attualmente in Canada a fronte di una produzione globale di circa 96 milioni di barili, di cui un milione considerato in eccesso. La produzione nella zona dell’incendio e' stata rallentata o sospesa per mettere al sicuro il personale.

C’è un altro aspetto che può contribuire a chiarire la situazione. Il riscaldamento globale – fenomeno in gran parte causato proprio dalla combustione di idrocarburi e da altre attività che alterano la composizione atmosferica – determina un allungamento della stagione degli incendi, a livello mondiale e locale. Pare infatti che negli ultimi anni le temperature medie dell’area del Canada interessata siano aumentate considerevolmente. Per questo nella regione gli inverni diventano sempre più secchi e meno piovosi, causando siccità e aumento degli incendi. Secondo uno studio pubblicato da Nature Communications nel 2015, dal 1979 la stagione degli incendi si sta allungando notevolmente in tutto il mondo.

Tutto ciò costituisce un’evidente contraddizione, fra la ricerca dei modi per ridurre i fenomeni di inquinamento e di alterazione del clima mondiale, che confluisce a livello internazionale in accordi siglati da ormai tutti gli Stati, e il perdurare, persino in modalità peggiori, delle tecniche di sfruttamento di quanto c’è di più sporco ed inquinante per la produzione di energia. Occorre fare chiarezza e mettere un fermo stabile ai metodi più inquinanti, invasivi dell’ambiente, climalteranti a cui ancora oggi si ricorre per produzioni energetiche ed industriali, altrimenti i documenti degli accordi internazionali rischiano seriamente di diventare carta straccia.

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Lo scorso venerdì 13 maggio si è tenuto a Roma, presso la sede del Partito Democratico, il terzo seminario di #Ambientealcentro, dal titolo: “Dalle buone leggi alle buone politiche: quali impatti nella applicazione delle nuove misure ambientali”. L’iniziativa è stata organizzata dal dipartimento Ambiente del PD e dall’associazione degli Ecologisti Democratici.

Dopo l’assemblea iniziale, molto partecipata, i lavori sono stati divisi fra quattro tavoli tematici: Economia circolare, Cambiamenti climatici e adattamento, Controlli e legalità, Territori e qualità ambientale. Successivamente, nel pomeriggio, durante una nuova seduta plenaria sono stati illustrati i risultati del lavoro dei tavoli.

Con un approccio concreto è stato portato avanti il discorso aperto su temi importanti, che attraversano molti aspetti della società, a partire dalla vita quotidiana per finire alla pratica politica e di governo.  Si tratta evidentemente di un ambito molto ampio, trasversale per sua natura, ma fortemente legato ad alcuni temi su cui la sensibilità di un partito di centrosinistra è particolarmente focalizzata.

Per saperne di più ci si può collegare con il sito del PD all’indirizzo seguente:

http://www.partitodemocratico.it/ambiente/

 

ECONOMIA
Energia: meglio, ma ancora non basta
11 luglio 2015
Secondo Bloomberg New Energy Finance saranno almeno 5 le linee guida che caratterizzeranno la transizione del sistema energetico a livello mondiale nel prossimo futuro. Lo studio è il nuovo Energy Outlook 2015, che è possible reperire all'indirizzo in calce. In breve, il sistema di approvvigionamento energetico mondiale vedrà la situazione attuale letteralmente capovolgersi: da oltre 60% di energia da fonti fossili, ad oltre il 60% da fonti rinnovabili.

I maggiori drivers energetici individuati sono:

1. Il solare. L'energia solare è destinata a diventare una delle maggiori tecnologie utilizzate per coprire il fabbisogno. In particolare, il calo dei costi porterà una forte crescita degli investimenti nel solare fotovoltaico, sia a grande scala sia a piccola scala. Si stimano 3,7 miliardi di dollari.
2. La democrazia energetica. L'energia sarà sempre più appannaggio degli utenti, i tetti saranno solari, i sistemi energetici locali, così come gli accumuli. Nella parte del mondo in via di sviluppo, queste caratteristiche saranno spesso le prime ad essere conosciute, in località che avranno accesso all'energia per la prima volta. 
3. Calo della crescita della domanda. La domanda di energia sarà sì in crescita, ma in misura minore che nel passato. Si stima 1,8% all'anno, invece del 3% che ha caratterizzato gran parte degli ultimi 20 anni. Nei Paesi OECD la domanda di energia sarà inferiore nel 2040 rispetto al 2014.
4.  Il gas naturale sarà una parentesi. La grande crescita nel consumo di gas che ha fatto da ponte verso le rinnovabili è stata propria di alcuni Paesi Occidentali e degli USA, ma non sarà lo stesso per i Paesi in via di sviluppo. Molti di essi passeranno direttamente dal carbone alle rinnovabili, e spesso ricorreranno direttamente ad entrambi. 
5.  Resta il pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici. Nonostante tutto, si stima che le emissioni di CO2 ed altri gas climalteranti saranno in crescita. Considerato cioè  l'impegno per le rinnovabili e per l'efficienza, la presenza ancora di grandi impianti a fonti fossili e il legame con il carbone di molti Paesi limiteranno gli effetti positivi auspicati.

Dunque, in vista del 2040 la struttura del sistema energetico mondiale sarà profondamente trasformata. Tutto ciò, secondo questo Rapporto, non sarà ancora abbastanza per fermare il cambiamento climatico in atto e ridurre le emissioni climalteranti. Data la difficoltà insita nel fare stime di questo tipo, resta la possibilità di intervenire ora in misura tale da migliorare le prestazioni future. 

Il dossier completo si trova al seguente indirizzo:
http://www.bloomberg.com/company/new-energy-outlook/
ECONOMIA
Nuovi modelli di investimento (senza carbone)
17 gennaio 2014

La questione tempo: ciò che sappiamo ormai da molto tempo sul cambiamento del sistema climatico ha acquisito il carattere dell’urgenza. Dopo l’estensione alla dimensione dell’intero pianeta del problema dell’inquinamento a cui abbiamo assistito negli ultimi cinque-sei decenni, ora gli interventi per contenere e ridurre la portata del problema non sono più rinviabili.

La raccomandazione che sarebbe contenuta nella seconda parte del V Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo scientifico internazionale delle Nazioni Unite), secondo le anticipazioni, ci suggerisce di passare ad un’economia a basse emissioni di carbonio, e di farlo in fretta.

Le emissioni climalteranti infatti sono in aumento a livello globale con un valore dell’incremento medio che ha superato il 2% nell’ultimo decennio, mentre nei trent’anni precedenti si attestava intorno all’1,3%. Se questi sono i dati, occorre prestare la massima attenzione: significa non soltanto che è in atto un aumento delle emissioni, ma che esso varia aumentando a sua volta. In altre parole, la velocità con cui aumentano le emissioni è in crescita. Si tratta di un fatto che, se non arrestato, può portare facilmente e in breve tempo ad una situazione esplosiva.

Sul piano delle politiche climatiche ed energetiche impostate e applicate a livello internazionale e internamente nelle singole realtà locali, significa che quanto fatto finora non basta, ma che occorrono interventi più incisivi e più rapidi.

Il dibattito che spesso verte sulle rinnovabili – molto meno sul risparmio energetico e l’efficienza – fa dimenticare che il maggior contributo alle emissioni di gas serra mondiali proviene ancora oggi dalla combustione di petrolio e di carbone che, secondo il Rapporto, potrebbero raddoppiare o addirittura triplicare entro il 2050. Al contrario, per contenere l’aumento della temperatura media globale al limite dei 2°C sarebbe necessario un taglio netto delle emissioni ben oltre la metà.

Risultano evidenti l’entità del problema e la sua difficoltà di risoluzione nel momento in cui si va ad interferire con i processi economici e la produzione di ricchezza così come l’abbiamo considerata finora, e con i processi demografici e di sviluppo della maggior parte dei Paesi emergenti.

Lo stesso Rapporto parlerebbe di nuovi modelli di investimento per un’economia a basse emissioni di carbonio. Una cosa che può interessare anche l’Italia, non per arrestare la crescita ma per favorirla, in un quadro di sostegno alla qualità, all’innovazione tecnologica fondata sulla ricerca, al miglioramento dello stato dell’ambiente, naturale e antropizzato, alla cultura.

 

Una buona notizia, ulteriore tassello sulla strada della decarbonizzazione, riguarda la centrale di Porto Tolle: la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente ha bocciato nuovamente la procedura autorizzativa. Il parere della Via fa proprie in alcuni passaggi le osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste. Viene invece bocciata la scelta di Enel di convertire il vecchio impianto ad olio combustibile a carbone, che in Veneto aveva l’appoggio del governatore Luca Zaia e del Consiglio regionale, arrivati addirittura a modificare le norme riguardanti il Parco del Delta del Po, in cui è situato l’impianto.

Dunque Enel dovrà presentare un nuovo progetto, ma questa ennesima bocciatura, che segue quella del Consiglio di Stato, ha tutta l’aria di essere la parola “fine” posta in calce alla vicenda. Sarebbe ora. In un Paese dove la capacità elettrica duplica le necessità, facente parte di una comunità (l’Unione Europea) che si prefigge obiettivi elevati di riduzione delle emissioni di carbonio, pensare al carbone significa porsi fuori dalla realtà dei fatti.  Il tutto in un Parco naturale protetto di rilevanza internazionale.

 

La notizia con le anticipazioni della seconda parte del V Rapporto IPCC si trova al seguente indirizzo:

 

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/01/17/Ipcc-passare-subito-economia-basse-emissioni-CO2_9914492.html

 

 

 

politica interna
La regressione energetica del governo Letta: dopo il nucleare, il carbone
16 maggio 2013

La centrale di Porto Tolle ormai è un emblema di un paradigma energetico che non si vuole cambiare; persino la sua localizzazione, fra le nebbie, le acque, gli uccelli del Delta del Po, contribuisce a creare l'immagine dell'attacco alla Natura che resiste negli obiettivi di amministratori pubblici e di gestori energetici, riproducendo il conflitto fra ambiente e lavoro, fra salute ed economia, oltre la realtà, fuori dal tempo come soltanto un impianto dentro una fra le ultime aree naturali d'Italia può essere.
Il carbone costa poco, e questo dovrebbe bastare al gestore per fare una scelta riguardante il tipo di impianto, naturalmente, migliorando la situazione ambientale con la tecnologia  moderna, che consente di inquinare di meno rispetto al precedente impianto ad olio combustibile.  In realtà, questo non basta affatto, viste le emissioni di CO2 e soprattutto, vista la possibilità di convertire l'impianto a metano, come prevedeva la normativa riguardante il Parco del Delta del Po in cui si trova la centrale prima che la Regione Veneto la modificasse. Un modo non più accettabile di fare scelte energetiche: considerare avanti a tutto il costo del combustibile. Tutto ciò, poi , in un contesto italiano con grande eccesso di potenza elettrica installata, grande crescita delle rinnovabili, e notevole margine di risparmio energetico, che consentirebbe di ridurre proprio l'uso delle fonti energetiche più inquinanti e climalteranti.
E' vero che il carbone ha prezzo basso, che stanno aumentando le importazioni nei Paesi UE dagli USA, che con gli idrocarburi di scisto stanno modificando il mercato mondiale, ma è altrettanto vero che nel nostro Paese c'è la concreta possibilità di evitare i combustibili peggiori sul piano ambientale, dati alcuni aspetti del nostro sistema energetico, che non ha mai visto una quota rilevante di carbone e vede ora una quota sempre più interessante di rinnovabili.
La politica energetica dovrebbe farla, appunto, la politica, e qui nascono i problemi. Dopo l'apertura nientemeno che sul nucleare, il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato (PD) afferma di voler accelerare l'iter per la conversione dell'impianto a carbone, oggi sospeso in attesa della nuova Valutazione d’Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente, in accordo con Luca Zaia (PdL), presidente della Regione Veneto.   Si tratta di un grave errore, frutto di una visione quantomeno vecchia della questione energetica. Ad essa si somma la considerazione praticamente nulla, stanti l'assenza di dichiarazioni, di un Parco di importanza naturalistica internazionale. Il Ministro, oltretutto, è del Partito Democratico, mentre la Responsabile Ambiente dello stesso, Stella Bianchi, si è espressa in senso contrario, in un quadro variopinto del partito in cui ognuno fa e dice quello che vuole. Naturalmente, condivido la posizone contraria.   Per l'ennesima volta, sperando che la querelle finisca, insieme al carbone.   Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensa il Ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, anche lui del Partito Democratico.
 

ECONOMIA
70% della nuova capacità installata sarà rinnovabile, competitiva rispetto alle fonti fossili
23 aprile 2013

Nonostante condizioni di mercato definite difficili, si prevede una forte crescita delle rinnovabili dovuta al miglioramento della competitività che le porterà a coprire intorno al 70% della nuova capacità installata nel mondo al 2030.
Secondo Bloomberg New Energy Finance, che presenta l'analisi in uno studio portato al Summit annuale a New York, gli investimenti annualmente diretti a nuova potenza rinnovabile cresceranno da due volte e mezzo fino a oltre quattro volte e mezzo nei prossimi vent'anni, con uno scenario più probabile che vede un salto del 230%. Gli indicatori di una tale forte crescita si trovano nel continuo miglioramento della competitività del vento e del solare rispetto alle fonti fossili, e nella crescita delle fonti non intermittenti e pulite come idro, geotermia, biomasse.
Bloomberg stessa dice che la previsione si fonda su modelli che tengono conto di tutti i parametri del futuro energetico, compresi lo stato dell'economia, la crescita della domanda, l'evoluzione dei costi delle tecnologie, le politiche per i cambiamenti del clima, le tendenze del mercato delle fonti fossili. Dunque, si tratta di drivers ben fondati che, nel quadro che si è formato negli ultimi anni, mostrano una tendenza molto favorevole alle rinnovabili, pià delle previsioni formatesi negli anni recenti, e al di là del loro ruolo pur importante sul piano puramente ambientale. Una tendenza che si sta consolidando e che sta modificando le previsioni nate soltanto pochi anni fa e molto ottimistiche circa una lunga fase favorevole al gas (supportate, come è noto, anche dall'IEA nel World Energy Outlook del 2011).
Nel settore della generazione elettrica, le proiezioni stimano un 70% di nuova potenza rinnovabile installata al 2030, e soltanto il 25% di potenza da fonti fossili come carbone, petrolio o gas.  Riguardo quest'ultimo, le previsioni parlano di una stabilizzazione del prezzo a 9$/MMBtu (circa 7€) in Europa.
Uno dei dirigenti di Bloomberg NEF, Guy Turner, sostiene che "le tecnologie rinnovabili saranno il perno della nuova capacità installata, anche in una visione meno ottimistica dell'economia mondiale e delle policy effettive. Il principale driver della crescita futura del settore rinnovabile in questo lasso di tempo sarà il passaggio da politiche di supporto a costi in calo e domanda naturale". Sottolinea anche l'importanza di programmare l'integrazione delle rinnovabili intermittenti nella rete e sui mercati.
Scenari come questi descrivono un'evoluzione parzialmente diversa da quanto previsto nella Strategia Energetica Nazionale, che sceglie impegni dovuti e normalmente attesi sul fronte delle rinnovabili e dell'effiicenza, e impegni ben più gravosi sul fronte delle fonti fossili. Da tempo le cose stanno cambiando rispetto alle previsioni effettuate alcuni anni fa e che appaiono alla base delle scelte della SEN, occorre tenerne conto.

Maggiori dettagli sullo studio di Bloomberg si trovano al seguente indirizzo:
http://about.bnef.com/press-releases/strong-growth-for-renewables-expected-through-to-2030

NB politica:   Nel quadro desolante dipinto dal PD nell'ultimo periodo, Debora Serracchiani ha vinto in Friuli, congratulazioni e auguri.  Non ci vuole un genio a comprendere che la dirigenza (che non è certo la segreteria di Bersani soltanto) che ha gestito il partito negli ultimi vent'anni è ampiamente superata e immediatamente da sostituire con coloro che vincono le elezioni. Per restare al merito e ai temi che ci interessano, ieri sera Matteo Renzi intervistato da Lilli Gruber ha lamentato più volte la scarsa ma necessaria presenza dei temi ambientali ed energetici nel dibattito politico. Chi si occupa di temi concreti apprezza gli interventi politici che richiamano gli stessi perchè sa che è la chiave per il passaggio culturale che consente di introdurli e affrontarli. Senza quel passaggio, non si fa nulla (che è poi quello che si è fatto finora: nulla).  Staremo a vedere. Con fiducia.
 

ECONOMIA
Auto elettriche e industria italiana
17 febbraio 2012

''Stiamo cercando di creare in Italia una bandiera di filiera di auto elettrica, dalla batteria ai sistemi elettronici fino alla produzione del mezzo. Abbiamo firmato un accordo con il ministro cinese della Scienza e Tecnologia, perche' la Cina ha un programma di un milione di auto elettriche circolanti entro il 2015. Purtroppo non riesco a mettere a disposizione l'impresa italiana che produce automobili. Cerchero' di capire in che modo possiamo portare in quel paese le imprese italiane che lavorano nella filiera pur non essendo capaci di avere una grande fabbrica automobilistica che lavora e investe sull'auto elettrica. L'Italia avrebbe molto da dire e da fare, ma manca un gruppo come Renault e Bmw che investa facendo diventare l'auto elettrica uno dei prodotti che fanno competizione''.
Con queste chiarissime parole il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha presentato ieri a Milano l'accordo firmato con il governo cinese per lo sviluppo dell'auto elettrica. Tutte le case automobilistiche mondiali sono impegnate in programmi di produzioni ecologiche, in cui non manca l'auto elettrica, ma non la Fiat.  Nonostante ciò, sarebbe importante riuscire a creare una filiera italiana, per lavorare in un settore rilevante dell'innovazione, ancora con ampie necessità legate a ricerca e sviluppo.
L'automobile elettrica non emette inquinanti direttamente, per cui una sua maggiore diffusione in città darebbe un contributo notevole alla riduzione dell'inquinamento locale. Ma evidentemente le emissioni di un'automobile elettrica dipendono dal modo in cui viene prodotta l'energia elettrica che utilizza: se la Cina continua con l'uso del carbone, le sue auto elettriche saranno pulite durante il viaggio, ma saranno fonte di inquinamento ambientale nei luoghi delle centrali termoelettriche. Ma con l'insieme di fonti che producono attualmente energia elettrica in Italia, è stato calcolato che l'auto elettrica emette la terza parte di quanto emettono le normali vetture a benzina, e meno della metà di un'ibrida o di una vettura a metano: intorno a 60 grammi per kilometro di CO2, che con il continuo aumento delle rinnovabili sono destinati a diminuire. Inoltre, i consumi energetici sono circa la metà delle auto convenzionali, e una penetrazione consistente delle auto elettriche sul mercato comporterebbe una minore necessità di importare petrolio, con conseguente risparmio economico.
Se uno dei problemi principali delle vetture elettriche riguarda la scarsa autonomia, non mancano esempi di ricerca avanzata con prospettive interessanti: la IBM sta lavorando ad una nuova generazione di accumulatori elettrici, Battery 500, che utilizzano il litio in combinazione con l'aria. Questa batteria impiega anodi in carbonio sui quali il litio si combina con l'ossigeno dell'aria in modo reversibile per dar luogo ad accumulo di cariche, ottenendo alta densità energetica, e consente un'autonomia di 800 km, contro quella delle auto elettriche oggi in vendita di circa 120-160 km.

Il sito Ansa con la notizia dell'accordo con la Cina, e il sito IBM con il progetto Battery 500:
http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche/istituzioni/2012/02/16/visualizza_new.html_99706005.html
http://www.almaden.ibm.com/st/smarter_planet/battery/
 

ECONOMIA
100% rinnovabili senza carbone
29 settembre 2011

Per sostenere la scelta di una transizione totale ad un sistema basato su energie rinnovabili entro il 2050 in Europa, è possibile firmare una petizione  proposta da European Renewable Energy Council, European Forum for Renewable Energy Sources e Greenpeace. La petizione è rivolta a eletti europei, nazionali, regionali e comunali, leader di associazioni, di aziende, di religioni, esponenti politici.
La petizione ha lo scopo di "promuovere un'economia basata sull'efficienza energetica e sulle energie rinnovabili", e di invitare "i decisori politici locali, regionali, nazionali ed europei a dare il loro supporto e a farsi promotori di un nuovo scenario sostenibile entro il 2050". Tra i vari punti, si chiede di garantire l'applicazione della Direttiva sulle energie rinnovabili del 2009 (Dir. 28/2009), di rendere legalmente vincolante l'obiettivo del 20% di efficienza energetica (vedi post del 25 giugno 2011), di eliminare i sussidi alle fonti fossili.
Il Kyoto Club e Greenpeace Italia raccolgono le adesioni (gli indirizzi dove trovare maggiori informazioni sono scritti in calce).
Inoltre, è stata indetta il prossimo 29 ottobre la giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone, promossa da numerose associazioni tra cui Kyoto Club e Legambiente, con un appello e un'iniziativa che si svolgerà a Porto Tolle.
Nel testo dell'appello, si legge "contro l'uso del carbone, per un lavoro degno, per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute dando speranza al nostro futuro".   Senza dubbio la combustione del carbone rappresenta una fonte di inquinanti e di emissioni climalteranti insostenibile per la salute umana e per lo stato dell'ambiente nella prospettiva di limitare i cambiamenti al sistema climatico già in atto.   In Italia, i combustibili solidi coprono una quota di circa il 7% di tutta l'energia primaria consumata, una cifra limitata che alcuni vorrebbero incrementare. Se è difficile rinunciare al carbone in tempi immediati, sicuramente è possibile programmare una strategia di progressiva diminuzione del suo utilizzo che si inserisca in un quadro fatto di efficienza energetica, risparmio, fonti rinnovabili, accettando che nella fase di transizione la quota preponderante fossile sia in capo al metano. Quest'ultimo già oggi ha raggiunto il petrolio, in costante calo da molto tempo, e diventerà la prevalente tra le fonti fossili nei prossimi anni.     Rinviamo le considerazioni riguardanti la sicurezza degli approvvigionamenti (per cui molti fanno riferimento al carbone come alternativa fossile) ad un prossimo post.
Aderisco e invito ad aderire ad entrambe le iniziative, in favore delle rinnovabili e contro la più inquinante tra le fonti fossili, il carbone.

http://www.100percentrenewables.eu/

http://www.kyotoclub.org/news/2011-set-28/100_di_rinnovabili_entro_2050_petizione_ue/docId=2418
http://www.kyotoclub.org/news/2011-set-29/giornata_mobilitazione_nazionale_contro_carbone/docId=2420

ECONOMIA
I consumi crescono (ma le fonti cambiano)
12 luglio 2011

Nel mese di giugno la domanda di elettricità, pari a 27,2 miliardi di kWh, ha segnato un incremento dell’1,5% rispetto a giugno 2010, mentre nel primo semestre del 2011 i consumi elettrici sono cresciuti dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2010.  Introducendo una valutazione della temperatura media mensile, che è stata superiore di quasi un grado rispetto a quella dello stesso mese dello scorso anno, si ottiene un incremento dell'1%.  Si tratta dei dati Terna presentati qualche giorno fa nel Rapporto mensile. 
Per quanto riguarda la provenienza e le fonti, si ha un 87,6%  di produzione nazionale e 12,4% di saldo dell’energia scambiata con l’estero, con una diminuzinone dell'11% in giugno; la produzione nazionale netta è aumentata del 2,4% rispetto a giugno 2010, grazie alla crescita le fonti di produzione geotermica (+10%), eolica (+15,7%) e fotovoltaica (+286,6%), mentre risultano in calo dello 0,4% sia la fonte termoelettrica, sia quella idroelettrica (che è però soggetta alle variazioni stagionali).   In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda di giugno 2011 rispetto al mese precedente è invariata, e il profilo del trend mantiene un andamento di leggera crescita.
La potenza massima richiesta è stata di quasi 48 GW con una diminuzione di 5% sul valore registrato lo stesso mese dell'anno precedente.
Anche l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha presentato la sua relazione annuale, dalla quale risulta che dopo il crollo registrato nel 2009 la domanda di gas è ripresa lo scorso anno, tornando sui livelli precedenti la recessione. Rispetto al 2009, il consumo di gas è aumentato del 6,4%, una variazione in positivo che non si registrava dal 2005. Il settore domestico, il terziario, e quello industriale hanno trainato la crescita, ma continua anche l'incremento del consumo di gas nei trasporti.
Il petrolio, in costante leggero calo complessivo, resiste proprio nel settore dei trasporti, dove la domanda totale di carburanti (benzina e gasolio) nel mese di maggio è stata pari a circa 3 milioni di tonnellate, di cui 0,8 milioni di tonnellate di benzina e 2,2 di gasolio autotrazione, con un incremento dell’1,7%. 
Questi dati ci dicono che i consumi continuano a crescere, sia da fonti primarie (gas e petrolio) sia da energia trasformata (elettricità), pur con cambiamenti interessanti sulla struttura del sistema:  incremento delle fonti rinnovabili, minor import dall'estero, minor contributo del termoelettrico, calo della potenza alla punta.  Gli andamenti in calo, o anche soltanto quasi-stabili, dei consumi complessivi di energia però corrispondono ancora a periodi di crisi economica, segnalando lo stretto legame indissolto tra consumi e crescita economica.   Sarebbero necessari interventi più decisi nell'ambito del risparmio e dell'efficienza energetica, oltre ad assetti diversi della mobilità, ad oggi eccessivamente fondata sul consumo di derivati del petrolio.      (I siti di Terna e AEEG sono linkati a lato).
 

TECNOLOGIE
Rinnovabili e misure di compensazione
10 luglio 2011

Sta ampliandosi in questo periodo in Italia una forma di opposizione alla diffusione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia sul territorio alle cui fondamenta viene posta una questione riguardante un "business delle rinnovabili" stesse che scavalcherebbe la loro reale necessità a scapito dei cittadini e del loro ambiente di vita.  Raramente si entra nel merito delle caratteristiche di ogni singolo impianto - che può realmente mostrare difficoltà in merito alla sua realizzazione - e mai nel merito dell'urgenza di modificare il nostro sistema energetico per renderlo meno impattante sull'ambiente e sul sistema climatico.
In realtà, il sistema energetico italiano è ancora basato su una quota preponderante di combustibili fossili - derivati del petrolio, metano, carbone - che servono sia per la produzione elettrica sia per la produzione termica, mentre i trasporti (mai presi in considerazione, come se l'automobile fosse un dato di fatto a prescindere) contribuiscono per quasi un quarto alle emissioni di gas-serra e sono in costante aumento. In questo quadro, le rinnovabili stanno contribuendo in misura crescente soprattutto negli ultimi anni (a parte l'idroelettrico che caratterizza il nostro sistema da decenni)  e grazie al sistema di incentivazione, creato proprio per superare gli ostacoli che il mercato frappone alla diffusione di tecnologie nuove e spesso più costose di quelle più consolidate. Accanto al passaggio alle rinnovabili assolutamente necessario, risulta indispensabile favorire l'efficienza e il risparmio energetico per contenere il continuo amumento dei consumi.  Altrimenti, il nostro consumo di fonti fossili e le nostre emissioni inquinanti e climalteranti saranno destinate a crescere, con tutte le conseguenze del caso.
Nei Paesi europei dove la diffusione delle rinnovabili avviene da anni, insieme ad elementi culturali già da molto tempo favorevoli alla transizione  verso una produzione energetica più sana, si attuano misure di compensazione, che non consistono nel realizzare un giardinetto pubblico o un campo da gioco, ma in misure ambientali.    In un ambito territoriale prossimo ad una nuova costruzione si interviene con forestazione, creazioni di ecosistemi e di ambienti in grado di incorporare carbonio, regolare il ciclo dell'acqua e il microclima, migliorare le connessioni tra ecosistemi separati dalle cotruzioni umane.  In Germania, la superficie di suolo rinaturalizzata deve essere doppia rispetto al suolo libero eventualmente occupato.  Se il suolo era già in  precedenza occupato (per es. nel caso di una trasformazione di un impianto industriale preesistente) si procede comunque alla creazione di aree verdi con la messa a dimora di alberi, di siepi, la realizzazione di stagni, in zone contigue all'area interessata o comunque all'interno di zone edificate limitrofe, contribuendo in tal modo al mantenimento della qualità dell'aria, del microclima e, in sostanza, alla qualità della vita degli abitanti del luogo.    In Italia, dove le rinnovabili sono di più recente introduzione, manca una normativa opportuna, e addirittura per anni sono mancate le linee-guida per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabli sul territorio, creando una situazione di grande incertezza dove non mancano i casi di costruzioni inopportune rispetto al territorio o sbagliate nei parametri.   E' necessario procedere ora con criteri precisi, con Piani energetici regionali e comunali (e nazionali!), con consapevolezza diffusa affinchè il passaggio all'energia pulita non sia vanificato.

ECONOMIA
Per il carbone, si modificano le normative
3 luglio 2011

Secondo quanto riportano le agenzie, il governatore del Veneto ha firmato la modifica alla legge regionale del 1997 che istituisce il Parco del Delta del Po, in modo da evitare conflitti come quello verificatosi recentemente con la sentenza del Consiglio di Stato, che annulla la Via alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.
Il Consiglio Stato aveva infatti annullato il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell'Ambiente aveva dato parere positivo sulla compatibilità ambientale al progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.
La normativa prevede esplicitamente all'ari. 30 comma 1 lettera A che gli impianti di produzione di energia elettrica debbano essere alimentati a gas naturale o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale:  per evitare di non poter realizzare un impianto maggiormente inquinante è stata fatta una delibera per modificare la norma, approvata dalla Giunta Regionale del Veneto. Dunque, il senso dell'iniziativa è il seguente: per poter inquinare di più, modifichiamo norme troppo stringenti - ammesso che sia da considerarsi stringente la possibilità di ricorrere al gas naturale.

Quello di Porto Tolle è un ottimo esempio di come si possa arrivare al classico conflitto tra produzione di energia e ambiente, scaricando il conflitto stesso sui lavoratori. Questi ultimi sono indotti dalla scelta del carbone (che, lo ripeto ancora una volta, non è "pulito", e lo si può facilmente dimostrare) posta come obbligata da fantomatici "mix energetici" che non potrebbero farne a meno, a difendere la scelta stessa in quanto corrisponde alla difesa del proprio posto di lavoro. Se poi il posto di lavoro fosse in una centrale a gas (magari fosse solare, ma è chiedere troppo in Italia) sarebbe esattamente lo stesso, ma questo non riguarda le scelte energetiche, evidentemente.    

Ho già scritto più volte in questo blog  (molto seguito, e colgo l'occasione per ringraziare tutti i lettori)  che la scelta del carbone è ingiustificata, inquinante e perciò sbagliata, e ora vorrei anche precisare che non condivido le posizioni favorevoli alla modifica della legge istitutiva del Parco fatta dalla Regione Veneto espresse da esponenti del mio partito.    Si può fare di meglio per la produzione energetica, senza carbone e senza nucleare, e senza porre i lavoratori contro la salvaguardia dell'ambiente e della loro stessa salute.
 

ECONOMIA
I "costi" dello stop al nucleare
20 giugno 2011

Non passa giorno, dalla vittoria della maggioranza degli elettori italiani contro il nucleare al referendum, che non si leggano lamentazioni sul rincaro della bolletta elettrica per consumatori e imprese, sulle fonti fossili che caratterizzeranno il futuro energetico, oppure sulle rinnovabili che causeranno esborsi astronomici per gli incentivi, sui maggiori quotidiani, negli inserti economici, nelle riviste di economia o di energia, a parte gli organi già favorevoli alla transizione.  Incredibilmente, riconosciuti esperti dei settori coinvolti continuano a parlare ancora oggi in termini economici classici, cioè senza tenere in alcun conto i costi esterni, i danni ambientali, e persino i costi cui può far fronte soltanto uno Stato. 
Che cosa significa "bolletta elettrica"?  Innanzitutto, sui quotidiani i termini sono stati riferiti per l'Italia alla spesa per l'importazione di fonti primarie, da noi molto scarse o di difficile estrazione sia che si tratti di petrolio, o di gas, o di uranio, mentre per i consumatori alla spesa per l'elettricità. La spesa per le fonti primarie può essere ridotta soltanto con un maggior apporto delle rinnovabili e con l'efficienza, mentre la spesa per il kilowattora dipende da numerosi fattori caratterizzanti il sistema elettrico italiano. Vogliamo tentare di ridurla ricorrendo al nucleare? E' una scelta rispettabile, ma va anche detto che la realizzazione di centrali nucleari comporta un costo elevato per la collettività, dato che lo Stato stesso deve intervenire per rendere possibile una filiera energetica che non sta da sola sul mercato. Questo costo, se non lo si paga in bolletta, lo si paga attraverso la fiscalità generale.
Le fonti fossili tradizionali, invece, sono accreditate di un futuro roseo, perchè a costi contenuti e con tecnologie consolidate, alla faccia cioè del riscaldamento globale che sta già alterando il sistema climatico terrestre. Ma quali saranno i "costi" delle alterazioni climatiche? La stima migliore oggi esistente (Rapporto Stern) parla di un calo del 20% del Pil mondiale, una cifra più che preoccupante.  Per non parlare dei costi che già oggi sosteniamo - e che sono già stimati da tempo - per i danni ambientali e sanitari causati dalle fonti fossili. Questi ultimi sono stati qualificati "esterni" perchè non fanno parte del sistema economico attuale, che opera senza tenerne conto, a parte i tentativi recenti di introdurli nel sistema stesso. Gli incentivi alle rinnovabili in fondo non sono altro che una delle possibilità trovate per internalizzare i costi esterni, favorendo in questo modo tecnologie nuove e meno impattanti sull'ambiente e sulla salute. Non si tratta dunque di un esborso improprio, ma al contrario, assolutamente proprio se si vuole tener conto anche dell'ambiente terrestre oltre che delle regole economiche. L'"esborso" stesso poi, può risolversi in un vantaggio per i consumatori al momento della formazione del prezzo dell'elettricità, come spiega bene Giovan Battista Zorzoli nel numero di marzo della rivista Qualenergia.
Sarebbe invece utile che qualcuno parlasse, per esempio, anche dei costi del "carbone pulito" (una cosa che non esiste, ma che viene pubblicizzata) nel momento in cui si rende necessaria la cattura dell'anidride carbonica - una prospettiva interessante e da praticare, ma costosa. Oppure di una prospettiva che dovrebbe essere la prima, la preferita, quella per la quale si attivano tutti con convinzione: il risparmio energetico e l'efficienza, che da soli possono far risparmiare cifre ingenti e quantomai opportune.

ECONOMIA
Disputa Enel-Terna, o meglio, quale sistema energetico per il futuro
31 maggio 2011

Anche oggi, nel solco della più totale inconsistenza della sua azione, il governo sceglie di non intervenire nella disputa tra Enel/Assoelettrica e Terna sulla questione dell'accumulazione e modulazione dell'energia elettrica, che in questi giorni ha raggiunto i toni dello scontro. Il Consiglio dei Ministri, riunito oggi per recepire il cosiddetto Terzo pacchetto energia dell'Unione Europea, ha rinviato il tema ad un parere futuro dell'Autorità per l'Energia.   La questione coinvolge in realtà, al di là dei cavilli normativi, alcuni aspetti centrali dello sviluppo del sistema energetico nel futuro prossimo. Se si intende procedere sulla strada della diffusione delle rinnovabili infatti, come è auspicabile, saranno necessari sistemi di accumulo e il trasferimento dell'energia dalle zone di produzione alle zone di consumo, che di solito non coincidono. Dunque è necessario adeguare la rete elettrica italiana alle nuove esigenze, che richiedono un sistema di produzione e trasmissione capace di fornire energia elettrica con la sicurezza della copertura delle necessità. Nel futuro, le smart grid, le reti intelligenti, consentiranno di ottimizzare la distribuzione dell'energia in relazione alla richiesta, e organizzeranno la rete in modo da ottenere un'alta penetrazione dell'energia prodotta da fonti intermittenti, quali le fonti rinnovabili.
Queste sono le priorità da affrontare, e non certamente l'incremento della capacità installata con centrali a carbone o con centrali nucleari. Di potenza in Italia infatti, ne abbiamo in abbondanza:  quasi il doppio (oltre 100 GW) della richiesta massima alla punta (sempre inferiore a 60 GW). Questo aspetto è stato rilevato anche da Fulvio Conti, a.d. di Enel, che ha ammesso (secondo quanto riportato da Gualerzi di Repubblica): “In Italia abbiamo fatto molti investimenti e c’è un eccesso di capacità disponibile per far fronte a ogni emergenza e c’è una forte crescita delle rinnovabili che con una migliore e più ampia tagliatura di rete si potrà portare a fruizione di tutti i consumatori. Quindi si facciano le reti quando sono necessarie perché c’è un’abbondanza di riserve e di capacità a disposizione su tutto il sistema”.  In questo quadro - che naturalmente non cambia quanto detto riguardo le nuove necessità legate alle rinnovabili - dovremo incrementare fortemente le fonti di energia rinnovabile stesse per raggiungere gli obiettivi dell'Unione Europea.    Dunque - e come è noto da tempo a coloro che si occupano di energia - non abbiamo alcun bisogno di nucleare, e non abbiamo alcun bisogno di centrali a carbone, contrariamente a quanto viene fatto credere da anni in quella che può definirsi come una delle maggiori opere di disinformazione mai condotte.

L'articolo di Valerio Gualerzi su Repubblica:
http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/2011/05/31/terna-contro-enel-il-nodo-resta/

ECONOMIA
Una scelta sbagliata secondo il Consiglio di Stato: Porto Tolle a carbone
27 maggio 2011

La riconversione della centrale Enel di Porto Tolle a carbone - di cui abbiamo già parlato in questo blog (post dell'11 gennaio scorso) - è la peggiore scelta per l'ambiente che potesse essere fatta, ed ha violato la normativa regionale e statale. Si tratta di un parere conforme a quello delle associazioni ambientaliste espresso dal Consiglio di Stato.
Le associazioni Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente, WWF Italia e i comitati che si sono opposti alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle hanno espresso soddisfazione per le motivaziono della sentenza del Consiglio di Stato, sezione VI (presidente De Nictolis, relatore Garofoli) n. 3107/2011 depositata il 23 maggio 2011 che coglie due aspetti essenziali sottoposti alla valutazione del Giudice amministrativo con il ricorso in appello:  l’omessa e viziata valutazione comparativa tra l’alimentazione dell’impianto a gas metano e quella a carbone, e la mancata valutazione delle alternative di progetto.
La  Sesta sezione del Consiglio di Stato ha dunque annullato il decreto firmato dal Ministro Prestigiacomo, accogliendo un ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste e comitati della zona di Porto Tolle, rovesciando la decisione del Tar del Lazio, che il 6 giugno 2010  aveva invece  respinto il ricorso delle associazioni ambientaliste e degli operatori del turismo. 

I comunicati e i commenti si trovano sui siti:

http://www.qualenergia.it/articoli/20110527-stop-al-carbone-di-porto-tolle-la-soddisfazione-degli-ambientalisti

http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2742

www.wwf.it

SCIENZA
Come cambiano i consumi di energia
4 agosto 2010

Le cifre seguenti rappresentano bene la situazione attuale per quanto riguarda le fonti fossili.
Il consumo globale di petrolio è diminuito nello scorso anno di 1,2 milioni di barili al giorno, ovvero di 1,7%, il calo più intenso dal 1982. La cifra è formata da un valore in forte calo nei Paesi OECD, dove il consumo è addirittura diminuito di 2 milioni di barili al giorno, e da un incremento di 860 mila barili al giorno negli altri Paesi. Contemporaneamente, la produzione globale di petrolio ha subito un drastico calo di 2 milioni di barili al giorno, corrispondente al 2,6%.
Cifre analoghe per il gas: il consumo di gas naturale è diminuito l'anno scorso di 2,1%, soprattutto a causa del contributo al calo della Russia. La produzione è diminuita complessivamente in misura uguale, del 2,1%.
Il consumo di carbone è rimasto stazionario, mentre la produzione ha continuato a crescere del 2,4%, che corrisponde comunque a circa la metà della crescita media negli ultimi 10 anni.
Il consumo di energia primaria, valutata includendo petrolio, metano, carbone, nucleare e idroelettrico, ha subito un calo di 1,1%.
Sono questi i valori che mostrano la forte diminuzione del ricorso alle fonti fossili che caratterizza il momento attuale nel mondo. Probabilmente, ci saranno conseguenze importanti, coinvolgenti anche gli scenari geopolitici internazionali, ma qualunque previsione sembra azzardata dato che la situazione è in piena evoluzione (compresa la presenza sul mercato degli idrocarburi non convenzionali, ricordati in un post precedente).
Chiaramente, la crisi economica ha influenzato gli andamenti nei mesi recenti, ma forse si può "cogliere l'occasione":  si può utilizzare il momento di crisi per passare a fonti energetiche più compatibili con l'ambiente. Non sarebbe la prima volta che una crisi economica serve a modificare una situazione per raggiungere traguardi migliori, è quella attuale appare come l'occasione da trasformare in opportunità per promuovere l'efficenza, il consumo consapevole, le fonti rinnovabili.

I dati sono presi dal sito BP (www.bp.com). Per inciso:  il buco che eruttava petrolio in fondo al mare sembra che sia stato chiuso, e che la pressione del "tappo" resista alla pressione interna del fluido in uscita. La situazione però non sarà pienamente risolta fino a che una seconda trivellazione non sarà in grado di consentire l'estrazione del petrolio in maniera regolare.
 

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