.
Annunci online

ClaudiaCastaldini
iI Blog su Energia e Ambiente
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 443403 volte


 

 

 

Segui su Twitter

 

 

Segui anche la mia pagina

Facebook

 

 

 

 

 

 

 

partitodemocratico.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

legambiente.it

 

legambiente.emiliaromagna.it

 

 

 

 

 

 

 *

 

 

 

Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Giovedì 14 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

Venerdì 4 dicembre 2015, alle ore 20.45,  presso il Circolo PD Passepartout di Bologna si terrà l'incontro pubblico "Quale partito per dare più forza al PD?". Partecipano: Andrea De Maria, Sandra Zampa, Salvatore Vassallo, Claudia Castaldini.      

 

Giovedì 5 novembre, alle ore 20.30, presso la sala del Circolo PD Passepartout di via Galliera 25 a Bologna, si terrà l'incontro pubblico "La politica di fronte a nuove sfide". Partecipano: Andrea De Maria, Manlio Iofrida, Umberto Mazzone, Claudia Castaldini, Fiorentino Marco Lubelli. 

 

Lunedì 14 settembre, alle ore 21.00, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Casadeipensieri organizza l'incontro pubblico "La cura della casa comune: razionalità scienza e speranza. A confronto sulla Laudato Sì di Papa Francesco". Partecipano: Carlo Galli, Umberto Mazzone, Paolo Trost, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, Elena Gaggioli. Presiede Claudia Castaldini.

 

Sabato 12 settembre, alle ore 18.30, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Parco Nord, Sala Metropolitana, "La febbre del pianeta: nuove energie contro i cambiamenti climatici", con Sergio Castellari, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, modera Ilaria Chia.

 

Venerdi 10 luglio, alle ore 18.00, appuntamento presso la sala del quartiere Porto BO), per un Incontro pubblico "Ambiente, risorse, qualità della vita nel territorio bolognese" Con Ptrizia Gabellini, Assessore all'Urbanistica e Ambiente del Comune di Bologna,, Claudia Castaldini, PD Passepartout, Elena Leti, Presidente quartiere Porto, Sergio Salsedo, Assessore Ambiente Grizzana, Anna Chiara Strappazzon, Segretaria Unione Pd Porto, Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Pd Passepartout.

 

Sabato 16 maggio, alle ore 10.30, appuntamento presso la palazzina FEA di via del Frullo, Granarolo Emilia (BO), per una visita all'impianto di smaltimento rifiuti di Hera. Con Claudio Galli, A.D. Herambiente, Claudia Castaldini, PD Passepartout.

 

Giovedì  23 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Piani energetici e Comunità solari" con Leonardo Setti, Claudia Castaldini. Presso Palazzo Vecchio, Piazza Libertà, Bagnacavallo (Lugo) 

 

Mercoledi' 25 febbraio, alle ore 18.00, presentazione del libro"Conservare il valore" . Partecipano: l'autrice Simonetta Tunesi del Comitato Scientifico di Legambiente, l'Assessore regionale all'Ambiente Paola Gazzolo, l'A.D. Di Herambiente Claudio Galli, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

Sabato 20 dicembre, alle ore 18.00, presentazione del libro"Dove i diritti stanno di casa" (Fondazione Duemila per Unicef), il cui ricavato delle vendite è destinato al progetto "Vogliamo Zero" di Unicef. Partecipano gli autori Andrea Cavalieri e Claudio Pesci, Lea Boschetti di Unicef, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

 

 

 


 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 *

 

 


 

 

 

 

 

 

Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

*

 

 

 

Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di ottobre:

 

Le Orionidi ravvivano il cielo autunnale, in questo periodo comunque ricco di pianeti, anche se non tutti in condizioni di facile osservabilità.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio prosegue ad essere ben visibile al mattino, come negli ultimi giorni di Settembre. Sorge più di un'ora prima del Sole sull'orizzonte Est. Nei giorni successivi si avvicina sempre più al Sole fino a diventare inosservabile. Si trova in congiunzione il giorno 27.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, in condizioni via via migliori. A fine mese tramonta due ore dopo il Sole.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera verso Sud-Ovest, nella costellazione del Sagittario.
 

Giove

Giove ritorna ad essere osservabile fra le luci dell'alba, sull'orizzonte orientale, nella costellazione della Vergine.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle prime ore della notte, basso in cielo a Sud-Ovest.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Sono, e resto, nel PD
20 febbraio 2017
Ho seguito un'assemblea PD nazionale molto bella lunedì scorso. Può darsi che, in casi come questi, sia facile sconfinare nella retorica qualunque cosa si dica, ma le parole espresse non sono mai casuali ed entrano nel sentire comune come alimenti in un corpo fisico, diventando nutrienti o sostanze tossiche. Preferisco i primi, che opportunamente non sono mancati in numerosi interventi. 
Non condivido alcuna scissione in queste circostanze. Credo che sia una scelta estremamente grave e negativa per tutti. Sono, e resto, nel Partito Democratico.

POLITICA
Appesi allo psicodramma del PD - ma la politica è altro
17 febbraio 2017
Che di fronte ai mille problemi quotidiani delle persone, che nel mezzo di una crisi di sistema di vasta portata, economica, sociale, ambientale, che in una fase di ripiegamento e arretramento dei partiti socialdemocratici europei che dura da anni, che in un processo culturale e politico che vede i temi e le tesi delle sinistre a livello mondiale in ombra da anni, che al cospetto di nuovi temi globali che interrogano politica e coscienze in modo impellente e in misura vasta e profonda, che in mezzo a tutto ciò gli italiani (e non solo) siano costretti a sorbirsi lo psicodramma del Partito Democratico, il Partito più grande e di gran lunga dotato delle migliori potenzialità,  su tutti i mezzi di informazione, con scadenze settimanali dei vari ultimatum, in assenza di accadimenti catastrofici e definitivi che ne giustifichino la drammaticità, è sconcertante. Per non parlare degli iscritti e dei militanti, di cui è facilmente intuibile lo stato d'animo. 
Uno spettacolo, francamente, desolante. Una mesta e sconfortante deriva dei comportamenti politici di una parte di coloro che dirigono il partito, e che mostrano di non cogliere la responsabilità che si trovano ad avere tra le mani. 

Innanzitutto, il segretario nazionale, Matteo Renzi. A lui spetta (o spettava) il compito primario di conservare e rivitalizzare l'unità del partito, coinvolgendo anche le minoranze interne a partire dalla sinistra. Cosa che non è stata fatta, anzi, è stata messa in atto una sorta di chiusura e allontanamento nella normale attività, che ha mostrato a volte aperture soltanto se tirati per la giacca. Forse, la "rottamazione" non era soltanto concepita come un turn over del personale politico, ma come un accantonamento in solaio di idee considerate vecchie e superate. Di questo ha massima responsabilità l'attuale gruppo dirigente.
In secondo luogo, alcuni dei principali esponenti della minoranza di sinistra del partito, che hanno scelto la strada delle pubbliche rivendicazioni, fino alla minaccia di scissione. Un atteggiamento comprensibile, ma sbagliato, per vari motivi. Innanzitutto, due: la strada per proporre idee nuove e  una linea politica diversa si trova dentro il partito e consiste nel fare lì una battaglia politica, e il fatto di rappresentare elettori e militanti impone di cercare vie per trovare soluzioni, non di sbandierare le proprie difficoltà mettendole in capo a tutta Italia. Il tema vero non è decidere se dividersi o no, ma verificare se la linea politica seguita sin qui è adeguata alle esigenze , e capace di rispondere a destre e populismi. 
Pier Luigi Bersani ha scritto una lettera a un giornale, L'Huffington Post, ponendo argomentazioni che evidentemente ritiene non trovino altro ascolto per via di una chiusura a prescindere; altri hanno risposto, ed è tutto un fiorire di interviste, proposte di mediazione, pareri, appelli a non dividersi. Con la conseguenza incredibile di esporre tutto il Paese ai propri problemi, mentre compito della politica sarebbe quello di risolverli. L'impatto sui cittadini non può che essere quello di aumentare la sfiducia, già da tempo elevatissima, e favorire facili populismi di cui siamo già preda. 
Faccio anch'io, dal mio piccolo - e da questo blog, che ha sempre cercato di esporre temi concreti - un appello: lasciate perdere. Ritiratevi, se non siete in grado di affrontare ciò che innanzitutto la politica inevitabilmente comporta: la responsabilità del proprio ruolo nei confronti dei cittadini. Innanzitutto, di evitare battibecchi pubblici, considerando scontato il fatto di evitare divisioni. Se vogliono leggere un appello per questo, ne consiglio uno molto bello, che condivido in pieno, oggi su Repubblica, a firma Mario Calabresi. 

Ma se la sinistra PD (ed ex-DS) vuole parlare di apertura, di considerazione delle minoranze, di confronto e di linea politica, allora ci siamo. Ricordando però loro che hanno costituito, e costituiscono tuttora, uno dei migliori esempi di consesso chiuso che si sia visto in Italia, dove la rigidità delle regole e l'anagrafe dell'appartenenza costituiscono ancora oggi i principali requisiti per la partecipazione, dove l'autoreferenzialità (attribuzione che non ho certo inventato io) è stata il logico e inevitabile sbocco di alcuni decenni di chiusura e autolimitazione culturale, prima ancora che politica. 
Vorrei sottolineare il fatto inequivocabile che se la situazione attuale non piace, essa è frutto del percorso precedente, costituito da scelte precise, da una serie di riconosciuti errori, ma soprattutto, dalla miopia di chi si è ostinato per anni a considerare altre proposte come secondarie. Da chi ha scelto di coltivare il proprio orto senza alzare gli occhi dal terreno che, nel frattempo, inaridiva. C'è bisogno di aria, e di acqua, per coltivare anche soltanto il proprio orticello, ma intorno, c'è un intero mondo dove è possibile piantare i semi. Questo non è stato fatto, nemmeno dietro sollecitazione.

Ora, attendiamo l'assemblea di domenica per sapere se ci si divide oppure no. Chiedo ai nostri dirigenti di dirci, sempre domenica, se dobbiamo rinnovare, o prendere se nuova, la tessera del PD. Così i cittadini, e i militanti, si possono regolare. Nel frattempo, questo blog, nel suo piccolo, continuerà ad occuparsi dei temi molto concreti dell'energia e dell'ambiente.

POLITICA
Le politiche ambientali contano (anche in economia e finanza)
7 febbraio 2017
1. Le politiche ambientali
E' uscito il 6 febbraio il rapporto sull'attuazione delle politiche ambientali nell'UE redatto dalla Commissione Europea "Improving the implementation of European environmental policy" (indirizzo del sito della Commissione Europea in calce). Lo scopo del rapporto, dichiarato sul sito della Commissione, è trovare nuove modalità per aiutare gli Stati membri ad applicare le regole dell'Unione, che vanno a beneficio dei cittadini, delle amministrazioni, dell'economia. Il rapporto mostra, per esempio, che la prevenzione della produzione di rifiuti resta una sfida importante per tutti gli Stati membri, o che il problema della qualità dell'aria affligge 23 Stati su 28, mentre una serie di cause all'origine delle problematiche rilevate accomunano tutti: scarso coordinamento fra i diversi livelli amministrativi, insufficienza di dati, di conoscenze, di capacità.
Risulta dal Rapporto che il nostro Paese presenta tre principali questioni da risolvere per allinearsi agli standard richiesti in sede comunitaria:  gestione delle acque reflue, soprattutto al Sud, inquinamento atmosferico, in questo caso al Nord, e lacune nel processo di designazione dei siti 'Natura 2000'. Si tratta, sottolinea l'esecutivo UE, di problemi la cui soluzione è resa più difficile da "conflitti di sovrapposizione" tra amministrazioni locali e quella centrale.
Nel documento si segnalano anche alcuni punti di eccellenza italiani, come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) sviluppati da Istat e Cnel. I problemi però restano e riguardano temi importanti, come rifiuti, acque reflue, smog nei centri urbani e designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat, su cui Bruxelles ha aperto diverse procedure di infrazione.
Il rapporto sottolinea anche il significato per l'economia di corrette politiche ambientali: l'attuazione della legislazione comunitaria in materia potrebbe far risparmiare ben 50 miliardi di euro ogni anno, in costi diretti, e indiretti come le spese sanitarie dovute a danni di origine ambientale.

Un riconoscimento delle conseguenze economiche e finanziarie di rilevanti tematiche ambientali come il cambiamento climatico viene anche dalla Banca d'Italia. Si legge su Wall Street Italia che i rischi legati al cambiamento climatico possono avere conseguenze di una certa portata anche sull’economia e i mercati finanziari non ne tengono conto, e a dirlo è il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, aprendo i lavori di un convegno sulla finanza sostenibile. 
“I mercati probabilmente stanno sottoprezzando i rischi legati al clima perché pensano che gli effetti si materializzeranno soltanto nel lungo termine. La crisi finanziaria del 2007 ci ricorda i costi sociali ed economici del sottovalutare e sottoprezzare il rischio”. Signorini ha sottolineato che il mondo si sta riscaldando ed è onere delle autorità di vigilanza finanziaria prendersi cura di tali problemi. “Questo perché gli effetti degli eventi naturali collegati al clima hanno potenzialmente conseguenze di vasta portata per l’economia e il sistema finanziario”.
Si tratta di un tema di vasta portata in cui la questione del rischio, reale e percepito, lega l'andamento dei mercati alle conoscenze scientifiche sui cambiamenti che interessano - e interesseranno in futuro - il sistema climatico. 
Tali cambiamenti influenzano sicuramente l'economia, su scala globale e su scala locale, come da anni ha mostrato il noto Rapporto Stern (Stern Rewiew Report, 2006). In uno dei suoi libri, "Un piano per salvare il pianeta" del 2009, Nicholas Stern (Professore di Economia alla London School of Economics, ed ex vicepresidente della Banca Mondiale - non precisamente un organismo di estremisti ambientalisti) scrive: "Qualcuno penserà che le turbolenze nei mercati finanziari del 2007 e del 2008 e il probabile rallentamento dell'economia mondiale dovrebbero consentire di rimandare l'azione per contenere i cambiamenti climatici, ma si tratta di un errore madornale. La lezione da trarre dall'attuale disastro finanziario dovrebbe essere che il pericolo sta nell'ignorare o nel non riuscire a cogliere l'accumularsi dei fattori di rischio. La crisi economica di oggi si andava preparando da quindici o venti anni. Se rimandassimo ulteriormente l'azione contro i cambiamenti climatici per altri quindici o venti anni, ci troveremmo poi a un punto di partenza molto più difficile e rischioso." 
Tutto ciò è ancora valido. In questi anni, sono stati fatti alcuni passi in avanti, ma non bastano certo. E' indispensabile proseguire nella strada scelta consolidandone le caratteristiche già presenti e sperimentandone di nuove, senza dimenticare che il rischio di un'involuzione è sempre presente.

I siti citati sono:
la Commissione Europea www.ec.europa.eu
Wall Street It. wallstreetitalia.com


2. Il Piano Lupo
Le Regioni, in sede di Conferenza Stato Regioni, hanno chiesto e ottenuto dal Governo il rinvio dell'esame del Piano per la tutela e la gestione del lupo, allo scopo di correggere la parte contestata che prevede la possibilità di avviare piani di abbattimento selettivo. Si tratta di un passo in avanti molto importante, per evitare una linea sbagliata nella gestione, e nella convivenza, con il grande predatore nel nostro Paese. Attendiamo gli sviluppi. Speriamo bene. 

POLITICA
Al PD serve un Congresso, e una discussione vera, prima del voto
31 gennaio 2017
Andare alle urne senza fare un congresso vero non soltanto ha le potenzialità distruttive di un terremoto nel PD, ma sarebbe l'ennesima conferma dell'assenza di una visione di presente e di futuro per la società e di un progetto politico in grado di tentarne la realizzazione. Ci saranno pure le scadenze scritte fra le regole, ma la politica ha il compito di cercare, e se possibile trovare, risposte adeguate alle domande dei cittadini, e fra queste c'è quella di chiarire per quali formazioni politiche sono chiamati al voto dopo che a grande maggioranza hanno bocciato la linea politica del governo, e del PD appunto, soltanto pochi mesi prima.

Una formazione politica dovrebbe presentarsi ai cittadini con una sua identità, una sua visione del mondo e della società del proprio Paese, con un suo progetto politico ed i suoi mezzi da mettere in campo per attuarlo. Chi siamo, cosa vogliamo, perché siamo qui. E, se possibile, con l'anima.
Tutto ciò non è per nulla evidente nel Partito Democratico, in un percorso, anche di governo, che passa da elementi sporadici riferibili ad una socialdemocrazia ad altri ispirati ad un liberismo a tratti populista - e di rimessa, rispetto ai veri depositari. Per arrivare a definire questi tratti è indispensabile promuovere una cultura politica, di cui ad oggi non si vede traccia. Questo sarebbe davvero un elemento capace di aprire nuove prospettive e di riempire un vuoto nella società italiana che ha pesanti conseguenze.
Dal canto suo, il PD è un partito che ha perso moltissimi iscritti, reduce da una serie di sconfitte, frammentato al suo interno, per lo più distaccato dai territori, dove il disincanto per la politica non viene certo superato dalle catene di comando e dai capi area che decidono i nomi da promuovere per le prossime liste dei candidati da presentare ai cittadini. Candidati che, poi, si trovano sempre a competere tra loro per ottenere i voti nello stesso bacino elettorale, senza mai riuscire ad allargarlo (anzi, riuscendo magari a ridurlo).
Al minimo, nel PD è necessaria una discussione vera, politica, che affronti i principali passaggi che hanno caratterizzato le fasi recenti e costruisca una proposta progettuale su cui operare e da presentare alla cittadinanza. Una proposta politica che mostri la volontà e la capacità di tratteggiare un disegno per la società, per il presente e per l'immediato futuro, almeno, che sia frutto di un'elaborazione e magari figlia di un'idea.
Pensare di evitare questo passaggio e andare alle elezioni sorvolando su eventi di grande rilievo politico è un'assurdità che rischia di travolgere ciò che resta; davvero sarebbe poi difficile una ripartenza che non sia priva di senso. Condivido la previsione che ormai molti fanno: andare alle urne restando sulla stessa strada percorsa finora significa andare verso una dolorosa sconfitta.
In realtà, il Partito Democratico ha le potenzialità per fare tutto questo. Occorre effettuare delle scelte che portino in questa direzione. Fra queste, non può esserci la prospettiva di una scissione, che riporterebbe indietro le lancette dell'orologio precipitando la sinistra nel circolo chiuso di una sorta di "coazione a ripetere" errori già visti e sperimentati, senza la capacità di aprire strade che siano in grado di trovare soluzioni. 
La sinistra ha grandi responsabilità nei confronti del Paese: innanzitutto, quella di esistere. In secondo luogo, quella di rappresentare temi e istanze importantissime nel mondo di oggi. Per fare questo è necessario, unire, aprirsi, costruire ponti, mostrare disponibilità all'ascolto. La famosa autoreferenzialita' deve diventare un ricordo. E' necessario includere


POLITICA
Inaccettabili i nuovi abbattimenti previsti dal Piano Lupo
23 gennaio 2017
Il Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia proposto dal Ministero dell’Ambiente, prevede la possibilità da parte delle Regioni di applicare la deroga alla normativa vigente per la tutela della specie, attuando abbattimenti in modo "legale". Ne abbiamo già parlato in questo blog (post del 20/7/2016).
La Conferenza Stato Regioni si appresta ad approvare il Piano il prossimo 24 gennaio.

Un'iniziativa di questo genere è un coacervo di errori legati alla gestione della fauna selvatica, che insieme ne formano uno ancora più grave: l'apertura alla sottocultura dell'intervento venatorio come mezzo per equilibrare gli squilibri ecologici che noi stessi abbiamo causato, e alle sottoculture collaterali che diffondono fandonie ad arte invece di promuovere un approccio scientifico della questione. La prima di queste vorrebbe che i lupi fossero stati introdotti nel nostro Paese, mentre in realtà si tratta di esemplari autoctoni, "nostri", diffusisi a seguito di una buona normativa di tutela. Una normativa così buona che ora la si vorrebbe scavalcare, per un ritorno indietro nel tempo che sa di oscurantismo più che di una moderna disciplina della fauna selvatica e dei suoi equilibri ecologici. 

Il bracconaggio del lupo esiste già, purtroppo.  Sono oltre 300 i lupi vittime ogni anno in Italia di atti illegali o di investimenti stradali. Si tratta di un numero destinato ad aumentare, secondo il WWF, con l’attuazione del Piano che non prevede più il limite del 5% di abbattimenti l’anno, rispetto alla popolazione massima stimata - 70 lupi rispetto a una popolazione complessiva di 1600 lupi, indicata dallo stesso Piano. Saranno infatti le Regioni ad avere la facoltà di decidere il numero degli abbattimenti consentiti, in deroga alle norme comunitarie e nazionali, nel proprio territorio. 
Questo punto è inaccettabile. La tutela dell'ambiente e della fauna hanno rilievo nazionale e sovranazionale, sono patrimonio di tutti, e non è pensabile che ciascuna Regione italiana decida se avere lupi sul proprio territorio oppure no. Su questo punto auspico un intervento del Ministro dell'Ambiente Galletti.

Vale la pena di ricordare che sono numerosi gli interventi possibili per proteggere gli allevatori e il loro bestiame, che gli Enti locali conoscono e possono utilizzare per costruire modelli e reti di aiuto e supporto agli allevatori stessi. La caccia al lupo non è fra questi. Vale la pena di ricordare che l'eccedenza di ungulati (forse qualcuno ricorda l'importazione a scopo venatorio di cinghiali dai paesi dell'est) richiede una forma di equilibrio ecologico con la presenza dei predatori, e infine, che il numero stimato di lupi in Italia non è certo eccessivo.

Ma sopra tutto, sta la scarsissima cultura ecologica e di tutela del territorio che devasta - letteralmente, come si vede in questi giorni in Abruzzo - il Bel Paese. Se la combinazione di neve e terremoto non è frequente e in questo caso particolarmente intensa, va detto che non è nemmeno così improbabile che avvenga in una regione di montagna e altamente sismica. D'inverno nevica, e le faglie si muovono, e continueranno a farlo. Spetta a noi iniziare ad approfondire i grandi temi ambientali, e ad operare di conseguenza, introducendo nel linguaggio della politica (è lì che si prendono le decisioni) quello della tutela del territorio, dell'ambiente, dell'equilibrio della fauna, della prevenzione dei rischi, a partire da quelli più grandi. 

Sono 190mila i cittadini che hanno aderito alla petizione del Wwf chiedendo di non autorizzare l’abbattimento dei lupi. Si possono leggere ulteriori informazioni sul sito:

www.wwf.it

PS: suscita meraviglia l'azione di soccorso in emergenza condotta in questi giorni fra gli enormi disagi in Abruzzo. Agli uomini e alle donne dei soccorsi va un ringraziamento particolare. La loro azione sarà indimenticabile.

POLITICA
Il metodo scientifico (ovvero, come difendersi dagli oroscopi e dai tribunali popolari)
16 gennaio 2017
Nell'epoca della rete globale, attraverso la quale si veicolano informazioni di ogni tipo, invece dei tribunali popolari per decidere qual è la "verità" o di nuove conoscenze inseribili nell'ambito oscuro della "post-verità" sarebbe opportuno rifarsi al metodo scientifico per discernere ciò che è fondato nella realtà fisica da ciò che non lo è. Siamo il Paese di Galileo Galilei, ma pare che nessuno lo sappia. 

Dalle scie chimiche, di cui voleva interessare i Parlamenti italiano e comunitario un esponente 5stelle,  agli oroscopi per il nuovo anno è tutto un fiorire di teorie infondate, mentre quelle fondate, dall'effetto-serra a Darwin all'inesistente struttura reale delle costellazioni (sono un effetto ottico prospettico), vengono messe in discussione da dirigenti di primo piano, fra cui alcuni Presidenti USA (che dovrebbero come minimo informarsi) o managers di compagnie con interessi economici conflittuali, senza che nessuno abbia nulla da ridire. Nella confusione generale, salta fuori nientemeno che la proposta avanzata da Beppe Grillo di istituire "tribunali popolari" per decidere qual è la famosa "verità": una proposta che, oltre ad essere in odore di ventennio fascista, profuma di medioevo oscuro, altro che civiltà tecnologica. Tempi da caccia alle streghe - che erano, come è noto, coloro che non si attenevano ai dogmi della "verità" dell'epoca. Se la democrazia diretta attraverso Internet porta a questo, forse è opportuno fermarsi e rifletterci su.
Eppure, siamo un Paese di scienziati, filosofi, naturalisti. Da Lucrezio, che era contemporaneo di Giulio Cesare, al Rinascimento di Giordano Bruno e Galilei, passando per Galvani, Volta, Aldrovandi, Marsili, Cassini, fino ai tempi moderni di Fermi, e a quelli recenti di Rubbia. Stante il fatto riconosciuto che la Divina Commedia è stupenda, a quando la lettura pubblica di un dialogo galileiano? Così, almeno da farci un'idea di cos'è il metodo scientifico (o galileiano, appunto). Per capire che nella ricerca di come vanno realmente le cose ci vogliono le prove, verificabili da chiunque lo voglia, mentre non basta un'idea generica, nemmeno se trasmessa dalla rete. Occorre uno studio appropriato, e pazienza se fa parte del sistema, dell'"establishment". Vorrà dire che, in quel caso, il sistema ha funzionato. Può accadere che, in altri casi, il sistema non abbia funzionato a dovere, e che un certo studio, o una certa teoria, vadano corretti. Ma portando le prove. Ciò che fece precisamente Galileo. 
Lo fece al costo di sopportare due processi e il rischio di morire (come accadde pochi anni prima a Giordano Bruno); in sostanza una vera e propria persecuzione condotta ai suoi danni dalla Chiesa Cattolica, che si compì con l'umiliazione dell'abiura. La Chiesa ha, 359 anni dopo, ritrattato tutto, riabilitato Galileo e chiesto scusa. Si è trattato di un'operazione davvero meritoria. Ma il sospetto che fatti del genere abbiano influito sulla cultura del tempo e su quella a venire, fino ai nostri giorni, ponendo la cultura scientifica al di fuori di quella prevalente e costruendo l'artificiosa distinzione con la cultura "umanistica" rimane tutto. Si è trattato di un danno alla cultura del nostro Paese difficilmente misurabile, che esprime ancora le sue conseguenze nella bassa percentuale di prodotto interno lordo destinata alla ricerca, nella quasi assenza di una politica per la ricerca stessa, nello scarsissimo interesse del mondo politico, ma soprattutto nell'assenza di un livello minimo condiviso di cultura scientifica.

Viviamo in una civiltà tecnologica avanzata in cui la maggioranza delle persone non possiede le competenze di base per gestirla. Competenze che dovrebbero essere trasmesse certamente con maggior attenzione dalla scuola, ma anche da tutti i canali attraverso cui si diffonde la cultura di massa, i mass media - magari al posto di maghi e oroscopi. Questo è un enorme problema per la nostra democrazia. Un problema di cui non si parla. Per affrontarlo occorre superare l'ostacolo, alzare il velo. 
Cosa sia la "verità" l'uomo se lo chiede da millenni e ancora non ha trovato risposte adeguate, ma cosa sia la realtà scientifica è una domanda che ha trovato risposta da quattro secoli, e pare che funzioni.

POLITICA
La socialdemocrazia e' in pericolo (ma non da oggi)
7 gennaio 2017
La socialdemocrazia europea è in pericolo, secondo quanto sostiene Martin Schulz, e a dire il vero, secondo quanto molti di noi sospettano da molti anni. Si legge su L'Unità.tv che il presidente uscente del Parlamento europeo ha avvertito che “non è mai stata minacciata apertamente come oggi”, e che per difenderla, ha spiegato, “occorre adottare principi di giustizia sociale ed economica nel quadro della globalizzazione”. La disperazione delle persone porta alla radicalizzazione, pertanto, spiega Schulz, la democrazia deve garantire protezione sociale.

Credo che la progressiva sparizione della sinistra socialista e democratica - perché di questo si tratta - dal panorama politico, sociale e culturale del vecchio continente, compreso il nostro Paese, sia un tema enorme, su cui occorre soffermarsi con attenzione e capacità di analisi con quanto per contro ha avuto il sopravvento da almeno trent'anni e non sembra entrare in difficoltà nonostante la crisi e le evidenti iniquità, ingiustizie, diseconomie che produce.  In una lezione tenuta alcuni mesi fa alla Fondazione Gramsci di Bologna, Marc Lazar ha affermato che "l'offerta socialdemocratica non è più attraente". In estrema sintesi, Lazar ritiene che, a causa di strategie incerte fra opzioni centriste o più a sinistra, di obiettivi che su un piano generale non sono più propri soltanto della socialdemocrazia come il welfare, di un modello organizzativo superato, e di una carenza di idealità che si spinge fino ad una crisi di identità, le formazioni politiche d'ispirazione socialdemocratica non sono riuscite a seguire la trasformazione del capitalismo, la finanziarizzazione dell'economia, non sono riuscite a trovare risposte alle nuove sfide come l'immigrazione, le nuove forme di impiego, il terrorismo, la questione ambientale, la stessa crisi economica che perdura da anni. Ciascuno di questi aspetti del tema meriterebbe una trattazione approfondita a sè stante, ma tutti messi insieme formano un ambito caratterizzato da una fragilità complessiva a cui fa da controparte la solida struttura della costruzione neoliberista che da trent'anni ha posto l'individuo e la competizione al centro del quadro sociale, politico e culturale, sorretta da fondamenta fatte di teorie economiche che nessuno ancora si sogna di mettere in discussione nonostante l'evidente fallacia.  Ad essi si aggiungono le peculiarità della società italiana, per quanto riguarda il nostro Paese (ma non solo, per l'influenza che hanno), che trasciniamo dall'epoca del miracolo economico e che Fabrizio Barca ha felicemente sintetizzato con l'espressione "compromesso senza riforme": una struttura capace di successi nel breve periodo, e incapace di definire una direzione chiara di politica economica sulla lunga distanza temporale e di portare l'Italia fra i Paesi avanzati in ambiti irrinunciabili come la ricerca o la formazione. Si è trattato di una fase che ha saputo funzionare nell'immediato, nella fattispecie nel periodo post-bellico e fino agli anni '80, ma che in seguito avrebbe avuto bisogno di riforme che non siamo stati capaci di realizzare, se non in minima parte. Le difficoltà economiche derivanti esclusivamente dal nostro specifico assetto sono perciò state spesso interpretate all'interno del pensiero mainstream economico del periodo, aggravando i problemi senza nemmeno tentare di risolverli. Penso in realtà che non siano mancati i governi - o la rappresentanza politica in genere - consapevoli e determinati ad intervenire in senso riformista, ma situazione politica, sempre complicata, ha fatto il resto. 

Ora e' necessario domandarsi principalmente due cose: come andare avanti nel nostro Paese ed in Europa, e come ricostruire l'area politica socialista, riformista, democratica a partire dai suoi stessi principi - e assumendo, come fa chi scrive, che proprio li' possano trovarsi le risposte che andiamo cercando. Per fare questo, e' necessaria in via prioritaria un'analisi dei percorsi effettuati, delle cause dei problemi, degli errori fatti, e della situazione attuale che ne è frutto. C'è una nuova produzione culturale da qualche tempo che va in questa direzione, con notevoli spunti, approfondimenti, e ragionamenti.
E' indispensabile un'analisi che consenta vari punti di vista  - non soltanto il pensiero dominante ormai quasi unico - capaci di un racconto del presente che sia autonomo, e aperto alla creazione di elementi di una costruzione culturale alla quale diventi possibile intrecciare nuovi fili formanti una linea economica e una linea politica. Attribuendo soltanto a quest'ultima il "primato" sulle decisioni da assumere.

L'articolo su quanto ha detto Martin Schulz si trova sul sito dell'Unita':
www.unita.tv

SOCIETA'
Valutare il Benessere Equo e Sostenibile richiede diversi parametri - non solo il Pil
28 dicembre 2016
Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile 2016 di Istat mostra un quadro completo e integrato dei numerosi fattori che formano la qualità della vita nel nostro Paese, attraverso una serie di indicatori di tipo economico, sociale, ambientale. Il tipo ambientale, in particolare, ha visto crescere il proprio ruolo e la propria influenza sul benessere individuale e collettivo, un fatto oggettivo che rientra nei contesti delineati nei vari Rapporti fino a quest'ultimo, il quarto. 
Le misure del benessere, che riguardano molti ambiti dall'istruzione al lavoro, dalla salute all'economia, dalla sicurezza all'ambiente e al paesaggio, presentate, secondo quanto riporta il Rapporto, sono  "state implementate e sviluppate dall’Istat a partire dal 2010, a valle di un ampio e articolato dibattito che ha coinvolto istituzioni, mondo della ricerca e organismi della societa` civile sul tema della misurazione del benessere individuale e sociale. Il quadro composito di misurazioni che ne e` scaturito e` orientato a supportare il dibattito pubblico e le scelte di policy, obiettivo rafforzato dalla nuova legge di bilancio, la quale prevede esplicitamente di misurare l’efficacia delle politiche pubbliche anche attraverso i loro effetti sugli indicatori di benessere."

Quest´anno dunque il Rapporto si inserisce in un contesto che presenta due importanti novità: l´inclusione degli indicatori di benessere equo e sostenibile tra gli strumenti di programmazione della politica economica nazionale, come previsto dalla riforma della Legge di bilancio, entrata in vigore nel settembre 2016, e l´approvazione da parte delle Nazioni Unite dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile contenente 17 obiettivi (SDG, Sustainable Development Goals) di sostenibilità a livello mondiale.

Per quanto riguarda l'ambiente, il titolo del capitolo riassume la situazione nel nostro Paese: "Segnali di miglioramento ma persistono ritardi e difficoltà strutturali". Il capitolo inizia poi con le seguenti parole: "Nel nostro Paese vi e` ancora una forte disparita` nell’ampiezza e nell’intensita` delle risposte alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente, in gran parte riconducibili ad azioni tese all’adeguamento a normative europee e al governo di specifiche emergenze ambientali.
Tra gli avanzamenti registrati nel periodo recente sono da citare il livello relativamente elevato raggiunto dalla disponibilita` di aree verdi urbane accessibili ai cittadini e delle aree naturali protette, pari ormai a piu` del 20% del territorio nazionale. Cresce complessivamente negli anni la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, nonostante il calo registrato nell’ultimo anno, mentre si contraggono le emissioni di gas serra e il consumo di materiale interno. Questi miglioramenti si manifestano in un contesto di crescente sensibilita` della popolazione italiana nei confronti delle problematiche ambientali.
E` evidente, tuttavia, la necessita` di interventi strutturali e completi su tutto il territorio. Nel settore dei rifiuti urbani si riduce la quota dello smaltimento in discarica, che rimane comunque elevata nel Mezzogiorno. Resta anche alta la dispersione di acqua potabile dalle reti di distribuzione comunale e la quota di acque reflue urbane non trattate da impianti di depurazione di tipo secondario o avanzato. In generale, emergono diverse aree del Paese in cui la popolazione vive una significativa esposizione ad eventi di grande impatto sulla tenuta del territorio e sulla sicurezza."
I miglioramenti ci sono, e fa piacere, ma non bastano, soprattutto in un'ottica di sistema estesa a tutto il territorio nazionale. Seguono infatti numerosi dati che delineano un quadro molto variegato. 
Il capitolo dedicato all'ambiente è preceduto da quello sul paesaggio e patrimonio culturale dall'eloquente titolo "Segnali di arretramento nella tutela e valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale", e seguito da un altro ambito tanto importante quanto poco presente nell'agenda politica come la ricerca, presentato con tre chiarissime parole "Innovare rimane difficile".

Il ruolo degli indicatori statistici come strumento per orientare e influenzare i processi decisionali è un tema attuale e degno di nota, considerando che gli indicatori di natura socio-economica e ambientale possono fornire informazioni importanti per capire la qualità della vita delle persone in alternativa o in aggiunta al Pil o ad altri parametri economici entrati da tempo nelle analisi e nelle decisioni politiche, ma su cui cade l'ombra di non rappresentare la totalità dei dati necessari ad individuare il benessere delle persone. Il dibattito è in corso da molti anni; sarebbe tempo ormai di acquisire e includere nelle analisi parametri diversi che consentano di dipingere un quadro più ampio e maggiormente rispondente alla realtà.

Il Rapporto si può scaricare sul sito dell'Istat: www.istat.it


ECONOMIA
Luci ed ombre nel nuovo pacchetto energia della Commissione Europea
17 dicembre 2016
La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure "per mantenere l'Unione Europea competitiva mentre la transizione verso le energie pulite sta cambiando i mercati energetici globali", come si legge sul sito (gli indirizzi sono in calce). 
Il nuovo pacchetto energia, denominato “Energia pulita per tutti gli europei”, delinea le nuove vie comunitarie che seguiranno le rinnovabili, l'efficienza, il mercato elettrico e i trasporti, attraverso una serie di documenti che compongono il quadro d'intervento della Commissione Europea sul tema energetico.
La Commissione afferma la volontà che l'UE sia guida del processo transitorio verso un sistema ad energia pulita, e non sia soltanto capace di adattarvisi. Da ciò consegue l'impegno di tagliare di almeno il 40% al 2030 le emissioni di CO2, accompagnandolo da un processo di modernizzazione dell'economia che consenta crescita e lavoro per tutti i cittadini dell'Unione. Gli obiettivi da raggiungere in tal quadro sono tre: porre al primo posto l'efficienza energetica, raggiungere la leadership nelle energie rinnovabili, e costruire un mercato favorevole per i consumatori. 
Tra gli elementi più qualificanti del pacchetto energia, l’introduzione di un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica: una riduzione del 30% dei consumi energetici entro il 2030.  Si tratta di un provvedimento atteso da tempo. Nessuna modifica invece per le rinnovabili, il cui traguardo rimane al  27%, nonostante l’UE possa contare fin da oggi su una percentuale intorno al 24%. La scelta sembra dunque quella di non accelerare sulle energie verdi, considerazione che appare supportata anche dalla proposta di aggiornamento della Direttiva rinnovabili, dove viene inserita una misura sulla priorità di dispaccio, che prevede che nei Paesi con una quota di rinnovabili già ampia (del 15%) i nuovi impianti eolici e fotovoltaici non abbiano più diritto di precedenza sulle fonti fossili. La disposizione continuerà a valere solo per le centrali già esistenti e su piccola scala. 
In favore delle fonti fossili, invece, va l’estensione a tutti gli Stati membri del capacity payment, vincolato però a precisi limiti di emissione: gli impianti non devono emettere più di 550g di CO2 per kWh prodotto. Una misura che colpisce le centrali più vecchie ed obsolete, aprendo invece alla remunerazione della capacità impiegata per quelle più recenti. 
Per raggiungere il nuovo obiettivo di efficenza energetica del 30% al 2030, il pacchetto energia richiede anche un impegno sull'efficentamento degli edifici, a partire dagli standard per gli edifici ad energia quasi zero (Near Zero Energy Buildings), che include per i nuovi edifici la generazione di elettricità sul posto, e le infrastrutture necessarie alla mobilità elettrica, oltre a sistemi per riscaldamento, produzione di acqua calda, condizionamento e raffrescamento.
Anche i trasporti sono inclusi nei nuovi provvedimenti. Per esempio, si prevede che la mobilità elettrica entri a pieno titolo nella progettazione edilizia urbana. Secondo le nuove misure, tutti gli edifici non residenziali, di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante, qualora dispongano di più di dieci posti auto, devono predisporne almeno uno ogni dieci con punti di ricarica elettrica. Gli Stati membri possono a loro discrezione estendere o meno questa normativa alle PMI.
La Commissione Europea pone, infine, l'accento sulla riforma del mercato dell'energia che dovrebbe modificare il ruolo dei consumatori europei, rendendoli "protagonisti centrali sui mercati dell’energia del futuro". I consumatori, infatti, secondo le nuove norme avranno la possibilità di produrre e vendere energia autonomamente, grazie a misure di revisione del mercato elettrico, mentre maggior conoscenza e chiarezza dovrebbe giungere dalla diffusione di contatori intelligenti, bollette chiare e condizioni di commutazione più facili. Negli intenti della Commissione si rileva anche l'indicazione del passaggio alla concorrenza effettiva, rimuovendo l'intervento pubblico sui prezzi, da realizzarsi secondo un percorso graduale.
La Commissione europea prevede che il pacchetto invernale mobiliti fino a 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati all’anno a partire dal 2021. Se le stime venissero rispettate si produrrebbe un aumento dell’1% del PIL nel prossimo decennio. 
Per quanto riguarda la transizione alle fonti rinnovabili, si delinea un quadro a luci ed ombre. Alcuni provvedimenti sono sicuramente positivi, altri più discutibili nell'ottica della decarbonizzazione del sistema energetico. 

Per i dettagli, si possono consultare i seguenti siti, dove è possibile scaricare i documenti relativi:

https://ec.europa.eu/energy/en/news/clean-energy-all-europeans-top-topic-eu-energy-council


https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition


POLITICA
Auguri a Paolo Gentiloni
12 dicembre 2016
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato della formazione di un nuovo governo Paolo Gentiloni, che ha accettato con riserva, come da prassi.
Nel quadro della sua estesa attività, in cui ha già ricoperto incarichi di governo come Ministro, nel governo Prodi e nel governo Renzi, Gentiloni è un esponente ambientalista da molti anni, durante i quali ha fra l'altro diretto la rivista di Legambiente "La Nuova Ecologia" per otto anni, dal 1984 al 1992.
A lui vanno i migliori auguri di buon lavoro per un ruolo delicato in un momento difficile ed importante della vita politica e sociale del nostro Paese.

POLITICA
Una Riforma non voluta. Una sinistra che deve ritrovare se' stessa
5 dicembre 2016
La proposta di riforma della Costituzione voluta dal Governo è stata sommersa, se non proprio da una valanga, da un’ampia maggioranza di No. E’ del tutto evidente che il messaggio positivo lanciato dal Governo a sostegno della riforma, e su cui Matteo Renzi si è speso moltissimo nei mesi scorsi, non è stato accettato. La riforma viene respinta, e Renzi stesso ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio. Cade il Governo, sostenuto da una maggioranza di cui il principale partito è il PD. 
Questi sono i fatti delle ultime ore. 
Ma c’è un percorso che ha portato fin lì. Un percorso lungo, che ha origine nel Partito Democratico e nella “mancata vittoria” alle elezioni del 2013, complice una legge elettorale assurda voluta dalla destra per ostacolare la sinistra, in spregio al bene dell’Italia che dovrebbe includere la stabilità, e che affonda le sue radici nelle divisioni a sinistra, anche nello stesso partito, persino nella stessa area politica. La sinistra italiana è in difficoltà da anni, un lungo periodo durante il quale non ha saputo uscire da un’ampia e diffusa rete culturale e politica i cui nodi sono strutturalmente elementi di destra, per ri-annodare i fili di una cultura propria. Non sarebbe giusto attribuire tutte le responsabilità a chi è venuto dopo, in tempi più recenti. Ma chi ha preso in mano le redini da qualche anno ha commesso un errore fondamentale: pensare di fare piazza pulita di tutto ciò che c’era prima, "rottamare" persone, idee e il loro percorso storico, in nome di un agire veloce e senza ostacoli. Evitare la condivisione all’interno del proprio partito come fosse un danno, escludere gli altri e le loro idee per avanzare liberamente in una direzione erroneamente ritenuta l'unica possibile.
Questo modo di pensare e di agire è sbagliato, perché porta all’errore fatale (come sta capitando ora), ma soprattutto va detto che è un modo di pensare e di agire di destra. Credo che questo sia un punto fondamentale: il “fare”, spedito, libero, meno regole, meno lacci, meno confronti, persino meno “pastoie” o “paludi” (come ama dire Renzi) è un concetto sostanzialmente ed epistemologicamente di destra. 
Un concetto di destra non può funzionare in un partito di sinistra, in cui almeno la maggior parte dei suoi aderenti è di sinistra e possiede una diversa cultura democratica.  A meno che non se ne vadano – cosa che in molti hanno fatto e stanno facendo – e il partito non assuma progressivamente un diverso colore politico. Da tempo si temeva questa deriva progressiva e spesso silenziosa, all’apparenza quasi inevitabile, che ora è stata di colpo fermata, complice proprio l’ormai ex-presidente del Consiglio che ha tentato il passo troppo lungo. La democrazia ha le sue regole, e si difende bene da sola, almeno nelle condizioni normali. Possiamo quindi affermare che il concetto non può funzionare - se avevamo dei dubbi, ora sono fugati - nemmeno in una società democratica, a meno che essa non scelga deliberatamente una rappresentanza di destra.
Ora però nasce il problema di cosa fare, come procedere per il bene del nostro Paese, senza ulteriori danni. Proprio per evitare questa fase di incertezza con la caduta del Governo in carica, ho scelto il Sì al voto, come hanno fatto in tanti pur non entusiasti della riforma e meno ancora del suo intreccio con la legge elettorale detta “Italicum”, che ha certo contribuito ad approfondire le criticità della riforma stessa. L’accordo raggiunto nel PD per modificarla è stato l’elemento che poteva garantire un percorso possibile, e ne va dato merito a coloro che si sono impegnati per ottenerlo, ma non è bastato per la maggioranza degli italiani. In molti non hanno in realtà creduto che sarebbe poi stato ottemperato (ho ricevuto diversi commenti in tal senso). Il tentativo non è stato nemmeno sostenuto da una parte della sinistra del partito, schieratasi in favore del No a prescindere da qualsiasi accordo o intervento di modifica.

Ora, coloro che dirigono il Partito Democratico, e Matteo Renzi in primis che ne è anche il Segretario nazionale, hanno la responsabilità di spiegare al Paese per quale ragione è stata scelta una strada così discosta dal sentire comune, ed è stata perseguita con tale determinazione. Non sono state ascoltate le critiche e le obiezioni che provenivano dalla minoranza di sinistra del partito, evidentemente non così sprovveduta come alcuni sembrano ritenere. 
Per quanto invece riguarda la sinistra, credo che sia giunto il momento di attrezzarsi per costruire ciò che ora manca, e manca da tempo: una nuova area politica aperta alla partecipazione, capace di superare strutture gerarchiche fossili e inadeguate al mondo moderno, vicina alle persone, capace di analisi, elaborazione e proposta politica. Non si tratta soltanto di riprendersi un ruolo politico, ma di coprire una mancanza enorme ed evidente nella società italiana. Essa non aspetta il Partito della Nazione, ma vuole con forza una formazione di sinistra riformista e socialdemocratica adatta al mondo di oggi. Mentre nella vicina Austria diventa Presidente addirittura un esponente ecologista, a dimostrare con i fatti che la sinistra riformista, europeista, inclusiva, ambientalista esiste, e può persino vincere.



SCIENZA
Un'enorme armatura da un milardo e mezzo di euro
1 dicembre 2016

La più grande struttura mobile mai costruita ora copre quel che resta del peggior incidente nucleare della Storia, colorando di metallo con un enorme arco dall’aria avveniristica l’atmosfera già inquietante della cittadina fantasma di Chernobyl.

Si tratta del nuovo “sarcofago” (il nome parla da sé) che ricopre il reattore esploso il 26 aprile del 1986 nella centrale nucleare, costruito per risolvere i problemi di stabilità e sicurezza della vecchia struttura in calcestruzzo.  Le continue perdite radioattive hanno portato alla decisione di realizzare una nuova struttura, finanziata dalla comunità internazionale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. L’opera pare che sia costata, secondo quanto si apprende dalla stampa, oltre un miliardo e mezzo di euro.

Il disastro occorso alla centrale di Chernobyl per le sue caratteristiche è ancora in corso, avendo generato una dispersione nell’ambiente di radionuclidi ancora attivi, in una vasta area che superò sin dai primi momenti i confini territoriali. Il pericolo rappresentato dal nocciolo del reattore esploso è ancora un pericolo gravissimo, destinato a durare moltissimo, ben oltre i 100 anni di sicurezza garantiti dal nuovo contenitore.

La costruzione del nuovo sarcofago ha rappresentato una sfida ingegneristica di non poco conto: un’enorme struttura ad arco in acciaio e cemento, alta 105 metri, lunga 150 metri, e larga 258 metri è stata costruita vicino al reattore esploso ed al vecchio sarcofago che lo ricopre, su cui è stata fatta scivolare grazie a binari appositi (come mostra la figura).




SOCIETA'
1.Troppi spari in Italia alle specie protette (a partire dall'Ibis) 2.Una sfida che diventa aberrante
23 novembre 2016

1.

Sul sito del progetto europeo di reintroduzione dell’Ibis eremita, nell’ambito del programma Life+ Biodiversità dell’Unione Europea – sito internazionale scritto in italiano, inglese, tedesco; l’indirizzo è riportato in calce – c’è un allarme riguardante il nostro Paese: c’è scritto letteralmente “in Italia bracconaggio su larga scala”, e c’è anche una petizione dal titolo “Stop al bracconaggio in Italia”, dove si può firmare per chiedere che cessi l’uccisione della specie protetta. Nel nostro Paese, infatti, sono già cinque gli Ibis colpiti dai bracconieri.

Come si può leggere sul sito, l’Ibis eremita è una specie migratrice che era presente nell’Europa centrale fino al XVII secolo, e poi estinta per la caccia indiscriminata. Oggi l’Ibis eremita è una delle specie più minacciate a livello mondiale, ed un progetto dell’Unione Europea, con partner in Italia, in Austria, ed in Germania, prevede di reintrodurla in Europa.

Obiettivo del progetto è la reintroduzione entro il 2019 di questo uccello migratore, basandosi su uno studio di fattibilità elaborato a seguito di un esperienza decennale sviluppata nell’ambito del progetto di conservazione della specie dal gruppo Waldrappteam. Fra le misure, l’attuazione di interventi contro la caccia illegale a carico dell’Ibis eremita, in particolare in Italia.

Secondo il programma, oltre 120 Ibis eremita migreranno tra le pendici settentrionali delle Alpi e l’area di svernamento in Toscana. Una prima piccola colonia riproduttiva è già stata creata presso Burghausen in Baviera. Altre due colonie riproduttive verranno create presso Kuhl/Salisburgo ed Überlingen/Baden- Württemberg. Dal 2014  in poi sono in programma sei migrazioni guidate dall’uomo che partiranno dalle varie aree riproduttive fino al sito di svernamento comune.

Dunque, si prevede di rivedere l’Ibis eremita in volto nei nostri cieli, come era un tempo, secondo un progetto molto moderno. Non fosse che il progetto rischia di fallire perché nel nostro Paese gli sparano.

Se i bracconieri/cacciatori dell’Italia saranno la causa del fallimento del progetto, perché praticano la caccia illegale a specie protette, allora siamo di fronte ad almeno due problemi: uno, un tema di fondo riguardante la civiltà dell’attività venatoria nel nostro Paese, e due, un evidente problema legato ai controlli. I reati legati all’attività venatoria sono elevati ed in aumento, in un Paese che non ha mai avuto il rispetto della natura nel suo retaggio culturale. Le due cose insieme si completano a vicenda, formando un quadro oscuro che spesso sembra peggiorare invece di migliorare. Per coloro che hanno a cuore questi temi, si può firmare la petizione. Ma non è un’iniziativa che rincuora: viene da pensare che gli organi preposti dovrebbero risolvere il problema, o che la consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente naturale dovrebbe agire da sola negli individui, o nelle organizzazioni dei medesimi, a partire dalla politica.  

Il bel sito dedicato all’Ibis si può consultare al seguente indirizzo, dove si trova anche la petizione:

http://waldrapp.eu/index.php/it/it-home


2.

Politica. Riporto una dichiarazione di Giorgio Napolitano che condivido (traggo dal sito del Corriere): «Quella del referendum è diventata una sfida largamente aberrante. Sono convinto della necessità di questa riforma da oltre trent’anni, in cui il problema non trovava soluzione a fronte di necessità sempre più incalzanti». Lo ha detto il Presidente Napolitano a Porta a Porta, aggiungendo «Sono d’accordo su qualsiasi aggettivazione sulla prima parte della Costituzione fino all’art. 54. Quanto alla organizzazione della vita della Repubblica - rileva - troviamo le debolezze, soprattutto nell’equilibrio dei poteri costituzionali dove fu lasciato un posto minore al governo rispetto al Parlamento e alla Costituzione e poi si creò il pasticcio del bicameralismo paritario. Debolezze riconosciute dagli stessi costituenti». 

Si può condividere tutta o soltanto in parte la modifica della Carta Costituzionale contenuta nella riforma su cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre, ma la faziosità, la separazione, le opposte tifoserie, i toni ultimativi, che si stanno manifestando in questi giorni sono indice di un pessimo clima politico. Sarebbe opportuno restare nel merito, valutando ciò che è in grado di portare beneficio, o meno, al nostro Paese. Non è detto che le divisioni siano un fatto di per sè negativo se sono in grado di offrire terreno utile per confrontarsi e approfondire gli argomenti, ma lo diventano se implicano gradi di separazione sempre più ampi. Questi ultimi sono da evitare, ancor più se ci si trova nello stesso campo politico. Sta diventando una sfida aberrante, cerchiamo di renderla una competizione ricca e vera ridandole i giusti contorni.

 
politica interna
Voterò Sì (a seguito dell'impegno preso per modificare l'Italicum)
17 novembre 2016
Un - seppur marginale e sicuramente trascurabile - effetto l'impegno preso nel PD per modificare l'Italicum l'ha ottenuto: il numero dei Sì al prossimo referendum conterà anche il mio voto.
Non si è trattato di prendere una decisione semplice, ma al contrario, di soppesare le ragioni a favore e le ragioni contrarie, per quante me ne possano venire in mente, ad una riforma della Costituzione che implica un notevole cambiamento delle istituzioni e del loro funzionamento, che non è condivisa da tutte le formazioni parlamentari e nemmeno da una loro ampia maggioranza, che ha come asse portante un rafforzamento del potere decisionale degli organi centrali dello Stato, quando è stata da poco varata una legge elettorale (Italicum) che accentra tutto l'accentrabile nelle mani di chi ottiene la vittoria alle elezioni. 
Si dice che si tratta in realtà di due cose diverse - la legge elettorale e la riforma della Costituzione - ed è vero, ma è altrettanto vera l'influenza sostanziale che una ha sull'altra, nel momento in cui nella nuova organizzazione delle istituzioni entreranno gli eletti attraverso un legge che filtra la proporzionalità pura propria di una votazione. Come la filtra è essenziale: l'Italicum lo fa dando grandissimo potere a chi vince - verso l'esterno, annullando in pratica la possibilità di influenza delle minoranze, e verso l'interno, concedendo alla formazione politica grandi spazi decisionali nell'ambito della propria rappresentanza. 
Il tipo di legge elettorale attuale costituisce in realtà un peso gravoso sulla funzionalità delle eventuali istituzioni riformate, arrivando a coinvolgere temi fondamentali come il perimetro di una democrazia e la rappresentanza nelle istituzioni.  Per quanto mi riguarda, nasce qui il principale ostacolo verso il Sì al referendum del prossimo 4 dicembre, nonostante sia chiaro che saremo chiamati a votare sulle riforme e non sulla legge elettorale. 
Il documento che impegna il Partito Democratico a cambiare in modo sostanziale l'Italicum (lo si trova all'indirizzo in calce) diventa, in quest'ottica, un passaggio centrale nel percorso verso il referendum. Modificando in profondità la legge elettorale, il rafforzamento delle istituzioni centrali dello Stato implicato dalle riforme acquista infatti colore diverso. Se si parla di snellire, dare maggior potere decisionale, ridurre le azioni ridondanti, si parla un linguaggio che sentiamo da molto tempo, e che da altrettanto tempo non ha trovato le condizioni per una maggioranza che unisse anche le opposizioni. Di qui la volontà di andare avanti, superando anche le diversità di opinioni sulle singole parti della riforma (che pure non mancano).
Fra queste, alcune sono particolarmente rilevanti, come il ritorno in capo allo Stato delle decisioni riguardanti energia e grandi infrastrutture. Non si tratta di un fatto negativo in sè, ad una condizione: che la fase "istruttoria", per così dire, ossia la fase della proposta, della progettazione, della realizzazione, coinvolga le comunità locali, gli stakeholder, i portatori di interesse, le associazioni, gli enti locali, in un confronto vero che fornisca le coordinate dell'operazione e il quadro in cui si inserisce in modo completo e accessibile a tutti. Questo implica che i governi, e prima di loro i partiti, pongano i temi riguardanti il territorio, l'energia, l'ambiente, l'urbanistica e le infrastrutture, nella loro agenda a pieno titolo.

Per leggere il documento di modifica dell'Italicum:

 "Documento della commissione sulla legge elettorale istituita dalla Direzione nazionale del PD" www.partitodemocratico.it

POLITICA
Un primo approccio, da Presidente USA, alla questione ambientale
10 novembre 2016
Mentre alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Marrakech (CoP22) si aprono i tavoli tecnici negoziali per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, alla Casa Bianca arriva un nuovo Presidente che non ha certo indicato i temi ambientali fra le priorità della sua agenda politica. Anzi, in aggiunta ad un programma praticamente vuoto sull’argomento, Donald Trump ha espresso dubbi - per così dire - sul fatto che il cambiamento climatico sia reale, ipotizzando addirittura che si tratti di una manovra cinese per danneggiare gli Stati Uniti, ha parlato a favore delle fonti fossili e contro l’Accordo di Parigi, e restando su un piano più generale, possiamo affermare con sufficiente sicurezza che il suo profilo di magnate costruttore si presenti come scarsamente aduso al confronto con regole ambientali e con limiti dello sviluppo. Il popolo americano è, naturalmente, sovrano, ed è giusto accogliere la nuova presidenza con grande rispetto, ma data l’influenza degli USA sulla politica internazionale è altrettanto naturale che ci si occupi delle possibili conseguenze della sua elezione che riguardano tutti, comprese quelle ambientali globali.

Innanzitutto, l’Accordo di Parigi sul clima nel momento in cui l'adesione degli Stati Uniti e' a rischio. Le clausole dell’Accordo prevedono che un Paese che intenda abbandonare il campo lo possa fare solo dopo quattro anni. In ogni caso, considerando l’attuale stato delle ratifiche comprendente l’adesione già di 102 Paesi, un’eventuale uscita degli Stati Uniti non lo invaliderebbe. La clausola del livello del 55% delle emissioni mondiali sarebbe infatti già garantita.   Conseguenze politiche importanti sarebbero, però, evidenti: è indubbio che l’uscita dall’Accordo degli Stati Uniti, che sono fra i massimi inquinatori del mondo, sarebbe un segnale fortemente negativo a fronte del percorso che l’umanità risulta, e risulterà sempre più in futuro, in grado di costruire per proteggere sé stessa e il proprio ambiente. Anche altri potrebbero avanzare dubbi, e la lentezza unita alla farraginosità dei provvedimenti potrebbero avere la meglio sulla loro efficacia.  

Ma al di là delle conseguenze dirette, è evidente che una posizione quale quella espressa da Trump di negazione persino dell'esistenza dei fenomeni del riscaldamento globale e del cambiamento climatico è un fatto che sconcerta, e che deve far riflettere. Un gran numero di centri di ricerca statunitensi, alcuni dei quali fra i più accreditati a livello mondiale, sono coinvolti negli studi sul cambiamento climatico, sono portatori di dati e di rilevamenti delle varie grandezze in gioco, contribuiscono a ricerche ad alto livello sul tema. Il fatto che il neo eletto Presidente USA sostenga il contrario, smentendoli senza che questo influisca sulla pubblica opinione, almeno su quella maggioritaria, è un segnale decisamente negativo, da valutare con attenzione. Senza pretesa di esaurire l’argomento, si può partire dalle conoscenze scientifiche e la loro diffusione nella popolazione, che risulta quanto mai scarsa, negli USA come da noi. In un’epoca di grande influenza della tecnica e della scienza, paradossalmente persino i fatti di base sono fuori dalla portata dei più. Su questo primo dato c’è assoluta indifferenza, nella società, e nella politica, che ne è espressione. Viviamo e vivremo sempre più nel mondo della tecnica, e se continuiamo così, lo faremo senza sapere come gestirlo, come interpretarlo, come indirizzarlo. Ad oggi, è un fatto che si può diventare Presidenti di una delle più grandi ed influenti nazioni del mondo senza sapere nulla del proprio effetto sul mondo – quello naturale. Negare l'evidenza del riscaldamento globale significa soltanto questo.  Si può considerare anche la de-responsabilizzazione riguardo le emissioni inquinanti e climalteranti generate nel proprio Paese che tale affermazione porta con se'. Un allontanamento di causa ed effetto, negando il secondo. Si può infine prendere in considerazione il manifesto scarso interesse per fenomeni che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

"Il futuro dell'umanità costituisce il primo dovere del comportamento umano collettivo nell'era della civiltà tecnica divenuta, modo negativo, onnipotente. In esso e' evidentemente incluso il futuro della natura in quanto condizione sine qua non; ma, anche indipendentemente da ciò, si tratta di una responsabilità metafisica in se' e per se', dal momento in cui l'uomo e' diventato un pericolo non soltanto per se stesso, ma per l'intera biosfera" scrive Hans Jonas ("Il principio responsabilità"), ricordandoci che la gestione del rischio deve essere in capo a chi lo ha generato, dandosi come obiettivo il mantenimento di una prospettiva di futuro per tutti (desiderabile).  Economia, ecologia, finanza, affari, fonti energetiche, inquinamento, clima, riscaldamento globale, non sono eventi slegati fra loro, ma le numerose facce di una stessa cosa che ci riguarda tutti da vicino, che ci troviamo ad essere Presidenti di grandi nazioni, o precari in cerca di un lavoro, o migranti in cerca di un posto in cui vivere, e con la quale dobbiamo fare i conti, in un modo o nell'altro, ma inevitabilmente.



ECONOMIA
Ecomondo alla Fiera di Rimini
5 novembre 2016

Siamo giunti alla 20a  edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si tiene alla Fiera di Rimini.

Uno spazio con 1.200 aziende espositrici, e una partecipazione di oltre centomila visitatori, che ogni anno presenta la Green Economy, l'Economia Verde che è già in essere, quella che non si trova nel libro dei sogni ma nella realtà economica e produttiva del nostro Paese, e non solo. Dal prossimo 8 novembre e fino all'11 dello stesso mese, Ecomondo e Key  Energy si occuperanno di economia circolare, cambiamenti climatici, energie rinnovabili, tecnologie ad alta efficienza, modelli a basso impatto, rigenerazione, recupero, riciclo, per una società che sia in grado di affrontare e vincere la maggiore sfida del periodo che stiamo vivendo: ridurre gli impatti ambientali di uno sviluppo economico che deve trovare la via per diventare sostenibile, equo, inclusivo, leggero per l'ambiente, e aperto e accessibile per tutta l'umanità.

Si può, e si deve, fare business modificando il paradigma economico attuale, che vede il consumo e la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti come ciclo aperto sul mondo naturale, per passare ad un modello che chiuda il ciclo, recuperando e ridando valore a ciò che non lo aveva nel modello precedente, assumendo i concetti di rinnovabili, di riciclo, di riuso, di sistema integrato nella costruzione di un percorso che in modo efficace porti all'obiettivo voluto. Tutti i settori vengono coinvolti, energia, acqua, rifiuti, aria, nuovi materiali, chimica verde, trasporti, ed in numerosi di essi sono presenti gradi elevati di innovazione tecnologica, o di sistema.

Per coloro che - come chi scrive - hanno iniziato oltre vent'anni fa ad occuparsi di questi temi, sorprende quanto l'evoluzione sia stata formidabile. Idee che sembravano fantasia, tecnologie che sembravano fantascienza - gli ambientalisti sognatori costituiscono, da sempre, un cliché - ora sono temi portanti di convegni o strumenti esposti nelle Fiere di settore. Si tratta già di un bel traguardo, anche se quello più importante è ancora in formazione.

Il sito di Ecomondo si trova al seguente indirizzo:

http://www.ecomondo.com


sfoglia
gennaio