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Prezzo giornaliero

del petrolio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carbonio:

 

Prezzo carbonio (EU):

5,80 €/tCO2

(25/1/2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

"Previsone a 1 anno

del prezzo del petrolio:

92 $/bbl"

La precedente è la previsione di un anno fa (ad inizio 2015)


*

 

Previsione a 1 anno (da inizio 2016)

del prezzo del petrolio:

34 $/bbl

 

 

 

 

 

 

Rinnovabili in Italia: contatori GSE

 

gse.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Eolico in Italia

 

Potenza installata: 8.600 MW

(dati Gse)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solare termico in Italia

 

3 milioni m2 di pannelli

circa 2,1 GW termici

 

(dati Assolterm)

 

 

 

 

 

 

Agenda

 

Giovedì 14 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso lo Spazio 143, organizzato dal PD di Argelato-Funo. Partecipano: Manuela Bulla, Claudia Castaldini, Elena Gaggioli, Giordano Giovannini, Raffaele Pignone.

 

Lunedì 11 aprile, alle ore 21.00, incontro pubblico "Trivelle: facciamo chiarezza", presso la Sala Aldo Moro di via Rivani 35, Bologna. Partecipano: Elena Gaggioli, Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini, Ezio Mesini, Davide Tabarelli.

 

Giovedì 7 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Trivellazioni in mare. Verso il referendum", presso la Casetta Rossa, in via Bastia, a Bologna. Partecipano: Stefano Mazzetti, Claudia Castaldini.

 

Venerdì 4 dicembre 2015, alle ore 20.45,  presso il Circolo PD Passepartout di Bologna si terrà l'incontro pubblico "Quale partito per dare più forza al PD?". Partecipano: Andrea De Maria, Sandra Zampa, Salvatore Vassallo, Claudia Castaldini.      

 

Giovedì 5 novembre, alle ore 20.30, presso la sala del Circolo PD Passepartout di via Galliera 25 a Bologna, si terrà l'incontro pubblico "La politica di fronte a nuove sfide". Partecipano: Andrea De Maria, Manlio Iofrida, Umberto Mazzone, Claudia Castaldini, Fiorentino Marco Lubelli. 

 

Lunedì 14 settembre, alle ore 21.00, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Casadeipensieri organizza l'incontro pubblico "La cura della casa comune: razionalità scienza e speranza. A confronto sulla Laudato Sì di Papa Francesco". Partecipano: Carlo Galli, Umberto Mazzone, Paolo Trost, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, Elena Gaggioli. Presiede Claudia Castaldini.

 

Sabato 12 settembre, alle ore 18.30, presso la Festa dell'Unità di Bologna, Parco Nord, Sala Metropolitana, "La febbre del pianeta: nuove energie contro i cambiamenti climatici", con Sergio Castellari, Claudia Castaldini, Michele Giovannini, modera Ilaria Chia.

 

Venerdi 10 luglio, alle ore 18.00, appuntamento presso la sala del quartiere Porto BO), per un Incontro pubblico "Ambiente, risorse, qualità della vita nel territorio bolognese" Con Ptrizia Gabellini, Assessore all'Urbanistica e Ambiente del Comune di Bologna,, Claudia Castaldini, PD Passepartout, Elena Leti, Presidente quartiere Porto, Sergio Salsedo, Assessore Ambiente Grizzana, Anna Chiara Strappazzon, Segretaria Unione Pd Porto, Fiorentino Marco Lubelli, Segretario Pd Passepartout.

 

Sabato 16 maggio, alle ore 10.30, appuntamento presso la palazzina FEA di via del Frullo, Granarolo Emilia (BO), per una visita all'impianto di smaltimento rifiuti di Hera. Con Claudio Galli, A.D. Herambiente, Claudia Castaldini, PD Passepartout.

 

Giovedì  23 aprile, alle ore 20.45, incontro pubblico "Piani energetici e Comunità solari" con Leonardo Setti, Claudia Castaldini. Presso Palazzo Vecchio, Piazza Libertà, Bagnacavallo (Lugo) 

 

Mercoledi' 25 febbraio, alle ore 18.00, presentazione del libro"Conservare il valore" . Partecipano: l'autrice Simonetta Tunesi del Comitato Scientifico di Legambiente, l'Assessore regionale all'Ambiente Paola Gazzolo, l'A.D. Di Herambiente Claudio Galli, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

Sabato 20 dicembre, alle ore 18.00, presentazione del libro"Dove i diritti stanno di casa" (Fondazione Duemila per Unicef), il cui ricavato delle vendite è destinato al progetto "Vogliamo Zero" di Unicef. Partecipano gli autori Andrea Cavalieri e Claudio Pesci, Lea Boschetti di Unicef, Claudia Castaldini. Circolo PD Passepartout, Via Galliera 25 a Bologna.

 

 

 

 


 

 

 

 

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A proposito di me:

Le mie più grandi passioni: le scienze della Natura e la Natura stessa.

Ho due Lauree, in Fisica (precisamente in Fisica Teorica) e in Astronomia, conseguite all'Università di Bologna, una specializzazione, ed alcune pubblicazioni scientifiche frutto del lavoro svolto in Università. I miei interessi hanno riguardato principalmente aspetti della Teoria dei Campi, e le radiogalassie FR I.

Seguo da sempre le tematiche connesse alla questione ambientale, forse la più importante del nostro tempo per le implicazioni che ha, dall'uso delle risorse ai legami con la povertà e i Paesi in via di sviluppo, dal sistema economico al semplice godimento dell'ambiente naturale.
Nello specifico, mi occupo da anni di politica energetica. Ho pubblicato sul tema alcuni libri, scritto vari articoli su riviste specializzate, oltre a dossier, studi e collaborazioni.
Sono socia della Legambiente, con cui ho collaborato e sono stata membro della Direzione regionale dell'Emilia-Romagna per anni in qualità di Responsabile Energia, occupandomi in particolare di energia e ambiente, di nucleare civile (pubblicando anche un libro sul tema), di questioni legate al disarmo nucleare, degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici. Sono membro del Consiglio di Redazione della rivista Qualenergia.

Faccio attività politica nel Partito Democratico dalla sua nascita.  Sono stata Responsabile Energia e Ambiente dell'Esecutivo del PD di Bologna.  Sono socia e membro del Direttivo regionale dell'Associazione Ecologisti Democratici.

Sono bolognese, ma amo viaggiare, fatto che mi ha portato nel corso del tempo a conoscere bene l'Italia e l'Europa intera.

 

 

 

 

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Complimenti a

Matera capitale della cultura

 

 

 

 

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Se domani il mondo verrà' distrutto, io oggi pianterò' un albero di mele

 

- Ma. L. King -

 

 

 

 

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Scrivere...

 ... di energia, riportare notizie sullo stretto legame energia-ambiente, per favorire la diffusione di una informazione oggi poco estesa, vaga e spesso imprecisa.  La scarsa conoscenza scientifica tipica dell'Italia (che ha ragioni storiche) apre le porte all'incertezza nell'affrontare il tema, ma soprattutto, alla possibilità da parte di chiunque di sostenere le tesi più diverse con scarsa possibilità di essere contraddetto.   La questione energetico-ambientale è forse la principale del nostro tempo e, come tale, deve essere accessibile e pubblica.

 

 

 

 

 

 

Stili di vita

per ridurre il proprio impatto sull'ambiente

 

Acquistare:

prodotti locali, a km zero;
alimenti biologici;
apparecchi ed elettrodomestici a basso consumo;
gli stessi... a batterie solari;
automobili efficienti, a gas, ibride, o elettriche;
appartamenti e case con certificazione energetica

Ridurre:

il consumo di carne, e preferire quella biologica;

l'acquisto di prodotti dall'altro capo del mondo

Non acquistare:

uova di galline da allevamenti in gabbie;
late o carne da allevamenti intensivi
;

i SUV! (fortemente inquinanti)

Non accendere:

numerosi elettrodomestici in contemporanea;

Installare:

termostati;
sistemi di coibentazione efficaci;

Spegnere:

le luci quando non servono;
le lucine rosse (stand-by);
il calorifero quando si superano i 20°
... e staccare le spine alla sera!

Dopo tutto ciò...

richiedere alla propria amministrazione comunale, provinciale e regionale adeguate politiche
di risparmio, efficientamento, e promozione delle tecnologie per le fonti rinnovabili,
mezzi di trasporto collettivo comodi ed efficienti, illuminazione pubblica efficiente e una programmazione energetica che porti a fondare il sistema energetico sulle rinnovabili e sulla piccola generazione distribuita a cogenerazione.

 

 

 

 

 

 

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro

(attribuita a vari esponenti degli Indiani d'America del XIX secolo)

(molto citata, ma sempre notevole...)

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

C'è un ambiente antichissimo, un tempo molto noto almeno nella sua apparenza, che oggi abbiamo perduto:  il cielo notturno. 

 

 

Astronomia

di luglio:

 

Le notti d'estate sono brevi, ma compensano le corte osservazioni con l'assenza di freddo, le belle costellazioni e la Via Lattea che attraversa il cielo (per chi può vederla, magari da luoghi di villeggiatura). Cigno, Lira, Scorpione, Sagittario valgono davvero la pena, ed in questo mese sono attorniate da pianeti bellissimi come Marte, Giove, Saturno.

 

Pianeti visibili

(ad occhio nudo):

 

Mercurio

Lo si può scorgere con grande difficoltà nella seconda metà del mese, basso sull'orizzonte occidentale fra le luci del crepuscolo.

 

Venere

Venere è visibile ad occidente, e vale quanto scritto sopra per Mercurio.

 

Marte

Il pianeta rosso è visibile verso Sud-Est, e poi Sud nella seconda parte della notte. Non si può non notarlo, rossastro e ben distinguibile fra le stelle, abbastanza vicino ad Antares dello Scorpione, con cui, insieme a Saturno, forma una specie di grande triangolo.
 

Giove

Giove splende alto e brillante. Se si dispone di un binocolo, da non perdere l'ossservazione dei satelliti galileiani.

 

Saturno

 

Il pianeta degli anelli si trova guardando verso Sud-Est la sera. Bellissimo con il binocolo, o meglio con un telescopio, anche amatoriale.

 

 

 

 * 

 

 

 

No all'inquinamento luminoso!

Si tratta del fenomeno per il quale è diventato quasi impossibile osservare il cielo stellato a causa dell'illuminazione esterna.

Da sempre, dalla nascita dell'uomo e delle prime civiltà, uno dei contatti con il mondo naturale era proprio quello con il cielo notturno. I moti dei pianeti, di Sole e Luna, l'alternarsi delle stagioni erano in stretto legame con lo svolgersi delle attività umane, e facevano parte anche della vita delle persone comuni, degli agricoltori. Anche gli abitanti delle città erano abituati alla volta celeste stellata, basti pensare che l'Osservatorio Astronomico di una città come Bologna è stato per secoli quello della Specola, presso la sede dell'Università, in pieno centro cittadino.

Ora stiamo perdendo una parte affascinante ed importante del mondo naturale, il cielo notturno appunto, a causa dell'illuminazione esterna che, diffondendo le luci, crea un uniforme bagliore che consente di vedere con difficoltà soltanto le stelle più brillanti. Per vedere una volta celeste naturale occorre ormai andare lontano, in luoghi di montagna (alta, lontano dai paesi di villeggiatura) o di mare aperto.

Questa carenza ha anche un'altra conseguenza: un consumo inutile di elettricità. Infatti, adottando opportune lampade con configurazioni direzionali è possibile ridurre l'elettricità consumata per l'illuminazione dirigendo il flusso luminoso soltanto dove serve, ossia verso il basso. In tal modo si risparmia in bolletta e in consumi di energia elettrica.

Il problema viene affrontato anche da associazioni sorte per "tutelare" il cielo notturno, come Cielobuio.

 

 

 

 

 

 

In Italia si destina alla ricerca scientifica meno dell'1% del Prodotto Interno Lordo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BlogItalia - La directory italiana dei blog

 

 

 

 

 

 

 

SOCIETA'
Un forte terremoto colpisce l'Italia centrale - ricordandoci la prima grande opera che dovremmo realizzare
24 agosto 2016
La scorsa notte un forte terremoto ha colpito il centro del nostro Paese, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio. La distruzione degli edifici e' ampia, le case rimaste sono per lo più inagibili, ma soprattutto, ci sono vittime, ed ancora si sta scavando nelle macerie per salvare quante più persone possibile. A loro va la mia solidarietà e vicinanza. Questo e' il momento del soccorso, e nulla può distoglierci da questo obiettivo primario.

Possiamo esaminare brevemente però quanto accade e le ragioni per cui accade, e vale certamente la pena di farlo. Analizzando quanto successo dal punto di vista fisico, si è trattato di una serie di scosse telluriche, alcune di lunga durata, di cui la massima ha raggiunto la magnitudo 6.0. Un evento intenso, ma non fortissimo, soprattutto un evento piuttosto frequente nel nostro Paese. Possiamo ricordarne di analoghi o anche più intensi, come i terremoti del Friuli, dell'Irpinia, dell'Emilia, fino al fortissimo terremoto che distrusse Messina ad inizio del novecento. L'Italia ha un territorio in gran parte sismico, o fortemente sismico, per ragioni geologiche. Infatti, ci troviamo ad occupare un'area di confine fra le grandi placche tettoniche dell'Europa e dell'Africa, in un territorio geologicamente giovane fatto prevalentemente di montagne anch'esse giovani, ricco di faglie attive, di vulcani, e dei moti della litosfera ad essi collegati. Le compressioni, le deformazioni, gli scorrimenti della crosta terrestre proseguono senza soste, con modalità imprevedibili se non nell'individuazione delle zone che presentano maggior rischio di essere interessate dai fenomeni. Non c'è null'altro che, a quanto se ne sa oggi, possiamo fare per difenderci dal terremoto su base scientifica, eccettuato conoscere le caratteristiche degli eventi e la loro distribuzione sul territorio. Dal punto di vista fisico - anche se la percezione comune fatica ad accettarlo - terremoti di grado fra il 5 e il 6 sono normali in un Paese come il nostro, dove capitano con una certa frequenza, purtroppo ogni volta colpendoci a morte. 
La causa del disastro che periodicamente si abbatte sulle popolazioni consiste nel crollo delle abitazioni e degli edifici in genere, che non resistono alle scosse. Si tratta di edifici, spesso molto antichi, costruiti in assenza di criteri antisismici. L'unico modo ad oggi conosciuto per far fronte ad un terremoto e' costruire case antisismiche, non essendo ad oggi prevedibile quando e dove si verificherà un evento sismico. Perciò, una delle priorità del nostro Paese consiste nella realizzazione di una grande opera che andrebbe davvero a beneficio di tutti: la ristrutturazione e l'adeguamento antisismico di tutti gli edifici che ne hanno bisogno, a partire dalle zone classificate come maggiormente sismiche. Occorre un piano che consenta di attivare gli investimenti necessari e faccia partire un intervento esteso e duraturo, assai più utile di tante opere prive di significato di cui è disseminato il nostro Paese e che troppo spesso hanno abbruttito inutilmente il nostro territorio.


PS.:  avevo scritto nel post precedente che avrei avuto piacere di vedere l'Anpi alla Festa dell'Unita' di Bologna. In effetti sarà così. L'Associazione Partigiani potrà esprimere liberamente le proprie opinioni sul prossimo referendum all'interno della Festa. Il merito va al Segretario Francesco Critelli che ha, fra l'altro, giustamente rilevato che "non era indifferente che ci fossero o meno". 
POLITICA
Intervenire sull'Italicum può avere diverse conseguenze positive
21 agosto 2016
Sulle ragioni del Sì e sulle ragioni del No al prossimo referendum confermativo delle riforme istituzionali si stanno formando questioni che rischiano di ampliarsi senza trovare una soluzione. Francamente, non mi sento di liquidare la posizione espressa dall'Anpi (Associazione Nazionale dei Partigiani) come una fra le tante, ancor più poiché risponde ad un divieto, quello di fare campagna per il No nei propri stand all'interno della Festa dell'Unità. Al contrario, la vicenda mi preoccupa. L'Anpi pone un problema: esprimere liberamente posizioni diverse da quella del partito ospitante su un tema di grande importanza negli spazi che da sempre aveva a disposizione nelle Feste dell'Unità. Per contro, il Partito Democratico ritiene che le Feste dell'Unità siano spazi utili, ed anzi indispensabili, per promuovere le ragioni del Sì, stante il rilievo politico delle riforme sostenute e promosse dal governo.
La questione sorta apre molti temi per niente semplici, fra cui il grado di apertura attuato da un partito anche nell'ambito delle sue iniziative pubbliche - come la Festa - a partire da una posizione ufficiale definita ma non condivisa in modo unanime, la capacità di una formazione politica di rappresentare quella che è da sempre la propria area politica e le varie sensibilità presenti al suo interno, la prevalenza fra la volontà di sostenere il partito ed il suo governo e la ricerca di attuare quel pluralismo che è caratteristica costitutiva proprio del Partito Democratico. Più in generale, il tema in sè vede la sinistra, intesa in senso generale oltre i partiti, ancora una volta spaccata. Anche questo non è da considerarsi un fatto positivo.

Penso - da tempo - che l'Italicum vada modificato. Questo, si dice, non c'entra nulla con le riforme ed il referendum che le riguarda (e che non riguarda la Legge elettorale). Invece, penso che le cose non stiano effettivamente così. Si tratta, è vero, di due leggi diverse, ma è altrettanto vero che l'influenza dell'una sull'altra è innegabile, anzi, che la combinazione della nuova Legge elettorale e delle riforme istituzionali va a formare un insieme che modifica l'intero assetto delle istituzioni italiane in modo esteso e, si presume, duraturo. Questo insieme non è evidentemente un elemento di dettaglio, dunque è ovvio che ogni intervento va fatto nel migliore dei modi. 
Faccio parte di coloro che sono preoccupati dell'influenza della nuova legge elettorale sul nuovo assetto istituzionale. Temo, in sostanza, che la combinazione delle riforme e dell'Italicum porti ad un eccessivo accentramento dei poteri, in sostanza ad una riduzione della quota di democrazia nel nostro Paese in favore di un sistema più centrato, che offre grandi spazi decisionali a chi vincerà le elezioni, ma riduce in misura consistente il ruolo e le possibilità di chi non le vince. Chi vincerà si troverà ad operare nel nuovo assetto istituzionale: è del tutto evidente che non si tratta di due cose separate nei fatti. Mi sembra evidente inoltre che a fronte della necessità, riconosciuta da più parti, di rafforzare le istituzioni democratiche occorra stabilire con accortezza dove si trova il limite oltre il quale non è auspicabile spingersi.
Per evitare un sistema troppo squilibrato, sarebbe opportuno intervenire sull'Italicum. Mi auguro  che si possa arrivare ad una modifica in Parlamento; il tempo per farlo c'è, se si vuole, ma non vale l'atteggiamento volto ad evitare il tema sostenendo che si tratta di due cose diverse. Le questioni vanno esaminate nel loro insieme, e questo è un caso evidente in cui la struttura globale va presa in esame tanto quanto le sue parti.

Spero di vedere l'Anpi alla Festa dell'Unità di Bologna. Sono sicura che sarà così. 

ECONOMIA
Quanto costa la vita umana? A volte, capita che costi meno di un sacco di carbone
9 agosto 2016
Quanto costa il carbone? I principali siti in materia ci informano che il prezzo del carbone sul mercato, che varia nel corso del tempo, si trova ben al di sotto dei cento dollari per tonnellata. Dunque, qualche centesimo di dollaro al chilo. Quanto costava nel 1956?
  
Un incendio investì la miniera a quasi mille chilometri sottoterra, propagandosi nei cunicoli e nelle gallerie, dopo che 274 minatori erano scesi ai vari livelli, per estrarre carbone. Era la mattina dell'8 agosto del 1956, esattamente 60 anni fa, il luogo era il Belgio, miniera Bois Du Cazier a Marcinelle, distretto di Charleroi. Morirono in 262, 136 erano italiani. Gli esiti furono infausti in tutti i loro aspetti: la Commissione belga, nella quale furono chiamati anche alcuni ingegneri minerari italiani, scagionò la società delle miniere del Bois du Cazier e nessuna tra le vittime ebbe giustizia né risarcimento.

Ma che cosa ci facevano tanti italiani lì? La povertà, le difficoltà, il periodo post-bellico, lo sappiamo, portarono ad una nuova emigrazione di necessità. Ma in questo caso, fu anche un accordo fra i governi italiano e belga che sostanzialmente consisteva in un'offerta di manodopera in cambio di carbone. Il 23 giugno 1946 fu firmato un Protocollo italo-belga che prevedeva l'invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Il carbone veniva considerato nel nostro Paese necessario allo sviluppo industriale italiano. Le condizioni di vita in cui andavano a trovarsi gli italiani costretti dalle circostanze a lavorare nelle miniere belghe venivano in seconda istanza, e vederle oggi nei pochi documentari che a volte vengono trasmessi impressiona per la povertà, la precarietà, la difficoltà. Fu dunque una decisione politica ad incrementare notevolmente i flussi migratori verso il Belgio, e verso le miniere belghe. Si stima che nel 1956 fra i 142 000 minatori impiegati, 63 000 erano stranieri e fra questi ultimi 44 000 erano italiani. Uomini in cambio di carbone.

Che cosa andavano ad estrarre i poveri minatori? La risorsa più sporca, e più a buon mercato, in un sistema economico che pone gli impatti sanitari ed ambientali fuori dai suoi calcoli, estranei alle leggi dell'economia, avulsi dall'andamento dei mercati.
Il carbone è una roccia sedimentaria di origine organica, utilizzata come combustibile, che è "sporca" dall'origine, ricca di carbonio, di zolfo, di metalli pesanti, di composti capaci di produrre sostanze nocive per la salute e per l'ambiente: ossidi di azoto, di zolfo, polveri sottili. Assai prima di arrivare al luogo della combustione, il carbone inquina moltissimo sin dalla sua estrazione: le miniere causano la distruzione dell'ambiente originale, la contaminazione delle falde acquifere, l'erosione del suolo, e sono luoghi di notevoli emissioni di gas metano, spesso inglobato nei giacimenti. Carbonio e metano sono implicati nella formazione dell'effetto-serra che causa un incremento della temperatura media globale e alterazioni al sistema climatico. Lavorare in una miniera di carbone significa essere continuamente esposti ad agenti inquinanti dannosi, compromettere la propria salute, ed esporsi al rischio elevato di incidenti gravi.
Cina, India, Stati Uniti, ma anche Paesi avanzati come la Germania ricorrono ancora oggi a carbone per produrre energia. La maggior parte degli studi in materia prevedono che il consumo  aumenterà, almeno nei grandi Paesi in via di sviluppo che ne possiedono in abbondanza sul loro territorio. Gli incidenti nelle miniere sono ancora oggi frequentissimi, in vari Paesi, con decine di morti. 
E' chiaro che il problema della sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto l'estrazione del carbone, ma riguarda anche le altre risorse minerarie, e si può aggiungere che non riguarda soltanto i minatori, ma tutti i lavoratori impegnati in operazioni che comportano una quota di rischio.    Ma se persino la parola "lavoro" è scomparsa dal vocabolario della politica e addirittura del maggior partito che in Italia rappresenta la sinistra - o il centrosinistra - quale è il Partito Democratico, appare sempre più arduo affrontare problemi che richiedono attenzione continua. 

Il Governo si è impegnato a portare a termine il ricorso al carbone per la produzione di elettricità nel nostro Paese, e si tratta di una posizione importante. Una scelta politica molto apprezzabile, che condivido. Un impegno specifico a largo raggio sul tema energetico da parte del governo - e per quanto riguarda il PD, anche dello stesso partito - potrebbe portare a risultati positivi. Come hanno rilevato in tanti, la politica in genere latita su questi temi. A volte, il ricordo di una tragedia serve a riportarli alla luce.

Dunque, ritorno alla domanda iniziale: quanto costa il carbone? E quanto costa la vita umana? 

CULTURA
L'approccio scientifico, particolarmente sottovalutato in Italia, e' indispensabile in una società moderna
30 luglio 2016
"In Italia ambiente e cambiamenti climatici sono tornati a essere oggetto d'attenzione per "anime belle" e questo può spiegarsi in un Paese in cui, lasciata la scuola, si prova imbarazzo per le quattro operazioni aritmetiche, in cui è arduo il giudizio informato e autonomo dei cittadini su problemi di carattere scientifico, diciamo en passant e rende ancor più arduo l'esercizio della stessa democrazia, in un momento in cui ci si trova nella necessità di effettuare scelte con contenuti non minimali di carattere tecnico-scientifico. Da qui è comprensibile l'atteggiamento della politica, di poco più che retorica attenzione e sostanziale marginalità del problema."
Queste frasi sono tratte da un articolo di Gianni Mattioli e Massimo Scalia pubblicato sulla rivista Qualenergia di aprile/maggio 2016, ed offrono un'estrema, efficace, sintesi di un aspetto della società italiana particolarmente negativo ma sottovalutato dai più. 
Per me, uno spunto irrinunciabile. Avendo vissuto l'esperienza universitaria post-laurea - in cui ti rendi conto della marginalità della ricerca scientifica in Italia, degli scarsi finanziamenti, delle limitatissime possibilità di lavoro - la docenza in materie come la Matematica e la Fisica - in cui rilevi che le materie scientifiche, fatta forse eccezione per il Liceo Scientifico appunto, sono di solito poste in secondo piano rispetto alle "umanistiche" perpetuando una distinzione incomprensibile e anacronistica - l'esperienza ambientalista e l'esperienza politica - in cui la seconda evita quanto può la prima, adducendo il più delle volte ragioni che non esistono quando l'ambientalismo è scientifico, ma sono spesso semplicemente finalizzate a non toccare lo status quo, si tratta di argomentazioni, per me, da non lasciar cadere.

Il nostro è un Paese dove le conoscenze scientifiche sono estremamente scarse e assai poco diffuse, con la conseguenza evidente che viviamo, e vivremo sempre più, in una società tecnologica senza possedere le competenze idonee a gestirla. Un fatto di non poco conto, che già oggi comporta l'acquisto dall'estero di tecnologia brevettata, promuove la famosa "fuga dei cervelli" - che invece di diventare produttivi nel Paese che li ha formati investendo soldi, diventano produttivi a beneficio di altri Paesi, in primis gli USA, dove gli scienziati italiani contribuiscono a mantenere alto il livello della ricerca e di innovazione tecnologica, che poi verrà venduta al nostro Paese (beffandoci due volte) - riduce la gloriosa ricerca italiana ad uno stato di continuo bisogno, e che in futuro, se perdura, produrrà un Paese arretrato. Un'Italia da cartolina per turisti in cerca di opere d'arte e rovine di grandi civiltà del passato. Un fatto bellissimo, ma che non basta. E non basteranno nemmeno tentativi di politiche industriali ad hoc (che pure oggi mancano) se non saranno supportate da una strategia a sua volta dotata di un substrato ben saldo fatto di ricerca e innovazione tecnologica. 
Ma il nostro Paese sconta anche un peccato originale difficile da sradicare che ha relegato la scienza in un limbo situato fra un ambito elitario e un territorio astruso e potenzialmente pericoloso: la persecuzione post-rinascimentale di scienziati e filosofi ad opera della Chiesa di allora (per la quale la Chiesa di oggi si è scusata). I processi a Galileo, l'uccisione sul rogo di Giordano Bruno (accadeva purtroppo anche qui, soltanto 4 secoli fa), sono i casi più clamorosi di un fenomeno che sembra distante, ma che ha generato una cesura capace di cambiare in modo persistente la percezione della scienza nel nostro Paese, modificandone la considerazione, la rilevanza, il ruolo nella società. E nel vuoto di conoscenze scientifiche si disperdono anche i temi connessi, per lo più nell'incuranza generale. Quanti talk show televisivi discutono dello stato della ricerca, delle politiche energetiche, degli inquinamenti ambientali (eccettuando casi gravi e clamorosi)? 

La gravità che può caratterizzare i problemi ambientali può persino assumere un aspetto refrattario, tale da indurre rifiuto in molti, anche non velati da pregiudizio. In un libro divulgativo sull'energia nucleare che ho scritto alcuni anni fa (posso citarlo, credo che non sia più nemmeno in vendita), dal titolo "Energia Nucleare" appunto, scrivevo che la minaccia nucleare "è così grave che non la si riesce a percepire, (...) dire che il genere umano può ora distruggere la Terra varie volte è razionalmente comprensibile, ma non è intuitivamente comprensibile." Questo genere di pericolo accomuna armi nucleari e impatti ambientali globali, come le modifiche al cambiamento climatico in corso. Si tratta di un rischio talmente elevato che esula dalla portata dei normali rischi di cui l'umanità ha avuto esperienza, e perciò è probabile che venga a mancare la risposta al rischio stesso. 
"La società del rischio" e' un noto saggio di Ulrich Beck del 1986 nel quale l'autore si esprime così: "I rischi e i pericoli di oggi si distinguono quindi in modo essenziale da quelli apparentemente simili del Medioevo per la loro natura globale (che investe uomini, animali e piante) e per la modernità delle loro cause. Sono rischi della modernizzazione. Sono un prodotto tutto compreso dell'industrializzazione, che nel corso del suo sviluppo comporta necessariamente un loro aggravamento." L'autore ritiene che i rischi di oggi siano insiti nella società attuale e che siano nettamente diversi dai rischi a cui era necessario far fronte nel passato. Rischi globali, ai quali non siamo preparati.

E' chiaramente necessario operare a largo raggio per dare vita ad un processo culturale capace di porre le basi per superare arretratezze ed ostacoli che ancora sono presenti nel nostro Paese.  Anche intervenendo sul piano della comunicazione: stante quanto riporta il Rapporto sull'informazione sui cambiamenti climatici redatto per conto del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e presentato in anteprima al Festival del Giornalismo di Perugia lo scorso aprile, l'informazione ambientale non fa notizia, ma il tema ambientale interessa l'opinione pubblica, che in carenza di informazioni sui media più diffusi si rivolge ai media alternativi.

Su queste basi occorre operare per cambiare guardando al presente e al futuro, iniziando a costruire ciò che serve per consentire al nostro Paese di adeguarsi alle esigenze di una società moderna, a partire dall'istruzione di base fino a quella post-universitaria, contrastando l'impostazione a-scientifica che ci portiamo dietro da tempi storici e che diffonde conseguenze nefaste ancora oggi. 

SOCIETA'
Una domanda al Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti (sui lupi)
20 luglio 2016
Sul sito della LAV (indirizzo lav.it), e su altri siti a carattere naturalistico, si legge la notizia seguente:
"Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, presente ieri al tour della Coldiretti a Trento, non si è fatto sfuggire l’occasione di confermare, di fronte ad agricoltori ed allevatori, il suo personale sostegno all’ipotesi di abbattimento dei lupi contenuta nella bozza del nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”. Secondo il Ministro dell’Ambiente, se il numero di lupi “resterà eccedente” ne potranno essere uccisi fino al 5% ogni anno." 
Pare che un Piano stia per essere presentato alla Conferenza Stato-Regioni.

Il lupo è protetto in Italia dal 1971, dopo che la specie era stata considerata a forte rischio, successivamente rinnovata e confermata inserendo il lupo fra le specie "particolarmente protette". Nel nostro Paese è vietato cacciare lupi e la normativa prevede una forma di risarcimento a coloro che subiscono danni, per esempio gli allevatori e i pastori quando perdono capi di bestiame a seguito di eventi di predazione. Questo ha portato ad una ripresa della presenza del lupo sul territorio: gli esemplari sono passati da alcune centinaia di unità negli anni '70, a 1.000 - 1.200 esemplari oggi. Si può affermare che la normativa di tutela ha avuto successo.
Nonostante tutto ciò, tuttora la principale causa di mortalità del lupo in Italia è la persecuzione diretta da parte dell'uomo, avente come cause le aggressioni al proprio bestiame, retaggi culturali duri a morire, ragioni discutibili come la "rivalità" con i cacciatori nella caccia al cinghiale.  Prendendo in considerazione soltanto la prima causa, va sottolineato che esistono molti metodi per difendere il proprio gregge dai lupi, spesso (quando virtuose) suggeriti e supportati dalle amministrazioni locali. In ogni caso, l'argomento deve essere analizzato per conoscere e capire innanzitutto le caratteristiche e le dinamiche della fauna selvatica nel nostro Paese, ed in secondo luogo le interazioni con l'uomo e le attività umane. Soltanto in un momento successivo si potrà trarre conclusioni ponderate. 

Per questo motivo, chiedo al Ministro Galletti in base a quali considerazioni ritiene - se lo ritiene - che sia opportuno ed utile modificare la normativa in proposito al fine di consentire un (ulteriore) abbattimento di lupi (oltre a quanto già avviene per vie illegali ma molto concrete), se sono stati condotti studi specifici che portano a tale conclusione, e se sì quali sono, se il Ministero ha avviato un tavolo di confronto sul tema con esperti e tutti i soggetti coinvolti e interessati.

Sul piano personale, posso solo aggiungere che ho attivamente partecipato ad ogni campagna in favore della tutela del lupo che le associazioni ambientaliste hanno posto in essere, fin dai tempi della scuola, e che oggi sono felice che la normativa abbia avuto quello che può essere considerato un buon successo. Vorrei che continuasse, in un rapporto di coesistenza fra l'uomo e le sue attività e il grande predatore, e più in generale, fra l'uomo e la fauna selvatica. So che non è semplice in un Paese fortemente antropizzato e ampiamente modificato da civiltà tri-millenarie come il nostro, ma si tratta di una sfida da vincere, non da perdere, soprattutto se si è quasi alla partenza. Mi riesce difficile comprendere come poco più di un migliaio di lupi nell'intero territorio nazionale sia già una quota di tale ingestibilità da richiedere gli abbattimenti, a cui si aggiungerebbe il problema degli scarsi controlli dell'attività venatoria nel nostro Paese, creando il rischio di uno scenario di apertura ad una caccia che potrebbe presto assumere caratteristiche preoccupanti e che la normativa era riuscita finalmente a ridurre fortemente. 
Non vogliamo che tornino i tempi delle cacce al lupo. Pensiamo che oggi sia possibile affrontare il tema in modalità diverse, e chiediamo che il Ministero dell'Ambiente si attivi in questo senso.
 
SOCIETA'
Sul disastro ferroviario in Puglia - e sulle politiche dei trasporti
13 luglio 2016
Abbiamo appena pianto le vittime di Dacca in Bangla Desh che ci troviamo ad affrontare una tragedia ferroviaria terribile, di quelle che lasciano il segno ben oltre il tempo in cui si verificano. Cordoglio per le vittime ed i loro familiari, ed una parola del Capo dello Stato, quell'"inammissibile" che racchiude il senso di ciò che è accaduto.
I fatti ci dicono che, per cause da accertare, due convogli si sono scontrati frontalmente su una tratta a binario unico fra Corato ed Andria, in Puglia, causando 23 (al momento, e speriamo che il dato non aumenti) morti, e decine di feriti, alcuni gravi. Due treni frequentati da pendolari e studenti, gente comune in viaggio per necessità a cui si aggiungono i turisti, numerosi nel periodo estivo. Gli inquirenti hanno il compito di accertare le responsabilità e stabilire cosa è successo. Ma il tema non finisce certo qui.

Si tratta infatti di andare a fondo per capire come sia stato possibile un fatto "inammissibile" nell'Italia del 2016. 
La tratta in questione - inaugurata, per inciso, nel 1861 dal Re Vittorio Emanuele - comprende 33 chilometri a binario unico - uno dei tanti tratti a binario unico presenti nella nostra rete a livello locale - per percorrere i quali si attende comunicazione sostanzialmente telefonica (un fonogramma) che avverte che il percorso è libero. L'ironia verrebbe facilmente, pensando che almeno non si ricorre ai segnali di fumo o ai piccioni viaggiatori, se non fosse che si tratta di una condizione reale a cui è affidata la sicurezza di migliaia di cittadini, viaggiatori anch'essi, per lo più ignari. Esistono oggi sistemi elettronici per garantire la sicurezza, evidentemente mancanti in questo caso. Da quanto si legge, inoltre, si apprende che fondi europei per il raddoppio del binario sono già stati stanziati (da anni) ma ancora non hanno trovato la via giusta per diventare opera pubblica, questa sì, davvero utile. L'utilizzo dei fondi europei nella rete locale è pertinenza regionale,  la regia delle scelte in materia di trasporti riguarda il Governo nazionale - ovvero i vari governi che si sono succeduti visto che la questione esiste da un lungo periodo di tempo, e non certo soltanto da ora.

E qui veniamo all'aspetto politico. Quanto impegno e quanti investimenti sono stati diretti nel corso del tempo al trasporto pubblico locale, in particolare a quello ferroviario? Quanto è stato fatto di ciò che richiede l'Unione Europea nelle direttive che parlano di dirottare sempre più i trasporti e gli spostamenti da gomma a ferro, facilitando l'intermodalità, le interconnessioni, e avendo come obiettivo la riduzione delle emissioni inquinanti del settore? Quanto è utile al cittadino una rete pubblica di trasporto che funzioni, che sia agevole e, naturalmente, sicura? Infine, l'inevitabile domanda: quanti fondi sono stati destinati all'Alta Velocità e quanti al trasporto locale?
I dati ci descrivono un Trasporto Pubblico Locale che è la cenerentola fra le dame della mobilità in Italia. Una cenerentola che però è utile ai cittadini, soprattutto quelli a basso reddito che la utilizzano per ragioni di lavoro o di studio, e che può essere molto utile per migliorare la qualità dell'aria in un Paese che per troppo tempo ha fatto dell'auto privata la cifra del proprio sviluppo, pagandone ora, in assenza di nuove politiche, le conseguenze.
 
L'utilità sociale, al cittadino e all'ambiente, dovrebbe far riflettere un partito del centrosinistra come il Partito Democratico. Alla puntualizzazione della necessità di investire anche nella mobilità locale si può obiettare che l'Alta Velocità, o in genere le tratte ad alta redditività che congiungono aree ad elevato sviluppo, fungono da volano alla crescita economica, con la quale si possono fare tante cose, compreso occuparsi dei treni locali. Un ragionamento che ascoltiamo da molto tempo. Purtroppo, però, gli investimenti vengono sempre fatti precisamente nelle opzioni ad elevata redditività e sviluppo, mancando ogni volta il momento adatto per effettuarli dove servirebbero alla cittadinanza, magari a quella parte meno agiata. 
La presenza di trasporti pubblici locali efficienti e sicuri è un mezzo di redistribuzione della ricchezza. Esattamente come la sanità, le pensioni o la scuola. Perciò la sinistra dovrebbe far proprio il tema, evitando di accogliere in toto il paradigma neoliberista descritto poc'anzi, che rientra pienamente nelle teorie dell'automatica estensione ai più disagiati (il "trickle down", lo sgocciolamento verso il basso della ricchezza dalle fasce più ricche a quelle deboli della popolazione che avverrebbe automaticamente, per chi segue questi temi) della ricchezza prodotta. Paradigma che ha fallito secondo quanto mostrano gli indici e i dati internazionali, e nazionali, che mostrano preoccupanti incrementi delle diseguaglianze e forti iniquità nella distribuzione della ricchezza. Viviamo in un Paese che ha praticamente due indici di Gini distinti: uno per il centro nord e uno per il centro sud. L'indice di Gini misura il grado di diseguaglianza presente, ed è uno dei parametri da prendere in considerazione oltre al solito Pil, che come disse Kennedy parecchi anni fa, misura molte cose, ma non la qualità della vita.


ECONOMIA
La società del rischio
8 luglio 2016
Il Rapporto Global Risks Report 2016, un'analisi dei principali fattori di rischio mondiale, è arrivato all’undicesima edizione ed è stato presentato al World Economic Forum all'inizio di quest'anno; 750 esperti hanno calcolato la probabilità e il potenziale d’impatto, all’interno di un orizzonte temporale di durata decennale, di 29 diversi fattori di rischio, a loro volta ripartiti in 5 macro-categorie così suddivise: rischio economico, ambientale, geopolitico, sociale e tecnologico.

Dallo studio emerge che i maggiori fattori di rischio per il mondo e noi tutti sono le migrazioni su larga scala, e l'eventuale fallimento dei programmi di mitigazione dei cambiamenti climatici e dell’adattamento ai medesimi.
Il rischio con il maggior potenziale di impatto nel 2016 è la carenza di interventi atti a mitigare il cambiamento climatico e il rispettivo adattamento. Dalla prima edizione del Report, che risale al 2006, è la prima volta che un rischio ambientale occupa il primo posto in classifica.
Oltre a misurare la probabilità e il potenziale impatto dei rischi globali, il Global Risks Report 2016 esamina anche le loro reciproche interconnessioni, tracciandone anche una mappa grafica molto chiara. A tal proposito, gli esperti individuano un piccolo numero di rischi chiave che esercitano una grande influenza sugli altri. Tutte le cinque coppie di rischi con maggiori interconnessioni hanno acquisito nel 2016 un peso maggiore che nel 2015; in cima alla classifica 2016 si attestano due rischi strettamente interconnessi – profonda instabilità sociale e disoccupazione strutturale o
sottoccupazione – che da soli rappresentano il 5% di tutte le interconnessioni.
I rischi ambientali sono dunque emersi con particolare forza nel panorama dei rischi globali nel 2016, nonostante il gran numero di altri rischi presenti. La disparità di reddito, che è stata messa in luce in particolare dal Report 2014, quest’anno emerge nelle crescenti interconnessioni che comportano una profonda instabilità sociale, a sua volta accompagnata da disoccupazione e sottoccupazione, nonché da negative conseguenze dei progressi tecnologici non equamente distribuiti. La connessione fra questione ambientale e questione sociale a livello mondiale emerge con evidenza.







Per scaricare il Rapporto il collegamento è il seguente:

http://www3.weforum.org/docs/Media/TheGlobalRisksReport2016.pdf

politica interna
Ballottaggi in un contesto di evanescenza della politica (con un PD che deve ripensare a sè stesso)
1 luglio 2016
I recenti ballottaggi per l'elezione dei Sindaci in numerose città, e in alcune grandi città, mostrano 
alcune linee di tendenza in atto da anni e le rafforzano aggiungendo altri mattoni alla costruzione che può concretamente portare movimenti tanto originali quanto privi di cultura politica come il Movimento 5 Stelle a governare il Paese (magari con l'aiuto della nuova legge elettorale, se non verrà modificata). 

La cultura politica: qualcosa che sta scomparendo, sostituita dalla ricerca dell'esponente "civico" da proporre alla cittadinanza, magari dalla qualità di "tecnico", ma rigorosamente non partitico. Un fenomeno che colpisce in particolar modo la sinistra, che ha avuto una forte caratterizzazione politica e sociale, associata per lungo tempo ad una preminenza culturale che da tempo è entrata in crisi, non solo in Italia, ma in tutta Europa. In tale contesto, la politica può essere accantonata in soffitta, o gettata come ferro vecchio, poiché si può benissimo governare - o "amministrare", per usare un termine più debole - avendo le competenze per farlo. A volte lo si può fare addirittura senza le competenze per farlo, essendo la competenza declassata al rango di impedimento o problema (per es., "se i precedenti amministratori competenti ci hanno portato sin qui allora meglio essere incompetenti", in un incredibile rovesciamento di valore che passa quasi inosservato, nella normalità del dibattito quotidiano).
La politica sta rinunciando a sè stessa, forse affidando la speranza a riforme delle istituzioni che, al prezzo di una limatura dell'estensione e della qualità della democrazia, ne rafforzino il potere.

Sostanzialmente i ballottaggi hanno clamorosamente consegnato due grandi città, e la capitale, al Movimento 5 Stelle, avendo tenuto punto fermo soltanto Milano e Bologna, hanno visto un calo della partecipazione (mai così bassa in città da sempre fortemente coinvolte nel dibattito politico, come Bologna), hanno definitivamente chiarito l'entità del distacco dai partiti della cittadinanza e l'evanescenza del primato della politica, hanno infine mostrato con evidenza che Matteo Renzi è ampiamente scollegato dai territori nonostante il ruolo di Segretario del PD, e la terapia dell'alta velocità non basta certo a recuperare terreno quando non è ben chiaro dove si sta andando, e perché si sta andando da qualche parte. In carenza di valori, di ideali, di tutto quell'insieme di fattori che sta alle fondamenta di una formazione politica (qualcuno ha detto "l'anima"), semplicemente si perde. A prescindere dai fattori locali e contingenti  - che a Roma sicuramente hanno giocato un ruolo, ma non a Torino. In carenza di analisi, di elaborazione, di un approccio aperto ai temi, vecchi e nuovi, di una identità che sappia farsi carico della propria parte politica e sociale, si perde. La politica può essere sostituita - e il problema diventa da che cosa. Per contro, ai populismi si risponde efficacemente con la politica, quella vera, e in nessun altro modo valido.

In tutto ciò porre dei temi ambientali ed energetici sembra un vezzo elitario - e forse paradossalmente lo è nei fatti - ma va sottolineato ancora una volta che i temi ambientali, almeno in campagna elettorale, sono appannaggio dei 5 Stelle, o sono completamente assenti, come a Bologna (dove, fra i temi connessi, ha tenuto banco soltanto il traffico). Pur se una serie di cose positive sono state fatte, sembra quasi che ci si vergogni di evidenziarle, come meriterebbero in realtà. Ma si sa, pretendiamo troppo.

POLITICA
Aggiornato il Patto dei Sindaci - ed esteso a livello mondiale!
21 giugno 2016
Nei prossimi giorni si terrà a Bologna un convegno di due giorni sul tema della riqualificazione energetica del patrimonio costruito, con un focus sulla strategia delle addizioni volumetriche, nel contesto delle politiche dell'Unione aventi l'obiettivo di ridurre i consumi di energia.
L’evento internazionale appartiene al progetto Abracadabra, acronimo di “Assistant Buildings’ addition to Retrofit, Adopt, Cure And Develop the Actual Buildings up to zeRo energy, Activating a market for deep renovation“, finanziato nell’ambito del programma europeo Horizon 2020. Il progetto è coordinato dall’Università di Bologna, ed è finalizzato all'obiettivo degli edifici a consumo quasi zero dell'Unione Europea.
Il progetto si avvale della partecipazione di altri 17 partner europei, sia accademici – come la National and Kapodistrian University of Athens e la Technische Universiteit Delft – sia imprenditoriali, appartenenti al mondo dell’edilizia, delle costruzioni, del restauro degli edifici, nonché del Consiglio degli Architetti Europeo di Bruxelles. L'iniziativa è pubblicizzata anche sul sito del PAES, il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile della città di Bologna. 

Il PAES fa parte del Patto dei Sindaci, Covenant of Majors, un'iniziativa UE per contenere e ridurre le emissioni inquinanti nelle città europee, che prevede di ridurle di una quantità che supera il 20% al 2020. Il Comune di Bologna ha infatti aderito al “Patto dei Sindaci” promosso dalla Commissione Europea, assumendo l'impegno di ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti. Il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile di Bologna, è stato approvato il 28 Maggio 2012, ed è frutto di un percorso di condivisione con i portatori di interesse locali e con i cittadini.

Il Patto è stato recentemente aggiornato. Il nuovo Patto dei Sindaci è stato presentato, come si legge sul sito, dal Commissario Miguel Arias Cañete come "la più vasta iniziativa urbana su clima ed energia al mondo"; il Patto dei Sindaci per il clima e l’energia vede coinvolte migliaia di autorità locali e regionali impegnate su base volontaria a raggiungere sul proprio territorio gli obiettivi UE per l’energia e il clima. Con il loro impegno, i nuovi firmatari mirano a ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 40% entro il 2030 e ad adottare un approccio integrato per affrontare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Nell’estate dello scorso anno la Commissione europea e il Patto dei Sindaci hanno avviato un processo di consultazione, con il sostegno del Comitato europeo delle regioni, volto a raccogliere opinioni sul futuro del Patto dei Sindaci. Il risultato è molto netto: il 97% ha chiesto di andare oltre gli obiettivi stabiliti per il 2020 e l’80% ha sostenuto una prospettiva di più lungo termine. La maggior parte delle autorità ha approvato gli obiettivi di riduzione minima del 40% delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti entro il 2030, e si è dichiarata a favore dell’integrazione di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nel quadro di una comune strategia.

Intanto, una nuova iniziativa vuole unire le città del mondo nel contrasto ai cambiamenti climatici: il Patto dei Sindaci Globale per il Clima e l'Energia, Global Covenant of Mayors for Climate and Energy.
Sei mesi dopo gli accordi siglati a Parigi, le due iniziative più in vista nella lotta contro il cambiamento del clima e un modello energetico più sostenibile, il Patto dei Sindaci dell'UE e la coalizione globale di Sindaci delle Nazioni Unite si uniscono per formare un nuovo organismo, il primo del suo genere per responsabilizzare e attivare i governi cittadini contro l'inquinamento e le emissioni climalteranti. Si tratta già ora del maggiore organismo che associa città del mondo, considerata l'adesione di oltre 7.100 comuni da 119 Paesi del mondo che rappresentano oltre 600 milioni di abitanti, più dell'8% della popolazione mondiale.

Quindi, gli obiettivi si fanno più ambiziosi, in un contesto in cui le tematiche ambientali rivestono un rilievo via via maggiore e le strategie si consolidano.

Per maggiori informazioni si possono consultare i siti dedicati:

Il Piano energetico di Bologna:

www.paes.bo.it

Il Patto dei Sindaci dell'Unione Europea:

www.pattodeisindaci.eu

Il Patto Globale dei Sindaci:

www.compactofmajors.org/globalcovenantofmajors/


SCIENZA
Atlante mondiale dell'inquinamento luminoso, e nuove norme
15 giugno 2016
Oltre l’80% della popolazione mondiale non vede più il cielo notturno come è stato per migliaia di anni, abbagliata da un inquinamento luminoso che cancella le stelle, influisce sui ritmi biologici di flora e fauna, e su quelli dell’uomo, e spreca una quantità notevole di energia. 
Oramai riuscire a distinguere le costellazioni più celebri, o semplicemente gli astri più brillanti come Sirio, Arturo, Canopo, per non parlare della Via Lattea, è un’impresa quasi impossibile per chi vive nei centri abitati o in luoghi ad alta umidità e antropizzazione come la Pianura Padana.

Stiamo perdendo quella parte della Natura che sta sopra le nostre teste e che è stata per secoli ambiente sovrastante la nostra vita, conosciuta a contadini e marinai, ed entrata nella cultura umana dapprima attraverso i miti e successivamente tramite l'indagine scientifica. Indicazione per la semina o il raccolto, mappa per l'orientamento notturno, luogo di storie bellissime capaci di rappresentare la condizione umana, enorme messe di dati scientifici che ci consentono di interpretare l'Universo ed il nostro mondo, la volta celeste stellata sta lentamente scomparendo illuminata da luci artificiali che oscurano significati più profondi. 

Un nuovo Atlante mondiale, prodotto dalla collaborazione tra scienziati italiani e americani, 
mostra la diffusione di luci artificiali e le conseguenze di un inquinamento luminoso sempre più pervasivo e intenso, dove i livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno sono stati completamente alterati dall’illuminazione artificiale. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista Science Advances da un gruppo internazionale di scienziati coordinato dall’Istituto italiano di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil) e in collaborazione con l’Agenzia USA per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’università israeliana di Haifa. Nell'Atlante si nota che in termini di superficie, Canada e Australia sono i Paesi del G20 con i cieli più “bui”, mentre Italia e Sud Corea sono quelli più inquinati. Nel nostro Paese in particolare quasi otto italiani su dieci non riescono più ad osservare la Via Lattea.

L’inquinamento luminoso causa danni fisiologici per fauna e flora, con modifica dei loro ritmi e cicli naturali - processi di fotosintesi clorofilliana, fotoperiodismo delle piante annuali, alterazioni sulle abitudini di vita e di caccia degli animali notturni - e danni all'equilibrio psico-fisico degli esseri umani, i quali, come tutti gli animali della Terra, sono nati ed evoluti in un ambiente che di notte era buio. Lede inoltre la libertà di ciascuno di godere del cielo notturno, limita la fruizione di un aspetto dell'ambiente naturale, e crea notevoli problemi all'osservazione scientifica degli astri.
Si parla da tempo di questo problema, ed esistono normative al riguardo (anche nella regione  Emilia-Romagna, dove il fenomeno e' normato da anni) ma probabilmente la loro efficacia e' per ora soltanto parziale o locale, mentre l'applicazione richiede tempo. Il tema non è però secondario, data l'incidenza dell'illuminazione privata, o pubblica, sulla bolletta energetica, e sui bilanci comunali.

L'atlante "The new world atlas of night sky brightness" si trova all'indirizzo di Science Advances:

advances.sciencemag.org

Aggiungo i riferimenti della recente Terza Direttiva della Regione Emilia Romagna, che aggiorna i provvedimenti precedenti. 
La Terza Direttiva della Regione Emilia-Romagna in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico e' stata pubblicata il 20 novembre 2015 sul BUR n. 299, ed apporta nuovi elementi di innovazione e di miglioramento, grazie al monitoraggio che la Regione ha effettuato negli ultimi due anni sull'applicazione della norma.
Il testo della Delibera n°1732 del 12 Novembre 2015 è scaricabile dal sito ambiente della regione:

ambiente.regione.emilia-romagna.it




SOCIETA'
5 Giugno: Giornata mondiale dell'Ambiente, ed elezioni amministrative
7 giugno 2016

1. Giornata Mondiale dell’Ambiente

La scorsa domenica 5 giugno, e' stata la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Il 5 giugno si celebra il World Environment Day, per ricordare la Conferenza di Stoccolma quando è nato il Programma dell'Onu per l'ambiente (United Nations Environment Programme, Unep).  La Giornata mondiale dell’ambiente nasce “per incoraggiare a livello mondiale la consapevolezza e l’azione per tutelare il nostro ambiente”. Quest’anno, il tema portante dell’iniziativa è la lotta al bracconaggio e al commercio illegale di animali che depauperano in misura gravissima la fauna selvatica, mettendoa rischio  le specie e gli ecosistemi naturali.

Giornata giunta, per la quarantacinquesima volta, a ricordarci che la combustione dei combustibili fossili genera tonnellate di anidride carbonica ed altri composti inquinanti e climalteranti che vengono immessi in atmosfera di continuo, alterandone le condizioni locali e globali, fino a modificare i parametri che guidano il sistema climatico del pianeta, che il degrado delle condizioni ambientali locali spesso e' fra le cause principali del fenomeno pervasivo delle migrazioni di migliaia di disperati verso altre terre ed altri Paesi, che l'umanità attuale consuma risorse inmisura certamente  maggiore della velocità a cui si rinnovano ed in modo tale da generare rifiuti ed inquinanti rilasciati usualmente nell'ambiente, privando le generazioni future dello stesso mondo in cui vivere, che la matrice ambientale include le varie cause delle diseguaglianze fra l'umanità più ricca (piccola parte del tutto) e l'umanità più povera (maggiore parte del tutto), che una parte consistente delle risorse non rinnovabili viene impiegata ogni anno per la costruzione di armi con cui si combattono guerre per disputare altre risorse inquinanti come petrolio e idrocarburi in genere, che la caccia di frodo, o a volte persino legale, ed il commercio di animali sta privando il mondo di intere specie e minacciando ecosistemi per la più stupida delle ragioni che si possa immaginare come ottenere un "trofeo" di sapore preistorico e barbaro, che il mondo ospita ancora migliaia di bombe nucleari e testate missilistiche atomiche che basterebbero a distruggere la Terra in poche ore e più volte, che abbiamo prodotto tonnellate di rifiuti nucleari che non hanno ancora una destinazione definitiva, che abbiamo prodotto tonnellate di plutonio, un elemento estremamente pericoloso che prima semplicemente non c'era, che, in definitiva, stiamo creando un mondo diseguale in cui le risorse sono spartite in modo iniquo, il degrado ambientale ha raggiunto il livello globale, il rischio derivante dalle tecnologie belliche avanzate e' alto come mai è stato nella Storia. Lungi dall’essere una profezia di sventura, l’elenco dei fatti può essere la cartina al tornasole di ciò che l’umanità può decidere di fare per trovare risposte ai problemi, scegliendo fra l’inerzia e le sue conseguenze, o un atteggiamento responsabile che può diventare un inno alla vita.

Questi temi formano un formidabile terreno politico da affrontare, capace di aprire le porte al futuro, o semplicemente di chiuderle, se lo si rifiuta.

Di seguito, riporto gli indirizzi del sito dell'iniziativa World Environment Day, e del programma per l’ambiente delle Nazioni Unite Unep.

http://www.wed2016.com/

 

http://www.unep.org/

 

2. Elezioni amministrative

Domenica 5 giugno è stata anche giornata di elezioni amministrative in numerosi comuni del nostro Paese. Commenterò gli esiti dopo i ballottaggi che coinvolgeranno fra due settimane numerose realtà  locali, e la maggior parte delle grandi città, facendo eccezione per un unico aspetto di carattere generale: la scarsa presa del Partito Democratico sui territori, che include un calo di rappresentanza nelle zone che si presentano come maggiormente sensibili ai temi della sinistra. Tutto ciò nonostante il PD resti il primo partito, e conservi una classe amministrativa capace di governare e di farlo bene.

Si tratta di un fatto prevedibile, credo, per almeno due fattori:  nel momento in cui il Presidente del Consiglio è tuttora anche il Segretario nazionale del partito con conseguente spostamento su un piano inferiore del secondo ruolo, e nel momento in cui l’identità del PD, e con essa i valori, le idee per le quali ti candidi a governare, risulta sempre più offuscata.  "Offuscata" nel senso letterale del termine, non figurato: cioè non chiara, non evidente. Alterata da espressioni politiche, da decisioni, di carattere nazionale che hanno rilievo anche localmente, ed alterata inoltre da un progressivo offuscamento dei valori e dei contenuti che formano la proposta politica. Al Partito Democratico manca l'anima. Questo e' il vero aspetto da prendere in considerazione, e non si tratta di un esame semplice e diretto ma di una costruzione da porre in atto.

Al livello delle realtà locali, certamente fattori contingenti subentrano a determinare un risultato, ma su un piano generale, i due elementi considerati sopra sono oramai caratteristiche presenti e definite.

Credo che occorra riflettere su un dato che si presenta in misura superiore alle aspettative, e che se non affrontato è perfettamente in grado di creare le premesse di modifiche nel quadro politico di particolare rilevanza.


SOCIETA'
Il Piano di Adattamento al cambiamento climatico del Comune di Bologna Blue Ap
31 maggio 2016

C’è un sito estremamente interessante costruito a partire da un progetto, anch’esso di grande interesse, che ha realizzato il Comune di Bologna: si tratta del sito di Blue Ap, un programma di adattamento locale al cambiamento climatico. Un fatto nuovo e dal contenuto innovativo, il primo in Italia realizzato da un’amministrazione comunale, che ha già ottenuto diversi riconoscimenti, anche internazionali. Si tratta di un progetto poco noto ai più.

Come si legge sul sito stesso (indirizzo in calce), BLUE AP, che è l’acronimo di Bologna Local Urban Environment Adaptation Plan for aResilient City, è un progetto LIFE+ (LIFE11ENV/IT/119) per la realizzazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per il Comune di Bologna.  Il Progetto BLUE AP nasce con l’obiettivo di dotare la città di Bologna di un piano di adattamento al cambiamento climatico che preveda anche la sperimentazione di alcune misure concrete da attuare a livello locale, per rendere la città meno vulnerabile e in grado di agire in caso di alluvioni, siccità e altre conseguenze del mutamento del clima. Il Comune di Bologna coordina il progetto, realizzato insieme ad altri tre partner: Kyoto ClubAmbiente Italia e ARPA Emilia-Romagna.

Si tratta dunque di un piano locale per incrementare la resilienza del contesto, studiato per far sì che il territorio interessato risponda in modo elastico alle conseguenze del cambiamento climatico in corso, adattandosi e reagendo in modo da limitarne gli effetti, aumentare la consapevolezza nella cittadinanza, avere la  disponibilità di dati utili alle analisi delle dinamiche del cambiamento del clima nel territorio bolognese. Con le opportune modifiche, il Piano può essere utilizzato come guida per progetti analoghi da realizzare in altri contesti territoriali, uscendo in tal modo dall'ambito geografico e urbano bolognese.

Fra gli obiettivi generali, si rilevano la definizione e la realizzazione di un Piano di Adattamento efficace al cambiamento climatico per la città di Bologna, grazie a un processo partecipativo che vede coinvolti istituzioni, cittadini e alcune imprese del territorio; la formazione di un sistema informativo che integri dati ambientali e sociali, in grado di produrre nuove informazioni sui rischi ambientali e sulle migliori strategie per affrontarli; la diffusione di adeguata consapevolezza di autorità locali, attori socio-economici e cittadini dei rischi reali connessi al mutamento climatico nel territorio bolognese, motivandoli verso l’adozione di comportamenti più attenti all’ambiente e alla gestione responsabile delle risorse idriche; l’offerta di un supporto tecnico e formativo per la pianificazione; la costituzione di un mezzo di scambio di dati, informazioni, e risultati del progetto a livello locale, nazionale ed europeo.   Il Piano parte da un’analisi del profilo climatico locale e delle grandezze geofisiche e antropiche coinvolte, come il clima locale, l’uso del suolo, il sistema idrico, successivamente esamina le buone pratiche già in essere, e infine costruisce una strategia vera e propria.

Il progetto è integrato persino da un applicativo smart online che ha lo scopo di coinvolgere attivamente i cittadini: PlayBlueap.  L’APP mira a offrire uno strumento che sia capace di diffondere le conoscenze scientifiche acquisite con il progetto e raccogliere le capacità adattative presenti sul territorio bolognese. Si tratta di una sorta di gioco sociale dove i cittadini sono invitati a raccontare le proprie azioni a favore dell’ambiente, attraverso il proprio account Twitter, e in seguito sono premiati con una classifica online.

Per saperne di più, il sito si trova al seguente indirizzo:

http://www.blueap.eu/

 

 

 

POLITICA
Il Verde vince! (Mentre in Italia devi lottare per farti ascoltare)
23 maggio 2016

Congratulazioni ad Alexander Van der Bellen che ha vinto in Austria sconfiggendo la destra, e mostrando quanto una politica ecologista possa vincere e cambiare ogni pronostico. 
Ecologismo che ancora oggi viene ampiamente sottovalutato dai partiti italiani.

Congratulazioni, e benvenuto in Europa!


POLITICA
Prende il via la campagna per il referendum sulle riforme
22 maggio 2016
Vorrei analizzare brevemente la questione del referendum sulle riforme istituzionali. E' il tema del giorno: ha infatti preso il via la campagna referendaria, fortemente sostenuta dal Presidente del consiglio Matteo Renzi, e ampiamente preparata nei mesi scorsi, attraverso vari canali nel PD. La campagna e' stata avviata prima delle prossime elezioni amministrative del 5 giugno, in cui il PD e' ovviamente impegnato, segnalando così quanto la si ritiene importante.
L'appuntamento è per il prossimo ottobre, dunque il tempo non manca e nemmeno la possibilità, se si vuole, di spiegare di cosa si tratta in modo puntuale ed approfondito.
Si può affermare subito che non si tratta di argomento marginale: una riforma che va a modificare la Costituzione, gli assetti istituzionali intervenendo sul Senato, ed associata ad una nuova legge elettorale. Le ragioni non possono certo fondarsi soltanto sulla riduzione del numero dei parlamentari e dei loro stipendi - nonostante il parere di movimenti, e non solo loro - perciò devono essercene altre. Di questo non si sta parlando. Leggiamo piuttosto sulla stampa e ci informano i media degli schieramenti per il Si, con autorevoli personalita', e degli schieramenti per il No, con personalità altrettanto autorevoli. Su tutti, mi colpisce la posizione di Anpi, Associazione Nazionale Partigiani, che ha scelto il No.   
A monte di tutto ciò,  credo che sarebbe indispensabile aprire il tema ai non eletti (in senso lato) per estendere oltre i passaggi parlamentari la conoscenza dei fatti e delle loro conseguenze sull'assetto istituzionale, e sulla società, italiana. Per arrivare ad ottobre decidendo nel merito del quesito che verrà posto, e non sull'operato del governo.

Sta infatti accadendo che la questione venga ricoperta di significati diversi e distinti:  dalla tenuta del governo - più volte Matteo Renzi ha detto che se vince il No l'esperienza finisce lì e lui stesso lascia la politica - alla nuova maggioranza che eventualmente si formerà, o che si sta già formando, a sostegno del Si. Questi due nuovi aspetti della questione possono portare rispettivamente a due conseguenze: la prima, che il referendum non sia realmente posto in modo da fornire libertà di scelta della risposta da dare nel merito per cui la gente, per non determinare una caduta del governo, e' indotta a votare esclusivamente Si;  la seconda, che la maggioranza cambi profilo e diventi quella che sosterrà il Si, e che addirittura il Partito Democratico cambi la propria connotazione, diventando, in un processo forse già iniziato, altro da ciò che era. Mettendo insieme queste due ipotetiche conseguenze, si ottiene che il referendum di ottobre può diventare una via unica per legittimare il governo, modificare la maggioranza, e avviare il PD verso l'assonanza con la medesima nuova maggioranza. Il tutto modificando la Costituzione in aspetti importanti quanto poco noti, e associando alle modifiche una nuova legge elettorale.

Fanno bene coloro che puntano il dito verso le nuove prospettive che si aprono in questo frangente. Bene a segnalarlo, e a richiamare l'attenzione su aspetti che non sono direttamente frutto della riforma, ma che si trovano fra le sue dirette conseguenze. Per restare all'ambito politico e di partito, devo dire che mi sarei aspettata più voci, e più decise, dall'area sinistra del PD, oltre a quella di Gianni Cuperlo, a sottolineare aspetti certo non marginali poiché capaci di portare trasformazioni politiche importanti, e generare modifiche profonde. Affermare ora, come alcuni hanno già fatto forse un po' frettolosamente, che il proprio voto sarà comunque a favore del Si significa annacquare l'analisi prima ancora di impostare una critica, magari nella speranza che qualcuno poi si fermi ad ascoltare.

Gli aspetti che la riforma porta con se' vanno ben oltre il contenuto immediato, come la velocizzazione degli iter dei provvedimenti, la partecipazione delle istituzioni locali, la riduzione del numero dei parlamentari, etc., coinvolgendo grandi temi come la qualità della nostra democrazia, l'equilibrio dei poteri, la sussistenza di un'area politica classificabile a sinistra, l'esistenza di una prospettiva socialdemocratica. Questioni non di poco conto che devono entrare nell'analisi se vogliamo evitare il plebiscito finalizzato a se' stesso. La democrazia nel nostro Paese e' un bene prezioso, e proprio per questo e' importante puntare i riflettori anche sulla sua qualità, evitando confronti ideologici che non possono che abbassarla.


ECONOMIA
Il Canada devastato dagli incendi - ovvero, la dicotomia fra accordi internazionali e realtà
16 maggio 2016

Mentre il mondo firma accordi internazionali per tentare di contenere gli effetti sul sistema climatico delle emissioni inquinanti generate dalla combustione di gas, carbone e petrolio – come il documento della CoP21 di Parigi, firmato pochi giorni fa da un numero e un’estensione di territori nazionali mai vista prima per un accordo sui temi ambientali – le industrie, e i medesimi Stati che firmano, continuano a utilizzare combustibili fossili e ad estrarli con ogni mezzo, spremendo fino all’ultima goccia le rocce del sottosuolo con il fracking o le sabbie bituminose.

Il vastissimo danno ambientale già creato in alcune zone del Canada da questi metodi, pesantemente invasivi, ora se possibile si è trasformato in una versione cercata e voluta dell’inferno, con una serie di incendi di proporzioni gigantesche che stanno bruciando foresta, costringendo persone a lasciare il territorio, minacciando animali e vegetazione (l’ultimo dei problemi che si pongono di solito coloro che governano), emettendo inquinanti in atmosfera  giusto quanto manca per completare l’opera.

La capitale mondiale dell’estrazione di idrocarburi dalle sabbie bituminose sta andando a fuoco. Il rogo è divampato nei pressi di Fort McMurray, nel nordest della provincia canadese dell’Alberta. Le fiamme, dopo aver carbonizzato 7.500 ettari di boschi e danneggiato terreni, hanno raggiunto la città, distruggendo o danneggiando migliaia di abitazioni e costringendo inizialmente circa 80 mila persone a fuggire, ed il governo a dichiarare lo stato di emergenza. Ora gli sfollati sono diventati circa 100.000. Il Ministro della Pubblica sicurezza, Ralph Goodale, ha parlato di «situazione pericolosa e imprevedibile», con oltre 100.000 sfollati, 1.600 abitazioni andate distrutte e circa 17.000 persone ancora da trarre in salvo. Sono stati bloccati i voli. Per fronteggiare il fuoco sono stati mobilitati 1.100 pompieri, 145 elicotteri, 138 mezzi pesanti e 22 aerei cisterna.

Fort McMurray è una città costruita per portare manodopera all’industria del petrolio che in Canada estrae dalle sabbie bituminose, con un pesantissimo impatto ambientale. Ora, questo incendio ha frenato la produzione di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada, portando al rialzo il prezzo del greggio. Il Wti è salito di oltre il 4%, mentre il rialzo del Brent si avvicina al 4%. Gli analisti stimano un calo della produzione compreso tra 500.000 e 800.000 barili al giorno attualmente in Canada a fronte di una produzione globale di circa 96 milioni di barili, di cui un milione considerato in eccesso. La produzione nella zona dell’incendio e' stata rallentata o sospesa per mettere al sicuro il personale.

C’è un altro aspetto che può contribuire a chiarire la situazione. Il riscaldamento globale – fenomeno in gran parte causato proprio dalla combustione di idrocarburi e da altre attività che alterano la composizione atmosferica – determina un allungamento della stagione degli incendi, a livello mondiale e locale. Pare infatti che negli ultimi anni le temperature medie dell’area del Canada interessata siano aumentate considerevolmente. Per questo nella regione gli inverni diventano sempre più secchi e meno piovosi, causando siccità e aumento degli incendi. Secondo uno studio pubblicato da Nature Communications nel 2015, dal 1979 la stagione degli incendi si sta allungando notevolmente in tutto il mondo.

Tutto ciò costituisce un’evidente contraddizione, fra la ricerca dei modi per ridurre i fenomeni di inquinamento e di alterazione del clima mondiale, che confluisce a livello internazionale in accordi siglati da ormai tutti gli Stati, e il perdurare, persino in modalità peggiori, delle tecniche di sfruttamento di quanto c’è di più sporco ed inquinante per la produzione di energia. Occorre fare chiarezza e mettere un fermo stabile ai metodi più inquinanti, invasivi dell’ambiente, climalteranti a cui ancora oggi si ricorre per produzioni energetiche ed industriali, altrimenti i documenti degli accordi internazionali rischiano seriamente di diventare carta straccia.

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Lo scorso venerdì 13 maggio si è tenuto a Roma, presso la sede del Partito Democratico, il terzo seminario di #Ambientealcentro, dal titolo: “Dalle buone leggi alle buone politiche: quali impatti nella applicazione delle nuove misure ambientali”. L’iniziativa è stata organizzata dal dipartimento Ambiente del PD e dall’associazione degli Ecologisti Democratici.

Dopo l’assemblea iniziale, molto partecipata, i lavori sono stati divisi fra quattro tavoli tematici: Economia circolare, Cambiamenti climatici e adattamento, Controlli e legalità, Territori e qualità ambientale. Successivamente, nel pomeriggio, durante una nuova seduta plenaria sono stati illustrati i risultati del lavoro dei tavoli.

Con un approccio concreto è stato portato avanti il discorso aperto su temi importanti, che attraversano molti aspetti della società, a partire dalla vita quotidiana per finire alla pratica politica e di governo.  Si tratta evidentemente di un ambito molto ampio, trasversale per sua natura, ma fortemente legato ad alcuni temi su cui la sensibilità di un partito di centrosinistra è particolarmente focalizzata.

Per saperne di più ci si può collegare con il sito del PD all’indirizzo seguente:

http://www.partitodemocratico.it/ambiente/

 

politica interna
Varato il Programma Nazionale della Ricerca
3 maggio 2016
Si segnala in questi giorni un intervento interessante del governo sul fronte della ricerca, mai sufficientemente adeguato da decenni, che apre nuove possibilità.  E' stato infatti varato il Programma Nazionale della Ricerca, che prevede quasi 2,5 miliardi di investimenti pubblici destinati alla ricerca scientifica. Si tratta, in parte, di risorse già previste nell’ambito della programmazione e della distribuzione dei fondi europei e nazionali e in parte di risorse provenienti dal Fondo sviluppo e coesione che va a finanziare principalmente programmi per attrarre ricercatori nel nostro Paese. Dunque, una parte degli stanziamenti erano previsti dal precedente governo Letta, che poi non avevano avuto modo di trovare attuazione per via della caduta del governo stesso, ed insieme ad una quota di incremento vanno a formare un nuovo programma dotato di linee di indirizzo, che rappresenta l'impegno dell'attuale governo nel settore.

Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse -  secondo quanto riporta il Corriere della Sera - la ripartizione è la seguente: il 42% andrà al capitale umano, il 14% alle infrastrutture di ricerca, il 20% alla cooperazione pubblico-privato e alla ricerca industriale, il 18% alla ricerca nel Mezzogiorno, il 5% all’internazionalizzazione e, infine, l’1% alla `quality spending´. Gli ambiti del Programma sono  aerospazio, agrifood, salute, e industria 4.0. Il piano prevede inoltre il reclutamento di seimila giovani in più nel sistema, fra dottorati e ricercatori, nell'arco di tempo di un quinquennio.

Secondo quanto riportato sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo (indirizzo in calce), il Comitato interministeriale per la Programmazione economica (Cipe),  ha approvato il Programma nazionale per la Ricerca per il periodo 2015-2020. Il programma prevede investimenti complessivi nel primo triennio 2015-2017 pari a 2.428,60 milioni di euro, di cui 1,9 miliardi di euro a carico del bilancio del MIUR e del PON ricerca, e  500 milioni di euro a carico del Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2014-2020.

Il sito riporta che è prevista una proiezione complessiva in via programmatica dell’impiego di risorse finanziarie fino al 2020, per un ammontare di 4,16 miliardi di euro totali.  Ad esse concorrono ulteriori risorse: il programma operativo regionale (POR) e l’iniziativa UE denominata “Horizon 2020”, tali per cui la portata finanziaria complessiva del Programma ammonterà complessivamente a 13,56 miliardi di euro nei sei anni dal 2015 al 2020. Il PNR è basato su sei grandi pilastri:

    I.    Internazionalizzazione
    II.   Capitale umano  
    III.  Programma nazionale infrastrutture;
    IV. Cooperazione pubblico privato e ricerca industriale  
    V.  Efficacia e qualità della spesa;
    VI. Programma per il Mezzogiorno.

Altre informazioni sulle decisioni prese sono presenti sulla medesima pagina del sito, fra cui una serie di investimenti in cultura e infrastrutture.

Il tema della ricerca scientifica è un tema centrale, anche se poco compreso, soprattutto in anni recenti. Nel nostro Paese, infatti, si è verificata una tendenza contraria, nella quale a partire da risorse percentualmente mai eccessivamente elevate nei decenni scorsi si è assistito ad una loro progressiva riduzione, fino ad assestarsi da anni intorno all'1%. L'Italia è un Paese in cui la ricerca scientifica è di qualità elevata da sempre, ma alquanto sottovalutata e poco finanziata, nella convinzione diffusa che sia un lusso che non possiamo permetterci, soprattutto in tempi di crisi. Una convinzione simile a quella legata ai temi ambientali, che in molti ritengono che nelle difficoltà possano peggiorare tranquillamente, secondo una visione francamente ottusa dei problemi che dobbiamo affrontare.
Purtroppo, non c'è nulla di più sbagliato: la ricerca consente infatti di guardare al futuro e di trovare nuove vie di sviluppo, assolutamente indispensabili in un mondo globalizzato. Rinunciare ad essa significa semplicemente condannarsi all'arretratezza.
Il nostro Paese perde continuamente un numero rilevante di ricercatori che scelgono di andare a lavorare all'estero, in ambienti spesso più stimolanti, e non riesce ad attrarre ricercatori dall'estero. In pratica, non è parte attiva e bidirezionale del normale scambio internazionale di personale e conoscenze, ma ne è motore unidirezionale, verso l'esterno, grazie a studenti e dottorati qualificati.  Questo problema è ben presente da decenni, e nessuno è finora riuscito a modificarne i tratti fondamentali. Una scelta in favore di un percorso diverso è la base di qualsiasi futuro sviluppo. E' presto per dire se si verificherà una tale scelta di indirizzo, ma non sarebbe più troppo presto per farla.

Il sito del governo citato nel testo:

http://www.governo.it/articolo/riunione-cipe-1-maggio-2016/4612


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