.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


*

 

 

Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

 

 

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di giugno:

 

Giugno è il mese del Solstizio d'Estate, delle giornate più lunghe, del Sole di mezzanotte alle latitudini più settentrionali. Il Solstizio cade il giorno 21, quando avremo più di 15 ore di luce. La notte in compenso è breve, ma non ci sono problemi con la temperatura esterna, e le costellazioni osservabili sono tra le più belle del cielo, come Scorpione e Sagittario. La Via Lattea è intensa e splendida, ma va osservata con cieli assolutamente bui.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese è il miglior periodo del 2019 per tentare di osservare Mercurio, sempre abbastanza difficile. Intorno alla metà del mese si trova alla maggior distanza angolare dal Sole, e tramonta ben un'ora e quarantacinque minuti dopo. Lo si può trovare sull'orizzonte occidentale, dopo il tramonto.

 

Venere

La stella più brillante del cielo può essere osservata ad oriente, la mattina prima dell'alba.

 

Marte

Il pianeta rosso si trova dalle parti di Mercurio, basso sull'orizzonte occidentale.
 

Giove

Giove è stupendo: non si può non notarlo oservando il cielo verso Sud-Est. Brillante e di notevoli dimensioni è osservabile per tutta la notte a paartire dalle prime oscurità della sera. Vale sempre la pena di seguire la danza dei suoi satelliti (medicei) al passare dei giorni con l'ausilio di un buon binocolo, o di un telescopio.

 

Saturno

 

Splendido, il pianeta con gli anelli. Lo si può osservare guardando a Sud-Est dopo la mezzanotte. Si trova nel Sagittario.

 

 

 

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

CULTURA
Immenso valore verde (che tale deve rimanere)
9 ottobre 2019
Amazzonia, ancora, e speriamo che parlarne spesso porti davvero ad una maggiore sensibilità e ad una effettiva salvaguardia di un territorio così prezioso e dei suoi abitanti. La foresta più grande del mondo, ricchissima di biodiversità, generatrice di ossigeno e pozzo di carbonio, gigantesco baluardo agli attacchi della modernità (piaccia o no), immenso relitto verde e vivo di una Natura che fu padrona di tutta la Terra, gioiello di famiglia di inestimabile valore lasciato dagli avi ai pronipoti, che possono ora decidere se svenderlo o custodirlo. Indios, o meglio, indigeni bellissimi con i loro copricapi di piume e i volti dipinti, milioni di persone che nella foresta vivono e della foresta vivono, oggi si può dire per scelta. Sappiamo, uomini bianchi, uomini "civili", che esistono le vostre città, che è diffuso ovunque il vostro modo di vivere, che trasformate ogni cosa in valore di scambio e di ogni cosa vi appropriate, ma noi vogliamo vivere con le nostre regole, nella foresta, con i volti dipinti e i copricapi di piume. Vogliamo conoscere il mondo naturale, dove voi senza le vostre tecnologie non sopravvivereste che pochi giorni. E vogliamo farne parte perché esso è parte di noi. 
E' un loro diritto. Un diritto di coloro che in quei luoghi abitano da secoli. Un diritto che viene prima di quello di chiunque di appropriarsi dei territori e delle ricchezze che contengono, ricordando che trarre valore da esse significa distruggerle. Ad esso si aggiunge il ruolo mondiale della foresta amazzonica e di tutte le grandi foreste del mondo, che sovrasta i confini degli Stati e ci riguarda direttamente tutti. Ossigeno, biodiversità, contrasto al riscaldamento globale e al cambiamento climatico, ciclo dell'acqua, mantenimento del suolo.  Foresta dell'Amazzonia e foresta dell'Africa centrale, dell'India, delle isole e penisole del Sud-Est asiatico, foreste dell'Australia, la grande corona verde del mondo, ovvero le foreste boreali che cingono il Nord del pianeta dall'Alaska e Canada, passando per la Scandinavia e attraversando la Russia. Ciascuna con caratteristiche diverse e legami diversi nell'enorme rete di sistemi naturali viventi che struttura la biosfera della Terra. Una rete di cui abbiamo strappato molti fili, sagomato buchi, e che non ci preoccupiamo troppo di rammendare, ma che non è ancora lacerata.

La Foresta Amazzonica ora è anche al centro di un Sinodo organizzato dalla Chiesa Cattolica, voluto da Papa Francesco, e fortemente caratterizzato dai temi ecologici. su cui l'impegno del Papa è sempre vivo. L'Enciclica "Laudato Sì" - al di là del suo significato religioso su cui non ho competenze adeguate - costituisce un chiaro esempio di analisi approfondita dei principali temi ambientali in una chiave attuale e scientificamente fondata. Fra le mille tesi che in essa si possono leggere (e ne consiglio la lettura a coloro che non lo avessero ancora fatto) altrettante se ne possono scegliere per uno spunto, una frase, un suggerimento di riflessione. Una si trova al n. 67 del Capitolo secondo. "Noi non siamo Dio. La Terra ci precede e ci è stata data." Punto. Per coloro che credono il senso è evidente, per coloro che non credono è semplice tradurla nel fatto inoppugnabile che noi non siamo onnipotenti, la Terra ci precede e l'abbiamo ricevuta in eredità. Vogliamo distruggerla e non lasciarla in eredità ai posteri, a coloro che verranno dopo di noi? E se fosse, abbiamo un simile diritto? Si entra qui nell'ambito dell'etica, della nostra responsabilità nei confronti di coloro che verranno, e nei confronti della Natura stessa, che può avere un suo proprio diritto ad esistere. Sono temi profondi che non si analizzano in un post di poche righe, ma che devono indurci a riflettere. 
L'analisi filosofica è la base di tutto, ma uno spirito pratico può aiutare nel frattempo. Salvaguardiamo le foreste finché siamo ancora in tempo, finché non tutto è andato perduto, finché possiamo farlo. Perché ci muovono giustizia, equità, verso il presente e verso il futuro, e un sano istinto di sopravvivenza. L'industria del legno, delle piantagioni estensive, e l'industria della carne (le maggiori minacce alle foreste naturali) vanno regolate ed espressamente vietate dove si intende conservare le foreste così come sono per il presente e per i tempi che verranno. 
Gli indigeni, veri custodi del bosco come alcune indagini scientifiche hanno dimostrato, devono poter vivere seguendo le loro tradizioni. Non tutto è monetizzabile, e soprattutto non tutti vogliono che lo sia. Grazie, popoli della foresta.

SCIENZA
Immagini indiscutibili di un mondo naturale in rapido cambiamento
3 ottobre 2019
Quando le immagini spiegano una situazione con un'immediatezza che certamente le parole non hanno. 
Desta preoccupazione il ghiacciaio Planpincieux, sul versante italiano del Monte Bianco, che si sta frantumando mentre scivola a valle con una notevole velocità. I ghiacciai, e non solo sul Monte Bianco, si stanno sciogliendo. Si tratta di un fenomeno noto da anni, da quando cioè la temperatura media globale sta crescendo, determinando una serie di conseguenze fra cui lo scioglimento dei ghiacciai in tutto il mondo. Sul sito NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration, degli USA) una breve spiegazione correda immagini chiarissime, come quelle in basso. La perdita di massa dei ghiacciai mondiali per liquefazione equivale ad una ventina di metri in meno, ed è la causa principale dell'aumento del livello del mare. La perdita dei ghiacciai è una seria minaccia agli equilibri ecologici, agli ecosistemi montani, all'approvvigionamento dell'acqua ad uso umano. All'interno dei ghiacciai si trovano composti vari che vengono progressivamente rilasciati in atmosfera dalla fusione del ghiaccio. L'intero ciclo dell'acqua è destinato a cambiare e a farlo per sempre se non riusciremo a smettere di riscaldare l'atmosfera bruciando carbone, gas e petrolio, per lasciare definitivamente sotto terra le quantità rimaste.

L'area del Pedersen Glacier, ad Aialik Bay nelle Kenai Mountains, in Alaska, in una foto del 1917 a sinistra, e del 2005 a destra.
Il grafico più in basso mostra l'andamento della massa totale dei ghiacciai sulla Terra dal 1980 ad oggi. La curva mostra chiaramente una maggiore inclinazione negli anni duemila, indicando che lo scioglimento non è costante, ma aumenta nel tempo.







Il sito del NOAA:

https://www.climate.gov/news-features/understanding-climate/climate-change-glacier-mass-balance

SOCIETA'
Manifestare per qualcosa di grande
23 settembre 2019
Mentre si apre il vertice Onu sul clima milioni di giovani e giovanissimi manifestano per ottenere un cambio di strategia a livello mondiale. Sono guidati da Greta Thunberg, 16 anni, svedese perciò figlia di un Paese molto attento alle questioni ambientali, che ha iniziato il fenomeno ambientalista collettivo più eclatante che si sia mai visto rinunciando alla scuola per sedersi sui gradini del Parlamento del suo Paese con un cartello che spiegava che stava facendo uno "sciopero per il clima". Semplice e chiaro come acqua di fonte. Da quel momento, ha preso forma un movimento di portata mondiale che ha portato nelle piazze milioni di ragazzi e ragazze in età scolare, con appuntamenti ripetuti, accompagnati dagli interventi di Greta nei più importanti consessi internazionali, dall'assemblea delle Nazioni Unite, al Congresso USA, ai Parlamenti di numerosi Paesi. Ha raggiunto New York per il summit sul clima con una barca a vela ad emissioni zero.
E' stato scritto molto su di lei e sulle manifestazioni che è riuscita a provocare, ma alcune considerazioni possono aggiungersi o essere rimarcate, sperando di contribuire all'interesse che sicuramente si è formato attorno a lei e al movimento ambientalista in atto. 

Era da tempo che non si assisteva ad una tale mobilitazione su temi ambientali, forse soltanto con il nucleare si è riusciti a raggiungere una diffusione simile, tenendo conto anche del movimento no-global che includeva, fra le altre, tesi ambientaliste. Credo inoltre che non siano mai stati organizzati scioperi focalizzati sulla difesa di sistemi naturali prima d'ora. Gli attivisti di oggi hanno la caratteristica di essere giovanissimi e, per ora, di apparire determinati ad andare fino in fondo. Da sempre,  le iniziative su temi che non arrivano a coinvolgere le persone in modo diretto finiscono per annebbiarsi nel tempo, svanendo poco a poco nonostante i problemi evidenziati, spesso tutt'altro che risolti. Se i ragazzi di oggi sapranno passare oltre il limite insito nelle manifestazioni di piazza ed impegnarsi nel corso della loro vita su temi che certamente non termineranno sarà una vittoria di non poco conto. 
Ne hanno gli elementi. Manifestano per qualcosa di grande, la Terra. Hanno coniato slogan degni di nota. A partire dall'inconfutabile "non c'è un pianeta B". Infatti, non c'è nient'altro per noi che la Terra, anche per coloro che, come il Presidente Trump, dichiarano che gli USA non sono mai stati così bene e il vertice sul clima può attendere. Siamo noi a dover trovare, e a farlo per tempo, un sistema di sviluppo che consenta di conservare gli equilibri naturali del nostro pianeta, le aree ancora rimaste intatte, e di permettere a tutti l'accesso alle risorse indispensabili.  
Tutto ciò lo si può fare tramite le conoscenze che abbiamo e che possiamo utilizzare. Magari sollecitati da ragazzi che hanno bisogno della giustificazione per non andare a scuola quando c'è la manifestazione. Abbiamo costruito un sistema perfetto: estraiamo risorse che trasformiamo per le più diverse necessità, buttiamo i rifiuti (solidi, liquidi, aeriformi), mentre ad ogni livello dell'istruzione tecnica, umanistica o scientifica non vengono trasmessi i concetti di base della fisica terrestre, dei sistemi biologici e naturali in generale - fatta eccezione per ambiti specifici. Non si parla degli effetti che quel sistema ha sul mondo e sulla nostra stessa vita.
L'Economia che viene prevalentemente insegnata al livello universitario è quella classica, totalmente sganciata dalla Fisica e dalle altre scienze naturali, atta a costruire un sistema aperto, lineare, profondamente incidente sullo stato dell'ambiente. Il mondo scientifico, che da decenni denuncia i rischi a cui ci stiamo esponendo, procede su un binario parallelo, a meno che non si tratti di tecnologie militari, fossili, pesanti ed invasive. Da un decennio, o poco più, si incomincia a tener conto di tecnologie nuove a basso impatto, come quelle per le fonti rinnovabili, ancora una volta accompagnate da una miriade di dubbi, ostacoli, rallentamenti. 
Ma "Perché dovremmo andare a scuola se non ascoltate le persone istruite?" è una domanda perfetta, che sta bene insieme all'esortazione di Greta "stiamo uniti dietro la scienza". Il divario fra politica ed economia, e fisica, biologia, e le altre scienze naturali è diventato così grande che sono gli stessi studenti medi a chiederne conto. Chiediamoci dunque di quale istruzione stiamo parlando. Un sistema che premia ambiti adatti a peggiorare le cose, rifiutandosi di modificare i programmi per aggiornarli alle risultanze recenti? Eppure sono passati anni, o decenni, di attività di Georgescu-Roegen, Boulding, Daly, e degli altri esponenti dell'economia ecologica. Per non parlare del clima stesso, che dovrebbe far parte a pieno titolo della cultura generale insegnata in ogni percorso scolastico, insieme ad una forma di "educazione civica" che spieghi con chiarezza quali sono le conseguenze del buttare la plastica nell'ambiente, dell'uso di abiti con fibre artificiali, dei mozziconi di sigarette nella sabbia. 
E Svante Arrhenius, chi era costui? Un tale che nel 1896 (oltre un secolo fa!) presentò alla Stockholm Physical Society un articolo scientifico da titolo "Sull'influenza dell'anidride carbonica nell'aria sulla temperatura al suolo" in cui investigava gli effetti dell'incremento di carbonio nell'aria, concludendo che la temperatura sarebbe cresciuta di molti gradi al crescere della CO2. Arrhenius è stato il primo a quantificare il legame fra carbonio e effetto-serra, e a ragionare sulle conseguenze che una variazione della concentrazione atmosferica avrebbe sul clima. E' passato oltre un secolo, è sufficiente per inserirlo nei programmi scolastici?

Facciamo guerra alla Natura, dicono, in nome di una presunta libertà e superiorità umana, idee che hanno un lungo percorso alle spalle nella storia del pensiero umano. Eppure anche altri concetti hanno storie lunghe, l'idea di beni comuni, o di evoluzione, o di conservazione, per esempio. Per la religione cattolica, il concetto di custodia del creato, così ben espresso nell'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco. In realtà, abbiamo costruito un mondo diseguale, in cui la rapina delle risorse naturali è stata giustificata in nome del profitto, dunque una finalità che non c'entra nulla con la libertà e nemmeno con la superiorità. Si apre un altro capitolo d'analisi.   

PS: aderisco allo sciopero per il clima di venerdì 27 settembre, come nelle precedenti occasioni. Si tratta di una bellissima iniziativa.

Per l'articolo di Arrhenius ci si può collegare qui:

https://www.rsc.org/images/Arrhenius1896_tcm18-173546.pdf

POLITICA
L'ambiente costituente
10 settembre 2019
Articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."
Questo è l'unico articolo della Costituzione italiana che fa riferimento all'ambiente, uno dei grandi temi in cui la Carta è evidentemente carente. Si tratta di un fatto noto da anni, ma ora un rinnovato impegno, che speriamo corrisponda davvero a una nuova sensibilità collettiva, ha portato  la mancanza nel dibattito pubblico. Mentre scrivo, il Presidente del Consiglio del nuovo Governo (se otterrà la fiducia anche al Senato questa sera) Giuseppe Conte ha affermato di nuovo la volontà di portare un cambiamento che inserisca la tutela ambientale fra i dettami della nostra Costituzione. "Ci adopereremo affinché la protezione dell'ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale" ha affermato Conte ieri alla Camera, secondo quanto riportato da ANSA.
Ovviamente, sono assolutamente d'accordo, ben sapendo che si tratta di una modifica che avrebbe dovuto essere fatta già da tempo. La nostra Costituzione parla di "paesaggio", e già qui occorrerebbe intendersi sul significato: a quale livello si tutela il paesaggio? Si legge sul Vocabolario Treccani, alla voce "paesaggio": "Veduta, panorama; parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato (...) Con riferimento a panorami caratteristici per le loro bellezze naturali, o a località di particolare interesse storico e artistico, ma anche, più in generale, a tutto il complesso dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare". Da essa si deducono, sintetizzando molto, due livelli: uno, il territorio visibile, e due, i beni naturali con le loro bellezze. Interpretato in questo senso, l'Articolo 9 sembra pregno di significato, da cui si deduce che in larga misura non è stato applicato. Non è stato infatti tutelato il territorio così come lo si vedeva quando la Costituzione è entrata in vigore, e non sono stati tutelati i beni naturali, che al contrario sono stati sfruttati e inquinati dai residui degli sfruttamenti stessi. 
Negli anni del cosiddetto "boom economico" il paesaggio italiano ha subito modifiche impressionanti, fatte salve zone protette e alcune aree interne, con edificazioni selvagge, strade ovunque, opere incompiute, "cattedrali nel deserto", estensioni di quelle che un tempo erano le più belle città del mondo in periferie indistinte, cemento e asfalto, consumo di suolo, mentre i beni naturali inclusi i servizi ecosistemici che essi forniscono sono stati sfruttati, inquinati nell'aria, nell'acqua, nel suolo. Le normative a protezione sono arrivate molti anni dopo, e troppo spesso sono state disattese, o lo sono ancora oggi. 
Avvertiamo giustamente come attuale la volontà di consegnare alle generazioni future un ambiente integro e vivibile, va dunque ricordato che noi oggi siamo una generazione che ha ricevuto, oltre naturalmente ai benefici dello sviluppo economico, la zona con l'aria più inquinata del mondo (la Pianura Padana), ponti di cemento che si sgretolano e crollano (il Ponte Morandi, con 43 vittime), le conseguenze sanitarie dello smog (80.000 morti stimate all'anno solo in Italia, secondo l'OMS), il riscaldamento globale con il cambiamento climatico. 
Fatte salve alcune voci nel deserto, nessuno si è premurato negli anni trascorsi di applicare l'Articolo 9 della Costituzione, inteso in un senso o nell'altro. Ora, è certamente condivisibile la proposta di inserire parole più chiare in proposito, e mi auguro che avvenga davvero, ma poi esse vanno applicate. La Costituzione, di cui conosciamo la bellezza e la completezza, deve diventare reale, viva, visibile nella società italiana. 
La questione ambientale non è affatto semplice, non presenta scorciatoie utili a costruire bei discorsi, non si presta a soluzioni di massima. L'ambientalismo o è scientifico o non è. In questo senso dovrebbe entrare in Costituzione, e non per ribadire concetti generici. L'unico modo per consentire ad oltre 7 miliardi di terrestri di prosperare sul loro pianeta senza intaccarlo per le generazioni future consiste nel modificare l'idea che abbiamo di sviluppo e nell'affrontare le questioni che si presentano di volta in volta su base scientifica. Non ci sono altre strade. 
Lo sviluppo inteso come miglioramento della qualità della vita, come economia circolare, come sistema energetico pulito ed efficiente, come inclusione, come equità, come istruzione, come benefici consentiti dai sistemi naturali, e le conoscenze scientifiche al servizio di un sistema che si inserisca nell'ambiente senza entrarvi in conflitto.  Abbiamo fatto la guerra alla Natura, come dice Greta Thunberg, per troppo tempo.  Ora l'argomento è entrato nel dibattito pubblico come mai prima, rompendo gli argini che lo tenevano confinato fra esperti, ambientalisti, movimenti. Ora è il tempo di agire.

POLITICA
Il nuovo Governo ha prestato giuramento
5 settembre 2019
Auguri di cuore al nuovo Governo, non sarà facile, ma è il bello di ogni sfida. Questo e' il momento del sostegno, della collaborazione, e della speranza. Puntando alla concretezza dei temi da affrontare si può trovare la strada per operare al meglio. La squadra dei Ministri presenta una notevole quota di novità, una qualità  sconosciuta alla politica tradizionale e ormai penetrata anche nel cuore dei partiti un tempo lontani da idee di cui Grillo e' stato promotore. Per quanto riguarda le tematiche prevalentemente seguite da questo blog, le politiche energetiche riguardano principalmente lo Sviluppo Economico con il Ministro Stefano Patuanelli, già presidente del gruppo parlamentare e capogruppo al Senato del M5S, mentre al Ministero dell'Ambiente viene confermato Sergio Costa. Buon lavoro a loro, e a tutti i nuovi Ministri.

POLITICA
La prova più difficile
30 agosto 2019
Sono queste le ore della formazione del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, con l'appoggio del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, e di altre forze politiche di minor estensione della rappresentanza. Ore difficili, dove la politica corre sul filo di lana delle possibilità, sfidando gli esiti, rimaneggiando ciò che è stato fatto e detto. Giuseppe Conte, che ha saputo guadagnare consensi personali con il precedente governo, passa da un governo con forte coloritura di destra, ad uno che, presumibilmente, avrà chiari tratti di sinistra (o almeno, tali ce li immaginiamo). Un percorso tutto da costruire, che passa inevitabilmente dai decreti che potremmo classificare di estrema destra voluti da Salvini a qualcosa di diverso. Di qualsiasi cosa si tratti, dovrà essere fondato e credibile. Su questo il PD si gioca la faccia, come si dice, la propria storia, il proprio ruolo nella politica italiana.

Vedremo gli sviluppi, ma partiamo dal primo passo. Il primo fatto certo è l'uscita dal governo dell'ormai ex-Ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'autore principale degli ignobili Decreti "Sicurezza", che di sicurezza non hanno nulla mentre sono adeguati ai peggiori attributi morali che si possa pensare, non governa più l'Italia. Questo fatto ci pone al riparo da decisioni ancora peggiori, come un'ipotetica uscita dalla moneta unica Euro, o persino dall'Unione Europea, dunque è estremamente positivo. Anche in un'ottica di destra, la sua capacità politica a lungo enfatizzata emerge in questi giorni fortemente ridimensionata: ha fatto cadere il Governo di cui faceva parte, dopo un'estate finalizzata al raccoglimento di consensi nei modi più plateali, ha tentato di ricostituirlo invano, ed ora esprime reprimende varie su coloro che stanno cercando di formare un governo per il Paese. Una parabola degna di nota. 
Il secondo fatto certo è l'immediato miglioramento della nostra immagine sul piano europeo e internazionale. L'uscita di una forza politica che opera attivamente contro l'Unione Europea, che la snobba quando va bene, che descrive i contesti sovranazionali di cui facciamo parte come deputati a dirigere dall'estero il nostro Paese, non può che essere accolta positivamente. L'Italia ha delle difficoltà oggettive riassumibili nell'elevato debito pubblico, nella condizione economica statica e nella mancanza quasi totale di innovazione: sono questi i punti che vanno aggrediti per creare sviluppo ambientalmente sostenibile, evitando in ogni modo di isolarci per tornare alla svalutazione della lira. Ricerca scientifica, trasferimento alle imprese, innovazione di processo e di prodotto, finalità "green" in ogni campo, infrastrutture viarie e mobilità comprese, costituiscono insieme l'unica chiave capace di aprire le porte del futuro. L'unica chiave: il desiderio dei "sovranisti" di un ritorno al passato ci porterebbe alla miseria, e non basterebbe certo attribuirne la colpa agli immigrati, alle diverse culture, o alla sinistra "spendacciona" (con buona pace anche del capo di tutti i populisti italiani, Silvio Berlusconi).
Il terzo passo positivo sarà il confronto fra un partito tradizionale e una forza politica che è nata sulla critica, a volte anche molto aspra, ai partiti tradizionali. La chiusura e l'autoreferenzialità presenti nel PD, e derivanti in buona parte dai precedenti partiti che l'hanno formato, non sono certo invenzione dei 5 stelle. Sono fatti assodati e criticati più volte, a vari livelli, e sono fra le cause - per fare un esempio eclatante - della mancanza nel PD di temi fondamentali, come quello ambientale. Va detto che ora è stato inserito fra i punti posti dal PD per trovare l'accordo; che sorpresa!  Fino ad oggi nel PD parlare d'ambiente equivaleva a declamare nel deserto, chissà che non si profili un cambiamento all'orizzonte.

Vedremo cosa succederà, ma tre fatti positivi di questa portata sono già un punto di partenza notevole. Il resto bisognerà giocarselo sul campo. Credo sia lecito nutrire dubbi, francamente non avrei visto negativamente un ricorso alle urne, pur con tutte le conseguenze del caso.
Però non capisco Calenda, e mi dispiace. Il 23 maggio scorso mi sono affrettata, a fronte di altri impegni, per partecipare alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per il Parlamento europeo in Piazza San Francesco a Bologna. Capolista era Carlo Calenda, che interveniva dal palco insieme agli altri candidati ed esponenti politici. Esattamente tre mesi dopo, da parlamentare europeo eletto, se ne va. Grazie e arrivederci. Mi sento delusa, e immagino che molti altri lo siano. Mi scuserà Calenda se non mi affretterò più per partecipare alle "sue" iniziative. 
Non so se c'erano patti precedenti, e non voglio immaginare scenari fantapolitici. Ma gli iscritti non possono essere utili soltanto per fare numero alle iniziative e sostenere le Feste dell'Unità. Maggior chiarezza da parte dei dirigenti del partito sarebbe un buon inizio, anche per Nicola Zingaretti che si trova ad affrontare da Segretario questi difficili passaggi.

SOCIETA'
Ed ora anche l'Amazzonia
24 agosto 2019
Si legge sul sito dell'ANSA, all'indirizzo riportato in calce: "Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l'Amazzonia in questi giorni è ben visibile dallo spazio e a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus, e il satellite Suomi della Nasa. 
La foto di Suomi  mostra il fumo e gli incendi che si estendono per diversi stati brasiliani, tra cui quelli di Amazonas, Mato Grosso, e Rondonia. (...) Le colonne di fumo che si alzano dalla foresta sono bene evidenti anche nelle immagini scattate dal satellite Sentinel 3, del programma Copernicus gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea."

La foto parla da sé. E purtroppo va ad aggiungersi agli incendi che hanno distrutto questa estate  oltre 5 milioni di ettari di foresta in Siberia, agli incendi in Alaska, o alle Canarie dove sono state evacuate 8.000 persone. Temperature più elevate dovute al cambiamento climatico, siccità e aridità dei suoli, favoriscono incendi che sono praticamente sempre intenzionali, causati cioè volutamente da persone che hanno interessi economici in gioco. L'incendio per cause naturali è un evento molto raro, e non avviene mai in più punti contemporaneamente. Alla lista dei disastri si aggiunge ora forse la più preziosa delle foreste rimaste al mondo, l'Amazzonia. Si tratta di un bene prezioso perché insostituibile, una foresta tropicale primaria, cioè mai tagliata dall'uomo, ricca di biodiversità, fonte di ossigeno e "pozzo" di carbonio, come si dice, cioè capace di  assorbire composti inquinanti e climalteranti. La foresta pluviale amazzonica è sempre naturalmente ricca di umidità, e questo le impedisce di bruciare da sola. Gli incendi sono appiccati volutamente.
Ora, bruciando, il carbonio che ospitava viene immesso nell'atmosfera, liberato cioè dalla combustione della vegetazione, mentre l'assenza della vegetazione stessa comporta la mancanza della capacità di assorbimento dei gas nocivi e un depauperamento dei suoli. Proprio all'importanza di una corretta gestione del territorio e del terreno nella lotta al cambiamento climatico è stato dedicato l'ultimo Rapporto IPCC (vedi il post precedente). 
Si stima che la foresta amazzonica sia già stata ridotta del 15% rispetto alla sua estensione originale. Di questo 15%, almeno l'80% è stato causato dalle imprese degli allevatori di bestiame, allo scopo di ricavare territorio utile all'allevamento dei bovini. Una parte significativa dell'offerta globale di carne bovina, compresa buona parte della carne bovina venduta in scatola in Europa, proviene da territori disboscati che un tempo facevano parte della foresta pluviale amazzonica. Questa è una delle ragioni per cui cambiare regime alimentare riducendo il consumo di carne può essere utile alla conservazione dell'ambiente.
Non va dimenticato il fatto che le foreste ospitano popolazioni umane. Oltre al pericolo a cui sono esposte per la perdita del loro ambiente di vita, numerosi studi indicano che le pratiche di gestione indigene sono il metodo migliore per mantenere in salute le foreste pluviali tropicali. Dunque, gli indigeni vanno protetti, e con loro la foresta, mentre sono continuamente a rischio della propria stessa vita. 

Politicamente, l'apertura del Presidente del Brasile Bolsonaro al disboscamento è un danno che rischia di coinvolgere tutti noi. In realtà, andrebbe rivisto lo stato giuridico internazionale di aree così importanti e così delicate: non può essere permesso di distruggerle sulla base del fatto che si tratti di territori interni a Paesi sovrani. Il tema è delicato, ma dovrebbe essere affrontato dalla comunità internazionale. L'Amazzonia, la Groenlandia (che il Presidente USA Trump voleva acquistare dalla Danimarca) così come l'Antartide, o l'Artico, inclusi parte dei territori siberiani e canadesi, sono di noi tutti, sono le ultime grandi aree naturali del pianeta e sono indispensabili al mantenimento di condizioni naturali vivibili per tutta l'umanità, e vanno tutelati in quanto tali.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha fatto bene a porre il problema degli incendi in Amazzonia con chiarezza e chiedere che venga inserito nell'agenda del prossimo G7, e l'Unione Europea ha fatto bene a sostenere l'iniziativa. Non c'è più tempo, le sottigliezze sono superate dai fatti da anni. Gli incendi vanno spenti, ma soprattutto, non vanno sostenuti coloro che li appiccano per i propri interessi economici, contro il bene comune.
  
La foto descritta e il brano riportato si trovano al seguente indirizzo:

POLITICA
Ferragosto con il monito IPCC e la crisi di governo
10 agosto 2019
Scenari sempre più preoccupanti per la cosa più preziosa che abbiamo, la Natura terrestre, delineati dalle tesi scientifiche sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Il Rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo dell'ONU che grazie al lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo studia da anni le modifiche a cui è sottoposto il sistema climatico)  uscito pochi giorni fa e denominato "Cambiamento climatico e territorio" descrive un ambiente in cui la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Sì perché va chiarito un punto imprescindibile: le tesi ambientaliste (non molto tempo fa battezzate come ipotesi da "sognatori") riguardano la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra, oltre alla conservazione della Natura così come l'abbiamo conosciuta almeno dal Neolitico. Siamo noi ad essere in pericolo, prima ancora della Terra e dei suoi sistemi naturali.

Il mondo sta cambiando ad una velocità elevata, e qualsiasi intervento concreto deve tener conto del tempo impiegato. Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane, dal consumo di combustibili fossili, dagli allevamenti intensivi, dal disboscamento soprattutto delle foreste primarie, dal cambio di uso dei suoli. Il processo, in termini estremamente semplificati, deriva dal notevole aumento della concentrazione di CO2 e di altri composti nell'atmosfera, con la conseguenza che l'atmosfera stessa trattiene calore in misura maggiore di quanto sarebbe necessario. Maggior calore significa maggiore quantità di energia, da cui l'aumento della frequenza di fenomeni estremi, uragani, piogge più intense e concentrate in brevi periodi, venti forti, ondate di calore e lunghi periodi secchi. Nel futuro prossimo ci aspetta un'intensificazione di tali fenomeni, con aumento dell'erosione dei suoli, esposizione di vaste aree alla siccità e al processo di desertificazione, impatti sull'agricoltura tali da mettere a rischio la sicurezza delle forniture alimentari, giorni di caldo estremo a latitudini temperate o artiche, spostamento geografico degli ecosistemi, ampliamento dei deserti dell'Africa, dell'Asia, dell'America. Le popolazioni più colpite saranno gli abitanti poveri dell'Africa e dell'Asia, che tenderanno ad incrementare il fenomeno migratorio (e cos'altro dovrebbero fare?), ma sarà messa a rischio anche la pace in numerose zone del pianeta per guerre causate dalla necessità di risorse. L'area del Mediterraneo, che ci riguarda da vicino, sarà anch'essa esposta a siccità e incendi.
Andiamo alla radice delle ragioni per cui si verificano i fatti, come i migranti dall'Africa? Bene, allora dobbiamo sapere che il Rapporto sul clima scrive nero su bianco che aumenteranno fame e migrazioni per ragioni ambientali. O preferiamo limitarci a fermare le navi nel Mediterraneo, come una politica miope, per non dire di peggio, sta facendo?
Il famoso sviluppo deve essere sostenibile, altrimenti non sarà più sviluppo, ma regressione. Come ormai diversi anni fa ci insegnò il Rapporto Stern.
Ma se ancora non basta, vale la pena di guardare il video del documentario di Caspar Haarlov che mostra lo scioglimento questa estate dei ghiacci della Groenlandia: è semplicemente impressionante. Il suono sembra il rumore dell'Apocalisse. Se ancora qualcuno vuole intendere, lo faccia. Non è più troppo presto. (Il filmato si trova facilmente in rete).

Ma non è finita, perché sta andando a fuoco una fetta rilevante della taiga e della foresta siberiane. Un'area enorme dove un tempo c'era il permafrost, una delle ultime aree naturali che consentivano respiro al pianeta. C'è chi dice che non si interviene, va detto anche che non è facile intervenire. Siamo comunque in presenza di un danno gravissimo, ed era prevedibile nel momento in cui da anni quelle zone si stanno riscaldando di più della media mondiale. 

Ma non tutto è perduto, alla condizione che cambiamo modello di sviluppo, pratichiamo la conservazione della Natura rimasta, e lo facciamo in tempi brevi. 
Produzione sostenibile di cibo, ed in particolare riduzione del consumo di carne, riduzione dello spreco di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione e del degrado, potrebbero, secondo l'IPCC invertire la rotta riguardo la gestione del territorio.
Ad essi vanno aggiunti naturalmente gli impegni dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per migliore efficienza e ampia diffusione delle rinnovabili, a cui probabilmente va affiancata la tecnologia migliore per la cattura e lo stoccaggio della CO2 già emessa. Se riusciremo a restare sotto la soglia di un incremento di 1,5°C sarà un risultato ottimo, già avvicinarsi ai 2°C potrebbe essere molto pericoloso. 

Ma chi è che deve prendere queste decisioni? Il governo, la politica, i governi locali. Bene, il governo in Italia è caduto, non certo a causa di questi temi che sono bellamente ignorati, ma per via dell'aspirazione leghista ad avere un maggior numero di deputati in Parlamento, ipotizzando che i sondaggi a loro favorevoli corrispondano al vero. 
A parere di chi scrive, la sinistra non lo ha (quasi) mai fatto, ma la destra è congenitamente impossibilitata ad agire per proteggere l'ambiente. La ragione è semplice: una visione di società in cui persiste la divisione in classi, il favore alla formazione del grande capitale (che poi dovrebbe essere reinvestito per creare lavoro indipendentemente da qualsiasi altra considerazione), l'esaltazione della forza individuale, l'avversità alle regole, la chiusura sul piano internazionale e persino nell'Unione Europea, la bassa considerazione per le altre culture, per non  dire della frequente esplicita negazione dell'esistenza del problema del cambiamento climatico costituiscono parti di una visione in cui non ci sono gli strumenti per un intervento adeguato. Se la sinistra non è mai stata ambientalista per scelta (sbagliata), la destra è per sua natura antiambientalista.  I Trump, I Bolsonaro, gli Orban sono la dimostrazione vivente di questo fatto, e un danno al pianeta enorme, laddove si agisce in favore degli altissimi consumi di fonti fossili statunitensi o del disboscamento dell'Amazzonia. 
Ora l'Italia rischia di accodarsi al gruppo, in presenza di una situazione difficile, produzione industriale in calo, spread che aumenta, debito che aumenta, governo appena caduto che non ha dato alcuna prospettiva al Paese, la questione migranti che non viene affrontata se non nelle modalità che servono a fini elettorali, alimentando la paura. Delle due anime del governo, il Movimento 5 Stelle è stato il più mite, aprendo le porte della "scatoletta di tonno" alla Lega senza infierire in altro modo sul famigerato "sistema", con buona pace di Grillo e dei suoi proclami. 
A partire da questa situazione dovremo cercare di costruire - e il PD dovrà cercare di costruire - una visione di futuro per il nostro Paese che si inserisca nel contesto mondiale, che affronti i problemi alla fonte e non soltanto alla foce, che combatta finalmente con una forma di coerenza da mantenere nel lungo periodo il problema dei problemi, ovvero il riscaldamento globale e le sue conseguenze. Davvero, buon Ferragosto.

Il Rapporto dell'IPCC dell'ONU si scarica qui:

https://www.ipcc.ch/report/srccl/

POLITICA
Cambiare si può
1 agosto 2019
Sta cambiando qualcosa, con il nuovo governo, in Italia? Sì e no. L'economia è ferma, l'occupazione lo è quasi, le promesse ambientaliste dei 5 stelle restano in attesa, nulla di veramente nuovo sulle politiche legate al grande tema del cambiamento climatico, nelle città del nostro Paese interi quartieri sono fatti propri dalla malavita in particolare legata allo spaccio di droga, come mostrano le cronache, la questione migranti - che sul piano numerico mostrava già un forte calo degli arrivi in precedenza - resta una questione ben lontana dall'essere risolta, la nostra posizione nel contesto europeo e nel quadro internazionale è più che mai marginale. 
Ma qualcosa sta cambiando. Sta prendendo il sopravvento una cultura politica di destra (chi ne sa più di me in proposito deciderà se si tratta invece di una forma di sottocultura) chiusa, individualista, verbalmente aggressiva, di facile o quasi immediata comprensione, superficiale, nemmeno troppo riferibile ai canoni della destra classica se non nelle sue inevitabili radici. Le radici però sono meno esposte e perciò meno riconoscibili. Fra un selfie e l'altro, fra una chiacchierata social e l'altra, fra una moto d'acqua e l'altra, un passo alla volta, ci si appropria del Paese. 
Del Paese e del suo modo di essere. Una cosa che non è mai riuscita alla sinistra, che è stata sempre abilmente attaccata in via preventiva di tenere in mano una presunta fetta prevalente della cultura del Paese - che non era vero - ed ora perde anche la quota che aveva - il che è vero. Il mantenimento delle diseguaglianze nel mondo peraltro richiede un appoggio della pubblica opinione, e se un tempo si trattava di settori della popolazione all'interno del Paese, ora si tratta di popolazioni altre, straniere, che vivono nel Sud del mondo. Non sono certo sparite le iniquità interne, ma sono assai minori di un tempo e soprattutto sono facilmente indirizzabili verso presunte responsabilità straniere, genti di culture diverse e aspetto diverso. Si sposta l'obiettivo per mantenere un sistema.
I campi da arare provengono direttamente dai vent'anni, o più, precedenti, e Salvini ringrazia coloro che hanno provveduto a spalancare le porte delle possibilità. Opportunità politiche da cogliere.
Il Partito Democratico - ora davvero l'unico baluardo alla deriva - dovrebbe al più presto operare per definire una linea politica chiara, posizioni che lo siano altrettanto su temi centrali, che consentano di recuperare almeno una forma di identità riconoscibile e una forza di affermazione delle proprie idee che da (troppo) tempo mostra di non avere. 
Se i massimi sistemi richiedono tempo e impegno non comuni, una modalità semplice e diretta, una linea propositiva, una chiarezza d'intenti sono invece alla portata. I prossimi appuntamenti saranno focali, fra cui le elezioni regionali in un territorio da sempre importante per la sinistra, l'Emilia Romagna. Fra pochi mesi si decide la data precisa. Si tratta di una regione ben governata, ma governare bene non basta se altri stanno costruendo la cultura politica di un Paese basandola su pilastri totalmente diversi. L'incapacità di comunicare chi sei, perché tu sei "altro", e da dove deriva la tua alterità può fare affondare la migliore delle navi, un Titanic imprevisto quanto invece prevedibile. 
Un tempo si diceva che la sinistra non sa comunicare, e non sa usare la rete, ora appare non molto distante da quelle posizioni con i messaggi troppo spesso carenti di spontaneità o fissati sulle difficoltà interne al governo attuale. Credo che vada ripreso il filo della tessitura con altre modalità che non la costruzione di brevi trame critiche. Credo che vadano date risposte politiche chiare alle migliaia di giovani che manifestano per la tutela del clima e contro il riscaldamento globale, chiedendo interventi concreti ed efficaci. Credo che vada costruita una posizione sul fenomeno migranti che arrivi ad interpretarne le cause e non soltanto a cercare metodi di gestione, pure indispensabili. Per non parlare della precarietà in cui troppi sono immersi a causa del lavoro che svolgono o della necessità urgente di orientare lo sviluppo economico verso criteri di sostenibilità ambientale. Da troppo tempo stiamo aspettando, ed il tempo è una variabile in gioco.



CULTURA
359 anni dopo, la Luna
20 luglio 2019
"... la superficie della Luna non è affatto liscia, uniforme e di sfericità esattissima, come di essa Luna e degli altri corpi celesti una numerosa schiera di filosofi ha ritenuto, ma al contrario, disuguale, scabra, ripiena di cavità e di sporgenze, non altrimenti che la faccia stessa della Terra, la quale si differenzia qua per catene di monti, là per profondità di valli."  Con queste parole Galileo Galilei nel 1610 annunciava al mondo la scoperta che la Luna è un corpo celeste costituito di rocce, monti, valli, crateri, non diversamente dalla Terra e da qualsiasi altro pianeta, mandando in soffitta teorie filosofiche e religiose che a quel tempo dominavano la cultura a proposito di una "perfezione" presunta dei cieli, per la quale la Luna era un disco argenteo, uniforme, sferico incastonato sulla volta celeste. La costruzione del primo telescopio funzionale e funzionante pochi mesi prima e il suo utilizzo per sondare il cielo cambiò per sempre la visione che l'umanità ha di sé stessa e del proprio posto nell'Universo. Invece di celebrare i 50 anni dallo sbarco sulla Luna, dovremmo celebrare lo sbarco di 359 anni dopo, da quando cioè gli uomini hanno iniziato ad usare il cervello per studiare il cielo. Nelle pagine successive, si possono leggere descrizioni dettagliate delle osservazioni fatte, corredate di disegni della superficie lunare.

Ma se quegli studi restarono sui libri, o comunque entrarono nelle scuole, le fotografie della Terra dallo spazio raggiunsero tutti, anche chi libri non legge o, addirittura, scuole non frequenta. Le immagini della Terra, splendida, azzurra, sospesa nel nero del cielo mostrano tutta la sua finitezza e la sua fragilità: un piccolo mondo, unico, pieno di vita. Il nostro mondo.
Avrebbe mai pensato Galileo che un giorno, nemmeno tanto tempo dopo - cosa sono 359 anni sul piano storico - un manipolo di uomini coraggiosi avrebbe camminato sulla superficie lunare? Un razzo, una nave spaziale, un piccolo modulo con due delle tre persone a bordo sarebbe sceso sulla Luna, gli astronauti sarebbero usciti, avrebbero camminato con la Terra alta nel cielo sullo sfondo, sarebbero risaliti fino alla nave spaziale, e avrebbero fatto ritorno sulla Terra sani e salvi? 
E avrebbero mai immaginato i suoi detrattori, gli "aristotelici" dogmatici e ottusamente dottrinali, un simile esito delle loro dispute? 
La scienza procede con le prove, nulla è mai definitivo, tutto può essere sottoposto ad esame e le teorie migliorate, le verità assolute non esistono e forse questo è il più importante insegnamento che può dare. La tendenza ad inseguire assiomi assoluti, ideologie ferree, capi popolo presuntuosamente e sedicenti superiori ha portato a drammi politici e sociali di portata enorme, e a nefandezze indicibili nel Novecento, ma non solo. Imparare il metodo scientifico in politica potrebbe essere un buon antidoto al veleno della ricerca dell'assoluto e dei suoi profeti, sempre chissà perché reperibili fra divisioni, razzismi, separazioni, muri ideali o reali. 

La conquista della Luna appartiene all'umanità tutta, non è un concetto parziale, non è un concetto legato al potere di qualcuno, anche se la tecnologia per farlo è stata sviluppata nel quadro del confronto fra potenze in piena Guerra Fredda. L'umanità ha camminato là, ha visto la Terra dal di fuori, ha respirato e si è emozionata insieme agli astronauti. Ma dobbiamo fare un salto di qualità. Siamo tutti su una nave spaziale, la Terra, che continuamente si muove a trenta chilometri al secondo nel suo viaggio intorno al Sole, e visti da fuori, con le nostre guerre, le diseguaglianze, le devastazioni ambientali, non dobbiamo sembrare un granché. Ancora oggi, non sappiamo davvero osservare ciò che realmente siamo. Dopo esserci guardati dal grande specchio offerto dal nostro satellite naturale, dobbiamo riuscire a guardare dentro di noi:  e vedere che si può  fare di meglio.

Il brano di Galileo è tratto dal Sidereus Nuncius - a cura di Andrea Battistini, traduzione di Maria T. Cardini, ed. Marsilio. Uno dei testi più importanti mai scritti.

CULTURA
Una donna sulla strada dell'emancipazione femminile - non in politica e che per questo la politica ignora
4 luglio 2019
Proprio oggi, il 4 luglio del 1934 moriva Marie Curie, ammalata di anemia perniciosa probabilmente causata dalla lunga esposizione alle sostanze radioattive, oggetto dei suoi studi.
Una donna che ha saputo, con le sue indubbie qualità intellettuali e la sua passione, abbattere il muro che divideva donne e uomini sul piano della predisposizione alla cultura, e più specificatamente, dell'abilita' nella ricerca scientifica. Un contributo enorme allo sviluppo della scienza, ed uno altrettanto all'emancipazione femminile. Celebre la fotografia del quinto congresso Solvay del 1927 con i maggiori scienziati del mondo - una serie di nomi da paura, Einstein, De Broglie, Dirac, Heisenberg, Pauli, Schrodinger, Born, e altri - e lei, Marie Sklodowska Curie, unica donna. Solo quella foto vale anni di battaglie per l'emancipazione della donna.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la Fisica, con il marito Pierre Curie e Antoine Henri Becquerel,  per i loro studi sulle radiazioni. Pochi anni più tardi, nel 1911, ricevette il premio Nobel per la chimica, per la sua scoperta del radio e del polonio. Marie Curie è stata così  l'unica donna a ricevere di più di un Nobel - in totale sono in quattro ad aver raggiunto un simile traguardo - e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due ambiti diversi.

Nata in Polonia, all'età giusta per gli studi superiori dovette andarsene altrove, visto che l'università di Varsavia era interdetta alle donne. Già questo la dice lunga sulla situazione dell'epoca. Nel 1891, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla Sorbonne, l'università di Parigi. Li' farà un incontro determinante, quello con Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica che il 26 luglio 1895 diventa suo marito. Con lui si costituisce la coppia perfetta della ricerca scientifica, che porterà a risultati straordinari. Forse, come capita a volte ma molto raramente, un incontro del destino.

I due mettono in piedi un laboratorio che potremmo definire artigianale che insieme alle loro menti diventa fulcro dell'innovazione scientifica nella Fisica atomica e subatomica del tempo. Lo studio di un fenomeno nuovo e ancora poco conosciuto, la radioattività, sarà l'ambito prediletto. Le ricerche, seppur condotte con mezzi rudimentali, portarono a risultati eccellenti, come la scoperta di due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio, ma soprattutto Marie comprende che la radioattività è un fenomeno che riguarda l'interno dell'atomo, per la precisione il nucleo, confutando la convinzione che l'atomo fosse la particella più piccola e indivisibile della materia. In quegli anni il tema era dibattuto, e le ipotesi sulla struttura interna dell'atomo erano diverse, da quello di Thomson, a quello di Rutherford. Il tema era centrale: se l'atomo ha una struttura interna e in alcuni elementi presenta fenomeni come la radioattività allora non è più la minima particella indivisibile, come l'etimologia del nome suggerisce, e occorre capire cosa lo caratterizza e a quali forze e' soggetto.

Oggi sappiamo che la struttura atomica presenta un nucleo enormemente più piccolo ma che raccoglie in se' la maggior parte della massa, al quale stanno intorno in uno spazio vasto al confronto particelle minime denominate elettroni vincolate sugli orbitali in modi definiti dalle regole della Fisica quantistica. Gli scienziati citati sopra sono alcuni degli autori di una nuova Fisica, a quel tempo, destinata a rivoluzionare alcune delle certezze granitiche che caratterizzano la cultura umana, ma si potrebbe dire la coscienza umana: la Fisica quantistica. Il determinismo e' un concetto relativo, l'osservatore influenza il fenomeno osservato, le particelle e le onde sono due facce della stessa medaglia, i fenomeni non si presentano sempre nello stesso modo. Un nuovo ambito di ricerca che ancora oggi impegna generazioni di scienziati, e non solo, di filosofi e intellettuali di ogni tipo.

Le conseguenze dei nuovi studi sono state enormi, sul piano teorico, sul piano sperimentale, e su quello tecnologico. Qualcuno potrebbe obiettare che anche le armi atomiche sono conseguenza, pur se indiretta, di tali ricerche. E' vero, ma il problema riguarda gli usi che fanno gli uomini delle scoperte scientifiche: se usare i raggi X per fare una lastra ed individuare la terapia medica più opportuna, o usare la fissione dell'uranio  per costruire armi potentissime (e purtroppo, usarle, come e' stato fatto). 
Un tema pregnante, quello della responsabilità delle scoperte scientifiche e delle applicazioni tecnologiche. Possiamo ricorrere alla scienza per costruire centrali solari, per ripulire gli oceani dalla plastica, o possiamo infischiarcene e gettare i mozziconi della nostra civiltà in pasto agli uccelli e ai loro piccoli, come una recente terribile foto ha mostrato al mondo. Possiamo alterare gli equilibri naturali fino a distruggerci. Possiamo fare guerre così potenti da rendere inabitabile il mondo. Possiamo scegliere, invece, di inserire la nostra civiltà nelle leggi della Natura, smettendo di credere che tutto sia possibile.

politica interna
Gestione dei rifiuti ed economia circolare: dati positivi in Emilia Romagna
26 giugno 2019
Procede bene in Emilia Romagna l'attuazione delle nuove linee di pianificazione del ciclo dei rifiuti e dell'economia circolare messe in campo da alcuni anni dal governo della Regione. I dati più recenti sono molto positivi, e mostrano una tendenza che con grande probabilità porterà al rispetto degli obiettivi fissati. Uno su tutti, in Emilia-Romagna la raccolta differenziata dei rifiuti urbani arriva ormai al 68% rendendo accessibile l'obiettivo del 73% al 2020, che sembrava irraggiungibile a molti quando venne fissato nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR). Segno che le intenzioni ambiziose pagano, se poi vengono perseguite con coerenza. 

In sintesi, 128 Comuni (su 329 totali) hanno già raggiunto il target del 73% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, in 93 Comuni tale soglia è stata raggiunta o superata, mentre in 14 Comuni è stato superato il 90%. La raccolta differenziata dei rifiuti urbani è arrivata in media in regione al 68%, con un notevole incremento di +3,7%  rispetto all'anno precedente, incremento registrato con valori diversi in tutte le province della regione. Purtroppo, la produzione totale dei rifiuti urbani non è diminuita, restando intorno a 3 milioni di tonnellate, con un leggero aumento rispetto al 2017. I rifiuti indifferenziati sono comunque in calo di un buon 6,8% rispetto al 2017.
Molto positivi anche i dati negli 81 Comuni che hanno applicato la tariffazione puntuale, prevista nel PRGR. La notizia completa si può leggere sul sito della Regione all'indirizzo in calce. Ricordiamo che ai rifiuti urbani si aggiungono i rifiuti speciali, oggetto di procedure specifiche.

La fase di raccolta è indispensabile per avviare a riciclo il materiale selezionato, che da rifiuto diventa risorsa in un processo che deve diventare quanto più possibile, circolare. Il Piano Regionale insieme alla legge sull'Economia Circolare creano un contesto favorevole ad un cambio di prospettiva nella direzione lineare univoca in cui l'Economia classica ci ha sprofondati. Da rette a cerchi, geometricamente infiniti le prime e i secondi, ma i secondi senza spostarsi da dove ci si trova. Se non vogliamo spostarci dalla Terra dobbiamo prediligere i secondi. 

Dunque, una buona normativa regionale, in cui concretamente si intende produrre meno rifiuti, differenziare e riciclare di più, prevenire, preparare per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di energia e, infine, lo smaltimento. Un sistema tariffario adeguato prevede la tariffa puntuale in cui paghi in relazione a quanta immondizia produci, e premia i comportamenti virtuosi. In buona sostanza, differenziare premia, e non soltanto perché migliora lo stato dell'ambiente.

La norma regionale pone al 2020 il raggiungimento di obiettivi ambiziosi: riduzione del 20-25% della produzione pro-capite di rifiuti urbani, raccolta differenziata al 73%, riciclaggio di materia al 70%. Si tratta di target più performanti rispetto alle stesse richieste dell'Unione Europea, che ha costruito un contesto normativo comunque orientato alla circolarità e alla sostenibilità, a partire dalla ben nota "gerarchia dei rifiuti": nell'ordine, prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero per altri scopi, come l’energia e lo smaltimento. La riduzione degli impatti ambientali e la costruzione di economie sempre più a ciclo chiuso sono gli scopi fondanti.
Il quadro delle normative UE si compone essenzialmente di soglie percentuali e linee di indirizzo strategiche. La direttiva del 2008, che rappresento' una vera e propria svolta, e' stata rafforzata. Con le nuove direttive, per il riciclo dei rifiuti urbani si hanno il  55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Per raggiungerli  sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi a livelli alti, almeno del 75%. La responsabilità riguarda anche il produttore che dovrà assicurare la possibilità del rispetto dei target di riciclo dei propri prodotti, la copertura dei costi di gestione, e dell’informazione. Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Contro gli sprechi alimentari vengono introdotti obiettivi di riduzione del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Di recente, il Parlamento europeo ha votato contro la plastica monouso, vietandone l'utilizzo dal 2021. Per i prodotti in plastica per i quali non esistono alternative gli Stati membri dovranno preparare piani nazionali per ridurre significativamente il loro utilizzo, da tramettere alla Commissione entro due anni dall’entrata in vigore della Direttiva. 
Siamo in estate, ed il periodo e' favorevole a viaggi e vacanze. Al di la' delle regole e delle norme, ciascuno di noi può dare il proprio contributo, innanzitutto evitando di lasciare rifiuti nell'ambiente, in secondo luogo cercando di utilizzare meno plastica possibile. Con le sue mille funzioni, a volte compare anche dove non sospettiamo: una ricerca recente ha mostrato che la maggior quantità delle famigerate microplastiche che finisce nell'ambiente proviene dal lavaggio di indumenti con fibre sintetiche. In altre parole, usiamo meno poliestere e più tessuti naturali, un consiglio che darebbe anche qualsiasi dermatologo. La plastica nell'ambiente non soltanto resta lì per secoli, ma frammentandosi finisce nella catena alimentare, inquinando pesci e causando danni alla salute degli esseri umani. Il percorso verso stili di vita più naturali e' anche un percorso verso stili di vita più sani, e questo dovrebbe invogliarci facilmente a seguirlo.

I siti dove reperire le notizie sui rifiuti in Emilia Romagna sono ai seguenti indirizzi:

https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/notizie/primo-piano/rifiuti-in-emilia-romagna-la-raccolta-differenziata-arriva-al-68-crescita-record-3-7-nel-2018-aumenti-in-tutti-i-territori


https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/rifiuti/temi/piano-rifiuti/piano-rifiuti-approvato



CULTURA
Il valore del bosco
15 giugno 2019
Da un lato, disboschiamo, dall'altro rimboschiamo; forse non amiamo la vegetazione naturale e preferiamo quella piantata da noi. Infatti, mentre purtroppo procede il taglio delle foreste vergini a ritmi preoccupanti, stanno avendo fortunatamente un certo successo iniziative di piantumazione di alberi in zone difficili sia dal punto di vista climatico, sia dal punto di vista dello stato del suolo. Si tratta di iniziative bellissime che possono avere conseguenze molto valide.
Una di queste iniziative riguarda l'Africa, dove le numerose difficoltà che affliggono molte aree del continente includono l'estensione progressiva delle zone aride e del deserto. In molte aree questo significa la perdita dell'economia tradizionale, accompagnata da lesione significativa della struttura sociale e dell'assetto territoriale. Esistono diversi movimenti finalizzati ad arginare il fenomeno, uno di questi è la Great Green Wall, la Grande Muraglia Verde, che ha lo scopo di costruire letteralmente un muro di vegetazione, lungo ben 8.000 chilometri, che attraversa tutto il continente. Come si legge sul sito dedicato all'iniziativa "una meraviglia" naturale. Finora è stato realizzato il 15% dell'intera opera, ma l'obiettivo è completarla per ridare respiro alle aree più degradate, consentire l'agricoltura, aprire alla possibilità di restare in un territorio che un tempo forniva un ambiente vivibile. Ora, il cambiamento climatico con l'aumento delle temperature e le modifiche al ciclo delle piogge sta rafforzando i processi di inaridimento, estendendo le aree aride o desertiche, influendo sulla presenza della fauna locale. Un'opera che, se completata, potrà influire sul continente africano e sull'intero pianeta, data l'estensione che la renderebbe la più grande formazione vivente del pianeta. 

Si legge su Le Scienze (numero di aprile 2019, articolo "L'ultima speranza" di Richard Conniff)): 
"Per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, durante questo secolo le nazioni dovranno eliminare dall’atmosfera della Terra 1000 miliardi di tonnellate di anidride carbonica già emessa. Trovare la combinazione perfetta tra i metodi di cattura del carbonio sarà essenziale. I macchinari che estraggono CO2 dall’aria potrebbero eliminare 250 miliardi di tonnellate entro il 2100. Ripiantando le foreste disboscate si potrebbe arrivare a 180 miliardi. I costi netti vanno da 0 a 300 dollari per tonnellata. A meno che si sviluppino grandi mercati per usare la CO2 catturata, il sostegno migliore a queste tecniche potrebbe basarsi su una carbon tax". La ricerca propone un insieme di soluzioni di cui la riforestazione costituisce una parte rilevante, insieme a vari metodi di cattura e stoccaggio del carbonio, biochar, degradazione meteorica potenziata, e fertilizzazione degli oceani. 
La riforestazione deve innanzitutto svolgersi in un contesto in cui si proteggono le foreste attuali, di cui una parte ancora primarie, ma l'articolo ci ricorda che questo obiettivo necessita di una riforma del mercato internazionale del legname e delle tecniche di gestione delle foreste. 

Tutto ciò è verissimo e molto interessante, ma a monte di ogni analisi c'è qualcosa di imponderabile senza il quale tendenzialmente non si interviene come si dovrebbe, ed è la componente emozionale. Difendiamo ciò che amiamo, e se non amiamo la foresta non la difenderemo, forse fino alle estreme conseguenze. Una donna che è riuscita ad unire cuore e difesa degli alberi è Wangari Maathai.

Wangari Maathai è stata un'ambientalista, attivista politica e biologa keniota che ha fondato il Green Belt Movement, un movimento ecologista a cui persone comuni hanno preso parte piantando decine di milioni di alberi in Kenia. Nel 2004 è stata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per «il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Il suo approccio andava oltre la concreta situazione che si è trovata ad affrontare, entrando nell'ambito filosofico e religioso dove ha saputo costruire - o ri-costruire - il senso di un legame fra tutte le cose e le persone, rendendo tangibile la forza dell'appartenenza e la capacità di incidere sui processi in corso. "L'esperienza e l'osservazione mi hanno fatto capire che la distruzione del pianeta si estende anche all'umanità: se viviamo in un ambiente ferito, anche noi subiamo ferite fisiche, psicologiche e spirituali. Degradare l'ambiente significa degradare noi stessi e tutto il genere umano. Ma è vero anche il contrario: aiutando la Terra a guarire, aiutiamo noi stessi." (tratto da Maathai, "La religione della Terra"). Piantare alberi, o apprezzare quelli che ci sono, come terapia per il pianeta e per noi stessi. 

Un tempo anche noi "occidentali" avevamo i nostri "boschi sacri", che lo spirito moderno ha cancellato. Si leggono analisi in proposito, c'è chi sostiene che la colpa sia da attribuire alla modernità ed al suo spirito scientifico e tecnico, c'è chi sostiene invece che la maggior responsabilità sia nelle nostre tradizioni religiose che non hanno mai attribuito la giusta importanza alla natura, c'è chi vede nel sistema economico fondato sul capitalismo la radice di un metodo diffuso di rapina dei beni comuni, come ovviamente sono i beni naturali. Probabilmente tutti possiedono una parte di verità. Ma oggi, e guardando al domani, forse uno spirito nuovo potrà unire natura e cultura, ambiente e scienza, alberi e umani, animato dalla volontà di conservare un pianeta Terra vivibile e bello. Una filosofia di vita adeguata a membri di una comunità, quali siamo, e non più da predatori di risorse sempre più limitate e fragili.

Nei siti riportati di seguito si trovano notizie in più:

https://www.greatgreenwall.org/about-great-green-wall

http://www.greenbeltmovement.org


SOCIETA'
Un progetto per Venezia
4 giugno 2019
A VENEZIA - ovvero nella città più bella del mondo - si potrebbe fare ancorare le navi da crociera direttamente in Pazza San Marco, e consentire di percorrere almeno un tratto del Canal Grande, facendo del Ponte dell'Accademia un moderno ponte levatoio. Del resto, che farsene di quel vecchio ponte? Vuoi mettere gli introiti delle centinaia di città galleggianti che potrebbero arrivare direttamente a destinazione? 
E poi, che dire di un aeroporto in laguna? Si potrebbe asfaltare una parte della laguna per farne una efficiente pista di atterraggio per aerei da tutto il mondo, che potrebbero così evitare di posare lo sguardo sulle ciminiere e sui tubi del petrolchimico di Mestre a ricordo della grande bruttezza che siamo stati in grado di costruire in un secolo, forse stanchi di tutta quella bellezza costruita nei millenni precedenti.
Ninnoli di vetro cinese a portata di mano, vuoi mettere. Possono essere scaricati in un lampo. Tanto, nessuno se ne accorgerà, fra i mille impegni di una enorme crociera di mille navi, incagliate nello "sviluppo" insostenibile, e quasi insopportabile.

POLITICA
Domenica 26, un voto per l'Europa (matematicamente progressista)
26 maggio 2019
Un voto per l'Europa unita, per un parlamento di rappresentanza nell'unico caso al mondo in cui Stati di storia lunga, antica, consolidata, si sono uniti volontariamente per costituire un'entità sovranazionale a cui cedere parte della propria sovranità, nella prospettiva di politiche comuni, di futuro comune. 

Unire invece di dividere, sommare invece di sottrarre. Sarà un caso, o forse no, che le operazioni tipiche della destra politica siano la divisione e la sottrazione. Matematicamente riducenti. A volte semplificanti, ma sempre orientate al passato. Addizionare e moltiplicare, operazioni progressiste (nonché evangeliche), portano a maggior complessità ma guardano avanti. Nel futuro. Se riuscissimo a fare un elevamento a potenza l'Europa sarebbe ottima in breve tempo. 
L'Unione Europea ha infatti estremo bisogno di guardare avanti, di fare progetti grandiosi per portata e respiro come quelli che si facevano venti, trent'anni fa, di impegnarsi a trovare strade comuni sui temi che contano, dall'ambiente con l'enorme tema del clima, al fisco, dalla democrazia all'istruzione, dalla ricerca scientifica alla difesa, dal fenomeno migratorio al proprio ruolo nel mondo. La necessità è forte perché deriva da un periodo di stasi, durante il quale l'aspirazione ideale all'Unione è retrocessa e i muri sono avanzati (si diceva, appunto, della divisione), steccati reali o immaginari a difesa di un passato che non tornerà e non sarebbe nemmeno auspicabile che tornasse. Ambizione ad un futuro comune resa fossile dalle difficoltà (grandi) attuali a cui spesso non si riesce a trovare risposte, scavalcata dalla pretesa di pietrificare l'Unione Europea in una linea di frazione fra localismi fuori dal tempo, o palesemente reazionari. Destre che avanzano sui vuoti lasciati dalle sinistre. 
L'Europa che vogliono i "sovranisti" è esattamente quella che c'è e che vorremmo cambiare, migliorandola. L'Europa delle Nazioni è passato che più passato non si può, ostaggio di un presente che sembra non finire mai. Ritroviamo il bandolo e sbrogliamo la matassa.
 
In un tale contesto, la scelta si fa innanzitutto stretta, a due voci, UE sì, UE no, poi si passa all'analisi un po' più profonda. Il sì all'Unione Europea passa immediatamente oltre le formazioni politiche della divisione e della sottrazione. Quale sì all'Unione viene dopo, e richiede un po' di attenzione in più. Voterò per il Partito Democratico, nonostante (anche qui) la frequente incapacità di trovare risposte ai grandi temi - globalizzazione, clima, sviluppo economico, diseguaglianze radici di migrazioni bibliche - nonostante la scarsa inclinazione ambientalista, nonostante gli immarcescibili gruppi di potere che scavalcano i temi impunemente. Nonostante tutto, resta l'unico baluardo alle destre, alle reazioni, alle divisioni. Dubito che sarà in grado di attuare l'elevamento a potenza, ma all'addizione e alla moltiplicazione ci arriviamo. Ed anche all'Azione, contraria, per Principio, alla Reazione. 

Un'Europa grande, deve diventare, capace di rispondere alle crisi interne ed internazionali, capace di stare sul piano delle grandi potenze dell'oggi e dei prossimi anni, Cina, India, Brasile, Stati Uniti,  capace di migliorare la vita dei suoi cittadini, continuando innanzitutto a garantire un bene incommensurabile come ha fatto finora: la pace. Una pace frutto di un'unione volontaria, come non si era mai visto nella Storia. Ereditiamo un passato comune con tutti gli altri Paesi e popoli europei, che va dall'Impero Romano alla comunanza culturale e valoriale costruita nel corso dei secoli, ma questo non ci ha impedito di diventare vittime di guerre fratricide. Perché lì, portano le divisioni.

Gli studenti hanno organizzato un sit-in davanti alle sedi comunitarie a Bruxelles, per ricordare che le politiche per salvare il sistema climatico terrestre sono imprescindibili. Il nuovo Parlamento è l'ultimo che avrà la possibilità di fare scelte politiche che portino verso il rispetto del limite di 1,5 gradi di incremento della temperatura globale media. Questa è la posta in gioco, legata a tutte le altre, numericamente semplice, economicamente complessa, simbolo di noi e del nostro presente.
Solo l'Unione può portare la speranza che ci si riesca, non certo i singoli Stati, non certo regole individuali incapaci di visione sistemica globale. Poi, succede che arriva un Trump del Vecchio Continente che dice che il problema non esiste, e finisce lì. 

Si vota dalle 7 alle 23. Per mandare in Europa rappresentanti di un popolo che in Europa c'è già, da sempre, cioè noi. I nostri rappresentanti nelle istituzioni europee. Basta la carta d'identità e la tessera elettorale. Buon voto. 

POLITICA
Una domanda per Nicola Zingaretti
15 maggio 2019
Coloro che seguono questo blog sanno che non ho mai risparmiato critiche al PD - partito a cui sono iscritta - all'occasione, come pure gli apprezzamenti,  e che considero prioritario affrontare la concretezza dei temi rispetto alla costruzione dialettica, pure importante, ma non decisiva. Su queste basi vorrei fare una domanda a Nicola Zingaretti, da qualche tempo segretario nazionale del Partito Democratico. 
La seguente: 
stante l'importanza, stante l'urgenza, viste le mobilitazioni giovanili degli ultimi tempi, e dati i fatti che definiscono una realtà ancora lontana sulla via che porta all'obiettivo dello Sviluppo Sostenibile (con le maiuscole si recepisce meglio) dal punto di vista ambientale, economico, sociale, pensa lei di cambiare in modo radicale la proposta politica del Partito Democratico per indirizzarla alla sostenibilità, e se sì, come?

Chiarisco che il concetto di "radicale" non è sinonimo di "estremo", al contrario fa riferimento alla necessaria profondità ed estensione del cambiamento necessario, e che il cambio di rotta è parte delle manovre utili a fare uscire il PD dalle nebbie in cui sfuma la carente identità, non si intravvede  la strategia sulla (enorme) questione ambientale, non si capisce se alle parole si  intenda far seguire i fatti. Tutti intendono occuparsi di ambiente, come pure di economia o dei temi sociali, quasi nessuno ha strategie energetiche, industriali, urbanistiche, territoriali coerenti da mettere in campo. Nell'insieme si tratta di elementi che sono in grado di qualificare una proposta politica, di portarla fuori dal recinto, di superare le parole che troppo spesso vanno a formare gli slogan di cui è piena la politica italiana. Questo potrebbe fare la differenza. Finora il PD non è stato in grado di farlo, almeno non nei termini necessari, ma in futuro, lo sarà?


POLITICA
1. La deforestazione avanza; 2. Un interessante progetto di riforme per l'Europa
29 aprile 2019
1.
Il Rapporto annuale di Global Forest Watch (organismo dell'Università del Maryland che si occupa di studiare le foreste e l'utilizzo che ne facciamo) fornisce dati terribili nella loro crudezza: ci si sente impotenti riguardo un tema caldissimo da decenni, riguardo il quale sembra non si trovi soluzione. Speriamo che la stessa non arrivi con la deforestazione completa.  
Infatti, ci informa il Rapporto che nel 2018 sono spariti 12 milioni di ettari di foresta tropicale, una superficie grande come l'Inghilterra, l'equivalente di 30 campi da calcio al minuto (la notizia si può leggere sul canale ANSA, e ci si può collegare al sito del GFW per maggiori dettagli; entrambi gli indirizzi sono riportati  in calce). Si tratta della quarta maggiore perdita di foresta tropicale dal 2001, da quando cioè sono disponibili i dati da satellite. La perdita maggiore riguarda il Brasile, circa un quarto del totale. Seguono Repubblica Democratica del Congo e Indonesia. Le cause principali della deforestazione sono gli allevamenti industriali e l'agricoltura intensiva (olio di palma in Asia e Africa, soia e biocarburanti in Sudamerica).
Scienziati ed organizzazioni del Brasile hanno anche rivolto un appello all'Unione Europea, con il quale chiedono che l'Ue usi il negoziato commerciale col Brasile per "proteggere diritti umani e ambiente". Si tratta di un appello firmato da oltre 600 scienziati e organizzazioni indigene brasiliane e pubblicato sulla rivista Science. Sotto accusa sono le importazioni Ue di materie prime associate alla distruzione delle foreste (come metalli e soia) dal Paese, che sta "smantellando le politiche anti-deforestazione" e minacciando "gli indigeni e le aree naturali che proteggono".
Stiamo distruggendo la natura terrestre,  almeno per come l'abbiamo conosciuta durante i millenni della storia umana, con una velocità ed un'estensione mai viste prima. Un problema enorme che è necessario affrontare subito, prima di superare la soglia del non ritorno. Il sito del GFW è molto istruttivo sul tema delle foreste, vale la visita.

2.
Un interessante progetto viene proposto ai cittadini europei, elaborato fra gli altri da Thomas Piketty. Si tratta di un Manifesto con una serie di proposte concrete, un progetto per un Trattato di democratizzazione e un Progetto di budget che può essere adottato e applicato nella sua forma attuale dai paesi dell'Unione che lo desiderino. Esso può essere modificato e migliorato da qualunque movimento politico.
Può essere firmato on-line (all'indirizzo: www.tdem.eu) da tutti i cittadini europei che in esso si riconoscono. Ho sottoscritto, condividendone i contenuti.
Si legge sul sito: "Oggi il nostro continente è preso tra i movimenti politici il cui programma è limitato alla caccia agli stranieri e ai rifugiati, un programma che ora hanno iniziato a mettere in atto, da un lato. Dall’altro, abbiamo partiti che pretendono di essere europei, ma che in realtà continuano a considerare che il duro liberalismo e la diffusione della concorrenza a tutti (Stati, imprese, territori e individui) sono sufficienti per definire un progetto politico. In nessun modo riconoscono che è proprio questa mancanza di ambizione sociale che porta alla sensazione di abbandono." E ancora: "Le nostre proposte si basano sulla creazione di un Budget per la democratizzazione che verrebbe discusso e votato da un’Assemblea europea sovrana. Questo consentirà finalmente all’Europa di dotarsi di un’istituzione pubblica in grado di far fronte immediatamente alle crisi in Europa e di produrre un insieme di beni e servizi pubblici e sociali fondamentali nel quadro di un’economia duratura e solidale. In questo modo, la promessa fatta fin dal Trattato di Roma di “armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro” diventerà finalmente significativa."

Il manifesto e il progetto di Trattato, che istituisce l’Assemblea europea “sovrana” con rilevanti poteri legislativi e di bilancio, insieme al progetto di Budget, che prevede quattro grandi imposte europee, costituiscono un'innovazione importante. Le imposte si dovrebbero applicare agli utili delle grandi imprese, ai redditi più alti (oltre 200.000 euro all’anno), ai maggiori possessori di patrimoni (oltre 1 milione di euro) e alle emissioni di anidride carbonica (con un prezzo minimo di 30 euro per tonnellata), interessando il 4% della ricchezza annuale prodotta dall’intera UE (attualmente riguarda circa l’1%). Queste risorse dovrebbero essere utilizzate per finanziare la ricerca, la formazione, le università europee, e un programma di investimenti per trasformare l'attuale modello di crescita economica, il finanziamento dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e il sostegno a coloro che si occupano di attuare la transizione stessa.
Ricordiamo che, come dice il testo, "la regola dell’unanimità fiscale in vigore nell’Unione europea blocca da anni l’adozione di qualsiasi imposta europea e sostiene l’eterna evasione nel dumping fiscale dei ricchi e dei più mobili, una pratica che continua ancora oggi nonostante tutti gli interventi. Questa situazione si protrarrà nel caso in cui non vengano stabilite altre regole decisionali."
Nell'insieme, la proposta è molto interessante ed i dettagli si trovano sul sito tdem.eu.

Gli indirizzi indicati nel testo:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2019/04/26/-una-foresta-grande-come-linghilterra-sparita-nel-2018-_b8d5c1db-d22e-4492-993c-203f484972e7.html

https://www.globalforestwatch.org/

http://tdem.eu/


SOCIETA'
La ricetta per una mobilità sostenibile - e un appello a Jovanotti
14 aprile 2019
Il primo numero del 2019 di Qualenergia è una rivista monografica dedicata alla mobilità sostenibile. Il titolo in copertina parla chiaro: è ora che si facciano politiche reali per decarbonizzare i trasporti anche nel nostro Paese. Un Paese, aggiungo, tradizionalmente legato all'automobile, su cui ha fondato il proprio sviluppo economico nel dopoguerra, con la quale ha creato una cultura di massa che nei suoi aspetti più negativi è fatta anche di auto parcheggiate in terza fila e tendenza a superare i limiti di velocità, ma in quelli più positivi è fatta di regole, di conoscenze specifiche, di capacità di guida che pochi altri popoli possiedono al livello italiano. Sono una "vittima" da sempre di tale cultura, da quando piccolissima mi interessavo alla guida e alla struttura dell'automobile e dei veicoli a motore. Li ho amati e li amo ancora. Questo per dire che non sempre l'ambientalista di turno detesta la tecnologia e vive in un mondo bucolico fuori dal tempo. 
Al contrario, la tecnologia, se correttamente utilizzata, può salvarci. Viviamo in un mondo ormai piccolo per oltre sette miliardi di persone, e sarebbe ingenuo e forse addirittura dannoso pensare di risolvere il problema ambientale con un collettivo ritorno al passato. Perciò, credo fortemente in un nuovo modello di sviluppo fatto di un insieme di buone pratiche a cui le tecnologie nuove a basso impatto forniscano l'indispensabile struttura e il propellente pulito con cui costruire il futuro.

La mobilità sostenibile è costituita anch'essa da un insieme di pratiche che portano al risultato voluto. I punti principali che delineano il percorso sono indicati nella proposta di Piano Nazionale Energia e Clima presentata recentemente in sede europea:
. sviluppo della mobilità ciclistica;
. promozione della mobilità condivisa;
. promozione degli strumenti di smart working;
. promozione del car pooling;
. sviluppo delle tecniche di gestione del traffico;
. implementazione dei Pums;
. potenziamento del trasporto collettivo extraurbano.
Lo scopo è ridurre il numero di automobili circolanti, e gestire il traffico in modo più intelligente. In questo contesto, l'auto elettrica dovrà progressivamente sostituire una parte consistente dei veicoli a combustione interna, tenendo conto della necessaria rete di strutture di ricarica e degli impatti sul sistema elettrico nazionale. L'auto elettrica da sola non è semplicemente il sostituto dell'auto tradizionale, basti pensare al tema dell'importanza che rivestono le batterie e il loro indispensabile riciclo, ma è un elemento di un insieme di interventi che hanno la finalità di decarbonizzare gli spostamenti, ovvero il sistema della mobilità. In tal senso, il trasporto pesante su strada, il trasporto marittimo, agricolo ed aeronautico hanno un ruolo importante oltre al trasporto privato. Altrettanto importante è il ruolo delle città. La pianificazione urbana, prima ancora delle regole sul traffico, può fare la differenza fra una città vivibile e sostenibile ed una che non lo è. E' necessario ridisegnare gli spazi, ampliare la quota di verde urbano, regolare gli spostamenti includendo anche ciclisti e pedoni, e farlo in un'ottica estesa all'area circostante, evitando la continua speculazione edilizia che ha trasformato interi territori del Bel Paese e le periferie delle città più belle del mondo  in lottizzazioni per villette con annessi e connessi, ovvero strade per raggiungerle, illuminazione, acquedotti, supermercati e outlet, magari in totale assenza di mezzi pubblici di trasporto. Anche questa è politica, anzi, fra le più influenti espressioni della politica, capace di cambiare la vita dei cittadini e di descrivere chi la mette in pratica meglio di molte parole.
Dunque, buona lettura del numero 1, febbraio/marzo 2019, della rivista Qualenergia.

C'è un altro tema che vorrei affrontare in breve. Si tratta di Jovanotti e del suo previsto concerto a Plan de Corones, una località di montagna sopra Brunico.
Condivido la posizione espressa da Reinhold Messner: la montagna non è luogo adatto ad un concerto di Jovanotti. Spero che si cambi idea e si annulli un'iniziativa che non può che avere conseguenze negative, e penso che sarebbe bellissimo organizzarla altrove.
Condivido pienamente ciò che scrive Messner: “Pretendere di ridurre ogni angolo della Terra a luogo adatto a ogni genere di divertimento significa non solo snaturarlo, ma anche svalutarlo. E perché? Per rendere più significativa la propria attività solamente grazie al contesto naturale”. Questo è il punto: Jovanotti ha bisogno di rendere più noto, di evidenziare il suo concerto sfruttando un bellissimo contesto naturale? Credo che si tratti di una domanda lecita, perché il suo concerto immagino sia lo stesso anche se suonato in un altro posto. La mia risposta è che non credo che ne abbia bisogno.
Plan de Corones non è certo estraneo al flusso turistico, ci sono gli impianti di risalita, ci sono i musei, è frequentato dalle persone. Bene. Ma da qui a passare a migliaia di persone che invadono l'area contemporaneamente, al rumore sulle vette con il conseguente notevole disturbo della fauna selvatica - già sufficientemente disturbata dalla normale presenza turistica - al probabile (probabile?) rilascio di rifiuti da parte di migliaia di persone, all'andirivieni dei camion per portare le attrezzature in quota, ce ne corre. Per non parlare dell'approccio alla montagna, che dovrebbe trasmettere rispetto, silenzio, lentezza, natura e che sarebbe completamente snaturato da un'iniziativa del genere. Caro Jovanotti, a 2.275 metri volano le aquile, non i decibel, i sentieri sono per i piedi e le bici, non per i camion, la festa con migliaia di invitati non è qui.
Non ci sarò, ma spero ancora che non si faccia. Le montagne come Luna Park, per giochi, slittini, piste, laghetti con i pesci d'allevamento, funivie, ovovie, impianti di ogni tipo, nelle valli, nei boschi, in alta quota, ovunque: non è turismo sostenibile, rispettoso, leggero. E' il suo contrario. Ed un'iniziativa come quella di Jovanotti sarebbe un precedente deleterio per altri passi nella direzione sbagliata, e per trasmettere una sottocultura dannosa della montagna e della natura come luogo in cui tutto è possibile. Per cui faccio un appello a Jovanotti: per favore, ripensaci, e sposta in un luogo più adatto il tuo concerto. Lo apprezzeremmo moltissimo.

Si può trovare qui un riassunto della questione, con le varie posizioni:

http://alpinistiemontagne.gazzetta.it/2019/04/09/la-rubrica-di-messner-e-la-polemica-con-jovanotti/?fbclid=IwAR17NQ_hVgkjC4xsFDdJBfhHnYef6srZ9xDpkJjRNdblC5pcTP0YvyzIlX4

ECONOMIA
Emissioni in crescita nel mondo (ma con alcune eccezioni)
28 marzo 2019
Altro che riduzione delle emissioni climalteranti a salvaguardia del sistema climatico, le emissioni crescono eccome, stando agli ultimi dati dell'IEA (International Energy Agency), pubblicati nel Rapporto "Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018". 
Risulta infatti che le emissioni globali di CO2 sono cresciute dell'1,7%  nell'anno appena trascorso, raggiungendo il picco storico di 33,1 Gt, vale a dire oltre 33 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera. Tutti i combustibili fossili hanno contribuito a questa crescita, attribuibile per i due terzi al settore della produzione di energia. Tale crescita è dovuta per l'85% a tre Paesi, la Cina, l'India, e gli Stati Uniti, ed è stata generata da un aumento della domanda di energia. Al contrario, in Paesi come la Germania, il Giappone, il  Messico, la Francia e il Regno Unito le emissioni sono diminuite.

Alla base della crescita delle emissioni inquinanti nel mondo c'è stato un forte aumento del consumo di energia, del 2,3%, quasi il doppio dell'incremento medio dal 2010, generato a sua volta dal buono stato dell'economia globale e dal diffondersi localmente di mezzi per il riscaldamento e il raffreddamento. La domanda è cresciuta per tutte le fonti, soprattutto per il gas naturale con il 45%, mentre il vettore principe è ovviamente l'elettricità. La famosa efficienza energetica resta nell'ombra.  Le centrali di produzione di energia alimentate a carbone continuano ad essere le maggiori sorgenti di emissioni climalteranti.

Si è detto della buona performance dell'economia globale - fatto che dal nostro Paese non appare evidente - con una crescita del 3,7%  dovuta prevalentemente ai 3 Paesi menzionati sopra che hanno inquinato di più: Cina, India, Stati Uniti. Questo fatto testimonia che, nonostante se ne parli da anni, il disaccoppiamento fra la crescita economica e la produzione di sostanze inquinanti derivanti dalla combustione non è ancora avvenuto. Qualcuno ricorderà che se ne era parlato in tempi recenti, nel 2015 per l'esattezza, con dati proprio dell'IEA che avevamo commentato in un post datato 18 marzo 2015.  All'epoca le emissioni erano rimaste invariate a 32,3 miliardi di tonnellate rispetto all'anno precedente (il 2014) nonostante la crescita economica. A livello italiano il mese scorso ne ha parlato anche l'Ispra, presentando dati abbastanza positivi. Ma se a livello mondiale siamo passati in pochi anni da 32,3 a 33,1 Gt è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tentativo di portare la crescita economica sulla strada delle rinnovabili e dell'efficienza, sganciandola dai combustibili fossili. Hanno matematicamente ragione i giovani e Greta Thunberg a protestare. Cifre alla mano. La strada per la decarbonizzazione dell'economia è un percorso difficile in sé, non è accettabile che non venga rispettato. Se le cifre sono queste, servirà ben altro che l'Accordo di Parigi per tracciare il solco di un percorso virtuoso. 
Il ruolo degli Stati Uniti in tutto ciò ha la sua peculiare importanza: infatti si tratta dell'unico grande Paese sviluppato e dotato di tutte le possibilità, tecnologiche e finanziarie, per cambiare le basi su cui si fonda lo sviluppo che continua, salvo ancora limitate eccezioni locali, ad inseguire la via più tradizionale allo sviluppo, incuranti dell'inquinamento che causano a livello mondiale, tendenza ancora più marcata sotto la Presidenza Trump. La responsabilità che hanno in questa fase non è certo marginale.

La più virtuosa resta, ancora una volta, l'Europa. Nonostante una crescita economica dell'1,8% - dato che non riguarda l'Italia, evidentemente - la domanda di energia è aumentata soltanto dello 0,2%. Che stia avvenendo qui il disaccoppiamento? Può darsi, visto che, nonostante mille difficoltà e ritardi, l'UE resta il luogo dove si fanno davvero politiche per ridurre gli impatti ambientali del consumo energetico, e si ottengono risultati concreti. La crescita della domanda in Europa in termini di energia primaria ha riguardato per la maggior parte le fonti rinnovabili, mentre il ricorso al carbone continua a diminuire. Le disomogeneità al suo interno non impediscono di raggiungere risultati nel complesso interessanti, e di porsi obiettivi performanti. Il futuro non può che costruirsi su un modello fatto di minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza  e rinnovabili.
Le tendenze antieuropeiste che serpeggiano nella politica rischiano di invalidare anche questi benemeriti risultati. Aggiungiamoli alla lista, lunga, dei benefici dell'Unione quando andremo a votare il 26 maggio prossimo, magari insieme alle significative immagini delle proteste e dell'impasse in cui si sono infilati gli inglesi nel tentativo incredibile nella sua assurdità di uscire dall'Unione Europea.

L'intero Rapporto dell'IEA può essere scaricato al seguente indirizzo:

https://www.iea.org/geco/

POLITICA
Uno spiraglio da cui filtra la speranza
18 marzo 2019
Si può affermare che la partecipazione sia stata ampia, che l'entusiasmo delle migliaia di giovani presenti fosse tangibile, che i numeri descrivano la più grande manifestazione a livello mondiale; per contro si può sottolineare che la medesima verteva su un tema complesso forse non sempre analizzato nei termini dovuti, o prevedere che a fronte di tale complessità la volontà si spegnerà presto, o anche, come molti hanno fatto, che le richieste dei giovani in piazza sono già esaudite dal lavoro che la politica porta avanti, e cosa manifestate a fare.
Le considerazioni possono vertere su un aspetto o un altro, ma è un fatto che venerdì scorso, 15 marzo, si è svolta una manifestazione degna di nota: migliaia di giovani in tutto il mondo hanno chiesto azioni concrete a difesa del loro futuro (perché il futuro è loro) non sul piano dei diritti, delle retribuzioni, o di qualsiasi altra rivendicazione sacrosanta riguardante la propria condizione sociale, ma sul piano della conservazione di un ambiente naturale sulla Terra adatto al persistere della vita della nostra specie così come l'abbiamo conosciuto nelle ultime migliaia di anni, almeno dal Neolitico in poi. 
Un'iniziativa ben riuscita, partecipata, eta' media giovanissima, che ha avuto vasta eco, che può rappresentare un elemento cardine di un cambiamento, in un ambito comunque complesso e dalle conseguenze spesso indirette. Non è certo la prima manifestazione ambientalista, ma è la prima con tali caratteristiche.

Piaccia o no -  e le critiche anche aspre non sono mancate, soprattutto all'ideatrice della mobilitazione Greta Thunberg - si tratta di un evento di enorme rilevanza. Perché questo è il momento storico di una scelta radicale fra due possibilità: se continuare a portare avanti un modello di sviluppo che altera gli equilibri naturali fino a stravolgerli, o modificarlo alla radice aprendo la strada ad un paradigma diverso che non pregiudichi la nostra stessa esistenza. Il momento è questo non perché sta per cadere un asteroide, ma perché non siamo intervenuti adeguatamente nei decenni trascorsi ed ora il tempo stringe, fra gli eccessi dell'inquinamento, delle emissioni climalteranti, della temperatura che continua a salire ed il sistema climatico che continua a cambiare in modi sempre più estremi. Dai primi articoli sul riscaldamento globale generato dalle emissioni dovute alla combustione di carbone, petrolio e gas sono passati oltre quarant'anni, dall'inclusione della variabile entropia nelle tesi sullo sviluppo altrettanto, dai primi studi di Svante Arrhenius sul riscaldamento globale generato da un aumento dell'anidride carbonica in atmosfera è trascorso oltre un secolo.  Decenni durante i quali è stata costruita una crescita economica totalmente svincolata dagli effetti sull'ambiente, fino a tempi recentissimi che hanno visto l'introduzione di deboli normative non sempre rispettate, lunghi periodi durante i quali la stessa cultura prevalente ha faticato, quando non ha omesso, a trovare vie di confronto con la emergente cultura ambientalista. Tempo perso che ci avvicina sempre più al momento cruciale della scelta.

Qualcosa si sta già muovendo da tempo, e sarebbe ingiusto oltre che sbagliato non ricordare la quota di energie rinnovabili che oggi copre una parte significativa dell'energia che consumiamo in Italia, la legge contro i reati ambientali, la raccolta differenziata dei rifiuti che nel nostro Paese è in aumento ed ha complessivamente superato la metà, fino ai comportamenti individuali sicuramente più attenti che nel passato come nel caso della continua crescita del settore del cibo biologico o a km zero. Va detto che si tratta di percorsi che in un modo o nell'altro traggono la loro origine nell'area ambientalista e nell'influenza che è riuscita ad avere in politica o nelle sensibilità diffuse, ma resta un fatto che qualcosa è cambiato rispetto ad un passato anche recente. L'Unione Europea ha da sempre operato per promuovere politiche energetiche di riduzione delle emissioni climalteranti. I trattati internazionali cercano di fare lo stesso, fra mille difficoltà e Paesi fortemente inquinanti come gli USA che non aderiscono (o che aderiscono a seconda della presidenza di turno). I Paesi in via di sviluppo faticano a tenere il passo per ragioni economiche che possono essere per loro molto gravose. 

Il punto centrale del problema, in estrema sintesi, è che secondo i rilevamenti e gli studi scientifici, tutto ciò non basterà. L'atmosfera è già oggi talmente alterata dalle emissioni che se anche ci fermassimo ora dovremmo subire le conseguenze del cambiamento climatico. Occorre intervenire alla radice, orientando alla sostenibilità l'intero sistema produttivo, dei trasporti, dei servizi. Si tratta di una prospettiva di vasta portata, forse non semplice da affrontare, ma in grado di generare posti di lavoro, sviluppo inclusivo, impatti minori, un rapporto diverso con l'ambiente naturale.  Occorre interagire con i Paesi in via di sviluppo allo scopo di aiutare l'uscita delle popolazioni dalla miseria senza ripetere ciò che nel mondo occidentale abbiamo già fatto, e cioè inquinare oltre misura. 
Agire e agire per tempo, perché la posta in gioco è altissima, la stessa sopravvivenza della specie umana sulla Terra. Perché il punto è questo: difendendo l'ambiente difendiamo noi stessi. Pur avendo un profondo significato preservare l'ambiente naturale in sé - e si apre qui un tema che richiederebbe vasta analisi - è fuori da ogni dubbio il fatto che stiamo mettendo in gioco le caratteristiche naturali che ci hanno consentito di vivere, di sviluppare civiltà, cultura, società, di diventare ciò che siamo. 

La più grande sfida che l'umanità abbia mai affrontato nella storia capita ora, a fronte dei rischi enormi che essa stessa ha creato. I rischi stanno superando i benefici, i costi dei danni stanno superando gli introiti. 
Se saremo in grado di capirlo e muoverci di conseguenza saremo la generazione che ha salvato il mondo. Altrimenti non lo saremo. Tertium non datur. 



sfoglia
settembre