.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


*

 

 

Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

 

 

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Come il PD di Bologna ha affossato il tema "ambiente"
11 luglio 2019
Questo post sarà particolarmente breve, poiché il percorso descritto è fin troppo prevedibile e scontato. Il fatto è che credo che sia di una qualche utilità ai lettori, pur se sufficientemente preparati alle vicende tipiche dei partiti. 
Mi sono convinta di questo ieri, dopo l'ennesimo episodio di climate change capace di mostrare cosa avverrà con frequenza sempre maggiore a causa del riscaldamento globale, la costa romagnola e la costa marchigiana devastate, centinaia di alberi divelti e migliaia colpiti in varia misura, chicchi di grandine grossi come arance, coltivazioni spazzate via, alcuni feriti e per fortuna non ci sono morti, e il PD bolognese che non ha niente da dire, nessuna linea politica in proposito, nessuna fra le tante iniziative in corso nelle Feste dell'Unità o nei Circoli affronta il tema, niente di niente. Il PD regionale non se la passa meglio sulla questione: ad oggi (11 luglio) sul sito "pder" alla pagina "ambiente" l'ultimo comunicato riguarda i giovani scesi in piazza qualche mese fa, ed il precedente comunicato risale nientemeno che al 2016. Non hanno nemmeno l'attenzione adeguata per togliere i comunicati vecchi, come qualsiasi gestore di pagine web farebbe normalmente, conscio che un comunicato del gennaio 2016 è più nocivo all'immagine di un silenzio totale. Se vorranno intervenire oggi sarà un bene, in fondo non è mai troppo tardi.

Come si è arrivati a questo punto? Molto semplice, la componente ambientalista del partito è stata progressivamente esautorata dal suo ruolo, privata degli spazi di confronto, stritolata nei meccanismi perversi dei gruppi di potere e dei loro capi locali, che decidono chi, cosa, dove, e quando. 
Nel Partito Democratico di Bologna c'era un Forum attivo sui temi di rilevanza ambientale, frequentato da persone competenti, dagli assessori del territorio, capace di influire sulle scelte, il Forum Territorio Sostenibile. Che fine ha fatto? E' stato chiuso, soppresso, qualche anno fa dall'allora segretario Francesco Critelli, ora deputato in Parlamento. Si è cercato di farlo rivivere nei Dipartimenti, ma non si è più ripreso, a parte forse il gruppo che si occupava prevalentemente di traffico che ancora resiste. La logica? Non c'è. Assente qualsiasi logica.
C'erano gli Ecodem, anch'essi da segnalare a Chi l'ha Visto. Fra le conseguenze c'è la scontata assenza di candidati ambientalisti alle elezioni, fatti fuori tutti prima, un bel risultato che ha reso felici molti. 

C'è da dire, per essere equi, che il partito si giova di alcuni assessori impegnati anche su questo fronte non semplice, e capaci di portare a casa dei risultati concreti. Per fortuna, il partito "plurale" presenta aspetti positivi, altrimenti la situazione sarebbe ben più grave - per non parlare del fatto che fuori dal PD c'è assai di peggio, come mostrano le cronache di questi giorni. Ma come spiega bene Cacciari nella lettera in risposta a Zingaretti pubblicata domenica scorsa su L'Espresso, la politica italiana necessita di un partito, il PD, che sappia trovare linee condivise in risposta ai problemi e alle questioni aperte, e non soltanto che stia in attesa delle calende greche per agire almeno seguendo una logica. Per fare questo, sostiene che e' "indispensabile un salto di strategia e di organizzazione". Un salto notevole. Sono d'accordo, e credo inoltre che non ci siano altre strade. 

CULTURA
Una donna sulla strada dell'emancipazione femminile - non in politica e che per questo la politica ignora
4 luglio 2019
Proprio oggi, il 4 luglio del 1934 moriva Marie Curie, ammalata di anemia perniciosa probabilmente causata dalla lunga esposizione alle sostanze radioattive, oggetto dei suoi studi.
Una donna che ha saputo, con le sue indubbie qualità intellettuali e la sua passione, abbattere il muro che divideva donne e uomini sul piano della predisposizione alla cultura, e più specificatamente, dell'abilita' nella ricerca scientifica. Un contributo enorme allo sviluppo della scienza, ed uno altrettanto all'emancipazione femminile. Celebre la fotografia del quinto congresso Solvay del 1927 con i maggiori scienziati del mondo - una serie di nomi da paura, Einstein, De Broglie, Dirac, Heisenberg, Pauli, Schrodinger, Born, e altri - e lei, Marie Sklodowska Curie, unica donna. Solo quella foto vale anni di battaglie per l'emancipazione della donna.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la Fisica, con il marito Pierre Curie e Antoine Henri Becquerel,  per i loro studi sulle radiazioni. Pochi anni più tardi, nel 1911, ricevette il premio Nobel per la chimica, per la sua scoperta del radio e del polonio. Marie Curie è stata così  l'unica donna a ricevere di più di un Nobel - in totale sono in quattro ad aver raggiunto un simile traguardo - e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due ambiti diversi.

Nata in Polonia, all'età giusta per gli studi superiori dovette andarsene altrove, visto che l'università di Varsavia era interdetta alle donne. Già questo la dice lunga sulla situazione dell'epoca. Nel 1891, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla Sorbonne, l'università di Parigi. Li' farà un incontro determinante, quello con Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica che il 26 luglio 1895 diventa suo marito. Con lui si costituisce la coppia perfetta della ricerca scientifica, che porterà a risultati straordinari. Forse, come capita a volte ma molto raramente, un incontro del destino.

I due mettono in piedi un laboratorio che potremmo definire artigianale che insieme alle loro menti diventa fulcro dell'innovazione scientifica nella Fisica atomica e subatomica del tempo. Lo studio di un fenomeno nuovo e ancora poco conosciuto, la radioattività, sarà l'ambito prediletto. Le ricerche, seppur condotte con mezzi rudimentali, portarono a risultati eccellenti, come la scoperta di due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio, ma soprattutto Marie comprende che la radioattività è un fenomeno che riguarda l'interno dell'atomo, per la precisione il nucleo, confutando la convinzione che l'atomo fosse la particella più piccola e indivisibile della materia. In quegli anni il tema era dibattuto, e le ipotesi sulla struttura interna dell'atomo erano diverse, da quello di Thomson, a quello di Rutherford. Il tema era centrale: se l'atomo ha una struttura interna e in alcuni elementi presenta fenomeni come la radioattività allora non è più la minima particella indivisibile, come l'etimologia del nome suggerisce, e occorre capire cosa lo caratterizza e a quali forze e' soggetto.

Oggi sappiamo che la struttura atomica presenta un nucleo enormemente più piccolo ma che raccoglie in se' la maggior parte della massa, al quale stanno intorno in uno spazio vasto al confronto particelle minime denominate elettroni vincolate sugli orbitali in modi definiti dalle regole della Fisica quantistica. Gli scienziati citati sopra sono alcuni degli autori di una nuova Fisica, a quel tempo, destinata a rivoluzionare alcune delle certezze granitiche che caratterizzano la cultura umana, ma si potrebbe dire la coscienza umana: la Fisica quantistica. Il determinismo e' un concetto relativo, l'osservatore influenza il fenomeno osservato, le particelle e le onde sono due facce della stessa medaglia, i fenomeni non si presentano sempre nello stesso modo. Un nuovo ambito di ricerca che ancora oggi impegna generazioni di scienziati, e non solo, di filosofi e intellettuali di ogni tipo.

Le conseguenze dei nuovi studi sono state enormi, sul piano teorico, sul piano sperimentale, e su quello tecnologico. Qualcuno potrebbe obiettare che anche le armi atomiche sono conseguenza, pur se indiretta, di tali ricerche. E' vero, ma il problema riguarda gli usi che fanno gli uomini delle scoperte scientifiche: se usare i raggi X per fare una lastra ed individuare la terapia medica più opportuna, o usare la fissione dell'uranio  per costruire armi potentissime (e purtroppo, usarle, come e' stato fatto). 
Un tema pregnante, quello della responsabilità delle scoperte scientifiche e delle applicazioni tecnologiche. Possiamo ricorrere alla scienza per costruire centrali solari, per ripulire gli oceani dalla plastica, o possiamo infischiarcene e gettare i mozziconi della nostra civiltà in pasto agli uccelli e ai loro piccoli, come una recente terribile foto ha mostrato al mondo. Possiamo alterare gli equilibri naturali fino a distruggerci. Possiamo fare guerre così potenti da rendere inabitabile il mondo. Possiamo scegliere, invece, di inserire la nostra civiltà nelle leggi della Natura, smettendo di credere che tutto sia possibile.

politica interna
Gestione dei rifiuti ed economia circolare: dati positivi in Emilia Romagna
26 giugno 2019
Procede bene in Emilia Romagna l'attuazione delle nuove linee di pianificazione del ciclo dei rifiuti e dell'economia circolare messe in campo da alcuni anni dal governo della Regione. I dati più recenti sono molto positivi, e mostrano una tendenza che con grande probabilità porterà al rispetto degli obiettivi fissati. Uno su tutti, in Emilia-Romagna la raccolta differenziata dei rifiuti urbani arriva ormai al 68% rendendo accessibile l'obiettivo del 73% al 2020, che sembrava irraggiungibile a molti quando venne fissato nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR). Segno che le intenzioni ambiziose pagano, se poi vengono perseguite con coerenza. 

In sintesi, 128 Comuni (su 329 totali) hanno già raggiunto il target del 73% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, in 93 Comuni tale soglia è stata raggiunta o superata, mentre in 14 Comuni è stato superato il 90%. La raccolta differenziata dei rifiuti urbani è arrivata in media in regione al 68%, con un notevole incremento di +3,7%  rispetto all'anno precedente, incremento registrato con valori diversi in tutte le province della regione. Purtroppo, la produzione totale dei rifiuti urbani non è diminuita, restando intorno a 3 milioni di tonnellate, con un leggero aumento rispetto al 2017. I rifiuti indifferenziati sono comunque in calo di un buon 6,8% rispetto al 2017.
Molto positivi anche i dati negli 81 Comuni che hanno applicato la tariffazione puntuale, prevista nel PRGR. La notizia completa si può leggere sul sito della Regione all'indirizzo in calce. Ricordiamo che ai rifiuti urbani si aggiungono i rifiuti speciali, oggetto di procedure specifiche.

La fase di raccolta è indispensabile per avviare a riciclo il materiale selezionato, che da rifiuto diventa risorsa in un processo che deve diventare quanto più possibile, circolare. Il Piano Regionale insieme alla legge sull'Economia Circolare creano un contesto favorevole ad un cambio di prospettiva nella direzione lineare univoca in cui l'Economia classica ci ha sprofondati. Da rette a cerchi, geometricamente infiniti le prime e i secondi, ma i secondi senza spostarsi da dove ci si trova. Se non vogliamo spostarci dalla Terra dobbiamo prediligere i secondi. 

Dunque, una buona normativa regionale, in cui concretamente si intende produrre meno rifiuti, differenziare e riciclare di più, prevenire, preparare per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di energia e, infine, lo smaltimento. Un sistema tariffario adeguato prevede la tariffa puntuale in cui paghi in relazione a quanta immondizia produci, e premia i comportamenti virtuosi. In buona sostanza, differenziare premia, e non soltanto perché migliora lo stato dell'ambiente.

La norma regionale pone al 2020 il raggiungimento di obiettivi ambiziosi: riduzione del 20-25% della produzione pro-capite di rifiuti urbani, raccolta differenziata al 73%, riciclaggio di materia al 70%. Si tratta di target più performanti rispetto alle stesse richieste dell'Unione Europea, che ha costruito un contesto normativo comunque orientato alla circolarità e alla sostenibilità, a partire dalla ben nota "gerarchia dei rifiuti": nell'ordine, prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero per altri scopi, come l’energia e lo smaltimento. La riduzione degli impatti ambientali e la costruzione di economie sempre più a ciclo chiuso sono gli scopi fondanti.
Il quadro delle normative UE si compone essenzialmente di soglie percentuali e linee di indirizzo strategiche. La direttiva del 2008, che rappresento' una vera e propria svolta, e' stata rafforzata. Con le nuove direttive, per il riciclo dei rifiuti urbani si hanno il  55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Per raggiungerli  sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi a livelli alti, almeno del 75%. La responsabilità riguarda anche il produttore che dovrà assicurare la possibilità del rispetto dei target di riciclo dei propri prodotti, la copertura dei costi di gestione, e dell’informazione. Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Contro gli sprechi alimentari vengono introdotti obiettivi di riduzione del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Di recente, il Parlamento europeo ha votato contro la plastica monouso, vietandone l'utilizzo dal 2021. Per i prodotti in plastica per i quali non esistono alternative gli Stati membri dovranno preparare piani nazionali per ridurre significativamente il loro utilizzo, da tramettere alla Commissione entro due anni dall’entrata in vigore della Direttiva. 
Siamo in estate, ed il periodo e' favorevole a viaggi e vacanze. Al di la' delle regole e delle norme, ciascuno di noi può dare il proprio contributo, innanzitutto evitando di lasciare rifiuti nell'ambiente, in secondo luogo cercando di utilizzare meno plastica possibile. Con le sue mille funzioni, a volte compare anche dove non sospettiamo: una ricerca recente ha mostrato che la maggior quantità delle famigerate microplastiche che finisce nell'ambiente proviene dal lavaggio di indumenti con fibre sintetiche. In altre parole, usiamo meno poliestere e più tessuti naturali, un consiglio che darebbe anche qualsiasi dermatologo. La plastica nell'ambiente non soltanto resta lì per secoli, ma frammentandosi finisce nella catena alimentare, inquinando pesci e causando danni alla salute degli esseri umani. Il percorso verso stili di vita più naturali e' anche un percorso verso stili di vita più sani, e questo dovrebbe invogliarci facilmente a seguirlo.

I siti dove reperire le notizie sui rifiuti in Emilia Romagna sono ai seguenti indirizzi:

https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/notizie/primo-piano/rifiuti-in-emilia-romagna-la-raccolta-differenziata-arriva-al-68-crescita-record-3-7-nel-2018-aumenti-in-tutti-i-territori


https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/rifiuti/temi/piano-rifiuti/piano-rifiuti-approvato



CULTURA
Il valore del bosco
15 giugno 2019
Da un lato, disboschiamo, dall'altro rimboschiamo; forse non amiamo la vegetazione naturale e preferiamo quella piantata da noi. Infatti, mentre purtroppo procede il taglio delle foreste vergini a ritmi preoccupanti, stanno avendo fortunatamente un certo successo iniziative di piantumazione di alberi in zone difficili sia dal punto di vista climatico, sia dal punto di vista dello stato del suolo. Si tratta di iniziative bellissime che possono avere conseguenze molto valide.
Una di queste iniziative riguarda l'Africa, dove le numerose difficoltà che affliggono molte aree del continente includono l'estensione progressiva delle zone aride e del deserto. In molte aree questo significa la perdita dell'economia tradizionale, accompagnata da lesione significativa della struttura sociale e dell'assetto territoriale. Esistono diversi movimenti finalizzati ad arginare il fenomeno, uno di questi è la Great Green Wall, la Grande Muraglia Verde, che ha lo scopo di costruire letteralmente un muro di vegetazione, lungo ben 8.000 chilometri, che attraversa tutto il continente. Come si legge sul sito dedicato all'iniziativa "una meraviglia" naturale. Finora è stato realizzato il 15% dell'intera opera, ma l'obiettivo è completarla per ridare respiro alle aree più degradate, consentire l'agricoltura, aprire alla possibilità di restare in un territorio che un tempo forniva un ambiente vivibile. Ora, il cambiamento climatico con l'aumento delle temperature e le modifiche al ciclo delle piogge sta rafforzando i processi di inaridimento, estendendo le aree aride o desertiche, influendo sulla presenza della fauna locale. Un'opera che, se completata, potrà influire sul continente africano e sull'intero pianeta, data l'estensione che la renderebbe la più grande formazione vivente del pianeta. 

Si legge su Le Scienze (numero di aprile 2019, articolo "L'ultima speranza" di Richard Conniff)): 
"Per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, durante questo secolo le nazioni dovranno eliminare dall’atmosfera della Terra 1000 miliardi di tonnellate di anidride carbonica già emessa. Trovare la combinazione perfetta tra i metodi di cattura del carbonio sarà essenziale. I macchinari che estraggono CO2 dall’aria potrebbero eliminare 250 miliardi di tonnellate entro il 2100. Ripiantando le foreste disboscate si potrebbe arrivare a 180 miliardi. I costi netti vanno da 0 a 300 dollari per tonnellata. A meno che si sviluppino grandi mercati per usare la CO2 catturata, il sostegno migliore a queste tecniche potrebbe basarsi su una carbon tax". La ricerca propone un insieme di soluzioni di cui la riforestazione costituisce una parte rilevante, insieme a vari metodi di cattura e stoccaggio del carbonio, biochar, degradazione meteorica potenziata, e fertilizzazione degli oceani. 
La riforestazione deve innanzitutto svolgersi in un contesto in cui si proteggono le foreste attuali, di cui una parte ancora primarie, ma l'articolo ci ricorda che questo obiettivo necessita di una riforma del mercato internazionale del legname e delle tecniche di gestione delle foreste. 

Tutto ciò è verissimo e molto interessante, ma a monte di ogni analisi c'è qualcosa di imponderabile senza il quale tendenzialmente non si interviene come si dovrebbe, ed è la componente emozionale. Difendiamo ciò che amiamo, e se non amiamo la foresta non la difenderemo, forse fino alle estreme conseguenze. Una donna che è riuscita ad unire cuore e difesa degli alberi è Wangari Maathai.

Wangari Maathai è stata un'ambientalista, attivista politica e biologa keniota che ha fondato il Green Belt Movement, un movimento ecologista a cui persone comuni hanno preso parte piantando decine di milioni di alberi in Kenia. Nel 2004 è stata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per «il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Il suo approccio andava oltre la concreta situazione che si è trovata ad affrontare, entrando nell'ambito filosofico e religioso dove ha saputo costruire - o ri-costruire - il senso di un legame fra tutte le cose e le persone, rendendo tangibile la forza dell'appartenenza e la capacità di incidere sui processi in corso. "L'esperienza e l'osservazione mi hanno fatto capire che la distruzione del pianeta si estende anche all'umanità: se viviamo in un ambiente ferito, anche noi subiamo ferite fisiche, psicologiche e spirituali. Degradare l'ambiente significa degradare noi stessi e tutto il genere umano. Ma è vero anche il contrario: aiutando la Terra a guarire, aiutiamo noi stessi." (tratto da Maathai, "La religione della Terra"). Piantare alberi, o apprezzare quelli che ci sono, come terapia per il pianeta e per noi stessi. 

Un tempo anche noi "occidentali" avevamo i nostri "boschi sacri", che lo spirito moderno ha cancellato. Si leggono analisi in proposito, c'è chi sostiene che la colpa sia da attribuire alla modernità ed al suo spirito scientifico e tecnico, c'è chi sostiene invece che la maggior responsabilità sia nelle nostre tradizioni religiose che non hanno mai attribuito la giusta importanza alla natura, c'è chi vede nel sistema economico fondato sul capitalismo la radice di un metodo diffuso di rapina dei beni comuni, come ovviamente sono i beni naturali. Probabilmente tutti possiedono una parte di verità. Ma oggi, e guardando al domani, forse uno spirito nuovo potrà unire natura e cultura, ambiente e scienza, alberi e umani, animato dalla volontà di conservare un pianeta Terra vivibile e bello. Una filosofia di vita adeguata a membri di una comunità, quali siamo, e non più da predatori di risorse sempre più limitate e fragili.

Nei siti riportati di seguito si trovano notizie in più:

https://www.greatgreenwall.org/about-great-green-wall

http://www.greenbeltmovement.org


SOCIETA'
Un progetto per Venezia
4 giugno 2019
A VENEZIA - ovvero nella città più bella del mondo - si potrebbe fare ancorare le navi da crociera direttamente in Pazza San Marco, e consentire di percorrere almeno un tratto del Canal Grande, facendo del Ponte dell'Accademia un moderno ponte levatoio. Del resto, che farsene di quel vecchio ponte? Vuoi mettere gli introiti delle centinaia di città galleggianti che potrebbero arrivare direttamente a destinazione? 
E poi, che dire di un aeroporto in laguna? Si potrebbe asfaltare una parte della laguna per farne una efficiente pista di atterraggio per aerei da tutto il mondo, che potrebbero così evitare di posare lo sguardo sulle ciminiere e sui tubi del petrolchimico di Mestre a ricordo della grande bruttezza che siamo stati in grado di costruire in un secolo, forse stanchi di tutta quella bellezza costruita nei millenni precedenti.
Ninnoli di vetro cinese a portata di mano, vuoi mettere. Possono essere scaricati in un lampo. Tanto, nessuno se ne accorgerà, fra i mille impegni di una enorme crociera di mille navi, incagliate nello "sviluppo" insostenibile, e quasi insopportabile.

POLITICA
Domenica 26, un voto per l'Europa (matematicamente progressista)
26 maggio 2019
Un voto per l'Europa unita, per un parlamento di rappresentanza nell'unico caso al mondo in cui Stati di storia lunga, antica, consolidata, si sono uniti volontariamente per costituire un'entità sovranazionale a cui cedere parte della propria sovranità, nella prospettiva di politiche comuni, di futuro comune. 

Unire invece di dividere, sommare invece di sottrarre. Sarà un caso, o forse no, che le operazioni tipiche della destra politica siano la divisione e la sottrazione. Matematicamente riducenti. A volte semplificanti, ma sempre orientate al passato. Addizionare e moltiplicare, operazioni progressiste (nonché evangeliche), portano a maggior complessità ma guardano avanti. Nel futuro. Se riuscissimo a fare un elevamento a potenza l'Europa sarebbe ottima in breve tempo. 
L'Unione Europea ha infatti estremo bisogno di guardare avanti, di fare progetti grandiosi per portata e respiro come quelli che si facevano venti, trent'anni fa, di impegnarsi a trovare strade comuni sui temi che contano, dall'ambiente con l'enorme tema del clima, al fisco, dalla democrazia all'istruzione, dalla ricerca scientifica alla difesa, dal fenomeno migratorio al proprio ruolo nel mondo. La necessità è forte perché deriva da un periodo di stasi, durante il quale l'aspirazione ideale all'Unione è retrocessa e i muri sono avanzati (si diceva, appunto, della divisione), steccati reali o immaginari a difesa di un passato che non tornerà e non sarebbe nemmeno auspicabile che tornasse. Ambizione ad un futuro comune resa fossile dalle difficoltà (grandi) attuali a cui spesso non si riesce a trovare risposte, scavalcata dalla pretesa di pietrificare l'Unione Europea in una linea di frazione fra localismi fuori dal tempo, o palesemente reazionari. Destre che avanzano sui vuoti lasciati dalle sinistre. 
L'Europa che vogliono i "sovranisti" è esattamente quella che c'è e che vorremmo cambiare, migliorandola. L'Europa delle Nazioni è passato che più passato non si può, ostaggio di un presente che sembra non finire mai. Ritroviamo il bandolo e sbrogliamo la matassa.
 
In un tale contesto, la scelta si fa innanzitutto stretta, a due voci, UE sì, UE no, poi si passa all'analisi un po' più profonda. Il sì all'Unione Europea passa immediatamente oltre le formazioni politiche della divisione e della sottrazione. Quale sì all'Unione viene dopo, e richiede un po' di attenzione in più. Voterò per il Partito Democratico, nonostante (anche qui) la frequente incapacità di trovare risposte ai grandi temi - globalizzazione, clima, sviluppo economico, diseguaglianze radici di migrazioni bibliche - nonostante la scarsa inclinazione ambientalista, nonostante gli immarcescibili gruppi di potere che scavalcano i temi impunemente. Nonostante tutto, resta l'unico baluardo alle destre, alle reazioni, alle divisioni. Dubito che sarà in grado di attuare l'elevamento a potenza, ma all'addizione e alla moltiplicazione ci arriviamo. Ed anche all'Azione, contraria, per Principio, alla Reazione. 

Un'Europa grande, deve diventare, capace di rispondere alle crisi interne ed internazionali, capace di stare sul piano delle grandi potenze dell'oggi e dei prossimi anni, Cina, India, Brasile, Stati Uniti,  capace di migliorare la vita dei suoi cittadini, continuando innanzitutto a garantire un bene incommensurabile come ha fatto finora: la pace. Una pace frutto di un'unione volontaria, come non si era mai visto nella Storia. Ereditiamo un passato comune con tutti gli altri Paesi e popoli europei, che va dall'Impero Romano alla comunanza culturale e valoriale costruita nel corso dei secoli, ma questo non ci ha impedito di diventare vittime di guerre fratricide. Perché lì, portano le divisioni.

Gli studenti hanno organizzato un sit-in davanti alle sedi comunitarie a Bruxelles, per ricordare che le politiche per salvare il sistema climatico terrestre sono imprescindibili. Il nuovo Parlamento è l'ultimo che avrà la possibilità di fare scelte politiche che portino verso il rispetto del limite di 1,5 gradi di incremento della temperatura globale media. Questa è la posta in gioco, legata a tutte le altre, numericamente semplice, economicamente complessa, simbolo di noi e del nostro presente.
Solo l'Unione può portare la speranza che ci si riesca, non certo i singoli Stati, non certo regole individuali incapaci di visione sistemica globale. Poi, succede che arriva un Trump del Vecchio Continente che dice che il problema non esiste, e finisce lì. 

Si vota dalle 7 alle 23. Per mandare in Europa rappresentanti di un popolo che in Europa c'è già, da sempre, cioè noi. I nostri rappresentanti nelle istituzioni europee. Basta la carta d'identità e la tessera elettorale. Buon voto. 

POLITICA
Una domanda per Nicola Zingaretti
15 maggio 2019
Coloro che seguono questo blog sanno che non ho mai risparmiato critiche al PD - partito a cui sono iscritta - all'occasione, come pure gli apprezzamenti,  e che considero prioritario affrontare la concretezza dei temi rispetto alla costruzione dialettica, pure importante, ma non decisiva. Su queste basi vorrei fare una domanda a Nicola Zingaretti, da qualche tempo segretario nazionale del Partito Democratico. 
La seguente: 
stante l'importanza, stante l'urgenza, viste le mobilitazioni giovanili degli ultimi tempi, e dati i fatti che definiscono una realtà ancora lontana sulla via che porta all'obiettivo dello Sviluppo Sostenibile (con le maiuscole si recepisce meglio) dal punto di vista ambientale, economico, sociale, pensa lei di cambiare in modo radicale la proposta politica del Partito Democratico per indirizzarla alla sostenibilità, e se sì, come?

Chiarisco che il concetto di "radicale" non è sinonimo di "estremo", al contrario fa riferimento alla necessaria profondità ed estensione del cambiamento necessario, e che il cambio di rotta è parte delle manovre utili a fare uscire il PD dalle nebbie in cui sfuma la carente identità, non si intravvede  la strategia sulla (enorme) questione ambientale, non si capisce se alle parole si  intenda far seguire i fatti. Tutti intendono occuparsi di ambiente, come pure di economia o dei temi sociali, quasi nessuno ha strategie energetiche, industriali, urbanistiche, territoriali coerenti da mettere in campo. Nell'insieme si tratta di elementi che sono in grado di qualificare una proposta politica, di portarla fuori dal recinto, di superare le parole che troppo spesso vanno a formare gli slogan di cui è piena la politica italiana. Questo potrebbe fare la differenza. Finora il PD non è stato in grado di farlo, almeno non nei termini necessari, ma in futuro, lo sarà?


POLITICA
1. La deforestazione avanza; 2. Un interessante progetto di riforme per l'Europa
29 aprile 2019
1.
Il Rapporto annuale di Global Forest Watch (organismo dell'Università del Maryland che si occupa di studiare le foreste e l'utilizzo che ne facciamo) fornisce dati terribili nella loro crudezza: ci si sente impotenti riguardo un tema caldissimo da decenni, riguardo il quale sembra non si trovi soluzione. Speriamo che la stessa non arrivi con la deforestazione completa.  
Infatti, ci informa il Rapporto che nel 2018 sono spariti 12 milioni di ettari di foresta tropicale, una superficie grande come l'Inghilterra, l'equivalente di 30 campi da calcio al minuto (la notizia si può leggere sul canale ANSA, e ci si può collegare al sito del GFW per maggiori dettagli; entrambi gli indirizzi sono riportati  in calce). Si tratta della quarta maggiore perdita di foresta tropicale dal 2001, da quando cioè sono disponibili i dati da satellite. La perdita maggiore riguarda il Brasile, circa un quarto del totale. Seguono Repubblica Democratica del Congo e Indonesia. Le cause principali della deforestazione sono gli allevamenti industriali e l'agricoltura intensiva (olio di palma in Asia e Africa, soia e biocarburanti in Sudamerica).
Scienziati ed organizzazioni del Brasile hanno anche rivolto un appello all'Unione Europea, con il quale chiedono che l'Ue usi il negoziato commerciale col Brasile per "proteggere diritti umani e ambiente". Si tratta di un appello firmato da oltre 600 scienziati e organizzazioni indigene brasiliane e pubblicato sulla rivista Science. Sotto accusa sono le importazioni Ue di materie prime associate alla distruzione delle foreste (come metalli e soia) dal Paese, che sta "smantellando le politiche anti-deforestazione" e minacciando "gli indigeni e le aree naturali che proteggono".
Stiamo distruggendo la natura terrestre,  almeno per come l'abbiamo conosciuta durante i millenni della storia umana, con una velocità ed un'estensione mai viste prima. Un problema enorme che è necessario affrontare subito, prima di superare la soglia del non ritorno. Il sito del GFW è molto istruttivo sul tema delle foreste, vale la visita.

2.
Un interessante progetto viene proposto ai cittadini europei, elaborato fra gli altri da Thomas Piketty. Si tratta di un Manifesto con una serie di proposte concrete, un progetto per un Trattato di democratizzazione e un Progetto di budget che può essere adottato e applicato nella sua forma attuale dai paesi dell'Unione che lo desiderino. Esso può essere modificato e migliorato da qualunque movimento politico.
Può essere firmato on-line (all'indirizzo: www.tdem.eu) da tutti i cittadini europei che in esso si riconoscono. Ho sottoscritto, condividendone i contenuti.
Si legge sul sito: "Oggi il nostro continente è preso tra i movimenti politici il cui programma è limitato alla caccia agli stranieri e ai rifugiati, un programma che ora hanno iniziato a mettere in atto, da un lato. Dall’altro, abbiamo partiti che pretendono di essere europei, ma che in realtà continuano a considerare che il duro liberalismo e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) sono sufficienti per definire un progetto politico. In nessun modo riconoscono che è proprio questa mancanza di ambizione sociale che porta alla sensazione di abbandono." E ancora: "Le nostre proposte si basano sulla creazione di un Budget per la democratizzazione che verrebbe discusso e votato da un’Assemblea europea sovrana. Questo consentirà finalmente all’Europa di dotarsi di un’istituzione pubblica in grado di far fronte immediatamente alle crisi in Europa e di produrre un insieme di beni e servizi pubblici e sociali fondamentali nel quadro di un’economia duratura e solidale. In questo modo, la promessa fatta fin dal Trattato di Roma di “armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro” diventerà finalmente significativa."

Il manifesto e il progetto di Trattato, che istituisce l’Assemblea europea “sovrana” con rilevanti poteri legislativi e di bilancio, insieme al progetto di Budget, che prevede quattro grandi imposte europee, costituiscono un'innovazione importante. Le imposte si dovrebbero applicare agli utili delle grandi imprese, ai redditi più alti (oltre 200.000 euro all’anno), ai maggiori possessori di patrimoni (oltre 1 milione di euro) e alle emissioni di anidride carbonica (con un prezzo minimo di 30 euro per tonnellata), interessando il 4% della ricchezza annuale prodotta dall’intera UE (attualmente riguarda circa l’1%). Queste risorse dovrebbero essere utilizzate per finanziare la ricerca, la formazione, le università europee, e un programma di investimenti per trasformare l'attuale modello di crescita economica, il finanziamento dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e il sostegno a coloro che si occupano di attuare la transizione stessa.
Ricordiamo che, come dice il testo, "la regola dell’unanimità fiscale in vigore nell’Unione europea blocca da anni l’adozione di qualsiasi imposta europea e sostiene l’eterna evasione nel dumping fiscale dei ricchi e dei più mobili, una pratica che continua ancora oggi nonostante tutti gli interventi. Questa situazione si protrarrà nel caso in cui non vengano stabilite altre regole decisionali."
Nell'insieme, la proposta è molto interessante ed i dettagli si trovano sul sito tdem.eu.

Gli indirizzi indicati nel testo:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2019/04/26/-una-foresta-grande-come-linghilterra-sparita-nel-2018-_b8d5c1db-d22e-4492-993c-203f484972e7.html

https://www.globalforestwatch.org/

http://tdem.eu/


SOCIETA'
La ricetta per una mobilità sostenibile - e un appello a Jovanotti
14 aprile 2019
Il primo numero del 2019 di Qualenergia è una rivista monografica dedicata alla mobilità sostenibile. Il titolo in copertina parla chiaro: è ora che si facciano politiche reali per decarbonizzare i trasporti anche nel nostro Paese. Un Paese, aggiungo, tradizionalmente legato all'automobile, su cui ha fondato il proprio sviluppo economico nel dopoguerra, con la quale ha creato una cultura di massa che nei suoi aspetti più negativi è fatta anche di auto parcheggiate in terza fila e tendenza a superare i limiti di velocità, ma in quelli più positivi è fatta di regole, di conoscenze specifiche, di capacità di guida che pochi altri popoli possiedono al livello italiano. Sono una "vittima" da sempre di tale cultura, da quando piccolissima mi interessavo alla guida e alla struttura dell'automobile e dei veicoli a motore. Li ho amati e li amo ancora. Questo per dire che non sempre l'ambientalista di turno detesta la tecnologia e vive in un mondo bucolico fuori dal tempo. 
Al contrario, la tecnologia, se correttamente utilizzata, può salvarci. Viviamo in un mondo ormai piccolo per oltre sette miliardi di persone, e sarebbe ingenuo e forse addirittura dannoso pensare di risolvere il problema ambientale con un collettivo ritorno al passato. Perciò, credo fortemente in un nuovo modello di sviluppo fatto di un insieme di buone pratiche a cui le tecnologie nuove a basso impatto forniscano l'indispensabile struttura e il propellente pulito con cui costruire il futuro.

La mobilità sostenibile è costituita anch'essa da un insieme di pratiche che portano al risultato voluto. I punti principali che delineano il percorso sono indicati nella proposta di Piano Nazionale Energia e Clima presentata recentemente in sede europea:
. sviluppo della mobilità ciclistica;
. promozione della mobilità condivisa;
. promozione degli strumenti di smart working;
. promozione del car pooling;
. sviluppo delle tecniche di gestione del traffico;
. implementazione dei Pums;
. potenziamento del trasporto collettivo extraurbano.
Lo scopo è ridurre il numero di automobili circolanti, e gestire il traffico in modo più intelligente. In questo contesto, l'auto elettrica dovrà progressivamente sostituire una parte consistente dei veicoli a combustione interna, tenendo conto della necessaria rete di strutture di ricarica e degli impatti sul sistema elettrico nazionale. L'auto elettrica da sola non è semplicemente il sostituto dell'auto tradizionale, basti pensare al tema dell'importanza che rivestono le batterie e il loro indispensabile riciclo, ma è un elemento di un insieme di interventi che hanno la finalità di decarbonizzare gli spostamenti, ovvero il sistema della mobilità. In tal senso, il trasporto pesante su strada, il trasporto marittimo, agricolo ed aeronautico hanno un ruolo importante oltre al trasporto privato. Altrettanto importante è il ruolo delle città. La pianificazione urbana, prima ancora delle regole sul traffico, può fare la differenza fra una città vivibile e sostenibile ed una che non lo è. E' necessario ridisegnare gli spazi, ampliare la quota di verde urbano, regolare gli spostamenti includendo anche ciclisti e pedoni, e farlo in un'ottica estesa all'area circostante, evitando la continua speculazione edilizia che ha trasformato interi territori del Bel Paese e le periferie delle città più belle del mondo  in lottizzazioni per villette con annessi e connessi, ovvero strade per raggiungerle, illuminazione, acquedotti, supermercati e outlet, magari in totale assenza di mezzi pubblici di trasporto. Anche questa è politica, anzi, fra le più influenti espressioni della politica, capace di cambiare la vita dei cittadini e di descrivere chi la mette in pratica meglio di molte parole.
Dunque, buona lettura del numero 1, febbraio/marzo 2019, della rivista Qualenergia.

C'è un altro tema che vorrei affrontare in breve. Si tratta di Jovanotti e del suo previsto concerto a Plan de Corones, una località di montagna sopra Brunico.
Condivido la posizione espressa da Reinhold Messner: la montagna non è luogo adatto ad un concerto di Jovanotti. Spero che si cambi idea e si annulli un'iniziativa che non può che avere conseguenze negative, e penso che sarebbe bellissimo organizzarla altrove.
Condivido pienamente ciò che scrive Messner: “Pretendere di ridurre ogni angolo della Terra a luogo adatto a ogni genere di divertimento significa non solo snaturarlo, ma anche svalutarlo. E perché? Per rendere più significativa la propria attività solamente grazie al contesto naturale”. Questo è il punto: Jovanotti ha bisogno di rendere più noto, di evidenziare il suo concerto sfruttando un bellissimo contesto naturale? Credo che si tratti di una domanda lecita, perché il suo concerto immagino sia lo stesso anche se suonato in un altro posto. La mia risposta è che non credo che ne abbia bisogno.
Plan de Corones non è certo estraneo al flusso turistico, ci sono gli impianti di risalita, ci sono i musei, è frequentato dalle persone. Bene. Ma da qui a passare a migliaia di persone che invadono l'area contemporaneamente, al rumore sulle vette con il conseguente notevole disturbo della fauna selvatica - già sufficientemente disturbata dalla normale presenza turistica - al probabile (probabile?) rilascio di rifiuti da parte di migliaia di persone, all'andirivieni dei camion per portare le attrezzature in quota, ce ne corre. Per non parlare dell'approccio alla montagna, che dovrebbe trasmettere rispetto, silenzio, lentezza, natura e che sarebbe completamente snaturato da un'iniziativa del genere. Caro Jovanotti, a 2.275 metri volano le aquile, non i decibel, i sentieri sono per i piedi e le bici, non per i camion, la festa con migliaia di invitati non è qui.
Non ci sarò, ma spero ancora che non si faccia. Le montagne come Luna Park, per giochi, slittini, piste, laghetti con i pesci d'allevamento, funivie, ovovie, impianti di ogni tipo, nelle valli, nei boschi, in alta quota, ovunque: non è turismo sostenibile, rispettoso, leggero. E' il suo contrario. Ed un'iniziativa come quella di Jovanotti sarebbe un precedente deleterio per altri passi nella direzione sbagliata, e per trasmettere una sottocultura dannosa della montagna e della natura come luogo in cui tutto è possibile. Per cui faccio un appello a Jovanotti: per favore, ripensaci, e sposta in un luogo più adatto il tuo concerto. Lo apprezzeremmo moltissimo.

Si può trovare qui un riassunto della questione, con le varie posizioni:

http://alpinistiemontagne.gazzetta.it/2019/04/09/la-rubrica-di-messner-e-la-polemica-con-jovanotti/?fbclid=IwAR17NQ_hVgkjC4xsFDdJBfhHnYef6srZ9xDpkJjRNdblC5pcTP0YvyzIlX4

ECONOMIA
Emissioni in crescita nel mondo (ma con alcune eccezioni)
28 marzo 2019
Altro che riduzione delle emissioni climalteranti a salvaguardia del sistema climatico, le emissioni crescono eccome, stando agli ultimi dati dell'IEA (International Energy Agency), pubblicati nel Rapporto "Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018". 
Risulta infatti che le emissioni globali di CO2 sono cresciute dell'1,7%  nell'anno appena trascorso, raggiungendo il picco storico di 33,1 Gt, vale a dire oltre 33 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera. Tutti i combustibili fossili hanno contribuito a questa crescita, attribuibile per i due terzi al settore della produzione di energia. Tale crescita è dovuta per l'85% a tre Paesi, la Cina, l'India, e gli Stati Uniti, ed è stata generata da un aumento della domanda di energia. Al contrario, in Paesi come la Germania, il Giappone, il  Messico, la Francia e il Regno Unito le emissioni sono diminuite.

Alla base della crescita delle emissioni inquinanti nel mondo c'è stato un forte aumento del consumo di energia, del 2,3%, quasi il doppio dell'incremento medio dal 2010, generato a sua volta dal buono stato dell'economia globale e dal diffondersi localmente di mezzi per il riscaldamento e il raffreddamento. La domanda è cresciuta per tutte le fonti, soprattutto per il gas naturale con il 45%, mentre il vettore principe è ovviamente l'elettricità. La famosa efficienza energetica resta nell'ombra.  Le centrali di produzione di energia alimentate a carbone continuano ad essere le maggiori sorgenti di emissioni climalteranti.

Si è detto della buona performance dell'economia globale - fatto che dal nostro Paese non appare evidente - con una crescita del 3,7%  dovuta prevalentemente ai 3 Paesi menzionati sopra che hanno inquinato di più: Cina, India, Stati Uniti. Questo fatto testimonia che, nonostante se ne parli da anni, il disaccoppiamento fra la crescita economica e la produzione di sostanze inquinanti derivanti dalla combustione non è ancora avvenuto. Qualcuno ricorderà che se ne era parlato in tempi recenti, nel 2015 per l'esattezza, con dati proprio dell'IEA che avevamo commentato in un post datato 18 marzo 2015.  All'epoca le emissioni erano rimaste invariate a 32,3 miliardi di tonnellate rispetto all'anno precedente (il 2014) nonostante la crescita economica. A livello italiano il mese scorso ne ha parlato anche l'Ispra, presentando dati abbastanza positivi. Ma se a livello mondiale siamo passati in pochi anni da 32,3 a 33,1 Gt è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tentativo di portare la crescita economica sulla strada delle rinnovabili e dell'efficienza, sganciandola dai combustibili fossili. Hanno matematicamente ragione i giovani e Greta Thunberg a protestare. Cifre alla mano. La strada per la decarbonizzazione dell'economia è un percorso difficile in sé, non è accettabile che non venga rispettato. Se le cifre sono queste, servirà ben altro che l'Accordo di Parigi per tracciare il solco di un percorso virtuoso. 
Il ruolo degli Stati Uniti in tutto ciò ha la sua peculiare importanza: infatti si tratta dell'unico grande Paese sviluppato e dotato di tutte le possibilità, tecnologiche e finanziarie, per cambiare le basi su cui si fonda lo sviluppo che continua, salvo ancora limitate eccezioni locali, ad inseguire la via più tradizionale allo sviluppo, incuranti dell'inquinamento che causano a livello mondiale, tendenza ancora più marcata sotto la Presidenza Trump. La responsabilità che hanno in questa fase non è certo marginale.

La più virtuosa resta, ancora una volta, l'Europa. Nonostante una crescita economica dell'1,8% - dato che non riguarda l'Italia, evidentemente - la domanda di energia è aumentata soltanto dello 0,2%. Che stia avvenendo qui il disaccoppiamento? Può darsi, visto che, nonostante mille difficoltà e ritardi, l'UE resta il luogo dove si fanno davvero politiche per ridurre gli impatti ambientali del consumo energetico, e si ottengono risultati concreti. La crescita della domanda in Europa in termini di energia primaria ha riguardato per la maggior parte le fonti rinnovabili, mentre il ricorso al carbone continua a diminuire. Le disomogeneità al suo interno non impediscono di raggiungere risultati nel complesso interessanti, e di porsi obiettivi performanti. Il futuro non può che costruirsi su un modello fatto di minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza  e rinnovabili.
Le tendenze antieuropeiste che serpeggiano nella politica rischiano di invalidare anche questi benemeriti risultati. Aggiungiamoli alla lista, lunga, dei benefici dell'Unione quando andremo a votare il 26 maggio prossimo, magari insieme alle significative immagini delle proteste e dell'impasse in cui si sono infilati gli inglesi nel tentativo incredibile nella sua assurdità di uscire dall'Unione Europea.

L'intero Rapporto dell'IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.iea.org/geco/

POLITICA
Uno spiraglio da cui filtra la speranza
18 marzo 2019
Si può affermare che la partecipazione sia stata ampia, che l'entusiasmo delle migliaia di giovani presenti fosse tangibile, che i numeri descrivano la più grande manifestazione a livello mondiale; per contro si può sottolineare che la medesima verteva su un tema complesso forse non sempre analizzato nei termini dovuti, o prevedere che a fronte di tale complessità la volontà si spegnerà presto, o anche, come molti hanno fatto, che le richieste dei giovani in piazza sono già esaudite dal lavoro che la politica porta avanti, e cosa manifestate a fare.
Le considerazioni possono vertere su un aspetto o un altro, ma è un fatto che venerdì scorso, 15 marzo, si è svolta una manifestazione degna di nota: migliaia di giovani in tutto il mondo hanno chiesto azioni concrete a difesa del loro futuro (perché il futuro è loro) non sul piano dei diritti, delle retribuzioni, o di qualsiasi altra rivendicazione sacrosanta riguardante la propria condizione sociale, ma sul piano della conservazione di un ambiente naturale sulla Terra adatto al persistere della vita della nostra specie così come l'abbiamo conosciuto nelle ultime migliaia di anni, almeno dal Neolitico in poi. 
Un'iniziativa ben riuscita, partecipata, eta' media giovanissima, che ha avuto vasta eco, che può rappresentare un elemento cardine di un cambiamento, in un ambito comunque complesso e dalle conseguenze spesso indirette. Non è certo la prima manifestazione ambientalista, ma è la prima con tali caratteristiche.

Piaccia o no -  e le critiche anche aspre non sono mancate, soprattutto all'ideatrice della mobilitazione Greta Thunberg - si tratta di un evento di enorme rilevanza. Perché questo è il momento storico di una scelta radicale fra due possibilità: se continuare a portare avanti un modello di sviluppo che altera gli equilibri naturali fino a stravolgerli, o modificarlo alla radice aprendo la strada ad un paradigma diverso che non pregiudichi la nostra stessa esistenza. Il momento è questo non perché sta per cadere un asteroide, ma perché non siamo intervenuti adeguatamente nei decenni trascorsi ed ora il tempo stringe, fra gli eccessi dell'inquinamento, delle emissioni climalteranti, della temperatura che continua a salire ed il sistema climatico che continua a cambiare in modi sempre più estremi. Dai primi articoli sul riscaldamento globale generato dalle emissioni dovute alla combustione di carbone, petrolio e gas sono passati oltre quarant'anni, dall'inclusione della variabile entropia nelle tesi sullo sviluppo altrettanto, dai primi studi di Svante Arrhenius sul riscaldamento globale generato da un aumento dell'anidride carbonica in atmosfera è trascorso oltre un secolo.  Decenni durante i quali è stata costruita una crescita economica totalmente svincolata dagli effetti sull'ambiente, fino a tempi recentissimi che hanno visto l'introduzione di deboli normative non sempre rispettate, lunghi periodi durante i quali la stessa cultura prevalente ha faticato, quando non ha omesso, a trovare vie di confronto con la emergente cultura ambientalista. Tempo perso che ci avvicina sempre più al momento cruciale della scelta.

Qualcosa si sta già muovendo da tempo, e sarebbe ingiusto oltre che sbagliato non ricordare la quota di energie rinnovabili che oggi copre una parte significativa dell'energia che consumiamo in Italia, la legge contro i reati ambientali, la raccolta differenziata dei rifiuti che nel nostro Paese è in aumento ed ha complessivamente superato la metà, fino ai comportamenti individuali sicuramente più attenti che nel passato come nel caso della continua crescita del settore del cibo biologico o a km zero. Va detto che si tratta di percorsi che in un modo o nell'altro traggono la loro origine nell'area ambientalista e nell'influenza che è riuscita ad avere in politica o nelle sensibilità diffuse, ma resta un fatto che qualcosa è cambiato rispetto ad un passato anche recente. L'Unione Europea ha da sempre operato per promuovere politiche energetiche di riduzione delle emissioni climalteranti. I trattati internazionali cercano di fare lo stesso, fra mille difficoltà e Paesi fortemente inquinanti come gli USA che non aderiscono (o che aderiscono a seconda della presidenza di turno). I Paesi in via di sviluppo faticano a tenere il passo per ragioni economiche che possono essere per loro molto gravose. 

Il punto centrale del problema, in estrema sintesi, è che secondo i rilevamenti e gli studi scientifici, tutto ciò non basterà. L'atmosfera è già oggi talmente alterata dalle emissioni che se anche ci fermassimo ora dovremmo subire le conseguenze del cambiamento climatico. Occorre intervenire alla radice, orientando alla sostenibilità l'intero sistema produttivo, dei trasporti, dei servizi. Si tratta di una prospettiva di vasta portata, forse non semplice da affrontare, ma in grado di generare posti di lavoro, sviluppo inclusivo, impatti minori, un rapporto diverso con l'ambiente naturale.  Occorre interagire con i Paesi in via di sviluppo allo scopo di aiutare l'uscita delle popolazioni dalla miseria senza ripetere ciò che nel mondo occidentale abbiamo già fatto, e cioè inquinare oltre misura. 
Agire e agire per tempo, perché la posta in gioco è altissima, la stessa sopravvivenza della specie umana sulla Terra. Perché il punto è questo: difendendo l'ambiente difendiamo noi stessi. Pur avendo un profondo significato preservare l'ambiente naturale in sé - e si apre qui un tema che richiederebbe vasta analisi - è fuori da ogni dubbio il fatto che stiamo mettendo in gioco le caratteristiche naturali che ci hanno consentito di vivere, di sviluppare civiltà, cultura, società, di diventare ciò che siamo. 

La più grande sfida che l'umanità abbia mai affrontato nella storia capita ora, a fronte dei rischi enormi che essa stessa ha creato. I rischi stanno superando i benefici, i costi dei danni stanno superando gli introiti. 
Se saremo in grado di capirlo e muoverci di conseguenza saremo la generazione che ha salvato il mondo. Altrimenti non lo saremo. Tertium non datur. 



POLITICA
Il Partito Democratico può ripartire - e tutti noi possiamo, venerdì 15 marzo
10 marzo 2019
C'è una prima considerazione evidente. Ora il Partito Democratico può ripartire. L'affluenza alle primarie è stata alta, superiore alle aspettative in questa fase difficile per il partito - possiamo dire di averlo felicemente previsto qui - ed il risultato è stato nettamente in favore di Nicola Zingaretti. Se questo è il momento, come lo sono tutti i momenti di crisi, di partire con un progetto nuovo Zingaretti ha una responsabilità molto grande, parzialmente alleggerita dal nostro aiuto che inizia sinceramente con l'augurio di buon lavoro. 
Per parte mia, spero davvero che si inizi un percorso per costruire un partito di sinistra moderna, capace di accogliere le istanze di oggi, di elaborarle per cercare risposte, capace di apertura e confronto, centro del ricamo sulla tela ormai strappata e logora della cultura progressista e di sinistra. Le questioni in campo sono enormi, diseguaglianze vecchie e nuove, diritti, la gigantesca questione ambientale che ancora troppo frequentemente cozza contro i canoni dell'economia tradizionale, l'automazione nel lavoro, la digitalizzazione, la globalizzazione, la finanza, la giustizia, un mondo che cambia più velocemente di quanto la politica (e il legislatore, l'amministratore) riesca a fare. Veloce più dei tempi dei congressi del PD, va detto. 
Zingaretti dovrà saper trovare strade per fare tutto questo. Strade che siano "nuove" perché, va detto anche questo, il timore che aleggia è quello di un ritorno al passato, che sarebbe la via più sicura per finire tutto quanto e andarcene a casa. Spero di no, pensando con un certo grado di fiducia che sappia distaccarsi quanto basta dal proprio passato per interpretare modi e sentire dell'oggi senza perdere le indispensabili radici.

L'attuale governo, che non sa decidersi se essere di destra o indefinibile, è lo specchio efficace del vuoto lasciato dai partiti tradizionali - e si sa che se si lascia un vuoto in politica poi arriva qualcuno a riempirlo. Il conflitto in Emilia Romagna fra governo locale e nazionale sta coinvolgendo principalmente il piano di infrastrutture localmente disegnato, a cui risponde il governo nazionale con modi e contenuti fumosi e incoerenti. La manifestazione in favore delle nuove strade previste dal progetto si è poi trasformata in un convegno, assai più appropriato, tenuto sabato 9 marzo al Palazzo dei Congressi di Bologna, con grande partecipazione. Vedremo gli sviluppi di una contesa che assume sempre più i toni di un contrasto politico invece che di un confronto nel merito delle questioni. 

Un momento particolarmente importante capiterà il prossimo venerdì 15 marzo, giorno in cui si terrà uno sciopero con manifestazioni in tutto il mondo per richiamare l'attenzione sul tema del cambiamento climatico che rischia di stravolgere i cicli naturali della Terra, e di tutti quanti noi che ci viviamo sopra. E scusate se è poco. Possiamo definirlo un evento epocale. Speriamo che la partecipazione sia adeguata - quando si tratta di temi ambientali è difficile far previsioni - superiore agli studenti che l'hanno indetto meritoriamente, estesa al punto da portare un cambiamento. Un cambiamento necessario, si può dire indispensabile, del modello di sviluppo. Che non significhi tornare indietro, e nemmeno continuare ad andare avanti verso il baratro. E' necessaria un'elaborazione alternativa, e se non è un tema politico questo non so cosa lo sia. Appuntamento dunque da non mancare venerdì 15 marzo. Possiamo ripartire tutti da lì, per far sentire la propria voce a salvaguardia di quanto abbiamo di più prezioso, la Natura terrestre e la sua ricchezza.

POLITICA
Domenica 3 marzo si vota alle primarie del PD - mentre in Emilia Romagna le amministrazioni indicono una manifestazione a favore di nuove strade
26 febbraio 2019
Il prossimo 3 marzo, domenica, si voterà per le primarie del Partito Democratico. L'invito è rivolto alla partecipazione,  che si può ipotizzare già da ora con numeri positivi vista la costanza dell'inclinazione progressista e democratica di una parte importante dell'elettorato italiano, nonostante tutto e tutti. A loro va buona parte del merito.

Perchè il Partito Democratico non brilla certo per simpatia e capacità di trascinare le folle. Anzi, sembrerebbe un partito che fa di tutto per apparire l'opposto di quanto dovrebbe. Non mancano al suo interno le capacità e le idee, non è mancata la capacità di governare, ne abbiamo parlato più volte, ma mancano la visione, l'apertura, la capacità di interpretare la sinistra del mondo attuale e, se non  l'entusiasmo, almeno il coinvolgimento atto a proporre adeguatamente il proprio progetto politico ai cittadini. Non è certo poco, anche perchè passa il tempo e di cambiamenti non se ne vedono. Mi permetto di dubitare che se ne vedranno a breve, chiunque vinca domenica prossima.
La partita per le europee di maggio conferma questo quadro, con i gruppi di potere interni al partito che competono per strappare posizioni ai propri affiliati, soprattutto se politicamente finiti in patria. Il parlamento europeo come cimitero degli elefanti non è certo un'invenzione mia, ma ora è triste constatare che si insiste nel cercare di portare avanti schemi che i cittadini hanno scoperto e rifiutato da decenni come se l'appartenenza ad un partito garantisse un muro a protezione di pratiche obsolete - che in questo caso sviliscono le stesse elezioni europee. Un partito chiuso nelle proprie stanze rappresenta in questa fase l'unica alternativa a destre e movimenti improvvisati, per questo, anche solo per questo, va sostenuto. Per cambiarlo non so bene cosa occorrerebbe visto che se un segretario ci prova lo fa a rischio della propria posizione.

Resta comunque l'affetto di una parte rilevante dell'elettrorato, che ha evidentemente capito qual è la posta in gioco e non vuole lasciare il Paese alle destre o a movimenti improvvisati che non sanno trasformare in capacità di governo forme di protesta che avevano alcune bassi comprensibili e a volte condivisibili. Le recenti elezioni in Sardegna ed in Abruzzo lo confermano nonostante siano state perse entrambe. Una quota corrispondente a circa un terzo dei voti si associa ad un'area progressista vasta, oltre il PD e al di là del suo specifico risultato. Il messaggio è chiarissimo: cambiate, apritevi, abbattete il muro, ed uscite negli enormi spazi che vi attendono. Andrebbe raccolto al più presto.

Per quanto riguarda la mia città e la mia regione, sembra di non poter dire che le buone capacità di governo procedano accanto alle capacità necessarie per costruire una linea politica almeno inserita nello spirito del tempo.
Scrive Repubblica che "Il 9 marzo Comune e Regione manifesteranno "per l'Emilia-Romagna, le sue infrastrutture, gli investimenti e lo sviluppo". Virginio Merola e Stefano Bonaccini (Sindaco di Bologna, e presidente della Regione) danno appuntamento dalle 10 alle 12 al palazzo dei Congressi di piazza della Costituzione, con le associazioni d'impresa e le organizzazioni sindacali. Un'iniziativa pubblica rivolta al Governo per smuovere le sabbie mobili in cui sono finiti i principali progetti infrastrutturali del territorio, il Passante di Bologna, la bretella Campogalliano-Sassuolo e l'autostrada regionale Cispadana."
Risponde Legambiente regionale con una lettera invitando a disertare la manifestazione a favore di autostrade e infrastrutture dedicate alla mobilità privata su gomma.

Per parte mia, aderisco all'appello dell'associazione ambientalista e diserterò la manifestazione, invitando tutti a fare altrettanto. Spero nel frattempo che Merola e Bonaccini cambino idea.
Si tratterebbe infatti di un errore strategico lampante. Nel momento in cui la politica ha iniziato, con gran ritardo, ad occuparsi del tema del cambiamento climatico, in una zona in cui l'inquinamento dell'aria è a livelli altissimi come la Pianura Padana, una delle aree più inquinate del mondo, mentre le industrie stesse si stanno (con complessiva lentezza) orientando verso attività e prodotti di minori impatti ambientali, una manifestazione a favore di una serie di strade ed autostrade rappresenta un messaggio sbagliato, anche se le medesime sono inserite in un quadro di sviluppo infrastrutturale coerente, che ha superato piani ben più impattanti (un cenno nel post precedente). Un messaggio fuorviante che appare inviato da persone che non hanno contatto con il mondo esterno ad assessorati e partiti scarsamente ambientalisti come il PD. Un messaggio che arriva dall'interno di un mondo chiuso, mentre fuori si parla d'altro.

Non parteciperò alla manifestazione ed invito tutti a fare altrettanto, nell'auspicio che venga annullata. Se fosse confermata, sarebbe il manifesto bolognese di una drammatica involuzione, del resto in linea con la partecipazione alle manifestazione pro-Tav di cui abbiamo parlato nel precedente post.



POLITICA
La politica finisce nel tunnel (del TAV)
13 febbraio 2019
Siamo ben oltre il segno, se mai ve ne è stato uno, e lo abbiamo passato da un pezzo nella deriva che porta la politica al di là del bene e del male, nel territorio dell'incomprensibile indistinto generico che fluisce di moto vario. Servirebbe la Teoria del Caos. Da parte di tutti, beninteso. Chi più, chi meno. 

Il Treno ad Alta Velocità, quello della linea Torino-Lione nella fattispecie, rappresenta un notevole esempio di come la politica possa allontanarsi dalla sua funzione, quella di fornire un servizio ai cittadini, ed orientarsi verso una forma di abdicazione al proprio ruolo, cedendo gli strumenti del mestiere direttamente ai cittadini nella piazza dove si manifesta, pro o contro. La partigianeria pura, degli uni e degli altri, dei favorevoli e dei contrari, lo schierarsi a favore o contro fino ad organizzare manifestazioni di piazza di segno opposto, a cui hanno partecipato anche numerosi esponenti politici, è la dimostrazione plastica dello scardinarsi dei sostegni e dei passaggi di un edificio sempre più pericolante. Quasi trent'anni di analisi ed iniziative mancate per un progetto che non è mai realmente partito che sfociano in manifestazioni di piazza, come se non fossero la politica ed i suoi organi competenti nelle istituzioni a dover trovare risposte ed effettuare scelte, presentare analisi, anche tecniche, e soprattutto cercare un dialogo con i cittadini se si intende davvero realizzare l'opera in questione.  La piazza a favore e la piazza contraria hanno certificato il fallimento della politica in questo, lunghissimo,  frangente.  La partecipazione di esponenti politici è la firma apposta in calce.

Il Partito Democratico, per parte sua, non esce dalla logica e si inoltra nel territorio nebuloso con frasi di circostanza, sviluppi sostenibili, riduzioni presunte di inquinanti, di Tir, benefici occupazionali, etc. Armamentario già visto da vecchia politica che chi ha fatto l'ambientalista conosce bene e prevede che non servirà nemmeno ad un grammo di massa in più nella fiducia (perduta a chilogrammi) dei cittadini. Ho ascoltato con attenzione l'ex-ministro Graziano Del Rio a Bologna alcuni giorni fa (enorme sala piena) su questo e su altri temi riguardanti infrastrutture e trasporti. Ha sviluppato considerazioni interessanti.  
Ma come si fa a ripetere ancora una volta che la realizzazione della tratta ferroviaria per il TAV Torino-Lione porterebbe una grande riduzione del traffico dei Tir nelle autostrade del Nord Italia e della Pianura Padana quando l'obiezione principale riguarda proprio le stime in eccesso dei flussi di traffico su quella direttrice? 
Ne abbiamo già parlato qui con un riassunto dei temi principali toccati dall'opera in un post del 6 agosto 2018. Alle obiezioni è necessario rispondere in modo circostanziato, può darsi che si trovino vie adeguate per risolvere il problema, oppure no. Non mi sembra che, ad oggi, in questo caso siano stati dissipati tutti i dubbi in proposito, forse sarebbe opportuno addentrarsi nel merito e nel metodo.  Invece di chiedersi come mai i cittadini, gli ambientalisti, che protestano per TAV  non lo facciano per il raddoppio del tunnel del Frejus sarebbe bene spiegare loro perché oltre al  TAV sulla stessa linea si scelga di raddoppiare anche il tunnel dell'autostrada, che evidentemente servirà per i Tir e per ogni tipo di trasporto su gomma. Non dovrebbero diminuire i camion trasportando le merci sul TAV?  La logica langue insieme alla politica.  
Dunque, si manifesta, e ci si esprime per ogni dove a favore o contro una grande opera come fra le tifoserie di una partita di calcio. Nel PD lo hanno fatto tutti i tre candidati alle primarie del 3 marzo prossimo, a favore naturalmente; ci si divide su tutto ma non sulle famose grandi opere. Mentre l'Italia attende una miriade di piccole opere, magari da farsi, perché no, per una volta nel Mezzogiorno, dove con binari dell'Ottocento ci si sposta in treno impiegando lo stesso tempo con cui si va in America. Scuole, ospedali, edifici pubblici, recupero del calore, sistemazione antisismica, dissesto idrogeologico. Nomi che ricorrono nell'immaginario collettivo come i miraggi nel deserto, su cui invece i governi precedenti guidati dal PD avevano iniziato a lavorare.   
Ho aderito al PD alla sua nascita ma non ricordo che fra i documenti fondativi ci fosse il sostegno incondizionato alle grandi opere in genere. Trattandosi di scelte tecnico-politiche bisognerà vedere quali. E dimostrarne la reale utilità su basi tecniche, politiche, sociali, ambientali.

A Bologna abbiamo un esempio in proposito molto significativo: il Passante Nord.  Si trattava di un tratto autostradale circostante l'agglomerato urbano cittadino e della periferia di quasi 42 chilometri, un'opera faraonica incombente su paesi ed aree agricole. Per anni l'opera è stata presentata come indispensabile, salvo rinunciare ad essa nello spazio di un mattino, capovolgendo la strategia alla base della mobilità nell'intera area. Dunque, se le parole hanno un senso, non era indispensabile. O non lo era più. 

Speriamo ora di uscire dal tunnel. Alle formazioni politiche che sostengono l'attuale governo sono stati lasciati temi importantissimi. Sarebbe ora di riprenderceli.

POLITICA
Inquinamento e reddito: facce di una stessa medaglia, lo sviluppo iniquo
5 febbraio 2019
Una relazione interessante dell'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente, o EEA European Environment Agency) dal titolo «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa, l'indirizzo è riportato in calce) appensa uscita, punta il dito sugli stretti legami tra problemi sociali e problemi ambientali in Europa.

L'Agenzia dell'Unione Europea afferma che "è necessaria un’azione mirata per proteggere maggiormente i poveri, gli anziani e i bambini dai rischi ambientali quali l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme, soprattutto nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa". Un tema di notevole importanza, soprattutto se paragonato alla sua sottovalutazione. Si tratta di prendere atto che il problema dell'inquinamento dell'ambiente è anche un tema sociale in cui le fasce più deboli della popolazione sono le più colpite, sia all'interno delle società sviluppate sia nel contesto delle diseguaglianze mondiali. Differenze di reddito, di istruzione, di occupazione si traducono in modi diversi di esposizione agli agenti inquinanti, di capacità di rispondere al problema, di consapevolezza dello stesso, esattamente come differenze geografiche, economiche e politiche sul piano internazionale corrispondono a diversi impatti degli inquinamenti locali o del cambiamento climatico. Insomma, la questione sociale si intreccia alla questione ambientale ed il legame è stretto e fatto di maglie intrecciate in modo complesso. Sul piano politico, abbiamo già scritto qui più volte di come la sinistra - che dovrebbe cogliere questi aspetti, almeno nel loro risvolto sociale - non lo abbia mai fatto, in particolare in Italia, commettendo un errore storico che ancora oggi, con i tempi tipicamente dilatati della cultura politica, diffonde le sue ombre. Per troppo tempo si è pensato che bastassero i documenti, gli accordi, i rapporti tecnici per affrontare una materia che invece è pienamente politica, rinunciando ad essa come se un trattato filosofico sul tempo fosse sostituibile con un orologio, o un minimo di conoscenza scientifica fosse rimpiazzabile con la lettura dell'indice dell'ultimo rapporto pubblicato.

Lo studio dell'AEA presenta delle carte geografiche tematiche che con l'uso di diversi colori forniscono informazioni che hanno il dono dell'immediatezza. L'Italia emerge per quantità e qualità dei problemi.  La Pianura Padana e le aree di Roma e di Napoli sono fra le zone più inquinate d'Europa per particolato fine (PM2,5). Il nostro Paese spicca anche per l'alto numero di disoccupati e di anziani (ovviamente, quest'ultimo dato è positivo e riguarda l'elevata vita media della popolazione italiana).
A livello europeo, scrive il Rapporto che "L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)". Le differenze di reddito si fanno sentire anche all'interno delle zone maggiormente benestanti: secondo lo studio "Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2". L'inquinamento  acustico poi si differenzia notevolmente fra zone di diverso reddito, risultando che "L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati".
Infine, le aree del Sud dell'Europa, dove si colloca anche l'Italia, "sono caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute".

Si legge nello studio che è necessario un contesto di politiche attive per favorire azioni mirate e considerare le conseguenze dei rischi sanitari causati dai danni ambientali soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Non si può dire che manchino del tutto le politiche adeguate, ma quelle che ci sono non sono sufficienti e soprattutto non formano ancora un insieme capace di trovare risposte e cambiare una tendenza. Questi aspetti sono sotto gli occhi di tutti: una periferia senza verde, attraversata da strade trafficate, vicina ad insediamenti produttivi magari pesantemente inquinanti è luogo di vita di coloro che non possono permettersi niente di meglio. Abbiamo esempi persino più gravi, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, in Campania, dove la maggior incidenza di malattie gravi e' probabilmente legata agli smaltimenti illeciti dei rifiuti, inclusi i rifiuti tossici. Questioni sociali ed ambientali che si intrecciano, lasciando scie di degrado a volte inestricabili. 

Lo studio dell'AEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.eea.europa.eu/it/highlights/inquinamento-atmosferico-rumore-e-temperature


ECONOMIA
Calo degli investimenti nel solare nel mondo, ma la capacità raggiunge i 109 GW
21 gennaio 2019
Rilevare le tendenze in atto sui mercati dell'energia aiuta a visualizzare un futuro prossimo a cui dare il nostro contributo. Le notizie più recenti riguardano gli andamenti degli investimenti in fonti rinnovabili, e costruiscono un quadro composito, di grande interesse. Bloomberg NEF ci fornisce i dati, il grafico, e le informazioni che analizziamo qui (i dettagli sono reperibili all'indirizzo in calce).

Nell'anno appena trascorso, gli investimenti globali in energie pulite hanno superato in totale 332 miliardi di dollari, un valore alto ma più basso dell'8% rispetto al 2017.  In ogni caso, il 2018 è stato il quinto anno consecutivo in cui gli investimenti hanno superato i trecento miliardi di dollari. 
Sono presenti rimarchevoli differenze nei vari settori, con una crescita del 3% nell'eolico, e punte nell'off-shore, un'analoga crescita nel settore dei veicoli elettrici, dei contatori intelligenti, ma un forte calo del solare. In questo settore si registrano infatti le principali novità. Gli investimenti complessivi sono diminuiti del 24%, pur restando al livello elevato di quasi 131 miliardi. Senza dubbio una forte riduzione, dovuta a vari fattori, fra cui un calo dei costi dovuti a tagli nei prezzi di vendita a fronte di un mercato mondiale saturo di moduli fotovoltaici; un surplus favorito anche da una svolta nelle politiche cinesi che hanno ristretto l'accesso agli incentivi contenendo l'esplosione della domanda solare nel Paese asiatico. Gli investimenti cinesi nel solare sono diminuiti del 53%, e questo non poteva non avere conseguenze. Tuttavia, le stime di Bloomberg indicano comunque una crescita della capacità installata, che raggiunge i 109 GW,  dovuta al fatto che altri Paesi si sono avvantaggiati della nuova competitività delle installazioni solari.
Gli investimenti sono in crescita anche nel settore delle biomasse e dei rifiuti (del 18%), dei biocarburanti, della geotermia, a fronte di un prevedibile calo della fonte idraulica. 
Considerando i singoli Paesi, la Cina guida la transizione energetica stando alle cifre e nonostante l'affondo del solare, seguita dagli USA con una crescita degli investimenti del 12% - ed è una buona notizia, stante come noto gli alti livelli di consumi pro-capite di quel Paese - e l'Europa che ha visto un balzo in avanti del 27%. 
Fra gli altri Paesi, e scorporando l'Unione Europea, il nostro si trova al 18° posto, registrando comunque una crescita complessiva dell'11% a 2 miliardi e 800 milioni di dollari.

Le previsioni al 2050 sono positive: si stima una crescita di eolico e solare fino al 50% della generazione elettrica mondiale, grazie alla riduzione dei costi e al miglioramento tecnologico delle batterie. Il carbone subirà una contrazione fino a coprire soltanto l'11% delle generazione di elettricità globale. Sarà indispensabile mantenere la strada intrapresa per attuare davvero una svolta energetica in grado di garantire sicurezza, accesso per tutti, minori impatti ambientali. 

Il grafico che segue mostra l'andamento nel corso del tempo degli investimenti a livello globale nelle fonti energetiche rinnovabili, in miliardi di dollari. Nonostante il calo dell'ultimo anno, determinato da quanto si è detto sopra, emerge con evidenza l'evoluzione nel corso di soli 14 anni, una crescita notevolissima delle energie pulite, che si ritiene ormai inarrestabile.

Si fa riferimento alla seguente pubblicazione:

https://about.bnef.com/blog/clean-energy-investment-exceeded-300-billion-2018/



POLITICA
A grandi problemi occorrono grandi risposte
11 gennaio 2019
In questo clima davvero si fatica a portare avanti un discorso che sia alternativo al pensiero dominante. Il pensiero unico in cui siamo immersi ormai da oltre due decenni sta diventando sempre più inclinato a destra, sempre più chiaro nelle sue intenzioni, sempre più esplicito. Non occorre più nascondersi dietro ragionamenti capaci di salvare la facciata, basta farsi vedere alla luce del sole per ciò che si è. La vicenda di 49 - dicasi quarantanove - persone lasciate per due settimane a vagare per mare senza trovare un approdo che consentisse loro di sbarcare in Europa, e in Italia, resterà ad emblema del periodo storico che stiamo vivendo. E resterà, per fortuna, anche come primo grande errore del Salvini di Governo, incapace, anche da destra, di trovare una soluzione perlomeno accettabile. Salvini ha perso, sconfessato dal suo stesso Governo, una partita che aveva un unico sbocco, quello che ha avuto. A grandi problemi occorrono grandi risposte, non inerzia e propaganda.

Purtroppo, si fatica a trovare nella triste ed enorme vicenda dell'immigrazione una linea europea che si fondi sui valori che l'Europa esprime, e magari anche sui numeri che sono sempre molto utili  per capire i problemi. La maggior parte dei flussi migratori non riguarda infatti le barche che arrivano dall'Africa, nonostante queste siano sicuramente un impatto notevole per le comunità che vivono sulle coste meridionali dove avvengono gli sbarchi. Nel complesso, si sta comunque parlando di numeri in forte calo, mentre è in forte aumento l'emigrazione dall'Italia, un tema che dovrebbe far riflettere e ricevere maggior attenzione.
Un mondo diseguale in preda al cambiamento climatico che abbiamo provocato, questo è in sintesi il destino che ci stiamo costruendo con le nostre mani se non interverremo per tempo a modificare le cose. Le migrazioni saranno sempre più consistenti. Verso dove? Naturalmente, verso la parte ricca del mondo, se non si interverrà per creare condizioni adeguate anche altrove, dove la miseria, l'aridità, i cambiamenti del clima, l'assenza di un minimo di organizzazione preventiva non consentono di vivere una vita degna di tale nome.

Il Partito Democratico deve rappresentare in questo contesto l'alternativa politica, di pensiero, culturale. Il 2019 sarà un anno importante per varie ragioni, una delle quali sono le elezioni europee programmate proprio quest'anno. L'Unione Europea irrisa da coloro che detengono l'attuale maggioranza politica, in nome di una nuova versione del passato, il "sovranismo". Altrimenti detto chiusura, autoreferenzialità, campo recintato, nostalgia di un passato assai peggiore, rifiuto delle esperienze che possono portare ad un futuro migliore. Se le si sa costruire. Perché se le si mina per decenni si può effettivamente infine ottenere il risultato voluto, e sottotraccia, del disfacimento dell'Unione Europea. Questo sì, che sarebbe il risultato delle forze "sovrane", un bel ritorno indietro con annessi e connessi. Quello che stanno sperimentando più o meno in Gran Bretagna, dove probabilmente se rifacessero il referendum il "remain" vincerebbe con il 90%.

Dunque, buon anno. Come dicevo, in fondo inizia bene, con un sovranista sconfitto. Speriamo bene. E auguri a tutti.

ECONOMIA
Bioplastiche in grande crescita
14 dicembre 2018
Tra il 2012 e il 2017, vale a dire in soli cinque anni, il settore delle bioplastiche ha registrato un fatturato in aumento del 49%, arrivando a 545 milioni, e un incremento della produzione pari all'86%, a 73 mila tonnellate. Questi sono i dati contenuti nel rapporto annuale di Assobioplastiche, l'associazione della filiera delle bioplastiche compostabili in Italia, presentato a Roma. Il contenuto del rapporto è descritto in breve all'indirizzo in calce.

Il settore offre anche buone prospettive di occupazione: gli addetti che operano nel settore sono 2.450, con una crescita del 92% nello stesso periodo, mentre il numero delle aziende è salito del 69%, raggiungendo le 240 unità. Per il 2018 il settore prevede un'ulteriore crescita dei volumi pari al 15%.
Per quanto riguarda le destinazioni, le 73.000 tonnellate di polimeri lavorati sono diventate shopper monouso per la spesa per il il 68%, sacchi per la raccolta della frazione organica per il 13%, mentre il restante 19% si trova ripartito tra agricoltura, ristorazione, packaging alimentare e igiene della persona.

Nel 2017, e per la prima volta dall’introduzione della legge 28 del 2012, i volumi degli shopper compostabili monouso immessi sul mercato hanno superato quelli dei sacchetti illegali in plastica tradizionale, con 49.500 rispetto a 42.500 tonnellate.

La bioplastica è un tipo di plastica biodegradabile derivante da materie prime vegetali rinnovabili annualmente. La biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere degradato in sostanze più semplici mediante l’attività di microorganismi; al termine del processo le sostanze organiche di partenza vengono trasformate in molecole semplici. Il tempo di decomposizione è di qualche mese in compostaggio, contro le migliaia di anni richieste dalle materie plastiche sintetiche, che si ottengono dal petrolio.
La compostabilità è la capacità di un materiale organico di essere riciclato organicamente assieme all’umido. Essi si trasformano in compost mediante il compostaggio, un processo di decomposizione della sostanza organica che possiamo attuare in condizioni controllate. 
La possibilità di ricorrere a processi naturali per esigenze che sono sempre state soddisfatte con materiali derivati dal petrolio, generando rifiuti inquinanti ed emissioni di composti climalteranti e dannosi, è un'opportunità eccezionale nella ricerca di vie diverse allo sviluppo che consentano di non rinunciare ai servizi utili mentre si difende la qualità dell'ambiente. La chimica verde è un settore molto promettente, in forte sviluppo, innovativo, capace di aprire strade nuove allo sviluppo sostenibile. Le applicazioni, molto concrete, che realizza consentono il risparmio di migliaia di tonnellate di Co2 che altrimenti sarebbero immesse nell'ambiente. Sono indispensabili strade nuove che ci consentano di lasciare sotto terra quanto resta di petrolio, carbone e metano, che abbiamo utilizzato in moltissimi ambiti, e rispondere adeguatamente alla minaccia di un cambiamento del sistema climatico sempre più pressante.

Vedremo gli esiti della riunione internazionale COP 24, che si sta svolgendo in queste ore in Polonia, a Katowice, per decidere com tradurre nella pratica l'Accordo di Parigi (del dicembre 2015; notare che siamo già nel dicembre 2018). 
Il luogo scelto non potrebbe essere più adatto: la Polonia fa un massiccio uso di carbone per soddisfare le sue esigenze energetiche. Anni fa ho visitato proprio la zona di Cracovia e dintorni, inclusa Katowice, in un periodo primaverile che da quelle parti significava ancora inverno. Non occorrevano i dati tecnici per capire come viene prodotta l'energia per qualsiasi uso: la neve era ovunque, anche nei piccoli paesi e accanto al bosco, ricoperta di una fuliggine nera, una polvere di origine inequivocabile, la combustione di carbone. Molti Paesi nel mondo, come la Polonia, non hanno ancora acquisito la capacità e lo sviluppo necessari a passare alle fonti rinnovabili abbandonando le fonti fossili, un problema che si può risolvere soltanto con un sistema di aiuti, sostegni, programmi comuni. Speriamo che la COP 24, indispensabile per attuare l'Accordo di Parigi, trovi risposte adeguate alla complessità ed urgenza del tema e condivise da tutti. Soltanto un'azione comune può essere incisiva. 
Anche perché il tempo stringe: qualche giorno fa Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di Sanità, durante il primo Simposio Internazionale Health and Climate Change a Roma, ha avvertito che "tra due generazioni sarà troppo tardi. Effetti devastanti sulla salute. Si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento» (si veda la pagina del Corriere all'indirizzo in calce). E non è uno scherzo.

Gli indirizzi citati sono i seguenti:

https://www.lanuovaecologia.it/bioplastiche-report-assobioplastiche/

https://www.corriere.it/salute/18_dicembre_03/clima-rimangono-solo-20-anni-salvare-pianeta-bc73cfce-f6e1-11e8-bd62-81aafd946bf7.shtml

POLITICA
Ennesimo allarme sul clima (che dovrebbe sortire qualche effetto)
23 novembre 2018
E' uscito il nuovo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ed è un nuovo allarme: stiamo distruggendo l'ambiente dell'intero pianeta e alterando il clima in modo e con velocità tali che rischia di diventare un processo irreversibile. 

Il tema è gravissimo, ma sembra fuori dal dibattito politico italiano, come al solito. Sui siti dei principali quotidiani si fa fatica a trovare la notizia, su Televideo si trova nella pagina delle "culture", ma soprattutto, nessuna intervista politica inizia con questo enorme, gravissimo, problema. Come se non ci riguardasse. Si tratta di un tema nel tema, ovvero, come fare comunicazione ambientale e comunicazione politica ambientale in modo tale da incidere sugli schemi prevalenti, modificando gli stili più diffusi. 

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin ci informa sostanzialmente che i gas serra in atmosfera continuano a crescere, ed anche le ultime misure hanno raggiunto un nuovo record. La concentrazione globale media di biossido di carbonio ha raggiunto 405,5 parti per milione (ppm, unità di misura della concentrazione di un gas in atmosfera; per farsi un'idea, in epoca preindustriale era di circa 280 ppm), in continua crescita negli ultimi anni nonostante le regole introdotte nel corso del tempo e gli accordi a protezione del sistema climatico. Il metano e gli ossidi di azoto fanno lo stesso. I livelli di calore - si legge sul sito all'indirizzo in calce - intrappolati nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e la tendenza non mostra segni di inversione. Questo comporterà un cambiamento climatico a lungo termine, con innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani, fenomeni atmosferici estremi. Il potenziale di riscaldamento sul clima (total radiative forcing) è aumentato del 41% rispetto al 1990. I grafici che il Bulletin riporta sono estremamente eloquenti.

Si tratta di quote elevatissime, su cui occorre intervenire tempestivamente. Un altro parametro fondamentale infatti è il tempo: la riduzione delle emissioni inquinanti deve avvenire nel giro di pochi anni, se vogliamo evitare di oltrepassare il punto di irreversibilità. 
Le emissioni di CO2 devono raggiungere il livello zero al 2050 se intendiamo rispettare l'Accordo di Parigi e restare sotto 1,5 gradi di incremento della temperatura, secondo il rapporto WMO. Zero sul piano mondiale è una quota che richiede un impegno grandissimo. Probabilmente, sarà necessario intervenire con operazioni di rimozione del biossido di carbonio dall'atmosfera come molti studi suggeriscono. 
Dunque, non si tratta più di scegliere se fare lo sviluppo sostenibile, ma di come fare lo sviluppo sostenibile. Il tema è così pregnante che richiede uno sforzo comune, per il benessere umano, per lo stato degli ecosistemi, per l'agricoltura, per il futuro stesso dell'umanità.

Per avere maggiori informazioni, ci si può collegare al sito WMO al seguente indirizzo.

https://public.wmo.int/en

POLITICA
Smettiamola di dare potere a coloro che non credono nella scienza
5 novembre 2018

Caro Ministro Salvini,

il tuo Governo ha rifiutato i soldi BEI, ottocento milioni destinati a opere contro il dissesto idrogeologico, per non ricevere prestiti dall'Unione Europea, ha programmato un condono edilizio ad Ischia, mentre tu e la Lega avete sempre sostenuto una visione superata di sviluppo invasivo del territorio, ed ora ci vieni a parlare con superficialità dell'"alberello" e del "torrentello", magari immortalati da un bel selfie sorridente, mentre il più grave uragano mai visto in Italia fa danni enormi proprio per l'incuria del territorio, per le costruzioni abusive in aree fluviali, per i cambiamenti del clima in atto che porteranno il nostro Paese ad essere sempre più esposto sul piano idrogeologico, della salute e dell'incolumità dei cittadini.

Dal salotto in cui mi trovavo in qualità di ambientalista (per coloro che non lo sanno, parole sue) ho potuto osservare bene la tua insipienza teletrasmessa, certamente più da bar che da salotto, che mostra che sarebbe ora per tutti di seguire una semplice esortazione: "smettiamola di dare potere a coloro che non credono nella scienza" (H. Ford, Global Climate Action Summit 2018). A partire da tutti coloro - includendo anche il PD, eventualmente - che non credono nella prioritaria necessità di promuovere politiche ambientaliste conseguenti le risultanze scientifiche e tecniche sul dissesto idrogeologico, il consumo di suolo, la scomparsa delle aree naturali e della biodiversità, il cambiamento climatico. 

Le chiacchiere al bar vanno benissimo si intende, qualora non ci si prefigga di andare a governare con esse, caro Ministro. 


sfoglia
giugno