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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,93 €/tCO2

(27/10/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Giovedì 14 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

Venerdì 4 dicembre 2015, alle ore 20.45,  presso il Circolo PD Passepartout di Bologna si terrà l'incontro pubblico "Quale partito per dare più forza al PD?". Partecipano: Andrea De Maria, Sandra Zampa, Salvatore Vassallo, Claudia Castaldini.      

 

Giovedì 5 novembre, alle ore 20.30, presso la sala del Circolo PD Passepartout di via Galliera 25 a Bologna, si terrà l'incontro pubblico "La politica di fronte a nuove sfide". Partecipano: Andrea De Maria, Manlio Iofrida, Umberto Mazzone, Claudia Castaldini, Fiorentino Marco Lubelli. 

 

Lunedì 14 settembre, alle ore 21.00, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Casadeipensieri organizza l'incontro pubblico "La cura della casa comune: razionalità scienza e speranza. A confronto sulla Laudato Sì di Papa Francesco". Partecipano: Carlo Galli, Umberto Mazzone, Paolo Trost, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, Elena Gaggioli. Presiede Claudia Castaldini.

 

Sabato 12 settembre, alle ore 18.30, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Parco Nord, Sala Metropolitana, "La febbre del pianeta: nuove energie contro i cambiamenti climatici", con Sergio Castellari, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, modera Ilaria Chia.

 

Venerdi 10 luglio, alle ore 18.00, appuntamento presso la sala del quartiere Porto BO), per un Incontro pubblico "Ambiente, risorse, qualità della vita nel territorio bolognese" Con Ptrizia Gabellini, Assessore all'Urbanistica e Ambiente del Comune di Bologna,, Claudia Castaldini, PD Passepartout, Elena Leti, Presidente quartiere Porto, Sergio Salsedo, Assessore Ambiente Grizzana, Anna Chiara Strappazzon, Segretaria Unione Pd Porto, Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Pd Passepartout.

 

Sabato 16 maggio, alle ore 10.30, appuntamento presso la palazzina FEA di via del Frullo, Granarolo Emilia (BO), per una visita all'impianto di smaltimento rifiuti di Hera. Con Claudio Galli, A.D. Herambiente, Claudia Castaldini, PD Passepartout.

 

Giovedì  23 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Piani energetici e Comunità solari" con Leonardo Setti, Claudia Castaldini. Presso Palazzo Vecchio, Piazza Libertà, Bagnacavallo (Lugo) 

 

Mercoledi' 25 febbraio, alle ore 18.00, presentazione del libro"Conservare il valore" . Partecipano: l'autrice Simonetta Tunesi del Comitato Scientifico di Legambiente, l'Assessore regionale all'Ambiente Paola Gazzolo, l'A.D. Di Herambiente Claudio Galli, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

Sabato 20 dicembre, alle ore 18.00, presentazione del libro"Dove i diritti stanno di casa" (Fondazione Duemila per Unicef), il cui ricavato delle vendite è destinato al progetto "Vogliamo Zero" di Unicef. Partecipano gli autori Andrea Cavalieri e Claudio Pesci, Lea Boschetti di Unicef, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

 

 

 


 

 

 

 

_____________________

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di ottobre:

 

Le Orionidi ravvivano il cielo autunnale, in questo periodo comunque ricco di pianeti, anche se non tutti in condizioni di facile osservabilità.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

All'inizio del mese, Mercurio prosegue ad essere ben visibile al mattino, come negli ultimi giorni di Settembre. Sorge più di un'ora prima del Sole sull'orizzonte Est. Nei giorni successivi si avvicina sempre più al Sole fino a diventare inosservabile. Si trova in congiunzione il giorno 27.

 

Venere

La stella più brillante del cielo è osservabile sull'orizzonte occidentale, in condizioni via via migliori. A fine mese tramonta due ore dopo il Sole.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile nelle prime ore della sera verso Sud-Ovest, nella costellazione del Sagittario.
 

Giove

Giove ritorna ad essere osservabile fra le luci dell'alba, sull'orizzonte orientale, nella costellazione della Vergine.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli è osservabile nelle prime ore della notte, basso in cielo a Sud-Ovest.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

SCIENZA
Un'enorme armatura da un milardo e mezzo di euro
1 dicembre 2016

La più grande struttura mobile mai costruita ora copre quel che resta del peggior incidente nucleare della Storia, colorando di metallo con un enorme arco dall’aria avveniristica l’atmosfera già inquietante della cittadina fantasma di Chernobyl.

Si tratta del nuovo “sarcofago” (il nome parla da sé) che ricopre il reattore esploso il 26 aprile del 1986 nella centrale nucleare, costruito per risolvere i problemi di stabilità e sicurezza della vecchia struttura in calcestruzzo.  Le continue perdite radioattive hanno portato alla decisione di realizzare una nuova struttura, finanziata dalla comunità internazionale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. L’opera pare che sia costata, secondo quanto si apprende dalla stampa, oltre un miliardo e mezzo di euro.

Il disastro occorso alla centrale di Chernobyl per le sue caratteristiche è ancora in corso, avendo generato una dispersione nell’ambiente di radionuclidi ancora attivi, in una vasta area che superò sin dai primi momenti i confini territoriali. Il pericolo rappresentato dal nocciolo del reattore esploso è ancora un pericolo gravissimo, destinato a durare moltissimo, ben oltre i 100 anni di sicurezza garantiti dal nuovo contenitore.

La costruzione del nuovo sarcofago ha rappresentato una sfida ingegneristica di non poco conto: un’enorme struttura ad arco in acciaio e cemento, alta 105 metri, lunga 150 metri, e larga 258 metri è stata costruita vicino al reattore esploso ed al vecchio sarcofago che lo ricopre, su cui è stata fatta scivolare grazie a binari appositi (come mostra la figura).




SOCIETA'
1.Troppi spari in Italia alle specie protette (a partire dall'Ibis) 2.Una sfida che diventa aberrante
23 novembre 2016

1.

Sul sito del progetto europeo di reintroduzione dell’Ibis eremita, nell’ambito del programma Life+ Biodiversità dell’Unione Europea – sito internazionale scritto in italiano, inglese, tedesco; l’indirizzo è riportato in calce – c’è un allarme riguardante il nostro Paese: c’è scritto letteralmente “in Italia bracconaggio su larga scala”, e c’è anche una petizione dal titolo “Stop al bracconaggio in Italia”, dove si può firmare per chiedere che cessi l’uccisione della specie protetta. Nel nostro Paese, infatti, sono già cinque gli Ibis colpiti dai bracconieri.

Come si può leggere sul sito, l’Ibis eremita è una specie migratrice che era presente nell’Europa centrale fino al XVII secolo, e poi estinta per la caccia indiscriminata. Oggi l’Ibis eremita è una delle specie più minacciate a livello mondiale, ed un progetto dell’Unione Europea, con partner in Italia, in Austria, ed in Germania, prevede di reintrodurla in Europa.

Obiettivo del progetto è la reintroduzione entro il 2019 di questo uccello migratore, basandosi su uno studio di fattibilità elaborato a seguito di un esperienza decennale sviluppata nell’ambito del progetto di conservazione della specie dal gruppo Waldrappteam. Fra le misure, l’attuazione di interventi contro la caccia illegale a carico dell’Ibis eremita, in particolare in Italia.

Secondo il programma, oltre 120 Ibis eremita migreranno tra le pendici settentrionali delle Alpi e l’area di svernamento in Toscana. Una prima piccola colonia riproduttiva è già stata creata presso Burghausen in Baviera. Altre due colonie riproduttive verranno create presso Kuhl/Salisburgo ed Überlingen/Baden- Württemberg. Dal 2014  in poi sono in programma sei migrazioni guidate dall’uomo che partiranno dalle varie aree riproduttive fino al sito di svernamento comune.

Dunque, si prevede di rivedere l’Ibis eremita in volto nei nostri cieli, come era un tempo, secondo un progetto molto moderno. Non fosse che il progetto rischia di fallire perché nel nostro Paese gli sparano.

Se i bracconieri/cacciatori dell’Italia saranno la causa del fallimento del progetto, perché praticano la caccia illegale a specie protette, allora siamo di fronte ad almeno due problemi: uno, un tema di fondo riguardante la civiltà dell’attività venatoria nel nostro Paese, e due, un evidente problema legato ai controlli. I reati legati all’attività venatoria sono elevati ed in aumento, in un Paese che non ha mai avuto il rispetto della natura nel suo retaggio culturale. Le due cose insieme si completano a vicenda, formando un quadro oscuro che spesso sembra peggiorare invece di migliorare. Per coloro che hanno a cuore questi temi, si può firmare la petizione. Ma non è un’iniziativa che rincuora: viene da pensare che gli organi preposti dovrebbero risolvere il problema, o che la consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente naturale dovrebbe agire da sola negli individui, o nelle organizzazioni dei medesimi, a partire dalla politica.  

Il bel sito dedicato all’Ibis si può consultare al seguente indirizzo, dove si trova anche la petizione:

http://waldrapp.eu/index.php/it/it-home


2.

Politica. Riporto una dichiarazione di Giorgio Napolitano che condivido (traggo dal sito del Corriere): «Quella del referendum è diventata una sfida largamente aberrante. Sono convinto della necessità di questa riforma da oltre trent’anni, in cui il problema non trovava soluzione a fronte di necessità sempre più incalzanti». Lo ha detto il Presidente Napolitano a Porta a Porta, aggiungendo «Sono d’accordo su qualsiasi aggettivazione sulla prima parte della Costituzione fino all’art. 54. Quanto alla organizzazione della vita della Repubblica - rileva - troviamo le debolezze, soprattutto nell’equilibrio dei poteri costituzionali dove fu lasciato un posto minore al governo rispetto al Parlamento e alla Costituzione e poi si creò il pasticcio del bicameralismo paritario. Debolezze riconosciute dagli stessi costituenti». 

Si può condividere tutta o soltanto in parte la modifica della Carta Costituzionale contenuta nella riforma su cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre, ma la faziosità, la separazione, le opposte tifoserie, i toni ultimativi, che si stanno manifestando in questi giorni sono indice di un pessimo clima politico. Sarebbe opportuno restare nel merito, valutando ciò che è in grado di portare beneficio, o meno, al nostro Paese. Non è detto che le divisioni siano un fatto di per sè negativo se sono in grado di offrire terreno utile per confrontarsi e approfondire gli argomenti, ma lo diventano se implicano gradi di separazione sempre più ampi. Questi ultimi sono da evitare, ancor più se ci si trova nello stesso campo politico. Sta diventando una sfida aberrante, cerchiamo di renderla una competizione ricca e vera ridandole i giusti contorni.

 
politica interna
Voterò Sì (a seguito dell'impegno preso per modificare l'Italicum)
17 novembre 2016
Un - seppur marginale e sicuramente trascurabile - effetto l'impegno preso nel PD per modificare l'Italicum l'ha ottenuto: il numero dei Sì al prossimo referendum conterà anche il mio voto.
Non si è trattato di prendere una decisione semplice, ma al contrario, di soppesare le ragioni a favore e le ragioni contrarie, per quante me ne possano venire in mente, ad una riforma della Costituzione che implica un notevole cambiamento delle istituzioni e del loro funzionamento, che non è condivisa da tutte le formazioni parlamentari e nemmeno da una loro ampia maggioranza, che ha come asse portante un rafforzamento del potere decisionale degli organi centrali dello Stato, quando è stata da poco varata una legge elettorale (Italicum) che accentra tutto l'accentrabile nelle mani di chi ottiene la vittoria alle elezioni. 
Si dice che si tratta in realtà di due cose diverse - la legge elettorale e la riforma della Costituzione - ed è vero, ma è altrettanto vera l'influenza sostanziale che una ha sull'altra, nel momento in cui nella nuova organizzazione delle istituzioni entreranno gli eletti attraverso un legge che filtra la proporzionalità pura propria di una votazione. Come la filtra è essenziale: l'Italicum lo fa dando grandissimo potere a chi vince - verso l'esterno, annullando in pratica la possibilità di influenza delle minoranze, e verso l'interno, concedendo alla formazione politica grandi spazi decisionali nell'ambito della propria rappresentanza. 
Il tipo di legge elettorale attuale costituisce in realtà un peso gravoso sulla funzionalità delle eventuali istituzioni riformate, arrivando a coinvolgere temi fondamentali come il perimetro di una democrazia e la rappresentanza nelle istituzioni.  Per quanto mi riguarda, nasce qui il principale ostacolo verso il Sì al referendum del prossimo 4 dicembre, nonostante sia chiaro che saremo chiamati a votare sulle riforme e non sulla legge elettorale. 
Il documento che impegna il Partito Democratico a cambiare in modo sostanziale l'Italicum (lo si trova all'indirizzo in calce) diventa, in quest'ottica, un passaggio centrale nel percorso verso il referendum. Modificando in profondità la legge elettorale, il rafforzamento delle istituzioni centrali dello Stato implicato dalle riforme acquista infatti colore diverso. Se si parla di snellire, dare maggior potere decisionale, ridurre le azioni ridondanti, si parla un linguaggio che sentiamo da molto tempo, e che da altrettanto tempo non ha trovato le condizioni per una maggioranza che unisse anche le opposizioni. Di qui la volontà di andare avanti, superando anche le diversità di opinioni sulle singole parti della riforma (che pure non mancano).
Fra queste, alcune sono particolarmente rilevanti, come il ritorno in capo allo Stato delle decisioni riguardanti energia e grandi infrastrutture. Non si tratta di un fatto negativo in sè, ad una condizione: che la fase "istruttoria", per così dire, ossia la fase della proposta, della progettazione, della realizzazione, coinvolga le comunità locali, gli stakeholder, i portatori di interesse, le associazioni, gli enti locali, in un confronto vero che fornisca le coordinate dell'operazione e il quadro in cui si inserisce in modo completo e accessibile a tutti. Questo implica che i governi, e prima di loro i partiti, pongano i temi riguardanti il territorio, l'energia, l'ambiente, l'urbanistica e le infrastrutture, nella loro agenda a pieno titolo.

Per leggere il documento di modifica dell'Italicum:

 "Documento della commissione sulla legge elettorale istituita dalla Direzione nazionale del PD" www.partitodemocratico.it

POLITICA
Un primo approccio, da Presidente USA, alla questione ambientale
10 novembre 2016
Mentre alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Marrakech (CoP22) si aprono i tavoli tecnici negoziali per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, alla Casa Bianca arriva un nuovo Presidente che non ha certo indicato i temi ambientali fra le priorità della sua agenda politica. Anzi, in aggiunta ad un programma praticamente vuoto sull’argomento, Donald Trump ha espresso dubbi - per così dire - sul fatto che il cambiamento climatico sia reale, ipotizzando addirittura che si tratti di una manovra cinese per danneggiare gli Stati Uniti, ha parlato a favore delle fonti fossili e contro l’Accordo di Parigi, e restando su un piano più generale, possiamo affermare con sufficiente sicurezza che il suo profilo di magnate costruttore si presenti come scarsamente aduso al confronto con regole ambientali e con limiti dello sviluppo. Il popolo americano è, naturalmente, sovrano, ed è giusto accogliere la nuova presidenza con grande rispetto, ma data l’influenza degli USA sulla politica internazionale è altrettanto naturale che ci si occupi delle possibili conseguenze della sua elezione che riguardano tutti, comprese quelle ambientali globali.

Innanzitutto, l’Accordo di Parigi sul clima nel momento in cui l'adesione degli Stati Uniti e' a rischio. Le clausole dell’Accordo prevedono che un Paese che intenda abbandonare il campo lo possa fare solo dopo quattro anni. In ogni caso, considerando l’attuale stato delle ratifiche comprendente l’adesione già di 102 Paesi, un’eventuale uscita degli Stati Uniti non lo invaliderebbe. La clausola del livello del 55% delle emissioni mondiali sarebbe infatti già garantita.   Conseguenze politiche importanti sarebbero, però, evidenti: è indubbio che l’uscita dall’Accordo degli Stati Uniti, che sono fra i massimi inquinatori del mondo, sarebbe un segnale fortemente negativo a fronte del percorso che l’umanità risulta, e risulterà sempre più in futuro, in grado di costruire per proteggere sé stessa e il proprio ambiente. Anche altri potrebbero avanzare dubbi, e la lentezza unita alla farraginosità dei provvedimenti potrebbero avere la meglio sulla loro efficacia.  

Ma al di là delle conseguenze dirette, è evidente che una posizione quale quella espressa da Trump di negazione persino dell'esistenza dei fenomeni del riscaldamento globale e del cambiamento climatico è un fatto che sconcerta, e che deve far riflettere. Un gran numero di centri di ricerca statunitensi, alcuni dei quali fra i più accreditati a livello mondiale, sono coinvolti negli studi sul cambiamento climatico, sono portatori di dati e di rilevamenti delle varie grandezze in gioco, contribuiscono a ricerche ad alto livello sul tema. Il fatto che il neo eletto Presidente USA sostenga il contrario, smentendoli senza che questo influisca sulla pubblica opinione, almeno su quella maggioritaria, è un segnale decisamente negativo, da valutare con attenzione. Senza pretesa di esaurire l’argomento, si può partire dalle conoscenze scientifiche e la loro diffusione nella popolazione, che risulta quanto mai scarsa, negli USA come da noi. In un’epoca di grande influenza della tecnica e della scienza, paradossalmente persino i fatti di base sono fuori dalla portata dei più. Su questo primo dato c’è assoluta indifferenza, nella società, e nella politica, che ne è espressione. Viviamo e vivremo sempre più nel mondo della tecnica, e se continuiamo così, lo faremo senza sapere come gestirlo, come interpretarlo, come indirizzarlo. Ad oggi, è un fatto che si può diventare Presidenti di una delle più grandi ed influenti nazioni del mondo senza sapere nulla del proprio effetto sul mondo – quello naturale. Negare l'evidenza del riscaldamento globale significa soltanto questo.  Si può considerare anche la de-responsabilizzazione riguardo le emissioni inquinanti e climalteranti generate nel proprio Paese che tale affermazione porta con se'. Un allontanamento di causa ed effetto, negando il secondo. Si può infine prendere in considerazione il manifesto scarso interesse per fenomeni che ormai sono sotto gli occhi di tutti.

"Il futuro dell'umanità costituisce il primo dovere del comportamento umano collettivo nell'era della civiltà tecnica divenuta, modo negativo, onnipotente. In esso e' evidentemente incluso il futuro della natura in quanto condizione sine qua non; ma, anche indipendentemente da ciò, si tratta di una responsabilità metafisica in se' e per se', dal momento in cui l'uomo e' diventato un pericolo non soltanto per se stesso, ma per l'intera biosfera" scrive Hans Jonas ("Il principio responsabilità"), ricordandoci che la gestione del rischio deve essere in capo a chi lo ha generato, dandosi come obiettivo il mantenimento di una prospettiva di futuro per tutti (desiderabile).  Economia, ecologia, finanza, affari, fonti energetiche, inquinamento, clima, riscaldamento globale, non sono eventi slegati fra loro, ma le numerose facce di una stessa cosa che ci riguarda tutti da vicino, che ci troviamo ad essere Presidenti di grandi nazioni, o precari in cerca di un lavoro, o migranti in cerca di un posto in cui vivere, e con la quale dobbiamo fare i conti, in un modo o nell'altro, ma inevitabilmente.



ECONOMIA
Ecomondo alla Fiera di Rimini
5 novembre 2016

Siamo giunti alla 20a  edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si tiene alla Fiera di Rimini.

Uno spazio con 1.200 aziende espositrici, e una partecipazione di oltre centomila visitatori, che ogni anno presenta la Green Economy, l'Economia Verde che è già in essere, quella che non si trova nel libro dei sogni ma nella realtà economica e produttiva del nostro Paese, e non solo. Dal prossimo 8 novembre e fino all'11 dello stesso mese, Ecomondo e Key  Energy si occuperanno di economia circolare, cambiamenti climatici, energie rinnovabili, tecnologie ad alta efficienza, modelli a basso impatto, rigenerazione, recupero, riciclo, per una società che sia in grado di affrontare e vincere la maggiore sfida del periodo che stiamo vivendo: ridurre gli impatti ambientali di uno sviluppo economico che deve trovare la via per diventare sostenibile, equo, inclusivo, leggero per l'ambiente, e aperto e accessibile per tutta l'umanità.

Si può, e si deve, fare business modificando il paradigma economico attuale, che vede il consumo e la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti come ciclo aperto sul mondo naturale, per passare ad un modello che chiuda il ciclo, recuperando e ridando valore a ciò che non lo aveva nel modello precedente, assumendo i concetti di rinnovabili, di riciclo, di riuso, di sistema integrato nella costruzione di un percorso che in modo efficace porti all'obiettivo voluto. Tutti i settori vengono coinvolti, energia, acqua, rifiuti, aria, nuovi materiali, chimica verde, trasporti, ed in numerosi di essi sono presenti gradi elevati di innovazione tecnologica, o di sistema.

Per coloro che - come chi scrive - hanno iniziato oltre vent'anni fa ad occuparsi di questi temi, sorprende quanto l'evoluzione sia stata formidabile. Idee che sembravano fantasia, tecnologie che sembravano fantascienza - gli ambientalisti sognatori costituiscono, da sempre, un cliché - ora sono temi portanti di convegni o strumenti esposti nelle Fiere di settore. Si tratta già di un bel traguardo, anche se quello più importante è ancora in formazione.

Il sito di Ecomondo si trova al seguente indirizzo:

http://www.ecomondo.com


POLITICA
Alla sinistra che non c'era
1 novembre 2016
1.
Vorrei riferire in breve che sabato scorso, 29 ottobre, ho partecipato alla manifestazione a Roma del PD, partito a cui sono iscritta. In Piazza del Popolo, oltre le bandiere, ai palloncini colorati, alla musica, c'erano i militanti del partito. Purtroppo, come è noto, non c'erano tutti i dirigenti, in particolare e per scelta quelli dell'area sinistra del partito - fatta sostanzialmente eccezione fra i leaders nazionali per Gianni Cuperlo.
Il vuoto. 
Ho trovato l'assenza dei dirigenti (tali sono, nel medesimo partito), e la presenza dei militanti, la maggior parte dei quali in piedi da quando faceva ancora buio per raggiungere Roma, la manifestazione di un vuoto nel tessuto del partito, un vuoto plastico, tangibile, una "lacuna", si direbbe in Fisica, che si propaga anche da sola, nelle condizioni adatte. Un vuoto non colmabile. Un vuoto che separa, che crea un distacco fra chi dirige, e forse pensa di applicare i propri schemi tattici per altissimi obiettivi politici, e chi milita, e forse pensa ormai di decidere da sè quali scelte effettuare. Perchè la stagione della militanza a sinistra in cui la "base" veniva ascoltata con i tappi nelle orecchie per orientarla successivamente a seguire le decisioni del vertice è finita. Probabilmente qualcuno non se ne è accorto, ancora. Ma dovrà farlo a breve. 
Fra i presenti, numerosi erano coloro che fanno riferimento proprio all'area politica che ha scelto di non partecipare. Lasciati a sè (per fortuna, con l'eccezione di cui ho scritto sopra). Francamente sconcertante sul piano umano. Ma nell'ottica strettamente gerarchica che ha contraddistinto quell'area, in cui luminose strategie, troppo spesso perdenti, elaborate in alto venivano seguite a qualsiasi condizione, il tutto non fa una piega. Il militante si adegua e andrà lo stesso a preparare i tortellini alla Festa dell'Unità. Non fosse che, nel corso del tempo, i circoli si sono svuotati, i volontari sono diminuiti, l'età media degli aderenti al partito è sempre piu' elevata. Un partito fatto principalmente di adulti e anziani: non se ne erano mai accorti prima, o invece sì, e andava bene così?
Purtroppo, con il metodo, se ne vanno anche i contenuti. Con l'acqua sporca si getta anche il bambino. Quel che resta di un'area politica che probabilmente sarebbe più a sinistra di quanto non lo sia in diverse decisioni il governo guidato da Matteo Renzi, ha ora un'unica possibilità: ripartire da zero. Ripensare una sinistra dell'oggi. Tagliare di netto qualsiasi operazione retrospettiva che avrebbe inevitabilmente i connotati della nostalgia. Nostalgia per qualcosa che ha portato alla situazione attuale - e questo e' inconfutabile - messa in campo da coloro che ne sono stati i principali protagonisti. Si tratta di una condizione che la maggior parte di noi ha superato.

Ed ora, per favore, non fateci il racconto di ciò che manca, perchè i primi a mancare, siete stati proprio voi.


2.
Vorrei dire grazie a Tina Anselmi. Grazie per tutto. Una grande donna e un grande esponente politico. Di quelli che ce la fanno amare, la politica.

SCIENZA
Siamo nell'era di una nuova realtà climatica globale
25 ottobre 2016
L'Organizzazione Meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ha pubblicato il nuovo Bollettino dei gas ad effetto serra, secondo il quale nel 2015 abbiamo superato in modo stabile la concentrazione media di anidride carbonica di 400 ppm nell'atmosfera del nostro pianeta. L'anidride carbonica viene presa come composto di riferimento, anche in rapporto agli atri gas climalteranti, e ne viene misurata la concentrazione in parti per milione in volume.
 Il superamento del valore soglia era già successo, ma limitatamente ad alcuni periodi di tempo, ed in alcuni luoghi. Ora invece si parla di concentrazione media, vale a dire della normale composizione dell'atmosfera come misurata nei laboratori idonei, tutti situati in luoghi lontani dai centri di emissione.
Si tratta di un allarme, ammoniscono i cronisti, ma in realtà si tratta del continuo estendersi (si potrebbe parlare di estrapolazione che trova sempre corrispondenza con i dati reali) di un fenomeno che sembra non trovare un punto di stabilità, o di ritorno. Un flesso, o un massimo. Niente: la concentrazione di CO2 in atmosfera ha un andamento crescente (a parte le variazioni stagionali).
Secondo il comunicato WMO, tra il 1990 e il 2015 c'è stato un aumento del 37% del forcing radiativo a causa dei gas ad effetto serra a lunga persistenza, come anidride carbonica, metano e protossido di azoto, dovuto ad attività industriali, agricole e domestiche. Si sottolinea anche che la crescita di anidride carbonica è stata alimentata dall'evento El Niño, ma mentre «l'evento di El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano», ha affermato il segretario generale, Petteri Taalas. Secondo Taalas, il 2015 resterà nella storia in cui le concentrazioni di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".

Siamo in una nuova era. Qualcuno l'ha chiamata "antropocene" a sottolineare la profonda influenza dell'uomo sui sistemi naturali. L'unica consolazione è che la velocità della crescita non si trova ora ai massimi livelli, come mostra il grafico sottostante - nonostante i massimi e i minimi oscillino fra estremi abbastanza stabili ed elevati intorno a 2 ppm/yr, dunque non certo rassicuranti.
Sta a noi determinare e realizzare le condizioni per limitare tale crescita, in modo tale da contenere le alterazioni all'atmosfera e al clima che ormai interessano l'intero pianeta Terra. Questa sarà la più grande sfida del futuro, non soltanto in quanto estesa e profonda, ma perchè capace di contenere in sè i conflitti, i limiti, le iniquità, gli sprechi, gli abusi, che non siamo ancora stati in grado di superare.





Il Bollettino del WMO si scarica al seguente indirizzo:


https://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/ghg/GHGbulletin.html

politica interna
Le misure su energia e ambiente contenute nella manovra finanziaria. L'accentramento dei temi senza approfondimento contenuto nelle riforme.
19 ottobre 2016
1. Mentre questa settimana (fino al 23 ottobre) sono calendarizzati in Parlamento lavori che riguardano energia, fonti rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile, e un Decreto sui combustibili alternativi è in discussione al Senato, la manovra finanziaria varata sabato scorso prevede misure concernenti energia e ambiente. 

La Legge di Bilancio prevede ecobonus per ristrutturazioni edilizie, il bonus per interventi antisismici (“sismabonus”), con tre miliardi di euro in tre anni finalizzati a contrastare sprechi energetici e effetti dei terremoti e dei dissesti idrogeologici che interessano vaste aree del territorio italiano. Così la Legge di Bilancio da 27 miliardi interviene su edilizia, ambiente ed energia. Vediamo le misure in particolare. 
L’Ecobonus, rimane e incrementa l’estensione temporale e operativa. Le detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica degli edifici vengono rafforzate. La detrazione del 65% viene confermata per 5 anni, fino al 2021, e riguarda anche i condomini e gli alberghi. La quota diventa maggiore quando si tratta di interventi che coinvolgono l’intero edificio:  lo sgravio sale fino al 70% della spesa se i recuperi hanno un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’intero edificio, e al 75% se l’opera contribuisce a migliorare la prestazione energetica sia invernale che estiva.
Una novità assoluta è costituita dal “sismabonus”, ovvero lo sgravio fiscale per interventi di adeguamento antisismico effettuati in edifici situati in zone classificate ad alto rischio sismico. La detrazione parte dal 50%, e arriva fino al 70% e 80%, a seconda degli interventi e della loro idoneità a cambiare classe di rischio. Tali quote salgono al 75% e all’85% se l’adeguamento riguarda l’intero condominio.
Vengono prorogate invece per un anno le detrazioni del 50% sulle normali ristrutturazioni edilizie incluso il risparmio energetico, senza cambiamenti sulle modalità e sulla soglia di spesa, attualmente fissata a 96.000 euro all’anno.

Nella manovra sono inoltre previsti 4 miliardi e mezzo di euro per il piano Casa Italia, e 7 miliardi di euro in sette anni contro il dissesto idrogeologico. Fra le altre misure, si segnala il rifinanziamento della nuova Sabatini, e l’incremento delle agevolazioni per le startup.

2. Sul prossimo referendum, vorrei ribadire un aspetto della riforma costituzionale di cui si parla poco, ma che può avere conseguenze notevoli. Si tratta del ritorno fra le competenze esclusive del governo nazionale di ambiti che erano in parte stati decentralizzati e affidati alle competenze dei governi regionali, fra cui l'energia, o le infrastrutture e grandi reti di trasporto. Non vorrei che si trattasse di una moda del momento che non prevede nessun cambiamento di fondo nell'approccio ai temi. Purtroppo, vari segnali vanno in questa direzione, non ultimo l'assenza dal dibattito dei medesimi temi. Abbiamo passato la fase in cui sembrava indispensabile "devolvere" (ricordiamo la famosa "devolution"), ora siamo nella fase in cui si torna ad accentrare, senza che arrivi mai la fase in cui si approfondisce. 
Il fatto che si evitino in tal modo i contenziosi fra stato e Regioni non può essere una ragione sufficiente, nel momento in cui c'è bisogno di politiche vere, coerenti e condivise. In mancanza di queste ultime (e sappiamo quanto e' difficile ottenerle in certi ambiti), scavalcare le Regioni non è una misura cautelativa degli interessi del cittadino: per fare esempi concreti, un governo può decidere di trivellare per gli idrocarburi o costruire un impianto o un asse viario avendone la competenza esclusiva, in assenza all'apparenza di ostacoli di sorta provenienti dal piano locale. Per contro, e' vero che troppo spesso la sindrome Nimby impedisce qualsiasi cosa, ma trovo che la soluzione non consista nello scavalcare il cittadino, ma che all'opposto essa si possa trovare nel coinvolgerlo. Come succede da anni in altri Paesi europei, per es. in Francia, Germania o Austria, dove i cittadini partecipano alla scelte anche impiantistiche che riguardano il loro territorio fino nei dettagli costruttivi. Queste sarebbero buone pratiche da seguire, invece di passare direttamente ad un sistema che favorisce la capacità decisionale nazionale senza passare da analisi specifiche che portino alla condivisione delle scelte.




ECONOMIA
L'Accordo di Parigi entrerà in vigore il prossimo 4 novembre. E anche il trasporto aereo si accorge di inquinare.
10 ottobre 2016
Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo anche il Consiglio ha dato via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi. L'Unione Europea assume perciò formalmente l'impegno di rispettare le richieste dell'Accordo della ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che, ricordiamo, mira a contenere il riscaldamento globale entro due gradi, e possibilmente entro un grado e mezzo, allo scopo di limitare le alterazioni che già oggi influiscono sul sistema climatico mondiale. L'Accordo ora, avendo raggiunto l'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali, è pienamente operativo ed entrerà in vigore il prossimo 4 novembre.
Nel nostro Paese si attende l'approvazione del Parlamento del decreto di ratifica licenziato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, come si legge sul sito del Ministero, afferma che "Con l’approvazione del decreto di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici da parte del consiglio dei ministri, l’Italia ha fatto un altro importante passo avanti sul percorso della lotta al surriscaldamento globale. Con il provvedimento di oggi rimettiamo la ratifica dell’intesa a livello nazionale al parlamento confidando in una approvazione in tempi brevissimi. (...) Stiamo cambiando il mondo, anche quello delle relazioni internazionali. Basti pensare che per fra la firma e l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto passarono 8 anni, dalla firma all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi passeranno solo 10 mesi". Speriamo davvero, di cambiare il mondo in meglio, soprattutto mettendo in atto azioni concrete che consentano di modificare una linea di tendenza che, purtroppo, è quantomai consolidata.

In questi giorni si aggiunge un'altra buona notizia: è stato raggiunto un accordo mondiale riguardante le emissioni del settore aereo. Dopo ben sei anni di negoziati, alla trentanovesima assemblea dell'’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) riunita a Montreal sono stati concordati alcuni punti per contenere e ridurre le emissioni inquinanti. Nello specifico, si prevede una fase, che va dal 2021 al 2026, in cui gli impegni saranno volontari, seguita da una seconda fase, a partire dal 2027, in cui saranno obbligatori. Si tratta in sostanza della possibilità di acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni, che dovrebbe iniziare soltanto fra una decina d'anni. L'accordo viene da tutti definito "storico". In realtà, considerando che il trasporto aereo è fra le dieci maggiori cause di emissioni climalteranti ed inquinanti del mondo, e che è in continua crescita, misure come queste sono assolutamente insufficienti.
Nel mondo, soltanto l'Unione Europea ha preso un impegno serio sulle emissioni del comparto dell'aviazione. Come si legge sul sito "Eur-Lex", "Prendendo in considerazione le dimensioni e la natura globale dell’industria del trasporto aereo e il suo impatto sull’ambiente, l’Unione europea (UE) agisce per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra provocate dal trasporto aereo in Europa e, allo stesso tempo, lavora con la comunità internazionale attraverso l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) per istituire misure di portata globale."  Con la Direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra, il settore rientra dal 1 gennaio 2012 nel sistema di emission trading europeo EU-Ets. Devono ottemperare al provvedimento tutte le compagnie internazionali. Ricordiamo che le compagnie aeree avevano provato ad opporsi, ricorrendo anche alla Corte suprema, ma alla fine hanno perso la partita. Dal 1 gennaio 2012 tutte le compagnie aeree, che siano europee o extracomunitarie, sono tenute dotarsi dei permessi di emissioni nell'ambito Ets, per i voli da e per l'Europa.

Mentre gli accordi, e soprattutto gli atti concreti, procedono con la velocità che osserviamo, numerosi studi ne mettono in dubbio la reale efficacia per contenere l'incremento della temperatura entro i due gradi (per non parlare di 1,5°C). Innanzitutto, risulta difficile calcolare le emissioni e correlarle con la dovuta precisione all'incremento di temperatura, per ragioni tecniche e per ragioni scientifiche. In secondo luogo, appare evidente come le velocità dei due processi, naturale e antropico, siano molto diverse: riduzione delle emissioni lenta o quasi assente, aumento del riscaldamento globale e delle conseguenze sul sistema climatico veloce. O per lo meno, assai più veloce. Occorre un impegno collettivo che vada più a fondo.


politica interna
La riforma costituzionale
5 ottobre 2016
Per orientarsi sul territorio di un dibattito che si sta facendo sempre più oscuro per nebbiose considerazioni generiche e confuso dalle voci delle opposte tifoserie può essere utile rifarsi al testo della riforma della Costituzione su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 4 dicembre. 
Sul sito della Camera dei Deputati si trova un testo che pone a confronto ciascun articolo nuovo con il corrispondente articolo che andrebbe a modificare. L'indirizzo a cui si può scaricare il documento e' il seguente:


politica interna
Tre passi sul Ponte
28 settembre 2016
Trovarsi ancora a commentare l'ipotesi di costruire il ponte sullo Stretto di Messina è sorprendente. Ma lo farò in poche righe.  Avevamo appena finito di apprezzare il piano Casa Italia che vorrebbe riqualificare l'intero patrimonio edilizio del Paese, che arriva questa proposta in senso contrario. Non ci manca davvero nulla.
Sono contraria alla realizzazione del ponte sullo Stretto per le seguenti tre, semplici, ragioni: la prima riguarda il fatto che è estremamente rischioso costruire un ponte a campata unica di tre chilometri fra due tratti di costa che si trovano in una delle zone più sismiche del pianeta, la seconda è relativa al fatto che ogni realizzazione idonea prevederebbe un impatto ambientale e paesaggisitico notevolissimi dovuti all'enorme sbancamento che sarebbe necessario realizzare sulle due bellissime e mitiche coste siciliana e calabrese, la terza infine, dato che le possibilità economiche non sono illimitate è necessario che il governo si doti di una scala di priorità che parta dalle opere vicine alla cittadinanza e finisca con le opere faraoniche lontane dai bisogni collettivi, e questa rientra fra le ultime.
Si possono aggiungere alcune altre considerazioni economiche e sociali legate a quest'ultima (le prime due parlano da sole e ognuno può fare la sua valutazione senza bisogno di altro). Innanzitutto, l'idea di creare posti di lavoro è ovviamente buona, ma va perseguita creando lavoro utile, e le opzioni non mancano nel nostro Paese che ha bisogno di riqualificazione edilizia, trasporti per i pendolari, bonifiche dei siti contaminati, scuola, sanità, periferie, parchi, etc.  La visione, invece, secondo la quale per promuovere la crescita economica si interviene soltanto con opere di grande impatto, mancando sempre il momento delle scelte di beneficio e di prossimità alla cittadinanza, che viene solitamente rinviato ad un secondo tempo che non arriva mai, appartiene ad una visione liberista dell'economia che mi aspetterei appartenere più ad una formazione di destra che non di sinistra. Scelte opportune avrebbero effetti redistributivi del reddito e sarebbero meno impattanti sul territorio. Non credo che una grande opera sia negativa in se', ma che sia criticabile in rapporto al contesto sociale, economico, ambientale in cui andrebbe a collocarsi. In questo caso, trovo che le ragioni scritte sopra siano più che sufficienti per esprimere seri dubbi in proposito alla realizzazione del famoso ponte, e francamente mi ha sorpreso la proposta fatta dal Presidente del Consiglio.

Perciò sono contraria al ponte sullo Stretto.
Personalmente, amo moltissimo andare in Sicilia prendendo il traghetto. Anche questo è un aspetto da considerare. Sono certa che è un sentimento più diffuso di quanto si pensi.

politica interna
Casa Italia può costituire una notevole opportunità per il nostro Paese
24 settembre 2016
1.
Sembra apprezzabile il progetto di intervenire a largo raggio sul patrimonio edilizio del nostro Paese che sta preparando il governo e che risponde al nome di Casa Italia. Si tratterebbe di un'opera enorme, particolarmente utile, di cui si parla da anni, che avrebbe tutti i numeri per rilanciare il settore edilizio qualificando nel contempo, se ben condotta, il territorio e la sua urbanizzazione. Abbiamo sentito parlare - e abbiamo visto e subito le conseguenze - di "cementificazione" per decenni, abbiamo attaccato ed infierito con costruzioni di ogni genere e ovunque su millenni di civiltà insediativa che, nonostante tutto, ancora oggi caratterizza il nostro Paese, noncuranti dell'importanza dell'organizzazione degli spazi e della corretta gestione del territorio, degli effetti sulla qualità della vita e degli impatti sull'ambiente. Ci si è avventati sul territorio per decenni senza affrontare (o evitando) il senso politico dell'organizzazione dello spazio urbano e territoriale, della sua sicurezza, vivibilità, sostenibilità ambientale
Ora, con il piano Casa Italia si parla di riqualificazione edilizia ed energetica, di criteri antisismici, di manutenzione, prevenzione, adeguamento ambientale e, sulla base delle premesse di questi giorni, non può che ottenere un giudizio positivo. Un piano che programmi interventi sul lungo periodo con l'obiettivo della messa in sicurezza del patrimonio edilizio del nostro Paese, ampliando l'orizzonte alla modernizzazione e all'efficientamento, coglie un tema importantissimo, di cui si parla da molto tempo senza che sia mai iniziato alcun impegno reale in proposito. Un progetto del genere, inoltre, sarebbe in grado di rilanciare il settore edilizio - da tempo in crisi - e, se le fondamenta sono solide, di acquisire un know how specifico che potrebbe avere conseguenze positive in futuro. 
Le parti più difficili, però, non mancheranno: in particolare, la sua progettazione e la sua realizzazione pratica, con tutti gli elementi necessari a partire dai prevedibili cospicui investimenti. L'aspetto della concretezza è centrale, pena la riduzione dell'intero progetto ad uno slogan, o peggio, all'apertura ad interventi non qualificati.
Il terremoto della notte del 24 agosto scorso ha dato il via all'idea di trasformare la ricostruzione in un intervento più ampio che parli di prevenzione, a partire dalle zone maggiormente esposte al rischio sismico - e tenendo conto che in Italia il rischio zero praticamente non esiste. Esiste, invece, un enorme numero di abitazioni, edifici privati, edifici pubblici, scuole, palestre, strade, ferrovie esposti al rischio di crollo per agenti esterni o interni, ed esiste un analogo enorme numero di edifici e fabbricati che potrebbero essere definiti "a spreco energetico", che consumano un'enorme quantità di energia e il più delle volte offrono condizioni abitative qualitativamente scarse. La qualità dell'abitare è una parte considerevole della qualità della vita e si presta a caratterizzare il livello di vita e di sviluppo di un Paese. 
Le tragiche conseguenze di un terremoto, per parte loro, ci parlano di una spesa enorme ogni volta che si presenta la ricostruzione che potrebbe essere evitata con opportuni investimenti diretti alla prevenzione, per non citare i decessi, i feriti, e tutte le conseguenze non monetizzabili di un sisma disastroso. 

2.
A proposito di politiche energetiche, recenti dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo  Calenda indicano una serie di misure di un certo rilievo. Si tratta, in estrema sintesi, di interventi per alleggerire il carico delle rinnovabili sulle aziende grandi consumatrici di energia (che già pagano di meno), di misure per remunerare la capacità elettrica installata, di rivedere il prossimo anno la Strategia Energetica Nazionale e di nuove politiche per le rinnovabili. Il Ministro ne ha parlato, secondo quanto riporta il sito di Qualenergia, a margine del convegno “The future of energy. Towards a sustainable development”, organizzato da The European House Ambrosetti ed Eni alcuni giorni fa. 
Sembra che la sua attenzione sia orientata principalmente alla generazione centralizzata tradizionale, ma vedremo nel seguito come queste misure si tradurranno nella pratica. 
L'articolo completo, "Il Ministro Calenda su rinnovabili, capacity market, ed energivori", si trova sul sito di Qualenergia:

http://www.qualenergia.it/articoli/20160921-ministro-calenda-su-rinnovabili-capacity-market-ed-energivori

POLITICA
La questione energetica fa capolino fra le pieghe delle riforme (ma solo li')
16 settembre 2016
Sul sito “Bastaunsì”, avente lo scopo di pubblicizzare le ragioni del Sì al prossimo Referendum sulle riforme costituzionali e promuovere la formazione di Comitati a sostegno del Sì, c’è una pagina dedicata alla questione energetica, dal titolo “Come la riforma del Titolo V alleggerisce le bollette”.
Su tale pagina, all’indirizzo indicato in calce, si può leggere che “All’interno del Titolo V, l’attuale articolo 117 della Costituzione, riformato nel 2001, stabilisce il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, elencando le competenze esclusive dello Stato e quelle cosiddette concorrenti tra questo e le Regioni. Le altre competenze, non elencate, sono invece da intendersi esclusive delle regioni. La scelta della concorrenza fra Stato e Regioni, lungi dallo spingere le pubbliche amministrazioni centrali e locali a migliorarsi a vicenda, ha generato un notevole contenzioso” che sarebbe causa di ritardi e costi “incalcolabili”. Viene spiegato che “la Riforma del Titolo V elimina le competenze concorrenti e delinea un quadro chiaro e preciso”  e “riporta diverse competenze, oggi concorrenti, nel solco dell’esclusività del Governo centrale, fra le quali la delicatissima disciplina relativa alla produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia.” Dunque ci informano innanzitutto che l’energia diventa di nuovo materia esclusiva del Governo centrale.
Successivamente, si legge una succinta spiegazione del ruolo dell’energia nella società, con le seguenti parole: “non vi è dubbio che oggi l’energia, termine generico che con il quale ci riferiamo, per semplicità, sia all’energia elettrica sia agli idrocarburi (…), sia l’input principale di un paese moderno e di un’economia avanzata. Senza energia elettrica si fermano le nostre scuole e i nostri ospedali, senza gas molte aziende e centrali elettriche chiuderebbero. Senza petrolio e derivati le nostre macchine non circolerebbero, e con esse la gran parte dei beni (anche di prima necessità) che nel nostro paese viaggiano su gomma.”  Ora, l’informazione che ci viene fornita riguarda una visione estremamente limitata, priva di rinnovabili, che nel nostro Paese sono cospicue e persino storiche come l’idroelettrico, e senza chiarire che l’energia elettrica viene prodotta dagli idrocarburi o da altre fonti, comprese le rinnovabili. Si confondono insomma l’energia primaria e ciò che da essa viene prodotto, per così dire “per semplicità”.
Infine, si legge che “qualsiasi interferenza o distorsione comporta ritardi e costi aggiuntivi” a cui ha contribuito anche il “contenzioso maturato sull’autorizzazione unica nella costruzione degli elettrodotti (…) aggravando le bollette sia di imprese sia di famiglie”.

Questo pezzo - che si può leggere integralmente all’indirizzo indicato - avendo dapprima "semplificato” il tema con una visione in buona parte superata del ruolo delle risorse energetiche nel nostro Paese, rivendica la necessità di riportare l’energia fra le materie di competenza esclusiva del Governo centrale. Ad essa si attribuisce poi la conseguente riduzione dei contenziosi fra Stato e Regioni, che determinerebbe a sua volta maggior efficienza e riduzione dei costi. Tutte le considerazioni portate ruotano attorno a questo elemento.
Si tratta di una scelta politica che, forse, andrebbe giustificata con considerazioni più ampie. Non è sufficiente rilevare che diminuirebbero i contenziosi, peraltro una prospettiva auspicabile, semmai e' utile delineare una strategia complessiva nella quale questa scelta trovi corretta collocazione.
Francamente, il tema energetico meriterebbe ben altro approccio, e maggior considerazione politica. Appare deludente la mancanza dell'argomento dall'orizzonte politico del governo, e lo stesso da quello del Partito Democratico, che del governo e' maggioranza, e la breve comparsa fra i paragrafi descrittivi di una riforma delle istituzioni, che fra le altre cose determinerebbe la famosa riduzione della bolletta. Ogni considerazione sul sistema energetico del nostro Paese avrebbe bisogno di entrare nel merito seriamente, per contenere i costi e soprattutto per ridurre le distorsioni costituitesi negli anni scorsi, e comprendendo che le due cose sono legate.
Forse il tema avrebbe bisogno di meno slogan e più approfondimenti.

Tralasciando il merito del tema energetico, che richiede esplicita  attenzione, una domanda viene spontanea: per quale ragione riportare l’energia fra le competenze del Governo centrale se il Governo centrale attuale ha ampiamente dimostrato di non saper mettere in campo una politica energetica di qualsiasi tipo?
Di certo non si può comprimere la questione energetica in pochi paragrafi, e non si può sorvolare su un tema così importante per anni, per richiamarlo soltanto nell’occasione di una scelta decisiva come quella legata alla riforma delle istituzioni. 
Queste ultime, mostrano una serie di criticità che andrebbero affrontate. L'insieme formato dalle riforme stesse e dalla legge elettorale (già qui affrontato più volte) mostra l’assoluta necessità di interventi di miglioramento, vista la fondamentale rilevanza per il nostro Paese che non può portare a sottovalutazioni semplicistiche.

L’articolo citato si legge al seguente indirizzo:

http://www.bastaunsi.it/riforma-titolo-v-bollette-piu-leggere/

ECONOMIA
USA e Cina confermano la ratifica dell'Accordo di Parigi
8 settembre 2016
La buona notizia di questi giorni riguarda l'Accordo sul clima di Parigi della Cop21, con la ratifica dell'adesione da parte di Usa e Cina. In apertura del G20 che si è svolto ad Hangzhou  in Cina nei giorni scorsi, infatti, il presidente americano Barack Obama e il quello cinese Xi Jinping hanno reso noto l’impegno dei loro rispettivi Paesi a rispettare l’accordo di Parigi.
Ricordo che l'Accordo raggiunto lo scorso dicembre nella capitale francese dalla 21ma Conferenza delle Parti consiste in una serie di iniziative volte a contenere l'incremento della temperatura globale entro i 2 °C, e possibilmente entro 1,5 °C, al fine di limitare le modifiche al sistema climatico che un riscaldamento eccessivo potrebbe causare. L'Accordo riguarda ben 195 Paesi. Di questi, Stati Uniti e Cina costituiscono i maggiori emettitori mondiali di anidride carbonica e altri composti, cioè di sostanze capaci di alterare il sistema climatico mondiale a seguito della loro maggiore concentrazione in atmosfera che si riscontra da tempo. L'Accordo entrerà in vigore se sarà ratificato da almeno 55 Paesi che producono almeno il 55% delle emissioni climalteranti mondiali. Da soli, USA e Cina producono circa il 40% di tutte le emissioni mondiali, mentre con la loro ratifica salgono a 23 i Paesi che hanno confermato l'adesione. Dunque si tratta di una buona notizia sul versante della protezione ambientale, che ci consente di sperare in una veloce attivazione dei contenuti dell'Accordo. Manca ancora la ratifica dell'Italia, che è stata assicurata qualche giorno fa dal Ministro dell'Ambiente Galletti. Si tratta anche un fatto politicamente rilevante per gli Stati Uniti, dove la battaglia dei negazionisti è apertamente condotta e spesso influente sulle dinamiche politiche interne, e per la Cina, dove rappresenta la migliore presa d'atto del pesantissimo carico ambientale che lo sviluppo accelerato ha portato con sè.
Il grafico in basso, che mostra le emissioni di alcuni Paesi del mondo - e che traggo dal sito Climalteranti - è molto chiaro circa le quantità coinvolte e le responsabilità.

Frattanto, una delle principali cause dell'inquinamento locale e globale, il petrolio, è stato oggetto nei giorni scorsi di un patto fra Arabia Saudita e Russia, che intendono in tal modo contribuire a stabilizzarne il mercato. Si tratta di una novità importante contenuta nell'accordo sottoscritto a margine proprio dello stesso G20 di Hangzhou in Cina. Nel testo, Arabia Saudita e Russia
affermano di avere un «desiderio comune di espandere ulteriormente le relazioni bilaterali in campo energetico», che deriva dal fatto che insieme «hanno la responsabilità di produrre oltre il 21% della domanda globale di petrolio», e sostengono inoltre di accordarsi per agire «congiuntamente oppure con altri produttori» ai fini di mitigare la volatilità dei mercati.
I due Paesi hanno costituito un gruppo operativo per esaminare «i fondamentali di mercato e raccomandare misure e azioni comuni mirate ad assicurare la stabilità e la predicibilità dei mercati petroliferi», stabilendo una prossima riunione a ottobre a Mosca, e successivamente a novembre a margine del vertice Opec di Vienna. Grandi produttori di petrolio come Iran, e Iraq hanno reagito positivamente all'annuncio dell'accordo. Per ora non è chiaro quali saranno le conseguenze. La fase attuale, ormai da tempo, vede il prezzo del petrolio piuttosto basso, anche se ora non più ai livelli di qualche mese fa, in assenza di decisioni e interventi da parte dell'Opec, che tende a lasciare elevate produzioni e prezzi contenuti.
Il nostro sistema economico, fondato soprattutto sulle fonti energetiche fossili, ha garantito finora uno sviluppo accelerato di una parte dell'umanità, a spese di un notevole cambiamento delle condizioni atmosferiche con conseguenze su uno dei principali sistemi ambientali globali come quello climatico, e di diffusi inquinamenti locali - anche pesanti, come ben sanno oggi nelle città cinesi, ma un tempo anche le città europee - e la maggiore sfida del presente e del futuro immediato consiste nel creare le condizioni di uno sviluppo più equo per tutti e caratterizzato da minori impatti ambientali.




http://cait.wri.org/

www.climalteranti.it


CULTURA
Un po' di storia
31 agosto 2016
Quello che segue è un articolo apparso sul Corriere della Sera:

"Che fossero zone sismiche lo si sapeva da un pezzo, anche in seguito agli studi condotti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche: ma da noi la ricerca pura tale rimane, e  non viene di regola mai applicata, ovvero, come dicono, “trasferita” alla realtà del Paese. Il problema immediato sarà quello di vedere se sono stati presi in considerazione i sintomi premonitori, se sono state prese le precauzioni necessarie: e di vedere se, nell’edificazione selvaggia degli ultimi decenni sono state osservate le norme antisismiche dettate dalle leggi. Non c’è da farci troppo conto, anche perché si sa qual è la situazione edilizia e urbanistica italiana, e nel Mezzogiorno in particolare, lo scarso rispetto per leggi e regolamenti, la renitenza dei Comuni a dotarsi di ragionevoli piani regolatori, l’abusivismo dilagante.
Da indagini recenti risulta che su duemila e passa Comuni, solo 159 hanno un piano regolatore e che oltre il 40 per cento di quanto si costruisce è abusivo.

In queste condizioni si può dire solo una cosa: e cioè che il rifiuto ormai trentennale di ogni seria pianificazione del territorio ha portato allo sfacelo del medesimo, e che questo sfacelo ha reso, rende e renderà sempre più catastrofiche le conseguenze dei terremoti e delle altre calamità.
E infatti cosa può fare un Paese come il nostro per contenere gli effetti di terremoti e alluvioni e risanare fisicamente il territorio, se per la ricerca a fini ambientali si spende lo 0,5 per cento del prodotto lordo nazionale, se per la difesa del suolo spendiamo mille volte meno di quello che si spende negli Stati Uniti se per condurre  a termine la carta geologica in scala uno a cinquantamila occorreranno seicento anni, se i geologi di Stato a tempo pieno sono solo sette, uno ogni otto milioni di abitanti, mentre nel Ghana ce n’è uno ogni 70.000 e in Turchia ce ne sono in tutto 1.800? Se l’unica legge che prescrive l’impiego del geologo è quella sull’ampliamento dei cimiteri, e se le stesse leggi per le zone sismiche prevedono l’impiego non di geologi ma di misteriose «persone di riconosciuta competenza in materia»?
Succede coi terremoti quello che succede con le alluvioni, grazie al cronico rifiuto di ogni programmazione e intervento preventivi. Morte e distruzione, nella loro tremenda entità, si devono alle case costruite sui pendii friabili, alle industrie costruite nelle golene dei fiumi, agli alberghi costruiti sul tracciato di antiche valanghe, a strade costruite sopra terreni di riporto, alle bonifiche insensate di zone umide, che sono lo sfogo naturale dei corsi d'acqua, al prelievo rapinoso di materiali dai fiumi, con sconvolgimento del loro alveo, della loro portata e conseguente erosione delle coste.

Il terremoto è dunque un aspetto di quell’autentico sisma permanente che è il saccheggio generalizzato del territorio e delle sue risorse; e l’espressione di circostanza sulla faccia dei ministri e sottosegretari che visitano le zone disastrate nasconde un’antica colpa: quella di non aver mai portato in porto i provvedimenti indispensabili a ridare un minimo di sicurezza fisica al Paese.
Dov’è finita la legge per la difesa del suolo (il cui dissesto ci costa circa duemila miliardi l’anno)? E la legge per regolare la rapina dei corsi d’acqua, quella per i parchi e le altre zone naturali da proteggere, quella contro l’abusivismo, quella per i beni culturali, e quella, tutta da rifare, contro l’inquinamento atmosferico? (A proposito della quale c’è da osservare che le scosse di terremoto a Roma di due anni fa avrebbero fatto meno danni ai monumenti antichi se questi non fossero già stati corrosi dall’inquinamento dell’aria).

Il disprezzo per il territorio, per il suolo, per l’ambiente naturale è un vizio che risale molto indietro nella nostra cultura, oltre che essere una precisa responsabilità politica: purtroppo ci vogliono le catastrofi perché ci se ne renda conto appieno, salvo poi dimenticarsene in seguito."

Questo pezzo è un famoso articolo scritto trentasei anni fa da Antonio Cederna e pubblicato sul Corriere della Sera il 25 novembre 1980 con il titolo "L'abusivismo e il disprezzo delle norme hanno ingigantito gli effetti del sisma."  Il riferimento è al terremoto che devastò l'Irpinia causando quasi tremila vittime. 

Rileggerlo impressiona. La chiarezza dei termini utilizzati, la propensione al ragionamento fondato sui fatti, il carattere di denuncia da parte di uno dei massimi intellettuali italiani che hanno fatto la storia dell'ambientalismo nel nostro Paese, colpiscono ancora oggi, e sono merce rara. Cederna descrive un pezzo di storia del nostro Paese che non va dimenticato, che ci ha consegnato il Paese come e' ora, un prezzo che abbiamo pagato allo sviluppo - troppo spesso privo di regole o privo di controlli - un modo di governare caratterizzato da un'aperta sottovalutazione dell'importanza della tutela del territorio. La politica ha impiegato molti anni per impegnarsi anche su questo fronte. La cultura in genere ha fatto più o meno lo stesso.
Antonio Cederna ci ha lasciati giusto vent'anni fa, il 27 agosto del 1996, e un suo ricordo non può non suscitare un ideale legame con i fatti di questi giorni, con il terremoto che ha letteralmente sbriciolato paesi della montagna appenninica, seppellendo vite e riaprendo ferite collettive mai debitamente curate, e perciò mai sanate.
Oggi ci rendiamo conto, assai meglio di allora, che il territorio, l'ambiente, il suolo, e con essi tutti i rami della scienze naturali che li studiano, hanno un'importanza enorme, sono la nostra stessa vita, il nostro Paese, la nostra cultura. Sono anche - e qui sta il paradosso più grande - il nostro sviluppo: un paese avanzato è caratterizzato anche da un approccio corretto alla gestione del suo ambiente, naturale e costruito.  

SOCIETA'
Un forte terremoto colpisce l'Italia centrale - ricordandoci la prima grande opera che dovremmo realizzare
24 agosto 2016
La scorsa notte un forte terremoto ha colpito il centro del nostro Paese, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio. La distruzione degli edifici e' ampia, le case rimaste sono per lo più inagibili, ma soprattutto, ci sono vittime, ed ancora si sta scavando nelle macerie per salvare quante più persone possibile. A loro va la mia solidarietà e vicinanza. Questo e' il momento del soccorso, e nulla può distoglierci da questo obiettivo primario.

Possiamo esaminare brevemente però quanto accade e le ragioni per cui accade, e vale certamente la pena di farlo. Analizzando quanto successo dal punto di vista fisico, si è trattato di una serie di scosse telluriche, alcune di lunga durata, di cui la massima ha raggiunto la magnitudo 6.0. Un evento intenso, ma non fortissimo, soprattutto un evento piuttosto frequente nel nostro Paese. Possiamo ricordarne di analoghi o anche più intensi, come i terremoti del Friuli, dell'Irpinia, dell'Emilia, fino al fortissimo terremoto che distrusse Messina ad inizio del novecento. L'Italia ha un territorio in gran parte sismico, o fortemente sismico, per ragioni geologiche. Infatti, ci troviamo ad occupare un'area di confine fra le grandi placche tettoniche dell'Europa e dell'Africa, in un territorio geologicamente giovane fatto prevalentemente di montagne anch'esse giovani, ricco di faglie attive, di vulcani, e dei moti della litosfera ad essi collegati. Le compressioni, le deformazioni, gli scorrimenti della crosta terrestre proseguono senza soste, con modalità imprevedibili se non nell'individuazione delle zone che presentano maggior rischio di essere interessate dai fenomeni. Non c'è null'altro che, a quanto se ne sa oggi, possiamo fare per difenderci dal terremoto su base scientifica, eccettuato conoscere le caratteristiche degli eventi e la loro distribuzione sul territorio. Dal punto di vista fisico - anche se la percezione comune fatica ad accettarlo - terremoti di grado fra il 5 e il 6 sono normali in un Paese come il nostro, dove capitano con una certa frequenza, purtroppo ogni volta colpendoci a morte. 
La causa del disastro che periodicamente si abbatte sulle popolazioni consiste nel crollo delle abitazioni e degli edifici in genere, che non resistono alle scosse. Si tratta di edifici, spesso molto antichi, costruiti in assenza di criteri antisismici. L'unico modo ad oggi conosciuto per far fronte ad un terremoto e' costruire case antisismiche, non essendo ad oggi prevedibile quando e dove si verificherà un evento sismico. Perciò, una delle priorità del nostro Paese consiste nella realizzazione di una grande opera che andrebbe davvero a beneficio di tutti: la ristrutturazione e l'adeguamento antisismico di tutti gli edifici che ne hanno bisogno, a partire dalle zone classificate come maggiormente sismiche. Occorre un piano che consenta di attivare gli investimenti necessari e faccia partire un intervento esteso e duraturo, assai più utile di tante opere prive di significato di cui è disseminato il nostro Paese e che troppo spesso hanno abbruttito inutilmente il nostro territorio.


PS.:  avevo scritto nel post precedente che avrei avuto piacere di vedere l'Anpi alla Festa dell'Unita' di Bologna. In effetti sarà così. L'Associazione Partigiani potrà esprimere liberamente le proprie opinioni sul prossimo referendum all'interno della Festa. Il merito va al Segretario Francesco Critelli che ha, fra l'altro, giustamente rilevato che "non era indifferente che ci fossero o meno". 
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novembre