.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 


 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

*

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di marzo:

 

La primavera consente buone osservazioni, le notti sono ancora lunghe, e la temperatura è migliore. L'Equinozio, il 20 marzo, segna l'inizio della Primavera astronomica.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio è inosservabile, ma poi arriva il periodo di migliore osservabilità del 2017. Bisogna guardare verso Ovest, in basso sull'orizzonte.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, luminosissima, all'inizio del mese tramonta quasi due ore dopo il Sole, poi scende velocemente. Bellissimo osservare le sue fasi al telescopio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove ritorna ad essere visibile intorno a mezzanotte sull'orizzonte orientale, grande e brillante. Sarà il protagonista delle serate nei prossimi mesi.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle ultime ore della notte, basso in cielo a Sud-Est.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

ECONOMIA
Energie pulite in grande ascesa, nonostante tutto (anche in America)
12 agosto 2017
In un'analisi di Bloomberg descritta in un articolo pubblicato in rete ("The Cheap Energy Revolution Is Here, and Coal Won’t Cut It", a firma di Tom Randall, il link si trova in calce) lo stato delle cose in materia di energia nel mondo appare molto diverso da quello che vorrebbe costruire il Presidente Donald Trump, anche negli stessi Stati Uniti, dove il declino del carbone - molti ricorderanno le immagini del Presidente USA che per descrivere le sue intenzioni in campo energetico mima il gesto del minatore al lavoro - è sempre più evidente. Lo scenario energetico mondiale sta cambiando sotto l'influsso di forze potenti: le nuove tecnologie, i vincoli derivanti dai cambiamenti climatici, un mercato che ormai si è aperto alle fonti rinnovabili. Non sembra che qualcuno possa davvero resistervi, nemmeno nel Paese che per anni ha dato il contributo più intenso alle emissioni inquinanti che causano variazioni al sistema climatico ormai ben più che ipotetiche o opinabili.
Con 15 grafici viene descritta la situazione, che nel complesso appare come un'istantanea di un ambito in sempre più rapida evoluzione. Su tutte, la notizia che l'energia solare per la prima volta diventa la nuova forma di elettricità più a buon mercato nel mondo.

1. Gli investimenti in potenza rinnovabile sono oggi il doppio di quelli in fonti fossili. I sussidi hanno aiutato solare ed eolico, ma ora sono le economie di scala a guidare la caduta dei prezzi;
2. Nel mondo la generazione non è mai stata così pulita (ed escludendo il grande idroelettrico);
3. Anche in America le cose si muovono, e in alcuni Stati degli Stati Uniti le percentuali di rinnovabili sono elevate quanto quelle dei migliori Stati Europei;
4. A fronte di una domanda di elettricità calante, la potenza eolica e solare in US è in forte aumento;
5. La generazione a carbone registra un forte calo negli ultimi dieci anni;
6. La capacità utilizzata in USA è in calo. Anche l'occupazione risente del cambiamento: lo Stato della California da solo impiega più persone nell'industria solare che l'intero Paese nel carbone;
7. Gli impieghi legati al carbone vengono progressivamente rimpiazzati dalle macchine;
8. Con meno energia si produce più ricchezza (ma questo è dovuto anche alle tecniche invasive di estrazione dello shale gas in America);
9. La produzione di petrolio e gas cresce;
10. Ma l'efficienza dei veicoli aumenta notevolmente;
11. Si prevede una forte penetrazione nel mercato delle auto elettriche;
12. Mentre le batterie stanno migliorando prestazioni e prezzi;
13. Anche negli USA le emissioni stanno calando notevolmente, e l'obiettivo dell'accordo di Parigi nel complesso non appare fuori portata;
14. La spesa degli americani in energia è in forte calo;
15. Infine, il mondo ottiene più energia spendendo meno.

Sarebbero necessari maggiori dettagli, ma come veduta d'insieme si tratta di una situazione che lascia la porta aperta alla speranza. Nonostante il rifiuto che l'Amministrazione Trump ha posto all'Accordo di Parigi (raggiunto a dicembre 2015, quando il Presidente era Obama, che aderì) questi dati oggettivi mostrano un percorso ormai avviato. Il ruolo degli USA è fondamentale, visto che si tratta tuttora del Paese con le più elevate emissioni pro-capite, secondo come emissioni totali dopo il sorpasso della Cina, ed ovviamente estremamente influente sul piano politico. E' particolarmente importante sostenerlo e perseguire a livello mondiale questa direzione, tenuto conto anche del fatto che gli obiettivi di Parigi potrebbero non bastare e che, prima o poi, la decarbonizzazione dell'economia dovrà diventare realtà concreta.

L'articolo con i grafici citati si trova al seguente indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-04-26/the-cheap-energy-revolution-is-here-and-coal-won-t-cut-it

SOCIETA'
Manca l'acqua (per una gestione corretta di una risorsa preziosa)
27 luglio 2017
Fra incendi, siccità, e temperature sopra la media non si sa quale argomento affrontare in questi giorni occupandosi di ambiente. Manca l'acqua? In realtà no; il problema è che l'acqua si trovi dove serve. E certamente in questo periodo non si trova per l'agricoltura, per l'industria, per la produzione di energia termoelettrica, e per gli usi domestici quanta ne servirebbe. Dopo mesi di scarse piogge, persino in primavera, ora il terreno è arido, gli invasi in calo, i fiumi a secco. 

In realtà, l'acqua che utilizziamo è solo una minima parte del totale: sulla Terra, l'acqua si trova al 97,3% negli oceani, al 2,1% nei ghiacci, per lo 0,6% nelle acque sotterranee e per lo 0,01% in laghi e fiumi. A queste percentuali si aggiunge il vapore acqueo in atmosfera. Il ciclo dell'acqua porta le piogge, non secondo schemi definiti, ma secondo cicli climatici locali variabili entro limiti noti dai dati scientifici, o dall'esperienza umana, da molto tempo. Ora le condizioni di tale variabilità sono profondamente alterate dai cambiamenti climatici generati dal surriscaldamento globale che interessa l'intero pianeta: se prima potevamo aspettarci condizioni meteorologiche diverse ma abbastanza prevedibili, salvo eventi eccezionali, ora stiamo andando incontro ad una nuova forma di variabilità fuori dai parametri tradizionali. Come dire che l'eccezionalità diventa la normalità, in un sistema climatico influenzato da una diversa composizione atmosferica - alla quale abbiamo contribuito con emissioni continue di composti vari. 

Secondo l'ISTAT, che ha pubblicato alcuni dati interessanti lo scorso mese di marzo, a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono gradualmente regrediti, in un processo nemmeno troppo lento culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, cifra che è poi ridiscesa nel 2014 alla comunque notevole percentuale dell'88%. Dei circa 250 kilometri cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi a metà dell'800 ne restavano circa 150 kilometri cubi negli anni ‘70, e soltanto 80 kilometri cubi nel 2011. Nel recente periodo, il processo di scioglimento dei ghiacciai montani ha accelerato: soltanto il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Sono dati impressionanti che testimoniano la velocità e l'intensità dell'aumento della temperatura globale media attraverso uno dei suoi effetti diretti. 
Sempre secondo l'ISTAT, in Italia nel 2015 non ha raggiunto gli utenti il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione dei comuni capoluogo di provincia. La quota dispersa è andata aumentando nel corso degli anni. dato che era il 35,6% nel 2012. La dispersione dell'acqua non è identica in tutto il territorio nazionale: si va dal 17% nella Lombardia al 69% nella Basilicata, passando per tutte le cifre intermedie (in Emilia-Romagna il 28%, a Roma il 44%). Oltre la metà dell'acqua utilizzata (il 51%) serve per l'irrigazione, il 20% per gli usi civili.

Il problema però dello spreco di acqua potabile è reale, ma non è l'unico aspetto della questione. Certamente dove le perdite sono maggiori, e la disponibilità è minore, come al Sud, è giusto intervenire sulle infrastrutture. Ma il problema non si risolve soltanto costruendo nuovi invasi o acquedotti, è necessaria piuttosto una gestione corretta della risorsa acqua. La conservazione dell'acqua piovana, per fare un esempio, può essere fatta localmente per destinarla a tutti gli usi che non richiedono acqua potabile. Su un piano più vasto, è necessario ricostruire l'ecosistema idrico, non soltanto il sistema idrico, proteggendo le falde, ripristinando le funzioni ecologiche delle zone umide, recuperando i reflui nelle zone urbane per depurarli e riutilizzarli. E' necessario un nuovo sistema costruito in un'ottica di interscambio fra fornitori e cittadini, che non saranno più soggetti passivi di una fruizione dall'alto verso il basso, ma attori capaci di intervenire allo scopo di rendere più efficiente l'insieme e se occorre di conservare una risorsa preziosa, che lo sarà sempre di più in futuro. 
Adattarsi fin da ora ai cambiamenti climatici sarebbe opportuno, visto che in una certa misura - speriamo la minore possibile - saranno inevitabili. Lo si può certamente fare. 

ECONOMIA
Fonti rinnovabili crescono
9 luglio 2017
Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.
SOCIETA'
Ma ogni sforzo sarà inutile se non si interverrà sul cambiamento climatico
3 aprile 2017
(ANSA) Anche la stampa 3D come possibilestrumento di salvezza per la Grande barriera corallinaaustraliana. L'ecosistema, come evidenziato da un recente studiosu Nature firmato da decine di scienziati, è nuovamenteinteressato da un maxi fenomeno di sbiancamento dei coralli dopoquelli devastanti del '98, del 2002 e del 2016 e ora alcuniricercatori puntano a creare con la stampa 3D delle protesi dicorallo che possano aiutare i "reef" a riprendersi. Il progetto è dell'Università di Sydney ed è partito con unamappa tridimensionale della barriera per capire doveintervenire. La tecnologia è nuova, spiega al Guardian laricercatrice Renata Ferrari Legorreta, e l'obiettivo è quello dicreare protesi ottenute da stampa in 3D dei coralli che faccianoda habitat per i pesci e da struttura di base su cui i corallipossano crescere. "Finora non abbiamo mai creato una barrieraartificiale che assomigli alla struttura di un reef naturale",spiega Ferrari. E con la stampa 3D "questo è il vantaggioprincipale": "forniamo ai coralli la stessa esatta struttura delloro reef perché ne abbiamo ottenuto i modelli prima chesbiancassero. Li abbiamo replicati".
Dopo aver testato la resilienza dei coralli ottenuti dastampa 3D in acqua, i ricercatori auspicano di "piantarne"alcuni sulla Grande barriera corallina già quest'anno. Tuttavia,sottolinea Ferrari, qualsiasi sforzo mirato sarà inutile se nonsi agirà globalmente sui cambiamenti climatici: è questa,spiega, la minaccia numero uno per le barriere coralline ditutto il mondo.  (ANSA).
SCIENZA
Gli ultimi rilevamenti confermano il fenomeno della riduzione della superficie ghiacciata nel Mare Artico
14 marzo 2017

Nel grafico che segue, gli ultimi dati sull’estensione dei ghiacci artici.

Come mostra il grafico, con la superficie espressa in milioni di chilometri quadrati, l’estensione delll'area del Mare attorno al Polo Nord gelata è in costante diminuzione rispetto alla media degli ultimi trent’anni. I rilevamenti mostrano un andamento molto veloce di riduzione, che fa ipotizzare la prossima sparizione del ghiaccio artico, se non interverranno cambiamenti drastici nei livelli di emissioni inquinanti e climalteranti mondiali. Con conseguenze ancora soltanto ipotizzabili.



http://nsidc.org

ECONOMIA
L'Accordo di Parigi entrerà in vigore il prossimo 4 novembre. E anche il trasporto aereo si accorge di inquinare.
10 ottobre 2016
Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo anche il Consiglio ha dato via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi. L'Unione Europea assume perciò formalmente l'impegno di rispettare le richieste dell'Accordo della ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che, ricordiamo, mira a contenere il riscaldamento globale entro due gradi, e possibilmente entro un grado e mezzo, allo scopo di limitare le alterazioni che già oggi influiscono sul sistema climatico mondiale. L'Accordo ora, avendo raggiunto l'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali, è pienamente operativo ed entrerà in vigore il prossimo 4 novembre.
Nel nostro Paese si attende l'approvazione del Parlamento del decreto di ratifica licenziato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, come si legge sul sito del Ministero, afferma che "Con l’approvazione del decreto di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici da parte del consiglio dei ministri, l’Italia ha fatto un altro importante passo avanti sul percorso della lotta al surriscaldamento globale. Con il provvedimento di oggi rimettiamo la ratifica dell’intesa a livello nazionale al parlamento confidando in una approvazione in tempi brevissimi. (...) Stiamo cambiando il mondo, anche quello delle relazioni internazionali. Basti pensare che per fra la firma e l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto passarono 8 anni, dalla firma all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi passeranno solo 10 mesi". Speriamo davvero, di cambiare il mondo in meglio, soprattutto mettendo in atto azioni concrete che consentano di modificare una linea di tendenza che, purtroppo, è quantomai consolidata.

In questi giorni si aggiunge un'altra buona notizia: è stato raggiunto un accordo mondiale riguardante le emissioni del settore aereo. Dopo ben sei anni di negoziati, alla trentanovesima assemblea dell'’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) riunita a Montreal sono stati concordati alcuni punti per contenere e ridurre le emissioni inquinanti. Nello specifico, si prevede una fase, che va dal 2021 al 2026, in cui gli impegni saranno volontari, seguita da una seconda fase, a partire dal 2027, in cui saranno obbligatori. Si tratta in sostanza della possibilità di acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni, che dovrebbe iniziare soltanto fra una decina d'anni. L'accordo viene da tutti definito "storico". In realtà, considerando che il trasporto aereo è fra le dieci maggiori cause di emissioni climalteranti ed inquinanti del mondo, e che è in continua crescita, misure come queste sono assolutamente insufficienti.
Nel mondo, soltanto l'Unione Europea ha preso un impegno serio sulle emissioni del comparto dell'aviazione. Come si legge sul sito "Eur-Lex", "Prendendo in considerazione le dimensioni e la natura globale dell’industria del trasporto aereo e il suo impatto sull’ambiente, l’Unione europea (UE) agisce per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra provocate dal trasporto aereo in Europa e, allo stesso tempo, lavora con la comunità internazionale attraverso l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) per istituire misure di portata globale."  Con la Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, il settore rientra dal 1 gennaio 2012 nel sistema di emission trading europeo EU-Ets. Devono ottemperare al provvedimento tutte le compagnie internazionali. Ricordiamo che le compagnie aeree avevano provato ad opporsi, ricorrendo anche alla Corte suprema, ma alla fine hanno perso la partita. Dal 1 gennaio 2012 tutte le compagnie aeree, che siano europee o extracomunitarie, sono tenute dotarsi dei permessi di emissioni nell'ambito Ets, per i voli da e per l'Europa.

Mentre gli accordi, e soprattutto gli atti concreti, procedono con la velocità che osserviamo, numerosi studi ne mettono in dubbio la reale efficacia per contenere l'incremento della temperatura entro i due gradi (per non parlare di 1,5°C). Innanzitutto, risulta difficile calcolare le emissioni e correlarle con la dovuta precisione all'incremento di temperatura, per ragioni tecniche e per ragioni scientifiche. In secondo luogo, appare evidente come le velocità dei due processi, naturale e antropico, siano molto diverse: riduzione delle emissioni lenta o quasi assente, aumento del riscaldamento globale e delle conseguenze sul sistema climatico veloce. O per lo meno, assai più veloce. Occorre un impegno collettivo che vada più a fondo.


SOCIETA'
Il Piano di Adattamento al cambiamento climatico del Comune di Bologna Blue Ap
31 maggio 2016

C’è un sito estremamente interessante costruito a partire da un progetto, anch’esso di grande interesse, che ha realizzato il Comune di Bologna: si tratta del sito di Blue Ap, un programma di adattamento locale al cambiamento climatico. Un fatto nuovo e dal contenuto innovativo, il primo in Italia realizzato da un’amministrazione comunale, che ha già ottenuto diversi riconoscimenti, anche internazionali. Si tratta di un progetto poco noto ai più.

Come si legge sul sito stesso (indirizzo in calce), BLUE AP, che è l’acronimo di Bologna Local Urban Environment Adaptation Plan for aResilient City, è un progetto LIFE+ (LIFE11ENV/IT/119) per la realizzazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per il Comune di Bologna.  Il Progetto BLUE AP nasce con l’obiettivo di dotare la città di Bologna di un piano di adattamento al cambiamento climatico che preveda anche la sperimentazione di alcune misure concrete da attuare a livello locale, per rendere la città meno vulnerabile e in grado di agire in caso di alluvioni, siccità e altre conseguenze del mutamento del clima. Il Comune di Bologna coordina il progetto, realizzato insieme ad altri tre partner: Kyoto ClubAmbiente Italia e ARPA Emilia-Romagna.

Si tratta dunque di un piano locale per incrementare la resilienza del contesto, studiato per far sì che il territorio interessato risponda in modo elastico alle conseguenze del cambiamento climatico in corso, adattandosi e reagendo in modo da limitarne gli effetti, aumentare la consapevolezza nella cittadinanza, avere la  disponibilità di dati utili alle analisi delle dinamiche del cambiamento del clima nel territorio bolognese. Con le opportune modifiche, il Piano può essere utilizzato come guida per progetti analoghi da realizzare in altri contesti territoriali, uscendo in tal modo dall'ambito geografico e urbano bolognese.

Fra gli obiettivi generali, si rilevano la definizione e la realizzazione di un Piano di Adattamento efficace al cambiamento climatico per la città di Bologna, grazie a un processo partecipativo che vede coinvolti istituzioni, cittadini e alcune imprese del territorio; la formazione di un sistema informativo che integri dati ambientali e sociali, in grado di produrre nuove informazioni sui rischi ambientali e sulle migliori strategie per affrontarli; la diffusione di adeguata consapevolezza di autorità locali, attori socio-economici e cittadini dei rischi reali connessi al mutamento climatico nel territorio bolognese, motivandoli verso l’adozione di comportamenti più attenti all’ambiente e alla gestione responsabile delle risorse idriche; l’offerta di un supporto tecnico e formativo per la pianificazione; la costituzione di un mezzo di scambio di dati, informazioni, e risultati del progetto a livello locale, nazionale ed europeo.   Il Piano parte da un’analisi del profilo climatico locale e delle grandezze geofisiche e antropiche coinvolte, come il clima locale, l’uso del suolo, il sistema idrico, successivamente esamina le buone pratiche già in essere, e infine costruisce una strategia vera e propria.

Il progetto è integrato persino da un applicativo smart online che ha lo scopo di coinvolgere attivamente i cittadini: PlayBlueap.  L’APP mira a offrire uno strumento che sia capace di diffondere le conoscenze scientifiche acquisite con il progetto e raccogliere le capacità adattative presenti sul territorio bolognese. Si tratta di una sorta di gioco sociale dove i cittadini sono invitati a raccontare le proprie azioni a favore dell’ambiente, attraverso il proprio account Twitter, e in seguito sono premiati con una classifica online.

Per saperne di più, il sito si trova al seguente indirizzo:

http://www.blueap.eu/

 

 

 

politica interna
Giornata della Terra 2016
22 aprile 2016
Oggi, 22 aprile, e' la Giornata della Terra 2016.
Trascrivo la notizia tratta dal sito  www.ansa.it, canale "natura":

ANSA.  "Nella Giornata mondiale della Terra, oggi, all'Onu si firma lo storico accordo sul clima, raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, per fermare il riscaldamento del Pianeta. Sarà una cerimonia senza precedenti, con 165 capi di Stato o di governo - un numero record dal 1982, quando 119 Stati siglarono la Convenzione sul mare - con il premier Renzi e il ministro dell'Ambiente Galletti, che in un tweet dice: "siamo orgogliosi di Italia leader in green economy e rinnovabili". 

Tutti i leader metteranno la propria firma come impegno ufficiale al raggiungimento dell'obiettivo di restare "ben al di sotto dei 2 gradi" di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenerlo entro 1,5 gradi. Così, dicono gli scienziati, si potranno evitare conseguenze catastrofiche. Per frenare il global warming, la strada è ridurre fino ad azzerare entro la seconda metà del secolo le emissioni di gas a effetto serra mettendo un freno ai combustibili fossili e dando slancio alle rinnovabili.
Un contributo per assorbire l'anidride carbonica prodotta da fabbriche, riscaldamento, auto, lo danno anche gli alberi, e le foreste sono al centro della Giornata della Terra, evento nato nel 1970 negli Stati Uniti, e ora diffuso in 192 stati in tutto il mondo. Quest'anno, per la 46/a edizione, pone l'obiettivo di piantare tanti alberi quanti sono gli abitanti della Terra, 7,8 miliardi, da qui al 2020, quando ricorrerà il 50/o anniversario. Ci vogliono 96 alberi per assorbire l'anidride carbonica prodotta in media da una sola persona e tagliare alberi vuol dire ridurre l'assorbimento di CO2. 

Dopo il sigillo messo oggi al Palazzo di Vetro, ciascun Paese dovrà poi ratificare l'accordo a livello nazionale. In Italia ci dovrà essere il via libera del Parlamento. "

La speranza e' che lo strappo ambientalista che indubitabilmente si è consumato pochi giorni fa con il referendum che, nonostante non abbia superato il quorum, ha raccolto quindici milioni di voti, venga ricucito dal governo e da Matteo Renzi. 
Felice Giornata della Terra!

politica interna
I temi ambientali ed energetici da porre, senza riserve, nell'agenda politica del centrosinistra
7 gennaio 2016
Mentre il prezzo del petrolio è sempre più basso e gli interessi che vi ruotano attorno sono sempre più alti, in contrasto totale con gli esiti della conferenza Cop 21 sul cambiamento climatico di Parigi (in verità piuttosto modesti in quanto fondati su dichiarazioni d'intenti, come abbiamo già discusso), ed allo smog che ha inquinato aria e polmoni dei cittadini italiani durante le feste di fine anno sono state proposte dal Ministro dell'Ambiente Galletti cure palliative in attesa che la pioggia portasse le polveri e gli agenti inquinanti nel suolo e nelle falde - non certamente nel nulla come viene fatto credere -  il fenomeno del riscaldamento globale continua la sua strada imperturbabile, come deve essere, ai problemi energetici dell'umanità.

Risulta dai rilievi scientifici che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre, dentro un andamento in ascesa in cui 13 degli ultimi 14 anni più caldi sono stati registrati durante questo secolo. Durante la fine del mese di dicembre e l'inizio del mese di gennaio 2016 è stato persino stabilito un record: al Polo Nord, la temperatura dell’aria ha superato 0 °C, facendo segnare +4 °C sul termometro. Le serie storiche indicano che, in questo periodo dell’anno, la colonnina di mercurio dovrebbe oscillare entro una forbice tra i -13 °C e i -43 °C, con una media di -30. Si stimano dunque circa 35 °C sopra la media del periodo. Una temperatura che porta i ghiacci del Oceano Artico a sciogliersi, o a non formarsi nemmeno. Il calore sta sciogliendo enormi volumi di ghiaccio marino durante i mesi primaverili, estivi e autunnali: resta soltanto l’inverno per ricreare uno strato gelato, che con simili temperature rischia di non formarsi affatto.
Ma il fenomeno del riscaldamento globale è destinato ad influenzare anche le produzioni energetiche, in una sorta di feedback socioeconomico-ambientale tendente ad aggravare la crisi. I fiumi di tutto il mondo hanno una portata d'acqua sempre minore, e sempre più calda. Una combinazione che può avere serie conseguenze sulla produzione di elettricità a livello globale. Secondo uno studio pubblicato  sulla rivista scientifica Science (all'indirizzo in calce), condotto su più di 25 mila impianti termici e idroelettrici, la dipendenza delle centrali di produzione d'energia dall’acqua per attivare le turbine le rende estremamente vulnerabili alle conseguenze dell'effetto-serra. L'analisi ha rilevato i parametri di posizione, capacità, potenza e tecnologia utilizzata per oltre 24.000 impianti idroelettrici e 1.427 centrali termoelettriche (ricorrenti ai vari combustibili nucleari, fossili, biomasse) che rappresentano rispettivamente il 78% e il 28% della capacità installata nel mondo. I risultati mostrano che, a partire dal 2040-2069, più di tre quarti degli impianti studiati soffriranno di riduzioni consistenti nella capacità di produrre energia, stimate in molti casi intorno al 30%.

Fra le notizie positive di questo periodo si segnala l'approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità. Ne parleremo diffusamente più avanti, ma le premesse sembrano buone. Si parla di trasporti sostenibli, con 35 milioni di euro messi a disposizione per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, del fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, di 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in zone a rischio, del credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto, degli appalti verdi, con i criteri ambientali minimi cui deve attenersi ogni pubblica amministrazione nei suoi acquisti, del sistema del ‘vuoto a rendere‘ introdotto per un anno in via sperimentale e volontaria, delle compostiere di comunità, della responsabilità del trasportatore in caso di sversamento in mare di sostanze pericolose, fino alle multe per chi getta in terra mozziconi e piccoli oggetti, e al divieto di pignoramento per gli animali d’affezione. Una serie di norme di civiltà insieme a provvedimenti interessanti e attesi da tempo.

Sul piano prettamente politico, credo che le prossime elezioni amministrative di primavera saranno un banco di prova anche su questi temi, che mi auguro entrino a pieno titolo nel dibattito e nelle basi per la costruzione delle alleanze, alla pari di altri argomenti. Mi aspetto che il contesto sia situato nel quadro offerto da un centrosinistra moderno e riformista.  
Penso che il Partito Democratico abbia ancora molta strada da fare sui temi che qui affrontiamo su un piano quasi esclusivamente tecnico e scientifico. Va ricordato che fra le ragioni della condizione di difficoltà del nostro Paese sul piano interno e internazionale, soprattutto in rapporto a Paesi a noi vicini culturalmente e storicamente, c'è lo scarso impegno a promuovere la ricerca scientifica e tecnica che da sempre ci caratterizza.

Lo studio citato pubblicato su Science Daily si trova al seguente indirizzo:

http://www.sciencedaily.com/releases/2016/01/160104130416.htm

ECONOMIA
L'accordo storico della COP 21 di Parigi - che può fornirci idee per un nuovo sviluppo
18 dicembre 2015
Il testo completo ed originale (in inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, o russo) dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico può essere scaricato dal sito della Conferenza delle Parti (CoP21) dell'UNFCCC all'indirizzo in calce. Molti commentatori hanno scritto che si tratta di un accordo "storico", altri invece hanno espresso dubbi o delusione per la qualità complessiva del risultato raggiunto. Credo che, come accade spesso, la verità stia nel mezzo.

Vediamo i contenuti dell'accordo. In breve, e in buona sostanza, viene posto l'obiettivo di contenere l'incremento della temperatura globale media "ben al di sotto" dei 2*C rispetto ai livelli preindustriali e di tendere ad un incremento di 1,5*C per ridurre il rischio e l'impatto del cambiamento climatico in atto, viene promossa la capacità di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico stesso, viene richiesto che l'attività finanziaria sia coerente con un percorso complessivo verso basse emissioni. Ciascun Paese contribuisce con impegni nazionali che saranno resi noti e rivisti ogni 5 anni per renderli più ambiziosi, ogni quinquennio si farà anche il punto sui progressi fatti, e nel quadro di responsabilizzazione di ogni Paese viene rafforzato il sistema di compensazioni economiche che servono ad aiutare in Paesi in via di sviluppo per la mitigazione e l'adattamento con aiuti concreti. Vengono posti in risalto il ruolo dello sviluppo tecnologico e il ruolo della conservazione delle foreste.

Tutti i provvedimenti previsti dall'accordo di Parigi andranno quindi affinati nel tempo: dalla cooperazione internazionale, all'adattamento, al trasferimento tecnologico e agli strumenti finanziari. Si tratta dell'avvio di un percorso lungo, che vede nell'impegno delle singole collettività il perno su cui ruota quella che dovrebbe essere una svolta epocale. 
Nel percorso, mancano un'indicazione chiara sulla quota di riduzione delle emissioni climalteranti, invece della sola temperatura, e il vincolo legale al raggiungimento degli obiettivi posti dall'accordo.
A tale proposito, l'articolo 15 stabilisce che verrà costituito un comitato di esperti che opererà dalla prima sessione dell'accordo, quindi dal 2020, per facilitarne la realizzazione e per promuoverne la conformità. Questo sistema dovrà essere definito e stabilito con chiarezza e con facoltà operative per essere un vincolo efficace alla realizzazione dell'accordo, e dovrà essere affiancato da un sistema di monitoraggio e di verifica dei risultati raggiunti.

Credo che si possa dire che si tratta di un quadro a luci ed ombre. Ma nell'insieme, vedrei più brillanti le prime, e non faticherei a considerare l'accordo della COP 21 di Parigi "storico". 
E' vero che mancano gli obiettivi quantitativi di riduzione delle emissioni con scadenze precise e, almeno per ora, i mezzi per sanzionare coloro che non li raggiungessero in un quadro realmente vincolante sul piano del diritto internazionale, ma è altrettanto vero che sono stati inclusi per la prima volta tutti i Paesi, superando la distinzione "Annex I" di Kyoto, e responsabilizzando ciascuno per gli effetti dell'inquinamento. L'anacronismo dell'esclusione di Paesi emergenti come Cina, India o Brasile ha avuto la meglio sulla pur comprensibile attribuzione di maggior responsabilità storica dei Paesi di più antica industrializzazione. Della responsabilità storica non ce ne facciamo molto per risolvere un problema di così vasta portata del presente. E' necessario ridurre ora le emissioni, tenuto conto che una parte delle loro conseguenze saranno comunque inevitabili (e colpiranno in larga misura proprio i Paesi più poveri). Per la prima volta si parla chiaramente di giustizia climatica, e si concretizza la responsabilità dei Paesi ricchi in un aiuto finanziario ai più poveri. 
In un insieme di scelte certamente non facili, l'accordo di Parigi va oltre a quanto si è fatto finora, ed anche se l'intero percorso che ci ha portato sin qui poteva essere migliore, più stringente, ora ci troviamo di fronte ad una visione nuova che può essere intrapresa anche con scelte dal basso. Il segnale e' molto chiaro. Una visione a cui hanno aderito, con la loro firma, ben 195 Paesi del mondo.

Per parte nostra, appare molto chiaro come nel nostro Paese in un lungo periodo che arriva ad oggi si stenti ad assumere gli obiettivi ambientali come la via per creare nuovo sviluppo. Sviluppo anche economico. Abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale, in una crisi che è crisi di sistema dalla quale non usciremo se non con idee nuove. Non è con l'allentamento delle regole sociali o ambientali che se ne uscirà, ma con una nuova idea di sviluppo. Essa può essere fondata sulla ricerca, sull'innovazione tecnologica a basso impatto ambientale, sulla qualità come biglietto da visita dell'Italia sui mercati. 
Una scelta che deve provenire dal governo, dato che per farla e' indispensabile l'impegno dello Stato, in una visione coerente di dove vogliamo andare.

Il sito ufficiale dell'accordo della COP 21 si trova al seguente indirizzo:

www.cop21.gouv.fr

SOCIETA'
COP21: la bozza di accordo
10 dicembre 2015

Segnalo che sul portale Qualenergia è possibile leggere la nuova bozza dell'accordo sul clima di cui si sta discutendo alla CoP21 di Parigi. Dalle 48 pagine piene di parentesi quadre approvate sabato 5 dicembre da 195 Paesi si è arrivati a 29 pagine, nelle quali le parti di testo sui cui non ci si è ancora accordati (le parentesi, o brackets) sono ancora numerose. L’immagine mostra graficamente il procedere degli accordi.





L’indirizzo è il seguente:

http://www.qualenergia.it/articoli/20151209-cop21-ecco-la-nuova-bozza-dell-accordo-il-testo

politica interna
Una nuova visione della mobilità può innescare una svolta positiva. A Bologna.
23 novembre 2015

Il mega progetto di una arteria viaria autostradale che oltrepassa la città di Bologna per quaranta chilometri nella campagna, il Passante Nord, è dunque archiviato.  Le amministrazioni locali  delle municipalità  del territorio bolognese, compresa l’amministrazione cittadina, (a guida PD) hanno espresso una scelta molto chiara legata alle criticità che il progetto aveva sempre mostrato, ma soprattutto, figlia di una nuova visione della mobilità che può innescare una svolta positiva a lungo termine, se sarà portata avanti. Ora, si parla di tram, di piste ciclabili, di mezzi collettivi, di mobilità sostenibile.   Il sindaco di Bologna Virgino Merola ha parlato più volte con chiarezza della scelta di utilizzare i finanziamenti per altre forme di trasporto come i tram, oltre che per modifiche all’asse tangenziale attuale, mentre nove Sindaci del territorio dopo una lunga fase di confronto che ha coinvolto anche la cittadinanza hanno redatto e firmato un documento molto chiaro (riportato nel post del 12 novembre scorso).

Il Passante Nord è stato uno dei temi in vetta al dibattito locale (e non solo) per una quindicina d’anni, diventando nel tempo un parametro della visione politica nel settore dei trasporti, un tema dirimente, capace di attirare l’attenzione e l’interesse di tutte le parti sociali, dalle associazioni ambientaliste, da sempre contrarie, ai sindacati, dalla Confindustria, alla cittadinanza. Il fatto che il progetto “porti lavoro” in un’ottica di sviluppo tradizionale (e radicata) evidentemente non basta più: se una scelta va fatta, essa deve essere decisa sulla base di una serie di argomentazioni che includono la viabilità, l’assetto del territorio, l’impatto sull’ambiente, che sono andate ampliandosi e parzialmente modificandosi nel corso del tempo.

Il pensiero di oggi non è più lo stesso di vent’anni fa. Nel frattempo, infatti, sono intercorsi gli studi sull’enorme consumo di suolo che caratterizza il nostro Paese ed anche l’Emilia-Romagna, gli effetti che il medesimo ha sul cambiamento climatico, le analisi che mostrano che ogni nuova strada porta nuovo traffico, e con esso un peggioramento della qualità dell'aria, le direttive europee miranti ad un contenimento e ad una prossima riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dai trasporti che parlano di mobilità  collettiva, di intermodalità, di ferro invece che di gomma.

L’aria della Pianura Padana è fra le peggiori al mondo in tutta l’area, dove oltre ad un alto livello di vita sussistono le condizioni per un’alta percentuale di malattie croniche o degenerative riferibili all’inquinamento dell’aria. La Pianura Padana è piena di strade, di insediamenti produttivi, di insediamenti urbani, spesso frutto dello “sprawl” delle antiche (e belle) città. La Pianura Padana è anche – per fortuna lo è ancora – terra di produzioni agricole di qualità, nelle zone dove ancora resiste l’agricoltura, sempre minacciata da un invasivo consumo di suolo.

Dunque il tema centrale in realtà diventa: quale futuro per quell'area, quale visione può rendere migliore una zona che, per molti versi, è già fra le più avanzate del mondo. In tale ottica, non può non entrare e giocare un ruolo centrale la qualità dell’ambiente in generale, e dell'ambiente urbano nei centri abitati. L’approccio deve essere tecnico e scientifico, come molti giustamente chiedono, ma non può prescindere dal considerare tutti i parametri in gioco. Si apre perciò una sfida importante (che mi auguro venga raccolta fino in fondo): riuscire a trovare vie nuove alla mobilità, adatte al territorio, capaci di imprimere una svolta vera in funzione dell’utilità collettiva e del miglioramento dello stato dell’ambiente.

 

SCIENZA
L'ultimo degli "anni più caldi di sempre"
19 gennaio 2015
Il trascorso 2014 è stato l'anno più caldo di sempre, l'ultimo di una serie molto ravvicinata che conferma l'andamento della temperatura globale media verso un progressivo riscaldamento.
I dati ci informano che l'atmosfera terrestre si trova ora al di sopra della media del ventesimo secolo di 0,69°C. Può sembrare un valore basso, ma non lo è. E' capace di influire sugli equilibri naturali del sistema climatico e dei sistemi ecologici.
Pur essendo già ora capace di questo, non sarà sufficiente prepararsi ad esso perchè si tratta di un valore in crescita, destinato ad aumentare significativamente in futuro. Si tenta a livello mondiale, con non molta convinzione in realtà, di limitarlo entro i 2°C.
Il grafico che segue (del NOAA) mostra lo scostamento dalla media del '900 delle temperature registrate a partire dal 1880 e fino al 2014. Gli anni in rosso sono gli "anni più caldi" rispetto a quelli che li hanno preceduti, e formano una serie impressionante per quanto è ravvicinata e concentrata nel recente periodo.






(National Oceanic Atmospheric Administration. USA, 2014)

SOCIETA'
L'appello di Lima sul clima
16 dicembre 2014
Domenica scorsa, 14 dicembre, i partecipanti alla COP 20 di Lima hanno concluso i lavori approvando un documento dal titolo "Lima calls for Climate Action", una tappa fondamentale in vista della riunione di Parigi il prossimo anno, dove si discuterà un nuovo accordo globale sul clima. 
I commenti al testo finale sono stati diversi, dall'entusiastico rilievo dell'esistenza di una posizione comune in se', alla delusione per l'assenza di termini vincolanti che potrebbe limitarne l'efficacia. Una traduzione italiana del testo si trova sul sito "Climalteranti" nel post "Il richiamo di Lima per l'azione sul clima" (indirizzo in calce). Credo che l'accordo raggiunto a Lima sia importante poiché sancisce la continuità di un impegno di portata storica su un tema di tutela ambientale, con il più grande numero di Paesi coinvolti, con la proposta di un meccanismo permanente di innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, per un problema che è entrato nella coscienza collettiva a livello mondiale. Credo anche che si tratti di un testo debole (e' stato definito anche "appello"), ampiamente discrezionale nel seguito, che mantiene la variabile temporale nel limbo dell'indeterminazione, a fronte di processi fisici che si evolvono per conto loro sulla base della velocità dettata dalle leggi naturali. Il sistema climatico sta cambiando a causa delle emissioni inquinanti che a livello globale alterano la composizione atmosferica e lo farà alla propria velocità, senza attendere che noi ci apprestiamo - o meno - a sistemare i nostri parametri economici.
Di questo argomento (come solitamente accade) si è parlato pochissimo nel nostro Paese. 
Dunque, sembra che il problema sia diffusamente noto, ma tutto fa pensare ad una sua diffusa sottovalutazione. Come sempre accade riguardo i temi ambientali, mancando un'etica pubblica che formuli i termini della nostra responsabilità verso la Natura, siamo privi degli strumenti di base per indirizzare l'agire. Dobbiamo inventarli. E, in realtà, questo accade normalmente nella pratica, non senza successo. Soltanto che i casi positivi rischiano di non essere interconnessi, e soprattutto di non rientrare in un quadro teorico che ne definisca termini e valori. Con la non trascurabile conseguenza di non comprenderne appieno la rilevanza. Ma su questo aspetto tornerò più avanti.

L'indirizzo citato e' il seguente:
www.climalteranti.it


SCIENZA
L'ambiente aggiornato
10 dicembre 2014

Sul sito di Arpa Emilia-Romagna (l’agenzia per l’ambiente della Regione) sono disponibili i dati aggiornati all’anno 2013 riguardanti diversi settori rilevanti per lo stato dell’ambiente locale, come la qualità dell’aria, dell’acqua, il clima e l’energia, i rifiuti.  Il quadro complessivo è composito, a luci ed ombre, in cui emerge una seppur lieve tendenza al miglioramento in diversi ambiti.

Il grande tema della qualità dell’aria, che investe particolarmente le regioni situate in Pianura Padana ad alte antropizzazione e industrializzazione, dunque anche l'Emilia-Romagna, resta importante nonostante alcuni rilievi positivi che descrivono una riduzione dell'incidenza di alcuni degli aspetti peggiori. Si registra una diminuzione della frazione di popolazione potenzialmente esposta a valori di polveri sottili (PM10) superiori al limite giornaliero, passando dal 40-60% del periodo 2009-2011 a meno del 20% nel 2013, e in modo analogo della frazione di popolazione potenzialmente esposta a valori di biossido d’azoto (NO2) superiori al limite annuale, che è in calo e contenuta a valori inferiori al 10%. L’ozono continua a registrare valori superiori ai limiti in tutta la regione, con oltre l’80% della popolazione residente esposta a quantitativi superiori al livello di protezione della salute.

La raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto 1.627.960 tonnellate, corrispondenti a 365 kg per abitante su una produzione pro-capite di 650 kg per abitante, per il 56,2% del totale dei rifiuti urbani prodotti, registrando un aumento del 2,3% rispetto al 2012.

Lo stato dei corsi d’acqua presenta alcune criticità legate alla presenza localmente di alcune sostanze inquinanti, mentre la classificazione dello stato ecologico è stabile rispetto a quanto rilevato nel 2012 con il 28% dei corpi idrici fluviali dell’Emilia-Romagna posti allo stato “buono”, mentre lo stato chimico viene classificato come “buono” praticamente ovunque. Un quadro in chiaroscuro analogo descrive le acque sotterranee, minacciate soprattutto dalla presenza di nitrati. Secondo la Direttiva quadro sull'acqua 2000/60 entro il 2016 tutti i corpi idrici superficiali devono raggiungere il "buono stato ecologico", e le acque sotterranee devono raggiungere lo "stato incontaminato", secondo definizioni che comprendono parametri chimici, biologici, morfologici: obiettivi decisamente sfidanti.

La situazione va posta nel contesto dei cambiamenti climatici in atto, con periodi più caldi della norma, anomalie di temperatura discoste dal valore storico, picchi di calore più elevati, aumento della concentrazione delle precipitazioni, la cui evoluzione nel tempo dovrebbe entrare nelle politiche di gestione del territorio. Prepararsi al cambiamento climatico significa cercare di rispondere il modo resiliente ad un processo che in una certa misura sarà inevitabile.

Al cambiamento climatico globale contribuiscono anche le attività antropiche insistenti in regione, naturalmente, con emissioni di gas ad effetto serra come l’anidride carbonica e il metano, nonostante un incremento complessivo dell’efficienza e delle fonti energetiche pulite, su cui è indispensabile insistere in modo incisivo e duraturo.

 

Per avere un quadro completo della situazione si può consultare il sito al seguente indirizzo:

 

http://webbook.arpa.emr.it/

 

politica interna
L'agricoltura conta
2 settembre 2014

Durante un incontro pubblico con Giorgio Squinzi alla Festa dell’Unità, a Bologna, Graziano Del Rio ha sottolineato quanto i recenti provvedimenti del Governo su un tema usualmente dimenticato quale l’agricoltura siano ancora una volta passati nel silenzio generale. Giustamente, visto che nessuno ne ha parlato o scritto, stante la considerazione comune di scarsa importanza attribuita all’argomento. E’ talmente evidente il contrasto fra il ruolo centrale nella vita umana e marginale nella società industriale avanzata (o in fase di avanzamento…) che investe l’agricoltura da finire nel dimenticatoio insieme all’agricoltura stessa, come un fatto scontato. In realtà scontato non è, e non soltanto per la concorrenza internazionale e la globalizzazione che riguarda anche i prodotti alimentari, ma anche per le conseguenze che il cambiamento climatico causa alle produzioni (un aspetto a cui ancora si presta poca attenzione).

Dunque, vediamo di rendere conto brevemente di quanto fatto a questo proposito nei mesi scorsi. Il Governo è intervenuto sul tema sostanzialmente con due provvedimenti, “terre vive” e “campo libero”, con i quali introduce una serie di agevolazioni, e mette in vendita o in locazione terreni agricoli pubblici. Fra le agevolazioni, si segnala l’attenzione ai giovani, con detrazioni e incentivi all’assunzione per coltivatori diretti e imprenditori agricoli al di sotto dei 35 anni, i crediti di imposta per l’innovazione tecnologica, produttiva e commerciale, e l’introduzione di sanzioni per chi coltiva OGM (Organismi Geneticamente Modificati) nel nostro Paese. Il Senato ha introdotto emendamenti sempre in favore dei giovani, della semplificazione gestionale, e l’interdizione dalle attività per il reato di contraffazione agroalimentare dei prodotti Dop e Igp.Per quanto riguarda i terreni agricoli, il decreto “terre vive” consente la messa in vendita o in locazione di 5.500 ettari di terreni agricoli pubblici, con diritto di prelazione per chi ha meno di 40 anni. A questi terreni non potrà essere attribuita una destinazione urbanistica diversa da quella agricola prima di 20 anni. Nelle misure dello “sblocca-Italia”, inoltre, è presente la programmazione dei fondi europei nel settore agricolo.  Nell’insieme, si tratta di un passo in avanti positivo, al quale si dovrà affiancare in futuro una particolare attenzione agli aspetti ambientali delle produzioni (dal ricorso ai pesticidi chimici, all’uso dell’acqua, al cambiamento climatico). Il settore agricolo apre strade nuove/antiche all’occupazione, come dimostrano i dati in questo periodo di crisi, con un ruolo specifico per il nostro Paese nel mondo.

Nella medesima serata si è fatto un breve cenno alle iniziative riguardanti l’energia che, alla fine, hanno lasciato piuttosto freddo anche il mondo imprenditoriale. Questo resta un punto dolente, con una riduzione nella bolletta per alcuni che va a gravare su altri, e soprattutto con una discutibile misura che colpisce le rinnovabili (il decreto “spalma-incentivi”). Quest'ultimo si poteva evitare, un errore che non porterà conseguenze positive sostanziali ma che pone in difficoltà investitori e imprese, e tende a perpetuare l'errata vulgata che le rinnovabili siano soltanto un costo in bolletta o poco più.

Per saperne di più sui provvedimenti riguardanti l'agricolura, si può consultare il sito del Ministero:

www.politicheagricole.it


sfoglia
luglio