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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

7,43 €/tCO2

(7/12/2017)

 

 

 

 

 

 

 

 


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Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

4,3 milioni m2 di pannelli

circa 2,9 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 12 dicembre, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

 

 

 

 

_____________________

 

 

 

 

 

 

A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di febbraio:

 

L'inverno solitamente consente ottime osservazioni, soprattutto nelle notti serene, che tendono ad offrire cieli più tersi. Ovviamente, la temperatura è più bassa. In questo mese i pianeti sono osservabili al mattino presto ad oriente, fra le fredde luci dell'alba.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Mercurio è praticamente inosservabile.

 

Venere

Come Mercurio, la stella più brillante del cielo è quasi inosservabile.

 

Marte

Il pianeta rosso è osservabile a Sud-Est prima dell'aurora. Si trova nella Bilancia, e poi in febbraio transiterà nello Scorpione, vicino a Giove con cui è stato in congiunzione il 7 gennaio.
 

Giove

Dopo la congiunzione con Marte, Giove è sempre visibile a Sud-Est nelle ultime ore della notte, nella Bilancia.

 

Saturno

 

Anche Saturno torna ad essere visibile nel cielo del mattino, molto basso sull'orizzonte orientale, nella costellazione del Sagittario.

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

SCIENZA
Il mare da vicino (a volte buono, più spesso appena sufficiente)
17 aprile 2018
E´ uscito il Rapporto sulla qualità ambientale delle acque marino-costiere dell´Emilia-Romagna dell'Arpae, riferito all'anno 2016. Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. 

La fascia costiera dell'Emilia-Romagna presenta diversi elementi di rilevanza, che riguardano soprattutto le zone ad elevata antropizzazione, con attività turistiche e di pesca, vicine e spesso intersecanti le aree di rilievo naturalistico. Tutti gli aspetti sono presenti sulla costa emiliano-romagnola, dalla pesca alle discoteche, dalle città d'arte alla foce del più grande fiume d'Italia, il Po con le sue diramazioni, dai grandi alberghi agli aironi e ai fenicotteri del Parco del Delta del Po. Una caratteristica degna di nota per l'intera area riguarda il fattore temporale: in un lasso di tempo abbastanza breve, alcune decine di anni dal dopoguerra sostanzialmente, l'assetto della costa è cambiato profondamente, passando da un territorio scarsamente popolato ed edificato dove la pesca era l'attività principale ad un'area fortemente alterata dalle costruzioni ricettive per un turismo che moltiplica gli abitanti locali nei mesi estivi principalmente. A questo aspetto si aggiunge l'estrazione di idrocarburi e l'estrazione di acqua dalle falde, all'origine di fenomeni di subsidenza rilevanti. Le principali aree interessate sono quella ravennate, sia per l'utilizzo di acque sotterranee sia all'estrazione di idrocarburi, e quella bolognese, dove il fenomeno è dovuto prevalentemente all'estrazione di acqua per usi civili, industriali, irrigui e zootecnici.
Il fenomeno è praticamente irreversibile e si manifesta con maggiore evidenza dove si hanno i maggiori abbassamenti piezometrici e maggiori strati di sedimenti compressibili, arrivando ad alterare la linea di costa, cambiare la pendenza delle reti idrauliche artificiali (fognature, bonifiche), riduzione gli argini con conseguenti pericoli di inondazioni.
Nel suo insieme non si tratta di un contesto facile: l'intera area orientale della regione era un tempo zona di paludi ed acquitrini, di valli - come, fra le poche rimaste, le Valli di Comacchio - e di corsi d'acqua. Il fiume Reno, che scende dall'Appennino e passa dalla città di Bologna, si perdeva in quelle aree umide, diventando oggetto di intervento sul territorio già al tempo degli antichi Romani. 

La situazione del mare è particolarmente importante non soltanto su piano locale, ma nazionale.
Da tempo è noto il problema dell'eutrofizzazione. Si legge sul Rapporto: "i processi di eutrofizzazione che da diversi anni affliggono la fascia costiera dell’Emilia-Romagna provocano impatti negativi oltre che sugli equilibri ambientali dell’ecosistema bentico anche su due importanti settori dell’economia regionale e nazionale quali turismo e pesca e rappresentano il problema principale dell’alterazione dello stato ambientale.
Le zone prospicienti al delta del Po e la costa emiliano romagnola, essendo investite direttamente dagli apporti del bacino idrografico padano nonche´ dagli apporti dei bacini costieri, sono maggiormente interessate da fenomeni di eutrofizzazione. L’influenza e l’effetto dell’apporto veicolato dal fiume Po sull’area costiera, si evidenziano considerando anche il valore di salinita` che si abbassa notevolmente lungo la fascia costiera rispetto al mare aperto; inoltre la grande massa diacqua dolce immessa dal fiume Po (1500 m /sec come media annuale nel lungo periodo: 1917-2016), rappresenta il motore e l’elemento caratterizzante del bacino dell’Adriatico nord-occidentale, in grado di determinare e condizionare gran parte dei processi trofici e distrofici nell’ecosistema costiero."
Nel mare non mancano elementi vari e metalli: azoto, fosforo, piombo, cromo, nichel, arsenico, spesso con concentrazioni superiori al limite di quantificazione (LOQ), e composti chimici, idrocarburi, pesticidi, diossine, furani. 
Nel complesso i dati presentati nel Rapporto ci parlano di una situazione classificata più spesso come "sufficiente", a volte come "buona", riguardo lo stato ecologico e lo stato chimico, confluenti nella commistione fra i due che ci parla dello stato ambientale. Insomma, un contesto non male ma nemmeno bene, ossia che si può definire intermedio, in cui evidentemente sarebbe bene un ulteriore passo che porti dallo stato "sufficiente" allo stato "buono" ovunque possibile. 

Per approfondire il tema e studiare il Rapporto ci si può collegare al seguente link:

https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=9465&idlivello=1504


P.S.: si leggono articoli su quotidiani autorevoli in cui il numero dei camion e dei Tir in coda sulle strade viene considerato indice dello sviluppo industriale locale. In realtà e' soltanto caratteristica di un sistema, come quello italiano, in cui le merci si muovono su strada e pochissimo su rotaia, causando elevati livelli di polveri fini con composti nocivi di vario tipo, indice soltanto di inquinamento capace di causare danni gravissimi alla salute umana. Speriamo che prima o poi qualcuno intervenga davvero, dopo decenni di inutili discorsi in merito, ma speriamo anche che prima o poi gli articoli sullo sviluppo si intersechino con gli articoli sull'ambiente, superando una dicotomia sbagliata che non porta da nessuna parte (letteralmente, in questo caso).

POLITICA
L'agroecologia per migliorare e diffondere localmente la produzione di cibo
4 aprile 2018
L'agroecologia può migliorare la produzione di cibo mondiale, rendendola più salubre e più vicina a criteri di sosteniblità. Questa introduzione pregnante proviene dal Secondo Simposio Internazionale sull'Agroecologia della FAO (l'organizzazione sull'agricoltura e il cibo dell'ONU) in corso a Roma, nei giorni dal 3 al 5 aprile, da parte del Direttore José Graziano da Silva. Associandola, aggiungerei, alla riduzione delle diseguaglianze si può cambiare il mondo, in meglio naturalmente.

In sostanza, dal convegno emerge che sarebbe bene cambiare il sistema attuale prevalente, in cui la maggior parte della produzione di cibo è basata su consumi intensivi di risorse ed elevati costi ambientali, con degrado continuo del suolo, dell'acqua, della vegetazione, dell'aria. Lo schema delineato dall'incremento produttivo ad ogni costo non è inoltre sufficiente ad eradicare la fame nel mondo, anzi segue e produce esso stesso squilibri fra coloro che possono permettersi ogni sorta di cibo e coloro che non possono permettersi nemmeno l'indispensabile.
Si tratta di un tema noto da tempo: la fame nel mondo non è dovuta nel complesso a carenza di cibo (che può certamente essere un problema a livello locale), ma a condizioni che non consentono l'accesso al cibo. Povertà estrema, esclusione sociale, mancanza di denaro insieme a degrado ambientale locale, portano a condizioni di disagio a volte estremo, ma ci parlano di diseguaglianze più che di carenze produttive globali di alimenti. A questi aspetti si aggiunge il cambiamento climatico globale che investe soprattutto i luoghi che si trovano già in difficoltà - che per paradosso non hanno prodotto le cause del cambiamento climatico stesso - come le aree limitrofe ai deserti, le zone aride, le zone costiere più povere, le piccole isole. Si tratta di aree enormi in alcuni casi, come l'area sahariana e le sue zone limitrofe in Africa.

L'agroecologia applica criteri ecologici e sociali, unendo tradizioni e conoscenze scientifiche, e può diventare l'approccio del futuro. Sistemi di produzione circolari, capaci di salvaguardare risorse naturali e biodiversità, e di promuovere l'inevitabile adattamento e la mitigazione al cambiamento climatico, magari adattati a fattorie familiari in cui si possano integrare con i sistemi tradizionali. Queste potenzialità vanno sostenute organizzativamente ed economicamente in vista dei benefici che possono portare.

La politica italiana parla spesso del fenomeno dell'immigrazione, soprattutto dall'Africa. Gli sbarchi di migranti in condizioni disumane dopo aver attraversato il Mediterraneo su gommoni e barche pericolose, i morti in mare, i salvataggi, colpisono la coscienza di tutti. Ma il fenomeno non può essere limitato al problema dell'arrivo: ci sono ragioni per cui persone in condizioni di estrema difficoltà lasciano il proprio paese. Le ragioni si trovano nelle guerre, che sono più facili da identificare, nell'estrema povertà, nel tracollo dell'economia tradizionale in molte zone dell'Africa, soprattutto subsahariana, meno facilmente delineabili. Spesso il degrado ambientale locale non consente più di coltivare ciò che un tempo era possibile, le condizioni climatiche sono estreme, la miseria e la fame sono il quotidiano, la società tradizionale si frantuma, chi può se ne va incontrando mille ostacoli. Un'umanità che tenta di salvarsi, ma che prende le mosse da un contesto fortemente compromesso da iniquità colossali ed in aumento costante. Le migrazioni sono destinate ad aumentare, e non basta certo affermare, come è giusto, che i popoli si sono sempre spostati, sarebbe bene guardare alle ragioni del fenomeno, che possono parlarci di ciò che sta accadendo. Diseguaglianze e degrado ambientale in proporzioni enormi e destinate ad incrementare. Questo è il mondo che si sta formando se non interverremo per tempo, alla radice, invertendo la rotta.

Parlare di rimandare a casa centinaia di migliaia di persone è irresponsabilità pura, nonchè mancanza di senso di realtà. Limitarsi a tentare di ridurre gli sbarchi senza guardare il fenomeno nel suo complesso è miopia, al minimo.


Il sito della Fao che segue il simposio di Roma si trova al seguente indirizzo:

http://www.fao.org/news/story/en/item/1113475/icode/

POLITICA
1. Grande aumento della mobilità condivisa: oltre un italiano su 4 la usa 2. Una crisi per rinascere
28 marzo 2018
Le varie forme di mobilità condivisa stanno crescendo ovunque in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling, sono aumentati del 50% fra il 2015 e il 2017.  Sono ormai oltre 18 milioni i cittadini che utilizzano almeno un servizio, il 28% della popolazione.  
Modi di muoversi che influiscono direttamente sullo stile di vita e che sembravano appannaggio di altre località - su tutte il Nord Europa - si stanno diffondendo anche da noi, incidendo su un pilastro che sembrava inamovibile del nostro Paese, la mobilità veicolare su gomma. Le auto private, motori dello sviluppo dell'Italia nel dopoguerra, rigorosamente a combustione interna con tutto quanto ne consegue in termini di inquinamento, stanno cedendo spazi a modi di muoversi alternativi che possono portare grandi benefici in termini ambientali e sanitari.

I dati sono tratti dal Secondo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, a cura dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dal Ministero dell'Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e presentato nel corso della Conferenza Nazionale della Sharing Mobility (in partnership con Deloitte e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) tenutasi a Roma presso la Stazione Termini il 27 marzo scorso.

Fra le città Milano è la prima, con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing è il primo in Europa per diffusione con 39.500 bici offerte in 265 Comuni. Le regioni del Sud, nonostante presentino dati molto più contenuti rispetto al Nord, segnano la crescita più alta  con +57%.
Gli utenti del car sharing sono 1.077.589, con 62 milioni di km percorsi e 7.679 i veicoli in servizio. Sono circa 2,5 milioni gli utenti del carpooling extraurbano. Aumentano anche i veicoli a emissioni finali nulle, con il 27% di scooter e auto condivise di tipo elettrico.

Il Rapporto si può scaricare all'indirizzo in calce. I dati indicati sul sito dell'Osservatorio informano che sono 21 servizi disponibili sulle piattaforme digitali, 640 gli scooter condivisi, 15816 le biciclette condivise, 6156 le auto condivise, con un incremento + 20% di car sharing in un solo anno.

La situazione si presenta però non uniforme. Nel 2017 si sono registrati 357 servizi di sharing mobility di cui il 76% di bike sharing, segnando un aumento del 17% rispetto al 2016. Nell'ultimo anno, secondo il Rapporto, "il bike sharing è cresciuto del 147%, ma più di 2/3 delle bici circola solo in 4 città: Milano (44%), Torino (13%), Firenze (8%), Roma (5%)". Sul car sharing i dati evidenziano che in 5 anni (dal 2013 alla fine del 2017) si è quintuplicata l'offerta di auto, mentre nel 2016 sono stati effettuati circa 8 milioni di noleggi. Dei 7.679 veicoli censiti a dicembre scorso, il 43% è a Milano, il 24% a Roma, il 15% a Torino e l'8% a Firenze.

Emerge dunque un contesto variegato, dove alcune città e zone d'Italia trainano l'intero Paese, in un quadro che comunque è in evoluzione positiva. Ora ci si aspetta politiche per una migliore diffusione, finalizzate ad influire in profondità nel settore più difficile, i trasporti e la mobilità in genere. Una parte consistente dell'inquinamento proviene da lì ed in alcune zone è particolarmente influente sulla qualità della vita, basti pensare alla Pianura Padana ed alle sue nebbie ormai "sporche" di ogni sorta di composto e particolato. Non basteranno accordi e scelte deboli, il sistema va modificato con decisione.

Il sito dell'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility si trova al seguente indirizzo:

http://osservatoriosharingmobility.it/


2. Politica.

Mai il Partito Democratico si è trovato in una condizione difficile come quella attuale. Semi distrutto dagli attacchi interni di una parte dell'area sinistra, quella che si è divisa, e di una parte dell'area centrista, quella che ha scelto di non ascoltare nessuno, agire in proprio sulla base della maggioranza nel partito, e commettere diversi errori gravi, a partire dal referendum sulle riforme costituzionali per passare a quello sulle trivelle. A queste modalità di far politica, chiusi nel proprio recinto - che non nascono negli ultimi cinque anni, ma da molto tempo prima - dobbiamo la quasi sparizione della sinistra in Italia. Si può concedere solo l'attenuante di un contesto che vede la sinistra in grande difficoltà in tutta Europa, e non è certo poco, ma le attenuanti non cancellano il reato, in questo caso politico, di aver evitato il compito e ceduto le armi progressivamente nel corso di almeno due decenni, grazie e arrivederci. Basti come esempio che in assenza di una sinistra identificabile come tale in Emilia-Romagna l'astensione ha raggiunto alle ultime regionali cifre speculari a quelle della partecipazione tradizionale, mentre ora alle elezioni nazionali destre e movimenti hanno avuto la meglio anche in un territorio storicamente incline a sinistra, e feudo inattaccabile del PCI nei decenni successivi alla guerra.
Di campanelli d'allarme ce ne sono stati mille e forse più, sempre inascoltati da una classe dirigente incapace di aggiornarsi (che non vuol dire rottamarsi sulla base dell'età), ferma al secolo scorso e a modalità di lettura della realtà attuale largamente superate. Addirittura fossilizzata nelle proprie gerarchie, che nell'attesa del proprio turno non si sono accorte che il vento cambiava direzione.
Ora, il PD non è ancora finito, e serve attivarsi per riprendere le fila del discorso. Al suo interno sono presenti personalità di valore, capaci di interpretare e fornire il senso dei fatti, e aree di attività politica interessanti e valide. Tutto questo va valorizzato, diffuso, attivato. Va premuto il tasto "on". Per andare oltre e provare a costruire la sinistra del 2018, dell'oggi e del domani, presente sul territorio e attiva sui temi, impegnata a mettere insieme persone, cose, e modelli di interpretazione della realtà. Senza dimenticare gli errori, che servono soltanto a questo, non certo ad attribuire colpe, ma ad evitare di ripeterli. Il PD sta attraversando una crisi profonda, da cui, seguendo l'etimologia del termine, si può rinascere migliori di prima.



SOCIETA'
Una forte regolamentazione etica nell'abbigliamento a San Francisco
22 marzo 2018
Ci sono notizie che nel loro piccolo (che poi tanto "piccolo" non è) ti scaldano il cuore, ti riportano alla mente i primi approcci alla questione ambientale che, forse, per i bambini e le bambine non può non essere legata agli animali - come è stato per chi scrive. D'altronde, fare conoscere ai giovanissimi la bellezza della Natura e dei suoi esseri viventi, sosteneva Konrad Lorenz, è il modo migliore per tentare di salvare il mondo, nientemeno.
Dunque, bellezza e qualità degli abitanti del pianeta Terra. Che non siamo solo noi umani, ma anche tutti gli altri animali; non cose, ma esseri viventi.

La notizia in questione è che la città californiana di San Francisco ha votato un provvedimento che vieta la vendita di pellicce. San Francisco non è esattamente un paesello, e la notizia non può passare inosservata. Ci sono state altre città che hanno preso una simile decisione, West Hollywood e Berkeley sempre in California, ma questa volta si tratta di una grande metropoli, per molti aspetti fra le più avanzate a livello mondiale.
"Per sostenere coloro che non hanno la parola, i miei colleghi hanno appena votato 10 a 0 per sostenere la mia proposta di vietare la vendita di nuovi indumenti o accessori in pelliccia a partire dal 1 gennaio 2019" ha twittato Katy Tang, membro del consiglio di sorveglianza della città (da Repubblica.it). Un voto dunque unanime.
Si allunga frattanto la lista dei Paesi che si dimostrano sensibili al tema: il Regno Unito sta lavorando a un divieto nazionale sulle pellicce, la Repubblica Ceca ha votato per vietare gli allevamenti di animali per l'industria delle pellicce, come hanno fatto Austria, Regno Unito, Paesi Bassi e Svizzera. Sono sempre più numerosi i marchi della moda che hanno deciso di non usare più pellicce.

Si contano in decine di milioni gli animali sacrificati ogni anno per l'industria della moda, dopo una breve vita in allevamenti orribili dove le condizioni di vita sono indegne rispetto a qualsiasi valore civile. La finalità totalmente inutile boccia poi qualsiasi tentativo riabilitatorio di pratiche superate e disumane.
So che sono moltissimi i temi legati al benessere animale, mai rispettato abbastanza, a partire dagli allevamenti intensivi per finire a giochi e spettacoli "tradizionali", ma non vale come obiezione per non intervenire. Se non si parte da un punto non si procederà mai. E certamente smettere con l'indossare gli abiti dei Flintstones è un punto notevole, per conseguenze pratiche e per evidente capacità di colpire l'immaginario collettivo.

Un'etica del nostro rapporto con gli animali va costruita; non è facile, ma è certamente possibile. Ancora più difficile è applicarla, una volta individuata, per una serie lunghissima di motivazioni. Ma se può migliorare la nostra comprensione del mondo e di tutti i suoi abitanti, il nostro rispetto e la qualità stessa della nostra vita vale certamente la pena di farlo.
Un plauso alla città di San Francisco.





ECONOMIA
Termoelettrico in aumento, calo delle rinnovabili - con l'eccezione del FV
13 marzo 2018
In un contesto in cui la domanda elettrica nazionale nel 2017 è cresciuta del 2% rispetto al 2016, aumenta la produzione da termoelettrico e cala la produzione delle altre fonti, eccettuato il fotovoltaico.
Dell'andamento della produzione delle varie fonti energetiche occorrerà tenere conto nella stesura definitiva del Decreto Rinnovabili Elettriche 2018, di cui ora è stata preparata una bozza dal Ministero dello Sviluppo Economico.
I dati qui riportati provengono dalla pubblicazione di Terna relativa all'anno appena trascorso, scaricabile dal sito all'indirizzo riportato in calce. Una breve analisi dei medesimi si trova sul sito di Qualenergia, ancora all'indirizzo in calce.

Nell'anno da poco trascorso, si rileva un aumento del 4% della produzione da termoelettrico a fonti fossili (per 199,5 TWh), ed una diminuzione del contributo delle altre fonti, con l’eccezione del fotovoltaico che aumenta la sua produzione rispetto all’anno precedente del 14%, raggiungendo il record di generazione con 24,8 TWh.
Il fotovoltaico arriva così a coprire il 7,8% della domanda elettrica, e l'8,7% della produzione nazionale. Fra le rinnovabili oggi il fotovoltaico è la seconda fonte.

La produzione di elettricità generata complessivamente dalle fonti rinnovabili lo scorso anno è risultata pari a 103,4 TWh, con circa 3,5 TWh in meno rispetto al 2016.
La quota delle rinnovabili elettriche sulla domanda è del 32,4%, mentre nel 2016 si attestava al 34%, e nel 2014 superava il 38%.
La causa principale del forte calo è stato il diverso regime idrico che ha riguardato il nostro Paese, con un notevole decremento della produzione da fonte idroelettrica. La produzione infatti era stata nel 2014 pari a 59,5 TWh, mentre lo scorso anno soltanto 37,5 TWh, cioè 22 miliardi di chilowattora in meno in soli 4 anni.

Occorre fare attenzione per restare in linea con gli obiettivi europei, anche se un rapporto del GSE (Gestore dei Servizi Energetici - Rapporto Statistico 2016) a fine 2016 rileva che la quota delle fonti rinnovabili nella domanda energetica è del 17,41% dei consumi finali lordi, dunque perfettamente in linea, almeno fino a quella data.

Nel grafico la quota percentuale delle diverse fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico in Italia dal 2014 al 2017.





L'articolo citato, e il grafico riportato, sul sito di Qualenergia:
http://www.qualenergia.it/articoli/20180122-fonti-rinnovabili-in-calo-nel-2017-ma-record-di-produzione-del-fotovoltaico

Il sito di Terna:
www.terna.it

Il sito del GSE:
www.gse.it



ECONOMIA
La Cina apre al mercato del carbonio - e l'UE lo riforma
28 febbraio 2018
Il mercato di carbonio nasce in Cina, in uno dei Paesi che generano più emissioni climalteranti del mondo. Si tratta di una buona notizia, accolta con favore dall'Unione Europea.
La Cina ha infatti dato il via a quello che sarà il più grande mercato del carbonio del mondo, superando di gran lunga il meccanismo di scambio delle emissioni europeo EU ETS (Emission Trading System). Il grande Paese asiatico mostra di essere sempre più conscio del proprio ruolo nel contesto del più grande problema del secolo - o forse di sempre - vale a dire l'inquinamento globale che arriva a modificare sistemi naturali planetari come il clima. La decisione infatti fa parte di un quadro di politiche intraprese per ridurre le emissioni entro pochi anni.
Per ora, il sistema di scambio delle emissioni cinese riguarderà soltanto il settore energetico. Quest'ultimo rappresenta il 46% del totale delle emissioni di un Paese che è all'origine di un quarto delle emissioni totali: ne risulta il 12% circa delle emissioni globali del mondo, una quota di grande rilevanza. Il mercato del carbonio cinese riguarderà una quota quasi doppia di quella coperta dal mercato europeo, nonostante l'Ets UE interessi già comparti diversi.
L'Unione Europea si è espressa favorevolmente, apprezzando l'atteggiamento della Cina in contrapposizione a quello degli Stati Uniti (altro grande Paese fortemente inquinante). Si può immaginare un futuro in cui i mercati di carbonio siano collegati, creando un meccanismo virtuoso a livello mondiale.

Nostante le premesse positive, va ricordato che l'Ets UE presenta dalla sua nascita numerose difficoltà, per risolvere le quali è stata ora avviata una riforma. Secondo la notizia trasmessa da Ansa, il nuovo Ets prevede di tagliare le emissioni in misura maggiore rispetto al passato, con la riduzione del tetto massimo di emissioni del 2,2% l'anno invece dell'attuale 1,74%. Per evitare l'eccesso di quote, che ha impedito all'Ets di funzionare correttamente negli anni scorsi, il 24% delle quote eccedenti ogni anno dal 2019 al 2023 andranno in riserva. Dal 2023 le quote in eccesso nella riserva potranno essere cancellate. Prosegue, ma viene limitata, l'assegnazione di quote gratuite per evitare la delocalizzazione delle imprese in altre parti del mondo con costi inferiori legati alle diverse, o del tutto assenti, politiche climatiche. La percentuale di quote da mettere all'asta è fissata al 57%, con una flessibilità del 3% attivabile in caso fossero necessarie più quote gratuite.
Se è vero che il prezzo reale del carbonio sarebbe almeno 10 volte più alto di quello attuale, si spera che il nuovo Ets europeo riesca a corrispondere alle necessità e a migliorare un percorso sin qui abbastanza deludente.

E' auspicabile che le politiche messe in atto funzionino e lo facciano in tempi brevi: dall’Istituto di Potsdam sui cambiamenti climatici ci informano che in tutto il mondo dovranno avvenire cambiamenti radicali in ogni ambito nei prossimi 20 anni, se vogliamo raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo sul clima di Parigi. Abbiamo poco tempo per restare in un mondo almeno simile a quello che la nostra civiltà ha conosciuto; non si tratta soltanto di un ostacolo, ma di un'opportunità per guardare al futuro.

Scendendo al livello locale con le varie iniziative utili allo scopo di ridurre l'inquinamento e promuovere nuove forme produttive ed economiche, segnalo che la Regione Emilia Romagna riapre il Fondo Energia: dal 1° marzo 2018 al 31 maggio 2018 (salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse) sarà possibile presentare domanda per accedere. Il Fondo Energia mette a disposizione nuove risorse per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica delle imprese e per incrementare l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili,  finanziando fino a 500.000 euro in 96 mesi a tasso 0 per il 70% dell'importo ammesso e per il 30% a un tasso convenzionato con gli istituti di credito.

Per maggiori informazioni:

http://energia.regione.emilia-romagna.it/in-evidenza/2018/riapre-il-fondo-energia-domande-dal-1-marzo-al-7-maggio-2018

Politica:
Domenica 4 marzo si vota alle elezioni nazionali. E' possibile reperire ogni informazione utile sul sito del Comune di Bologna al seguente indirizzo:

http://www.comune.bologna.it/node/3519

ECONOMIA
Risparmio di energia, di plastica, e di cemento (auspicabilmente)
21 febbraio 2018
Uno dei problemi più evidenti - e una delle esperienze più deludenti nella pratica - consiste nel notevole spreco energetico che si constata spesso negli edifici pubblici. Se si intende contrastare lo spreco di energia lo si deve fare innanzitutto nei luoghi delle istituzioni, e non soltanto per coerenza: dare l'esempio significa innescare meccanismi virtuosi che hanno la possibilità di diffondersi più facilmente nella società. Allo scopo di trovare una soluzione è stato firmato a Roma un protocollo d'intesa dall'Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) e dal Gse (Gestore Servizi Energetici), con il Presidente dell'associazione dei Comuni e sindaco di Bari Antonio Decaro, e il Presidente del GSE Francesco Sperandini. 
Gli obiettivi principali sono due, migliorare l'efficienza energetica degli edifici pubblici dei Comuni e diffondere le fonti rinnovabili nelle comunità locali, mentre lo scopo rappresenta un traguardo davvero notevole, far sì che i Comuni raggiungano l'autosufficienza energetica.  Il GSE sostiene da tempo le rinnovabili e l'efficientamento energetico degli edifici pubblici dei Comuni attraverso il Conto Termico con un fondo da 200 milioni di euro all'anno per la Pubblica Amministrazione; il progetto 'Sostenibilità in Comune' ha già finanziato più di 1.700 progetti di riqualificazione, in circa 800 municipalità del nostro Paese. Si stima un risparmio annuo di 300.000 tonnellate equivalenti di petrolio e di 790.000 tonnellate di gas serra. 
Il Conto Termico è un pacchetto di incentivi istituito con il D.M. del 28 dicembre 2012 e recentemente rinnovato, avente lo scopo di promuovere interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici già esistenti, ed incentivare la produzione di energia con fonti rinnovabili. Il Conto termico copre percentuali elevate del costo dei lavori, differenziate a seconda dei beneficiari, pubblica amministrazione, imprese o privati, e del tipo di intervento, e può essere cumulato per gli edifici pubbilci con altri fondi statali ed europei. 
Il protocollo d'intesa serve ad avviare una collaborazione diretta fra Anci e Gse per la concreta realizzazione degli interventi. 

Venerdì 23 febbraio verranno invece messi insieme 555 milioni di passi, quanti ne servono per coprire la distanza fra la terra e Luna. Richiamare il valore ecologico e la bellezza dell'andare a piedi è il tema scelto quest'anno dall'iniziativa "M'illumino di meno", della trasmissione radiofonica di Radio2 Caterpillar, che ogni anno in febbraio promuove la cultura del risparmio energetico. Dal 2005, ogni anno Caterpillar chiede ai suoi ascoltatori di spegnere le luci alle ore 18, per ricordare che illuminare costa energia, soldi, e inquinamento ambientale. 

Invece, l'edizione 2018 della Giornata mondiale dell'Ambiente dell'Unep (Programma Ambiente dell'ONU) del 5 giugno è contro la plastica usa e getta. "Sconfiggi l'inquinamento di plastica" è lo slogan delle celebrazioni, quest'anno ospitate dall'India. 
Ogni anno, secondo l'Unep, nel mondo si usano 500 miliardi di buste di plastica, e ben 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani. Ogni minuto acquistiamo un milione di bottiglie di plastica. Secondo Erik Solheim dell'Unep "L'India ha dimostrato una straordinaria leadership globale sui cambiamenti climatici e la necessità di passare a un'economia a basse emissioni di carbonio, e ora il Paese contribuirà a stimolare una lotta più forte contro l'inquinamento da plastica". 

La scomparsa di Giuseppe Galasso, infine, ci spinge a ricordare la lunga lotta per la salvaguardia delle bellezze ambientali, paesaggistiche e culturali del nostro Paese, di cui Galasso è stato protagonista. Negli anni '80 Galasso è stato sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali - nel primo e secondo governo Craxi - quando è stato autore di una serie di decreti che hanno imposto vincoli su vari beni paesaggistici, fino a normare in modo più completo tale ambito con la legge che porta il suo nome: Legge 8 agosto 1985, n. 431 per la protezione del paesaggio, detta "legge Galasso".  Non è facile oggi crederlo, ma si è trattato della prima legge in materia dell'Italia repubblicana, a testimonianza del ruolo secondario che questi temi per decenni hanno ricoperto nella politica italiana. 
La legge, che interviene negli ambiti delineati da una precedente normativa del 1939, è uno dei testi fondamentali della tutela ambientale e del territorio nel nostro Paese. Per la prima volta vengono posti vincoli all'edificazione, e obblighi per le Regioni, come la redazione del Piano Paesaggistico. Successivamente sono intervenuti altri testi, ma questa innovazione risalente a trent'anni fa resta un punto fermo.  Possiamo affermare che se oggi una parte del nostro paesaggio si è salvato da cementificazione e speculazione lo dobbiamo alla "legge Galasso", ma soprattutto che la svolta innescata allora ha dato origine ad una serie di normative più moderne in tema ambientale anche nel nostro Paese. Purtroppo, si può anche sottolineare che si poteva fare di meglio, visto che anche in questo caso, come accade spesso, la legge risulta spesso disattesa. Secondo dati di Legambiente, dopo l'entrata in vigore della legge, che tutela anche i litorali, sono stati cementificati ben 302 chilometri di coste, mediamente 48 metri al giorno. Le situazioni peggiori si riscontrano in Sicilia, con 65 km cementificati, nel Lazio con 41 e in Campania con 29 chilometri. 
Il rispetto delle normative e la loro reale attuazione resta uno dei temi da affrontare su un piano generale, visto che riguarda molti ambiti in modo diffuso. 

E' facile trovare in rete il testo della Legge Galasso, per esempio al seguente indirizzo:

https://www.eui.eu/Projects/InternationalArtHeritageLaw/Documents/NationalLegislation/Italy/legge4311985.pdf 

Maggiori informazioni sul Conto Termico si trovano sul sito Gse: 

www.gse.it 


SCIENZA
I tre anni più caldi (finora)
5 febbraio 2018
Lo scorso anno 2017 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, in una sequenza che vede primo il 2016 e secondo il 2015. In altre parole, la temperatura globale media del pianeta Terra è in aumento da anni, e gli ultimi tre costituiscono una sequenza temporale inequivocabile di livelli alti, i massimi registrati finora.
Se il Presidente americano Trump nutre dei dubbi, potrebbe chiedere agli scienziati del suo Paese: alla Nasa e al Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) potrebbero spiegargli cosa sta succedendo. L'immagine, tratta dal sito noaa.gov, mostra le variazioni di temperatura per l'anno 2017 rispetto alla media secondo un codice a colori. Le zone più calde sono mostrate con sfumature di rosso più intenso, la media è bianca, il grigio è assenza di misure. Lo scorso anno è stato leggermente meno caldo dei due precedenti a causa della minore influenza del fenomeno "El Nino", ma si colloca in un'impressionante sequenza che vede i sei anni più caldi mai registrati tutti successivi al 2010. I dati rilevati sono simili a quelli misurati dal WMO (World Meteorological Organization).







http://www.noaa.gov/news/noaa-2017-was-3rd-warmest-year-on-record-for-globe


POLITICA
1. Ambiente: inquinamento olte i limiti nelle città italiane, ai primi posti in Europa; 2. Politica: voterò per l'affermazione del PD e del centrosinistra
31 gennaio 2018

1.Ambiente

 

Aria irrespirabile nelle città italiane. Questa è in termini chiari l’estrema sintesi del rapporto sull’inquinamento atmosferico di Legambiente “Mal’Aria 2018, L’Europa chiama l’Italia risponde?”, presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria.

 

L’associazione ha elaborato uno studio secondo il quale ai vertici della classifica europea delle città gravate dallo smog ci sono tre capoluoghi italiani: Torino, Milano e Napoli. Le altre città non stanno molto meglio. Si tratta di un problema enorme, noto da anni, frutto di numerosi fattori causali, come le emissioni inquinanti di origine industriale, veicolare, del riscaldamento degli edifici, e le condizioni climatiche locali per quanto riguarda la Pianura Padana, e alimentato nel corso del tempo da scelte e linee di indirizzo politiche che hanno dapprima fondato lo sviluppo economico del nostro Paese sull’automobile privata e sui trasporti su gomma, e successivamente rinviato nel tempo ogni intervento correttivo finalizzato alla qualità ambientale. Lo abbiamo scritto qui più volte, vale la pena di ripeterlo: per decenni i temi ambientali sono stati secondari nell’agenda politica di qualsiasi formazione di rilievo di qualsiasi colore in Italia. Soltanto di recente è sorta, seppur con continui ostacoli e difficoltà, una tendenza diversa che sfocia spesso in provvedimenti più moderni ed adeguati, che purtroppo devono scontare il ritardo con cui vi si è giunti. Per anni è stata fatto passare l’idea che l’ambiente fosse tema per anime belle, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

 

Secondo il rapporto di Legambiente, nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. I valori più alti di concentrazione media annua delle polveri sottili PM10 sono stati registrati a Torino (39 microgrammi per metro cubo), Milano (37) e Napoli (35), tre città italiane. Lo studio infatti offre un confronto con le città europee, mostrando che alle nostre tre grandi città che occupano le prime tre posizoni in questa poco invidiabile classifica seguono Siviglia, Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale è di 29 µg/mc. Roma e Parigi condividono  il quinto posto, con 28 microgrammi per metro cubo.

Geograficamente, tutte le città della Pianura Padana presentano valori alti di inquinanti nell’aria, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolato fine, ammoniaca, e per periodi lunghi. Questo comporta il fatto che gli abitanti siano esposti con continuità e per periodi di lunga durata agli effetti dei composti inquinanti sulla salute. La Pianura Padana è un'area in cui sono presenti ogni sorta di attività antropiche, mentre il clima locale non consente un facile ricambio d'aria. La tipica nebbia invernale è "sporca", come sa bene chiunque lavi la propria automobile d'inverno, e l'afa estiva, dovuta all'alta umidità, non è da meno.

 

Nell’introduzione del rapporto si ricorda che il “30 gennaio 2018 la Commissione Europea ha convocato iministri dell’ambiente di 9 Stati membri (Repubblica Ceca, Germania, Spagna,Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. L’incontro offre agli Stati convocati, e quindi all’Italia, la possibilità di dimostrare quali misure sono state messe in campo negli ultimi anni e quali ulteriori provvedimenti verranno intrapresi nel prossimo futuro per riportare, senza indugio e senza ulteriori ritardi, la situazione attuale alla conformità con la legislazione europea.” Dobbiamo perciò presentare provvedimenti concreti e opportuni per non rischiare la beffa di una multa, anch’essa molto concreta.

 

L’intero rapporto, che vale la pena di leggere, si trova all’indirizzo in calce.

 

2. Politica

Romano Prodi ha ribadito "che certamente andrà a votare, che voterà per l'affermazione del centrosinistra e che le forze fuori dalla coalizione non stanno lavorando per l'unità". Una dichiarazione che arriva dopo che Affaritaliani.it aveva diffuso il testo di un colloquio telefonico con l'ex presidente del Consiglio attribuendogli valutazioni secondo cui Liberi e uguali non è per l'unità del centrosinistra, al contrario del Pd. A Prodi risponde Pietro Grasso. "È sotto gli occhi di tutti - dichiara il presidente del Senato ed ex magistrato ora alla guida di LeU - che il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi”. (Traggo questi brani da Repubblica.it del 31 gennaio).

Condivido la posizione di Prodi: il sostegno al centrosinistra con la coalizione guidata dal PD e la sua affermazione sono indispensabili per chiunque coltivi idee e convinzioni progressiste, di centro e di sinistra, in questo momento in Italia. Non ci sono alternative che non siano velleitarie e di corto respiro. Trovo invece la risposta di Pietro Grasso troppo semplice nel suo tentativo di addossare la responsabilità della scissione soltanto in capo ad una parte (o ad una persona), quando ogni scelta politica dipende sia dal contesto sia da chi la fa. In percentuali da definirsi, ma a questo punto attribuirle è irrilevante. I protagonisti di Liberi e Uguali immagino che abbiano piacere di rivendicare le proprie scelte, fra cui quella di dividersi dal PD con tutte le conseguenze che questo comporta.

Quanto alla formazione delle liste, si poteva fare di meglio. Sono emersi con evidenza problemi che avrebbero dovuto essere risolti con maggior grado di democrazia interna. Ma va detto che si tratta di normalità nel panorama politico del nostro Paese. Conosco più di un deputato non riconfermato che ha le qualità, fra cui la competenza, per continuare l’attività parlamentare. Questo tipo di problematicità non possono diventare elementi esclusivi di giudizio. Vorrei infine esprimere solidarietà a Gianni Cuperlo, per il modo in cui si sono svolti i fatti. L'etica della politica non è ancora così alta, forse lo sarà un giorno. Lo speriamo tutti. Lavoreremo per questo.


Il rapporto di Legambiente:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2018


POLITICA
L'ambiente nel mondo, in pochi punti e una classifica (dove siamo sedicesimi)
26 gennaio 2018
Lo stato dell'ambiente nel mondo non è dei migliori nonostante siano stati fatti notevoli passi avanti, e la qualità dell'aria è la principale minaccia alla salute pubblica. Lo afferma lo studio Environmental Performance Index (EPI)  2018 condotto dall'Università di Yale con la Columbia University e in collaborazione con il World Economic Forum.
La ricerca si basa su misure accurate delle tendenze in atto e dei progressi in corso in campo ambientale allo scopo di fornire elementi utili alla costruzione delle politiche concrete in materia. L'Epi compila una classifica di 180 Paesi sulla base di 24 indicatori riferibili a dieci categorie che descrivono la qualità ambientale e la salute degli ecosistemi, proponendo ai leaders politici un quadro delle performances ambientali, indicazioni sulle migliori pratiche, e linee di indirizzo a quei Paesi che aspirano ad essere guida a livello mondiale della sostenibilità.  Si possono leggere maggiori informazioni sul sito all'indirizzo in calce.

I principali risultati si possono riassumere in quattro punti.
1. La qualità dell'aria resta la principale minaccia ambientale alla salute pubblica. Si stima che le malattie legate agli inquinanti siano i due terzi di tutti gli anni di vita persi per ragioni ambientali. 
2. Sono stati fatti grandi passi avanti nella protezione dei biomi marini e terrestri, ma è necessario ulteriore impegno per assicurare la presenza di habitat di qualità, esenti dalla pressione antropica.
3. Molti Paesi hanno migliorato la situazione riguardo le emissioni di gas ad effetto-serra. I tre quinti hanno ridotto le emissioni di CO2, mentre 85-90% le hanno ridotte di metano, ossidi di azoto, polveri di carbone. Sono dati positivi, ma devono incrementare ancora per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.
4. Epi rileva inoltre un cortocircuito fra due tendenze fondamentali per lo sviluppo sostenibile: lo stato dell'ambiente, che migliora con la prosperità economica, e la vitalità degli ecosistemi, che subisce pressione dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Viene evidenziata la necessità di bilanciare tali diversi tratti della sostenibilità.

L'inquinamento dell'aria resta dunque uno dei fattori più incisivi sullo stato dell'ambiente, essendo causa di danno diretto e di una lunga serie di danni indiretti, fra cui l'acidificazione delle piogge, dei mari e degli oceani, l'alterazione del livello dell'ozono ai bassi strati atmosferici, l'eutrofizzazione delle acque, con tutte le conseguenze che questi comportano sugli ecosistemi, sull'agricoltura, sulla vita terrestre e marina.
Metalli pesanti sono presenti in concentrazioni preoccupanti in molti habitat del mondo, un terzo delle risorse ittiche sono esposte a pesca eccessiva, diminuisce la biodiversità, le foreste primarie sono in calo a causa del disboscamento in modo continuo. Il principale problema ambientale globale resta il cambiamento climatico, un tema esteso, pressante e di non facile soluzione poiché riguarda direttamente il nostro modello di sviluppo. Aggiungerei una nota positiva con la riduzione del buco nell'ozono, un bell'esempio di strategia internazionale vincente.

La classifica di Epi vede l'Italia al 16° posto, preceduta da Svizzera, che si colloca in prima posizione, Francia, Danimarca, Malta, Svezia, Regno Unito e altri Paesi, tutti dell'Europa occidentale. Nelle ultime posizioni della classifica, stilata su ben 180 Paesi, India, Congo, Bangladesh, Burundi. In generale le retrovie sono occupate da Paesi in via di sviluppo. Si tratta di luoghi fra i più poveri del mondo, dove le risorse naturali vengono sfruttate direttamente, e mancano le regole e gli strumenti per la qualità dell'ambiente più elementari. Tutto ciò è preoccupante sia per le condizioni in cui vivono le popolazioni locali, sia per l'obiettivo della conservazione della natura del posto, spesso ricchissima ed insostituibile.

Lo studio Epi 2018 si trova al seguente indirizzo:

https://epi.envirocenter.yale.edu/2018-epi-report/executive-summary

SCIENZA
L'anidride carbonica finisce in acqua - e non per far le bollicine
17 gennaio 2018
Il pianeta Terra, con i suoi sistemi naturali, forma un unico grande apparato dinamico in cui le varie parti interagiscono attraverso le reti che le collegano, influenzandosi a vicenda e determinando i parametri che le caratterizzano in base alle variabili fondamentali. Non c'è nulla che avvenga sulla Terra che non abbia influenza su qualcos'altro, anche apparentemente distante o diverso.
Il cambiamento del sistema climatico, causato dalla modifica della composizione atmosferica che vede una maggior concentrazione di gas-serra, genera alterazioni nei fenomeni atmosferici a volte preoccupanti, e si tratta ormai di una conseguenza nota. Meno noti sono gli effetti indiretti, numerosi e interconnessi.
Acque marine e interne interagiscono con l'atmosfera con un continuo scambio di sostanze, come i gas, e di parametri, come la temperatura. Per molto tempo, le acque presenti sul pianeta ci hanno aiutato a contenere l’aumento di temperatura in progressione nell’ultimo secolo assorbendo notevoli quantità di anidride carbonica, ma ora ci si domanda se questa capacità di assorbimento continuerà in futuro, se sarà in grado di far fronte ai ritmi elevati derivanti dall'azione inquinante umana, e se non comporterà essa stessa altri fenomeni negativi.
Molti studi da anni mostrano una di tali conseguenze nel fenomeno dell'acidificazione dei mari e degli oceani. Ora, uno studio mostra che anche nelle acque dolci si osservano effetti simili.
Alcuni scienziati hanno infatti studiato alcuni bacini di acque dolci della Germania nel periodo che va dal 1981 al 2015, mostrando "una serie di cambiamenti che riproducono in modo piuttosto fedele quelli osservati nelle acque marine" (secondo quanto riposta Le Scienze, all'indirizzo in calce). Secondo l'analisi svolta dei dati raccolti, si verifica un incremento della quantità di anidride carbonica disciolta a cui si associa un aumento dell'acidità dell'acqua, quantificabile in una diminuzione del pH di 0,3 in 35 anni (il pH è una misura dell'acidità o della basicità di una soluzione, definita come il logaritmo decimale negativo della concentrazione degli ioni H+ di idrogeno. La scala va da 0 a 14, e se il pH è minore di 7 è acido, se è maggiore di 7 è basico). Si tratterebbe di un tasso di acidificazione che supera quello misurato per gli oceani.

L'incremento di anidride carbonica in atmosfera, che ha già raggiunto livelli elevatissimi in rapporto ai dati storici, ha fra le tante conseguenze anche l'incremento dello stesso gas disciolto nell'acqua. I mari scambiano infatti continuamente sostanze aeriformi con l'atmosfera in una condizione di equilibrio sulla durata temporale lunga per noi, che possiamo considerare corrispondente al periodo in cui è nata e si è evoluta la civiltà umana. La CO2 disciolta nel mare tende a trasformarsi in composti come l'acido carbonico, procurando un aumento dell’acidità delle acque, cioè una diminuzione del pH, che a sua volta genera conseguenze importanti per gli ecosistemi marini, di solito molto negative. Si stima che l’assorbimento di carbonio prodotto dalle attività umane dal 1750 (epoca della rivoluzione industriale) abbia reso gli oceani più acidi con una diminuzione globale media del pH di 0.1 unità. Il fenomeno continua e si prevede che nel corso del ventunesimo secolo un'ulteriore acidificazione comporterà una riduzione del pH medio globale della superficie degli oceani compreso fra 0.14 e 0.35 unità.

Ormai da tempo, studi mostrano che coralli, copepodi, lumache di mare, ricci allo scopo di bilanciare il cambiamento di pH all'interno del proprio corpo sopportano effetti negativi sulle loro capacità riproduttive e di crescita. E' probabile che molte specie non saranno in grado di adattarsi geneticamente al processo di acidificazione dei mari e degli oceani dato che il cambiamento avviene troppo velocemente. La scomparsa di queste o di altre specie può alterare la biodiversità, e modificare la catena alimentare marina, o delle acque dolci.
Se l'adattamento non è adeguato, livelli elevati di anidride carbonica possano portare a riduzione di biodiversità nelle acque interne ed in quelle marine, per esempio a causa della prevalenza di specie dominanti. Le conseguenze a cascata possono essere devastanti.

Il tema della qualità della vita marina è enorme, ed investe la pesca oltre ai fenomeni legati al cambiamento del clima e dei suoi parametri. Soltanto apparentemente lontano, è legato a noi in forma diretta o indiretta, ma sempre indispensabile.

L'articolo citato è tratto da Le Scienze, e si trova al seguente indirizzo:

http://www.lescienze.it/news/2018/01/15/news/aumento_anidride_carbonica_acque_dolci-3819591/



POLITICA
Alcuni dati su cui riflettere - in vista delle elezioni del 4 marzo prossimo
8 gennaio 2018
In questo periodo di campagna elettorale fra le feste si alternano notizie positive e meno positive.
Il buco nell'ozono si restringe, salgono reddito e potere d'acquisto degli italiani in modo significativo, aumenta in misura notevole il turismo culturale, l'emergenza rifiuti a Roma non ha più bisogno dell'Emilia Romagna dopo che ne era stato chiesto l'intervento, vanno a fuoco troppo spesso capannoni pieni di rifiuti, in pochi giorni nel pavese e nel savonese, ed infine le formazioni progressiste del centrosinistra si presentano divise alle ormai vicinissime elezioni politiche nazionali, che si terranno il 4 marzo prossimo.

Stante quanto scrive il New York Post riportando i dati della Nasa, il buco dell’ozono nell’atmosfera terrestre formatosi sopra l'Antartide si è ridotto del 20% dal 2005. I dati sono stati raccolti da satellite, e sono una conferma del successo delle politiche di protezione ambientale di messa al bando dei gas cfc (clorofluorocarburi) che distruggono l'ozono stratosferico, indispensabile alla vita sulla Terra per lo scudo filtrante i raggi ultravioletti o di lunghezza d'onda ancora minore. Il Protocollo di Montreal, firmato il 16 settembre 1987 ed entrato in vigore il 1º gennaio 1989, risulta essere un provvedimento efficace, capace di raggiungere l'obiettivo voluto e di farlo concretamente e nel volgere di pochi decenni. Una notizia estremamente positiva e confortante sulla capacità delle scelte di politica ambientale di rispondere alle questioni più importanti ed estese, come in questo caso, a livello planetario.

Il deficit e la pressione fiscale nel nostro Paese scendono, mentre sono in ripresa la propensione al risparmio ed il potere d'acquisto, secondo quanto riferisce l'Istat.
"Nel terzo trimestre del 2017 in Italia la pressione fiscale è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta del valore più basso dal 2011. Anche il dato relativo ai primi nove mesi del 2017, pari al 40,2%, è il più contenuto da sei anni."
"L'indebitamento netto in rapporto al Pil nel terzo trimestre del 2017 è inoltre stato pari al 2,1%, a fronte del 2,4% nel corrispondente trimestre del 2016, segando così un "miglioramento" di 0,3 punti percentuali. Complessivamente, nei primi tre trimestri si è registrato un deficit pari al 2,3% del Pil, anche qui "in miglioramento" di 0,2 punti sullo stesso periodo dell'anno precedente, così da toccare il valore più basso dal 2007 (sempre guardando ai primi nove mesi)." (notizie Ansa)

Per quanto riguarda la fruizione dei beni culturali, nel 2017 i visitatori nei musei statali sono passati da 38 milioni ad oltre 50 milioni, mentre gli incassi sfiorano i 200 milioni di euro. Una crescita enorme per un risultato davvero straordinario in un ambito in cui il nostro Paese detiene un primato mondiale non sempre pienamente valorizzato. Se ne parlava da decenni senza che mai si creassero le condizioni idonee a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Poi, i rifiuti. Un tema a cui si risponde nel nostro Paese, come si dice, a macchia di leopardo. Vale a dire che ci sono zone virtuose, dove la raccolta differenziata e la gestione dei rifiuti funzionano bene, dove si introducono normative avanzate come quella dell'Emilia Romagna, e zone dove ci si trova ancora alla preistoria dello smaltimento, ci si accontenta con il sospiro di sollievo se il cassonetto viene svuotato in tempi brevi. Fra queste, Roma. Nella capitale pare che non si riesca a raggiungere un livello adeguato di gestione dei propri rifiuti, e non certo da ora.  Ma i problemi non finiscono qui se ben due capannoni pieni di rifiuti vanno a fuoco in pochi giorni e spargono diossine e furani - per la presenza di plastiche e sostanze varie sintetiche e organiche inquinanti - sul territorio circostante e nell'atmosfera. Le diossine come è noto si accumulano nell'ambiente, dunque l'attenzione nelle operazioni di smaltimento viene vanificata dai danni provocati da fatti come questi, non così episodici vista la loro frequenza.

La campagna elettorale, almeno per ora, sta procedendo prevalentemente su un percorso di promesse di fatto poco legate agli aspetti concreti. Tagliare le tasse va di moda da tempo, di meno dire come si usano i soldi dei cittadini, ragionare sui fattori meno visibili, approfondire i temi, costruire una visione di futuro, un progetto da portare avanti.
Per molti aspetti, anche esterni ai temi di cui si occupa questo blog, negli ultimi cinque anni si è fatto di più di quanto si è fatto negli ultimi cinquanta. Basti pensare ai temi etici riguardanti la vita di noi tutti, dal biotestamento, alle coppie di fatto, al "dopo di noi", di cui si parlava da anni senza alcun risultato. Per altri, c'è ancora lavoro da fare. Ma una parte della strada è stata indubbiamente segnata, spesso con poca chiarezza (si pensi ai primi provvedimenti sulle fonti rinnovabili) o con clamorosi errori (si pensi al referendum sulle riforme costituzionali), complessivamente con una mano che appare incerta. Ma è stata segnata. Credo che non si tornerà più indietro.
Piaccia o non piaccia, questi ultimi anni hanno determinato una via nuova - da delineare meglio, certo, da arricchire di dettagli, o se si vuole, da orientare con maggior chiarezza verso finalità che per la sinistra non possono che includere una maggior eguaglianza sociale - in cui è possibile ragionare e operare.
Al di fuori del Partito Democratico, per la sinistra rimane l'arroccamento difensivo di una classe politica che non ha saputo, nel corso di oltre un ventennio, condurre la propria storia nel presente, accettandone le sfide da un punto di vista diverso da quanto la destra stessa offriva e offre. Crederci ora, in ciò che non ha funzionato per anni, sarebbe davvero poco di sinistra.



POLITICA
La Terra ha perso un decimo delle sue aree naturali dal 1993 - e se continuiamo così, resteremo senza
24 dicembre 2017
Stiamo distruggendo le ultime zone di natura selvaggia della Terra ad una velocità drammatica, che se continuerà ci porterà alla completa distruzione di ogni sistema naturale incontaminato nel giro di pochi decenni. (Purtroppo, agli ambientalisti spetta il compito di Cassandra, ma tant'è...)

Non bastano gli accordi a protezione del sistema climatico se corriamo il rischio di trovarci in un tempo brevissimo sotto ogni profilo senza più alcuna foresta primaria, con zone naturali profondamente alterate, dove ecosistemi di bassa qualità e scarsa resistenza continuano nel tentativo di farcela in un mondo antropizzato fino a superare ogni estremo limite dato. Un tentativo che contiene scritto nelle premesse il proprio destino.  Preziose aree di natura incontaminata irrecuperabili, ed ecosistemi vitali per la sopravvivenza stessa della specie umana perduti per sempre. Le zone naturali incontaminate sono fonte di acqua, cibo, medicine, di benefici impalpabili come l'equilibrio ecologico e la biodiversità, e contrastano il riscaldamento globale. Sono fonte di un bene incommensurabile ascrivibile ai migliori che ogni essere umano può desiderare, cioè il godimento della bellezza della Natura.
Gli Dèi non ricreeranno la Natura sulla Terra, è più probabile che Zeus scagli i suoi fulmini per la collera causata dall'assenza di senso delle prospettive che gli esseri umani creano (la frequenza dei fulmini è da tempo in aumento a causa del riscaldamento globale dell'atmosfera terrestre). 

L'Università del Queensland, in Australia, si occupa da tempo del tema, ed ha pubblicato i dati e le mappe che certificano il fenomeno a livello mondiale. Risulta che, nonostante trattati ed accordi internazionali a protezione dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi più delicati, non ci si ferma, e in poco più di due decenni - lo studio fa riferimento al 1993 - tre milioni e trecentomila chilometri quadrati di natura selvaggia sono stati distrutti dalle attività umane. Si tratta del 10% delle aree naturali tuttora esistenti sul pianeta. Si fa presto a fare i conti e vedere quanto tempo ci vorrà ancora per distruggerle tutte, tenendo conto che gli interventi umani non procedono per percentuali ma per valori assoluti.

La maggior parte delle aree selvagge oggi si trova ancora nei deserti dell’Australia centrale, nella foresta pluviale amazzonica in Sud America, nell’altopiano tibetano in Asia centrale e nelle foreste boreali del Canada e della Russia. Si tratta di aree inospitali dove semplicemente la mano dell’uomo fatica ad arrivare.
L’Amazzonia viene indicata come il miglior esempio di dove sia necessario che un’intera foresta, o quanto meno una porzione enorme, venga protetta per mantenere il funzionamento del ciclo idrologico, ma nonostante questo dal 1993 ad oggi ne è scomparso un terzo. Quel che è peggio, è constatare che una perdita così ingente sia avvenuta in un periodo durante il quale l'allarme per la deforestazione era noto e, verbalmente, sostenuto da tutti.

Gli scienziati chiedono un accordo globale per l'esplicita protezione della Natura selvaggia rimasta sulla Terra. Lo indicano come indispensabile per proteggere le ultime zone rimaste intonse. Va fatto, e va portata avanti ad ogni livello una politica economica che promuova e favorisca l'economia verde, ecologica, avanzata con basso impatto ambientale, capace di aiutare anche quei Paesi che per difficoltà economiche e sociali non riescono ad uscire dalla spirale della miseria e del ricorso a quello che hanno a disposizione, le loro risorse naturali. Una buona parte delle aree naturali si trova oggi in Paesi in cui le nostre teorie sulla green economy sono al di là della loro portata, mentre noi ci troviamo nella parte del mondo che maggiormente ha sfruttato in passato le proprie risorse. L'Europa non era nata senza foreste e zone di natura selvaggia, e non lo era l'Italia; semplicemente, sfruttandole prima nel tempo abbiamo già impattato su un ambiente che ora presenta il conto, mostrando a tutti la cifra. 
L'incubo di Trantor può essere allontanato, se non vogliamo finire nel peggiore dei nostri sogni.



POLITICA
Politica e ambiente (mentre siamo già in vista delle elezioni nazionali)
13 dicembre 2017
Siamo ormai in piena campagna elettorale, ed è lecito fare il punto sui temi di cui si interessa questo blog da un punto di vista politico.
Si può partire da una considerazione senza la quale non si capirebbe il seguito, e nemmeno il contesto: che i temi ambientali, e addirittura energetici, non sono mai stati elementi focali di confronto fra le forze politiche, rilevanti nei programmi proposti, o cardine di politiche di qualche rilievo, salvo casi sporadici. A volte, nemmeno citati nell'elenco delle cose da fare, e se menzionati, sicuramente in ultima pagina. Fuori dall'agenda o quasi, sapendo di non causare spostamenti elettorali di qualche consistenza dato l'interesse costantemente basso verso questi temi che storicamente ha caratterizzato questo Paese. Nessun partito politico - eccettuato formazioni minoritarie dichiaratamente ambientaliste - ha mai posto sotto i riflettori questi temi, confidando nello scarso interesse diffuso, che invece di smuovere si preferiva coltivare. 
Non perorerò la causa, visto che coloro che leggono questo blog hanno certamente già numerose ragioni in mente per pensarla diversamente dalla media del contesto. Però, può essere di qualche utilità esaminare se qualcosa si è mosso negli ultimi anni, in quale direzione, e se può bastare. Per un abstract delle risposte, direi sì, in direzione intermedia, no.

Qualcosa si è mosso. Negli ultimi vent'anni siamo passati da confronti difficili, agire spezzato e non concordato delle istituzioni, visioni largamente tradizionali spacciate spesso per nuove, a pianificazioni e scelte politiche orientate verso la sostenibilità, strategie - come la SEN - concordate fra Ministeri competenti, tesi ambientaliste non più ascoltate come si ascoltano le favole, una cultura che si sta lentamente diffondendo, anche a livello locale. Un miglioramento vero, insomma. Che nei fatti, certamente non è sufficiente.   Non lo è soprattutto per due ragioni: il divario temporale importante - almeno un paio di decenni se non di più - che ha caratterizzato il sorgere delle necessità e l'assunzione di responsabilità da parte della classe dirigente, prima di tutto politica, e le numerose difficoltà insite nella questione ambientale, che si presenta come un tema complesso di carattere scientifico, sociale, politico, culturale. Il carattere ostico è stato ragione di allungamento dell'attesa, e non, come avrebbe dovuto essere, di immediato e più approfondito interesse. 
E' chiaro che aspettare acuisce i problemi, e questa è la situazione che ci troviamo ad affrontare oggi, in larga parte ereditata. Ora, anche con i migliori interventi possibili occorrerà altro tempo affinchè i medesimi si concretizzino in politiche diffuse, abituali, consolidate, ed ancor più che se ne vedano gli effetti. La questione investe anche il livello internazionale. Alcuni giorni fa il Presidente francese Emmanuel Macron all'apertura del vertice "One Planet Summit"  ha posto l'accento proprio sul fattore tempo, affermando che "stiamo perdendo la battaglia" contro il cambiamento climatico globale, e sfidando apertamente il Presidente USA Trump. Come riporta il quotidiano La Repubblica: " ''Make Our Planet Great Again". Posando accanto a questo slogan, il presidente francese Emmanuel Macron sfida Donald Trump a pensare in grande, a risolvere i problemi anziché crearli. Per il secondo anniversario dell'accordo di Parigi sul clima, il governo francese ha organizzato l'One Planet Summit che serve a rendere evidente una contraddizione planetaria: l'industria globale sta accelerando il passo verso un sistema di produzione in sintonia con l'ambiente, Washington tira il freno aiutando il caos climatico."  Una questione politica centrale, internazionale e globale, su cui il nostro governo ha detto parole chiare circa l'impegno fattivo dell'Italia. 

Nel merito e nel nostro Paese, nell'ultimo periodo sono state fatte scelte importanti e attese da almeno vent'anni. Su tutte, la legge sugli Ecoreati e la Strategia Energetica Nazionale. Non si tratta di provvedimenti perfetti - ne abbiamo già discusso - ma è fuori di dubbio che si tratta di tasselli importanti di un mosaico in grado di determinare in buona misura una svolta vera nella direzione giusta. Che sarà migliorabile, ma che è tracciata. Certo, non si può migliorare cio' che non c'è. E una legge contro i reati ambientali, così importante in un Paese come il nostro che deve confrontarsi con una rilevante criminalità organizzata operante sul territorio, semplicemente non c'era. E' stata invocata per due decenni.  Analogamente, un provvedimento riguardante l'energia preparato da Ministeri diversi in accordo fra loro e contenente linee di azione marcatamente orientate alla sostenibilità è un fatto nuovo, migliorabile quanto si vuole, ma resta una novità e può diventare un fattore decisivo se si vuole orientare diversamente un sistema energetico e ambientale per adeguarlo alle nuove sfide, fra cui l'inquinamento locale ed il riscaldamento globale. Il passaggio più importante sarà la realizzazione concreta.

Non sono gli unici provvedimenti adottati, ve ne sono altri con grandi potenzialità, altri maggiormente legati al livello locale, altri ancora su cui si discute. In vista di cosa? Forse, di un nuovo modo di intendere il territorio, un nuovo senso di comunità, un nuovo modello di tutela che includa i beni comuni, un nuovo modo di intendere il senso di appartenenza ed il ruolo del cittadino e della politica. La sostenibilità non può richiedere un approccio esclusivamente tecnologico, le politiche non esclusivamente pianificatorio. Oltre i piani, che pure vanno bene e diventano ottimi se sempre più affinati, oltre le nuove tecnologie, giustamente centrali, ci sono i beni comuni, i nuovi stili di vita, la condivisione dei progetti. Su questo, e su molti altri aspetti innovativi che ora è difficile immaginare, si costruirà il futuro.

Dunque, per la politica, ed in particolare per il Partito Democratico, ci sono ancora moltissime cose da fare. Possiamo però dire, senza timore di eccedere, che una direzione diversa è stata intrapresa. Va portata avanti con decisione perché gli obiettivi sono sfidanti e accumuliamo un ritardo storico. Va portata avanti insieme ad altri provvedimenti positivi; ne vanno esaminati altri più critici. 


Il sito del PD:

https://www.partitodemocratico.it/

SCIENZA
Tendenze climatiche che diventano evidenze
6 dicembre 2017
"Con novembre si conclude l'anno meteorologico 2017 (dicembre 2016-novembre 2017). Dal punto di vista termometrico il 2017 ha fatto registrare, per l'Italia, un'anomalia di +1.3°C al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale 1971-2000, chiudendo come il quarto più caldo dal 1800 ad oggi, pari merito agli anni 2001, 2007 e 2016. Più caldi del 2017 sono stati solo il 2003 (con un'anomalia di +1.36°C), il 2014 (+1.38°C rispetto alla media) e il 2015 che resta l'anno più caldo di sempre con i suoi +1.43°C al di sopra della media del periodo di riferimento." Inizia con queste parole una nota del Consiglio Nazionale delle Ricerche del 4 dicembre scorso, che prosegue informandoci che il 2017 è stato l'anno più secco in Italia dal 1800 ad oggi.

Secondo il Cnr, infatti, le piogge sono state oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, e l'anno in corso risulterebbe essere il più secco dal 1800 ad oggi. Precisamente, si legge sulla nota, "significativa è risultata l'anomalia pluviometrica del 2017", quando, "fatta eccezione per i mesi di gennaio, settembre e novembre, tutti gli altri
hanno fatto registrare un segno negativo, quasi sempre con deficit di oltre il 30% e, in ben sei mesi, di oltre il 50%. A conti fatti, gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000,etichettando quest'anno come il più secco dal 1800 ad oggi".
Dati chiarissimi che confermano le sensazioni collettive gravanti quest'anno sulla carenza di piogge particolarmente marcata, associata al costante incremento della temperatura. I dati scientifici sono ormai specchio dell'evidenza, semmai qualcuno avesse ancora dubbi sul percorso che il sistema climatico ha da tempo intrapreso, ed in cui il nostro Paese è uno dei più avviati fra i Paesi delle zone temperate.

In poche parole, aumenta la temperatura media, aumenta la frequenza dei picchi di calore estivi, aumenta la frequenza di fenomeni estremi, gli inverni si stanno trasformando progressivamente in medie stagioni, cambia il regime delle piogge, e l'anno trascorso ha mostrato quanto veloce e incisivo possa essere il cambiamento.
L'arrivo della stagione fredda, l'arrivo delle precipitazioni, non sono elementi atti a nascondere il problema, costituiscono soltanto il persistere per quanto sarà possibile di una condizione che per il pianeta era di equilibrio a fronte delle modifiche dei parametri che lo determinano e lo caratterizzano. La Natura è in fondo buona, in questo suo insistere nel posizionarsi al suo punto di equilibrio, dandoci il tempo per reagire, evitando di sottovalutare le tendenze in atto.

La nota del CNR si può leggere interamente al seguente indirizzo:

https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-7807/isac-cnr-2017-anno-piu-secco-degli-ultimi-due-secoli

POLITICA
La Strategia Energetica Nazionale 2017
25 novembre 2017
Sarà importante attuarla davvero, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, per ottenere nel concreto, sul territorio, gli effetti di un indirizzo in campo energetico che possiamo considerare positivamente nel suo complesso.

Se ne parla poco, anzi per nulla, di un documento che invece è importantissimo, e che non sarebbe disdicevole trovare come argomento centrale di un talk show al posto dei soliti, sicuramente altrettanto importanti, temi scelti per il grande pubblico immaginando che quello energetico non catturi spettatori. Eppure, i giornalisti scientifici ci sono, e potrebbero costruire un dialogo degno d'interesse. 
Un tema di grande rilevanza, si diceva, perché le linee scelte in campo energetico sono l'impalcatura su cui si costruisce l'edificio nazionale, quello concreto dove collocare lo sviluppo industriale, una buona parte della qualità della civile convivenza, un'altrettanto buona parte della qualità ambientale con i riflessi che ha sulla salute umana. Un tema di vitale importanza, che non dovrebbe passare in silenzio.

L'evoluzione positiva nel nostro Paese in materia c'è stata, ed ha consentito di passare negli ultimi vent'anni da pianificazioni sostanzialmente basate su fonti fossili, anche se edulcorate spesso da vocaboli "verdi" poi non corrispondenti ai quantitativi ed ai contenuti delle principali scelte, a strategie capaci di usare i parametri adeguati a costruire un sistema consono al presente, vale a dire ambientalmente, socialmente, economicamente sostenibile. Se possibile, dotato di visione proiettata verso il futuro, a medio e lungo termine, come richiede il tema energetico. 
C'è voluto molto tempo, è stata necessaria una nuova cultura ambientalista razionale e scientifica (formatasi prevalentemente nel mondo della scienza ed in quello associativo ambientalista, non in quello politico), ma gli effetti ora sono visibili e chiaramente identificabili in un nuovo modo di considerare il tema penetrato ormai anche agli alti livelli, come il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente, ai quali con il presente Governo si deve la SEN 2017.
Non sono passati moltissimi anni da quando alla guida del Paese si riteneva che le rinnovabili sarebbero servite per produrre una percentuale zero virgola, e si autorizzava un grande numero di centrali a gas, poi diventate una capacità installata in eccesso rispetto al fabbisogno. Un periodo caratterizzato da assenza di coerenza fra le scelte, dilazioni fra provvedimenti collegati, costi elevati non certo soltanto per gli incentivi alle rinnovabili (che sono stati comunque rilevanti) ma per l'assenza di una linea strategica capace di integrare mercato, sviluppo, geopolitica, ambiente, territorio. Costi che alla fine paga l'intero Paese. 
Ora con le rinnovabili abbiamo raggiunto in anticipo l'obiettivo UE del 17%, e superiamo un terzo dei consumi elettrici, con picchi nelle domeniche estive che oltrepassano l'80%. Un elemento positivo da cui partire, a cui se ne aggiungono altri, come l'intensità energetica piuttosto bassa, per formulare scenari sempre più sostenibili.

Riguardo la SEN nello specifico, ci sarebbero molte cose da dire per riassumerla, ma è chiaro che rappresenta un passo in avanti sulla via della transizione energetica. Suggerisco di scaricarla dal sito del Ministero ed approfondirla, all'indirizzo in calce. Alcune scelte vanno rimarcate, su tutte la decisione di rinunciare al carbone dal 2025, vale a dire entro soli sette anni, un fatto senza precedenti. Una scelta importante che va nella direzione di lasciare il peggiore fra i combustibili fossili sotto terra, nonostante il basso costo e la sua diffusione nel mondo.  Sarebbe opportuno a questo scopo definire meglio i criteri di sostituzione, ragionando sul fatto che non può essere solo il gas a farla da padrone. 
Infatti, fra le critiche che si possono muovere alla SEN, una è senz'altro quella di puntare particolarmente sul gas, o di promuovere nel settore termico strumenti come le pompe di calore (che riappaiono dopo anni dal PAN, Piano d'Azione sulle fonti rinnovabili) a cui corrisponde la poca presenza del solare termico, e la seconda è quella della prospettiva di breve scadenza.
Rispetto al documento in consultazione nei mesi scorsi (vedi post "Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale") la SEN ha migliorato la percentuale delle rinnovabili, passando dal 27% al 28%, con le elettriche al 55%. Forse si può fare di più, ma questa e' già una buona prospettiva, attuando provvedimenti opportuni che consentano davvero di costruirla.

Le rinnovabili chiaramente non bastano: riguardo l'efficienza energetica nel contesto europeo, sulla SEN si legge che "intende promuovere una riduzione di consumi di energia finale da politiche attive pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, da conseguire prevalentemente nei settori non-ETS. Si e` infatti convinti che l’efficienza energetica rappresenta una opportunita` per aumentare la sicurezza, ridurre la bolletta energetica e la spesa di famiglia e imprese, nonche´ per dare nuovo impulso alle filiere produttive italiane che operano nel settore." L'efficienza è forse la più ovvia ed insieme la più difficile opzione da realizzare.
Il documento non manca di analizzare le linee d'azione per la ricerca e l'innovazione, i mercati energetici, e il Piano Nazionale Energia e Clima di cui la SEN, si legge, "costituisce la base programmatica e politica per la preparazione".
La SEN inoltre opta per un orizzonte al 2030, come si è detto, molto limitato. Nel documento si sostiene che si tratti di "un percorso che e` coerente anche con lo scenario a lungo termine del 2050 stabilito dalla Road Map europea che prevede la riduzione di almeno l’80% delle emissioni rispetto al 1990". Non sarà facile raggiungere davvero il traguardo della Road Map, e la stessa SEN mostra un divario che andrà colmato da qui al 2050. Non appare però impossibile, con misure appropriate ed un forte impegno. 

In sostanza, si può dare un giudizio positivo sulla SEN 2017, tenendo conto della necessità di passare alla fase operativa senza ritardi e con scelte coerenti, e della opportunità di monitorare e riflettere sul percorso durante il periodo di attuazione, magari intervenendo se ci saranno elementi di criticità.
Sono convinta che se verranno messe in campo tutte le misure adeguate al raggiungimento degli obiettivi di rinnovabili, efficienza e risparmio, nei vari settori, emergerà un quadro in cui la necessità di gas metano sarà fortemente ridotta, tenuto conto anche del biometano.
Insomma, si tratta di un passo in avanti, ora da attuare concretamente.

Per approfondire la Strategia Energetica Nazionale si può scaricare qui:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/testo_della_StrategiaEnergeticaNazionale_2017.pdf

politica interna
Un percorso che può fare la differenza (in un contesto difficile, ma non impossibile)
13 novembre 2017
Credo che per modificare la tendenza che la Sicilia ha mostrato con un risultato elettorale nettamente sfavorevole al centrosinistra e al Partito Democratico siano necessarie due cose precise: un cambio nella linea politica, e l'esistenza di un centrosinistra largo. La prima, perchè se una linea politica perde nelle urne va modificata, nè più nè meno, la seconda, perchè un centrosinistra deve innanzitutto formarsi ed esistere, ed essere così esteso da includere tutte le sensibilità diverse ma accomunate da fattori di base capaci di formare un minimo comun denominatore. Nulla di nuovo o di speciale, si tratta dell'abc della politica, che però va realizzato nella peculiarità della situazione italiana, e qui le cose si complicano per una serie di ragioni che oramai possono essere definite storiche.
In molti, ed autorevoli, sostengono che la Sicilia non esprima una tendenza, che si tratti di una situazione così specifica e locale da non rappresentare un andamento di valenza nazionale. Credo che in parte sia vero, ma non del tutto: la bassissima percentuale di votanti ripete un infelice risultato già raggiunto di recente in Emilia-Romagna, terra di cui tutto si può dire meno che non vi sia tradizionalmente partecipazione politica, mentre i voti al PD ed in genere all'insieme delle forze del centrosinistra sono talmente pochi da preoccupare a prescindere, e soprattutto da indicare con evidenza una relazione diretta con il quadro politico e culturale che si sta sviluppando da tempo nel nostro Paese, un dipinto in tinte appannate in cui la sfiducia rappresenta il colore più brillante.
Soltanto presentandosi alle urne con una proposta politica chiara ed un insieme altrettanto chiaro di forze che la sostengano con convinzione si può sperare di vincere le prossime elezioni politiche nazionali. Non proprio lontanissime: mancano pochi mesi.

Ciò stabilito, bisogna vedere se e in quali termini sia possibile definire una linea politica chiara. Il tema riguarda lo stesso PD, di cui la maggior parte delle persone faticano a delineare i tratti: appare come un contenitore dai contorni sfumati, ricco di potenzialità ma di difficile identificazione. La politica richiede impegno civile, scelte basate su valori, attività che non si fanno se non ci si sente coinvolti, a partire dalla condivisione di idee e di un modello per la società che si intende realizzare. Senza una costruzione ideale (termine in disuso, ma forse da riscoprire), senza una visione di futuro che sia condivisibile o addirittura desiderabile, non si va molto avanti, anzi probabilmente ci si ferma dove ci si trova.
Una linea politica chiara e condivisa da forze politiche diverse deve per forza basarsi su alcuni punti costruiti sulle fondamenta comuni. Questo è l'elemento chiave, se non ci si trova d'accordo su questo davvero non ci sono possibilità per muoversi e fare un passo avanti. Si tratta di un elemento che richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità nei confronti del Paese ed una lungimiranza capace di guardare oltre gli steccati.
Nel merito, credo che alcuni punti vadano ribaditi (sono già stati ripetuti molte volte in questo blog): non è accettabile che un partito come il PD lasci alla destra temi come la sicurezza, o ai movimenti temi come l'ambiente. Non è accettabile che si lascino ad altri vocaboli, purtroppo ormai scippati da anni alla sinistra, come "libertà", o "inquinamento", o "pensioni". Si tratta di errori che non nascono dalla distrazione di qualcuno, ma hanno una radice ed una storia lunga decenni nella sinistra italiana. Errori che continuiamo a trascinare nel tempo, senza vedere la loro importanza. E' stata una buona scelta riprenderne alcuni e farli propri, per esempio il vocabolo "periferie",  o "agricoltura", o "alimentazione", ma non bastano. Una forza politica che intenda governare un Paese, soprattutto se avanzato nonostante tutti i problemi come l'Italia, deve mettere in campo la propria proposta su tutti i temi che riguardano la società, in modo chiaro e leggibile da chiunque. Ed occorre farlo come minimo, avendo ben presente che una vera rinascita dell'area progressista ha bisogno di ben altro, di confrontarsi con i temi più attuali alla luce della propria storia - un programma di non poco conto e sicuramente di lungo periodo.

"Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con pietre e clave" è una frase attribuita ad Albert Einstein, e si riferisce al fatto che le armi a disposizione oggi possono portarci di nuovo alle pietre e ai bastoni nel futuro. Non ci è dato sapere come si arriverà alle prossime elezioni, ma è quantomeno probabile che alle successive ci si arrivi - la sinistra ci arrivi - ripartendo da zero. Forse è bene pensarci adesso, in un momento in cui l'unità contrapposta alle divisioni - con tutte le validissime ragioni che si possono escogitare per queste ultime - può fare davvero la differenza.


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