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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

16,00 €/tCO2

(11/7/2018)

 

 

 

 

 

 

 

 


*

 

 

Previsione a 1 anno (da fine 2017)

del prezzo del petrolio:

64 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 9.300 MW

per circa 17,5 TWh

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3,6 milioni m2 di pannelli

circa 3,5 GW termici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Martedì 17 dicembre 2019, incontro "Il clima che cambia (a causa delle attività umane)" di Claudia Castaldini, IIS Archimede, San Giovanni in P. Bologna.



Giovedì 5 Settembre 2019, presso il Centro culturale Cartoleria 18, via Cartoleria, 18, Bologna, alle Ore 18,30, “Clima: effetto serra, effetto guerra”, Conversazione con Antonello Pasini, presiede Claudia Castaldini. Casadeipensieri2019.

 

Martedì 12 dicembre '18, alle ore 20.30, presso il Circolo PD Passepartout, a Bologna, incontro pubblico "Smog, polveri fini, mobilità e consumi energetici nel nostro territorio". Partecipano: Giovanni Fini, Luciano Forlani, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Roberto Giorgi Ronchi, Lina de Troia.

 

Domenica 15 ottobre '18, alle ore 16.00, presso il Centro "Ex-moduli", a Monte San Pietro (BO), incontro pubblico "Acqua fonte di vita", disponibilità, uso responsabile, cambiamenti climatici. Partecipano Monica Cinti, Barbara Fabbri, Rosario Lembo, Claudia Castaldini, saluti del sindaco Stefano Rizzoli. Con il contributo della comunità francescana "Frate Iacopa".

 

Giovedì 14 settembre '18, alle ore 17.30, presso il Circolo culturale Cartoleria, Via Cartoleria 18, Bologna, Casadeipensieri presenta: "Clima, dire il problema, affrontare il pericolo". Dialogo di Bruno Carli con Furio Cerutti, conduce Claudia Castaldini, introduce l'incontro Carla Muzzioli Cocchi. (B. Carli, "L'uomo e il clima", ed. Il Mulino).

 

Mercoledì 13 settembre 2017, alle ore 21.00, "Cambiamento climatico e riscaldamento globale: riflessioni politiche e scientifiche". Partecipano, Giovanni Fini, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, Stefano Mazzetti. Presso la Festa dell'Unità al Parco Nord, Bologna.

 

Martedì 16 maggio 2017, alle ore 21.00, presentazione del libro "Regole, Stato, Uguaglianza" di Salvatore Biasco. Dialogano con l'autore Francesco Massarenti, Filippo Taddei. Introduce e modera Claudia Castaldini. Presso il Circolo PD Passepartout, Bologna.

 

Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile 2016, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

 

  

 

 

 

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A proposito di me:

 

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo;

il ricorso all'auto privata, preferendo i mezzi pubblici o le nuove forme di mobilità

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV fortemente inquinanti

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di gennaio:

 

In questo mese la Terra si trova al Perielio, vale a dire nel punto più vicino al Sole della sua orbita, esattamente il giorno 5 gennaio. Per noi in Italia che ci troviamo nell'emisfero Nord esso capita nella stagione più fredda, ovvero l'inverno. La stagione, però, è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre e alla conseguente diversa esposizione ai raggi solari, non alla distanza dal Sole. Contemporaneamente, nell'emisfero Sud è estate.


 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Questo mese Mercurio è praticamente inosservabile dato che il giorno 10 si trova in congiunzione con il Sole.

 

Venere

Venere sta diventando sempre più splendente e bella, non si può non notarla. La si può sccorgere dopo il tramonto guardando in direzione Sud-Ovest. A fine mese tramonta tre ore e mezza dopo il Sole, illuminando le serate serene ad occidente.

 

Marte

Il pianeta rosso è oservabile a Sud-Est prima dell'alba.
 

Giove

Giove è praticamente inosservabile, dopo la congiunzione con il Sole.

 

Saturno

 

Saturno è inosservabile, in congiunzione con il Sole il giorno 13.

 

 

 

 

 

 

 

 * 

 

 

 

 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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POLITICA
Questo blog si e’ trasferito all’indirizzo: claudiacastaldini.blogspot.com
1 giugno 2020



permalink | inviato da Claudia Castaldini il 1/6/2020 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
L’Unione Europea c’è
28 maggio 2020
Non ha certo scelto una soluzione di compromesso, la Commissione Europea:  raccogliere sui mercati 750 miliardi di euro, distribuendone 500 attraverso sussidi e 250 tramite prestiti. Il nostro Paese dovrebbe essere il primo beneficiario con 172 miliardi totali, di cui 82 in sussidi. La proposta della Commissione scavalca quella di Merkel e Macron (di cui abbiamo scritto nel post precedente) e segna un passo storico nel percorso di Unione dei Paesi d’Europa. Sarà difficile che il piano “Next Generation EU” venga approvato così com’è, anche se lo auspichiamo, ma il dato politico è comunque inequivocabile: l’Unione Europea c’è.

Non entro nel merito dei dettagli tecnici, che sono reperibili su tutti i quotidiani, mi interessa ragionare in breve sull’elemento politico. Prima i fatti. L’Unione Europea, spesso criticata per la mancanza di visione comune in ambiti importanti, per le cavillosità delle regole, per la lontananza presunta dai cittadini, si trova ad affrontare una crisi durissima e imprevista. Praticamente all’improvviso, un elemento estraneo al normale andamento della vita dei cittadini e della società nel suo insieme, costituito da un virus di origine asiatica proveniente molto probabilmente da animali commerciati nei mercati locali, attacca la salute delle persone in modo spesso grave, causando malati e decessi, e determinando un vasto e accelerato impegno sul fronte sanitario. Un’epidemia pericolosa, di quelle che capitano una volta al secolo o ancora meno, un evento extra-ordinario non previsto e rispetto al quale i sistemi sanitari si trovano spesso impreparati. Settimane di chiusura quasi totale delle attività di ogni genere sono il provvedimento principale, che segnerà anche nella storia questo periodo, assunto quasi da tutti i Paesi. Il conseguente crollo del Pil, e il decadere del normale svolgimento della vita comune dei cittadini, sono lo scenario che si apre dopo la fase più critica. Pesanti difficoltà umane e finanziarie colpiscono le persone, le imprese, ogni settore. L’insegnamento scolastico si svolge “a distanza”, vale a dire senza l’indispensabile confronto dialettico diretto e in presenza fra docente e studenti. Si tratta di un colpo durissimo.
Si può rispondere al colpo in due modi: esasperando le divisioni, o incrementando l’unione. Due modi complementari. La Commissione Europea guidata da Ursula Von Der Leyen, e in precedenza l’accordo franco-tedesco, hanno scelto il secondo, hanno costruito un ponte verso l’unione, un vero e proprio viadotto capace di superare una valle, e solidamente posato su pilastri ben definiti.  L’Unione (con l’iniziale maiuscola) non vuole morire, anzi vuole rinascere, rivitalizzarsi dopo il forzato arresto. 
Un secondo elemento politico riguarda il gioco al rialzo. La proposta della Commissione non lascia spazio ad attacchi diretti a Bruxelles: se non passerà, o passerà in misura ridotta, sarà facile individuare i Paesi contrari e responsabili di un fallimento o di modifiche in senso restrittivo. Il dito dovrà essere puntato altrove, questa volta.
Infine, l’aspetto politico che ci riguarda. Il fondo UE sarà legato ad un Piano che dovremo preparare e presentare con le debite scadenze, sarà cioè legato a riforme e interventi che dovranno essere concretamente posti in atto con una scaletta temporale da rispettare. Non ci sarà la Troika ad intervenire, ma ci sono condizioni che riguardano il corretto uso delle risorse messe a disposizione decise dagli stessi Paesi beneficiari. Saremo noi stessi a stabilire come, un po’ come se fossimo costretti a fare davvero ciò che vorremmo fare.  Come ha detto Paolo Gentiloni, il recovery fund “non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles, è volontario, gli Stati membri si assumono la responsabilità della propria crescita”. 
Si tratta di un fatto nuovo, e si tratta di una prova inedita per l’Italia, che dovrà saper superare ataviche difficoltà, inefficienze, ritardi, burocrazie, per fare le riforme necessarie e, come si dice da tempo, non più rinviabili. Insomma, questa è l’occasione giusta per delineare e costruire il futuro, per modernizzare l’economia in modo strutturale dando la priorità alle finalità ambientali, sociali, al digitale, e se sapremo fare bene potrà portarci lontano. Potrà inoltre modificare l’immagine che il nostro Paese trasmette nel mondo, fatta di mille pregi e di altrettanti difetti che ci portano ai ben noti problemi economici che ci attanagliano. L’occasione da non perdere. 

Si diceva dell’Unione Europea. E’ viva, con buona pace delle destre sovraniste, che rappresentano per la politica che portano avanti il maggiore ostacolo alla risoluzione dei problemi che loro stesse pongono.
Da europeista, e senza nascondere le difficoltà che ancora persistono, questa è davvero una bella giornata.

POLITICA
Recovery Fund da 500 miliardi; che nascano gli Stati Uniti d’Europa?
22 maggio 2020
Lunedì scorso, nel corso di una videoconferenza che si è tenuta tra Parigi e Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato un piano per creare un fondo europeo da 500 miliardi di euro, per far fronte alla pesantissima crisi causata dall’epidemia del coronavirus. 
Un Recovery Fund, che potremmo tradurre con fondo per il recupero e la ripresa dopo una dura crisi, importante, ma soprattutto, svincolato dalle strette maglie delle regole economiche che attanagliano singoli Paesi.  Si tratta di una proposta, infatti, per un piano per la «ripresa dell'economia europea» che raccoglie 500 miliardi di euro sul mercato con l’emissione di bond a lunga scadenza, finanziato cioè da emissioni di debito comune, e garantito dal bilancio pluriennale in vigore dal 2021 al 2027.
Ed è quel vocabolo “comune” a far pensare a prospettive davvero unitarie, ad un futuro europeo finora rimasto largamente sulla carta, ostacolato dalle destre autarchiche o più modernamente “sovraniste” (il che è lo stesso), e dalla visione corta, miope, di governi mai abbastanza forti. Può non piacere il metodo, che opta per un confronto fra singoli governi invece che fra istituzioni comunitarie, ma la proposta va nella giusta direzione. Purtroppo, altri governi si sono già espressi in senso contrario, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia - per un totale di meno di 40 milioni di abitanti su 500 milioni in Unione Europea, senza nulla togliere al ruolo di tali Paesi - annunciando che faranno una loro controproposta sul tema. L’iter non sarà né semplice né diretto, ma crederci senza indulgere in un eccesso di ottimismo non può guastare.
Il Recovery Fund di Francia e Germania sarebbe finalizzato a costruire una strategia sanitaria per l’Europa, oggi dipendente dall’estero per molti dispositivi medici di base, a rispondere alle spese causate dall’epidemia da coronavirus, a promuovere una vera transizione ecologica, a rafforzare la capacità industriale europea. Costituirebbe una base per una visione di sviluppo comune, per delineare una strategia comune, e per farlo con concretezza e non soltanto con le parole. Incominciando adesso. Che sia una vera svolta verso gli Stati Uniti d’Europa? Sarebbe tempo.

I grandi temi non sono spariti. Mentre Trump si ritira dal trattato Open Skies, cui aderiscono 35 Stati inclusa la Russia, e probabilmente sancirà la fine del trattato New Start, per mettere all’angolo la Cina sulla questione delle armi nucleari, che fa l’Europa? Delinea una strategia geopolitica estera e di difesa comune, o c’e’ chi preferisce trincerarsi dietro i confini dei piccoli Stati sovrani? Ritorniamo all’impero Austro-Ungarico, al regno di Danimarca, o all’economia dei tulipani olandesi? (quest’ultima è una citazione di Romano Prodi). Se questa fosse la strategia per il futuro, ammesso che si possa definire tale, sarebbe bene chiarirne la portata devastante per il nostro Paese, prima di pubblicizzarla con slogan fittizi.
E ora cosa propongono i “sovranisti-autarchici” italiani, di rifiutare il Recovery Fund? Preferiscono fare da soli?  L’Europa è già stata distrutta, non dimentichiamolo, dalle destre europee interne, non dall’esterno. Il fatto che insistano a provarci è solo la firma in calce.

Dunque, andiamo avanti sulla strada che stiamo percorrendo.  In Italia ora non c’è alternativa al Governo attuale, che pur con tutte le difficoltà del caso, e quelle aggiuntive davvero enormi causate dall’epidemia, sta lavorando bene, e riceve gradimento elevato da parte dei cittadini. 

Il sogno europeo (titolo di un bel libro di Jeremy Rifkin che, pur essendo ormai datato, vale la pena di rileggere proprio per riassaporare lo spirito che porta all’Unione) nonostante le enormi difficoltà, non finirà. 

ECONOMIA
Competitivi a livello mondiale nei settori “green”
7 maggio 2020
A volte, ci sono notizie che fanno ben sperare. Si legge sul sito dell’agenzia ANSA, che l'Italia, assieme a Cina, Stati Uniti e Regno Unito, è tra i paesi che potrebbero "vincere alla grande nella transizione globale verso un'economia verde nei prossimi decenni". L’articolo riporta le conclusioni di una ricerca condotta dall'Università di Oxford e della Smith School of Enterprise and the Environment, e pubblicata su Research Policy. 
In breve, avrebbero costruito un grande database di prodotti qualificabili come “verdi” e hanno classificato le attuali capacità di produzione dei medesimi articoli e della loro esportazione da parte dei vari Paesi. Dalle conclusioni dello studio si trae l’indicazione a proposito di quali Paesi emergeranno come leader nell'economia sostenibile: fra essi, il nostro Paese.
L'Italia, infatti, si colloca al secondo posto fra i Paesi in grado di esportare "i prodotti più verdi e complessi avendo una capacità di produzione green altamente avanzata che potrebbe sfruttare con l'aumento della domanda globale" di questi prodotti (valore calcolato sulla base di una nuova misura - il Green Complexity Index-Gci). Addirittura, l'Italia risulta al primo posto nella classifica proprio del Green Complexity Potential (Gcp): in altre parole, “ha il maggior potenziale per diventare competitiva a livello globale in prodotti ancora più green e tecnologicamente sofisticati”. 

Lo sviluppo verde è, e sarà sempre più, la strada privilegiata da percorrere. Spesso siamo messi di fronte al fatto che il nostro Paese “non ha le risorse” o “vive da tempo al di sopra delle proprie possibilità” - il virgolettato si riferisce alla frequenza tradizionalmente alta di tali affermazioni - nel momento in cui il sistema economico tradizionale si basava (e in massima parte ancora oggi si basa) sul consumo di fonti fossili e materie prime che quasi non possediamo. Ma ora, le forme nuove di sviluppo economico, in cui le fonti rinnovabili e l’uso sempre più esteso di materie prime seconde sostituiscono le risorse tradizionali, insieme alla capacità specifica italiana di produrre manifattura e artigianato di prima qualità, aprono nuove opportunità che dovremmo considerare con attenzione. Le fonti rinnovabili di energia non mancano dalle nostre parti, come ben sappiamo da sempre, dal momento in cui siamo il Paese che sin dall’inizio del Novecento ha sviluppato idroelettrico e geotermia, non abbiamo carenza di insolazione, possiamo intervenire sul fronte dell’efficienza energetica alla fonte e sul lato del consumo. Abbiamo promosso le rinnovabili in anni recenti, abbiamo sostenuto - e con gli ultimi provvedimenti, continuiamo fortemente a sostenere - gli investimenti per il risparmio energetico. Infine, abbiamo la capacità di inserire i fattori qualità e stile praticamente in ogni cosa, dai prodotti manifatturieri a quelli agricoli, dall’edilizia al giardinaggio. 
L’Italia potrebbe giocare un ruolo specifico nel prossimo futuro, economicamente interessante, ambientalmente leggero, per di più in linea con gli accordi internazionali di protezione del clima mondiale. Un tipo di sviluppo forse più adatto del precedente alle caratteristiche del nostro Paese. 

Del resto, le energie pulite forniscono ormai oltre un terzo dell'elettricità mondiale, mentre la nuova capacità installata lo scorso anno è per i tre quarti rinnovabile (dati Irena). La costruzione di nuove centrali a fonte fossile è in calo in Europa e negli Stati Uniti, aumentano invece nei Paesi in via di sviluppo, che avrebbero bisogno concretamente del famoso sostegno finanziario per passare direttamente alle fonti pulite. Investire in misura rilevante nelle energie rinnovabili comporta riduzione delle emissioni di CO2, crescita del Pil, e creazione di posti di lavoro. 
Questo è il futuro, anzi l’unico futuro possibile. Non facciamo che ci colga impreparati.

CULTURA
Umani e animali
20 aprile 2020
 “Il traffico di animali selvatici e i mercati della carne sono perfetti terreni di scambio per nuovi agenti patogeni e per il passaggio all’uomo: animali di diverse specie tenuti in condizioni di stress e vicinanza eccessiva, a stretto contatto con escrementi e virus altrui, se non addirittura macellati sulle stesse superfici.” Questo brano si legge nel dossier sulle malattie infettive che dagli animali possono passare agli umani pubblicato su La Nuova Ecologia del mese di aprile. 
Secondo il Treccani, una zoonosi, o antropozoonosi, è un termine riferito a “malattie, provocate da microrganismi o da parassiti o da funghi, trasmesse naturalmente da animali, vertebrati o invertebrati, all’uomo”, uno dei vocaboli diventati comuni nel tempo del coronavirus. In realtà, il virus che ci affligge in questi mesi non è certo l’unico agente patogeno arrivato all’uomo dalla fauna: in tempi recenti, a partire dagli anni Settanta del ventesimo secolo, AIDS, Ebola, Sars, per citare solo le più comuni, hanno causato migliaia di morti. Lo stretto contatto con animali domesticati o selvatici può favorire il cosiddetto “salto” di specie in cui, magari per tramite di una terza specie animale, il microorganismo passa ad infettare gli umani. 
Il virus che stiamo affrontando, scrive Lorenzo Ciccarese nell’articolo, “è emerso nella città cinese di Wuhan a dicembre 2019 e verosimilmente il contagio sugli uomini è avvenuto in un mercato dove frutta e versura erano vendute insieme a carne macinata di manzo, maiale e agnello, polli spennati interi, granchi e pesci vivi. Come vivi venivano venduti serpenti, tartarughe, porcellini d’India, ratti del bambù, tassi, ricci, lontre, pangolini, zibetti di palma e cuccioli di lupo.” 

Tutto ciò accade in un mondo globalizzato, dove chiunque può immediatamente spostarsi ovunque - e portare con sé gli agenti patogeni - dove la promiscuità è evidente, dove non esistono quasi più spazi di Natura selvatica e spazi umani distinti, dove la biodiversità è in forte declino da decenni e nulla sembra arrestarlo, dove la deforestazione porta via per sempre foreste primarie e frammenta gli habitat delle specie animali del luogo, dove miseria e degrado portano persone, anche bambini, a cercare di che vivere in discariche di rifiuti a cielo aperto. Non ultimo, dove gli animali vengono sfruttati per ogni scopo: alimentare, lavoro, pellicce, inscatolati per la loro breve orribile vita nei lager degli allevamenti intensivi, come nelle gabbie dei mercati cinesi. Infine, ora le scimmie subiranno i test dei vaccini che devono salvare noi dal coronavirus - ma questa è scienza.

Ma che problema abbiamo con gli animali? Usati e abusati per corride, fois gras, uova da galline che non riescono nemmeno a camminare, pulcini triturati, scrofe in gabbia, una galleria degli orrori che abbiamo costruito da quando abbiamo inventato la “civiltà”. Un delirio di crudele sfruttamento. Ma quanto siamo “umani”. 
Almeno, rendiamoci conto che non possiamo continuare a coltivare i nostri interessi in un pianeta devastato, che “avevamo la presunzione di restare sani pur abitando un pianeta malato. E' giusto curare noi stessi, ma non possiamo dimenticare che dovremo curare anche il pianeta. Anche questa operazione è lotta per la vita, come rispettare le regole che adesso ci chiedono di restare lontani solo fisicamente e non spiritualmente" ha detto il Cardinale Zuppi, arcivescovo di Bologna, la scorsa domenica delle Palme.

Quanto scenderà il Pil? Il mitico indice di tutto, già criticato per non dire affondato da Robert Kennedy nel 1968 (“it measures everything in short, except that which makes life worthwhile”- “misura tutto in breve, ma non ciò che rende la vita degna di essere vissuta”) in un discorso memorabile che vale la pena di leggere interamente, è ancora lì a guidare le nostre vite mentre stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti. Finché il modello economico prevalente non includerà i costi ambientali, i costi dei beni naturali, tutt’altro che “liberi”, e sceglierà la via della riduzione delle diseguaglianze senza metterle a contrasto con lo stato dell’Ambiente, continueremo a mettere a repentaglio il nostro futuro. 
Un nuovo modello di sviluppo, si dice da tempo ormai sufficientemente lungo, ambientalmente e socialmente sostenibile, a cui aggiungere un nuovo rapporto con l’ambiente naturale e le altre specie animali, che non sono oggetti per i nostro consumo. Umani e animali, uomo e natura. Con le conoscenze scientifiche del mondo di oggi non dovrebbe essere impossibile.  

Gli articoli citati nel testo sono ai seguenti indirizzi:

https://www.lanuovaecologia.it/coronavirus-animali-inquinamento/

Il discorso di Kennedy, in inglese:

https://www.jfklibrary.org/learn/about-jfk/the-kennedy-family/robert-f-kennedy/robert-f-kennedy-speeches/remarks-at-the-university-of-kansas-march-18-1968


POLITICA
Buona Pasqua, per quanto possibile
10 aprile 2020
Del fatto che si tratti di un’emergenza drammatica e dai contorni incerti ne siamo consapevoli, ormai, ed abbiamo accettato con rigore stoico la lunga quarantena che blocca le nostre vite. Trovarsi a casa sani è comunque una fortuna - ha osservato un medico - quando un ostacolo non ferma la corsa. Nessuno di noi pensava soltanto pochi mesi fa a ciò che sarebbe accaduto, nessuno immaginava le conseguenze, nessuno poteva pensare ad un numero così alto di vittime. Un evento estremamente doloroso. Ma, egualmente, nessuno può attribuire al fato l’insorgere di un’epidemia e le conseguenze sanitarie che comporta. E nessuno dovrà evitare un ragionamento chiaro e pubblico sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, rafforzando una forma di autonomia locale in materia di sanità che ha portato a sistemi sanitari sostanzialmente diversi fra regione e regione. Il modo in cui il sistema sanitario risponde ad un’epidemia, per quanto grave, è sostanziale, non secondario, e andrà analizzato nel profondo non appena saremo fuori dall’emergenza. 

Come un sistema reagisce, la famosa “resilienza”, sarà un aspetto sempre più importante in futuro. In linea generale, un sistema rigido risponde alle sollecitazioni in modo impercettibile finché non crolla, mentre un sistema elastico risponde conformandosi agli stimoli, resistendo più a lungo, o indefinitamente. Come il sistema che abbiamo organizzato noi, esseri umani esposti ai virus e ad gli altro agente ambientale, reagisce all’imprevisto, frutto della complessità, è un aspetto fondamentale dello sviluppo. Un tema largamente aperto ancora da studiare, su cui dovremmo concentrare un po’ più d’attenzione. 

Il virus ha spostato le date anche degli appuntamenti deputati all’altro grande tema mondiale, il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico. La conferenza mondiale sul clima, prevista a Glasgow a novembre, è stata posticipata a data da destinarsi.  Sul sito Qualenergia si possono leggere le proposte di Wolfgang Obergassel e Lukas Hermwille del Wuppertal Institute su come trasformare l'emergenza in un'opportunità per promuovere la ripresa economica in modo ambientalmente sostenibile.

L’Unione Europea sta attraversando un periodo difficile, nel suo percorso minato dalle destre di ogni nazione, inclusa la nostra, da sempre contrarie al progetto europeo, ma non sarà che un gradino da superare. Non ci sono alternative, progetti migliori in campo, visioni capaci di oscurare e superare ciò che è stato fatto: l’Unione resisterà. Credo che lo farà essenzialmente per due motivi: uno, proprio il fatto che non c’è niente di migliore sul piatto, due, la qualità della divisione interna che, a mio avviso, non separa l’Europa del Nord da quella del Sud come spesso si legge, ma separa le istanze progressiste da quelle conservatrici, o populiste della peggior specie. Queste ultime faranno, nei rispettivi Paesi, qualsiasi cosa per fare fallire il progetto europeo. Esattamente come molti altri faranno di tutto per far vincere il progetto europeo - e speriamo di riuscirci. 

E’ notizia di oggi, sul fronte ambientale, che dieci ministri dell’ambiente europei hanno firmato una richiesta di un Piano di recupero verde contro la crisi dovuta al covid-19 (notizia sul sito rinnovabili.it). Il timore che la crisi possa far dimenticare l’altra preoccupante emergenza mondiale, la questione ambientale e climatica, si fa sempre più diffuso, ed è giusto intervenire per evitare il peggio. Dunque, l’Unione europea viene sollecitata a portare avanti un piano di recupero ecosostenibile. In una lettera aperta, i ministri dell’ambiente di dieci Paesi fra cui l’Italia hanno ribadito l’importanza di effettuare una ripresa economica che si inserisca nel progetto di Green Deal europeo. Sulla lettera si legge: “Dobbiamo inviare un forte segnale politico al mondo e ai nostri cittadini: l’UE darà l’esempio anche in tempi difficili come quelli attuali, e aprirà la strada alla neutralità climatica e all’adempimento dell’accordo di Parigi”. Va tenuto fermo il punto. Non si può tornare indietro, non si può fallire. 

In questo periodo durissimo, quando molte cose ritenute importanti assumono i contorni delle inezie, svanendo nel sole primaverile, auguro buona Pasqua ai lettori di questo blog, per quanto possibile. Buona Pasqua a tutti coloro che sono in terapia, e a tutti coloro che curano.  
Ne usciremo, ma dobbiamo far di tutto per uscirne migliori.

I siti degli articoli citati nel testo:

https://www.rinnovabili.it/green-economy/recupero-verde-paesi-ue-crisi-economica/

https://www.qualenergia.it/articoli/oltre-il-covid-come-e-perche-la-cop26-deve-tracciare-un-nuovo-corso-per-il-clima/?fbclid=IwAR3RxI9I1TbpUJeTjcT5avyx-oP9d3AtVncV8xYbe-_1a434vZpHXvftw3c

CULTURA
Letture web (alcuni suggerimenti per la sopravvivenza, odierna e futura)
29 marzo 2020
In questi giorni di permanenza in casa, quando l’unico svago possibile è andare a fare la spesa al supermercato, si sprecano i consigli da ogni parte su come sopravvivere possibilmente senza conseguenze psicologiche serie. Dato che qualche suggerimento in più non può certo fare male, aggiungo i miei di letture web nella fattispecie, nella speranza che una maggior diffusione - fosse anche soltanto di una persona in più - di attività e letture che in qualche modo si collegano al rispetto dell’ambiente e di noi stessi non possa che essere utile e forse anche fare piacere.

Ci hanno suggerito in ogni modo di non rinunciare all’esercizio fisico fra le mura domestiche;  questo è senz’altro un bene, evitando però l’esposizione al sole sul terrazzo, a cui il bel tempo e la primavera potrebbero invitare, perché nociva dopo il lungo periodo invernale quando la pelle non è abituata al sole.  I dati sull’andamento della consistenza dell’ozono stratosferico sono controversi, con un “buco” nello strato di ozono sull’Artico che rivaleggia con il più famoso “buco” sull’Antartide, fenomeno che, come è noto, riduce la naturale protezione dai raggi ultravioletti solari particolarmente dannosi. La condizione dello strato di ozono che protegge la Terra va monitorata, e comunque non è più così grave come in passato a seguito degli accordi di Montréal del 1987, che vietarono nel mondo le sostanze responsabili dell’assottigliamento dell’ozono stratosferico. Senza essere maniacali nella protezione è un tema di cui tener conto, e per coloro che volessero saperne di più sono numerosi gli articoli in proposito, fra i quali segnalo i più recenti usciti su Nature (in inglese):

https://www.nature.com/articles/s41586-020-2120-4
https://www.nature.com/articles/d41586-020-00904-w

e un breve riassunto del tema sul sito del Ministero dell’Ambiente:

https://www.minambiente.it/pagina/il-protocollo-di-montreal

Mentre navighiamo su internet da casa per leggere ed informarci, un salto alle mappe geografiche che mostrano i livelli di inquinamento atmosferico prima e dopo la chiusura delle attività economiche di ogni tipo a causa del coronavirus può essere interessante: sono di un’evidenza clamorosa.
Per esempio, si possono guardare a questo link:

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/la-terra-torna-a-respirare-inquinamento-in-drastico-calo-nei-paesi-piu-colpiti-dal-coronavirus/

Anche il Ministero dell’Ambiente ha evidenziato il fenomeno:

https://www.minambiente.it/comunicati/pianura-padana-riduzione-fino-al-50-inquinanti-atmosfera-misure-introdotte-fronteggiare

Addirittura, gli inquinanti in Pianura Padana sarebbero dimezzati. Ovviamente, non si sta sostenendo qui che il virus porti a conseguenze positive (come alcuni giornalisti hanno sostenuto in relazione a considerazioni analoghe fatte da un esponente politico), ci mancherebbe, ma che il tema ambientale non è scomparso, e non sarebbe affatto opportuno pensare ad una ripresa economica che non tenesse conto della pesante alterazione all’aria, all’acqua, del suolo che può procurare se basata sul sistema tradizionale di estrazione e combustione delle fonti fossili. Il basso prezzo del petrolio potrebbe facilmente spingere in questa direzione, facendo dimenticare che ogni sforzo è necessario per evitare di alterare il sistema climatico, e in generale naturale, in misura irreversibile. A quel punto, la situazione del nostro mondo potrebbe essere assai peggiore di qualsiasi virus.

L’avvertimento viene anche dalla Wmo (World Meteorological Organization, Organizzazione Meteorologica Mondiale): “L’inquinamento ridotto dal Coronavirus non faccia venir meno le azioni per il clima”, un articolo in proposito da leggere sulla rivista La Nuova Ecologia:

https://www.lanuovaecologia.it/wmo-coronavirus-riduzione-emissioni-lotta-cambiamento-climatico/

Si registra in questo periodo un concomitante crollo della domanda elettrica nazionale a causa delle restrizioni poste dall’ultimo decreto governativo a molte attività economiche e industriali. 
Un bell’articolo sulla rivista Qualenergia spiega cosa sta accadendo:

https://www.qualenergia.it/articoli/in-picchiata-domanda-elettrica-e-generazione-termoelettrica-in-discesa-anche-eolico-e-fotovoltaico/

Infine, c’è un bel sito della Nasa da consultare non soltanto in questi giorni, ma normalmente e abitualmente. Scientifico e ben fatto, propone i temi più attuali legati al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, insieme ad una rapida visualizzazione delle cifre più importanti.
Queste ultime ci informano che il biossido di carbonio in atmosfera ha raggiunto la concentrazione di 413 ppm, che la temperatura globale media è superiore di circa 1,1°C rispetto al 1880 (l’unico difetto del sito è che la temperatura viene fornita in Fahrenheit), e che il livello del mare sale mediamente (a causa dello scioglimento dei ghiacciai e delle nevi perenni) di 3,3 millimetri all’anno. Lo si può consultare al seguente indirizzo:

https://climate.nasa.gov

Nella speranza che questo periodo di forzato isolamento sia breve, e che il contagio cessi del tutto, ci restano le comunicazioni fra noi in versione social, email, e telefoniche. Una fortuna, rispetto ai tempi passati, fili invisibili che non si spezzano e che ci hanno cambiato positivamente la vita. 
Buona lettura.

CULTURA
Giorno di Dante , oggi
25 marzo 2020
Oggi è il Giorno di Dante.
Anche questo blog partecipa, con un brano da un’opera divina. La scelta è mia personale.

“Dolce color d’oriental zaffiro,
Che s’accoglieva nel sereno aspetto
Del mezzo, puro insino al primo giro,
Alli occhi miei ricominciò diletto,
Tosto ch’io uscì fuor dell’aura morta
Che m’avea contristati li occhi ’l petto.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
Faceva tutto rider l’oriente,
Velando i Pesci, ch’erano in sua scorta.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente  
all’altro polo, e vidi quattro stelle 
non viste mai fuor ch’alla prima gente.
Goder pareva il ciel di lor fiammelle:
Oh settentrional vedovo sito, 
Poi che privato se’ di mirar quelle!
Com’io da loro sguardo fui partito, 
un poco me volgendo all’altro polo,
Là onde il Carro già era sparito,
vidi preso di me un veglio solo,
Degno di tanta reverenza in vista,
Che più non dee a padre alcun figliuolo. 
Lunga la barba e di pel bianco mista
Portava, a’ suoi capelli simigliante, 
de’ quai cadeva al petto doppia lista. 
Li raggi delle quattro luci sante
Fregiavan sì la sua faccia di lume,
Ch’i’ ‘l vedea come ‘l sol fosse davante.
“Chi siete voi che contro al cieco fiume
Fuggita avete la pregione etterna?”
Diss’el, movendo quelle oneste piume.
“Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,
Uscendo fuor della profonda notte
Che sempre nera fa la valle inferna?
Son le leggi d’abisso così rotte?
O è mutato in ciel novo consiglio, 
Che, dannati, venite alle mie grotte?”

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio I, 13-48)

Da continuare a leggere, fino in fondo.

POLITICA
Certo non tutto, ma molto dipende da noi
19 marzo 2020
Abbiamo detto che non è tempo di polemiche, per cui rimanderò ad un momento migliore le considerazioni sulla riduzione dei finanziamenti alla sanità, alla ricerca scientifica, alle Università, etc.
Ora, c'è l'emergenza e dobbiamo venirne fuori. Alcune sere fa, ho assistito (come tanti spettatori) ad una duplice ed ugualmente speculare interpretazione del periodo che stiamo vivendo e soprattutto del futuro che ci aspetta: nel programma di Bianca Berlinguer, Massimo Cacciari e Paolo Mieli si alternavano nel ragionamento. Un bel confronto e un notevole stimolo alla riflessione, visto che si trattava di analisi condivisibili per entrambi, ma con una rilevante differenza nell'interpretazione dei fatti e delle loro conseguenze che portava a tesi più pessimistiche nel caso di Cacciari, decisamente più ottimistiche nel caso di Mieli. Coloro che hanno seguito la trasmissione sanno a cosa mi riferisco. In estrema sintesi, dopo questa crisi dovuta ad un microscopico virus si aprirà un mondo nuovo, relitto del mondo vecchio in cui non sarà stato possibile cogliere l'occasione per risolvere questioni annose, oppure in cui nuove saranno le classi dirigenti e nuovi gli approcci ai problemi, capaci di fare luce dove finora è stato buio.   

Ora, dato che entrambe le analisi erano condivisibili, e che i percorsi futuri ancora non sono in essere, mi viene da pensare a quei modelli matematici con i quali si ottengono percorsi diversi, spesso rappresentati con linee di diversi colori su piano cartesiano, su basi assolutamente realistiche ma con parametri differenti. In altre parole, la nostra società evolverà in un modo oppure in un altro, a seconda dei parametri che noi stessi andremo ad inserire nel modello, a partire da certe condizioni iniziali. Perciò, possiamo scegliere, e farlo ora nel bel mezzo della crisi, un percorso oppure un altro: dipende da come reagiremo alla crisi stessa, da quali idee prevarranno, da quali personalità emergeranno. Dipende da noi. 
Dipende quasi sempre da noi, è un approccio infantile pensare che dipenda da fattori esterni alla nostra volontà. Possiamo decidere ora di proteggerci per i virus futuri - perché ce ne saranno ancora e sempre - oppure no. Le idee di base non sono particolarmente complesse, ma riguardano sia noi in Italia sia il mondo intero: un rapporto diverso con gli animali destinati all'alimentazione che consenta maggior igiene innanzitutto, una rete di ricerca scientifica sulle malattie infettive, un'organizzazione adeguata nel sistema sanitario che consenta una risposta immediata all'aggressione virale. Passano, fortunatamente, di solito anni prima che si ripresenti il problema, ma non va abbassata la guardia. 
Possiamo ignorare gli obblighi (ora non sono più raccomandazioni) del governo e contribuire ad espandere il contagio, oppure no. Lamentarci per ciò che non è stato fatto subito, in un contesto in cui è difficile prevedere l'entità del problema, oppure agire nel presente. Scegliere un percorso invece di un altro.
Qualche giorno fa, entrando in un negozio per necessità, ho sentito un uomo dire, con aria notevolmente affranta: "Pensare che eravamo il Paese più bello del mondo!". Capisco lo spirito, ed è in parte vero, ma non siamo privi di difetti anche gravi. Li conosciamo benissimo. 
Guardiamo bene in faccia al tempo presente, e scegliamo ora su quali idee, progetti, visioni di futuro vogliamo ragionare, costruire, iniziare un percorso. Potremmo andare lontano.   

SCIENZA
Straordinaria, la normalità del coronavirus
10 marzo 2020
Straordinaria, la situazione che stiamo vivendo, angosciante quel tanto che basta, estranea alla normalità ed estranea al tempo abituale nel suo essere sospesa fra la peste dei Promessi Sposi e Andromeda di Chrichton o L'ombra dello scorpione di King.
Extra tempo ed extra luogo, colpisce tutti ovunque, la scienza medica non ha strumenti di lotta diretta contro ciò che vive una vita propria dentro gli organismi viventi a loro volta. Noi che credevamo che soltanto gli alieni soccombessero ai nostri possenti minuscoli microbi scopriamo di avere la guerra dei mondi a casa nostra, basta che un virus faccia "il salto" dall'animale all'uomo, da una specie all'altra, e veniamo colpiti come estranei noi stessi al nostro mondo.
La vita sulla Terra è anche questo, e lo sarà sempre; mentre noi esseri umani combattiamo le nostre inutili, o troppo spesso distruttive, battaglie quotidiane la vita terrestre ci ricorda che non siamo molto più che una specie animale attaccabile da una potenza invisibile capace di insinuarsi dentro di noi distruggendo in un attimo sogni, speranze, buone azioni, ma anche lotte di potere, guerre, diseguaglianze, inquinamento dell'unico posto dove comunque abbiamo la fortuna di vivere.  Virus, dal latino "veleno", ci informa il Treccani "(...) gruppo di organismi, di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzati dalla vita parassitaria endocellulare obbligata".  Parassiti delle cellule. 

A proposito dell'inquinamento: la Nasa ci informa che è bastata la quarantena obbligata dal coronavirus per rilevare da satellite un netto calo dello smog sui cieli della Cina (vedi link in calce). Pochi giorni et voilà, la minaccia peggiore -  perché si tratta di qualcosa che è peggiore di tutti i virus - che incombe su di noi sembra quasi sparire. Non ci vuole molto nemmeno ad accorgersi che anche da noi sta succedendo lo stesso: netto calo degli spostamenti a seguito delle decisioni del governo, lezioni scolastiche da casa, e l'aria è più pulita. La qualità dell'aria in Pianura Padana è migliorata improvvisamente, secondo i dati rilevati dagli strumenti e secondo la sensazione personale ormai sintonizzata sui valori scientifici per chiunque viva in quelle zone.
Certo, non intendo perorare la causa del virus che stiamo combattendo con tutti i mezzi possibili; vorrei al contrario evidenziare un fatto e una conseguenza che possono essere utilizzati in altro contesto: il fatto è che il nostro sistema economico e produttivo si basa ancora in misura sostanziale sulla combustione delle fonti energetiche fossili a livello mondiale, la conseguenza è che come è possibile andare avanti nel solito modo, così è possibile ridurre l'inquinamento in  modo drastico. E, dato che dobbiamo farlo per evitare la catastrofe climatica e ambientale prossima futura, è bene attingere ovunque sia possibile spunti e informazioni per attivarsi.
Ls catastrofe climatica e ambientale è una realtà in arrivo a velocità spedita se non interveniamo in modo netto e altrettanto veloce, una catastrofe peggiore di quella che stiamo vivendo con il coronavirus. Va scritto, e scritto di nuovo. Nessuno dica poi "non lo sapevo", o domandi "perché non è stata prevista" ("Why did nobody notice it?" la Regina Elisabetta agli economisti, nel 2008 allo scoppio della crisi, ma in quel caso aveva ragione).
Per evitarla ci sono azioni da intraprendere capaci di portare ad una rapida decarbonizzazione dell'economia, come si dice. Ovvero, a lasciare petrolio, carbone e metano sotto terra. Se si oppongono coloro che traggono profitti da quel settore, andrà concordato un piano di uscita e di conversione alle rinnovabili. Ma va fatto, al più presto.
Non possiamo e non vogliamo tornare alla candela, e proprio per questo va cambiato ora il modello di sviluppo che ci ha portati ad un benessere senza precedenti nella storia dell'umanità al prezzo di rischiare di perderlo improvvisamente per i danni che causa all'ambiente naturale. Abbiamo le tecnologie adatte, abbiamo un elevato grado di conoscenza scientifica, dobbiamo avere la forza di fare un passo deciso in avanti. Dobbiamo riuscire a costruire una società in cui un elevato grado di sviluppo sia sovrastato da un cielo pulito come quello registrato in questi giorni dalla Nasa sulla Cina. 

Ma il virus va combattuto, e se non disponiamo ancora di armi dirette come i vaccini (sarebbe interessante sapere cosa pensano ora i gruppi no-vax), possiamo farlo con i metodi indiretti. Che sostanzialmente sono riconducibili alla pulizia personale e ad una minore interazione sociale. Lavarsi le mani ed evitare i luoghi affollati. Seguiamo le indicazioni del Ministero della Salute, senza panico ed eccessi, e andrà tutto bene. Un contagio può essere contenuto, limitato, e infine ridotto al nulla. 
Non sarà mai abbastanza un ringraziamento a tutti coloro che sono impegnati in prima linea, medici, infermieri, Protezione Civile, ma grazie. In queste occasioni emerge ciò che conta veramente, e non ha prezzo.


La notizia e le mappe della Nasa:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Coronavirus.-Il-calo-di-smog-in-Cina-nelle-foto-satellitari-Nasa-ed-Esa-661c1171-d888-4ae7-bc20-7608fcbefdab.html#foto-1

La qualità dell'aria sulla Pianura Padana il 10 marzo:

https://www.ilmeteo.it/aria/emilia+romagna

Il sito governativo con tutte le informazioni sul coronavirus: 

http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus


ECONOMIA
Stoccaggio della CO2 a Ravenna
1 marzo 2020
E' notizia dell'altro ieri che l'Eni intende realizzare impianti di stoccaggio della CO2 a Ravenna (nota dell'Agenzia Dire all'indirizzo in calce). 
Secondo Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni, "la CCS in Italia ha un’opportunità unica nell’area di Ravenna, grazie alla combinazione tra giacimenti offshore esauriti con infrastrutture ancora operative, insieme a centrali elettriche sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze". Le possibilità di stoccaggio sarebbero veramente notevoli, tra 300 e 500 milioni di tonnellate, e la tempistica abbastanza breve, cinque anni. Eni infatti conta di terminare gli studi preliminari per il 2025, passando successivamente alla fase esecutiva.

CCS, acronimo di Carbon Capture and Storage, è un insieme di tecnologie che consente la cattura ed il sequestro dell'anidride carbonica emessa in atmosfera a seguito della combustione delle fonti energetiche fossili, con iniezione e stoccaggio in apposite strutture sotterranee che consentirebbero il confinamento del gas responsabile della maggior quota di alterazione atmosferica e climatica. Si tratta di una delle opzioni idonee a conseguire gli obiettivi di contenimento del cambiamento climatico in atto, la cosiddetta "mitigazione".
A mio avviso, la CCS è indispensabile al punto a cui siamo arrivati, ma ad una condizione: che non sia considerata parte sistematica della produzione di energia da fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e metano). Cioè che non si pensi che, essendo possibile stoccare la CO2 da qualche parte, sia lecito continuare business as usual, nel solito modo con gli impianti termoelettrici tradizionali magari affiancati dai sistemi CCS. 
Invece, la CCS è importante per ridurre la CO2 che abbiamo già emesso in atmosfera, e se vogliamo, che stiamo ancora emettendo nella fase "del metano", la famosa transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile che, però, non dovrebbe prolungarsi troppo. Uno dei punti da tener conto riguarda il fatto che non abbiamo più tempo a disposizione rispetto alla velocità con cui sta cambiando il mondo naturale. Non abbiamo nemmeno quasi più bisogno dei dati scientifici: l'inverno più caldo, senza neve, l'Artico che si scioglie, e ora anche l'Antartide che era rimasto intatto per ragioni legate alle correnti del sistema climatico sta reagendo alla temperatura media più elevata in modo evidente, sono effetti visibili, concreti, che dovrebbero suscitare il massimo allarme. 
Ben venga dunque la proposta di Eni di convertire gli impianti di Ravenna al sequestro della CO2, purché l'iniziativa si inserisca in un percorso di decarbonizzazione che porti verso l'uscita dalla necessità di bruciare fonti fossili, in un tempo adeguato a salvare gli equilibri che stanno alla base del sistema climatico terrestre. La scelta è da sostenere come tassello di un quadro più ampio, e potrebbe portare anche a dirette conseguenze positive sul territorio interessato.

PS:  Infine, la politica.  Ora la Regione Emilia Romagna ha ora un nuovo Assessore con delega all'energia, si tratta di Vincenzo Colla. Da un piccolo blog che segue con passione questi temi gli auguri migliori di buon lavoro.

La notizia sul sito Dire:

https://www.dire.it/28-02-2020/427679-a-ravenna-enormi-possibilita-per-lo-stoccaggio-di-co2/

POLITICA
La strada giusta (breve nota sul PD)
24 febbraio 2020
Non conosco la Sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi, purtroppo, pur vivendo a pochi km dal Comune noto in particolare per i terribili fatti accaduti durante la II Guerra mondiale e per la città etrusca che sorge nel suo territorio. Per inciso, Marzabotto vale una visita. Ma conosco abbastanza bene il Partito Democratico, a Bologna nello specifico, dopo 12 anni dalla mia prima iscrizione, l'anno della sua nascita. 
Quando nacque il Partito Democratico si parlò di "partito nuovo". Entrai con il gruppo degli ambientalisti, fiduciosa nella novità. Nulla di più falso: il PD nacque già vecchio, frammentato in gruppi di potere - chiamarli "correnti" sarebbe beneficiarli di una qualifica politica e culturale che i più non hanno - che decidevano tutto. Ho raccontato qui tempo fa la decisione senza spiegazioni di sopprimere i famosi Forum, che erano un esempio di apertura democratica dato che consentivano la partecipazione ai non iscritti, decisione con tutta probabilità  finalizzata a tutelare i percorsi politici dei predestinati. Mentre il mondo fuori combatte la crisi economica, la crisi climatica, la crisi virale, c'è chi pensa a tutelare le carriere politiche - la propria e dei propri accoliti. Va detto che c'è anche chi non lo pensa, non come obiettivo primario, intendo; esponenti politici privi o quasi di potere nel partito che interpretano le correnti nel loro giusto significato ce ne sono: a loro va una nota di merito speciale. 
In generale, si può però affermare che non è cambiato nulla dal 2007, e posso ben immaginare la portata dirompente negli schemi fossili che regolano la vita del PD della scelta di Valentina Cuppi Presidente del PD stesso.

Stando a quanto si legge, Valentina Cuppi è una "civica" non iscritta, "vicina alle sardine", ed ora é diventata Presidente dell'Assemblea Nazionale del partito su invito del Segretario Nicola Zingaretti.
Traggo dal Corriere di Bologna:  «Valentina è una nostra amica, simbolo del buongoverno che ascolta i cittadini, del rinnovamento, del nuovo e della speranza», è stato l’entusiastico apprezzamento arrivato con una nota dalle Sardine. 
Per parte mia, mi unisco all'apprezzamento, in particolare della scelta fatta da Nicola Zingaretti: una scelta d'apertura. Lo aveva detto e lo ha fatto. Non so come andrà a finire, ma l'aver scardinato una porta che dà un accesso significativo ai vertici comporta superare la convinzione radicata che qualsiasi esito bene o male sia accettabile solo se proviene dai quadri del partito, abilitati a far di tutto, ad occuparsi di temi di cui non hanno alcuna competenza, a dirigere assemblee, scegliere persone, linee urbanistiche o menù delle Feste. Più volte ho scritto in questo blog che la sinistra nella società e assai più ampia di quella nel partito, o nei partiti che pretendono di rappresentarla, e questa frattura va saldata al più presto. Anzi, è già tardi, visto l'imperversare della cultura di destra e delle pseudoculture che le girano attorno. Se Zingaretti prova a chiudere il fossato, diventato negli anni una faglia tettonica, fa un'azione meritoria che va ben oltre la normale attività di un Segretario di partito.
E' facile ipotizzare che si ritroverà contro i capi, e le seconde, terze etc. file, dei suddetti gruppi di potere. Avrà però l'appoggio di moltissimi cittadini, che magari non si iscrivono più al PD ma hanno partecipato alle iniziative delle sardine riempiendo le piazze. E potrà riuscire a fare ciò che non è mai riuscito finora: formare un partito adeguato alle istanze, ai sentimenti del presente e dell'immediato futuro. Persino alla tecnologia di oggi: coloro che tirano le fila dietro le quinte non si sono accorti che oggi è tutto in rete, non resta nelle chiuse acque degli adepti, ma naviga nel mare aperto della rete globale pubblica. 
Avanti così, a mio modestissimo parere, è la strada giusta.

L'articolo del Corriere citato:

https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/politica/20_febbraio_22/terremoto-cuppi-pd-malumori-anche-marzabotto-rossi-scelta-segretario-0094bd12-554b-11ea-a84c-0d114929e0ec.shtml


CULTURA
Diamo loro il benvenuto a casa
22 febbraio 2020
Nella settimana appena trascorsa, dal  15 al 22 febbraio, si è tenuta in India la tredicesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione per la conservazione delle Specie Migratorie e degli animali selvatici (CMS). Insomma, un incontro di grande importanza nel quadro di grave e continua perdita di biodiversità che caratterizza il nostro tempo, ed in particolare di continuo attacco ai migratori con ali, pinne e zampe.

Purtroppo, gli uccelli migratori non sono sempre accolti al meglio delle nostre possibilità: è ancora molto diffusa la caccia/bracconaggio in molti luoghi del mondo, ed in particolare nei Paesi del Mediterraneo dove la straziante pratica di sparare a cicogne, gru, e varie specie di uccelli migratori durante la loro faticosa traversata è ancora diffusa. Chiunque abbia assistito al passaggio nel cielo di centinaia di esemplari in formazione non può non restare colpito dalla bellezza e dall’apparente eccezionalità del fenomeno; si fatica a comprendere come si possa pensare di abbatterli ed esibirli come trofei.
Ma non si tratta di soli uccelli: le specie migratorie sono molte, dalle balene ai salmoni, dalle tartarughe marine alle anguille. Di alcune ci cibiamo in misura notevole, basti pensare ai salmoni. Di altre potremmo fare ormai a meno, come le balene, ma alcuni Paesi continuano a non rispettare moratorie e divieti.
Dieci nuove specie vengono aggiunte all’elenco delle specie migratorie, fra cui l’elefante asiatico e l’otarda indiana. Ci si propone di intervenire con una serie di azioni concertate e piani di conservazione per le specie più a rischio, tenendo conto di un mondo che, di fatto, è in rapido cambiamento.

Il tema dell’incontro internazionale è “le specie migratorie connettono il pianeta ed insieme diamo loro il benvenuto a casa”. Che bello se il mondo fosse davvero così. 
In realtà un milione di specie animali sono a rischio estinzione per varie cause, come la perdita dell’habitat, la caccia, il cambiamento climatico, con gli eventi meteorologici estremi che riescono a fare vere e proprie stragi.
Riuscire a proteggere specie animali e ritmi naturali millenari significa proteggere il nostro Pianeta e la fitta rete di legami che costituisce la rete della vita, di cui noi stessi siamo parte. Magari cominciando un nuovo rapporto con la natura e gli altri animali, più sostenibile e leggero, rinunciando alla quota di carattere “predatorio” della nostra specie, che è stata così utile in passato, ma che potrebbe portarci ad un punto pericoloso di non ritorno.

Il sito della CMS si trova al seguente indirizzo:

https://www.cms.int/en/cop13

POLITICA
Nuove dal PD
21 febbraio 2020
Nicola Zingaretti ha varato la nuova Segreteria del Partito Democratico. La si può trovare all'indirizzo indicato sotto. 
Vorrei augurare loro buon lavoro, ed in particolare complimentarmi con due persone che conosco: il Sindaco di Bologna Virginio Merola, responsabile Aree Metropolitane, e Chiara Braga, responsabile Ambiente, che ha operato in Parlamento in modo encomiabile e sviluppato in questi anni competenze riguardo il territorio, l'urbanistica, l'uso del suolo, di primissimo livello. 

Buon lavoro a loro e a tutti i membri della Segreteria del PD.

https://www.partitodemocratico.it/partito/zingaretti-vara-nuova-segreteria-unitaria/


CULTURA
A Pale Blue Dot - nostro, unico e bellissimo
17 febbraio 2020

Guardate bene quest'immagine: quel pallino micron, quasi impercettibile, di colore azzurro pallido che si trova nel raggio di Sole che attraversa la foto non è un difetto o un pelucco, ma il pianeta Terra. La nostra Terra. Piccola, sola, dispersa in uno spazio gigantesco. Il nostro luogo di vita.

Questa straordinaria immagine venne presa dalla sonda Voyager1 il giorno di San Valentino del 1990, quando, lontanissima, riprese il pianeta da dove proveniva, la Terra.


Noi viviamo lì. Potrebbe essere l'unico luogo dell'Universo in cui prospera la vita - ed a quanto ne sappiamo oggi è così.  Ed è bellissimo il solo fatto di esserci. Non dimentichiamolo mai.

L’immagine originale denominata "Pale Blue Dot", che qui per necessità è stata ridotta, si trova sul bellissimo sito Astronomy  Picture of  the Day all'indirizzo seguente:

https://apod.nasa.gov/apod/ap200214.html


 

 

ECONOMIA
Una fonte sicura e pulita: l'efficienza energetica
4 febbraio 2020
Mettiamo in atto tutti un'azione concreta per risparmiare energia e contribuire a modificare poco alla volta i nostri comportamenti fino a renderli maggiormente sostenibili per l'ambiente. Si parla spesso delle politiche messe in atto e meno delle abitudini che tutti abbiamo e spesso inconsapevolmente continuiamo a portare avanti anche se impattanti. Il cittadino e consumatore può fare moltissimo per cambiare il proprio stile di vita contribuendo "dal basso" a migliorare lo stato dell'ambiente, spesso in associazione alla propria salute, e arrivare ad influire nella mitigazione del cambiamento climatico.

Questo è l'invito che questa settimana, dal 3 al 9 febbraio, pone l'iniziativa "Salva il kilowattora" di Enea e Green Cross Italia, rivolto a studenti, insegnanti, famiglie, cittadini. Ognuno con la responsabilità della propria impronta ambientale. Salva il Kilowattora, come si legge sul sito dedicato, "si inserisce nell’ambito della campagna nazionale di formazione e informazione “Italia in Classe A”, finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzata dall’ENEA, che ha lo scopo di promuovere un uso più consapevole ed efficiente dell’energia e fornire gli strumenti e le opportunità per raggiungerlo, per accelerare il processo di transizione energetica nel nostro Paese."
Enea ha realizzato inoltre un nuovo sito (indirizzo in calce) per facilitare la diffusione di conoscenze o semplici informazioni sul tema, che si rivolge ai cittadini, alle imprese, alla pubblica amministrazione. Si tratta di un portale ben fatto, chiaro nelle indicazioni, che copre la materia sia dal punto di vista normativo sia culturale, di cui consiglio la consultazione. Una nuova cultura dell'energia è assolutamente necessaria e va diffusa anche con iniziative di questo tipo, andando a formare la base di qualsiasi prospettiva di minor impatto. 

Nel frattempo, dobbiamo ancora gestire i residui del passato, letteralmente, e le scorie nucleari della centrale di Caorso (Piacenza) hanno preso la strada della Slovacchia per essere sottoposti a trattamento. Si tratta dei primi 162 fusti di un lotto di 5.600 (secondo Ansa) prodotti dalla passata attività della centrale che devono essere trattati e sistemati per lo stoccaggio provvisorio, che sarà a Caorso nel quadro del decommissioning della centrale. Siamo sempre nell'attesa, da 40/50/60 anni, che venga individuato il deposito definitivo delle scorie nulceari italiane. Non sarà per nulla facile, e non lo è stato finora, trovare un deposito definitivo in un territorio fortemente sismico e geologicamente giovane come quello del nostro Paese, oltretutto diffusamente abitato. Il costo del trasferimento e trattamento ammonta a 37 milioni di euro. Quando le nostre 4 centrali nucleari erano in funzione contribuivano con il  4% circa dell'energia elettrica nazionale (valori lordi), con un massimo nel 1986 di 4,5%.

Eurostat ci informa infine che nel 2018 la quota del consumo lordo totale di elettricità generata da fonti rinnovabili in Italia è stato del 34%, mediamente stabile rispetto al 2016 e al 2017. In Europa, la percentuale è al 32%, in aumento di 1 punto rispetto al 2017.  
Riguardo l'efficienza energetica, l'Unione Europea ha stabilito di ridurre i consumi del 20% al 2020 e, con la Direttiva 2002/2018 che corregge la precedente del 2012, di ridurli del 32,5% al 2030. Gli obiettivi sono da raggiungere collettivamente nell'Unione, si riferiscono alle proiezioni al 2030 definite nel 2007.  L'efficienza energetica è la migliore delle fonti possibili, dato che consente di contenere i consumi energetici a fronte del medesimo servizio in termini di energia. 
Però siamo ancora lontani dagli obiettivi al 2020 di riduzione del fabbisogno energetico: del 5% rispetto alla domanda di energia primaria, del 3% rispetto ai consumi finali. In relazione ai target al 2030 mancano il 22% di riduzione, e il 17%, rispettivamente. C'è ancora molto lavoro da fare, ma è chiaro che la strada della riduzione dei consumi energetici e dello sviluppo delle rinnovabili è stata intrapresa.

I link ai siti citati:

https://www.enea.it/it/Stampa/news/energia-al-via-salva-il-kilowattora-la-settimana-del-risparmio-energetico-nelle-scuole

http://italiainclassea.enea.it/salvailkilowattora/

https://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/10341545/8-04022020-BP-EN.pdf/39dcc365-bdaa-e6f6-046d-1b4d241392ad

https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-20200129-1?inheritRedirect=true


POLITICA
Ora, si guardi in avanti
28 gennaio 2020
E' stata una bellissima serata, le lunghe ore passate al seggio (rappresentando la lista PD) sono state premiate da un risultato più che positivo. 
Questa volta non intendo fare commenti politici in aggiunta a quanto - molto - è già stato detto e scritto, limitandomi ad osservare soltanto due aspetti: uno, che la destra di Salvini non passa in Emilia Romagna e non ha la forza per spostare di un millimetro il governo nazionale, e questo è un fatto, due, che il Partito Democratico vince e questo significa che ora non si può dormire sugli allori. 
Il primo punto, se guardato un po' più da vicino, mostra un leader che fa più errori di quanto il suo estremismo faccia preoccupare. Salvini non riesce ad ottenere ciò che vorrebbe perché non ha il sostegno che occorrerebbe, e francamente ora risulta abbondantemente decotto nel suo lungo percorso nel contesto politico italiano. 
Il secondo punto è, a mio avviso, molto più importante: riguarda il futuro stesso del centrosinistra, delle forze progressiste, del nostro Paese. Ora, il PD deve saper capitalizzare questo risultato positivo. Per farlo deve guardare al futuro, non al passato, e lo sguardo lungo sarà possibile soltanto aprendosi a tutte le componenti democratiche che si muovono nella società. 
Per troppo tempo la sinistra è rimasta chiusa in sé stessa. Mai come ora la vittoria elettorale ha riguardato un perimetro più ampio del recinto a cui ci si è riferiti per decenni. Questi due fatti, ormai assodati, combinati insieme sono la prova di ciò che in molti sostengono da tempo, ovvero che il centrosinistra reale è assai più ampio di quello delimitato dai partiti. Partiti che si sono autocircoscritti per decenni, coltivando il proprio orto nella speranza che potesse bastare. Ora non sarà più così, ed il merito di averlo dimostrato pubblicamente va alle sardine, che Zingaretti ha fatto bene a ringraziare.  
Un ragionamento analogo vale per il governo, che non può essere un esecutivo di sopravvivenza ma un'esperienza dotata di senso. Un rilancio dell'azione di governo, come si dice, è indispensabile. Credo che sia anche possibile. 

Restando in Emilia Romagna, difficilmente una campagna elettorale avrebbe potuto essere più centrata, razionale, concreta. Le dovute congratulazioni vanno a Stefano Bonaccini, che ha saputo impostarla e condurla. Il PD ha operato per il meglio ed ha dimostrato di essere vivo, attivo, e soprattutto estraneo alle esaltazioni che Salvini ha invece catapultato su un territorio resistente e resiliente. La politica urlata, sfacciata, estremista non ha superato il muro costruito da una cultura politica diffusa tipico della cittadinanza emiliano-romagnola. Ci vuole ben altro, da queste parti.

Un pensiero, infine, alla Giornata della Memoria, che cade quest'anno nel 75° anniversario della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio. Anni fa, ho visitato il complesso di Auschwitz-Birkenau, e non credo che sia scontato affermare che andarci e vederlo è più di qualsiasi lettura in proposito. Il punto a cui può arrivare la barbarie umana è situato oltre l'immaginabile; si trova al di là dei cancelli dell'umano. Nel disumano. 
Il più grande pensiero d'affetto va a tutte le vittime, e a tutti coloro che hanno dovuto vivere là dentro anche solo per un giorno.

POLITICA
Il 26 gennaio si terranno le elezioni in Emilia Romagna
16 gennaio 2020
A scanso di equivoci - non si sa mai - nonostante questo blog abbia il simbolo del PD ben in evidenza sul frame laterale, vorrei ribadire il mio sostegno a Stefano Bonaccini e al PD stesso: a loro andrà il mio voto domenica 26 gennaio, quando in Emilia Romagna si sceglierà la nuova amministrazione regionale.

E' già stato scritto e detto molto in proposito, sono circolati appelli, abbiamo ascoltato interventi, vediamo ogni giorno a quale tour de force siano sottoposti i candidati sul territorio. Vorrei scrivere qui una sintesi della situazione per come la vedo io. Un punto di vista personale. 
La regione Emilia Romagna è una regione ben governata da molto tempo. Sono numerose le classifiche in cui si posiziona ai primi posti, può competere in molti ambiti con le regioni più avanzate d'Europa, consente ai suoi cittadini un livello di vita invidiabile. Il contesto in esame è inequivocabilmente questo, ed è lì che occorre porre lo sguardo. Chi fa campagna elettorale contro l'amministrazione attuale screditando qualcosa che funziona non sa di cosa sta parlando; e credo che ne pagherà le conseguenze. 
Al contrario, sarebbe utile analizzare l'andamento nel corso del tempo, la risposta ai problemi attuali, la resilienza, la prospettiva, insomma la derivata (con linguaggio matematico) dell'andamento, sicuramente positivo che si rileva ora. Anche per la regione Emilia Romagna c'è la globalizzazione, anche per la regione Emilia Romagna ci sono i cambiamenti climatici, anche e soprattutto in Pianura Padana c'è l'inquinamento dell'aria, ci sono i nuovi lavori, le nuove forme di impiego, le nuove diseguaglianze, le nuove tecnologie, anche qui insomma c'è un mondo in rapido cambiamento. Più rapido - lo abbiamo scritto qui tante volte - di quanto la sinistra italiana sia stata capace di seguirlo. Un mondo nuovo che prima di diventare qualcosa di diverso da ciò che ci aspettiamo governando bene una regione d'Italia deve essere studiato, compreso, indirizzato. 
Se c'è una critica che è legittimo fare alla sinistra del nostro Paese è di non aver visto con adeguata lungimiranza nei decenni scorsi ciò che stava comparendo all'orizzonte, continuando a guardare nelle vicinanze nonostante le evidenze - e nonostante non fossero pochi coloro che indicavano i nuovi contorni che si andavano delineando.  
Ma questo certo non basta a scegliere altre vie, magari ancora più estranee ad analisi ed elaborazioni. Vie superficiali perfettamente testimoniate dalla Lega attuale, di cui la candidata Lucia Borgonzoni è esponente. Non credo di peccare di faziosità se dichiaro superficiale, nel senso letterale di assenza di profondità, l'espressione politica leghista. Superficialità di estrema destra. Parole "contro" che ascoltiamo da tempo e che restano al di sopra del ragionamento, senza mai andare a fondo a cercare le origini, le cause, i contenuti, i percorsi.  La spiaggia disco-dance da cui è caduto il governo nazionale la scorsa estate è la perfetta rappresentazione plastica del tutto. Da lì non intendo ripartire, non c'è alcun bisogno di peggiorare qualcosa che è già molto migliore, non si avvia un nuovo inizio partendo dalle retrovie. Un miglioramento lo si costruisce dalle posizioni avanzate. 
 
Nel migliore dei casi riusciremo a risolvere il problema dell'inquinamento in Pianura Padana, il vulnus dell'Emilia Romagna e di tutto il Nord Italia. Questo è il nodo centrale, il vero cardine attorno a cui ruota tutto quanto, il famoso contrasto ambiente-sviluppo che si fa nebbia, letteralmente, ed avvolge la pianura, il Po, fino a lambire le colline avanguardia dell'Appennino, e le Prealpi dall'altra parte. E che i cittadini respirano.  La qualità dell'aria in un territorio fortemente industrializzato dove non c'è vento per ragioni geografiche e climatiche locali. Le emissioni climalteranti, il contributo al riscaldamento globale. E poi non solo: il suolo, le risorse idriche, le coste, l'economia circolare, i rifiuti, l'edilizia. Forse, l'unico ambito in cui la regione non è allo stesso livello delle aree più avanzate d'Europa è proprio questo, il quadro ambientale, e non lo è per ragioni storiche documentabili. In anni recenti anche su temi come questi - che non sono mai stati storicamente in cima alle agende dei maggiori partiti italiani di qualsiasi orientamento - sono stati fatti passi avanti, una diversa impostazione è chiaramente misurabile, una linea con nuovo orientamento emerge. C'è naturalmente ancora molto da fare, ma non siamo all'anno zero. 

Questi ed altri temi sono affrontati sul sito di Stefano Bonaccini, che invito a consultare all'indirizzo: www.stefanobonaccini.it.

La prospettiva nell'area politica che chiamiamo centrosinistra non è chiusa, al contrario, è aperta. Il Partito Democratico lo è. Le ultime, recenti, iniziative di discussione mostrano apertura. Non è tempo di recinti, di dogmi, di autoreferenzialità, è tempo di dialogo, confronto, contaminazione. Spero davvero che si possa andare avanti in questo percorso, e che l'Emilia Romagna ne faccia parte a pieno titolo. 

Domenica 26 gennaio 2020 dunque voterò per il PD e per Stefano Bonaccini. Le urne saranno aperte dalle ore 7.00 alle ore 23.00.

Può essere utile anche consultare il sito della Regione, dove sono presenti, fra le altre cose, informazioni utili al voto, i candidati, le liste, le coalizioni. Il sito si trova al seguente indirizzo:
https://www.regione.emilia-romagna.it

SOCIETA'
L'Anno del Fuoco
7 gennaio 2020
E, dopo l'Amazzonia, ora l'Australia. Il territorio più esteso del nuovissimo continente sta andando letteralmente a fuoco da mesi, per una serie di incendi che nessuno sembra riesca a fermare. 
I dati sono allarmanti: 25 le persone ad oggi decedute, decine di migliaia gli sfollati, si stima mezzo miliardo di animali (calcolando solo i vertebrati) morti (!), alcune specie a rischio di sopravvivenza, una drastica perdita di biodiversità, immissione in atmosfera di decine di milioni di tonnellate di CO2 e altri prodotti della combustione, danni al suolo, siccità, erosione, paesaggi spettrali. Il fuoco ha devastato ad oggi oltre 6,3 milioni di ettari in Australia. Un disastro che ha i contorni di un'apocalisse - e speriamo che termini presto.

Ma l'anno appena trascorso è stato devastante sul piano della vegetazione nel mondo: a causa degli incendi sono stati rilasciati nell’atmosfera circa 6.735 miliardi di tonnellate di CO2  (secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), tra il primo gennaio e il 30 novembre 2019, e sono andati in fumo 25 milioni di ettari di foreste nel mondo.
Speriamo davvero di esserci lasciati alle spalle l'anno del fuoco e di entrare in un 2020 molto migliore.

La foresta brucia; invece di conservare la copertura boschiva rimasta sulla Terra e magari incrementarla, rispettando una delle linee di intervento previste per far sì che la temperatura globale non cresca oltre 1,5°C, la si incendia per i motivi più diversi, far spazio a coltivazioni estensive, cambio di destinazione d'uso del territorio, o semplicemente per sbaglio o irresponsabilità. La vegetazione, oltre a costituire l'habitat di numerose specie e contribuire a conservare l'equilibrio ecologico naturale, è un "deposito" di carbonio, che si è fissato durante il processo di fotosintesi delle piante. La fotosintesi ogni anno trasforma oltre cento miliardi di tonnellate di carbonio atmosferico in biomassa. 
La combustione della vegetazione comporta il rilascio in atmosfera del carbonio stesso sotto forma di CO2, che va ad aggiungersi a quello già emesso per altre attività umane legate al riscaldamento, all'industria, ai trasporti, alle forme di energia di derivazione fossile. Le polveri, la CO2, finiscono nel sottile strato di atmosfera della Terra, diffondendosi gradualmente in tutto il globo. Noi qui, in Europa, respireremo i gas degli incendi australiani.

Si dice che gli incendi in Australia, o altrove, siano causati dal cambiamento climatico. A questo proposito è bene chiarire un punto: il cambiamento climatico non innesca l'incendio, piuttosto contribuisce a mantenerlo e propagarlo. L'innesco è quasi sempre - con percentuali superiori al 90% - effettuato da persone. La devastazione che sta piegando l'Australia è generata senza dubbio da coloro che hanno appiccato gli incendi, magari senza immaginare simili conseguenze. 
La gravità del fenomeno è invece dovuta alla crisi climatica in cui siamo immersi, e a cui dovremmo riuscire a far fronte. Sul continente australiano - dove in dicembre è estate -imperversano temperature elevatissime, sino a toccare i 50°C, e venti secchi e caldi con velocità che possono raggiungere i 100 chilometri orari. Il fenomeno atmosferico noto del dipolo sull'Oceano Indiano (IOD, Indian Ocean Dipole) ha convogliato, quest'anno in modo particolarmente intenso, aria calda e secca sull'Australia, creando le condizioni per il diffondersi degli incendi su aree già particolarmente siccitose. 

Il governo attuale conservatore del Paese ha minimizzato gli impatti del cambiamento climatico al fine di mantenere uno stile di vita impattante e soprattutto gli introiti economici derivanti dal carbone. L’Australia è il più grande esportatore mondiale di carbone e gas naturale liquefatto, e il primo ministro ha chiaramente respinto le richieste di ridimensionare l'industria australiana del carbone. Più volte il governo australiano si è espresso in proposito, anche in relazione ai Rapporti IPCC, negando l'evidenza della crisi climatica e delle sue cause antropiche.
Addirittura, il Climate Change Performance Index mette l'Australia nella posizione più bassa della classifica internazionale riguardante l'impegno dei Paesi sul fronte delle politiche climatiche.
La questione climatica è una questione politica. Se sul piano delle sue caratteristiche ed evoluzione si resta nell'ambito scientifico, sul piano dei provvedimenti da adottare, vale a dire della risposta che i governi possono trovare al problema, si opera su un piano puramente politico. Per questo motivo vanno prese posizioni chiare, che consentano di definire linee di intervento adeguate con tempistiche certe.


POLITICA
La Cop 25 è stata un fallimento - ma andremo avanti lo stesso
22 dicembre 2019
Dunque, la Cop 25 tenutasi a Madrid (vedi il post del 3 dicembre 2019) è stata un fallimento. I rappresentanti di praticamente tutti i Paesi del mondo tornano a casa tristemente a mani vuote, o per paradosso, convinti di aver operato bene con la finalità di salvare l'economia e lo sviluppo del proprio angolo di mondo.  Al contrario, non ci saranno economie da sviluppare se non si riuscirà a mantenere il cambiamento climatico causato dalle attività umane entro limiti accettabili - dato che non è più possibile evitarlo - in un contesto che evolve verso il rapido superamento dei benefici dello sviluppo tradizionale da parte dei danni, sempre più ingenti, delle conseguenze che tale sviluppo comporta.
Il risultato deludente dell'ennesima riunione mondiale era ampiamente prevedibile: finché saranno vecchie impostazioni politiche ed economiche a confrontarsi non si raggiungeranno gli obiettivi che ci si prefigge, finché non sarà una nuova classe politica (in realtà emergente) a prendere le redini ed assumere la responsabilità delle decisioni non si troveranno le soluzioni al più grande problema di tutti i tempi.

Il negoziato ha incontrato le principali difficoltà su tre punti chiave: il mercato dei crediti del carbonio, la cosiddetta “ambizione”, cioè l’aumento da parte di ciascun paese degli impegni nazionali sottoscritti a Parigi nel dicembre 2015 per la riduzione delle emissioni di gas serra, e gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi più vulnerabili, che nella quasi totalità dei casi subiscono le conseguenze più pesanti del cambiamento climatico nonostante non abbiano contribuito alla sua origine. 
Evidentemente, si tratta di nodi cruciali, situati al cuore del problema, per sciogliere i quali occorre un cambio netto di prospettiva. Lo sviluppo sostenibile non si fa rammendando qui e là ciò che è già stato fatto, ma orientando l'intero sistema verso la sostenibilità. Per fare questo occorre intervenire in ogni campo nella direzione voluta. 
Non mancano ovviamente i detrattori, che hanno sostenuto, in una progressione temporale, dapprima che il cambiamento climatico non esisteva, poi che il cambiamento climatico esiste ma non è causato dall'uomo, ed ora che è tutta una scusa per fare investimenti in settori nuovi. Le prime due sono false, l'ultima è vera. E' proprio così, vogliamo fare investimenti nell'innovazione scientifica/tecnologica a basso impatto ambientale, orientare tutta l'economia, la finanza, i settori produttivi, l'intera società verso un nuovo accordo fra umanità e natura che sia capace di conservare l'una e l'altra. Lo si potrà fare solo in questo modo, perché ogni altra possibilità, inclusa la decrescita, oltre a non essere auspicabile sarebbe tutto meno che sostenibile in una pianeta popolato da oltre sette miliardi di persone. Solo guardando avanti si potranno trovare nuove strade, non certo con lo sguardo rivolto al passato.

Tornando alla Cop 25 si può dire che, nonostante gli esiti, non tutto è perduto. Moltissimi Paesi, numerose amministrazioni locali, sono seriamente impegnati a rispettare l'Accordo di Parigi.   L'Unione Europea resta in questo ambito l'istituzione guida nel mondo, ruolo che detiene dal principio. Le sue politiche sono le più avanzate da anni, e la nuova Commissione sembra voler rafforzare l'impegno.
L'UE si è data gli obiettivi di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, di raggiungere il 32% di energia rinnovabile, e il 32,5% di efficienza energetica alla stessa data (maggiori dettagli si trovano all'indirizzo in calce). Si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica al 2050. Non si tratta di obiettivi facili, non si tratta di scrivere numeri su un foglio. E' indispensabile il contributo di noi tutti per rendere numeri e grafici concreti e reali.

Secondo l'ultimo rapporto del programma ambiente delle Nazioni Unite, "Emission Gap Report 2019" il mondo si trova su un percorso che lo porterà ad un innalzamento della temperatura media globale di 3,2°C (attualmente abbiamo superato di quasi un grado la temperatura media precedente). Sembra poco, in realtà è moltissimo in termini di alterazione del sistema climatico. Per evitare il peggio e cambiare rotta, secondo il Rapporto, è necessario diminuire del 7,6% all'anno per i prossimi dieci anni le emissioni globali, restando entro l'obiettivo dell'Accordo di Parigi, che pone come limite il valore di +1,5°C  di incremento della temperatura. L'altro valore-soglia indicato nell'Accordo di Parigi di +2°C, ben più pericoloso, richiede una diminuzione delle emissioni di 2,7% all'anno per i prossimi dieci anni. Cifre di questo tipo con il segno meno davanti rappresentano la necessità di una svolta vera, decisiva, estesa a tutti gli ambiti; in caso contrario, saranno irraggiungibili, e destinate a restare sulla carta.

Dunque, i prossimi dieci anni saranno determinanti, letteralmente, riguardo ciò che accadrà in futuro. Il percorso da scegliere, sostenibile oppure no, lo scegliamo ora. Sarà la nostra generazione a decidere uno dei passi più importanti, si può dire decisivi, della Storia dell'umanità.


Di seguito alcuni indirizzi web utili ad approfondire il tema.

IL sito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico UNFCCC:

https://unfccc.int/cop25

Il Consiglio d'Europa a proposito della Cop 25 di Madrid:

https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/international-summit/2019/12/02/

La strategia a protezione del clima UE:

https://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2030_en

Il sito dove trovare l'"Emission Gap Report":

https://www.unep-wcmc.org/news/2019-emissions-gap-report

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