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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

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C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di novembre:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio non si allontana mai molto dal Sole e rimane basso sull'orizzonte occidentale, ma lo si potrà osservare a fine mese fra le luci del crepuscolo dopo il tramonto del Sole. Il pianeta più vicino al Sole raggiungerà la massima elongazione, fino a 22°, il giorno 24.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è stata ben visibile nel cielo del mattino per gran parte dell'anno, ma ora si avvicina velocemente al Sole. La si può osservare con difficoltà, molto bassa sull'orizzonte orientale, fra le luci dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso, Giove torna ad essere visibile al mattino, quando in cielo inizia l'aurora. Per alcune settimane sarà molto basso sull'orizzonte orientale, e non sarà facile osservare la congiunzione con Venere la mattina del giorno 13.

 

Saturno

 

Il pianeta con gli anelli è osservabile in orario serale, poco dopo il tramonto del Sole, molto basso sull'orizzonte occidentale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCIENZA
Tendenze climatiche che diventano evidenze
6 dicembre 2017
"Con novembre si conclude l'anno meteorologico 2017 (dicembre 2016-novembre 2017). Dal punto di vista termometrico il 2017 ha fatto registrare, per l'Italia, un'anomalia di +1.3°C al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un'anomalia di +1.36°C), il 2014 (+1.38°C rispetto alla media) e il 2015 che resta l'anno più caldo di sempre con i suoi +1.43°C al di sopra della media del periodo di riferimento." Inizia con queste parole una nota del Consiglio Nazionale delle Ricerche del 4 dicembre scorso, che prosegue informandoci che il 2017 è stato l'anno più secco in Italia dal 1800 ad oggi.

Secondo il Cnr, infatti, le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, e l'anno in corso risulterebbe essere il più secco dal 1800 ad oggi. Precisamente, si legge sulla nota, "significativa è risultata l'anomalia pluviometrica del 2017", quando, "fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri
hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%. A conti fatti, gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000,etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi".
Dati chiarissimi che confermano le sensazioni collettive gravanti quest'anno sulla carenza di piogge particolarmente marcata, associata al costante incremento della temperatura. I dati scientifici sono ormai specchio dell'evidenza, semmai qualcuno avesse ancora dubbi sul percorso che il sistema climatico ha da tempo intrapreso, ed in cui il nostro Paese è uno dei più avviati fra i Paesi delle zone temperate.

In poche parole, aumenta la temperatura media, aumenta la frequenza dei picchi di calore estivi, aumenta la frequenza di fenomeni estremi, gli inverni si stanno trasformando progressivamente in medie stagioni, cambia il regime delle piogge, e l'anno trascorso ha mostrato quanto veloce e incisivo possa essere il cambiamento.
L'arrivo della stagione fredda, l'arrivo delle precipitazioni, non sono elementi atti a nascondere il problema, costituiscono soltanto il persistere per quanto sarà possibile di una condizione che per il pianeta era di equilibrio a fronte delle modifiche dei parametri che lo determinano e lo caratterizzano. La Natura è in fondo buona, in questo suo insistere nel posizionarsi al suo punto di equilibrio, dandoci il tempo per reagire, evitando di sottovalutare le tendenze in atto.

La nota del CNR si può leggere interamente al seguente indirizzo:

https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-7807/isac-cnr-2017-anno-piu-secco-degli-ultimi-due-secoli

SCIENZA
Gli ultimi dati sulla superficie ghiacciata artica mostrano una tendenza consolidata
27 settembre 2017
Nell'estate 2017 l’area coperta dai ghiacci nell'Artico si è ridotta fino a 4,64 milioni di kilometri quadrati, secondo i dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC, USA). Si tratta del quarto record negativo e dell'ottavo minimo da 38 anni, da quando cioè vengono rilevati i dati da satellite. Osservando il dato in prospettiva siamo quasi 1,6 milioni di kmq al di sotto della media degli ultimi 20 anni.
I dati dei rilevamenti scientifici e alcune immagini grafiche molto eloquenti si trovano nel bel sito dedicato all'Artico "The Arctic", con l'articolo "NASA: Arctic sea ice sinks to record lows for summer", e nel sito dell'NSIDC, agli indirizzi in calce.

Il clima artico è molto variabile e fortemente influenzato dall'oceano polare e dalle masse continentali. La regione nel suo complesso è, ovviamente, influenzata dalla presenza del Polo Nord. Le basse temperature sono la principale caratteristica climatica nella zona, ma ora il clima sta cambiando, e tutta l'area risente del riscaldamento globale. La quantità di ghiaccio che resta alla fine dell'estate, si legge sul sito, dipende dalle condizioni iniziali e dallo stato del clima successivamente. Degno di nota è il fatto che quest'anno i parametri climatici non hanno mostrato valori particolari, per cui la notevole riduzione della copertura ghiacciata dipende da un percorso modificato che oramai può considerarsi strutturale. In altre parole, questo stato di cose sta diventando la norma. All'estensione occorre poi aggiungere lo spessore del ghiaccio, che continua a diminuire.
Gli scienziati inoltre sottolineano che questa è una nota preliminare e nulla può escludere condizioni adatte ad un'ulteriore riduzione nei prossimi mesi.

La linea gialla nella figura è la media degli ultimi vent'anni, la superficie bianca rappresenta i rilevamenti di quest'anno.







L'immagine e la notizia sono tratte dai siti:

http://arctic.ru/environmental/20170920/678351.html

https://nsidc.org/arcticseaicenews/2017/09/arctic-sea-ice-at-minimum-extent-2/

SCIENZA
Buone notizie: l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è realistico
20 settembre 2017
E' bello leggere buone notizie, e a volte se ne sente davvero il bisogno. Questa è una di quelle che ti cambiano la giornata.
Secondo un articolo uscito da poco sulla rivista Nature Geoscience, il mondo - vale a dire noi tutti - può ancora decidere di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  rispetto alla media della temperatura nella metà del secolo scorso. L'obiettivo, incluso nell'Accordo di Parigi come aspirazione al miglior risultato raggiungibile, sarebbe realmente ancora possibile. Questa valutazione di grandissima importanza emergerebbe da una ricerca condotta dall'Università di Exeter, in collaborazione con l’Universal College London, l’Environmental Change Institute di Oxford e la Oxford Martin School.

L'Abstract dell'articolo scientifico ci ricorda che l'Accordo di Parigi ha aperto un dibattito sulla reale possibilità di raggiungere e non superare 1,5°C di incremento della temperatura globale media, compatibilmente con le emissioni correnti e con l'aumento già avvenuto di circa  0,9°C  rispetto alla media calcolata sui decenni intorno alla metà del novecento. Restare entro quella cifra appare difficilissimo, e sono in molti a ritenerla troppo vicina ai valori già raggiunti per rappresentare un obiettivo realistico. Per contro, la speranza di riuscirvi è forte, per limitare i danni di un cambiamento al sistema climatico che già oggi - a più 0,9°C - provoca danni evidenti e alterazioni preoccupanti a parametri fondamentali. Se l'Accordo stabilisce la volontà collettiva di limitare l'incremento di temperatura ai 2°C, indica l'obiettivo desiderabile di 1,5°C per contenere ancor di più l'aumento e limitare il più possibile il cambiamento climatico di origine antropica.
Lo studio britannico mostrerebbe che contenere le emissioni climalteranti cumulative dopo il 2015 a circa 200 GtC limiterebbe il riscaldamento globale  a meno di 0,6°C nel 66% dei modelli del sistema Terra senza intervenire sugli altri parametri climatici, quota che crescerebbe fino a 240 GtC  a condizione che oltre alla CO2 siano controllati anche altri gas serra. Assumendo un picco delle emissioni e un successivo calo al di sotto dei livelli correnti per il 2030, e continuando poi con un calo più rilevante ma consistente con uno scenario realistico di forte mitigazione si ottiene un picco nella temperatura compreso entro un range fra 1,2°C e 2,0°C. Continuando nel corso del tempo con scenari opportuni di aggiustamento si riuscirebbe a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C  entro questo secolo. Lo studio, che si differenzia da molti altri più pessimisti sui risultati, ricorre a dati più aggiornati.
Emerge dalla ricerca che si tratterebbe di un notevole, virtuoso e continuo impegno, ma il risultato potrebbe in tal modo essere alla portata della nostra società, senza implicazioni così gravose da mettere in pericolo il nostro sviluppo e la nostra coesistenza civile. Una possibilità concreta.
Viene da pensare che probabilmente la nostra società verrebbe esposta a gravissimi rischi per la sua sussistenza se non lo facciamo.

La responsabilità che grava su di noi che viviamo questa epoca è enorme: il futuro della civiltà umana così come l'abbiamo conosciuta spetta in gran parte alle decisioni che sapremo prendere ora. Questo è un momento cruciale della Storia, e siamo noi che lo viviamo coloro che hanno la possibilità di effettuare scelte capaci di orientare il cammino futuro verso una sconfitta con conseguenze potenzialmente gravissime o verso un miglioramento capace di conservare tutti gli elementi fondamentali e indispensabili costituenti del mondo che conosciamo.


La ricerca in oggetto è la seguente:

"Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5°C"

Richard J. Millar, Jan S. Fuglestvedt, Pierre Friedlingstein, Joeri Rogelj, Michael J. Grubb, H. Damon Matthews, Ragnhild B. Skeie, Piers M. Forster, David J. Frame, Myles R. Allen, Nature Geoscience 2017. Published online 18 September 2017

http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo3031.html?foxtrotcallback=true

SCIENZA
L'importanza della deforestazione
11 settembre 2017
Quando si affronta il tema del cambiamento climatico, usualmente si punta l'attenzione sulla necessità di ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere fonti di energia rinnovabile, mentre sarebbe bene pensare anche all'uso del suolo e alla deforestazione. Secondo uno studio della Cornell University, di recente pubblicato, la deforestazione ed il conseguente uso del suolo per agricoltura e pastorizia, in particolare nelle zone tropicali, contribuiscono al cambiamento climatico più di quanto in precedenza si ritenesse.
L'articolo dal titolo “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?” è stato pubblicato lo scorso 2 agosto in Environmental Research Letters (indirizzo web in calce).

In particolare, lo studio evidenzia che prevale attualmente una forte sottostima del fenomeno. Addirittura, anche nell'ipotesi di eliminare tutte le emissioni da fonti fossili, se la velocità attuale a cui vengono abbattute le foreste tropicali persistesse per un secolo si verificherebbe ugualmente un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale media. Un dato estremamente significativo. Il meccanismo coinvolge sia il biossido di carbonio (CO2) contenuto nelle piante e rilasciato durante il taglio o l'incendio, sia altri gas serra, come gli ossidi di azoto e il metano, emessi nel cambio di uso dello stesso territorio destinandolo all'agricoltura o all'allevamento. Si tratta di composti con forte capacità di trattenere energia all'interno dell'atmosfera: si pensi che il metano ha un GWP (Global Warming Potential, una misura della capacità di trattenere il calore) 28 volte quello del CO2, e che l'ossido di diazoto ha un GWP 265 volte il CO2. 
Nell'articolo si specifica che le cause e gli effetti del fenomeno vanno esaminati su un periodo di tempo sufficientemente lungo, tenendo conto che tutti gli aspetti sono distribuiti su un arco di tempo superiore al secolo, e che con il cambiamento climatico l'ambiente terrestre avrà a che fare per i prossimi secoli.

Research: Climate impacts of land use are underestimate. By David Nutt, August 30, 2017.

http://news.cornell.edu/stories/2017/07/research-climate-impacts-land-use-are-underestimated

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

SOCIETA'
Manca l'acqua (per una gestione corretta di una risorsa preziosa)
27 luglio 2017
Fra incendi, siccità, e temperature sopra la media non si sa quale argomento affrontare in questi giorni occupandosi di ambiente. Manca l'acqua? In realtà no; il problema è che l'acqua si trovi dove serve. E certamente in questo periodo non si trova per l'agricoltura, per l'industria, per la produzione di energia termoelettrica, e per gli usi domestici quanta ne servirebbe. Dopo mesi di scarse piogge, persino in primavera, ora il terreno è arido, gli invasi in calo, i fiumi a secco. 

In realtà, l'acqua che utilizziamo è solo una minima parte del totale: sulla Terra, l'acqua si trova al 97,3% negli oceani, al 2,1% nei ghiacci, per lo 0,6% nelle acque sotterranee e per lo 0,01% in laghi e fiumi. A queste percentuali si aggiunge il vapore acqueo in atmosfera. Il ciclo dell'acqua porta le piogge, non secondo schemi definiti, ma secondo cicli climatici locali variabili entro limiti noti dai dati scientifici, o dall'esperienza umana, da molto tempo. Ora le condizioni di tale variabilità sono profondamente alterate dai cambiamenti climatici generati dal surriscaldamento globale che interessa l'intero pianeta: se prima potevamo aspettarci condizioni meteorologiche diverse ma abbastanza prevedibili, salvo eventi eccezionali, ora stiamo andando incontro ad una nuova forma di variabilità fuori dai parametri tradizionali. Come dire che l'eccezionalità diventa la normalità, in un sistema climatico influenzato da una diversa composizione atmosferica - alla quale abbiamo contribuito con emissioni continue di composti vari. 

Secondo l'ISTAT, che ha pubblicato alcuni dati interessanti lo scorso mese di marzo, a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono gradualmente regrediti, in un processo nemmeno troppo lento culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, cifra che è poi ridiscesa nel 2014 alla comunque notevole percentuale dell'88%. Dei circa 250 kilometri cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi a metà dell'800 ne restavano circa 150 kilometri cubi negli anni ‘70, e soltanto 80 kilometri cubi nel 2011. Nel recente periodo, il processo di scioglimento dei ghiacciai montani ha accelerato: soltanto il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Sono dati impressionanti che testimoniano la velocità e l'intensità dell'aumento della temperatura globale media attraverso uno dei suoi effetti diretti. 
Sempre secondo l'ISTAT, in Italia nel 2015 non ha raggiunto gli utenti il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione dei comuni capoluogo di provincia. La quota dispersa è andata aumentando nel corso degli anni. dato che era il 35,6% nel 2012. La dispersione dell'acqua non è identica in tutto il territorio nazionale: si va dal 17% nella Lombardia al 69% nella Basilicata, passando per tutte le cifre intermedie (in Emilia-Romagna il 28%, a Roma il 44%). Oltre la metà dell'acqua utilizzata (il 51%) serve per l'irrigazione, il 20% per gli usi civili.

Il problema però dello spreco di acqua potabile è reale, ma non è l'unico aspetto della questione. Certamente dove le perdite sono maggiori, e la disponibilità è minore, come al Sud, è giusto intervenire sulle infrastrutture. Ma il problema non si risolve soltanto costruendo nuovi invasi o acquedotti, è necessaria piuttosto una gestione corretta della risorsa acqua. La conservazione dell'acqua piovana, per fare un esempio, può essere fatta localmente per destinarla a tutti gli usi che non richiedono acqua potabile. Su un piano più vasto, è necessario ricostruire l'ecosistema idrico, non soltanto il sistema idrico, proteggendo le falde, ripristinando le funzioni ecologiche delle zone umide, recuperando i reflui nelle zone urbane per depurarli e riutilizzarli. E' necessario un nuovo sistema costruito in un'ottica di interscambio fra fornitori e cittadini, che non saranno più soggetti passivi di una fruizione dall'alto verso il basso, ma attori capaci di intervenire allo scopo di rendere più efficiente l'insieme e se occorre di conservare una risorsa preziosa, che lo sarà sempre di più in futuro. 
Adattarsi fin da ora ai cambiamenti climatici sarebbe opportuno, visto che in una certa misura - speriamo la minore possibile - saranno inevitabili. Lo si può certamente fare. 

ECONOMIA
Fonti rinnovabili crescono
9 luglio 2017
Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.
SOCIETA'
Ma ogni sforzo sarà inutile se non si interverrà sul cambiamento climatico
3 aprile 2017
(ANSA) Anche la stampa 3D come possibilestrumento di salvezza per la Grande barriera corallinaaustraliana. L'ecosistema, come evidenziato da un recente studiosu Nature firmato da decine di scienziati, è nuovamenteinteressato da un maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli dopoquelli devastanti del '98, del 2002 e del 2016 e ora alcuniricercatori puntano a creare con la stampa 3D delle protesi dicorallo che possano aiutare i "reef" a riprendersi. Il progetto è dell'Università di Sydney ed è partito con unamappa tridimensionale della barriera per capire doveintervenire. La tecnologia è nuova, spiega al Guardian laricercatrice Renata Ferrari Legorreta, e l'obiettivo è quello dicreare protesi ottenute da stampa in 3D dei coralli che faccianoda habitat per i pesci e da struttura di base su cui i corallipossano crescere. "Finora non abbiamo mai creato una barrieraartificiale che assomigli alla struttura di un reef naturale",spiega Ferrari. E con la stampa 3D "questo è il vantaggioprincipale": "forniamo ai coralli la stessa esatta struttura delloro reef perché ne abbiamo ottenuto i modelli prima chesbiancassero. Li abbiamo replicati".
Dopo aver testato la resilienza dei coralli ottenuti dastampa 3D in acqua, i ricercatori auspicano di "piantarne"alcuni sulla Grande barriera corallina già quest'anno. Tuttavia,sottolinea Ferrari, qualsiasi sforzo mirato sarà inutile se nonsi agirà globalmente sui cambiamenti climatici: è questa,spiega, la minaccia numero uno per le barriere coralline ditutto il mondo.  (ANSA).
SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

ECONOMIA
L'Accordo di Parigi entrerà in vigore il prossimo 4 novembre. E anche il trasporto aereo si accorge di inquinare.
10 ottobre 2016
Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo anche il Consiglio ha dato via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi. L'Unione Europea assume perciò formalmente l'impegno di rispettare le richieste dell'Accordo della ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che, ricordiamo, mira a contenere il riscaldamento globale entro due gradi, e possibilmente entro un grado e mezzo, allo scopo di limitare le alterazioni che già oggi influiscono sul sistema climatico mondiale. L'Accordo ora, avendo raggiunto l'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali, è pienamente operativo ed entrerà in vigore il prossimo 4 novembre.
Nel nostro Paese si attende l'approvazione del Parlamento del decreto di ratifica licenziato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, come si legge sul sito del Ministero, afferma che "Con l’approvazione del decreto di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici da parte del consiglio dei ministri, l’Italia ha fatto un altro importante passo avanti sul percorso della lotta al surriscaldamento globale. Con il provvedimento di oggi rimettiamo la ratifica dell’intesa a livello nazionale al parlamento confidando in una approvazione in tempi brevissimi. (...) Stiamo cambiando il mondo, anche quello delle relazioni internazionali. Basti pensare che per fra la firma e l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto passarono 8 anni, dalla firma all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi passeranno solo 10 mesi". Speriamo davvero, di cambiare il mondo in meglio, soprattutto mettendo in atto azioni concrete che consentano di modificare una linea di tendenza che, purtroppo, è quantomai consolidata.

In questi giorni si aggiunge un'altra buona notizia: è stato raggiunto un accordo mondiale riguardante le emissioni del settore aereo. Dopo ben sei anni di negoziati, alla trentanovesima assemblea dell'’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) riunita a Montreal sono stati concordati alcuni punti per contenere e ridurre le emissioni inquinanti. Nello specifico, si prevede una fase, che va dal 2021 al 2026, in cui gli impegni saranno volontari, seguita da una seconda fase, a partire dal 2027, in cui saranno obbligatori. Si tratta in sostanza della possibilità di acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni, che dovrebbe iniziare soltanto fra una decina d'anni. L'accordo viene da tutti definito "storico". In realtà, considerando che il trasporto aereo è fra le dieci maggiori cause di emissioni climalteranti ed inquinanti del mondo, e che è in continua crescita, misure come queste sono assolutamente insufficienti.
Nel mondo, soltanto l'Unione Europea ha preso un impegno serio sulle emissioni del comparto dell'aviazione. Come si legge sul sito "Eur-Lex", "Prendendo in considerazione le dimensioni e la natura globale dell’industria del trasporto aereo e il suo impatto sull’ambiente, l’Unione europea (UE) agisce per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra provocate dal trasporto aereo in Europa e, allo stesso tempo, lavora con la comunità internazionale attraverso l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) per istituire misure di portata globale."  Con la Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, il settore rientra dal 1 gennaio 2012 nel sistema di emission trading europeo EU-Ets. Devono ottemperare al provvedimento tutte le compagnie internazionali. Ricordiamo che le compagnie aeree avevano provato ad opporsi, ricorrendo anche alla Corte suprema, ma alla fine hanno perso la partita. Dal 1 gennaio 2012 tutte le compagnie aeree, che siano europee o extracomunitarie, sono tenute dotarsi dei permessi di emissioni nell'ambito Ets, per i voli da e per l'Europa.

Mentre gli accordi, e soprattutto gli atti concreti, procedono con la velocità che osserviamo, numerosi studi ne mettono in dubbio la reale efficacia per contenere l'incremento della temperatura entro i due gradi (per non parlare di 1,5°C). Innanzitutto, risulta difficile calcolare le emissioni e correlarle con la dovuta precisione all'incremento di temperatura, per ragioni tecniche e per ragioni scientifiche. In secondo luogo, appare evidente come le velocità dei due processi, naturale e antropico, siano molto diverse: riduzione delle emissioni lenta o quasi assente, aumento del riscaldamento globale e delle conseguenze sul sistema climatico veloce. O per lo meno, assai più veloce. Occorre un impegno collettivo che vada più a fondo.


SOCIETA'
Il Piano di Adattamento al cambiamento climatico del Comune di Bologna Blue Ap
31 maggio 2016

C’è un sito estremamente interessante costruito a partire da un progetto, anch’esso di grande interesse, che ha realizzato il Comune di Bologna: si tratta del sito di Blue Ap, un programma di adattamento locale al cambiamento climatico. Un fatto nuovo e dal contenuto innovativo, il primo in Italia realizzato da un’amministrazione comunale, che ha già ottenuto diversi riconoscimenti, anche internazionali. Si tratta di un progetto poco noto ai più.

Come si legge sul sito stesso (indirizzo in calce), BLUE AP, che è l’acronimo di Bologna Local Urban Environment Adaptation Plan for aResilient City, è un progetto LIFE+ (LIFE11ENV/IT/119) per la realizzazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per il Comune di Bologna.  Il Progetto BLUE AP nasce con l’obiettivo di dotare la città di Bologna di un piano di adattamento al cambiamento climatico che preveda anche la sperimentazione di alcune misure concrete da attuare a livello locale, per rendere la città meno vulnerabile e in grado di agire in caso di alluvioni, siccità e altre conseguenze del mutamento del clima. Il Comune di Bologna coordina il progetto, realizzato insieme ad altri tre partner: Kyoto ClubAmbiente Italia e ARPA Emilia-Romagna.

Si tratta dunque di un piano locale per incrementare la resilienza del contesto, studiato per far sì che il territorio interessato risponda in modo elastico alle conseguenze del cambiamento climatico in corso, adattandosi e reagendo in modo da limitarne gli effetti, aumentare la consapevolezza nella cittadinanza, avere la  disponibilità di dati utili alle analisi delle dinamiche del cambiamento del clima nel territorio bolognese. Con le opportune modifiche, il Piano può essere utilizzato come guida per progetti analoghi da realizzare in altri contesti territoriali, uscendo in tal modo dall'ambito geografico e urbano bolognese.

Fra gli obiettivi generali, si rilevano la definizione e la realizzazione di un Piano di Adattamento efficace al cambiamento climatico per la città di Bologna, grazie a un processo partecipativo che vede coinvolti istituzioni, cittadini e alcune imprese del territorio; la formazione di un sistema informativo che integri dati ambientali e sociali, in grado di produrre nuove informazioni sui rischi ambientali e sulle migliori strategie per affrontarli; la diffusione di adeguata consapevolezza di autorità locali, attori socio-economici e cittadini dei rischi reali connessi al mutamento climatico nel territorio bolognese, motivandoli verso l’adozione di comportamenti più attenti all’ambiente e alla gestione responsabile delle risorse idriche; l’offerta di un supporto tecnico e formativo per la pianificazione; la costituzione di un mezzo di scambio di dati, informazioni, e risultati del progetto a livello locale, nazionale ed europeo.   Il Piano parte da un’analisi del profilo climatico locale e delle grandezze geofisiche e antropiche coinvolte, come il clima locale, l’uso del suolo, il sistema idrico, successivamente esamina le buone pratiche già in essere, e infine costruisce una strategia vera e propria.

Il progetto è integrato persino da un applicativo smart online che ha lo scopo di coinvolgere attivamente i cittadini: PlayBlueap.  L’APP mira a offrire uno strumento che sia capace di diffondere le conoscenze scientifiche acquisite con il progetto e raccogliere le capacità adattative presenti sul territorio bolognese. Si tratta di una sorta di gioco sociale dove i cittadini sono invitati a raccontare le proprie azioni a favore dell’ambiente, attraverso il proprio account Twitter, e in seguito sono premiati con una classifica online.

Per saperne di più, il sito si trova al seguente indirizzo:

http://www.blueap.eu/

 

 

 

politica interna
Giornata della Terra 2016
22 aprile 2016
Oggi, 22 aprile, e' la Giornata della Terra 2016.
Trascrivo la notizia tratta dal sito  www.ansa.it, canale "natura":

ANSA.  "Nella Giornata mondiale della Terra, oggi, all'Onu si firma lo storico accordo sul clima, raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, per fermare il riscaldamento del Pianeta. Sarà una cerimonia senza precedenti, con 165 capi di Stato o di governo - un numero record dal 1982, quando 119 Stati siglarono la Convenzione sul mare - con il premier Renzi e il ministro dell'Ambiente Galletti, che in un tweet dice: "siamo orgogliosi di Italia leader in green economy e rinnovabili". 

Tutti i leader metteranno la propria firma come impegno ufficiale al raggiungimento dell'obiettivo di restare "ben al di sotto dei 2 gradi" di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenerlo entro 1,5 gradi. Così, dicono gli scienziati, si potranno evitare conseguenze catastrofiche. Per frenare il global warming, la strada è ridurre fino ad azzerare entro la seconda metà del secolo le emissioni di gas a effetto serra mettendo un freno ai combustibili fossili e dando slancio alle rinnovabili.
Un contributo per assorbire l'anidride carbonica prodotta da fabbriche, riscaldamento, auto, lo danno anche gli alberi, e le foreste sono al centro della Giornata della Terra, evento nato nel 1970 negli Stati Uniti, e ora diffuso in 192 stati in tutto il mondo. Quest'anno, per la 46/a edizione, pone l'obiettivo di piantare tanti alberi quanti sono gli abitanti della Terra, 7,8 miliardi, da qui al 2020, quando ricorrerà il 50/o anniversario. Ci vogliono 96 alberi per assorbire l'anidride carbonica prodotta in media da una sola persona e tagliare alberi vuol dire ridurre l'assorbimento di CO2. 

Dopo il sigillo messo oggi al Palazzo di Vetro, ciascun Paese dovrà poi ratificare l'accordo a livello nazionale. In Italia ci dovrà essere il via libera del Parlamento. "

La speranza e' che lo strappo ambientalista che indubitabilmente si è consumato pochi giorni fa con il referendum che, nonostante non abbia superato il quorum, ha raccolto quindici milioni di voti, venga ricucito dal governo e da Matteo Renzi. 
Felice Giornata della Terra!

politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

ECONOMIA
L'accordo storico della COP 21 di Parigi - che può fornirci idee per un nuovo sviluppo
18 dicembre 2015
Il testo completo ed originale (in inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, o russo) dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico può essere scaricato dal sito della Conferenza delle Parti (CoP21) dell'UNFCCC all'indirizzo in calce. Molti commentatori hanno scritto che si tratta di un accordo "storico", altri invece hanno espresso dubbi o delusione per la qualità complessiva del risultato raggiunto. Credo che, come accade spesso, la verità stia nel mezzo.

Vediamo i contenuti dell'accordo. In breve, e in buona sostanza, viene posto l'obiettivo di contenere l'incremento della temperatura globale media "ben al di sotto" dei 2*C rispetto ai livelli preindustriali e di tendere ad un incremento di 1,5*C per ridurre il rischio e l'impatto del cambiamento climatico in atto, viene promossa la capacità di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico stesso, viene richiesto che l'attività finanziaria sia coerente con un percorso complessivo verso basse emissioni. Ciascun Paese contribuisce con impegni nazionali che saranno resi noti e rivisti ogni 5 anni per renderli più ambiziosi, ogni quinquennio si farà anche il punto sui progressi fatti, e nel quadro di responsabilizzazione di ogni Paese viene rafforzato il sistema di compensazioni economiche che servono ad aiutare in Paesi in via di sviluppo per la mitigazione e l'adattamento con aiuti concreti. Vengono posti in risalto il ruolo dello sviluppo tecnologico e il ruolo della conservazione delle foreste.

Tutti i provvedimenti previsti dall'accordo di Parigi andranno quindi affinati nel tempo: dalla cooperazione internazionale, all'adattamento, al trasferimento tecnologico e agli strumenti finanziari. Si tratta dell'avvio di un percorso lungo, che vede nell'impegno delle singole collettività il perno su cui ruota quella che dovrebbe essere una svolta epocale. 
Nel percorso, mancano un'indicazione chiara sulla quota di riduzione delle emissioni climalteranti, invece della sola temperatura, e il vincolo legale al raggiungimento degli obiettivi posti dall'accordo.
A tale proposito, l'articolo 15 stabilisce che verrà costituito un comitato di esperti che opererà dalla prima sessione dell'accordo, quindi dal 2020, per facilitarne la realizzazione e per promuoverne la conformità. Questo sistema dovrà essere definito e stabilito con chiarezza e con facoltà operative per essere un vincolo efficace alla realizzazione dell'accordo, e dovrà essere affiancato da un sistema di monitoraggio e di verifica dei risultati raggiunti.

Credo che si possa dire che si tratta di un quadro a luci ed ombre. Ma nell'insieme, vedrei più brillanti le prime, e non faticherei a considerare l'accordo della COP 21 di Parigi "storico". 
E' vero che mancano gli obiettivi quantitativi di riduzione delle emissioni con scadenze precise e, almeno per ora, i mezzi per sanzionare coloro che non li raggiungessero in un quadro realmente vincolante sul piano del diritto internazionale, ma è altrettanto vero che sono stati inclusi per la prima volta tutti i Paesi, superando la distinzione "Annex I" di Kyoto, e responsabilizzando ciascuno per gli effetti dell'inquinamento. L'anacronismo dell'esclusione di Paesi emergenti come Cina, India o Brasile ha avuto la meglio sulla pur comprensibile attribuzione di maggior responsabilità storica dei Paesi di più antica industrializzazione. Della responsabilità storica non ce ne facciamo molto per risolvere un problema di così vasta portata del presente. E' necessario ridurre ora le emissioni, tenuto conto che una parte delle loro conseguenze saranno comunque inevitabili (e colpiranno in larga misura proprio i Paesi più poveri). Per la prima volta si parla chiaramente di giustizia climatica, e si concretizza la responsabilità dei Paesi ricchi in un aiuto finanziario ai più poveri. 
In un insieme di scelte certamente non facili, l'accordo di Parigi va oltre a quanto si è fatto finora, ed anche se l'intero percorso che ci ha portato sin qui poteva essere migliore, più stringente, ora ci troviamo di fronte ad una visione nuova che può essere intrapresa anche con scelte dal basso. Il segnale e' molto chiaro. Una visione a cui hanno aderito, con la loro firma, ben 195 Paesi del mondo.

Per parte nostra, appare molto chiaro come nel nostro Paese in un lungo periodo che arriva ad oggi si stenti ad assumere gli obiettivi ambientali come la via per creare nuovo sviluppo. Sviluppo anche economico. Abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale, in una crisi che è crisi di sistema dalla quale non usciremo se non con idee nuove. Non è con l'allentamento delle regole sociali o ambientali che se ne uscirà, ma con una nuova idea di sviluppo. Essa può essere fondata sulla ricerca, sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale, sulla qualità come biglietto da visita dell'Italia sui mercati. 
Una scelta che deve provenire dal governo, dato che per farla e' indispensabile l'impegno dello Stato, in una visione coerente di dove vogliamo andare.

Il sito ufficiale dell'accordo della COP 21 si trova al seguente indirizzo:

www.cop21.gouv.fr

SOCIETA'
COP21: la bozza di accordo
10 dicembre 2015

Segnalo che sul portale Qualenergia è possibile leggere la nuova bozza dell'accordo sul clima di cui si sta discutendo alla CoP21 di Parigi. Dalle 48 pagine piene di parentesi quadre approvate sabato 5 dicembre da 195 Paesi si è arrivati a 29 pagine, nelle quali le parti di testo sui cui non ci si è ancora accordati (le parentesi, o brackets) sono ancora numerose. L’immagine mostra graficamente il procedere degli accordi.





L’indirizzo è il seguente:

http://www.qualenergia.it/articoli/20151209-cop21-ecco-la-nuova-bozza-dell-accordo-il-testo

politica interna
Una nuova visione della mobilità può innescare una svolta positiva. A Bologna.
23 novembre 2015

Il mega progetto di una arteria viaria autostradale che oltrepassa la città di Bologna per quaranta chilometri nella campagna, il Passante Nord, è dunque archiviato.  Le amministrazioni locali  delle municipalità  del territorio bolognese, compresa l’amministrazione cittadina, (a guida PD) hanno espresso una scelta molto chiara legata alle criticità che il progetto aveva sempre mostrato, ma soprattutto, figlia di una nuova visione della mobilità che può innescare una svolta positiva a lungo termine, se sarà portata avanti. Ora, si parla di tram, di piste ciclabili, di mezzi collettivi, di mobilità sostenibile.   Il sindaco di Bologna Virgino Merola ha parlato più volte con chiarezza della scelta di utilizzare i finanziamenti per altre forme di trasporto come i tram, oltre che per modifiche all’asse tangenziale attuale, mentre nove Sindaci del territorio dopo una lunga fase di confronto che ha coinvolto anche la cittadinanza hanno redatto e firmato un documento molto chiaro (riportato nel post del 12 novembre scorso).

Il Passante Nord è stato uno dei temi in vetta al dibattito locale (e non solo) per una quindicina d’anni, diventando nel tempo un parametro della visione politica nel settore dei trasporti, un tema dirimente, capace di attirare l’attenzione e l’interesse di tutte le parti sociali, dalle associazioni ambientaliste, da sempre contrarie, ai sindacati, dalla Confindustria, alla cittadinanza. Il fatto che il progetto “porti lavoro” in un’ottica di sviluppo tradizionale (e radicata) evidentemente non basta più: se una scelta va fatta, essa deve essere decisa sulla base di una serie di argomentazioni che includono la viabilità, l’assetto del territorio, l’impatto sull’ambiente, che sono andate ampliandosi e parzialmente modificandosi nel corso del tempo.

Il pensiero di oggi non è più lo stesso di vent’anni fa. Nel frattempo, infatti, sono intercorsi gli studi sull’enorme consumo di suolo che caratterizza il nostro Paese ed anche l’Emilia-Romagna, gli effetti che il medesimo ha sul cambiamento climatico, le analisi che mostrano che ogni nuova strada porta nuovo traffico, e con esso un peggioramento della qualità dell'aria, le direttive europee miranti ad un contenimento e ad una prossima riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dai trasporti che parlano di mobilità  collettiva, di intermodalità, di ferro invece che di gomma.

L’aria della Pianura Padana è fra le peggiori al mondo in tutta l’area, dove oltre ad un alto livello di vita sussistono le condizioni per un’alta percentuale di malattie croniche o degenerative riferibili all’inquinamento dell’aria. La Pianura Padana è piena di strade, di insediamenti produttivi, di insediamenti urbani, spesso frutto dello “sprawl” delle antiche (e belle) città. La Pianura Padana è anche – per fortuna lo è ancora – terra di produzioni agricole di qualità, nelle zone dove ancora resiste l’agricoltura, sempre minacciata da un invasivo consumo di suolo.

Dunque il tema centrale in realtà diventa: quale futuro per quell'area, quale visione può rendere migliore una zona che, per molti versi, è già fra le più avanzate del mondo. In tale ottica, non può non entrare e giocare un ruolo centrale la qualità dell’ambiente in generale, e dell'ambiente urbano nei centri abitati. L’approccio deve essere tecnico e scientifico, come molti giustamente chiedono, ma non può prescindere dal considerare tutti i parametri in gioco. Si apre perciò una sfida importante (che mi auguro venga raccolta fino in fondo): riuscire a trovare vie nuove alla mobilità, adatte al territorio, capaci di imprimere una svolta vera in funzione dell’utilità collettiva e del miglioramento dello stato dell’ambiente.

 

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